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venerdì 10 aprile 2026

Socialismo o... barbarie. Articolo di Luca Bagatin

 

Fu la socialista rivoluzionaria Rosa Luxemburg, molto critica nei confronti dell'ipocrisia della revisionista “socialdemocrazia” tedesca, la prima a parlare di “Socialismo o barbarie”.

Con questa frase ella riassunse ottimamente un aspetto difficilmente confutabile.

L'unico sistema razionale è quello socialista, non certo quello liberal capitalista.

Per evitare disoccupazione, sotto-occupazione, sfruttamento, il lavoro va organizzato a monte.

Per evitare una distribuzione iniqua delle risorse, che potrebbe generare squilibri economici, psicologici e sociali nella società, è necessario che nessuno disponga di più degli altri. Ovvero occorre che nessuno sottragga risorse alla comunità, per accaparrarsele, egoisticamente.

Il socialismo è quando non esistono né ricchi, né poveri. Quando non esistono né disoccupati, né sfruttati. Quando non esistono ladri, né criminali, né corrotti.

E' quando l'economia e la società vengono, razionalmente e pragmaticamente, pianificate, in modo condiviso e democratico.

Il liberal capitalismo, diversamente, genera squilibri, perché non prevede un'organizzazione razionale dell'economia e della società.

Questo perché il liberal capitalismo sdogana e alimenta l'ego, che andrebbe visto come una patologia congenita dell'anima, in quanto esso sdogana e alimenta una mentalità fondata sull'accumulo e sulla ricchezza individuale, anziché sull'uso razionale e pragmatico delle risorse.

Il liberal capitalismo è una patologia, non propriamente una ideologia. Perché fonda tutto sull'esteriorità e sulla materialità dell'esistenza.

Ben poca cosa, considerando che le risorse e la vita umana, sono entrambe estremamente limitate.

Una persona, nonostante le moderne follie transumaniste, non potrà fisicamente mai essere immortale e quindi non potrà mai arrivare a mantenere, per sempre, le sue ricchezze. E, anche quando lo facesse... che cosa ne trarrebbe? Alla sua morte potrebbe, al massimo, cederle agli eredi o ad altri oligarchi. Continuando, comunque, a sottrarre risorse alla comunità nel suo insieme. Sfruttandola, anziché facendola crescere.

Si dirà che il socialismo rettamente inteso non promuove la libertà. In realtà, rimuove le basi della falsa “libertà”.

Quella, appunto, fondata su ego e accumulo. Ovvero su quegli aspetti patologici della psiche umana materialista. Che generano, peraltro, alienazione, noia, nuova necessità di accumulare, in un ciclo di insoddisfazione continuo.

Droga, prostituzione, abusi sui minori, sfruttamento dei più deboli, sono aspetti perpetrati proprio da soggetti annoiati e abietti, nell'ambito di una società insana e fondata su ego e accumulo.

La libertà, diversamente, non ha nulla a che vedere con il possesso o con l'accumulo. Men che meno con la noia o la degenerazione. Essa è aspetto interiore.

Una persona libera è tale anche in una prigione. Perché dentro di lei c'è un mondo sconfinato, a confronto del quale, quello esteriore, è ben poca cosa.

Purtroppo, la mentalità materialistico-borghese e liberal capitalista, spesso, non è in grado di vedere questo mondo, perché limitata all'esteriorità.

Ogni sistema economico, a mio avviso, va approfondito e studiato anche e soprattutto alla luce della psicologia umana, dell'antropologia, della mentalità e della spiritualità, affinché ne esca un'analisi completa, approfondita e razionale.

Il socialismo, dunque, non andrebbe visto né applicato come una ideologia, ma ricercato, studiato e approfondito come una via razionale da percorrere, per la crescita e lo sviluppo di una società sana e armoniosa, fondata su una libertà assoluta da ogni condizionamento e da ogni forma di ego.

Chi pensava che il socialismo, nella Storia, avesse fallito, ha drammaticamente sbagliato.

Perché non in grado di osservare il socialismo depurato dall'ideologia, analizzandolo nella pratica.

Molti si riferiscono al cosiddetto crollo dell'URSS per affermare che il socialismo ha fallito.

Posto che l'URSS è “crollata” per cause esterne e di tradimenti interni dell'allora classe dirigente, costoro non osservano che l'URSS si allontanò dal socialismo già quando i Soviet, intesi come consigli di base di operai e contadini, furono presto abbandonati. Per trasformare l'URSS in una realtà burocratica e revisionista del socialismo stesso.

Diversamente, realtà come la Cina, ma anche molte realtà del Terzo Mondo (inteso come Mondo fuori dai due blocchi contrapposti), pensiamo ad esempio a realtà latinoamericane, panafricane e panarabe, oltre che dell'Estremo Oriente, hanno saputo costruire un socialismo razionale, non ideologico, non burocratico, imparando dagli errori, aprendosi al mondo, attingendo dalla propria cultura, Storia e tradizione.

E così hanno mostrato e stanno mostrando che il socialismo, se rettamente inteso, come via per l'evoluzione dell'essere umano e della comunità nel suo complesso (nazionale e internazionale), può non solo resistere, ma essere una forma di resilienza alle sfide del presente e del futuro.

Diversamente, il liberal capitalismo, mostra che la “libertà” esteriore conduce dritta dritta verso la degenerazione della società. Verso il consumismo degli annoiati, verso lo sfruttamento del lavoro, verso la manipolazione delle menti (pubblicità commerciale) e dei corpi (l'uso smodato e insensato della chirurgia estetica), oltre che lo sfruttamento dei corpi stessi (Onlyfans, per citare un esempio). Senza contare l'abbassamento del livello culturale della società (causato dai tagli al settore scolastico, ma anche da un voluto abbassamento degli standard del livello di istruzione) e un imbarbarimento della società stessa, con stupri e violenze di ogni genere, spesso commesse da minori.

In tutto ciò, stupisce sempre meno un insensato ricorso alla violenza verbale da parte della classe politica liberal capitalista (che si riverbera anche nella società) e una rincorsa agli armamenti, in un circo bellicista che vede il nemico in chiunque non inneggi alla “libertà” esteriore o al suprematismo del ricco e del bianco.

Si potrebbe dunque parlare, non tanto e non solo di socialismo VS liberal capitalismo, ma di comunità VS individualismo o, meglio ancora, di razionalità VS irrazionalità e tutto ciò lo si può comprendere meglio alla luce dell'approfondimento della Storia, dell'economia, della psicologia e dell'antropologia dei popoli.

Abbiamo dunque molto da imparare da Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Michail Bakunin, Karl Marx, Friedrich Engels, Pierre Leroux, così come da Carl Gustav Jung, Marcel Mauss e molti altri, il cui pensiero è, ancora oggi, ricco di insegnamenti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 16 dicembre 2025

Amore (socialismo) e Libertà (interiore) contro censura e totalitarismo (materialismo, liberal capitalismo). Riflessioni di Luca Bagatin

 

Il sinistrismo borghese vede fascisti ovunque.

Il destrismo borghese vede comunisti ovunque.

Entrambi si guardano bene dal denunciare il peggiore, aberrante e più pericoloso totalitarismo (che genera alienazione, violenza, odio, noia, sfruttamento sia fisico che mentale e persino sessuale....), ovvero il liberal capitalismo.

Perché entrambi, sinistrismo e destrismo borghesi, sono parti integranti di questo totalitarismo.

E sono il nuovo nazifascismo.

Viva il Socialismo!

Abbasso il liberal capitalismo!

(Luca Bagatin) 

Per essere davvero libero devi isolarti da tutto, ma farlo progressivamente.

Devi distaccarti da ogni cosa.

Essere consapevole che, nel mondo, prevalgono ipocrisia, egoismo, stupidità e ignoranza.

Devi essere consapevole che non potrai sradicarle, ma potrai osservarle e evitare che ti contaminino.

Potrai affrontarle, anzi, dovrai affrontarle, ma con il giusto distacco. E con pari determinazione.

Non lasciarti prendere dal vortice delle passioni rabbiose, ad ogni modo, ma l'unica passione alla quale dovresti abbeverati è quella erotica. Ovvero mistica.

La libertà è dentro di te, non là fuori.

Là fuori c'è solo menzogna.

Osservala, come un film comico.

Perché la gran parte di coloro i quali si prendono troppo sul serio o credono di farlo, sono attori. Comici.

(Luca Bagatin)  

La libertà assoluta non è di questo mondo.

Penso sia anche per questo che a me, di vivere, non è mai interessato granché.

Un giorno penso ci scriverò un lungo articolo (testamento?).

In realtà, in ogni mio articolo, riflessione, saggio, c'è questa spasmodica volontà di andare oltre la banalità, oltre l'ideologia, la retorica, l'ipocisia.

Ero così anche quando ero bambino e riflettevo su ogni cosa.

Perché ero curioso e vorace di tutto quanto il mondo avesse da offrirmi.

Ero però spesso triste, perché il mondo mi metteva regole e paletti.

Che derivavano dalla stupidità e del pregiudizio, che ho scoperto essere, al pari dell'ego, le malattie ataviche dell'umanità.

Ma ero felice ogniquavolta abbattevo regole e paletti.

E facevo di testa mia.

Anche crescendo è sempre stato così.

Alla lunga però, la vita, le persone, mi sono venute a noia.

Perché ragionano per compartimenti stagni e i paletti li hanno nel cervello.

Dubito che, alla lunga, in quest'epoca di stupidità, ignoranza e censura, avrò voglia di proseguire.

(Luca Bagatin)  

Detesto la banalità, l'ignoranze e l'ipocrisia.
Profondamente.
Al punto dall'aver imparato a selezionare moltissimo le persone da frequentare.
Penso che banalità, ignoranza e ipocrisia siano malattie umane molto gravi e che possano essere debellate solamente isolando chi ne è affetto.
Invitandolo, ovviamente, a curarsi.
Ma raramente chi è banale, ignorante e ipocrita, vorrà curarsi.
Meglio escluderlo dalle frequentazioni, quindi.

(Luca Bagatin) 

 

Meglio essere meno letti che ricercare compromessi con chi, anche una sola volta, ti ha censurato (per questo non sono pentito di non aver più inviato miei articoli nè a Electomagazine, nè al Nuovo Giornale Nazionale, nè ad altre testate che, senza motivazione valida, mi hanno cansurato, anche un solo articolo).
La libertà di pensiero (che deriva dalla libertà interiore, che a sua volta deriva dalla propria Vera Volontà) non può accettare compromessi.
Perché non può essere compromessa.
Va preservata.
 
(Luca Bagatin) 

sabato 1 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin

A 50 anni dal barbarico assassinio di Pier Paolo Pasolini, mai a sufficienza indagato e troppo facilmente liquidato, vorrei ricordarlo con un mio lungo articolo, contenuto anche nel mio saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/).

Un articolo nel quale cerco di mettere in luce gli aspetti anti-borghesi e anti-liberali, ovvero anti-fascisti, di un Pasolini che denunciò, già 50 anni fa, il mutamento in senso liberal-capitalista di tanto "sinistrismo borghese" e di tanto "liberal-radicalismo" italico, oggi sostenitore, come le destre al governo, del regime a Stelle e Strisce e di un europeismo oligarchico, autoreferenziale, ipocrita e antidemocratico.

Luca Bagatin 

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di numerosi decenni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin
 

giovedì 28 agosto 2025

Riflessioni su Intelligenza Artificiale, sulla società fondata sul possesso e sul danaro e sulle dinamiche umane. Di Luca Bagatin

 

I social e internet sono divertenti, ma hanno trasformato la società in peggio.

Ovviamente nessuno vorrà mai ammetterlo.

Ma è un fatto.

Il social e internet annichiliscono il pensiero, la capacità di scrivere e quindi di ragionare.

Sdoganano voyeurismo e bassi istinti. Che sì, piaccia o non piaccia, anche quelli fanno parte dell'essere umano.

La tecnologia modifica la psicologia delle masse e quindi della società.

Le società cosiddette libere, in realtà, sono molto più esposte.

Non è un caso se l'attuale società Occidentale è degenerata ed è diventata meno colta e stupida e così la sua classe dirigente.

Quando demandi alla calcolatrice di fare i conti e perdi l'abitudine di farli tu stesso, a mente o con carta e penna, rinunci ad allenare la tua mente.

Sono un libertario assoluto (molto più di quanto si possa anche solo immaginare), ma sono anche un osservatore imparziale e critico.

Se così non fossi, probabilmente, finirei per distruggere ogni cosa, perché la libertà assoluta porta a questo.

Non sono mai stato per la proibizione delle droghe, ma so bene che esse sono deleterie.

La tecnologia funziona allo stesso modo e con gli stessi identici meccanismi.

Non è affatto vero che dipende da come la usi.

Perché, quando una cosa esiste, finirai presto o tardi per volerne sperimentare TUTTI gli usi possibili e immaginabili.

Non ho altra ricetta salvo il: pensa prima di creare le condizioni per il tuo stesso annientamento

(Luca Bagatin)

L'uso delle tecnologie moderne, come internet e I.A., senza adeguata formazione, potrebbe essere deleterio.

Che è ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno oserà mai limitarne l'utilizzo a chi non è adeguatamente formato (a iniziare dagli enormemente irresponsabili genitori, che permettono l'uso di internet e dello smartphone ai loro figli minorenni!!!!).

(Luca Bagatin)

Una società fondata sul danaro è una società fondata sulla prostituzione, delle menti e dei corpi.

(Luca Bagatin)

La società di Orwell la possiamo vedere nel sistema della pubblicità commerciale.

Ad esempio con le pubblicità "mirate" che ci appaiono su Facebook. O con il lavaggio del cervello operato dalla pubblicità commerciale stessa.

Un popolo civile e evoluto dovrebbe mettere al bando certi sistemi, che sono profondamente totalitari e all'origine del totalitarismo e del controllo della mente e delle abitudini delle persone.

(Luca Bagatin)

Siamo tutti e tutte uomini e donne oggetto, nella società liberal capitalista, commerciale e fondata sul danaro.

Non rendercene conto è la cosa peggiore e farà sì che, tale società, si riproduca in questo modo, nel corso nei secoli.

(Luca Bagatin)

Ciò che contesto alla sinistra borghese occidentale è l'idea di essere tutti universalmente uguali.

In realtà siamo tutti differenti (anche da area geografica a area geografica) e spesso persino incompatibili e inconciliabili.

Nulla di scandaloso, è una realtà incontrovertibile.

Questo è un concetto molto diverso rispetto all'uguaglianza dei punti di partenza, che dovrebbe essere garantita a tutti.

Questa un'altra sostanziale differenza fra sinistrismo borghese e socialismo, che, rettamente inteso, è sviluppato, in ogni Paese, tenendo conto delle peculiarità dei rispettivi popoli e delle rispettive mentalità.

(Luca Bagatin)

Affidabilità.

Frequentate solo persone affidabili.

Vedrete che presto rimarrete soli.

Cercate di essere affidabili.

Vedrete che tutti vi cercheranno.

A quel punto, ignorateli.

(Luca Bagatin)

Uomini e donne gelosi/e non li ho mai capiti/e.

Noi siamo di noi stessi e di nessuno altro.

Non esiste una proprietà esclusiva.

Il sentimento, la passione, che diventa possesso si chiama malattia mentale.

E come tale va definita e trattata.

L'illusione, fornita, promossa e diffusa dalle empie religioni monoteiste istituzionalizzate spesso di matrice mediorientale (il cristianesimo fra queste), ha danneggiato profondamente l'amore libero e inculcato nelle menti questa patologia chiamata "gelosia".

È venuto il momento di trattarla con il giusto peso che merita.

(Luca Bagatin)

Le religioni monoteiste di matrice mediorientale (cristianesimo compreso ovviamente) e i loro libri cosiddetti "sacri" sono riuscite a produrre, nella Storia, abnormi aberrazioni e manipolazioni mentali.

Essendo per la libertà assoluta mi guarderei bene dal proibirle (tranne le loro manifestazioni pubbliche e esteriori, ovvero propagandistiche).

Uno studio critico su di esse andrebbe fatto, a partire dalle scuole, proprio per salvaguardare la sanità mentale delle comunità.

(Luca Bagatin)

Se lo volesse, Trump, avrebbe il potere di porre fine al regime di Zelensky e Nethanyau a partire da domani.

Se lo volesse potrebbe anche lavorare per costruire una NATO globale volta ad evitare la costituzione di governicchi destabilizzatori e potrebbe finalmente promuovere la lotta al terrorismo e cyber terrorismo internazionale.

Il fatto è che non vuole farlo.

Continua a nicchiare e a dire una cosa e a ritrattarla.

Sembra uno del vecchio PCI. Che dice una cosa, ne pensa un'altra e ne fa un'altra ancora. Doppiezza peraltro tipica anche dei fascismi.

(Luca Bagatin)

Non dare mai nulla per scontato.

Chi oggi è tuo amico, potrebbe diventare tuo nemico.

Chi oggi è tuo nemico, potrebbe diventare tuo amico.

Soprattutto, non dare mai per scontato te stesso.

E' l'unica persona sulla quale puoi contare.

Gli altri hanno più bisogno di te di quanto tu possa averne dagli altri. Ma non fidarti mai completamente degli altri.

Rimani distaccato.

(Luca Bagatin)

Nelle cose che dico e scrivo non cerco mai il consenso.

Faccio ragionamenti e cerco ragionamenti.

Preferisco scandalizzare (pur non dicendo nulla di cosi eclatante, anzi, ma c'è sempre chi si scandalizza), piuttosto che ricercare il consenso.

Se fossi popolare mi preoccuperei. Vuol dire che sto facendo ragionamenti sciocchi e banali, da dare in pasto a chi ama le cose semplici. Spesso vuote e senza costrutto.

Sarei infatti un pessimo politico, inteso come colui il quale percula le masse, per ottenere consenso.

E' così interessante il ragionamento e lo svisceramento dei problemi, invece! Ma ragionare non significa parteggiare per qualcuno o qualcosa.

Significa andare oltre.

Ecco, a me interessa quell'oltre.

(Luca Bagatin)

 

lunedì 21 aprile 2025

Socialismo contro liberal-capitalismo. Riflessioni di Luca Bagatin

Socialismo non è togliere a chi ha di più per dare di più a chi ha meno.

Quella si chiama carità.

Socialismo è togliere a chi ha di più per organizzare la società in modo che NESSUNO abbia MAI meno del necessario.

(Luca Bagatin)

Appena uno parla di socialismo, ovvero di gestione dell'economia da parte della comunità, a beneficio comunità stessa, lo accusano subito di estremismo.

I veri estremisti, invece, sono proprio colori i quali muovono tali accuse.

Perché dietro di loro si nascondono i liberal capitalisti.

Ovvero coloro i quali, la comunità, vogliono metterla in vendita.

O, forse, l'hanno già venduta.

(Luca Bagatin)

Il concetto di "libertà" è talmente ampio che non andrebbe affatto generalizzato.
La generalizzazione di tale concetto, ha portato a una società - quella Occidentale liberal capitalista - inconsapevole, disordinata, ove tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso.
Una tale "libertà" - ove è assente il rispetto per il prossimo e l'interiorizzazione del concetto del limite - è, nei fatti, "schiavitù".
Il liberal capitalismo, infatti, si fonda sulla schiavitù. Oltre che sull'ignoranza.
Per questo è il nemico principale della libertà e della giustizia sociale.

(Luca Bagatin)

Unire gli opposti.

Questo è quello che ho sempre trovato interessante e utile.

Perché è dall'unione degli opposti che nasce qualche cosa di intelligente.

(Luca Bagatin)

 

Finché non ci sarà autorità e autorevolezza (che nasce dalla formazione, dallo studio, dall'auto disciplina), non ci sarà alcuna giustizia.
Finché non ci sarà giustizia non ci sarà alcuna pace.
Tutto parte dall'autorità, dal rispetto, dalla formazione.

(Luca Bagatin)


In un simbolo socialista (senza equivoci, ovvero senza prendere un giro i cittadini e senza imbrogliare la Storia) i simboli corretti da usare sarebbero questi qui, già usati nel passato:
Libro (conoscenza)
Falce e martello (non solo simboli operai, ma anche a significare Filosofia e Forza)
Sole nascente (di garibaldina memoria)
Frecce (contro i tre totalitarismi: liberal capitalismo, nazifascismo, comunismo totalitario)
 
(Luca Bagatin)
 

 


domenica 24 novembre 2024

Se il mondo liberal capitalista spinge verso la guerra, quello socialista democratico spinge verso pace e cooperazione. Articolo di Luca Bagatin

Se il mondo liberal capitalista - sempre più preda della destra economica (anche quando si dice “sinistra”, pur non essendolo, almeno dal 1993 ad oggi) - continua a premere l'acceleratore sulle guerre, ad Est e in Medio Oriente, armando e appoggiando governi sconsiderati e folli, il mondo socialista democratico autentico e serio, cerca di spegnere questi incendi geopolitici

Pensiamo a realtà socialiste come Cina, Brasile e molti altri Paesi del Sud del mondo, che promuovono ormai dall'inizio dei conflitti, piani di pace e investono in sanità, istruzione e ricerca.

In un mondo segnato da conflitti armati e tensioni geopolitiche, Cina e Brasile mettono al centro la pace, la diplomazia e il dialogo”, ha affermato recentemente il Presidente socialista brasiliano Lula, incontrando il suo omologo cinese Xi Jinping.

Il Presidente socialista cinese, da parte sua, ha ribadito la necessità di dare sempre più spazio a voci che promuovano la pace, sottolineando che il mondo attuale è “tutt'altro che pacifico”. “Solo adottando una visione di sicurezza globale, cooperativa e sostenibile sarà possibile tracciare un percorso verso la sicurezza universale”, ha affermato il Presidente Xi.

Nel Venezuela socialista, guidato da Nicolas Maduro, peraltro, si è concluso recentemente il Congresso Mondiale della Gioventù degli Studenti Antifascisti.

Un Congresso – tenutosi nella capitale, Caracas - avente per simbolo, non a caso, un garofano rosso – simbolo storico del socialismo sin dai tempi della Comune di Parigi del 1871 – e una matita, simbolo dell'istruzione, che ha annunciato la creazione di un Grande Movimento Giovanile Antifascista, il cui scopo è promuovere l'unità fra i giovani e i popoli del pianeta e realizzare un mondo diverso rispetto a quello fondamentalista, egoista e guerrafondaio di oggi.

Un Congresso che ha denunciato con forza l'imperialismo statunitense, che vuole imporre le sue idee al mondo intero, come ha sottolineato il Presidente Maduro.

Secondo Nicolas Maduro, occorre creare nuove forme di comunità e promuovere strategie di resistenza, al fine di contribuire a costruire un nuovo ordine mondiale multipolare.

Il Presidente socialista, ha altresì denunciato sia il fascismo storico, che nuove forme di genocidio, come quello che sta avvenendo oggi contro il popolo palestinese e gli attacchi contro il Libano, oltre che contro Siria, Iraq e Iran e le ingiuste sanzioni dei Paesi liberal capitalisti contro il Venezuela.

Il Presidente Maduro, ha peraltro dato mandato al Vicepresidente degli affari internazionali del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Rander Peña, di far tradurre in tutte le lingue il “Libro Blu” scritto dal comandante Hugo Chavez nel 1990.

Un libro in cui sono contenute le idee fondamentali della rivoluzione socialista bolivariana del XXI Secolo in Venezuela.

Oggi l'unica alternativa sembra essere, ancora una volta, quel “Socialismo o barbarie” lanciato da Rosa Luxemburg nel 1916 e poi ripreso da quei marxisti libertari - come Cornelius Castoriadis - che, seguendo le orme della Luxemburg, dal 1948 al 1967 - promossero quel socialismo consiliarista e autogestionario, che criticò il burocratismo e verticismo del marxismo-leninismo dogmatico e la piega intrapresa dall'URSS negli anni successivi alla Rivoluzione d'Ottobre.

Un socialismo che si coniuga alla perfezione con le correnti mazziniane, garibaldine e anarchiche della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e, i cui valori democratici e libertari, meritano di essere recuperati e rivitalizzati.

Luca Bagatin

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venerdì 3 novembre 2023

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi. Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi.

Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018 (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di ben 43 anni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin
 

lunedì 15 novembre 2021

Eduard Limonov denuncia il totalitarismo liberal capitalista e la società tecno-industriale

Sulle pagine de "Il Gornale" di domenica 14 novembre scorso, è stata riportata, a cura di Andrea Lombardi, l'interessante nota introduttiva di Eduard Limonov -  tradotta da Valeria Ferretti - al suo romanzo Le Grand Hospice Occidental, pubblicato in Francia nel 1993 e ripubblicato dall'editore francese Bartillat nel 2016.

Eduard Limonov, con grande lucidità, denuncia i regimi totalitari liberal capitalisti. I quali usano metodi "morbidi", da ospizio, per ingannare e manipolare le masse. E lo fanno attraverso il capitalismo e una società tecnologico-industriale fondata sul "benessere" che, per mezzo anche di uno Stato e di un sistema che "coccolano" gli individui, hanno ridotto e estirpato ogni possibile ricerca di libertà autentica e, dunque, di emancipazione sociale.

Ovvero ogni forma di libertà dalla schiavitù del salario, del lavoro, del capitale, della norma, delle convenzioni. 

Eduard Limonov, in sostanza, denuncia il ciclo totalitario nasci-produci-consuma-crepa che ha disumanizzato, dall'avvento della Rivoluzione Industriale ad oggi, ogni Paese occidentale, liberale e capitalista.

Luca Bagatin

L'uomo ha rinunciato alla libertà per diventare un animale domestico "coccolato" dallo Stato. 

di Eduard Limonov 

I metodi morbidi di manipolazione delle masse sono nati ben prima della fine dell'ultima guerra. Pur reprimendo le popolazioni degli altri paesi, Hitler seduceva i suoi Germanici attraverso le lusinghe della dottrina nazista. A partire dal 1924, incarcerato nella fortezza di Landsberg, aveva disegnato un modello d'automobile popolare, la Volkswagen, così come un progetto di casa ideale per il tedesco moderno: cinque vani con bagno. Intendeva governare il suo popolo tramite una violenza morbida.
Spaventata dalle manifestazioni del suo stesso cannibalismo durante la Grande Guerra e più ancora la Seconda guerra mondiale, l'umanità civilizzata si è affrancata dai regimi duri, optando risolutamente per i regimi molli. (Due fattori essenziali hanno ugualmente influito a tal proposito: le armi nucleari, che hanno esercitato un'influenza dissuasiva sull'aggressività, e l'innovazione tecnologica, che ha permesso di saziare l'appetito delle masse). Se la violenza dura consiste essenzialmente nel reprimere fisicamente l'individuo, al contrario la violenza morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima tende a trasformare il mondo in una cella di massima sicurezza, mentre la seconda mira a fare dell'uomo un animale domestico.
Insomma, un regime morbido fa a meno di divise nere, manganelli e tortura. Attinge dal suo arsenale: il falso progetto del benessere materiale, il timore della disoccupazione e della crisi, il timore e la vergogna di essere più povero e quindi meno buono del vicino e, infine, la pigrizia. L'inerzia è tipica dell'uomo allo stesso modo dell'energia. I suicidi di disoccupati forniscono un esempio della forte presa della violenza morbida, del grado di pressione psicologica subita, del canto delle sirene della prosperità a cui sono sottomessi i cittadini delle zone civilizzate del pianeta.
Gli schermi televisivi, del computer e dei Videotel hanno luminescenze seducenti e gradevoli nelle vetrine della civiltà attuale. Il pubblico è obnubilato dalla bulimia di informazioni, e dalla superpotenza dei motori delle macchine nell'euforia di una follia collettiva. Il ritratto di Big Brother appeso al muro farebbe una ben pallida figura a confronto dei processi sempre più pervasivi della pubblicità. Sbalordito dalle manipolazioni dei TASSI sotto il rullo dei tamburi della STATISTICA (la civiltà dà grande preferenza all'aritmetica molto relativa delle percentuali, che il pubblico non ha mai il tempo di analizzare), immerso nel brusio di una musica pop sempre meno buona da quando è diventata un must (la musica che si oppone ormai al pensiero), l'abitante civilizzato delle prospere contrade industrializzate compie la sua corsa accelerata dalla nascita al pensionamento. E si compiace tutto felice che quel tenore di vita materiale straordinariamente elevato venga raggiunto in Europa, negli Stati Uniti, in Australia e in alcune enclave, essenzialmente bianche, del pianeta, come Israele e il Sud Africa.
Protetto e vivendo a credito (spesso alle spese dei paesi sottosviluppati che disprezza), l'uomo civilizzato ha una paura incredibile della disoccupazione, in realtà di una vita fatta di libertà. Ecco perché giura quotidianamente fedeltà allo stato tutelare, avendo perduto (rinunciandoci volontariamente!) i privilegi essenziali dell'uomo, quelli che gli sono propri in quanto specie biologica: l'indipendenza e il libero arbitrio.
La sua docilità viene ricompensata da surrogati. I suoi sogni di viaggio si realizzano nel turismo organizzato, e può placare la sua sete di avventura accendendo la tv o comprando un biglietto del cinema. I gialli (libri o tele) con le loro sempiterne sparatorie sono un sostituto alla dose indispensabile all'essere umano di lotta per la sopravvivenza. Avendo perduto l'abitudine a difendersi, l'uomo civilizzato ha una preoccupazione paranoica della sua sicurezza. Ma qualsiasi tentativo da parte sua per garantire la propria sicurezza, non solo non è il benvenuto, ma finisce subito sotto la scure della legge. In una società civilizzata sottomessa a un regime morbido, la sicurezza dei cittadini è una faccenda esclusiva della polizia.
Sotto un regime morbido (ed è ciò che lo distingue fondamentalmente da un regime duro), la maggioranza impaurita non è repressa da un Partito unico, da una banda di malviventi. Ognuno vi partecipa in un modo o nell'altro. Tale è il carattere delle relazioni tra individui. Ma il regime morbido è più clemente verso parecchi di loro.
Affinché le masse domestiche non dimentichino che vivono nella migliore delle società possibili, vengono mostrati loro con grande gusto bambini africani malnutriti e ricoperti di mosche. Oppure gli scheletri di Auschwitz La morale è la seguente: è inutile architettare un'altra società. Vedi a cosa portano simili tentativi. Quello che ha portato il marxismo in Etiopia, e anche il Nazismo.
E le masse, terrorizzate, restano mute. Ipnotizzate dalla pubblicità dei formaggi, dei vini e dei detersivi. Gli si propone di comprare un rotolo di carta igienica super soffice, di vestirsi non più di nero, ma con tessuti dai colori accesi. Alla matematizzazione e alla sonorizzazione forzata della vita, bisogna aggiungere la sua infantilizzazione non meno forzata.
Tra tutti i crimini, il più orribile, e per nulla amnistiabile, è il delitto contro se stessi: lo spreco dell'unica vita di cui ognuno di noi dispone. Si ascoltano stupidi rumori musicali, parcheggiamo la macchina, ci consegniamo a un lavoro meno difficile che fastidioso, ed ecco che il nostro soggiorno su questo basso mondo si conclude. La collettività, vale a dire il preteso mondo civilizzato ha vinto producendo un'esistenza incolore, noiosa, desolante, privata dei veri piaceri. L'esistenza degli animali domestici.
Di fronte alla violenza di Big Brother, del vecchio regime duro indossante stivali e sinistre divise nere, potevamo un bel giorno sollevarci (e la storia mostra che questo prima o poi succederà). Ma come ribellarsi contro le proprie debolezze?
In questo libro, verrà dato poco spazio alla polizia. In quanto nei regimi dell'Ospizio, che non sono polizieschi, ed è un punto su cui insisterò, l'irreggimentazione è una prerogativa della pubblica amministrazione, la polizia propriamente detta non essendo una forza autonoma. Possiamo dire lo stesso degli intellettuali, relegati al secondo piano dalla società mediatica. Gli intellettuali non costituiscono più una forza autonoma, la funzione di produrre opinioni precostituite essendo usurpata dai media. Oggi i pensatori non sono più dei Voltaire o dei Sartre, ma dei PPDA (Patrick Poivre d'Arvor) e dei Bernard Pivot (entrambi conduttori televisivi). La maggior parte degli intellettuali ha trovato modo di riciclarsi nella sfera dell'entertainment. E gli intellettuali si liberano scrupolosamente del loro compito. Formano oggi un gruppo di ausiliari privilegiati e le loro pretese di possesso della verità assoluta sono tanto grottesche quanto l'idea del loro carattere intrinsecamente rivoluzionario.
Rispetto alla ramificazione che prevale nel settore professionale, il comportamento sociale può essere ricondotto a degli archetipi semplici. Ecco perché, nel libro, utilizzo concetti come Popolo, Amministrazione, Malato ideale, Agitati, Vittime e non le nozioni consacrate, in sociologia, di colletto blu, colletto bianco, ecc. L'omologazione crescente dei modi di vita, dei gusti, dei bisogni e dei prodotti consumati sfocia nella confusione di gruppi che si differenziano per professione, età, potere d'acquisto, ecc. all'interno di un insieme socio-psicologico unico: il POPOLO. Ho rinunciato intenzionalmente al concetto di borghesia e utilizzo poco il termine classe media, in quanto sappiamo bene che, ormai, la mentalità comportamentale dell'operaio si distingue solo poco, se non per niente, da quella del borghese.
Ho perfino dato poca importanza agli avversari fittizi del sistema dell'Ospizio. I sindacati, il Partito Comunista e i gruppi estremisti tipo Action directe non contestano davvero i principi di civiltà dell'Ospizio: Prosperità e Progresso. Non fanno obiezione che al sistema di ripartizione della ricchezza nazionale, a cui si propongono di sostituire un sistema che pretendono più giusto. In un certo senso, non esiste opposizione negli Ospizi. Gli ecologisti e il Front National sono solo oppositori, rispettivamente, di una sola sfaccettatura del loro pensiero.
La mia analisi è vista dal mondo dell'Ospizio occidentale: dalla Francia, dove vivo, e dagli Stati Uniti, dove ho vissuto sei anni. Dedico numerose pagine al mondo dell'Ospizio dell'Est Europa e molte meno al mondo esterno all'Ospizio, che copre i tre quarti del pianeta. Perché la civiltà dell'Ospizio proviene dalla lotta dei due Blocchi contro il Nazismo, e poi tra loro. In secondo luogo, perché la mia attenzione è proporzionale all'interesse... sproporzionato dell'Occidente per i paesi dell'Est. Noi siamo ossessionati dall'Est, ha riconosciuto post factum Edgar Pisani, un alto funzionario di Stato. E, indica, le nostre relazioni con il Sud sono molto più importanti per noi... In compenso, le nostre relazioni con l'Est sono un problema non più strategico, ma economico-culturale.
È stato sempre evidente che solo i criteri economici quantitativi separano i due mondi (tanto è vero che la cultura di Tolstoj, echov e Solgenitsin è anche quella di Stendhal, Flaubert e Camus). Ci è voluto il narcisismo e la leggerezza dell'Occidente, la necessità in cui si trovava di confrontarsi con il Nemico assoluto, creato da zero, per impedirgli di riconoscere il suo fratello gemello. Il Nemico assoluto è altamente necessario alla salute interna dell'Occidente. Consente di mantenere i suoi cittadini in una sottomissione timorosa, di incanalare l'odio e l'aggressività dal grembo della società verso l'esterno. In mancanza del Nemico (o piuttosto dell'idea di nemico, poiché uno scontro reale non è auspicato ed è evitato), la civiltà dell'Ospizio non può essere sicura del suo perpetuarsi in quanto essa si definisce negando, condannando moralmente l'avversario.
Ho espresso, nel libro, riflessioni poco lodevoli sul Popolo. Ebbene, prima o poi, qualcuno doveva dirlo. Da troppo tempo il Popolo ha beneficiato di uno straordinario privilegio, pretendendosi una vittima dei governi, mentre era in realtà il loro complice e condivideva con loro i profitti. Gli Amministratori conoscono la vera natura, profondamente ipocrita, del Popolo, ma preferiscono mantenere il silenzio per salvaguardare il mito dei cattivi governi (opposti ai Popoli invariabilmente buoni e innocenti). Questo per mantenere la possibilità di sedurre il Popolo tramite un governo buono. Mi sembra che elevarsi oggi contro la dittatura del Popolo sia un atto tanto nobile quanto, duecento anni fa, insorgere contro l'Assolutismo.

Eduard Limonov

Vedi anche tutti gli articoli e saggi di Luca Bagatin su Eduard Limonov al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/search/label/eduard%20limonov

martedì 2 novembre 2021

Pier Paolo Pasolini, assassinato dal potere liberal capitalista, mafioso e tecno-industriale di ieri e di oggi

"Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici, e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi"
(tratto da "Siamo tutti in pericolo", ultima intervista di Pier Paolo Pasolini)
 
“Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui”
(Pier Paolo Pasolini)
 
"Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole.
Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana.
[...] Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè — come dicevo — i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.
[…] La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. [...] Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre"
(da "Acculturazione e acculturazione; 9 settembre 1973; raccolto in Scritti Corsari; Garzanti Editore; Milano; 2012)

martedì 26 ottobre 2021

Lo Spirito e la libertà (arcaismo, socialismo, autogestione) contro la materia e la schiavitù (modernità, liberal-capitalismo, egoismo)

Tutto ciò che non è conforme alla regola viene screditato.
Il liberalismo è anche questo. Ovvero manipolazione nei confronti di tutto ciò che non è conforme alla sedicente "democrazia" liberale (che non è democrazia, ma oligarchia del più ricco), allo stato di diritto (dittatura della legge, scritta dall' oligarchia di cui sopra) e alla modernità (dittatura della società tecnologico industriale e capitalista).
La libertà è l'esatto opposto.
È liberazione delle energie ancestrali, della Spiritualità e della Natura, selvaggia e primordiale.
E' superamento dell'attaccamento alla materia e alle illusioni della mente materiale.
È autogestione sociale e socialista delle comunità, piccole, indipendenti, arcaiche e primitive.
Libere da leggi scritte e sovrastrutture.
Permeate unicamente dalla volontà di fare ciò che vogliono nell'ambito di un'unica legge morale, fondata su: Amore (universale) e Libertà (interiore).
 
Luca Bagatin
 

giovedì 17 giugno 2021

Roger Waters manda a quel paese Facebook e denuncia lo strapotere censorio dei social. Articolo di Luca Bagatin

Roger Waters, cofondatore dello storico gruppo Pink Floyd e celebre musicista e compositore britannico, da sempre attivo in numerose campagne in difesa dei diritti civili, umani e politici, ha detto no a Facebook.

Anzi, ha letteralmente mandato “affanculo” il suo fondatore, Mark Zuckerberg.

Il social di proprietà di Facebook, Instagram, voleva infatti usare la storica canzone dei Pink Floyd “Another Brick in the Wall” e di cui è autore, per una pubblicità, dietro pagamento di (molto) danaro, ma Waters ha rispedito al mittente la richiesta, affermando testualmente: “andate affanculo, non se ne parla proprio”. Aggiungendo (ad un raduno in favore dell'attivista e giornalista libertario Julian Assange), relativamente ai social, che ormai hanno il controllo di tutto e su tutto: “Lo racconto perché penso sia pericoloso che questi prendano il controllo di praticamente ogni cosa. Non sarò parte di queste stronzate, Zuckerberg”.

Roger Waters punta dunque il dito contro lo strapotere dei social, come peraltro ha sempre fatto contro le multinazionali private e i governi liberal-capitalisti di tutto il mondo, affermando ancora, relativamente alla richiesta dell'uso commerciale della sua canzone: “Eppure vogliono usarla per rendere Facebook e Instagram ancora più potenti di quanto non siano già in modo che possano continuare a censurare tutti noi in questa stanza e impedire che il grande pubblico venga a conoscenza di questa storia su Julian Assange e possa dire: “Cosa? No, mai più””.

Roger Waters ha rincarato la dose, riferendosi a Zuckerberg e al sito che aveva creato ad Harvard, al campus, nato per organizzare appuntamenti con tanto di punteggio per le ragazze: “Perché mai abbiamo dato tanto potere a questo cazzone che ha iniziato con ‘È carina, le diamo quattro su cinque’? Eppure eccolo qui, uno degli idioti più potenti al mondo”.

Roger Waters, da sempre dichiaratamente socialista e nonviolento, oltre a supportare le battaglie di Julian Assange e la sua liberazione, è da sempre al fianco del popolo palestinese e ha sempre mostrato il suo sostegno a tutti quei governi socialisti avversati dagli USA, come Cuba e Venezuela, che lottano da anni contro embarghi e blocchi commerciali totalmente ingiusti e che violano il diritto internazionale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it