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martedì 24 marzo 2026

Gli orizzonti del mondo. Articolo di Paola Bergamo

Ci sono più modi per analizzare i conflitti del mondo: la cosa che li accomuna tutti è che ciascun contendente ritiene di giocare la partita della propria sopravvivenza.
La battaglia in atto non è più solo quella tra talassocrazie e tellurocrazie (secondo le celebri teorie del Rimland di Spykman e dell’Heartland di Mackinder) ma è lotta di civiltà e allora ecco che cambiano gli orizzonti del mondo!

Alcuni attori se ne sono resi conto e si ergono ad artefici del cambiamento epocale, anche attraverso l’intransigenza dei loro “no”.

Penso al Presidente Putin, forse finalmente compreso dal Presidente Trump, come è apparso ad Anchorage, ma anche alla ponderata prudenza con cui si muove, sullo scacchiere mondiale, il Presidente Xi Jinping.

Altri, invece, europei compresi, faticano a cogliere i cambi di paradigma restando ancorati a un mondo che è passato.

È piuttosto interessante che Sir Halford Mackinder, l’inventore dell’Heartland, “fortezza naturale della Terra”, fondatore della geopolitica, abbia formulato la sua teoria proprio dopo essere stato Alto Commissario dell’Intesa per l’Ucraina, che, assieme a Polonia e ai Paesi dell’Europa orientale, faceva parte del “cordon sanitaire2 di Inghilterra e Francia, all’epoca alleate.

Allora si comprendono meglio certe aspirazioni dei così detti “Volenterosi” della nostra contemporaneità, quasi una replica storica, simile ma mai uguale a sé stessa, come sosterrebbe Parmenide col suo realismo metafisico.

Ebbene, potrei spingermi a sostenere che vi è un qualcosa di metafisico anche nell’Heartland Theory, disvelandosi non un semplice elemento nell’ampia scacchiera internazionale, bensì un cuore pulsante con funzione quasi di “Catechon” geopolitico, come ha intuito il Professor Lorenzo Maria Pacini, filosofo, sociologo esperto di cratesiologia, bioetica e geopolitica, guardando in ispecie al pensiero di Aleksandr Gel’evič Dugin a proposito di Heartland.

Premesso che la Russia è sempre stata oggetto di conquista da parte delle potenze colonialiste anche per l’appetibilità delle enormi quantità di ricchezze nel suo sottosuolo, ecco che accerchiarla, isolarla, frammentarla, indebolirla è sempre stato l’obiettivo delle Potenze del Mare (Sea Power) per garantire a sé stesse l’egemonia nella politica mondiale.

La complessa, tortuosa e conflittuale transizione in atto da un mondo unipolare, cioè egemonizzato soprattutto da un’unica potenza verso un mondo multipolare, ci obbliga a riflettere sugli orizzonti del mondo.

La geopolitica si occupa dei fattori geografici che condizionano le interazioni tra i diversi player dello scacchiere mondiale e la loro azione politica.

Chi si occupa di geopolitica, di solito, riesce a svolgere una certa attività predittiva, riuscendo a leggere in anticipo gli eventi, forte delle tracce inscritte nella storia, fondendoli con gli elementi nuovi che emergono magmaticamente, come, per esempio, le nuove forme di sovranità.

Mi riferisco a quel sistema di sovranità identitaria fatta di cultura, cioè lingua, tradizione, religioni e valori che oggi esprimono un senso di rifiuto verso la visione occidentale imposta come preminente, puntando, invece, su una qualità civilizzazionale per cui ogni civiltà ha il diritto di essere quello che è e di seguire un proprio percorso storico.

Se nel passato il Sea Power, fosse Inghilterra o fosse America, ha prevalso e, per quello che concerne noi europei relegati in una sorta di terra di mezzo, è riuscito a bloccare il potere dell’Heartland attraverso il contenimento della Russia, oggi questo non è più possibile in un mondo in viaggio verso la multipolarità.

Ma è altrettanto vero che, se di multipolarità si tratta, la Russia, a sua volta, non può più essere considerato l’unico Heartland della terra.

Aleksander Dugin, non a caso, ha parlato di “Heartland distribuito”. Non più, quindi, un’unica area pivot, ma più perni: quello russo, quello europeo, quello cinese, quello islamico, quello sudamericano, quello africano e, infine, quello americano.

L’Heartland distribuito è quindi una rete di poli che sfidano l’egemonia occidentale secondo una geopolitica che promuove il multipolarismo culturale e politico, non solo territoriale.
La costruzione di una realtà mondiale multipolare richiede, quindi, nuove tabelle di marcia.

La multipolarità è, ad un tempo, strategia e progetto per il futuro, orientata a costruire qualcosa di completamente nuovo, multidimensionale, a geometrie variabili ed eterogenee, dove entrano in relazione e si sovrappongono tra loro matrici identificative diverse: non più solo popoli e nazioni, siamo ben oltre il secondo e terzo nomos della terra, per dirla alla Carl Smith.

La multipolarità sostituisce presente e passato, è un “quarto nomos”, come “quarta” è la Via di Dugin, dove le grandi narrazioni non reggono più nell’epoca della post-modernità. Si affermano le identità locali, muta lo stesso concetto di “limes”.

A ogni società, nel contesto multipolare, si deve quindi riconoscere il diritto inalienabile di essere ciò che vuole anche se a noi occidentali ciò infastidisse o addirittura inorridisse.
Se la cartografia non deve quindi più scoprire nulla del nostro pianeta, vi è un nuovo spazio inesplorato, la Multipolarità, in cui agiscono non più solo gli attori di sempre ma anche nuove entità non statali.

Se il mio punto d’osservazione resta quello di una europea italiana, quello che accade sta comunque sconvolgendo tutto il mondo: lo scopo della mia analisi è, quindi, di intrecciare  l’Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin, partendo dall’assunto che le cose in atto originano da un crocevia storico ma necessitano di una comprensione etno-sociologica che riguarda i popoli, le loro volontà, i loro obiettivi.

Nella multipolarità vi è una multidimensionalità, eppure taluni ripropongono il tentativo anacronistico di perpetrare ancora un Sea Power con lo scopo di circondare un Heartland non più contenibile se, per l’appunto, ora è “distribuito”, come sostiene Dugin.

La comparazione del Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin diventa perciò utile strumento interpretativo nel contesto del riordino mondiale multipolare per comprendere tra fatto geografico e aspetto ideologico, le guerre in corso, in special modo con riguardo al conflitto in Ucraina e Medio Oriente.

Se per Mackinder, la potenza mondiale dipende dal controllo dell’Heartland, il cuore dell’Eurafrasia (Eurasia + Africa), enorme spazio continentale incredibilmente ricco di risorse naturali e strategicamente protetto dalle coste, e la geopolitica è, quindi, analisi strategica volta a cogliere il conflitto tra poteri terrestri (land power) e poteri marittimi (sea power), Dugin va oltre e sostiene, ideologicamente, che la geopolitica non è solo scontro di poteri ma conflitto di civiltà e modelli esistenziali.

La sua visione è evidente che sia fortemente influenzata dal Tradizionalismo Spirituale (Heidegger, Evola, Guénon), con una profonda critica all’Occidente liberale e un rifiuto radicale dell’universalismo.

Dugin sostiene che il mondo contemporaneo stia passando da un ordine unipolare, dominato dagli Stati Uniti e dall’Occidente liberale, a un ordine multipolare in cui diverse civiltà (e non solo gli Stati) costituiscono poli autonomi e pretendono pari dignità e giustizia.

Questa visione si radica nell’eurasianismo e nella critica al liberalismo come ideologia totalitaria globale.

Tuttavia, per Dugin, la multipolarità non è semplicemente equilibrio di poteri tra Hertland distribuiti, cioè tra superpotenze in competizione tra loro, ma è una controstoria rispetto alla civiltà occidentale: ogni civiltà deve quindi poter mantenere la propria identità culturale e modelli politici propri.

Il fondamento ideologico sta nel suo libro “The Fourth Political Theory”, dove propone il superamento delle tre grandi correnti della modernità: Liberalismo, Comunismo e Fascismo che hanno dominato (e spesso fallito) nel regolare i conflitti e creare stabilità duratura.

La quarta teoria politica cerca di risignificare il soggetto politico attorno all’esistenza collettiva (Dasein, cioè l’esserci heideggeriano collettivizzato, però, da Dugin) e alla sovranità culturale.

In questa prospettiva, lo Stato – nazione e la civiltà diventano soggetti storici autonomi: ogni cultura ha il diritto di decidere il proprio destino politico, lontano dall’universalismo occidentale e dall’egemonia globale.

Alla luce di quanto detto, la Multipolarità per non essere conflittuale, pur nella competitività di ciascun contendente sullo scacchiere mondiale, necessita di accettazione e cooperazione. Là dove non c’è cooperazione e accettazione c’è guerra e il conflitto in Ucraina è “guerra multipolare”. Mosca non combatte solo contro Kiev ma contro il sistema egemonico occidentale per il riconoscimento di un ordine internazionale non unipolare.

Se dal punto di vista di Mackinder, il conflitto è interpretabile come scontro per il controllo geopolitico dell’Eurasia e l’Ucraina, posta al confine tra l’Heartland e la “periferia” europea, diventa il teatro di una lotta simbolica e materiale tra pretendenti alla leadership continentale, nel linguaggio di Dugin, l’Ucraina è molto più di un oggetto geografico: è teatro di un conflitto di civilizzazione contro il dominio liberale-atlantico, e la Russia è vista come difensore di modelli culturali alternativi.

La retorica ufficiale russa è intrisa delle idee di Dugin, filosofo e stratega che ispira e nel contempo interpreta lo spirito politico russo, come un “termometro ideologico” delle élite russe. Ma anche le tensioni e le guerre in Medio Oriente possono essere lette attraverso queste lenti.

Se secondo l’approccio geopolitico classico, il controllo delle vie energetiche, il posizionamento di alleanze e basi militari e la competizione tra potenze marittime e terrestri sono parte di una storia strategica coerente con Mackinder, Spykman e i loro successori, per Dugin e la sua “Quarta Teoria Politica”, le battaglie in Medio Oriente rappresentano la resistenza a modelli di ordine internazionale imposti dall’esterno – siano essi occidentalisti o qualsiasi altro universalismo – e l’affermazione del diritto civile e identitario delle culture locali.

In questa cornice, Stati come Iran o poteri regionali vengono spesso interpretati come poli di contro-egemonia nel mondo multipolare, non semplici pedine. Ed è sull’onda di questa riflessione che appare chiaro che l’Iran non sarà lasciato solo dalla Russia.

L’integrazione tra l’Heartland di Mackinder e quello “distribuito” di Dugin porta quindi a una visione duale: Mackinder offre un quadro analitico e geopolitico, centrato sul territorio, sulle risorse e sugli equilibri di potenza (mare contro terra).

Dugin propone una narrazione incentrata sul conflitto tra civiltà, dove la multipolarità è non solo spaziale ma culturale per una nuova ontologia politica con culture diverse che non devono lasciarsi schiacciare dal progetto unipolare occidentale ma poter vivere in un ordine globale che riconosca la pluralità dei mondi, o meglio dei tanti “orizzonti” del mondo.

Non più solo conflitti per il controllo geopolitico della terra (e delle sue risorse) ma lotta per permettere la convivenza di modelli multipolari, poliedrici in difesa delle differenze culturali in quella che possiamo definire “sovranità delle civiltà”.

Paola Bergamo 

Paola Bergamo è imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista, si occupa di cultura e politica. Presidente del Centro Studi MB2, Animatore perpetuo del Circolo Culturale La Caduta, è Presidente del Premio Mario e Guido Bergamo e del Premio Scoiattolo d’Oro. 

sabato 19 febbraio 2022

19 febbraio 2008. Muore Egor Letov, musicista punk-rock anarchico e nazionalbolscevico. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio 2008 morì, per arresto cardiaco, il cantante e chitarrista punk-rock russo Egor Letov, a soli 44 anni non ancora compiuti.

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio ultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Egor Letov e Eduard Limonov a una manifestazione del Partito NazionalBolscevico


domenica 9 gennaio 2022

Morto il musicista, pittore e poeta nazionalbolscevico Aleksandr Lebedev-Frontov. Articolo di Luca Bagatin

E' morto, l'8 gennaio scorso, a San Pietroburgo - a causa di un infarto - il musicista, pittore e poeta Aleksandr Lebedev-Frontov.

Nato a Leningrado il 26 agosto 1960, da una famiglia di militari, Frontov fu artista d'avanguardia.

Negli Anni '90, come molti artisti russi della sua generazione, aderì al dissidente Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov, Aleksandr Dugin e Egor Letov e curò l'immagine estetica, sia del partito, che del giornale “Limonka”.

Fu grande amico del musicista di fama internazionale Sergey Kuryokhin, anch'egli anima del Partito NazionalBolscevico e, nel 1995, fondò l'etichetta discografica indipendente “Ultra”, che pubblica rock sperimentale.

Nel 1999, fu co-fondatore della galleria d'arte GEZ21 (Galleria sonora sperimentale) di San Pietroburgo.

Fra gli album più famosi di Lebedev-Frontov, “Veprisucida” del 1996.

Convinto, della necessità di fondere arte, controcultura e politica, del nazionalbolscevismo disse: “A mio parere, non esiste una definizione completa del nazionalbolscevismo. Esso accumula in sé vari aspetti: politico, filosofico, esoterico, religioso.
I moderni nazionalbolscevichi trovano ispirazione nel nazionalismo di sinistra e allo stesso tempo nell'anarchismo di Bakunin-Proudhon, nell'ortodossia e nella storia degli ordini cavallereschi, nel bolscevismo di Lenin, nel social-imperialismo di Stalin e nel fascismo iniziale.
E tutto questo è interconnesso È impossibile spiegarlo a questi pseudo-intellettuali superficiali, che ragionano per compartimenti stagni.
E Kuryokhin poteva capire tutto ciò in una volta. Aveva una profonda comprensione della stretta connessione interna, a prima vista, di correnti e idee apparentemente opposte”
.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Alcune opere di Aleksandr Lebedev-Frontov

lunedì 22 novembre 2021

Il giornale controculturale nazionalbolscevico "Limonka", Eduard Limonov e l'"Altra Russia" oggi. Articolo di Luca Bagatin

In questi giorni si sta per celebrare il 27esimo anniversario del giornale controculturale russo “Limonka” (ovvero “Granata”), organo del Partito NazionalBolscevico.

Editato dallo scrittore Eduard Limonov, “Limonka” vide la luce il 28 novembre 1994 ed ebbe una tiratura di circa 15.000 copie.

“Limonka” fu sì organo di partito, ma si occupava anche e principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica.

Tanto per rendere l'idea, nel numero 2 del giornale, pubblicato nei primi mesi del 1995, uno dei trasgressivi slogan di “Limonka” fu: “Il nostro obiettivo è che tutti gli stili giovani, punk, skins, membri del Komosomol, tifosi di calcio e delinquenti, siano raggruppati nello stesso genere: nazionalbolscevico. Stiamo creando un nuovo genere di essere umano: estremo, radicale, rivoluzionario, musicalmente e culturalmente trasgressivo. Solo la morte è più forte del nazionalbolscevismo”.

Il Partito NazionalBoslcevico, fondato inizialmente da Limonov nel 1992 con il nome Fronte NazionalBolscevico e, ufficialmente costituitosi come partito, nel maggio 1993, grazie anche al contributo del chitarrista e musicista punk rock Egor Letov e del filosofo Aleksandr Dugin, diverrà la migliore avanguardia politica e artistica del periodo post-sovietico.

Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò che “Limonka” usò spesso slogan d'impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!” e “Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Lo stile punk del PNB ha, fra l'altro, influenzato - molti anni dopo - anche il collettivo musicale russo punk e politicamente impegnato “Pussy Riot”, le cui componenti (Maria Alekhina, Ekaterina Samucevic e Nadezda Tolokonnikova), sono spesso finite in carcere per le stesse ragioni dei nazbol, ovvero l'accusa di “teppismo”. In realtà per azioni politiche nonviolente, artistiche e provocatorie contro il governo autoritario di Putin. Una delle componenti, Maria Alekhina, è peraltro vicina alle posizioni politiche dei nazionalbolscevichi e, le “Pussy Riot”, hanno spesso ricevuto il plauso di Limonov in varie occasioni e interviste.

Egor Letov, famosissimo nella Russia di oggi e di allora, attrasse molti giovani e così Eduard Limonov, pur essendo questi, già negli Anni '90, un uomo sulla cinquantina, ma il cui spirito punk colpì profondamente i ragazzi dell'epoca.

Egor Letov, il cui padre fu ufficiale e la madre medico, crebbe in un quartiere malfamato della Siberia. Sia lui che il fratello Sergey coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltano i Beatles e i Led Zeppelin.

Con il fratello si trasferirono a Mosca. Sergey per studiare chimica all'Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu in poco tempo espulso. Lavorò alcuni anni sia come spazzino che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell'epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Protezione Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l'attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna Yanka Diaghileva, furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero a lungo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell'URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni '90, con la fine del mondo sovietico e l'avvento del capitalismo assoluto e dell'oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l'invito di Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all'interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà presentata al pubblico nel '94, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Del PNB, peraltro, iniziarono a far parte anche lo scrittore Zachar Prilepin e il celebre jazzista, musicista e attore Sergey Kuryokhin. Di quest'ultimo, peraltro, si possono ancora ritrovare – su youtube – alcune performance artistiche assieme allo stesso Limonov e a Dugin.

Su Sergey Kuryokhin, celebre per aver realizzato bellissimi e famosissimi album musicali, fra i quali “Sparrow Oratorium” (1994), merita di essere raccontato un simpatico aneddoto.

Nel 1991, egli fu intervistato da un'influente rete televisiva sovietica, spacciandosi, goliardicamente, per uno storico. O quantomeno fu creduto tale. Nell'intervista - condotta dal giornalista Sergey Sholokhov - Kuryokhin, narrò, con prove convincenti, che Vladimir Lenin – ispiratore e guida della Rivoluzione Russa del 1917 - consumava grandi quantità di funghi psichedelici e alla fine divenne egli stesso un fungo! Molto divertente il punto nel quale affermò che il simbolo sovietico della falce e martello altro non era che la rappresentazione degli strumenti usati dai bolscevichi per raccogliere funghi!

Ovviamente si trattò di una goliardica bufala che mise volutamente a nudo la creduloneria delle masse (provocando grande scandalo all'epoca) e dimostra - ancora oggi - come il cosiddetto "complottismo" (ovvero rendere plausibili informazioni che in realtà non sono tali, manipolandole a uso e consumo) sia una immensa scemenza per creduloni.

Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, nel 1994, per esortare i giovani a entrare nel partito.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Egor Letov morì prematuramente, nel sonno, a soli 44 anni, nel 2008. Come prematuramente morì anche Sergey Kuryokhin, a 42 anni, nel 1996, a causa di un sarcoma cardiaco.

Zachar Prilepin, oltre a continuare la sua carriera di romanziere (in Italia è principalmente pubblicato dalla casa editrice Voland), tradotto in 11 lingue, ha combattuto per la Repubblica Popolare di Donetsk, è stato consigliere del Presidente Aleksandr Zacharcenko e, nel 2020 ha fondato e è alla guida del partito politico russo di orientamento socialista patriottico e anti-liberale “Za Pravdu” (“Per la Verità”).

Di Prilepin merita di essere ricordato il bellissimo romanzo, edito in Italia da Voland, “Sankya”, che è uno spaccato di vita delle periferie russe e della ribellione dei suoi giovani, nei confronti di un sistema autoritario e a tutela unicamente dei ceti più ricchi. Racconta la storia di Sankya, appunto, un giovane attivista nazionalbolscevico delle periferie post-sovietiche, il quale sogna la rivoluzione. Nel libro è peraltro citato un certo Kostenko, ovvero l'alter ego letterario di Eduard Limonov. “Sankya” è peraltro la storia romanzata di Sasha Tishin, giovane attivista del Partito NazionalBolscevico, che fu peraltro fra i giovani nazbol difesi dalla giornalista Anna Politkovskaja in uno dei tanti processi politici intentati contro di loro nei primi anni 2000 e che da tempo è combattente in Donbass, dalla parte delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Aleksandr Dugin rimane un filosofo molto rispettato nel mondo, discusso - spesso a torto - nei Paesi liberal capitalisti, teorico della Quarta Teoria Politica, fondamento del superamento e della contrapposizione ai tre totalitarismi novecenteschi: liberalismo, comunismo e fascismo.

Dugin, nel suo saggio “La Quarta Teoria Politica”, definisce il nazionalbolscevismo come un “nazionalismo di sinistra”, con aspetti spirituali e non materialisti ed egli inquadra nei nazionalisti di sinistra odierni, in particolare, i movimenti politici dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, ove peraltro i leader sono spesso persone di origine indigena (vedi Evo Morales, ex Presidente della Bolivia; oppure Hugo Chavez, indimenticato Presidente del Venezuela). Egli, inoltre, nel suo saggio fondamentale, definisce il nazionalbolscevismo quale forma di "socialismo senza materialismo, ateismo, modernismo e progressivismo".

Eduard Limonov, invece, rimasto un romanziere di successo, ha portato avanti – sino alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020 - la bandiera nazionalbolscevica. Egli ha guidato infatti il partito nazionalbolscevico “Altra Russia” (dopo l'inguisto scoglimento del Partito NazionalBolscevico nel 2007, da parte delle autorità, con l'accusa di “estremismo”) ancora una volta composto per la maggior parte di giovani e giovanissimi e che da anni si batte non solo per un ritorno ad un sistema sociale anticapitalista, ma anche per la libertà di parola e di opinione in Russia, ovvero per il rispetto dell'Articolo 31 della Costituzione. E, per questo, i suoi componenti, vengono continuamente – ancora oggi – vessati dalle autorità. Oltre a ciò, il governo russo, non ha ancora permesso ad “Altra Russia” di partecipare formalmente alle elezioni politiche e non viene riconosciuto quale partito politico.

Ho avuto modo di intervistare Eduard Limonov nell'agosto 2019. Ricordo che andava molto fiero di essere definito “un piantagrane” e che non gli interessava affatto di tutte le “sciocchezze” che dicevano su di lui.

A noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista, mai abbastanza ricordata, dichiarò: “L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso. L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.

Suggestive anche molte delle intuizioni e prospettive politiche, contenute proprio nel saggio "L'Altra Russia", pubblicato a Mosca nel 2003, ma purtroppo non ancora tradotto e pubblicato in Italia.

In esso, Limonov, immaginava un nuovo tipo di civiltà, che andasse a sostituire quella vecchia, globalista e liberale, i cui principi – egli scrive - erano "i principi del lavoro e della religione protestante, che parlavano il linguaggio dell'industriosità". Principi che, secondo Limonov, promettevano una vita "tranquilla e agiata", ovvero "una vita noiosa come quella di un animale domestico".

Nel saggio, egli proponeva dunque una civiltà completamente nuova. I cui principi fondamentali guardassero a "una vita integrale, eroica, perigliosa, all'interno di comunità nomadi armate". Fondata sulla "comunanza degli uomini e delle donne basata sulla fratellanza, sul libero amore e sull'educazione sociale dei bambini".

Limonov, nel saggio "L'Altra Russia" – fondamento del suo nuovo partito nazionalbolscevico – scrive ancora "Le gelide città dovranno essere chiuse e la loro popolazione dispersa". Egli propone un "modello di vita nomade", fondato su comuni socialiste autogestite, con pochi bisogni da soddisfare e con poche ma indispensabili industrie, poste tutte nelle periferie delle città, ormai abbandonate.

"Bisogna tornare al tradizonalismo" – scrive Eduard Limonov – "nel suo significato più profondo. Le comuni armate saranno come fiammelle nel buio. Questo sarà il nostro tradizonalismo. Le comuni saranno amministrate dal Consiglio della Comune. Al posto di Comuni si potranno chiamare anche Orde. Non si dovrà temere le contraddizioni che potranno sorgere tra comuni, nè temere scontri. L'aggessività creativa dei separatismi è preferibile all'ordine carcerario del globalismo".

Già nel 2003, quando Internet non era ancora entrato così tanto nell'uso comune delle persone, in particolare in Russia, Eduard Limonov immaginava di svilupparlo al massimo, quale base per una possibile democrazia diretta e di maggiore comunicazione fra le comuni autogestite. E così scriveva: "Svilupperemo sia Internet che la genetica, e una nuova supertelevisione. Televisione e Internet collegheranno insieme le comuni armate in un'unica civiltà di liberi cittadini".

Eduard Limonov, in sostanza, immaginava la distruzione completa della vecchia civiltà globalista e liberale che, come scrisse, "dal punto di vista spirituale è già morta. E' fino in fondo spiritualmente logora".

Limonov ha lasciato il suo corpo fisico il 17 marzo 2020, certo, ma continua a vivere attraverso il suo partito che dal settembre 2020, si chiama, significativamente, "L'Altra Russia di Eduard Limonov".

Il partito ha aggiunto al suo simbolo (bandiera rossa e bianca con una granata al centro, simbolo del loro storico giornale controculturale e "scoppiettante", "Limonka"), anche una saetta bianca.

Su tale aggiunta simbolica vale la pena soffermarsi un attimo.

La saetta è forse un riferimento simbolico proprio all'alieno, venuto dalle stelle, Ziggy Stardust, personaggio creato e interpretato da David Bowie, il quale avvisava l'umanità che le mancavano solamente cinque anni di vita? La “saetta”, rappresentata sia sul volto del personaggio di Bowie, che sul nuovo simbolo di “Altra Russia”, esotericamente, rappresenta – nell'alfabeto runico - la runa “Sig” (lo stesso nome Ziggy, di Ziggy Stardust, è proprio ad essa ispirato).

Il significato di tale runa è “sole”. “Sig” assomiglia, infatti, a un fulmine durante un temporale, capace di squarciare via ogni cosa. Esotericamente, esso collega il cielo con la terra, ovvero l'energia maschile del sole e quella femminile della Madre terra.

Sig” è la luce del sole, del Sole Invincibile delle antiche tradizioni gnostiche e orientali; la Yule delle tradizioni nordiche per celebrare il Solstizio d'Inverno, la festa della Luce. “Sig” è la Luce che vince contro l'oscurità. Tale simbolo è infatti da ritenersi tutt'altro che casuale, sia nell'utilizzo esoterico di David Bowie, che in quello de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

E così, appunto, il 26 settembre 2020, dopo il loro VIII Congresso, “Altra Russia” ha deciso di rinascere e rinnovarsi.

Di rinascere attraverso un processo alchemico, passando per l'autoscioglimento.

Perché, come spiegano i giovani nazbol, il nazionalbolscevismo ha una sua metafisica, un suo esoterismo gnostico.

Morire e rinascere, spiritualmente.

Il nazionalbolscevico segue la via della morte e quindi della rinascita. Lotta e muore, alchemicamente e metaforicamente, alla vita terrena e corporea e rinasce nello Spirito. Il nazionalbolscevico è una sorta di Cavaliere Templare moderno. Un Templare Proletario, come scrisse Dugin. Un monaco guerriero che, dicono i giovani di “Altra Russia”, “lotta contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dell'eresia del capitalismo”.

Ma che cosa vogliono i nazionalbolscevichi di Limonov, oggi?

Vogliono una trasformazione rivoluzionaria della Russia. In politica estera propongono non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.

Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.

In politica interna, i nazbol de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, chiedono che il popolo sia ascoltato e vorrebbero restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.

Chiedono elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).

Chiedono l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.

Propongono l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostituisca il capitalismo liberale. Un'economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime – sino alla pena di morte - per i corrotti all'interno dello Stato, oltre a istruzione gratuita, alloggi gratuiti, controllo dei prezzi, ovvero prezzi uguali in tutto il Paese e pianificazione economica.

“L'Altra Russia di Eduard Limonov” chiede inoltre il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.

Oltre a ciò, il partito di Limonov, propone l'abbassamento della maggiore età a 14 anni, considerato anche il livello di maturità e cultura dei giovani russi, introducendo il diritto di voto ai 14enni, la loro partecipazione attiva alla vita politica, oltre che la possibilità di formarsi una famiglia e il diritto al lavoro.

Sono, come sempre, quasi tutti giovani e giovanissimi, i componenti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”. Ci sono ventenni e trentenni e i trentenni, molto spesso, sono nel partito da almeno dieci anni.

Ancora oggi, come dicevamo, vengono perseguitati e arrestati, continuamente, per le loro idee e per le loro lotte.

Che sono socialiste e patriottiche. Ovvero l'avanguardia di tutte le rivoluzioni socialiste nella Storia, dalla Comune di Parigi del 1871 sino alla Rivoluzione cubana del 1959, passando per quella maoista e vietnamita.

Chi scrive terrà a Pordenone, il 1 dicembre prossimo, alle ore 18.00, presso l'atelier “L'Arca delle Arti”, una conferenza su tutto questo dal titolo: “L'Altra Russia di Eduard Limonov, fra dissidenza, arte e controcultura”.

La conferenza potrà essere seguita in diretta Meet al seguente link: https://meet.google.com/euw-bzur-dxo

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


mercoledì 15 settembre 2021

Vietare il Partito NazionalBolscevico è stata violazione dei diritti umani. Lo stabilisce la Corte di Strasburgo. Articolo di Luca Bagatin

Ci sono voluti circa 15 anni, ma alla fine la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento – in Russia - del Partito NazionalBolscevico (PNB), fondato e guidato dallo scrittore Eduard Limonov (1943 – 2020), da parte della Corte Suprema russa, nel 2007, è da considerarsi una violazione dei diritti umani.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse di “estremismo”, “incitamento all'odio” e “appelli a disordini di massa”.

La CEDU ha dunque stabilito un risarcimento di 10.000 euro da corrispondere ai militanti anziani del Partito NazionalBolscevico, ovvero all'ex addetto stampa Aleksandr Averin (peraltro ex prigioniero politico, da poco uscito dal carcere), agli ex membri del Comitato Centrale Andrei Dmitriev e Fomchenkov, a Aleksey Volynets, ex direttore della pubblicazione ufficiale del partito e ai due figli adolescenti del defunto fondatore, Eduard Limonov, Alexandra e Bogdan.

Aleksandr Averin e Andrei Dmitriev, nel ringraziare i loro avvocati per tale vittoria (per quanto i componenti del partito avessero richiesto un risarcimento di 100.000 euro), ovvero Dmitry Agranovsky, Jalil Sirozhidinov e Vitaly Varivodu, hanno dichiarato che cederanno parte del loro risarcimento alle famiglie dei nazionalbolscevichi Evgenij Pavlenko e Ilja Guryev, morti in guerra in Donbass.

Il Partito NazionalBolscevico fu fondato nel 1993 dallo scrittore Eduard Limonov, dal cantante rock Egor Letov e dal filosofo Aleksandr Dugin. Al partito si affiliarono immediatamente giovani e giovanissimi delle periferie post-sovietiche delusi dalla caduta dell'URSS, dall'avvento del totalitarismo liberale di Eltsin e dell'oligarchia.

Del PNB fecero parte anche il musicista jazz Sergey Kurhyokin e lo scrittore Zakhar Prilepin, oltre che la migliore controcultura artistica e musicale russa. Ricevette inoltre, più volte, il sostegno e il plauso della compianta giornalista Anna Politkovskaja, la quale, fra le altre cose scrisse: “Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Alcune delle manifestazioni pubbliche dei nazionalbolscevichi si sostanziarono in attività provocatorie, ma sempre nonviolente, quali lanci di uova contro le autorità governative o l'occupazione dell'edificio del Ministero della Salute, nel 2004, per protestate contro i tagli alla sanità, lanciando dalle finestre un ritratto del Presidente Vladimir Putin.

Accusato dall'autorità e dai tribunali russi di “estremismo” e persino di “fascismo” (quando in realtà il PNB fu sempre partito di estrema sinistra, antifascista e antirazzista), fu vietato nel 2005 dal tribunale regionale di Mosca e tale divieto fu confermato nel 2007 dalla Corte Suprema.

Nel 2006 il partito partecipò alla coalizione “Altra Russia” (nome tratto da un saggio politico di Limonov), comprendente anche i liberali di Kasparov e Kasyanov e comunisti come Anpilov.

Dal 2010 si ricostituì come partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia” e, dopo la morte di Eduard Limonov, nel 2020, come “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Ancora oggi è impedito a tale partito di candidarsi alle elezioni e i suoi militanti sono costantemente perseguitati dalle autorità con le accuse più pretesuose e infondate.

E' l'unico partito russo che, oltra a promuovere l'anticapitalismo e il socialismo popolare, lotta in tutte le repubbliche post-sovietiche per tutelare le minoranze russe perseguitate e auspica la ricostituzione dell'Unione Sovietica, depurata da burocrazia e autoritarismo.

Alle elezioni del 19 settembre, “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, non essendo presente e ritenendo non libere tali elezioni, promuove l'astensionismo consapevole, ricordando una frase di Limonov in tal senso: “Per partecipare alle libere elezioni bisogna smettere di partecipare a elezioni non libere”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 10 settembre 2021

Buon compleanno Egor Letov (Omsk, 10 settembre 1964 – Omsk, 19 febbraio 2008) !

Oggi è il compleanno di Egor Letov, musicista rock, anarchico, fondatore del Partito NazionalBolscevico con Limonov e Dugin negli Anni '90.
Fu rinchiuso in manicomio in quanto considerato "sovversivo", successivamente recupererà l'idea di socialismo popolare antiburocratico.
Le sue canzoni sono un inno alla rivoluzione e alla protesta, in un mondo di figli di puttana ricchi e liberali fottipopoli.
A lui ho dedicato il mio ultimo saggio sul nazionalbolscevismo, "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo".
 
Luca Bagatin

Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l'URSS. L'URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L 'URSS non è uno Stato, è un'idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l'amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell'uomo nell'umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l'ultimo!

(Egor Letov)


mercoledì 14 luglio 2021

Contro i ricchi, i borghesi e la modernità liberale (e antidemocratica). Riflessioni brevi

"Ritengo che i ricchi siano il maggiore ostacolo a una società egualitaria, sana e onesta moralmente e intellettualmente.
I ricchi sottraggono risorse alla comunità e veicolano innovazione e modernità. Ovvero corruzione della società, sfruttamento dei corpi, delle menti e delle anime.
Il ricco dovrebbe estinguersi ed essere rieducato, attraverso un percorso di elevazione morale, intellettuale e spirituale"
 
(Luca Bagatin)
 
"Come ogni 14 luglio, vorrei ricordare la controrivoluzione vandeana.
Non sono né cristiano né cattolico (anzi), né un tradizionalista, ma la resistenza della Vandea merita di essere ricordata.
La resistenza di poveri contadini che rifiutavano di scendere a compromessi con i borghesi liberali "rivoluzionari", dal 1793, al 1796.
La lotta dei poveri contro la modernità borghese e liberale merita SEMPRE rispetto.
In Francia sarei stato dalla loro parte.
Dalla parte dei monarchici, degli antimoderni, dei contadini, CONTRO la feccia borghese e pseudo rivoluzionaria.
Le uniche rivoluzioni popolari furono la Comune di Parigi del 1871 e le Rivoluzioni russe del 1905 e del 1917.
Non la Rivoluzione francese, ovvero non la rivoluzione borghese e bottegaia, portatrice di una modernità che ha distrutto ogni valore, mettendo tutto in vendita"

(Luca Bagatin)

"In nessun caso i tradizionalisti e i conservatori possono essere dalla parte della borghesia, poiché questa  è ovviamente una patologia sociale, la portatrice di decentralizzazione, invidia, bugie e cattiveria.
Il capitalismo è rappresentato dalla figura dell'imprenditore, ovvero una persona che gestisce i suoi interessi egoistici, che lotta per il proprio privato, cercando di espandere il proprio indvidualismo, che è sempre opposto all'interesse altrui.
Pertanto, tutta la nostra storia si basa non solo sull'odio per il capitalismo, ma su un profondo disaccordo con l'etica capitalista"

(Aleksandr Dugin)
 
“Non c'è libertà individuale in una società che non è globalmente libera. 
La retorica dei diritti maschera nuove forme di alienazione umana. E' forse a partire da questa constatazione che bisogna analizzare il tragico fallimento del progetto di emancipazione dell'Illuminismo: l'avvento di una società di sorveglianza totale, dove si proclamano i diritti di tutti, ma dove il sociale è sempre più sottomesso all'implacabile logica del capitale” 
 
(Alain De Benoist)
 
"Siamo costretti a pregare coloro che traggono profitto da noi. Gli "uomini d'affari". Ancora peggiore è la parola "imprenditore", colui che tenta di ingannare e derubare. (...). I benefici per la società, portati dagli uomini d'affari, non sono stati dimostrati da nessuno"
 
(Eduard Limonov)
 

mercoledì 22 luglio 2020

Sergey Kuryokhin e "Lenin era un fungo" / Sergey Kuryokhin and "Lenin was a mushroom" :)

In pochi sanno (almeno in Italia) che il musicista, attore e compositore Sergey Kuryokhin (1954 - 1996), successivamente fra i fondatori del Partito NazionalBolscevico, con Eduard Limonov, Egor Letov e Aleksandr Dugin, nel 1991 fu intervistato da una influente rete televisiva sovietica, spacciandosi, goliardicamente, per uno storico. O quantomeno fu creduto tale.
Nell'intervista - condotta dal giornalista Sergey Sholokhov - Kuryokhin, narrò, con prove convincenti, che Vladimir Lenin consumava grandi quantità di funghi psichedelici e alla fine divenne egli stesso un fungo !
Molto divertente il punto nel quale affermò che il simbolo sovietico della falce e martello altro non era che la rappresentazione degli strumenti usati dai bolscevichi per raccogliere funghi !
Ovviamente si trattò di una goliardica bufala che mise volutamente a nudo la creduloneria delle masse (provocando grande scandalo all'epoca) e dimostra - ancora oggi - come il cosiddetto "complottismo" (ovvero rendere plausibili informazioni che in realtà non sono tali, manipolandole a uso e consumo) sia una immensa puttanata per creduloni.
In Russia, il geniale e poliedrico Kuryokhin, purtroppo prematuramente scomparso nel 1996, divenne molto popolare - oltre che per le sue performance artistiche e politiche - anche per questa impresa degna di un Gabriele D'Annunzio.
Qui di seguito la video-intervista d'epoca e una delle sue memorabili composizioni musicali, "Tragedy in the style of minimalism".
Luca Bagatin



lunedì 4 maggio 2020

Riflessioni alternative alla modernità e al capitalismo, per un'etica sociale

"Non vi è dubbio che il successo delle teorie del complotto proviene prima di tutto dalla straordinaria semplificazione che propongono, e per questo la modernità, che si caratterizza innanzitutto per una sempre crescente complessità dei fatti sociali, costituisce per esse un terreno privilegiato. Più lo stato del mondo è complesso, più la semplificazione radicale che la teoria reca con sé appare salvifica"

(Alain de Benoist, 'Psicologia della teoria del complotto', in «Trasgressioni», n° 14, gennaio-aprile 1992, p. 7.)


"In nessun caso i tradizionalisti e i conservatori possono essere dalla parte della borghesia, poiché questa  è ovviamente una patologia sociale, la portatrice di decentralizzazione, invidia, bugie e cattiveria.
Il capitalismo è rappresentato dalla figura dell'imprenditore, ovvero una persona che gestisce i suoi interessi egoistici, che lotta per il proprio privato, cercando di espandere il proprio indvidualismo, che è sempre opposto all'interesse altrui.
Pertanto, tutta la nostra storia si basa non solo sull'odio per il capitalismo, ma su un profondo disaccordo con l'etica capitalista"

(Aleksandr Dugin)

Il vero anarchico non è colui il quale non rispetta le regole, ma non rispetta solamente le regole che egli non ritiene giuste e adatte ad una società ordinata.
Il vero anarchico è infatti colui il quale crede in una società ordinata. Dove le persone libere sono solamente quelle che hanno interiorizzato il senso dell'ordine (civile, morale, spirituale).
Pierre-Joseph Proudhon l'aveva ben compreso. 

(Luca Bagatin)