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martedì 2 marzo 2021

I principali problemi del mondo moderno

I PRINCIPALI PROBLEMI DEL MONDO MODERNO


Il capitalismo
Il danaro
Il produttivismo
Il liberalismo
La religione
Il consumismo
L'europeismo
L'edonismo
L'egoismo
Il progresso ad ogni costo
Il razzismo inteso come negazione delle diversità
Il politicamente corretto
 
(Luca Bagatin) 
 
 

mercoledì 27 gennaio 2021

Il capitalismo e la modernità sono un'infezione. Riflessioni di Luca Bagatin

Abbiamo finito per usare il web prevalentemente per scopi commerciali.

Esattamente come abbiamo ridotto, in questo modo, i rapporti umani e sentimentali.

Mero scambio di danaro.

Che schifo.

Il danaro andrebbe abolito.

Idem il lavoro salariato.

Il lavoro salariato è alla base dello sfruttamento e così il danaro.

Sono aspetti molto pericolosi, che sdoganano le peggiori violenze e i più bassi istinti.

Solo il libero scambio, gratuito e disinteressato, fra persone eguali e libere interiormente dall'egoismo, può garantire emancipazione, sanità spirituale e mentale.

Il resto è infezione, malattia, decadenza, violenza, odio, schiavitù.

 (Luca Bagatin)

Il politicamente corretto è una malattia della modernità.

E la modernità si regge sull'ego, l'individualismo, l'accumulo e il benessere materiale.

In realtà tutte malattie e infezioni dell'anima, che hanno completamente reso decadente l'Occidente, ritenuto - a torto - "libero e democratico".

In realtà profondamente schiavo, ipocrita, violento, anti-spirituale e anti-umanitario.

(Luca Bagatin) 

sabato 8 agosto 2020

"Riflessioni brevi sulla giustizia sociale e sulla critica alla modernità" By Luca Bagatin

"Monte Lenin", dipinto di Nikolaj Roerich, 5 ottobre 1925
II termine "liberista" è improprio.
Prima di tutto esiste solo nel gergo italiano. È un termine generico, circostanziato e poco preciso. Che vorrebbe assolvere il liberalismo dalle sue responsabilità storiche, sociali e politiche.
Più centrato e appropriato, invece, il termine liberal capitalista. Che unisce e evidenzia le responsabilità e i caratteri propri del liberalismo (dominio della borghesia sulle altre classi sociali) e del capitalismo (dominio del danaro sui popoli).

Nell'occidente opulento e moderno (per quanto vi lamentiate di "non essere ricchi", ma comunque di "amare il progresso") il nazionalbolscevismo non è compreso.
Lo si scambia, a torto, per una forma di fascismo. Quando invece fu il primo antifascismo (dal 1920).
Oppure lo si scambia per una forma di comunismo, il che è vero solo in parte, in quanto il nazionalbolscevismo è anti-materialista e anti-moderno.
Esso è una forma di socialismo arcaico, originario, selvaggio come le popolazioni che lo hanno ispirato: dall'Eurasia all'America Latina. 

Giustizia è vivere con lo stretto necessario. Con dignità, senso di fratellanza e amicizia. In armonia con la Natura e tutti gli esseri.
Il resto – l'opulenza, l'accumulo, l'arricchimento, la prevaricazione - è decadenza e disonore.

Luca Bagatin

sabato 18 luglio 2020

Sessualità e sentimenti nella società moderna liberal-capitalista. Analisi sparse. Articolo di Luca Bagatin

Mi è capitato spesso, negli ultimi anni, di leggere, in varie discussioni o articoli online, analisi piuttosto bislacche o, meglio, bigotte, sulla sessualità. Su come, mi spiego meglio, questa sarebbe influenzata da “una certa politica”. O da una “certa tendenza politica”. Oppure da una certa idea di società che si vorrebbe “imporre” (immagino una società che taluni definiscono “femminilizzata”).
Ragionamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciato perplesso. In quanto ideologici e privi del giusto inquadramento e delle giuste argomentazioni.
Un po' come la critica, a tutti i costi, a scelte di sessualità diverse da quelle della “massa” (come se tutti dovessero per forza avere le stesse preferenze !).
In questo senso, le critiche all'orientamento sessuale, ma anche le critiche a certe pratiche o fantasie erotiche del tutto lecite - fra persone maggiorenni e consenzienti - mi hanno sempre lasciato interdetto. Se non, le ho sempre considerate una forma di “rompicoglionaggine” bigotta (mi si passi il termine, ma ritengo renda bene l'idea). Di giudizio morale su scelte altrui. Giudizio spesso scambiato, da chi lo ha espresso, per forme di “critica alla modernità” o di “critica al sistema economico dominante”.
Ora, le fantasie erotiche sono del tutto innate, tanto quanto gli orientamenti sessuali delle persone (aspetti slegati tanto dalla “modernità” quanto dal “sistema economico dominante”, visto che sono aspetti antichi quanto il mondo). E, tutto ciò, pertanto, non dovrebbe mai essere oggetto né di giudizio, né di critica da parte della società.
Società che, ricordiamolo, non ha il “libretto delle istruzioni” in tasca ed è composta da persone che non hanno alcuna “verità infusa” (quella forse ce l'hanno le religioni dogmatiche, ma sono aspetti che non ci interessano).
La vita, il mondo, è una continua scoperta. Perlopiù interiore. E va presa come tale. Possiamo al massimo provare ad analizzare noi stessi, mai gli altri.
In questo senso non ho mai pensato (e anzi ho contrastato) che esistessero fantomatiche e mai dimostrate “teorie gender”, sbandierate da taluni. Non credo nemmeno nella “femminilizzazione” del maschio. Credo al massimo in una ridicola quanto inutile lotta fra i sessi, che dura da troppo tempo e che non porta a nulla, se non alla fine di ogni rapporto sentimentale, a tradimenti e a ipocrisie (di cui troppo spesso le vittime sono gli incolpevoli figli !).
Esiste, diversamente, nella società occidentale e liberal-capitalista – come peraltro rilevato dal filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa – qualche cosa di davvero svilente e pericoloso, ma mai sottolineato davvero. Ovvero l'inaridimento e la mercificazione dei rapporti umani, sociali, sentimentali.
Nella società dell'individualismo esasperato e della disgregazione del senso di comunità (mai autenticamente presente nella nostra società opulenta e alla ricerca spasmodica della modernità), l'individuo, lungi dall'essere veramente libero, si trasforma in un atomo che si trova nelle condizioni di non poter ricercare legami stabili con i suoi consimili. Ciò, al punto che ogni impegno nei confronti degli altri diventa una sorta di ostacolo al perseguimento dei proprie interessi, del proprio successo personale e materiale.
Questo quanto accade, fondamentalmente, nelle società borghesi (per borghesi intendo né socialiste, alla ricerca dell'emancipazione della propria classe sociale; né aristocratiche, ovvero nelle quali è presente il senso del dovere e dell'onore cavalleresco), moderne, liberali, fondate sullo sdoganamento dell'egoismo e sulla ricerca di progresso, ricchezza, agi, ovvero niente affatto sul senso di comunità e di amore (quel senso di comunità e di amore che dovrebbero essere il fondamento di civiltà socialiste e aristocratiche rettamente intese, ai limiti della lucida utopia).
Allorquando l'essere umano sdogana l'egoismo (che è una patologia di cui non siamo mai abbastanza consapevoli) avviene tale fenomeno. Che non fa che gettare le fondamenta di una società commerciale, usuraia, nella quale tutto si vende e tutto si compra: dall'amicizia (online, sui “social”, ad esempio) sino all'amore (online e non solo, ma ormai sempre più spesso online).
Una società nella quale tutti sono sempre più centrati su sé stessi (donne e uomini devono mantenersi sempre bellissimi e eternamente giovani) e sempre più menefreghisti nei confronti del proprio prossimo che, piuttosto, preferiscono giudicare (per come si veste, se ha la panza, se ha o non ha le tette rifatte ecc...), ma raramente sono interessati a conoscere, considerare, amare per ciò che è.
Ho letto in giro un'altra cosa che mi ha fatto riflettere e che si lega al ragionamento di cui sopra.
Ovvero che molti ragazzi, oggi, si sentirebbero insicuri e spaventati. Verissimo. Molti ragazzi e anche ragazze, aggiungerei. Questo proprio perché il modello commerciale si fonda sul dover essere a tutti i costi perfetti. Ma perfetti secondo il modello che una società malata come quella borghese, egoista, liberal occidentale vuole imporre: magri, alti, à la page...
Una società e un modello, in sostanza, conformista e tutt'altro che trasgressivo. Gli hippie dei tempi di Abbie Hoffman (un signore che per la sua ribellione al sistema liberal capitalista è stato perseguitato dal governo USA per tutta la vita), per dire, si vestivano come volevano e portavano i capelli come volevano. E soprattutto pensavano come volevano. Oggi, tutto ciò, non sarebbe possibile. Pena l'essere isolati socialmente (se non anche fisicamente).
Però essere isolati socialmente o fisicamente, pur di trasgredire queste regole assurde e bigotte, vale la pena, dico io. Per non essere pecore. Per poter usare le propria testa e soprattutto per non crearsi un ulteriore problema in una vita che già di problemi è e sarà per tutti piena zeppa (specie con il passare degli anni).
Occorre coraggio. Occorre forza per contrastare il conformismo (sociale, economico, spirituale). Quella forza tipica delle civiltà che lottano e che non amano le comodità e gli agi. Che disprezzano il benessere materiale, ma anelano a quello interiore.
Civiltà fondate su valori eterni. Al di là dei giudizi e dei pregiudizi degli esseri umani, che rimangono solamente una delle tante specie – non necessariamente la più evluta - che compongono la Natura e il Pianeta.

Luca Bagatin

lunedì 4 maggio 2020

Riflessioni alternative alla modernità e al capitalismo, per un'etica sociale

"Non vi è dubbio che il successo delle teorie del complotto proviene prima di tutto dalla straordinaria semplificazione che propongono, e per questo la modernità, che si caratterizza innanzitutto per una sempre crescente complessità dei fatti sociali, costituisce per esse un terreno privilegiato. Più lo stato del mondo è complesso, più la semplificazione radicale che la teoria reca con sé appare salvifica"

(Alain de Benoist, 'Psicologia della teoria del complotto', in «Trasgressioni», n° 14, gennaio-aprile 1992, p. 7.)


"In nessun caso i tradizionalisti e i conservatori possono essere dalla parte della borghesia, poiché questa  è ovviamente una patologia sociale, la portatrice di decentralizzazione, invidia, bugie e cattiveria.
Il capitalismo è rappresentato dalla figura dell'imprenditore, ovvero una persona che gestisce i suoi interessi egoistici, che lotta per il proprio privato, cercando di espandere il proprio indvidualismo, che è sempre opposto all'interesse altrui.
Pertanto, tutta la nostra storia si basa non solo sull'odio per il capitalismo, ma su un profondo disaccordo con l'etica capitalista"

(Aleksandr Dugin)

Il vero anarchico non è colui il quale non rispetta le regole, ma non rispetta solamente le regole che egli non ritiene giuste e adatte ad una società ordinata.
Il vero anarchico è infatti colui il quale crede in una società ordinata. Dove le persone libere sono solamente quelle che hanno interiorizzato il senso dell'ordine (civile, morale, spirituale).
Pierre-Joseph Proudhon l'aveva ben compreso. 

(Luca Bagatin)

giovedì 16 gennaio 2020

"Conservatorismo socialista, ovvero l'anti-bigottismo". Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Essere liberali, nel mondo moderno, equivale ad essere sadomasochisti (ma senza far godere, come eventualmente fanno i sadomasochisti veri).
Occorre porre un freno alla modernità, al progresso, al liberalismo più becero, alla follia della crescita illimitata che distrugge: ambiente, ideali, legami sociali, identità, culture e popoli.

 
Nel corso degli anni mi sono reso conto di essere sempre stato un conservatore.
Sin da piccolo, infatti, detestavo i cambiamenti. Ho sempre trovato il cambiamento una forma di violenza e una imposizione dall'alto.
Ho sempre pensato che occorresse conservare quanto di buono ci potesse essere nel mondo.
Anche quando mi illudevo di essere progressista, in realtà, plaudevo alla conservazione (dei sentimenti, della natura, della cultura, delle identità).
Il mio "progressismo", come per d'Annunzio, andava piuttosto inteso come libertarismo, ovvero come insofferenza ad ogni imposizione e regola (le regole servono solo a chi non sa regolarsi !).
Per cui, alla fine, mi sono sempre sentito un pesce fuor d'acqua in una società che cambia (senza però essere una Civiltà, ma rimando priva di identità e radici).
In una società dove devi fare attenzione a ciò che dici, perché potrebbe essere "rétro" o addirittura di cattivo gusto.
Ciò mi sconforta e infastidisce profondamente.
Perché penso ciò sia la negazione della libertà che, per un libertario conservatore e socialista quale sono, dovrebbe essere sconfinata, senza rotture di coglioni.

C'è chi dissente dal sesso prematrimoniale.
Personalmente dissento dal matrimonio, che è una invenzione tutta umana (come la religione e il danaro), che uccide l'amore e il sesso.
Mi sono sempre chiesto (e ero molto piccolo quando me lo chiedevo) come due persone, per vivere assieme e amarsi, debbano stipulare un contratto economico-sociale !
Ho sempre pensato che questo fosse un concetto assurdo e tutto fondato sull'economia, oltre che sul bigottismo umano.
Crescendo mi sono anche chiesto come sia possibile andare d'accordo, per tutta la vita, con una persona, ma questa è un'altra storia...

Luca Bagatin

lunedì 12 agosto 2019

Riflessioni brevi di Luca Bagatin contro progresso e liberalismo. Per una civiltà democratica, autogestita, socialista

Il progresso è distruzione delle identità e razzismo.
In nome del progresso i bianchi europei hanno distrutto e vilipeso milioni di esseri umani.
La modernità è la vera barbarie.
È l'origine di ogni sradicamento culturale, civile, identitario, spirituale.

Che il totalitarismo dell'epoca attuale si chiami liberalismo è nelle cose.
Che il liberalismo non abbia nulla a che fare con la democrazia è evidente.
È la dittatura dell'efficienza e delle libertà. Dei ricchi.


https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

mercoledì 24 ottobre 2018

Riflessioni sul capitalismo assoluto: per una Civiltà dell'Amore libera dall'edonismo. Articolo di Luca Bagatin

Il cosiddetto "influencer" sembra essere quella non-figura professionale del nostro tempo che racchiude in sè tutta la precarietà del capitalismo assoluto spinta alle sue massime conseguenze.
L'influencer, figlio del capitalismo assoluto odierno, del marketing e della società dei consumi per eccellenza, appare come lo sradicato (da ogni tempo, cultura, ideale, sentimento) che "influenza", con la sua presunta "autorevolezza" - spesso dettata dalle mode imposte dagli operatori del capitalismo stesso, ovvero del marketing - il comportamento delle persone che lo "seguono", magari sul web, ormai diventato la prosecuzione del mezzo televisivo di massa. Nuovo simulacro di plebi adoranti alla ricerca di un effimero apparire estetico, di una effimera ricerca di ricchezza, di una effimera ricerca di potere. Potere ormai sempre più divenuto "potere d'acquisto", "potere di possedere" (oggetti, persone, menti...) in un caravanserraglio che immagini edonistiche sugli ortaggi o i balletti nei supermercati (ove lavorano persone, spesso anche ventiquattro ore al giorno - festivi compresi - perché così "chiede" il mercato...sic !) non sono altro che una rappresentazione scenica, scenografica, tristemente grottesca della realtà odierna. Una realtà che potrebbe essere definita di "totalitarismo liberale", ove l'ideologia propagandata e dominante è appunto la "libertà" (presunta) di consumare, di arricchirsi (a spese del più debole o a prezzo di lavoro continuo, senza sosta o peggio ancora di continui indebitamenti, sia privati che pubblici, volendo ampliare l'orizzonte della riflessione), di apparire (eternamente giovani, fighi, ricchi, bellissimi, glamour, "social") anziché di essere. Essere persone reali, con una vita reale, un lavoro reale, anche difficile, umile o nel quale si guadagna poco, ma per la quale vita ed il quale lavoro si può comunque andare fieri. Essere persone che tornano a parlarsi per davvero, di persona, senza mediazioni o cosiddetti "social" che, nei fatti, al netto dell'edonismo consumistico e profondamente asociale che veicolano, non hanno nulla di sociale. Essere persone che tornano ad amarsi e non più a "masturbarsi" - in senso metaforico e mentale - davanti al web o alla televisione volendo far immaginare al prossimo di avere una vita "figa", glamour, seducente a tutti i costi. Oppure creandosi una vita effimera, pretendendo di essere eternamente giovani ricorrendo a grottesche quanto orrende e innaturali chirurgie estetiche tali da apparire delle persone di plastica in un mondo a sua volta già plastificato e "brandizzato".
Ed ecco che il prodotto agricolo, anzichè essere edonisticamente esibito, potrebbe invece prestarsi ad una riflessione in questo senso. Il prodotto agricolo che proviene, appunto, dal mondo agricolo. Da quella "coltura" che è origine stessa del termine e del concetto di "cultura".
Quanta convivialità, quanto amore, quanta vita vera e reale vi era nella cosiddetta civiltà contadina di un tempo, tanto amata dal nostro Giuseppe Garibaldi - che mai si vergognò di essere sempre stato un contadino - tanto decantata da Pasolini e dal bellissimo film del 1978 di Ermanno Olmi "L'albero degli zoccoli", film nel quale gli attori erano tutti contadini veri !
Ricordo di aver letto di recente un articolo nel quale viene intervistata una dei co-protagonisti del film - Maria Teresa Brescianini, oggi ottantenne - la quale interpretava la vedova Runc. Nell'intervista parla di questo, ovvero della semplicità della campagna dei suoi ricordi d'infanzia. Di come si ritrovavano tutti nel cortile, come un oratorio ove condividere la vita di tutti i giorni: giochi, sorrisi, pianti... A differenza di oggi, ove gli anziani vengono lasciati soli, disprezzati (in alcune strutture lager persono maltrattati !), i giovani non socializzano e qualcuno si permette persino di insultare i disabili, non facendo magari nemmeno caso all'enormità e gravità delle parole che proferisce (sic !).
E' questa la modernità. E' questo il cosiddetto "progresso", vero regresso umano e spirituale. Vera involuzione di una specie che ricerca il piacere effimero, anzichè anelare ad una autentica civiltà. Quella che personalmente mi piace definire Civiltà dell'Amore.
Una civiltà che comprende - a differenza della società moderna attuale - che la libertà, senza amore, può diventare una delle peggiori forme di schiavitù. Che la libertà dei capitalisti non è vera libertà, ma la sua negazione, in quanto priva di una base sentimentale, ovvero spirituale.
L'intellettuale Carlo Terracciano scriveva, in tal senso: "Il capitalista è un malato psichico, un monomaniaco i cui incubi, materializzandosi negli ultimi due secoli, hanno generato la mostruosità del mondo moderno, divorando, con il pianeta, i corpi e soprattutto le anime di uomini e popoli".
Pier Paolo Pasolini, che sulla denuncia del consumismo e del capitalismo è stato maestro, scriveva fra le altre cose, frasi emblematiche: "I nuovi valori consumistici prevedono infatti il laicismo, la tolleranza e l’edonismo più scatenato, tale da ridicolizzare risparmio, previdenza, rispettabilità, pudore, ritegno e insomma tutti i vecchi "buoni sentimenti"". Ed ancora: "Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore".
Gennady Zjuganov - attuale Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR), maggior partito istituzionale presente nella Duma, ovvero nel parlamento russo ad opporsi a Putin ed al suo partito liberal capitalista - si è più volte espresso contro quello che egli definisce il "fascismo liberale", affermando fra le altre cose: "Un altro elemento proprio del fascismo "liberale" è il mondialismo, ossia la volontà ostinata di distruggere la sovranità e l'indipendenza degli stati nazionali, che ha come obiettivo finale la costruzione di un'unica struttura politica globale sovranazionale con alla testa un supergoverno mondiale. I miti del fascismo "liberale", studiati in ogni suo aspetto e inculcati abilmente nella coscienza di massa, sono lo strumento ideologico principale utilizzato dalle forze occulte mondiali per il lavaggio del cervello dei popoli. Cosa possiamo contrapporre al nuovo fascismo, ai suoi pseudovalori, ai suoi miti ideologici ? La società russa può e deve contrapporre al cosmopolitismo l'amore per la patria, all'anonimato dell'"uomo globale" l'identità nazionale russa, all'individualismo egoista il collettivismo e lo spirito comunitario, alla russofobia l'amicizia tra i popoli, all'anticomunismo un'effettiva giustizia sociale, al culto del consumismo una elevata spiritualità. Tutti questi ideali sono contenuti in una sintesi equilibrata nella concezione del socialismo russo, che unisce i nostri millenari valori nazionali alle più elevate conquiste dell'era sovietica".
Anche l'ex Presidente dell'Uruguay, il socialista José "Pepe" Mujica, ha denunciato più volte il sistema del danaro e del consumo, suggerendo una via d'uscita nella rinuncia all'accumulo, nella ricerca di una vita più sana, lenta, ove lavorare il giusto, ove tutti abbiano di che vivere, senza arricchirsi ma senza essere poveri.
Così l'ex Presidente uruguayano - che è sempre vissuto povero, anche durante il suo mandato governativo, decidendo di percepire uno stipendio equvalente a circa i nostri 800 euro mensili - si è più volte espresso: “Se non posso cambiare il mondo posso cambiare la mia condotta personale e la posso cambiare adoperandomi nella ricerca della felicità. È fondamentale difendersi dagli attacchi del mercato. E per far ciò serve la sobrietà nel vivere, che consiste nel trovare il tempo di vivere. Questo è l’unico reale esercizio della nostra libertà. Ci inventiamo una montagna di consumi superflui. Stiamo sprecando le nostre vite, perché quando io compro qualcosa non lo compro con il denaro ma con il tempo che ho speso per guadagnare quel denaro. L’unica cosa che non si può comprare è la vita. La vita si consuma. Ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”.
Sobrietà, decrescita, ritorno alla natura e alle origini del nostro vivere conviviale. Anticapitalismo non necessariamente ideologico, ma quale via di ritorno al Sacro. Parole d'ordine antiche, se vogliamo, e sicuramente alternative a quelle di oggi.
Parole per un ritorno alla democrazia, all'autogoverno, a una civiltà ove le persone tornino a ragionare, parlarsi, confrontarsi, amarsi, scambiarsi beni e servizi non per il proprio tornaconto personale, non per il proprio arricchimento o per lucro, bensì per la crescita e l'evoluzione (interiore) della comunità intera. Per una possibile Civiltà dell'Amore.

Luca Bagatin

sabato 14 luglio 2018

"Riflessi incondizionati - Parte seconda" di Luca Bagatin

RIFLESSI RIFLESSI

Le persone ti danno retta solitamente quando la pensi come loro.
Poi si eclissano. Meglio rimanere soli.
E non eclissarsi mai.
Meglio rimanere soli.
Soli e splendenti, con i nostri raggi.

Il problema della miseria secondo me è sempre la ricchezza.
Se detieni troppe risorse e danaro, vuol dire che le stai sottraendo ad altri (poco importa se legalmente o illegalmente).
Non ho simpatia per chi ha troppe risorse e ricchezze.
Sin da bambino non ho mai ambito a diventare ricco, ma ho sempre ambito al contrario: abolire i ricchi e rendere tutti un po' più sereni.

Ciascuno tira acqua al suo mulino ideologico, senza andare oltre.
Personalmente ho i miei riferimenti politico culturali, che sono socialisti e autogestionari, ma non ho una ideologia.
Non sono mai riuscito a sposarne in toto nessuna, così come non sono mai riuscito a sposare una donna (molti si sposano e tradiscono, io non mi sposo ma non ammetto nessun tradimento).
Occorre approfondire sempre e andare oltre gli steccati.
Il rimanere fissi su qualcosa porta solo a disaccordi inutili in un mondo già zeppo di divisioni.
Perché farsi il sangue amaro ?
Già la vita è difficile e triste.
Sapete cosa vuol dire farsi la guerra ideologica ?
A tutto questo preferisco l'auto isolamento.
Amo l'isolamento per una ragione: permette di ricongiungersi con ciò che di più profondo c'è in ciascuno.
E permette in parte di capire l'assurdità della vita.

La prima volta che cercai lavoro avevo 19 anni.
Mi recai all'Unione Industruali, che allora metteva in contatto i giovani con le imprese e mi chiesero:
"Che cosa cerca?".
"Un lavoro stabile".
Mi fu risposto con un ironico sorriso: "Beh, stabile, non esageriamo !".
Già allora cominciava la precarizzazione e c'è chi aveva di che ironizzare.
Vent'anni dopo sarebbe mancato anche il lavoro.

Detesto discutere con le persone.
Per questo, se posso, evito le persone.
Se non mi riesce, con le persone, preferisco uscirci a bere e a chiacchierare.
Le discussioni non le ho mai sopportate nemmeno con le mie ex.
Che infatti sono ex.

Per principio non accetto mai offerte commerciali da società private.
In sostanza non rispondo mai ai call center.
Chiamatemi solo quando queste società torneranno in mano pubblica.



Per indole e carattere detesto tutto ciò che è moderno o progressivo.
Sono un tradizionalista e un conservatore e per questo sono un socialista.
Vivi con poco, disfati del non necessario.
Nessuna innovazione esteriore.
Solo evoluzione interiore.
Verrà il giorno in cui il profitto e il guadagno saranno considerate vizi e malattie da curare.

Alla modernità giacobina, che distrugge ogni coscienza collettiva e diversità, preferisco il mondo arcaico, contadino, pasoliniano. Sono per il superamento del danaro e il recupero dell'arcaismo in ogni sua forma, compreso il ritorno al sistema del baratto e a un'economia egualitaria, ovvero all'economia del dono. Detesto ogni forma di accumulo egoistico e di sfruttamento, frutto della follia dell'essere umano non risvegliato.

"Riflessi incondizionati - Parte prima" di Luca Bagatin (clikka qui per leggere)

 Musica del video: Victor Argonov Project