venerdì 29 aprile 2016

Il Socialismo del XXI secolo. Riflessione di Luca Bagatin

Il Socialismo del XXI secolo non è né di destra né di sinistra.
Non è di destra perché non rappresenta né i ricchi, né i nazionalisti xenofobi.
Non è di sinistra perché non rappresenta affatto la classe borghese media, progressista e produttivista.
Il Socialismo del XXI secolo rappresenta unicamente il popolo che, per emanciparsi, deve essere in grado di auto-rappresentarsi e di auto-gestirsi. Senza alcuna intermedizione di sorta (Stati, chiese, partiti, politici, economisti...).
Vivendo di e con lo stretto necessario per condurre un'esistenza in armonia con i suoi simili e la Natura che lo circonda.

(Luca Bagatin)

Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. 

Articolo di Luca Bagatin

giovedì 28 aprile 2016

Pensieri anticonformisti (miei, di Mazzini, di Garibaldi e di De Benoist)

“Il capitalismo ha annullato ogni forma di differenza, imposto modelli universali, devastato l'ambiente e sfruttato tutti coloro i quali, magari, nella vita, avrebbero preferito fare altro. Abbiamo dunque assistito prima all'americanizzazione dei costumi e dei mercati ed oggi alla cinesizzazione degli stessi.

L'unico antidodo sembrerebbe essere solo apparentemente utopistico, in realtà fondamentalmente liberatorio e libertario: chiusura dei mercati internazionali, abolizione del sistema monetario internazionale e adozione di economie della decrescita e del dono/scambio reciproco, libero - appunto - da interessi di ogni tipo (ovvero libero dall'usura legalizzata)” (Luca Bagatin)




“Bisogna imparare a vivere soli per star bene in due, anche se sarebbe meglio vivere con un gatto per tutta la vita” (Luca Bagatin)


“Sto da sempre con gli anticonformisti come me e le mie prese di posizioni sono sempre molto radicali, anche quando cercano di riunire gli opposti.
Non mi schiero mai totalmente da una parte e l'unica parte che abbraccio totalmente è sempre la mia.
Per questo, chi mi conosce o mi ama (e sono pochi, per fortuna !) o mi odia (ma senza riuscire ad argomentare il perché)” (Luca Bagatin)



O sei populista (ovvero stai con il popolo) o sei papponista (ovvero sfrutti il popolo) ! (Luca Bagatin)

"La coscienza dell'umanità è suprema su tutti i governi: essi devono esserne interpreti, o non sono legittimi" (Giuseppe Mazzini)






"I clericali sono sudditi e militi di una potenza straniera, autorità mista ed universale, spirituale e politica, che comanda e non si lascia discutere, semina discordie e corrompe" (Giuseppe Garibaldi)


"Ormai, ci sono una destra e una sinistra favorevoli alla implacabile logica del mercato, e contemporaneamente ua destra e una sinistra che le sono ostili. La frontiera principale non passa più tra la destra e la sinistra, ma tra gli avversari e i sostenitori della società di mercato" (Alain De Benoist)


“A destra, mi considerano in generale un uomo di sinistra; a sinistra come un uomo di destra. Essendo indifferente alle etichtte, ho finito con l'adattarmi”
(Alain De Benoist)



“Non c'è libertà individuale in una società che non è globalmente libera. La retorica dei diritti maschera nuove forme di alienazione umana. E' forse a partire da questa constatazione che bisogna analizzare il tragico fallimento del progetto di emancipazione dell'Illuminismo: l'avvento di una società di sorveglianza totale, dove si proclamano i diritti di tutti, ma dove il sociale è sempre più sottomesso all'implacabile logica del capitale” (Alain De Benoist)

sabato 23 aprile 2016

Pillole di...Alain De Benoist e una di Pierre Leroux

"Il mondo moderno ha dissociato lo spirituale e il temporale solo per dissolvere lo spirituale, così come ha reso autonomo l'economico solo per spegnere il politico." (Alain De Benoist)

"A parte una élite molto ristretta, gli americani (...) sono perfettamente ignoranti in materia di storia e geografia, e in generale tendono a disinteressarsi del rest of the world. Tutta una serie di recenti inchieste hanno mostrato che l'ampia maggioranza dei giovani americani non dispongono dell'informazione politica, storica e geografica di base, anche sul loro paese." (Alain De Benoist)

"L'immigrazione è un problema di sradicamento forzato la cui origine è stata la volontà del padronato di fare appello a lavoratori stranieri per spingere i salari verso il basso." (Alain De Benoist)

"...si tratta di farla finita con una concezione dell'uomo che fa di lui soltanto un lavoratore-produttore-consumatore, di uscire da una concezione del mondo nella quale la "felicità" coincide con sempre più crescità, più produttività, più potere d'acquisto, e dunque più consumo." (Alain De Benoist)

"La vera formula che dà la filosofia è questa: amate Dio in voi e negli altri. Tale formula può essere ridotta a quest'altra: amate voi stessi per mezzo di Dio negli altri. O a quest'altra: amate gli altri per mezzo di Dio in voi" (Pierre Leroux)

giovedì 21 aprile 2016

Fidel Castro e Marco Pannella: due eroi del XX e del XXI secolo. Articolo di Luca Bagatin

Fidel Castro e Marco Pannella: due rivoluzionari quasi cotanei, due vite diverse ma accomunate entrambe da battaglie di emancipazione sociale e individuale.
Il primo komunista, il secondo amerikano, pur non essendo affatto né comunisti né veramente americani, ma rimanendo sempre loro stessi: castristi e pannelliani, ovvero, in due parole: socialisti e radicali.
Fidel Castro, con il recente discorso a L'Avana, si congeda dalle scene e così ha fatto Marco Pannella che, da qualche mese, a causa delle sue condizioni di salute, si è ritirato in casa, ricevuto solo dagli amici più cari, non ultimo Vasco Rossi.
Marco Pannella, classe 1930, allievo politico di Benedetto Croce e fra i fondatori del primo Partito Radicale con Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi – rompendo con la tradizione liberal-confindustriale e dando vita ad un partito contro i monopoli di Stato e di mercato - e del secondo Partito Radicale – partito dei diritti civili e anticlericale per eccellenza - di cui diventerà il leader indiscusso.
Fidel Castro, classe 1926, leader della Rivoluzione Cubana negli Anni '50 assieme a Che Guevara contro il dittatore Fulgencio Batista e Leader Maximo dell'Isola Caraibica sino al 2011, quando lascerà l'incarico al fratello Raul. Marxista non sovietico, che finirà per scegliere l'alleanza con l'URSS unicamente per convenienza geopolitica.
Che cosa unisce Marco e Fidel, apparentemente così lontani ?
L'essere stati degli eroi del XX e di parte del XXI secolo: Marco con le sue lotte contro i monopoli, la partitocrazia, per il diritto all'emancipazione femminile, al divorzio, all'aborto, ai diritti degli omosessuali e per l'antiproibizionismo su tutto. Fidel Castro per aver dato un'opportunità di riscatto sociale non solo alla sua isola natale, ma a tutta l'America Latina preda del colonialismo e del neocolonialismo, avendo peraltro ispirato e supportato le imprese democratiche e civili di Chavez, Morales, Ortega, Mujica...in questi ultimi quindici anni.
Marco Pannella giocava sul “fronte occidentale”, amico degli USA in quanto amico del sistema elettorale e liberale “amerikano”, ma sino ad un certo punto. Ovvero, nei fatti, comunque dalla parte del Terzo Mondo, contro lo sterminio per fame di milioni di africani, contro il neocolonialismo e per il disarmo unilaterale del blocco occidentale.
Fidel Castro, amico dell'URSS, ma solo per convenienza strategica. In realtà fiero marxista convinto che il sistema socialista non andasse affatto esportato, ma andasse bene per i Paesi poveri e sfruttati come quelli colonizzati dagli europei e dall'Impero del Male yankee. Fidel, capace di autocritica di fronte al trattamento prigionieri politici cubani e di fronte a quegli omosessuali che aveva preferito inviare nei campi di lavoro ai tempi della Rivoluzione, al punto che oggi – grazie alla nipote Mariela Castro, figlia del fratello Raul – si discute della possibilità di riconoscere il matrimonio omosessuale a Cuba.
Marco e Fidel, ad ogni modo, come tutte le persone intelligenti e tutti i rivoluzionari, non sono privi di contraddizioni e di errori, ma non possiamo non riconoscere le loro lotte sprezzanti del pericolo, condotte in modo assai diverso, ma non meno rispettabile.
Marco, gandhianamente, digiunando e talvolta beccandosi botte e insulti nei vari sit-in nonviolenti organizzati dai radicali. Fidel attraverso la guerriglia nella Sierra Maestra. Ma “senza mai perdere la tenerezza”, come soleva dire il Che.
L'obiettivo era una società diversa, libera, libertaria, socialista, autogestionaria. In questo senso non ci dimentichiamo i dibattiti aperti dal Partito Radicale negli Anni '70 per la costruzione di un ampio soggetto socialista e libertario, che vedesse coinvolti socialisti del Psi, ma anche pezzi di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria, che furono ad ogni modo coinvolti in diverse battaglie radicali (ricordiamo la martire laica Giorgiana Masi, che, nel 1977, a soli 18 anni morì sotto i colpi di agenti in borghese, solo per aver pacificamente manifestato assieme a radicali e sinistra extraparlamentare).
La stessa Rivoluzione Cubana infiammò gli animi delle controculture hippie, ovvero dei vari Jerry Rubin e Abbie Hoffman, ovvero di quegli statunitensi libertari stanchi del sistema capitalista e borghese e critici nei confronti degli USA quali “gendarmi del mondo”.
Marco e Fidel, oggi anziani ma non domi che, per oggettive ragioni di salute si ritrovano ad uscire gradualmente di scena. Entrambi ricevendo gli amici più cari e continuando a dare consigli.
Pannella ricevendo l'amico di tante battaglie Vasco Rossi e rilanciando la battaglia radicale per la legalizzazione della cannabis, attraverso una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare in tal senso; Castro ricevendo recentemente il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e criticando così le aperture del fratello Raul ad Obama.
L'Italia di oggi non è più l'Italia degli Anni '70, ma ad ogni modo, anche se non ha vinto il radicalismo liberalsocialista pannelliano, i costumi sono molto cambiati anche grazie e soprattutto ai radicali di Marco Pannella.
L'America Latina, anche se sta subendo numerosi tentativi di golpe e di inversioni di marcia (osserviamo i casi emblematici del Brasile e dell'Argentina), ha comunque oggi le spalle ben più larghe rispetto al periodo precedente alle Rivoluzioni Cubana di Castro e Bolivariana di Chavez ed ha conosciuto quel Socialismo del XXI secolo che è oggi l'unico autentico esempio di emancipazione sociale al mondo.
Rimangono così due eroi che, a 90 anni dalla loro nascita, ci hanno lasciato una profonda eredità e dei profondi insegnamenti: non occorre essere maggioranza – peggio ancora se silenziosa e conformista - per vincere le battaglie e le guerre. Si può essere anche minoranza, a patto di essere una minoranza anticonformista e battagliera, senza mai perdere la tenerezza, procedendo con onestà intellettuale e rinunciando ad ogni forma di egoismo.
Cari Marco e Fidel, da voi ho imparato moltissimo. E, credo, di non essere stato l'unico.

Luca Bagatin

lunedì 18 aprile 2016

Socialismo del XXI secolo contro sinistra del XXI secolo: una risposta ad un articolo apparso su Pensalibero.it ed al Governatore della Toscana Enrico Rossi. Articolo di Luca Bagatin

Desidero rifarmi all'articolo di Giancarlo Magni, apparso su Pensalibero.it il 17 aprile scorso dal titolo “La sinistra del XXI secolo” (http://www.pensalibero.it/2016/04/17/la-sinistra-del-xxi-secolo/), al fine di dimostrare l'assoluta incompatibilità fra il concetto di “sinistra” e quello di “socialismo” e rilanciare - contrapponendomi all'idea di una “sinistra del XXI secolo” - il “Socialismo del XXI secolo”, tema centrale della stragrande maggioranza dei governi dell'America Latina degli ultimi quindici anni.
Innanzitutto, l'articolista, esaltando il pensiero del Governatore della Toscana Enrico Rossi, riporta le sue parole, a parer mio intrise di contraddizioni e di aspetti non propriamente rispondenti alla realtà: “Io credo che l’identità del PD non possa essere che quella del socialismo e del suo contenuto fondamentale che consiste nella lotta contro le diseguaglianze”.
Innanzitutto il PD, nato dalla fusione delle culture comunista e democristiana, è partito totalmente estraneo alla tradizione socialista. Lo è sia per storia, cultura e tradizione, ma anche per politiche attuate che, dalle liberalizzazioni bersaniane sino ai jobs act renziani, rappresenta un partito che, nei fatti, ha abbracciato in toto posizioni capital-borghesi (si noti anche, peraltro, il rapporto privilegiato del PD con i poteri economico-finanziari del Paese) e, dunque, antisocialiste.
In tutto ciò, infatti, non si comprende ove il Governatore Rossi ravvisi lotta contro le disuguaglianze, visto che nel Paese governato da diversi anni dal PD le diseguaglianze sono aumentate esponenzialmente.
Proseguendo nella lettura dell'articolo di Giancarlo Magni, egli riporta il fatto che il Governatore Rossi, a sostegno dell'endorsment piddino-“socialista”, ha pubblicato sul suo blog il simbolo del “sole nascente” di saragattiana memoria.
Il Sole Nascente, va detto, si ispira innanzitutto alla celebre frase di Giuseppe Garibaldi: “L'Internazionale è il sol dell'avvenire”, che proferì allorquando decise di entrare nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che comprendeva – oltre che mazziniani – anche anarchici e marxisti. Una visione che, con la sinistra capitalista del PD ha ben poco a che vedere, in sostanza.
Anzi, volendo citare il filosofo francese Jean-Claude Michéa (di cui parlammo già nei seguenti articoli: http://www.pensalibero.it/2016/02/07/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola-di-jean-claude-michea/ - http://www.pensalibero.it/2016/02/21/il-vicolo-cieco-delleconomia/) - che nel suo recente saggio “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ha dimostrato l'assoluta incompatibilità fra i concetti “sinistra” e “socialismo” - né Marx, né Engels, né Pierre Leroux, né Proudhon, né Mazzini si sono mai definiti “di sinistra”.
L'incontro fra la “sinistra” - ovvero i borghesi illuministi e i bottegai - ed il socialismo - ovvero i ceti popolari, sottoproletari e proletari - si ebbe in Francia solo ai tempi dell'”Affaire Dreyfus”, allorquando questi ultimi si allearono – in chiave antimonarchica - alla borghesia progressista (la Sinistra parlamentare) di Adholpe Thiers, ovvero colui in quale, nel 1871, soffocherà i sogni popolari e proletari reprimendo la Comune di Parigi (il cui simbolo fu quel garofano rosso utilizzato anni dopo in Italia da Bettino Craxi per rifondare il PSI su basi proudhoniane).
Volendo riallacciarci alla tradizione del “sole nascente” saragattiano – mutuato peraltro già dal simbolo del Partito Socialista Unitario di Turati del 1922 – si noti come Saragat, già abbracciando nel dopoguerra l'universalismo ed il capitalismo borghese degli Stati Uniti d'America, si sia allontanato dalla tradizione socialista originaria, a differenza di quel Bettino Craxi che, decenni dopo, in più occasioni, diede del filo da torcere alla Potenza a Stelle e Strisce (fatti di Sigonella, finanziamento ai movimenti di liberazione nazionale osteggiati dagli USA...).
Craxi, dunque, riallacciandosi nel 1976 alla tradizione anarco-socialista di Proudhon e combattendo l'universalismo borghese nell'ambito della politica estera, oltre che opponendosi alle privatizzazioni selvagge in quella interna, sarà l'unico e l'ultimo rappresentante italiano ed europeo del socialismo delle origini. Non a caso fu defenestrato, in sede nazionale ed internazionale, da quei poteri forti economico-finanziari e statunitensi che, progressivamente, in Italia ed in Europa, saranno punto di riferimento della sinistra borghese, postcomunista, pseudo-socialista, liberale e capitalista dei giorni nostri (pensiamo ai vari Gonzales, ai Blair, agli Hollande, agli Schulz ed ai Renzi).
Ovvero di quella sinistra di cui parla sia il già citato Michéa che lo scrittore e filosofo Alain De Benoist i quali, nei loro saggi e discorsi, hanno dimostrato come la sinistra europea abbia favorito tutte le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE: privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad).
Ecco, dunque, se questa è la sinistra europea, per fortuna, il socialismo - da Pierre Leroux, Marx, Engels, Proudhon, Garibaldi, sino a Craxi, Hugo Chavez e Pepe Mujica - è altra cosa.
Non a caso, mentre in Europa trionfava la sinistra capitalista e solo partiti non di sinistra come il Front National di Marine Le Pen e lo spagnolo Podemos rappresentavano e rappresentano i ceti popolari e proletari e per questo in crescita nei consensi, in America Latina abbiamo assistito ad un fenomeno opposto.
Ovvero al trionfo del Socialismo del XXI secolo, portato avanti da Chavez, Morales, i coniugi Kirchner, Mujica, Correa, Lula e Ortega. Forme differenti di socialismo fondate purtuttavia su una radice comune, ovvero la matrice latina, con influenze indios ed arcaiche, ma anche cristiane, garibaldine, sandiniste, proudhoniane e libertarie.
Un socialismo né di destra né di sinistra, ma unicamente dalla parte dei popoli e dei poveri. Un socialismo che non aveva né ha nulla a che vedere con i totalitarismi novecenteschi, ma anzi ha contribuito a risollevare le sorti dell'America Latina combattendo il terzo totalitarismo: ovvero il totalitarismo neoliberale e capitalista, fulcro del modello unipolare statunitense e anglosassone che, per secoli e decenni ha depredato quelle terre anche finanziando e fomentando colpi di Stato autoritari.
L'autore dell'articolo apparso su Pensalibero.it dal titolo “La sinistra del XXI secolo” conclude il suo endorsment in favore delle dichiarazioni del Governatore della Toscana Rossi affermando che vi è l'esigenza di ripensare la sinistra e il socialismo democratico in Italia e in Europa. Quando, in realtà, occorre distinguere nettamente la sinistra – le cui origini sono illuministe e borghesi - dal socialismo democratico e popolare, poiché non sono affatto sininimi e si prestano ad equivoci che, in Italia e in Europa, hanno fatto trionfare il capitalismo assoluto in nome dell'illuminismo borghese e dell'universalismo progressista e modernista. Il tutto a scapito dei ceti meno abbienti: costretti o a lavorare di più a fronte di salari, diritti e pensioni ridotte o costretti ad una disoccupazione endemica resa sempre più endemica dalla possibilità per le aziende o di delocalizzare in Paesi stranieri ove è economicamente più favorevole investire o sfruttando l'immigrazionismo, ovvero la manodopera straniera a basso costo.
Occorre dunque decidere se si vuole seguire la via del socialismo, ovvero quella dei ceti popolari e della lotta alle diseguaglianze e per una democrazia partecipativa diretta e autogestionaria, oppure quella del progressismo borghese della sinistra, di cui ci pare che il Governatore della Toscana Enrico Rossi sia rappresentante e, per questo, molto distante dalle nostre idee e prospettive.

Luca Bagatin

sabato 16 aprile 2016

Alla donna del mio silenzio: by Luca Bagatin


Questa vorrei dedicarla a una donna. Non del mio passato, non del mio presente (che non c'è), né di un chimerico futuro.
A una donna che non nominerò mai, ma che è lì, nei miei pensieri.
E lì rimarrà. In silenzio. Il mio silenzio.


Luca Bagatin

Giuseppe Garibaldi agricoltore

Giuseppe Garibaldi agricoltore: il lavoro di sempre, al quale egli preferì tornare piuttosto che rimanere in un Parlamento di ladri e truffatori, non diverso da quello odierno.
Il Generale Eterno così dichiarò: "Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca".

Giuseppe Garibaldi: sempre nel nostro cuore !

Sì all'eutanasia (e al suicidio assistito)

In Italia la morale e l'incultura caZZolica ci ha imposto stupidamente di considerare la vita come un valore e la morte un disvalore. E ciò non si comprende davvero perché.
Ciò ci espone ad ansie e tristezze inutili quando i nostri cari lasciano questo mondo e, allo stesso modo, quando noi stiamo per lasciarlo.
La morte è un passaggio obbligato e fa parte della vita.
Personalmente ho deciso che sarò io a decidere quando lasciare questo mondo. Che il suicidio (più o meno assistito) sia riconosciuto legalmente o meno.
E sono da sempre per l'eutanasia.
Perché la mente e il corpo sono nostri. Non delle religioni, né dello Stato (che non siamo noi, ma i politici che non ci rappresentano !).


Luca Bagatin 




giovedì 14 aprile 2016

Il paese dell'utopia: l'Uruguay di Garibaldi, Batlle y Ordonez e José "Pepe" Mujica. Articolo di Luca Bagatin

L'Uruguay, nello scacchiere geopolitico, appare Paese marginale. Purtuttavia, sotto il profilo umano e sociale è un Paese modello, al quale, non a caso, sono stati dedicati diversi saggi e reportage.
Ultimo ma non ultimo l'agile saggio di Leonardo Martinelli – giornalista de “Il Sole 24 Ore” - “Il paese dell'utopia – viaggio nell'Uruguay di Pepe Mujica”, edito da Laterza.
Il Paese dell'utopia è, appunto, l'Uruguay. Il Presidente che lo ha reso un Paese socialmente e umanamente progredito è José “Pepe” Mujica, di cui, peraltro, abbiamo già parlato in numerosi articoli.
Il saggio di Martinelli, ad ogni modo, ha il pregio di condurre il lettore all'interno del piccolo, ma vitalissimo Paese latinoamericano. Paese laico e anticlericale sin tai tempi del suo storico Presidente José Batlle y Ordonez (1856 - 1929), al quale Mujica si è ispirato. Paese tollerante, civile e democratico.
Ma, andiamo con ordine.
Martinelli esordisce raccontandoci il suo primo viaggio in Uruguay nel 2003 e racconta di un Paese ove il tasso di disoccupazione era del 16%, ovvero ben oltre quello italiano dell'epoca, che era del 9%. Nel 2015, invece, la tendenza si è radicalmente capovolta: il tasso di disoccupazione italiano è salito al 12%, mentre quello uruguayano è sceso al 6% ! Merito di politiche globaliste, keynesiane e/o di austerità ? Niente affatto: merito delle politiche socialiste e libertarie introdotte dal Frente Amplio guidato da Pepe Mujica. Politiche che hanno portato a legalizzare la marijuana (demonizzata in Occidente sin da quando il Presidente USA Franklin Delano Roosevelt, nel 1937, la mise fuori legge in quanto le fibre di canapa indiana risultavano non solo utili per produrre biocombustibile e ciò avrebbe messo in crisi il settore petrolifero, ma anche più economiche e resistenti di quelle prodotte dai grandi magnati della cellulosa, sostenitori di Roosevelt); riformato la sanità, finanziata attraverso i contributi dei lavoratori e delle imprese; puntato all'autogestione delle impese da parte dei lavoratori e ridotto i consumi interni. Lo stesso Mujica, amante della sobrietà, si è ridotto lo stipendio del 90%, arrivando a guadagnare circa mille euro mensili !
Tutto ciò, oltre a ridurre la disoccupazione, ha portato ad un aumento dei salari, ad una crescita del PIL del 6% e a una diminuzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
“Pepe” Mujica, che oggi ha lasciato la carica di Presidente per cederla al suo vice Tabaré Vazquez, fu peraltro eletto Presidente all'età di 74 anni, nel 2009, con alle spalle una vita da ex guerrigliero tupamaro contro la dittatura ed un lavoro da agricoltore e da fioraio. Tutt'altro, insomma, del giovinastro figlio di papà cresciuto in qualche collegio britannico.
Leonardo Martinelli, oltre ad analizzare gli effetti positivi delle riforme portate avanti dal Presidente Mujica, condensa nel suo saggio la storia dell'Uruguay a partire dalla definizione della scrittrice ed esploratrice Rosita Forbes che, sbarcata in Uruguay nel 1932, lo definì “paese dell'utopia” in quanto già allora vantava un'organizzazione sociale e civile all'avanguardia, anche sul piano dei diritti delle donne e ciò proprio grazie al già citato Presidente del Partito Colorado José Batlle y Ordonez, la cui formazione politica era repubblicana, anarchica e socialista-proudhoniana ed amava dire che “i poveri dovevano diventare meno poveri, mentre i ricchi più ricchi”.
Fu Batlle Ordonez, ad esempio, a proporre per primo che i dipendenti delle aziende pubbliche e private dovessero ricevere una quota dell'utile dell'impresa stessa, anticipando così il concetto di autogesione portato poi avanti nel secolo attuale da Mujica.
Capitolo degno di nota del saggio di Martinelli è quello dedicato al nostro Giuseppe Garibaldi, che proprio in Uruguay fu celebrato eroe nazionale. Fu proprio nella capitale, Montevideo, che Garibaldi aderì alla Massoneria, entrando nella Loggia “Les Amis de la Patrie” e fu in quella città che iniziò ad ispirarsi al socialismo umanitario. Allorquando scoppiò la guerra civile fra le fazioni “colorados” e “blancos” - che durò dal 1839 al 1851 – Garibaldi vi partecipò schiarandosi con i “colorados” - espressione di laicità ed emancipazione, essendo peraltro i primi a parlare di diritti civili e di abolizione della schiavitù – schierando con loro la Legione Italiana, composta da esuli mazziniani e repubblicani come lui.
Quelle lotte a fianco dei “colorados” lasciarono un segno profondo nell'immaginario degli uruguaiani, al punto che il “garibaldinismo”, in Uruguay, è considerato ancora oggi una vera e propria corrente politica e di pensiero, che inevitabilmente influenzò prima il Presidente Batlle Ordonez ed oggi José Mujica.
Il viaggio nel “paese dell'utopia” di Leonardo Martinelli, ad ogni modo, non si esaurisce qui. Prosegue nell'illustrare la pesenza di una nutrita comunità valdese in Uruguay – Colonia Valdense - approdata nel 1858 dal Piemonte a seguito delle presecuzioni in quelle terre. Colonia ottimamente integrata proprio grazie al fatto che la Chieda Valdese è una confessione aperta, tollerante e laica e dunque in totale sintonia con i valori del Paese che la ospita.
Degno di nota il capitolo dedicato alla visita di Che Guevara in Uruguay che, al pari di Garibaldi, influenzò molto la cultura politica degli uruguaiani. Che Guevara, giunto in visita nel 1961 a Punta del Este a rappresentare Cuba in seno all'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), puntò il dito contro la proposta del Presidente USA John Kennedy di creare quella che fu chiamata “Alleanza per il Progresso” allo scopo di rovesciare la Rivoluzione Cubana e favorire gli interessi delle multinazonali straniere - in particolare statunitensi - in America Latina, oltre che quelli del Fondo Monetario Internazionale. Parlando in tal senso, il “Che”, infiammò gli animi degli uruguaiani, fra cui quello del giovane Mujica.
José Mujica in un primo tempo si legò politicamente a Enrique Erro, deputato del Partido Blanco. Successivamente, nel momento in cui l'Uruguay si stava progressivmente avviando verso una deriva autoritaria e dittatoriale, aderì al Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros, fondato dal socialista proudhoniano Raul Sendic. Fu all'interno del movimento che, peraltro, conobbe la sua futura moglie, Lucia Topolansky.
I Tupamaros si trovarono dunque a lottare contro un governo dittatoriale supportato dal governo USA che, dal 1969, attraverso l'agente della CIA Dan Mitrione, torturò centinaia di prigionieri attraverso tecniche totalmente disumane. Alla faccia della più grande democrazia liberale d'Occidente !
Anche José “Pepe” Mujica finì in prigione, nel 1972, e fu torturato. Vi uscirà solo nel 1985, alla fine della dittatura militare, per iniziare a lavorare come agricoltore e fioraio.
Con i suoi vecchi compagni Tupamaros fonderà, poco tempo dopo, il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presenterà all'interno della coalizione del Frente Amplio, comprendente socialisti, democristiani e libertari. Mujica fu così eletto in Parlamento.
Nel 2005, il “Pepe”, sarà nominato Ministro dell'Agricoltura e, finalmente, nel 2009, sarà candidato alla Presidenza della Repubblica ed eletto con il 52% dei voti.
Il saggio di Leonardo Marinelli parla dunque di questo e di altro. Parla di un Paese fiero e laico, con le sue ferite, ma anche con la sua voglia di ricominciare, senza odio per gli avversari. Un Paese emblema del riscatto Latinoamericano e del Socialismo del XXIesimo secolo. Un socialismo libertario e anarchico, se vogliamo, che fonda le sue radici nell'amore per il prossimo.
“Non esiste alcuna dipendenza buona, a eccezione di quella dell'amore”, sostiene Mujica. Frase che, non a caso, viene riportata dall'autore del saggio “Il paese dell'utopia” in appendice del testo fra le “parole chiave” del “Pepe-pensiero”.
Un Paese da cui abbiamo molto da imparare noi europei e noi occidentali. Un Paese che ha compreso che, per vivere bene e liberi, occorre vivere di e con poco. Un Paese laico e a-confessionale, in cui, proprio per questo, sono rispettate le idee di tutti.
Uruguay: patria d'elezione di Giuseppe Garibaldi, Paese dell'utopia e del primo Presidente povero del mondo: José Mujica, il cui esempio di vita e la cui storia politica terremo sempre nel cuore.

Luca Bagatin

mercoledì 13 aprile 2016

Porgendo le più sentite condoglianze alla famiglia, ripubblichiamo qui la lettera aperta di Luca Bagatin a Gianroberto Casaleggio del 2 gennaio scorso

Addolorati per la morte di Gianroberto Casaleggio, ideologo del Movimento Cinque Stelle, personaggio dal quale ci dividevano moltissime cose, ma dotato di una visione talvolta simile alla nostra, ovvero in favore del superamento dei partiti elettoralistici e delle deleghe in bianco ai politici, abbiamo deciso di ripubblicare, qui di seguito, la lettera aperta che Luca Bagatin - ideatore e presidente di "Amore e Libertà" - gli scrisse il 2 gennaio scorso.
Lettera nella quale sono evidenziati i punti di assonanza e dissonanza fra il Casaleggio-pensiero ed il nostro e che, nelle conclusioni, fu un tentativo di dialogo nel segno della ricerca di una possibile Civiltà dell'Amore.

A. & L.



Lettera aperta a Gianroberto Casaleggio da parte di Luca Bagatin, Presidente di "Amore e Libertà"


Gentile Gianroberto Casaleggio,

da qualche tempo si parla del suo recente saggio “Veni vidi web” che, mi dicono, abbia trovato pessime recensioni sulla stampa e finanche nel movimento da lei fondato, il Movimento Cinque Stelle, in pochi ne vogliano parlare.
Non nutro alcuna simpatia per il Movimento da lei fondato e ne ho spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, ma le dirò che, poiché non amo i pregiudizi di nessun genere, ho voluto approfondire le cose da lei scritte nel suo testo e vi ho trovato diverse assonanze con le cose che andiamo dicendo nell'ambito del pensatoio che ho fondato nel maggio 2013, ovvero “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it).
Unitamente alle assonanze ho trovato anche parecchie dissonanze e assurdità non di poco conto. La prima il suo contrapporre Garibaldi a Gandhi (che poi mi dicono che in realtà lei vorrebbe sostituire le statue di Garibaldi con quelle di Gengis Khan, più che con quelle di Gandhi !).
Si dà il caso che, tanto Garibaldi che Gandhi siano figure ispiratrici del nostro pensatoio che, peraltro, ha per simbolo una illustre Garibaldi, ovvero la combattente e combattiva Anita.
Forse lei ignora che Giuseppe Garibaldi e il Mahatma Gandhi furono entrambi teosofi, oltre che massoni. Appartenenti proprio a quella Massoneria che il suo Movimento Cinque Stelle tanto contesta e che vorrebbe rendere illegale e che, invece, è associazione spirituale sulla quale possono fondarsi le basi di un'autentica Fratellanza, Uguaglianza e Libertà fra le persone ed i popoli.
Forse lei e il suo sodale Beppe Grillo ignorate che in realtà fra Garibaldi e Gandhi vi sono fortissime assonanze ed un nome che li unisce: Giuseppe Mazzini. Altra figura ispiratrice del nostro “Amore e Libertà”.
Giuseppe Mazzini fu infatti autore di un testo visionario per l'epoca, ovvero i “Doveri dell'Uomo”. Testo rivolto agli operai ed alla povera gente, che parlava, per la prima volta, di associazionismo, di autogestione, di unione fra capitale e lavoro e di fratellanza fra i lavoratori ed i cittadini. E, molto prima di Lei e di Grillo, parlava di Cittadini liberi ed eguali. Oltre che poneva una seria critica al sistema politico dell'epoca.
Si dà il caso che i “Doveri dell'Uomo”, oltre ad aver ispirato Garibaldi – il quale fu, assieme a Mazzini, fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori ne 1864 – ispirò il Mahatma Gandhi che ne fu avido lettore al punto di fondare la sua Rivoluzione nonviolenta e l'India da lui immaginata, su principi mazziniani, oltre che teosofici.
Forse lei ignora peraltro il fatto che Garibaldi abbandonò il suo seggio in Parlamento per tornare a fare l'agricoltore proprio perché non condivideva affatto le “pastette” dei politicanti di allora, non dissimili da quelle di oggi. Garibaldi, infatti, fu forse il primo esponente (anti)politico che l'Italia abbia mai conosciuto !
Dunque le statue di Garibaldi, Eroe non solo italiano ed europeo, ma anche latinoamericano di quell'America Latina che si è poi ispirata al Socialismo del XXIesimo secolo ed al Peronismo, non vanno sistituite. Ma accanto ad esse vanno aggiunte statue di Giuseppe Mazzini, oltre che di Gandhi. E accanto a queste andrebbero aggiunte statue di Anita Garibaldi, Eroina dei Due Mondi, che morì per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.
Precisato questo, che non ci pare affatto cosa da poco, vorremmo andare oltre.
Lei profetizza un sistema elettorale di estratti a sorte tanto quanto lo auspichiamo noi da quando siamo nati (ed ancora oggi ci prendono per pazzi) e per questo siamo contrari ad ogni tipo di sistema elettorale ed invitiamo gli elettori ad astenersi ad ogni tornata elettorale. Addirittura noi sosteniamo che i voti non espressi alle elezioni, ovvero il numero degli astenuti, andrebbe ripartito ed assegnato a cittadini comuni estratti a sorte. Purtuttavia non è cosa che fa il movimento da lei fondato: il Movimento Cinque Stelle, infatti, avalla il sistema elettorale e si presenta alle elezioni eleggendo deputati, senatori, consiglieri di ogni tipo. Peraltro dando precise indicazioni di “comportamento” ai suoi eletti. Cosa che, in un sistema democratico, ovvero di rappresentanza popolare diretta, senza mediazioni ai sorta, non dovrebbe avvenire: ciascun cittadino dovrebbe essere libero di votare come meglio gli detta la sua coscienza.
Lei poi nel suo saggio si pone “contro il mercato”, ma è in palese contraddizione essendo lei stesso un imprenditore, peraltro un imprenditore della comunicazione. Noi di “Amore e Libertà”, diversamente, come si evince dal nostro Manifesto d'intenti (http://amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm), ci poniamo in antitesi rispetto al mercato ed alla società di mercato proponendo il sistema della cooperazione e dell'autogestione diretta delle imprese da parte dei lavoratori, sostenendo peraltro la socializzazione di imprese ex pubbliche, municipalizzate e/o pubblico/private (dall'Eni alla Telecom/Tim sino all'Acea ed alla Rai) e la conseguente autogestione di esse da parte di tutti i cittadini. Non mi pare che lei ed il suo Movimento proponiate altrettanto e, se fosse davvero coerente con quanto afferma, dovrebbe lei per primo abbandonare il mercato e cedere la sua azienda ai suoi dipendenti, che diventerebbero i nuovi proprietari associati e dunque i nuovi produttori.
Oltretutto noi parliamo di introduzione dell'economia del dono e del baratto, tipica delle Società Matriarcali ancora oggi esistenti. Unica alternativa all'economia fondata sul capitale e sull'egoismo, ovvero sulla speculazione.
La visione prospettata dal suo saggio, che è poi quella che pratica assieme a Beppe Grillo nel suo Movimento, è in realtà una visione piuttosto autoritaria ed imposta dall'alto. Lo vediamo con le continue espulsioni nei confronti di coloro i quali “non seguono la linea” da voi dettata e stabilita.
Diversamente, la visione di “Amore e Libertà”, essendo una visione sentimentale e non ideologica, è l'unica visione autenticamente democratica, perché permette a chiunque di autogestirsi e di tentare di comprendere, anche attraverso gli errori, il proprio prossimo.
E' chiaro che, per elevare le coscienze, più che delle “rieducazioni forzate” come lei prospetta, noi proponiamo la costituzione di scuole di formazione politica, culturale, spirituale ecc... totalmente gratuite ed accessibili a tutti. I partiti elettoralistici stessi – che perderebbero ogni loro funzione - e le loro Fondazioni potrebbero essere riconvertiti in scuole di formazione politica sin da ora !
Vi sono innegabilmente aspetti comuni fra il suo pensiero ed il nostro, ma noi non dimentichiamo di dire – e lo ricordiamo sempre - che sono aspetti che hanno radici antiche e traggono lifa dal pensiero gnostico, esoterico, spirituale, oltre che socialista libertario, mazziniano, anarchico, finanche massonico. Dalle Società Matriarcali (vedi il punto relativo alla cura dei figli disagiati da parte della comuità, oltre che l'aspetto dell'economia del dono) sino al socialismo di Saint Simon (al quale si rifaceva anche Garibaldi); dalla Teosofia sino al pensiero mazziniano, passando persino per talune battaglie storiche del Partito Radicale prima maniera e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi.
Noi di “Amore e Libertà”, ad ogni modo, siamo coerenti e conseguenti. Non siamo un partito elettoralistico, ma un libero pensatoio che è consapevole – sin dal suo simbolo rappresentato da Anita Garibaldi su fondo rosso, contornata da una miriade di cuori bianchi – di avere radici antiche.
Voi del Movimento Cinque Stelle, in realtà, sembrate più che altro parte del Sistema che noi e solo noi, al momento, vorremmo modificare.
Se quanto le ho scritto le accenderà qualche “lampadina” e le “risuonerà” in qualche modo, saremmo pronti ad un serio confronto sul presente e sul futuro di quanto ci circonda.
Diversamente sarà l'ennesima occasione perduta.

Cordiali saluti.

Luca Bagatin

lunedì 11 aprile 2016

domenica 10 aprile 2016

Ripubblichiamo l'articolo-intervista di Luca Bagatin all'autore del romanzo-verità "I custodi della pergamena perduta" (Rizzoli) - Aldo Gritti - che svela il mistero del Manoscritto Voynich, l'omicidio premeditato di Pierre Curie, l'affondamento del Titanic e molto altro ancora (unica intervista all'autore mai realizzata, tratta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it dell'11 aprile 2012)

Il Manoscritto Voynich è indubbiamente il documento più misterioso al mondo, in quanto nessuno studioso e ricercatore pareva essere ancora riuscito a decifrarlo.  Attribuito all'alchimista Roger Bacon, ma risalente, apparentemente, al XV secolo, è attualmente conservato presso l'Università di Yale, negli Stati Uniti d'America.
Aldo Gritti (www.aldogritti.com), pseudonimo di un giovane sacerdote italiano, è probabilmente riuscito nell'impresa, tanto da redigere un avvincente e particolarissimo thriller-verità: "I custodi della pergamena proibita", edito da Rizzoli ed in libreria da nemmeno un mese.
"Un thriller geniale", afferma il noto scrittore horror e fantasy italiano Valerio Evangelisti e prosegue: "un libro brillante e di rara intelligenza. Aldo Gritti, sotto le parvenze del romanzo, è riuscito a risolvere in via penso definitiva uno dei più impenetrabili enigmi del passato".
Tre efferati delitti. Uno a Firenze, uno a Londra ed il terzo a New Haven, nel Connecticut. Tre martiri innocenti, alla ricerca della verità nascosta dietro al Manoscritto Voynich.

Ma, chi era Wilfrid Michael Voynich ? Ufficialmente un ricco antiquario di origine polacca, già, in passato rivoluzionario bolscevico ed appartenente al movimento sovversivo Proletariat, accanto alla pasionaria marxista Rosa Luxemburg. Ma...non ufficialmente chi era in realtà costui?
Una spia al servizio dell'Impero germanico ? Un doppiogiochista traditore dei suoi ideali ? Il capo di una Confraternita segreta, oppure solo la pedina di una scacchiera incommensurabilmente più grande di lui e del suo stesso ego, coperta da ragioni di Stato inconfessabili ?

Nel romanzo di Gritti, a seguire la pista del Manoscritto, Elda Novelli, ispettrice della Polizia Postale, coadiuvata dal commissario Andrea Corsi, in un'incessante ricerca fra documenti ammuffiti, registrazioni criptiche e rete web.
Come sono coinvolte le vite, ma soprattutto le morti di Pierre Curie, noto fisico francese scopritore della radioattività (e delle sue pericolose implicazioni), della già citata Rosa Luxemburg e l'affondamento dell'apparentemente "inaffondabile" Titanic ?
L'inabissamento del Titanic, di cui proprio quest'anno ricorre il centenario, fu un tragico incidente oppure...dietro ad esso ci fu una mano nascosta fra le righe del misterioso Manoscritto Voynich ?
Aldo Gritti ce lo racconta e spiega, con tanto di immagini, documenti e bibliografia ragionata, conducendo per mano il lettore, in un viaggio fra passato e presente, alla ricerca di una verità misconosciuta e volutamente celata.

Per la prima volta dal 1921, è dunque affrontato l’affaire Voynich in modo globale, in quanto l’autore parte proprio dal proprietario del manoscritto stesso, ovvero il libraio antiquario Wilfrid Michael Voynich. Ne effettua una sorta di scavo di archeologia umana, mettendone a nudo la sua vera attività di “spia pura” al servizio di Potenze straniere, per mero interesse personale.

Il thriller di Aldo Gritti è dunque un prodotto letterario rivoluzionario, per la puntigliosa opera di decrittazione del celebre manoscritto Voynich, la cui tragica e vergognosa verità è messa a nudo.

E’ un thriller controcorrente. L’Autore ha la capacità di leggere oltre la selva d’informazioni - ovvero centinaia di link in internet e numerosa documentazione bibliografica - che non rispondono a domande logiche, proprio perché è sbagliata la domanda di partenza. Tutti si chiedono, infatti, che cosa nasconde il Manoscritto Voynich, ma non si chiedono mai chi fosse, in realta, Mr. Voynich.



Aldo Gritti si tramuta dunque in cacciatore di menzogne, denunciando al mondo il marcio celato nelle pergamene redatte nel XX secolo proprio dallo stesso Mr. Voynich, traditore della sua Patria (la Polonia), filo-germanico, nonché servitore degli USA, unicamente per tornaconto personale. Pertanto si apprende - dal romanzo di Aldo Gritti - che quel Manoscritto era una vera e propria arma di distruzione.

“I custodi della pergamena proibita” – distaccandosi da tutte le fantasiose teorie sinora supposte attorno all'ambiguo manoscritto – racconta, con rigore, una realtà storica ben diversa: dagli omicidi di Pierre Curie e Rosa Luxemburg, sino al sabotaggio del Titanic per la costituzione della Federal National Reserve.

Tale differente realtà è inserita in una cornice attuale di fiction, ove gli omicidi di oggi – raccontati nel romanzo - s’intersecano con quelli eccellenti di ieri.

Una trama intessuta con abilità di Aracne, ove agiscono - come in una lanterna magica - personaggi fittizi tratteggiati con un vigore tale da balzar fuori dalle pagine del romanzo, alternandosi a figure del passato, in cui l'Autore penetra empaticamente.

La “suspance intelligente”, fil rouge dell’intera narrazione, accompagna il lettore dall’inizio alla fine, anche nei cadenzati flash-back. Aldo Gritti, infatti, dà vita a Voynich ed alla sua consorte, trasmettendo ai lettori spavento ed indignazione.

"I custodi della pergamena proibita" è certamente il libro dell'anno. Un libro ove la verità rivelata è più importante dell'identità dell'autore stesso che, ad ogni modo, abbiamo la possibilità, qui, di intervistare in anteprima, al fine di rivelarci ulteriori dettagli della sua opera.




Luca Bagatin: Aldo Gritti, dunque...preferisce che la chiami Signor Gritti oppure Padre ?

Aldo Gritti: Sacerdote lo sono, ma per motivi legati al mio incarico, utilizzo uno pseudonimo.


Luca Bagatin: Le pongo subito una domanda a bruciapelo: quanto c'è di reale nel suo romanzo ?

Aldo Gritti: Tutte le sezioni storiche, riportate nei flash-back, sono frutto di ricerche e anche di dichiarazioni scritte dallo stesso Voynich.


Luca Bagatin: Che cosa ha portato lei, sacerdote cattolico, ad occuparsi del Manoscritto Voynich ?

Aldo Gritti: La ricerca del lume della verità. E’ un secolo che studiosi di tutto il mondo compulsano quella pergamena, azzardando le ipotesi più svariate, fino a tirare in ballo persino gli…alieni, senza offrire alcuna decrittazione. C’è un tempo per ogni cosa. Adesso è giunto il momento di togliere il velo alla “sfinge” muta, come da molti definita la pergamena Voynich.
Luca Bagatin: Come è riuscito a collegare le vicende inerenti a Pierre Curie, Rosa Luxemburg, Voynich e l'affondamento del Titanic ?
Aldo Gritti: E’ dal manoscritto che emergono questi tragici eventi. Ma non hanno collegamento fra loro. Essi sono il risultato delle informazioni fornite – tramite alcune pagine del manoscritto - dalla spia-Voynich alle Potenze straniere cui si era venduto.

Luca Bagatin
: Possiamo dunque dire che si sono finalmente svelate le ragioni della tragica morte di Pierre Curie, investito da un carro, ed il ritrovamento del corpo di Rosa Luxemburg, novant'anni dopo, negli scantinati dell'ospedale Charité di Berlino ?
Aldo Gritti: Circa la morte di Curie ritengo di sì. Per la Luxemburg è una mia ipotesi che il corpo della Charité sia il suo, considerato che il Governo tedesco ha voluto chiudere l’affaire con una rapida autopsia “di Stato” lasciando quel cadavere senza nome. Il Manoscritto Voynich non può far cenno al ritrovamento di un corpo avvenuto nel 2007 !

Luca Bagatin: Nemmeno l'affondamento del Titanic, dunque, fu davvero casuale ?
Aldo Gritti: Assolutamente no. D’altronde è sempre stato ipotizzato che fosse un incidente programmato. La decrittazione del foglio 46 verso del Manoscritto lo conferma.

Luca Bagatin: Qual è il polveroso volume che ha permesso di decifrare gli incomprensibili glifi della pergamena ?
Aldo Gritti: Il “De Furtivis” (edizione 1602) del crittologo partenopeo Della Porta. A ogni glifo corrisponde una “parola variabile”, secondo lo schema prefissato e da Voynich adattato in base alle sue esigenze. Questo particolare è fondamentale. Finora gli studiosi ritenevano che ad ogni glifo corrispondesse una lettera e ciò li ha portati fuori strada.

Luca Bagatin: Nel suo romanzo, alla pag. 381 è l’immagine che riporta la “voce” di quest’opera, tratta da uno dei cataloghi di Voynich...
Aldo Gritti: Appunto. Era sotto gli occhi degli esperti che si sono arrovellati a cercare altrove il sistema di criptazione. Avrebbero dovuto cercare molto più vicino...
Luca Bagatin: Con il suo thriller-verità, possiamo davvero scrivere la parola "the end" sul Manoscritto Voynich ?
Aldo Gritti: Per chi vuole credere, dovrebbe chiudersi il “capitolo Voynich”. Ma i miti sono duri a morire e, anche se la verità stenta a trionfare, i suoi nemici prima o poi finiscono col “perire”.

Luca Bagatin: Può dirci come è riuscito a trovare la chiave di decrittazione del Manoscritto Voynich ?
Aldo Gritti: Il caso ha voluto che entrassi in possesso della documentazione, consegnata dallo stesso Voynich a un confratello e poi giungesse a me. Tutto ciò, affinché – a 80 anni dalla sua morte - fosse divulgata la verità.

Luca Bagatin: Un ripensamento di Wilfrid Michael Voynich ?
Aldo Gritti: Un esame di coscienza direi, una confessione, anche se rivelabile ottant'anni dopo la sua dipartita. Confessarsi è il fuoco interiore dell’anima.

Luca Bagatin: Il salmo 129 col quale si apre il libro è il De profundis, vero?
Aldo Gritti: Corretto ed è per Voynich. Lo sa che lei è l’unica persona ad avermelo chiesto ?


sabato 9 aprile 2016

Gamal Abd Al-Nasser, il socialismo arabo e la rivoluzione egiziana. Articolo di Luca Bagatin

Gamal Abd Al-Nasser (1918 – 1970) fu il leader della Rivoluzione Egiziana, oltre che figura chiave del Socialismo Arabo – ovvero dell'Unione Socialista Araba - della lotta all'imperialismo e per l'emancipazione del Terzo Mondo e dei Paesi Non Allineati.
Fra i leader dell'organizzazione dei Liberi Ufficiali – organizzazione militare clandestina costituita da ufficiali repubblicani - Nasser partecipò al colpo di Stato del 1952 che detronizzò la monarchia egiziana retta da Re Faruq, sostenuta dalla Gran Bretagna e, proclamata la Repubblica, nel 1953 ne divenne Presidente con i seguenti obiettivi: mettere fine al colonialismo inglese; abolire il feudalesimo ancora esistente in Egitto; ridurre il potere del capitalismo e fondare una società socialista e democratica.
Al fine di fare ciò Nasser tentò un rafforzamento del fronte dei Paesi Non Allineati, in opposizione all'imperialismo statunitense e sovietico, rafforzando così i rapporti con l'India di Nehru e la Jugoslavia di Tito. Nel 1956, peraltro, egli nazionalizzò la Compagnia del Canale di Suez dichiarando che, attraverso le sue entrate, avrebbe provveduto al finanziamento della diga di Assuan.
Nasser, dunque, rifonda l'Egitto su basi socialiste non-marxiste (il suo slogan è infatti “Unità, Libertà, Socialismo), aborrendo la lotta di classe e ogni forma di ateismo e dichiarando che il Socialismo Arabo è fondato sul dono, sull'equità distributiva, sul diritto di ogni membro del popolo a partecipare ai frutti del reddito nazionale. Su queste basi, peraltro, si ispirerà il “Libro Verde” di Mu'Ammar Gheddafi (1942 – 2011) - che ebbe proprio in Nasser un suo punto di riferimento - pur andando oltre e fondando una Repubblica – la Jamahiriya – che guarderà alla democrazia diretta del popolo e ad un'economia basata sull'autogestione del lavoro e dell'impresa.
L'obiettivo di Nasser, peraltro mutuato dalla visione baathista del politico siriano Michel Aflaq (1910 - 1989) (i cui ispiratori erano peraltro europei, ovvero Mazzini, Marx e Nietzsche), fu quello di unificare l'identità araba in un'unica grande Repubblica ed in questo senso, il 1 febbraio 1958, annunciò la nascita della RAU, ovvero della Repubblica Araba Unita, nata dalla fusione fra Egitto, Siria e Yemen del nord. Progetto, ad ogni modo, destinato a fallire tre anni dopo, nel 1961, a causa delle differenti condizioni politiche, economiche e sociali degli Stati che in essa si erano fusi.
Ad ogni modo il progetto socialista di Nasser porterà ad un aumento del reddito pro-capite, all'istituzione di scuole pubbliche gratuite per tutti, al debellarsi delle diffusissime malattie oftalmiche nella regione, risultati mai più eguagliati dai suoi successori, i quali attueranno politiche completamente diverse.
L'esempio politico di Nasser, al pari di quello di Gheddafi - di cui parlammo già in diversi altri articoli - possono dunque incardinarsi nel quadro di quel socialismo laico e nazionale che seppe coniugare i valori religiosi dell'Islam con la laicità delle istituzioni; la lotta agli opposti imperialismi (capitalista e comunista) con l'emancipazione sociale, pur nell'ambito di realtà socio-economiche tutt'altro che semplici e preda, da secoli e da sempre, di influenze da parte delle potenze straniere e delle relative multinazionali sfruttatrici, oltre che, come purtroppo sappiamo bene, del fondamentalismo islamico che, forse, solo leader socialisti arabi avrebbero potuto sradicare.

Luca Bagatin

lunedì 4 aprile 2016

Alla fine vicerà la democrazia popolare diretta ! (Mu'Ammar Gheddafi)

"Caduto il comunismo, toccherà anche al capitalismo. Alla fine vincerà il socialismo popolare, la democrazia popolare diretta, i congressi e i comitati popolari !"

(Mu'Ammar Gheddafi)