mercoledì 1 luglio 2026

Celebrazione del 105º anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese: il discorso del Presidente Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 luglio 2026, in occasione del 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC), si è tenuta – nella Grande Sala del Popolo, a Pechino – la cerimonia di celebrazione di tale importante evento, che ha visto la partecipazione di membri del Partito, attivisti e organizzazioni di base provenienti da tutta la Repubblica Popolare Cinese (3.000 persone circa).

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica, Xi Jinping, ha sottolineato, durante l'evento, che quella che sta vivendo la nazione cinese è “l'epopea più magnifica” e, in tal senso, ha esortato i membri del Partito, a continuare nella costruzione di un Paese socialista moderno e prospero.

Egli ha ricordato come il PCC, fondato il 1 luglio 1921 e composto allora da appena 50 membri, sia diventato il più grande partito di governo al mondo, con oltre 100 milioni di iscritti e con un'enorme influenza a livello globale.

Il Presidente Xi ha esortato i membri del PCC a “rimanere impassibili di fronte alle nubi che passano e mantenere la rotta attraverso il vento e le onde”, proseguendo nella via tracciata.

Egli ha ricordato come il Partito fondi le sue radici nel popolo e sia al servizio di esso e come solo attraverso il suo “spirito imprenditoriale” esso potrà continuare a realizzare imprese storiche.

Lo sviluppo della Cina si trova ora in un periodo in cui le opportunità strategiche coesistono con rischi e sfide, e in cui i fattori incerti e imprevedibili sono in aumento. Dobbiamo essere sempre pronti a resistere alle grandi prove di forti venti e onde impetuose, e persino a violente tempeste”, ha avvertito il Presidente Xi.

Ed ha rimarcato le fondamenta del suo pensiero ovvero: “Dobbiamo promuovere continuamente la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.
Il Presidente Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità di promuovere l'autogoverno del Partito, in modo rigoroso, senza mai abbassare la guardia contro la corruzione.

È imperativo che tutti noi nel Partito non dimentichiamo mai la nostra aspirazione originaria e la nostra missione fondativa, che restiamo sempre modesti, prudenti e laboriosi, e che abbiamo il coraggio e la capacità di portare avanti la nostra lotta”, ha aggiunto.
Durante la cerimonia, il Presidente Xi ha assegnato la più alta onorificenza del Partito - la “Medaglia del 1 luglio” - a otto membri: un mediatore di base, un veterano, un funzionario del Partito di un villaggio, un medico rurale, un operatore sociale, uno specialista in agricoltura, un esperto in ingegneria meccanica e un esperto in ingegneria della raffinazione del petrolio.

Nel suo discorso, il Presidente Xi ha ricordato che il PCC, sotto la cui guida la Cina è divenuta la seconda economia mondiale, è un partito fondato sull'eccellenza e sulla meritocrazia. Ha inoltre affermato che esso rappresenta una chiara dimostrazione della vitalità del marxismo e della sua capacità di influenzare profondamente il corso della Storia mondiale.

Egli ha altresì ricordato come il PCC abbia modernizzato e innovato il Paese, innalzando l'aspettativa di vita media a 79 anni, istituito sistemi di istruzione, previdenza sociale e assistenza sanitaria all'avanguardia e eliminato la povertà assoluta.

Nel suo intervento, il Presidente Xi, ha sottolineato che il PCC ha delineato un piano al fine di realizzare una sostanziale modernizzazione del Paese entro il 2035, giungendo a costruire “un grande Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti” entro il 2050.

Il Presidente Xi Jinping ha invitato i militari cinesi a difendere con risolutezza sovranità, sicurezza e gli interessi della Cina, dando un maggiore contributo alla pace e allo sviluppo globali.

Egli ha, infine, promesso azioni risolute contro i secessionisti di Taiwan e auspicato in tempi brevi la completa riunificazione pacifica del Paese.

Luca Bagatin

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martedì 30 giugno 2026

Dai BRICS al Partito Comunista Cinese: il ruolo della Cina tra multilateralismo e sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 giugno scorso, a Nuova Delhi, si è tenuto un importante incontro dei consiglieri per la sicurezza nazionale dei BRICS.

In tale occasione, nella capitale dell'India, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ricopre anche la carica di membro del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha tenuto un importante discorso, nel quale ha ricordato che la cooperazione dei BRICS è un punto di forza fondamentale per la salvaguardia della pace globale, della promozione dello sviluppo e della difesa della giustizia.

Dobbiamo tenere alta la bandiera del multilateralismo, salvaguardare con fermezza gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e opporci inequivocabilmente all'unilateralismo e al protezionismo. In quanto avanguardia del Sud del mondo, i Paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nel promuovere la giustizia e agire con equità, rafforzando il loro status e il loro ruolo negli affari internazionali”, ha sottolineato il Ministro Wang, il quale ha altresì aggiunto: “Dobbiamo combattere con fermezza ogni forma di terrorismo, opporci inequivocabilmente alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico, affrontare efficacemente le sfide globali in materia di energia e sicurezza alimentare, rafforzare la cooperazione sulle risorse minerarie strategiche e unirci per rispondere all'epidemia di Ebola in Africa”.

Nel suo discorso, il Ministro Wang ha spiegato come la centralità dei BRICS risiede nell'uguaglianza e nel mutuo vantaggio, mentre la sua forza risiede nell'unità e nell'assistenza reciproca.

Egli ha in particolare rimarcato come i BRICS e il Sud del mondo, in generale, “dovrebbero difendere la propria indipendenza, rafforzare la solidarietà e l'assistenza reciproca, condividere una maggiore conoscenza collettiva e coordinare azioni congiunte più incisive”.

Nel far presente che sarà la Cina, l'anno prossimo, ad assumere la presidenza dei BRICS, il Ministro Wang ha sottolineato l'importanza di rispettare sempre le norme internazionali, evitando “la legge della giungla”, come ha insegnato anche il conflitto in Iran e gli attacchi illegali di USA e Israele contro di esso.

Nel frattempo, la Repubblica Popolare Cinese, il 1 luglio si prepara a celebrare il 105esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC).

Partito che fonda la propria organizzazione sul merito e sulla formazione politica, culturale e morale e che fu co-fondato dal riformatore sociale antimperialista Chen Duxiu (della cui biografia ho scritto nell'articolo leggibile a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/07/chen-duxiu-1879-1942-co-fondatore-e.html).

Un rapporto pubblicato in questi giorni dal Dipartimento dell'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito, ha rilevato che nel 2025 gli iscritti ad esso contavano 101,28 milioni. Ovvero vi è stato un aumento di circa 1 milione di iscritti rispetto al 2024.

Nel rapporto si evidenzia che il 54,8% dei nuovi iscritti nel 2025 è in possesso di laurea o diploma di scuola superiore e l'84% ha un'età pari o inferiore a 35 anni.

Dal rapporto si evince anche che il numero delle donne è pari al 31,5% del totale (oltre 31,91 milioni di donne); che la percentuale degli iscritti appartenenti a minoranze etniche è del 7,8% (7,88 milioni di iscritti) e che il numero di operai e agricoltori rappresenta il 32,4% del totale.

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, in questi anni, si è battuto con determinazione contro la corruzione interna al Partito, quale primo punto del suo mandato.

Egli ha altresì ricordato che il compito dei comunisti cinesi è quello di lavorare per la felicità del popolo cinese, porsi al servizio della comunità e rinnovare il Paese.

Luca Bagatin

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Soldi, scommesse, speculazione: il potere che governa il mondo e il declino della politica in Occidente. Articolo di Paola Bergamo

 

La politica, in Europa e non solo, attraversa una delle crisi più profonde della sua storia recente. Non è soltanto crisi di consenso, ma di leadership, trasparenza e autonomia.

Le recenti polemiche nate attorno alle presunte chat tra alcuni leader europei, tra cui spiccano Zelensky e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, finiti al centro dell’attenzione del Mediatore Europeo per questioni legate alla trasparenza istituzionale, rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. Al di là dell’esito delle verifiche e delle responsabilità effettive, emerge un dato politico inquietante: l’impressione di un ristretto circuito decisionale nel quale pochi attori si confrontano, come membri di un club esclusivo, lontano dagli occhi dei cittadini, mentre le grandi questioni del continente vengono sottratte al dibattito democratico.

E del resto sono passati soli pochi anni dal Qatar-gate per cui la magistratura belga avviò una vasta operazione su gravi  episodi di corruzione, riciclaggio, e associazione criminale legati a tentativi di influenzare anche quelle poche decisioni che sono in capo al Parlamento Europeo. Fu scandalo che mise in risalto non tanto la corruttibilità e amoralità sempre dietro l’angolo di una singola persona, quanto piuttosto che vi è una criticità strutturale rapportabile al peso delle lobby, ai meccanismi di trasparenza e controllo interno nella stessa Unione Europea.

La prima domanda che mi sovviene, e che attiene al ruolo della stessa EU, è che se il Parlamento che dovrebbe rappresentare cinquecento milioni di cittadini può essere vulnerabile alle pressioni degli stati esteri, ai grandi interessi economici, alle speculazioni finanziarie, chi tutela davvero l’autonomia della politica in Europa?
Esiste ancora la politica?
E ancor più: è la politica a governare l’economia o ne è diventato un semplice braccio amministrativo?

L’Europa appare sempre più governata da una tecnocrazia che comunica con sé stessa, autoreferenziale, distante dai bisogni reali delle popolazioni.

Nel frattempo, la gente comune sperimenta un progressivo impoverimento materiale, culturale ed esistenziale. Crescono l’incertezza, la precarietà, il disagio sociale e l’infelicità collettiva. Eppure, questi fenomeni sembrano occupare spazio marginale nelle priorità delle classi dirigenti.

Viene allora spontanea una domanda: chi detta realmente l’agenda politica dell’Occidente contemporaneo?

Molti osservatori individuano nel capitalismo finanziario globale una forza capace di influenzare profondamente le scelte dei governi. Non più soltanto il tradizionale conflitto tra destra e sinistra, ma il predominio di interessi economici sovranazionali che attraversano indistintamente i diversi schieramenti politici.

Questo è il vero motivo per cui anche in Italia la disertazione delle urne è fenomeno in costante crescita, espressione di un cattivo stato di salute della democrazia.
Il voto di protesta premia l’urlatore di turno, il presunto rompi schema e anti-sistema, che si presenta puntuale a ogni tornata elettorale con promesse demagogiche. Si tratta di personaggi che promettono di sortire un cambiamento ma, una volta raggiunto il potere (che è stato permesso loro scalare), poi si inchinano e si adattano alle logiche dei grandi interessi economici e finanziari che dominano la scena globale e rinnegano quanto con sagace pseudo-pathos si è promesso poco prima dal palco del comizio plateale.

Le parole volano e lasciano spazio alla continuità delle politiche mentre quello che appariva come il coraggio della rottura si trasforma in prudenza e conformismo.
Urlatori di mestiere, imbonitori con più o meno classe, spesso in deficit di competenza e costrutti, una volta ascesa la scala del palazzo “scoprono” che esistono gerarchie invisibili alle quali occorre rendere “omaggio”.
Si possono forse ignorare in buona fede le cose?

Dietro i grandi gruppi industriali, siano essi attivi nel settore della difesa, della farmaceutica o dell’energia, compaiono spesso gli stessi grandi investitori istituzionali. Colossi come BlackRock, Vanguard e State Street, figurano tra i principali azionisti di numerosissime multinazionali operanti nei comparti strategici dell’economia mondiale.
Non si tratta necessariamente di un centro di comando unitario né di una regia occulta, ma certamente di una straordinaria concentrazione di capitale, di influenza e di potere che pone interrogativi democratici enormi sul nostro presente e futuro.

L’industria degli armamenti, ad esempio, beneficia di enormi flussi finanziari provenienti da fondi di investimento, ETF specializzati, fondi pensione e investitori istituzionali. L’aumento delle spese militari europee e della NATO ha generato nuove opportunità di profitto per i mercati finanziari.
Ma lo stesso fenomeno si osserva nel settore farmaceutico e in quello energetico. Gli stessi grandi gestori patrimoniali detengono partecipazioni significative nelle principali aziende dei tre comparti, creando una rete di interessi che travalica i confini delle singole industrie.

È qui che nasce la figura simbolica da me immaginata dei “Signori delle Tre S”: Soldi, Scommessa e Speculazione. Sono i Signori che governano i destini del mondo.
Per costoro la società non rappresenta una comunità da far prosperare, bensì un enorme mercato sul quale allocare capitali, massimizzare rendimenti e trasformare ogni crisi in opportunità economica per sé stessi.
Anche la guerra, in questa prospettiva, appare un gigantesco laboratorio, un ricco affare.
L’Ucraina, ad esempio, non è soltanto il teatro di un dramma umano e geopolitico immenso; è anche il contesto nel quale si sperimentano nuove tecnologie militari, sistemi di difesa avanzati, droni, satelliti, intelligenza artificiale applicata al combattimento e nuovi modelli industriali.

Gli Stati Uniti, del resto, non costituiscono un blocco monolitico. Esistono molte Americhe: quella della democrazia costituzionale, quella dell’innovazione scientifica, quella della società civile, ma anche quella del potente establishment finanziario e lobbistico che ruota attorno al complesso militare-industriale. Tutte queste Americhe hanno un solo Presidente e quello attuale sembra fantasioso, bizzarro nelle sue affermazioni contraddittorie, ma ogni qual volta proferisce verbo, convintosi di una missione anche messianica, sta di fatto che le borse volano e premiano questo o quel  magnate, magari pure amico.
Un sistema di interessi e cointeressenze che, come denunciava già Eisenhower nel suo celebre discorso del 1961, possiede una capacità di influenza enorme sulle decisioni pubbliche e sulla postura dei leader.

Chi per esempio trae profitto dalla produzione di armamenti e dalla loro continua evoluzione tecnologica difficilmente può considerare irrilevante un conflitto che offre possibilità di sviluppo, sperimentazione e mercato senza precedenti. Ecco quindi la difficoltà della Pace.

Naturalmente, ridurre la complessità del mondo contemporaneo a un’unica spiegazione sarebbe un errore. La realtà è sempre più articolata delle narrazioni ideologiche. Tuttavia, ignorare il peso crescente della grande finanza nelle dinamiche politiche sarebbe altrettanto ingenuo.

La vera questione resta un’altra: quale società immaginano i Signori delle Tre S?

Una società fondata sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul benessere diffuso e sulla partecipazione democratica, oppure una società nella quale ogni aspetto dell’esistenza umana diventa oggetto di investimento, scommessa e speculazione?

Se la politica rinuncia alla propria autonomia e si limita a gestire gli interessi dei grandi flussi finanziari globali, allora la democrazia rischia di trasformarsi in una semplice procedura, svuotata della sua funzione originaria quel “non aggiungere al natural dolore” che Mario Bergamo, si affannava a predicare e perseguire con la propria azione politica di repubblicano sociale antifascista del ‘900.
Rapportando questo pensiero politico filosofico all’oggi significa che la politica deve rappresentare i bisogni, le speranze e le sofferenze delle persone comuni e agire in tal senso.

Forse la crisi della leadership in Occidente nasce dalla progressiva sostituzione della politica con la finanza, del cittadino con l’investitore, della comunità con il mercato.
Quando la politica smette di occuparsi della prosperità collettiva per inseguire esclusivamente gli imperativi della redditività, quando la politica rinuncia a essere lei a guidare l’economia e si limita a gestire ciò che i mercati ritengono conveniente, smette di immaginare il futuro e si limita a amministrare il presente.

La politica storicamente era lo spazio delle grandi visioni collettive: la costruzione dello Stato sociale, della scuola pubblica, dei diritti del lavoro, di una sanità universale, dei grandi progetti infrastrutturali, persino dell’idea stessa di Europa.
Oggi tutto si è invertito: non più la finanza al servizio di un progetto politico ma la politica a dover rassicurare continuamente i mercati, gli investitori, le agenzie di rating, i grandi flussi di capitale, gli speculatori.

Il problema quindi non è solo politico- sociale-economico ma è antropologico e culturale.
Se ogni decisione viene valutata in termini di rendimento, efficienza e competitività allora scompaiono domande profonde sul tipo di società da costruire, quale tipo di felicità umana si persegua, quale posto assegnare a lavoro, famiglia e cultura ma soprattutto quale eredità vogliamo lasciare alle generazioni future.

Forse la più tragica vittoria della finanza globale non consiste nell’aver conquistato i governi, ma nell’aver ristretto l’orizzonte dell’immaginabile. La politica non progetta più il domani: gestisce vincoli, rispetta parametri, rassicura investitori. Non costruisce il futuro, lo contabilizza.
E’ un continuo attentare all’utopia, alla filosofia e alla speranza collettiva.
Allora diventa essenziale porre una domanda aperta e che attraversa tutto il nostro tempo: chi ha il diritto di immaginare il futuro? I cittadini attraverso la politica o i grandi flussi di capitale attraverso la logica del rendimento?
E’ proprio quì che si gioca la crisi della democrazia contemporanea.

Paola Bergamo

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domenica 28 giugno 2026

Nasce "Agorà", il movimento di Angelo D'Orsi, per dare una voce democratica al Paese. Articolo di Luca Bagatin

 

Amo i gatti neri. Ne avevo uno, Mirtillo, che per me è stato come un fratello.

I gatti neri sono simbolo di ribellione, anarchia, ma anche, sotto il profilo spirituale, di protezione e esplorazione del proprio inconscio.

Quando, sul manifesto della prima assemblea nazionale di "Agorà per l'Italia", il neo-movimento del prof. Angelo D'Orsi, tenutasi a Roma il 27 giugno scorso, ho visto che c'era disegnato un gatto nero con dei begli occhi rossi, avevo deciso che non sarei potuto mancare.

Non sono pertanto rimasto stupito nell'ascoltare – nel corso dell'assemblea - parole che risuonano dentro di me, fin da quando ero molto piccolo, la prima delle quali è “democrazia”.

E non sono rimasto stupito nel vedere – nella numerosissima platea - volti puliti e fieri e ritrovare amici quali Paolo Di Mizio, ex caporedattore e fra i fondatori del TG5 e Fabio Massimo Parenti, esperto di Repubblica Popolare Cinese, che spesso ho citato nei miei articoli e saggi.

Mi ha colpito molto ascoltare il prof. D'Orsi spiegare come egli sia stato ispirato, nella fondazione di questo movimento, da una sua amica scomparsa.

Il prof. D'Orsi ha una formazione politica molto diversa dalla mia. Lui si rifà a Gramsci, io mi rifaccio alla tradizione mazziniana, garibaldina, dannunziana, ma non meno eretica. Anzi. Forse anche di più.

E' forse per questo che, le sue parole e prospettive, non sono così distanti dalle mie. Ed è per questo che, forse, una nuova sintesi fra antichi valori sociali, non è così impossibile. Se si riparte dello studio e dall'approfondimento, senza pregiudizi, della Storia.

E questo egli ha detto: “Ho pensato di costruire un partito fondato sullo studio”.

Che è la base di tutto, direi.

Ma non solo.

Il prof. D'Orsi ha spiegato come, nelle sue brevi esperienze politiche come candidato di partiti di sinistra radicale, egli abbia ravvisato spesso egocentrismo e settarismo. Aspetti che anche io, nei partiti nei quali ho militato (molti anni fa), d'area verde, socialista e repubblicana, ho parimenti ravvisato.

Aspetti che hanno portato non solo noi, ma la stragrande maggioranza degli italiani, ad allontanarsi dalla politica partitica.

Occorre conoscere le ragioni della Storia”, ha spiegato il prof. D'Orsi. Ed ha ragione.

Senza la Storia non si può comprendere, ad esempio, le origini dell'attuale conflitto russo-ucraino, che, come ho spesso scritto, hanno origine dal crollo dell'URSS, causata da elementi interni ed esterni e che ha fatto ampiamente comodo a un Occidente liberale, ma molto poco democratico.

Senza conoscere le ragioni della Storia “si rischia di subire passivamente le scelte dall'alto”, ha giustamente spiegato il prof. D'Orsi.

E così, come è di fatto avvenuto e avviene da decenni, si finisce per rimanere sottomessi ai desiderata della dirigenza UE e a quella degli Stati Uniti d'America e dei loro Stati satellite, ad Est e in Medio Oriente.

Per cui, ha rilevato il prof. D'Orsi, si sanziona ampiamente la Russia, ma si tace sul massacro perpetrato dal governo israeliano contro la popolazione di Gaza.

Si danno armi a governi corrotti né UE, né NATO, ma, pur non dicendosi co-belligeranti, di fatto lo si è.

Il tutto in barba alla volontà popolare e, dunque, alla democrazia, come peraltro costituzionalmente la conosciamo o dovremmo conoscere.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito da come tanti, a sinistra (o nella cosiddetta sinistra) si siano resi complici di ciò. Personalmente, di ciò, sono meno stupito, avendo abbandonato (e per sempre) il sedicente e pseudo centro-sinistra italiano nel 1999, quando il governo D'Alema autorizzò il bombardamento NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia. Ultimo baluardo di socialismo nel Balcani. Socialismo completamente sconosciuto e estraneo al sedicente centro-sinistra italiano. E ricordo ancora come, diversamente, l'ex Ministro socialdemocratico, Luigi Preti, allora sostenitore di Silvio Berlusconi, si oppose fermamente allo smembramento della Jusoslavia, per la solita volontà di Bruxelles e Washington, come egli stesso ricordò e denunciò, sulle pagine di “Critica Sociale”, nel 1999.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito della russofobia diffusa da tanti media, che arrivò persino a proibire corsi di russo e la possibilità di parlare di scrittori russi. E qui, a stupirci, credo, fra chi è autenticamente democratico e ha un pensiero completamente libero, siamo stati in tanti, nel 2022.

Egli ha anche spiegato come grande responsabilità la ebbe l'antistorica risoluzione del Parlamento Europeo del 2019, che volle equiparare nazismo e comunismo. Dimenticando gli oltre 20 milioni di sovietici che hanno liberato l'Europa dalla barbarie hitleriana.

Il prof. D'Orsi ha anche spiegato come, “grazie” (si fa per dire) alle autolesionistiche sanzioni contro la Russia volute dalla dirigenza UE, ci troviamo a pagare il gas più caro, importandolo dagli USA.

Come se non bastasse, ha aggiunto, il bilancio della difesa, in Italia è UE, è in aumento, a discapito di quello sanitario, sempre più privatizzato e smembrato, nel corso degli anni. Siamo passati, in sostanza, dal welfare al warfare.

E così egli ha spiegato, a mio avviso giustamente e con grande lungimiranza (ma anche profondo buonsenso e pragmatismo), che occorre invertire la rotta e puntare al benessere della comunità. Salvare vite, non diffondere morte.

Egli ha spiegato come la decisione di fondare il suo movimento, su sollecitazione di quella sua amica scomparsa, sia nata proprio dallo sdegno e dall'indignazione nei confronti di tutto ciò.

Di come sia diventata l'Europa e l'Italia a causa dei Draghi, delle Von Der Leyen e delle Lagarde.

E di come occorra, diversamente, recuperare quella democrazia autentica perduta, liberandoci dalla sudditanza dei potentati economici internazionali e dall'ingerenza di potenze straniere; lavorando per sostenere il mondo multipolare, promosso dai BRICS.

Restituendo, così, lo Stato al cittadino, come previsto dalla Costituzione della Repubblica italiana fin dal suo Primo Articolo.

Devo dire che il prof. D'Orsi mi ha commosso. Perché ciò che ha detto, lo penso e lo scrivo anch'io, da oltre dieci anni. Spesso censurato, da chi si erge a “liberale”, ma che probabilmente non ha mai letto Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli. Che furono i miei maestri nelle mie letture da diciottenne, ancora idealista.

Del prof. D'Orsi ho condiviso anche i punti nei quali ha parlato del manifesto di "Agorà", fra i quali la nazionalizzazione degli asset strategici del Paese (altro punto sul quale ho sempre spesso scritto); sull'abolizione del Jobs Act (che fu un vero insulto alla memoria delle riforme sociali del grande Ministro socialista Giacomo Brodolini) e dell'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Forse condivido meno l'idea di uscire dall'UE e dalla NATO. Nel senso che, come ho spesso rilevato, il problema non è tanto una unione di popoli europei in sé, quanto la sua dirigenza UE e il fatto che tale entità, non democratica, rappresenta una holding finanziaria ed è slegata, se non addirittura opposta, dalla volontà popolare e dalle necessità della popolazione europea.

L'UE, a mio avviso, in sostanza, andrebbe completamente riformata e democratizzata. Uscirne ha molto poco senso.

Quanto alla NATO, che dovrebbe in ogni caso avere esaurito il suo ruolo storico nei primi Anni '90, in realtà potrebbe – se anch'essa completamente riformata - diventare una alleanza militare globale, comprendente anche Russia e Cina e volta alla sicurezza e alla pace internazionale di tutti i popoli del mondo.

Su questo, penso, pragmaticamente, avrebbe invece senso discutere e lavorare.

L'impostazione di Angelo D'Orsi, in generale, il quale ha affermato che “Agorà non sarà l'ennesimo partitino di sinistra”, in generale, mi è piaciuta e mi ha ricordato per molti versi il piano sociale promosso da Giuseppe Saragat negli Anni '50: “Case, scuole e ospedali”, quando il PSDI aveva ancora una visione ancorata al socialismo autentico, vi era ancora l'oculata e onesta visione del Ministro Roberto Tremelloni e tutto non si era ancora annacquato nella partitocrazia e nella furberia.

Ho apprezzato molto anche l'intervento in video del prof. Franco Cardini, il quale ha affermato che, in questi tempi oscuri, occorrono due cose: il ritorno alla politica e alla moralità sociale.

Egli ha rimarcato il concetto che l'UE non rappresenta l'autentico progetto per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, i quali, diversamente, fuori da ogni subalternità, dovrebbero diventare l'ago della bilancia degli equilibri mondiali.

Il prof. Cardini ha rilevato anche che l'Italia ha perduto il senso del “vivere civicamente”, ovvero ha smesso di pensare alla propria comunità. E nel frattempo il mondo occidentale si sta sempre più impoverendo, con da una parte pochi ricchi e dall'altra moltitudini di comunità impoverite, anche culturalmente e intellettualmente.

Il prof. Cardini ha sottolineato anche come il sistema di potere occidentale stia franando, ma non ce ne rendiamo conto. Un sistema di potere gestito da una minoranza, che non rappresenta affatto la maggioranza dei cittadini che, infatti, non vanno più a votare.

Debbo dire che ho sottoscritto ogni sua parola, essendo fra coloro i quali, pressoché da vent'anni, non vanno più a votare. Il penultimo voto lo diedi ai "Socialisti Uniti" dell'amico Gianni De Michelis, per il quale feci campagna elettorale, alle europee del 2004. Presero il 2% ed ebbero due eletti. Ma, allora, non erano ancora stati introdotti gli antidemocratici sbarramenti.

Da quando, nel 2009, furono introdotti gli sbarramenti, smisi di andare a votare. Lo feci solo alle scorse europee, ma per dare un segnale, votando "Pace, Terra e Dignità" di Michele Santoro, che prese comunque il 2% (non ebbe eletti, causa sbarramento al 4%), con una prospettiva democratica e socialista, molto simile a quella di "Agorà".

E ho condiviso le sue riflessioni sull'Europa e sul fatto che la comunità non viene posta al centro, ma rimane attore passivo, passivizzato e marginalizzato. Utile solo a ratificare decisioni altrui e manipolata continuamente da media monolitici.

Molto interessante anche l'intervento dell'amico Paolo Di Mizio, il quale ha rilevato, da giornalista di lungo corso, come, quando iniziò la guerra russo-ucraina, iniziarono ad essere diffuse, da parte dei mass-media, un sacco di menzogne russofobiche e stravolgimenti della realtà dei fatti e ciò lo indignò e inquietò molto, al punto che mai si sarebbe aspettato che ciò potesse accadere. Il tutto come se fosse una cosa normale. Paolo ha spiegato anche come i mass media abbiano trattato in modo deformato e disinformativo anche la situazione a Gaza, in Medio Oriente e in Iran, il tutto ad uso e consumo della narrazione delle élite occidentali e dei loro alleati.

Altro intervento che ho apprezzato molto è stato quello dell'amico Fabio Massimo Parenti, che ha esordito con una frase emblematica: “L'unica cosa che ci è rimasta di collettivo è il disagio”. Quando, invece, ha aggiunto, occorre uscire dall'omologazione e ricostruire relazioni fra le persone, ma anche fra tutti i Paesi, a partire dalla centralità del Mediterraneo.

In tal senso ha portato l'esempio della Repubblica Popolare Cinese, una realtà geopolitica che fonda la sua politica estera su “cooperazione, coesistenza pacifica e rispetto”.

Ora, personalmente non aderisco né aderirò ad “Agorà”, come a nessun movimento politico/partitico. Purtuttavia penso che meriti ascolto e sostegno.

Penso che arriverei anche a votarlo, pur consapevole che, andare a votare, in presenza di regole truccate a monte (leggi elettorali incostituzionali dal 1993 ad oggi, come rilevato dall'amico Sen. Giorgio Pizzol e sistema mediatico disinformativo e che non da spazio a chi la pensa diversamente) è - nella migliore delle ipotesi - una cosa inutile, nelle peggiori una presa in giro.

Ma, ad ogni modo, penso che qualche segnale di democrazia, di libertà di pensiero, di emancipazione civile e sociale, difronte al fondamentalismo liberal-capitalista e ultra-atlantista, all'ignoranza e all'ipocrisia diffusa, meritino sempre di essere dati.

Per il resto penso comunque occorra lavorare a livello culturale, formativo e di discussione pubblica.

Proprio perché gli spazi di libertà di pensiero e democrazia sono sempre più ridotti. 

Mancanza di leggi elettorali costituzionalmente democratiche, ovvero che permettano a chiunque di avere dei propri rappresentanti e sistema mediatico pluralista e indipendente, sono già due aspetti importanti e sui quali riflettere e discutere.

Occorre, in sostanza, essere quel gatto nero che, sul manifesto, aveva catturato la mia attenzione.

Rimanere spiriti liberi, inquieti, eretici e magici, che attraversano l'oscurità, senza mai abbassare lo sguardo.

Luca Bagatin

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Luca Bagatin e Paolo Di Mizio

venerdì 26 giugno 2026

Colombia: la sinistra annuncia una ferma opposizione al governo di estrema destra e rilancia la difesa di riforme e diritti dei cittadini. Articolo di Luca Bagatin

 

Le elezioni presidenziali, in Colombia, si sono concluse con la vittoria per pochissimi punti percentuali, del candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella, che ha ottenuto il 49,66% contro il candidato della sinistra, Iván Cepeda, che – con la coalizione Alleanza per la Vita - ha ottenuto il 48,7%.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico, di cui fa parte Iván Cepeda, partito di ispirazione socialista democratica e bolivariana, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale ha annunciato la sua ferma opposizione al governo di de la Espriella.

Forte di 43 deputati e 26 senatori, la coalizione di sinistra intende riaffermare il suo impegno a difendere le riforme sociali e i diritti acquisiti dai cittadini attraverso il governo presieduto da Gustavo Petro.

La coalizione socialista intende dunque intraprendere un'opposizione “ferma, democratica e mobilitata”, al fine di bloccare qualsiasi azione legislativa o amministrativa volta a “smantellare i progressi compiuti dal popolo colombiano”.

In particolare, l'attuale opposizione socialista intende concentrarsi sulla tutela della riforma agraria, sui diritti dei lavoratori e dei pensionati, sull'istruzione pubblica, sulla promozione della pace e sul rispetto delle libertà democratiche.

Tutti aspetti messi a rischio dall'estrema destra – fortemente sostenuta dal regime statunitense - oggi al governo.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico ha espresso la sua gratitudine per i settori che si sono mobilitati in favore della giustizia sociale, dai giovani alle donne, dagli agricoltori ai popoli indigeni.

Il gruppo parlamentare della sinistra ha anche annunciato la costruzione – attraverso un Primo Congresso Nazionale - di un Fronte Ampio per la Vita, ovvero un'iniziativa volta a riunire forze progressiste e popolari, che avrà come scopo la difesa della dignità e delle conquiste democratiche del popolo colombiano.

Luca Bagatin

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giovedì 25 giugno 2026

Doppio terremoto in Venezuela. Il governo socialista si mobilita. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata colpita da due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5.

164 persone morte e quasi 1000 i feriti, secondo quanto riferito dalla Presidente incaricata Delcy Rodriguez, la quale, inoltre, ha annunciato la creazione di un fondo di 200 milioni di dollari, utilizzando risorse del Fondo Monetario Internazionale, per la ricostruzione delle infrastrutture vitali. Verrà, inoltre, istituito un fondo al fine di fornire assistenza immediata alle vittime e saranno attivate linee di credito speciali attraverso banche pubbliche e private, per coloro i quali hanno perduto la loro principale fonte di reddito.

La Presidente Rodriguez ha affermato, inoltre, che vi sarà un ulteriore stanziamento di fondi attraverso il sistema pubblico “Patria per i lavoratori”, per coloro i quali hanno perduto il loro lavoro.

La Presidente incaricata ha altresì riferito che lo stato più colpito è La Guaira, con decine di edifici crollati ed ha sottolineato che sono in corso le operazioni di soccorso, aggiungendo che sono stati resi disponibili hotel e rifugi per le persone che hanno perduto le loro case o le cui abitazioni hanno subito danni strutturali.

La Presidente Rodriguez ha anche esortato i cittadini ad utilizzare l'applicazione VenApp, al fine di segnalare situazioni abitative pericolanti o la scomparsa dei loro parenti.

Delcy Rodriguez ha altresì ringraziato tutti i popoli e i governi del mondo, per la loro solidarietà e vicinanza.

Fra i primi Paesi a mobilitarsi in soccorso del Paese, fra gli altri, attraverso aiuti umanitari, il Brasile di Lula e la Repubblica Popolare Cinese, oltre a Cuba, che ha inviato personale medico.

Anche il Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro, dal carcere di New York nel quale è illegalmente detenuto dal regime statunitense, dal 3 gennaio scorso, assieme a sua moglie Cilia Rodriguez, ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza al suo Paese.

Attraverso i social, il Presidente Maduro ha scritto, fra le altre cose: “Di fronte al potente terremoto che ha colpito la nostra nazione, le nostre preghiere sono rivolte alle famiglie venezuelane colpite. In questo momento difficile, invochiamo l'unità nazionale, la serenità e l'amore. Il nostro cuore è con tutto il Venezuela! (…) Oggi la parola è una sola: massima unione, massima solidarietà e massima azione! (…) Che Dio benedica e protegga il Venezuela!”.

Luca Bagatin

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mercoledì 24 giugno 2026

Il Senato USA prende le distanze da Trump, mentre Cina e Iran rilanciano la via diplomatica. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli USA, un Senato a maggioranza repubblicana, finalmente, rompe con le politiche irresponsabili e guerrafondaie del regime di Trump, votando, con 50 voti a favore e 48 contrari, una risoluzione per limitarne i poteri di guerra in Iran e chiedere la fine del conflitto.

Un voto simbolico, a conferma di quanto, negli USA, il Congresso abbia poteri limitati, ma significativo.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato, nei giorni scorsi, a Nuova Delhi, a margine della XVI riunione dei Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei BRICS, il Vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Qadir Nizamipour.

Il Ministro Wang ha sottolineato che la Cina accoglie con favore l'avvio delle consultazioni – con l'assistenza di Pakistan e Qatar - fra Iran e USA, sulla base del Memorandum d'intesa fra i due Paesi.

Disposizioni che prevedono – fra le altre cose - la cessazione immediata e permanente delle ostilità; il rispetto reciproco della sovranità e integrità territoriale di ciascun Paese e la non ingerenza negli affari interni altrui.

La Cina, partner strategico dell'Iran, ha sostenuto e sostiene ogni sforzo volto alla pace e alla salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale.

Il Vicesegretario Qadir Nizamipour ha ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per il suo ruolo costruttivo alla risoluzione del conflitto e sottolineato la validità delle proposte del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e stabilità del Medio Oriente (fondate su coesistenza pacifica; rispetto della sovranità nazionale; rispetto del diritto internazionale; promozione di sviluppo e sicurezza), ricordando come le relazioni fra Iran e Cina siano di fondamentale importanza per affrontare, congiuntamente, le sfide comuni.

Luca Bagatin

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martedì 23 giugno 2026

Addio a Ramiro Valdés Menéndez, storico Eroe della Rivoluzione cubana. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba piange la scomparsa di uno dei più valenti Eroi della Rivoluzione ancora in vita.

Ramiro Valdes Menendez (1932 – 2026) è scomparso domenica 21 giugno scorso.

Fra i principali collaboratori di Ernesto Che Guevara durante la Rivoluzione Cubana, fu promosso a Comandante dal Lider maximo Fidel Castro, che lo nominò, alla fine della Rivoluzione, Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Successivamente fu nominato anche Ministro dell'Informatica e delle Comunicazioni.

Ramiro Valdes Menendez, oggi celebrato e ricordato dal popolo e dalle istituzioni cubane, fu, sin da giovane, impegnato nella lotta per la giustizia sociale, l'indipendenza e la sovranità di Cuba, contro la dittatura filo-statunitense di Fulgencio Batista, negli Anni '50.

Egli viene in particolare ricordato per la partecipazione diretta all'assalto alla caserma Moncada, il 26 luglio 1953 e la successiva spedizione a bordo dell'imbarcazione Granma, nel 1956.

Eventi chiave ed eroici della storica Rivoluzione, che ebbe il sostegno anche delle logge massoniche locali, come ricordò anche l'allora giovane rivoluzionario e massone cubano Ramón Pez Ferro, ai tempi Guida Perfetta (leader) dell'Asociación de Jóvenes Esperanza de la Fraternità.

Ramiro Valdes Menendez, peraltro, fu protagonista anche della celebre battaglia di Santa Clara, a fianco del Comandante Ernesto Che Guevara.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso il suo profondo dolore per la scomparsa di Menendez, sottolineando la sua disciplina militare e i suoi saggi consigli, elargiti al popolo cubano.

Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, ha altresì espresso il suo cordoglio e ricordato la profonda fedeltà di Ramiro Valdes Menendez a Fidel e Raul Castro e agli ideali del socialismo.

Luca Bagatin

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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

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sabato 20 giugno 2026

Trump, Meloni e il bullismo geopolitico. Articolo di Luca Bagatin

 

Il bullo, lo ricorda la psicologia stessa, è persona profondamente insicura che, dietro alla sua maschera di superiorità, manifesta debolezza e paura di non essere accettato.

Donald Trump incarna, alla perfezione, l'archetipo del bullo per eccellenza.

In questo caso, sconfitto dall'Iran, doveva per forza sminuire qualcuno e, questa volta, è toccato a Giorgia Meloni.

Quella Giorgia Meloni che, una volta nominata Presidente del Consiglio, prima ha steso tappeti rossi a Biden e poi a Trump. Secondo la consolidata tradizione dell'UE e dell'Italia degli ultimi decenni, che prevede totale asservimento ai desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Che spesso si comportano e si sono comportati da bulli, tanto con i Paesi “amici”, quanto con tutti gli altri. Henry Kissinger, del resto, fece presente che: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.

Presidenti degli USA che, peraltro, non sono amati nemmeno dal popolo statunitense che vorrebbero rappresentare e che di rado hanno fatto gli interessi di quel popolo, ma, spesso e volentieri, hanno fatto quelli delle lobby che, a suon di dollari, hanno permesso loro di essere eletti.

Al bullo Ronald Reagan, Bettino Craxi, nel 1985, a Sigonella, rispose per le rime, e riaffermò la sovranità dell'Italia.

Bettino Craxi, a differenza di chi è venuto dopo di lui, promosse sempre – in modo lungimirante e pragmatico - l'unione e la cooperazione fra il Nord e il Sud e fra l'Est e l'Ovest del mondo. Sappiamo bene che, anche per questo, i poteri forti internazionali con sede a Washington, Bruxelles e Bonn, come egli stesso ricordò nel romanzo-verità “Parigi - Hammamet”, gliela faranno pagare cara.

Anche a Silvio Berlusconi accadrà la stessa cosa, per molti versi.

Lui che riuscì a far dialogare Bush e Putin e che promosse la cooperazione e il dialogo con ogni Paese del mondo, comprese la Libia di Gheddafi e il Venezuela di Hugo Chavez.

Lui che ebbe un solo grave difetto: quello di aver sdoganato gli eredi del MSI e i Leghisti. Senza quella scelta, è probabile che non sarebbero mai giunti al governo e che, ancora oggi, Meloni and Co., occuperebbero una posizione marginale nel panorama politico italiano.

La politica estera di Craxi, Andreotti e Berlusconi, fatta di dialogo con tutti, soprattutto con il Sud del mondo (per quanto riguarda Craxi e Andreotti, in particolare) fu l'ultima politica estera lungimirante che l'Italia abbia conosciuto. E per questo, costoro, pagarono – come sopra scritto – un prezzo molto alto e, ancora oggi, nonostante purtroppo non ci siano più, subiscono le ingiuste e infamanti critiche da parte degli eredi delle estreme destre e sinistre che – abbandonati i fascismi e i comunismi - sono passate al capitalismo assoluto e a un atlantismo da operetta, fondamentalista e anti-storico.

La querelle Trump-Meloni, alla luce di tutto ciò, ad ogni modo, cosa ci insegna?

Che il bullismo, tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in ambito geopolitico, oltre a nascere dalla profonda debolezza di chi lo pratica, va sempre condannato e isolato, come più volte ha giustamente esortato il Presidente cinese Xi Jinping, unico a promuovere, oggi, la cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest nel mondo.

Che l'UE dovrebbe trovare il coraggio di affrancarsi dagli USA e in particolare rompere con i desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti di turno. Ritrovando non solo la capacità di essere autonoma e neutrale mediatrice delle controversie internazionali e promotrice di dialogo e cooperazione, ma anche essere capace di dialogare con quelle forze sane all'interno degli USA, critiche nei confronti di certo bullismo e imperialismo da mentalità da Guerra Fredda.

Un mondo in tumulto ci richiede tre cose: 1) recuperare gli insegnamenti del nostro passato, anche recente; 2) ritrovare orgoglio, dignità, sovranità, spirito critico fuori dai feticismi e dai fanatismi ideologici; 3) puntare su una rinnovata cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest.

Occorre riunire ciò che è stato sparso dai fanatici, dagli odiatori seriali, dai suprematisti bianchi, dai liberal capitalisti senza costrutto, molti dei quali oggi si dicono, in Italia, “europeisti” e “riformisti”, ma non si sa bene di quale Europa e di quali riforme stiano parlando.

Luca Bagatin

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venerdì 19 giugno 2026

Cuba sfida l'embargo: Díaz-Canel presenta il piano per il rilancio dell'Isola. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – a cento anni dalla nascita dell'Eroe della Rivoluzione Fidel Castro - sta vivendo i suoi giorni più terribili, a causa dell'inasprimento dell'embargo imposto dal regime di Washington, per ragioni totalmente ideologiche, pretestuose e fuori da ogni rispetto del diritto internazionale.

Il Presidente della Repubblica di Cuba e Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Miguel Díaz-Canel, ha tenuto, il 18 giugno 2026, un importante discorso di chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento dell'Isola.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato come il popolo cubano abbia la responsabilità storica di salvare l'Isola e, per fare ciò, occorre “cambiare tutto ciò che deve essere cambiato”.

Il Presidente ha sottolineato che “Si tratta di affrontare le conseguenze dell'enorme caos generato in tutto il mondo da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e del diritto internazionale, e dalla manipolazione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica”.

Egli ha spiegato come la realtà imposta dagli Stati Uniti d'America derivi “da una vera e propria persecuzione finanziaria quotidiana che ostacola e rende il più costoso possibile ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni pezzo di ricambio e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno”.

Lo scopo della Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, infatti, nasce proprio dall'esigenza di introdurre quei cambiamenti “urgenti e necessari” per permettere a Cuba di sopravvivere e resistere.

Tali cambiamenti, il Presidente Díaz-Canel li aveva spiegati alcuni giorni fa alla stampa (vedi articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/06/cuba-cerca-il-rilancio-investimenti.html).

Cambiamenti che prevedono lo stimolo degli investimenti esteri e interni; lo snellimento della burocrazia; l'autogestione delle imprese pubbliche; lo sviluppo del settore agricolo in modo da poter raggiungere l'autosufficienza alimentare; l'eliminazione delle restrizioni all'importazione di apparecchi che producono energia e veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Cambiamenti che, ha spiegato il Presidente, sono stati il frutto di analisi, dibattiti, accordi, linee guida, elaborazioni concettuali, congressi di partito e programmi di governo”.

Egli ha altresì sottolineato come “Nessuno, nemmeno il più informato, ignora il piano soffocante ideato per Cuba, attuato regolarmente e spietatamente dai nemici storici della Rivoluzione per far implodere il Paese dall'interno. Questo va ribadito ogni volta che si parla di blackout, perché dietro la produzione di energia elettrica, sempre insufficiente e senza l'arrivo di alcun carico di carburante nel Paese, si cela lo sforzo colossale, il contributo eroico dei dirigenti e degli operai del settore elettrico”.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel, nell'illustrare le misure che saranno presto introdotte, ha altresì aggiunto che Saranno attuate misure per prevenire l'aumento delle disuguaglianze, attraverso l'applicazione di politiche sociali che promuovano l'equità e sostengano le persone in situazioni di vulnerabilità, con una giusta distribuzione delle imposte per lo sviluppo di programmi sociali”.

Egli ha spiegato che “Abbiamo autorizzato la vendita di carburanti da parte di enti di gestione non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, e con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Sono già in corso i primi progetti pilota con punti vendita di gas liquefatto e carburanti e piattaforme di pagamento digitali, che valuteremo ed estenderemo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione”.

Ed ha aggiunto che “L'obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico , ma aumentare la capacità, snellire la distribuzione e migliorare l'accesso. E voglio essere chiaro: questa decisione risponde a un'esigenza specifica del Paese in questo momento, ma chi investe, lavora con impegno e rispetta le regole avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese riacquisterà maggiore capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si sono dimostrati vantaggiosi per Cuba e il suo popolo”.

Il Presidente cubano ha inoltre insistito relativamente alla difesa dei diritti delle donne, ricordando che In un giorno come questo, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la nostra amata Vilma, donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnera innovatrice e fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel mondo, su richiesta della nostra compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che ci hanno richiamato sulla necessità di proteggere e promuovere il loro progresso, a nome del Partito e del Governo, ribadisco il nostro impegno a garantire che non vi sia mai alcun passo indietro sulle politiche a favore delle donne cubane nell'attuazione delle nuove misure economiche e sociali. Infatti, contiamo su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità in modo del tutto speciale”.

Nel suo lungo discorso, il Presidente Diaz-Canel, ha puntato il dito contro gli “odiatori online”, coloro i quali - “servi entusiasti dell'impero” - mentono, manipolano, demonizzano e insultano senza la minima etica , senza verificare fonti o dati”.

Ed ha affermato cheCuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di maggiore partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno” e in merito ha aggiunto che “La critica e l'onesta autocritica non sono una novità per il governo cubano; sono sempre state inseparabili dalla pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando; stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato in eredità: "emanciparci da soli e attraverso i nostri sforzi"”.

Il Capo dello Stato ha altresì ribadito che “Cuba rimane disposta a impegnarsi in un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti su tutte le questioni possibili, e questa disponibilità non è solo espressa, ma anche storicamente dimostrata”. Ed ha aggiunto, riferendosi al regime di Washington, che “Non si può parlare di libertà mentre si spinge deliberatamente un intero popolo verso la disperazione a causa della mancanza di risorse vitali per la sopravvivenza. Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se volete davvero aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba commerci; lasciate che Cuba acquisti le sue medicine; lasciate che Cuba importi il suo carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, prestiti, finanziamenti e mantenga normali relazioni con i suoi emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al mondo di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi di emancipazione!”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha concluso il suo discorso affermando che: “Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e agricoltori; intellettuali e atleti di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono mai; donne coraggiose; giovani con un talento che stupisce il mondo; una popolazione immigrata che vuole dare il proprio contributo; e un popolo che ha sofferto molto e che, soprattutto, merita di vivere meglio. Non ci limiteremo a chiedere a questo popolo di resistere; gli chiediamo di creare, di produrre, di decidere, di trasformare, di sovrintendere, di prosperare. Cuba sta cambiando per risollevarsi! Cuba sta cambiando per vivere meglio! Cuba sta cambiando per rimanere libera! La Storia ci ha insegnato a resistere. Questo tempo esige una trasformazione. E noi ci trasformeremo: con il popolo, dal popolo e per il popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha guidato Raúl”.

Luca Bagatin

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giovedì 18 giugno 2026

Washington arretra, Teheran resiste: l'accordo mediato dal Pakistan e sostenuto dalla Cina chiude il conflitto. Articolo di Luca Bagatin

 

La mediazione del Pakistan e il sostegno della Repubblica Popolare Cinese ha dato i suoi frutti.

Alla fine, Iran e Stati Uniti d'America, hanno raggiunto un accordo che ha portato alla cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti e alla garanzia di integrità territoriale e della sovranità del Libano.

Una sconfitta per il regime di Trump, che aveva attaccato illegalmente l'Iran, assieme al regime di Netanyahu, alla fine del febbraio scorso.

Gli USA dovranno quindi ritirare le proprie forze dalle vicinanze e astenersi dall'interferire negli affari interni dell'Iran, porre fine alle sanzioni contro di esso e, assieme ai partner regionali, dovranno stanziare 300 miliardi di dollari per ricostruire e sviluppare economicamente l'Iran.

La Repubblica islamica dell'Iran, si impegnerà, a sua volta, a garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa e ha ribadito che non produrrà mai armi nucleari.

Trump, in sostanza, dopo settimane a fare la parte del bullo, ha dovuto capitolare. E così l'economia internazionale inizierà a riprendere fiato e tutto tornerà come prima dell'invasione dell'Iran, che nessuna persona con un minimo di logica e buonsenso avrebbe mai voluto accadesse.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha espresso al Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, soddisfazione per la firma del memorandum d'intesa ed ha sottolineato come i fatti abbiano dimostrato che la forza e la politica di potenza non possano, in alcun modo, risolvere le controversie. Egli ha, una volta di più, sottolineato come l'unica via giusta da seguire sia sempre quella del negoziato e del dialogo.

Il Ministro Wang ha ricordato come la Cina abbia sempre sostenuto le proposte legittime dell'Iran e appoggiato gli sforzi di mediazione del Pakistan, promuovendo la pace ed ha auspicato il pieno rispetto degli impegni che le parti si sono date siglando tale accordo.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, nell'informare il Ministro Wang relativamente al memorandum d'intesa, ha affermato che esso deve essere concretamente attuato, compresa la cessazione delle operazioni militari israeliane contro il Libano. Egli ha ribadito la sua fiducia nei confronti delle relazioni strategiche e di cooperazione con la Cina.

L'Iran e la Repubblica Popolare Cinese, nel marzo 2022, hanno firmato, peraltro, un accordo di partenariato strategico globale della durata di 25 anni e ciò nonostante le sanzioni imposte, a entrambi i Paesi, dal regime di Washington.

Luca Bagatin

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mercoledì 17 giugno 2026

JADE, SOGNO AD OCCHI APERTI. Poesia di Luca Bagatin

 JADE, SOGNO AD OCCHI APERTI

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Jade 

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Il cui spirito

Sia Indomabile

Selvaggio

Come il suo corpo

Estatico.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Appassionata e forte

Il cui profumo

Di selvaggia femminilità

Invada il mio respiro

E il mio corpo

Mentre questo

Si unisce al suo.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Che non ha paura

Di esprimere

Il suo senso di giustizia

E lo fa in modo impetuoso

Senza ritegno

Senza contegno

Senza ipocrisie.

Sognare ad occhi aperti

Una donna

Che mostra il suo corpo sensuale

Ma lo fa per dominare

Mai per essere dominata.

Sognare ad occhi aperti

Te

Jade.

Tu sei quella donna

Che fa fremere la mia mente

Che fa fremere la mia anima

Che fa fremere il mio cuore

Che fa fremere il mio corpo.

Luca Bagatin

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TI HO VISTA SCALZA. Poesia di Luca Bagatin

 TI HO VISTA SCALZA

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Black Woman

Ti ho vista scalza sul marmo sacro 

Ti ho vista al tramonto 

Con un bicchiere in mano, colmo. 

Ti ho vista assorta 

E ho sentito il mio cuore battere 

Quando ho avvertito il tuo profumo 

Che sa di mirto e disobbedienza

 Di bosco selvatico e verità. 

Ho indugiato. 

Ho riflettuto. 

Ho capito che il desiderio 

Non è un peccato. 

Talvolta è una preghiera 

Che non osa inginocchiarsi 

Ma rimane sospesa 

Come un'emozione 

Che tale vuole rimanere. 

Profonda e per sempre. 

Luca Bagatin

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