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mercoledì 12 agosto 2026

Fidel Castro, cento anni dopo: una Rivoluzione oltre il capitalismo. Articolo di Luca Bagatin


Il 13 agosto di quest'anno, il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, avrebbe compiuto 100 anni.

Fidel Castro a differenza di Che Guevara, che fu un marxista della prima ora, non nacque comunista, ma seguace degli ideali di emancipazione sociale e civile di José Martì (1853 – 1895).

La stessa “Revolucion cubana” del 1959 non nacque come rivoluzione socialista, bensì fu una rivoluzione di popolo e per il popolo. Una rivoluzione antimperialista, democratica e anti-oligarchica.

Il socialismo arrivò dopo, ma spesso in forme libertarie, autogestionarie, piuttosto che comuniste/collettiviste tout-court.

La Rivoluzione cubana non rimase confinata all'Isola, ma diede sostegno ai movimenti di emancipazione sociale e nazionale in giro per il mondo: dall'Angola sino al Sudafrica che subì – sino al benefico ed auspicato trionfo di Nelson Mandela – il regime dell'apartheid.

Sì, è vero, Cuba si alleò ai sovietici. Avrebbe potuto rimanere un Paese non allineato ed invece si allineò all'URSS.

Ma che avrebbero mai potuto fare Fidel ed il Che con un embargo economico e con un rischio d'invasione da parte degli yankee, che avrebbero riportato oligarchie e sfruttamento? Perché mai rinunciare alla sovranità nazionale e rischiare, oltretutto, di morire completamente di fame?

Ricordo che la stessa Repubblica libertaria di Fiume di Gabriele d'Annunzio e Alceste De Ambris, ovvero la Reggenza del Carnaro, si fece riconoscere dai sovietici. Del resto, dall'altra parte, quella della sedicente “democrazia” statunitense, la situazione era davvero così rosea, come ci hanno fatto credere decenni di pubblicità commerciale edonista e rimbambimento politico?

Gente che bombarda altra gente inerme e che impone il proprio sistema economico “libero”, può dirsi una democrazia? Un governo che fa pagare le cure mediche a chi non ha danaro è una democrazia? Un sistema politico che prevede la concorrenza fra candidati finanziati dalle lobby e dalle oligarchie economiche, che spendono milioni di dollari a caccia di voti, anziché spenderli in progetti sociali, sanitari, culturali ecc... è una democrazia?

Come scrivo spesso, non occorre essere comunisti per rendersi conto che il sistema statunitense o liberal capitalista non è un sistema democratico e civile.

A Cuba la sanità è universale e gratuita e con una forte tradizione nella medicina preventiva e nella formazione medica. Il personale medico cubano opera in tutto il mondo, senza egoismi. Ma questo quasi nessun giornale “libero” lo scrive.

A Cuba peraltro i massoni – che, diversamente, nella "democratica" Italia degli Anni '80 e '90 sono stati perseguitati – sono liberi di riunirsi nelle loro Logge. Che sono peraltro molto numerose sull'isola caraibica, anche perché la gran parte dei rivoluzionari appartenevano alla Massoneria.

A Cuba l'istruzione è libera e gratuita e l'analfabetismo è debellato e ciò nonostante decenni di criminale embargo statunitense.

Oltretutto i diritti umani e civili sono garantiti e rispettati... nonostante ciò che ci raccontano dalle nostre parti certi soloni tanto liberali quanto anti-democratici e disinformatori.

I diritti delle donne sono esattamente gli stessi rispetto a quelli degli uomini e l'Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento cubano, è composto da oltre il 55% di donne. Eh sì, perché anche Cuba ha un Parlamento regolarmente eletto a suffragio universale e il Presidente non ha affatto un potere illimitato.

E si pensi che nel 2022, un referendum popolare ha legalizzato i matrimoni omosessuali, con tanto di possibilità di adozione anche alle coppie omosessuali.

C'è un partito unico, il Partito Comunista Cubano (www.pcc.cu), che purtuttavia non si presenta alle elezioni, ma è un simbolo: il simbolo della Rivoluzione. Del resto vi è da dire che, visto il pluripartitismo elettoralistico dei Paesi cosiddetti “liberal-democratici”, possiamo davvero dire che ciò sia una pecca?

Fra l'altro a Cuba ogni candidato all'Assemblea Nazionale è uguale all'altro, visto che non esiste – come nei nostri Paesi “liberal-democratici” - alcun tipo di propaganda elettorale ove vengono spesi milioni di euro per ottenere voti... spesso frutto di “amicizie” interessate e clientele (sic!).

Il regime di Trump ha purtroppo inasprito ulteriormente l'embargo contro l'Isola socialista, ma questo non ha affatto indebolito la Rivoluzione. Anzi, ciò non fa che insegnarci quanto essa debba rimanere un faro per tutti gli spiriti autenticamente liberi, libertari e democratici, contro l'ipocrisia dei falsi popoli “liberi”, quelli bianchi e “occidentali”, in realtà schiavi della finanza; delle oligarchie economiche; dei partiti elettoralistici di facciata; della menzogna dei loro sistemi mediatici, manipolatori e disinformativi e preda di una violenza di strada e domestica che va di pari passo con il crollo dei loro stessi valori. Con la loro decadenza.

L'ideale socialista autogestionario, libertario e patriottico non è morto con la scomparsa di Fidel e degli altri Eroi della Rivoluzione. Rimane nel cuore di coloro i quali sono pronti a coglierlo e ad ascoltarlo.

Viva Fidel! Viva la Patria! Viva il Socialismo! Viva la Victoria!

Luca Bagatin

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mercoledì 29 luglio 2026

Il Parlamento cubano: "L'embargo è un'aggressione genocida. Cuba non rinuncerà alla sua sovranità". Articolo di Luca Bagatin

 

L'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, ovvero il Parlamento cubano, ha emesso – mercoledì 29 luglio - una dichiarazione congiunta che – riferendosi all'inasprimento dell'embargo economico, finanziario ed energetico contro l'Isola - condanna quella che viene definita “aggressione genocida del governo degli Stati Uniti contro Cuba”.

Un'aggressione volta a “rompere con la forza la volontà sovrana del popolo cubano”.

Secondo i deputati cubani, l'autodeterminazione, l'indipendenza e la determinazione nella costruzione del socialismo di Cuba, sono “pilastri solidamente costituiti e non negoziabili”.

In particolare, nella dichiarazione si specifica che “Le ripetute minacce di aggressione militare costituiscono un crimine internazionale, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Qualora un simile atto irresponsabile si concretizzasse, incontrerebbe la resistenza incrollabile e irremovibile del popolo cubano, che non cederà un solo centimetro del proprio territorio, né la minima delle proprie prerogative sovrane. Causerebbe morte e distruzione, e porterebbe a un bagno di sangue, ma non raggiungerebbe l'obiettivo di subordinare Cuba ai dettami neocoloniali degli Stati Uniti, instaurando una condizione di dipendenza da quel Paese, né di riportare Cuba alla società corrotta, brutalmente ineguale e socialmente arretrata in cui una potenza straniera deteneva la ricchezza nazionale e interferiva negli affari politici interni del Paese”.

Nel documento si sottolineano le terribili conseguenze dell'ideologico embargo statunitense: “Il popolo cubano subisce quotidianamente le devastanti conseguenze di questa guerra, in ogni aspetto della vita, mentre il governo statunitense, agendo da boia, misura i propri successi in base alla morte di un bambino per mancanza di cure adeguate; agli interventi chirurgici annullati o rinviati a causa di interruzioni di corrente o carenza di materiali; all'angoscia familiare causata dalla mancanza di elettricità e acqua o dall'impossibilità di conservare il cibo”

I parlamentari cubani hanno ringraziato anche la comunità internazionale per il sostegno ricevuto “nonostante le numerose pressioni esercitate dal governo statunitense per impedire che la questione venisse affrontata”.

In particolare, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha ribadito ciò che aveva affermato il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, il 26 luglio scorso, ovvero: “Cuba non rappresenta una minaccia, né per gli Stati Uniti né per nessun altro Paese al mondo. Siamo un popolo nobile, che salva vite dove altri distruggono, che manda medici e insegnanti dove altri mandano bombe”.

I parlamentari cubani, nel ribadire la loro ferma contrarietà alle minacce di aggressione del regime statunitense e al loro criminale embargo, hanno ricordato le parole dell'Eroe cubano e Libero Muratore José Martì (1853 – 1895): “Cuba non va in giro per il mondo a fare la mendicante: vi cammina da sorella, agendo con la dignità che le spetta. Salvando se stessa, salva il mondo”.

Luca Bagatin

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venerdì 19 giugno 2026

Cuba sfida l'embargo: Díaz-Canel presenta il piano per il rilancio dell'Isola. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – a cento anni dalla nascita dell'Eroe della Rivoluzione Fidel Castro - sta vivendo i suoi giorni più terribili, a causa dell'inasprimento dell'embargo imposto dal regime di Washington, per ragioni totalmente ideologiche, pretestuose e fuori da ogni rispetto del diritto internazionale.

Il Presidente della Repubblica di Cuba e Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Miguel Díaz-Canel, ha tenuto, il 18 giugno 2026, un importante discorso di chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento dell'Isola.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato come il popolo cubano abbia la responsabilità storica di salvare l'Isola e, per fare ciò, occorre “cambiare tutto ciò che deve essere cambiato”.

Il Presidente ha sottolineato che “Si tratta di affrontare le conseguenze dell'enorme caos generato in tutto il mondo da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e del diritto internazionale, e dalla manipolazione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica”.

Egli ha spiegato come la realtà imposta dagli Stati Uniti d'America derivi “da una vera e propria persecuzione finanziaria quotidiana che ostacola e rende il più costoso possibile ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni pezzo di ricambio e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno”.

Lo scopo della Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, infatti, nasce proprio dall'esigenza di introdurre quei cambiamenti “urgenti e necessari” per permettere a Cuba di sopravvivere e resistere.

Tali cambiamenti, il Presidente Díaz-Canel li aveva spiegati alcuni giorni fa alla stampa (vedi articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/06/cuba-cerca-il-rilancio-investimenti.html).

Cambiamenti che prevedono lo stimolo degli investimenti esteri e interni; lo snellimento della burocrazia; l'autogestione delle imprese pubbliche; lo sviluppo del settore agricolo in modo da poter raggiungere l'autosufficienza alimentare; l'eliminazione delle restrizioni all'importazione di apparecchi che producono energia e veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Cambiamenti che, ha spiegato il Presidente, sono stati il frutto di “analisi, dibattiti, accordi, linee guida, elaborazioni concettuali, congressi di partito e programmi di governo”.

Egli ha altresì sottolineato come “Nessuno, nemmeno il più informato, ignora il piano soffocante ideato per Cuba, attuato regolarmente e spietatamente dai nemici storici della Rivoluzione per far implodere il Paese dall'interno. Questo va ribadito ogni volta che si parla di blackout, perché dietro la produzione di energia elettrica, sempre insufficiente e senza l'arrivo di alcun carico di carburante nel Paese, si cela lo sforzo colossale, il contributo eroico dei dirigenti e degli operai del settore elettrico”.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel, nell'illustrare le misure che saranno presto introdotte, ha altresì aggiunto che “Saranno attuate misure per prevenire l'aumento delle disuguaglianze, attraverso l'applicazione di politiche sociali che promuovano l'equità e sostengano le persone in situazioni di vulnerabilità, con una giusta distribuzione delle imposte per lo sviluppo di programmi sociali”.

Egli ha spiegato che “Abbiamo autorizzato la vendita di carburanti da parte di enti di gestione non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, e con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Sono già in corso i primi progetti pilota con punti vendita di gas liquefatto e carburanti e piattaforme di pagamento digitali, che valuteremo ed estenderemo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione”.

Ed ha aggiunto che “L'obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico , ma aumentare la capacità, snellire la distribuzione e migliorare l'accesso. E voglio essere chiaro: questa decisione risponde a un'esigenza specifica del Paese in questo momento, ma chi investe, lavora con impegno e rispetta le regole avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese riacquisterà maggiore capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si sono dimostrati vantaggiosi per Cuba e il suo popolo”.

Il Presidente cubano ha inoltre insistito relativamente alla difesa dei diritti delle donne, ricordando che “In un giorno come questo, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la nostra amata Vilma, donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnera innovatrice e fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel mondo, su richiesta della nostra compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che ci hanno richiamato sulla necessità di proteggere e promuovere il loro progresso, a nome del Partito e del Governo, ribadisco il nostro impegno a garantire che non vi sia mai alcun passo indietro sulle politiche a favore delle donne cubane nell'attuazione delle nuove misure economiche e sociali. Infatti, contiamo su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità in modo del tutto speciale”.

Nel suo lungo discorso, il Presidente Diaz-Canel, ha puntato il dito contro gli “odiatori online”, coloro i quali - “servi entusiasti dell'impero” - “mentono, manipolano, demonizzano e insultano senza la minima etica , senza verificare fonti o dati”.

Ed ha affermato che “Cuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di maggiore partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno” e in merito ha aggiunto che “La critica e l'onesta autocritica non sono una novità per il governo cubano; sono sempre state inseparabili dalla pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando; stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato in eredità: "emanciparci da soli e attraverso i nostri sforzi"”.

Il Capo dello Stato ha altresì ribadito che “Cuba rimane disposta a impegnarsi in un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti su tutte le questioni possibili, e questa disponibilità non è solo espressa, ma anche storicamente dimostrata”. Ed ha aggiunto, riferendosi al regime di Washington, che “Non si può parlare di libertà mentre si spinge deliberatamente un intero popolo verso la disperazione a causa della mancanza di risorse vitali per la sopravvivenza. Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se volete davvero aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba commerci; lasciate che Cuba acquisti le sue medicine; lasciate che Cuba importi il suo carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, prestiti, finanziamenti e mantenga normali relazioni con i suoi emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al mondo di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi di emancipazione!”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha concluso il suo discorso affermando che: “Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e agricoltori; intellettuali e atleti di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono mai; donne coraggiose; giovani con un talento che stupisce il mondo; una popolazione immigrata che vuole dare il proprio contributo; e un popolo che ha sofferto molto e che, soprattutto, merita di vivere meglio. Non ci limiteremo a chiedere a questo popolo di resistere; gli chiediamo di creare, di produrre, di decidere, di trasformare, di sovrintendere, di prosperare. Cuba sta cambiando per risollevarsi! Cuba sta cambiando per vivere meglio! Cuba sta cambiando per rimanere libera! La Storia ci ha insegnato a resistere. Questo tempo esige una trasformazione. E noi ci trasformeremo: con il popolo, dal popolo e per il popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha guidato Raúl”.

Luca Bagatin

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venerdì 12 giugno 2026

Cuba cerca il rilancio: investimenti, sovranità alimentare e decentramento nel piano del Presidente Miguel Díaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presentato alla stampa cubana un insieme di proposte pragmatiche per resistere all'inasprimento delle sanzioni illegali imposte dal regime statunitense all'Isola socialista.

Sanzioni che hanno ulteriormente aggravato la situazione di Cuba, già compromessa dall'ideologico embargo statunitense imposto prima nel 1960 dal regime allora retto da Eisenhower e successivamente ampliato da Kennedy.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato che, secondo gli insegnamenti di Fidel Castro, “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita”.

Egli ha altresì spiegato che intende porre al centro la necessità di dare impulso produttivo al Paese, al fine di distribuirne i proventi, attraverso il sistema della giustizia sociale, sviluppando i programmi sociali e affrontando il problema delle diseguaglianze.

Relevitamente al modello economico, egli ha parlato della necessità di decentramento, conferendo maggiori poteri “ad altri livelli, affinché possano svolgere attività proprie che promuovano anche il potenziale endogeno”.

In tal senso, il Presidente Díaz-Canel, ha spiegato la necessità di rendere i municipi autonomi e con la capacità di gestire le entrate in valuta estera sulla base delle capacità di “stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri”, oltre che abbia la capacità di “approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba”.

Relativamente alle imprese pubbliche socialiste, ha spiegato che dovrebbero operare senza intermediari e gestirsi autonomamente ed ha espresso la necessità di ridurre significativamente la burocrazia ad ogni livello.

La terra dovrebbe poi essere assegnata a coloro i quali sono in grado di lavorarla, evitando così i terreni incolti e raggiungendo i massimi livelli di produttività.

L'obiettivo, ha spiegato il Presidente, dovrebbe essere quello di sviluppare modelli che consentano di raggiungere la sovranità alimentare, ovvero l'autosufficienza nel settore agro-alimentare.

Relativamente al commercio con l'estero, egli intende promuoverlo evitando ogni intermediario, sia nell'ambito dell'esportazione che dell'importazione ed eliminare le restrizione all'importazione di veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Inoltre, egli ha spiegato che mira a promuovere e incentivare rapporti di partnership fra gli enti pubblici e privati dell'isola e favorire gli investimenti nazionali ed esteri, e favorire il settore turistico e immobiliare.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha infine spiegato la necessità di lottare uniti, contro l'aggressione statunitense che vorrebbe soffocare l'Isola e minaccia di invaderla.

“Non si rendono conto che esiste un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”, ha spiegato il Presidente di Cuba, aggiungendo: “Dobbiamo raggiungere questo miglioramento tra di noi, con il nostro impegno e il nostro talento”.

Ed ha concluso sottolineando come “Molte di queste idee, queste proposte, mostrano un livello di maturità significativo”, ed ha aggiunto che “sono in fase di finalizzazione per l’approvazione da parte del Politburo e dell’Assemblea Nazionale; subito dopo, inizierà un processo di informazione e spiegazione per il pubblico, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficienza”.

Luca Bagatin

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martedì 21 aprile 2026

Cuba resiste e lo fa anche con l'iniziativa "La mia firma per la Patria", rivolta alla società civile di tutto il mondo. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba resiste. Nonostante l'inasprimento dell'embargo e le continue minacce del regime di Trump.

E resiste anche in modo simbolico, coinvolgendo la società civile e promuovendo la raccolta di firme “La mia firma per la Patria”, che vuole ribadire il sostegno alla Rivoluzione socialista cubana, alla sovranità dell'Isola e il suo impegno per la pace e l'emancipazione sociale.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha apposto la sua firma a Playa Giron, durante la commemorazione del 65esimo anniversario della vittoria di Cuba contro l'invasione del regime statunitense, nell'aprile 1961.

Riferendosi ai valorosi eroi cubani del '61, il Presidente Díaz-Canel, ha affermato, sui social: “Oggi, lì (a Girón), abbiamo deposto fiori bianchi, in onore del loro eroismo, e abbiamo firmato la dichiarazione inequivocabile secondo cui la Rivoluzione cubana non scenderà mai a compromessi sui suoi principi”.

L'iniziativa “La mia firma per la Patria” sostiene l'appello del Presidente cubano alle organizzazione cubane e di tutto il mondo, allo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale relativamente al dramma che sta subendo Cuba a causa delle misure coercitive in ambito commerciale, finanziaro ed economico imposte dagli USA, per ragioni meramente ideologiche.

Gli USA, infatti, non hanno mai sopportato l'idea che, a pochi passi da casa loro possa esistere una realtà nella quale la comunità, attraverso il socialismo, venga messa al primo posto e che in quell'Isola si investa in sanità e istruzione, piuttosto che in armi di distruzione di massa.

Non occorre essere comunisti o socialisti per sostenere Cuba. Basta la logica, il buonsenso, l'umantià.

Luca Bagatin

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mercoledì 14 giugno 2023

Ernesto Che Guevara: nato il 14 giugno 1928

 

"Lasciatemi dire, anche a costo di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore"

(Ernesto Che Guevara)

"L'unico eroe di cui il mondo ha mai avuto bisogno si chiama Giuseppe Garibaldi"

(Ernesto Che Guevara)

martedì 26 luglio 2022

26 luglio: Cuba e Argentina celebrano la Rivoluzione e Evita Peron. Articolo di Luca Bagatin

Due importanti avvenimenti, vengono ricordati e celebrati il 26 luglio, in America Latina.

A Cuba si celebra il 69esimo anniversario degli assalti alle fortezze militari di Moncada e Carlos Manuel de Cespedes, nella Cuba orientale, avvenuti il 26 luglio 1953.

Avvenimento che diede inizio alla Rivoluzione cubana contro la dittatura del corrotto Fulgencio Batista, sostenuto dagli USA.

“La Storia mi assolverà”, dichiarò Fidel Castro, a capo di quell'impresa di liberazione nazionale e di emancipazione delle classi oppresse, nel segno di José Martì, Eroe nazionale cubano al quale, assieme a Marx e Lenin, Fidel Castro e Che Guevara e tutti i loro compagni rivoluzionari, si ispireranno per le loro imprese.

Distribuzione della terra, istruzione e sanità pubbliche e gratuite per tutti, alloggi gratuiti e lotta alla corruzione, questo il programma che portà all'edificazione della Repubblica socialista di Cuba che, ancora oggi, resiste a un criminale embargo imposto dagli USA.

L'attuale Presidente di Cuba e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha presieduto alle celebrazionie, fra balli, musica e divertimento e ha, fra le altre cose, tenuto un incontro con circa 200 attivisti provenienti da Puerto Rico e dagli USA.

In Italia, i circoli dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba, presieduta da Irma Dioli, sono scesi in piazza per ricordare tale storico avvenimento e difendere il processo rivoluzionario dell'Isola caribica.

Anche l'Argentina, questo 26 luglio, ha avuto le sue celebrazioni, in ricordo del 70esimo anniversario della morte di Evita Peron, moglie del Presidente socialista Juan Domingo Peron.

Morta a soli 33 anni, il 26 luglio 1952, Evita ispirò fortemente l'azione emancipatrice del marito nei confronti delle classi popolari e più povere.

Evita, infatti, si occupò direttamente, presso il Ministero del Lavoro, dei diritti degli anziani, delle donne e dei bambini e, attraverso la Fondazione da lei istituita, si occuperà di assistenza sociale e dei problemi sindacali dei lavoratori argentini.

Fu direttrice del giornale “Democracia”, fondò il Partito Peronista Femminile e si battè per l'introduzione del diritto di voto alle donne.

In Argentina, l'attuale governo peronista presieduto da Alberto Fernandez e Cristina Kirchner, attraverso il Ministero della Cultura e gli istituti culturali di ricerca storica dedicati a Evita Peron, hanno voluto celebrarla con musica dal vivo, performance, proiezioni ed eventi culturali.

Il pensiero peronista e quello castrista furono spesso e sempre in sintonia e rappresentano, ancora oggi, un faro per il socialismo latinoamericano e mondiale.

Juan Peron, anche nei suoi ultimi anni di vita, ebbe sempre parole di stima nei confronti di Che Guevara e Fidel Castro.

A quest'ultimo, il 24 febbraio 1974, scrisse peraltro una lettera nella quale - fra le altre cose - affermò: “Le rivoluzioni non possono essere identiche in tutti i Paesi perché non tutti i Paesi sono uguali, né tutti i popoli hanno le stesse idiosincrasie. È necessario che ciascuno agisca all'interno della propria sovranità con i propri metodi.
Ma non c'è dubbio che la necessità dell'unità latinoamericana sarà l'unica possibilità di vera libertà per il nostro continente. Dobbiamo tutti immediatamente concorrere a questo obiettivo, per poter alzare la voce con sicurezza e sostegno all'interno di quel Terzo Mondo che garantirà il nostro futuro sviluppo e libertà nella sfera economica, politica e sociale.
Sia tu, amico Fidel, sia io, abbiamo trascorso molti anni di lotta rivoluzionaria permanente. Questo fornisce un'esperienza preziosa che deve essere trasmessa ai giovani, per evitare arretrati che vengono pagati sempre con dolore e sangue, inutilmente. La forza virile della vita giovane, per portare veri frutti alla Patria, deve essere accompagnata dalla quota di saggezza che l'esperienza dona”.

I giovani cubani e argentini di oggi, non hanno dimenticato tali insegnamenti.

Luca Bagatin

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sabato 24 luglio 2021

Biden inasprisce le sanzioni contro Cuba? La Cina risponde. Articolo di Luca Bagatin

Biden inasprisce le sanzioni contro Cuba, violando ulteriormente la sua sovranità ? La Cina risponde in difesa dell'Isola caraibica.

Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, in una conferenza stampa, ha infatti dichiarato che il suo Paese: “sostiene fortemente gli sforzi del governo e del popolo cubano per mantenere la stabilità sociale” ed ha aggiunto che: "Rifiutiamo risolutamente qualsiasi interferenza esterna negli affari interni di altri Paesi, l'imposizione di sanzioni unilaterali e il tentativo di attaccare altri Paesi con il pretesto di 'libertà', 'democrazia' e 'diritti umani' ".

Il portavoce del governo di Pechino ha sottolineato inoltre come “Gli Stati Uniti dovrebbero, prima di tutto, esaminare i propri problemi di diritti umani, invece di maneggiare il grande bastone delle sanzioni, interferire seriamente negli affari interni degli altri e creare divisioni o scontri”.

Zhao Lijian ha inoltre fatto presente che “La Cina sostiene che il rispetto reciproco, l'equità, la giustizia e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa sono il modo giusto per condurre le relazioni da Stato a Stato “ e che “Attualmente, Cuba è in un momento critico nella sua lotta contro il Covid-19 e nei suoi sforzi per alleviare le sofferenze delle persone, gli Stati Uniti devono immediatamente e completamente revocare le sanzioni unilaterali contro Cuba in conformità con gli scopi della Carta delle Nazioni Unite”.

“La Cina – ha evidenziato il portavoce cinese - “crede che sotto la guida del Partito e del governo cubano, Cuba manterrà sicuramente la stabilità sociale”.

Dopo le proteste dell'11 luglio scorso, Cuba, mantiene la sua stabilità ed ha ricevuto il sostegno del cantautore dei Pink Floyd Roger Waters e di molti esponenti del mondo sociale, civile e politico di orientamento socialista, oltre che, in Italia, dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.

Luca Bagatin

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giovedì 15 luglio 2021

Cuba resiste. Solidarietà da Ganni Minà, Roger Waters e Comunisti di Russia. Articolo di Luca Bagatin

Cuba resiste ad ogni tentativo di destabilizzazione.

Del resto lo fa sin dagli Anni '50 e '60, da quando si liberò dalla dittatura corrotta di Batista, sostenuto dagli USA.

La Cuba rivoluzionaria scende in piazza per protestare contro le manifestazioni antigovernative violente.

“Chiunque voglia vedere com'è Cuba, come viene vissuta a Cuba, come ogni giorno questo popolo costruisce pagine di eroismo, come questo popolo ha affrontato la pandemia (…), si vede quanto sia diverso il mondo su cui scommettiamo, il mondo che vogliamo costruire”. Queste le parole del Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel nei giorni scorsi.

E ha incalzato denunciando le campagne d'odio e di diffamazione diffuse nei social network contro Cuba: “L'altro obiettivo su cui punta il nemico è creade disordini sociali, incertezza. La campagna sui social network è una campagna irritante, totalmente bugiarda, diffamatoria. Gli appelli sui social network sono totalmente aggressivi, chiedendo l'omicidio, chiedendo il linciaggio, minacciando, chiedendo la distruzione delle strutture, chiedendo un attacco alle case delle persone e in particolare alle persone indicate come rivoluzionari”.

Diaz-Canel, che ha aperto comunque un dialogo con i manifestanti pacifici, ma mantenendo il pugno di ferro con i violenti, ha inoltre affermato che “La nostra società non è una società che genera odio e quelle persone hanno agito con odio. Il sentimento dei cubani è un sentimento di solidarietà e queste persone hanno compiuto questi atti armati, con atti di vandalismo, urlando per la morte, pianificando di razziare luoghi pubblici, rompendo, rubando, lanciando pietre. Questa situazione è stata sfruttata da coloro che non vogliono realmente che si sviluppi la rivoluzione cubana o un rapporto civile rispetto agli Stati Uniti”.

Il Presidente Diaz-Canel, aprendo al dialogo con i manifestanti pacifici, ha anche affermato che “Dobbiamo acquisire esperienza dai disordini. Dobbiamo anche fare un’analisi critica dei nostri problemi per agire e superare, ed evitare che si ripetano”

Solidarietà al governo cubano è arrivata anche da Roger Waters, storico leader dei Pink Floyd e da sempre in prima linea per i diritti umani, civili e per il socialismo.

Roger Waters punta il dito contro il blocco commerciale imposto dagli USA contro Cuba e come poi questo viene strumentalizzato dagli stessi USA per soffocare l'economia cubana.

Roger Waters ha spiegato, in merito a ciò, che: “Se sei interessato alla mia casa e non puoi comprarla da me, è perché non voglio vendertela, né voglio affittarla. Allora mi chiudete in casa, e non mi fate uscire per andare al supermercato, o in farmacia, o in banca, e non mi fate vendere o acquistare i pezzi di ricambio della macchina o della moto, e oltre a questo mi cancellate i conti e le carte di credito e i risparmi…

Dopo un pò i miei familiarii si dispereranno, alcuni scapperanno dalla finestra… e voi da fuori comincerete a gridare che sono incapace a provvedere a casa mia e che sono un dittatore, che faccio soffrire la mia famiglia… e poi cominceranno a dire che il governo di casa mia è in crisi e che i vicini avranno il permesso ed il dovere di intervenire e cacciarmi con lo scopo di occuparsi loro della “crisi umanitaria” della mia famiglia…

Non dirai mai la verità ossia che quello che ti interessa è stare a casa mia.

Ed è per questo che mi hai messo in questa situazione critica davanti alla mia famiglia.”

Dello stesso avviso anche il giornalista italiano Gianni Minà, storico amico di Cuba, che proprio per questa sua amicizia e solidarietà umana e civile, fu ingiustamente estromesso dal panorama mediatico italiano, molti anni fa.

Minà è intervenuto, fra l'altro, con queste parole: “Il 23 giugno scorso, l’Onu approva, quasi all’unanimità, la risoluzione per la fine dell’embargo a Cuba, che ha provocato da varie decadi, sofferenze e danni incalcolabili. Unici due astenuti: Stati Uniti e Israele. Obama, nel 2016, aveva scelto l’astensione, ma con Trump prima e ora con Biden, si è ritornati al voto contrario.

Oggi stiamo assistendo a un Golia che, non contento della sua violenza usata contro chi non può e non vuole rispondere alle provocazioni, blocca le braccia a Davide per colpirlo meglio e di più.

E’ una situazione inaccettabile e pericolosa: oggi tocca a Cuba, domani potrebbe toccare, per interessi di ogni tipo, a qualunque Paese si discosti dal pensiero corale.

E’ una situazione inaccettabile per un Paese come Cuba, che è portatore di un sistema unico nel panorama politico mondiale, a cui ha aderito il suo popolo.

E’ una situazione così inaccettabile che mi è impossibile voltare la faccia da un’altra parte, come uomo e come giornalista”.

Sostegno a Cuba è arrivato anche dal partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, il cui Comitato Centrale, in un comunicato, ha affermato che:

“Le conseguenze socio-economiche della prolungata pandemia non hanno aggirato la Cuba socialista, orgoglio di tutte le persone libere del pianeta. Un numero significativo di cubani, insoddisfatti delle circostanze sia soggettive che oggettive della pandemia, è sceso nelle strade delle città cubane chiedendo di accelerare la vaccinazione, eliminare il deficit e criticare elementi della burocrazia. All'inizio, il potere popolare non ha interferito con le azioni dei cittadini, ma poi queste azioni hanno assunto un carattere ovviamente aggressivo e antisocialista. (…).

In queste condizioni, il Partito Comunista Cubano si è comportato con saggezza e decisione - non solo ha preso misure ragionevoli per ristabilire l'ordine, ma ha anche, soprattutto, fatto appello alla maggioranza socialista della società civile, esortando i comunisti a scendere in piazza e difendere la Rivoluzione . Anche il presidente di Cuba, il leader del Partito Comunista, Miguel Diaz-Canel, ha preso parte alle manifestazioni per il potere popolare.

Non c'è dubbio che, nonostante tutte le difficoltà e alcune mancanze ed errori, la maggioranza della popolazione cubana sostiene fermamente il Partito Comunista e il sistema socialista, che sono i garanti dell'indipendenza dello Stato. In queste condizioni, il partito “Comunisti di Russia” esprime piena solidarietà ai comunisti di Cuba, alla direzione di questo Paese fraterno e all'intero popolo cubano. (…).

È probabile che le recenti riforme economiche, compresi gli aumenti dei prezzi e le revisioni di alcuni aspetti della politica sociale, nonché le severe restrizioni sul coronavirus, abbiano effettivamente causato un aumento del malcontento pubblico. Siamo convinti che un partito così forte ed esperto come il PCC eliminerà tutte le carenze e le asperità e invierà quadri energici e di talento per risolvere i problemi. La fattibilità del socialismo cubano è chiara a tutti. (…). Gli Stati Uniti sono i principali responsabili di tutti i problemi del popolo cubano. Pertanto, facciamo appello a quella parte dei manifestanti che è caduta sotto l'influenza di manipolatori esterni e agenti del nemico: parlando contro il potere popolare, stai versando acqua sul mulino yankee!

Cuba ha tutti i meccanismi per la discussione pubblica dei problemi esistenti, per condurre discussioni, per sostituire i rappresentanti del popolo. Agite nel quadro della democrazia socialista!

Il partito “Comunisti di Russia” è convinto che in questo momento difficile la generazione storica dei combattenti rivoluzionari dovrebbe contribuire attivamente a stabilizzare la situazione nel Paese. Chiediamo alla leadership russa di fornire alla Repubblica di Cuba un'eventuale assistenza umanitaria per risolvere i problemi esistenti.

Siamo fiduciosi che la Cuba socialista, fedele alle idee di Martì, Lenin, Fidel, Raul e del Che, si alzerà e avanzerà!”

Luca Bagatin

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lunedì 14 giugno 2021

Cuba risponde all'embargo commerciale USA non accettando più dollari statunitensi. Articolo di Luca Bagatin

Cuba risponde allo storico embargo commerciale, economico e finanziario, imposto dagli USA dal 1962 e rinnovato da Biden, non accettando più dollari statunitensi in contanti.

Dal 21 giugno prossimo, infatti, entrerà in vigore nell'Isola caraibica socialista tale misura economica.

Sino al 21 giugno, dunque, sarà ammesso cambiare i dollari USA in Pesos Cubani (o depositare danaro in altra valuta), dopodiché non sarà più possibile.

Tale misura, come comunicato dalla Vicepresidente della Banca Centrale di Cuba (BCC), Yamile Berra Cires, si è resa necessaria al fine di tutelare gli interessi economici dell'Isola.

A causa del blocco economico USA, infatti, il danaro in dollari depositato presso la BCC è inutilizzabile e non può essere negoziato e ciò ha generato una crisi di liquidità, nonostante lo Stato cubano abbia danaro contante disponibile, che purtuttavia non può essere usato nelle transazioni internazionali, al fine di combattere il riciclaggio di danaro sporco.

Tale misura sarà valida anche per i turisti, che non potranno più negoziare in dollari USA. Saranno ad ogni modo accettate tutte le altre valute, compresi gli Euro.

Luca Bagatin

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domenica 18 aprile 2021

Al Congresso del Partito Comunista di Cuba, Raul Castro, annuncia le sue dimissioni da Primo Segretario. Articolo di Luca Bagatin

A 89 anni, Raul Castro, fratello dell'eroe della Rivoluzione Cubana Fidel Castro e generale dell'esercito, annuncia, all'VIII Congresso del Partito Comunista di Cuba (PCC), le sue dimissioni da Primo Segretario del Partito.

L'incarico sarà dunque assunto dall'attuale Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel.

L'VIII Congresso del PCC, si è aperto venerdì 16 aprile, proprio con la dichiarazione di Raul Castro, il quale, fra le altre cose, ha ricordato il 60esimo anniversario della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana e i martiri della Rivoluzione stessa, che hanno lottato contro “l'invasione mercenaria di Playa Giron, organizzata a finanziata dal Governo degli USA”.

Il PCC, attualmente, conta circa ben 700.000 militanti e Raul Castro, nella sua relazione introduttiva, ha fatto presente come negli ultimi anni si siano iscritti al partito altri 27.000 cittadini cubani, molti dei quali militanti dell'Unione dei Giovani Comunisti.

Il Primo Segretario ancora in carica, ha poi illustrato i piani attuati per arginare l'epidemia Covid 19, facendo presente che “La risposta del Paese al Covid 19 è stata caratterizzata dal contributo di scienziati ed esperti nello sviluppo di ricerche e innovazioni, con l'immediata introduzione dei suoi risultati finalizzati alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei pazienti. È in corso un intenso lavoro sulle sperimentazioni cliniche di cinque vaccini candidati che potrebbero servire a immunizzare l'intera popolazione cubana e contribuire alla salute di altre nazioni” e che “I risultati raggiunti sono possibili solo in una società socialista, con un sistema sanitario universale libero e accessibile con professionisti competenti e impegnati”.

I lavori del Congresso sono poi proseguiti in apposite commissioni di lavoro, che hanno affrontato le questioni economica e sociale, il funzionamento del Partito e il rinnovamento dei quadri politici.

Il Presidente della Repubblica, Miguel Diaz-Canel, in particolare, ha affermato che nei quadri del Partito deve “Prima di tutto prevalere un approccio ideologico, politico, sociale e ambientalista”. E ha esortato i quadri del Partito stessi a lavorare collettivamente e aggiornarsi costantemente “perché qui nessuno ha la verità assoluta e non si finisce mai di imparare”.

Luca Bagatin

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martedì 17 novembre 2020

Sessant'anni di embargo contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Sessant'anni di embargo contro Cuba sono pesantissimi da sopportare. Un'ideologica violazione del diritto internazionale che pesa ancora sull'Isola caraibica. Una violazione introdotta dal governo USA di Eisenawer, fatta di misure punitive negli scambi commerciali, volta a costringere il popolo dell'Isola a rinunciare al socialismo, che l'ha resa indipendente, sovrana e emancipata.

Un embargo mai tolto, nemmeno in tempi di pandemia. Nemmeno quando il governo cubano inviò medici in tutto il mondo, a combattere il Covid 19, persino nella nostra Italia, oltre che in Francia.

Nonostante questo, Cuba, resiste. Ha persino brevettato un suo vaccino anti-Coronavirus, il “Soberana 01”.

E ha recentemente incassato una vittoria all'ONU, essendo stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani, quale responsabile della promozione e protezione dei diritti umani nel mondo.

Cuba è stata infatti eletta con 170 voti, pari all'88% dei membri dell'ONU.

Il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla, in merito, ha recentemente dichiarato entusiasta su Twitter: “Nonostante la campagna diffamatoria, i risultati di Cuba non possono essere trascurati”.

Cuba è stata dunque eletta per la quinta volta quale membro di tale consiglio intergovernativo.

Il Ministro degli Esteri ha altresì osservato come Cuba sia “fermamente impegnata a costruire una società sempre più giusta. Con il suo benessere umano e la sua giustizia sociale, il nostro Paese ha ottenuto il voto segreto, diretto e individuale di 170 membri dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, grazie anche al rispetto e l'ammirazione dell'opera umanista della Rivoluzione Cubana, principale garanzia per il godimento e la tutela dei diritti dell'uomo sull'Isola”.

Il Ministro Parrilla ha altresì condannato l'embargo e riaffermato l'autodeterminazione e l'opera di resistenza del popolo cubano “di fronte ai gravi ostacoli e minacce causati dalla politica unilaterale di ostilità e aggressione, nonché dal blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, che costituisce una flagrante, massiccia e sistematica violazione dei diritti umani e il principale ostacolo al raggiungimento di obiettivi più elevati in questo settore”.

E ha concluso affermando che “Cuba entra nel Consiglio dei diritti umani in modo costruttivo, con la sua esperienza di Paese in via di sviluppo che sostiene il dialogo e la cooperazione, contrariamente agli approcci punitivi e alla selettività, a favore della promozione e della protezione di tutti i diritti umani per tutti”.

Di Cuba, della Rivoluzione e dei suoi successi parla, in modo completo e approfondito, anche il saggio della studiosa Maddalena Celano, “Le donne cubane, l'altra metà della Rivoluzione”, edito da Libeccio. Un saggio che, soffermandosi particolarmente sull'opera di emancipazione dell'universo femminile dell'Isola, tratteggia le conquiste e le lotte di questa piccola grande democrazia dei Caraibi.

Luca Bagatin

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venerdì 9 ottobre 2020

Ernesto Che Guevara e John Lennon. Eroi d'Amore e Libertà


C'è chi il 9 ottobre è nato.

E chi il 9 ottobre è morto.

C'è chi ha lottato per ideali di emancipazione e liberAzione.

E chi è stato ucciso, per questo.

John e Ernesto.

Simbolo dell'Eroe che lotta, nel mondo della materia, e che nel mondo della materia è sconfitto.

Per rinascere nello Spirito dell'Amore e della Libertà.


martedì 6 ottobre 2020

Le donne cubane, ovvero l'altra metà della Rivoluzione nel saggio della studiosa Maddalena Celano. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – meravigliosa e storica Isola dei Caraibi - è forse la più piccola e allo stesso tempo più grande democrazia al mondo.

Con il suo sistema sociale, economico e civile socialista, comunitario, autogestionario.

Con il suo sistema elettorale che parte dalla selezioni dei candidati, attraverso assemblee di base di quartiere; senza alcun partito a dirigere il processo e a manipolarlo. In quanto il Partito Comunista Cubano è semplicemente simbolico e a garanzia della volontà popolare e del sistema socialista, edificato con la Rivoluzione degli Anni '50, guidata da Fidel Castro e Che Guevara.

Cuba è una rivoluzione nella rivoluzione e ce ne parla diffusamente l'ultimo saggio di Maddalena Celano, studiosa, saggista, fotografa, attivista dell'emencipazione femminile - già autrice del saggio sull'eroina latinoamericana Manuela Sáenz Aizpuru - nonché responsabile del Dipartimento Esteri di Convergenza Socialista, oltre che collaboratrice dell'Associazione la Villetta per Cuba.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione” - edito da Libeccio Edizioni - è un saggio che parte da lontano, per inquadrare la volontà di libertà e emancipazione del popolo cubano.

Cuba fu, sin dalla fine del XVIII secolo, una realtà soggetta alla volontà egenomica della Spagna e degli Stati Uniti d'America, per ragioni strategiche, economiche e geopolitiche.

Una volontà egemonica che privò l'Isola delle sue risorse fondamentali: produzione dello zucchero, trasporti, industria delle costruzioni e ogni aspetto che potesse generare un profitto e assolvere ai bisogni essenziali della popolazione.

Come ci spiega il saggio di Maddalena Celano, ecco giungere – nel corso del XIX secolo - sulla scena politica dell'Isola caraibica, una figura cruciale, ovvero colui il quale diverrà l'Eroe della Nazione: José Martì (1853 – 1895).

Politico, scrittore, poeta, giornalista, filosofo e massone, primo leader dell'indipendenza del suo Paese, il quale passerà alla Storia dell'Isola come l'”Apostolo”, esattamente come il suo contemporaneo italiano Giuseppe Mazzini (1805 – 1872).

E come Mazzini, come spiegato da Celano stessa, anche Martì sarà influenzato – pur non avendone mai fatto parte, non essendo egli nato e non avendo vissuto in Europa - dagli aneliti emancipatori e rivoluzionari della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864), che vide unire i primi spiriti socialisti, anarchici, garibaldini e nazional-patriottici, per l'indipendenza e emancipazione dei popoli.

Ad ogni modo, quello spirito battagliero fu all'origine della sua avversione per lo schiavismo, che lo porterà– giovanissimo – ad essere arrestato per appartenenza a gruppi separatisti.

Successivamente, nel 1894, si pose a capo della prima rivoluzione dell'Isola e giungendo, l'anno seguente, a garantire l'Indipendenza di Cuba.

Morirà in battaglia quello stesso anno, combattendo contro le truppe spagnole.

Maddalena Celano analizza il pensiero di Martì, non solo sotto il profilo storico e politico patriottico e antimperialista, ma anche la sua concezione del mondo femminile, avanzatissima per l'epoca (e anche su questo potremmo ravvisare delle similitudini con Mazzini e Garibaldi, antesignani dell'emancipazione femminile in Europa).

Una sensibilità verso il femminile, che traspare dai suoi scritti, che lo porta ad equiparare intellettualmente la donna all'uomo, aspetto tutt'altro che scontato per l'epoca. Ovvero riconoscere la necessità che le donne possano ricevere la medesima istruzione degli uomini. Oltre che riconoscerle quali valide e fondamentali combattenti in guerra.

Ne “Le donne cubane” sono infatti citate e descritte le quattordici donne che affiancarono Martì e i primi rivoluzionari nella lotta per l'indipendenza, fra le quali Ana Cruz Aguero, elevata al grado di Capitano, la quale fu assegnata al comando dei reparti di artiglieria.

Donne che diedero il loro contributo alla lotta nazionale e anticoloniale dell'Isola.

E' ad ogni modo con la Rivoluzione castrista del 1958, che iniziano a costituirsi delle vere e proprie truppe femminili a Cuba e, con il trionfo della Rivoluzione stessa, si inizieranno a consolidare i diritti delle donne.

Con la Riforma Agraria, simbolicamente, il primo titolo di proprietà terriera viene infatti concesso a una contadina di colore, collocata nella zona più povera del Paese.

Nel 1960 – come ampiamente descritto nel saggio – sarà costituita la FMC, ovvero la Federazione della Donne Cubane, che raggrupperà ben 800 associazioni femminili preesistenti.

Il compito della FMC è quello di garantire pari diritti fra donne e uomini in ogni ambito sociale, civile, politico e economico, promuovendo peraltro anche attività nell'ambito dell'istruzione, della sanità e dell'educazione sessuale e pianificazione famigliare.

Come ci spiega il saggio di Celano, Cuba fu il primo Paese al mondo a firmare la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, nel 1979 e il secondo al mondo a ratificarla.

Cuba fu peraltro Paese che iniziò sin da subito a investire massicciamente in istruzione, sanità e ricerca, ottenendo risultati encomiabili.

“Le donne cubane” spiega come, nel 1961, l'UNESCO dichiarò l'Isola “il primo territorio libero dall'analfabetismo”.

Interi capitoli del saggio di Maddalena Celano, sono dedicati alle nuove politiche a Cuba, quali ad esempio l'introduzione della nuova Costituzione, nel 2019.

Una Costituzione ancora più inclusiva per le donne, ma anche per gli omosessuali, che non solo non dovranno più essere discriminati, ma rimane una porta aperta finanche al matrimonio per persone dello stesso sesso.

Riforme peraltro volute fortemente dalla deputata Mariela Castro, figlia dell'ex Presidente Raul Castro e Presidente del CENESEX, ovvero il Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba.

Nella nuova Costituzione, inoltre, si riafferma l'economia socialista dell'Isola, sottolineado come lo Stato controlli, regoli e diriga l'attività economica, ma si sancisce anche la partecipazione diretta dei lavoratori alla direzione, all'ordinamento e al controllo dell'attività economica nazionale. Al contempo si riconoscono nuove forme di proprietà e il ruolo del mercato, ma si pone un tetto all'accumulazione della ricchezza, in modo da non creare diseguaglianze sociali.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione”, oltre a presentare aspetti poco conosciuti della condizione femminile nella società cubana, è un compendio della situazione passata e recente di Cuba.

Comprende scritti di Manuel Santoro, attuale Segretario nazionale del movimento Convergenza Socialista e direttore della rivista “L'Ideologia Socialista”. Oltre che interviste inedite e esclusive di Maddalena Celano a Maria Teresa Peña Gonzalez, storica guerrigliera e femminista cubana e alla psicologa cubana Leidy León Veloz, docente dell'Università di Pinar del Rio “Hermanos Saiz Montes de Oca”, relativamente alla condizione delle donne a Cuba e sulle politiche attuate al fine di debellare la piaga della prostituzione e del neo-schiavismo femminile nell'Isola.

Luca Bagatin

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giovedì 20 agosto 2020

Covid 19. Anche Cuba brevetta il suo vaccino. Articolo di Luca Bagatin

Dopo Russia e Cina, ecco che anche Cuba brevetta il suo vaccino.
I Paesi non allineati al blocco atlantista sono dunque molto più avanti, rispetto ad altri, sul fronte della lotta al Covid 19.
Il 24 agosto prossimo, Cuba, avvierà infatti la prima fase di test clinici del suo vaccino, i cui risultati saranno disponibili già dal 1 febbraio 2021 e pubblicati a partire dal 15 febbraio.
Questo quanto reso noto dal Registro pubblico cubano dei test clinici.
Il vaccino si chiamerà “Soberana 01” (ovvero “Sovrano 01”) e la sperimentazione coinvolgerà 676 persone fra i 19 e gli 80 anni, sotto la responsabilità dell'Istituto cubano pubblico Finlay.
Lo studio, come comunicato dalle autorità, sarà “randomizzato, controllato, adattativo e multicentrico, ed avrà il proposito di valutare la sicurezza, reattogenecità e immunogenicità del vaccino testato in uno schema di due dosi”.
Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel si è rallegrato per i successi raggiunti, dichiarando fra l'altro: “Sebbene ci siano vaccini da altri Paesi, abbiamo bisogno che il nostro abbia la sovranità”.
Cuba è stato e rimane il Paese più attivo durante l'emergenza sanitaria, inviando, in tutto il mondo – fra cui l'Italia – medici specializzati nella cura dell'epidemia.
Cuba investe da sempre gran parte del suo PIL in sanità e ricerca, settori all'avanguardia nel mondo e ciò nonostante il criminale embargo imposto dagli USA e dai loro alleati.
Nel 2003, a Buenos Aires, l'allora Presidente Fidel Castro dichiarò, in merito al sistema socio-sanitario dell'Isola: “Il nostro Paese non lancia bombe contro altri popoli, né invia migliaia di aerei a bombardare le città; il nostro Paese non possiede armi nucleari, né armi chimiche, né biologiche. Le decine di migliaia di scienziati e di medici di cui dispone il nostro Paese sono stati formati nell'idea di salvare vite. Sarebbe in assoluta contraddizione con la sua concezione costringere uno scienziato o un medico a produrre sostanze, batteri o virus per provocare la morte di altri esseri umani”.

Luca Bagatin

lunedì 15 giugno 2020

Statue edificanti e da edificare ovunque

"Se sorgesse una nazione di Satana, che combattesse dittatori e preti, mi arruolerei nelle sue file"
(Giuseppe Garibaldi)

"Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete; correre in loro aiuto se estenuati dalle fatiche, questa è la virtù più bella del forte verso il debole"
(Giuseppe Garibaldi) 


"Certo, è stato bellissimo trovare l'America; ma perderla sarebbe stato ancora più bello"
(Mark Twain)

"La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per l'illuminazione" 
(Mark Twain)


"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario"
(Ernesto Che Guevara)

"Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare"
(Ernesto Che Guevara)


"(...) io sono per il comunismo senza dittatura (...). Nessuna meraviglia, poiché tutta la mia cultura è anarchica, e poiché in me è radicata la convinzione che , dopo quest’ultima guerra, la storia scoglierà un novello volo verso un audacissimo progresso. (...). È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”
(Gabriele d'Annunzio) 

"Ci sono certi sguardi di donna che l'uomoamante non scambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza, non sa la più alta delle felicità umane..."
(Gabriele d'Annunzio) 

"L'Europa sta mentendo quando afferma che difende il Bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L'Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissidenti, i diversi paesi, i diversi uomini. L'Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L'Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza"
(Eduard Limonov)

"Ho creato un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk Generation"
(Eduard Limonov)

mercoledì 9 ottobre 2019

Il ritorno dell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Un esempio anche per l'Europa (dell'austerità e del liberalcapitalismo) ? Articolo di Luca Bagatin

L'8 ottobre si è celebrato, in Argentina, l'anniversario della nascita dell'indimenticato Presidente socialista Juan Domingo Peron (8 ottobre 1895), fondatore del giustizialismo: un socialismo di matrice nazionale e democratica, che rese il Paese economicamente indipendente e socialmente prospero, sin tanto che non fu costretto all'esilio da un colpo di Stato militare, sostenuto anche dagli USA.
Il 9 ottobre si è celebrato l'anniversario della morte dell'eroe argentino Ernesto “Che” Guevara (9 ottobre 1967), ucciso in Bolivia su mandato della CIA.
Entrambi pagarono per le loro politiche e idee invise al capitalismo statunitense ed al Fondo Monetario Internazionale, ma entrambi sono rimasti nel cuore di tutti i sinceri democratici e socialisti latinoamericani e non solo.
Anche a Peron e Guevara si ispirano, infatti, tutte le correnti del Socialismo del XXI Secolo che hanno governato in America Latina dagli Anni '90 ad oggi, emancipandola socialmente, economicamente, ponendo il popolo al centro di un progetto politico partecipativo e inclusivo.
Correnti che resistono a Cuba con il comunista Manuel Diaz-Canel; resistono in Venezuela, ove il chavista Nicolas Maduro è riuscito a sventare il tentativo di golpe liberale sostenuto dagli USA; resistono in Nicaragua con il sandinista Daniel Ortega, anch'egli riuscito a mettere all'angolo i golpisti filo capitalisti; resistono in Messico con il nazionalista di sinistra Andres Obrador, eletto nel 2018; resistono nella Bolivia del socialista Evo Morales, ricandidato anche alle imminenti elezioni del 20 ottobre (i sondaggi lo danno in vantaggio con oltre il 40% dei consensi) e resistono in Uruguay, ove il candidato socialista del Frente Amplio – Deniel Martinez - è in testa nei sondaggi con il 30% dei consensi in vista delle elezioni del 27 ottobre, battendo il liberale Partido Colorado fermo al 23%
In Argentina, diversamente, il peronismo (presentandosi diviso in ben tre liste contrapposte fra loro) è stato sconfitto nel 2015 – al secondo turno - per una manciata di voti dal liberale Macri. Quel Macri che sta distruggendo il Paese, indebitandolo e martoriandolo con misure di austerità in favore delle politiche del Fondo Monetario Internazionale. Ma alle elezioni del 27 ottobre, secondo i sondaggi, sembra in vantaggio – di ben circa 20 punti - il candidato peronista unitario Alberto Fernandez.
Il Brasile, invece, è passato dai socialisti di Lula e di Dilma Roussef – accusati ingiustamente di corruzione – nelle mani del liberale Bolsonaro, che – dall'anno scorso - sta distruggendo il Paese non solo sotto il profilo sociale, ma finanche ambientale, favorendo la deforestazione dell'Amazzonia.
In Ecuador, come se non bastasse, la situazione sta precipitando. Dopo il voltafaccia del Presidente Lenin Moreno - eletto nelle file socialiste nel 2017 e poi passato ad attuare politiche liberali e di macelleria sociale e destituendo e sconfessando i suoi ex sostenitori socialisti (Rafael Correa, Jorge Glas, Ricardo Patino) - in questi giorni il Paese si trova nel caos.
Moreno ha infatti introdotto un pacchetto di misure di austerità che ha fatto ribollire la piazza. Un pacchetto di misure simili a quelle introdotte da Macron in Francia e che ha fatto scatenare le proteste dei Gilet Gialli. Misure che prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Manifestazioni, blocchi stradali e persino l'occupazione del parlamento da parte dei manifestanti, i quali hanno così proclamato il “Parlamento del Popolo”, costringendo Lenin Moreno alla fuga dalla capitale Quito alla città costiera di Guayaquil, bastione tradizionalmente conservatore e ancora non troppo colpito dalle proteste.
A guidare in particolare le proteste ci sono sia il movimento nazionale degli indigeni dell'Ecuador (CONAIE) che i sostenitori dell'ex Presidente socialista Rafael Correa, oltre che numerosi lavoratori, studenti ed ecologisti.
L'America Latina del Socialismo del XXI Secolo chiede dunque, ancora una volta, il suo riscatto. Come ai tempi di Peron, di Guevara, di Sandino, di Chavez e del nostro Giuseppe Garibaldi, che combatté prima di costoro – ispirandoli – per un'America Latina libera dagli oppressori. Così come tentò di fare anche in Italia e in Europa. Un'Italia e un'Europa che, purtroppo, da diversi decenni, hanno drammaticamente fatto molti, troppi passi indietro...sulla via di una china liberal-capitalista alternativa rispetto alle necessità ed alle volontà dei popoli e dei poveri, i quali chiedono sovranità, politiche sociali, democrazia inclusiva. Che sono peraltro i fondamenti del socialismo.

Luca Bagatin

giovedì 8 agosto 2019

I successi economico-sociali della Bolivia socialista di Evo Morales a 194 anni dall'Indipendenza. Articolo di Luca Bagatin

E' un socialista autentico, che ha saputo portare avanti i suoi progetti e le sue idee con coerenza e determinazione.
E' un leader indigeno, fiero delle sue origini indigene, di etnia aymara.
E' presidente della Bolivia dal 2006, ovvero oggi uno dei Paesi socialmente ed economicamente più avanzati al mondo.
Parliamo di Evo Morales, leader del Movimento per il Socialismo, che, alle elezioni presidenziali del 20 ottobre prossimo, si ripresenta per il suo quarto mandato consecutivo. E già i sondaggi lo danno in testa con il 37% dei consensi, distaccando di oltre dieci punti il suo oppositore, Carlos Mesa, fermo al 26% dei consensi nei sondaggi.
Il successo boliviano è fondato sul recupero della sovranità economica e sociale del Paese. Sull'uscita dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, ovvero dalle logiche neoliberali, privatizzatrici e di austerità. Su un modello che lo stesso Morales ha definito "modello produttivo economico comunitario", fondato sulla nazionalizzazione delle risorse naturali, oltre che delle industrie energetiche e strategiche.
Il Paese, dal 2006 ad oggi, ha investito inoltre in programmi sociali all'avanguardia, che hanno permesso di far uscire dalla povertà oltre mezzo milione di persone e di dichiarare da anni il Paese libero dall'analfabetismo.
Oltre a ciò, la Bolivia ha aumentato di nove volte i proventi delle esportazioni nazionali e dichiarato un suprlus fiscale, accumulando 15,5 milioni di dollari nelle riserve internazionali. Il PIL del Paese si attesta sempre a circa il 5% annuo, con una bassa inflazione stimata attorno al 3,5%, su base annuale.
Diametralmente opposta, invece, la situazione dell'Argentina, malgovernata dal liberale Mauricio Macri che, con il suo piano di deregolamentazione, privatizzazioni e ricette del Fondo Monetario Internazionale, l'inflazione è salita al 60% annuo, con un aumento grave della disoccupazione.
Nel suo 194esimo anniversario dell'Indipendenza, la Bolivia ha di che festeggiare. Il Vicepresidente Alvaro Garcia Linera ha infatti dichiarato nei giorni seguenti alla televisione nazionale boliviana: “Celebriamo questa festa della patria con buoni risultati e con ottimismo guardiamo verso il futuro, affinché questi risultati migliorino negli anni seguenti”.
La Bolivia è anche in Paese che, da tempo, ha bandito - per volontà popolare - sia il consumo di Coca Cola che la catena di fast food Mc Donald's in quanto danneggiano l'ambiente, la salute, oltre che la cultura e tradizione del Paese.
La Bolivia è dunque un esempio positivo e prospero di Paese autenticamente socialista e patriottico, orgolioso delle proprie radici indigene e che in economia sta ottenendo, da oltre un decennio, ottimi risultati.
Il Presidente Morales si è sempre detto profondamente anticapitalista e su questo si è sempre basata l'azione del suo Movimento per il Socialismo ovvero: "Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo".
In Europa ancora, evidentemente, non lo abbiamo capito. Ancora una volta, abbiamo molto, molto da imparare.

Luca Bagatin

Un intero capitolo del saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore", di Luca Bagatin, è dedicato a Evo Morales: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/