Visualizzazione post con etichetta usa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta usa. Mostra tutti i post

sabato 1 agosto 2026

Nell'ultimo viaggio da Presidente, Gustavo Petro al fianco di Cuba contro embargo e minacce. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, nel suo ultimo viaggio ufficiale all'estero, ha deciso di visitare Cuba.

Scopo del viaggio, quello di sostenere l'Isola, che sta subendo un'aggressione da parte del regime statunitense e promuovere un dialogo internazionale che scongiuri l'embargo e un intervento armato contro di essa.

Cuba è sotto attacco ed è vitale garantirne la sovranità nazionale e sostenerne la lotta per la sopravvivenza nei Caraibi”, aveva dichiarato il Presidente socialista colombiano, prima di recarsi a L'Avana, nei giorni scorsi.

Egli ha aggiunto che Cuba – in questi anni - ha formato 2.000 medici colombiani e ha contribuito a salvare “centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo con il suo vaccino contro il COVID-19”.

Il Presidente Petro è stato accolto, venerdì 31 luglio scorso, dalla Vice Ministro degli Esteri cubano, Josefina Vidal, prima di recarsi in Plaza de la Revolución all'Avana per deporre una corona al Memoriale di José Martí e successivamente incontrare il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel.

Il Presidente colombiano, nel suo incontro con le autorità cubane, ha sottolineato come il suo mandato e la Costituzione colombiana del 1991 lo abbiano sempre obbligato a lavorare per la pace, sottolineando l'importante ruolo della Colombia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E ha dichiarato: “Sono venuto per chiedere all'umanità di mostrare solidarietà a Cuba, affinché non ci sia un'invasione né un lancio di missili, e per proporre come alternativa, anche all'attuale governo degli Stati Uniti, al signor Rubio e al signor Trump, che si instauri un dialogo tra civiltà che devono essere uguali pur essendo diverse.”
Egli, riferendosi a quanto sta accadendo a Gaza, ha altresì aggiunto che “È tempo di dialogo. Ciò che sta accadendo in Medio Oriente non è motivo di festa; potrebbe essere il preludio a un olocausto globale, a una barbarie diffusa, ed è preferibile che il popolo degli Stati Uniti e il suo attuale governo reagiscano”.
In particolare ha puntato il dito contro il governo israeliano spiegando che “abbiamo un uomo come Netanyahu che pensa solo a salvare se stesso, cercando di perpetuare il suo potere in Israele, conducendo guerre al di fuori di Israele, cercando di intensificare le guerre al di fuori di Israele per salvarsi da un processo internazionale che, come i nazisti al processo di Norimberga, merita per essere un genocida”.

Il Presidente Petro ha aggiunto che “il popolo degli Stati Uniti non può essere complice di tutto ciò, e nelle mie conversazioni da Capo di Stato con i funzionari statunitensi, incluso il Presidente Trump, ho sempre detto loro che non possono essere complici di un regime genocida se riconoscono la storia degli Stati Uniti nel XIX e XX secolo”.

Egli ha spiegato che questo è il momento del dialogo fra le civiltà e che occorre costruire un ponte “per l'umanità nella diversità, per la vita e per la libertà”, riferendosi anche alla necessità di costruire un dialogo fra gli USA e Cuba.

Il Presidente cubano, Diaz-Canel, nel ringraziare il Presidente Petro, ha aggiunto: “Abbiamo apprezzato la sua profonda solidarietà e il fermo sostegno al nostro Paese di fronte alle minacce di aggressione, al blocco energetico e all'intensificarsi dell'embargo economico statunitense. Ribadiamo l'incrollabile impegno del nostro Governo per la pace in Colombia”.

Nel frattempo, in Colombia, il Presidente eletto, Abelardo de la Espriella, rappresentante dell'estrema destra, ha affermato di voler chiudere l'Ambasciata colombiana all'Avana e di voler interrompere ogni rapporto con Cuba, secondo i desiderata del regime statunitense.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

mercoledì 29 luglio 2026

Il Parlamento cubano: "L'embargo è un'aggressione genocida. Cuba non rinuncerà alla sua sovranità". Articolo di Luca Bagatin

 

L'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, ovvero il Parlamento cubano, ha emesso – mercoledì 29 luglio - una dichiarazione congiunta che – riferendosi all'inasprimento dell'embargo economico, finanziario ed energetico contro l'Isola - condanna quella che viene definita “aggressione genocida del governo degli Stati Uniti contro Cuba”.

Un'aggressione volta a “rompere con la forza la volontà sovrana del popolo cubano”.

Secondo i deputati cubani, l'autodeterminazione, l'indipendenza e la determinazione nella costruzione del socialismo di Cuba, sono “pilastri solidamente costituiti e non negoziabili”.

In particolare, nella dichiarazione si specifica che “Le ripetute minacce di aggressione militare costituiscono un crimine internazionale, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Qualora un simile atto irresponsabile si concretizzasse, incontrerebbe la resistenza incrollabile e irremovibile del popolo cubano, che non cederà un solo centimetro del proprio territorio, né la minima delle proprie prerogative sovrane. Causerebbe morte e distruzione, e porterebbe a un bagno di sangue, ma non raggiungerebbe l'obiettivo di subordinare Cuba ai dettami neocoloniali degli Stati Uniti, instaurando una condizione di dipendenza da quel Paese, né di riportare Cuba alla società corrotta, brutalmente ineguale e socialmente arretrata in cui una potenza straniera deteneva la ricchezza nazionale e interferiva negli affari politici interni del Paese”.

Nel documento si sottolineano le terribili conseguenze dell'ideologico embargo statunitense: “Il popolo cubano subisce quotidianamente le devastanti conseguenze di questa guerra, in ogni aspetto della vita, mentre il governo statunitense, agendo da boia, misura i propri successi in base alla morte di un bambino per mancanza di cure adeguate; agli interventi chirurgici annullati o rinviati a causa di interruzioni di corrente o carenza di materiali; all'angoscia familiare causata dalla mancanza di elettricità e acqua o dall'impossibilità di conservare il cibo”

I parlamentari cubani hanno ringraziato anche la comunità internazionale per il sostegno ricevuto “nonostante le numerose pressioni esercitate dal governo statunitense per impedire che la questione venisse affrontata”.

In particolare, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha ribadito ciò che aveva affermato il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, il 26 luglio scorso, ovvero: “Cuba non rappresenta una minaccia, né per gli Stati Uniti né per nessun altro Paese al mondo. Siamo un popolo nobile, che salva vite dove altri distruggono, che manda medici e insegnanti dove altri mandano bombe”.

I parlamentari cubani, nel ribadire la loro ferma contrarietà alle minacce di aggressione del regime statunitense e al loro criminale embargo, hanno ricordato le parole dell'Eroe cubano e Libero Muratore José Martì (1853 – 1895): Cuba non va in giro per il mondo a fare la mendicante: vi cammina da sorella, agendo con la dignità che le spetta. Salvando se stessa, salva il mondo”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

martedì 21 luglio 2026

Il socialismo perduto e la crisi della democrazia europea. Articolo di Luca Bagatin

 

Jeremy Corbyn, ex leader laburista, alla conferenza del suo nuovo partito socialista, Your Party, nel Galles, tenutasi domenica 19 luglio scorso, ha detto ancora una volta parole emblematiche.

Puntando il dito contro la destra peggiore che, in Gran Bretagna, è rappresentata dallo pseudo laburismo di Starmer, da decenni infiltrato dal peggior liberal capitalismo che ha distrutto e annacquato tutto il socialismo e la sinistra euro-occidentale.

Uno pseudo laburismo che ha segnato un profondo aumento delle diseguaglianze, come sottolineato da Corbyn, oggi deputato al Parlamento britannico.

Guardate la società che abbiamo in questo Paese, il numero di banche alimentari e il crescente numero di persone in povertà”, ha affermato.

Le politiche finanziarie perseguite da Reeves e Starmer hanno portato a livelli di disuguaglianza enormi nella nostra società, dove 150 miliardari detengono il 22% della nostra ricchezza nazionale”, ha aggiunto.

Relativamente al successore di Starmer, Andy Burnham, Corbyn ha affermato: “Burnham diventa Primo Ministro senza elezioni, senza dibattiti, senza dichiarazioni programmatiche, ed è una parodia di qualsiasi processo democratico”.

E, esortando il nuovo governo a interrompere immediatamente le forniture di armi al regime di estrema destra di Netanyahu, ha ricordato che “Stiamo assistendo a un genocidio e Israele è in grado di perpetrarlo grazie alle strutture militari fornite dalla Gran Bretagna, insieme alla fornitura di informazioni sulla sicurezza. Sabato abbiamo avuto la 36esima manifestazione nazionale per la Palestina, e il mio messaggio è stato che saremo qui finché sarà necessario”.

Egli ha altresì aggiunto di battersi per un sistema di assistenza sociale universale, indipendentemente dal reddito e di volere la proprietà pubblica del settore idrico.

Spiegando che “Il nostro compito è quello di costruire azione, forza e partecipazione a livello comunitario, che alla fine portano al successo elettorale”.

Perché le parole di Corbyn sono importanti, anche nel dibattito italiano e, più in generale, europeo?

Perché egli è il rappresentante di quel socialismo autentico, comunitario e senza equivoci che è e viene ancora perseguitato in gran parte d'Europa, se non addirittura infiltrato da settori liberal capitalisti che hanno snaturato socialismo e sinistra, facendoli diventare il cane da guardia del capitalismo assoluto, come ampiamente dimostrato anche dal filosofo francese Jean Claude-Michéa.

Ho scritto moltissimo di questi aspetti, in numerosi articoli e nel mio ultimo saggio, con prefazione di Ananda Craxi, “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Trovo tutto ciò di profonda attualità, se penso che ancora oggi c'è chi nel nostro Paese si dice “socialista”, ma fa discorsi da liberale e spesso si definisce “riformatore” o “riformista”. Quando nemmeno il sempre purtroppo dimenticato Giuseppe Saragat amava quel termine e, nel 1947, nel suo celebre discorso di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò: “Quanto più il proletariato sarà democratico, tanto più troverà alleati, tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima parola della saggezza politica sia il riformismo anti-democratico. Noi pensiamo invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.

Ho scritto recentemente un commento a un intervento abbastanza generico di Bobo Craxi, che qui vorrei riportare.

La sinistra italiana e europea, se escludiamo i socialisti Slovacchi, Bulgari e Moldavi e il movimento di Corbyn, Mélenchon, Galloway, Sanchez e pochi altri, non esiste più.
Infiltrata e annacquata dal liberal capitalismo a partire dalla metà degli Anni '90, ha perduto ogni volontà di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
Ha perduto proprio quel sano POPULISMO – da molti ingiustamente criticato - che era all’origine del socialismo originario, come ricorda l’ottimo Jean Claude-Michéa.
Nel mio ultimo saggio, Ritratti del Socialismo, punto il dito proprio contro questo sinistrismo borghese, beceramente liberale e anti popolare, di cui tutti voi siete diventati preda.
Ma ancora parlate di “sinistra”, di “socialismo”, senza conoscere né avere mai frequentato le classi popolari e senza esservi mai confrontati con realtà socialiste latinoamericane, eurasiatiche, panafricane.
Al vostro convegno
(mi riferisco al convegno in ricordo dei 50 anni dell'elezione di Bettino Craxi al Midas, tenutosi a Roma il 16 luglio scorso a Roma e organizzato dalla lista Avanti) c’ero anch’io l’altro giorno e mi sono annoiato a morte.
Solite parole vuote che sento da decenni.
Che a me, personalmente, non incantano più, ma penso non incantino nemmeno la gran parte degli elettori e chi si richiama al socialismo e al repubblicanesimo sociale.
Avrei voluto fare un intervento, che mi ero preparato. Ma il convegno era interamente autoreferenziale.
Ho trovato ad ogni modo molto interessante l’intervento storico di Saro Freni, giovane ricercatore storico, con il quale ho passato il pomeriggio a chiacchierare al bar, al centro di Roma, confrontandoci sul passato e il presente, pur da posizioni politiche differenti”.

Se ce ne fosse stata l'opportunità, a quel convegno, avrei voluto dire quanto segue, a proposito dell'assenza di una forza socialista che si ponga quale rappresentante della comunità e critichi quel sinistrismo borghese che, nei fatti, ha spostato l'asse politico italiano (e dell'UE) sempre più verso destra. Quella destra che preoccupa tanto questi “socialisti”, senza che si siano resi conto che la destra è forte proprio... a causa dell'assenza di politiche socialiste!!!

Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?

(...) Perché non si parla più di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché si parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? (…).

Ecco, forse il problema sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE, nell'Occidente liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato, dall'interno, il socialismo ed al contempo si è svuotata di significato la democrazia. Che, come diceva Saragat, è anti-riformista. Ovvero è anti-borghese e anti-individualista.

Perché la democrazia è volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità organizzata, che si fonda su doveri e diritti.

Doveri, come diceva Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono conseguenza.

Tutto ciò sembra perduto da tempo.

Dalla metà degli Anni '90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.

I partiti e relativi candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici, attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald Reagan il primo degli esempi).

Questa edonizzazione, spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni “decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o “riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.

Una “sinistra” euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della “crescita economica” e dell'atomizzazione della società, cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di regolamentazione, in modo democratico.

La politica, dunque, diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.

Come la televisione, come i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui ritornano o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality televisivo o diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i politici di turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.

Dichiarazione che non è ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da stadio.

In modo da far credere che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando, in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico, autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri internazionali e quindi nemmeno autonomo.

Schieramento o schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo, peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai, hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.

Oggi vediamo impennarsi i prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non volute dalla maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in capitolo in merito.

Vediamo nuove generazioni sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare attentati, a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi sia alcuna pena severa e esemplare, atta ad educarle.

Vediamo una società edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento, preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali, l'esteriorità.

Vediamo un mondo più diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.

Eppure la soluzione sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità, che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.

Manca, probabilmente, come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.

In tutto ciò vediamo Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro “suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.

Anziché ammirare e approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo, pensando di esserle superiori.

L'incapacità di fare autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di comportamento, ci seppelliranno.

E, quando accadrà, non avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.

Esattamente un anno fa, rispondendo a un articolo di Marco Gervasoni, sull'Huffington Post, dal titolo “Eutanasia del socialismo riformista”, scrivevo, nelle mie conclusioni:

Avremmo necessità di socialismo, ma rettamente inteso e senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Un socialismo come quello di Bettino Craxi, di Giuseppe Saragat (…), di Roberto Tremelloni, di Mario Bergamo, di Luigi Mariotti, di Pietro Longo, di Hugo Chavez, di Lula, di Jeremy Corbyn e così via, come vado scrivendo da un bel po' di annetti.

Altro che aggiungere una “s” alla “d” del PD!

Occorre riannodare i fili di ciò che è stato volutamente distrutto (pensiamo anche alla tragica defenestrazione del socialista Gheddafi in Libia e a quella del laico-socialista Assad in Siria, per lasciare spazio al caos e agli islamisti...ma amici di un Occidente che il socialismo non lo ha mai amato né voluto). (Oggi, peraltro, avrei anche aggiunto: pensiamo alla tragica fine fatta fare al Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, da parte del regime di Trump!).

Che un socialismo autentico, in Europa, possa rinascere, ci credo molto poco. Che sia presente, in molti Paesi del mondo, invece, è una realtà.

Forse perché Paesi che hanno imparato dalla loro Storia e cultura, oltre che dalle disavventure dei rispettivi popoli. E, chi impara dalla propria Storia e dall'esperienza, ha in mano il presente e futuro.

Oggi, a parte i Corbyn e gli altri soggetti che ho citato, non vedo socialisti in Europa. Né vedo sinistra.

In Italia guardo con interesse al progetto di Angelo D'Orsi, che pur ha una storia molto diversa e lontana dalla mia, “Agorà per l'Italia”.

Altro non vedo.

Vedo fondamentalisti censori che si dicono “di centro”. Vedo destre parolaie e inconcludenti. Vedo pseudo sinistre liberal draghiane.

Vedo il livello che abbiamo raggiunto.

E la misura mi appare colma.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

sabato 11 luglio 2026

Cuba rende omaggio al Partito Comunista Cinese: un fronte socialista contro l'embargo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Anche Cuba, l'Isola dei Caraibi assediata dall'egoista e imperialista regime statunitense, oggi ancor più di ieri, celebra i 105 anni del più grande partito socialista del mondo, ovvero il Partito Comunista Cinese, oltre al 90esimo anniversario della vittoria della Lunga Marcia, che gettò le basi per la costruzione della Repubblica Popolare Cinese.

Il 29 giugno scorso, a L'Avana, presso il Palazzo della Rivoluzione, si è tenuta infatti un'importante cerimonia, alla presenza del Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, oltre ai membri del Politburo e ai dirigenti del Partito, dello Stato e delle organizzazioni istituzionali e civili di Cuba.

Presente l'Ambasciatore cinese Hua Xin, studenti cinesi e rappresentanti di aziende cinesi che hanno sede nell'Isola.

Il Partito Comunista Cinese sarà sempre al fianco del Partito Comunista di Cuba”, ha affermato l'Ambasciatore cinese, aggiungendo: “Il 1° luglio celebreremo il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. A nome dell'Ambasciata cinese a Cuba, ringrazio il Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba per aver organizzato questo evento commemorativo ed esprimo i miei più sinceri saluti e la mia gratitudine al Partito, al Governo e agli amici di tutti i settori di Cuba che hanno costantemente sostenuto l'amicizia tra i nostri partiti e i nostri Paesi”.

Egli ha altresì ricordato la missione storica che il Partito Comunista Cinese si è assunto, aderendo ai principi di sacrificio, lealtà e impegno nei confronti del popolo cinese.

L'Ambasciatore ha sottolineato che – nell'edificazione del Partito - è stata realizzata una “profonda sintesi di oltre un secolo di esperienze, integrando idee, approcci e strategie innovative”, alle quali ha contribuito, ultimo, ma non ultimo, il Pensiero di Xi Jinping, inserito a pieno titolo nell'eredità ideale spirituale del PCC e del socialismo con caratteristiche cinesi.

L'Ambasciatore Hua Xin ha voluto denunciare con fermezza le ingerenze e minacce statunitensi contro Cuba, affermando: “Oggi, di fronte all’escalation del blocco imposto dagli Stati Uniti, nonché alle sue minacce militari, il Partito, il Governo e il popolo cubano restano saldi nelle loro convinzioni, non cederanno alle pressioni e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e la causa socialista”. Ed ha aggiunto: “Ci opponiamo categoricamente alle sanzioni unilaterali illegali e a qualsiasi forma di intervento militare; chiediamo che gli Stati Uniti pongano immediatamente fine al blocco e a ogni forma di coercizione, e che cessino di violare il diritto del popolo cubano alla sopravvivenza e allo sviluppo. Sosteniamo fermamente Cuba nell'esplorazione di un percorso di sviluppo socialista, in accordo con le sue condizioni nazionali; e apprezziamo molto la decisione del Partito Comunista di Cuba di promuovere con coraggio misure di trasformazione economica e sociale. Siamo fiduciosi che, sotto la guida del Partito Comunista di Cuba, l'eroico popolo cubano supererà le difficoltà attuali e conseguirà nuove vittorie nella costruzione del socialismo”.

Emilio Lozada Garcia, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, nel suo discorso di commemorazione del Partito Comunista Cinese, ha ricordato: “Quei 50 coraggiosi militanti comunisti si sono moltiplicati e oggi contano più di cento milioni di membri, rendendoli il più grande Partito Comunista del mondo”. Egli ha altresì sottolineato come “nell'arena internazionale, i comunisti cinesi hanno promosso la pace, il multilateralismo, la difesa del diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite”. E aggiunto che “Le iniziative promosse negli ultimi anni dal Segretario Generale del Partito, il compagno Xi Jinping, riguardanti la Nuova Via della Seta, la costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità, nonché le iniziative in materia di sicurezza globale, sviluppo, civiltà e governance, sono state particolarmente rilevanti”.

Emilio Lozada, nel ringraziare il sostegno del Partito Comunista Cinese e della Repubblica Popolare Cinese nel denunciare l'illegale e ideologico embargo statunitense, in ambito economico, commerciale, finanziario e energetico contro Cuba, ha dichiarato: “Il Partito Comunista Cinese è oggi un punto di riferimento indispensabile nel processo di costruzione del socialismo e ha dimostrato che il sistema socialista è una valida alternativa al capitalismo selvaggio che stanno cercando di imporci dal Nord. Il suo impegno per la realizzazione di un ordine internazionale più giusto, democratico ed equo ribadisce che un mondo migliore è possibile”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

lunedì 6 luglio 2026

Mutamenti geopolitici e nuovi scenari internazionali. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Attualmente, il mondo è entrato in una nuova fase di turbolenza e trasformazione, con numerosi cambiamenti che emergono nel panorama geopolitico globale. La lenta crescita economica, unita allo sviluppo della rivoluzione tecnologica (leggi anche: passi in avanti dell’intelligenza artificiale), hanno portato a un contesto geopolitico globale più instabile e incerto; la perdita dell’egemonia statunitense e il disordine dell’incertezza degli schieramenti internazionali hanno ulteriormente frammentato e disordinato il panorama geopolitico mondiale.

Quanto più complessa e interconnessa diventa la situazione, tanto più la comunità internazionale deve collaborare in solidarietà e mutuo soccorso, attenendosi alla logica del progresso storico e alla tendenza dei tempi. Di fronte a questo intricato scenario geopolitico, contribuire con determinazione alla pace e allo sviluppo mondiale attraverso una governance accettata da tutte le parti, e stabilizzare un mondo incerto con la sicurezza riveste una grande importanza strategica. L’attuale governo statunitense ha ripetutamente minacciato di annettere la Groenlandia con il pretesto della cosiddetta “sicurezza nazionale” e ha dichiarato di non escludere la possibilità di ricorrere alla forza. Addirittura pure i pacifici cittadini danesi hanno marciato e manifestato nella piazza del Municipio di Copenaghen il 17 gennaio 2026, protestando contro tale tentativo.

Il mondo sta attraversando rapidi cambiamenti, con la Casa Bianca e alcuni altri Paesi occidentali che apportano modifiche strategiche e si impegnano in una competizione per il potere e nuove regole, e tutto questo sta determinando un profondo rimodellamento del panorama geopolitico e introducendo una nuova fase storica caratterizzata da cambiamenti interconnessi e da una crescente instabilità.

L’equilibrio e la distribuzione del potere geopolitico stanno subendo una rapida ristrutturazione, con l’indebolimento della superpotenza “unipolare” e la differenziazione di molteplici potenze forti che si evolvono parallelamente. Il modello emerso dopo la guerra fredda ha subìto cambiamenti fondamentali a causa dell’ampliamento delle differenze di sviluppo tra i Paesi, diventando il filo conduttore dell’evoluzione dello scenario. Da un lato, il potere e lo status degli Stati Uniti d’America sono relativamente diminuiti e la loro egemonia unipolare è insostenibile. La quota di Washington nell’economia globale è scesa da circa il 40% al suo apice negli anni Sessanta a circa il 26% negli ultimi tempi, con problemi quali una struttura industriale squilibrata e un pesante debito federale che scuotono le fondamenta del suo potere nazionale. Dall’insediamento dell’attuale amministrazione statunitense, la sua posizione unilaterale e aggressiva si è intensificata, ed il suo soft power è stato gravemente danneggiato; le crepe all’interno del suo sistema di alleanze si sono allargate e la sua capacità di dominare l’agenda è diminuita.

D’altro canto, il mondo si sta evolvendo in una direzione multipolare sempre più marcata, con le potenze tradizionali e i Paesi emergenti – quali, ad esempio i BRICS – che divergono nei loro percorsi di sviluppo, dando luogo a una struttura di potere differenziata. Le difficoltà economiche e di sicurezza dell’Unione Euripea si sono aggravate e la dipendenza strategica di Tokyo da Washington rimane invariata, creando disequilibrio in Estremo Oriente. Allo stesso tempo, il Sud del mondo è cresciuto significativamente, rappresentando oltre il 40% dell’economia globale e diventando una forza indispensabile e importante nel processo di multipolarizzazione mondiale.

Nel frattempo, la Repubblica Popolare della Cina ha continuato a compiere dei passi in avanti, rafforzando notevolmente la sua influenza internazionale; la Russia, nonostante le sanzioni occidentali, ha dimostrato una forte resilienza strategica facendo leva sulle sue risorse energetiche e su altri vantaggi; i Paesi emergenti come India, Brasile e Repubblica Sudafricana sono attivamente alla ricerca di opportunità e stanno diventando forze sempre più importanti che influenzano il panorama internazionale.

Le alleanze geopolitiche si stanno frammentando e riorganizzando sempre più, con la competizione e l’autonomia strategiche le quali che assumono un ruolo sempre più rilevante. Le interazioni geopolitiche globali stanno attraversando una complessa evoluzione, con gli Stati Uniti d’America e alcuni altri Paesi occidentali ad essi legati, che continuano a fomentare il confronto tra alleanze.

Molti Paesi mostrano una crescente propensione all’autonomia e all’indipendenza de facto, rendendo la coesistenza di confronto una caratteristica saliente del mutevole panorama geopolitico. Il confronto è una caratteristica chiave. Per mantenere la loro precaria egemonia e reprimere l’ascesa delle potenze emergenti, alcuni Paesi occidentali, e non, stanno intensificando la loro competizione, che si sta estendendo dalle tradizionali regioni chiave come Europa ed Asia-Pacifico ad altre aree.

La crisi ucraina e la situazione in Vicino e Medio Oriente continuano senza sosta, la divergenza tra le posizioni di Stati Uniti d’America e Israele e Stati Uniti ed Unione Europea si sta ampliando e il confronto tra Europa e Russia si approfondisce e consolida.

La Casa Bianca sta mobilitando gli alleati regionali per promuovere la cosiddetta “strategia indo-pacifica”, aumentando i rischi per la sicurezza nella regione estremo-orientale e, al contempo, adattando la propria strategia intercontinentale, esercitando maggiore pressione su regioni e Paesi dell’America Latina (per tutti la questione venezuelana), del Medio Oriente (Israele, Gaza e Libano) e dell’Africa (guerre intestine al Continente). Sempre più Paesi, di fronte a imposizioni e comportamenti autoritari da parte di potenze egemoniche, stanno vivendo un risveglio strategico e cercando di svincolarsi, con la maggiore esigenza di superare i tradizionali scontri tra alleanze, promuovere la multipolarità e migliorare la governance globale.

La competizione geopolitica si sta intensificando, con una crescente rivalità per le vie navigabili strategiche (fra queste, la ben nota questione degli stretti) e le principali risorse minerarie. Con i rapidi progressi tecnologici e i cambiamenti nel panorama globale delle risorse e dell’energia, le roccaforti geopolitiche, le vie navigabili chiave e i minerali critici sono diventati punti nevralgici della competizione.

Le posizioni geografiche e gli snodi strategici hanno sempre rivestito un’importanza fondamentale nella geopolitica globale. Gli Stati Uniti d’America, come abbiamo detto supra, puntano alla Groenlandia, non per l’apparente “vicinanza” al Continente America, ma in quanto ricca di minerali delle terre rare, e per i passaggi che controllano le rotte marittime artiche.

Una questione poco affrontata è il porto australiano di Darwin, che potrebbe essere foriero di una situazione d’instabilità. Quell’approdo è di vitale importanza per gli Stati Uniti d’America grazie alla sua posizione strategica nell’Indo-Pacifico e al suo ruolo nelle operazioni militari alleate. Situato all’estremità settentrionale dell’Australia, funge da snodo logistico cruciale per la Marine Rotational Force-Darwin (base staunitense dei Marine). I pianificatori della difesa statunitensi considerano il porto e la circostante base della Royal Australian Air Force di Darwin essenziali per il mantenimento della sicurezza e per una rapida risposta alle crisi. La sua vicinanza al Sud-Est Asiatico consente alle forze congiunte statunitensi e australiane di condurre addestramenti e dispiegare rapidamente risorse.

Esso è considerato di potenziale importanza militare, impiegando tattiche sia morbide che dure nella loro offensiva, anche a costo di violare la sovranità di altri Paesi. Le vie navigabili chiave sono la linfa vitale del commercio globale e del trasporto di energia. La crisi marittima del Mar Rosso del 2023 e l’attuale di Homuz hanno gravemente colpito le catene di approvvigionamento globali, evidenziando l’estrema importanza delle vie navigabili strategiche. Le recenti azioni di Trump, come il tentativo di assumere il controllo del Canale di Panama, preannunciano una nuova fase di competizione per queste vie navigabili. Minerali chiave come litio, cobalto, nichel e terre rare sono la forza trainante delle energie pulite e di settori emergenti come l’intelligenza artificiale. Assicurarsi l’approvvigionamento di questi minerali chiave è una condizione necessaria per guidare le rivoluzioni industriali in tali àmbiti. Gli Stati Uniti d’America e altri Paesi occidentali hanno costantemente alimentato dispute geopolitiche sui minerali chiave, tentando di promuovere il “disaccoppiamento” delle catene di approvvigionamento di questi minerali chiave da importanti Paesi di quella zona. (Il “disaccoppiamento” è la strategia economica e geopolitica volta a separare o ridurre la dipendenza dai mercati esteri.)

La competizione geostrategica si è ampliata notevolmente, con nuovi àmbiti che sono diventati frontiere a causa delle quali tutti i Paesi cercano di proteggere, rafforzando il loro parco militare. Gli abissi marini, le regioni polari, lo spazio extra-atmosferico e il cyberspazio sono tutti elementi legati alla sicurezza strategica di ogni Stato e influenzano il futuro assetto del potere globale, diventando nuove frontiere su cui potrebbero scatenarsi lotte nella competizione geopolitica internazionale.

I predetti abissi marini, ricchi di risorse minerarie, biologiche ed energetiche, stanno attirando sempre più l’attenzione strategica di diversi Paesi: vedi la questione delle ampie Zone Economiche Esclusive del Pacifico, la cui formale sovranità è esercitata anche da Stati che hanno meno abitanti di un quartiere romano.

Attualmente, le scoperte nella tecnologia di estrazione mineraria in acque profonde ed il relativo vuoto normativo nel diritto internazionale, stanno innescando controversie sull’allocazione delle risorse, con alcuni Paesi che stanno mettendo alla prova i limiti dell’ordine internazionale. Vedi anche la lotta tra Stati Uniti d’America, Russia, Canada e altri per il controllo delle rotte marittime artiche rimane irrisolta e la competizione strategica negli abissi marini polari e caldi si sta intensificando.

Va pure rammentato lo spazio extra-atmosferico il quale è un’area chiave della moderna competizione militare e tecnologica. Gli Stati Uniti d’America, attraverso il progetto Starlink, mirano a prendere l’iniziativa e a scatenare una battaglia per le risorse spaziali, che porterà a un’intensificazione della competizione per i diritti spaziali internazionali. Ma non c’è solo lo spazio atmosferico, ma pure quello cyber, che rappresenta un nuovo palcoscenico per l’interazione geopolitica mondiale. La governance dell’ecosistema cibernetico è fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza nazionali. Sempre più Paesi stanno aumentando gli investimenti per potenziare le proprie capacità offensive e difensive nel cyberspazio, e la lotta per il dominio e il controllo dello spazio cibernetico si sta facendo sempre più aspra, con una crescente tendenza alla geopoliticizzazione di quest’ultimo. Tanti sono i nuovi scenari che non vengono appronditi dai mass-media.

Giancarlo Elia Valori 

domenica 28 giugno 2026

Nasce "Agorà", il movimento di Angelo D'Orsi, per dare una voce democratica al Paese. Articolo di Luca Bagatin

 

Amo i gatti neri. Ne avevo uno, Mirtillo, che per me è stato come un fratello.

I gatti neri sono simbolo di ribellione, anarchia, ma anche, sotto il profilo spirituale, di protezione e esplorazione del proprio inconscio.

Quando, sul manifesto della prima assemblea nazionale di "Agorà per l'Italia", il neo-movimento del prof. Angelo D'Orsi, tenutasi a Roma il 27 giugno scorso, ho visto che c'era disegnato un gatto nero con dei begli occhi rossi, avevo deciso che non sarei potuto mancare.

Non sono pertanto rimasto stupito nell'ascoltare – nel corso dell'assemblea - parole che risuonano dentro di me, fin da quando ero molto piccolo, la prima delle quali è “democrazia”.

E non sono rimasto stupito nel vedere – nella numerosissima platea - volti puliti e fieri e ritrovare amici quali Paolo Di Mizio, ex caporedattore e fra i fondatori del TG5 e Fabio Massimo Parenti, esperto di Repubblica Popolare Cinese, che spesso ho citato nei miei articoli e saggi.

Mi ha colpito molto ascoltare il prof. D'Orsi spiegare come egli sia stato ispirato, nella fondazione di questo movimento, da una sua amica scomparsa.

Il prof. D'Orsi ha una formazione politica molto diversa dalla mia. Lui si rifà a Gramsci, io mi rifaccio alla tradizione mazziniana, garibaldina, dannunziana, ma non meno eretica. Anzi. Forse anche di più.

E' forse per questo che, le sue parole e prospettive, non sono così distanti dalle mie. Ed è per questo che, forse, una nuova sintesi fra antichi valori sociali, non è così impossibile. Se si riparte dello studio e dall'approfondimento, senza pregiudizi, della Storia.

E questo egli ha detto: “Ho pensato di costruire un partito fondato sullo studio”.

Che è la base di tutto, direi.

Ma non solo.

Il prof. D'Orsi ha spiegato come, nelle sue brevi esperienze politiche come candidato di partiti di sinistra radicale, egli abbia ravvisato spesso egocentrismo e settarismo. Aspetti che anche io, nei partiti nei quali ho militato (molti anni fa), d'area verde, socialista e repubblicana, ho parimenti ravvisato.

Aspetti che hanno portato non solo noi, ma la stragrande maggioranza degli italiani, ad allontanarsi dalla politica partitica.

Occorre conoscere le ragioni della Storia”, ha spiegato il prof. D'Orsi. Ed ha ragione.

Senza la Storia non si può comprendere, ad esempio, le origini dell'attuale conflitto russo-ucraino, che, come ho spesso scritto, hanno origine dal crollo dell'URSS, causata da elementi interni ed esterni e che ha fatto ampiamente comodo a un Occidente liberale, ma molto poco democratico.

Senza conoscere le ragioni della Storia “si rischia di subire passivamente le scelte dall'alto”, ha giustamente spiegato il prof. D'Orsi.

E così, come è di fatto avvenuto e avviene da decenni, si finisce per rimanere sottomessi ai desiderata della dirigenza UE e a quella degli Stati Uniti d'America e dei loro Stati satellite, ad Est e in Medio Oriente.

Per cui, ha rilevato il prof. D'Orsi, si sanziona ampiamente la Russia, ma si tace sul massacro perpetrato dal governo israeliano contro la popolazione di Gaza.

Si danno armi a governi corrotti né UE, né NATO, ma, pur non dicendosi co-belligeranti, di fatto lo si è.

Il tutto in barba alla volontà popolare e, dunque, alla democrazia, come peraltro costituzionalmente la conosciamo o dovremmo conoscere.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito da come tanti, a sinistra (o nella cosiddetta sinistra) si siano resi complici di ciò. Personalmente, di ciò, sono meno stupito, avendo abbandonato (e per sempre) il sedicente e pseudo centro-sinistra italiano nel 1999, quando il governo D'Alema autorizzò il bombardamento NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia. Ultimo baluardo di socialismo nel Balcani. Socialismo completamente sconosciuto e estraneo al sedicente centro-sinistra italiano. E ricordo ancora come, diversamente, l'ex Ministro socialdemocratico, Luigi Preti, allora sostenitore di Silvio Berlusconi, si oppose fermamente allo smembramento della Jusoslavia, per la solita volontà di Bruxelles e Washington, come egli stesso ricordò e denunciò, sulle pagine di “Critica Sociale”, nel 1999.

Il prof. D'Orsi si è detto stupito della russofobia diffusa da tanti media, che arrivò persino a proibire corsi di russo e la possibilità di parlare di scrittori russi. E qui, a stupirci, credo, fra chi è autenticamente democratico e ha un pensiero completamente libero, siamo stati in tanti, nel 2022.

Egli ha anche spiegato come grande responsabilità la ebbe l'antistorica risoluzione del Parlamento Europeo del 2019, che volle equiparare nazismo e comunismo. Dimenticando gli oltre 20 milioni di sovietici che hanno liberato l'Europa dalla barbarie hitleriana.

Il prof. D'Orsi ha anche spiegato come, “grazie” (si fa per dire) alle autolesionistiche sanzioni contro la Russia volute dalla dirigenza UE, ci troviamo a pagare il gas più caro, importandolo dagli USA.

Come se non bastasse, ha aggiunto, il bilancio della difesa, in Italia è UE, è in aumento, a discapito di quello sanitario, sempre più privatizzato e smembrato, nel corso degli anni. Siamo passati, in sostanza, dal welfare al warfare.

E così egli ha spiegato, a mio avviso giustamente e con grande lungimiranza (ma anche profondo buonsenso e pragmatismo), che occorre invertire la rotta e puntare al benessere della comunità. Salvare vite, non diffondere morte.

Egli ha spiegato come la decisione di fondare il suo movimento, su sollecitazione di quella sua amica scomparsa, sia nata proprio dallo sdegno e dall'indignazione nei confronti di tutto ciò.

Di come sia diventata l'Europa e l'Italia a causa dei Draghi, delle Von Der Leyen e delle Lagarde.

E di come occorra, diversamente, recuperare quella democrazia autentica perduta, liberandoci dalla sudditanza dei potentati economici internazionali e dall'ingerenza di potenze straniere; lavorando per sostenere il mondo multipolare, promosso dai BRICS.

Restituendo, così, lo Stato al cittadino, come previsto dalla Costituzione della Repubblica italiana fin dal suo Primo Articolo.

Devo dire che il prof. D'Orsi mi ha commosso. Perché ciò che ha detto, lo penso e lo scrivo anch'io, da oltre dieci anni. Spesso censurato, da chi si erge a “liberale”, ma che probabilmente non ha mai letto Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli. Che furono i miei maestri nelle mie letture da diciottenne, ancora idealista.

Del prof. D'Orsi ho condiviso anche i punti nei quali ha parlato del manifesto di "Agorà", fra i quali la nazionalizzazione degli asset strategici del Paese (altro punto sul quale ho sempre spesso scritto); sull'abolizione del Jobs Act (che fu un vero insulto alla memoria delle riforme sociali del grande Ministro socialista Giacomo Brodolini) e dell'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Forse condivido meno l'idea di uscire dall'UE e dalla NATO. Nel senso che, come ho spesso rilevato, il problema non è tanto una unione di popoli europei in sé, quanto la sua dirigenza UE e il fatto che tale entità, non democratica, rappresenta una holding finanziaria ed è slegata, se non addirittura opposta, dalla volontà popolare e dalle necessità della popolazione europea.

L'UE, a mio avviso, in sostanza, andrebbe completamente riformata e democratizzata. Uscirne ha molto poco senso.

Quanto alla NATO, che dovrebbe in ogni caso avere esaurito il suo ruolo storico nei primi Anni '90, in realtà potrebbe – se anch'essa completamente riformata - diventare una alleanza militare globale, comprendente anche Russia e Cina e volta alla sicurezza e alla pace internazionale di tutti i popoli del mondo.

Su questo, penso, pragmaticamente, avrebbe invece senso discutere e lavorare.

L'impostazione di Angelo D'Orsi, in generale, il quale ha affermato che “Agorà non sarà l'ennesimo partitino di sinistra”, in generale, mi è piaciuta e mi ha ricordato per molti versi il piano sociale promosso da Giuseppe Saragat negli Anni '50: “Case, scuole e ospedali”, quando il PSDI aveva ancora una visione ancorata al socialismo autentico, vi era ancora l'oculata e onesta visione del Ministro Roberto Tremelloni e tutto non si era ancora annacquato nella partitocrazia e nella furberia.

Ho apprezzato molto anche l'intervento in video del prof. Franco Cardini, il quale ha affermato che, in questi tempi oscuri, occorrono due cose: il ritorno alla politica e alla moralità sociale.

Egli ha rimarcato il concetto che l'UE non rappresenta l'autentico progetto per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, i quali, diversamente, fuori da ogni subalternità, dovrebbero diventare l'ago della bilancia degli equilibri mondiali.

Il prof. Cardini ha rilevato anche che l'Italia ha perduto il senso del “vivere civicamente”, ovvero ha smesso di pensare alla propria comunità. E nel frattempo il mondo occidentale si sta sempre più impoverendo, con da una parte pochi ricchi e dall'altra moltitudini di comunità impoverite, anche culturalmente e intellettualmente.

Il prof. Cardini ha sottolineato anche come il sistema di potere occidentale stia franando, ma non ce ne rendiamo conto. Un sistema di potere gestito da una minoranza, che non rappresenta affatto la maggioranza dei cittadini che, infatti, non vanno più a votare.

Debbo dire che ho sottoscritto ogni sua parola, essendo fra coloro i quali, pressoché da vent'anni, non vanno più a votare. Il penultimo voto lo diedi ai "Socialisti Uniti" dell'amico Gianni De Michelis, per il quale feci campagna elettorale, alle europee del 2004. Presero il 2% ed ebbero due eletti. Ma, allora, non erano ancora stati introdotti gli antidemocratici sbarramenti.

Da quando, nel 2009, furono introdotti gli sbarramenti, smisi di andare a votare. Lo feci solo alle scorse europee, ma per dare un segnale, votando "Pace, Terra e Dignità" di Michele Santoro, che prese comunque il 2% (non ebbe eletti, causa sbarramento al 4%), con una prospettiva democratica e socialista, molto simile a quella di "Agorà".

E ho condiviso le sue riflessioni sull'Europa e sul fatto che la comunità non viene posta al centro, ma rimane attore passivo, passivizzato e marginalizzato. Utile solo a ratificare decisioni altrui e manipolata continuamente da media monolitici.

Molto interessante anche l'intervento dell'amico Paolo Di Mizio, il quale ha rilevato, da giornalista di lungo corso, come, quando iniziò la guerra russo-ucraina, iniziarono ad essere diffuse, da parte dei mass-media, un sacco di menzogne russofobiche e stravolgimenti della realtà dei fatti e ciò lo indignò e inquietò molto, al punto che mai si sarebbe aspettato che ciò potesse accadere. Il tutto come se fosse una cosa normale. Paolo ha spiegato anche come i mass media abbiano trattato in modo deformato e disinformativo anche la situazione a Gaza, in Medio Oriente e in Iran, il tutto ad uso e consumo della narrazione delle élite occidentali e dei loro alleati.

Altro intervento che ho apprezzato molto è stato quello dell'amico Fabio Massimo Parenti, che ha esordito con una frase emblematica: “L'unica cosa che ci è rimasta di collettivo è il disagio”. Quando, invece, ha aggiunto, occorre uscire dall'omologazione e ricostruire relazioni fra le persone, ma anche fra tutti i Paesi, a partire dalla centralità del Mediterraneo.

In tal senso ha portato l'esempio della Repubblica Popolare Cinese, una realtà geopolitica che fonda la sua politica estera su “cooperazione, coesistenza pacifica e rispetto”.

Ora, personalmente non aderisco né aderirò ad “Agorà”, come a nessun movimento politico/partitico. Purtuttavia penso che meriti ascolto e sostegno.

Penso che arriverei anche a votarlo, pur consapevole che, andare a votare, in presenza di regole truccate a monte (leggi elettorali incostituzionali dal 1993 ad oggi, come rilevato dall'amico Sen. Giorgio Pizzol e sistema mediatico disinformativo e che non da spazio a chi la pensa diversamente) è - nella migliore delle ipotesi - una cosa inutile, nelle peggiori una presa in giro.

Ma, ad ogni modo, penso che qualche segnale di democrazia, di libertà di pensiero, di emancipazione civile e sociale, difronte al fondamentalismo liberal-capitalista e ultra-atlantista, all'ignoranza e all'ipocrisia diffusa, meritino sempre di essere dati.

Per il resto penso comunque occorra lavorare a livello culturale, formativo e di discussione pubblica.

Proprio perché gli spazi di libertà di pensiero e democrazia sono sempre più ridotti. 

Mancanza di leggi elettorali costituzionalmente democratiche, ovvero che permettano a chiunque di avere dei propri rappresentanti e sistema mediatico pluralista e indipendente, sono già due aspetti importanti e sui quali riflettere e discutere.

Occorre, in sostanza, essere quel gatto nero che, sul manifesto, aveva catturato la mia attenzione.

Rimanere spiriti liberi, inquieti, eretici e magici, che attraversano l'oscurità, senza mai abbassare lo sguardo.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

Luca Bagatin e Paolo Di Mizio

mercoledì 24 giugno 2026

Il Senato USA prende le distanze da Trump, mentre Cina e Iran rilanciano la via diplomatica. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli USA, un Senato a maggioranza repubblicana, finalmente, rompe con le politiche irresponsabili e guerrafondaie del regime di Trump, votando, con 50 voti a favore e 48 contrari, una risoluzione per limitarne i poteri di guerra in Iran e chiedere la fine del conflitto.

Un voto simbolico, a conferma di quanto, negli USA, il Congresso abbia poteri limitati, ma significativo.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato, nei giorni scorsi, a Nuova Delhi, a margine della XVI riunione dei Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei BRICS, il Vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Qadir Nizamipour.

Il Ministro Wang ha sottolineato che la Cina accoglie con favore l'avvio delle consultazioni – con l'assistenza di Pakistan e Qatar - fra Iran e USA, sulla base del Memorandum d'intesa fra i due Paesi.

Disposizioni che prevedono – fra le altre cose - la cessazione immediata e permanente delle ostilità; il rispetto reciproco della sovranità e integrità territoriale di ciascun Paese e la non ingerenza negli affari interni altrui.

La Cina, partner strategico dell'Iran, ha sostenuto e sostiene ogni sforzo volto alla pace e alla salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale.

Il Vicesegretario Qadir Nizamipour ha ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per il suo ruolo costruttivo alla risoluzione del conflitto e sottolineato la validità delle proposte del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e stabilità del Medio Oriente (fondate su coesistenza pacifica; rispetto della sovranità nazionale; rispetto del diritto internazionale; promozione di sviluppo e sicurezza), ricordando come le relazioni fra Iran e Cina siano di fondamentale importanza per affrontare, congiuntamente, le sfide comuni.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

sabato 20 giugno 2026

Trump, Meloni e il bullismo geopolitico. Articolo di Luca Bagatin

 

Il bullo, lo ricorda la psicologia stessa, è persona profondamente insicura che, dietro alla sua maschera di superiorità, manifesta debolezza e paura di non essere accettato.

Donald Trump incarna, alla perfezione, l'archetipo del bullo per eccellenza.

In questo caso, sconfitto dall'Iran, doveva per forza sminuire qualcuno e, questa volta, è toccato a Giorgia Meloni.

Quella Giorgia Meloni che, una volta nominata Presidente del Consiglio, prima ha steso tappeti rossi a Biden e poi a Trump. Secondo la consolidata tradizione dell'UE e dell'Italia degli ultimi decenni, che prevede totale asservimento ai desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Che spesso si comportano e si sono comportati da bulli, tanto con i Paesi “amici”, quanto con tutti gli altri. Henry Kissinger, del resto, fece presente che: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.

Presidenti degli USA che, peraltro, non sono amati nemmeno dal popolo statunitense che vorrebbero rappresentare e che di rado hanno fatto gli interessi di quel popolo, ma, spesso e volentieri, hanno fatto quelli delle lobby che, a suon di dollari, hanno permesso loro di essere eletti.

Al bullo Ronald Reagan, Bettino Craxi, nel 1985, a Sigonella, rispose per le rime, e riaffermò la sovranità dell'Italia.

Bettino Craxi, a differenza di chi è venuto dopo di lui, promosse sempre – in modo lungimirante e pragmatico - l'unione e la cooperazione fra il Nord e il Sud e fra l'Est e l'Ovest del mondo. Sappiamo bene che, anche per questo, i poteri forti internazionali con sede a Washington, Bruxelles e Bonn, come egli stesso ricordò nel romanzo-verità “Parigi - Hammamet”, gliela faranno pagare cara.

Anche a Silvio Berlusconi accadrà la stessa cosa, per molti versi.

Lui che riuscì a far dialogare Bush e Putin e che promosse la cooperazione e il dialogo con ogni Paese del mondo, comprese la Libia di Gheddafi e il Venezuela di Hugo Chavez.

Lui che ebbe un solo grave difetto: quello di aver sdoganato gli eredi del MSI e i Leghisti. Senza quella scelta, è probabile che non sarebbero mai giunti al governo e che, ancora oggi, Meloni and Co., occuperebbero una posizione marginale nel panorama politico italiano.

La politica estera di Craxi, Andreotti e Berlusconi, fatta di dialogo con tutti, soprattutto con il Sud del mondo (per quanto riguarda Craxi e Andreotti, in particolare) fu l'ultima politica estera lungimirante che l'Italia abbia conosciuto. E per questo, costoro, pagarono – come sopra scritto – un prezzo molto alto e, ancora oggi, nonostante purtroppo non ci siano più, subiscono le ingiuste e infamanti critiche da parte degli eredi delle estreme destre e sinistre che – abbandonati i fascismi e i comunismi - sono passate al capitalismo assoluto e a un atlantismo da operetta, fondamentalista e anti-storico.

La querelle Trump-Meloni, alla luce di tutto ciò, ad ogni modo, cosa ci insegna?

Che il bullismo, tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in ambito geopolitico, oltre a nascere dalla profonda debolezza di chi lo pratica, va sempre condannato e isolato, come più volte ha giustamente esortato il Presidente cinese Xi Jinping, unico a promuovere, oggi, la cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest nel mondo.

Che l'UE dovrebbe trovare il coraggio di affrancarsi dagli USA e in particolare rompere con i desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti di turno. Ritrovando non solo la capacità di essere autonoma e neutrale mediatrice delle controversie internazionali e promotrice di dialogo e cooperazione, ma anche essere capace di dialogare con quelle forze sane all'interno degli USA, critiche nei confronti di certo bullismo e imperialismo da mentalità da Guerra Fredda.

Un mondo in tumulto ci richiede tre cose: 1) recuperare gli insegnamenti del nostro passato, anche recente; 2) ritrovare orgoglio, dignità, sovranità, spirito critico fuori dai feticismi e dai fanatismi ideologici; 3) puntare su una rinnovata cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest.

Occorre riunire ciò che è stato sparso dai fanatici, dagli odiatori seriali, dai suprematisti bianchi, dai liberal capitalisti senza costrutto, molti dei quali oggi si dicono, in Italia, “europeisti” e “riformisti”, ma non si sa bene di quale Europa e di quali riforme stiano parlando.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

venerdì 19 giugno 2026

Cuba sfida l'embargo: Díaz-Canel presenta il piano per il rilancio dell'Isola. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – a cento anni dalla nascita dell'Eroe della Rivoluzione Fidel Castro - sta vivendo i suoi giorni più terribili, a causa dell'inasprimento dell'embargo imposto dal regime di Washington, per ragioni totalmente ideologiche, pretestuose e fuori da ogni rispetto del diritto internazionale.

Il Presidente della Repubblica di Cuba e Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Miguel Díaz-Canel, ha tenuto, il 18 giugno 2026, un importante discorso di chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento dell'Isola.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato come il popolo cubano abbia la responsabilità storica di salvare l'Isola e, per fare ciò, occorre “cambiare tutto ciò che deve essere cambiato”.

Il Presidente ha sottolineato che “Si tratta di affrontare le conseguenze dell'enorme caos generato in tutto il mondo da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e del diritto internazionale, e dalla manipolazione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica”.

Egli ha spiegato come la realtà imposta dagli Stati Uniti d'America derivi “da una vera e propria persecuzione finanziaria quotidiana che ostacola e rende il più costoso possibile ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni pezzo di ricambio e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno”.

Lo scopo della Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, infatti, nasce proprio dall'esigenza di introdurre quei cambiamenti “urgenti e necessari” per permettere a Cuba di sopravvivere e resistere.

Tali cambiamenti, il Presidente Díaz-Canel li aveva spiegati alcuni giorni fa alla stampa (vedi articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/06/cuba-cerca-il-rilancio-investimenti.html).

Cambiamenti che prevedono lo stimolo degli investimenti esteri e interni; lo snellimento della burocrazia; l'autogestione delle imprese pubbliche; lo sviluppo del settore agricolo in modo da poter raggiungere l'autosufficienza alimentare; l'eliminazione delle restrizioni all'importazione di apparecchi che producono energia e veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Cambiamenti che, ha spiegato il Presidente, sono stati il frutto di analisi, dibattiti, accordi, linee guida, elaborazioni concettuali, congressi di partito e programmi di governo”.

Egli ha altresì sottolineato come “Nessuno, nemmeno il più informato, ignora il piano soffocante ideato per Cuba, attuato regolarmente e spietatamente dai nemici storici della Rivoluzione per far implodere il Paese dall'interno. Questo va ribadito ogni volta che si parla di blackout, perché dietro la produzione di energia elettrica, sempre insufficiente e senza l'arrivo di alcun carico di carburante nel Paese, si cela lo sforzo colossale, il contributo eroico dei dirigenti e degli operai del settore elettrico”.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel, nell'illustrare le misure che saranno presto introdotte, ha altresì aggiunto che Saranno attuate misure per prevenire l'aumento delle disuguaglianze, attraverso l'applicazione di politiche sociali che promuovano l'equità e sostengano le persone in situazioni di vulnerabilità, con una giusta distribuzione delle imposte per lo sviluppo di programmi sociali”.

Egli ha spiegato che “Abbiamo autorizzato la vendita di carburanti da parte di enti di gestione non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, e con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Sono già in corso i primi progetti pilota con punti vendita di gas liquefatto e carburanti e piattaforme di pagamento digitali, che valuteremo ed estenderemo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione”.

Ed ha aggiunto che “L'obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico , ma aumentare la capacità, snellire la distribuzione e migliorare l'accesso. E voglio essere chiaro: questa decisione risponde a un'esigenza specifica del Paese in questo momento, ma chi investe, lavora con impegno e rispetta le regole avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese riacquisterà maggiore capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si sono dimostrati vantaggiosi per Cuba e il suo popolo”.

Il Presidente cubano ha inoltre insistito relativamente alla difesa dei diritti delle donne, ricordando che In un giorno come questo, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la nostra amata Vilma, donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnera innovatrice e fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel mondo, su richiesta della nostra compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che ci hanno richiamato sulla necessità di proteggere e promuovere il loro progresso, a nome del Partito e del Governo, ribadisco il nostro impegno a garantire che non vi sia mai alcun passo indietro sulle politiche a favore delle donne cubane nell'attuazione delle nuove misure economiche e sociali. Infatti, contiamo su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità in modo del tutto speciale”.

Nel suo lungo discorso, il Presidente Diaz-Canel, ha puntato il dito contro gli “odiatori online”, coloro i quali - “servi entusiasti dell'impero” - mentono, manipolano, demonizzano e insultano senza la minima etica , senza verificare fonti o dati”.

Ed ha affermato cheCuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di maggiore partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno” e in merito ha aggiunto che “La critica e l'onesta autocritica non sono una novità per il governo cubano; sono sempre state inseparabili dalla pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando; stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato in eredità: "emanciparci da soli e attraverso i nostri sforzi"”.

Il Capo dello Stato ha altresì ribadito che “Cuba rimane disposta a impegnarsi in un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti su tutte le questioni possibili, e questa disponibilità non è solo espressa, ma anche storicamente dimostrata”. Ed ha aggiunto, riferendosi al regime di Washington, che “Non si può parlare di libertà mentre si spinge deliberatamente un intero popolo verso la disperazione a causa della mancanza di risorse vitali per la sopravvivenza. Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se volete davvero aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba commerci; lasciate che Cuba acquisti le sue medicine; lasciate che Cuba importi il suo carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, prestiti, finanziamenti e mantenga normali relazioni con i suoi emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al mondo di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi di emancipazione!”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha concluso il suo discorso affermando che: “Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e agricoltori; intellettuali e atleti di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono mai; donne coraggiose; giovani con un talento che stupisce il mondo; una popolazione immigrata che vuole dare il proprio contributo; e un popolo che ha sofferto molto e che, soprattutto, merita di vivere meglio. Non ci limiteremo a chiedere a questo popolo di resistere; gli chiediamo di creare, di produrre, di decidere, di trasformare, di sovrintendere, di prosperare. Cuba sta cambiando per risollevarsi! Cuba sta cambiando per vivere meglio! Cuba sta cambiando per rimanere libera! La Storia ci ha insegnato a resistere. Questo tempo esige una trasformazione. E noi ci trasformeremo: con il popolo, dal popolo e per il popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha guidato Raúl”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

giovedì 18 giugno 2026

Washington arretra, Teheran resiste: l'accordo mediato dal Pakistan e sostenuto dalla Cina chiude il conflitto. Articolo di Luca Bagatin

 

La mediazione del Pakistan e il sostegno della Repubblica Popolare Cinese ha dato i suoi frutti.

Alla fine, Iran e Stati Uniti d'America, hanno raggiunto un accordo che ha portato alla cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti e alla garanzia di integrità territoriale e della sovranità del Libano.

Una sconfitta per il regime di Trump, che aveva attaccato illegalmente l'Iran, assieme al regime di Netanyahu, alla fine del febbraio scorso.

Gli USA dovranno quindi ritirare le proprie forze dalle vicinanze e astenersi dall'interferire negli affari interni dell'Iran, porre fine alle sanzioni contro di esso e, assieme ai partner regionali, dovranno stanziare 300 miliardi di dollari per ricostruire e sviluppare economicamente l'Iran.

La Repubblica islamica dell'Iran, si impegnerà, a sua volta, a garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa e ha ribadito che non produrrà mai armi nucleari.

Trump, in sostanza, dopo settimane a fare la parte del bullo, ha dovuto capitolare. E così l'economia internazionale inizierà a riprendere fiato e tutto tornerà come prima dell'invasione dell'Iran, che nessuna persona con un minimo di logica e buonsenso avrebbe mai voluto accadesse.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha espresso al Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, soddisfazione per la firma del memorandum d'intesa ed ha sottolineato come i fatti abbiano dimostrato che la forza e la politica di potenza non possano, in alcun modo, risolvere le controversie. Egli ha, una volta di più, sottolineato come l'unica via giusta da seguire sia sempre quella del negoziato e del dialogo.

Il Ministro Wang ha ricordato come la Cina abbia sempre sostenuto le proposte legittime dell'Iran e appoggiato gli sforzi di mediazione del Pakistan, promuovendo la pace ed ha auspicato il pieno rispetto degli impegni che le parti si sono date siglando tale accordo.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, nell'informare il Ministro Wang relativamente al memorandum d'intesa, ha affermato che esso deve essere concretamente attuato, compresa la cessazione delle operazioni militari israeliane contro il Libano. Egli ha ribadito la sua fiducia nei confronti delle relazioni strategiche e di cooperazione con la Cina.

L'Iran e la Repubblica Popolare Cinese, nel marzo 2022, hanno firmato, peraltro, un accordo di partenariato strategico globale della durata di 25 anni e ciò nonostante le sanzioni imposte, a entrambi i Paesi, dal regime di Washington.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

domenica 14 giugno 2026

Oltre la remigrazione: le questioni che la politica italiana non affronta. Articolo di Luca Bagatin

La remigrazione, storicamente, fu un progetto promosso dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey (1887 - 1940).

Garvey fu fra i primi promotori del movimento panafricano, fondato sull'unità dei popoli di origine africana e sulla ricerca della loro autodeterminazione e emancipazione, sotto il profilo culturale, politico e economico, affrancandosi dal colonialismo e dal razzismo europeo e statunitense.

Il suo slogan, “L'Africa agli Africani”, andava inquadrato in questo senso ed egli fu fra i primi a teorizzare la nascita di una nazione africana, forte, sovrana e indipendente.

E' in tale ambito che nasce il suo concetto di remigrazione o di “ritorno in Africa” (Back to Africa), ovvero incoraggiare il ritorno volontario in Africa dei popoli che l'avevano dovuta lasciare, in modo da affrancarsi dalle società occidentali e lavorare per costruire una nazione africana nella terra d'origine.

Un progetto spesso boicottato dai governi occidentali, che dal colonialismo e dallo sfruttamento degli africani traevano linfa.

Il panafricanismo di matrice nazionalista di Garvey, ma anche quello di matrice socialista di W. E. B. Du Bois, ad ogni modo, influenzarono molto i movimenti per i diritti civili e personalità politiche quali Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Mu'Ammar Gheddafi e, più recentemente, Kemi Seba.

Fa un certo effetto sentire certa estrema destra italiana parlare di “remigrazione”, utilizzando il termine in chiave propagandistica e ignorandone il significato originario.

Nei suoi programmi e progetti non si fa infatti il minimo accenno alle responsabilità occidentali, né alle guerre di invasione e di rapina condotte ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo, che sono tra le principali cause dell'immigrazione di massa.

Aspetto che, peraltro, non viene minimamente trattato nemmeno dalla destra di governo e dalla sedicente sinistra di opposizione, in Italia.

Forse perché l'immigrazione fa comodo alle imprese, che così pagano meno i loro dipendenti immigrati. Forse perché continuiamo ad essere amici di governi che, quelle guerre di esportazione di morte e di rapina, continuano a farle o, come la Francia e/o gli Stati Uniti d'America, continuano ad andare orgogliose del loro passato coloniale e del loro presente neo-coloniale.

Dovrebbe, diversamente, scandalizzare che ci siano ancora forze politiche che agitano spauracchi propagandistici, senza andare al nocciolo della questione.

E sono, purtroppo, la maggioranza assoluta.

Stupisce che si gridi allo scandalo quando a compiere un reato sia un immigrato, ma ci si guardi bene dal farlo quando a commetterlo sia un connazionale.

E così si sottovaluta il pericolosissimo fenomeno delle baby gang, degli stupri, delle violenze domestiche o nelle case di riposo, dei femminicidi. Si pensa di risolvere tutto con misure ridicole come il braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari, anziché introdurre e applicare pene severe ed esemplari, che possano prevedere anche la perdita della cittadinanza e l'ergastolo senza appello, per gli stessi cittadini italiani che commettono reati contro la persona, specie se contro minori o anziani o persone non in grado di difendersi.

Si parla a sproposito di “remigrazione”, ma ci si guarda bene dal parlare di difesa dei diritti umani di ogni vittima di violenza. Una violenza sempre più dilagante nelle strade e che non viene minimamente arginata da una classe politica che, propaganda a parte durante il periodo elettorale, si guarda bene dall'intervenire e dal sollevare, seriamente, la questione, ponendola come primo punto dell'agenda politica.

E' mai possibile che esistano Paesi nei quali, se un minore delinque e commette atti di violenza contro una persona, questo va in galera anche a partire dai 12 anni (e, a mio avviso, sarebbe giusto venisse anche inquadrato nell'esercito, al 18esimo anno di età, in modo da potersi rendere utile alla società a vita e imparare la disciplina) e anche i genitori sono puniti con un'ammenda e un percorso di rieducazione, mentre in Italia ciò non avviene?

Senza una società moralizzata e ordinata, non si andrà lontano e le violazioni dei diritti umani delle vittime non faranno che aumentare a dismisura, ma questo, la politica, non lo vuole comprendere né vuole minimamente farsi carico di questo.

Al centro dell'agenda politica vi dovrebbero essere pochi ma seri punti fondamentali, di cui al momento nessuno parla, in questo povero Paese: giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, ordine e rispetto per il prossimo.

E tutto ciò non è né di destra, né di sinistra, ma, a mio avviso, dovrebbe essere al servizio della comunità.

Una comunità che dovrebbe essere posta, finalmente, al centro. Non in senso politico/ideologico (anche perché ormai, chi si dice di centro, guarda verso la destra estrema), ma pratico e pragmatico.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

venerdì 12 giugno 2026

Cuba cerca il rilancio: investimenti, sovranità alimentare e decentramento nel piano del Presidente Miguel Díaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presentato alla stampa cubana un insieme di proposte pragmatiche per resistere all'inasprimento delle sanzioni illegali imposte dal regime statunitense all'Isola socialista.

Sanzioni che hanno ulteriormente aggravato la situazione di Cuba, già compromessa dall'ideologico embargo statunitense imposto prima nel 1960 dal regime allora retto da Eisenhower e successivamente ampliato da Kennedy.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato che, secondo gli insegnamenti di Fidel Castro, “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita”.

Egli ha altresì spiegato che intende porre al centro la necessità di dare impulso produttivo al Paese, al fine di distribuirne i proventi, attraverso il sistema della giustizia sociale, sviluppando i programmi sociali e affrontando il problema delle diseguaglianze.

Relevitamente al modello economico, egli ha parlato della necessità di decentramento, conferendo maggiori poteri “ad altri livelli, affinché possano svolgere attività proprie che promuovano anche il potenziale endogeno”.

In tal senso, il Presidente Díaz-Canel, ha spiegato la necessità di rendere i municipi autonomi e con la capacità di gestire le entrate in valuta estera sulla base delle capacità di “stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri”, oltre che abbia la capacità di “approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba”.

Relativamente alle imprese pubbliche socialiste, ha spiegato che dovrebbero operare senza intermediari e gestirsi autonomamente ed ha espresso la necessità di ridurre significativamente la burocrazia ad ogni livello.

La terra dovrebbe poi essere assegnata a coloro i quali sono in grado di lavorarla, evitando così i terreni incolti e raggiungendo i massimi livelli di produttività.

L'obiettivo, ha spiegato il Presidente, dovrebbe essere quello di sviluppare modelli che consentano di raggiungere la sovranità alimentare, ovvero l'autosufficienza nel settore agro-alimentare.

Relativamente al commercio con l'estero, egli intende promuoverlo evitando ogni intermediario, sia nell'ambito dell'esportazione che dell'importazione ed eliminare le restrizione all'importazione di veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Inoltre, egli ha spiegato che mira a promuovere e incentivare rapporti di partnership fra gli enti pubblici e privati dell'isola e favorire gli investimenti nazionali ed esteri, e favorire il settore turistico e immobiliare.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha infine spiegato la necessità di lottare uniti, contro l'aggressione statunitense che vorrebbe soffocare l'Isola e minaccia di invaderla.

“Non si rendono conto che esiste un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”, ha spiegato il Presidente di Cuba, aggiungendo: “Dobbiamo raggiungere questo miglioramento tra di noi, con il nostro impegno e il nostro talento”.

Ed ha concluso sottolineando come “Molte di queste idee, queste proposte, mostrano un livello di maturità significativo”, ed ha aggiunto che “sono in fase di finalizzazione per l’approvazione da parte del Politburo e dell’Assemblea Nazionale; subito dopo, inizierà un processo di informazione e spiegazione per il pubblico, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficienza”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com