lunedì 28 settembre 2026

Il socialismo che non c'è più e la sinistra che serve all'Italia. Cacciari ha ragione. Articolo di Luca Bagatin

 

Massimo Cacciari ha assolutamente ragione.

Una sinistra moderata fa vincere la destra.

E' storicamente sempre stato così. Già ai tempi del fascismo montante ad avere ragione erano i fiumani, i dannunziani, i sindacalisti e i socialisti rivoluzionari, non i gradualisti turatiani, che, con la loro moderazione finirono per rendere alle masse più credibile uno scalmanato Mussolini che, partendo dalla sinistra socialista, finì per costituire un movimento social-confuso, imperialista, razzista, traditore nei confronti delle masse ed in favore del padronato industriale.

Avevano e avrebbero ragione, dunque, coloro i quali, come giustamente afferma Cacciari, propongono riforme radicali.

E in questo Paese e continente ce ne vorrebbero di riforme radicali.

Dalla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia a investimenti massicci in sanità, ricerca, istruzione e in ordine pubblico (il fenomeno delle baby gang è purtroppo sottovalutato e ancora poco preso sul serio); da un nuovo primato in politica estera, ricucendo i rapporti con la Russia e valutando l'entrata nei BRICS, alla costruzione di una nuova Europa, sovrana, indipendente e economicamente giusta, ponte e trait-d'union fra Ovest ed Est, Nord e Sud del mondo.

Non sarà certo con un nuovo e peraltro sedicente “riformismo” (o con un becero “liberalismo”) che si batteranno le destre e le estreme destre di cui, peraltro, il PD e i suoi alleati (che negli anni hanno contribuito a smantellare lo Stato sociale e ad attuare tutte le politiche di deregolamentazione economica e del mercato del lavoro) fanno ampiamente parte.

Tutti aspetti di cui ho scritto in moltissimi articoli e anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Alla fine di agosto, nel mio articolo dal titolo “Ma quale riformismo? Dov'è finito il socialismo? (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/ma-quale-riformismo-dove-finito-il.html) scrivevo, fra le altre cose: “Quella che, nel mondo Occidentale, un tempo era sinistra o rappresentava ideali socialisti (giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica), ha finito, dalla metà degli Anni '90 in poi, per annacquarsi nel liberalismo o liberal capitalismo, che, in certa misura, sembra essere esaltato proprio da Taddio nel suo articolo.

Liberal capitalismo che, insinuandosi e annacquando il socialismo, ha finito per distruggere i diritti sociali (dallo svuotamento di alcune delle principali conquiste dello Statuto dei lavoratori, alla promozione delle liberalizzazioni), fino al sostegno incondizionato alle guerre di aggressione a guida statunitense e NATO, dalla Jugoslavia al conflitto russo-ucraino, tutti aspetti ampiamente sostenuti in particolare dal PD e in gran parte dai suoi alleati.

Questo è avvenuto, in Italia, in particolare grazie ai vari Prodi, D'Alema, Bersani, Letta, Renzi e la Schlein non sembra più di tanto discostarsene.

In altri Paesi è avvenuto grazie agli pseudo laburisti alla Tony Blair e alla Keir Starmer; grazie agli pseudo socialdemocratici tedeschi alla Schulz; agli pseudo socialisti francesi alla Hollande e così via. Tutta gente che, guarda caso, ha perso inesorabilmente voti... in favore dell'estrema destra!

Anche negli USA, sedicenti progressisti come Clinton, Obama e Biden, hanno spinto sull'acceleratore delle guerre di aggressione. Bombardando peraltro Paesi laico-socialisti come la Siria e la Libia e inasprendo le sanzioni al Venezuela e a Cuba.

Dove sarebbe, dunque, questo presunto socialismo e questa presunta sinistra nelle file del “progressismo” Occidentale, che ha, anzi, ampiamente contribuito all'avvento dell'estrema destra?”.

E concludevo spiegando che ciò che oggi manca in Italia e in gran parte d'Europa, è “un'area socialista e di sinistra, come quella in Spagna con Pedro Sanchez e Pablo Iglesias; in Francia con Jean-Luc Mélenchon e i bonapartisti di sinistra; in Germania con Sahra Wagenknecht; in Gran Bretagna con Jeremy Corbyn, Zack Polanski e George Galloway; in Slovacchia con Robert Fico e Peter Pellegrini; in Bulgaria con Rumen Radev; in Moldavia con Igor Dodon e i socialisti moldavi...

Un'area che spazzi via ogni forma di liberal capitalismo, di servilismo nei confronti di Paesi stranieri, di ipocrisia. E che ricostruisca forme, come già ho spesso scritto, di comunità organizzata e ordinata, giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica”.

In sostanza spiegavo ciò che afferma oggi Cacciari.

E, in un altro articolo successivo, dei primi di settembre, dal titolo “Da Monti a Vannacci: quando le élite alimentano ciò che dicono di voler combattere” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/da-monti-vannacci-quando-le-elite.html), ricordavo che “Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio, i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri), che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già troppo tardi”.
E ho concluso scrivendo: “Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.

Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica”.

Purtroppo mi dispiace dire che è ormai troppo tardi.

Perché in Italia il socialismo e una sinistra in grado di proporre riforme radicali non esiste più e da molti decenni. Oltre al fatto che non esiste più da molti decenni una classe politica seria, lungimirante e al servizio della comunità.

Non abbiamo più né un Partito Socialista Italiano, né un Partito Repubblicano Italiano degni di questo nome, quando erano all'estrema sinistra finanche dei comunisti. Parliamo dei tempi di De Ambris, Mario e Guido Bergamo, Chiostergi, Belloni e Bottai.

Oggi un'estrema sinistra repubblicana e socialista, fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica e società moralizzata e ordinata, servirebbe come l'acqua per un assetato.

Così come servirebbero personalità non necessariamente estreme, ma lungimiranti, serie e pragmatiche, come furono Bettino Craxi, Gianni De Michelis, Giulio Andreotti e in parte anche Silvio Berlusconi.

Ovviamente tutto ciò è un'utopia, ma sentire Cacciari che afferma ciò che afferma, almeno un po', fa bene alla mente e al cuore, in quest'epoca oscura e composta in gran parte da sconsiderati, ignoranti e irresponsabili.

Luca Bagatin

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venerdì 25 settembre 2026

La Cina socialista tende la mano agli USA: Xi, pragmatismo, pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

 

La Cina socialista, lo ha dimostrato più volte, fonda la sua politica interna sullo sviluppo delle forze produttive a beneficio della comunità e su una società ordinata, stabile e armoniosa.

Per quanto riguarda la politica estera, essa lavora per il multilateralismo, la cooperazione win-win, il libero commercio, l'inclusività, lo sviluppo del Sud del mondo e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ricevuto da Trump con tutti gli onori, in questi giorni, incarna perfettamente questa tradizione di lungimiranza politica, socialista e democratica.

Nel suo discorso tenuto alla cena offerta da Trump, alla Casa Bianca, il 24 settembre 2026, il Presidente cinese ha teso una mano agli USA e spiegato come la sua politica sia e sarà volta a sostenere un'ulteriore crescita dei legami bilaterali fra i due Paesi.

“Oggi, il Presidente Trump e io abbiamo avuto scambi sinceri e approfonditi e abbiamo raggiunto un'intesa comune su molte questioni”, ha affermato Xi Jinping.

Egli, come nella tradizione cinese, ha fatto riferimento alla Storia comune fra i due Paesi, ricordando che “Più di 200 anni fa, subito dopo la sua indipendenza, gli Stati Uniti hanno rivolto lo sguardo alla Cina. I nostri due Paesi hanno iniziato a commerciare tra loro, scambiandosi beni per soddisfare le reciproche esigenze e attingere ai rispettivi punti di forza complementari. Di fatto, il Presidente George Washington aveva acquisito personalmente un'ampia collezione di porcellane cinesi”. Ed ha ricordato quando il popolo cinese e statunitense si sono trovati fianco a fianco, nella lotta “Oltre 80 anni fa, il popolo cinese e quello americano si sono trovati fianco a fianco nella lotta contro gli aggressori militaristi giapponesi. Insieme abbiamo aperto la famosa rotta aerea "The Hump" sopra l'Himalaya. Durante la Guerra di Resistenza contro l'aggressione giapponese, i soldati e i civili cinesi hanno salvato centinaia di piloti americani a costo di centinaia di migliaia di vite cinesi. Un'amicizia simile, forgiata nel sangue e nel fuoco, vivrà sicuramente attraverso le generazioni”.

Xi ha anche ricordato la politica di normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi, avviata da Mao e Nixon.

Ed ha concluso il suo discorso ricordando come i due Paesi abbiano compiuto passi significativi e che occorre coltivare “i bellissimi fiori dell'amicizia tra Cina e Stati Uniti”, per scrivere “un nuovo capitolo” delle relazioni amichevoli fra i due Paesi.

Un sincero discorso di pragmatismo e pace, in quest'epoca di divisioni e tumulti, promosso dal leader di ormai pressoché la maggiore potenza al mondo, che fonda il suo successo proprio sulla pace, il pragmatismo e la volontà di costruire una “comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Non stupisce, anzi, che Melania Trump, nata e cresciuta nella Jugoslavia socialista di Tito, nel 1970, abbia dichiarato a Fox News: “Sono cresciuta sotto il comunismo e, onestamente, non mi è mancato niente. Ho avuto un'infanzia bellissima”. Anche se, certo, aggiunge che “Non si era liberi come qui negli Stati Uniti oggi”.

Ma questo significa però anche che non c'erano ragazzi armati che, come purtroppo accade negli USA, possono arrivare a compiere stragi nelle scuole: alla faccia della "libertà" di oggi! Anche questo andrebbe detto e ricordato.

Melania finisce per contraddire, ad ogni modo e in sostanza, la retorica propagandistica di suo marito e di settori della politica statunitense, spesso suprematista e di destra, che bollerebbero chiunque non la pensi come loro o sia vagamente “di sinistra”, come “comunista”.

Il comunismo e il socialismo, in sostanza, non sono un insulto. Spesso la Storia ha dimostrato che sono pragmatismo, sovranità nazionale e giustizia sociale al servizio della comunità.

La Cina ce lo ricorda praticamente ogni giorno.

Luca Bagatin

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giovedì 24 settembre 2026

ONU, Lula sfida Trump: sovranità, Palestina e riforma dell'ordine internazionale. Cuba e Venezuela si schierano contro Washington. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni il Presidente del Brasile, il socialista Lula da Silva, ha tenuto il discorso di apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.

Nel suo discorso ha sottolineato come oggi il mondo sia percorso da profondi conflitti, ma nessuno si stia adoperando per risolverli.

In particolare, ha affermato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non si assuma le proprie responsabilità in merito, ovvero dovrebbe riunirsi al fine di lavorare per perseguire la pace nel mondo.

Egli ha ribadito, inoltre, la necessità di far entrare in tale organismo Paesi quali il Brasile e il Messico.

Lula, senza mai nominare Trump direttamente, ha replicato alle accuse secondo le quali il Brasile non sarebbe autosufficiente in materia di sicurezza e narcotraffico. Oltre a ciò ha contrastato le argomentazioni trumpiane sull'Amazzonia, la quale, attualmente, sta invece ottenendo una protezione senza precedenti.

Egli ha altresì affermato che la guerra è la negazione della politica in ogni forma ed ha anche sottolineato come ciò che sta accadendo in Palestina - da parte del regime di Netanyahu - è un genocidio ed ha condannato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Ha inoltre esortato a risolvere pacificamente la questione di Hormuz, condannato l'embargo statunitense contro Cuba e si è detto preoccupato per le possibili interferenze alle elezioni presidenziali brasiliane, visto che l'opposizione di destra difende “interessi di potenze esterne al Brasile” (chiaro il riferimento al regime di Trump).

Nei giorni scorsi anche il governo di Cuba, presieduto da Miguel Diaz-Canel, ha reagito alle dichiarazioni imperialiste di Trump, affermando che Cuba non rappresenta affatto una minaccia per gli USA e che ogni guerra economica contro di essa e il suo popolo è ingiustificata e genocida.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che il Paese continuerà a difendere la sua sovranità e il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha sottolineato che il governo statunitense è incapace di riconoscere Cuba come Paese indipendente e sovrano.

La delegazione cubana parteciperà all'Assemblea Generale dell'ONU sabato 26 settembre prossimo.

La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, parlando mercoledì 23 settembre scorso, davanti all'Assemblea, ha invece sottolineato l'impegno per la pace e il dialogo del suo Paese, nella risoluzione di ogni conflitto e dei suoi rapporti con gli USA.

La Presidente Rodriguez ha parlato di “sviluppo inclusivo, fondato sulla giustizia sociale”, quale antidoto contro la povertà di centinaia di milioni di persone nel Sud del mondo, sottolineando come le sanzioni “minano le libertà economiche e finanziarie e ritardano lo sviluppo umano”.

Ha successivamente parlato di sicurezza energetica, spiegando come il Venezuela svolge e svolgerà un ruolo molto importante in questo contesto internazionale, evidenziando come “il recente accordo bilaterale tra Stati Uniti e Venezuela è uno dei più importanti mai firmati e contribuirà all'equilibrio energetico dell'emisfero e a livello internazionale”.

La Presidente del Venezuela ha sottolineato come il Paese, nel 2026, sia stato colpito da due prove molto dolorose, ovvero l'intensificarsi dello scontro con gli USA (culminato con l'arresto illegale del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, da parte del regime statunitense, il 3 gennaio scorso) e il doppio terremoto del 24 giugno scorso.

Delcy Rodriguez ha spiegato, ad ogni modo, che il Venezuela sta rinascendo e intende rinascere, sulla base di relazioni fondate sul rispetto e l'uguaglianza.

“Mi presento a quest'Assemblea come un'altra figlia del Venezuela per presentare le aspirazioni di un Paese che cerca di costruire il proprio destino dopo conflitti politici che hanno chiuso gli spazi alle diverse correnti, impedendo loro di trovare un luogo dove risolvere le proprie divergenze, e nel mezzo di un duro blocco economico che ha rovinato il modello di sviluppo basato sull'inclusione e sull'uguaglianza”, ha dichiarato la Presidente Rodriguez.

Rievocando l'appello del Libertador Simon Bolivar, la Presidente ha chiamato il suo Paese all'unità, affermando: “Non una sola persona potente. Non un solo partito, non una sola fazione: uniamo tutti insieme i nostri sforzi per la rinascita della patria prospera che i nostri figli e le nostre figlie meritano”.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 settembre 2026

"La Confederazione vittoriosa". La Guerra Civile Americana secondo Michele Angelini. Articolo di Luca Bagatin

 

La Guerra Civile Americana (1861 – 1865) scoppiò per ragioni ben più complesse rispetto alla questione dello schiavismo e, a spiegarcelo, l'agile e interessante saggio di Michele Angelini, “La Confederazione vittoriosa”, edito da Mattioli 1885/Archivio Storia (https://mattioli1885.com).

Nel saggio, oltre a fornire ipotesi su un possibile esito alternativo del conflitto, è chiaramente spiegato come il conflitto fra gli Stati dell'Unione del Nord e quelli ribelli del Sud, affondasse su molteplici ragioni.

Gli Stati del Nord erano industrializzati e, per favorire il proprio settore produttivo, erano protezionisti, mentre quelli del Sud erano fondamentalmente agricoli, basavano la loro economia sulle esportazioni di cotone e, dunque, avevano un orientamento liberista.

Oltre a ciò, gli Stati del Sud che andranno nel 1861 a fondare, con il Presidente Jefferson Davis, la Confederazione, avevano una concezione arcaica, aristocratica e pre-capitalistica della società. Fondavano sì la loro economia sulla barbarica pratica dello schiavismo (gli schiavi, come spiegato nel saggio di Angelini, erano comunque venduti dai mercanti del Nord), ma allo stesso tempo avevano una concezione patriarcale degli schiavi e anelavano all'indipendenza da degli Stati Uniti d'America diventati centralisti, che lasciavano poca autonomia ai singoli Stati e che, nella loro visione borghese, vessavano l'economia e non concepivano l'anti-modernità delle popolazioni sudiste.

Tutti aspetti profondamente spiegati nel saggio in questione.

Un saggio che non è necessariamente apologetico della Confederazione, ma cerca di inquadrarla sotto il profilo storico puro, oltre le banalità prodotte da tanta cinematografia, che ha finito per elogiare i vincitori, gettando discredito sui perdenti.

Angelini analizza la Confederazione sotto vari punti di vista. Spiega gli errori commessi dai Generali nel corso di alcune battaglie. Spiega come l'economia sudista, fondata sull'agricoltura, l'abbia sì penalizzata, ma allo stesso tempo spiega anche come la guerra abbia favorito un settore manifatturiero, in particolare bellico, posto sotto il controllo pubblico.

Una Confederazione, dunque, liberista nelle esportazioni, ma orientata al pubblico in economia interna. Con poche tasse (il che però l'ha penalizzata, come spiegato dall'Autore) e con molta autonomia fra gli Stati che la componevano.

Un'autonomia e una ricerca dell'indipendenza dall'Unione che, per molti versi, l'ha fatta entrare nell'immaginario romantico di molti e che portò anche molte tribù Native a combattere nelle fila della Confederazione, spesso per uno stile di vita agrario simile e un senso di rivalsa nei confronti dei Nordisti.

Pochi sanno, peraltro, come spiega l'Autore, che la Confederazione, anche se tardivamente, permise agli schiavi di colore di servire nell'esercito confederato. Fu proprio l'aspetto tardivo di tale scelta a pesare, visto che, come spiega Angelini, se tale riforma fosse stata introdotta prima, molto probabilmente l'esercito confederato sarebbe stato più numeroso e, allo stesso tempo, se la Confederazione avesse abolito la schiavitù, avrebbe potuto ricevere il tanto agognato sostegno europeo.

Eh sì, perché i seguaci di Jefferson Davis confidavano proprio in Gran Bretagna e Francia, affinchè scendessero nell'agone bellico al loro fianco.

Queste due potenze, come spiegato nel saggio, infatti, si rifornivano del cotone degli Stati del Sud e, allo stesso tempo, salvo lo schiavismo, avevano una visione simile.

Come ben sappiamo, ad ogni modo, il tanto ricercato sostegno dall'Europa, non arrivò mai.

Le conseguenze della sconfitta della Confederazione?

Come spiega Angelini, innanzitutto l'impoverimento degli Stati del Sud, sfruttati dalla borghesia profittatrice del Nord; lo sfruttamento dei Nordisti, a scopi propagandistici, dell'abolizione della schiavitù dei neri, i quali ad ogni modo finiranno per essere o ghettizzati o sfruttati dai capitalisti del Nord nelle loro fabbriche; la radicalizzazione del razzismo in un Sud impoverito, con conseguente fondazione del Ku Klux Klan.

“La Confederazione vittoriosa” di Michele Angelini ci offre un punto di vista diverso sulla Guerra Civile Americana e ci costringe a riflettere e a rivalutare la Storia, così come sarebbe sempre giusto accadesse, per chi la ama e la vuole approfondire senza pregiudizi.

Un saggio che ci presenta, peraltro, un Abraham Lincoln molto meno “epico” di quello che viene tramandato dai film o dai fumetti. In realtà politicamente molto debole, sostenuto solo da una parte del Partito Repubblicano e molto meno convinto di Jefferson Davis e dei suoi “soldati grigi”, al punto che, se questi avessero ottenuto qualche vittoria in più, Angelini sostiene che Lincoln avrebbe potuto probabilmente perdere il secondo mandato presidenziale contro il Democratico Gen. McClellan, il quale avrebbe ben presto firmato la pace con la Confederazione.

La Storia, dunque, avrebbe preso una piega molto diversa.

Luca Bagatin

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martedì 22 settembre 2026

Lula incontra Bernie Sanders a New York: multilateralismo, IA e interferenze elettorali al centro del confronto. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scorso 21 settembre 2026, a New York, il Presidente del Brasile, il socialista Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Senatore statunitense Bernie Sanders.

Fra gli argomenti toccati dai due il multilateralismo, la pace, la democrazia, la governance dell'Intelligenza Artificiale e l'attuale situazione politica statunitense.

Entrambi hanno condiviso le medesime opinioni in merito al rischio di aumento della spesa militare a livello globale; alla crescente diseguaglianza fra ricchi e poveri; alla precarietà lavorativa in varie parti del mondo. Inoltre, hanno concordato sulla necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e espresso preoccupazione per il crescente estremismo, nonché ritengono che occorra urgentemente una governance multilaterale dell'Intelligenza Artificiale ed una maggiore partecipazione dei giovani e delle donne in politica.

Il Sen. Sanders ha espresso interesse nel voler conoscere l'esperienza sanitaria brasiliana, che ha introdotto il Sistema Sanitario Unificato.

Il Presidente Lula si è detto preoccupato relativamente a possibili interferenze statunitensi nelle prossime elezioni brasiliane, visto che è entrato nel mirino del regime di Trump, il quale sostiene apertamente il candidato della destra, Flavio Bolsonaro.

Egli ha altresì espresso particolari preoccupazioni per le posizioni del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, il quale è particolarmente vicino alla famiglia Bolsonaro.

Il Presidente Lula, che si trova a New York per partecipare alla settimana di alto livello dell'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aveva incontrato anche il Presidente dell'Uruguay Yamandú Orsi ed il Sindaco di New York, Zohran Mamdani.

Relativamente alla governance sull'IA, il Brasile ha già aderito all'Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull'Intelligenza Artificiale (WAICO) promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale condivide le medesime posizioni in materia di multilateralismo, stabilità, equità e giustizia internazionale.

Luca Bagatin

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lunedì 21 settembre 2026

Elezioni legislative in Russia 2026: la destra avanza, la sinistra (purtroppo) arretra. Zjuganov (KPRF): "Occorre una politica orientata al sociale". Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni legislative per il rinnovo della Duma, tenutesi dal 18 al 20 settembre 2026, hanno visto, purtroppo, un netto aumento delle forze di destra, sia liberali, sia nazionaliste.

Il partito liberal capitalista al governo, Russia Unita, ha ottenuto il 57,8% dei voti, rispetto al 49,8% del 2021; al secondo posto si conferma maggiore partito di opposizione il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), con il 13,7% (nel 2021 aveva il 18,9%); al terzo posto i nazionalisti del Partito LiberalDemocratico, che ottengono il 9% (nel 2021 avevano il 7,5%); al quarto il partito liberale di centrodestra Nuovo Popolo, con il 7,9% (nel 2021 aveva il 5,3%) e, ultimo partito a ottenere seggi alla Duma è il socialdemocratico Una Russia Giusta, che ottiene il 5% (nel 2021 aveva il 7,4%). L'altro partito comunista presente, quello più rivoluzionario, ovvero i “Comunisti di Russia”, ha ottenuto lo 0,85% (nel 2021 aveva l'1,27%).

Complessivamente, la sinistra russa – comunista e socialdemocratica - presente alle elezioni, ottiene circa il 20% e perde consensi.

Si tenga conto, ad ogni modo, che numerose sono le liste di sinistra che hanno invitato all'astensionismo, sia quelle favorevoli all'intervento militare in Ucraina, che quelle contrarie.

Fra le liste di sinistra astensioniste per protesta e che hanno ritenuto che nessuno dei partiti presenti alle elezioni rappresentasse una reale alternativa: il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo.

Il Segretario Generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov, ha dichiarato, a commento del risultato elettorale, fra le altre cose, che per vincere è necessaria non solo una società unita, ma anche un “programma concreto a sostegno dell'alta tecnologia”.

Egli ha spiegato come esista una profonda spaccatura nella società, che non può essere ignorata, che troppe persone in Russia vivono in povertà e che i prezzi sono aumentati, mentre “l'oligarchia si è accaparrata un trilione e mezzo di rubli in soli sei mesi. E non sono riusciti a trovare i soldi per sostenere gli agricoltori, per comprare da loro il grano a un prezzo ragionevole. Né sono riusciti a mantenere famiglie numerose”.

Zjuganov ha spiegato come tale situazione richieda “una politica orientata al sociale”, che attualmente non esiste.

Fra le altre cose, il leader comunista russo ha affermato: “Mi dicono che Russia Unita ha vinto. In una guerra, nessun partito può vincere. Possono vincere solo il popolo, una nuova rotta e un politico molto efficace e coraggioso”. Ed ha aggiunto che “Dobbiamo unire tutti e lavorare per la vittoria”.

Al momento, ad ogni modo, la sinistra russa rimane piuttosto divisa e, anche se nel cosiddetto Occidente in pochissimi vorrebbero ammetterlo, anche in Russia la fanno da padroni – a livello parlamentare - partiti di orientamento liberal capitalista, centrista e di centrodestra, come in gran parte dei Paesi dell'UE e oltre Oceano.

Partiti che stanno sistematicamente distruggendo lo Stato sociale e facendo inesorabilmente aumentare le diseguaglianze sociali in seno alla popolazione.

Luca Bagatin

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domenica 20 settembre 2026

XX Settembre, festa di laicità e democrazia cancellata dal fascismo e mai più reintrodotta. Articolo di Luca Bagatin

  

Il 20 Settembre è una data storica per l'Italia, la cui festività nazionale fu cancellata dal fascismo, probabilmente per ingraziarsi, ancora una volta, la Chiesa cattolica.

Il 20 Settembre, fino all'avvento della dittatura fascista, infatti, era la Festa della liberazione della Capitale d'Italia e dell'unificazione nazionale.

Il 20 Settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia (ovvero quando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono), l'Italia fu finalmente unita e libera da ogni forma di dominazione straniera e da ogni imposizione clericale.

La presa di Roma rappresenta, infatti, anche la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici.

Il 20 Settembre o XX Settembre, è e rimane storicamente il simbolo della vittoria della democrazia, della laicità e della libertà spirituale del popolo italiano.

Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono – in tale data - quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. Pensiamo ai Paesi del Socialismo del XXI Secolo in America Latina (molti dei quali, ancora oggi, oltre che a Bolivar, Sandino e José Martì, si ispirano anche ai nostri Garibaldi e Mazzini) e in diversi Paesi socialisti nel mondo.

In Italia e nel resto dell'UE (in cui – grazie alle varie Von Der Leyen, Draghi, Kallas, Metsola and Co., si è tornati ad un clima pre-Risorgimentale e oligarchico), evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Lo spirito di laicità portato avanti dal XX Settembre non morirà mai, finché la fiaccola del Risorgimento, garibaldino, mazziniano, massonico, socialista, repubblicano, teosofico, democratico, rimarrà vivo.

Luca Bagatin

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sabato 19 settembre 2026

La sinistra russa alle elezioni per il rinnovo della Duma: programmi, esclusioni e astensionismo. Articolo di Luca Bagatin

 

In Russia si stanno tenendo le elezioni legislative, processo iniziato il 18 settembre 2026 e che si concluderà il 20 settembre.

Tre i partiti di sinistra - socialista e comunista - presenti e che si contrappongono al partito liberal-capitalista al governo, Russia Unita.

Parliamo del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov e maggior partito di opposizione alla Duma e nel Paese; “Comunisti di Russia”, guidato da Sergey Malinkovich ed il socialdemocratico “Una Russia Giusta”, guidato da Sergey Mironov.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, che purtroppo non potrà schierare uno dei suoi esponenti più forti, ovvero Nikolay Bondarenko, escluso dalle autorità, il 7 settembre scorso, con accuse infondate (la sua vicenda l'ho riassunta in questo articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html), ha presentato da tempo il suo corposo Programma per la Vittoria.

Un programma che, secondo il KPRF, “incorpora l'esperienza di successo dell'Unione Sovietica e della Cina moderna” e si propone quale “piano per la transizione pacifica e democratica della Russia verso la via dello sviluppo socialista”.

Fra i punti programmatici del KPRF: l'abolizione della riforma delle pensioni, con un abbassamento dell'età pensionabile a 55 anni per le donne e a 60 anni per gli uomini; un aumento delle pensioni per tutte le categorie di pensionati; la promozione di una sanità e di un'istruzione gratuita e di alta qualità; massicci investimenti in ricerca e sviluppo (in particolare sulle nuove tecnologie e sulla robotica); nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia e del sistema bancario; stop ad ogni privatizzazione di imprese attualmente statali e municipali; rinuncia della Russia di aderire all'Organizzazione Mondiale del Commercio ed al Fondo Monetario Internazionale; introduzione di un'imposta progressiva sul reddito e esenzione delle imposte per i cittadini a basso reddito; eliminazione dell'IVA e della tassa sull'estrazione mineraria; abolizione delle accise sui prodotti petroliferi; ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti; creazione di imprese cooperative agricole e di consumo; controllo pubblico dei prezzi dei beni essenziali; lotta alla corruzione e alla burocrazia; unione della Russia e della Bielorussia in un unico Paese; lavorare per l'unità delle forze patriottiche di sinistra.

Sebbene i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich siano fortemente critici nei confronti del KPRF ed abbiano un'impostazione marxista-leninista più rivoluzionaria, il loro programma non si discosta troppo da quello del Partito Comunista della Federazione Russa e punta sempre a una Russia più democratica e orientata al socialismo, superando l'attuale sistema oligarchico e capitalista.

Una Russia che, secondo i “Comunisti di Russia”, adotti una Costituzione socialista, trasferisca il potere ai lavoratori e ai loro organi di autogoverno (ovvero i Soviet); che elimini ogni forma di sfruttamento e reddito parassitario e favorisca l'espansione del settore pubblico e dell'economia reale, sulla base dello sviluppo dei mezzi di produzione ad alta tecnologia.

Anche “Una Russia Giusta”, partito di ispirazione socialista democratica guidato da Sergey Mironov (fondatore peraltro della rete socialista e anti-imperialista internazionale Sovintern), ha un programma decisamente più avanzato, sociale e di sinistra, rispetto ad un qualsiasi partito “socialdemocratico” occidentale dei tempi odierni.

Il partito di Mironov, infatti, propone, fra le altre cose, una riforma fiscale che preveda un'imposta sul reddito per i più ricchi fino al 35% e l'abolizione di tale imposta per i ceti meno abbienti; una tassa sugli extra profitti delle banche e una imposta sui grandi patrimoni; l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per gli esportatori di materia prime; l'abolizione della riforma fiscale per le piccole e medie imprese; il ritorno dell'IVA al 20% (attualmente è del 22%, come in Italia); un salario minimo dignitoso; l'aumento dei salari per operatori nel settore sanitario, scolastico e scientifico; l'introduzione della tredicesima mensilità per i lavoratori dipendenti.

Non è stato consentito di presentarsi, invece, ancora una volta, al partito di sinistra patriottica e nazionalbolscevica “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, primo partito peraltro ad aver denunciato e a contrapporsi al nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche, già negli Anni '90 – quando aveva assunto la denominazione di Partito NazionalBolscevico ed era guidato dallo scrittore dissidente Eduard Limonov (unico partito politico ad essere stato ingiustamente vietato, con decisione confermata nel 2007 dalla Corte Suprema). E unico partito a proporre un ritorno all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma attraverso il socialismo popolare e anti-burocratico.

Altri due partiti comunisti russi hanno scelto, invece, la via dell'astensionismo, ovvero l'Organizzazione dei Comunisti e il Partito Comunista Russo, nati dalla scissione del Partito Comunista Russo dei Lavoratori (il cui leader storico, nel 1991, fu il celebre giornalista e sindacalista Viktor Anpilov). Entrambi i partiti rifiutano l'intervento militare russo in Ucraina.

L'Organizzazione dei Comunisti, in una nota, ha denunciato la propaganda bellicista del governo, a fronte di un peggioramento del tenore di vita delle classi lavoratrici; l'esclusione dalle elezioni del deputato del KPRF Nikolay Bondarenko e del partito liberale Yabloko, critico nei confronti della guerra; il timore di brogli elettorali, in quanto il voto elettronico è totalmente sotto il controllo statale e non può essere verificato.

L'Organizzazione dei Comunisti, a fronte di tutto ciò, ha invitato all'astensione, sottolineando peraltro come “le elezioni non possano risolvere in modo sostanziale i problemi fondamentali della società moderna. Per risolverli, è necessario un cambiamento del sistema socio-economico, che non si realizza attraverso le elezioni, bensì tramite una radicale ristrutturazione della società, come avvenne nel 1917”.

Luca Bagatin

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venerdì 18 settembre 2026

A Roma il Congresso globale della World Association of Noonomy: dalla produzione alla conoscenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 16 al 19 settembre si è tenuto, a Roma, presso l'Hotel Parco dei Principi, il Congresso globale dell'Associazione “World Association of Noonomy” (WAN, https://www.noonomy-wan.org), presieduta dall'economista russo Sergey Bodrunov, ideatore della teoria della Noonomia.

Sergey Bodrunov, classe 1958, professore universitario, è membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Al Congresso hanno partecipato studiosi e importanti economisti di tutto il mondo, fra i quali Cheng Enfu, Professore dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali e Presidente dell'Associazione Mondiale di Economia Politica (WAPE); Alan Freeman, co-direttore del Geopolitical Economy Research Group e già economista della Greater London Authority, il quale ha insegnato alla University of Greenwich; James K. Galbraith, Professore dell'Università del Texas ad Austin, nonché figlio dell'economista e diplomatico statunitense John K. Galbraith e numerosi altri studiosi ed economisti provenienti da 35 Paesi dell'Europa, dell'America Latina, dell'Asia e di altre aree del mondo.

Ma, che cos'è la Noonomia, di cui si è ampiamente discusso al Congresso?

Essa è una teoria economica volta a superare l'attuale paradigma capitalista/produttivista/colonialista, mantenendo l'economia di mercato e si fonda sull'assunto che la conoscenza umana è ormai la risorsa principale di tutto il processo produttivo.

Essa è un'evoluzione già per molti versi prevista da Karl Marx, come spiega Sergey Bodrunov.

Evoluzione che pone, appunto, al centro di tutto, la conoscenza umana, ovvero lo sviluppo della mente, che consente all'uomo di distaccarsi dalla produzione materiale.

Ciò genera, e ha generato, il superamento del cosiddetto “regno delle necessità”, ovvero del soddisfacimento dei bisogni, per approdare alla fusione fra istruzione-scienza-cultura-produzione.

La produzione meccanizzata – con tanto di utilizzo di relative materie prime - appare ormai un processo superato, secondo Bodrunov.

Le tecnologie hanno permesso tale superamento. Un esempio che potremmo utilizzare per illustrare tale trasformazione è quello dello smartphone, che concentra in un unico dispositivo funzioni precedentemente svolte da numerosi prodotti distinti. Secondo tale prospettiva, la quantità materiale dei beni necessari a soddisfare determinati bisogni può ridursi senza che diminuisca necessariamente la qualità o la varietà delle funzioni disponibili.

La trasformazione tecnologica pone però anche una questione più generale: il PIL è sufficiente a misurare il progresso di una società nella quale la conoscenza, la qualità dei servizi e l'efficienza nell'uso delle risorse assumono un peso crescente? E' davvero così importante un parametro quantitativo, rispetto a una realtà qualitativamente più rilevante, si chiede Bodrunov?

La capacità di acquisire nuove conoscenze e renderle disponibili alla comunità è, a parere dell'economista russo, molto più importante e centrale rispetto al PIL di un Paese.

E' in questo modo che, i Paesi, si trasformano in realtà ad alta intensità di conoscenza e capaci di rispondere alle sfide del futuro. E saranno in grado di farlo riducendo enormemente, non solo lo sfruttamento del Pianeta e delle relative materie prime, ma inquinando molto meno e realizzando prodotti e producendo servizi a costi decisamente inferiori.

Sergey Bodrunov definisce tutto ciò “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”. Fondata, appunto, sullo sviluppo della conoscenza umana, la quale permette non solo di soddisfare bisogni, ma di dare risposte a un'infinità di altre possibilità, qualitativamente migliori.

L'aspetto qualitativo è, nella tesi dell'economista russo, elemento fondante e centrale e ciò si può ottenere solamente attraverso la ricerca, frutto della conoscenza umana.

E tutto ciò permetterà all'essere umano di “oltrepassare i confini della produzione”, rivoluzionando l'intera struttura economica.

Affinché sempre più persone non si ritrovino, improvvisamente, senza lavoro, occorre una forma di pianificazione economica, secondo Bodrunov, che permetta alle persone di essere reintegrate nella società, individuando fra queste nuove figure professionali, sempre più altamente formate.

L'approccio “nooeconomico” è, dunque, un approccio orientato alla cooperazione e allo sviluppo della società nel suo insieme.

Un approccio razionale, che superi i bisogni indotti/simulati (come quelli veicolati dalla pubblicità commerciale) e il flusso del capitale finanziario, per soddisfare bisogni reali e volti allo sviluppo della società nel suo insieme, attraverso conoscenza e formazione continue.

Massimizzare i profitti, in sostanza, è ben poco razionale e ragionevole se la conseguenza è, ad esempio, la distruzione del patrimonio ambientale e di risorse vitali per il Pianeta e gli esseri viventi.

Attraverso la conoscenza, invece, si possono porre soluzioni e alternative a tutto ciò – mettendo finalmente fine alla crescita infinita dei consumi e dei bisogni simulati - e ciò grazie all'uso razionale delle tecnologie e di tecnologie ancora da ricercare e sviluppare.

Il tutto a beneficio della comunità nel suo insieme, preservando l'attuale civiltà e diffondendo ovunque una nuova forma di civiltà, più consapevole, evoluta e razionale.

Al Congresso era naturalmente presente anche il prof. Vladimir Kvint, economista russo-statunitense, già professore di strategia, gestione e economia internazionale presso la Fordham University, la New York University e il Babson College, oltre ad essere Presidente del Dipartimento di strategia economica e finanziaria presso la Scuola di economia di Mosca.

Con il prof. Kvint, Bodrunov ha ampiamente collaborato allo sviluppo della teoria della Noonomia, proponendo lo studio critico e l'incorporazione delle esperienze socio-economiche della Cina e dei Paesi del Nord Europa, promuovendo così un sistema fondato su una forma di pianificazione efficiente, che combini economia di mercato a sviluppo di un solido sistema di welfare.

Pianificazione, uso e sviluppo razionale delle risorse, conoscenza condivisa, soddisfacimento di bisogni delle persone, condivisione della ricchezza, queste a parere dei relatori del Congresso, le parole d'ordine e le linee guida da seguire in questo mondo alla deriva, pieno di crisi economiche e geopolitiche e con una Intelligenza Artificiale che, se non regolamentata e usata a beneficio della comunità, a livello globale, rischia sempre più di sfuggire di mano.

Luca Bagatin

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martedì 15 settembre 2026

Dalla parte giusta della Storia: la sfida dei BRICS all'ordine unipolare. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente cinese Xi Jinping ha partecipato, dal 12 al 13 settembre, al XVIII vertice dei BRICS, che si è svolto nella capitale dell'India, Nuova Delhi.

Al vertice, presieduto dal Primo Ministro indiano Nerendra Modi, hanno partecipato, fra gli altri, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin; il Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa; il Presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian; il Presidente dell'Egitto Abdel Fattah El-Sisi; il Ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira.

Il Presidente cinese Xi ha sottolineato il vigore e la vitalità dei Paesi BRICS nel corso degli anni, sottolineando come essi siano la piattaforma di cooperazione più influente per i Paesi in via di sviluppo ed i mercati emergenti.

Egli ha spiegato come il Sud del mondo stia guadagnando terreno e come la tendenza verso un mondo multipolare sia inarrestabile. Di pari passo con il declino dell'unilateralismo e delle politiche di potenza, che vorrebbero contrastare tale ascesa.

Il presidente Xi ha spiegato come i BRICS debbano schierarsi dalla parte giusta della Storia, impegnandosi per guidare l'ordine internazionale verso equità e giustizia, lavorando assieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.

Egli ha rilevato come i BRICS debbano rafforzare la loro cooperazione nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale, incoraggiando l'open source, la trasparenza e la condivisione, partecipando all'Organizzazione mondiale per la cooperazione sull'IA.

Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità che i BRICS sostengano pace e stabilità globali, lavorando per una sicurezza comune globale, cooperativa e sostenibile, che si opponga alla mentalità della Guerra Fredda e al confronto tra i blocchi, contrastando la violazione della sovranità di altri Paesi e l'ingerenza nei loro affari interni.

Egli ha anche puntato il dito contro ogni forma protezionistica a livello commerciale e ha esortato i Paesi BRICS a lavorare in tal senso, ovvero per un sistema commerciale multilaterale e aperto.

Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, il Presidente cinese ha affermato, nel suo discorso: “La situazione in Medio Oriente rimane complessa e in continua evoluzione. Questa guerra ha inflitto gravi perdite alle popolazioni di tutti i Paesi della regione ed è contraria agli interessi comuni della comunità internazionale. Ho formulato quattro proposte per la salvaguardia e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, volte alla de-escalation, alla fine delle ostilità e alla promozione della pace. Le parti interessate dovrebbero attenersi alla via della soluzione politica e adoperarsi per un cessate il fuoco permanente e globale. Occorre prestare attenzione ad affrontare i problemi alla radice, a ricostruire la fiducia tra i paesi della regione e a stabilire una nuova architettura di sicurezza. La questione palestinese è sempre al centro della questione mediorientale e la via fondamentale da seguire è l'attuazione della soluzione dei due Stati e la realizzazione della coesistenza pacifica tra Palestina e Israele. La Cina collaborerà con gli altri membri dei BRICS per svolgere un ruolo adeguato nel portare pace e tranquillità in Medio Oriente”.

Il XVIII vertice ha adottato una dichiarazione congiunta di 140 punti dal titolo “Costruire per la resilienza, l'innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”, che prevede un impegno per una governance globale inclusiva, volta al rafforzamento del multilateralismo, della sicurezza internazionale e ragionale, che auspichi la pace e sittolinea la necessità di una crescita economica globale e sostenibile.

Nella dichiarazione si è fatto esplicito riferimento alla Conferenza afro-asiatica di Bandung, in Indonesia, del 1955, che proclamò principi generali quali l'uguaglianza, l'indipendenza, il non intervento e il mutuo vantaggio. E proprio tale spirito funge da punto di riferimento dei BRICS, oggi.

Nella dichiarazione congunta si chiede l'attuazione delle Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, che richiedono a tutte le parti del mantenimento del cessate il fuoto e il pieno accesso umanitario nella Striscia di Gaza.

La dichiarazione esprime anche profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza e lo sfollamento forzato dei palestinesi nella Stroscia e chiede la creazione di uno Stato di Palestina “sovrano, indipendente e vitale entro i confini internazionalmente riconosciuti del 1967, che includevano la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale, al fine di realizzare la visione di due Stati che vivono fianco a fianco, in pace e sicurezza”.

La dichiarazione congiunta dei Paesi BRICS ha ribadito, inoltre, il proprio sostegno a Cuba affermando: “Sottolineando il carattere dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace, fondata sul rispetto reciproco, sulla risoluzione pacifica delle controversie e sul non intervento, esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano. A questo proposito, ribadiamo la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba in conformità con la Risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Luca Bagatin

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sabato 12 settembre 2026

Moldavia. I socialisti denunciano l'austerità e l'aumento delle tasse del governo liberale e difendono i rapporti con Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), maggiore partito d'opposizione, da tempo si sta opponendo alle misure di macelleria sociale portate avanti dal governo liberal-conservatore del Partito di Azione e Solidarietà (PAS), di centrodestra.

Il deputato socialista Vladimir Odnostalco ha accusato il governo di voler trasferire sui cittadini il peso delle difficoltà di bilancio attraverso nuove misure fiscali, anziché creare le condizioni per garantire investimenti e sviluppo economico, aumentando anche conseguentemente il reddito della popolazione.

“Il compito più importante di qualsiasi Stato e di qualsiasi governo è creare le condizioni per produrre denaro, sviluppare l'economia, creare posti di lavoro e aumentare i redditi delle persone. Cosa state facendo? State conducendo esperimenti sui cittadini del nostro Paese e sul contesto imprenditoriale. Il vostro messaggio è: "Pagate ora, e poi, forse, aumenteremo i vostri redditi”, ha affermato il deputato socialista.

Egli ha altresì spiegato che l'aumento dei prezzi di cibo, farmaci, trasporti e servizi pubblici sta erodendo i benefici dell'esenzione fiscale introdotta dal governo, spiegando come tale situazione stia peggiorando le condizioni di vita in particolare di pensionati e cittadini disabili.

Egli ha inoltre criticato le misure e gli appelli del governo volti a contenere i consumi energetici, spiegando come il governo dovrebbe garantire alla popolazione l'accesso all'energia e non ridurre i bisogni dei cittadini.

Dello stesso avviso anche la deputata del PSRM Alla Pilipећkaia, la quale ha dichiarato: “Lo Stato vive di tasse. Ma le tasse vengono riscosse dove ci sono investimenti, dove operano le imprese, dove si sviluppano l'industria, il settore dei servizi e l'agricoltura. Nel nostro Paese questo non accade. Cosa state facendo per garantire che queste condizioni sussistano?”.

La deputata ha fatto altresì presente che oltre il 30% della popolazione moldava vive al di sotto della soglia di povertà e che circa il 40% delle spese di una famiglia moldava media è destinato ai prodotti alimentari e, mentre tali spese sono aumentate del 14%, i redditi sono cresciuti solamente del 9%.

Critiche analoghe sono state sollevate anche dai deputati socialisti moldavi Petru Burduja e Vlad Batrîncea.

Nei giorni scorsi, peraltro, il Presidente del PSRM, Igor Dodon e il deputato socialista Bogdan Țîrdea hanno incontrato l'Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Cuba presso la Repubblica di Moldova, residente a Bucarest, Alexander Valentín Rodríguez Salazar.

Il Presidente Dodon ha sottolineato la necessità di mantenere un dialogo aperto e costruttivo fra la Moldavia e Cuba e sia l'Ambasciatore cubano che la delegazione socialista moldava hanno sottolineato la necessità di promuovere relazioni bilaterali fondate su rispetto, dialogo e cooperazione, a beneficio dei rispettivi popoli.

Luca Bagatin

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venerdì 11 settembre 2026

Emma Bonino e il radicalismo che ho conosciuto. Articolo di Luca Bagatin

 

Emma Bonino ci ha lasciati. La mia amica Valeria Taradash scrive “una notizia difficile da commentare” e sono d'accordo con lei.

Nemmeno io so esattamente cosa provo, perché mi tornano alla mente ricordi, alcuni belli, altri amari. Anche perché, i radicali, mi avevano deluso da tempo.

Ho conosciuto Emma Bonino, nel 1999, personalmente, in occasione della fondazione della Lista Emma Bonino, a Monastier di Treviso.

All'epoca le dedicai anche una poesia politica di elogio.

Una poesia che recitava così: “Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo, contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale, che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente. Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo. Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri. Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te e con le tue battaglie di libertà e legalità. Un augurio di cuore! Una speranza dal profondo! Magari una piacevole utopia: Emma for President”. 
A Pordenone ho condotto, assieme a Paola Scaramuzza, la campagna Emma for President e poi Emma for Europe, che permise alla Lista Emma Bonino di ottenere il 14,5% in città. La città in cui ottenne in assoluto, in Italia, il risultato migliore.

Quella mia scelta creò non poco imbarazzo nei Verdi, dei quali, all'epoca, a Pordenone, ero responsabile giovanile. E ne rappresentavo l'anima liberale.

Pensavo che quelle battaglie, liberali e liberiste, non fossero in contraddizione con l'anima ambientalista. All'epoca mi ispiravo, infatti, all'area liberale e libertaria che, in Europa, era rappresentata dall'europarlamentare dei Verdi francesi Daniel Cohn-Bendit.
Ero giovane. Molto giovane. Troppo giovane. Soprattutto intellettualmente. E, come molti giovani, idealista e avevo approfondito davvero troppo poco del mondo. Praticamente nulla.
Ammetto infatti che, nel corso degli anni, ho perduto quella simpatia e stima nei confronti dei radicali, di Emma Bonino e ho preso le distanze da Cohn-Bendit.

Crescendo, studiando, approfondendo e dialogando con persone e realtà diverse, ho abbandonato il liberal-radicalismo di gioventù e ho scoperto il socialismo, che ritengo essere sistema tanto razionale e pragmatico, quanto più umano. Un socialismo che, a seconda del luogo nel quale viene edificato (Europa, Asia, Africa, America Latina), ha declinazioni differenti. Ed è giusto che sia così. Perché, a differenza di quel che credono e credevano i radicali, ogni popolo è diverso dall'altro. E ha una sua Storia, cultura e tradizione da valorizzare e rispettare.

Non esistono Paesi di serie A e di serie B. Spesso non esistono democrazie e dittature, in senso assoluto. Esistono unicamente percorsi differenti. Che meritano di essere approfonditi.
Guardando indietro, penso che l’unica vera radicale dei vecchi tempi fosse Adele Faccio.

Di Adele Faccio ho spesso parlato sia con Valeria Taradash, che le fece da segretaria, sia con Ilona Staller, che le fu molto amica nel 1987.
Negli anni sono rimasto in contatto con Marco Pannella, ma non con Emma Bonino e il suo gruppo, che, a mio avviso, avevano intrapreso quella deriva liberal capitalista, edonista e imperialista, che già Pier Paolo Pasolini, negli Anni '70, pur amico dei radicali, andava denunciando.

Ad ogni modo mi spiace che Emma abbia lasciato questa terra, ma spiace ancora di più che da decenni se ne siano andate le battaglie autentiche del Partito Radicale.

Il mio allontanamento dai radicali, infatti, non è nato dal rifiuto delle loro battaglie originarie, ma proprio dalla convinzione che quelle battaglie siano state progressivamente abbandonate.

Quelle battaglie iniziate negli Anni '50 con Mario Pannunzio e Ernesto Rossi e, solo molti anni dopo, raccolte in eredità da Pannella.
Battaglie - che parlavano anche di autogestione socialista e che convinsero persino il Presidente socialista rivoluzionario del Burkina Faso, Thomas Sankara, ad iscriversi al Partito Radicale - che i radicali di oggi (o almeno quelli che si dicono tali), hanno da decenni dimenticato.

Ma nemmeno se ne rendono conto, nella loro totale mutazione antropologica: da partito dei diritti sociali e civili a partito del liberal capitalismo assoluto e della censura nei confronti di chi non la pensa come loro.

Mi guardo indietro e vedo come il mondo di ieri e quello di oggi siano molto cambiati.

Una volta di più, penso che nessuno di noi possa cambiare il mondo, ma ciascuno di noi possa, almeno, riuscire a cambiare sé stesso. Cercando di andare oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, oltre il politicamente e banalmente corretto.

Forse è questo che mi hanno insegnato i radicali. Ma poi loro... si sono in qualche modo persi per strada.

Luca Bagatin

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giovedì 10 settembre 2026

L'ex leader laburista Jeremy Corbyn dopo il divieto di ingresso in Israele: "Non smetterò di lottare per una Palestina libera". Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, parlamentare britannico indipendente e attuale leader del partito socialista Your Party, ha denunciato la decisione del regime di Netanyahu di vietargli l'ingresso in Isreale, assieme ad altri 11 parlamentari britannici.

Corbyn, in merito ha scritto, in un articolo riportato anche dal sito Metro (https://metro.co.uk/2026/09/09/jeremy-corbyn-israel-cant-stop-fighting-a-free-palestine-29571852/) che tale aspetto offrirebbe “un piccolo assaggio del tipo di autoritarismo a cui i palestinesi sono sottoposti ogni giorno”.

Il leader socialista ha sottolineato che, durante le sue visite in Palestina ha “assistito a ciò che i palestinesi subiscono: infiniti posti di blocco, torri di guardia presidiate, arresti arbitrari, espulsioni e distruzione delle loro case” ed ha sottolineato che “A Gaza, l'occupazione israeliana controlla la maggior parte dei flussi in entrata e in uscita, bloccando illegalmente gli aiuti umanitari, il che ha provocato fame e sfollamenti di massa tra i palestinesi”.

Egli ha spiegato, nel suo articolo, che “La decisione di Israele di vietarci l'ingresso nel Paese, a quanto pare, è stata presa in risposta alla benvenuta decisione del governo britannico di imporre sanzioni sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali”. Ed ha aggiunto: “Questa decisione era attesa da tempo e l'isteria di coloro che vi si oppongono dimostra quanta impunità abbia goduto finora Israele. Il diritto internazionale è chiaro: la presenza di Israele nei territori palestinesi è illegale, come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024, che ha imposto al Regno Unito l'obbligo di non fornire aiuto o assistenza a tale entità illegale”.

Nell'appello, ha ribadito la sua richiesta al governo britannico “di riconoscere il genocidio a Gaza” e di “porre fine a tutte le vendite di armi – compresi i componenti degli F-35 – a Israele e di dare ascolto alle mie ripetute richieste di un'inchiesta pubblica sulla complicità britannica”.

Jeremy Corbyn ha aggiunto che “Il governo israeliano può vietarmi di parlare, ma non può impedirmi di affermare che stanno commettendo un genocidio – e non smetterò mai di lottare finché non ci saranno vera giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese”.

Il parlamentare britannico ha concluso scrivendo: “Nonostante tutti i tentativi di Israele di intimidirci e ridurci al silenzio e alla disperazione, non ho perso la speranza di poter un giorno tornare a trovare i bambini che ho conosciuto, in una Palestina libera e indipendente”.

Luca Bagatin

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martedì 8 settembre 2026

Russia. Nikolay Bondarenko (KPRF), il comunista escluso dalle elezioni. Il KPRF accusa il potere di temere la sua popolarità. Articolo di Luca Bagatin

 

Il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Nikolay Bondarenko, è stato escluso, il 7 settembre 2026, dalla partecipazione alle prossime elezioni parlamentari russe che si terranno dal 18 al 20 settembre prossimi.

L'esclusione sarebbe conseguenza di una condanna amministrativa per la pubblicazione di materiale considerato dalla legge russa come simbolo estremista. Si tratterebbe, nella fattispecie, di una foto di Alexei Navalny, defunto oppositore di centrodestra al regime di Putin.

Gli avvocati di Bondarenko hanno sostenuto che il canale Telegram dal quale sarebbe stata pubblicata la fotografia non appartenga a lui e che, pertanto, non vi siano elementi sufficienti per attribuirgli la pubblicazione.

Bondarenko, ex deputato comunista regionale di Saratov è molto popolare su YouTube e ha oltre 2 milioni di iscritti. La presunta pubblicazione della foto di Navalny, oltre all'esclusione dalle elezioni – approvata con 12 voti favorevoli e uno contrario dalla Commissione Elettorale Centrale - gli è costata una multa da 1.000 rubli e un fermo di polizia.

Il Partito Comunista della Federazione Russa ha dichiarato che i funzionari hanno bloccato la candidatura di Bondarenko in quanto considerato, dal potere, molto temuto a causa della sua popolarità.

Nel febbraio 2021, come peraltro avevo già scritto (https://amoreeliberta.blogspot.com/2021/02/russia-deputato-comunista-arrestato.html), fu arrestato per aver partecipato, come osservatore e videoblogger, alle proteste antigovernative non autorizzate del 31 gennaio precedente, nella zona del Volga.

All'epoca – il suo canale YouTube “Il diario di un deputato”- era seguito da oltre 1 milione di followers.

Nikolay Bondarenko collegò il suo arresto al fatto che avrebbe voluto candidarsi alla Duma di Stato nella stessa regione nella quale fu candidato il Presidente della Camera Bassa, Vyacheslav Volodin, esponente di “Russia Unita” (il partito di governo), spesso attaccato politicamente da Bondarenko.

Anche all'epoca il KPRF e il Presidente del Comitato Centrale del partito, Gennady Zjuganov, si mobilitarono in difesa del deputato, chiedendo il suo immediato rilascio.

Bondarenko divenne molto popolare nel 2018, quando attaccò l'impopolare riforma delle pensioni, introdotta dal governo.

Nel 2022 fu privato del suo seggio nell'assemblea regionale di Saratov in quanto i pubblici ministeri lo accusarono di non aver dichiarato i ricavi pubblicitari e le donazioni ricevute attraverso il suo canale YouTube.

Alle prossime elezioni parlamentari russe, oltre al KPRF, ci saranno altri due partiti di sinistra patriottica presenti, ovvero i “Comunisti di Russia” di Sergey Malinkovich e il socialdemocratico “Una Russia Giusta” di Sergey Mironov.

Tre partiti determinati a battersi per i diritti sociali nel Paese, fortemente compromessi dal governo, in tutti questi anni.

Unico partito di sinistra patriottica al quale, ancora una volta, non sarà possibile partecipare alle elezioni è “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (fondato dallo scrittore dissidente nazionalbolscevico Eduard Limonov, morto nel 2020 a 77 anni), il cui Consiglio politico ha dichiarato, polemicamente, su Instagram: “Nel 2026, l’istituzione del parlamentarismo in Russia è completamente fallita. La Duma di Stato non è espressione né del potere legislativo né di alcun’altra forma di potere. Di fronte agli idioti disegni di legge presentati dai deputati, ormai diventati proverbiali, riscuoterebbe probabilmente il maggior consenso popolare un partito che promettesse di far trascorrere alla propria intera frazione parlamentare tutto il mandato elettorale comodamente seduta nella buvette della Duma, senza mai entrare in aula. Nel 2023 avevamo constatato la morte delle elezioni come istituzione politica in Russia. Non sprechiamo altre parole”.

Luca Bagatin

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domenica 6 settembre 2026

Da Monti a Vannacci: quando le élite alimentano ciò che dicono di voler combattere. Articolo di Luca Bagatin

 

Mi permetto qualche riflessione relativamente all'incontro fra Mario Monti e Roberto Vannacci a Cernobbio, una delle tante kermesse delle élite, che poco interessano ai cittadini, ma molto più accattivanti per i grandi media e la politica da salotto.

Questo incontro-scontro-confronto mi ha comunque fatto pensare al fatto che è proprio gente come Monti (e Draghi) che ha fatto crescere il fenomeno Vannacci.
Un po’ come la crisi dello Stato liberale e il clima politico del primo dopoguerra alimentarono quell'humus che portò all'avvento del fascismo mussoliniano, “grazie” alla sua incapacità di comprendere le esigenze popolari, marginalizzando le autentiche forze socialiste e di sinistra.

Fascismo mussoliniano che, nei fatti, come il vannaccismo, non è altro che l'altra faccia del liberal capitalismo e delle élite.
Gabriele D’Annunzio (colui il quale sognava "un comunismo senza dittatura") e Alceste De Ambris all’epoca lo compresero. E lo comprese il repubblicano mazziniano Mario Bergamo che, mettendo al centro del suo progetto la questione sociale e proponendo un'alleanza fra repubblicani e socialisti, ovvero le due forze dell'estrema sinistra dell'epoca, si pose fra i primi quale argine tanto allo Stato liberale, quanto al fascismo.
I Monti, i Draghi e i vari cosiddetti “liberaldemocratici”, “riformisti” del centro, della sedicente sinistra e del centrodestra, continuano a non comprendere che proprio le loro ricette euro-oligarchiche non fanno che far aumentare i consensi dell'estrema destra.

Per anni la dirigenza UE ha imposto austerità e tagli alla spesa pubblica e sociale. Si è tagliato in sanità, welfare e istruzione. Oggi ci chiedono danari per riarmarci contro un nemico che vedono solo loro. La Russia. Che è anch'essa Europa. Solo perché si sono messi in testa di sostenere, “fino all'ultimo ucraino”, un'autocrazia corrotta né aderente all'UE né alla NATO. Seguendo i desiderata dei Presidenti USA di turno.

E parlano di un atlantismo anti-storico e che nulla ha a che fare con l'atlantismo responsabile della Prima Repubblica, attraverso il quale mai siamo ricorsi alle armi contro altre potenze. Con le quali dialogavamo e spesso commerciavamo.

I Monti, i Draghi, i Merz, i Macron, le von der Leyen che parlano di arginare il fascismo (che Paesi come Russia e Cina hanno peraltro sempre combattuto) e di un'Europa unita (sì, ma non parlano di una Europa sociale), da tempo hanno gettato le basi per l'ascesa dei Vannacci, delle Le Pen, delle AfD, ecc...
La Storia, dunque, sembra ripetersi.

Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio, i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri), che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già troppo tardi.

Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.

Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica.

Luca Bagatin

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sabato 5 settembre 2026

I socialisti Fico e Radev: un'altra idea di Europa tra pragmatismo, energia, pace e sovranità. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Primo Ministro della Repubblica Slovacca, il socialista democratico Robert Fico, ha visitato, il 4 settembre 2026, la Bulgaria e ha avuto un fruttuoso colloquio con il suo omologo Rumen Radev, anch'egli di orientamento socialista patriottico, a Sofia.

Piena intesa fra i due, sia sotto il profilo energetico che geopolitico.

Per quanto riguarda il primo aspetto, entrambi i leader hanno manifestato la necessità di cooperare e scambiarsi competenze ed esperienze nel settore dei reattori nucleari, pianificando una partnership con la società statunitense Westinghouse e istituendo una commissione congiunta atta allo scopo.

“I benefici forniti dalle aziende bulgare nella fornitura di gas da altre fonti sono vitali per la Slovacchia e i nostri operatori nella regione e in questo settore devono cooperare in modo significativo e più intenso”, ha sottolineato il Premier slovacco.

Egli ha altresì apprezzato il sostegno della Bulgaria nei confronti della Slovacchia, proponendo la sua candidatura a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per gli anni 2028/2029. A sua volta la Slovacchia intende promuovere la Bulgaria quale membro dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Il Premier Fico ha altresì dichiarato che la Slovacchia è fra i principali oppositori del regolamento REPowerEU, che prevede la progressiva cessazione delle importazioni di gas russo, fino al loro completo stop entro il 2027.

In proposito egli ha dichiarato con fermezza: “Ci sarà un enorme problema con il gas. Lo acquisteremo a prezzi mai visti prima. Questo è il risultato della politica dell'UE, che ha dimostrato una totale incomprensione della realtà in materia di politica energetica”.

Egli ha inoltre puntato il dito anche contro il bilancio UE per il periodo 2028-2034 e in merito ha spiegato che: “Vorremmo chiarire che eliminare le disparità regionali, per le quali la Commissione europea intende stanziare fondi significativamente inferiori, non è qualcosa che va contro la competitività. Si tratta semplicemente di definire progetti e criteri. Non possiamo accettare un taglio così drastico al fondo per la coesione e certamente non possiamo accettare una riduzione di tale importo per la politica agricola comune”.

Anche su questo punto, il Premier bulgaro Radev si è detto d'accordo.

Robert Fico ha anche informato il Premier bulgaro relativamente ai tentativi di alcuni Paesi UE di limitare il diritto di veto in alcuni settori quali le imposte, il bilancio, la difesa, l'immigrazione e la politica estera. In merito ha sottolineato che: “Non riesco a immaginare che ci presentiamo a Bruxelles come un Paese che riceve ordini e istruzioni da altri. I Paesi più grandi saranno d'accordo e quelli più piccoli dovranno obbedire? Questa non è la visione dell'UE”.

Altro punto affrontato nell'incontro, sul quale i due premier hanno espresso una posizione comune, è la questione relativa alla guerra in Ucraina.

Il Premier slovacco ha affermato: “Non sono entusiasta del modo in cui l'UE sta sostenendo la guerra. L'UE ha bisogno di più diplomazia, non di più armi. Sarei molto infelice se i vincitori della battaglia per il bilancio europeo 2028-2034 non fossero i cittadini degli Stati membri dell'UE, ma le aziende produttrici di armi”.

Dello stesso avviso anche il Premier bulgaro, Rumen Radev, che ha sottolineato: “Sono lieto che condividiamo una visione comune dell'Europa, un'Europa di pace e prosperità, un'Europa di unità, ed è per questo che stiamo seguendo con molta attenzione quanto sta accadendo in Ucraina. Siamo convinti che una soluzione militare sia fuori discussione. Invitiamo tutti a sedersi al tavolo e a risolvere questo conflitto per via diplomatica”.

Robert Fico ha apprezzato anche l'attenzione riservata dal governo bulgaro alla minoranza slovacca nel Paese e ha auspicato scambi studenteschi più intensi.

Il Premier Fico, successivamente, ha incontrato la Presidente della Bulgaria, la socialista Iliana Yotova. Anche lei ha sottolineato che il conflitto in Ucraina non ha alcuna soluzione militare, ma unicamente diplomatica e che solo i negoziati possono portare a una sua rapida fine.

Il Premier Fico, trovandosi concorde, ha replicato: “Ci sono pochissimi politici nell’Unione Europea che parlano della pace tanto quanto lei e il Primo Ministro bulgaro”.

I due leader hanno inoltre discusso del Quadro Finanziario Pluriennale dell'UE e hanno sottolineato il positivo sviluppo delle relazioni fra Bulgaria e Slovacchia, nonché la loro cooperazione costruttiva all'interno dell'UE.

Mentre gran parte dei Paesi UE e la Gran Bretagna, i cui leader si dicono liberali, popolari e alcuni “socialisti” o “laburisti” (senza esserlo nemmeno un po') vorrebbero uno scontro con la Russia, anziché gettare ponti, Slovacchia e Bulgaria, rette da leadership pragmatiche e autenticamente socialiste e patriottiche, costruiscono partnership e guardano al presente e al futuro dei rispettivi popoli e Paesi.

Se il resto dell'UE seguisse il loro esempio, forse potrebbe finalmente nascere un rinnovato e serio spirito europeista. Diversamente, continueranno a crescere i profitti delle industrie degli armamenti, mentre l'autocrazia corrotta che non fa parte né dell'UE né della NATO continuerà a ricevere sostegno e l'estrema destra continuerà a trionfare nelle urne. Uno scenario davvero tragico e desolante.

Luca Bagatin

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giovedì 3 settembre 2026

Vertice SCO, Xi Jinping rilancia cooperazione e multilateralismo per un nuovo ordine globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 settembre 2026 si è tenuto a Bishkek, capitale del Kirghizistan, il 26esimo vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

Il summit, che ha visto la presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, è stato presieduto dal Presidente del Kirghizistan, Sadyr Zhaparov e ha visto protagonisti i leader degli Stati membri di tale organizzazione, fra i quali il Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko; il Primo Ministro indiano Narendra Modi; il Presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian; il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev; il Primo Ministro del Pakistan Muhammad Shehbaz Sharif; il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin; il Presidente del Tagikistan Emomali Rahmon; il Presidente dell'Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev; il Segretario Generale della SCO Nurlan Yermekbayev e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

Quest'ultimo ha pronunciato un importante discorso, nel quale ha sottolineato, fra le altre cose, che quest'anno ricorre il 25esimo anniversario della SCO e ha delineato le sue prospettive presenti e future: “Quest'anno ricorre il 25° anniversario dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Venticinque anni fa, facendo i conti con le dure lezioni della Guerra Fredda, affrontando le reali minacce provenienti da forze terroristiche, separatiste ed estremiste e ascoltando le sincere aspirazioni del mondo alla pace e allo sviluppo, i Paesi della nostra regione giunsero a un consenso generale sulla necessità di collaborare per tutelare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo. La nostra organizzazione è nata in questo contesto e ha dimostrato un vigore e una vitalità sempre maggiori.

Negli ultimi 25 anni, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha compiuto un percorso straordinario. Il suo più grande successo è stato quello di crescere costantemente fino a diventare un nuovo tipo di organizzazione di cooperazione regionale, con la più vasta estensione territoriale e la maggiore popolazione, e un enorme potenziale di sviluppo. Il suo patrimonio spirituale più prezioso è stato quello di aver introdotto e da allora di aver costantemente seguito lo Spirito di Shanghai, basato su fiducia reciproca, mutuo vantaggio, uguaglianza, consultazione, rispetto per la diversità delle civiltà e ricerca dello sviluppo comune. La sua esperienza più importante in materia di cooperazione è stata quella di aver trovato la giusta via di coesistenza, caratterizzata da non alleanza, non scontro e senza prendere di mira terze parti, consentendo ai paesi della regione di costruire insieme una casa comune.

Venticinque anni dopo, una trasformazione senza precedenti da un secolo sta accelerando in tutto il mondo. Si intensifica la rivalità tra dialogo e confronto, tra strategia vincente per tutti e gioco a somma zero, tra multilateralismo e unilateralismo. L'ombra della guerra continua a incombere sul mondo. In un momento così cruciale, con il futuro dell'umanità in gioco, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) dovrebbe farsi avanti per assumersi la propria responsabilità storica e guidare il corso degli eventi”, ha spiegato il Presidente Xi.

Egli, in particolare, ha presentato quattro linee guida da seguire: 1)“promuovere una globalizzazione economica inclusiva e universalmente vantaggiosa”, consolidando e migliorando al contempo la cooperazione regionale; 2) “contrastare con fermezza le tre forze del terrorismo, del separatismo e dell'estremismo, della criminalità organizzata transnazionale, del traffico di droga e delle frodi nel settore delle telecomunicazioni”; 3) “rimanere fedeli a un approccio incentrato sulle persone e consolidare le basi per un'amicizia duratura (…) apprezzare appieno le peculiarità di ogni Paese nella sua storia, cultura, sistema sociale e fase di sviluppo, e costruire reti di cooperazione tra parlamenti, partiti politici, istituzioni educative, think tank, imprese e media, al fine di promuovere gli scambi non governativi e rafforzare il buon vicinato e l'amicizia tra gli Stati membri; 4) “adoperarci per una governance più equa e ordinata. Dobbiamo sempre sostenere che tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono uguali e che le questioni regionali devono essere discusse da tutti i Paesi per colmare le divergenze e costruire un consenso, gestire adeguatamente le divergenze attraverso il dialogo e la consultazione e affrontare le sfide comuni attraverso la collaborazione multilaterale”.

Per quanto riguarda i conflitti in corso nel mondo, il Presidente cinese, nel suo discorso, ha spiegato che: “Per quanto riguarda l'Ucraina, il Medio Oriente, l'Afghanistan e altre questioni critiche a livello internazionale e regionale, la Cina si dichiara pronta a rafforzare la comunicazione e il coordinamento con tutte le parti, a continuare ad affrontare sia i sintomi che le cause profonde di tali problematiche e a promuovere una soluzione politica”.

Gli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) hanno, in conclusione, delineato una visione di maggiore cooperazione in un contesto internazionale segnato da conflitti, instabilità economica, crisi energetiche e alimentari, cambiamenti climatici e nuove sfide tecnologiche.
Al centro della dichiarazione conclusiva c’è il sostegno al multilateralismo e al ruolo delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di promuovere un sistema internazionale più rappresentativo, equo e multipolare.

I Paesi della SCO hanno dichiarato di opporsi alle logiche di contrapposizione e alle misure unilaterali, sostenendo la soluzione diplomatica delle controversie e il principio di una sicurezza indivisibile.

Gli Stati membri hanno dichiarato di voler rafforzare la cooperazione contro terrorismo, separatismo, estremismo, criminalità organizzata e traffico di droga, anche attraverso il potenziamento delle strutture permanenti della SCO e delle esercitazioni congiunte.
Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove dimensioni della sicurezza: cyberspazio, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale.

La SCO, nel documento sottoscritto dagli Stati membri, chiede una maggiore cooperazione internazionale per contrastare la criminalità informatica, difendere la sovranità degli Stati nel cyberspazio e sostenere un uso sicuro e responsabile dell’IA.
La dichiarazione ha ribadito, inoltre, l’opposizione alla militarizzazione dello spazio e alla corsa agli armamenti spaziali, sostenendo nuovi strumenti internazionali giuridicamente vincolanti.

Sul nucleare, gli Stati membri confermano il sostegno al Trattato di non proliferazione e al disarmo, insieme al diritto di tutti i Paesi di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici.
Relativamente alla situazione in Medio Oriente, la SCO ha condannato gli attacchi militari contro l’Iran, ribadendo il principio della sovranità e dell’integrità territoriale iraniana e chiedendo una soluzione politica e diplomatica delle tensioni.
La dichiarazione sottolinea, inoltre, che una soluzione “completa ed equa” della questione palestinese è considerata indispensabile per la stabilità del Medio Oriente.
Per quanto concerne l’Afghanistan, la SCO conferma il sostegno a un Paese indipendente, neutrale e pacifico, libero da terrorismo, guerra e droga, sottolineando che la formazione di un governo realmente inclusivo rappresenta una condizione essenziale per una stabilità duratura.
Sul fronte economico, la SCO punta a rafforzare il commercio multilaterale, le catene di approvvigionamento regionali e la cooperazione economica tra i Paesi membri.

Tra le priorità figurano infrastrutture, trasporti, corridoi logistici, commercio elettronico, dogane, industria, agricoltura ed energia.
Gli Stati membri sostengono, inoltre, la costruzione della Belt and Road Initiative e il suo coordinamento con l’Unione Economica Eurasiatica. Viene dato spazio anche all'aumento dei pagamenti in valute locali, alla cooperazione finanziaria e alla riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, con l’obiettivo di aumentare il peso dei Paesi in via di sviluppo.
Altro aspetto oggetto della dichiarazione è stato il
progetto della futura Banca di sviluppo della SCO, la cui istituzione resta oggetto di consultazioni tra gli Stati membri.
La cooperazione fra i Paesi membri, inoltre, viene estesa anche alle questioni ambientali e sociali.

I Paesi della SCO intendono intensificare gli interventi contro il cambiamento climatico, la tutela della biodiversità, la gestione delle emergenze e la ricostruzione dopo le calamità.
Nel settore sanitario vengono indicate come priorità la medicina d’urgenza, la telemedicina, la prevenzione delle malattie infettive e una maggiore condivisione delle competenze. Anche istruzione, ricerca scientifica, innovazione e formazione dei giovani assumono un ruolo crescente.
La dichiarazione dedica, infine, ampio spazio alla cooperazione culturale e agli scambi tra i popoli, attraverso iniziative nel campo della letteratura, del patrimonio culturale, dello sport e delle attività giovanili. 

L'obiettivo dichiarato per la nuova fase è proseguire nell'attuazione della Strategia di sviluppo della SCO fino al 2035, consolidando la pace e la stabilità regionale e promuovendo uno sviluppo più equilibrato e multipolare

Luca Bagatin

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