martedì 31 ottobre 2023

Buon Samhain/Halloween!

Quella di questa notte è la festività che preferisco e che sento più vicina.
Perché Samhain rappresenta il passaggio dall'estate all'inverno (la mia stagione preferita, adatta alla meditazione) ed è un ponte di comunicazione fra i vivi e i morti.
La morte, in questa festa, non è vista come un aspetto negativo, ma come una nuova e più profonda forma di vita.
In realtà, senza la morte, che è Rinascita, non esiste alcuna vita.
Tale festa si contrappone peraltro alla superstizione, portatrice di menzogne, delle religioni abramitiche mediorientali (che non a caso si fanno la guerra fra loro da secoli e portano distruzione e putrefazione spirituale, lontane da qualsiasi forma di logica, buonsenso e amore per la Natura).
Buon Samhain a tutti coloro i quali, nell'Oscurità, sono capaci di vedere la Luce.

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 Luca Bagatin

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domenica 29 ottobre 2023

Samhain/Halloween: quando il regno dei morti e dei vivi si incontrano. Articolo di Luca Bagatin

Le origini dell'Europa affondano le loro radici negli antichi culti misterici.

Si trattava infatti di rituali misterici, spesso di origine contadina, aventi come fondamento la Natura, i suoi spiriti invisibili, le sue regole millenarie.

Culti peraltro esistenti in ogni cultura del mondo, dall'Europa all'Asia sino all'Africa ed alle Americhe, solo declinati in modo diverso.

Culti politeistici, che in Europa saranno prevalentemente di origine celtica.

Fra questi, ancora oggi, nella notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre, molti celebrano il cosiddetto Capodanno celtico, ovvero Samhain (il cui significato potrebbe intendersi, secondo l'antico idioma irlandese, “fine dell'estate” o, dal gaelico, “Novembre”), conosciuto anche come Halloween (“Notte di tutti gli Spiriti Sacri”), festività diffusa negli Stati Uniti d'America dai migranti provenienti dalle isole britanniche, in particolare irlandesi, gallesi e scozzesi, anticamente popolate dai Celti.

Tale festività segna il passaggio dalla stagione luminosa a quella più oscura e buia, inaugurando così un nuovo anno. Diversamente, secondo il Calendario celtico, il passaggio dalla stagione oscura a quella luminosa si celebra nelle notti fra il 30 aprile ed il 1 maggio ed è detta festa di Beltane (nella tradizione irlandese e scozzese), o “Notte di Valpurga” o Ostara nella tradizione germanica.

Samahin celebra dunque la morte simbolica della natura, ma nella tradizione pagana la morte è semplicemente una nuova rinascita, un passaggio a un nuovo stato della Natura. Per questo si dice che in quella notte il mondo dei morti interferisce con quello dei vivi, ma, a differenza delle religioni monoteiste – cristianesimo in primis – il mondo dei morti non è affatto contrapposto a quello dei vivi e non è affatto, per così dire, “malvagio”. Bensì è il momento nel quale i morti entrano in comunicazione con i vivi.

Ad ogni modo, il cristianesimo, ha fatto sua questa tradizione – cercando di camuffarla - ideando la festività di Ognissanti, che, pur celebrandosi – secondo il calendario cristiano – il 2 novembre, nei fatti viene festeggiata il 1 novembre, proprio perché rimane radicata, nel patrimonio ancestrale europeo, la tradizione originaria della festività di Samhain.

Spiritualmente, la festa di Samhain, è una festa di contemplazione. Per i Celti era il momento più magico dell'anno, nel quale il tempo era sospeso, ovvero cessava di esistere.

Sotto il profilo materiale era il momento nel quale le tribù celtiche raccoglievano e immagazzinavano il cibo per i lunghi e freddi mesi invernali.

Il simbolo più popolare di Samhain/Halloween è una zucca intagliata con all'interno una candela e questa sembra derivare sempre da una antica leggenda irlandese, probabilmente medievale, avente per protagonista Jack 'O Lantern.

Jack era un astuto fabbro che incontrò – in un pub – il Diavolo, il quale voleva a tutti i costi la sua anima. Purtuttavia, il furbo Jack, in cambio della sua anima, invitò il Diavolo a tramutarsi in una moneta. Una volta che il Diavolo divenne una moneta, Jack la fece lestamente finire nel suo borsellino, accanto ad una croce d'argento, in modo che potesse essere “esorcizzata” e dunque non nuocere più. Il Diavolo convinse Jack a farsi liberare e gli assicurò che, per i successivi dieci anni, non gli avrebbe dato più noie, né chiesto in cambio la sua anima. Dieci anni dopo, ad ogni modo, il Diavolo si ripresentò, reclamando l'anima del fabbro. Questa volta Jack gli chiese prima di raccogliere una mela dall'albero e il Diavolo acconsentì. Ma, quando il Diavolo salì sull'albero per raccoglierla, Jack incise una croce sul tronco e, in questo modo, lo esorcizzò e imprigionò di nuovo. Il Diavolo allora, in cambio della sua liberazione, promise che non gli avrebbe mai dato più noie né fastidi per l'eternità.

Jack, negli anni seguenti, commise così tanti peccati che non fu accettato in Paradiso, ma, a causa del patto con il Diavolo, questi non lo volle accettare nemmeno all'Inferno e gli tirò un tizzone ardente, che Jack utilizzò per posizionarlo all'interno della zucca che portava con sé, al fine di scaldarsi e farsi luce nel lungo cammino che lo avrebbe atteso, costretto a vagare per l'eternità, in un eterno limbo.

Questa la ragione per la quale il simbolo popolare di Halloween è proprio “Jack O'Lantern” (Jack Il Lanternino), intagliato in una zucca con all'interno una candela accesa.

Festività peraltro diffusa, anticamente, persino nel mondo agreste in alcune zone della Sardegna, ove la notte del 30 novembre (non ottobre !), durante la notte di Sant'Andrea, i ragazzini girano per le strade con zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate, all'interno, con una candela.

Tradizioni simili erano e in parte rimangono peraltro presenti in Calabria, a Serra San Bruno; in Puglia, a Ostara di Puglia, a San Nicandro Garganico e a Massafra; in Veneto e in Friuli; Abruzzo ed Emilia Romagna.

Purtroppo tutto ciò, con l'avvento del dogma cristiano che ha dichiarato “eretico” e assurdamente “satanico” (Satana, in realtà, non è altro che una figura simbolica) tutto ciò che non era una invenzione cristiana (la quale ha attinto a piene mani dagli antichi culti misterici, stravolgendoli e/utilizzandone i simboli, a suo esclusivo uso e consumo) o è scomparso o è praticato, comunque, molto meno, oppure ci si rifà alla festività commerciale e holliwoodyana dell'Halloween statunitense, quando, invece, tale festività è parte integrante delle radici spirituali e culturali dell'Europa antica e della Penisola italiana, dal Nord al Sud sino alle Isole.

Fa sorridere che, ancora oggi, vi siano preti, imam o rabbini, che affibbiano etichette negative alla festività di Samhain/Halloween. Evidentemente non conoscono per nulla la Storia o, meglio, preferiscono stravolgerla a uso e consumo delle loro superstizioni religiose.

Una Storia che le nuove generazioni dovrebbero invece imparare, conoscere e amare.

Perché senza passato, senza radici spirituali, senza antiche tradizioni autentiche, misteriche e ancestrali, non vi è alcun presente e, men che meno, alcun futuro.

Luca Bagatin

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lunedì 23 ottobre 2023

Elezioni in Argentina. Ballottaggio fra la civiltà peronista di Sergio Massa e la barbarie ultra-capitalista di Javier Milei. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 22 ottobre scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni Presidenziali in argentina e, al primo posto, si è piazzato Sergio Massa, candidato della coalizione governativa peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che ha conseguito il 36,68% dei voti.

Al secondo posto e andrà al ballottaggio con Massa, il prossimo 19 novembre, il candidato della destra libertaria Javier Milei, sostenuto dalla coalizione antiperonista e anticomunista “La Libertà Avanza”, con il 29,98% dei voti.

La candidata liberale di centrodestra, Patricia Bullrich, sostenuta da “Insieme per il cambiamento” si è fermata, invece, al 23,83%.

A seguire il candidato peronista di centro Juan Schiaretti, sostenuto dalla coalizione centrista peronista “Facciamolo per il nostro Paese”, che ha ottenuto il 6,78% e, infine, la candidata della sinistra estrema e trotzkista Myriam Bregman, sostenuta dal “Fronte della Sinistra e dei Lavoratori”, la quale ha ottenuto il 2,7% dei consensi.

Sergio Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, candidato dei peronisti di sinistra e sostenuto da un'ampia coalizione peronista, socialista democratica e comunista, un passato giovanile nell'area liberale, aderì negli Anni '90 al peronismo e, nel corso degli anni 2000, al peronismo di sinistra rappresentato da Nestor e Cristina Kirchner.

Dopo una lunga carriera politica, è stato nominato, nel 2022, Ministro dell'Economia del governo presieduto dal peronista di sinistra Alberto Fernandez, di cui si appresta a diventare successore.

Erede della tradizione di Evita e Juan Peron, che ebbe come slogan “Giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità nazionale”, lo è anche della tradizione kirchnerista che, accanto ai capisaldi del peronismo storico, coniuga diritti sociali, emancipazione delle classi lavoratrici, diritti civili e una politica estera multipolare e aperta ai BRICS.

Sul fronte opposto Javier Miliei, capigliatura folta e assurda, economista e conduttore radiofonico, classe 1970. Definito dai media esponente di “estrema destra”, è un libertario di destra molto sui generis. Del Partito Libertario da cui proviene, infatti, non condivide le posizioni in materia di aborto ed è contrario all'educazione sessuale nelle scuole. Note sono, inoltre, le sue posizioni complottiste su varie questioni e negazioniste per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista. Il suo programma va dai tagli drastici alla spesa pubblica, passando per l'avvicinamento dell'Argentina al sistema monetario statunitense, all'allontanamento del Paese dalla Cina e dal Brasile (e, più in generale, dal gruppo dei BRICS), fino alla privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato (fino al settore scolastico).

Inutile dire che, con una sua elezione alla Presidenza, l'Argentina farebbe certamente passi indietro di decenni, sia in materia di conquiste civili che sociali.

Difficile dire se, quantomeno, i voti dei peronisti di centro di Juan Schiaretti e quelli della sinistra più estrema di Myriam Bregman, possano confluire, il prossimo 19 novembre, a Sergio Massa.

Certo, il 19 novembre prossimo, sarà per gli argentini più che un ballottaggio. Sarà lo scontro fra la civiltà del peronismo e del socialismo, contro la barbarie di uno sconsiderato conduttore radiofonico dalla pettinatura bizzarra che, scimmiottando i suoi compari di capigliatura – Donald Trump e Boris Johnson - può far tornare l'Argentina nel baratro sociale, economico e civile.

Luca Bagatin

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venerdì 20 ottobre 2023

SUSSURRO D'AMORE. Poesia di Luca Bagatin

 SUSSURRO D'AMORE

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Vasilisa Semiletova 

Vorrei baciarti

Sussurrandoti

Il mio amore

All'orecchio.

Sentire il profumo

Dei tuoi capelli rossi

E della tue pelle.

Guardarti

Nei tuoi occhi chiari

E perdermi

Inebriato d'amore.

Accarezzarti

E dirti

Che il gioiello più bello

Sei tu.

Ogni giorno che passa.

Ogni anno che passa.

Luca Bagatin

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A prevalere sia il dialogo, non le bombe!

 

martedì 17 ottobre 2023

Il contributo socialista democratico alla ricostruzione dell'Italia nel secondo dopoguerra. Articolo di Luca Bagatin

 

Aveva per simbolo, nel 1947, falce, martello, libro e tre frecce rosse (emblema dei movimenti che diedero vita all'Internazionale Operaia, a simboleggiare le tre armi socialiste: il Partito, il Sindacato e l'Impresa socializzata), il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), primo nucleo di quello che diverrà, dal 1952 in poi, il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), partito del dopoguerra troppo spesso dimenticato, ma che diede forte impulso alla ricostruzione post-bellica e all'emancipazione della classe lavoratrice, ancorandola a valori di libertà e democrazia.

A raccontarci, lungamente, l'epopea dei socialisti democratici, il prof. Michele Donno, attraverso due ottimi saggi editi da Rubbettino, ovvero “Socialisti democratici. Giuseppe Saragat e il PSLI (1945 – 1952)" e “I socialisti democratici e il centro-sinistra (1956 – 1968)”.

Il primo saggo del prof. Donno si apre parlandoci del Padre nobile del socialismo democratico, ovvero Giuseppe Saragat, ben prima di divenire anche Padre nobile della Repubblica italiana, ovvero Presidente della stessa, dal 1964 al 1971.

Saragat aderì – a 24 anni - al Partito Socialista Unitario (PSU) di Filippo Turati (fondatore del Partito Socialista Italiano, nel 1893) e Giacomo Matteotti, nel 1922. All'epoca del nascente fascismo, al quale si contrapporrà per tutta la vita.

Il PSU rappresentava la corrente riformista del socialismo italiano, la quale aveva preso le distanze dai comunisti e da quei socialisti che, anziché guardare alla costituzione di una democrazia socialista interclassista, guardavano all'esperienza sovietica e alla dittatura del proletariato.

I valori di Saragat e del PSU erano dunque: internazionalismo, identità nazionale e cooperazione fra i popoli e i suoi principi si ispiravano al cosiddetto “centro marxista”, ovvero quella corrente che si collocava fra il riformismo e i principi socialisti rivoluzionari.

In tal senso, Saragat, in particolare, si ispirò al cosiddetto “austromarxismo”, ideologia sviluppata dai socialdemocratici austriaci dell'epoca, fra cui Otto Bauer – che vedeva uniti ceti medi e proletari - e alla quale si ispirò grazie al suo soggiorno viennese.

E proprio quel “centro marxista” sarà il nucleo attorno al quale si sviluppò il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, costituito per la prima volta nel 1926.

L'obiettivo sarà quello di edificare una società socialista, marxista, attraverso la democrazia e l'unione di tutte le classi lavoratrici, dialogando con le classi borghesi, pur non rimanendone dipendenti o subalterni.

Erano gli anni dell'esilio dall'Italia, visto che il fascismo perseguitava tutte le correnti di ispirazione democratica e socialista a Saragat, nel 1929, pubblicò – in Francia - una delle sue più importanti opere, ovvero “Marxismo e democrazia”, nel quale espose le sue tesi relative al marxismo umanitario, secondo lui più autentico rispetto a quello burocratico che aveva trionfato in Unione Sovietica.

Erano comunque anche gli anni della collaborazione fra tutte le correnti socialiste e comuniste antifasciste in esilio e, più volte, i socialisti tentarono l'unificazione e, per il periodo della lotta antifascista, si fusero nel PSIUP, ovvero nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nei quali il riformista Saragat e l'allora filo-sovietico Pietro Nenni, convissero nello stesso partito. E, entrambi i leader socialisti, all'epoca, combatterono nelle fila della Resistenza antifascista.

Nel 1945 – 1946, Giuseppe Saragat fu nominato dall'allora Presidente del Consiglio De Gasperi, Ambasciatore italiano a Parigi e, il 2 giugno 1946, fu eletto all'Assemblea Costituente, di cui fu nominato Presidente sino al 1947.

Il dopoguerra coincise con la ripresa, in Italia, dell'attività socialista e vennero rifondate una serie di riviste e circoli, fra cui la storica “Critica Sociale”, la cui direzione sarà affidata a Ugo Guido Mondolfo, con la collaborazione di Giuseppe Faravelli.

Molto attivo fu anche il gruppo di Rivoluzione Socialista, raccolto attorno alla rivista “Iniziativa Socialista”, guidato da Mario Zagari, futuro deputato socialista democratico e la cui corrente era considerata più a sinistra del Partito Comunista Italiano, di cui denunciavano l'eccessivo tatticismo e la subordinazione all'URSS.

Fu proprio attorno alle riviste “Critica Sociale”, di orientamento riformista e a “Iniziativa Socialista”, più a sinistra, che si costituì la base per la fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), nel 1947 e che provocò la cosiddetta “scissione di Palazzo Barberini”, che portò nuovamente il Partito Socialista Italiano a dividersi in due.

Saragat, Zagari, Mondolfo, Matteo Matteotti, Luigi Preti, Ludovico D'Aragona, Alberto Simonini, la rivoluzionaria russa Angelica Balabanoff e altri, con il PSLI, portarono dunque avanti nuovamente la bandiera di quel “centro marxista” e riformista che non accettava quella subalternità al PCI che, invece, il PSI di Nenni sembrava subire.

Il PSLI, dunque, si proponeva quale partito socialista interclassista, contro tutti i totalitarismi, sia di destra che di sinistra e poneva, alla base della sua strategia, i principi di cooperazione e di pianificazione in ambito economico, attraverso una riorganizzazione della pubblica amministrazione e riforme strutturali.

Nell'ambito dell'Assemblea Costituente, i deputati socialisti democratici, accanto a quelli del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano Italiano e del partito Democrazia del Lavoro, cercarono un'intesa e furono fra i primi – assieme al Partito Socialista Italiano - a battersi contro l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi in Costituzione (il famoso Articolo 7), che invece fu approvato grazie alla convergenza dei voti democristiani e comunisti.

Il PSLI, peraltro, con il Partito d'Azione, tentò di riunificare le forze socialiste e, non a caso, alcuni esponenti azionisti, quali Tristano Codignola e Leo Valiani, entreranno nel PSLI.

Figura di spicco, molto citata nei saggi del prof. Donno, quella del socialista democratico Roberto Tremelloni, il quale, peraltro, contribuì alla nascita del celebre quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”.

Fine studioso di economia, anche internazionale, Tremelloni, nominato Ministro dell'Industria e del Commercio nel IV Governo De Gasperi, promosse un piano economico che prevedeva la razionalizzazione della spesa pubblica, attraverso tagli alle spese improduttive e uno snellimento della burocrazia. Tremelloni fu anche un acceso sostenitore del Piano Marshall e, da Ministro, badò a gestirne la pianificazione.

Nonostante lo scarso peso elettorale del PSLI nel 1947, attestato attorno al 4%, la Democrazia Cristiana degasperiana accettò di buon grado un suo ingresso al governo, ritenendo, in questo modo, di poter dare rappresentanza a quel socialismo democratico che poteva fungere da argine all'avanzata del comunismo italiano nella società e nelle classi lavoratrici italiane.

E ciò, pur fra i molti dubbi di quelle correnti di sinistra del PSLI, fra cui quella capeggiata da Zagari, le quali non vedevano di buon occhio una collaborazione governativa con forze politiche borghesi.

Anche l'adesione al Piano Marshall da parte dei deputati del PSLI non fu così indolore – per quanto la maggioranza lo sostenne con forza - e, relativamente all'integrazione europea, questa fu sostenuta quale nucleo per la creazione di una “terza forza” europeista di ispirazione federalista e socialista democratica, alternativa al blocco atlantico e a quello sovietico, visti entrambi, dagli esponenti del PSLI, come opposti “imperialismi”.

Il PSLI, come spiega il prof. Donno, fu sostenitore di una seria riforma agraria, di un piano di sicurezza sociale, della stabilizzazione monetaria e di una politica di stabilizzazione dei prezzi, il tutto collegato all'avvio del Piano Marshall, adeguatamente pianificato.

Oltre a ciò, i deputati socialisti democratici, furono sostenitori dell'ordine pubblico (contro ogni estremismo di destra e sinistra); della laicità dello Stato e delle libertà individuali; delle politiche in favore dello sviluppo del Mezzogiorno d'Italia; di una politica fiscale che andasse a colpire il grande capitale, ma tutelasse l'iniziativa privata; della riduzione delle spese militari, in favore dell'aumento del bilancio alla pubblica istruzione. I socialisti democratici furono anche i primi, peraltro, in Italia, a parlare di obiezione di coscienza al servizio militare (ben prima dei radicali di Marco Pannella) e a promuovere l'abolizione della coscrizione obbligatoria.

Come ricorda il prof. Donno nei suoi saggi, l'utilità storica del Piano Marshall, in ogni caso, secondo gli esponenti del PSLI, doveva essere legata a: “parità dei diritti degli Stati aderenti; porta aperta all'Unione Sovietica e alle nazioni dell'Europa orientale; nessuna riabilitazione delle vecchie caste capitaliste e militariste responsabili del nazifascismo e della guerra; inserimento delle masse lavoratrici nella gestione dello Stato e dei grandi mezzi di produzione; coordinamento dei piani di ricostruzione nazionale con quelli degli altri Paesi europei”.

Relativamente all'adesione al Patto Atlantico, nel 1949, il PSLI invece si divise. Ciò portò a una scissione e alla fondazione del PSU, costituito dalla corrente “Critica Sociale” di Mondolfo e Faravelli, che diede la sua adazione al Patto Atlantico.

Se, da una parte, il PSU diede adesione al Patto Atlantico, in ambito di politica interna criticò il PSLI di Saragat per il suo voler proseguire la collaborazione governativa con la DC, accusandolo di essere la “coda marxista della DC”.

Molti socialisti democratici, invece, preferirono astenersi, relativamente al Patto Atlantico, fra cui Mario Zagari, mentre altri, come Piero Calamandrei, votarono contro, ritenendo inaccettabile che l'Italia potesse aderire ad uno dei due blocchi, rinunciando alla sua funzione mediatrice e di promozione della pace internazionale.

A ridosso delle elezioni del 1948, come ricorda il prof. Donno, gli esponenti del PSDI contribuirono a organizzare convegni per la promozione della cosiddetta “terza forza”, ovvero un'aggregazione di forze laiche, socialiste e repubblicane, che avesse come obiettivo l'ammodernamento e la sburocratizzazione della macchina amministrativa e si contrapponesse tanto alla DC quanto al PCI, oltre che al neonato MSI.

A tali convegni contribuirono attivamente personalità di area azionista, socialista democratica e repubblicana quali Ernesto Rossi, Aldo Garosci, Mario Pannunzio, Tristano Codignola Piero Calamandrei e altri e portarono, per molti versi, ad essere la base per la creazione della lista Unità Socialista, che si presenterà alle elezioni del 4 e 5 aprile 1948, ottenendo il 7,1% dei voti alla Camera dei Deputati (34 deputati) e il 7% al Senato (12 senatori).

Risultato considerato modesto, se pensiamo che la DC prese il 48,5% dei voti e il Fronte Democratico Popolare (PCI e PSI uniti) ottenne il 30,98%, ma tale lista socialista e laica si posizionò comunque al terzo posto e la DC le offrì – pur senza essere obbligata a farlo, visto il gran numero di voti conseguiti – una nuova collaborazione governativa.

La DC di De Gasperi sapeva infatti molto bene che, per mantenere buoni rapporti con le forze sociali, era opportuno coalizzarsi con i socialisti democratici, così come si alleò anche con il Partito Repubblicano Italiano e il Partito Liberale Italiano per ottenere il consenso delle maggiori forze economiche laiche italiane dell'epoca.

Pur fra alti e bassi, nasceva così il V Governo De Gasperi. Governo centrista, equilibrato a sinistra grazie all'apporto del PSLI, che diede un contributo a sostegno dell'istruzione pubblica, nella lotta ai privilegi, in favore dei lavoratori e della ricostruzione industriale.

Giuseppe Saragat sarà nominato Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Roberto Tremelloni sarà Ministro senza portafoglio e, al socialista democratico Ivan Matteo Lombardo, sarà assegnato il Ministero dell'Industria e del Commercio.

Scissioni e ricomposizioni, in casa socialista, non erano ancora finite, ma di questo parleremo in altro articolo, sempre grazie agli ottimi studi del prof. Michele Donno, il quale ha saputo ricostruire la storia di questo piccolo partito socialista che ha contribuito a rendere grande quell'Italia che altri, dal 1993 ad oggi, hanno contribuito, purtroppo, a distruggere.

Luca Bagatin

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Simbolo del PSLI dal 1947 al 1948

 
Simbolo del socialismo democratico dal 1948 al 1983

sabato 14 ottobre 2023

A prevalere sia il dialogo, non le bombe. Articolo di Luca Bagatin

Qualche giorno fa, in un articolo, rilevavo come, in questi tempi oscuri, fra incapacità politica, fondamentalismo (da ogni parte), mancanza di prospettive e di solide basi scientifico-culturali, si senta fortemente la mancanza di figure politiche della statura di Bettino Craxi e di Giulio Andreotti.

Figure capaci di comprendere le ragioni di tutti, di dialogare tanto con il mondo atlantista (aderendovi, ma in modo responsabile e tutt'altro che ideologico), che con il mondo sovietico e con quello arabo laico, in chiave anti-fondamentalista e anti-terrorista.

Quello spirito di dialogo, oggi, è del tutto assente a livello geopolitico.

Uno spirito di dialogo contro ogni rappresaglia, contro ogni bomba, contro ogni attacco che distrugga vite umane innocenti.

Oggi – come ieri tendevano a prevalere gli opposti estremismi di piazza – sembrano prevalere le opposte tifoserie. Tifoserie che, come gli opposti estremismi bombaroli degli Anni '70, non aiutano certo la comprensione e il dialogo.

Tifoserie che inondano non solo le piazze, ma finanche le redazioni dei giornali, i talk show, i parlamenti nazionali e dell'UE.

Tifoserie che sembrano sorte dopo l'”annus horribilis” 1993, dalle macerie dei partiti democratici e di governo, che sono stati volutamente annientati.

Dal 1993 ad oggi, non a caso, al governo, non abbiamo più il caro vecchio centro-sinistra (composto da DC, PSI, PSDI, PRI, PRI), guidato da personalità serie, responsabili, riformiste, che magari sono cresciute alla scuola politica di Saragat, Pacciardi, De Gasperi, Nenni ed altre eminenti personalità storiche.

Oggi abbiamo, purtroppo, tanto in Parlamento che al governo o nei talk show, gli eredi degli opposti estremismi, di destra e sinistra (provenienti tanto dal MSI, quando dal PCI o dalla militanza sessantottina), ormai tutti uniti dal fondamentalismo liberal-capitalista, dall'irresponsabilità in politica estera e dal taglio, non già ai privilegi della casta (che affermavano, demagogicamente, di voler abbattere), bensì a quello che rimane della sanità e dell'istruzione pubblica.

E così è nel resto dell'Unione Europea.

Socialisti e Popolari sostituiti da pseudo “socialisti” e pseudo “popolari”, che rispondono più alle logiche del business che alle reali necessità del cittadino, oltre che ai Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Presidenti degli USA, peraltro, giustamente spesso criticati dalla libera stampa statunitense, che da noi, purtroppo, viene scarsamente letta o raramente presa in considerazione.

A prevalere dovrebbe essere sempre la ragionevolezza e il dialogo e l'unica bandiera che dovrebbe essere innalzata dovrebbe essere quella della stabilità, della concordia fra i popoli, del mutuo aiuto e della cooperazione internazionale.

Aspetti che, giustamente, furono al centro dei governi dell'unico vero centro-sinistra che l'Italia conobbe (dal 1948 al 1992) e di un'Europa che ebbe quali esponenti personalità del calibro di Charles De Gaulle e Francois Mitterrand.

Non ci può, né ci deve mai essere il prevalere di una forza su un'altra. E bene lo compresero riformisti quali Shimon Peres e Yasser Arafat, che seppero dialogare e, nel 1993, giungere ad un accordo.

A livello internazionale, oggi, sembra che a incarnare quello spirito di responsabilità e riformismo tipico dei governi ante 1993, sia il Brasile socialista di Lula, lo Stato Città del Vaticano del Papa Francesco e la Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping.

Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, alcuni giorni fa ha fatto importanti dichiarazioni, facendo presente come sia “urgentemente necessario un intervento umanitario internazionale”. Proseguendo affermando che “È urgentemente necessario un cessate il fuoco in difesa dei bambini israeliani e palestinesi”. Affermando altresì che Hamas dovrebbe rilasciare i bambini israeliani “rapiti alle loro famiglie”. E, al contempo, ha invitato Israele a cessare i bombardamenti per permettere ai bambini palestinesi e alle loro madri di lasciare Gaza attraverso il confine con l'Egitto”. “Ci deve essere un minimo di umanità nella follia della guerra”, ha aggiunto il Presidente Lula, il quale ha altresì fatto presente come il Brasile intenda, in sede ONU, adoperarsi per la fine definitiva del conflitto, continuando a lavorare per la promozione della pace e la tutela dei diritti umani nel mondo”.

Anche il Vaticano si sta adoperando in tal senso, condannando i crimini commessi da Hamas, promuovendo la soluzione della creazione di due Stati, permettendo così a palestinesi e israeliani di convivere pacificamente.

Dello stesso avviso la Repubblica Popolare Cinese, che già il 13 settembre scorso, attraverso il suo Ministero degli Affari Esteri, aveva promosso una proposta di riforma della governance globale, con al centro la salvaguardia della pace e della stabilità mondiale.

Nel documento, la Cina, per quanto concerne la questione israelo-palestinese ha affermato che essa “condanna fermamente ogni forma di terrorismo ed estremismo. La Cina si oppone all’associazione del terrorismo e dell’estremismo con un particolare Paese, gruppo etnico o religione, si oppone ai doppi standard in materia di antiterrorismo e si oppone alla politicizzazione o alla strumentalizzazione della questione dell’antiterrorismo” e “sostiene fermamente la giusta causa del popolo palestinese volta a ripristinare i suoi legittimi diritti nazionali. La soluzione fondamentale alla questione palestinese è la creazione di uno Stato palestinese indipendente che goda di piena sovranità”.

In merito alla questione ucraina, la Cina ha ribadito la sua posizione, ovvero che “La sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettate. Tutti gli sforzi volti ad una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere sostenuti. Nessuno guadagna da conflitti e guerre. Imporre sanzioni, esercitare pressioni o aggiungere benzina sul fuoco non farà altro che aggravare la situazione. È importante mantenere il rispetto reciproco, abbandonare la mentalità della guerra fredda, smettere di allearsi per alimentare il confronto nei campi e lavorare per costruire un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile”.

Il documento cinese del settembre scorso, inoltre, mette al bando ogni utilizzo delle armi nucleari in guerra, sostiene la necessità di lottare contro il cambiamento climatico, stigmatizza ogni uso dell'energia nucleare “a scapito dell'ambiente e della salute umana” e “sostiene fermamente il ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali”.

Chissà se tale spirito riformista, che dovrebbe vedere nuovamente una seria alleanza fra spiriti laico-socialisti (autentici e non liberal-capitalisti) e moderati-cristiani (autentici e non fondamentalisti o clericali) potrà rinascere anche in Europa, dopo almeno trent'anni di assenza.

Personalmente sono molto pessimista, ma, ad ogni modo, già sarebbe qualcosa se le nuove generazioni evitassero gli errori delle generazioni dei propri padri (che volevano fare la “rivoluzione”, mentre in realtà hanno gettato le basi per la controrivoluzione) e ricominciassero ad imparare dalle generazioni precedenti. Quelle che – uscite dagli orrori della guerra - si sono rimboccate le maniche e hanno costruito un futuro in cui democrazia, giustizia sociale e libertà fossero al centro del progetto politico. Questo almeno dal 1945 al 1992. Dopo di allora...il diluvio!

Luca Bagatin

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mercoledì 11 ottobre 2023

La mancanza di Craxi alla Presidenza e di Andreotti agli Esteri si sente eccome. Articolo di Luca Bagatin

Probabilmente mai come in questo periodo storico, servirebbero un Bettino Craxi Presidente del Consiglio e un Giulio Andreotti Ministro degli Esteri.

I Presidenti del Consiglio e degli Esteri degli ultimi venticinque anni e, soprattutto, degli ultimi anni, hanno dimostrato totale incompetenza, inconsistenza e incoerenza, ovvero nessuna strategia e serietà, in ambito geopolitico, sociale e economico.

Personalmente, avendo molto presto aderito agli ideali socialisti libertari e democratici, sono – sin da quando ero adolescente - un sostenitore della Prime Repubblica e dei governi di centro-sinistra di allora (unico e autentico centro-sinistra in Italia, non le accozzaglie confuse e di potere sorte dal 1994 in poi).

In questo senso, nella cosiddetta Seconda Repubblica, aderii, nel 2004 al Nuovo PSI giudato dall'amico Gianni De Michelis e, nel 2008, al Partito Repubblicano Italiano.

Nel 2013 lanciai la proposta, a tutti coloro i quali si richiamavano ai partiti laici della Prima Repubblica (socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali), la candidatura a Sindaco di Roma dell'ex On. Ilona Staller, in arte Cicciolina e lo feci riproponendo un nome trasgressivo della Prima Repubblica. Ad accettare tale candidatura, ma solamente alla carica di Consigliere comunale, fu il rinato Partito Liberale Italiano, nel quale mi candidai infatti, da socialista e repubblicano, assieme all'amica Ilona.

Rimasi ad ogni modo presto deluso da queste nuove riedizioni di partiti laici, pieni di divisioni, leadership deboli e incapaci di imporsi nel nuovo quadro politico italiano. E non smisi mai di sottolineare il mio disappunto, con articoli e interventi, anche su Radio Radicale.

Ricordo con grande stima solamente Gianni De Michelis, che tentò di recuperare la tradizione craxiana, ma, purtroppo, Silvio Berlusconi dei quale fu amico e consigliere, non ebbe nemmeno il coraggio di nominarlo Ministro degli Esteri, preferendo personalità deboli e, francamente, molto poco ferrate in materia (non ultimo Tajani, sul quale evitarei qualsiasi commento).

Penso che, da tempo, l'Italia e l'Europa siano prive di strategie e prospettive serie e preferiscano scegliere la strada della sudditanza a degli Stati Uniti d'America guidati, a loro volta, da un Presidente senza strategie, prospettive e logica.

La progressiva distruzione dell'istruzione pubblica, la mancata selezione di una classe dirigente attraverso metodi seri e meritocratici e l'asservimento a potentati internazionali (peraltro del tutto privi di logica), hanno contribuito a portare il nostro Paese e il nostro continente a livelli molto bassi, sotto il profilo politico, economico e geopolitico, oltre che sull'orlo di conflitti che andrebbero sanati e spenti al più presto possibile, anziché alimentati.

Senza dilungarmi troppo, vorrei riproporre qui un articolo che scrissi alcuni mesi fa (pubblicato, oltre che su questo blog, anche da “Olnews”, “Electomagazine”, “Liberalcafé” e “La Giustizia”), e che mi valse anche l'apprezzamento del prof. Giancarlo Elia Valori, che mi contattò per complimentarsi.

E' un articolo nel quale ricordo, ma soprattutto sottolineo, la lungimiranza dei governi della Prima Repubblica. Quando in Italia e Europa vi era ancora un minimo di lucidità, razionalità, spirito riformista e democratico.

Non saprei dire se queste riflessioni possano essere, in qualche modo, utili. Probabilmente lo saranno se le nuove generazioni avranno la voglia di approfondire e di comprendere. Fuori dai pregiudizi, dagli scemi precostituiti e da opposte tifoserie, che non permettono alcun tipo di ragionamento, ma, anzi, sono funzionali a mantenere un clima di ignoranza e di discordia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Elogio della Prima Repubblica

Articolo di Luca Bagatin dell'11 luglio 2023

Con la morte, a 97 anni, di Arnaldo Forlani, se ne va uno degli ultimi esponenti della Prima Repubblica.

Quella che ha garantito stabilità, prosperità e ordine al Paese e a riconoscerlo dovrebbero essere, oggi, persino coloro i quali tanto la criticarono.

Lungi dall'osannare la DC, dalla quale – da buon laico-socialista e anticlericale fin da quando ero ragazzino - mi sono sempre sentito distante, ho comunque sempre riconosciuto ai suoi grandi esponenti e in particolare al Quadripartito (DC – PSI – PSDI – PRI) e al Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), un ruolo fondamentale nel garantire all'Italia un posto importante nel mondo e una stabilità completamente perduta dagli Anni '90 in poi.

Anni '90 in poi che hanno aperto al caos. Un caos favorito da quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli” (che fu già anticipata dal falso scandalo P2 un decennio prima, che peraltro costrinse Forlani alle dimissioni da Presidente del Consiglio).

Un caos che ha favorito l'alta finanza sorosiana e liberal-capitalista; la nascita di un'Unione Europea autoreferenziale e oligarchica; il dilagare del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un' “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; la sistematica distruzione del welfare state (che tanto contribuì a costruirlo un grande socialista quale fu l'ex Ministro della Sanità Luigi Mariotti); la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell'economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica); la sistematica distruzione della scuola pubblica (arrivando a promuovere facilmente chiunque, anche e soprattutto chi non studia o chi vilipende il corpo insegnante. Mentre un tempo, chi non aveva voglia di studiare, veniva caldamente invitato a trovarsi un lavoro ed aveva successo in quello e non veniva mantenuto a vita dalla collettività); la sistematica distruzione della sanità pubblica (il che ha favorito la sanità privata, con costi insostenibili per i cittadini, spesso costretti a non curarsi); il sistematico avvento delle baby gang di cui nessun governo sembra rendersene conto (un tempo esistevano i riformatori per i minori delinquenti e la leva militare era obbligatoria e ai giovani si insegnava in primis il rispetto e il servizio alla comunità); la sistematica distruzione del ruolo dei sindacati, ormai diventati totalmente amici dei governi di turno e di un padronato spesso sfruttatore e non all'altezza di quello del passato.

Questo per evidenziare solo alcuni degli aspetti che la distruzione della classe politica della Prima Repubblica e l'avvento di forze di pseudo “anti-sistema” hanno comportato.

La pseudo-sinistra a guida PCI-PDS-DS-PD; il MSI-AN-Fratelli Meloni; la Lega di Salvini; i Cinque Stelle e i gruppetti di Renzi, Bonino e Calenda, tutti uniti dalla lotta alla Prima Repubblica, al grido di “onestà, onestà, onestà” e tutti uniti a sostenere – nemmeno un anno fa – il peggior governo della Storia, ovvero il Governo Draghi (e il già Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ebbe a spiegare molto su chi era Draghi) - cosa hanno prodotto?

Il caos attuale. In linea peraltro con quanto accaduto in tutto il mondo liberal-capitalista occidentale, ove i socialisti autentici (come Gonzales, Papandreu e Mitterand) sono stati sostituiti da pseudo-”socialisti” (Scholz, Sanna Marin, Stoltenberg...) guerrafondai, liberisti e ultra atlantisti, di un atlantismo irresponsabile e ideologico, che nulla ha a che vedere con quello responsabile degli anni del passato.

Un passato che vedeva l'Italia e l'Europa dialogare con tutti.

Con un Giulio Andreotti che amava così tanto la Germania da preferirne due.

Con un dialogo costante con il mondo laico-socialista arabo, con quello jugoslavo e dell'Est.

Senza assurde contrapposizioni e soprattutto senza servili e ideologiche subalternità agli USA.

Quello spirito di responsabilità, serietà e stabilità si è perduto, in tutta Europa.

E lo abbiamo perduto, in Italia, anche proprio grazie a quelle forze pseudo “anti-sistema” già citate, che nemmeno una personalità della vecchia guardia come Silvio Berlusconi è riuscito ad arginare.

Quale speranza per il presente e il futuro?

Non sono affatto ottimista.

Leggo con interesse le analisi di un autorevole osservatore come Giancarlo Elia Valori e mi consolo. Ma egli è ancora un esponente di una generazione nata negli Anni '40. Una generazione che è cresciuta in anni in cui l'Italia si risollevava dalla guerra e sapeva cosa significavano le difficoltà e occorreva non solo rimboccarsi le maniche, ma anche studiare, lavorare con pazienza, razionalità e intelligenza.

Una generazione che ha dato alla luce ottimi Ministri degli Esteri e del Lavoro come Gianni De Michelis, poi ingiustamente maltrattati da media sempre pronti a una sciocca invettiva, alimentata da una piazza ignorante, che ama slogan e semplificazioni e finisce per votare proprio quei movimenti pseudo “anti-sistema” che, infondo, finiscono per sostenere il vero Potere, figlio prediletto del danaro.

E siamo qui, nel 2023. In pieno caos e irrazionalità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/07/elogio-della-prima-repubblica-articolo.html


lunedì 9 ottobre 2023

I conflitti si risolvono comprendendo tutti i punti di vista. Una società più giusta si ottiene ponendo un tetto alla ricchezza, ovvero ai desideri. Riflessioni di Luca Bagatin

Studiando la Storia, leggendo, approfondendo e confrontandomi con realtà e mentalità differenti, ho imparato che non esistono bene e male, giusto o sbagliato, ma semplicemente punti di vista differenti.
Le persone si dividono in fazioni, pensando di avere ragione. Ma in realtà non vedono altro che il proprio punto di vista.
La realtà è molto più complessa.
Ma comprendere che non esiste né bene né male, né buoni né cattivi, spaventa le masse.
Perché temono di perdere la loro personale idea di "verità".
Che, in realtà, esiste solo nella loro testa.
 
(Luca Bagatin)
 
In generale non simpatizzo per i ricchi perché, chi è ricco, vorrebbe sempre di più, non si accontenta mai, spesso disprezza i poveri e, soprattutto, non ha una visione complessiva della realtà, non essendo in grado di avere contezza del valore effettivo delle cose.
Nessuno dovrebbe mai diventare ricco, né aspirare alla ricchezza. 
Chi lo fa compie il primo passo per corrompere sé stesso, moralmente e spiritualmente.
Tutti dovrebbero, invece, avere il necessario per vivere e per apprezzare le piccole cose dell'esistenza.
Né di più, né di meno. 

(Luca Bagatin)

sabato 7 ottobre 2023

Le prospettive del Nepal socialista. Articolo di Luca Bagatin

Il Primo Ministro del Nepal, nonché leader del Partito Comunista del Nepal (Centro Maoista), Pushpa Kamal Dahal Prachanda, ha visitato la Repubblica Popolare Cinese dal 23 al 30 settembre e ha rilasciato un'intervista al quotidiano “Global Times”.

Nell'intervista ha dichiarato – fra le altre cose che - “Il Nepal ha urgentemente bisogno di creare più posti di lavoro per affrontare il problema della disoccupazione, aumentare la produttività, espandere la produzione di beni e servizi esportabili, esplorare nuovi mercati per l’esportazione, controllare l’inflazione e mantenere la bilancia commerciale. Questi obiettivi rappresentano le mie principali priorità”.

Relativamente alla Cina, con la quale il Nepal ha un ottimo rapporto, sin dagli Anni '50, ha fatto presente che: “La Cina è diventata la seconda economia più grande del mondo, dimostrando notevoli risultati nella trasformazione socio-economica della sua società. In particolare, la Cina funge da pilastro significativo del sostegno economico per il Nepal. Dall'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Nepal e Cina nel 1955, la Cina ha svolto un ruolo importante nell'assistere le infrastrutture e gli sforzi di sviluppo del Nepal. Molti di questi progetti hanno un'enorme importanza per il progresso della nostra nazione. Mentre la Cina continua ad avanzare, il suo sostegno e i suoi investimenti in Nepal sono in continua crescita. Il Nepal vede la traiettoria di sviluppo della Cina come un’opportunità, con la BRI [Belt and Road Initiative] che funge da piattaforma adeguata per migliorare la connettività multidimensionale trans-himalayana”.

Relativamente al socialismo in Nepal, Prachanda ha dichiato che “La Costituzione del Nepal definisce il Nepal come uno stato orientato al socialismo. A mio avviso, il socialismo, le idee e gli insegnamenti del Presidente Mao rimangono rilevanti per trasformare il Nepal in un Paese socialista (…). Allo stesso modo, il Nepal determinerà il proprio percorso come Paese orientato al socialismo che si adatta al suo sviluppo politico storico e alle attuali realtà geopolitiche. Non si tratta del Nepal che imita il socialismo cinese e il presidente Mao Zedong. Il socialismo cinese e le idee di Mao ci offrono preziosi spunti per migliorare lo status socioeconomico delle classi di persone oppresse ed economicamente svantaggiate”.

E, relativamente alle conquiste ottenute dal Nepal negli ultimi decenni, il leader comunista e Primo Ministro Prachanda ha dichiarato che “Direi che i nostri sogni si sono parzialmente realizzati. Politicamente, il Paese ha rovesciato una monarchia secolare e si è trasformato in una repubblica. Ciò non sarebbe stato possibile senza la nostra “Guerra popolare”. Ora, agli occhi della Costituzione e delle leggi, tutti i cittadini sono uguali. Il Paese ha adottato politiche inclusive che tutelano i diritti fondamentali delle persone di ogni ceto sociale. Dal livello più alto come il Parlamento e altri organi costituzionali al livello più basso delle rappresentanze politiche, come i comitati di quartiere, dalle istituzioni governative alle cooperative, dalle assunzioni in posti di lavoro governativi all'ammissione degli studenti nelle università, sono state assicurate alcune riserve per le persone provenienti da gruppi emarginati come le donne, le persone economicamente povere e le classi svantaggiate”.

Nonostante tali conquiste il leader nepalese ammette che vi è ancora molto da fare nel suo Paese: “Devo ammettere che nel settore economico resta ancora molto da fare. I progressi economici, tecnici ed educativi richiedono più tempo per mostrare risultati visibili. Per ottenere progressi in questi settori, abbiamo bisogno di sforzi coerenti e a lungo termine e, soprattutto, di consenso nazionale”.

Il premier nepalese Pushpa Kamal Dahal Prachanda ha, fra le altre cose, ribadito che fra gli obiettivi del suo Paese – il quale mantiene una politica estera non allineata – vi è quelli di “Garantire una pace globale, una governance efficace, sostenere lo stato di diritto, promuovere l'unità nazionale e raggiungere il consenso politico”. Obiettivi ritenuti necessari per una “stabilità a lungo termine della nazione e per promuovere un ambiente economico solido”.

Pushpa Kamal Dahal Prachanda, classe 1954, divenne leader del Partito Comunista Maoista Nepalese nel 1994 e ha guidato la rivolta anti-monarchica dal 1996 al 2006, che ha portato all'abdicazione del Re Gyanendra, alla proclamazione della Repubblica e all'istituzione di un'Assemblea Costituente.

Prachanda fu eletto Primo Ministro per la prima volta nel 2008, quando il suo partito ottenne la maggioranza dei seggi alle elezioni dell'Assemblra Costituente.

Fu rieletto per un secondo mandato nel 2016 e per un terzo mandato nel dicembre 2022, sostenuto da una coalizione costituita da comunisti e socialisti.

Luca Bagatin

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giovedì 5 ottobre 2023

Quando a proporre il salario minimo fu - per primo - il Partito Socialista Unificato, nel 1969

 

Dal discorso dell'On. Pietro Longo al Congresso del Partito Socialista Democratico Italiano del febbraio 1971

 
In un'epoca in cui, in Europa, il socialismo democratico - autentico - è morto nel 1992/93 (e coloro i quali si dicono "socialisti europei", nei fatti, non lo sono affatto), e in cui in Italia, la destra e la sedicente sinistra fanno poco o nulla per i diritti sociali, interventi di questo tipo meritano di essere ricordati.
Seguiranno, prossimamente, mei articoli sulla storia del socialismo democratico in Italia e, prossimamente, sarà pubblicato un mio saggio dal titolo "Ritratti del Socialismo".
 
(Luca Bagatin) 

lunedì 2 ottobre 2023

Riflessioni su pesche, ovvero famiglia, fake news e intelligenza artificiale by Luca Bagatin

 

Non sono familista e non penso esista persona che crede meno di me al concetto di famiglia.

Detto questo, penso che sia normalissimo e giusto che un figlio, che è stato cresciuto da entrambi i genitori, voglia che questi non si separino.

È logico. È come se uno dei due genitori venisse a mancare per sempre. Il figlio ne risente e ci sta male.

Questo non vuol dire essere retrogradi (come direbbero i progressisti al caviale di casa nostra), ma essere umani.

Proprio per questo credo molto poco nel concetto di famiglia.

Quanti sono i genitori che crescono i propri figli come se fosse una missione?

Quanti sarebbero disposti a difendere fino alla fine la propria famiglia?

Se esistono, benissimo, hanno la mia stima.

Diversamente non hanno affatto la mia stima.

In generale non ho simpatia per la figura del genitore medio. In particolare in questa epoca moderna, in cui l'edonismo prevale sulla responsabilità.

E, pertanto, non credo minimamente al concetto di "famiglia tradizionale" propagandato dai conservatori al caviale di casa nostra.

(Luca Bagatin)

Filosoficamente, la verità, non esiste.

Non è affatto rivoluzionaria, come diceva Gramsci, ma è un concetto relativo.

Per questo trovo totalmente arbitrario e potenzialmente pericolosa per la democrazia la cosiddetta lotta alle fake news.

(Luca Bagatin) 

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale ha potenzialità enormi, ma, sono convinto che, come ogni innovazione tecnologica - in particolare in questo campo - porterà le persone a diventare più pigre, apatiche e dipendenti dalla tecnologia stessa.

Ovvero più stupide, cosa che sta avvenendo da tempo a livello globale.

Sviluppando al massimo la tecnologia, certo, potremmo tutti lavorare poco o nulla e si potrebbe anche pensare di ricevere uno stipendio pubblico. Questo sarebbe bellissimo ma... temo che tutto ciò potrerebbe a un impigrimento e a un imbarbarimento generale.

Forse, uscire dal sistema tecnologico-industriale quanto prima, sarebbe una strada razionale e preferibile.

(Luca Bagatin) 

domenica 1 ottobre 2023

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

Esattamente trent'anni fa, nell'ottobre 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giusiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neozaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale dedicherò un futuro articolo), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it