mercoledì 6 maggio 2026

Cina e Intelligenza Artificiale: tra inclusione e equilibrio nella tutela dei lavoratori. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 4 maggio scorso, la Missione Permanente della Repubblica Popolare Cinese (RPC), quella dello Zambia e l'Associazione cinese per la scienza e la tecnologia, hanno organizzato, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, un forum per discutere di Intelligenza Artificiale, che ha visto la partecipazione di 120 rappresentanti provenienti da oltre 50 Paesi e organizzazioni internazionali.

Al forum è intervenuto l'Ambasciatore cinese presso l'ONU, Fu Cong, il quale ha sottolineato, in particolare, l'importanza di garantire che ogni Paese, particolarmente quelli del Sud del mondo, possano partecipare, in modo inclusivo, alla governance globale, in modo che l'IA non diventi un “gioco” riservato solo ai Paesi ricchi o a ristretti circoli per ricchi.

In tal senso, egli ha spiegato che la Cina sta promuovendo numerose iniziative quali il Piano d'azione per lo sviluppo delle capacità in materia di IA per il bene comune, il Piano d'azione globale per la governance dell'IA e l'Iniziativa di cooperazione internazionale AI+, al fine di garantire i benefici dello sviluppo dell'IA in modo “ampio ed equo in tutto il mondo”.

Intervenendo al forum, il Viceministro della Scienza e della Tecnologia della RPC, Chen Jiachang, ha spiegato come l'IA sia diventata una forza trainante fondamentale della nuova rivoluzione tecnologica e della trasformazione industriale e che la Cina è pronta a collaborare con i Paesi dei tutto il mondo per cooperare in materia; promuovere lo sviluppo responsabile dell'IA; stimolare la crescita economica globale e migliorare, attraverso di essa, il benessere delle persone. 

Egli ha affermato che la Cina aderisce ad un percorso di open source e open innovation in materia di IA ed ha aggiunto che la RPC, grazie all'adozione di modelli open source, serve 20 milioni di sviluppatori in tutto il mondo ed è il maggior contributore mondiale di brevetti nel campo dell'IA.

I modelli open source cinesi, proprio per la loro evoluzione ed inclusività, consentono a sempre più persone di poter accedere, in tutto il mondo, all'utilizzo di un'IA avanzata e a basso costo.
Da dire, ad ogni modo che, anche in Cina, l'avvento e lo sviluppo dell'IA ha creato e sta creando la necessità di tutelare i posti di lavoro, spesso da essa minacciati.

E proprio il 30 aprile scorso un tribunale cinese si è pronunciato in favore di un dipendente, nell'ambito di una controversia lavorativa causata dalla sua sostituzione con l'IA.

La causa riguardava un'azienda tecnologica operante proprio nel settore dell'IA, la quale aveva licenziato un dirigente tecnico di alto livello, rifiutando di corrispondergli una maggiore indennità, come egli aveva richiesto.

Il Tribunale Intermedio del Popolo di Hangzhou, nella provincia di Zhejiang, ha dato ragione al dipendente, considerando illegittimo il licenziamento.

Anche la Cina socialista, all'avanguardia nel settore dell'IA, si trova dunque, come molti Paesi avanzati, a cercare un equilibrio fra la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori e l'introduzione dell'IA nel mondo dell'industria e, dunque, a introdurre legislazioni ad hoc.

Proprio recentemente, l'Assemblea Nazionale del Popolo, ha votato una legge per rafforzare l'assistenza sociale, per fornire una rete di sicurezza ai gruppi sociali più vulnerabili.

Wang Tianyu, ricercatore presso l'Accademia cinese delle scienze sociali, ha affermato, relativamente all'adozione dell'IA nel processo industriale che “Il progresso tecnologico può essere irreversibile, ma non può esistere al di fuori di un quadro giuridico”.

I diritti dei lavoratori e la loro dignità, in sostanza, in particolare in una società autenticamente socialista, devono venire prima di ogni altra cosa e le istituzioni cinesi dovranno lavorare seriamente in tal senso.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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