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martedì 21 aprile 2026

Cuba resiste e lo fa anche con l'iniziativa "La mia firma per la Patria", rivolta alla società civile di tutto il mondo. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba resiste. Nonostante l'inasprimento dell'embargo e le continue minacce del regime di Trump.

E resiste anche in modo simbolico, coinvolgendo la società civile e promuovendo la raccolta di firme “La mia firma per la Patria”, che vuole ribadire il sostegno alla Rivoluzione socialista cubana, alla sovranità dell'Isola e il suo impegno per la pace e l'emancipazione sociale.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha apposto la sua firma a Playa Giron, durante la commemorazione del 65esimo anniversario della vittoria di Cuba contro l'invasione del regime statunitense, nell'aprile 1961.

Riferendosi ai valorosi eroi cubani del '61, il Presidente Díaz-Canel, ha affermato, sui social: “Oggi, lì (a Girón), abbiamo deposto fiori bianchi, in onore del loro eroismo, e abbiamo firmato la dichiarazione inequivocabile secondo cui la Rivoluzione cubana non scenderà mai a compromessi sui suoi principi”.

L'iniziativa “La mia firma per la Patria” sostiene l'appello del Presidente cubano alle organizzazione cubane e di tutto il mondo, allo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale relativamente al dramma che sta subendo Cuba a causa delle misure coercitive in ambito commerciale, finanziaro ed economico imposte dagli USA, per ragioni meramente ideologiche.

Gli USA, infatti, non hanno mai sopportato l'idea che, a pochi passi da casa loro possa esistere una realtà nella quale la comunità, attraverso il socialismo, venga messa al primo posto e che in quell'Isola si investa in sanità e istruzione, piuttosto che in armi di distruzione di massa.

Non occorre essere comunisti o socialisti per sostenere Cuba. Basta la logica, il buonsenso, l'umantià.

Luca Bagatin

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mercoledì 18 marzo 2026

Cuba condanna le minacce del regime statunitense e riceve aiuti e solidarietà internazionale. Articolo di Luca Bagatin

Nonostante i tentativi di dialogo con il guerrafondaio regime statunitense, da parte di Cuba, Trump e i suoi sodali, Marco Rubio in testa, proseguono nelle loro folli dichiarazioni di voler conquistare l'Isola.

E da lungo tempo la soffocano, inasprendo un embargo che già i loro per nulla democratici predecessori – a partire da John F. Kennedy - le avevano imposto.

Fin dal 1962.

I governanti USA, si sa, attaccano chiunque non si allinei ai loro desiderata. Ma affermano di essere promotori della democrazia (sic!). Il re è nudo da tempo e l'imperialismo statunitense fu denunciato, in tempi non sospetti, da numerosi intellettuali e artisti, liberi e pensanti, fra i quali Mark Twain, John Lennon e Hunter S. Thompson.

E', dunque, storia nota, che solo i nostri politicanti fingono di ignorare. Risultando spesso complici, se non servi.

Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha apertamente condannato le minacce statunitensi, dichiarando: “Gli USA minacciano pubblicamente Cuba, quasi ogni giorno, di rovesciare l'ordine costituzionale con la forza. E usano un pretesto oltraggioso: i duri limiti dell'economia indebolita che hanno attaccato e cercato di isolare per più di sei decenni. Intendono e annunciano piani per conquistare il paese, le sue risorse, le sue proprietà e persino l’economia che cercano di strangolare per farci arrendere. Solo così si può spiegare la feroce guerra economica, che viene applicata come punizione collettiva contro l’intero popolo. Di fronte allo scenario peggiore, Cuba è accompagnata da una certezza: qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile”.

La gran parte dei cittadini statunitensi disapprova l'embargo USA contro Cuba. Lo ha rilevato anche un recente sondaggio di YouGov. Lo stesso sondaggio, peraltro, ha rilevato che solamente il 13% degli elettori statunitensi sosterrebbe un attacco contro Cuba e il 18% sosterrebbe l'uso della forza per rovesciare il governo del Paese.

Ennesimo segnale del totale e storico scollamento fra la popolazione statunitense e i suoi sconsiderati governanti.

La campagna di solidarietà e di aiuti umanitari a Cuba, nel frattempo, non si arresta e i primi aiuti sono arrivati da ogni parte del mondo, attraverso l'iniziativa Nuestra America Convoy (https://nuestraamericaconvoy.org), organizzata dall'Internazionale Progressista, fondata, fra gli altri, dal Senatore statunitense Bernie Sanders.

Luca Bagatin

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venerdì 11 agosto 2023

Cuba-Venezuela: un'amicizia storica nel segno del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Saldi i rapporti di amicizia fra Repubblica di Cuba e Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Il Presidente della Repubblica di Cuba, nonché Primo Segretatio del Partito Comunista Cubano (PCC), Miguel Díaz-Canel, ha ricevuto – dal 6 all'11 agosto – il Primo Vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Diosdado Cabello.

Il Presidente Diaz-Canel, in merito, ha scritto su Twitter: “Abbracciare un fratello a casa, la gioia più grande. Lo abbiamo confermato in un incontro con Diosdado Cabello Rondón. Vedremo cosa ipotizzano gli avversari. Ribadiamo solo che chi fa casino con il Venezuela fa casino con Cuba e viceversa”, riaffermando così la sovranità dei due Paesi socialisti fratelli e la lotta alla diffamazione mediatica contro i rispettivi Paesi, orchestrata in particolare dagli USA.

Entrambi i leader socialisti, nel corso degli incontri, hanno discusso relativamente al lavoro dei rispettivi partiti, ovvero relativamente alla formazione dei militanti ed alla partecipazione democratica popolare, oltre che della storica collaborazione politica e economica fra le due nazioni, che risale al 1999, quando i rispettivi leader di allora - Fidel Castro e Hugo Chavez - posero le basi per la relativa cooperazione.

Dal 2000 il Venezuela divenne, peraltro, il principale fornitore di greggio di Cuba attraverso un accordo che prevede prezzi preferenziali in cambio di servizi medici ed educativi, che sono il fiore all'occhiello dell'Isola caraibica.

Díaz-Canel e Cabello, in rappresentanza di PCC e PSUV, hanno dunque fatto visita alla tomba dell'ex leader cubano Fidel Castro, posta fra il mausoleo dell'eroe nazionale cubano José Martì e il monumento ai martiri della Rivoluzione cubana del 26 luglio 1953, a Santiago di Cuba.

I due esponenti socialisti hanno altresì siglato un nuovo accordo di scambio e cooperazione e hanno visitato la Zona Economica Speciale di Sviluppo Mariel, a ovest de L'Avana.

Il Presidente Diaz-Canel ha inviato, inoltre, un abbraccio al Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro e alla sua squadra di governo e lo ha ringraziato della sua solidarietà a Cuba, contro l'ingiusto e iniquo embargo statunitense che persiste sin dagli Anni '60 e inasprito dal tutt'altro che democratico John Fitzegald Kennedy.

Luca Bagatin

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martedì 6 ottobre 2020

Le donne cubane, ovvero l'altra metà della Rivoluzione nel saggio della studiosa Maddalena Celano. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – meravigliosa e storica Isola dei Caraibi - è forse la più piccola e allo stesso tempo più grande democrazia al mondo.

Con il suo sistema sociale, economico e civile socialista, comunitario, autogestionario.

Con il suo sistema elettorale che parte dalla selezioni dei candidati, attraverso assemblee di base di quartiere; senza alcun partito a dirigere il processo e a manipolarlo. In quanto il Partito Comunista Cubano è semplicemente simbolico e a garanzia della volontà popolare e del sistema socialista, edificato con la Rivoluzione degli Anni '50, guidata da Fidel Castro e Che Guevara.

Cuba è una rivoluzione nella rivoluzione e ce ne parla diffusamente l'ultimo saggio di Maddalena Celano, studiosa, saggista, fotografa, attivista dell'emencipazione femminile - già autrice del saggio sull'eroina latinoamericana Manuela Sáenz Aizpuru - nonché responsabile del Dipartimento Esteri di Convergenza Socialista, oltre che collaboratrice dell'Associazione la Villetta per Cuba.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione” - edito da Libeccio Edizioni - è un saggio che parte da lontano, per inquadrare la volontà di libertà e emancipazione del popolo cubano.

Cuba fu, sin dalla fine del XVIII secolo, una realtà soggetta alla volontà egenomica della Spagna e degli Stati Uniti d'America, per ragioni strategiche, economiche e geopolitiche.

Una volontà egemonica che privò l'Isola delle sue risorse fondamentali: produzione dello zucchero, trasporti, industria delle costruzioni e ogni aspetto che potesse generare un profitto e assolvere ai bisogni essenziali della popolazione.

Come ci spiega il saggio di Maddalena Celano, ecco giungere – nel corso del XIX secolo - sulla scena politica dell'Isola caraibica, una figura cruciale, ovvero colui il quale diverrà l'Eroe della Nazione: José Martì (1853 – 1895).

Politico, scrittore, poeta, giornalista, filosofo e massone, primo leader dell'indipendenza del suo Paese, il quale passerà alla Storia dell'Isola come l'”Apostolo”, esattamente come il suo contemporaneo italiano Giuseppe Mazzini (1805 – 1872).

E come Mazzini, come spiegato da Celano stessa, anche Martì sarà influenzato – pur non avendone mai fatto parte, non essendo egli nato e non avendo vissuto in Europa - dagli aneliti emancipatori e rivoluzionari della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864), che vide unire i primi spiriti socialisti, anarchici, garibaldini e nazional-patriottici, per l'indipendenza e emancipazione dei popoli.

Ad ogni modo, quello spirito battagliero fu all'origine della sua avversione per lo schiavismo, che lo porterà– giovanissimo – ad essere arrestato per appartenenza a gruppi separatisti.

Successivamente, nel 1894, si pose a capo della prima rivoluzione dell'Isola e giungendo, l'anno seguente, a garantire l'Indipendenza di Cuba.

Morirà in battaglia quello stesso anno, combattendo contro le truppe spagnole.

Maddalena Celano analizza il pensiero di Martì, non solo sotto il profilo storico e politico patriottico e antimperialista, ma anche la sua concezione del mondo femminile, avanzatissima per l'epoca (e anche su questo potremmo ravvisare delle similitudini con Mazzini e Garibaldi, antesignani dell'emancipazione femminile in Europa).

Una sensibilità verso il femminile, che traspare dai suoi scritti, che lo porta ad equiparare intellettualmente la donna all'uomo, aspetto tutt'altro che scontato per l'epoca. Ovvero riconoscere la necessità che le donne possano ricevere la medesima istruzione degli uomini. Oltre che riconoscerle quali valide e fondamentali combattenti in guerra.

Ne “Le donne cubane” sono infatti citate e descritte le quattordici donne che affiancarono Martì e i primi rivoluzionari nella lotta per l'indipendenza, fra le quali Ana Cruz Aguero, elevata al grado di Capitano, la quale fu assegnata al comando dei reparti di artiglieria.

Donne che diedero il loro contributo alla lotta nazionale e anticoloniale dell'Isola.

E' ad ogni modo con la Rivoluzione castrista del 1958, che iniziano a costituirsi delle vere e proprie truppe femminili a Cuba e, con il trionfo della Rivoluzione stessa, si inizieranno a consolidare i diritti delle donne.

Con la Riforma Agraria, simbolicamente, il primo titolo di proprietà terriera viene infatti concesso a una contadina di colore, collocata nella zona più povera del Paese.

Nel 1960 – come ampiamente descritto nel saggio – sarà costituita la FMC, ovvero la Federazione della Donne Cubane, che raggrupperà ben 800 associazioni femminili preesistenti.

Il compito della FMC è quello di garantire pari diritti fra donne e uomini in ogni ambito sociale, civile, politico e economico, promuovendo peraltro anche attività nell'ambito dell'istruzione, della sanità e dell'educazione sessuale e pianificazione famigliare.

Come ci spiega il saggio di Celano, Cuba fu il primo Paese al mondo a firmare la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, nel 1979 e il secondo al mondo a ratificarla.

Cuba fu peraltro Paese che iniziò sin da subito a investire massicciamente in istruzione, sanità e ricerca, ottenendo risultati encomiabili.

“Le donne cubane” spiega come, nel 1961, l'UNESCO dichiarò l'Isola “il primo territorio libero dall'analfabetismo”.

Interi capitoli del saggio di Maddalena Celano, sono dedicati alle nuove politiche a Cuba, quali ad esempio l'introduzione della nuova Costituzione, nel 2019.

Una Costituzione ancora più inclusiva per le donne, ma anche per gli omosessuali, che non solo non dovranno più essere discriminati, ma rimane una porta aperta finanche al matrimonio per persone dello stesso sesso.

Riforme peraltro volute fortemente dalla deputata Mariela Castro, figlia dell'ex Presidente Raul Castro e Presidente del CENESEX, ovvero il Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba.

Nella nuova Costituzione, inoltre, si riafferma l'economia socialista dell'Isola, sottolineado come lo Stato controlli, regoli e diriga l'attività economica, ma si sancisce anche la partecipazione diretta dei lavoratori alla direzione, all'ordinamento e al controllo dell'attività economica nazionale. Al contempo si riconoscono nuove forme di proprietà e il ruolo del mercato, ma si pone un tetto all'accumulazione della ricchezza, in modo da non creare diseguaglianze sociali.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione”, oltre a presentare aspetti poco conosciuti della condizione femminile nella società cubana, è un compendio della situazione passata e recente di Cuba.

Comprende scritti di Manuel Santoro, attuale Segretario nazionale del movimento Convergenza Socialista e direttore della rivista “L'Ideologia Socialista”. Oltre che interviste inedite e esclusive di Maddalena Celano a Maria Teresa Peña Gonzalez, storica guerrigliera e femminista cubana e alla psicologa cubana Leidy León Veloz, docente dell'Università di Pinar del Rio “Hermanos Saiz Montes de Oca”, relativamente alla condizione delle donne a Cuba e sulle politiche attuate al fine di debellare la piaga della prostituzione e del neo-schiavismo femminile nell'Isola.

Luca Bagatin

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martedì 12 novembre 2019

L'AMORE E' LIBERTA' E EMANCIPAZIONE ! Come ha dimostrato e dimostra il Socialismo del XXI Secolo

L'amore si ripaga con l'amore

(José Martì)


Incontro con l'autore LUCA BAGATIN
PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMORE E LIBERTA'. Manifesto per la Civiltà dell'Amore

Venerdì 22 novembre ore 19.00
L'Arca delle Arti - via Sebastiano Caboto 18, Pordenone



Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.
Una presentazione del saggio – con la presenza dell'Autore - si terrà a Pordenone, presso la galleria d'arte “L'Arca delle Arti” in Via Caboto 18, 
venerdì 22 novembre alle ore 19.00.
L'Arca delle Arti

mercoledì 22 novembre 2017

Cuore e Critica...radicale al liberalismo. Riflessioni di Luca Bagatin

In politica preferisco le donne che antepongono il sentimento alla ragione.
Che antepongono l'amore per i popoli alla fredda legge dell'economia e della finanza.
In questo senso amo figure come Anita Garibaldi, Evita Peron, Moana Pozzi e Cristina Kirchner.
Sicuramente non amo figure come Ayn Rand, Emma Bonino o Angela Merkel.

Dopo vent'anni di attività politica ho compreso che votare non serve a nulla (Mark Twain insegna).
Ovvero che l'unico modo per resistere, esistere e lottare è approfondire, leggere, studiare, in solitudine. Ed evitare di perdere tempo con fenomeni mediatici, con notizie che arrivano da tutte le parti, con tifoserie da stadio inutili, perché strumento del Potere per rafforzarsi.


Le cosiddette rivoluzioni liberali dell '800 nei Paesi latini, pensiamo ad esempio al liberalismo dei Libertadores quali José Martì e Simon Bolivar, non hanno nulla a che vedere con la degenerazione del liberalismo del '900, diventata dittatura della merce e del danaro.

Mi sono allontanato completamente dal liberalismo economico, sino a diventarne un nemico, quando ho iniziato a vedere gli effetti negativi delle cosiddette leggi di mercato in particolare sul lavoro e sulle bollette dei servizi pubblici (e che dovrebbero rimanere tali !).
Penso dunque che il liberalismo economico sia un sistema profondamente ingiusto e disgustoso.



Non conosco niente di più tenero di un gatto e, purtroppo, niente di meno tenero di un essere umano.

In Italia noto che c è chi sta con il Venezuela chavista in due modi: da sinistra, equiparando il chavismo alla sinistra classica europea (fighetta, borghese, buonista), oppure da destra ritenendo il chavismo uno dei tanti argini al sedicente Nuovo Ordine Mondiale.
Penso sbaglino entrambi.
Personalmente, essendo da sempre un indipendente, non di destra e non di sinistra, sto semplicemente con il chavismo perché trovo incarni lo spirito dell America Latina arcaica, spirituale, sociale e trovo che incarni allo stesso tempo lo spirito di quel socialismo e repubblicanesimo originario che l'Europa ha perduto e dimenticato da almeno un centinaio di anni, per aprirsi all'egoismo liberale e all'indistinzione mediatica.

Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore ? (tratto da "Twin Peaks", terza stagione)

domenica 23 luglio 2017

Cuba: Dio Patria Socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Era il 26 luglio 1953 quando alcuni esponenti del Partito Ortodosso - partito ispirato al Libertador José Martì - guidati da un avvocato di ventisei anni chiamato Fidel Alejandro Castro Ruz, iniziarono la Rivoluzione contro il dittatore Fulgencio Batista, il quale aveva trasformato Cuba nel "bordello degli Stati Uniti d'America".
Questo l'inizio di un'epoca storica che porterà Cuba a riacquistare, nel 1959, la sua sovranità perduta.
Di questo tratta l'ottimo saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" di Andrea Virga, edito da Nova Europa (http://www.novaeuropa.it). Virga, una militanza passata a destra e dunque non sospettabile di simpatie castriste e socialiste, analizza in questo saggio composto da numerosi ed approfonditi articoli, la Storia della Rivoluzione cubana sino alla Cuba dei giorni nostri. E lo fa senza alcun pregiudizio, avedo vissuto diversi anni a Cuba, dimostrando, anzi, al di là della vulgata di matrice liberal-destrorsa, quanto l'Isola caraibica per eccellenza sia una piccola grande democrazia ispirata non tanto al marxismo, quanto piuttosto al socialismo originario ed al pensiero di José Martì, primo Libertador dell'Isola del XIX secolo.
Chi fu, innanzitutto, José Martì ? Virga gli dedica un intero capitolo. Nato nel 1853 da due spagnoli della classe media, è arrestato a soli sedici anni per aver scritto, assieme ad altri suoi compagni di scuola, una lettera ad un altro suo compagno reo di essersi arruolato volontario con i collaborazionisti del Re di Spagna. Le sue simpatie, sin dal 1868, vanno infatti agli insorti che chiedono libertà e indipendenza dalla Madrepatria. Nel 1871 sarà così deportato in Spagna e qui inizierà ben presto la sua attività letteraria e giornalistica. Impossibilitato a tornare a Cuba, soggiornerà in Messico e Guetemala e sarà iniziato alla Massoneria. Tornato a Cuba nel 1879 sarà subito messo agli arresti e sceglierà l'esilio a New York e qui sarà nominato portavoce del Comitato Rivoluzionario Cubano. Continuerà così a battersi per l'indipendenza della sua patria e di tutte le Repubbliche latinoamericane, dal Venezuela all'Uruguay e pubblicherà il saggio "Nuestra America", oltre che fonderà, nel 1892, il Partito Rivoluzionario Cubano. Nel 1895 scoppierà la guerra d'indipendenza dell'Isola, alla quale egli prenderà parte, ma sarà ucciso in una imboscata. Ispirato da Simon Bolivar e dai Libertadores della sua epora, oltre che estimatore dell'idealismo tedesco e opera di Marx, Martì conierà il motto "Essere istruiti per essere liberi" ed oggi la sua statua e la sua effige campeggia in tutta Cuba ed è la massima figura ispiratrice dei rivoluzionari castristi.
Come spiega Andrea Virga, è infatti errato ritenere che la Rivoluzione cubana abbia avuto una impronta marxista-leninista in quanto già il Movimento 26 luglio, guidato da Fidel Castro e che nel 1953 darà vita alla Rivoluzione, era formato non già da comunisti, bensì da membri di quel Partito Ortodosso "di centro" ispirato a Martì. Il carattere socialista marxista sarà successivamente acquisito più per necessità di carattere geopolitico internazionale che per autentica convinzione, al punto che Cuba fu da sempre un'Isola ribelle finanche nei confronti dell'Unione Sovietica, applicando un socialismo di matrice più autogestionaria che statalista.
Gli stessi oppositori dell'attuale governo cubano - come evidenziato nel saggio di Virga - sono di matrice socialdemocratica e cristiano-democratica e, pur chiedendo il multipartitismo e una economia sociale di mercato, sono ben lungi dal contrastare le conquiste sociali ottenute dalla Rivoluzione, in particolare nel settore dell'istruzione pubblica e sanitaria, una delle eccellenze al mondo.
A Cuba non vi è infatti un sistema multipartitico, ma l'unico partito politico esistente, ovvero il Partito Comunista Cubano, al quale possono accedere solo persone che si sono particolarmente distinte in ogni campo sociale e pubblico, è ben lungi dall'influenzare la politica del Paese.
Dal 1992 le elezioni politiche sono ammesse e sono a suffragio universale e chiunque può prendervi parte. La selezione dei candidati avviene nel modo più democratico possibile, ovvero dal basso e attraverso assemblee di quartiere. Successivamente i candidati selezionati saranno sottoposti all'approvazione popolare ed ogni cittadino può esprimere una o due preferenze e risulteranno eletti solo i candidati che otterranno l'approvazione di almeno il 50% dei votanti. E' vietata la propaganda elettorale proprio per assicurare ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando quelle campagne milionarie che nei Paesi cosiddetti "liberali" hanno generato il fenomeno delle tangenti e della corruzione (sic !).
Un sistema, in sostanza, assolutamente democratico, in barba alle accuse di "dittatura" mosse dalle sedicenti "democrazie liberali".
Aspetto approfondito da Andrea Virga nel suo saggio sono i Comitati di Difesa della Rivoluzione, fiore all'occhiello dell'Isola ed al quale sono affiliati oltre 8.400.000 cubani su una popolazione di 9.000.000 sopra i 14 anni di età e sono totalmente autofinanziati.
Tali Comitati, il cui simbolo richiama i "mambises" delle guerra d'indipendenza, hanno il compito sia di garantire la sicurezza cittadina, oltre che il decoro e la pulizia urbana, sia di fornire informazioni in campo medico-sanitario e di garantire la prevenzione attraverso raccolta e donazione di sangue, praticando vaccinazioni ed attività di assistenza ad anziani e bambini.
I Comitati di Difesa della Rivoluzione hanno anche l'importante compito di svolgere una attività di controspionaggio e di sorveglianza dello Stato cubano, minacciato da continui tentativi di destabilizzazione in particolare da parte degli Stati Uniti d'America.
Stati Uniti d'America che, mentre con Obama avevano aperto i rapporti con l'Isola caraibica facendo ben sperare in proposito alla fine dell'embargo, oggi - con Trump - si stanno nuovamente raffreddando.
Cuba, ad ogni modo, nonostante l'embargo che dura dal 1962, resiste. Ha restitito sino agli Anni '90 grazie al contributo sovietico, ma ha continuato a resistere - pur fra mille difficoltà - anche dopo.
Virga spiega ottimamente anche e proprio il periodo più travagliato che Cuba dovette affrontare dopo il crollo dell'URSS, ovvero il cosiddetto Periodo Speciale, caratterizzato da carenza di risorse, conseguenti problemi nei trasporti, iperinflazione, deficit di bilancio inquietante aggravato ancor più dall'embargo statunitense. Periodo affontato con coraggio dai cubani e dal pragmatismo del Lider Maximo Fidel Castro, il quale avviò una serie di riforme che aprirono l'Isola al mercato attraverso la creazione di cooperative autogestite, in particolare nel settore agricolo ed industriale; l'apertura al turismo - ottima fonte di reddito dell'Isola -; la concessione di licenze per attività commerciali private e l'introduzione, sia pure in forma ridotta, delle imposte in forma progressiva.
Importanti riforme furono introdotte anche in campo politico, attraverso l'abolizione dell'ateismo di Stato e l'apertura alla Chiesa cattolica, che culminerà con gli incontri pubblici fra Fidel Castro ed i Papi dei cattolici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I; l'apertura ai diritti degli omosessuali, al punto che oggi la figlia dell'attuale Presidente Raul Castro, Mariela, deputata all'Assemblea del Popolo (ovvero il Parlamento cubano), vorrebbe approvare una legge che introduca il matrimonio omosessuale; l'introduzione di leggi proposte dal popolo medesimo, come quella che ha permesso la libera vendita di pc, elettrodomestici e telefonini, nonché la compravendita di automobili e proprietà immobiliari.
Sotto il profilo geopolitico, poi, Cuba ha trovato, alla fine degli Anni '90, un ottimo interlocutore nel Venezuela bolivariano di Hugo Chavez, con il quale ha avviato una cooperazione che ha permesso all'Isola di avere petrolio venezuelano a prezzi agevolati in cambio di assistenza sanitaria gratuita ai poveri del Venezuela. Con lo stesso Venezuela, oltre che con Nicaragua, Bolivia ed Ecuador, ha dato vita all'ALBA, ovvero all'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, alleanza di ispirazione bolivariana e martiana di mutuo aiuto economico e sociale.
Importanti rapporti con l'Isola sono poi intrattenuti sia dalla Russia che dalla Cina, oltre che dall'Europa, in particolare la Spagna per ragioni storiche e culturali.
Il saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" si sofferma particolarmente sui rapporti fra il governo e la Chiesa cattolica, dedicando a ciò ampi stralci, dimostrando come la Teologia della Liberazione abbia fortemente influenzato sia i principi sociali della Rivoluzione che l'ammorbidimento dei rapporti fra l'ateo Fidel e le gerarchie ecclesiastiche.
Del resto molti prelati cattolici hanno dato la loro vita per la Rivoluzione, così come anche molti massoni. Da ricordare, cosa che purtroppo però non fa il saggio di Virga, che Cuba ospita una fra le più importanti Obbedienze massoniche al mondo di matrice latina, ovvero la Gran Logia de Cuba, alla quale hanno fatto parte gran parte dei "barbudos" rivoluzionari, fra i quali, pare, anche lo stesso Ernesto Che Guevara. Del resto la Massoneria dei Paesi latini e latinoamericani, molto diversa da quella dei Paesi anglosassoni, ha annoverato fra le sue fila numerosi rivoluzionari e riformatori sociali, si pensi ai già citati Simon Bolivar e José Martì, sino ai più recenti Augusto Sandino ed Hugo Chavez.
Il saggio di Andrea Virga è un bellissimo affresco dell'Isola caraibica più affascinante della Storia, in grado, forse, di poter aprire le menti di molti e di far cadere molti pregiudizi, oltre che di far comprendere le radici socialiste originarie e nazionaliste dell'Isola e finanche spirituali nel senso più ampio del termine.
Cuba è la patria di tutti quegli spiriti liberi che credono in una alternativa umanitaria all'egoismo capitalista, oltre le stantìe ideologie novecentesche. E' la Storia di un mito reale in continua evoluzione, dal basso, attraverso il continuo confronto con la popolazione.
E' la Storia di una democrazia diversa da quelle cosiddette "liberali", che spesso tendono a privilegiare solo le classi medio-alte.
E' la Storia di Fidel, del Che, di Martì. Degli eroi di un passato, che hanno intravisto un futuro diverso, più sostenibile, solidario e umano.

Luca Bagatin