venerdì 2 ottobre 2015

Quando Facebook censura la Storia. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La Storia non può essere censurata. Va raccontata, in tutto il suo orrore. E a raccontarla, nel corso dei secoli, appunto, sono stati gli storici, ma anche le immagini.
Le immagini parlano e ci parlano, meglio di ogni testo scritto.
E proprio nell'era dell'immagine, le immagini, per quanto crude, non dovrebbero essere censurate.
Perché ci aiutano a ricordare.
Così come le immagini dei campi di sterminio nazisti ci aiutano a ricordare l'orrore compiuto dall'uomo contro altri esseri umani, così anche le immagini dei gulag sovietici ed anche quelle del colonialismo europeo in Africa, oppure le barbarie statunitensi compiute a Guantanamo.
Curioso che alla “comunità di Facebook” tutto ciò non interessi e preferisca, implacabilmente, censurare, segnalare account e/o persino minacciare di chiuderli solo perché, magari, contengono immagini storiche, per quanto esplicite possano essere.
E' accaduto anche a me e ad altri come me, solo per aver postato una foto tratta dal sito Rotten.com, in cui dei colonialisti francesi hanno in mano delle teste mozzate di indipendentisti algerini. Due delle quali con in bocca i loro organi genitali mozzati.
Facebook le considera come foto di “nudo esplicito” e pertanto da rimuovere.
Siamo certi avrebbero fatto la medesima cosa se avessimo postato delle foto di persone nude condannate alla camera a gas in un lager nazista.
Ecco come l'internato nei lager, la persona con la testa mozzata e vilipesa, viene paragonata ad un'immagine pornografica. Il massimo dell'insulto, anche per la memoria di quei martiri. Oltre che per la nostra.
Ed ecco che vengono censurate anche le immagini delle attiviste di Femen, solo perché a seno nudo. Poco importa, a quelli di Facebook, se la loro è una battaglia per i diritti umani e civili. A loro, dei diritti delle persone, se non portano dollari freschi nelle tasche del loro fondatore, non interessano.
Evidentemente il caravanserraglio zuckerbergiano, figlio della società edonista e dei consumi, preferisce che in rete, su Facebook, appaiano foto di ragazzine minorenni in atteggiamenti spinti. Quelle no, non vengono censurate. Così come non vengono censurate, spesso, offese ed insulti espliciti.
La società dell'immagine, rissosa, trash, arricchita, modaiola e cazzeggiona deve essere salvaguardata e deve passare sopra a tutto e a tutti.
Parola di un suo degno rappresentante: Mark Zuckerberg.

Luca Bagatin

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