giovedì 16 marzo 2017

Il populismo è politica dal basso, così come il socialismo che ne è sinonimo. Articolo di Luca Bagatin

Da tempo si sente parlare a sproposito ed in termini spregiativi - in Europa e nella sola Europa - del termine “populista”.
Il termine populista deriva semplicemente dall'omonimo movimento politico ed intellettuale russo sorto alla metà del XIX secolo a tutela e per l'emancipazione dei contadini e dei servi della gleba sulla base di un programma socialista e comunitario.
Ispiratosi al populismo russo sorgerà, sul finire dell'800, negli Stati Uniti d'America, il Populist Party, ovvero il Partito del Popolo, a rappresentanza delle classi contadine, operaie e meno abbienti, che proponeva la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, l'elezione popolare diretta ed era in generale ostile alle élite ed al sistema bancario.
Ancora oggi, infatti, nelle Americhe, il termine populista è e rimane un termine ed un concetto positivo (pensiamo all'emancipazione sociale e civile portata avanti da Evita e Juan Domingo Peron e da Hugo Chavez, ingiustamente denigrati in Europa, senza che se ne conosca o approfondisca la vicenda umana e politica e così da José “Pepe” Mujica e dai tanti Presidenti latinoamericani di ispirazione populista democraticamente eletti in questo secolo), che solo i mezzi di comunicazione europei sembrano aver stravolto, accostandolo a fenomeni che nulla c'entrano con esso.
Ricordiamo - come peraltro già fatto in altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/02/la-differenza-abissale-fra-il.html) - che populisti furono i socialisti, gli anarchici ed i repubblicani dell'800 (Pierre Leroux, Michail Bakinun, Pierre-Joseph Proudhon, Karlo Marx, Friedrich Engels, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi) che daranno vita, nel 1864, alla Prima Internazionale dei Lavoratori, in quanto sostenitori di una politica di popolo ed in favore del popolo.
Oggi, a ricordarci la positività e l'esigenza di una politica populista, ovvero di una politica dal basso, intellettuali contemporanei quali il sociologo statunitense Christopher Lasch (1932 – 1994), il quale affermò in una intervista “Se proprio devo essere classificato con una etichetta, non usate le vecchie categorie, dato che non sono né di destra né di sinistra: chiamatemi populista”. Ed il prof. Lasch abbandonò il pensiero “liberal” negli Anni '70, in quanto rilevò come i programmi di emancipazione sessuale e femminile di quegli anni spostassero semplicemente l'autorità dalla famiglia ai mass-media, il cui scopo era semplicemente trasformare gli individui in consumatori. Ecco dunque la critica di Lasch alla destra ed alla sinistra, sostenitrici della crescita economica illimitata e dei consumi materiali in luogo dell'autentico senso di libertà, emancipazione e di comunità/fratellanza delle persone. La medesima critica la pongono peraltro filosofi quali Jean-Claude Michéa (di cui parlai già nei seguenti articoli http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.htmlhttp://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-vicolo-cieco-delleconomia-articolo.html), il quale pone una forte critica al liberalismo, reo di aver sostanzialmente messo in vendita ogni rapporto sociale, politico e umano in nome dell'incultura del piacere, del desiderio e del consumo e proponendo, quale alternativa, una società populista e socialista che superi capitalismo e modernismo, che guardi ad un'economia basata sul dono, il senso civico e l'aiuto reciproco. Infine Alain De Benoist, il quale sostiene che il populismo supera la vecchia contrapposizione orizzontale destra-sinistra e propone una contrapposizione verticale: il popolo contro le élite, ovvero le persone ordinarie che stanno in basso, contro i privilegiati che stanno in alto.
I media europei sembrano purtroppo lasciare poco spazio a queste riflessioni e ad intellettuali di questo calibro che, ad ogni modo, hanno fotogratato, molto meglio di altri, la situazione di profonda crisi politica, umana, economica e civile nella quale oggi ci troviamo ed hanno individuato possibili alternative dal basso. Così come peraltro già fecero, in tempi non sospetti, altri due intellettuali assai poco ascoltati: Michel Clouscard (1928 – 2009) e Pier Paolo Pasolini (1922 - 1975).

Luca Bagatin

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