Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post

sabato 1 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin

A 50 anni dal barbarico assassinio di Pier Paolo Pasolini, mai a sufficienza indagato e troppo facilmente liquidato, vorrei ricordarlo con un mio lungo articolo, contenuto anche nel mio saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/).

Un articolo nel quale cerco di mettere in luce gli aspetti anti-borghesi e anti-liberali, ovvero anti-fascisti, di un Pasolini che denunciò, già 50 anni fa, il mutamento in senso liberal-capitalista di tanto "sinistrismo borghese" e di tanto "liberal-radicalismo" italico, oggi sostenitore, come le destre al governo, del regime a Stelle e Strisce e di un europeismo oligarchico, autoreferenziale, ipocrita e antidemocratico.

Luca Bagatin 

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di numerosi decenni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin
 

venerdì 28 aprile 2023

Se in Italia e UE la sinistra e il socialismo sono morti... Articolo di Luca Bagatin

Non sono affatto stupito, come non lo sono mai stato, della natura profondamente borghese, liberal-capitalista e radical-chic del PD e dei suoi alleati (o potenziali tali, come il polo di Renzi&Calenda e i Cinque Grilli), per cui non mi stupisce nemmeno un po' la svolta (se di svolta si può parlare) “glamour” della Schlein.

Che poi, svolta...

Il PD, non da oggi, è glamour e guerrafondaio-atlantista, borghese e liberal-capitalista al contempo.

E' un partito che, personalmente, ho sempre trovato profondamente anti-socialista e anti-popolare.

Non vedo differenze e non da oggi, fra il PD e i Fratelli Meloni.

Forse posso vederne fra il PD e Berlusconi, ma solo perché quest'ultimo ha avuto il coraggio, spesso, di quella trasgressione che ha mandato in bestia il Partito della Borghesia, ovvero, appunto, il PD.

Candidando intellettuali marxisti-eretici come Lucio Colletti; entrando a gamba tesa – nel 1994 – prendendo i voti degli elettori del vero centro-sinistra (ovvero quelli socialisti, cattolici, repubblicani, socialdemocratici e liberali); ponendosi contro una sindacatocrazia che da decenni non difende affatto i più deboli e criticando, spesso e volentieri, UE e USA per le loro sconsiderate politiche guerrafondaie e sanzionatorie.

Nel mondo, a differenza di Italia e UE (con l'esclusione del francese Jean-Luc Mélenchon), la sinistra guarda al socialismo, al superamento del capitalismo e al multipolarismo, ovvero alla cooperazione internazionale, alla pace e alla pari dignità fra i popoli.

Ovvero a un autentico anti-razzismo.

Lo fanno da decenni i socialisti latinoamericani, da Lula a Nicolas Maduro; lo fanno i socialisti dei Paesi africani, Sudafrica in testa; lo fanno i socialisti eurasiatici e asiatici, in primis la Cina, che guida una svolta epocale, sia in termini socio-economici che geopolitici, diventando baluardo di dialogo, pace e stabilità.

E ciò mentre in UE (in Italia ciò è evidente da molti decenni) e negli USA, con rarissime eccezioni, non esiste una sinistra di matrice socialista, populista e popolare e si va verso un rafforzamento dell'“apparire” più che dell'“essere”; verso un rafforzamento della dittatura del danaro e dell'uso delle armi, più che della cooperazione e della pace; verso la disgregazione sociale (che provoca ansia e depressione fra le persone, in particolare fra i più giovani), anziché verso la condivisione e la fratellanza; si tagliano investimenti alla scuola e alla sanità pubbliche, anziché rafforzarle, in nome della necessità di avere un futuro e un presente che poggi su solide basi scientifiche e culturali.

Quale futuro, senza il socialismo?

Nessuno.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 20 luglio 2021

Perù. Il maestro elementare marxista-leninista Pedro Castillo è il nuovo Presidente. Articolo di Luca Bagatin

Non c'è più alcun dubbio.

Dopo il riconteggio dei voti – a più di un mese dal secondo turno elettorale - è confermata la vittoria alle elezioni presidenziali del maestro elementare marxista-leninista Pedro Castillo, che sarà il nuovo Presidente del Perù.

Castillo, 51 anni, leader della coalizione socialista populista “Perù Libre”, ha ottenuto il 50,12% dei consensi e batte la conservatrice di destra Keiko Fujimori, figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori, che – con “Forza Popolare” - ha ottenuto il 49,87%.

A decretarlo è stata l'autorità elettorale competente per l'esame dei ricorsi, il cui esito è stato accettato anche dalla stessa Fujimori, che aveva fatto ricorso.

Pedro Castillo entrerà in carica il 28 luglio prossimo e ha promesso l'istituzione di un'Assemblea Costituente e la redazione di una nuova Costituzione, democratica e inclusiva. Oltre a ciò ha in programma un'agenda di lotta alla corruzione, che ha dilaniato il Paese nei decenni, oltre che un programma di rafforzamento del sistema sanitario pubblico, di lotta al precariato e contro lo sfruttamento lavorativo, oltre che politiche in favore dell'ambiente.

Pedro Castillo, sindacalista e insegnante, è un uomo del popolo. Nato da genitori contadini analfabeti, ha lavorato e lottato sin da ragazzo per pagarsi gli studi e laurearsi in psicologia dell'educazione. E' insegnante di scuola primaria dal 1995, oltre che cuoco della mensa e bidello e ha sempre vissuto in un villaggio rurale.

Da anni impegnato in politica, si definisce marxista-leninista e conservatore di sinistra, nel solco del Socialismo del XXI Secolo dei Paesi latinoamericani, che uniscono tradizioni arcaiche e indigene al socialismo originario di ispirazione marxista e socialista.

Quella di Castillo, in sostanza, è una sinistra molto diversa da quella alla quale siamo purtroppo abituati a vedere da decenni in Europa e in Nordamerica, la quale sembra essere sempre più simile alla destra per quanto concerne la tutela dei ceti borghesi e più abbienti.

La sinistra populista latinoamericana, molto simile peraltro a quella asiatica, eurasiatica e panafricana (pensiamo ai vari partiti socialisti e comunisti di Russia, Asia e Africa), unisce infatti anticapitalismo, lotta all'oligarchia e alla borghesia e recupero delle tradizioni arcaiche e comunitarie e ricorda molto i valori del socialismo otto-novecentesco europeo.

Una sinistra purtroppo invisa, da sempre, dalle élite borghesi di matrice liberale e capitalista che approfittano sempre per tentare di screditarla o destabilizzare i Paesi ove essa governa, vedi i casi di Cuba e Venezuela, ingiustamente bollate dalle élite liberali come delle “dittature” (pur essendo delle democrazie popolari, peraltro molto diverse fra loro).

Il nuovo corso del Perù potrà geopoliticamente avvicinarlo a Paesi fratelli quali la Bolivia, l'Argentina, il Venezuela, Cuba e il Nicaragua. Con una probabile prossima vittoria alle elezioni in Brasile di Lula e della sinistra socialista in Cile, probabilmente anche a questi altri due Paesi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 26 maggio 2021

Russia. Nazionalbolscevichi di Limonov e Comunisti di Russia ancora in prima linea in vista delle elezioni. Articolo di Luca Bagatin

Si è tenuta a Velikij Novgorod, sabato 22 maggio scorso, una delle tante conferenze che stanno organizzando, nel Paese, diverse forze dell'opposizione della sinistra patriottica, in vista delle elezioni parlamentari del settembre prossimo, in Russia.

In prima linea, fra gli organizzatori, i nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e i Comunisti di Russia di Maxim Suraykin.

Alla conferenza hanno partecipato anche i rappresentanti locali dell'Avanguardia della Gioventù Rossa e altri attivisti di estrazione sindacale e comunista.

Obiettivo, quello di organizzare un fronte di opposizione al liberal-capitalismo governativo, anche attraverso l'auto-organizzazione dei cittadini, ovvero la creazione di una possbile coalizione di opposizione di sinistra nella regione di Novgorod.

Presenti alla conferenza – fra gli altri - il coordinatore de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, Mikhail Axel; i componenti del consiglio politico, Mikhail Galyashkin e Andrei Pesotsky; il coordinatore cittadino Kirill Morozov e il Primo Segretario del partito dei Comunisti di Russia di Novgorod Dmitry Perevyazkin, oltre che molti altri esponenti e attivisti.

Tutti pressoché giovani e giovanissimi, stanchi di un governo che impedisce loro di presentare liste alle elezione, reprime il dissenso e promuove un sistema economico liberal-capitalista che, come in tutta Europa, dagli Anni '90 ad oggi, ha impoverito il Paese e arricchito pochi a discapito di molti.

In nome del socialismo popolare, della ricostituzione dell'URSS e della nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia, questi giovani vogliono riprendersi il futuro. Riaffermando le proprie radici politiche, sociali e culturali.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 14 aprile 2021

Oltre e contro la destra e la sinistra borghesi. Per la sovversione spirituale e proletaria

Non amo né la cosiddetta cultura della destra politica, né quella della sinistra.
Entrambe sono nate dalla borghese e materialista Rivoluzione Francese, che ha escluso del tutto il Quarto Stato.
Nei secoli successivi, poi, la sinistra ha finito per assumere le difese della borghesia produttivista e imprenditrice e la destra quella delle élite al potere, delle gerarchie e la difesa delle "razze".
Rimanendo ancorato sia ai valori del Quarto Stato (e della Prima Internazionale), che a quelli delle più Antiche Civiltà, ovvero a valori di emancipazione, a valori legati alla Madre Terra e alla Magia del Chaos, mi sono sempre schierato dalla parte di coloro i quali hanno sovvertito ogni forma di Potere, di economia, di ordine costituito (più spesso prostituito), oltre che ogni forma di religione istituzionalizzata e, quindi, ogni forma di destra e sinistra.
Ponendosi/ponendomi oltre. Verso l'Infinito.

giovedì 8 aprile 2021

La sinistra (occidentale) ha fallito, il socialismo no. Si torni alla lotta di classe ! Parola di Ken Loach

“La sinistra ha fallito qui in UK, in Italia e ovunque in Europa. Perché nella cosiddetta Sinistra comandano i socialdemocratici e la loro politica è basata sugli interessi del business. Blair, Hollande e tutta quella genia ha tradito gli interessi dei lavoratori, non perché sono delle cattive persone, per carità, ma perché pensano che il business deve fare soldi, perché con i profitti si pagano le tasse. L’idea socialista invece non aveva questo problema, perché lo Stato era proprietario delle industrie e dei servizi. Questo secondo me è il motivo per cui la sinistra è fallita e la destra e l’estrema destra avanzano. Lo so che è un termine fuori moda, ma la sinistra deve tornare alla lotta di classe. Mettere i diritti dei lavoratori al centro e costruire la società intorno a questo concetto. Case, lavoro, salario sicuro, sanità pubblica, pensioni, welfare. Tutto ciò è stato privatizzato e abbiamo visto i risultati durante la pandemia, quando negli ospedali non c’erano neppure i camici e le mascherine per proteggere gli operatori sanitari. La sinistra deve difendere ciò che il capitalismo non può garantire”

(Ken Loach, regista e attivista politico socialista britannico)
 

venerdì 6 dicembre 2019

"La condivisione è un dovere naturale". Riflessioni di Luca Bagatin

La proprietà è un diritto innaturale.
La condivisione è un dovere naturale. 

Ho abbandonato il sinistrismo borghese e liberale venti anni fa più o meno esatti.
Ho capito che un proletario, un precario, non ha nulla a che spartire con la sinistra borghese liberale.
È un fatto antropologico, oltre he sociale.
Il sinistro è un borghese. Un politicamente corretto. Uno che segue le regole. Del danaro, del diritto, dell'etica (che egli stesso si dà).
Non è uno che segue l'onore, l'amore, la condivisione, l'emancipazione.
Il sinistro non lotta. Usa le leggi a vantaggio della sua classe (media o medio alta) e ha in spregio il popolo.
Non è diverso dal destro.
La sinistra borghese e liberale è solo il lato peggiore della destra borghese e liberale.
Oggi mi riconosco piuttosto nella "Nuova Destra" francese di De Benoist (che in realtà non ha nulla a che vedere con la destra classica, ma così fu impropriamente definita dai media francesi) e nella sinistra patriottica e conservatrice russa. 
Ovvero mi riconosco nella lotta al capitale, al liberalismo. Nella valorizzazione delle comunità, dell'ambiente, delle identità nel superamento del razzismo inteso come superiorità di una civiltà sulle altre (tipico invece del liberalismo anglosassone). 

Luca Bagatin

sabato 16 novembre 2019

Riflessioni socialiste e garibaldine, opposte alla destra e alla sinistra by Luca Bagatin

Detesto la destra perché è bigotta, difende solo chi è ricco ed è scioccamente moralista (senza avere alcuna morale).
Detesto la sinistra perché è borghese, scioccamente buonista ed è antisocialista.



Dovreste imparare a contrastare la manipolazione semantica dei liberali (una delle tante loro manipolazioni), usando ad esempio il termine "liberale" al posto di "destra", di "fascista" o di "liberista".
Il liberale peraltro può essere di destra o di sinistra, che, anche qui, dovreste comprendere che sono entrambe, storicamente, opposte al socialismo.
Anche il termine "populismo" dovreste imparare a usarlo in senso positivo e corretto, ovvero per indicare il socialismo e l'anticapitalismo.


Anche se inconsapevolmente, il capitalista è complice di un sistema autoritario, egoista e fondato sullo sfruttamento dell'essere umano, delle menti e dei corpi.
Può redimersi, attraverso un percorso di analisi, approfondimento, liberazione autentica.
Dobbiamo avere compassione del capitalista. E' malato, ma non ne è consapevole.



Sono e rimango garibaldino negli ideali, ma penso che anche Garibaldi, oggi, come me, si batterebbe in favore di tutti gli indipendentismi, in quanto si è sempre battuto per l'autodeterminazione dei popoli.
Popoli le cui diversità vanno valorizzate e affermate, quale base per la fratellanza con gli altri popoli.
Popoli che possono autogovernarsi solo attraverso piccole comunità organizzate e autogestite.

Luca Bagatin

venerdì 20 settembre 2019

La differenza abissale fra renzismo e socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Matteo Renzi lascia il PD – pur rimanendone contiguo e alleato - e forma un suo gruppo parlamentare, che si chiamerà “Partito Socialista Italiano – Italia Viva”.
Si dirà che si tratta solo del nome di un gruppo parlamentare, ma che cosa c'entri Matteo Renzi con il socialismo, viene comunque da chiederselo. La stessa cosa, peraltro, viene da chiedersela pensando al PD, partito dei ricchi per eccellenza, di matrice liberal capitalista.
Poi, ad ogni modo, si scopre da tempo che quelli che si chiamano a parole “socialisti”, in Italia e in Europa, hanno votato in favore di ogni possibile deregolamentazione del lavoro, dal Jobs Act alla Loi Travail; in favore dell'“europeismo dell'austerità e della perdita di sovranità”; dell'apertura indiscriminata delle frontiere con conseguente sfruttamento della manodopera a basso costo ed in favore di una politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani, spesso laico socialisti (autentici !): dalla guerra alla Libia socialista (autentica !) di Gheddafi sino a quella alla Siria socialista (autentica !) di Assad e alle sanzioni al Venezuela socialista (autentico !) del chavista Maduro.
Mai come oggi, dunque, in Italia ed in Europa, sarebbe bene chiarire una volta per tutte la differenza abissale fra il concetto di “sinistra” e “progressismo” - ovvero di capitalismo assoluto e di crescita economica illimitata a tutto svantaggio dei popoli e dei poveri – ed il concetto di “socialismo”, ovvero movimento umanitario, popolare, populista ovvero di popolo ed in favore del popolo.
Concetto, quest'ultimo, ben conosciuto non solo da tempo nella già citata Libia gheddafiana, ove vigeva un governo autogestionario e democratico diretto, non dissimile da quello jugoslavo di Tito, ma da tempo il socialismo autentico è o è stato comunque conosciuto nella Bolivia di Evo Morales; nel già citato Venezuela di Chavez e Maduro; nell'Uruguay di Pepe Mujica; nel Brasile di Lula; nel Nicaragua di Ortega; nell'Ecuador di Correa e nell'Argentina peronista dei Kirchner.
Diversamente, in Europa, da Blair a Hollande e oggi a Macron; da Renzi a Zingaretti; da Schulz a Sanchez, questi sedicenti “socialisti” - in realtà liberal capitalisti di sinistra - rappresentano la classe medio alta dei rispettivi Paesi. Ovvero la logica della crescita illimitata, del profitto, dell'imprenditorialità liberale contrapposta alle necessità dei popoli e dei poveri. Popoli e poveri che hanno necessità di avere un posto di lavoro sicuro e dignitoso; una sanità e una scuola pubblica che funzionino; un ritorno alle proprie radici e culture; la necessità di decidere del proprio futuro e di autogestirsi, senza sovrastrutture autoritarie economiche o economico-politiche o militari (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, NATO).
Il socialismo, storicamente, ha sempre rappresentato il Quarto Stato. Quel Quarto Stato escluso dalla borghese Rivoluzione Francese del 1789 e che ha trovato un suo riscatto decenni dopo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 composta da socialisti, anarchici, mazziniani e garibaldini che, pur fallita, ha aperto la strada alla Comune di Parigi del 1870; alla Rivoluzione Russa del 1917 - autentiche rivoluzioni proletarie - e, negli '60 e '70 al panarabismo, al socialismo arabo, al panafricanismo in Africa (con Nasser, Gheddafi, Sankara ecc...) e, negli Anni '90 e 2000, all'avvento – in America Latina - del Socialismo del XXI Secolo, con Chavez, Morales ecc...
Mentre altrove fioriva quel socialismo che l'Europa che aveva visto nascere, nella stessa Europa veniva via via soffocato, su richiesta degli Stati Uniti d'America. Veniva soffocato non solo in Paesi sovrani come la Jugoslavia e le ex Repubbliche Sovietiche, ma anche all'interno della Comunità Europea, laddove grandi statisti socialisti come Bettino Craxi venivano ingiustamente accusati di ogni possibile nefandezza e costretti all'esilio.
E tutto ciò con il beneplacito dei partiti di sinistra sedicentemente comunisti o post comunisti, Pds in primis. Partiti che portarono poi avanti quelle riforme di austerità ed in favore dei poteri forti finanziari ed economici e divenendo un tutt'uno con i partiti della destra liberale e della sedicente destra sovranista (Berlusconi, Putin, Orban, Trump, Salvini, Meloni), in realtà anch'essi propugnatori del sistema liberale e capitalista.
Ecco dunque, a parer mio, la necessità della rinascita di un socialismo né di destra né di sinistra, ma unicamente dalla parte dei popoli e dei poveri, così come peraltro portato avanti da anni dalla francese Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE), che edita l'ottima rivista bimestrale “Rébellion” (http://rebellion-sre.fr/) e di cui parlai diffusamente alcuni anni fa in un articolo: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/08/rebellion-e-lorganizzazione-socialista.html.
Un socialismo – quello originario - che non aveva né ha nulla a che vedere con i totalitarismi novecenteschi, ma anzi ha contribuito a risollevare le sorti di gran parte del mondo (latino, asiatico, africano), combattendo il terzo totalitarismo: ovvero il totalitarismo neoliberale e capitalista, fulcro del modello unipolare statunitense e anglosassone che, per secoli e decenni, ha depredato quelle terre anche finanziando e fomentando colpi di Stato autoritari.
Occorre dunque distinguere nettamente la sinistra – le cui origini sono illuministe e borghesi - dal socialismo democratico (inteso come propugnatore dell'autogestione e della democrazia diretta) e popolare, poiché non sono affatto sinonimi e si prestano ad equivoci che, in Italia e in Europa, hanno fatto trionfare il capitalismo assoluto in nome dell'illuminismo borghese e dell'universalismo progressista e modernista. Il tutto a scapito dei ceti meno abbienti: costretti o a lavorare di più a fronte di salari, diritti e pensioni ridotte o costretti ad una disoccupazione endemica resa sempre più endemica dalla possibilità per le aziende o di delocalizzare in Paesi stranieri ove è economicamente più favorevole investire o sfruttando l'immigrazionismo, ovvero la manodopera straniera a basso costo.

Luca Bagatin

mercoledì 17 aprile 2019

Brevi riflessioni su Radio Radicale, il socialismo, la sinistra e il web. A cura di Luca Bagatin

Su Radio Radicale sembra sceso un pregiudizio politico. In parte comprensibile.
Senza più la forza di Marco Pannella, con una lista "radical boniniana" percepita e non a torto come la rappresentante dell'establishment e con un partito radicale transnazionale sempre meno significativo, era difficile aspettarsi diversamente.
A me spiace, perché Radio Radicale è stata spesso una voce libera. Però mi sembra un po' la metafora del radicalismo italiano: da avanguardia libertaria contro il sistema a gruppo liberal capitalista assoluto.
Chi vuole confrontarsi con il "mercato", anziché combatterlo, non può che aspettersi che questo. Ovvero che il "mercato", appunto, soffochi ogni voce libera.

La differenza abissale fra il socialismo e la sinistra sarà evidente anche alle elezioni europee di quest'anno.
Socialista sarà ad esempio la lista del Partito Comunista, alternativa al capitalismo, all'ideologia del mercato e della crescita economica "illimitata".
La sinistra presenta diverse liste, più o meno "liberal", tutte con un progetto interno al sistema del capitale e della sua riproduzione sistematica, in una spirale viziosa senza fine. Una spirale infinita di nuove povertà e nuove diseguaglianze.

Sono sul web dal 2002. Stabilmente dal 2004. Come blogger e autore.
Ho notato che il web sta diventando sempre più come la TV. Non un "luogo", per quanto virtuale, nel quale scambiarsi idee, opinioni, approfondimenti, ma un contenitore per fare soldi attraverso la pubblicità. Ovvero un "luogo" dove diffondere merda e banalità, funzionali al consumo facile. Come il mercato, che è la merda del mondo sedicentemente civilizzato.
Andando avanti, temo sarà anche peggio.
Il che mi ha non poco deluso.

sabato 2 marzo 2019

Socialismo contro la modernità, contro lo sfruttamento, contro il consumismo. Per la decenza comune, la sacralità dell'esistenza e dei sentimenti. Frasi e citazioni

L'estremismo mi fa orrore. Sono un conservatore di sinistra. Mi batto per il reddito universale, credo nella decrescita, sono ferocemente contrario al liberalismo.
(Alain De Benoist)

Il consumatore non è affatto un essere umano libero.
E' un essere condizionato.
Dalla pubblicità commerciale, dal mercato.
Finendo così, per non avere più nulla di umano.
Men che meno di libero.
(Luca Bagatin)

La mia convinzione è sempre stata che i valori aristocratici e i valori popolari siano fondamentalmente uguali o si completino a vicenda in modo naturale, e che entrambi si contrappongano direttamente ai valori borghesi. Per valori aristocratici intendo il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, il bisogno di sé stessi, il disinteresse, il senso del sacrificio e della gratuità. I valori popolari, anch'essi legati alla terra, li recuperano in gran parte, aggiungendo ad essi ciò che George Orwell riassumeva in una bellissima espressione: "decenza comune".
(Alain De Benoist)

Il problema con la sinistra è diverso. Essa è positiva nella sua opposizione all'ordine capitalista, ma manca di una dimensione spirituale.
La sinistra si presenta abitualmente come un'altra via verso la mondializzazione, da qui la ragione per la quale essa si oppone ai valori organici, alle tradizioni ed alla religione.
Sarebbe quindi una buona cosa veder apparire degli "Identitari di sinistra", che da un lato difendessero la giustizia sociale e attaccassero il capitalismo e, dall'altro, difendessero le tradizioni spirituali e attaccassero la modernità.
(Alexandr Dugin)

Sono di estrema sinistra nazionalista, sono un conservatore di sinistra nato in Urss e difendo il diritto all'autodeterminazione dei popoli.
(Zakhar Prilepin)

Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
(Pier Paolo Pasolini)

L'imbonimento consumistico e il mito della bella vita hanno legittimato la gratificazione delle pulsioni e l'Es non deve più scusarsi dei suoi desideri o dissimularne la portata. Ma questo stesso condizionamento ha reso intollerabili il fallimento e la sconfitta.
(Christopher Lasch)

domenica 23 dicembre 2018

Dalla parte opposta rispetto alla sinistra bacchettona. Articolo di Luca Bagatin

D'Annunzio
Pasolini e Appignani
Stavo pensando che i miei "miti" del '900/2000 sono stati catalogati in quell'area che viene definita di "destra culturale", pur non essendo mai stati veramente di destra (ma sicuramente non erano/sono di sinistra nel senso canonico e tradizionale del termine).
Gabriele D'Annunzio, Juan e Evita Peron, Jack Kerouac, Pier Paolo Pasolini, Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo”, Moana Pozzi, Roberta Tatafiore, Alain De Benoist, Aleksandr Dugin, Egor Letov, Eduard Limonov e, non ultimo, il mitico Andrea G. Pinketts.
Anime trasgressive, libertarie, fuori dagli schemi e dalle ideologie novecentesche e dai totalitarismi, oltre che dai riti e dalle banalità del sinistrismo, del politicamente corretto, dello scioccamente banale o buonista per forza.
Per questo non potevano assolutamente essere incasellati nel salotti della “borghesia bene” o “liberal-progressista”. In particolare perché, quei salotti, o non li hanno mai frequentati o, se lo hanno fatto, è stato più per destare scandalo che per altra ragione.
Limonov, Letov, Dugin
Moana
Allo stesso tempo, tali personaggi - siano essi fisicamente viventi o viventi nella nostra memoria e spirito – non possono essere comunque definiti di destra, come invece sono spesso stati erroneamente incasellati (escluso Pasolini, che pur non era troppo amato “a sinistra” e ha ricevuto, nel corso degli anni, maggiori apprezzamenti “a destra”), in quanto per nulla inclini alla gerarchia, allo sciovinismo e al clericalismo (semmai alla spiritualità). Per essere veramente "buoni" occorre essere dei "cattivi ragazzi o ragazze". E soprattutto occorre essere AUTENTICI. Con le proprie "follie", il proprio andare controcorrente, ma non per sfida o per essere bastiancontrari, quanto per far notare che la vita può essere concepita, vissuta, approfondita diversamente. Si può essere nati poveri, come Evita Peron, che divenne poi la paladina dei diseredati; essere nati emarginati e aver vissuto l'infanzia in un brefotrofio, come Mario
Pinketts
Kerouac
Appignani; si può essere stati dei “dandy” amanti degli eccessi sessuali che ambivano a “un comunismo senza dittatura”, come Gabriele D'Annunzio; si può esse
re state delle pornodive che hanno guidato poi la prima lista civica italiana, ovvero il Partito dell'Amore, come Moana Pozzi; si può essere stati dei giramondo e dei bevitori e fumatori incalliti ed al contempo “mammoni” come gli scrittori Jack Kerouac e Andrea G. Pinketts; si può essere dei nazionalbolscevichi come il filosofo Aleksandr Dugin e dei nazionalbolscevichi “punk” come il cantante e chitarrista Egor Letov e lo scrittore Eduard Limonov; si può essere stati ed essere degli intellettuali controcorrente, scomodi, trasgressivi come Pier Paolo Pasolini e Alain De Benoist. In questo senso, tali personaggi che furono, sono o vengono assimilati alla "destra culturale" risultano, a parer mio, intellettualmente più "sexy" di quelli legati alla sinistra bacchettona, moralista, borghese, cosmopolita.
E, come tali, sono e vanno ben oltre le ideologie e i feticismi partitici.

Luca Bagatin

domenica 2 dicembre 2018

"Superare il sistema del danaro". Riflessione breve di Luca Bagatin

Il problema è il salario o, meglio, il danaro.
Lo hanno capito i situazionisti di Guy Debord, che si battevano contro il salario e, infatti, per l'abolizione del danaro, che è strumento di schiavitù e alla base di ogni prostituzione.
Ad oggi il lavoro salariato è infatti una forma di prostituzione. È la forma primaria di prostituzione. E' una forma di compravendita, infatti: io metto in vendita il mio tempo e il mio lavoro e lo metto a disposizione di qualcun altro.
Non sono libero di gestire il mio tempo e il mio lavoro, cosa che sarebbe possibile superando il capitalismo e abolendo il danaro, attraverso una economia del dono e reintroducendo aspetti legati al baratto. Senza interesse (economico, egoistico), solo per il bene del proprio prossimo e, dunque, della comunità di cui tutti facciamo parte. Produci ciò che consumi. Il resto lo redistribuisci o lo scambi.
Nell'attuale situazione capitalistica, purtroppo, essendo il danaro necessario, tutti quantomeno dovrebbero avere un reddito. O stampando danaro, oppure obbligando chi è ricco e ha il danaro a fornire un reddito a chi non lo ha.
Il capitalismo - che esiste in quanto sdogana l'egoismo umano e grazie al sistema dell'accumulo e del danaro - favorisce la ricchezza di pochi e garantisce lo sfruttamento di molti, purtroppo.
Questo, al lettore medio, potrebbe forse apparire un discorso di sinistra.
Purtuttavia, personalmente, non potrò mai dirmi di sinistra, in quanto la sinistra - in Europa - ha sempre coperto il fianco dei liberali e dei capitalisti ed è fondamentalmente moralista e borghese, sin dalla sua nascita ai tempi della borghese Rivoluzione Francese.
Non potrò ad ogni modo mai dirmi di destra perché, benché i miei valori siano conservatori, non amo né i ricchi né le gerarchie, e penso che entrambi tali aspetti non dovrebbero esistere in un mondo che voglia essere democratico, ovvero autogestito dal basso, in modo egualitario.
Sono dunque un socialista originario, direi, piuttosto. Utopista nei limiti del fatto che, se esiste il sentimento, non esiste alcuna utopia, ma semplice realtà e volontà del cuore. La volontà dell'amore unita alla libertà.

Luca Bagatin

giovedì 30 agosto 2018

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin

Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di ben 43 anni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.
La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.
Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".

Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin

giovedì 3 maggio 2018

Il socialismo autentico e originario spiegato dal filosofo Jean-Claude Michéa. Articolo di Luca Bagatin

Con "Il nostro comune nemico - Considerazioni sui giorni tranquilli" (titolo originale "Notre ennemi, le capital"), edito di recente in Italia da Neri Pozza, il filosofo orwelliano, socialista ed ex aderente al Partito Comunista Francese Jean-Claude Michéa, si riconferma il miglior interprete del socialismo autentico e originario e ciò attraverso la sua incessante denuncia del sistema della crescita economica illimitata; dell'accumulo di capitale che genera conseguente sfruttmento e dell'ideologia del progresso, nata con la Rivoluzione Francese ed all'origine della sinistra borghese e della destra oligarchica, entrambe contrapposte al popolo ed ai suoi rappresentanti: populisti, socialisti e comunisti i quali - come già dimostrato da Michéa nei suoi predecenti saggi ("Il vicolo cieco dell'economia" (Elèuthera, 2012) e "I misteri della sinistra" (Neri Pozza, 2015)) - lungi dal rappresentare la sinistra, sono da sempre i migliori interpreti delle necessità delle classi popolari e dell'uscita immediata dal capitalismo.
La sinistra, storicamente asservita alle logiche del capitale e della borghesia ed oggi in tutta Europa miglior interprete dell'avvento del capitalismo assoluto è, sin dai tempi della repressione (ordinata da governi di sinistra) della Comune di Parigi (1870) e del Movimento Spartachista giudato da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (1919), la maggiore oppositrice del socialismo originario e autentico costituito originariamente da operai e contadini, i quali finirono per allearsi ai borghesi della sinistra liberale e progressista, in un abbraccio mortale, unicamente in chiave antimonarchica e antireazionaria in particolari momenti storici (l'Affaire Dreyfus in primis, l'avvento dei fascismi ecc...).
Nel saggio, a tal proposito, Michéa rammenta che, sino al 1921, la SFIO, ovvero la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (che darà poi origine al Partito Socialista Francese) ci teneva a precisare di essere un partito "di lotta di classe e rivoluzione" e che "nè il blocco delle sinistre nè il ministerialismo", condannati entrambi, "troveranno la minima possibilità di successo tra i suoi ranghi".
Ciò accadde in Francia (ove lo stesso Partito Comunista Francese si definirà "di sinistra" solo negli ultimi decenni), ma accadrà via via in tutta Europa, portando ai giorni nostri i cosiddetti "partiti socialisti", ormai abbandonata la lotta di classe e le antiche rivendicazioni portate avanti dagli aderenti alla Prima Internazionale (ricorda lo stesso Michéa che mai nel corso della loro vita Marx, Engels, Bakunin, Proudhon si definirono "di sinistra") a diventare i maggiori sostenitori dei vari Jobs Act, Loi Travail, precarizzazione del lavoro, liberalizzazioni e deregolamentazioni selvagge, austerità, distruzione dell'ambiente in nome della crescita economica, perdita delle identità attraverso la promozione del consumismo e dell'immigrazionismo ecc...
Nel saggio, Jean-Claude Michéa, spiega dunque come la sinistra liberale abbia fatto suo il modello ipercapitalista, giovanilista e di neo-sfruttamento di Goldman Sachs e della Silicon Valley e ravvisa, invece, la necessità di un ritorno a Marx per combattere una modernità foriera di alienazione e schiavitù portatrice di instabilità ed insicurezza (economica, sociale, lavorativa, famigliare, sentimentale...) fomentata anche dai sedicenti "social"network che riuniscono gli individui unicamente in quanto esseri separati e non contribuiscono affatto alla socializzazione ed a creare autentici legami sociali, civili, umani, fondamento di ogni democrazia e di ogni "società decente" nel senso che Orwell forniva a tale termine quale base di ogni comunità civile, solidale e fraterna.
Accanto a Karl Marx e George Orwell, i pensatori di riferimento di Michéa - per un ritorno ad un sano socialismo originario - sono Marcel Mauss, antropologo socialista e teorico dell'economia del dono e Guy Debord, con la sua critica alla "società dello spettacolo" e della "dissoluzione di tutti i legami sociali". Un socialismo originario che si contrapponga, dunque, al "nostro nemico comune", ovvero al capitalismo liberale che ha unito, politicamente, culturalmente e socialmente quelle élite sia di destra che di sinistra, già denunciate dal sociologo Christopher Lasch negli Anni '90 (si veda in merito la mia recensione al suo saggio fondamentale: http://amoreeliberta.blogspot.it/2018/01/la-rivolta-delle-elite-il-tradimento.html) e che, secondo Michéa "non hanno più altro ideale concreto da proporre se non la dissoluzione continua e sistematica dei modi di vivere specifici delle classi popolari stesse - e la dissoluzione delle loro ultime conquiste sociali - nel moto perpetuo della crescita globalizzata, sia essa ridipinta di verde o coi colori dello sviluppo sostenibile, della transizione energetica e della rivoluzione digitale".
Jean-Claude Michéa denuncia dunque una società nella quale nessuno si preoccupa più per l'altro e nella quale prevalgono egoismo ed interesse privato e contrappone tale tipo di società a modelli tradizionali e più arcaici, radicati nelle comunità popolari rivalutate anche dello stesso Marx negli ultimi anni di vita e fondamento base per ogni possibile rivoluzione socialista. Modelli popolari fatti di aiuto reciproco, mutualismo e spirito del dono fra amici, parenti, vicini di casa, colleghi...
Nel saggio Michéa non manca di sottolineare le motivazioni per le quali le classi popolari europee, nel corso dei decenni, si sono via via rifugiate nell'astensionismo di massa (non ultimo, se pensiamo a casa nostra, il caso delle elezioni regionali del Friuli, nel quale non ha votato nemmeno la metà della popolazione) o nel voto a partiti cosiddetti "antisistema" o "populisti" e ciò in quanto le classi popolari hanno via via preso coscienza di quanto sopra già scritto, ovvero dei tentativi sistematici dei "partiti del blocco liberale" di dissolvere ogni conquista sociale delle classi popolari e nel tentativo di distruggere il loro modo di vivere attraverso l'imposizione del modello globalista, capitalista selvaggio, immigrazionista (di sfruttamento dunque di quell'esercito industriale di riserva denunciato da Marx, ovvero la manodopera straniera a basso costo, foriera di nuove lotte fra poveri e a tal proposito si rammentino le lotte anti-immigrazione portate avanti storicamente dal Partito Comunista Francese e dal suo Segretario Generale Georges Marchais) e di austerità...perché "ce lo impone l'Europa" (una Europa infatti globalista, capitalista, liberale, antisociale, antisocialista, elitaria) o, peggio ancora, "il mercato", "la globalizzazione" ecc...
In tutto ciò sarà proprio la sinistra europea a raccogliere la bandiera del globalismo, del capitalismo assoluto e così via e ciò in nome del "progresso", della "modernizzazione", della "crescita economica" (che non è affatto infinita e illimitata, come credono i liberali della sinistra !) e sostituendo le antiche lotte di emancipazione del lavoro e del salario dei socialisti originari con riforme civili quali "il matrimonio per tutti", l'"utero in affitto" e la fecondazione assistita (con tutte le loro ricadute in termini economico-capitalistici ed utili unicamente a quelle classi sociali che, economicamente, se le possono permettere) ecc...
Non è un caso, come sottolinea Michéa, se i partiti di sinistra, in Francia e non solo, sono votati massicciamente nei quartieri ricchi e "à la page" e se il voto operaio si è via via spostato o verso l'astensione o verso l'estrema destra e se un esponente della sinistra liberale come Emmanuel Macron, uomo dei poteri finanziari, ha affermato - come riportato da Michéa medesimo nel saggio - che essere di sinistra oggi significa fare tutto ciò che è in nostro potere affinché "ogni giovane abbia voglia di diventare miliardario".
Michéa, nel suo saggio, plaude a movimenti socialisti quali lo spagnolo Podemos, ispirato ad Antonio Gramsci, al socialismo populista del filosofo argentino Ernesto Laclau ed alle rivoluzioni socialiste dell'America Latina degli ultimi vent'anni. Egli ravvisa in Podemos un partito in grado di superare i vecchi steccati dei partiti borghesi della destra e della sinistra e di parlare direttamente alle classi popolari attraverso un linguaggio concreto, non ideologico e fondato su bisogni reali, così come lo erano i movimenti socialisti dell'Ottocento, fondato su una progressiva uscita dal sistema capitalista e su una democrazia realmente diretta.
Oltre a ciò, Jean-Claude Michéa, denuncia il sistema liberale e capitalista quale portatore, attraverso la concorrenza, di situazioni di monopolio ove "c'è sempre un vincitore" e ciò a totale discapito del cittadino, del consumatore e del lavoratore e rammenta come il termine "populista", oggi manipolato dai media in senso spregiativo, ha diversamente e storicamente sempre rappresentato il fondamento del socialismo popolare e democratico. In tal senso, l'Autore, segnala il saggio degli italiani Fruttero e Lucentini, pubblicato negli anni '70, "La prevalenza del cretino", i quali presentano in esso l'idea di "decenza comune" nel pensiero di Orwell quale esempio di: "socialismo umanitario, populista, un po' anarchico, senza tessere né dogmi, basato, alla fin fine, sull'abbraccio fraterno, sull'ardente stretta di mano fra compagni e amici".
Questa, in sistesi, potrebbe essere la filosofia dello stesso Michéa che, con "Il nostro comune nemico", presenta al lettore i pericoli del capitalismo assoluto e della modernità liberale di ieri e di oggi e la necessità di uscirne attraverso un ritorno a quella decenza comune che solo il socialismo originario - oltre e contrapposto alla destra, alla sinistra ed alle elite economiche e finanziarie - seppe incarnare.

Luca Bagatin