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venerdì 30 ottobre 2026

Il PCC e il futuro della Cina: autogoverno del Partito, lotta alla corruzione e sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 26 al 29 ottobre 2026 si è tenuta la Quinta Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Evento rilevante per la vita politica e istituzionale del Partito e della Repubblica Popolare Cinese, al quale hanno partecipato 162 membri e 117 membri supplenti del Comitato Centrale.

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha pronunciato il suo discorso di apertura, sottolineando la necessità di preservare l'autogoverno del Partito in modo rigoroso e completo, al fine di promuovere il socialismo con caratteristiche cinesi e mantenere la leadership del PCC nel Paese.

Il Comitato Centrale (C.C.) ha sottolineato che il PCC ha conseguito una vittoria dopo l'altra grazie in particolare alla dedizione nella ricerca degli ideali comunisti, cercando di perseguire la felicità del popolo cinese e il rinnovamento del Paese, rendendolo sempre più grande.

Il C.C. ha altresì rilevato che il Partito ha avuto, in ogni periodo storico, il coraggio di correggere i suoi errori, cercando di risolvere i problemi interni e ponendosi al servizio del popolo.

I partecipanti alla sessione hanno peraltro espresso un giudizio positivo relativamente ai risultati ottenuti dal PCC, anche per la sua capacità di autogoverno e autocontrollo, attraverso misure severe e rigorose, al fine di arginare le tendenze malsane al suo interno. In particolare si è puntato il dito contro la corruzione, che danneggia tanto la classe lavoratrice quanto il popolo cinese, nel suo complesso.

Il C.C. ha altresì sottolineato l'importanza del Pensiero di Xi Jinping relativamente alla costruzione e al rinnovamento del Partito e dell'arricchimento e sviluppo della teoria marxista che lo guida.

E' stato sottolineato come il Partito, in questo periodo di cambiamenti e turbolenze globali, sia impegnato nella promozione delle riforme, nello sviluppo, nel mantenimento dell'armonia e della salvaguardia della sovranità e sicurezza del Paese.

E' stato peraltro ribadito il sostegno al marxismo-leninismo, al Pensiero di Mao Tse-Tung, alla teoria di Deng Xiaoping e dei loro successori, ovvero a quello che definirei lo sviluppo di un socialismo con caratteristiche cinesi che ha saputo coniugare – nel corso della sua Storia - giustizia sociale, indipendenza economica, armonia, mercato, riforme e Stato di diritto.

In tal senso il C.C. ha incoraggiato i membri e i funzionari del PCC a sostenere la natura e gli scopi del Partito e osservato che il centralismo democratico è quel principio organizzativo e il sistema di leadership fondamentale per il funzionamento del Partito stesso.

Si è peraltro parlato di rendere i servizi pubblici sempre più inclusivi e volti a soddisfare le necessità delle persone più bisognose, cercando al contempo di ottenere migliori risultati in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione, soccorso in caso di calamità, sicurezza alimentare e farmaceutica e stabilità sociale.

Il Comitato Centrale ha infine deciso che il PCC convocherà il suo XXI Congresso Nazionale a Pechino, nella seconda metà del 2027.

Luca Bagatin

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lunedì 26 ottobre 2026

La vittoria di Lula, il ritorno del socialismo trabalhista: giustizia sociale, sovranità nazionale e sfida al liberal-capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erede della tradizione trabalhista (laburista) brasiliana, rappresentata da figure come Getúlio Vargas (1882-1954) e Leonel Brizola (1922-2004), Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, già lustrascarpe, operaio e sindacalista, è stato rieletto Presidente del Brasile domenica 25 ottobre 2026, con il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell'estremista di destra liberal-conservatore Flávio Bolsonaro. Circa 4 milioni e mezzo in più rispetto all'avversario.

Ha vinto la vita contro la morte. Ha vinto l'amore, la giustizia sociale, la sovranità nazionale, contro l'odio, la violenza, la corruzione, la barbarie liberal-capitalista al servizio di Washington.

Lula, arzillo ottantunenne leader del Partito dei Lavoratori (PT), che si appresta a guidare il suo quarto mandato non consecutivo, forte delle sue conquiste sociali (non ultima la riforma costituzionale sulla riduzione dell'orario di lavoro, sostenuta dal suo governo e promulgata durante il suo mandato), ha affermato che porrà al primo posto le politiche di assistenza agli anziani e che darà maggior rilevanza alle politiche in favore delle donne.

Egli, ribadendo il suo rispetto per la laicità dello Stato, ha altresì dichiarato: “Non ho preferenze per nessuna religione. Ho una preferenza per la fede del popolo brasiliano”, ribadendo anche che la sua vittoria segna “una sconfitta delle menzogne” diffuse dal suo avversario.

Egli ha altresì annunciato di voler regolamentare le piattaforme digitali, chiedendo che i crimini commessi online siano equiparati a quelli commessi nella vita reale.

Lula ha puntato il dito contro le grandi aziende che evadono le imposte, tentando al contempo di influenzare il voto e ha anche denunciato le interferenze esterne che hanno tentato di influenzare la campagna elettorale.

Il Presidente Lula ha promesso anche di universalizzare la scuola a tempo pieno fino al termine dell'istruzione secondaria e ampliare i programmi di sostegno economico agli studenti, affinché nessuno sia costretto ad abbandonare gli studi per lavorare.

Egli ha annunciato massicci investimenti nell'insegnamento della matematica e dell'ingegneria, al fine di creare un'Intelligenza Artificiale interamente brasiliana, sfruttando anche le energie rinnovabili del Paese.

Lula ha altresì promesso una riduzione della deforestazione per i prossimi quattro anni.

Investimenti in scuola, tecnologia, assistenza agli anziani, ambiente.

Queste le parole d'ordine del leader del Partito dei Lavoratori (PT), sostenuto in questa tornata elettorale da pressoché tutta la sinistra brasiliana socialista, socialista democratica, comunista e verde.

Fa piuttosto sorridere che il PD e la sedicente “sinistra” nostrana esaltino Lula, pur rappresentando l'esatto opposto della sua politica, sia interna che internazionale.

Lula è, infatti, sempre stato dalla parte del popolo brasiliano. Dalla parte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica. E' sempre stato dalla parte del popolo palestinese e contro i crimini di Netanyahu. Sulla crisi ucraina ha spesso speso parole critiche nei confronti di Zelenksy e nel suo non voler scendere a compromessi e ricercare la pace. Ha sempre lavorato, assieme alla Repubblica Popolare Cinese, nell'ambito del gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” per una soluzione pacifica del conflitto, insistendo sulla necessità di un accordo che coinvolga entrambe le parti ed evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia. Nel 2023 ha peraltro suggerito a Kiev di prendere in considerazione la cessione della Crimea (già annessa alla Russia nel 2014, con un referendum) nell'ambito di un accordo di pace, precisando successivamente che la questione territoriale avrebbe dovuto comunque essere affrontata direttamente da Russia e Ucraina.

Un leader come Lula, in realtà, in Europa manca da moltissimi decenni. Non parliamo poi dell'Italia, ove sono da anni onnipresenti due schieramenti liberal-capitalisti e pressoché entrambi di destra, agli ordini dei desiderata di Bruxelles e Washington.

Lula vince perché è coerente, pragmatico, perché viene dal basso senza dimenticare i suoi Maestri politici, Vargas e Brizola.

In pochi, in Italia, conoscono Leonel Brizola, Sindaco di Porto Alegre e Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul e dello Stato di Rio de Janeiro, oltre che molto amico dell'ex Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi e figura di punta dell'Internazionale Socialista di quegli anni.

Egli fu uno di quei socialisti autentici, populisti di sinistra nel senso più positivo del termine, che promosse in Brasile le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia e politiche in favore delle classi più povere della popolazione, entrando in politica guidando l'ala giovanile del Partito Laburista Brasiliano dell'allora Presidente Getúlio Vargas.

Fondatore del Partito Democratico Laburista (PDT), fu inizialmente in competizione con Lula, ma, dal 1998 in poi lo sostenne.

Personalmente, pur avendo una forte coscienza politica e avendo militato in passato in formazioni socialiste e repubblicane mazziniane, non voto da moltissimi anni e, nella mia vita, mi sono recato alle urne piuttosto di rado. Purtuttavia, come ho spesso avuto modo di dire ad amici brasiliani militanti del PT e del PDT, non avrei alcuna esitazione, se fossi brasiliano, a militare nei loro partiti e a votare per Lula, uno dei migliori leader al mondo, a mio avviso, accanto al Presidente cinese Xi Jinping, al Premier slovacco Robert Fico e al Premier bulgaro Rumen Radev.

Non a caso, la sua vittoria è stata salutata con favore da esponenti della cultura e della politica socialista autentica, dall'ex leader dei Pink Floyd Roger Waters, passando per l'ex leader laburista e deputato britannico Jeremy Corbyn, fino al leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon.

Reazioni molto positive anche dalla Repubblica Popolare Cinese, i cui organi di stampa hanno sottolineato come la rielezione di Lula possa garantire una continuità dei rapporti fra Brasile e Cina e dare nuovo slancio alla cooperazione nel Sud del mondo.

Luca Bagatin

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sabato 24 ottobre 2026

Dalla Lunga Marcia cinese alla Moldavia odierna: il comunismo tra continuità storica e nuove sfide politiche. Articolo di Luca Bagatin

 

In questi giorni si sono svolte due importanti celebrazioni nel mondo comunista internazionale.

Nella Repubblica Popolare Cinese, alla presenza di circa 3.000 persone, il 22 ottobre 2026, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino, si è celebrato il 90esimo anniversario della vittoria della Lunga Marcia dell'Armata Rossa cinese del 1934-1936.

Si tratta di una ricorrenza importante, legata a un evento che contribuì a consacrare Mao Tse-Tung quale leader indiscusso del Partito Comunista Cinese.

In un articolo dello scorso anno, il prof. Giancarlo Elia Valori, importante analista geopolitico e caro amico, ricordando i 98 anni dell'Esercito di Liberazione Cinese, così scrisse: “Mao Zedong una volta sottolineò: “Chi ha reso la Lunga Marcia un successo? È stato il Partito Comunista. Senza il Partito Comunista, una Lunga Marcia del genere sarebbe impensabile”. Senza il Partito Comunista, aggiunge il sottoscritto, la Cina sarebbe alla mercé di imperialisti occidentali e spacciatori di droga inglesi, come è avvenuto dal sec. XIX alla prima metà del XX”.

Il 22 ottobre scorso, il Presidente cinese Xi Jinping, ricordando che l'Armata Rossa attraversò più di 10 province durante la Lunga Marcia, aprendo un nuovo capitolo nella rivoluzione cinese, ha affermato: “Questa impresa rivoluzionaria epocale riveste un grande significato nella storia del nostro Partito, del nostro Paese e del nostro esercito, e ha un profondo impatto sul nostro cammino verso la rinascita della nazione cinese”.

In tal senso, il Presidente Xi ha sottolineato come la chiave di volta della modernizzazione cinese risieda nell'integrazione dei principi fondamentali del marxismo con le specificità della Cina, al fine di affrontare le problematiche del Paese.

Ed ha parlato dei nuovi traguardi della Cina: “Nel nostro nuovo cammino, ci impegniamo ora a realizzare il Secondo Obiettivo del Centenario, ovvero trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno sotto ogni aspetto, e a promuovere il rinnovamento della nazione cinese su tutti i fronti attraverso un percorso di modernizzazione cinese”.

Egli ha altresì spiegato come sia necessario promuovere tanto uno sviluppo di alta qualità, quanto favorire la prosperità comune di tutti i cittadini, facendo affidamento sul popolo e sugli obiettivi del Partito Comunista Cinese.

Altro evento, tenutosi sempre il 22 ottobre scorso, è stato l'anniversario dei 33 anni della fondazione del Partito Comunista della Repubblica di Moldavia (PCRM), importante partito della sinistra patriottica moldava, che alle elezioni generali si è presentato in coalizione – fra gli altri - ai socialisti di Igor Dodon, i quali hanno spesso guardato con interesse al modello cinese, fondato sull'economia socialista di mercato,

Il Presidente del PCRM, Vladimir Voronin, in occasione dell'anniversario, ha dichiarato, fra le altre cose, che il Partito è sopravvissuto alla disgregazione dell'URSS, “Quando i simboli comunisti furono messi al bando e il Partito Comunista fu dichiarato illegale”, nonostante avesse lottato per liberare la Moldavia e l'URSS dai nazisti.

Voronin ha altresì dichiarato che tanto l'ideale comunista quanto la morale cristiana sono radicate nel popolo moldavo e sono entrambe fondate sulla condivisione del pane con gli affamati, la protezione dei più deboli e le giuste ricompense ai lavoratori.

Egli ha ricordato che, nel 1993, quando tutto sembrava perduto, un gruppo di comunisti si riunì per far rinascere, in Moldavia, un partito che rischiava di essere posto, per sempre, fuorilegge.

Un Partito che riuscì a tornare al governo nel 2001, ha ricordato Voronin, quando i comunisti ottennero il 50,07% alle elezioni parlamentari, battendo il centro-sinistra e la destra e lo stesso Voronin divenne Presidente della Moldavia, fino al 2009, primo Capo di Stato comunista eletto in Europa.

In proposito, il leader comunista moldavo ha ricordato: “Saliti al potere nel 2001 in un Paese in bancarotta con un debito pari all'85% dell'intera economia, abbiamo salutato con calma gli emissari del FMI e gli altri neo-saccheggiatori del Paese. E abbiamo fatto una svolta: dal 2001 al 2009, il PIL è quadruplicato, il bilancio è sestuplicato e gli investimenti sociali sono cresciuti di nove volte! Il gas ha raggiunto 921 villaggi e il porto di Giurgiulesti è stato costruito sulle sponde spoglie del Danubio. Abbiamo completato la nuova testa di ponte di Serpeni e il Memoriale dell'Eternità, e abbiamo acceso la Fiamma Eterna!” Ed ha aggiunto: “Abbiamo negoziato ad armi pari a Mosca e Pechino, a Washington e a Bruxelles. Stavamo costruendo un ponte affidabile tra Oriente e Occidente, e su un ponte del genere non ci può essere spazio per convogli di armi straniere!”.

Durante la sua Presidenza, infatti, i massicci investimenti in sanità, istruzione, l'aumento delle pensioni e degli stipendi, permisero una sostanziale riduzione della povertà cronica in Moldavia.

I comunisti della Moldavia, oggi in coalizione con i socialisti del PSRM, nel Blocco Elettorale Patriottico (o Blocco Elettorale Patriottico di Socialisti, Comunisti, Cuore e Futuro della Moldavia), sono impegnati in prima linea, nel Parlamento e nelle piazze moldave, per contrastare le politiche di austerità, macelleria sociale e aumento delle imposte portate avanti dal governo liberal-conservatore di centrodestra del Partito di Azione e Solidarietà (PAS).

Luca Bagatin

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venerdì 23 ottobre 2026

Russia ed Ecuador: due casi di "giustizia a orologeria" contro l'opposizione di sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

Due casi emblematici di quella che potrebbe essere definita “giustizia ad orologeria” contro esponenti di sinistra e dell'opposizione a governi liberal capitalisti e conservatori. Uno in Russia e uno in Ecuador.

Il 21 ottobre 2026, l'ex deputato della Duma di Stato (dal 2021 al 2026), nonché responsabile della sezione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) della Repubblica dei Komi, Oleg Mikhailov, è stato arrestato a Mosca, con l'accusa di “apologia del terrorismo”.

Ennesimo tentativo, da parte delle autorità russe, di mettere il bavaglio a un oppositore di sinistra.

L'accusa, infatti, si basa su un post pubblicato sui social, nel 2024, nel quale l'ex deputato comunista esprimeva sostegno sia al leader del Fronte di Sinistra, Sergey Udaltsov, che al sociologo marxista Boris Kagarlitsky.

Entrambi, a loro volta, condannati dalle autorità per “apologia del terrorismo”, solamente per aver espresso le loro posizioni politiche.

Delle accuse contro Udaltsov, peraltro, mi ero già occupato in un articolo, appena fu condannato (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/12/loppositore-di-sinistra-sergey-udaltsov.html). Articolo peraltro presente anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore) e che dimostra come, la sinistra russa, comunista, socialista e nazionalbolscevica, sia da molto tempo perseguitata dalle autorità.

Oleg Mikhailov ha denunciato, peraltro, ripetutamente le irregolarità durante le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, tenutesi dal 18 al 20 settembre scorsi.

L'esponente comunista russo aveva infatti dichiarato che, secondo lui, i voti sono stati manipolati in favore del partito di governo Russia Unita e non rispecchiano affatto la volontà politica dei cittadini russi.

Egli, peraltro, aveva invitato la cittadinanza della città di Syktyvkar a manifestare in favore di elezioni eque. Manifestazione, organizzata dal comunista Vyacheslav Kochev, poi vietata dalle autorità.

Mikhailov, alle ultime elezioni, era stato sconfitto – secondo i risultati diffusi dalle autorità – da un rappresentante di Russia Unita.

Egli era molto noto per il suo impegno in favore della pace e contro la guerra, per il suo contributo all'ambiente e contro la costruzione di una discarica, nella regione di Arkhangelsk.

Egli, peraltro, aveva più volte tentato di candidarsi alla carica di governatore della Repubblica dei Komi (Repubblica autonoma situata nel nord-est della parte europea della Russia), ma, sia nel 2020 che nel 2025, gli è stato impedito di candidarsi.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, attraverso la deputata Nina Ostanina, ha denunciato l'arresto di Mikhailov, che ha definito “politico scomodo”, in particolare per il suo impegno ambientalista, che lo ha portato a scontrarsi con l'ex governatore della Repubblica dei Komi, Vladimir Uiba, esponente di Russia Unita.

La deputata comunista ha affermato che il suo arresto potrebbe essere legato al tentativo di voler “eliminare una figura di spicco dell'opposizione dalla scena politica”.

Il KPRF ha presentato, pertanto, ricorso contro il suo arresto. In caso di condanna definitiva, Mikhailov rischia fino a sette anni di carcere.

Il suo caso, peraltro, ricorda quello del molto popolare ex deputato comunista e youtuber Nikolay Bondarenko, anch'egli più volte arrestato ed al quale è stato impedito di presentarsi alle ultime elezioni (vedi il mio articolo relativo qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html

Altro caso di “giustizia ad orologeria”, ma questa volta in Ecuador, appare quello dell'ex candidata di sinistra Luisa González alle elezioni Presidenziali ecuadoriane del 2023 e leader dell'opposizione al governo liberal conservatore di Daniel Noboa.

Luisa González, il 22 ottobre 2026, è stata arrestata nell'ambito di un'indagine su presunte irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale del 2023 e su un presunto riciclaggio di denaro.

L'ex Presidente socialista Rafael Correa e i vertici del partito socialista e populista di sinistra, Movimiento Revolución Ciudadana, con il quale González si era candidata, hanno immediatamente denunciato il suo arresto come un atto illegale e una sorta di “sequestro di persona”.

In un post su X, Luisa González ha dichiarato: “Oggi tocca a me essere detenuta sulla base di un'accusa assurda. Risponderò con la dignità di quegli ecuadoriani che non hanno commesso alcun illecito e che si impegnano a garantire la libertà per l'Ecuador e un futuro migliore per il Paese”. Ed ha poi richiamato l'attenzione relativamente ai maltrattamenti subiti dai prigionieri politici detenuti dall'attuale amministrazione governativa e al declino socioeconomico che sta vivendo il Paese.
González ha altresì aggiunto: “Ai miei compagni della Revolución Ciudadana e a tutte le forze progressiste, dico: questo è il momento dell'unità — unità, e ancora unità — per ottenere la libertà e la democrazia nel nostro Paese”.

Tutto ciò avviene a sole cinque settimane dalle elezioni amministrative del 29 novembre, tornata elettorale nella quale ai candidati del Movimiento Revolución Ciudadana, principale partito di opposizione nel Paese, non è consentito presentare candidati con il proprio simbolo, in quanto, a seguito dell'indagine per presunto riciclaggio e finanziamento irregolare, il partito è stato sospeso per 9 mesi.

Un caso di “giustizia ad orologeria” che riporta alla mente vicende simili e che hanno colpito, ancora una volta, esponenti socialisti e di sinistra (di cui, peraltro, parlo diffusamente nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”).

Pensiamo al caso che vide coinvolto l'attuale Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, arrestato per corruzione e rimasto in carcere per ben 580 giorni e solo poi prosciolto dalle accuse contro di lui, al punto che la Corte Suprema decretò che il giudice che lo aveva condannato aveva agito con “parzialità” e motivazioni politiche nei confronti dell'imputato.

E riporta alla mente anche il caso dell'ex Presidente peronista di sinistra dell'Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari e interdetta a vita dai pubblici uffici, sulla quale pendono le medesime accuse di presunta corruzione.

Il golpe contro il socialismo, in tutto il mondo liberal capitalista, continua e ha, purtroppo, origini molto antiche e profonde.

Ma, come disse Bettino Craxi, presto o tardi “la verità si farà strada”.

Luca Bagatin

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mercoledì 21 ottobre 2026

Raúl Castro nel mirino di Washington: il caso giudiziario che riaccende lo scontro con Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Le autorità giudiziarie della Florida hanno emesso, il 19 ottobre 2026, un mandato di arresto contro l'ex Presidente di Cuba e Generale dell'esercito, Raúl Castro, oggi 95enne.

Già lo scorso 20 maggio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America mosse, contro l'ex Presidente cubano, l'accusa di aver fatto abbattere, nel febbraio 1996, due aerei legati a un'associazione anti-castrista, nei quali morirono tre cittadini statunitensi e un quarto, residente negli USA.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha definito tale mandato d'arresto un'“azione riprovevole” ordita dal “patetico circo di Miami” a scopi elettorali.

Il Presidente cubano ha rispedito al mittente tali accuse contro il suo predecessore, spiegando che sono totalmente prive di senso, sia sotto il punto di vista legale che pratico.

Egli in particolare ha affermato che “Questa manovra legale orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e contro Cuba merita la nostra ferma condanna”, sottolineando altresì come tale manovra sia l'ennesima giustificazione per imporre l'embargo che – ulteriormente inasprito dal regime di Trump - danneggia da moltissimi decenni il popolo cubano.

Anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha condannato tale azione unilaterale, bollandola come “sterile” e promossa da politici anti-cubani “provenienti dalla Florida meridionale contro il leader a capo della Rivoluzione, che essi aggiungono ad altre accuse trite e infondate contro Cuba”.

Tale provvedimento contro l'ex Presidente Castro è stato annunciato dal Procuratore generale della Florida, James Uthmeir, accusando l'ex leader cubano di cospirazione finalizzata all'omicidio di primo grado, riferendosi all'abbattimento di due aerei anti-castristi.

Il governo cubano ha sempre sostenuto di aver agito, in merito, per legittima difesa, a seguito di ripetute violazioni dello spazio aereo da parte dell'organizzazione anti-castrista “Brothers to the Rescue”, considerata, dal governo cubano, organizzazione terroristica.

Violazioni che, il governo cubano, avrebbe più volte denunciato ai tempi dell'amministrazione Clinton, senza ricevere però, in merito, alcuna risposta.

Il governo cubano ha denunciato tale azione legale da parte statunitense contro l'ex Presidente Castro quale tentativo per giustificare un'aggressione militare contro l'Isola caraibica.

Condanne immediate all'azione statunitense sono giunte dai governi di Messico, Cina, Russia e Iran.

La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha definito tale azione una “manovra elettorale”, in vista delle elezioni di midterm, che Trump rischia di perdere. Ed ha sostenuto la legittimità della difesa della sovranità e dello spazio aereo cubano.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, ha affermato che l'ex Presidente Raúl Castro “è un leader rivoluzionario cubano di grande prestigio e rispetto, che gode di un'enorme autorità a livello internazionale”. Ha esortato gli USA a porre fine all'embargo contro Cuba e di “smettere di violare il diritto del popolo cubano ad esistere e a svilupparsi”. Inoltre, la portavoce cinese, ha aggiunto che la Cina si oppone all'“abuso dei mezzi giudiziari” per fare pressione su Cuba, affinché cambi sistema politico.

Il Ministero degli Esteri russo ha bollato la questione come un “rozzo atto di vendetta promosso da settori dell'estrema destra asserviti a Washington” e ha ribadito il suo sostegno al popolo e al governo cubano.

Anche l'Iran, attraverso il Ministero degli Esteri, ha espresso solidarietà all'ex leader cubano, definendo “criminale e illegale” il mandato di arresto contro di lui.

Luca Bagatin

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martedì 20 ottobre 2026

Rumen Radev, Premier bulgaro di sinistra patriottica, sfida Bruxelles: la guerra in Ucraina mette a rischio la prosperità europea. Articolo di Luca Bagatin

 

E mentre in diversi Paesi UE divampano le proteste contro il carovita e per il peggioramento delle condizioni sociali, il Premier della Bulgaria – leader della coalizione socialista democratica, populista e nazionalista di sinistra - Rumen Radev, mantiene una posizione responsabile e critica nei confronti dei vertici UE.

Su Facebook, il Premier bulgaro ha dichiarato, fra le altre cose, che “Diversi sono i fattori che hanno portato il malcontento dei cittadini europei a riversarsi nelle strade: la migrazione incontrollata, il fallimento delle politiche d'integrazione, il Green Deal, la deindustrializzazione e la perdita di posti di lavoro. ”.

In merito ha spiegato che: “Esiste tuttavia un altro fattore importante, sul quale insisto da tempo: la guerra in Ucraina sta logorando i nostri sistemi economici, alimentando tensioni sociali e instabilità politica. È proprio ciò a cui stiamo assistendo in questo momento. Sarà sempre più difficile, sul piano politico, giustificare il fatto che il benessere dei cittadini europei venga sacrificato per questa guerra, anziché essere impiegato per risolvere i loro stessi problemi”.

Radev, già Generale dell'aeronautica, ha altresì aggiunto che “la guerra in Ucraina deve finire il prima possibile. L'anno scorso l'UE ha deciso di concedere all'Ucraina un prestito da 90 miliardi di euro, garantito dall'Europa. Al Consiglio europeo, conclusosi venerdì scorso, il presidente Zelensky ha chiesto altri 70 miliardi di euro. Come si può giustificare una simile richiesta alla luce di tutto ciò che sta accadendo in Europa?”.

Egli ha fatto presente che “non ci si può aspettare che la Bulgaria possa partecipare al finanziamento di questi 70 miliardi di euro. Sempre più persone si rendono conto che ogni giorno in più di guerra non rappresenta soltanto un rischio per la pace, ma anche una minaccia per il benessere dei cittadini europei e per la stabilità sociale e politica dell'Europa”.

Il Premier bulgaro, così come da tempo sta facendo il suo omologo slovacco, il socialista democratico Robert Fico, ha fatto un appello al buon senso e auspicato che “si cerchi una soluzione pacifica attraverso la diplomazia, tanto più che la linea del fronte è ormai congelata da oltre due anni”.

Negli scorsi giorni il Premier bulgaro ha peraltro incontrato il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e riaffermato le reciproche relazioni di amicizia e discusso relativamente alle possibilità della Bulgaria di poter attrarre investimenti cinesi nella produzione di veicoli elettrici e nel settore agricolo ed energetico.

Luca Bagatin

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lunedì 12 ottobre 2026

Le proteste in Europa, la crisi della rappresentanza e le responsabilità delle élite: perché non condivido Cisnetto. Articolo di Luca Bagatin

Debbo dire che l'articolo di Enrico Cisnetto su Pensalibero.it del 12 ottobre 2026 dal titolo “Spagna e Francia in piazza, l'Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio...” (https://www.pensalibero.it/spagna-e-francia-in-piazza-litalia-bipopulista-europa-a-rischio-sfascio/) mi ha trovato non concorde praticamente su nulla.

O, meglio, ho trovato per nulla condivisibili le analisi poste nell'articolo.

Articolo che sembra innanzitutto non cogliere lo spirito dei popoli europei, spagnolo e francese in particolare, in questo momento storico, maturato attraverso dinamiche e processi che vengono da lontano.

Spirito che si contrappone all'ingiustizia sociale, alla mancanza di sovranità popolare e indipendenza economica.

In Spagna, le proteste sono alimentate soprattutto dalla crisi abitativa, dall'aumento degli affitti e dagli sfratti. Il governo socialista di Pedro Sánchez ha tentato di contrastare il fenomeno con misure che, tuttavia, hanno incontrato forti ostacoli politici e parlamentari.

In Francia, come qualche anno fa, ai tempi dei Gilet Gialli, si manifesta ancora una volta contro le politiche anti-sociali del governo Macron, in particolare nel settore scolastico e educativo.

Due proteste che hanno un solo comune denominatore: la richiesta di giustizia sociale.

Come risponde e come ha risposto l'UE a tutto questo? Per anni con austerità e tagli nel comparto pubblico, nel welfare, nell'istruzione e nella sanità. Oggi addirittura con un irresponsabile quanto sciocco riarmo contro nemici inesistenti. Oltre che con un continuo invio di armi a una autocrazia corrotta, retta da un comico irresponsabile, che non è parte né dell'UE, né della NATO. Rischiando, ogni giorno, di far scoppiare una guerra contro la Russia.

Tutti aspetti che, ovviamente, Cisnetto, non rileva.

Così come non sembra rilevare il problema del carovita e del caro carburante, aggravati tanto dalla crisi ucraina, quando da quella in Medio Oriente. Crisi in entrambi i casi causate da un Occidente irresponsabile, che ha soffiato sul fuoco anziché, come ha fatto la Repubblica Popolare Cinese, porsi quale baluardo di pragmatismo, dialogo, diplomazia.

Cisnetto punta il dito contro un non meglio precisato “populismo”. Ma, posto che il populismo storico fu un movimento di matrice contadina, con influenze anarchiche e socialiste, nell'800, che attecchì sia in Russia che negli USA, in modi differenti, ma sempre a difesa delle classi popolari, contro le oligarchie economiche e politiche, quello che egli chiama “populismo” è, forse, ancora una volta, la giusta risposta popolare all'irresponsabilità e non democraticità delle élite.

Stupisce, anzi, sentire Cisnetto dare del “massimalista” a Mélenchon che, oltre ad essere un socialista come ormai in UE non ve ne sono quasi più, è percepito persino come anche troppo moderato da buona parte dell'elettorato francese che, spesso non votando (non riconoscendosi in una sinistra molto annacquata e troppo moderata, per quanto, almeno quella di Mélenchon, molto più credibile della pseudo-sinistra italiana), preferisce scendere in piazza.

Sicuramente è vero, come egli scrive, che la Segretaria del PD è inconsistente, ma lo è anche il PD. Perché non rappresenta più le classi popolari da molto tempo.

Il PD rappresenta coloro i quali, come la destra, hanno distrutto negli anni lo Stato sociale, in nome di uno pseudo-europeismo dell'austerità e del riarmo. In nome di un liberal-capitalismo dalla parte dei più ricchi. In nome di decreti che rischiano di censurare ulteriormente la libertà di pensiero e in nome di assurde sanzioni alla Russia e di sostegno acritico ad autocrazie estranee all'UE.

In che cosa si differenzi il PD dal governo Meloni, soprattutto sul terreno delle politiche economiche e internazionali, non mi è ancora chiaro.

Governo Meloni che, peraltro, ha ampiamente fatto l'opposto rispetto a quanto il Presidente Silvio Berlusconi – con senso di responsabilità e lungimiranza - aveva fatto e detto in tutti questi anni, in particolare in politica estera. Una politica, la sua, volta ad unire l'Est e l'Ovest, il Nord e il Sud, probabilmente anche grazie all'insegnamento che gli diede l'ottimo Gianni De Michelis.

In tutto ciò crescono le estreme destre nelle urne? E c'è da stupirsi?

E' normale che crescano i parolai, ma i parolai li avete creati voi. Li hanno creati le oligarchie dell'UE e i governi liberal-capitalisti di cui sopra, che sul fronte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica e dell'ordine pubblico (vedi il pericolosissimo e oserei dire terroristico fenomeno delle baby gang e dei maranza) non hanno fatto nulla. O, peggio, hanno fatto l'esatto opposto di ciò che andrebbe fatto. Come ho già spiegato poco sopra.

In tutto ciò cresce l'astensionismo?

Ovviamente! Io stesso mi astengo da moltissimi anni e continuerò a farlo e orgogliosamente. In particolare in assenza di leggi elettorali democratiche e costituzionalmente accettabili.

Perché, con quelle attuali, fra sbarramenti, premi di maggioranza, capilista bloccati, raccolte firme con una soglia altissima ed impossibile da raggiungere per qualsiasi nuova forza volesse presentarsi, si può dire una sola cosa: le regole democratiche sono inesorabilmente truccate.

Come ricorda il mio carissimo amico ex Senatore socialista Giorgio Pizzol (https://ildomaniditalia.eu/perche-una-legge-proporzionale-elettorale/), la nostra Costituzione prevede un sistema elettorale in cui ciascun elettore debba avere lo stesso identico peso ponderale ed in tal senso i sistemi maggioritari alterano tale parità.

Inoltre essa prevede altresì che tutti i cittadini possano accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. E, quindi, ogni partito – come sostiene l'amico Pizzol - dovrebbe avere il diritto di essere rappresentato in Parlamento in proporzione esatta ai voti che riesce ad ottenere.

Mi trovo completamente distante dalle analisi di Cisnetto anche quando fa l'elogio di forze che egli definisce “moderate”, “liberali” e “riformiste”.

Oggi, da parte di chi si dice “liberale e riformista” vedo unicamente estremismo e sconsideratezza.

Il 27 agosto scorso feci un'intervista all'On. Dario Rivolta, che non penso necessiti di presentazioni e nella quale – fra le altre cose - spiegò molto bene e senza deformazioni ideologiche le origini del conflitto russo-ucraino e le possibili soluzioni (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/dario-rivolta-serve-una-vera-europa.html).

Nell'intervista posi all'On. Rivolta questa domanda: “In gioventù lei fu liberale, legato al pensiero di Piero Gobetti. Oggi sembra che quel liberalismo, gobettiano, ma anche alla Ernesto Rossi, oltre ad essere spesso sconosciuto, si sia trasformato in qualcosa di lontano dal liberalismo classico. Penso a chi oggi si dice liberale, come alcuni noti esponenti politici, che mi appaiono più dei tifosi che dei liberali. Che ne pensa?”

L'On. Rivolta mi rispose in un modo che, da persona cresciuta nella cultura liberalsocialista, ho condiviso al 100%: “Ho sempre ammirato la figura di Piero Gobetti e l’intelligenza di ciò che scriveva. Non sono però un liberale “liberista”. Credo piuttosto ad un liberalismo quale quello di Croce o, per molti aspetti, di Dahrendorf. Mi sento più vicino a Popper che a Von Mises e ho apprezzato la lettura di Socialismo Liberale di Carlo Rosselli. D’altra parte lei ha ragione nel ritenere che alcuni esponenti politici appaiono più “tifosi” che dei veri liberali. Mi domando anche se costoro sappiano davvero cos’è il liberalismo e se abbiano mai letto qualcuno dei testi considerati “classici”.

Penso basti questo per rispondere a Cisnetto su cosa siano o siano diventate le forze che egli esalta.

L'Europa è a rischio sfascio, come dice Cisnetto? Non l'Europa, ma l'UE, semmai.

E' infatti la dirigenza dell'UE, storicamente al servizio dei Presidenti USA di turno, che ha fatto e sta facendo di tutto per sfasciarla.

Quanto ci sia di malafede o incapacità, in merito, chi può dirlo?

Quel che è certo è che l'Europa (Russia compresa, perché anch'essa è parte importante del continente) meriterebbe di essere unita, affratellata, pacifica, cooperante.

Ad oggi siamo in una situazione critica e drammatica e la colpa, a mio avviso, sappiamo bene di chi è.

L'unico a dire le cose come stanno, a mio avviso, nell'UE, è l'ottimo Premier socialista democratico Robert Fico, come ho spessissimo avuto modo di scrivere.

Cisnetto non sarà d'accordo con me, ma, a mio avviso, dovrebbe togliersi le lenti deformate che attualmente sembra indossare. Perché la sua interpretazione dei fatti rischia di trascurare le ragioni profonde del malessere popolare che, in particolare, può comprendere soprattutto chi fa la spesa tutti i giorni, chi ha un lavoro dipendente, chi è pensionato, chi ha un anziano o un disabile in casa da accudire, chi ha dei figli da mandare a scuola.

La politica o, meglio, la democrazia, è un fatto che riguarda, infatti, proprio le persone comuni.

Luca Bagatin

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domenica 11 ottobre 2026

Ancora una volta, il socialista democratico slovacco Robert Fico smaschera le contraddizioni dell'UE. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, nell'UE, le uniche parole di buonsenso e di lucidità politica, economica e geopolitica, arrivano dal Premier socialista democratico slovacco Robert Fico, il quale, in un video pubblicato anche sui social ha affermato, fra le altre cose:

“L'accordo tra Vladimir Putin e Donald Trump per l'importazione di gasolio russo negli Stati Uniti dimostra quanto sia ingenua la leadership politica dell'Unione Europea. Gli Stati Uniti avranno gasolio a prezzi più bassi, mentre la Russia incasserà entrate per il proprio bilancio. E noi, nell'UE, come ricompensa per una politica di guerra dettata dall'odio, per le sanzioni e per il moralismo, ci ritroviamo a pagare il gasolio tre euro al litro, con il rischio persino di rimanerne senza. Si dimostra così quanto sia giusta la linea dell'attuale governo, che difende gli interessi slovacchi, non è un servo obbediente e ha il coraggio di condurre una politica aperta in tutte le direzioni”.

Egli, riferendosi a Putin Trump, ha anche aggiunto che “Se ne fregano del mondo intero e badano soltanto ai propri interessi nazionali. E noi, nell'UE, vietiamo, sanzioniamo, imponiamo embarghi, facciamo la morale e paghiamo il gasolio come dei mercenari, tremando di paura al pensiero che possa non essercene abbastanza. Ricordo quanto sia importante, in questo contesto, la politica del mio governo, aperta in tutte le direzioni, e metto in guardia gli americani e i politici russofobi: presto potrebbero ritrovarsi a fare rifornimento nelle stazioni di servizio dell'UE con costoso gasolio americano di origine russa. Tutto questo può accadere soltanto in un'Unione Europea ossessionata dall'odio e incapace di comprendere la realtà del mondo ”.

Non vi è altro da aggiungere, salvo che, ancora una volta, il Premier slovacco, come il suo omologo bulgaro, Rumen Radev, anch'egli di orientamento di sinistra patriottica, sono gli unici ad avere una visione pragmatica della situazione. E, probabilmente, anche gli unici ad avere a cuore i destini di un'Europa unita e di pace, a differenza della sconsiderata dirigenza UE, composta dal duo Von Der Leyen-Kallas e dai tanti, troppi governanti irresponsabili che, per evitare di definirsi tali, preferiscono usare il curioso e inappropriato appellativo di “volenterosi”.

Luca Bagatin

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mercoledì 7 ottobre 2026

Anna Politkovskaja e i nazbol di Eduard Limonov: un pezzo di storia dimenticata. Articolo di Luca Bagatin

 

Anna Politkovskaja veniva assassinata vent'anni fa, il 7 ottobre 2006.

Anna Politkovskaja ricercava la verità e scriveva ciò che vedeva.

Fu con quello spirito che seguì con attenzione, sotto il profilo giornalistico e umano, le vicende dei nazionalbolscevichi di Eduard Limonov, le cui lotte contro il potere raccontò e difese con coraggio.

Ho ricordato questo nei miei recenti saggi, “L'Altra Russia di Eduard Limonov – i giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) e in “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore), raccontando della dissidenza del “D'Annunzio russo” - Eduard Limonov - e dei suoi “giovani ragazzi proletari”, come amava chiamarli lui stesso.

I militanti del Partito NazionalBolscevico che, per primi, denunciarono sia il nazionalismo di estrema destra russofobo nelle Repubbliche post-sovietiche – a seguito della fine dell'URSS – sia i regimi ultra-liberal capitalisti di Eltsin e Putin. E proponevano una ricomposizione dello spazio post-sovietico attraverso il socialismo popolare e non burocratico, una visione che avrebbe poi trovato continuità nell'esperienza politica de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, dopo la messa al bando del Partito nel 2007 da parte della Corte Suprema russa.

Così scriveva, fra le altre cose, Anna Politkovskaja, a proposito dei giovani militanti del partito di Limonov, continuamente vessati dalle autorità, tanto ieri quanto oggi:

"Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese." (Vedi in merito: http://www.tout-sur-limonov.fr/414521108)

E Eduard Limonov, così la ricordò:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

Un pezzo di Storia nella storia. Poco conosciuto in questo Occidente che poco ricerca la verità e la realtà storica, ma molto fomenta l'ideologia (spesso del danaro e del consumo), fine a sé stessa.

Anna Politkovskaja e Eduard Limonov, ovunque ora si trovino, meritano di essere ricordati per ciò che erano, quando si trovavano in questa dimensione terrena: due eroi senza tempo.

Due anime alla ricerca della verità, oltre l'ipocrisia del Potere.

Luca Bagatin

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lunedì 5 ottobre 2026

Brasile. Il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro Jr. è tutt'altro che scontato. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali brasiliane, una vittoria al secondo turno dell'estrema destra liberale di Flávio Bolsonaro il 25 ottobre 2026, appare tutt'altro che scontata.

Innanzitutto il candidato del Partito dei Lavoratori e attuale Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva – sostenuto da pressoché tutta la sinistra e il centro-sinistra, socialista, socialdemocratico, verde e comunista - ha conquistato un ottimo 45%.

In secondo luogo, se Bolsonaro si ferma al 47%, diversi elettori del candidato Augusto Cury (la cui lista ex laburista e centrista, Avante ha ottenuto il 2,89%) e del candidato Ronaldo Caiado (il cui Partito Social Democratico ha ottenuto il 2,18%), potrebbero decidere di votare al secondo turno per Lula. Non perché lo sostengano, infatti né Cury, né Caiado hanno fatto alcun endorsement, ma perché potrebbero percepirlo – dal loro punto di vista – come “il male minore”.

Così come potrebbero fare molti astenuti al primo turno e le liste minori di estrema sinistra, che hanno deciso di presentarsi da sole (Unità Popolare, Partito Comunista Brasiliano, Partito Socialista dei Lavoratori Unificato, Partito della Causa Operaia).

Lula potrebbe giocarsela sul filo di lana, oppure no. Potrebbe anche trionfare.

Oppure il Brasile potrebbe precipitare nuovamente nel caos della cricca dei Bolsonaro, portatrice di macelleria sociale, distruzione dello Stato sociale, diseguaglianze di genere, riavvicinamento all'imperialismo statunitense.

Il Presidente Lula, ad ogni modo, ha dichiarato di essere pronto al ballottaggio e ha difeso l'operato del suo governo, sottolineando gli investimenti nel settore scientifico, la stabilità fiscale e il rafforzamento del sistema educativo pubblico.

Ha promesso, inoltre, per il secondo mandato, l'ampliamento delle borse di studio e la promozione dello sviluppo industriale e globale, incentrato sul benessere dell'intera comunità brasiliana.

Egli ha altresì attaccato duramente il suo avversario, accusandolo di corruzione e di essere legato a gruppi paramilitari e ha sostenuto che il programma dell'opposizione non garantisce alcun futuro per il Paese e per il mantenimento del modello democratico.

Luca Bagatin

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domenica 4 ottobre 2026

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia e gettò le basi dell'attuale caos nell'Est europeo. Articolo di Luca Bagatin

 

Nell'ottobre dell'Anno Orribile 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giudiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2.500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neo zaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov; quelli guidati da Viktor Anpilov (che nel 1992 fondò il partito comunista “Russia Laburista” e molto amico di Limonov) e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia liberal-capitalista ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato sia nel mio ultimo saggio, "Ritratti del Socialismo" che qui, sul mio blog: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine. Vedi il conflitto russo-ucraino, alimentato dalle solite oligarchie liberal-capitaliste occidentali, dai loro media e dai politicanti di riferimento, che soffiano sul fuoco.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale ho dedicato diversi articoli), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2026

Ibrahim Traoré e l'eredità di Thomas Sankara. Una speranza per l'Africa. Articolo di Luca Bagatin

 

Classe 1988, si ispira dichiaratamente al “Che Guevara” africano Thomas Sankara (1949 - 1987), che guidò il Burkina Faso dal 1983 al 1987, quando venne ucciso.

Ibrahim Traoré è il Presidente che guida il Burkina Faso dal settembre 2022, quando con un golpe rovesciò il governo golpista precedente, accusato di essersi riavvicinato alla Francia e di essere incapace di combattere i jihadisti.

Traoré, infatti, oltre ai suoi principi panafricani, antimperialisti, anticolonialisti e nazionalisti, è noto per la sua ferma lotta contro il terrorismo islamico.

Leader del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (MPSR), Ibrahim Traoré si è posto l'obiettivo di liberare il suo Paese e il suo popolo dal neocolonialismo occidentale.

E lo sta facendo seguendo l'esempio dello storico leader, Sankara, il quale, una volta giunto al potere, attuò una serie di riforme fondamentali.

Il programma di Sankara, negli Anni '80, consistette in una massiccia opera di vaccinazione che permise la riduzione di mortalità infantile in Burkina Faso; in un'opera di rimboschimento al fine di far rivivere l'arido Sahel; nella riforma agraria che permise di ridistribuire le terre ai contadini; nella politica di soppressione delle imposte agricole; nelle importantissime politiche di liberazione femminile che proibirono la pratica barbarica dell'infibulazione; nell'abolizione della poligamia; nella partecipazione delle donne alla vita politica del Paese attraverso l'istituzione dell'Unione delle Donne del Burkina; nell'istituzione della giornata dei mariti al mercato; in un programma di riduzione delle spese e del processo di autarchia ribattezzato da Sankara “produciamo quello che consumiamo”, al fine di abolire progressivamente la dipendenza dalle importazioni con l'estero; la costruzione di apposite dighe, pozzi e bacini idrici che garantissero a tutti l'accesso all'acqua e la garanzia di due pasti al giorno per tutti i burkinabé; la costruzione di un campo sportivo per ogni villaggio al fine di garantire a tutti il diritto all'attività fisica e ricreativa; la lotta alla corruzione pubblica e la richiesta di Sankara ai Potenti della Terra di cancellare il debito ai Paesi del Terzo Mondo, in quanto frutto del colonialismo e del neocolonialismo e dunque all'origine del sottosviluppo di tali Paesi; la proposta di disarmo progressivo di tutti i Paesi africani in modo che questi non combattano più fra loro, ma lottino per l'unità e l'emancipazione dei popoli africani; lo sforzo di far partecipare tutti alla vita pubblica del Paese, attraverso appositi comitati rivoluzionari e una radio attraverso la quale chiunque potesse fare proposte o criticare l'operato del governo.

Traoré, dal settembre 2022, sta seguendo le sue orme, influenzato tanto dal panafricanismo che dal socialismo.

Il 28 settembre 2026, egli ha inaugurato la prima raffineria d'oro pubblica del Paese e, proprio nel suo programma, c'è il ripristino e rafforzamento del controllo pubblico delle miniere d'oro del Paese (il Burkina Faso è il quarto produttore d'oro dell'Africa), oltre che la lotta contro il terrorismo jihadista.

Forse, per il Burkina Faso, c'è ancora una speranza e forse potrebbe esserci per tutta l'Africa, se ci fossero leader come lui, come Sankara, Gheddafi, Lumumba e molti altri, animati dal socialismo panafricano, promotore di giustizia sociale, sovranità popolare e indipendenza economica.

Di Sankara, peraltro, conservò un ricordo anche Marco Pannella, che ebbe modo di incontrarlo con una delegazione del Partito Radicale, nel 1985, quando quel partito era ancora intriso di ideali laico-socialisti e non aveva finito per trasformarsi nel partitino liberal capitalista di oggi, molto lontano da quello di Pannunzio, ma sicuramente anche da quello guidato da Pannella negli Anni '70 e '80.

Pannella, nel 1987, disse, fra le altre cose, a proposito del “Che Guevara” africano: “(...) Thomas Sankara ha usato per il suo amore della vita, e dell’amore, e della purezza, la sua onestà intellettuale, la sua umiltà, la sua tolleranza innata e quella che conquistava e proponeva, divenire grande non solamente per l’Africa, ma per noi tutti. Il suo tallone d’Achille era forse nella sua cultura liceale e nell’ardore dell’adolescenza, che fu anche presente nella sua forza e nella cifra della sua vita”.

E' di quell'amore, di quella purezza, di quella onestà intellettuale, oltre che di socialismo originario e autentico e senza equivoci, che il mondo di oggi estrema necessità.

Luca Bagatin

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giovedì 1 ottobre 2026

Il socialismo prospero e pacifico a 77 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 ottobre 2026 ricorre il 77esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, festeggiata in Cina con alzabandiera e spettacoli, fra patriottismo e orgoglio.

“La grande rinascita della nazione cinese è inarrestabile”, aveva affermato nei giorni scorsi il Presidente Xi Jinping, aggiungendo che “Siamo immensamente orgogliosi degli straordinari risultati ottenuti dalla Nuova Cina e abbiamo piena fiducia nelle brillanti prospettive della modernizzazione cinese”.

Una Cina che conduce una politica estera indipendente e di pace e che ha ribadito, nei giorni scorsi, all'ONU, attraverso le parole del Vicepresidente Han Zheng, le sue prospettive.

Egli ha spiegato che occorre salvaguardare l'ordine internazionale del dopoguerra e promuovere una pace duratura, fondata sulla sicurezza comune, respingendo la mentalità della Guerra Fredda e il confronto fra i blocchi.

Il Vicepresidente cinese ha in particolare sottolineato che “La Cina chiede di promuovere la governance della Cisgiordania e la ricostruzione post-conflitto di Gaza secondo il principio del governo palestinese (...)” e ha proseguito affermando che “La Cina esorta il Paese interessato a cessare immediatamente l'uso della minaccia della forza contro Cuba e a revocare immediatamente e completamente il blocco e le sanzioni contro Cuba”.

Egli ha rammentato come la politica della Repubblica Popolare Cinese sia volta a promuovere la prosperità globale, attraverso l'apertura e la cooperazione. Ed ha esortato a lavorare per dare priorità alla riduzione della povertà, alla sicurezza alimentare, alla transizione energetica, rafforzando il sostegno ai Paesi del Sud del mondo.

Han Zheng ha anche rammentato come occorra lavorare per respingere ogni pregiudizio ideologico, rispettando i percorsi di sviluppo che i popoli di ciascun Paese hanno deciso di darsi e come occorra rimanere fedeli al multilateralismo, adottando misure volte a salvaguardare equità e giustizia.

Egli ha anche fatto presente che, negli ultimi 55 anni, la Cina è stata “una forza stabilizzatrice in tempi di instabilità” e “ha realizzato due miracoli in patria, ovvero una rapida crescita economica e una stabilità sociale a lungo termine, e nel corso degli anni ha contribuito per circa il 30% alla crescita globale”.

Il Vicepresidente cinese ha aggiunto che la Cina è stata anche “una forza progressista” che “si è sempre fatta “portavoce del Sud del mondo, ha difeso i diritti e gli interessi legittimi dei Paesi in via di sviluppo e ha continuato a lavorare per un sistema di governance globale più giusto ed equo”.

Ed ha concluso affermando che “La Cina collaborerà con tutti gli altri Paesi per costruire una comunità dal futuro condiviso per l'umanità e rendere il mondo un posto migliore per tutti noi”.

Negli scorsi giorni, peraltro, il settimanale politico cinese Beijing Review ha pubblicato un'interessante intervista all'ex deputato laburista britannico George Galloway, oggi leader del Workers Party of Britain (WPB), ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, a proposito del socialismo con caratteristiche cinesi e di come tale modello andrebbe studiato, per essere applicato in Occidente.

Galloway ha spiegato che, mentre “il capitalismo occidentale si basa sull'"io" e sul "presente", “i piani quinquennali cinesi si basano sul "noi" e sul "per sempre"”. E ciò ha permesso alla Cina di coniugare “la forza rivoluzionaria del mercato con una strategia di sviluppo a lungo termine definita dal Partito Comunista Cinese e dallo Stato” creando così “qualcosa di nuovo, qualcosa che il mondo non aveva mai visto prima”.

Il politico britannico ha spiegato come “il sistema politico occidentale è incompatibile con la pianificazione a lungo termine, perché alla fine ciò che conta sono solo le elezioni. La classe politica ha un obiettivo primario: rimanere tale, perché è un lavoro molto redditizio. E se si pensa solo a quattro anni nel futuro, si commettono inevitabilmente degli errori, anche se si hanno le migliori intenzioni, cosa che purtroppo accade nella maggior parte dei casi”.

Egli ha raccontato che recentemente si è recato nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, un tempo estremamente povera, mentre oggi “vanta nuove infrastrutture, un nuovo sviluppo e servizi pubblici paragonabili a quelli di aree molto più ricche” ed ha aggiunto che “In molti Paesi occidentali, una regione come lo Xinjiang verrebbe semplicemente lasciata al degrado”.

Il leader del WPB ha rilevato anche come la Cina abbia una forma di democrazia popolare integrale, molto più democratica rispetto a quella occidentale, in quanto fornisce ai cittadini un modo per comunicare direttamente con la dirigenza. “Spero che la Cina continui a perfezionare questo sistema, e tutto ciò che sento suggerisce che gli sviluppi compiuti dalla Cina stiano andando nella giusta direzione”, ha affermato Galloway.

Relativamente all'economia cinese, l'ex deputato laburista ha affermato che “La Cina ha iniziato producendo beni a basso costo, ma si è poi evoluta fino a diventare un produttore di prodotti sofisticati, realizzando articoli che oggi sono spesso più avanzati di quelli offerti da molti produttori e rivenditori occidentali”. Ed ha fatto presente che “il sistema economico cinese è qualcosa che molti in Occidente faticano ad accettare. L'Occidente ha inventato il capitalismo. Per centinaia di anni lo ha usato per conquistare il mondo. E ora faticano ad accettare che qualcuno che un tempo disprezzavano sia diventato più ricco di loro e abbia costruito una società che, per molti aspetti, funziona meglio della loro”.

Confrontando l'economia occidentale e quella cinese, Galloway ha affermato che la debolezza delle industrie occidentali “sta nel fatto che il nostro sistema politico e il nostro sistema economico non sono più adatti al XXI secolo. Il sistema cinese, invece, lo è”.

E, in tal senso, ha aggiunto che il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna propone da sempre di voler “essere come la Cina, ma con caratteristiche britanniche” ed è convinto che presto ci si arriverà.

Relativamente alla situazione internazionale George Galloway ha affermato che “Ci troviamo ad affrontare un periodo molto pericoloso. L'avventatezza di alcuni leader politici in materia di guerra e pace è qualcosa che raramente ho visto nella mia vita”.

Ed ha aggiunto che “In un contesto del genere, può sembrare difficile immaginare che i Paesi cooperino, investendo nelle reciproche economie e lavorando insieme in settori come lo spazio e l'intelligenza artificiale. Ma non c'è altra via per il progresso dell'umanità. Se i Paesi continueranno a guardarsi con sospetto e a considerarsi nemici permanenti, non saremo in grado di risolvere le sfide che l'umanità si trova ad affrontare”.

Egli ha anche raccontato un episodio che gli è capitato direttamente, in questo periodo da “caccia alle streghe”: “Quando sono stato eletto al Parlamento l'ultima volta, solo due anni fa, sono stato interrogato dagli agenti di polizia all'aeroporto di Gatwick. Mi hanno chiesto: "La Cina ti ha detto di tornare in Parlamento? Facevi la spia per la Cina in Parlamento?". Questa è la domanda più volgare e ridicola che qualcuno mi abbia mai fatto in tutta la mia vita, ho detto all'agente”, ha sottolineato Galloway, il quale ha concluso affermando: “Se attraversi il mondo con questa mentalità, non raggiungerai mai l'auto che ti precede. E l'auto che ti precede è la Cina”.

Luca Bagatin

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lunedì 28 settembre 2026

Il socialismo che non c'è più e la sinistra che serve all'Italia. Cacciari ha ragione. Articolo di Luca Bagatin

 

Massimo Cacciari ha assolutamente ragione.

Una sinistra moderata fa vincere la destra.

E' storicamente sempre stato così. Già ai tempi del fascismo montante ad avere ragione erano i fiumani, i dannunziani, i sindacalisti e i socialisti rivoluzionari, non i gradualisti turatiani, che, con la loro moderazione finirono per rendere alle masse più credibile uno scalmanato Mussolini che, partendo dalla sinistra socialista, finì per costituire un movimento social-confuso, imperialista, razzista, traditore nei confronti delle masse ed in favore del padronato industriale.

Avevano e avrebbero ragione, dunque, coloro i quali, come giustamente afferma Cacciari, propongono riforme radicali.

E in questo Paese e continente ce ne vorrebbero di riforme radicali.

Dalla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia a investimenti massicci in sanità, ricerca, istruzione e in ordine pubblico (il fenomeno delle baby gang è purtroppo sottovalutato e ancora poco preso sul serio); da un nuovo primato in politica estera, ricucendo i rapporti con la Russia e valutando l'entrata nei BRICS, alla costruzione di una nuova Europa, sovrana, indipendente e economicamente giusta, ponte e trait-d'union fra Ovest ed Est, Nord e Sud del mondo.

Non sarà certo con un nuovo e peraltro sedicente “riformismo” (o con un becero “liberalismo”) che si batteranno le destre e le estreme destre di cui, peraltro, il PD e i suoi alleati (che negli anni hanno contribuito a smantellare lo Stato sociale e ad attuare tutte le politiche di deregolamentazione economica e del mercato del lavoro) fanno ampiamente parte.

Tutti aspetti di cui ho scritto in moltissimi articoli e anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Alla fine di agosto, nel mio articolo dal titolo “Ma quale riformismo? Dov'è finito il socialismo? (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/ma-quale-riformismo-dove-finito-il.html) scrivevo, fra le altre cose: “Quella che, nel mondo Occidentale, un tempo era sinistra o rappresentava ideali socialisti (giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica), ha finito, dalla metà degli Anni '90 in poi, per annacquarsi nel liberalismo o liberal capitalismo, che, in certa misura, sembra essere esaltato proprio da Taddio nel suo articolo.

Liberal capitalismo che, insinuandosi e annacquando il socialismo, ha finito per distruggere i diritti sociali (dallo svuotamento di alcune delle principali conquiste dello Statuto dei lavoratori, alla promozione delle liberalizzazioni), fino al sostegno incondizionato alle guerre di aggressione a guida statunitense e NATO, dalla Jugoslavia al conflitto russo-ucraino, tutti aspetti ampiamente sostenuti in particolare dal PD e in gran parte dai suoi alleati.

Questo è avvenuto, in Italia, in particolare grazie ai vari Prodi, D'Alema, Bersani, Letta, Renzi e la Schlein non sembra più di tanto discostarsene.

In altri Paesi è avvenuto grazie agli pseudo laburisti alla Tony Blair e alla Keir Starmer; grazie agli pseudo socialdemocratici tedeschi alla Schulz; agli pseudo socialisti francesi alla Hollande e così via. Tutta gente che, guarda caso, ha perso inesorabilmente voti... in favore dell'estrema destra!

Anche negli USA, sedicenti progressisti come Clinton, Obama e Biden, hanno spinto sull'acceleratore delle guerre di aggressione. Bombardando peraltro Paesi laico-socialisti come la Siria e la Libia e inasprendo le sanzioni al Venezuela e a Cuba.

Dove sarebbe, dunque, questo presunto socialismo e questa presunta sinistra nelle file del “progressismo” Occidentale, che ha, anzi, ampiamente contribuito all'avvento dell'estrema destra?”.

E concludevo spiegando che ciò che oggi manca in Italia e in gran parte d'Europa, è “un'area socialista e di sinistra, come quella in Spagna con Pedro Sanchez e Pablo Iglesias; in Francia con Jean-Luc Mélenchon e i bonapartisti di sinistra; in Germania con Sahra Wagenknecht; in Gran Bretagna con Jeremy Corbyn, Zack Polanski e George Galloway; in Slovacchia con Robert Fico e Peter Pellegrini; in Bulgaria con Rumen Radev; in Moldavia con Igor Dodon e i socialisti moldavi...

Un'area che spazzi via ogni forma di liberal capitalismo, di servilismo nei confronti di Paesi stranieri, di ipocrisia. E che ricostruisca forme, come già ho spesso scritto, di comunità organizzata e ordinata, giustizia e emancipazione sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica”.

In sostanza spiegavo ciò che afferma oggi Cacciari.

E, in un altro articolo successivo, dei primi di settembre, dal titolo “Da Monti a Vannacci: quando le élite alimentano ciò che dicono di voler combattere” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/da-monti-vannacci-quando-le-elite.html), ricordavo che “Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio, i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri), che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già troppo tardi”.
E ho concluso scrivendo: “Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.

Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica”.

Purtroppo mi dispiace dire che è ormai troppo tardi.

Perché in Italia il socialismo e una sinistra in grado di proporre riforme radicali non esiste più e da molti decenni. Oltre al fatto che non esiste più da molti decenni una classe politica seria, lungimirante e al servizio della comunità.

Non abbiamo più né un Partito Socialista Italiano, né un Partito Repubblicano Italiano degni di questo nome, quando erano all'estrema sinistra finanche dei comunisti. Parliamo dei tempi di De Ambris, Mario e Guido Bergamo, Chiostergi, Belloni e Bottai.

Oggi un'estrema sinistra repubblicana e socialista, fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica e società moralizzata e ordinata, servirebbe come l'acqua per un assetato.

Così come servirebbero personalità non necessariamente estreme, ma lungimiranti, serie e pragmatiche, come furono Bettino Craxi, Gianni De Michelis, Giulio Andreotti e in parte anche Silvio Berlusconi.

Ovviamente tutto ciò è un'utopia, ma sentire Cacciari che afferma ciò che afferma, almeno un po', fa bene alla mente e al cuore, in quest'epoca oscura e composta in gran parte da sconsiderati, ignoranti e irresponsabili.

Luca Bagatin

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venerdì 25 settembre 2026

La Cina socialista tende la mano agli USA: Xi, pragmatismo, pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

 

La Cina socialista, lo ha dimostrato più volte, fonda la sua politica interna sullo sviluppo delle forze produttive a beneficio della comunità e su una società ordinata, stabile e armoniosa.

Per quanto riguarda la politica estera, essa lavora per il multilateralismo, la cooperazione win-win, il libero commercio, l'inclusività, lo sviluppo del Sud del mondo e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ricevuto da Trump con tutti gli onori, in questi giorni, incarna perfettamente questa tradizione di lungimiranza politica, socialista e democratica.

Nel suo discorso tenuto alla cena offerta da Trump, alla Casa Bianca, il 24 settembre 2026, il Presidente cinese ha teso una mano agli USA e spiegato come la sua politica sia e sarà volta a sostenere un'ulteriore crescita dei legami bilaterali fra i due Paesi.

“Oggi, il Presidente Trump e io abbiamo avuto scambi sinceri e approfonditi e abbiamo raggiunto un'intesa comune su molte questioni”, ha affermato Xi Jinping.

Egli, come nella tradizione cinese, ha fatto riferimento alla Storia comune fra i due Paesi, ricordando che “Più di 200 anni fa, subito dopo la sua indipendenza, gli Stati Uniti hanno rivolto lo sguardo alla Cina. I nostri due Paesi hanno iniziato a commerciare tra loro, scambiandosi beni per soddisfare le reciproche esigenze e attingere ai rispettivi punti di forza complementari. Di fatto, il Presidente George Washington aveva acquisito personalmente un'ampia collezione di porcellane cinesi”. Ed ha ricordato quando il popolo cinese e statunitense si sono trovati fianco a fianco, nella lotta “Oltre 80 anni fa, il popolo cinese e quello americano si sono trovati fianco a fianco nella lotta contro gli aggressori militaristi giapponesi. Insieme abbiamo aperto la famosa rotta aerea "The Hump" sopra l'Himalaya. Durante la Guerra di Resistenza contro l'aggressione giapponese, i soldati e i civili cinesi hanno salvato centinaia di piloti americani a costo di centinaia di migliaia di vite cinesi. Un'amicizia simile, forgiata nel sangue e nel fuoco, vivrà sicuramente attraverso le generazioni”.

Xi ha anche ricordato la politica di normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi, avviata da Mao e Nixon.

Ed ha concluso il suo discorso ricordando come i due Paesi abbiano compiuto passi significativi e che occorre coltivare “i bellissimi fiori dell'amicizia tra Cina e Stati Uniti”, per scrivere “un nuovo capitolo” delle relazioni amichevoli fra i due Paesi.

Un sincero discorso di pragmatismo e pace, in quest'epoca di divisioni e tumulti, promosso dal leader di ormai pressoché la maggiore potenza al mondo, che fonda il suo successo proprio sulla pace, il pragmatismo e la volontà di costruire una “comunità dal futuro condiviso per l'umanità”.

Non stupisce, anzi, che Melania Trump, nata e cresciuta nella Jugoslavia socialista di Tito, nel 1970, abbia dichiarato a Fox News: “Sono cresciuta sotto il comunismo e, onestamente, non mi è mancato niente. Ho avuto un'infanzia bellissima”. Anche se, certo, aggiunge che “Non si era liberi come qui negli Stati Uniti oggi”.

Ma questo significa però anche che non c'erano ragazzi armati che, come purtroppo accade negli USA, possono arrivare a compiere stragi nelle scuole: alla faccia della "libertà" di oggi! Anche questo andrebbe detto e ricordato.

Melania finisce per contraddire, ad ogni modo e in sostanza, la retorica propagandistica di suo marito e di settori della politica statunitense, spesso suprematista e di destra, che bollerebbero chiunque non la pensi come loro o sia vagamente “di sinistra”, come “comunista”.

Il comunismo e il socialismo, in sostanza, non sono un insulto. Spesso la Storia ha dimostrato che sono pragmatismo, sovranità nazionale e giustizia sociale al servizio della comunità.

La Cina ce lo ricorda praticamente ogni giorno.

Luca Bagatin

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