La Francia è da sempre un'avanguardia
intellettuale e culturale, fucina di tradizione e trasgressione, di
spiritualità (vedi le numerose comunità Catare e non solo) e di
laicità.
La Francia è la culla dell'Illuminismo
nelle sue più varie declinazioni (da quello di Rousseau a quello di
Voltaire), della Rivoluzione francese del 1789 sino a quella
proletaria della Comune di Parigi del 1871.
E' così che nasce un testo insolito,
“Franciavanguardia”, del giovane gionalista Sebastiano Caputo,
edito dalle Edizioni Circolo Proudhon, che è un insieme di analisi e
soprattutto di interviste ad intellettuali e studiosi dell'
“altra-Francia”, ovvero quella che si contrappone al “pensiero
unico” borghese e progressista. La Francia che riscopre il
socialismo delle origini – quello di Pierre Leroux, Proudhon e
Sorel – che non è mai stato di sinistra né di destra, che si è
da sempre contrapposto al capitalismo, al progressismo ed alla
crescita economica illimitata.
“Franciavanguardia”, che è
appunto, come suggerito dal sottotitolo, la “cronaca di una
rivoluzione culturale”, è poi l'analisi di come oggi in Francia
sia piuttosto il Front National di Marine Le Pen a raccogliere i
consensi dei ceti proletari e meno abbienti, rispetto alle élite di
destra e sinistra di Sarkozy ed Hollande, le quali hanno venduto al
capitale ed alla finanza internazionale gli ideali rispettivamente di
De Gaulle e del socialismo autentico.
“Franciavanguardia” è, se
vogliamo, l'elogio delle analisi di Rousseau, il primo ad individuare
le derive della società individualista, egoista, borghese e liberale
e la critica alle rispettive élite, compresa quella sionista. Qui
l'unico appunto che mi sento di fare al giovane Caputo è l'aver
inserito fra queste élite – per quanto en passant – quella
“massonica”. Mi sento infatti, da studioso di Massoneria di
dissentire, in quanto la Massoneria – e quella francese non fa
eccazione, anzi ! - oltre a non essere una élite, raccoglie da
sempre personalità diversissime fra loro. Non è una scuola di
razionalità (per quanto in Francia vi sia stata qualche deriva in
tal senso), bensì di spiritualità ed al suo interno convivono
spiriti e ideali diversissimi, uniti unicamente dalla ricerca
interiore e filosofica. Si pensi infatti che lo stesso Rousseau fu
massone, così come l'ideatore del termine “socialismo” Pierre
Leroux e così i rivoluzionari Pierre-Joseph Proudon e Michail
Bakunin (allo scopo di propagandare i propri ideali anarchici
all'interno delle Logge), oltre che la paladina della Comune di
Parigi Louise Michel, tanto per citarne sono alcuni. In questo senso
nel testo, a parer mio, avrebbe potuto essere trattato diffusamente
questo tema, ovvero come la Massoneria francese, di matrice Liberale
(ovvero non Tradizionale ed anglosassone), abbia influenzato l'azione
ed il pensiero dei rivoluzionari e dei socialisti francesi e latini
di ispirazione anarchica sia in Francia che in Italia, oltre che in
America Latina (si veda in proposito il mio articolo:
http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/06/la-massoneria-dellamerica-latina-e-dei_45.html).
In “Franciavanguardia” è dunque
trattato, grazie ai dotti interventi dei filosofi Jean-Claude Michéa
ed Alain De Benoist, il tema del socialismo, che mai fu un concetto
di sinistra o di destra (Marx e Proudhon, oltre che gli altri teorici
del socialismo mai usarono il termine “sinistra” per
indentificarsi e giammai proposero una fantomatica formula
dell'”unità delle sinistre” tanto abusata in quest'epoca
globalista). Il socialismo, infatti, rappresentò sempre ed
unicamente i ceti popolari, contadini ed operai i quali solo durante
il periodo dell'”affaire Dreyfus” - temendo un colpo di Stato di
matrice monarchica ed aristocratica – scesero a compromessi con la
sinistra parlamentare, borghese, bottegaia, colonialista e
progressista.
Pierre Leroux |
Questo fu il più grande errore del
socialismo, come ricorda Michéa, in quanto il più grande nemico del
socialismo fu proprio la sinistra parlamentare, che, nel corso degli
anni, tradirà ogni istanza sociale, comunitaria ed operaista per
garantire unicamente quelle élite liberali, borghesi e progressiste
che saranno poi all'origine dell'attuale capitalismo assoluto, ovvero
quelle che garantiranno precariato sociale, disoccupazione endemica,
immigrazionismo, sradicamento dei popoli e neo-colonialismo, oltre
che nuovi “scontri di civiltà”, fomentati dagli Stati Uniti
d'America e dalle loro lobby economico-politico-geopolitiche.
Alain De Benoist ricorda in particolare
come la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO), nel
1905, fosse guidata dalla corrente socialista rivoluzionaria ed
avesse ancora un programma anticapitalista, aspetto che sarà
destinata a perdere nel corso dei decenni a causa del compromesso con
le varie correnti della sinistra parlamentare che daranno vita
all'attuale Partito Socialista, rappresentante massimo della
borghesia capitalista con le sue Loi Travail e la sua difesa strenua
dei ceti medio alti a discapito di quelli medio bassi e degli
abitanti delle banlieue.
“Franciavanguardia”, dunque, ci
parla, nell'introduzione, dell'esperienza del “Cercle Proudhon”,
fondato nel 1912 dai deiscepoli del socialista Georges Sorel, ovvero
Georges Valois ed Edouard Berth, i quali si proponevano un
superamento della destra e della sinistra fondendo valori nazionali
con istanze socialiste, riprendendo così la tradizione
anarco-socialista di Proudhon di critica nei confronti del
liberalismo, dei cosiddetti “valori borghesi” e del
parlamentarismo. Esperienza purtroppo destinata ad esaurirsi a causa
della Grande Guerra.
“Franciavanguardia” è il saggio
che lega a questa tradizione sociale e nazionale anche all'esperienza
del Generale Charles De Gaulle, il quale, pur stimato a destra ed a
sinistra, non si riconosceva in nessuno di questi due filoni
(ricordiamo che in Italia De Gaulle fu ispirazione politica per due
medaglie d'oro della Resistenza, il liberale Edgardo Sogno ed il
repubblicano Randolfo Pacciardi). De Gaulle è infatti ricordato come
il presidente che rimpatriò le riserve auree; condannò le politiche
israeliane in Palestina e quelle statunitensi in Vietnam; provocò
l'uscita della Francia dalla NATO preservando così l'indipendenza
militare della nazione; consolidò il sistema del welfare e si oppose
all'ingresso dell'Inghilterra nella comunità europea.
A tradire tale patriomonio, sia
gollista che socialista originario, furono appunto i vari partiti di
destra e di sinistra, attraverso politiche ultra liberali di
privatizzazione industriale, deregolamentazione finanziaria e di
subordinazione al dollaro statunitense. Non a caso il Generale De
Gaulle ebbe a dire, prima di morire: “Odio i socialisti perché non
sono socialisti, mentre odio i miei perché amano troppo il denaro”.
Inutile dire che fu profetico rispetto
ai minus habens politici di oggi Sarkozy ed Hollande, ovvero
sedicenti “repubblicani” e sedicenti “socialisti” che hanno
saputo alla perfezione distruggere un Paese ed un popolo dalle
grandissime potenzialità sociali, intellettuali ed artistiche,
consegnandolo all'insicurezza, alla precarietà ed in balìa del
terrorismo.
Il saggio di Caputo “Franciavanguardia”
è questo e lo è attraverso le parole degli intellettuali
controcorrente francesi di oggi quali Alain Soral e Dieudonné, non a
caso stigmatizzati dai media, fondatori dell'associazione
metapolitica “Egalité & Réconciliation” - il cui slogan è
“destra dei valori e sinistra del lavoro” - che si propone di
lottare contro il mondialismo e superare lo scontro di civiltà,
dialogando con il mondo musulmano valorizzando le identità nazionali
di tutti e riconciliando il proletariato con la classe media. Da
notare che Alain Soral è un ex militante del Partito Comunista
Francese e lo è stato per sette anni, prima di approdare al Front
National e poi abbandonarlo per fondare la sua associazione. In
Italia, peraltro, il fondatore del Partito dell'Amore Mauro Biuzzi,
ha denunciato pubblicamente – nell'isolamento generale – il
tentativo di discriminazione nei confronti delle idee di Alain Soral
(http://www.partitodellamore.it/attivita/alain_soral/comunicato_pda_or.pdf).
Intellettuale di spicco intervistato da
Sebastiano Caputo nel suo saggio è il già citato filosofo
orwelliano Jean-Claude Michéa. Anch'egli ex comunista di provata
fede, da tempo è impegnato nell'opera di denuncia della sinistra
venduta al capitalismo (si vedano i miei articoli in merito:
http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.html
–
http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-vicolo-cieco-delleconomia-articolo.html).
Jean-Claude Michéa |
Dello stesso avviso il saggista Alain
De Benoist, il quale risulta essere letto più in Italia che in
Francia, e che rifugge dall'idea di essere definito “di destra”,
bensì preferisce dire di essere “un uomo di destra di sinistra e
un uomo di sinistra di destra”, che ritiene ad esempio che il Front
National di Marine Le Pen abbia saputo attrarre il voto popolare ed
operaio attraverso il recupero di alcuni ideali socialisti e
gaullisti originari, ma ad ogni modo rimane in disaccordo con diverse
idee di fondo di tale partito che, ci tiene a dire, in Italia non è
affatto rappresentato da persone come la Meloni e Salvini, ma, forse
e solo in minimissima parte, dal Movimento Cinque Stelle.
Il piglio trasgressivo di Sebastiano
Caputo si spinge financo ad intervistare per il suo saggio Jean Marie
Le Pen, considetato nientemeno che il “demonio della Repubblica”
francese, ma è davvero così ? Oppure si tratta piuttosto di un
leader identitario che sì, eccessi a parte, si è posto quale spina
nel fianco del duopolio destra-sinistra e per questo demonizzato ben
oltre il dovuto ?
Alain De Benoist |
Interessante anche l'intervista
all'ecologista Lautent Ozon, il quale propone un progetto di
riemigrazione, che favorisca il ritorno in patria degli immigrati
approdati in Europa attraverso un progetto di cooperazione
economico-sociale con i Paesi d'origine, che è poi in linea con
l'idea dell'altro intervistato Kemi Seba, intellettuale panafricano
che con l'associazione senegalese “Afrikan Mosaique” promuove il
ritorno in patria dei migranti e ritiene che il multiculturalismo sia
un fenomeno destinato a fallire e a creare una coabitazione forzata
fra popoli troppo differenti e destinati ad essere sradicati e ad
entrare in conflitto.
Interessantissimi poi gli interventi
dell'economista Serge Latouche, promotore della decrescita economica,
il quale ritiene che occorra vivere in una società di “abbondanza
frugale”, ovvero un una società prospera e senza crescita
economica, la quale – nella sua illimitatezza – è destinata a
distruggere l'ambiente circostante e a distruggere ogni tipo di
risorsa disponibile sul pianeta, come sta avvenendo infatti
nell'inquinatissima e ipercapitalistica Cina.
Rilevante l'intervista conclusiva e a
un non francese, ma, ad ogni modo, in linea con il filone
controculturale del saggio, ovvero quella allo svizzero Piero San
Giorgio, saggista “survivalista” che spiega come “sopravvivere
al collasso economico” modificando il nostro stile di vita e
tornando alla natura ed all'agricoltura, così come lui stesso ha
fatto e propone un sistema basato su quella che definisce BAD, ovvero
Base Autonomia Durevole, descritta anche in uno dei suoi video su
youtube in italiano: https://www.youtube.com/watch?v=jdT-x2_QXpU.
“Franciavanguardia” di Sebastiano
Caputo è dunque un saggio “collettivo”, ovvero che da voce a
molte voci diverse, ma anche simili. A pensatori, studiosi, alcuni
apparentemente utopisti altri apparentemente estremisti, la maggior
parte concreti e critici nei confronti di un sistema che è fallito
da tempo: quello capitalista, egoista, borghese, illiberale e
antidemocratico anche se si definisce – illusoriamente –
liberaldemocratico.
La Francia è dunque una fucina
intellettuale, come ho avuto modo anche di scrivere recentemente
presentando l'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea e la
sua rivista “Rébellion”
(http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/08/rebellion-e-lorganizzazione-socialista.html),
con la quale recentemente ho iniziato a collaborare.
Lo è tanto quanto l'America Latina del
Socialismo del XXI secolo di cui ho più volte scritto in questi
anni. Il filone intellettuale e spirituale – per molti versi di
matrice latina - è del resto il medesimo e riunisce anche le nostre
lotte Risorgimentali mazziniane e garibaldine, che troveranno una
sintesi nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 che vedrà,
per la prima volta, dialogare repubblicani, socialisti e anarchici
sino a che, purtroppo, le divisioni tenderanno a prevalere. Divisioni
che, oggi e da tempo, hanno spianato la strada alle élite economiche
e a quella globalizzazione antiumanitaria che è destinata a
fomentare nuovi conflitti.
Proletari e trasgressivi di tutti i
Paesi, ricominciamo a dialogare !
Luca Bagatin
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