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sabato 21 febbraio 2026

Eduard Limonov ha e aveva tutto da insegnarci. Articolo di Luca Bagatin

 

Eduard Limonov, scrittore e politico dissidente russo di fama internazionale, era certamente una leggenda, oltre ad essere figura emblematica del nostro presente.

Il 22 febbraio di quest'anno, Limonov, avrebbe compiuto 83 anni.

Egli fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto), sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, nel 2024, è uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese”.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

E, nel recente film, "Il mago del Cremlino - Le origini di Putin", tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, il regista Olivier Assayas, fa interpretare Limonov dall'attore norvegese Magne-Håvard Brekke.

Eduard Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Personalmente, intervistai Limonov nell'agosto 2019, e – alla sua figura e a quella del suo partito dissidente, di sinistra patriottica - ho dedicato un mio saggio, ovvero “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

Dissidente integrale, negli Anni ’70, Limonov si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.

Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.

L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.

Come ho scritto, intervistai Eduard Limonov nel 2019 e, con me, non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.

Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.

A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".

Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.

I nazionalbloscevichi di Limonov, del resto, sono una sorta di Cavalieri Templari proletari moderni. Dei monaci guerrieri dallo spirito artistico che, dicono gli stessi giovani de "L'Altra Russia", "lottano contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dall'eresia del capitalismo".

Un'eresia che ci ha resi schiavi della società dei consumi. Della violenza contro i più deboli. Del cinismo.

Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 83 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza, ipocrisia, noia e ignoranza.

Aveva peraltro molto da insegnare anche alla cosiddetta "sinistra occidentale" quando affermava: "Perché i partiti comunisti e socialisti sono degenerati? Perché dicono le stesse cose dei liberali, hanno gli stessi obiettivi. Se i nostri nemici ideologici predicano la produttività è stupido predicare ancora più produttività”.

E anche quando puntava il dito contro l'”ordine borghese”, che ha schiavizzato i corpi e le menti delle donne e, nel romanzo “Russian Psycho” scriveva: “Il mondo borghese, l'ordine borghese, ha reso la ragazza una "giovenca". Un animale stupido, silenzioso e fiducioso con il naso bagnato in un'imbracatura di biancheria intima, su tacchi idioti: il "pulcino" deve scomparire”. E, provocatoriamente, aggiungeva, come un mantra: “Ho un sogno, ovvero bande di ragazze selvagge che distruggono le città e i loro capelli soffiano nel vento..”.

Come ho scritto nel mio saggio, a noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista, mai abbastanza ricordata, dichiarò: “L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso. L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.

Mai verità fu più grande e attuale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 27 dicembre 2025

L'oppositore di sinistra Sergey Udaltsov condannato a sei anni. Anche in Russia, come ovunque, nel mondo liberal-capitalista, il socialismo è perseguitato. Articolo di Luca Bagatin

 

In pochi, probabilmente, sanno che, nella Russia post-sovietica, esistono dei dissidenti autentici (di cui ho molto scritto nel mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo), che, per il fatto di difendere il socialismo, ovvero l'anticapitalismo, la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, non piacciono né al regime liberal capitalista di Putin, ma nemmeno all'Occidente liberal-capitalista.

Occidente liberal-capitalista che, spesso e volentieri, li ha sempre o spesso ignorati. Se non denigrati, considerandoli “controversi” (sic!).

Fra tali dissidenti, lo scrittore e fondatore del Partito NazionalBolscevico, oltre che della coalizione “L'Altra Russia” (oggi “L'Altra Russia di Eduard Limonov”) Eduard Limonov e Sergey Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra che, ironia della sorte, viene condannato a 6 anni di carcere nei giorni che ricordano la dissoluzione dell'URSS, quel tragico 25 dicembre 1991, che trasformò la Russia e le Repubbliche post-sovietiche nella terra delle oligarchie, delle mafie e dell'estremismo di destra.

Limonov e Udaltsov, autentici dissidenti della sinistra russa, hanno spesso manifestato assieme, contro le misure antisociali e di austerità dei governi Putin-Medvedev. E spesso sono stati arrestati assieme.

Hanno sostenuto il ritorno del socialismo popolare in Russia, la libertà di parola e il ritorno delle aree storicamente russe alla Russia, quali la Crimea e il Donbass. E lo hanno fatto per primi, denunciando il nazionalismo russofobo ucraino e quello nelle Repubbliche post-sovietiche, diventate liberal capitaliste e governate dall'estrema destra.

Limonov è sempre rimasto un dissidente integrale, ha sempre rifiutato di allearsi al Partito Comunista della Federazione Russa e, al suo partito, composto soprattutto di giovani e giovanissimi, spesso artisti, ancora oggi, non viene permesso di presentarsi alle elezioni. Il suo Partito NazionaBolscevico fu addirittura messo fuorilegge dalla Corte Suprema russa, nel 2007, con accuse infondate di “estremismo” e “incitamento all'odio”. Accuse che la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha considerato palesi violazioni dei diritti umani.

Udaltsov, anch'egli spesso arrestato con l'accusa – mai provata – di “incitamento a disordini di massa”, ha spesso collaborato, invece, con il maggiore partito di opposizione, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) e sua moglie, Anastasia, ex attivista del Partito NazionalBolscevico, è deputata alla Duma nelle fila di questo partito.

Udaltsov è stato condannato e per l'ennesima volta, nei giorni scorsi, a 6 anni di carcere duro, con l'accusa di aver pubblicato, sul sito del Fronte di Sinistra, nel 2023, due articoli dal titolo “Come i marxisti sono diventati terroristi. Gli attivisti di Ufa languiscono in prigione da un anno con accuse assurde” e “Smettete di perseguitare i comunisti! Il Fronte di Sinistra ha tenuto una manifestazione a Mosca in difesa dei prigionieri politici”.

Entrambi articoli in difesa del circolo marxista di Ufa, i cui componenti sono stati arrestati e condannati a pene detentive dai 16 ai 22 anni, con l'accusa di “terrorismo”.

Sergey Udaltsov ha dichiarato di voler intraprendere uno “sciopero della fame a tempo indeterminato”, sottolineando come la condanna che ha ricevuto sia stata frutto di “una decisione vergognosa”.

Egli, durante l'udienza in tribunale, ha dichiarato, relativamente ai suoi articoli in difesa dei componenti del circolo marxista di Ufa che: “C'è stata una sostituzione di concetti. Non sono per un'assoluzione, ma rilevo dubbi sulla loro colpevolezza: questo è ciò che contengono tutte le mie pubblicazioni. E ora dubito della loro colpevolezza e ho il diritto di farlo, perché il verdetto non è ancora entrato in vigore”.

Nel mondo post-sovietico, diventato liberal-capitalista, tanto quanto in quello Occidentale, dunque, la caccia al socialista e al comunista rimane sempre presente.

A vario titolo, a vario modo. In gran parte delle Repubbliche post-sovietiche, dai Paesi Baltici all'Ucraina (ma anche in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), i Partiti Comunisti e in generale di sinistra, sono stati pressoché messi al bando (e gli attivisti spesso perseguitati). In Russia vengono spesso perseguitati o, quantomeno, tenuti a bada.

Gli USA cercano di destabilizzare il socialismo in ogni dove. Dalla Jugoslavia alla Siria, passando per la Libia e il Venezuela (oltre che l'Italia, quando governava il PSI di Bettino Craxi).

L'UE, che è sempre al traino degli USA e degli estremismi di destra, vorrebbe equiparare il comunismo al nazifascismo. Come se la giustizia sociale potesse essere equiparata al razzismo e al suprematismo!

E siamo sempre lì. Tutto il mondo pseudo-libero (in realtà liberal-capitalista) è paese. Anzi, è palesemente anti-sociale e anti-socialista.

Luca Bagatin

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lunedì 11 agosto 2025

Un ricordo di Zemfira Sulejmanova, attivista de "L'Altra Russia di Eduard Limonov". Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 agosto di quest'anno, ricorre il terzo anniversario della tragica morte di Zemfira Sulejmanova, militante del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, fondato dallo scrittore dissidente russo Eduard Limonov (1943 - 2020), dalle ceneri del Partito NazionalBolscevico, unico partito politico ad essere stato ingiustamente messo fuorilegge in Russia, nel 2007, con l'infondata accusa di “teppismo”. Accusa e messa al bando sconfessata dalla sentenza del 2021 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, che ha considerato la messa al bando del partito di Limonov una violazione dei diritti umani.

Nata nel 1997, Zemfira Sulejmanova, era un'attivista di Nižnij Novgorod, oltre che aspirante giornalista.

Stava portando aiuti umanitari e seguendo, da reporter, il conflitto russo-ucraino, per il canale WarGonzo, fondato da alcuni militanti del partito di Eduard Limonov e chiaramente ispirato al “giornalismo Gonzo”, ideato dal giornalista e scrittore statunitense Hunter S. Thompson (1937 - 2005).

Il minibus sul quale Zemfira viaggiava, è esploso sopra a una mina anticarro ucraina, sganciata da un drone, nei pressi di Donetsk, il 15 agosto 2022.

Non c'è stato più nulla da fare per la ragazza, che, senza un braccio e le gambe, è sopravvissuta solo altre cinque ore.

Zemfira Sulejmanova, come la gran parte degli attivisti del partito di Limonov, non solo era giovane e bella, ma era anche un'artista.

E' sempre stata molto attiva nelle campagne anti-governative e, con vari video ironici e artisticamente accattivanti, sui social network (in particolare TikTok) – molto visualizzati - aveva denunciato il regime di Putin e la mancanza di elezioni effettivamente libere (A “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, partito di sinistra patriottica, ad esempio, è sempre stato vietato di presentare liste elettorali ed ancora oggi i suoi attivisti vengono arrestati).

Allo stesso tempo, come Limonov denunciò a partire dal 1992, puntava il dito contro il nazionalismo ucraino e quello di tutte le repubbliche post-sovietiche, animato dall'odio nei confronti dei russi.

Limonov, che peraltro visse in gioventù nelle zone dell'attuale conflitto, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva (e fu profetico) che in Ucraina sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

E avrebbe voluto ricostituire l'URSS, attraverso il socialismo popolare, non burocratico, dal basso, come nelle idee dei primissimi Soviet leninisti.

In famiglia, Zemafira, che è sempre stata una ragazza estremamente coraggiosa, era chiamata “Xena”, in onore della regina guerriera della celebre, omonima, serie televisiva.

Le ultime immagini, prima della scomparsa, la ritraggono con un cane randagio che aveva incontrato nel corso del suo breve reportage e che stava salvando dalla guerra.

Aveva 25 anni. E li avrà per sempre.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 

giovedì 20 febbraio 2025

Lo scrittore e dissidente russo Eduard Limonov, avrebbe compiuto 82 anni. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scrittore dissidente russo di fama internazionale, Eduard Limonov, il 22 febbraio di quest'anno, avrebbe compiuto 82 anni.

Limonov fu il primo, nella metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto) sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, proprio nei mesi scorsi, è uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese”.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Ma chi fu Eduard Limonov, al quale ho dedicato persino il mio penultimo saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/)?

Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro e uscito, come dicevo, due anni fa, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Recentemente, le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.

Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.

L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

“E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.

Intervistai Eduard Limonov nel 2018 e con me non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.

Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.

A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".

Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.

Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 82 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza, ipocrisia, noia e ignoranza.

Luca Bagatin

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domenica 12 gennaio 2025

I regimi e il Potere secondo Eduard Limonov


"L’umanità civilizzata si è affrancata dai regimi duri, optando per i regimi molli. Se la violenza dura consiste nel reprimere fisicamente l’individuo, al contrario la violenza morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima tende a trasformare il mondo in una cella di massima sicurezza, mentre la seconda mira a fare dell’uomo un animale domestico"
 

mercoledì 27 novembre 2024

30 anni fa nasceva "Limonka", giornale controculturale fondato dallo scrittore e politico russo Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov distribuisce il primo numero di "Limonka"
  

Quest'anno è uscito il discreto film di Kirill Serebrennikov, “Limonov”, con Ben Whishaw nei panni di Eduard Limonov, scrittore, poeta e politico russo.

Dico discreto perché, come ho avuto modo di scrivere in una mia recente recensione (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/09/limonov-la-mia-non-recensione-articolo.html), il film non cita ampi e importanti ambiti della vita di Limonov e dà una visione parziale e poco autentica del personaggio.

Ad ogni modo, in questi giorni, si celebra il 30esimo anniversario del giornale controculturale russo “Limonka” (ovvero “Granata”), organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), da Eduard Limonov edito e ideato.

Giornale che vide la luce il 28 novembre 1994 ed ebbe una tiratura di circa 15.000 copie.

“Limonka” fu sì organo di partito, ma si occupava anche e principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica.

Tanto per rendere l'idea, nel numero 2 del giornale, pubblicato nei primi mesi del 1995, uno dei trasgressivi slogan di “Limonka” fu: “Il nostro obiettivo è che tutti gli stili giovani, punk, skins, membri del Komosomol, tifosi di calcio e delinquenti, siano raggruppati nello stesso genere: nazionalbolscevico. Stiamo creando un nuovo genere di essere umano: estremo, radicale, rivoluzionario, musicalmente e culturalmente trasgressivo. Solo la morte è più forte del nazionalbolscevismo”.

Il Partito NazionalBolscevico fondato inizialmente da Limonov nel 1992 con il nome Fronte NazionalBolscevico e, ufficialmente costituitosi come partito, nel maggio 1993, grazie anche al contributo del chitarrista e musicista punk rock Egor Letov, dall'attore e musicista Sergey Kuryokhin e del filosofo Aleksandr Dugin, diverrà la migliore avanguardia politica e artistica del periodo post-sovietico.

Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò che “Limonka” usò spesso slogan d'impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!” e “Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Lo stile punk del PNB ha, fra l'altro, influenzato - molti anni dopo - anche il collettivo musicale russo punk e politicamente impegnato “Pussy Riot”, le cui componenti (Maria Alekhina, Ekaterina Samucevic e Nadezda Tolokonnikova), sono spesso finite in carcere per le stesse ragioni dei nazbol, ovvero l'accusa di “teppismo”. In realtà per azioni politiche nonviolente, artistiche e provocatorie contro il governo autoritario di Putin. Le Pussy Riot”, hanno peraltro spesso ricevuto il plauso di Limonov in varie occasioni e interviste.

Il Partito NazionalBolscevico, composto principalmente da intellettuali e artisti e soprattutto da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti, trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 – fondato dagli ex socialdemocratici Ernst Niekisch e di Karl Otto Paetel - primi ad opporsi in Germania al nazifascismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.

I giovani del PNB guidati da Limonov, furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza a contrapporsi al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate e decisamente molto incisive.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Sebbene, oggi, l'erede del PNB abbia assunto la denominazione di “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e il giornale “Limonka” non sia stato più rifondato, il suo anniversario rimane, ogni 28 novembre, molto festeggiato degli eredi di Limonov, ai quali, ancora oggi, è vietato presentarsi alle elezioni.

Luca Bagatin

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domenica 15 settembre 2024

"Limonov", la mia non-recensione. Articolo di Luca Bagatin


Eddy, classe 1943, nato in Unione Sovietica, giovane poeta/scrittore irrequieto, affamato d'amore, dalla parte di quelli che non hanno nulla da perdere, quale lui stesso è sempre stato.

Questo era ed è sempre stato Eduard Limonov. A partire dagli Anni '60.

Non saprei dire se il film di Kirill Serebrennikov, “Limonov” o “Limonov. The Ballad”, appena uscito nelle sale italiane, abbia saputo rappresentarlo davvero.

Non saprei dirlo, nonostante il film, io lo abbia visto proprio ieri.

Probabilmente ne ha fatto una rappresentazione. Una parodia (Ben Whishaw, l'attore che lo interpreta, sembra quasi farne una macchietta, nei movimenti e negli atteggiamenti. Ma Ben Whishaw rimane comunque un ottimo attore, in generale).

Una parodia romanzata dalla quale fuoriescono, a mio avviso, tre cose.

1) Che il trailer del film è più appassionante e emozionante del film stesso.

2) Che l'omonimo romanzo di Carrère (che nel film ha il ruolo di sé stesso, anche se solo per pochi minuti), è migliore e più completo del film stesso. Film in cui mancano parti importanti della vita del Nostro, anche per una parodia romanzata.

3) Che Carrère e Serebrennikov approfondiscono il personaggio Limonov più dal punto di vista mainstream che da quello di Limonov o di chi lo ha effettivamente conosciuto o, se lo fanno, lo fanno solo parzialmente.

Eduard Limonov era certamente una personalità complessa e, chi vuole approfondirlo, non può certamente accontentarsi del libro di Carrère da cui è tratto il film di Serebrennikov.

Il film di Serebrennikov, direi, da il meglio di sé solo nella parte iniziale, finendo però per dilungarsi su una storia d'amore, quella con Elena, che certamente non fu così importante come quella con Nataliya (Medvedeva), totalmente cancellata dal film.

Così come dal film sono totalmente cancellati gli Anni '80 di Limonov, che sono gli anni in cui egli inizia a maturare la sua avversione per un Occidente liberal capitalista opulento e ipocrita.

Sono gli anni in cui scrisse, infatti, “Grande Ospizio Occidentale” (che ho recensito anche nel mio blog a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/08/il-grande-ospizio-occidentale-di-eduard.html), in cui analizza e demolisce i falsi miti dell'Occidente, mostrando – fra le altre cose - come le tanto sbandierate libertà e ricchezze, sono appannaggio solo di chi può effettivamente permettersele e come i cittadini siano “coccolati” dall'Ospizio, al punto da non avere più alcuna opinione propria.

Tutto questo, nel film di Serebrennikov, manca.

Gli Anni '80 sfilano in rassegna al Nostro, ovvero a Ben Whishaw che lo interpreta, che corre attraverso un immenso set cinematografico. E così, gli anni formativi di Limonov, vengono liquidati.

E furono formativi anche grazie alla sua terza moglie, Nataliya Medvedeva, cantante punk-rock, scrittrice e poetessa e autrice, nel 1993, di un appello contro il golpe di Boris Eltsin, il quale fece assediare e bombardare il Parlamento sovietico, illegalmente.

Nataliya, nel film, semplicemente non c'è.

Come c'è molto poco del Limonov “politico”.

Nel film, viene fatto apparire come un esaltato che guiderebbe fantomatici “skinhead nazionalisti” tutto muscoli, quando in realtà, i giovani del Partito NazionaBolscevico (molte delle quali erano ragazze acqua e sapone, tutt'altro che tutte muscoli e spesso, anzi, molto dolci e affascinanti, nella loro semplicità) erano artisti, musicisti, scrittori, freak, sbandati, certo, perché resi poveri e sbandati dal crollo dell'URSS per volontà di un'oligarchia guidata da Eltsin e sostenuta da un Occidente ipocrita e colonialista da sempre.

I giovani nazbol erano, secondo la compianta giornalista Anna Politkovskaja, che li difese sempre e a spada tratta in tutti i processi (processati solamente perché organizzavano manifestazioni pacifiche e nonviolente contro il governo liberal capitalista, prima di Eltsin e poi di Putin): “giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”. Del partito di Limonov, peraltro, la Politkovskaja parlò diffusamente nel suo “Diario russo”, edito in Italia da Adelphi, ricordando come fosse il partito di sinistra più attivo nella Russia post-sovietica.

Del film di Serebrennikov ho apprezzato, in sostanza, la parte iniziale, quella più erotica e le musiche dal sapore underground, oltre che le ricostruzioni degli abiti usati da Limonov all'epoca e alcune scene, che rievocano scatti fotografici effettivamente realizzati da Limonov e da Elena Shchapova, all'epoca.

Ma, chi era Eduard Limonov?

Semmai fosse stato davvero un egocentrico, come molti potrebbero facilmente credere a una lettura superficiale, aveva tutto il diritto di esserlo.

Era un grande scrittore, proprio perché era un osservatore attento che sperimenta tutto su di sé.

E lo fa perché detesta la banalità, la mediocrità, la noia, i luoghi comuni, i grandi eventi, i salotti buoni, che appestano la società, sia sovietica dell'epoca che quella statunitense capitalista.

E detesta invecchiare e il passare del tempo.

Non è adatto ai benpensanti, Eddy.

Perché lui non pensa male, anzi. Ma non è un ipocrita.

Eddy osserva e sperimenta l'amore e il sesso, anche estremo, ma fatto solo con chi ama profondamente.

Eddy osserva e sperimenta la povertà e la degradazione dei bassifondi newyorchesi.

Eddy osserva e sperimenta la guerra (in ex Jugoslavia e Transnistria, altro aspetto tralasciato dal film).

Eddy osserva e sperimenta la politica.

E il suo punto di vista è quello di uno scrittore niente affatto estraneo a tutto ciò. Non è un osservatore passivo, ma, come D'Annunzio e Pasolini, Limonov incarna la figura di un eroe moderno.

Dalla parte degli oppressi, dei diseredati, stanchi di essere colonizzati, sanzionati, sfruttati, considerati come animali di uno zoo esotico da fotografare.

Che non si considerano vittime, ma vogliono essere protagonisti del loro destino e Limonov vuole guidarli in una marcia rivoluzionaria (in particolare sotto il profilo interiore) contro i ricchi, i borghesi, i mediocri, gli ipocriti.

Ed in questo, Limonov, è profondamente profetico, vista oggi la decadenza di un Occidente liberal capitalista, ricco, ammorbato e annoiato e lo sviluppo di un Sud del Mondo affamato di riscatto, giovane e alla ricerca di un avvenire di emancipazione che non ha mai avuto.

Limonov è uno che manda affanculo tutti. Certo, è vero. E fa bene.

Limonov è uno che sa che il danaro uccide l'amore, l'ha sperimentato. Per questo disprezza i ricchi e la ricchezza.

Egli ha un disperato bisogno d'amore e affetto e, quando non lo trova, diventa un duro.

Per Eddy, l'amore, è il significato della vita.

E' fedele a sé stesso, Eddy. E' fedele alle sue donne, Eddy. E' fedele ai compagni del suo partito Eddy. Ed è fedele al suo essere eterno adolescente, Eddy.

Ed è la sua fedeltà a renderlo eroico, ma allo stesso tempo, spesso incompreso da chi non ha la pazienza di guardare oltre i suoi spessi occhiali da miope.

Personalmente ho scritto un saggio su di lui, “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/), che contiene anche un'intervista che gli feci un anno prima di morire.

E non fu un'intervista facile. Sono certo che volesse mandare affanculo anche me. E probabilmente avrebbe fatto bene. Anzi, sicuramente avrebbe fatto bene. Perché, come mi disse lui, le interviste sono una pessima forma di letteratura.

Ciao Eddy-baby, ovunque tu sia, ti voglio bene come ne ho voluto ad Andrea G. Pinketts e a Peter Boom e come ne voglio a tutti quelli che, come noi, hanno una concezione della vita e del mondo eretica, erotica, eroica e per nulla banale o scontata.

E fanculo a chi non ci capisce!

Luca Bagatin

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martedì 10 settembre 2024

Il musicista punk rock e attivista politico Egor Letov - amico di Eduard Limonov - avrebbe compiuto 60 anni. Articolo di Luca Bagatin

Il 10 settembre 2024, Egor Letov, avrebbe compiuto 60 anni.

Purtroppo, il cantante, chitarrista punk-rock e attivista politico russo, morì, a soli 44 anni, il 19 febbraio 2008

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio penultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it