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sabato 21 febbraio 2026

Eduard Limonov ha e aveva tutto da insegnarci. Articolo di Luca Bagatin

 

Eduard Limonov, scrittore e politico dissidente russo di fama internazionale, era certamente una leggenda, oltre ad essere figura emblematica del nostro presente.

Il 22 febbraio di quest'anno, Limonov, avrebbe compiuto 83 anni.

Egli fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto), sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, nel 2024, è uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese”.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

E, nel recente film, "Il mago del Cremlino - Le origini di Putin", tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, il regista Olivier Assayas, fa interpretare Limonov dall'attore norvegese Magne-Håvard Brekke.

Eduard Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Personalmente, intervistai Limonov nell'agosto 2019, e – alla sua figura e a quella del suo partito dissidente, di sinistra patriottica - ho dedicato un mio saggio, ovvero “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

Dissidente integrale, negli Anni ’70, Limonov si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.

Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.

L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.

Come ho scritto, intervistai Eduard Limonov nel 2019 e, con me, non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.

Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.

A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".

Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.

I nazionalbloscevichi di Limonov, del resto, sono una sorta di Cavalieri Templari proletari moderni. Dei monaci guerrieri dallo spirito artistico che, dicono gli stessi giovani de "L'Altra Russia", "lottano contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dall'eresia del capitalismo".

Un'eresia che ci ha resi schiavi della società dei consumi. Della violenza contro i più deboli. Del cinismo.

Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 83 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza, ipocrisia, noia e ignoranza.

Aveva peraltro molto da insegnare anche alla cosiddetta "sinistra occidentale" quando affermava: "Perché i partiti comunisti e socialisti sono degenerati? Perché dicono le stesse cose dei liberali, hanno gli stessi obiettivi. Se i nostri nemici ideologici predicano la produttività è stupido predicare ancora più produttività”.

E anche quando puntava il dito contro l'”ordine borghese”, che ha schiavizzato i corpi e le menti delle donne e, nel romanzo “Russian Psycho” scriveva: “Il mondo borghese, l'ordine borghese, ha reso la ragazza una "giovenca". Un animale stupido, silenzioso e fiducioso con il naso bagnato in un'imbracatura di biancheria intima, su tacchi idioti: il "pulcino" deve scomparire”. E, provocatoriamente, aggiungeva, come un mantra: “Ho un sogno, ovvero bande di ragazze selvagge che distruggono le città e i loro capelli soffiano nel vento..”.

Come ho scritto nel mio saggio, a noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista, mai abbastanza ricordata, dichiarò: “L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso. L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.

Mai verità fu più grande e attuale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 5 dicembre 2025

Esce, ufficialmente, il numero 1 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 1 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti su Ecuador, Corea del Sud, Transnistria, Russia e Egitto e sulla figura di Padre Romero, Sun Tzu e un lungo articolo di Luca Bagatin su Eduard Limonov, il nazionalbolscevismo e l'Altra Russia.

Chiunque volesse abbonarsi alla rivista, può farlo attraverso un semplice bonifico bancario intestato a Mario Pascale, inserendo come causale “Abb. BRICS & Friends 2026 – Spedire a (inserire indirizzo di spadizione”, sull IBAN: IT78F0760103200001070435589. 

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com 

domenica 12 gennaio 2025

I regimi e il Potere secondo Eduard Limonov


"L’umanità civilizzata si è affrancata dai regimi duri, optando per i regimi molli. Se la violenza dura consiste nel reprimere fisicamente l’individuo, al contrario la violenza morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima tende a trasformare il mondo in una cella di massima sicurezza, mentre la seconda mira a fare dell’uomo un animale domestico"
 

mercoledì 27 novembre 2024

30 anni fa nasceva "Limonka", giornale controculturale fondato dallo scrittore e politico russo Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov distribuisce il primo numero di "Limonka"
  

Quest'anno è uscito il discreto film di Kirill Serebrennikov, “Limonov”, con Ben Whishaw nei panni di Eduard Limonov, scrittore, poeta e politico russo.

Dico discreto perché, come ho avuto modo di scrivere in una mia recente recensione (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/09/limonov-la-mia-non-recensione-articolo.html), il film non cita ampi e importanti ambiti della vita di Limonov e dà una visione parziale e poco autentica del personaggio.

Ad ogni modo, in questi giorni, si celebra il 30esimo anniversario del giornale controculturale russo “Limonka” (ovvero “Granata”), organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), da Eduard Limonov edito e ideato.

Giornale che vide la luce il 28 novembre 1994 ed ebbe una tiratura di circa 15.000 copie.

“Limonka” fu sì organo di partito, ma si occupava anche e principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica.

Tanto per rendere l'idea, nel numero 2 del giornale, pubblicato nei primi mesi del 1995, uno dei trasgressivi slogan di “Limonka” fu: “Il nostro obiettivo è che tutti gli stili giovani, punk, skins, membri del Komosomol, tifosi di calcio e delinquenti, siano raggruppati nello stesso genere: nazionalbolscevico. Stiamo creando un nuovo genere di essere umano: estremo, radicale, rivoluzionario, musicalmente e culturalmente trasgressivo. Solo la morte è più forte del nazionalbolscevismo”.

Il Partito NazionalBolscevico fondato inizialmente da Limonov nel 1992 con il nome Fronte NazionalBolscevico e, ufficialmente costituitosi come partito, nel maggio 1993, grazie anche al contributo del chitarrista e musicista punk rock Egor Letov, dall'attore e musicista Sergey Kuryokhin e del filosofo Aleksandr Dugin, diverrà la migliore avanguardia politica e artistica del periodo post-sovietico.

Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò che “Limonka” usò spesso slogan d'impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!” e “Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Lo stile punk del PNB ha, fra l'altro, influenzato - molti anni dopo - anche il collettivo musicale russo punk e politicamente impegnato “Pussy Riot”, le cui componenti (Maria Alekhina, Ekaterina Samucevic e Nadezda Tolokonnikova), sono spesso finite in carcere per le stesse ragioni dei nazbol, ovvero l'accusa di “teppismo”. In realtà per azioni politiche nonviolente, artistiche e provocatorie contro il governo autoritario di Putin. Le Pussy Riot”, hanno peraltro spesso ricevuto il plauso di Limonov in varie occasioni e interviste.

Il Partito NazionalBolscevico, composto principalmente da intellettuali e artisti e soprattutto da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti, trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 – fondato dagli ex socialdemocratici Ernst Niekisch e di Karl Otto Paetel - primi ad opporsi in Germania al nazifascismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.

I giovani del PNB guidati da Limonov, furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza a contrapporsi al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate e decisamente molto incisive.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Sebbene, oggi, l'erede del PNB abbia assunto la denominazione di “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e il giornale “Limonka” non sia stato più rifondato, il suo anniversario rimane, ogni 28 novembre, molto festeggiato degli eredi di Limonov, ai quali, ancora oggi, è vietato presentarsi alle elezioni.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 2 giugno 2023

Sessant'anni fa moriva Mario Bergamo, antifascista repubblicano. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati sessant'anni da quel 24 maggio 1963, giorno della scomparsa di Mario Bergamo, antifascista della prima ora, repubblicano mazziniano, garibaldino e dannunziano dimenticato persino da quel Partito Repubblicano Italiano al quale si iscrisse giovanissimo.

Mario Bergamo nacque a Montebelluna, nel trevigiano, l'8 febbraio 1892 e, nel 1912, a Bologna - ove si laureerà i legge due anni dopo - fonderà l'Alleanza Universitaria Repubblicana.

Ardente interventista, partecipò volontario alla Prima Guerra Mondiale, come molti suoi compagni di partito.

Nel Partito Repubblicano Italiano fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.

Fervido sostenitore, anche negli organi di stampa, dell'impresa di Fiume di Gabriele D'Annunzio e Alceste De Ambris, oltre che del cooperativismo, nel 1919, fonderà, assieme all'allora repubblicano Pietro Nenni ed al fratello Guido e al socialista Arpinati, il Fascio di combattimento di Bologna, abbandonandolo poco dopo nel momento in cui le idee squadriste e violente di Mussolini presero il sopravvento. Egli stesso ricevette le percosse dei fascisti e il suo studio fu più volte devastato.

Fu eletto, nel 1924, nelle file del Partito Repubblicano Italiano e, dalle colonne de “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del PRI, divenne uno dei più acerrimi oppositori al fascismo mussoliniano e propose la costituzione di un partito repubblicano-socialista, in grado di raccogliere le migliori forze antifasciste.

Nel 1926, accusato dell'attentato contro Mussolini, fu costretto a fuggire, assieme al socialista Pietro Nenni, prima a Lugano e successivamente a Parigi, contribuendo alla costituzione della Concentrazione antifascista, ponendo ad ogni modo come primo obiettivo l'abolizione della monarchia e la nascita della Repubblica.

Nel 1928 propugnò l'idea di costituire un'Internazionale Repubblicana e, in quell'anno, elaborò – unificando ideali repubblicani, anarchici, socialisti e comunisti - la sua teoria sul Nazionalcomunismo, che molti punti aveva in comune non solo con la Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, ma anche con l'esperienza d'annunziana di Fiume e con il Nazionalbolscevismo promosso dall'ex socialdemocratico tedesco Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, i primi a combattere – in Germania – il nascente nazismo hitleriano e a subirne le persecuzioni.

Il Nazionalcomunismo, termine ideato dallo stesso Bergamo, non era altro che un recupero del repubblicanesimo mazziniano e garibaldino originario e degli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, fuso con il nascente Bolscevismo sovietico e gli ideali patriottici. Una fusione, in sostanza, fra il nazionale e l'internazionale, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una Repubblica Sociale, antifascista e antitotalitaria.

Non sappiamo ad ogni modo se Bergamo – che sempre si definì un “socialista mazziniano” - abbia avuto rapporti, anche epistolari, con Niekisch o avesse attinto alle sue pubblicazioni (al giornale Widerstand ad esempio), ad ogni modo, anche il Nazionalbolscevismo, negli stessi anni, voleva fondere gli ideali comunisti con quelli nazionali e patriottici, in opposizione al capitalismo, al liberalismo, all'antisemitismo dei regimi totalitari nazifascisti, proponendo un radicale rinnovamento sociale di stampo repubblicano.

Negli Anni '30, Mario Bergamo, editò la rivista “I nuovissimi annunci”, ove elaborò e diffuse le sue teorie socio-politiche e, nel 1935, a Parigi, diede alle stampe “Un italiano ribelle” (Un italien révolté), raccolta di epistole a personalità europee nelle quali egli condannava la politica coloniale fascista in Etiopia e l'ipocrisia della Società delle Nazioni.

Sul finire degli Anni '30 aderirà alla Lega dei combattenti per la pace e, allorquando i nazisti occuperanno la Francia, sarà attivo nell'aiuto ad ebrei e antifascisti.

Mussolini gli proporrà più volte di tornare in patria, ma Bergamo rifiuterà sempre, sdegnato. Così come rifiuterà di partecipare alla redazione della costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943, che non riconoscerà mai. Il suo rifiuto del fascismo e l'opposizione allo stesso furono sempre totali e intransigenti.

Mario Bergamo, peraltro, si rifiuterà di tornare in Italia anche alla fine della guerra, ritenendo che la nuova Repubblica non avesse imparato nulla dalle tristi vicende del fascismo e non rispecchiasse affatto l'idea di Repubblica popolare e socialista propugnata da Mazzini e Garibaldi.

Diverrà, successivamente, consigliere legale dell'editore socialista e garibaldino Cino Del Duca, il quale pubblicherà, nel 1965, postumo, il saggio “Nazionalcomunismo”, che raccoglierà gli ideali socialisti e repubblicani del Bergamo.

A Mario Bergamo è dedicato un capitolo dell'agile e ottimo saggio storico “Cento foglie d'Edera”, che l'amico Renato Traquandi, repubblicano di lunghissimo corso, ha pubblicato alcuni anni fa per Book Sprint Edizioni e che ripercorre la vita e le gesta degli esponenti illustri del PRI.

Traquandi, peraltro imparentato con il celebre antifascista di “Giustizia e Libertà” Nello Traquandi, combattente e compagno dei fratelli Carlo e Nello Rosselli e di Ernesto Rossi, ricorda come Mario Bergamo amasse molto la Francia e il suo popolo e come egli teorizzasse la costituzione di una repubblica franco-italiana, unita dal comune denominatore del laicismo integrale e da una visione profondamente sociale.

L'Ideale Nazionalcomunista e Nazionalbolscevico, può essere per molti versi contiguo e finanche aver ispirato il Peronismo argentino, il Sandinismo del Nicaragua, il Socialismo arabo, jugoslavo, panafricano e quello cubano. Un ideale repubblicano e laico, che mette al primo posto l'autogestione e l'autogoverno dei lavoratori e dei cittadini.

Decenni dopo la morte di Mario Bergamo e quella di Niekisch, in Russia – negli Anni '90 - lo scrittore Eduard Limonov, il chitarrista Egor Letov ed il filosofo Aleksandr Dugin fonderanno il Partito NazionalBolscevico, propugnatore del ritorno del socialismo in Russia e oppositore del totalitarismo liberal-capitalista di Eltsin e Putin. E, per queste ragioni, il partito sarà messo fuorilegge nel 2007 dalla Corte Suprema russa e successivamente rifondato, con la denominazione “Altra Russia”, guidato dal solo Limonov e ancor oggi perseguitato.

Mario Bergamo, benché dimenticato dai più, ci aiuta a mantenere viva la fiammella dell'ideale mazziniano e garibaldino originario, fatto di fratellanza universale senza distinzioni, superamento dei totalitarismi, visione sociale e alternativa al capitalismo, che tutto mette in vendita.

Tale visione tentò ad ogni modo di portarla avanti, in Italia, il fratello di Mario Bergamo, Guido (1893 – 1953), da dissidente del PRI, il quale riteneva la lotta di classe indispensabile per l'emancipazione delle classi lavoratrici.

Come ricorda lo storico Silvio Berardi negli Annali della Fondazione Ugo Spirito, nel gennaio 1948, infatti, Guido Bergamo costituì a Venezia, assieme a Rino Ronfini, il Partito Repubblicano Italiano Sociale (PRIS), fondando come organo giornalistico “La Riscossa”, di Treviso. Ed egli stesso si candidò, non a caso, nella coalizione del Fronte Democratico Popolare, che aveva per effige Giuseppe Garibaldi e, oltre a social-comunisti, raccoglieva anche repubblicani sociali.

Luca Bagatin

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mercoledì 16 marzo 2022

Due anni senza Eduard Limonov, scrittore e politico dissidente. Articolo di Luca Bagatin

Due anni fa, il 17 marzo 2020, ci lasciava Eduard Veniaminovich Savenko, per tutti Eduard Limonov, scrittore e leader politico russo di fama internazionale.

A comunicarlo per primo fu lo scrittore e deputato comunista Sergey Shargunov, su Telegram.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscirà ad Aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle sanzioni), dedica la copertina proprio a Eduard Limonov, con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo”.

Classe 1943, Limonov, il 15 marzo 2016, aveva già subìto un delicato intervento chirurgico al cervello, con l’estrazione di un enorme ematoma, apparso misteriosamente fra i due emisferi del cervello e già allora rischiò la vita. Egli evocò l’ipotesi di essere stato avvelenato, ma non ebbe modo di dimostrarlo con prove concrete.

Di quel periodo ne ha parlato nel suo romanzo, “Et ses démons”, pubblicato in Francia dalle edizioni Bartillat, nel quale si agitano – appunto - i suoi “demoni” interiori. Egli rievoca la drammatica guerra nella quale i cittadini russi di Donetsk vengono bombardati dai nazionalisti ucraini (quanta attualità!); nel quale racconta il ritorno a casa dai suoi genitori, a Kharkov, oltre che al fronte del Donbass. Romanzo nel quale, la fine della sua vita, sembra prossima e i ricordi della stessa gli affiorano alla mente.

La vita di Limonov fu raccontata da Emmanuel Carrère nel romanzo “Limonov”, del 2011 (edito in Italia da Adelphi). Romanzo che Limonov non amava, perché lo considerava scritto dal punto di vista di un “ricco borghese” come Carrère, ma aveva anche dichiarato di non averlo mai letto. Romanzo che, ad ogni modo, per accostarsi a Limonov, può risultare piuttosto interessante.

Limonov, alla sua morte, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme alla moglie dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la nuova moglie, la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito Nazionalbolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti), saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che favorì gli oligarchi e le politiche globaliste e imperialiste degli USA e della NATO.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Nel 2001, Limonov, accusato di un inesistente traffico d’armi e di tentativo di colpo di stato in Kazakistan, sconterà ben due anni e mezzo di carcere, nel quale scriverà il suo romanzo “Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione”, edito, in Italia, da Salani.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito nazionalbolscevico “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazoni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati in parlamento.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin; la maggiore età ai 14 enni; la tutela del patrimonio ambientale e la ricostituzione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, gestite non più dagli oligarchi, ma direttamente dai cittadini.

Interessante, in proposito, un passo del saggio “Altra Russia”, nel quale Limonov sogna la creazione di “comunità nomadi” fondate sulla “comunanza degli uomini e delle donne basata sulla fratellanza, sul libero amore e sull'educazione sociale dei figli”. E, in “Russan Psycho”, immagina – da libertario e femminista - di far crollare “il Sistema, mandare all'aria lo Stato, la famiglia, l'istruzione, l'industria”, denunciando “Il mondo borghese, l'ordine borghese” che “ha reso la ragazza una giovenca (…), un “pulcino” che deve scomparire”.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, di recente, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere. Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi.

Nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

La sua ultima compagna, al quale è stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Sandro Teti, suo editore italiano, ha peraltro curato anche la prefazione al mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov. I giovani proletari del nazionalbolscevismo”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) e che proprio di Limonov e del suo partito racconta, cercando di coglierne l'immagine controculturale, artistica, eretica e erotica, come amo dire. Anche attraverso un'intervista che gli feci, alcuni anni fa e interviste ad alcune persone che, in vita, gli furono vicine, oltre che all'ottimo José Setien, che cura il sito indipendente francese (in varie lingue) “Tout Sur Limonov” (https://www.tout-sur-limonov.fr), che raccoglie molto materiale biografico e artistico, spesso inedito, su Limonov.

Personalità, quella di Limonov, affascinente per artisti e pensatori liberi, che per molti versi ricorda un po' Lenin, un po' Machno, un po' d'Annunzio, un po' Jack Kerouac.

Il regista italiano Mimmo Calopresti lo accostò a Pasolini, dedicando ai due scrittori un bellissimo docu-film.

L'eternamente giovane e ribelle Limonov, guardava comunque - tutto ciò - con distacco. A lui – come mi disse appunto nell'intervista – non interessavano affatto tutti i paragoni, ovvero quelle che definì “tutte le sciocchezze”, che le persone avrebbero detto nei suoi riguardi.

Luca Bagatin

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sabato 19 febbraio 2022

19 febbraio 2008. Muore Egor Letov, musicista punk-rock anarchico e nazionalbolscevico. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio 2008 morì, per arresto cardiaco, il cantante e chitarrista punk-rock russo Egor Letov, a soli 44 anni non ancora compiuti.

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio ultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

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Egor Letov e Eduard Limonov a una manifestazione del Partito NazionalBolscevico


lunedì 14 febbraio 2022

Questioni Ucraina e Kazakistan sollevate dallo scrittore e politico Eduard Limonov già negli Anni '90

Questione Ucraina e Kazakistan, scoppiate all'inizio del 2022, ma fondanti le loro radici nella dissoluzione dell'URSS, contro la volontà stessa dei cittadini sovietici, che votarono a maggioranza un referendum per il mantenimento dell'URSS (17 marzo 1991).
Il primo a sollevare entrambe le questioni, lo scrittore e leader politico Eduard Limonov, nel 1997.
Di questo e altro parla ultimo saggio di Luca Bagatin, "L'Altra Russia di Eduard Limonov", edito da IlMioLibro e acquistabile a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/

“L'Altra Russia di Eduard Limonov”, partito dissidente russo rifondato nel settembre 2020, raccoglie l'eredità del Partito NazionalBolscevico (PNB), fondato negli Anni '90, dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk Egor Letov. Vero e proprio incontro di spiriti eclettici, controculturali, artistici e soprattutto di giovani, il PNB – messo fuorilegge, in Russia, nel 2007, con l'accusa di “estremismo” – fu il principale partito di opposizione di piazza al totalitarismo liberal-capitalista di Boris Eltsin prima e di Vladimir Putin poi. E così “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, che ne raccoglie il testimone. Unico partito al quale, ancora oggi, in Russia, è impedito di presentarsi alle elezioni e i cui attivisti vengono perseguitati. Il saggio di Luca Bagatin racconta tutto questo e molto altro ancora, anche attraverso la voce di molti dei protagonisti.

Il saggio, con prefazione dell'editore italiano di Eduard Limonov, Sandro Teti, è impreziosito – per gentile concessione dell'autore dell'opera – da una copertina raffigurante Eduard Limonov, realizzata dal giovane artista russo Stepan Biryukov, specializzato in ritratti di scrittori e poeti russi, attraverso un'innovativa tecnica iperrealista.

Luca Bagatin, nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Già collaboratore di riviste di cultura esoterica e risorgimentale, attualmente collabora con “Olnews”, “Electomagazine” e “Liberalcafé”, oltre che con la rivista online “L'Ideologia Socialista”. Suoi articoli sono stati tradotti e pubblicati in Francia, Serbia, Brasile e in lingua fiamminga. E' autore di saggi sulla storia della Massoneria, sul mondo femminile, sull'erotismo e sul socialismo.

sabato 5 febbraio 2022

Russia. Attivisti del partito di Eduard Limonov arrestati. All'asta il suo archivio. Articolo di Luca Bagatin

Maria Tillert, Olga Shalina, solo alcuni dei nomi degli attivisti del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov” recentemente arrestati in Russia, solo per aver organizzato manifestazioni pacifiche, in sostegno dell'unità del mondo russo; contro l'oppressione dei cittadini russi in Kazakistan e Ucraina e in tutte le Repubbliche ex sovietiche; per il socialismo popolare; per la restituzione del potere ai cittadini.

Di tutto ciò poco si parla, come invece avrebbe voluto lo scrittore Eduard Limonov, che ha dato una banidera a questi “ragazzi proletari”, come li definì in un'intervista che gli feci nel 2018.

Questi ragazzi sono il futuro di una Russia oggi preda dei quello che i nazionalbolscevichi russi definiscono “stato di polizia”. E non si può dar loro torto.

Sì, certo, fa più notizia sapere che l'archivio degli effetti personali e dei manoscritti inediti di Eduard Limonov è stato venduto – in queste settimane - per oltre 10 milioni di rubli, alla casa d'aste Litfond di Mosca.

E' giusto darla, certo, questa notizia.

Ma è giusto anche ricordare che Eduard Limonov non era legato al danaro e visse sempre povero e in modo ascetico, come mi ricordò anche il suo editore italiano, Sandro Teti.

E' giusto dire che Eduard Limonov, i suoi manoscritti, lettere, autografi, fotografie e oggetti personali sono stati messi all'asta e acquistati.

E' giusto dire che una parte significativa di tali oggetti proveniva dagli archivi dell'artista Vagrich Bakhchanyan, dalla modella e scrittrice Elena Schapova (moglie di Eduard Limonov negli Anni '70), dall'editore Alla Zaitseva e dall'artista Igor Andreev, come giustamente riporta il giornale russo Novayagazeta e molti altre testate russe.

E' giusto, perché è una notizia e riconosce ulteriormente il valore artistico e politico di Eduard Limonov.

Ma a Eduard Limonov non sarebbe importato nulla. Come non gli importavano tutte le “sciocchezze” che venivano dette su lui. Eduard Limonov non era e non sarà mai equiparabile a una merce qualsiasi. La sua essenza non sarà mai messa in vendita.

Anche se la stampa russa, nell'ottobre scorso, ha riportato la notizia che la sua ultima moglie, l'attrice Ekaterina Volkova, dalla quale era da tempo separato e dalla quale ha avuto due bellissimi figli, avrebbe registrato un marchio commerciale con il nome “Eduard Limonov”, prevedendo, a quanto si leggeva su Gazeta.ru, di “produrre vari prodotti con questo marchio, tra cui cancelleria, abbigliamento e alcolici”.

Eduard Limonov è e rimarrà sempre un artista e un leader politico vivente. Poiché egli vive attraverso gli attivisti del suo partito, che porta il suo nome e il nome di un suo celebre saggio politico (Altra Russia): “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Vive in questi giovani militanti, che, anziché scegliere – come accade spesso di questi tempi, nei Paesi capitalisti, fra i quali la Russia – di vivere di consumismo e organizzare baby gang di bulli annoiati, lottano per degli ideali di emancipazione. Per un Paese libero dall'autoritarismo putiniano, dall'oligarchia, dal liberal-capitalismo. Per la ricostituzione dell'URSS nel socialismo popolare; per i soviet, ovvero per il potere diretto di tutto il popolo; per la maggiore età a 14 anni; per la tutela dell'ecosistema per la tutela dei russi in ogni Paese ex sovietico nel quale vengono oppressi.

Eduard Limonov, in vita, veniva continuamente arrestato, esattamente come questi ragazzi. E non ha mai smesso di essere uno di loro. Così come loro non hanno mai smesso di essere lui.

E, non a caso, è proprio di loro che ho voluto scrivere nel mio ultimo saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

Sono giovani attivisti, artisti (perché, come disse William Burroughs, artista caro ai nazbol: “Gli artisti, secondo me, sono i veri artefici del cambiamento e non i legislatori politici”), spiriti liberi e eclettici.

E proprio tutti loro sono Eduard Limonov.

Luca Bagatin

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martedì 1 febbraio 2022

Maxim Suraykin ("Comunisti di Russia"): "Tornare al socialismo, contro lo sfruttamento". Articolo di Luca Bagatin

E' quasi impossibile, per una persona comune, avere successo se non ha genitori ricchi, un'istruzione seria o un capitale di base”, è quanto dichiarato dal leader del partito “Comunisti di Russia”, Maxim Suraykin, al giornale online russo NEWS.ru.

Il capitalismo è progettato per rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri”, ha aggiunto Suraykin, che ha ricordato come, nel saggio fondamentale di Marx ed Engels, “Il Manifesto del partito comunista”, del 1848, fosse chiaramente spiegato che – parole di Suraykin - “il capitale è organizzato in modo tale da cercare di rendere schiava la società”.

Nei Paesi socialisti, in cui la medicina, l'istruzione e gli alloggi sono gratuiti, la situazione è diversa”, ha affermato Suraykin. Aspetti fondamentali, secondo il leader dei “Comunisti di Russia”, per poter “migliorare la propria condizione sociale”.

Lavorare costantemente per rimanere in una condizione di sostanziale schiavitù, “incapaci di poter comprare un appartamento o ricevere adeguata istruzione”, è, secondo Suraykin, ciò che vuole la società capitalista.

Per queste ragioni, secondo il leader comunista, “Solo il ritorno del sistema socialista in Russia darà alla società russa uno sviluppo sostenibile e l'autorealizzazione per ogni persona”.

La Russia soffre da tempo di gravi problemi di disparità economica, aumento del tasso di criminalità e redditi sempre più bassi.

In linea, peraltro, con la situazione che sta dilagando da tempo anche in tutto il resto d'Europa.

Luca Bagatin

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lunedì 31 gennaio 2022

Crisi Ucraina. Intervengono i comunisti russi. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente alla crisi in Ucraina è intervenuto Gennady Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa, maggior partito di opposizione alla Duma, Parlamento russo.

Come si legge nel sito ufficiale del partito, Zjuganov denuncia le provocazioni statunitensi contro la Russia, ricordando come, nella Storia, la Russia abbia sempre respinto ogni avversario, a cominciare dai nazifascisti, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Riferendosi agli USA, Zjuganov ha fatto presente come questi “in termini di provocazioni e guerra ibrida, sono artigiani molto abili che sanno come minare la stabilità in altri Paesi”.

Allo stesso tempo, Zjuganov, denuncia l'azione del governo russo guidato da Putin, che ha ridotto la spesa pubblica in ogni settore sociale, da quello per la ricerca scientifica, l'istruzione pubblica, sino al settore sanitario. Ovvero il governo ha favorito unicamente l'oligarchia e le classi sociali più ricche, che in Russia continuano ad arricchirsi.

La guerra ibrida e le sanzioni degli USA e dei loro alleati, contro la Russia, dunque, secondo Zjuganov, non fanno che peggiorare ulteriormente le condizioni dei cittadini russi.

Zjuganov e i comunisti russi, dunque, rilanciano la proposta di riconoscimento ufficiale delle Repubbliche Popolari antifasciste di Donetsk e Lugansk, non riconosciute affatto dal governo russo. Zjuganov ritiene che questo riconoscimento può assicurare la protezione dei 600.000 cittadini russi presenti nel Donbass e prevenire ogni conflitto.

La linea dei comunisti russi è dunque quella di proteggere il mondo russo post-sovietico, in Ucraina come in Kazakistan, passando per ogni Repubblica ex sovietica.

Della stessa linea anche il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, il cui fondatore, lo scrittore Eduard Limonov, fu il primo, alla fine degli Anni '90, a sostenere tale tesi.

Una tesi che, in realtà, il governo liberal-capitalista autoritario di Putin, non ha mai voluto realmente prendere in considerazione, esattamente come non aveva voluto farlo il suo predecessore, Boris Eltsin, che ha fortemente contribuito, invece, allo smembramento dell'URSS e all'impoverimento economico e sociale del popolo russo.

Luca Bagatin

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mercoledì 19 gennaio 2022

Esce l'ultimo saggio di Luca Bagatin: "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo"

“LAltra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo”, è l'ultimo e completo saggio di Luca Bagatin, edito da IlMioLibro e acquistabile al seguente link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/

“L'Altra Russia di Eduard Limonov”, partito dissidente russo rifondato nel settembre 2020, raccoglie l'eredità del Partito NazionalBolscevico (PNB), fondato negli Anni '90, dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk Egor Letov. Vero e proprio incontro di spiriti eclettici, controculturali, artistici e soprattutto di giovani, il PNB – messo fuorilegge, in Russia, nel 2007, con l'accusa di “estremismo” – fu il principale partito di opposizione di piazza al totalitarismo liberal-capitalista di Boris Eltsin prima e di Vladimir Putin poi. E così “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, che ne raccoglie il testimone. Unico partito al quale, ancora oggi, in Russia, è impedito di presentarsi alle elezioni e i cui attivisti vengono perseguitati. Il saggio di Luca Bagatin racconta tutto questo e molto altro ancora, anche attraverso la voce di molti dei protagonisti.

Il saggio, con prefazione dell'editore italiano di Eduard Limonov, Sandro Teti, è impreziosito – per gentile concessione dell'autore dell'opera – da una copertina raffigurante Eduard Limonov, realizzata dal giovane artista russo Stepan Biryukov, specializzato in ritratti di scrittori e poeti russi, attraverso un'innovativa tecnica iperrealista.

Luca Bagatin, nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Già collaboratore di riviste di cultura esoterica e risorgimentale, attualmente collabora con “Olnews”, “Electomagazine” e “Liberalcafé”, oltre che con la rivista online “L'Ideologia Socialista”. Suoi articoli sono stati tradotti e pubblicati in Francia, Serbia, Brasile e in lingua fiamminga. E' autore di saggi sulla storia della Massoneria, sul mondo femminile, sull'erotismo e sul socialismo.

domenica 16 gennaio 2022

Russia. Arrestati 16 attivisti nazionalbolscevichi per aver difeso i diritti dei russi in Kazakistan. Articolo di Luca Bagatin

 
In diverse città russe si sono tenuti picchetti a sostegno dei 16 attivisti del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, arrestati a Mosca, nei giorni scorsi, per aver appeso – l'8 gennaio scorso - uno striscione su un treno della metropolitana, a sostegno dei diritti dei russi in Kazakistan.

In un comunicato del partito si legge: “Il governo corre a salvare il regime russofobo in Kazakistan, ma imprigiona i patrioti in Russia! Quindi i nemici della Russia sono nel Ministero degli Affari Interni! Libertà per i nazionalbolscevichi!”.

Ricordiamo che lo scrittore Eduard Limonov fu il primo, sin fine degli Anni '90, a denunciare il regime kazako di Nazarbaïev e a sostenere la necessità di un ritorno alla Russia del nord del Kazakistan, abitato da oltre 4 milioni di russi, brutalmente “kazakizzati” dal regime.

Il partito dissidente “L'Altra Russia di Eduard Limonov” si batte, da oltre un anno, anche per la liberazione del blogger e attivista dei diritti umani dei russi in Kazakistan, Ermek Taychibekov.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 11 gennaio 2022

Proteste in Kazakistan. Il sostegno dei comunisti messicani, greci e russi. Articolo di Luca Bagatin

Solidarietà alla classe operaia e al popolo del Kazakistan è stata espressa dal Partito Comunista del Messico (PCM) e dal Partito Comunista di Grecia (KKE).

Il Partito Comunista del Messico” - si legge in una nota - “esprime la sua solidarietà alla classe operaia e al popolo del Kazakistan nella loro giusta lotta contro lo sfruttamento, l'oppressione e l'atroce miseria”.

Il PCM, oltre a condannare le “misure repressive del governo kazako”, chiede “l'immediato rilascio di tutti coloro i quali sono stati detenuti”. Oltre che – si legge nel comunicato dei comunisti messicani - “Chiediamo la fine delle misure anticomuniste e l'immediata fine del divieto alle attività del Partito Comunista del Kazakistan e del Movimento Socialista del Kazakistan”.

Anche il Partito Comunista di Grecia (KKE), è intervenuto sulla questione, attraverso un articolo apparso sull'organo del Comitato Centrale, “Rizospastis”.

Nell'articolo si punta il dito contro quella “pseudo sinistra” che difende il governo oligarchico kazako e, si fa presente, come la leadership del Kazakistan abbia consegnato il 75% della ricchezza mineraria del Paese all'Occidente liberal-capitalista, attraverso monopoli energetici come “Chevron”, “ExxonMobil”, “Total”, “Royal Dutch Shell” e “ArcelorMittal”. Imprese euro-statunitensi stabilitesi nel Kazakistan da anni.

Il KKE, inoltre, ha fatto presente come questa “pseudo sinistra” non si renda conto “del ruolo della Russia capitalista e delle sue alleanze nella loro rivalità intraimperialista con gli USA e la NATO”.

Solidarietà alle mobilitazioni popolari in Kazakistan è giunta anche dal Partito Comunista dei Lavoratori di Russia (RCWP) e dal Partito Socialista della Lettonia, oltre che dal Partito Comunista della Federazione Russa e dal partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Di quest'ultimo, si segnala che sono stati arrestati dalle forze di sicurezza – attraverso un raid nella sede di Mosca del partito di Limonov - alcuni attivisti che hanno partecipato ad azioni dimostrative nonviolente in sostegno dei diritti civili dei russi in Kazakistan.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it