
E, così, la coscienza collettiva muore. Ancora una volta.
E' più facile, dunque, giudicare - attraverso il
proprio pre-giudizio, ovvero attraverso il proprio personale metro di
giudizio - piuttosto che approfondire. E' più facile fare questo,
appunto, piuttosto che "fare la fatica" di conoscere chi ha
punti di vista differenti o è diverso rispetto a noi stessi.
Siamo isole sociali, ma non sappiamo nemmeno di
essere tali. Viviamo in non-luoghi di autoreferenzialità e di
asocialità. Diamo la colpa agli altri della nostra condizione
(qualsiasi essa sia), ma ci rifiutiamo di analizzare la realtà nella
sua globalità e storicità.
Abbiamo venduto i sentimenti. Elevato il denaro ed
il successo facile a Divinità assoluta. Ci siamo perduti, senza mai
più ritrovarci se non nella virtualità vuota quanto selvaggia.
L'onanismo da "social"network sembra
infatti essere protagonista assoluto, in prima linea: con la
benedizione dei frustrati, dei sessualmente repressi, dei
fondamentalisti ideologici, della pubblicità commerciale, del
caravanserraglio gossipparo e mediatico dei bisogni e dei consumi
indotti.
Nulla di nuovo. Aspetti già analizzati nel recente
passato. Tanto da Pasolini quanto da Christopher Lasch.
Aspetti che riguardano la nostra democrazia, alla
quale sembra stiamo volutamente rinunciando senza esserne consapevoli
e/o spostando l'attenzione altrove (alle ideologie, al gossip, alla
politica delle fazioni...).
Luca Bagatin
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