Visualizzazione post con etichetta raul castro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta raul castro. Mostra tutti i post

giovedì 21 maggio 2026

Raul Castro nel mirino. Cuba denuncia la nuova aggressione politica da parte del regime statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 20 maggio, il governo socialista e rivoluzionario di Cuba ha espresso ferma condanna per le accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America contro uno dei più celebri leader della Rivoluzione cubana, già Presidente di Cuba, dal 2008 al 2018 e Primo Segretario del Partito Comunista Cubano dal 2011 al 2021, ovvero Raul Castro Ruz.

Oggi quasi 95enne, l'ex Presidente e Generale viene accusato in modo provocatorio, dal regime statunitense, di aver fatto abbattere, nel febbraio 1996, due aerei legati a un'associazione anti-castrista, nei quali morirono tre cittadini statunitensi.

Il governo di Cuba ha definito tale azione una “provocazione politica” priva di legittimità e giurisdizione. Spiegando come, la sentenza statunitense, stia manipolando quell'incidente. Incidente avvenuto nello spazio aereo cubano, che – secondo il governo di Cuba - rappresentò un atto di legittima autodifesa, garantito dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Convenzione di Chicago del 1944 relativa all'aviazione civile internazionale e dai principi relativi alla sovranità aerea.

Il governo di Cuba ha denunciato il regime di Washington per aver distorto i fatti storici e ignorato gli avvertimenti che il governo di allora, tra il 1994 e il 1996, diramò al Dipartimento di Stato statunitense, alla Federal Aviation Administration e all'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile.

Nei rapporti, ha ricordato il governo cubano, erano dettagliatamente descritte oltre 25 violazioni dello spazio aereo cubano da parte di queste organizzazioni.

Secondo le autorità cubane, il governo statunitense dell’epoca ignorò i rapporti ufficiali inviati da L’Avana, mostrando una sostanziale complicità nelle violazioni dello spazio aereo dell'Isola.

Il governo di Cuba ha altresì affermato che gli USA, recentemente, hanno ucciso quasi 200 persone e distrutto 57 imbarcazioni nelle acque internazionali dei Caraibi e del Pacifico orientale, con il pretesto di presunti legami con il narcotraffico, tutti mai provati. Violando, ancora una volta, il diritto internazionale.

Le autorità cubane hanno sottolineato come tali accuse provocatorie contro l'ex Presidente e Generale Raul Castro Ruz siano parte dei tentativi di “costruire una narrazione fraudolenta che giustifichi il rafforzamento delle misure coercitive unilaterali, del blocco energetico e delle minacce di aggressione armata” contro Cuba.

Già da tempo messe in atto dal regime di Donald Trump.

Regime che, con Raul Castro, sembra voglia comportarsi come ha fatto con il Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro, che ha rapito il 3 gennaio scorso, con accuse mai provate e in territorio venezuelano.

La Repubblica Popolare Cinese è stata fra le prime realtà geopolitiche, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun, a condannare le azioni statunitensi e a sostenere, ancora una volta, Cuba, affermando: “Gli Stati Uniti dovrebbero cessare di usare le sanzioni e l'apparato giudiziario come strumenti di oppressione contro Cuba e astenersi dal fare minacce di forza in qualsiasi momento”.

Cuba, con i suoi medici e la sua sanità, rinomata a livello internazionale, cura il mondo. Gli Stati Uniti, con i loro “leader”, il mondo – da tempi immemorabili - lo bombardano, lo invadono, lo colonizzano. E, al loro interno, distruggono la sanità pubblica e ogni forma di giustizia sociale, minando anche le basi della convivenza civile.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

martedì 2 gennaio 2024

65 anni di Rivoluzione cubana nel segno dei diritti sociali, dei diritti civili e del diritto alla salute per tutti. Articolo di Luca Bagatin


Il 1 gennaio 1959, al termine della Rivoluzione cubana che portò alla nascita della Repubblica Socialista di Cuba, il leader Fidel Castro affermò: "Questa volta, fortunatamente per Cuba la Rivoluzione arriverà davvero al potere. Non sarà come nel 1895 quando gli americani sono venuti e hanno preso questo. Sono intervenuti all'ultimo minuto e poi non hanno nemmeno fatto entrare Calixto Garcia che aveva combattuto per 30 anni, non hanno voluto che entrasse a Santiago de Cuba. Non sarà come nel 1933 quando il popolo ha iniziato a credere che si stesse facendo una rivoluzione, è arrivato il signor Batista, ha tradito la Rivoluzione, ha preso il potere e ha instaurato una dittatura per 11 anni. Non sarà come nel 1944, anno in cui la folla si infuocò credendo che finalmente il popolo fosse arrivato al potere, e quelli che sono saliti al potere furono i ladri. Né ladri, né traditori, né interventisti. Questa volta sì che è la Rivoluzione”.

E così fu, tanto che, nella Cuba di oggi, con un socialismo rinnovato, che promuove fortemente diritti sociali al fianco di quelli civili, si celebra il 65esimo anniversario di quella storica Rivoluzione, che solo un insensato, ideologico, razzista e crudele embargo imposto dagli USA e dal loro spirito guerrafondaio, ha continuato a osteggiare in tutti questi anni.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, nel suo discorso di fine anno, infatti, ha affermato: “Il 2023 finisce ed è come se fossimo arrivati in cima ad una montagna altissima, lungo sentieri tortuosi. Come tante volte in 65 anni, la salita è stata ardua e a volte siamo dovuti tornare indietro. Ma siamo arrivati.

Sulla via dell'ideale socialista, come ci hanno insegnato Fidel e Raúl, arrivare è vincere, consapevoli che ogni traguardo è un nuovo punto di partenza (…). Oggi tutto sembra più difficile che mai a causa dei lunghi anni trascorsi a sostenere il peso criminale di una politica di recinzioni e sanzioni che sembra infinita nella sua crudeltà. Ma noi rivoluzionari non siamo arrivati prima di questo 65° anniversario per arrenderci e consegnare le bandiere. (...) il segreto della Rivoluzione per sostenersi di fronte a tutte le avversità è stato la partecipazione popolare a una storia unica di resistenza e creatività, con una leadership ferma e un insieme di principi come base. (…) La Rivoluzione non è l’opera di un giorno, di un anno e nemmeno di 65 anni. È un'idea, una volontà.

Questa è la Rivoluzione. Non siamo soli. Siamo tutti noi insieme, a conquistare cose impossibili. E lo faremo”.

A guidare le celebrazioni per il 65esimo anniversario della Rivoluzione, nella parte orientale di Santiago de Cuba, oltre al Presidente Diaz-Canel, anche l'ex Presidente e leader rivoluzionario Raul Castro, 92 anni.

Raul Castro, nel suo discorso, rinnovando il sostegno al suo successore Diaz-Canel, ha affermato, fra le altre cose: “So che esprimo i sentimenti della generazione storica ratificando la fiducia in coloro che oggi ricoprono la responsabilità della leadership del nostro partito e del nostro governo”.

Il Presidente Diaz-Canel, nel suo discorso in occasione della celebrazione, ha affermato, fra le altre cose: “Questa Rivoluzione è, innanzitutto, un atto libertario di proiezione continentale che non solo ha liberato il Paese da una dittatura servile, repressiva e corrotta, ma ha anche sciolto ben presto i nodi della dipendenza economica dalle multinazionali yankee e liquidato le espressioni più crudeli della condizione umana. Sfruttamento, che si era naturalizzato nella società cubana, come il lavoro minorile, la prostituzione o la semi-schiavitù degli immigrati haitiani”. Ed ha ricordato – oltre alle riforme economiche e sociali portate avanti dalla Rivoluzione – anche il forte contributo sanitario dato da Cuba al mondo, in tutti questi decenni.

Questa è la Rivoluzione che, dopo aver perso 3.000 medici a causa di un esodo politicamente indotto negli anni ’60 – ha affermato Diaz-Canel - ha costruito uno dei sistemi sanitari più formidabili e prestigiosi del nostro tempo e che oggi conta mezzo milione di lavoratori a tutti i livelli, che garantiscono una copertura universale e assistenza gratuita per tutti gli uomini e le donne cubane.

Allo stesso tempo, durante questi sei decenni, hanno collaborato 600.000 professionisti della salute cubani in 165 paesi. E più recentemente, durante il periodo della pandemia di COVID-19, circa 3.000 membri del contingente Henry Reeve hanno fornito servizi in 40 di essi”.

Cuba e la sua Rivoluzione socialista, in sostanza, salvano.

Gli irresponsabili governanti di USA e UE, invece, riducono i bilanci alla sanità e all'istruzione pubbliche e diffondono – nel mondo - una cultura fondata sulle armi, il neo-colonialismo e insensate sanzioni a tutti i Paesi che la pensano diversamente da loro.

Da una parte, in sostanza, la razionalità e il pragmatismo del socialismo. Dall'altra la follia e ignoranza del liberal-capitalismo, insana e insensata ideologia che si è diffusa, purtroppo e drammaticamente, in particolare, dal 1993 ad oggi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


domenica 1 agosto 2021

Cuba celebra la vittoria del pugile Julio César la Cruz alle Olimpiadi e il suo spirito patriottico. Articolo di Luca Bagatin

Il trentaduenne pugile cubano, della categoria dei mediomassimi, Julio César la Cruz, venerdì scorso, ha sconfitto, per 4 a 1, lo spagnolo Emmanuel Reyes, assicurando alla boxe cubana, tre podi alle Olimpiadi di Tokyo.

Reyes, nato a Cuba, ma attualmente residente in Spagna, ha voluto dedicare la sua vittoria alla sua patria d'origine, inchinandosi verso il pubblico e gridando: “Patria y Vida...NO! Patria o Muerte! Venceremos!”, ricordando il celebre slogan della Rivoluzione cubana.

Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha voluto sottolineare, su Twitter, le performance della delegazione cubana alle Olimpiadi, affermando: Ispirando le prestazioni dei nostri atleti, l'argento di Idalis Ortiz, il bronzo di Alba e il grido patriottico di #PatriaOMuerte di Julio César la Cruz in #Tokio2021. Ho parlato telefonicamente con loro e ho confermato l'orgoglio di #Cuba nei confronti dei suoi atleti”.

Durante la telefonata al pugile Julio César la Cruz, il Presidente cubano ha affermato inoltre che: “il tuo atteggiamento patriottico è stato un dono per il nostro popolo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 24 luglio 2021

Biden inasprisce le sanzioni contro Cuba? La Cina risponde. Articolo di Luca Bagatin

Biden inasprisce le sanzioni contro Cuba, violando ulteriormente la sua sovranità ? La Cina risponde in difesa dell'Isola caraibica.

Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, in una conferenza stampa, ha infatti dichiarato che il suo Paese: “sostiene fortemente gli sforzi del governo e del popolo cubano per mantenere la stabilità sociale” ed ha aggiunto che: "Rifiutiamo risolutamente qualsiasi interferenza esterna negli affari interni di altri Paesi, l'imposizione di sanzioni unilaterali e il tentativo di attaccare altri Paesi con il pretesto di 'libertà', 'democrazia' e 'diritti umani' ".

Il portavoce del governo di Pechino ha sottolineato inoltre come “Gli Stati Uniti dovrebbero, prima di tutto, esaminare i propri problemi di diritti umani, invece di maneggiare il grande bastone delle sanzioni, interferire seriamente negli affari interni degli altri e creare divisioni o scontri”.

Zhao Lijian ha inoltre fatto presente che “La Cina sostiene che il rispetto reciproco, l'equità, la giustizia e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa sono il modo giusto per condurre le relazioni da Stato a Stato “ e che “Attualmente, Cuba è in un momento critico nella sua lotta contro il Covid-19 e nei suoi sforzi per alleviare le sofferenze delle persone, gli Stati Uniti devono immediatamente e completamente revocare le sanzioni unilaterali contro Cuba in conformità con gli scopi della Carta delle Nazioni Unite”.

“La Cina – ha evidenziato il portavoce cinese - “crede che sotto la guida del Partito e del governo cubano, Cuba manterrà sicuramente la stabilità sociale”.

Dopo le proteste dell'11 luglio scorso, Cuba, mantiene la sua stabilità ed ha ricevuto il sostegno del cantautore dei Pink Floyd Roger Waters e di molti esponenti del mondo sociale, civile e politico di orientamento socialista, oltre che, in Italia, dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 13 luglio 2021

Cuba. Ennesimo tentativo di destabilizzare l'Isola da parte dei nemici della democrazia socialista. Articolo di Luca Bagatin

Ennesimo tentativo di destabilizzare Cuba.

L'Isola caraibica socialista che resiste ad un embargo statunitense che la soffoca sin dal 1962.

Ennesimo tentativo attraverso proteste strumentali al grido di “Abbasso la dittatura”.

Una dittatura che, invero, a Cuba è del tutto assente.

Prima di tutto in quanto al popolo è garantito ogni servizio pubblico efficiente, dalla sanità all'istruzione. In secondo luogo in quanto le elezioni sono libere e avvengono attraverso una scelta dei candidati all'Assemblea Nazionale del Potere Popolare (questo il nome del parlamento cubano), dal basso.

Praticamente l'esatto opposto degli Stati Uniti d'America, laddove le elezioni le vincono i Presidenti sostenuti dalle lobby più danarose e il sistema sanitario e scolastico è efficiente solo per le classi ricche.

Cuba soffre per ben altre questioni. Per un embargo che genera carenza di generi alimentari e medicine e una pandemia molto pesante, che sta comunque combattendo con diversi vaccini suoi propri. E ciò grazie anche agli investimenti in ricerca e sanità, da sempre fiore all'occhiello dell'Isola a livello mondiale. Aspetto che, peraltro, ha permesso all'Isola socialista, di inviare brigate mediche in varie parti del mondo per combattere non solo l'Ebola, ma anche il Covid 19, pensiamo ad esempio all'Italia, il cui governo (sia Conte che Draghi) mai è stato abbastanza riconoscente nei confronti di Cuba.

Il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha sì fatto presente che fra le persone che protestavano c'erano anche “rivoluzionari confusi”, con i quali ha immediatamente iniziato un dialogo, spiegando nel dettaglio le ragioni dell'attuale crisi economica.

Purtuttavia ha fatto anche presente come a manifestare ci fossero gruppi di oppositori profumatamente sovvenzionati dagli USA al fine di rovesciare la democrazia nell'Isola, anche attraverso l'istituzione di sedicenti “corridoi umanitari”.

Le politiche degli USA nei confronti di Cuba, dunque, non sono cambiate da Trump a Biden, rappresentanti, infondo, degli stessi interessi dell'estrema destra capitalista.

Pretestuose le proteste dell'UE contro il governo di Cuba, visto che peraltro durante le manifestazioni non si hanno avuto notizie di morti o di lesioni, cosa che invece è accaduta - nel recente passato - in ben tre Paesi liberali: il Cile, la Colombia e...la Francia di Macron !

L'unico ferito è un agente di polizia.

E, certo, di fronte a un tentativo di destabilizzazione, un governo democratico non può che prendere le sue contromisure, cosa che Cuba ha fatto.

Sostegno a Cuba è giunto da tutti i partiti comunisti e socialisti patriottici del mondo, nonché da Messico, Argentina, Bolivia e Venezuela.

La Cina, in particolare, ha espresso un fermo sostegno all'Isola nella lotta al Covid 19, chiedendo con forza la fine dell'embargo USA, come peraltro stabilito anche dall'ultima risoluzione dell'ONU.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che “La Cina sostiene con forza il lavoro di Cuba contro la pandemia, nel miglioramento della vita delle persone e nella stabilità sociale”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 19 aprile 2021

Partito Comunista di Cuba: eletto Primo Segretario l'attuale Presidente della Repubblica Miguel Diaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

Eletto alla carica di Primo Segretario del Comitato Centrale Partito Comunista di Cuba (PCC) l'attuale Presidente della Repubblica dell'Isola craibica, Miguel Diaz-Canel, al Congresso del Partito che si è concluso lunedì 19 aprile.

Diaz-Canel, 60 anni, ingegnere elettronico, riceve così il testimone da Raul Castro, Generale dell'Esercito, il quale, raggiunta l'età di 89 anni, aveva annunciato - negli scorsi giorni - le sue dimissioni dalla carica.

Il neo-Primo Segretario ha, come primo atto, presentato i membri della nuova Segreteria:

Roberto Morales Ojeda, Segretario Organizzazione e Politica dei Quadri;

Rogelio Polanco Fuentes, Capo del dipartimento ideologico;

Joel Queipo Ruiz, capo del dipartimento economico;

José Ramón Monteagudo Ruiz, capo del dipartimento agroalimentare;

Félix Duarte Ortega, capo del dipartimento Industria, edilizia, turismo, trasporti e servizi;

Jorge Luis Broche Lorenzo, Capo del Dipartimento di educazione, sport e scienza.

Tutti i componenti sono stati eletti dai delegati al Congresso con il 99,32% dei voti.

I lavori del Congresso sono stati peraltro documentati, oltre che sul sito del PCC (https://www.pcc.cu), anche sulla sua pagina Twitter.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 18 aprile 2021

Al Congresso del Partito Comunista di Cuba, Raul Castro, annuncia le sue dimissioni da Primo Segretario. Articolo di Luca Bagatin

A 89 anni, Raul Castro, fratello dell'eroe della Rivoluzione Cubana Fidel Castro e generale dell'esercito, annuncia, all'VIII Congresso del Partito Comunista di Cuba (PCC), le sue dimissioni da Primo Segretario del Partito.

L'incarico sarà dunque assunto dall'attuale Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel.

L'VIII Congresso del PCC, si è aperto venerdì 16 aprile, proprio con la dichiarazione di Raul Castro, il quale, fra le altre cose, ha ricordato il 60esimo anniversario della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana e i martiri della Rivoluzione stessa, che hanno lottato contro “l'invasione mercenaria di Playa Giron, organizzata a finanziata dal Governo degli USA”.

Il PCC, attualmente, conta circa ben 700.000 militanti e Raul Castro, nella sua relazione introduttiva, ha fatto presente come negli ultimi anni si siano iscritti al partito altri 27.000 cittadini cubani, molti dei quali militanti dell'Unione dei Giovani Comunisti.

Il Primo Segretario ancora in carica, ha poi illustrato i piani attuati per arginare l'epidemia Covid 19, facendo presente che “La risposta del Paese al Covid 19 è stata caratterizzata dal contributo di scienziati ed esperti nello sviluppo di ricerche e innovazioni, con l'immediata introduzione dei suoi risultati finalizzati alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei pazienti. È in corso un intenso lavoro sulle sperimentazioni cliniche di cinque vaccini candidati che potrebbero servire a immunizzare l'intera popolazione cubana e contribuire alla salute di altre nazioni” e che “I risultati raggiunti sono possibili solo in una società socialista, con un sistema sanitario universale libero e accessibile con professionisti competenti e impegnati”.

I lavori del Congresso sono poi proseguiti in apposite commissioni di lavoro, che hanno affrontato le questioni economica e sociale, il funzionamento del Partito e il rinnovamento dei quadri politici.

Il Presidente della Repubblica, Miguel Diaz-Canel, in particolare, ha affermato che nei quadri del Partito deve “Prima di tutto prevalere un approccio ideologico, politico, sociale e ambientalista”. E ha esortato i quadri del Partito stessi a lavorare collettivamente e aggiornarsi costantemente “perché qui nessuno ha la verità assoluta e non si finisce mai di imparare”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 24 agosto 2017

Intervista di Luca Bagatin alla studiosa Maddalena Celano a proposito di Cuba, del socialismo e dei movimenti di rivendicazione femminile in America Latina

Maddalena Celano, fotografa, laureata in filosofia all'Università degli Studi Roma Tre e dottoranda di ricerca presso l'Università Tor Vergata di Roma, è una studiosa di bolivarismo latinoamericano e della condizione femminile a Cuba e già un anno fa circa la intervistai proprio su questo.
Oggi, appena tornata dall'Isola Caraibica per un viaggio di studi, mi appresto ad intervistarla nuovamente al fine di raccontarci gli sviluppi di Cuba e dei suoi studi in merito.

Luca Bagatin: E' la seconda volta che sei stata a Cuba. La prima volta fu nel 2011. Come è cambiata l'Isola da allora ?
Maddalena Celano: Innanzi tutto ho notato che la presenza dei turisti "di lusso" è triplicata.
Il fatto che il turismo sia il principale promotore dell'attrattiva di capitale straniero nell’Isola corrisponde senza dubbio a proiezioni favorevoli in tale settore, i cui contributi all'economia cubana ammontano a oltre tremila milioni di dollari nel 2016.
Certamente tale tipo di economia ha generato una nuova borghesia. Dei nuovi ricchi autoctoni che hanno facile accesso a monete forti quali dollaro, euro e sterlina. Oggi è sempre più frequente scorgere numerosi cubani in ristoranti, discoteche e locali lussuosi che, sino a pochi anni fa, erano riservati solo ai turisti. Con mia immensa sorpresa ho addirittura constatato che in alcuni locali, anche piuttosto costosi soprattutto per il reddito medio dei cubani, il numero degli autoctoni può persino superare il numero dei turisti ! Cosa inconsueta e sorprendente in un Paese che si continua a percepire come “povero” o “bisognoso”. La borghesia autoctona ha delle caratteristiche piuttosto insolite e peculiari. E' stranamente più ermetica e introversa del resto della popolazione. E' una borghesia piuttosto sciovinista, che preferisce dialogare con il proprio simile autoctono piuttosto che con lo straniero. Caratteristica piuttosto anomala in un popolo colto, curioso e intellettualmente molto vivace e creativo come quello cubano.
Luca Bagatin: Che cosa ti ha colpito di più di Cuba ?
Maddalena Celano: Mi ha colpito molto il fenomeno della santeria, ovvero quel particolare culto religioso facilmente individuabile dall'abbigliamento originale ed inequivocabile dei loro cosiddetti "ministri di culto", ovvero signori o signore vestiti di bianco con perline colorate al collo.
La santera afro-cubana è una religione portata a Cuba dagli schiavi di Yorubaland, località della Nigeria nel corso del XIX secolo.

Luca Bagatin: Che cosa caratterizza la santeria ?
Maddalena Celano La religione afro-cubana è caratterizzata dalla venerazione delle divinità Oricha, da stati di trance ed elaborate tecniche di divinazione. Attualmente la santeria è sempre più diffusa anche tra i bianchi e non è per niente difficile incontrare, per strada, anche santere o santeri bianchi. Perciò il culto, in origine afro-cubano, attualmente è sempre più un fenomeno nazionale e trasversale.

Luca Bagatin: Parliamo ora di Cuba e socialismo. Il socialismo, a Cuba, ha trionfato oppure è stato un vero fallimento come dicono alcuni? Come è cambiato il socialismo cubano dai tempi della Rivoluzione castrista ad oggi ?
Maddalena Celano: L'aggiornamento del modello economico cubano - dal 2011 ad oggi - solleva critiche e controversie. Per alcuni Cuba avrebbe abbandonato la strada del socialismo. In realtà, Cuba, lungi dal rinunciare al suo modello di società, conserva le sue conquiste e perfeziona il proprio progetto originario. Alcuni ritengono che questo sia un ritorno al capitalismo, a causa dell'introduzione di alcuni elementi di mercato nell'economia nazionale. L'obiettivo di Cuba è ad ogni modo quello di perfezionare il sistema al fine di preservare i risultati sociali ottenuti sino ad oggi. Per poter fare ciò Cuba deve affrontare due grandi sfide: le risorse naturali molto limitate e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti dal 1960, le quali costituiscono il principale ostacolo allo sviluppo nazionale. A ciò si aggiunge il fenomeno dell'eccessiva burocratizzazione statale e quello della corruzione. Il nuovo modello economico introduce meccanismi di mercato, ma continua a basarsi sulla "pianificazione socialista" a tutti i livelli e l'impresa statale socialista rimane la forma principale dell'economia nazionale. Tuttavia il Paese è aperto agli investimenti stranieri attraverso joint venture, in cui lo Stato cubano conserva sempre la maggioranza di almeno il 51%. Tale modello di gestione economica promuove anche le cooperative, le piccole aziende agricole, i fruttivendoli ed i lavoratori autonomi in tutti i settori produttivi, al fine di ridurre il ruolo dello Stato in settori economici non strategici. Le cooperative statali strutturalmente carenti e non redditizie saranno liquidate o possono essere trasformate o adottare una forma giuridica non statale. Allo stesso modo, lo Stato non sovvenzionerà le perdite. D'altra parte le società beneficiarie possono investire i profitti per svilupparsi, aumentare i salari dei lavoratori nei limiti stabiliti dalla legislazione o assumere nuovi lavoratori. Hanno così piena libertà in termini di gestione delle risorse umane. L'aumento delle cooperative dimostra la volontà cubana di approfondire lo sviluppo socialista dell'economia in tutti i settori, con proprietà collettive. Le cooperative hanno un'autonomia completa a tutti i livelli. Tuttavia, per evitare qualsiasi concentrazione di ricchezza, non possono essere vendute o consegnate a entità diverse dallo Stato.
A livello agricolo, la priorità nazionale è la produzione alimentare per ridurre la dipendenza dall'esterno in un Paese che importa più dell' 80% del suo consumo. La terra è data in usufrutto ai contadini che divengono produttori indipendenti, remunerati per il proprio lavoro, ma rimangono proprietà statali.
La nuova politica monetaria consente la concessione di crediti alle imprese ed ai cittadini per favorire la produzione di beni e servizi per la popolazione. Una delle grandi sfide della società è l'unificazione monetaria. Infatti, la dualità monetaria a Cuba è causa di diseguaglianze sociali molto gravi.
La politica salariale continua ad essere basata sul principio socialista "a ciascuno secondo i suoi meriti", al fine di soddisfare "i bisogni fondamentali dei lavoratori e delle loro famiglie". I salari cresceranno gradualmente, secondo i risultati della produzione. Per evitare lo sviluppo delle diseguaglianze, la legislazione prevede un salario minimo ed un salario massimo.
Grazie alla tassa progressiva, le categorie più favorite contribuiscono maggiormente allo sforzo nazionale, secondo il principio della solidarietà socialista fra tutti i cittadini. La coesione sociale rimane l'obiettivo prioritario e, pertanto, per evitare qualsiasi disparità, la concentrazione di beni è vietata per persone giuridiche o fisiche, essendo una prerogativa esclusiva dello Stato. D'altra parte la politica dei prezzi rimane centralizzata, in particolare per i prodotti basilari o strategici dal punto di vista economico e sociale.
La politica culturale cubana si basa infine sulla difesa dell'identità, sulla conservazione del patrimonio culturale, sulla creazione artistica e letteraria e sulla capacità di apprezzare l'arte attraverso la formazione culturale necessaria.

Luca Bagatin: Cuba e democrazia. Può Cuba, a tuo parere, dirsi una democrazia? Se sì, perché?
Maddalena Celano: Iniziamo con il dire che a Cuba, annualmente, si eleggono i propri delegati in ogni municipio, in ogni città, in ogni regione e ciò significa che è contemplato il diritto dei cittadini ad essere eletti democraticamente come deputati o senatori, oltre che è sancito il loro diritto di formulare e presentare proposte legislative. Qualsiasi semplice cittadino può candidarsi, eccetto gli iscritti al Partito Comunista Cubano, giacché, essendo l'unico partito consentito, non ha alcun potere elettivo.
La politica a Cuba è consentita a chiunque: semplici cittadini, membri di comitati, associazioni, organizzazioni, ecc... Eccetto agli iscritti al Partito Comunista, in quanto il Partito ha ruolo esecutivo ma non elettivo. Ciò significa che i cittadini, a Cuba, hanno il diritto di organizzarsi secondo le proprie idee su varie questioni, per incontrarsi, per creare nuove organizzazioni, per discutere con posizioni opposte. A Cuba è impossibile scadere nei carnevali elettorali che tutti noi conosciamo, per non parlare delle campagne pubblicitarie tipiche delle elezioni nel nostro sistema democratico-capitalista-partitocratico con costoso spreco di danari. A Cuba i candidati sono tutti indipendenti da qualsiasi partito ed hanno il diritto alla libera espressione, che implica un dibattito pubblico, anche su posizioni divergenti, utilizzando tutti gli strumenti nazionali. Ovvero locali pubblici, TV o stampa nazionale. Il tutto accessibile gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. In
questo senso Cuba è un Paese sostanzialmente democratico poiché la libertà d’espressione di un alto funzionario è del tutto identica alla libertà d’espressione di un contadino o di un carpentiere di periferia.

Luca Bagatin: Cuba e Venezuela. Che cosa lega questi due Paesi?
Maddalena Celano: Lo spirito di fraternità e di solidarietà, oltre che un destino comune.
L’ALBA, ovvero l'Alleanza Bolivariana per le Americhe, è stata fondata non a caso a Cuba e fa capo al suo più fedele alleato, ovvero il Venezuela.
Si tratta di un progetto di collaborazione e di complementarietà politica, sociale ed economica fra alcuni Paesi dell'America e dei Caraibi (oltre a Cuba e Venezuela ne fanno parte Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Antigua e Barbuda, Dominica, Saint Vincent e Grenadine). Una collaborazione inizialmente promossa quale contraltare dello Spazio Commerciale Libero degli Stati Uniti (FTAA).
L'ALBA si basa sulla creazione di meccanismi che sfruttano i vantaggi cooperativi fra le diverse nazioni partner, al fine di compensare le asimmetrie tra tali Paesi e ciò avviene attraverso la cooperazione di fondi compensatori volti a correggere le disabilità intrinseche dei Paesi membri e all'attuazione del TCP (Trattato di Peoples 'Trade).

Luca Bagatin: Cuba ed Ecuador. Tu hai di recente visitato anche la Capitale dell'Ecuador, Quito. Che impressione hai avuto dell'Ecuador? L'Ecuador della Rivoluzione Ciudadana quanto può essere simile a Cuba, oggi?
Maddalena Celano: Cuba ed Ecuador sono Paesi politicamente molto vicini. La Rivoluzione Ciudadana presenta una matrice socialista e nazionale molto forte, tanto quanto quella Cubana, ma i due Paesi presentano storie estremamente diverse, una diversa composizione ambientale e sociale. L’Ecuador è un Paese andino, fresco e piovoso, con una forte componente indigena india, nonché è estremamente religioso e la Chiesa cattolica è piuttosto influente politicamente.
Cuba, invece, è un Paese più legato al mare ed alla sua economia, con un’influenza indigena più ridotta, ma con una maggiore influenza nera o “afro-cubana”. Presenza visibile nella musica, nelle danze, nei culti, nei costumi e nelle tradizioni. A Cuba i culti religiosi attualmente sono piuttosto liberi, ma poco influenti politicamente.

Luca Bagatin: Come proseguiranno e cosa puoi dirci dei tuoi studi in merito a Cuba ed all'America Latina?
Maddalena Celano: Sono una studiosa del movimento femminista in America Latina, che è senza dubbio una delle espressioni più critiche e alternative del pensiero politico, sociale ed economico mondiale. Il movimento sociale femminista latinoamericano si è rafforzato negli ultimi decenni, dopo aver conseguito cambiamenti sostanziali sia nelle politiche pubbliche che nella consapevolezza delle donne di essere soggetti di diritto e protagoniste nella costruzione di nuovi paradigmi di trasformazione della realtà. Il movimento femminista latino prende forma nell'ambito di complessi scenari politici, in particolare nei contesti di transizione da regimi militari autoritari a processi di democratizzazione, dai conflitti armati sino ai processi di negoziazione e di pace. La genesi del movimento femminista in America Latina è quindi strettamente legata alle transizioni latinoamericane ed all'impegno per la creazione di istituzioni democratiche e la costruzione di agende di pace. 

La persistente violenza contro le donne, fisica, sessuale o psicologica, fa di tale tema uno dei temi centrali della lotta del movimento femminile in America Latina. Secondo la relazione mondiale sulla violenza e lasalute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'America Latina è la seconda realtà con i più alti tassi di decessi femminili dovuti alla violenza, sia a livello rurale che urbano. Prodotto correlato ad un contesto generale di disuguaglianza, discriminazione e impunità. Il femminicidio, la forma estrema della violenza contro le donne, è un fenomeno particolarmente diffuso in Messico e in America Centrale. A tale riguardo, dal movimento femminile, sono stati presentati alcuni documenti interessanti come il Feminicide in America Latina, presentato nel 2006 alla Commissione interamericana sui diritti umani (IACHR).
Il movimento femminile latinoamericano svolge un ruolo particolare nel promuovere le azioni della Marcia Mondiale delle Donne (WMW). Probabilmente il movimento con il più grande consenso internazionale, il quale porta avanti una critica sirrata al capitalismo ed alle conseguenze negative che esso porta nella vita delle donne.
L'economia femminista è il quadro teorico e uno degli assi centrali della WMW, così come l'autonomia economica delle donne. Contributi interessanti in tale campo sono ad esempio gli articoli di numerose femministe latinoamericane, come Nalu Faria e Magdalena León.
Gli accordi di libero scambio firmati nella regione, NAFTA (USA-Canada-Messico) e CAFTA (USA-CA), hanno peraltro avuto effetti negativi sulla qualità della vita delle donne. Le donne hanno costituito importanti articolazioni come "Mesoamericanas in Resistance for a Deducted Life", integrate da organizzazioni del Messico fino Panama, che sono collocate contro le politiche neoliberali e hanno richiesto - insieme ad altri movimenti sociali – la non ratifica di questo tipo di trattati.

Luca Bagatin: Quali prospettive, a tuo parere, per l'America Latina?

Maddalena Celano: Il movimento femminista latinoamericano è, a mio parere, il vero motore del cambiamento globale. L’unica alternativa e speranza, in quanto ha mostrato notevole capacità di approfondire e rivedere tattiche politiche e prassi sociali. Uno degli esempi è l'Incontro femminile dell'America Latina e dei Caraibi, che si svolge ogni due anni, dal 1981 (Bogotà). Circa 1500 donne provenienti da tutto il Continente propongono nuove analisi e nuovi progetti di trasformazione politica e sociale. Già nel 1987, nell'ambito della Quarta Riunione Internazionale Femminista, è stato discusso un documento sui "miti del movimento femminista", che ha permesso di ripensare alcune delle proposte politiche.
I movimenti femministi latinoamericani creano, attraverso un complesso lavoro intellettuale e di autocritica, nuove elaborazioni teoriche e numerosi esperimenti socio-politici, comunitari, indigenisti ed ecologisti. Esperimenti molto visibili in aree indigene - soprattutto in Amazzonia - ed in Paesi come l’Ecuador, il Nicaragua, il Venezuela e in Colombia, ove numerose comunità autoctone sono guidate ed amministrate proprio da donne.

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it 

Le foto pubblicate sono state realizzate da Maddalena Celano nel mese di luglio 2017

domenica 23 luglio 2017

Cuba: Dio Patria Socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Era il 26 luglio 1953 quando alcuni esponenti del Partito Ortodosso - partito ispirato al Libertador José Martì - guidati da un avvocato di ventisei anni chiamato Fidel Alejandro Castro Ruz, iniziarono la Rivoluzione contro il dittatore Fulgencio Batista, il quale aveva trasformato Cuba nel "bordello degli Stati Uniti d'America".
Questo l'inizio di un'epoca storica che porterà Cuba a riacquistare, nel 1959, la sua sovranità perduta.
Di questo tratta l'ottimo saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" di Andrea Virga, edito da Nova Europa (http://www.novaeuropa.it). Virga, una militanza passata a destra e dunque non sospettabile di simpatie castriste e socialiste, analizza in questo saggio composto da numerosi ed approfonditi articoli, la Storia della Rivoluzione cubana sino alla Cuba dei giorni nostri. E lo fa senza alcun pregiudizio, avedo vissuto diversi anni a Cuba, dimostrando, anzi, al di là della vulgata di matrice liberal-destrorsa, quanto l'Isola caraibica per eccellenza sia una piccola grande democrazia ispirata non tanto al marxismo, quanto piuttosto al socialismo originario ed al pensiero di José Martì, primo Libertador dell'Isola del XIX secolo.
Chi fu, innanzitutto, José Martì ? Virga gli dedica un intero capitolo. Nato nel 1853 da due spagnoli della classe media, è arrestato a soli sedici anni per aver scritto, assieme ad altri suoi compagni di scuola, una lettera ad un altro suo compagno reo di essersi arruolato volontario con i collaborazionisti del Re di Spagna. Le sue simpatie, sin dal 1868, vanno infatti agli insorti che chiedono libertà e indipendenza dalla Madrepatria. Nel 1871 sarà così deportato in Spagna e qui inizierà ben presto la sua attività letteraria e giornalistica. Impossibilitato a tornare a Cuba, soggiornerà in Messico e Guetemala e sarà iniziato alla Massoneria. Tornato a Cuba nel 1879 sarà subito messo agli arresti e sceglierà l'esilio a New York e qui sarà nominato portavoce del Comitato Rivoluzionario Cubano. Continuerà così a battersi per l'indipendenza della sua patria e di tutte le Repubbliche latinoamericane, dal Venezuela all'Uruguay e pubblicherà il saggio "Nuestra America", oltre che fonderà, nel 1892, il Partito Rivoluzionario Cubano. Nel 1895 scoppierà la guerra d'indipendenza dell'Isola, alla quale egli prenderà parte, ma sarà ucciso in una imboscata. Ispirato da Simon Bolivar e dai Libertadores della sua epora, oltre che estimatore dell'idealismo tedesco e opera di Marx, Martì conierà il motto "Essere istruiti per essere liberi" ed oggi la sua statua e la sua effige campeggia in tutta Cuba ed è la massima figura ispiratrice dei rivoluzionari castristi.
Come spiega Andrea Virga, è infatti errato ritenere che la Rivoluzione cubana abbia avuto una impronta marxista-leninista in quanto già il Movimento 26 luglio, guidato da Fidel Castro e che nel 1953 darà vita alla Rivoluzione, era formato non già da comunisti, bensì da membri di quel Partito Ortodosso "di centro" ispirato a Martì. Il carattere socialista marxista sarà successivamente acquisito più per necessità di carattere geopolitico internazionale che per autentica convinzione, al punto che Cuba fu da sempre un'Isola ribelle finanche nei confronti dell'Unione Sovietica, applicando un socialismo di matrice più autogestionaria che statalista.
Gli stessi oppositori dell'attuale governo cubano - come evidenziato nel saggio di Virga - sono di matrice socialdemocratica e cristiano-democratica e, pur chiedendo il multipartitismo e una economia sociale di mercato, sono ben lungi dal contrastare le conquiste sociali ottenute dalla Rivoluzione, in particolare nel settore dell'istruzione pubblica e sanitaria, una delle eccellenze al mondo.
A Cuba non vi è infatti un sistema multipartitico, ma l'unico partito politico esistente, ovvero il Partito Comunista Cubano, al quale possono accedere solo persone che si sono particolarmente distinte in ogni campo sociale e pubblico, è ben lungi dall'influenzare la politica del Paese.
Dal 1992 le elezioni politiche sono ammesse e sono a suffragio universale e chiunque può prendervi parte. La selezione dei candidati avviene nel modo più democratico possibile, ovvero dal basso e attraverso assemblee di quartiere. Successivamente i candidati selezionati saranno sottoposti all'approvazione popolare ed ogni cittadino può esprimere una o due preferenze e risulteranno eletti solo i candidati che otterranno l'approvazione di almeno il 50% dei votanti. E' vietata la propaganda elettorale proprio per assicurare ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando quelle campagne milionarie che nei Paesi cosiddetti "liberali" hanno generato il fenomeno delle tangenti e della corruzione (sic !).
Un sistema, in sostanza, assolutamente democratico, in barba alle accuse di "dittatura" mosse dalle sedicenti "democrazie liberali".
Aspetto approfondito da Andrea Virga nel suo saggio sono i Comitati di Difesa della Rivoluzione, fiore all'occhiello dell'Isola ed al quale sono affiliati oltre 8.400.000 cubani su una popolazione di 9.000.000 sopra i 14 anni di età e sono totalmente autofinanziati.
Tali Comitati, il cui simbolo richiama i "mambises" delle guerra d'indipendenza, hanno il compito sia di garantire la sicurezza cittadina, oltre che il decoro e la pulizia urbana, sia di fornire informazioni in campo medico-sanitario e di garantire la prevenzione attraverso raccolta e donazione di sangue, praticando vaccinazioni ed attività di assistenza ad anziani e bambini.
I Comitati di Difesa della Rivoluzione hanno anche l'importante compito di svolgere una attività di controspionaggio e di sorveglianza dello Stato cubano, minacciato da continui tentativi di destabilizzazione in particolare da parte degli Stati Uniti d'America.
Stati Uniti d'America che, mentre con Obama avevano aperto i rapporti con l'Isola caraibica facendo ben sperare in proposito alla fine dell'embargo, oggi - con Trump - si stanno nuovamente raffreddando.
Cuba, ad ogni modo, nonostante l'embargo che dura dal 1962, resiste. Ha restitito sino agli Anni '90 grazie al contributo sovietico, ma ha continuato a resistere - pur fra mille difficoltà - anche dopo.
Virga spiega ottimamente anche e proprio il periodo più travagliato che Cuba dovette affrontare dopo il crollo dell'URSS, ovvero il cosiddetto Periodo Speciale, caratterizzato da carenza di risorse, conseguenti problemi nei trasporti, iperinflazione, deficit di bilancio inquietante aggravato ancor più dall'embargo statunitense. Periodo affontato con coraggio dai cubani e dal pragmatismo del Lider Maximo Fidel Castro, il quale avviò una serie di riforme che aprirono l'Isola al mercato attraverso la creazione di cooperative autogestite, in particolare nel settore agricolo ed industriale; l'apertura al turismo - ottima fonte di reddito dell'Isola -; la concessione di licenze per attività commerciali private e l'introduzione, sia pure in forma ridotta, delle imposte in forma progressiva.
Importanti riforme furono introdotte anche in campo politico, attraverso l'abolizione dell'ateismo di Stato e l'apertura alla Chiesa cattolica, che culminerà con gli incontri pubblici fra Fidel Castro ed i Papi dei cattolici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I; l'apertura ai diritti degli omosessuali, al punto che oggi la figlia dell'attuale Presidente Raul Castro, Mariela, deputata all'Assemblea del Popolo (ovvero il Parlamento cubano), vorrebbe approvare una legge che introduca il matrimonio omosessuale; l'introduzione di leggi proposte dal popolo medesimo, come quella che ha permesso la libera vendita di pc, elettrodomestici e telefonini, nonché la compravendita di automobili e proprietà immobiliari.
Sotto il profilo geopolitico, poi, Cuba ha trovato, alla fine degli Anni '90, un ottimo interlocutore nel Venezuela bolivariano di Hugo Chavez, con il quale ha avviato una cooperazione che ha permesso all'Isola di avere petrolio venezuelano a prezzi agevolati in cambio di assistenza sanitaria gratuita ai poveri del Venezuela. Con lo stesso Venezuela, oltre che con Nicaragua, Bolivia ed Ecuador, ha dato vita all'ALBA, ovvero all'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, alleanza di ispirazione bolivariana e martiana di mutuo aiuto economico e sociale.
Importanti rapporti con l'Isola sono poi intrattenuti sia dalla Russia che dalla Cina, oltre che dall'Europa, in particolare la Spagna per ragioni storiche e culturali.
Il saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" si sofferma particolarmente sui rapporti fra il governo e la Chiesa cattolica, dedicando a ciò ampi stralci, dimostrando come la Teologia della Liberazione abbia fortemente influenzato sia i principi sociali della Rivoluzione che l'ammorbidimento dei rapporti fra l'ateo Fidel e le gerarchie ecclesiastiche.
Del resto molti prelati cattolici hanno dato la loro vita per la Rivoluzione, così come anche molti massoni. Da ricordare, cosa che purtroppo però non fa il saggio di Virga, che Cuba ospita una fra le più importanti Obbedienze massoniche al mondo di matrice latina, ovvero la Gran Logia de Cuba, alla quale hanno fatto parte gran parte dei "barbudos" rivoluzionari, fra i quali, pare, anche lo stesso Ernesto Che Guevara. Del resto la Massoneria dei Paesi latini e latinoamericani, molto diversa da quella dei Paesi anglosassoni, ha annoverato fra le sue fila numerosi rivoluzionari e riformatori sociali, si pensi ai già citati Simon Bolivar e José Martì, sino ai più recenti Augusto Sandino ed Hugo Chavez.
Il saggio di Andrea Virga è un bellissimo affresco dell'Isola caraibica più affascinante della Storia, in grado, forse, di poter aprire le menti di molti e di far cadere molti pregiudizi, oltre che di far comprendere le radici socialiste originarie e nazionaliste dell'Isola e finanche spirituali nel senso più ampio del termine.
Cuba è la patria di tutti quegli spiriti liberi che credono in una alternativa umanitaria all'egoismo capitalista, oltre le stantìe ideologie novecentesche. E' la Storia di un mito reale in continua evoluzione, dal basso, attraverso il continuo confronto con la popolazione.
E' la Storia di una democrazia diversa da quelle cosiddette "liberali", che spesso tendono a privilegiare solo le classi medio-alte.
E' la Storia di Fidel, del Che, di Martì. Degli eroi di un passato, che hanno intravisto un futuro diverso, più sostenibile, solidario e umano.

Luca Bagatin

lunedì 28 marzo 2016

Cuba e donne cubane: intervista amichevole di Luca Bagatin alla studiosa Maddalena Celano

Maddalena Celano, fotografa, laureata in filosofia all'Università degli Studi Roma Tre e dottoranda di ricerca in Studi Comparati presso l'Università Tor Vergata di Roma con una tesi su bolivarismo, educazione, femminismo e diritti civili in Venezuela e Cuba, è forse la persona più accreditata per parlarci della situazione che sta vivendo Cuba in questo periodo.

Avendo peraltro lei tenuto - sia a Malnate che a Roma (lo scorso 21 marzo) - delle conferenze dal titolo “Donne cubane: una Rivoluzione nella Rivoluzione ?”, ho pensato di proporle un'amichevole intervista relativa alla questione femminile nell'isola Caraibica.

Luca Bagatin: Bene Maddalena, prima di parlare, nello specifico, delle donne cubane, iniziamo con il dire che i tuoi studi e ricerche si sono incentrati molto sulla figura di Manuela Saenz de Thorne – soprannominata la “Libertadora del Libertador” - che fu compagna di Simon Bolivar e che influenzò molto il movimento di liberazione femminile in America Latina. Cosa puoi dirici di lei ?


Maddalena Celano: Manuela Sáenz Thorne fu una rivoluzionaria che combatté per l'indipendenza delle colonie sudamericane dalla Spagna. Fu molto vicina a Simón Bolívar, del quale divenne amante.

Manuela nacque dall'unione illegittima tra il nobile spagnolo Simón Sáenz Vergara e Maria Joaquina Aispuru, unione che provocò uno scandalo nella città di Quito.

Dopo la morte di sua madre, Manuelita fu ammessa al convento di Santa Caterina, nella città natale, dove in seguito fu cacciata per aver incontrato un giovane amante. All’epoca aveva soli diciassette anni e già mostrava interesse per la politica e l’ idea di emancipare il continente latinoamericano dall’oppressore spagnolo.

A Lima, nell'anno 1817, si sposa con un ricco mercante inglese, James Thorne. Da allora mantiene una doppia vita: da una parte svolge il ruolo di brava e rispettabile moglie, dall'altro aiuta i ribelli peruviani - guidati da San Martin – attraverso incarichi di messaggera, spia e addirittura soldatessa. Cosa assai rara per l'epoca.

Nel 1822 torna a Quito nella casa natale, abbandonando il marito. La città andina aveva appena ricevuto la visita di Simón Bolívar e quindi del "liberatore delle Americhe" di cui si innamora.

Nel 1823 Simón Bolívar entra a Lima e, tre anni dopo, una rivolta fa di Manuela un’esiliata. Nel 1828 Manuela salva fra l'altro il Libertador da un’ attentato.

Nel 1834 fu esiliata in Giamaica e l'anno successivo si trasferisce a Paita, dove visse fino alla sua morte. A Paita ricevette visite prestigiose come quella di Herman Melville, nel 1841 e di Giuseppe Garibaldi nel 1851.



Luca Bagatin: Manuela Saenz de Thorne ha influenzato dunque molto i movimenti di liberazione femminile latinoamericani, che sono, fra l'altro, molto attivi anche ai giorni nostri ed oggetto dei tuoi studi. Cosa puoi dirci in merito ?

Maddalena Celano: Dopo aver impedito un tentativo di assassinio contro Bolívar e aver facilitato la sua fuga, tutti cominciarono a chiamare Manuelita "Libertadora del Libertador”, ovvero liberatrice del liberatore e fu una delle poche donne celebrate con molti onori. Per molti anni dopo la sua morte i contributi di Manuela Saenz de Thorne alle rivoluzioni del Sud America furono soppressi e anche quelli di Bolívar rivissero solo un decennio più tardi. Ma, mentre lui fu restituito alla memoria al rango di eroe, il ruolo di Manuelita, in generale, fu trascurato sino alla fine del Ventesimo Secolo, se non proprio calunniato e oggetto di invidia e di numerose dicerie.

Nonostante sia stata proprio lei la custode di importanti segreti militari sulla rivoluzione in corso, e, nel 1819, quando Simon Bolivar partecipò alla liberazione della Nuova Granada, fu proprio Manuela Sáenz a diventare membro attivo nella cospirazione contro il Vicerè del Perù. Manuelita scambiò numerose lettere d'amore con Bolívar, lo visitò mentre si trasferiva da un paese all'altro, sostenne la causa rivoluzionaria con la raccolta di informazioni, distribuzione di volantini, e protestò affinché alle donne venissero concessi più diritti. Come una delle prime donne coinvolte nella causa rivoluzionaria, Manuela ricevette l' ammissione all' Ordine del Sole, onorando i suoi servizi alla rivoluzione. Nonostante ciò, per lunghi anni, almeno fino agli inizi del terzo millennio, Manuelita fu “demonizzata” e rappresentata esclusivamente come donna indecorosa, promiscua, indegna. Insomma, un esempio da non imitare per ogni donna desiderosa di rispettabilità.

Solo dal 2002 l’immagine di questa donna ed il suo grande valore civico-militare venne rivalutato ed elevato a modello di valore patriottico, sociale e civile.

Il 13 novembre 2006, l'ecuadoregno Teatro Teatro Nacional Sucre realizzò in anteprima l'opera “Manuela y Bolivar” del compositore ecuatoriano Diego Luzuriaga, acclamato dalla critica internazionale. Solo il 5 luglio del 2010 le spoglie simboliche di Manuela Sáenz troveranno degna sepoltura in Venezuela, poiché le sue spoglie reali finirono in una fossa comune. Attualmente si trovano nel Pantheon Nazionale del Venezuela, accanto a quelle del suo amante, Bolívar.





Luca Bagatin: Parliamo di Cuba e della Rivoluzione di Fidel e di Che Guevara. I movimenti di liberazione femminile hanno influenzato questo processo? E se sì, in che modo ?

Maddalena Celano: Alcune donne cubane, come Haydee Santamaria e Celia Sanchez, hanno combattuto con Castro sin dal suo primo tentativo di Rivoluzione nel 1953 e sono tornate a lottare con lui sino al successo del 1959. Nel Museo della Rivoluzione all'Avana si possono trovare foto a grandezza naturale di queste donne. Tali rivoluzionarie dissero: "Preferiamo lottare al fianco degli uomini piuttosto che fare il bucato". Nel 1960 nacque la Federazione delle Donne Cubane (FMC), un’organizzazione nata con il compito di occuparsi dell’istruzione di tutte le donne, di formarle professionalmente e assisterle nella vita sociale e civile. Oggi il Congresso Cubano è costituito da un 22% donne e il 50% dei medici cubani sono donne. Le donne cubane partecipano in massa al lavoro politico e spesso ricoprono incarichi di prestigio negli ambiti della ricerca scientifica, in quelli artistici e culturali. Tuttavia gli uomini continuano a detenere un numero sproporzionato d’incarichi di potere politico ed economico. L'80% delle donne cubane appartiene alla FMC. L’ attuale Codice di Famiglia Cubano prescrive che uomini e donne condividano, in modo uguale, i lavori domestici e la cura dei figli.





Luca Bagatin: A Cuba e in America Latina in generale ha sempre pesato molto una certa (in)cultura “machista”, che ha reso difficile sia la vita delle donne che degli omosessuali. La Rivoluzione ha cambiato la vita delle donne a Cuba ?

Maddalena Celano: Direi di sì, considerando che le donne cubane, soprattutto le donne rurali ed afrodiscendenti, non avevano il benché minimo accesso ad un’ istruzione di base ed alle cure igienico sanitarie. Le Nazioni Unite registrarono, nel periodo pre-rivoluzionario, un’impennata di mortalità infantile e un’impennata di donne morte per parto a causa di condizioni igieniche precarie e instabili. Numerosi studiosi statunitensi contestano questa tesi rilevando che, sin dal periodo pre-rivoluzionario e “liberale”, le donne cubane avevano accesso al voto, all’attività politica, alla ricerca e all’insegnamento. Ritengo le tesi portate avanti da alcuni intellettuali “pro-USA” superficiale e faziosa. I “gringos” dimenticano che si trattava, in qualunque modo, di “privilegi” indirizzati alle donne bianche della media ed alta borghesia cubana che viveva nell’area urbana. Formalmente, le donne cubane avevano accesso al voto, all’attività politica, alla sanità e all’istruzione - che nell’epoca pre-rivoluzionaria, era prevalentemente privata - ma “di-fatto” le donne rurali - direi la netta maggioranza delle donne cubane - e le afrodiscendenti - circa il 15% del totale delle donne cubane - non ne aveva accesso poiché eccessivamente povere, eccessivamente isolate e scollegate dalla vita attiva e lussuosa delle grandi città. All’epoca, a Cuba, vi era il grande problema causato dalla scarsità di contatti e trasporti tra le aree rurali e le aree urbane dell’isola. Problema che tutt'ora non è stato ancora superato. Il Regime Castrista ha avuto l’astuzia di “ovviare” alla scarsità dei trasporti e dei contatti tra le due aree inviando “brigate” di volontari e militari nelle aree rurali al fine di fornire istruzione, medicine, cibo e servizi assistenziali per i lavoratori rurali. Perciò la vita delle donne rurali migliorò notevolmente proprio con la Rivoluzione Castrista. Durante il periodo pre-rivoluzionario, ma anche durante il periodo post-rivoluzionario - direi sino al 1992 - la vessazione contro i gay a Cuba era estremamente diffusa. L’omosessualità, considerata alla stregua di una malattia contagiosa, veniva perseguita con l’ emarginazione o la “messa alla berlina” delle persone omosessuali. Nei primi anni ’60, a Cuba, gli omosessuali venivano internati in unità speciali per non “contagiare” militari o attivisti-rivoluzionari. Dal 1992 la situazione è cambata ed è stato istituito il CENESEX, ovvero un istituto di Studi di Sessuologia che si occupa anche della formazione e della promozione dei diritti-civili: si batte per un’ulteriore promozione del ruolo femminile nella società e per l’ eliminazione di ogni genere e forma di omofobia ed trans-fobia.

In questo momento, a Cuba, le persone omosessuali e transessuali hanno libero accesso a consulenza legale gratuita in caso di violenze subite, assistenza sanitaria e psicologica e operazioni di “cambio-sesso”. Tutto a spese dello Stato. Oggi, a Cuba, discriminare o emarginare una persona a causa dell’orientamento sessuale è considerato un reato ed è perseguito con pene piuttosto severe.





Luca Bagatin: Oggi le donne cubane possono dirsi emancipate? Parrebbe che la prostituzione sia ancora molto diffusa...

Maddalena Celano: Anche se la rivoluzione del 1959 ha tentato di eliminare la prostituzione integrando le ex prostitute nei lavori agricoli o artigianali e nella vita civile, nel 1989, con il “periodo-especial”, ovvero dopo la caduta del Muro di Berlino, si è registrata un’inversione di tendenza. L’aumento del turismo, che fu abbracciato come una soluzione ai problemi economici di Cuba, ha portato ad un riemergere di tale forma di oppressione. Una grave perdita per le donne cubane è la recente dissoluzione del gruppo femminista radicale Magìn che, nel 1996, nei suoi due anni di esistenza, focalizzò nei media e nella pubblicità lo sfruttamento delle donne e tentò di lottare contro il turismo sessuale. La Federazione delle Donne Cubane (FMC) si muove invece più lentamente ed in maniera più conservatrice nel contesto rivoluzionario, cercando di istituire norme e prassi che migliorino la condizione femminile all’interno dello Stato.

La maggior parte delle battaglie condotte dalla FMC come i diritti delle donne all'istruzione superiore, il congedo di maternità retribuito, le leggi a favore dell'infanzia, l’aborto libero e di controllo delle nascite, hanno avuto un enorme successo. Ha migliorato la qualità della vita delle donne cubane in modo considerevole.





Luca Bagatin: Cuba per molti è ritenuta una dittatura che, solo oggi, sta iniziando ad aprirsi – per così dire – alla democrazia. Quantomeno così i mezzi di comunicazione di massa dicono. Sei d'accordo ?

Maddalena Celano: Per quanto possa sembrare “eretica” e addirittura “incomprensibile” in un contesto egemonizzato dalle ideologie liberal-capitaliste e dal dogma della “democrazia-rappresentativa” di stampo ottocentesco e borghese, ovvero una forma di governo che ritengo essere in crisi in tutto il mondo e, ormai, antiquata nonché inefficace, farei enorme fatica a considerare il Regime Castrista una “dittatura”. Inoltre, su quali basi ? In base a quali criteri ? Se il criterio sono le “libere-elezioni”, ebbene, anche a Cuba ogni anno si svolgono libere elezioni, esattamente come da noi. Elezioni libere, controllate e presiedute dagli Osservatori Internazionali dell’ONU. In tutti questi anni gli Osservatori ONU non hanno mai registrato casi di brogli come invece accade spesso nelle nostre “democrazie”. Se il criterio è l’ esistenza di un pluri-partitismo e la presenza di un’attiva società civile, anche su questo Cuba risulta un’ anomalia internazionale, più che una “dittatura” intesa in senso classico. Non oserei definirla una “dittatura” benché il sistema sia radicalmente diverso da quello dominante nel nostro Primo Mondo. A Cuba l’unico partito ammesso è il Partito Comunista Cubano (PCC) ma, badate bene, i suoi membri non possono assolutamente candidarsi alle elezioni. E, allora, che partito elettoralistico è ? Nessuno dice ed in pochi sanno che l’unico partito ammesso a Cuba in realtà non agisce affatto come un partito unico dovrebbe agire. In quanto, di fatto, non gli è permesso. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, a Cuba, esiste una forte e attiva società civile: dai numerosi Comitati di Quartiere, alle numerose Associazioni che rappresentano gli afrodiscendenti, le minoranze indie e altri gruppi sociali sino ai Movimenti Anarchici. Ebbene si: a Cuba esistono diverse organizzazione anarchiche, persino molto attive nei quartieri. La società civile, nonostante alcuni contrasti e incomprensioni con il Governo Centrale, soprattutto quando si tratta di Organizzazioni Anarchiche, può candidare i propri rappresentanti, mentre il PCC non può farlo. La Società Civile può vincere le elezioni e gestire interi quartieri e città. In quanti casi una “dittatura” registra la presenza di una società vivile così attiva, diversificata e dinamica ? Credo in nessun caso ! Allora smettiamola di chiamarla dittatura! Un filosofo politico di matrice democratico-liberale come Hannah Arendt, se fosse ancora viva, inorridirebbe nel veder affibbiare una simile etichetta all’attuale sistema cubano. Penso che gli scribacchini e i politicanti nostrani dovrebbero mostrarsi meno pigri intellettualmente e sforzarsi di trovare aggettivi e definizioni più adeguate nel descrivere e definire l’“anomalia” cubana. Per quanto mi riguarda il “sistema-cubano” sembra molto più vicino ad una forma di “democrazia radicale e popolare”. Sconveniente ed ostile alla ricca borghesia occidentale, ma parecchio conveniente per le masse popolari e rurali. Un sistema simile, per molti versi, al “confederalismo-democratico” di tipo curdo.




Luca Bagatin: Che ne pensi della fine dell'embargo e del recentissimo incontro storico fra il Presidente USA Barack Obama e il Presidente cubano Raul Castro? Tale evento offrirà̀ nuove opportunità̀ oppure è l'inizio della fine del “sogno cubano” ?

Maddalena Celano: Innanzitutto, nonostante i nuovi accordi USA-Cuba ed i vari proclami, l’embargo non è stato ancora ufficialmente eliminato. Inoltre, come fa Obama a parlare di democrazia se nel suo paese si pratica ancora, in molti Stati, la pena di morte ? A Cuba la pena di morte non è più applicata almeno da quarant'anni, neanche per reati gravissimi come la pedofilia, il terrorismo o la cospirazione. Tuttavia Cuba continua a subire da anni la “morale” di Obama. Tutto questo mentre la “democratica” polizia statunitense massacra come animali da macello i cittadini statunitensi afrodiscendenti e gli immigrati latinoamericani clandestini. Come fa Obama a parlare di democrazia se nel suo paese chi ha un reddito al di sotto della media non ha accesso, non solo agli studi medi-superiori, ma neanche alle cure mediche di base ? Crede di dare al mondo un buon esempio di democrazia ? Che fa Obama quando, mentre ristabilisce i rapporti con Cuba, sigla - per il secondo anno consecutivo - un Ordine Esecutivo che dichiara il Venezuela un pericolo per il suo Paese ? Proprio per rivendicare il diritto internazione all’ Auto-Determinazione dei Popoli Cuba si è battuta, contro tutto e tutti, per reclamare il proprio diritto ad esistere autonomamente ed autogestirsi al di fuori delle logiche egemoniche delle “democrazie-liberal-capitaliste” e del “libero-mercato”, ovvero i “valori” cari ad USA ed UE. Quando Obama deciderà di cancellare il Plan Cóndor dal continente latinoamericano ? 




Luca Bagatin: Il fratello di Raul Castro, Fidel, ha preferito incontrare il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, ma non Obama. Come mai, a tuo parere?
Maddalena Celano: Ritengo piuttosto evidente la continua violazione di Obama del principio di autodeterminazione dei popoli, poiché, in questi ultimi mesi, non ha fatto altro che praticare “ingerenze” nelle politiche locali e nazionali latinoamericane. Come ha scritto lo scorso 24 marzo su “il manifesto” il sociologo Claudio Tognonato: «il premio Nobel per la Pace Barack Obama arriva (in Argentina) insieme a un esercito di 500 imprenditori» e calca il Parco della Memoria di Buenos Aires dedicato ai desaparecidos sebbene las madres e las abuela de Plaza de Mayo e centinaia di intellettuali argentini avessero richiesto al presidente USA di evitare la visita il giorno in cui 40 anni fa iniziava, sotto copertura della CIA, il golpe più sanguinario della storia argentina. Penso che l’intera politica estera di Obama, in tutti questi anni e in tutti questi mesi, continui ad essere improntata sulla sistematica violazione del principio di autodeterminazione dei popoli. Ciò è dimostrabile dalle continue ingerenze statunitensi nella politica venezuelana, nelle politiche di ingerenza condotte in Ecuador, Brasile e Argentina, Mi sembra ovvio che un campione del principio di autodeterminazione dei popoli come Fidel Castro si sia sentito offeso e irritato dagli atteggiamenti autoritari e paternalistici adottati da Obama verso i suoi fratelli latinoamericani. Tutt'ora i “democratici” USA trattano i leader dei Paesi in via di Sviluppo come dei “selvaggi” da rieducare e da ridurre al ruolo di umili servitori verso le Potenze Internazionali.


Luca Bagatin