martedì 12 luglio 2016

L'Ecuador della Revolucion Ciudadana: una intervista di Luca Bagatin a Federica Zaccagnini, già coordinatrice della Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano

Federica Zaccagnini, trentaseienne romana, ha lavorato per il Governo dell'Ecuador ed è stata la coordinatrice della Scuola di formazione continua sul Buen Vivir ecuatoriano (Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano) per conto del Ministero degli Esteri della Repubblica dell'Ecuador.
Poiché dell'Ecuador si parla molto poco nel nostro Paese, in particolare dell'Ecuador del XXI secolo, che ha visto l'ascesa dell'attuale Presidente Rafael Correa, il quale – con la sua Revolucion Ciudadana - ha ridotto drasticamente il tasso di povertà e le diseguaglianze sociali, approvato una nuova Costituzione inclusiva e molto altro, ho voluto intervistare Federica al fine di approfondire i miglioramenti che hanno interessato questo fiero Paese latinoamericano.


Luca Bagatin: Dunque Federica, iniziamo dal tuo percorso professionale che ti ha condotto in Ecuador.
Federica Zaccagnini: Sono stata in Ecuador la prima volta nel 2005, dunque in un periodo pre-Revolucion Ciudadana. Qui ho svolto il mio servizio civile all’estero per la FOCSIV. Esattamente ero a Tulcan - una città alla frontiera nord con la Colombia - e mi occupavo di microcredito per le donne nell'area rurale e urbana marginalizzata.
Tornata in Italia, i miei studi si sono focalizzati tutti su quel Paese. Ho così realizzato prima la tesi di Laurea sulla dollarizzazione dell’economia in Ecuador e, dopo aver passato un altro periodo come Professore Full Time in una Università ecuadoriana, ho realizzato anche la ricerca per la tesi del dottorato su una questione che caratterizza molto il Paese, ovvero, sulla migrazione. Infatti si calcola che nel mondo ci siano fra i 2,5 e i 3 milioni di ecuadoriani espatriati a causa delle pessime condizioni di vita a cui li hanno condotti da una parte le politiche neoliberiste, dall’altra la stessa dollarizzazione.
Pensa che per realizzare tale cambiamento di moneta, che nel corto periodo – fra l’altro- ha portato ad un peggioramento delle condizioni socio-economiche, le banche sono state chiuse per “realizzare il cambio monetario” e quello che è successo è che a causa della fortissima svalutazione, la maggior parte dei piccoli e medi risparmiatori hanno perso tutto. Il risultato è stato: caos, depressioni, emigrazioni, e finanche morti e suicidi.
Avendo studiato le nefandezze delle politiche neoliberiste portate avanti dalla commistione élites-politici corrotti e Whashington Consensus, non potevo che guardare con speranza ed ammirazione la proposta politica di Rafael Correa, che ebbi l’onore di intervistare per il quotidiano “il manifesto” all’inizio della sua avventura.
Quando iniziai a dare il mio contributo a tale ammirevole processo, ebbi l’opportunità di progettare assieme al Ministro degli Esteri Ricardo Patiño e ad alcuni giovani volontari e funzionari del ministero, la Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuadoriano. Ovvero uno strumento di tipo accademico che da una parte informasse a livello globale ed in profondità sulle straordinarie politiche che si stavano mettendo in piedi e dall’altro creasse un centro di dibattito fra governo, deputati, giovani, studenti e militanti ecuadoriani e stranieri.
C’è da dire che non mi sarei mai aspettata che un governo ed i suoi ministri potessero aprire le porte della loro rivoluzione in modo così trasparente e generoso come lo ha fatto il Governo ecuadoriano.
Questo la stampa non lo racconta, ma lo hanno vissuto centinaia di giovani e ricercatori.

Luca Bagatin: Che cosa ha portato l'elezione dell'economista di ispirazione socialista e cristiana Rafael Correa alla carica di Presidente dell'Ecuador nel 2006 ?
Federica Zaccagnini: Iniziamo con il dire che Correa, prima di essere un politico, è ed era un docente universitario e un economista dello sviluppo. Questo gli permise di creare un team di persone preparatissime, ma outsider e contro la vecchia partitocrazia corrotta che potesse contrapporsi al modello neoliberista ed esclusivista.
Io sono convinta che la Revolucion Ciudadana è anche frutto di quell’ondata di cambiamento e rivendicazione dei diritti delle persone re-iniziata nel continente con la Rivoluzione Bolivariana di Hugo Chavez in Venezuela e con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, ma nella fattispecie la Revolucion Ciudadana si ispira sia al Socialismo del Secolo XXI che alla Rivoluzione Liberale di Eloy Alfaro, Presidente ecuatoriano di inizio '900.
L'Ecuador è sempre stato un Paese ricco di risorse energetiche e naturali che, prima del suo avvento, erano detenute da pochi ricchi oligarchi o da imprese di stranieri o multinazionali.
Il nuovo team auto organizzatosi intorno a Correa, assieme ad alcune persone che componevano movimento Jubileo Dos Mil, ovvero il movimento cristiano che chiedeva l'abolizione del debito dei Paesi poveri, presentarono quale candidato alla Presidenza della Repubblica Rafael Correa, senza presentare liste elettorali, con la richiesta di eleggere una Assemblea Costituente che promulgasse una nuova Costituzione inclusivista e democratica. Nuova Costituzione che superasse l’individualismo neoliberista e proponesse una società solidale in cui l’essere umano non fosse considerato come un soggetto al servizio della finanza e del mercato, ma che il mercato e la finanza ritornassero ad occupare il loro posto di strumento nelle mani delle persone, al fine di rendere migliore la vita di queste.
Così accadde: Correa fu eletto e la nuova Costituzione approvata dai cittadini ecuadoriani con l'80% dei consensi, che fra l'altro prevede il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti, la cittadinanza universale, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali ed l riconoscimento dell’acqua come diritto umano inalienabile ed a gestione pubblica.

Luca Bagatin: In che cosa si sostanzia il modello ecuadoriano del Buen Vivir, proposto ed introdotto da Correa ?
Federica Zaccagnini: Nella costruzione di un'economia popolare e solidale, inclusivista e rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori. L'elemento che più caratterizza il Buen Vivir è che tale modello di sviluppo prende in considerazione la vita in comunità, superando l’individualismo e considera come unità sociale le aggregazioni delle persone unite da una vicinanza culturale, di interessi, fisica. Forse in economia potremmo dire che si predilige il benessere collettivo alle curve di preferenza individuali.
Grazie alla creazione di una Commissione di Audit del debito estero, l’Ecuador si è rifiutato di pagare quella parte di debito che la commissione ha considerato immorale ed illegittimo ed ha rinegoziato il proprio debito. Si tratta di un caso di successo assoluto, diretto da Ricardo Patino che come Ministro dell’Economia all’epoca, il quale era a capo della Commissione di Audit. Ciò ha fatto emergere tante irregolarità ed abusi da parte dei prestatori ed ha portato il Paese a risparmiare milioni di dollari. Un esempio al quale anche l'Italia dovrebbe guardare, rinegoziando il proprio debito.
In Ecuador si sono inoltre rinegoziati i contratti petroliferi con le imprese estrattrici di petrolio, secondo il principio che il 100% del petrolio ecuadoriano è dello Stato; che l’80% delle utilità derivanti dalla vendita vanno allo Stato e che una parte consistente di tali utilità, pari al 12%, vanno investite per migliorare le condizioni di vita nella zona di estrazione.
I primi decreti del Presidente Correa hanno inoltre abolito il lavoro interinale e si sono ridotti i salari degli incarichi pubblici a partire da quello del Presidente. Si è lavorato molto sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori, l’innalzamento dei salari minimi, l’obbligo di iscrizione dei propri dipendenti all’equivalente della nostra INPS.
La Rivolucion Ciudadana di Correa ha provveduto a costruire nuove scuole, ospedali, una nuova rete viaria, nuove cittadelle con abitazioni popolari. Ha costruito cittadelle amazzoniche nel rispetto della natura e delle culture ancestrali, restituendo dignità a quella popolazione che viveva in miseria al lato della fonte della ricchezza petrolifera.
Nell’aprile scorso sono entrate in funzione le prime quattro turbine della prima struttura di produzione idroelettrica del Sudamerica, con sede in Ecuador appunto, che sarà in grado di produrre energia meno costosa rispetto all'attuale importazione di gas e che dunque libererà risorse dello Stato attualmente impegnate per i sussidi del gas domestico e porterà entrate delle esportazioni dell’energia idroelettrica.
E’ stata appena terminata anche una grande diga che fornisce acqua alle piantagioni anche durante i periodi di secca.
Tutto ciò è stato possibile attraverso l'introduzione di piani di sviluppo quadriennali per il Buen Vivir, alla regolazione dell'attività delle multinazionali straniere, alla diversificazione delle relazioni internazionali, politiche, commerciali e di investimento, oltre che attraverso una riforma fiscale.
Si sta dunque passando da un'economia basata sull'esportazione di materie prima ad un'economia diversificata, fondata sulla conoscenza e sulla formazione. Ma il cammino intrapreso da questa rivoluzione è ancora lungo. C’è ancora molto da fare, e, molto da migliorare e ciò l'ha affermato lo stesso Presidente Correa, il quale terminerà il suo mandato il prossimo anno ed ha già dichiarato che non si candiderà di nuovo.


Luca Bagatin: Il Presidente Correa, nel 2010, è stato vittima di un Colpo di Stato, se non erro. Puoi parlarcene ?
Federica Zaccagnini:
Quello che ha colpito Correa nel 2010 è apparentemente nato a seguito di misure da lui intraprese in favore dei ceti più bassi della polizia. Il governo Correa ha infatti abolito le gratifiche per i gradi più alti di tale corpo, innalzando il salario medio dei poliziotti comuni ed equipaggiandoli meglio. Ciò ha provocato una sollevazione della polizia, fomentata da menzogne e da alcuni ex Presidenti. Correa tentò il dialogo con coloro i quali stavano protestando a Quito, ma viene aggredito fisicamente e ben presto si scoprì che l’ordine era di uccidere il Presidente e che la protesta era stata organizzata capillarmente per sfociare in Colpo di Stato. Infatti Correa venne ricondotto in ospedale perché aveva appena subìto una operazione al ginocchio. L’ospedale militare venne dunque accerchiato della polizia, la quale, a sua volta, venne accerchiata da gran parte della popolazione ecuadoriana a sostegno di Correa.
Correa sarà infine salvato dai corpi speciali dell'esercito. Ci furono diversi morti e feriti fra cui uno studente universitario che perse la vita difendendo l’elezione democratica di quattro anni prima.
Ma i Colpi di Stato moderni, in America Latina, sono spesso Colpi di Stato soft, che fanno spesso leva sulla stabilità economica e finanziaria o sulla denuncia di corruzione, creando scontento ed attraverso l'organizzazione di manifestazioni popolari che dimostrano un ipotetico malcontento della popolazione. Questo è il nuovo Plan Condor, che va dal Brasile al Venezuela, passando per tutti i Paesi rivoluzionari e progressisti, che siano marcatamente sovrani. L’Ecuador per esempio nel 2009 ha fatto chiudere la base militare USA nella città di Manta.
Vi sono ad ogni modo altri tentativi di destabilizzazione del Paese, in particolare provenienti dall'Agenzia Centrale di Intelligence degli USA, come ad esempio i tentativi di spionaggio ai danni del governo dell'Ecuador fatti pubblici anni fa da Wikileaks, oppure la recente denuncia da parte di Telesur delle connessioni tra oppositori del governo e giornalisti con la stessa CIA.
Non da ultimo il caso Chevron-Texaco, per il quale un’ azienda petrolifera è condannata da una sentenza giudiziaria a pagare milioni di dollari ai cittadini colpiti dai danni ambientali nell’Amazzonia ecuadoriana ed invece un arbitrato con sede negli USA accetta - secondo il governo ecuadoriano in modo illegittimo - una istanza presentata dalla multinazionale, con la finalità di far pagare il suo danno ambientale allo Stato ecuadoriano. Qual è qui l’obiettivo? Da una parte ovviamente non creare un precedente, altrimenti le imprese estrattrici di petrolio dovrebbero pagare tali somme per tutti i luoghi che hanno contaminato nel mondo e dall’altra colpire un governo progressista e sovrano sottraendogli risorse per mantenere il proprio livello di investimento nel sociale.

Luca Bagatin

Poiché l'Ecuador è stato colpito da recenti scosse di terremoto, queste sono le coordinate alle quali potete inviare il vostro contributo.

3 commenti:

  1. Buonasera, ho letto con interesse il Suo articolo e devo dire di averlo trovato di una parzialità disarmante.
    Capisco il dover far credere agli italiani che un governo di sinistra è sicuramente meglio di un governo liberista, ma sostenere che Il presidente Correa sia un grande statista è che intervistarlo sia stato un onore, lo trovo quantomeno fuorviante.
    Parliamo di una persona che ha approvato, nel lontano 2013, una legge sul l'informazione che da più parti è ritenuta contraria ad ogni concetto di libertà di stampa. Una legge che di fatto a portato i giornalisti contrari al governo ad adeguarsi alle direttive di quest'ultimo pena, nel migliore dei casi, l'epurazione.
    Parliamo di una persona che ogni sabato costringe il suo popolo alla partecipazione delle "sabatine", concentrazioni popolari di mussoliniana memoria.
    Come definire questo dittatore, perché di questo si tratta, uno degli statisti più illuminati del moderno Sud America.
    Non è forse più simile a Nicolás Maduro che, grazie in primis al suo predecessore, è riuscito ad affamare il suo popolo, costringendolo al silenzio con la paura?
    Capisco che la finta ammirazione nei confronti degli attuali dittatori Sud Americani, trovi terreno fertile in un'Italia che ha fatto del radical chic e del sentimento anti americano linfa vitale, trovo però ingiusto far credere cose quantomeno inesatte come vere.

    Un saluto

    Alessandro Amendola

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    1. La ringrazio per il suo intervento, che giunge ad ogni modo ad affermazioni del tutto fuorvianti (anche sulla mia persona, che non credo lei conosca).
      Le dirò che personalmente non sono di sinistra e non lo ero nemmeno quando da ragazzo militai in partiti cosiddetti di sinistra. Ho una formazione liberale che, nel corso degli anni, ho abbandonato in quanto ho compreso che la libertà di cui parlano i liberali è valida unicamente per i ricchi e per chi ha la pancia piena.
      Non sono nemmeno un radical-chic, anzi, i radical-chic li ho sempre mal sopportati per tutta la vita. Sono orgoglioso di non avere etichette (le etichette limitano e delimitano) e di appartenere alla classe povera e, in questo senso, sono un sostenitore del Socialismo del XXI Secolo del quale ho scritto numerosi articoli.
      Dunque quel "finta ammirazione" e "radical chic", per favore, se non ha letto altri miei articoli e studi, lo attribuisca a qualcun altro.
      Rispetto le sue idee, ma ritengo sia assurdo altresì ritenere "dittature" Paesi che hanno approvato Costituzioni inclusive e finalmente democratiche dopo decenni di dittature militari e oligarchiche. E' assurdo anche perché i Presidenti che lei cita sono stati eletti, democraticamente, a maggioranza. Paesi che, ogni giorno, rischiano colpi di stato oligarchici e militari e proprio per questo sono costretti a difendersi. Anche da certa parzialissima (quella sì) informazione.
      Un tempo, gentile Alessandro, sono stato amerikano anche io. Ma mi accorsi, crescendo (si può essere amerikani e liberali a 20 anni, poi per fortuna passa), che da qualle parti, forse, avrebbero necessità di qualche lezione di democrazia. I colpi di stato in Cile ed Argentina, le violenze in Uruguay compiute in complicità con le dittature, le invasioni in ex Jugoslavia, Iraq, Libia, oggi Siria...mi fanno volentieri rimanere lontano, molto, molto lontano, da quello che l'intellettuale Alain De Benoist ha definito, giustamente, "problema americano"

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  2. La ringrazio per il suo intervento, che giunge ad ogni modo ad affermazioni del tutto fuorvianti (anche sulla mia persona, che non credo lei conosca).
    Le dirò che personalmente non sono di sinistra e non lo ero nemmeno quando da ragazzo militai in partiti cosiddetti di sinistra. Ho una formazione liberale che, nel corso degli anni, ho abbandonato in quanto ho compreso che la libertà di cui parlano i liberali è valida unicamente per i ricchi e per chi ha la pancia piena.
    Non sono nemmeno un radical-chic, anzi, i radical-chic li ho sempre mal sopportati per tutta la vita. Sono orgoglioso di non avere etichette (le etichette limitano e delimitano) e di appartenere alla classe povera e, in questo senso, sono un sostenitore del Socialismo del XXI Secolo del quale ho scritto numerosi articoli.
    Dunque quel "finta ammirazione" e "radical chic", per favore, se non ha letto altri miei articoli e studi, lo attribuisca a qualcun altro.
    Rispetto le sue idee, ma ritengo sia assurdo altresì ritenere "dittature" Paesi che hanno approvato Costituzioni inclusive e finalmente democratiche dopo decenni di dittature militari e oligarchiche. E' assurdo anche perché i Presidenti che lei cita sono stati eletti, democraticamente, a maggioranza. Paesi che, ogni giorno, rischiano colpi di stato oligarchici e militari e proprio per questo sono costretti a difendersi. Anche da certa parzialissima (quella sì) informazione.
    Un tempo, gentile Alessandro, sono stato amerikano anche io. Ma mi accorsi, crescendo (si può essere amerikani e liberali a 20 anni, poi per fortuna passa), che da qualle parti, forse, avrebbero necessità di qualche lezione di democrazia. I colpi di stato in Cile ed Argentina, le violenze in Uruguay compiute in complicità con le dittature, le invasioni in ex Jugoslavia, Iraq, Libia, oggi Siria...mi fanno volentieri rimanere lontano, molto, molto lontano, da quello che l'intellettuale Alain De Benoist ha definito, giustamente, "problema americano".

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