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lunedì 21 aprile 2025

Socialismo contro liberal-capitalismo. Riflessioni di Luca Bagatin

Socialismo non è togliere a chi ha di più per dare di più a chi ha meno.

Quella si chiama carità.

Socialismo è togliere a chi ha di più per organizzare la società in modo che NESSUNO abbia MAI meno del necessario.

(Luca Bagatin)

Appena uno parla di socialismo, ovvero di gestione dell'economia da parte della comunità, a beneficio comunità stessa, lo accusano subito di estremismo.

I veri estremisti, invece, sono proprio colori i quali muovono tali accuse.

Perché dietro di loro si nascondono i liberal capitalisti.

Ovvero coloro i quali, la comunità, vogliono metterla in vendita.

O, forse, l'hanno già venduta.

(Luca Bagatin)

Il concetto di "libertà" è talmente ampio che non andrebbe affatto generalizzato.
La generalizzazione di tale concetto, ha portato a una società - quella Occidentale liberal capitalista - inconsapevole, disordinata, ove tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso.
Una tale "libertà" - ove è assente il rispetto per il prossimo e l'interiorizzazione del concetto del limite - è, nei fatti, "schiavitù".
Il liberal capitalismo, infatti, si fonda sulla schiavitù. Oltre che sull'ignoranza.
Per questo è il nemico principale della libertà e della giustizia sociale.

(Luca Bagatin)

Unire gli opposti.

Questo è quello che ho sempre trovato interessante e utile.

Perché è dall'unione degli opposti che nasce qualche cosa di intelligente.

(Luca Bagatin)

 

Finché non ci sarà autorità e autorevolezza (che nasce dalla formazione, dallo studio, dall'auto disciplina), non ci sarà alcuna giustizia.
Finché non ci sarà giustizia non ci sarà alcuna pace.
Tutto parte dall'autorità, dal rispetto, dalla formazione.

(Luca Bagatin)


In un simbolo socialista (senza equivoci, ovvero senza prendere un giro i cittadini e senza imbrogliare la Storia) i simboli corretti da usare sarebbero questi qui, già usati nel passato:
Libro (conoscenza)
Falce e martello (non solo simboli operai, ma anche a significare Filosofia e Forza)
Sole nascente (di garibaldina memoria)
Frecce (contro i tre totalitarismi: liberal capitalismo, nazifascismo, comunismo totalitario)
 
(Luca Bagatin)
 

 


sabato 22 marzo 2025

Battersi contro un liberal fondamentalismo senza libertà. Che veicola distruzione sociale, tifoserie, ignoranza, paura e totalitarismo. Riflessioni di Luca Bagatin

In quest'epoca preda del totalitarismo liberale, ove il danaro e le armi parlano al posto del dialogo, dell'onore, della decenza comune e dell'intelligenza frutto della ricerca e dell'approfondimento libero da dogmi, il convegno “Terzo Millennio: valori e diritti negari”, tenutosi a Roma il 14 marzo 2025, è stata una ventata di aria buona e con interventi di altissimo livello e qualità. Da me riassunto a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/03/terzo-millennio-valori-e-diritti-negati.html

Antonio Foccillo ha denunciato la cosiddetta “libertà economica”, che ha generato paura nei confronti del domani, mentre le élite economiche hanno iniziato a diffondere informazioni insignificanti che fanno leva sulle emozioni e non sulla riflessione. E tutto ciò ha generato opposte tifoserie inconsapevoli.

Il Sen. Giorgio Benvenuto ha denunciato una UE che, dopo la caduta del Muro di Berlino, non ha costruito una Europa sociale. Anzi, ha utilizzato i Paesi dell'Est per aprire a un mercato sempre più deregolato, anziché tutelarli e rafforzarli sotto il profilo sociale.

L'Avv. Angelo Caliendo ha invitato a lavorare per la costruzione di un ordine mondiale multilaterale volto alla pace, affermando il primato della programmazione, che si può ottenere con una classe dirigente competente e pragmatica, la quale ponga al centro una politica autorevole e responsabile e riaffermi il senso di comunità, coesione sociale e partecipazione.

Tiziano Busca ha puntato il dito contro una società neoliberale che comunica paura e totale perdita del senso di comunità.

L'On. Valdo Spini ha denunciato una sinistra che ha rinunciato a sé stessa per sostenere deregulation economica e una società sempre meno sicura.

Il prof. Luigi Pruneti ha denunciato un sistema politico piatto, fatto di maggioranze e opposizioni grigie e piatte e invitato a battersi contro un “liberalismo senza più libertà”, che ha generato darwinismo sociale.

Tutte cose che condivido da anni e che sono sotto gli occhi di chi vuol vederle e ha voglia di modificare lo status quo.

(Luca Bagatin)

La dittatura, oggi, può arrivare solo per mano liberale, ovvero da parte di coloro i quali, riempiendosi la bocca delle parole "libertà" e "democrazia" non sanno affatto che cosa siano e, nei fatti, censurano o reprimono chiunque non la pensi come loro.

Così, come, nella Storia fecero i nazifascisti, i comunisti totalitari e gli invasati religiosi.

Chi conosce la libertà, ovvero chi l'ha interiorizzata, negli anni, non ha nulla da temere. Perché conosce il significato di Abrahadabra. 

Nessun totalitarismo, sia esso fascista, comunista totalitario, liberal capitalista, religioso fondamentalista potrà toccare colui il quale ha in sé Luce, Vita, Amore e Libertà. Perché nulla è più forte del Potere che tutto questo racchiude. 

Il resto, semplicemente, è illusione creata da menti deboli, ignoranti e folli.

(Luca Bagatin)

Il fondamentalismo (religioso/politico) va di pari passo con l'ignoranza.
Più sei ignorante (e conseguentemente stupido) più ti radicalizzi e finisci per credere nei simulacri e hai necessità di sicurezze esteriori.
Più sei ignorante e, quindi, più sei debole, più ricerchi certezze in qualcosa di esteriore.
Quella attuale è l'era del fondamentalismo, perché è l'era dell'ignoranza diffusa. Il confronto è stato sostituito dallo scontro.
Uno scontro di deboli e insicuri contro altri deboli e insicuri.
Uno scontro di gente, in ogni caso, pericolosa per sé stessa e gli altri.

(Luca Bagatin)

Scendere allo stesso livello dei tifosi e dei fondamentalisti di oggi equivale a perdere potere e controllo su di sé e su ciò che ci circonda.

Il tifoso e il fondamentalista, chiunque egli sia, è un soggetto debole e impaurito.

Che ricerca nei suoi dogmi quelle sicurezze che non ha.

Nessuno di noi ha sicurezze, nella vita. Ma c'è chi ha la consapevolezza che ciò sia del tutto naturale e che solo attraverso il controllo su di sé e sulla propria Volontà si possa superare ogni Abisso. Esplorandolo, senza paura.

Il soggetto debole non ha questa consapevolezza e è privo degli strumenti per raggiungerla.

Per cui crea dogmi e simulacri da adorare. E pretende che tutto ciò che lo circonda si muova attorno a questo.

Ho molta pena per i tifosi, i fondamentalisti e dunque per i deboli.

(Luca Bagatin)

 

giovedì 16 settembre 2021

Non c'è (più alcuna) speranza

Pier Paolo Pasolini aveva visto tutto già negli Anni '70.
L'avvento della società omologante dei consumi, l'industrializzazione di massa, un benessere che ha reso tutti degli automi inconsapevoli della propria identità e personalità.
L'avvento di un sistema totalitario clerico fascista, con altri nomi e in altre forme ("liberali" , "democratici"...).
La criminalità e la disonestà intellettuale dilagante.
C'è una alternativa?
No.
C'è una via d'uscita?
No.
C'è una speranza?
No.
Pier Paolo Pasolini aveva detto anche questo.
 
Luca Bagatin

venerdì 25 giugno 2021

Russia. Prove di coalizione a sinistra per battere il "totalitarismo liberale" di Putin. Articolo di Luca Bagatin

Il 24 giugno scorso si è tenuta la seconda fase del XVIII Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggior partito di opposizione russo, nel quale è stato comunicato che alle elezioni del 19 settembre prossimo, per il rinnovo della Duma, il parlamento russo, le liste del KPRF uniranno ben 56 organizzazioni di sinistra, fra cui il “Fronte di Sinistra”, “Per un Nuovo Socialismo” e “Russia Lavoratrice” (Trudovaya Rossya).

Come riportato dal sito di informazione Gazeta.ru, al Congresso era presente anche lo scrittore Zakhar Prilepin (ex nazionalbolscevico del partito di Eduard Limonov, ma da lui espulso), co-Presidente del partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità (Za Pravdu)”, al quale ha aderito recentemente anche l'attore statunitense Steven Seagal.

Come riportato da Gazeta.ru, Prilepin ha affermato di non essere stato cacciato dal Congresso (nonostante il suo partito non fosse stato ufficialmente invitato), ma, anzi, il Presidente del KPRF Zjuganov sembra abbia accettato di discutere e di valutare una possibile coalizione di sinistra più ampia, senza che i due partiti debbano fondersi.

Prilepin ha aggiunto che tale coalizione potrebbe creare la più grande fazione parlamentare nella Duma di Stato e nelle assemblee locali, la quale permetterebbe di “resistere con maggiore successo all'insorgenza del totalitarismo liberale” (rappresentato dal partito di Putin) e lavorare per far uscire il Paese dalla crisi.

Il leader comunista Zjuganov contesta unicamente a Prilepin la sua fusione con i socialdemocratici di “Russia Giusta”, guidati da Sergey Mironov e gli ha più volte chiesto di entrare nel Partito Comunista della Federazione Russa. Invito respinto al mittente da Prilepin.

I programmi dei socialisti patriottici di “Russia Giusta – Per la Verità (Za Pravdu)” e quelli del Partito Comunista di Zjuganov coincidono su molti punti. Ad esempio sulla nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia; l'aumento degli investimenti pubblici in sanità e istruzione portandoli al 7% del PIL in ciascuno di questi settori; l'aumento delle tasse ai più ricchi; la cancellazione dell'inumana riforma pensionistica e l'aumento del salario minimo.

Possibile, dunque, un'ampia coalizione di sinistra patriottica e anticapitalista.

Dubbiosi in merito, da sempre, i nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e i “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, i quali considerarano sia i comunisti di Zjuganov che i socialisti patriottici di Prilepin e Mironov troppo transigenti nei confronti del governo Putin e eccessivamente moderati.

Questi due partiti hanno spesso partecipato ad eventi politici e culturali unitari, negli scorsi mesi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 10 dicembre 2019

"Amore e Libertà": saggio sul socialismo, il populismo autentico, la democrazia diretta, la condivisione delle risorse e il superamento del totalitarismo liberale

Articolo de "Il Gazzettino" di Pordenone del 22 novembre 2019



Articolo de "Il Messaggero Veneto" di Pordenone del 22 novembre 2019

Estratto video della serata di presentazione del saggio,  alla presenza dell'Autore, Luca Bagatin, presso l'atelier "L'Arca delle Arti" di Pordenone 
(Realizzazione del video e dell'evento a cura di Elena Gaglioti).
L'Autore esordisce presentando la figura storica e politica di Anita Garibaldi, la cui immagine centrale è il simbolo del pensatoio ideato da Bagatin e del saggio stesso.


 Alcune foto della serata 


 
L'Autore mostra l'ultimo saggio di Alain De Benoist, "Critica del liberalismo"


Prefazione di A. Tiberio di Dobrynia
Eretico. Nel senso “che sceglie”. Atto di colui che non cede alle opinioni e alle ideologie comuni.
Eretico, perché libero di scegliere: vincolato solo al suo pensiero e a una via che non conosce bivi incerti, perché pur dentro sentieri battuti è capace di aprirsi piste non convenzionali, nuove quanto ovvie, semplici, ma per ciò stesso incomprese ai molti.
Eretico: così si definisce Luca Bagatin nell’incipit di questo suo nuovo saggio. E lo è, senza finzioni o maschere di compiacenza, tanto da farne della sua eresia intellettuale un sistemico progetto.
Tra etica ed estetica sospesa, forma e sostanza possono riorganizzarsi nell’energia più rivoluzionaria che si possa immaginare: Amore. Amore quale atto di volontà (la “scelta”) e da questo la Libertà, che è fenomeno del primo, perché dall’uno scaturisce l’altra e non viceversa.
Da qui sorge l’idea da parte dell’Autore di fondare il movimento Amore e Libertà – eresia per eccellenza! – un pensatoio fuori dai luoghi comuni, da rotte sclerotizzate, che scorre irrefrenabile su nuove carte nautiche dell’anima. Coniugando costellazioni politiche, storiche, massoniche, sentimentali, erotiche, spirituali, laiche, creative, visionarie, in alternative alchimie antisistema che possano approdare a quell’isola felice (che ancora non c’è) della “Internazionale dell’Amore”, contrapposta alle terre morte e devastate della perdente ideologia materialista del “Lavoro”, da superare con formule e algoritmi spaventosamente semplificati, in una sola definizione: con la “Civiltà dell’Amore”.
Se vogliamo risalire alle idee di liberazione della coscienza alla base del pensiero di Luca Bagatin, a ritroso nel tempo occorre andare sulle tracce di quella cultura underground newyorkese degli anni ’50-’60 che nel fenomeno della Beat Generation trovò il massimo esponente nello scrittore Jack Kerouac, le cui opere hanno segnato un tempo mitico, insieme a Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, scuotendo le certezze di un mondo in decadimento con versi forti urlati dalla strada, dagli inchiostri acidi, sui ritmi esistenziali di musiche affacciate all’immaginario, e restituendo all’individuo un valore altro d’indipendenza interiore, e sostituendo all’abbattimento psicologico provocato da un marcio sistema politico e finanziario, un’alternativa e sana follia: capace di ribaltare sterili dogmi e riconquistarsi e riconoscere le proprie stelle.
Da qui, l’Autore percorre esperienze sociopolitiche e di libera creatività che attraversano i momenti più importanti della sua vita, da adolescente prima a maturo pensatore oggi. Ed eccolo negli entusiasmi del primo impegno, vicino ai giovani comunisti, ai verdi, ai circoli ambientalisti, ai radicali, ai repubblicani e liberalsocialisti, ai movimenti laici, spiritualisti, e delle pornostar. E poi ad introspezionarsi e vergare pagine d’argute riflessioni sui temi controversi del capitalismo borghese e del materialismo proletario, sugli aspetti migliori di grandi personaggi più vicini al suo intimo sentire, più vicini al cuore del popolo.
Allora, pagina dopo pagina di Amore e Libertà – critico e irriverente pamphlet sociopolitico – l’Autore evoca con magistrali incantesimi emozionali le rarefatte figure della Triade più emblematica delle principali incarnazioni di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza: Casanova, Garibaldi, Cagliostro. A questi s’alza un coro d’armonia suggestiva, intramontabile di pensiero e idee. Da Mazzini a Simon Bolivar, da Peron a Evita, Chavez, Anita Garibaldi, la Blavatsky e così a seguire…
L’anima dei Popoli ribolle ma l’evoluzione è ribelle. La politica dell’America Latina ha saputo affrancarsi dalle logiche partitocratiche, dai poteri forti che annientano le società civili; da qui dall’oceano, per contro, l’Europa ancora soggiace allo sguardo dell’invisibile Medusa, e l’unione delle genti da tanti intellettuali auspicata, è ancor miraggio nella desertica schiavitù morale ed economica degli stati sopraffattori. Nella letteratura anti sistema, l’Autore non dimentica di argomentare anche con il filosofo francese Alain De Benoist e il suo J’accuse al mostro dalle mille facce del potere bancario e di certa mala politica che lo sostiene, che domina incontrastato il mercato, il libero commercio, la speculazione internazionale, il debito pubblico, controllando e lucrando sulla moneta di scambio come fosse sua esclusiva proprietà, così conducendo gli stati privati della loro sovranità nazionale a perire sotto una montagna di debiti insanabili, e spingendo i popoli inconsapevoli verso il baratro di crisi economiche spesso volute a tavolino, individui da tartassare, dissanguare e distruggere alle fondamenta della loro libertà, dignità, diritti umani.
Una terza via possibile, verso la dorata Civiltà dell’Amore è necessario ricercare, ma interclassista, e non più di scontro di ideologie perverse franate ormai sotto i colpi di una mutata realtà che anela riprendersi sé stessa, interamente, libera d’orpelli di cattivi pensatori e dommatiche zavorre, sì che possa risvegliarsi libera ed evolvere, dal cencio imprigionato d’ogni Adamo, una Umanità Nuova.
A. Tiberio di Dobrynia

Per acquisti del saggio: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Per contatti con l'Autore: burroughs279@yahoo.it 

domenica 6 ottobre 2019

Il Partito Comunista in piazza contro il governo Cinque Stelle-Pd-Leu-Sinistra Italiana. Articolo di Luca Bagatin

Una piazza, quella Santi Apostoli a Roma, gremita di donne e uomini, ragazze e ragazzi, che hanno sventolato bandiere rosse con al centro una falce e martello bianca. Così si presenta la manifestazione del Partito Comunista guidato da Marco Rizzo, tenutasi sabato 5 ottobre scorso a partire dalle ore 15.30.
Una manifestazione contro il Governo Conte Bis, sostenuto da Movimento Cinque Stelle, PD, Liberi e Uguali e Sinistra Italiana. “Un governo dei poteri forti, delle banche, dei mercati, dell’Unione Europea, della Confindustria con il sostegno esplicito degli Stati Uniti, della Nato, del Vaticano”. Così viene definito dai comunisti, che proseguono: “Le manifestazioni di sostegno di tutti questi settori e la valutazione positiva espressi dai mercati non lasciano alcuna ombra di dubbio. Noi comunisti vogliamo da subito denunciare il carattere antipopolare di questo governo, invitando i lavoratori e non cadere nella trappola dei “governi amici” e non riporre false speranze in questo esecutivo”.
Il PC denuncia altresì la definizione sbagliata del governo, fornita dai grandi media ed equipara le forze politiche che lo sostengono a quelle che lo sostenevano prima: “I giornali hanno definito questo governo “giallo-rosso”. Rifiutiamo questa definizione perché il nuovo governo Conte di “rosso” non ha assolutamente nulla. È l’ennesimo prodotto della rinuncia del Movimento Cinque Stelle alle istanze più radicali e di svolta dei suoi programmi. I Cinque Stelle, dopo aver accettato l’alleanza con la Lega, rafforzando Salvini e la destra, oggi si alleano con il PD pur di mantenere il proprio ruolo di governo. Poche settimane fa con il loro voto determinante hanno permesso l’elezione di Ursula Von Der Leyen a Presidente della Commissione Europea, presentandosi a livello internazionale come nuovo partito della stabilità nel nostro Paese. “Rosso” non è certamente il Partito Democratico, alfiere delle politiche antipopolari, strenuo sostenitore dell’Unione Europea e della Nato, capace attraverso la propria influenza sui sindacati confederali di legittimare le peggiori politiche contro i lavoratori spegnendone l’opposizione sociale. “Rossa” non è neppure quella sinistra residuale presente in Parlamento (Liberi e Uguali, Sinistra Italiana) che subito si è accodata al nuovo esecutivo, tanto fondamentale per i numeri della maggioranza, quanto ininfluente nella definizione delle politiche di governo, spinta solo dall’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti e priva di qualsiasi ruolo sociale.”.
E poi la denuncia del Partito Comunista all'equiparazione del nazismo al comunismo, votata dal Parlamento Europeo solo poche settimane fa – con i voti sia della Lega e di Fratelli d'Italia, uniti a quelli del PD - che il partito di Rizzo ha per primo denunciato, nel silenzio assordante di molti e che Rizzo ha dichiarato essere “una risoluzione che falsifica la Storia e che possiamo strappare”.
In merito Rizzo aveva già spiegato, all'indomani dell'approvazione da parte del Parlamento di Bruxelles, che: “Leggendo la risoluzione per prima cosa colpisce la pochezza del testo e dell’analisi storica che è contenuta. Se uno studente del quinto anno di liceo dicesse cose del genere a un’interrogazione sarebbe rispedito a posto. Di fatto si sostiene che l’Unione Sovietica è stata corresponsabile della seconda guerra mondiale, quando l’URSS è stato il principale paese aggredito e quello che ha dato il contributo maggiore per la sconfitta del nazi-fascismo. Evidentemente non si va per il sottile quando c’è da creare le premesse per teorie che non hanno fondamento storico, la storia va piegata alle necessità di queste teorie. Mi riferisco al concetto di “totalitarismo”, all’idea della lotta delle democrazie contro le dittature “che volevano spartirsi il mondo”. Aggiungendo poi: “Però nessuno si sogna di mettere al bando la democrazia liberale perché spianò la strada al fascismo. Questa risoluzione non ha fondamento storico. Il patto di non aggressione tra URSS e Germania fu necessario per prendere tempo e preparare la resistenza sovietica, e fermò per un anno i piani di invasione di Hitler. Churchill disse in un discorso radio trasmesso il 1° ottobre: «I sovietici hanno fermato i nazisti nella Polonia orientale. Vorrei soltanto lo avessero fatto come nostri alleati»”.
Una risoluzione che, in sostanza, potrebbe portare – come ai tempi del nazifascismo – alla messa al bando dei partiti comunisti in Europa, cosa peraltro già avvenuta da tempo in molti Paesi dell'est all'interno dell'Unione Europea, dalla Polonia all'Ucraina, con il beneplacito dell'Unione Europea stessa.
La manifestazione di sabato ha dunque voluto denunciare quello che il Partito Comunista definisce “totalitarismo capitalista”, promuovendo “una forte opposizione politica al governo nascente e lavorare per la formazione di un vasto fronte sociale capace di unire i lavoratori e le classi popolari, le organizzazioni sindacali di classe e le forze politiche e di movimento. Un fronte di lotta che dimostri che l’unica vera alternativa possibile è quella in cui il potere è nelle mani dei lavoratori e delle classi popolari, che ha come presupposti l’uscita dell’Unione Europea e dalla Nato, e la rottura con le politiche e gli interessi capitalistici”.

Luca Bagatin

lunedì 12 agosto 2019

Riflessioni brevi di Luca Bagatin contro progresso e liberalismo. Per una civiltà democratica, autogestita, socialista

Il progresso è distruzione delle identità e razzismo.
In nome del progresso i bianchi europei hanno distrutto e vilipeso milioni di esseri umani.
La modernità è la vera barbarie.
È l'origine di ogni sradicamento culturale, civile, identitario, spirituale.

Che il totalitarismo dell'epoca attuale si chiami liberalismo è nelle cose.
Che il liberalismo non abbia nulla a che fare con la democrazia è evidente.
È la dittatura dell'efficienza e delle libertà. Dei ricchi.


https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

lunedì 17 giugno 2019

L'alternativa al totalitarismo materialista e liberale è l'Amore e la Libertà. Ovvero una possibile Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Tematiche come la sovranità nazionale, il populismo, l'impagabilità – per gli Stati – del debito pubblico, la tutela dell'ambiente e delle culture, il superamento del capitalismo, sono di scottante attualità in questi ultimi mesi e anni.
Da diversi anni, con il presente blog ne sto parlando diffusamente – andando al di là delle ideologie e contrapponendomi alle visioni borghesi e moderniste della destra e della sinistra, sorte con la Rivoluzione Francese del 1789, la quale escluse del tutto il Quarto Stato, ovvero i proletari e i contadini.
Da tempo assistiamo a un nuovo avanzare - oltre che a un nuovo risveglio -  dei ceti neo-proletari, ovvero dei precari, dei disoccupati, degli sfruttati dal sistema economico capitalista e finanche di quei soggetti costretti ad abbandonare il proprio luogo di origine per cercare – spesso invano – un “futuro migliore”.
Di tutto ciò ho avuto modo entusiasticamente di sentire parlare anche nelle recenti conferenze romane del filosofo russo Aleksandr Dugin e anche nell'ambito di alcuni circoli socialisti della Capitale che, finalmente, hanno iniziato a parlare di tali tematiche oltre la destra e la sinistra.
Da una ventina di giorni ho dato alle stampe il mio terzo saggio, “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che raccoglie gli articoli che in questi anni ho scritto e relativi proprio a tali tematiche di attualità, sia a livello politico, storico, geopolitico.
Occorre un risveglio delle coscienze e la prospettiva di una nuova civiltà. Quella che definisco, appunto, Civiltà dell'Amore. Che combatta l'atavica paura dell'uomo per tutto ciò che lo circonda. Che lo liberi dall'egoismo, dal materialismo, dall'odio e dalla violenza, dal razzismo, conseguenze proprio della mente razionale/materiale nella quale l'essere umano è imprigionato e portatrice di ideologie totalitarie, non ultima quella liberale.
Recupero dunque, sotto il profilo storico/politico del populismo delle origini, ovvero del socialismo originario della Prima Internazionale dei Lavoratori e di quello russo di matrice contadina, il quale anticipò di qualche tempo la Rivoluzione bolscevica.
Recupero di una dimensione spirituale dell'esistenza, anti-materialista, gnostica, teosofica, oltre i dogmi religiosi e che vada a riscoprire la natura Divina dell'essere umano, degli animali e delle piante che lo/ci circondano e di ogni essere senziente o non senziente.
Recupero della dimensione comunitaria, sociale, morale dell'essere umano in comunione con la Natura e con tutti i suoi simili.
Un percorso che ha una profonda base psicologica e interiore e che vuole essere una forma di risveglio dei poteri latenti dell'essere umano, delle sue capacità artistiche e spirituali, che sono aspetti molto più importanti e potenti del materialismo di matrice politica e economica.
In questo senso, nel mio saggio, mi sono rifatto al pensiero, alla vita e agli studi di personalità solo apparentemente eterogenee, ma unite da un filo rosso/bianco, come rosso/bianco è il simbolo di questa possibile Civiltà dell'Amore (rosso, il colore del socialismo e della passione, simbolo della Libertà; bianco il colore della purezza del cuore, simbolo dell'Amore): Giordano Bruno; Anita e Giuseppe Garibaldi; Giuseppe Mazzini; Simon Bolivar; Evita e Juan Peron; Gabriele d'Annunzio; Pier Paolo Pasolini; Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Aleksandr Dugin, Eduard Limonov, Moana Pozzi, Thomas Sankara; Mario Appignani; Adriano Celentano, Hugo Chavez; José “Pepe” Mujica e molti, molti altri.
Chiunque voglia immergersi nella lucida visione d'Amore e Libertà, per una Civiltà dell'Amore, può acquistare il mio libro online unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Mi auguro che i miei testi possano essere utili, nel loro piccolo, ad un risveglio interiore e ad una riflessione più profonda su tematiche che spaziano dai temi etici sino alla geopolitica. Risveglio interiore e riflessione/discussione interore, che sono le uniche basi per un possibile cambiamento della vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin

lunedì 1 aprile 2019

Sulla famiglia, la modernità e il capitalismo. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Non amo il concetto di famiglia propagandato, perché mi sa di ipocrisia. E l'ipocrisia è il massimo dell'immoralità.
Se una persona crede nella famiglia dovrebbe assumere l'obbligo morale, con la sua coscienza, di non tradirla MAI e di non sfasciarla MAI. Se lo fa non può certo parlare di famiglia.
Quante persone si sono assunte tale obbligo morale e sono riuscite a portarlo a termine ?
Solo un congresso di tali persone può essere credibile.
Altrimenti non può esserlo affatto.

Una famiglia può esistere solo se fondata sull'amore. Il resto è mera propaganda.

Sono fra quelli che considerano:
il liberal-capitalismo il male assoluto;
l'immigrazione un fenomeno negativo e padronale;
l'europeismo di oggi una follia;
la modernità un capriccio;
il populismo una politica di popolo e in favore del popolo;
il socialismo autogestionario l'unica via per superare l'odio e l'ineguaglianza;
la conservazione (dei sentimenti) una alternativa alla decadenza di oggi.

II capitalismo è una malattia.
Se ci sono poche persone ricche e molte povere, vuol dire che le prime hanno sottratto risorse alle altre.
È molto semplice da capire.
E qui l'ideologia c'entra poco. È una questione di logica.

domenica 24 marzo 2019

Più formazione, meno informazione. Più libertà di pensiero, meno manipolazione mediatica

"Le persone stanno vivendo l'impatto aggressivo, spesso apertamente distruttivo, dei mass media monopolizzati dal grande capitale. Sono attaccati dalla cultura di massa di base con il suo culto della violenza e della dissolutezza. Sotto l'apparenza di "libera circolazione di idee e informazioni", viene attuata una politica di imperialismo informatico e culturale.
La manipolazione delle menti e dei sentimenti delle persone, i loro interessi e bisogni, l'unificazione forzata del mondo spirituale al livello più basso e primitivo, trasformano l'umanità come comunità di individui in una massa sconsiderata e sottomessa"

(Gennady Zjuganov)

"La rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un «uomo che consuma», ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane"

(Pier Paolo Pasolini)

domenica 10 marzo 2019

"Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale", un saggio di Alessandro Pascale. Articolo di recensione di Luca Bagatin

I bambini bevono sempre più Coca Cola e sempre meno latte, ed il tempo dedicato all'ozio sta diventando sempre più tempo per il consumo obbligatorio”. Questa è una frase che fa pensare. E' una frase vera, che fotografa la realtà nella quale stiamo vivendo, ove la pubblicità commerciale ha invaso le nostre case, le nostre menti, il nostro tempo libero, la nostra vita e così i bisogni indotti che essa veicola e – in modo più o meno subliminale – impone a noi cittadini, che siamo ormai diventati dei meri consumatori.
Questa frase l'ha scritta il saggista uruguaiano Eduardo Galeano alcuni anni fa, all'interno di un più ampio articolo che descrive tale triste fenomeno.
Un triste fenomeno che descrive, ampliandolo, anche il saggio a cura di Alessandro Pascale, edito da La Città del Sole (www.lacittadelsole.net) dal titolo emblematico “Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale”.
Il saggio raccoglie articoli, considerazioni, analisi, inchieste volte a fotografare e conseguentemente a denunciare il sistema liberale, smascherandolo e mostrando il suo volto autoritario, al servizio unicamente del capitalismo, delle classi più ricche, di quelle sovrastrutture che – nei secoli – hanno reso schiavi i poveri e i popoli.
Come scrive il curatore nella sua ampia introduzione: “Al termine della presente opera si inizierà a dubitare di vivere in “democrazia” e di essere realmente liberi, tanto è forte il controllo diretto e indiretto esercitato nella nostra società di massa dai media e dalle ristrette élite padronali. Siamo ancora liberi di scegliere molte cose, certo, ma secondo limiti pre-determinati che in fin dei conti non si differenziano notevolmente, rimanendo sempre all'interno di una serie di strutture e sovrastrutture borghesi”.
La tesi di fondo del saggio è quella di mostrare al lettore il dominio fondato da quello che il curatore definisce “Terrore delle guerre, della disoccupazione, delle persecuzioni, delle migrazioni, dell'alienazione, della repressione”. Un “Terrore figlio di un Totalitarismo di tipo nuovo: morbido, accogliente, colorato, “liberale” per l'appunto”.
E' il mondo individualista nel quale viviamo, preda dell'ideologia del consumo e del danaro. Delle corporation che governano interi Stati; che esportano guerre; che fomentano divisioni; che destabilizzano Stati sovrani (come la ex Jugoslavia, l'Iraq, la Libia, La Siria, il Venezuela e molti altri prima ancora); che impongono ai popoli di emigrare al fine di essere sfruttati, per garantire il benessere ai popoli più ricchi del pianeta; che impongono i loro stili di vita con la pubblicità commerciale e, appunto, rendono schiavo il nostro stesso tempo libero.
Il saggio curato da Pascale espone, attraverso numerose ricerche, tutte le tecniche imperialiste usate in tal senso. Spiega ad esempio l'uso storico e strumentale del razzismo per fomentare divisioni (anche facendo leva sulle appartenenze religiose) e fomentando guerre fra poveri e ciò in voga sin dai tempi del colonialismo. Fenomeno non a caso che ha riguardato ed è stato usato fortemente dalla sinistra liberale ottocentesca e da tutto il fronte liberale in Europa e criticato già ai tempi da Karl Marx. Sin da allora i popoli (e gli eventuali morti) del “Terzo Mondo” varranno di meno rispetto a quelli del mondo “occidentale”, ovvero verranno considerati meno, sia sotto il profilo storico-culturale, che oggi dal sistema mediatico e politico occidentale.
In questo modo saranno accettate, negli anni, le famose guerre di sedicente “esportazione della democrazia”... che purtuttavia hanno destabilizzato unicamente Paesi laico-socialisti – con una propria democrazia e sovranità - e non hanno minimamente riguardato baluardi del fondamentalismo islamico quali ad esempio l'Arabia Saudita, in quanto alleati principali degli Stati Uniti d'America, patria del liberal-capitalismo.
“Il totalitarismo liberale” analizza successivamente il fenomeno del controllo dell'informazione, laddove si dimostra che l'informazione “libera” è nelle mani di un pugno di capitalisti, in regime di pressoché oligopolio, in quanto pochissime multinazionali sono, di fatto, detentrici del potere di televisioni, giornali, media , radio, web e sistemi informatici. Negli USA ad esempio si è calcolato che il 90% del consumo mediatico medio è proveniente sostanzialmente da sei multinazionali: Comcast, The Walt Disney Company, News Corporation, Time Warner, Viacom e CBS Corporation.
Non stupisce, quindi, se i grandi media, trasmettono pressoché le medesime notizie e il pensiero critico o non conforme o è ridotto all'osso oppure, semplicemente, nei grandi media non esiste e ciò non va certo meglio per l'Italia, ove ampi paragrafi del saggio sono dedicati anche alla situazione informativa e mediatica del nostro Paese.
Diviene quindi facile, per i media, secondo la tesi del saggio, manipolare le informazioni e fornire narrazioni della realtà politica, sociale e geopolitica, ad uso e consumo del “mainstream” e degli interessi dei grandi gruppi economici e di potere.
Ecco che, ad esempio, si sono giustificati interventi “umanitari” - aspetto diffusamente trattato nel saggio - laddove “si diceva” che vi erano armi di distruzione di massa. Che però poi si è scoperto che non c'erano. Ma nel frattempo persone innocenti sono morte, sono state bombardate e si sono sostituiti dei governanti legittimi con altri governanti fantoccio, spesso fondamentalisti o autoritari, ma compiacenti verso le “potenze liberatrici”.
Altra tesi sostenuta dal saggio curato da Pascale è la diffusione dell'ignoranza e la distruzione della cultura, operata attraverso la distruzione sistematica della scuola pubblica in ogni Paese occidentale, uniformatasi così al modello scolastico statunitense ove, di fatto, l'istruzione superiore è accessibile unicamente alle classi agiate, mentre la scuola pubblica cade a pezzi ed è lasciata allo stato brado. E così, come scritto nel saggio, accade che la grande maggioranza degli statunitensi creda di più – tanto per dirne una - nel diavolo che nella teoria dell'evoluzione di Darwin (sic !).
Altri aspetti diffusamente trattati da “Il totalitarismo liberale” sono poi i seguenti: la manipolazione del linguaggio economico-politico attraverso l'uso distorto di taluni termini (penso ad esempio all'uso in modo distorto e negativo del termine “populista”); l'utilizzo massiccio della pubblicità commerciale di cui abbiamo già sopra fatto menzione, assieme anche alla denuncia del fenomeno dell'obsolescenza programmata dei prodotti, uno dei sistemi più perversi usati dalle aziende per far durare meno il ciclo di vita di un prodotto e quindi obbligare le persone ad acquistarne uno nuovo; l'influenza del capitalismo nell'arte e nella cultura, laddove si racconta, nel saggio, la storia della propaganda filo statunitense e filo capitalista di non poche opere cinematografiche, letterarie ed artistiche, anche spesso attraverso l'intervento diretto della CIA, nel periodo della Guerra Fredda; il tentativo - nella Russia post-sovietica - di falsificare la storia dell'URSS dipingendola quale un regime del terrore e non il Paese nel quale si è realizzato il socialismo e si è combattuta povertà, analfabetismo e differenze di genere.
Su questo argomento poi, il curatore del saggio, essendo di formazione marxista e comunista, ha voluto ampiamente trattare il fenomeno del cosiddetto revisionismo storico – già in voga dopo la morte di Stalin in URSS e cavallo di battaglia del PCI “eurocomunista” di Berlinguer - denunciandolo quale fenomeno anticomunista e per molti versi all'origine dello sdoganamento, da parte anche del mondo ex comunista, dell'ideologia liberale e del sistema economico capitalista.
“Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale”, come spiegato dal curatore nella prefazione, inaugura la collana “Storia del Socialismo e della Lotta di Classe”, che prevede un progetto editoriale di dieci volumi, compreso il presente, volti a raccontare approfonditamente una storia per molti versi dimenticata, sicuramente utile da far conoscere anche a chi, pur non essendo o non essendo stato comunista o socialista, vuole comunque approfondire senza pregiudizi una realtà fortemente osteggiata da chi, oggi, in nome di una presunta idea di libertà (quella di consumare e di “godere” illimitatamente sulle spalle dei poveri e dei popoli), tiene in mano le redini del gioco.
Molto interessante il fatto, peraltro, che la casa editrice La Citta del Sole abbia voluto indicare nell'incipit che, essendo essa “contro la riduzione a merce dell'individuo e del prodotto del suo ingegno”, permette la riproduzione anche integrale del volume editato, in modo gratuito a patto che di ciò sia fatto comunque un uso proprio e legittimo.

Luca Bagatin

venerdì 29 settembre 2017

"Breve critica (socialista autogestionaria e rivoluzionaria) al totalitarismo liberale" by Luca Bagatin

Il totalitarismo liberale è quell'aspetto che impone e antepone le regole dell'economia "libera" alle necessità ed ai bisogni delle persone, favorendo i ricchi e i più furbi, disprezzando i poveri o ignorandoli.
Il totalitarismo liberale è quello che impone un politicamente corretto ipocrita e modelli che negano le differenze (che sono sempre una ricchezza) fra le persone e i popoli.
Il totalitarismo liberale ci vuole tutti isolati, asocializzati, fisicamente di plastica e mentalmente manipolati da media e pubblicità commerciale, in nome di una società uniforme e uniformata al modello unico del capitale.

 
(Luca Bagatin)