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lunedì 19 aprile 2021

Solo il socialismo è in grado di arginare la mentalità borghese e lo sfruttamento del lavoro e delle risorse

L'attuale governo italiano, sostenuto praticamente da tutti i partiti in Parlamento, sembra il diretto rappresentante della cultura e della mentalità dei più ricchi e dei borghesi.
Ovvero di coloro i quali sostengono la crescita economica a discapito di chi vorrebbe emanciparsi dal lavoro sfruttato e sottopagato e salariato, a discapito della conservazione dell'ambiente e degli investimenti nella sanità e nei servizi pubblici. Superando ogni interesse economicistico privato.
L'avvento di governi come questo - che fondono liberalcapitalismo classico e liberalismo keynesiano - sembrano a completamento di un disegno euro-atlantico già avviato negli anni '90, quando fu defenestrato Craxi, il socialismo e si avviarono le privatizzazioni selvagge e si gettarono le basi di quella patologia chiamata Unione Europea.
Gli elettori e i cittadini italiani hanno permesso tutto ciò, credendo ai vari governi di destra, sinistra e Cinque Stelle. Altrimenti, forse, tale disegno sarebbe stato arginato e, magari, come in molte realtà dell'America Latina, il socialismo popolare avrebbe trionfato.

(Luca Bagatin)

In una società egualitaria e autogestita si dovrebbe superare il concetto stesso di lavoro salariato.
Ovvero si dovrebbe lavorare solo per il benessere della comunità e sin tanto da soddisfare le sue necessità. Non oltre e non per un profitto, un salario o un tornaconto egoistico privato.
Ciò significa che si potrebbe decidere quanto tempo e come lavorare. Superando malsane teorie della "crescita" e della conseguente distruzione delle risorse e dell'ecosistema.
 
(Luca Bagatin) 
 

venerdì 20 settembre 2019

La differenza abissale fra renzismo e socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Matteo Renzi lascia il PD – pur rimanendone contiguo e alleato - e forma un suo gruppo parlamentare, che si chiamerà “Partito Socialista Italiano – Italia Viva”.
Si dirà che si tratta solo del nome di un gruppo parlamentare, ma che cosa c'entri Matteo Renzi con il socialismo, viene comunque da chiederselo. La stessa cosa, peraltro, viene da chiedersela pensando al PD, partito dei ricchi per eccellenza, di matrice liberal capitalista.
Poi, ad ogni modo, si scopre da tempo che quelli che si chiamano a parole “socialisti”, in Italia e in Europa, hanno votato in favore di ogni possibile deregolamentazione del lavoro, dal Jobs Act alla Loi Travail; in favore dell'“europeismo dell'austerità e della perdita di sovranità”; dell'apertura indiscriminata delle frontiere con conseguente sfruttamento della manodopera a basso costo ed in favore di una politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani, spesso laico socialisti (autentici !): dalla guerra alla Libia socialista (autentica !) di Gheddafi sino a quella alla Siria socialista (autentica !) di Assad e alle sanzioni al Venezuela socialista (autentico !) del chavista Maduro.
Mai come oggi, dunque, in Italia ed in Europa, sarebbe bene chiarire una volta per tutte la differenza abissale fra il concetto di “sinistra” e “progressismo” - ovvero di capitalismo assoluto e di crescita economica illimitata a tutto svantaggio dei popoli e dei poveri – ed il concetto di “socialismo”, ovvero movimento umanitario, popolare, populista ovvero di popolo ed in favore del popolo.
Concetto, quest'ultimo, ben conosciuto non solo da tempo nella già citata Libia gheddafiana, ove vigeva un governo autogestionario e democratico diretto, non dissimile da quello jugoslavo di Tito, ma da tempo il socialismo autentico è o è stato comunque conosciuto nella Bolivia di Evo Morales; nel già citato Venezuela di Chavez e Maduro; nell'Uruguay di Pepe Mujica; nel Brasile di Lula; nel Nicaragua di Ortega; nell'Ecuador di Correa e nell'Argentina peronista dei Kirchner.
Diversamente, in Europa, da Blair a Hollande e oggi a Macron; da Renzi a Zingaretti; da Schulz a Sanchez, questi sedicenti “socialisti” - in realtà liberal capitalisti di sinistra - rappresentano la classe medio alta dei rispettivi Paesi. Ovvero la logica della crescita illimitata, del profitto, dell'imprenditorialità liberale contrapposta alle necessità dei popoli e dei poveri. Popoli e poveri che hanno necessità di avere un posto di lavoro sicuro e dignitoso; una sanità e una scuola pubblica che funzionino; un ritorno alle proprie radici e culture; la necessità di decidere del proprio futuro e di autogestirsi, senza sovrastrutture autoritarie economiche o economico-politiche o militari (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, NATO).
Il socialismo, storicamente, ha sempre rappresentato il Quarto Stato. Quel Quarto Stato escluso dalla borghese Rivoluzione Francese del 1789 e che ha trovato un suo riscatto decenni dopo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 composta da socialisti, anarchici, mazziniani e garibaldini che, pur fallita, ha aperto la strada alla Comune di Parigi del 1870; alla Rivoluzione Russa del 1917 - autentiche rivoluzioni proletarie - e, negli '60 e '70 al panarabismo, al socialismo arabo, al panafricanismo in Africa (con Nasser, Gheddafi, Sankara ecc...) e, negli Anni '90 e 2000, all'avvento – in America Latina - del Socialismo del XXI Secolo, con Chavez, Morales ecc...
Mentre altrove fioriva quel socialismo che l'Europa che aveva visto nascere, nella stessa Europa veniva via via soffocato, su richiesta degli Stati Uniti d'America. Veniva soffocato non solo in Paesi sovrani come la Jugoslavia e le ex Repubbliche Sovietiche, ma anche all'interno della Comunità Europea, laddove grandi statisti socialisti come Bettino Craxi venivano ingiustamente accusati di ogni possibile nefandezza e costretti all'esilio.
E tutto ciò con il beneplacito dei partiti di sinistra sedicentemente comunisti o post comunisti, Pds in primis. Partiti che portarono poi avanti quelle riforme di austerità ed in favore dei poteri forti finanziari ed economici e divenendo un tutt'uno con i partiti della destra liberale e della sedicente destra sovranista (Berlusconi, Putin, Orban, Trump, Salvini, Meloni), in realtà anch'essi propugnatori del sistema liberale e capitalista.
Ecco dunque, a parer mio, la necessità della rinascita di un socialismo né di destra né di sinistra, ma unicamente dalla parte dei popoli e dei poveri, così come peraltro portato avanti da anni dalla francese Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE), che edita l'ottima rivista bimestrale “Rébellion” (http://rebellion-sre.fr/) e di cui parlai diffusamente alcuni anni fa in un articolo: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/08/rebellion-e-lorganizzazione-socialista.html.
Un socialismo – quello originario - che non aveva né ha nulla a che vedere con i totalitarismi novecenteschi, ma anzi ha contribuito a risollevare le sorti di gran parte del mondo (latino, asiatico, africano), combattendo il terzo totalitarismo: ovvero il totalitarismo neoliberale e capitalista, fulcro del modello unipolare statunitense e anglosassone che, per secoli e decenni, ha depredato quelle terre anche finanziando e fomentando colpi di Stato autoritari.
Occorre dunque distinguere nettamente la sinistra – le cui origini sono illuministe e borghesi - dal socialismo democratico (inteso come propugnatore dell'autogestione e della democrazia diretta) e popolare, poiché non sono affatto sinonimi e si prestano ad equivoci che, in Italia e in Europa, hanno fatto trionfare il capitalismo assoluto in nome dell'illuminismo borghese e dell'universalismo progressista e modernista. Il tutto a scapito dei ceti meno abbienti: costretti o a lavorare di più a fronte di salari, diritti e pensioni ridotte o costretti ad una disoccupazione endemica resa sempre più endemica dalla possibilità per le aziende o di delocalizzare in Paesi stranieri ove è economicamente più favorevole investire o sfruttando l'immigrazionismo, ovvero la manodopera straniera a basso costo.

Luca Bagatin

lunedì 17 ottobre 2016

"Amore = Libertà. Comunismo & Liberalismo = Oppressione". Riflessioni di Luca Bagatin

Sono sempre stato un sostenitore dell'emancipazione sociale e della libertà personale.
Da ragazzino pensavo di trovare la prima nel comunismo e la seconda nel liberalismo.
Mi sono completamente sbagliato, trovandovi infatto solo l'opposto dell'emancipazione e l'opposto della libertà.
Per questo ho scelto la terza via di Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it. www.amoreeliberta.altervista.org)




Uscire dal Patto Atlantico, già reo dei bombardamenti in Iraq, Libia, Siria ed oggi protagonista delle manovre ai confini russi, appare come l'unica scelta sensata per i sinceri democratici e gli amici dei popoli.

Ogni giorno scopro come liberali e comunisti vadano a braccetto in nome di "verità" e "totalitarismo".
Le persone, ad ogni modo, hanno altri sogni e bisogni rispetto a queste sciocche ideologie onanistiche ed autoritarie.

giovedì 29 settembre 2016

"Pornocrazia": riflessione by Luca Bagatin

La differenza fra mondo politico e pornografia è in realtà sottile.
Viviamo infatti in una pornocrazia e in una società pornocratica, solo che non ce ne rendiamo conto e continuiamo - pornograficamente - a partecipare a questo sedicente caravanserraglio "democratico" definito, di volta in volta, "elezioni politiche" o "referendum" o "istituzioni".
Il porno ha perduto la sua carica erotica nel momento in cui si è istituzionalizzato, ovvero è diventato un canale commerciale per menti amebizzate e desideranti.
La politica non è più democratica da quando ha abbandonato il sistema dell'Agorà Greca.

(Luca Bagatin)

mercoledì 10 agosto 2016

Populismo, Amore e Libertà. Riflessioni (populiste) di Luca Bagatin

Se Deputati e Senatori percepissero uno stipendio di massimo mille euro mensili, si risparmierebbero milioni di euro ai contribuenti.
Un referendum in tal senso sarebbe l'unico veramente serio da fare.


I comunisti italiani, storicamente, sono sempre stati borghesi e non hanno mai voluto superare davvero il capitalismo. Se lo avessero fatto avrebbero cessato di esistere. E ciò non era per loro conveniente.



I migliori rapporti d'amore sono quelli che non nascono, ma rimangono nel cuore delle persone amate e che si amano.



I sogni non aiutano a vivere meglio, ma sono decisamente più stimolanti della realtà materiale che ci circonda.

Rosy Bindi & gli elenchi dei massoni italiani: l'ennesima conferma che paghiamo politici per fare indagini su gente onesta, mentre i veri colpevoli/disonesti (Pier Paolo Pasolini insegnò), tutt'altro che occulti, rimangono a piede libero.




Ritengo che nelle istituzioni ci debbano andare DAVVERO i cittadini comuni.
Al bilancio una casalinga, all'ambiente un operatore ecologico e così via.
Sì, sono populista: la democrazia prevede la partecipazione diretta del popolo.







Chi non è populista è, con tutta evidenza, un oligarca o un difensore dell'oligarchia.

sabato 2 luglio 2016

La Toscana, la Massoneria ed i Cinque Stelle. Articolo di Luca Bagatin

In Toscana vi sono numerose logge massoniche. E' Storia e patrimonio culturale del nostro Paese, purtroppo poco studiato, diffuso e conosciuto.
La Massoneria, infatti, nella Penisola italiana si diffuse dapprima nel Mezzogiorno e successivamene proprio a Firenze, ove fu fondata la prima loggia nel 1731 e di questa fece parte il primo martire della Massoneria, ovvero il poeta Tommaso Crudeli, che sarà vittima delle torture della Santa Inquisizione cattolica e ciò solo in quanto affiliato all Massoneria.
La Storia della Massoneria italiana, in particolare, ma non solo italiana, è una storia spesso di persecuzioni ad opera dell'ortodossia clericale, la quale vedeva i massoni quali “concorrenti spirituali”, in quanto si proclamavano liberi, di buoni costumi e spesso erano cristiani o comunque deisti, persone di spirito e teosofi. Parimenti i massoni saranno perseguitati in tutto il XVIII e XIX secolo da gran parte delle monarchie europee, in particolare dall'Impero Austriaco e dal suo satellite, ovvero quel Granducato di Toscana che vedeva svilupparsi, nelle logge massoniche, una mentalità volta alla libertà di pensiero, di stampa e di associazione. Per non parlare della chiusura delle logge massoniche operate dalla dittatura fascista e dell'invio nei lager ed al confino di molti Liberi Muratori.
E così è normalissimo che oggi la Toscana (ma anche regioni come il Piemonte, la Sicilia, Il Veneto, L'Emilia Romagna...) sia zeppa di massoni, eredi della lunga tradizione Libero Muratoria europea.
Leggiamo, in questa fonte presa dal sito del Movimento Cinque Stelle della Toscana http://www.movimento5stelletoscana.it/trasparenza-legge-parla-chiaro-consiglieri-e-assessori-dichiarino-se-sono-massoni/ , che il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle della Toscana, Enrico Cantone, pone una richiesta al Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani. Una richiesta alquanto in contrasto con la libertà di associazione e della tutela della privacy, ovvero di verificare se i consiglieri regionali ed i membri della Giunta hanno ottemperato all'obbligo di dichiarare la loro situazione associativa, includendo in quest'ultima anche l'appartenenza a logge “di qualsivoglia natura” (cosa voglia dire “di qualsivoglia natura” non ci è dato di sapere). Oltre a ciò, il consigliere Cantone afferma che sta valutando “l'istituzione di un osservatorio sulla massoneria” in Toscana.
Ora, iniziamo con il ricordare una cosa fondamentale, ovvero il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato per ben due volte lo Stato italiano per violazione della libertà di associazione e ciò nei casi delle leggi regionali della Regione Marche (nel 2001) e Friuli Venezia Giulia (nel 2007), che imponevano di dichiarare l'appartenenza a qualsivoglia associazione (con particolare riferimento alla Massoneria) per accedere alle cariche regionali.
In Toscana, dal 2012 esiste una legislazione simile, che obbliga le cariche pubbliche regionali a dover dichiarare l'appartenenza a qualsivoglia associazione. Ciò appare dunque in contrasto, peraltro, con la normativa sulla privacy ed il diritto alla riservatezza delle persone, garantito peraltro in sede europea.
Oltre a ciò non si comprende davvero la richiesta dei Cinque Stelle in merito e la necessità di un “osservatorio sulla massoneria”, in quanto la Massoneria è una associazione come tutte le altre, riconosciuta dallo Stato ed i cui nomi degli iscritti sono regolarmente comunicati agli organi istituzionali competenti. Più trasparenza di così !
La Massoneria, lo ricordiamo per l'ennesima volta, non è altro che una libera associazione di elevazione spirituale e morale. Per farne parte occorre, peraltro, avere la fedina penale pulita (è uno dei documenti richiesti per l'affiliazione !). Le sedi sono pubbliche, tanto quanto lo sono le pubblicazioni massoniche e le riviste del settore.
I pregiudizi massonofobici, in generale, dunque, dovrebbero terminare una volta per tutte sarebbe ora fossero normati attraverso una apposita legge, come avviene per l'odio razziale e l'omofobia, perché di questo stiamo parlando.
Ci auguriamo che la classe politica si occupi di ciò, ovvero dei diritti dei cittadini e delle loro libertà di pensiero ed associazione, anche perché i suoi stipendi sono pagati dalla collettività (e dunque anche da massoni e simpatizzanti, oltre che da persone di colore, omosessuali ecc... !).
Per quanto riguarda gli “osservatori”, più che un “osservatorio sulla Massoneria”, sarebbe opportuno istituire un osservatorio di cittadini in merito ai partiti, ai movimenti politici ed agli eletti nelle istituzioni. I cittadini che, come già detto, mantengono il sistema politico con le loro tasse, hanno il diritto di osservare direttamente – in apposite assemblee pubbliche - l'operato dei loro eletti e le relative riunioni politiche dei partiti e movimenti. E, in futuro, ci auguriamo anche che i cittadini, senza necessità di mediatori, abbiano la possibilità di autogovernarsi direttamente e di poter prendere direttamente le decisioni che riguardano il loro stesso presente e futuro.
La democrazia passa anche e proprio da qui.

Luca Bagatin

domenica 5 giugno 2016

"Liberiamoci dallo schiavismo e dalla prostituzione (intellettuale, fisica e morale) !" Riflessioni e aforismi di Luca Bagatin

In generale non sopporto fascisti e comunisti ideologizzati.
Sono inutilmente livorosi, sciocchi e banali. Oltre che inconcludenti.
La via dell'anticapitalismo passa per la condivisione delle idee e per la compartecipazione di TUTTI. Le ideologie sono utili solo al Potere.


Non ho alcun rispetto per le religioni in quanto esse non rispettano l'essere umano.



Se pensate che le elezioni siano una forma di democrazia, allora state freschi !


La società multienica - generata dal capitalismo attraverso la diffusione dell'edonismo, del libero commercio e delle guerre - non genera cultura e condivisione, ma solo confusione e perdita delle identità.
Guardiamoci bene dal diventare come gli Stati Uniti d'America, crogiolo massimo di incultura, confusionismo e macelleria sociale.

Il fenomeno dell'immigrazionismo non è altro che immigrazione incontrollata e forzata. Generata dal colonialismo, dal neocolonialismo, dalle guerre e dallo sfruttamento del Terzo Mondo e che si è tradotta in esodi di massa che portano danari solo alle imprese e perpetuano lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e lo sradicamento identitario di tutti.


La prostituzione, nel mondo capitalista, è già legale.
Lo è quando andate a lavorare e portate a casa uno stipendio che vi lega al sistema commerciale ad esempio.
Penso sarebbe ora di debellare questa piaga schiavista !

Qualche giorno fa parlavo di politica con l'amico Roberto Giuliano.
Pur essendo entrambi simpatizzanti craxiani, differiamo parecchio sulla visione del socialismo, che per Roberto è mera distribuzione delle ricchezze, per me è socializzazione dell'economia e della politica, ovvero restituzione del potere ai cittadini e dei mezzi di produzione ai lavoratori.
Penso che la visione di Roberto (che è quella dei cosiddetti socialisti europei e delle sinistre europee) sia, in realtà, una resa al capitalismo assoluto ed alle teorie redistributive liberali di Keynes che, ad ogni modo, anziché superare l'esistenza delle classi sociali, le mantengono inalterate. Così come mantengono inalterati i rapporti di forza e di potere: da una parte i cittadini ed i salariati e dall'altra i potenti e gli imprenditori.
Occorre, a mio avviso, superare tutto ciò e costituire una società di liberi (anche dal salario e dai rapporti di prostituzione/lavoro) ed eguali (esseri umani pensanti).

giovedì 2 giugno 2016

ANIMA SOLA by Luca Bagatin


Pensare di perdermi in quegli occhi.
Salvarmi perdendomici.
Risalire. Ridiscendere.
L'Inferno è il posto che fa per me.
Il Paradiso è una bella illusione.
Quello che conta sono solo i tuoi occhi.
No, non ci cado dentro. Vi galleggio amorevolmente.
E tu ? Un pensiero, una parola. Un'anima sola.
Che arde e che brucia. Il mio cuore rimbomba.
Poi il silenzio. Silenzio di tomba.


(Luca Bagatin)

giovedì 26 maggio 2016

Il referendum costituzionale non ci interessa. Vogliamo parlare di problemi più seri ! Vogliamo la democrazia autentica !

Sino ad oggi abbiamo sempre evitato di parlare del referendum costituzionale.
Semplicemente perché è cosa che non interessa le persone che, come noi, non credono ai sistemi antidemocratici delle elezioni politiche. Per cui, poco importa se il Senato è o meno elettivo.
I problemi di questo Paese e dell'Europa sono altri e seri: le oligarchie economiche che sfruttano le persone; le imprese truffaldine che continuano a prosperare (vedi settore della telefonia, fra tutti); la rappresentanza popolare diretta che è al di là da venire; il neocolonialismo, la delocalizzazione e l'immigrazionismo che minacciano ormai tutti quanti.
Di fronte a questo, francamente, una riforma costituzionale di questo tipo, in Italia come altrove, poco ci importa.
L'unica riforma Costituzionale da introdurre dovrebbe piuttosto essere questa: "L'Italia è una Repubblica democratica, PERTANTO la rappresentanza è affidata UNICAMENTE AL POPOLO, senza mediazioni partitico/politiche".


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.amoreeliberta.altervista.org

mercoledì 25 maggio 2016

"Loi travail", "Jobs act" e misure di austerità: anticamera per l'inferno dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

In Francia protestano e sonoramente contro una legge antisociale e antidemocratica (in quanto non voluta né votata dai cittadini) denominata “Loi travail”, ovvero il “Jobs act” francese. Una legge che, ovviamente, è sostenuta dall'Europa” delle imprese, delle banche e delle oligarchie, a discapito dei lavoratori, dei precari e dei poveri che sono, poi, la maggioranza dei cittadini europei ai quali non è mai stata permessa l'ultima parola !
Che cosa prevede, in sostanza, la “Loi travail” avanzata dalla Ministra del Lavoro Myriam El Khomri e fortemente voluta da Hollande e dal suo Primo Ministro Valls ? I punti principali prevedono una diminuzione degli stipendi ed un aumento delle ore di lavoro, qualora l'imprenditore lo richiedesse ed il licenziamento in tronco del lavoratore, non solo se l'impresa è in difficoltà economiche, ma anche se è necessaria una riorganizzazione dell'impresa al fine di poter essere competitiva sul mercato (sic !).
In Italia la legislazione che ha introdotto il lavoro flessibile prevista dal “Jobs act” - voluta dal duo Poletti-Renzi - è passata senza grandi proteste. In Francia, nazione dallo spirito ben più laico e rivoluzionario, invece, il principale sindacato – la CGT - che, a differenza dei sindacati italiani, è assai più pluralista e autonomo e per nulla appiattito alle logiche alla sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto, ha paralizzato il Paese assieme alle proteste di piazza di studenti e lavoratori.
Auguriamoci che la spuntino, perché è in atto ormai da tempo uno smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori, con il conseguente sfruttamento dei precari e della manodopera a basso costo (spesso straniera, alimentata da politiche contemporaneamente neocolonialiste ed immigrazioniste) con il beneplacito dei vertici di Bruxelles, che, peraltro, si trova in quel Belgio che proprio in queste ore è in fermento contro le politiche di austerità.
Occorre ripensare completamente questa Europa, che non garantisce nessuno se non le élites. Occorre che ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati ed ai poveri si garantisca la possibilità di vivere dignitosamente. Ed occorre che tutti i cittadini si riapproprino della propria sovranità perduta e di una rinnovato spirito democratico distrutto da politicanti, economisti, imprenditori e banchieri senza scrupoli che incarnano forme di un nuovo nazifascismo dai contorni “soft”, attraverso le luci ed i colori fasulli dei media, della pubblicità commerciale e dei social-network che rimbambiscono le menti ed annichiliscono le coscienze.
In questo senso le analisi dell'ottimo pensatore francese contemporaneo Jean-Claude Michéa ci vengono incontro. Nel suo “Il vicolo cieco dell'economia” (Elèuthera) ci ha spiegato come l'uomo moderno sia diventato schiavo della società capitalistico-illuminista e nel suo “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ci ha dimostrato come la società liberale riconosca unicamente relazioni basate sullo scambio commerciale e sul “contratto giuridico” e non già sullo scambio reciproco disinteressato e sul dono. E ciò lo possiamo notare nella nostra quotidianità.
Ed ha dimostrato come ci sia una profonda differenza fra il socialismo delle origini, al quale si rifaceva anche George Orwell, fondato sulla libertà, sulla democrazia e sui rapporti umani disinteressati, e la sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto e la società illuministico-liberale, fondata sulla mercificazione di ogni cosa e sul conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo, negando così, di fatto, ogni autentica libertà ed ogni forma di democrazia. Democrazia che, lo ricordiamo, è governo di popolo e per il popolo.
Ci uniamo così alle giuste proteste del popolo francese, belga ed anche greco, auspicando un risveglio anche delle annichilite coscienze italiche, nella ricerca di una possibile alternativa anticapitalista, democratica e socialista libertaria.

Luca Bagatin

In Francia ci sanno fare contro la sinistra del capitale !


lunedì 23 maggio 2016

"Amore e Libertà": bilancio di un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati ormai tre anni dalla fondazione del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org), che ideai una volta preso atto della sconfitta definitiva dei partiti elettoralistici e dei limiti delle ideologie novecentesche, oltre che dell'economia capitalistico-produttivistica, la quale annichilisce ed avvelena le menti ed i rapporti umani e sentimentali.
E' così che, ponendo al centro Anita Garibaldi, eroina latinoamericana che si è battuta in Italia per l'unica Repubblica che il nostro Paese abbia mai conosciuto – quella Romana del 1849 – all'interno di un simbolo rosso – colore della passione, dell'amore e del socialismo umanitario e garibaldino – contornato da ventisei cuori bianchi – simbolo della purezza del cuore – ho dato vita a questo partito-non-partito, “Amore e Libertà” che è un partito nel senso ottocentesco del termine, non elettoralistico, ma raggruppamento di ideali ed aperto a tutti gli spiriti liberi e pensanti, ovvero un pensatoio.
Quali gli scopi di “Amore e Libertà” ? Principalmente ideali e racchiusi nel Manifesto d'Intenti: http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm.
Ma, nel corso dei tre anni, si è via via sviluppata una piattaforma ideale che ha portato, in sostanza, all'elaborazione di una vera e propria teoria socio-politica che ho definito “Civiltà dell'Amore”, che è, nei fatti, un recupero delle culture matriarcali, del socialismo delle origini, della teorie sulla decrescita economica, del recupero dell'antimodernismo e dell'antiprogressismo, ovvero dell'anticapitalismo spirituale, economico ed antimaterialistico. I nostri riferimenti sono infatti cristiano-gnostici, teosofici, ma anche sufi e si sono inverati in personalità quali Cristo, Madame Blavatsky, Giuseppe Mazzini, Pierre Leroux, Anita e Giuseppe Garibaldi, Gabriele D'Annunzio, Evita Peron e moltissime altre personalità. Né di destra né di sinistra, ma centrali proprio in quanto il fulcro delle loro analisi era l'essere umano, con i suoi sogni e bisogni.
In questo senso siamo antitetici alla società di mercato (ovvero della mercificazione-prostituzione dei corpi e delle menti, trattate come beni di consumo) che noi definiamo società del piacere effimero (che si paga in termini di produttivismo, schiavitù del lavoro e del salario, sfruttamento, coercizione indotta dalla pubblicità e dai media, rinuncia al tempo libero...), e contrapponiamo ad essa la Civiltà dell'Amore, della condivisione, del baratto, dell'autogestione del lavoro e del diritto al tempo libero ed allo sviluppo delle arti. Massimo sviluppo del potenziale umano e massimo esempio di utopia concreta in una società violenta e fintamente democratica, da combattere e superare.
Siamo pertanto per la democrazia che, prima che essere diretta, è sovranità del popolo. E' politica di e per il popolo. Ed in questo senso, come abbiamo sempre detto, siamo per l'auto-rappresentanza nelle istituzioni, in luogo delle mediazioni partitiche dei politici. Siamo dunque per il superamento delle elezioni ad ogni livello e per un sistema basato sull'estrazione a sorte fra i cittadini, per l'istituzione di comitati popolari nei quali chiunque possa partecipare e decidere, per i bilanci amministrativi partecipativi. In poche parole: per l'autogestione della politica, senza deleghe in bianco, in rosso, in nero o in giallo. Per l'Agorà Greca, massimo esempio di piazza democratica.
E ci chiediamo anche perché mai alle elezioni non possano essere rappresentati anche gli astenuti, ovvero i cittadini che non si riconoscono in questi politici. Ed abbiamo proposto di ripartire i non-voti, ovvero il numero complessivo degli astenuti, assegnando anche a costoro appositi seggi che potrebbero essere occupati da cittadini estratti a sorte fra i non votanti, in modo da dare rappresentanza anche a loro. Questa è democrazia. Ed è democrazia partecipativa e rappresentativa. Abbiamo peraltro proposto ai partiti elettoralistici storici ed a tutte le associazioni culturali storiche di trasformarsi in scuole di formazione politica, storica, culturale utili a tutti i cittadini per elevarsi e formarsi culturalmente e politicamente. Ma la nostra proposta è, come al solito caduta nel vuoto, ridotta a provocazione, allorquando la provocazione è ben altra: è lasciare i cittadini nella schiavitù e nell'ignoranza.
Questo è “Amore e Libertà”, nel solco dei grandi eroi del passato (ci rifacciamo in particolare alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che auspichiamo possa mutarsi in una possibile Internazionale dell'Amore, che sani ogni sciocca antica divisione ideologica, in nome dell'emancipazione sociale e sentimentale). Ed è con questo spirito che abbiamo seguito da vicino le vicende dell'America Latina e dato il nostro sostegno al Socialismo del XXI secolo latinoamericano, che ha saputo emanciparsi dal neocolonialismo per riscoprire le proprie radici culturali indigene, autoctone ed ambientaliste.
Ed in questo senso vorremmo redarguire i governanti socialisti e libertari dell'America Latina dallo scendere a compromessi con l'altro imperialismo, oltre a quello statunitense, ovvero con l'imperialismo russo-putiniano e capital-comunista cinese, esempi neo-dittatoriali di sfruttamento e di egemonia sui poveri, come ai tempi della Guerra Fredda.
Siamo pertanto terzomondisti e terzaforzisti: fuori dai blocchi, fuori dal fascio-capital-comunismo, fuori dalle ideologie, per una alternativa ambientalista, antiglobalista, per la decrescita del pianeta e, dunque, per l'armonia fra le persone ed il loro ecosistema, che, oltre ad essere preservato, va sviluppato attraverso la de-urbanizzazione, la de-industrializzazione e la de-cementificazione.
Utopie concrete alternative per un Pianeta che non ce la fa più.
Questo, in estrema sintesi, il significato del nostro “Amore e Libertà”, della nostra “Civiltà dell'Amore” che, in questi tre anni, ad ogni modo, ha avuto la possibilità di essere diffusa su taluni organi di stampa, attraverso alcune video-interviste al sottoscritto – quale ad esempio quella di Debdeashakti (al secolo Debora De Angelis) di due anni fa - sul saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli” (Aracne Editrice) ed attraverso un ebook del sottoscritto al momento a diffusione gratuita in rete, con prefazione di Antonio Tiberio di Dobrynia e dal titolo, appunto, “Amore e Libertà: Manifesto per la Civiltà dell'Amore”(https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view).
Come sempre, non chiediamo niente a nessuno. Al massimo di essere letti e di poter ascoltare le proposte altrui. Risvegliando la nostra e l'altrui coscienza.

Luca Bagatin

mercoledì 18 maggio 2016

Elogio del comunitarismo e della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Amo molto filosofi e pensatori contemporanei del calibro di Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Serge Latouche e di Costanzo Preve, i quali, superato il finto bipolarismo destra-sinistra, hanno saputo, nei loro scritti e discorsi, portare avanti un progetto comunitarista di critica serrata al modello capitalista e neoliberale, ovvero al modello economicista che ha distrutto, assieme all'ambiente, ogni legame sociale e spirituale fra gli esseri umani, mercificando ogni cosa: dai rapporti interpersonali sino alla produzione artistica, musicale e letteraria, trasformando tutto in un unico mercato globale e inglobalizzatore pompato dai media, dalla pubblicità commerciale e dalla politica asservita all'economia ed alla finanza.
Ho di recente terminato di leggere l'“Elogio del comunitarismo” di Costanzo Preve (Controcorrente edizioni) e vi ho trovato spunti ed analisi profondissime. Non è mia intenzione riassumerlo e recensirlo qui, visto che meriterebbe un'ampia e lunga analisi, ma posso quantomeno riportarne alcuni aspetti quali ad esempio una critica al sistema liberaldemocratico che non ha nulla di realmente democratico né garantisce alcuna autentica libertà: semplicemente impone il modello capitalista anglosassone che prevede la delega elettorale ai politicanti ed impone il modello unico capital-liberista in economia, ovvero la mercificazione di cui abbiamo sopra parlato. Un modello universalista che gli Stati che lo adottano (gli USA in primis) pretendono di esportare in ogni dove: violando la sovranità di Stati nazionali che hanno modelli diversi e ciò attraverso ingerenze politico-militari che generano morte e distruzione e conseguente migrazione di esseri umani costretti a fuggire nei nostri lidi “liberaldemocratici” ove troveranno imprese ed un mercato criminale (della droga, della prostituzione ecc...) pronte a sfruttarli generando così un circolo vizioso. Abbiamo infatti gli esempi emblematici dell'Iraq, della Libia e della Siria che, una volta indeboliti e addirittura defenestrati i rispettivi governanti laici, hanno peraltro fatto esplodere il fenomeno del terrorismo fondamentalista islamico peraltro per decenni foraggiato dall'Occidente sotto varie forme.
Una “liberaldemocrazia” fondata – come afferma Preve - “sulla religione universalistica dei Diritti Umani” che “è in realtà un totalitarismo dell'economia gestito da un'oligarchia politica che si legittima mediante referendum periodici che presuppongono la totale impotenza progettuale degli oppositori”.
La dittatura liberaldemocratica, insomma, si presenta nella forma dei mercati, della produttività, della concorrenza, dell'invecchiamento della popolazione (che dovrebbe essere sempre pronta, giovane e scattante pena essere emarginata e/o affidata ad anonime badanti straniere), nell'insostenibilità di sistemi di sicurezza sociale, sanitaria e pensionistica sempre più ridotti all'osso da una austerità di stampo nazifascista ed eugenetico.
Parimenti alla liberaldemocrazia Costanzo Preve, filosofo marxista, critica anche il comunismo novecentesco sovietico (ovvero la negazione del pensiero di Marx), il quale, lungi dall'aver messo in comune fra le genti – in un'ottica, appunto, comunitaria - il sapere, il potere e quindi il reddito ed il consumo, è stato imposto con mezzi politici, economici ed ideologici e quindi ha prodotto, nei fatti, una dittatura totalitaria.
Come uscirne dunque ? Ritrovando un'ottica comunitaria del vivere. Un'ottica libera dalla società commerciale e dei consumi, dalla pubblicità che induce le persone a vestirsi in un certo modo, a pensare in un certo modo, ad acquistare l'ultimo modello di smartphone o di automobile, a considerare gli anziani come esseri inutili e da affidare alle badanti. Un'ottica che ci liberi dall'economia e guardi alla decrescita del Pianeta, all'ecologia, all'economia del dono tipica delle Società Matriarcali e del baratto, a realtà autenticamente democratiche ove i cittadini, in luogo delle elezioni, imparino ad autogestirsi e ad autogestire le imprese in cui decideranno di lavorare.
Un'ottica antiutilitarista e dunque spiritualista, che personalmente, nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.it www.amoreeliberta.altervista.org) mi piace definire Civiltà dell'Amore.
Un'ottica che rispetti tutte le diversità e identità e che sia orgogliosa delle proprie diversità e identità, le cui radici sono antiche e meritano di essere riscoperte e non perdute, come avviene negli Stati Uniti d'America che, non avendo radici proprie (in quanto europee e figlie del melting pot) pretendono di estendere il loro modello anglo-confusionista ed edonista al mondo intero, con le conseguenze che sappiamo.

Luca Bagatin

giovedì 31 marzo 2016

Intervista di Luca Bagatin all'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia Dott. Julián Isaías Rodríguez Díaz

Del Venezuela, nella stampa italiana ed europea, si parla sempre poco e male. E così accade un po' per tutta l'America Latina, dalla quale, invece, avremmo molto da imparare e ad essa ci legano, non solo le comuni radici latine, ma anche un'antica storia di emigrazione italiana in quelle terre.
Ringrazio pertanto l'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana in Italia Dott. Julián Isaías Rodríguez Díaz per avermi concesso questa intervista.

Luca Bagatin: I giornali italiani ed europei parlano di una situazione economica e sociale in Venezuela davvero disastrosa, in particolare dopo la morte del Presidente Hugo Chavez. Un fallimento del processo bolivariano e chavista, in sostanza.
Le cose stanno davvero così ?
Julián Isaías Rodríguez Díaz: Vi è una strategia d’interessi stranieri affinché rimanga sfornito sia da dentro e da fuori. Nel linguaggio colloquiale si conosce come “GUERRA ECONOMICA CONTRO IL GOVERNO CHAVISTA”. E’ simile a quella contro Salvador Allende, nel Cile del 1973, e di fatto non ci sono grandi differenze con le sanzioni contro Cuba, soltanto che in Venezuela le Forze Armate non sono quelle cilene e per quanto riguarda Cuba, il Venezuela produce petrolio e non canna da zucchero. Si sostiene economicamente. Importa alimenti e internamente c’è stabilità militare. L'assenza del Comandante Chávez si sente. Tutti sapevamo - persino i nostri nemici - quanto sarebbe stato difficile mandare avanti il nostro processo senza Chávez. Nonostante tutto, siamo qui. Non è stato facile per le forze estranee al Paese smontare il processo politico pro-sovranità, d’integrazione, alternativo al capitalismo, anti neoliberale, partecipativo e conseguentemente vincolato alle idee concepite dal Presidente Hugo Chávez.
I prezzi bassi del petrolio hanno influenzato negativamente, ma iniziano a risalire. L’accaparramento, la mancanza di rifornimento e il controllo dell’offerta alimentare da parte dei settori transnazionali, ci fanno danneggiano, ma di recente la distribuzione incomincia ad essere sostenuta da organizzazioni popolari. Il para-militarismo colombiano è stato seminato in diversi punti del Paese e ci sono risposte positive. La società appare stremata, ma non sconfitta davanti alle aggressioni. Il solo fatto di non aver fallito socialmente e di avere cercato di uscire dalla crisi pacificamente, è un segnale positivo. Internamente l’opposizione è più logorata del governo, e anche questo è un segnale positivo. Ci sono delle risposte e ce ne saranno delle altre. Nonostante tutto crediamo che l’epilogo non sarà, come in passato, continentale o regionale. Geo-strategicamente la situazione mondiale è complessa e non si risolverà soltanto in un tavolo americano.


Luca Bagatin: Hugo Chavez ha aperto, dagli Anni '90 sino alla sua morte, ad un processo di possibile integrazione latinoamericana. Come mai, a suo avviso, non si è ancora riusciti – nonostante la vittoria alle elezioni in quasi tutti i Paesi dell'America Latina di governi socialisti, libertari e bolivariani – ad unificare davvero il continente Latinoamericano ?
Julián Isaías Rodríguez Díaz: Il Colpo di Stato in Honduras arrestò il processo d’integrazione latinoamericana. O quantomeno lo rallentò. Successivamente, con il golpe in Paraguay, il capitale internazionale pretese di fermare il Mercosur (Mercato Comune dell'America Meridionale. N.d.A.). Non ci riuscì. La guerra dell’impero statunitense per riconquistare l’America Latina è stata forte. Con l’Alleanza del Pacifico si divise, ma non è riuscita ad istallare l’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe- N.d.A.). Elettoralmente ha arrestato la rielezione di Evo Morales in Bolivia, è riuscita a dividere il movimento argentino e ha ottenuto una vittoria neoliberale con Macri quale Presidente. In Venezuela ha riconquistato uno dei cinque poteri pubblici, quello Legislativo. Sta facendo il possibile per evitare il trionfo di Lula in Brasile. Ma non riconquisterà mai l’antica maniera di pensare e neanche il nuovo ideale dei popoli latinoamericani.
Qui in America Latina si è radicata l’idea di integrazione, di sovranità, di un mercato più giusto, di una materia prima meno facile da acquisire, di un processo volto a creare un mercato con tecnologia propria, disposto a trasformare la propria materia prima o a commercializzarla in favore della propria crescita. Non si è riuscito per quanto prima detto, ad unificare e ad integrare il continente, ma neanche chi si oppone all’integrazione è riuscito negli obiettivi proposti con i trattati del libero commercio. Oggi li stanno spostando in Europa e in altri Paesi, dei quali soltanto quattro sono Repubbliche latinoamericane. E questo è già un passo avanti.


Luca Bagatin: Che cosa accadrà ora che il PSUV ha perduto le elezioni parlamentari e dunque è in minoranza in Parlamento ?
C'è il rischio che i partiti anti-chavisti possano davvero distruggere tutto quanto ha costruito la Rivoluzione Bolivariana dal 1998 ad oggi ?
Julián Isaías Rodríguez Díaz: L’opposizione ha vinto la maggioranza parlamentare nelle elezioni del 6 dicembre 2015. Comunque non siamo un governo parlamentare. Più che presidenzialista, si tratta di un regime giudiziario in cui il Tribunale Supremo, tramite la Sala Costituzionale, interpreta la Costituzione e controlla le funzioni di ognuno dei poteri pubblici, evitando che l’uno invada le competenze dell’altro. Le decisioni del potere Legislativo devono essere sottoposte alle funzioni assegnate dalla Costituzione, senza dirottarle ad interessi che non siano legittimi.
Si sono già verificati alcuni tentativi di deviazione, ma il potere Legislativo ha dovuto fare marcia indietro. Le decisioni che il Legislativo può prendere non sono illimitate e possono essere annullate qualora non si aggiustino a quanto previsto dalla Magna Carta della Nazione.


Luca Bagatin: Cuba ha da sempre un rapporto privilegiato con il Venezuela. Ora che finalmente l'embargo è stato tolto, pensa che anche i rapporti fra Caracas e Washington potranno migliorare ?
Julián Isaías Rodríguez Díaz: Crediamo che i rapporti fra Cuba e Washington miglioreranno, ma questo non significa che peggioreranno i rapporti con il Venezuela. Osserviamo attentamente tutti i dettagli della visita di Obama a Cuba: è stata preceduta dalla visita del nostro Presidente Maduro, il quale è stato insignito di una importante onorificenza nel corso della sua visita. E’ stata commentata la non partecipazione delle Forze Armate cubane durante la visita del Presidente degli USA, mentre un fatto contrario si è verificato durante la visita del Presidente venezuelano.
Fidel Castro continua ad essere un importante riferimento politico. Il Papa e Renzi lo hanno dimostrato. Ha ricevuto il primo, ma non il secondo e neanche Obama è stato ricevuto. A Maduro invece, Fidel Castro dedicato un’intera giornata. Le dimostrazioni di solidarietà cubane verso il Venezuela non si sono arrestate. Durante la visita di Obama hanno cercato di tirare fuori l’argomento “Venezuela” e si è astenuto di rispondere, ma non lo ha rifiutato.
Tutto migliorerà. Il mondo migliorerà. Tutti gli imperi finiscono.


Luca Bagatin: Quali rapporti vi sono fra il Venezuela e l'Unione Europea ed in particolare fra il Venezuela e l'Italia ?
Julián Isaías Rodríguez Díaz: L’Unione Europea e l’Italia sono argomenti ben differenziati per il Venezuela, anche per l’Italia stessa. Il Primo Ministro è stato duro davanti alla centralizzazione sproporzionata dell’Unione Europea rispetto all’Italia. L’Unione Europea è stata sconsiderata e parzializzata politicamente contro il processo politico venezuelano. A nostro avviso si è lasciata influenzare dalla Spagna e da alcuni governi conservatori. Specialmente dal neoliberismo che porta avanti la politica dello sfruttamento. Le multinazionali ed il potere finanziario internazionale segnano le loro politiche, che non coincidono con quelle dell’America Latina in cerca della propria identità, integrazione, sovranità e capacità di negoziazione per difendere le proprie materie prime. Con l’ Italia, ciò nonostante, il Venezuela mantiene oggi dei buoni rapporti. Cerca di sviluppare il commercio d’importazione ed esportazione. Abbiamo bisogno di tecnologia agroalimentare e di trasporto ferroviario in particolare. Nel prossimo mese di maggio avrà luogo la riunione periodica italo-venezuelana. Ci sono dei temi interessanti da trattare da parte di entrambi i Paesi. Il nostro Ministero degli Esteri ha assicurato la propria presenza e, se non si verificano degli incidenti di percorso che ritardino la riunione, la stessa sarà un successo sia per l’Italia che per il Venezuela.

Luca Bagatin

lunedì 28 marzo 2016

I Curdi e la questione curda: una visita al centro culturale "Ararat" di Roma. Articolo di Luca Bagatin

Primavera '99. Porto di Trieste. Avevo vent'anni e portavo un paio di occhiali rotondi come Gandhi.
Ero un militante verde e fra noi - Verdi e Radicali - c'era un ragazzo curdo di cui non ricordo il nome. Fra noi ricordo l'amico del Partito Radicale John Fischetti, unico della brigata di allora che vedo e frequento ancora. E poi l'allora Assessore dei Verdi friulani Mario Puiatti, l'attivista del FUORI! Italo Corai, l'allora deputato Michele Boato e Renato Fiorelli. Eravamo una decina. Portavamo dei cartelli al collo sui quali vi era scritto: NO ALLA PENA DI MORTE IN TURCHIA.
Era il periodo in cui si parlava dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea e della condanna a morte del capo del partito curdo PKK Ocalan.
Bloccammo simbolicamente dei tir turchi. Il nostro intento era del tutto pacifico e dimostrativo. Purtuttavia i camionisti non gradirono e, scesi dai tir, iniziarono ad assalirci. Il ragazzo curdo se la vide davvero brutta e, se non fosse stato per i militari della Guardia di Finanza, l'avrebbero certamente linciato. Fu allora che compresi che, ai turchi, i curdi non piacevano proprio.
Solo nel 2004 la pena di morte in Turchia sarà abolita. Ma l'odio per i curdi permane.
Primavera 2016. Roma, quartiere Testaccio. L'amica fotografa Maddalena Celano mi invita a visitare il centro culturale curdo “Ararat”, che prende il nome dal suggestivo monte della Turchia orientale. Maddalena mi scatta delle foto con Sara - una degli attivisti - e poi all'interno della struttura. Il centro sta rischiando la chiusura, proprio in questi giorni, a causa della scadenza della concessione con il Comune di Roma.
Kazim Toptas, il coordinatore del centro, mi mostra la raccomandata che ha ricevuto e che dice che, in sostanza, non è possibile procedere al rinnovo della concessione a causa di un “riordino del patrimonio capitolino”. E quindi ci vanno di mezzo i curdi rifugiati in Italia (l'altro centro culturale autogestito e concesso dal Comune è sito a Torino) che si ritroveranno, a giorni, sulla strada.
Faccenda davvero triste che, auguriamoci, si risolva nel migliore e più sensato dei modi.
Ma chi sono i curdi ?
“Siamo un antico popolo mediorientale che anticamente abitò la Mesopotamia”, mi dice Kazim. “Molti di noi sono zoroastriani, altri si sono islamizzati. Io sono alevita, come molti di noi, che è una religione che rispetta tutti e crede nell'uguaglianza fra uomini e donne”.
Sì, ma in Turchia siete perseguitati. “Sì, siamo perseguitati da sempre. In Turchia, Siria, Iran, Iraq... Per noi vige il regime di apartheid sin da quando non esiste più una nazione curda”.
Quindi, in sostanza, volete ricostituirne una... “No, alla maggior parte di noi non interessa. Quelli sono i nazionalisti, che vogliono una nazione indipendente. Molti di noi, me compreso, non la pensiamo affatto come i nazionalisti curdi. Siamo federalisti, anzi, crediamo nel confederalismo democratico, ovvero vogliamo solo essere rispettati nell'ambito delle nostre comunità autonome. Il nostro modello vorrebbe ispirarsi a quello svizzero. Crediamo nella democrazia diretta e nella tutela delle minoranze. Crediamo nell'uguaglianza di tutti, ad iniziare dalla parità di diritti fra maschi e femmine. Siamo per l'autogestione e pensiamo che solo questo sistema possa essere la chiave per superare non solo i nostri problemi, ma anche quelli di tutto il Medioriente diviso in tribù, piagato dal fondamentalismo islamico e dal capitalismo...”.
Infatti voi combattete il fondamentalismo islamico. “Sì, in Siria, a Kobane, a Rojava, vi sono i nostri combattenti dello YPG, soprattutto donne, che combattono l'Isis a fianco delle truppe regolari siriane”.
Quindi in Siria state con Assad. “Non ci fidiamo totalmente di lui. Noi siamo per la democrazia diretta e lui è Presidente della Siria solo perché figlio e erede di Hafiz-al-Assad, che un tempo ci perseguitava. Per noi rimane un dittatore, ma è certamente più democratico del turco Erdogan, che in Turchia ci massacra. Assad, che fra l'altro è di religione alevita come me, in cambio del nostro aiuto, ha promesso l'indipendenza del popolo curdo in Siria”.
E di Putin che ne pensate ? “Ci sta dando una mano, ma non ci fidiamo di lui. Lui pensa agli interessi della Russia, non a quelli del popolo curdo oppresso. L'unico leader che si pronunciò in favore del popolo curdo fu Gheddafi...ma è stato ucciso, come sappiamo”.
Kazim Toptas
Kazim, tu sei nato in Turchia. Com'è la situazione lì per voi ? “Brutta. Io sono fuggito dalla Turchia e sono un rifugiato politico. Il governo di Erdogan è autoritario, ci opprime ed impone la sua ideologia di Stato. Non riconosce i diritti delle donne, che per noi è una cosa fondamentale”.
Avete un vostro partito rappresentato in Parlamento comunque... “Sì, l'HDP, il Partito Democratico del Popolo, che è un partito che si ispira al socialismo libertario e all'ambientalismo e porta avanti la nostra idea di confederalismo democratico. E' l'unico partito curdo rappresentato in Parlamento. La nostra concezione di vita, come puoi capire e vedere, è basata sulla libertà di opinione, sul rispetto delle diversità, sulla laicità nel rispetto della visione spirituale di tutti. Sulla tolleranza”.
Eh sì, caro Kazim. Temo di capire perché in pochi parlano di voi ed in pochi hanno interesse ad abbracciare la vostra causa o, peggio, vi perseguitano.
Gesù Cristo fu messo in croce per lo stesso motivo.
E ora, che scrivo queste poche righe, una lacrima mi scende. Ma non è una lacrima di dolore, bensì di consapevolezza. La consapevolezza che dovete proseguire nella ricerca del vostro diritto ad autodeterminarvi, ad autogestirvi. A far conoscere la vostra cultura e la vostra concezione di vita che attinge dagli antichi insegmanenti di Zarathustra.

Luca Bagatin