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sabato 18 luglio 2026

Ipocrisie liberali e Vie Eretiche: la ricerca di uno Stato Democratico e Socialista. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Laddove non c'è uno Stato forte, democratico, al servizio del cittadino, quest'ultimo finisce per farsi giustizia da sé. Specialmente se spaventato in quanto aggredito. Il problema è il cittadino, o la mancanza di prevenzione e pene severe ed esemplari per chi delinque?

Per evitare la becera propaganda elettoralistica della destra e ogni forma di violenza ed eccesso, occorrerebbe uno Stato democratico, socialista e al servizio del cittadino.

Ove autorità, decenza comune, rispetto e giustizia sociale e civile siano il perno su cui si regge la comunità.

(Luca Bagatin) 

Ho sempre avuto difficoltà nel recarmi a votare.

Solitamente non lo faccio né vorrei farlo alle assemblee di condominio.

Anche in ambito esoterico mi sono sempre chiamato fuori da ogni votazione degli organi dirigenti, se così vogliamo chiamarli.

Penso che ciascun essere umano dovrebbe essere sovrano di sé stesso è mai delegare ad altri.

Ma per essere veramente sovrano, un essere umano, dovrebbe formarsi continuamente e cercare incessantemente di comprendere e seguire la sua Vera Volontà.

A quel punto, egli non avrà alcuna necessità di delegare ad altri, che siano politici, regnanti, presidenti o dei.

(Luca Bagatin)  

Il merito delle mie simpatie verso i comunisti (non italiani, sia chiaro) è tutto dei liberali.

Ovvero delle loro menzogne, ipocrisie e manipolazioni, sistematiche, di Storia e geopolitica.

(Luca Bagatin)  

Se mi fossi lasciato condizionare dal mondo esterno, molto probabilmente, non sarei arrivato lontano. Sicuramente non avrei superato l'adolescenza.

Fortunatamente, al mondo esterno, ho sempre fatto spallucce e cercato vie originali, per quanto impervie.

La curiosità dovrebbe sempre prevalere sulla noia.

L'eresia dovrebbe sempre prevalre sulla banalità.

(Luca Bagatin)

martedì 21 ottobre 2025

Alceste De Ambris, il socialista e sindacalista rivoluzionario e mazziniano che mise a nudo il regime fascista. Articolo di Luca Bagatin

  

Esponente del mazzinianesimo novecentesco, del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario, già deputato socialista, Alceste De Ambris (1874 - 1934), celebre per aver dato vita, assieme al Vate Gabriele d'Annunzio, alla libertaria Carta del Carnaro dello Stato libero di Fiume, fu estraneo tanto alla tradizione liberale, che a quella marxista.

Per questo vergognosamente e volutamente dimenticato.

Esponente del primo, del più puro, del più autentico e intransigente antifascismo, De Ambris, nel 1930, darà alle stampe il pamphlet “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, ripubblicato recentemente dalla Mario Pascale Editore.

Un saggio unico, per la minuziosa descrizione, quasi in stile giornalistico, dei voltafaccia, dei bluff, dell'immenso opportunismo e dell'immensa mediocrità di Benito Mussolini e della sua per nulla originale e assai confusa ideologia, che pretendeva di prendere a prestito idee socialiste, d'annunziane, mazziniane, pur svuotandole di significato e ponendo il tutto al servizio del grande capitale industriale e borghese.

De Ambris, Mussolini, lo conobbe bene, essendosi entrambi formati sul piano delle idee nell'ambito del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario.

Con differenze fondamentali, ad ogni modo.

De Ambris, intransigente, lontano da ogni credenza nel liberalismo, nel parlamentarismo e nel riformismo borghese, ma anche nel bolscevismo burocratico e autoritario, sarà un promotore dell'elevazione morale e materiale dei lavoratori e delle classi meno abbienti. 

Le quali avrebbero dovuto auto-governarsi e auto-gestirsi, attraverso un sistema democratico, dal basso e anti-autoritario, sulla base degli insegnamenti mazziniani e socialisti originari.

Il Mussolini, invece, come ce lo descrive De Ambris, prendendo anche a prestito numerose testimonianze di chi lo conobbe da vicino, come la socialista Angelica Balabanoff, fu, fin da giovanissimo, un opportunista, un perdigiorno privo di coraggio, idee e nerbo.

E, infatti, nel suo “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, ce lo descrive come un demagogo parolaio, che sfrutta i suoi stessi compagni di partito (facendosi compiangere e dicendo di avere il padre alcolizzato), che usa il socialismo più per farsi un nome che per vera fede politica. Che parte neutralista e prosegue ultra-interventista, nella Prima Guerra Mondiale. Ma che si guarderà sempre bene dal partecipare in prima persona, sia alle battaglie (rimarrà 38 giorni in trincea, senza mai combattere); sia durante gli scioperi operai; sia in quella Marcia su Roma, alla quale Mussolini, fisicamente, non parteciperà affatto.

Un Mussolini che utilizzerà qualsiasi stratagemma per farsi finanziare, dal governo francese e dalla grande industria italiana, “Il Popolo d'Italia”, il suo giornale personale e che si guarderà bene dall'appoggiare e sostenere l'impresa d'annunziana di Fiume, per non inimicarsi il giolittismo.

Anzi, Mussolini, il suo giornale e la sua confusa ideologia, il fascismo, diverranno utili alla classe dirigente liberal-giolittiana dell'epoca per combattere il nascente bolscevismo e ogni anelito libertario, fosse d'annunziano, anarchico, socialista o repubblicano mazziniano.

Mussolini divenne, una volta traditi gli ideali socialisti, dunque, l'uomo di riferimento della borghesia e dello Stato liberale ed ebbe quindi gioco facile, attraverso le sue violente squadracce, nel farsi strada verso l'unica cosa che gli interessava davvero: ottenere il potere.

Un potere che facilmente gli sarà ceduto, dalla decadente classe politica liberale di allora e da un Re opportunista e pavido, come sempre fu Casa Savoia e come ricorda il De Ambris.

Fu dunque facile, per i fascisti, insinuarsi nello Stato, nella sua burocrazia, nella sua polizia e nelle leve del comando, distruggendo tutto quanto il Risorgimento italiano aveva costruito.

Purtuttavia, come ci ricorda Alceste De Ambris, Mussolini, dopo essersi appropriato della retorica socialista, svuotandola completamente di significato e contenuto, si appropriò anche di quella risorgimentale, giungendo persino a far aderire al fascismo Ricciotti e Ezio Garibaldi, insozzando, come sottolinea il De Ambris, persino la gloriosa tradizione garibaldina.

Alceste De Ambris, infatti, conclude il suo saggio, sottolineando come non è con il tradimento di certi garibaldini, che termina l'ideale garibaldino di emancipazione sociale e civile ed in proposito scrive: “Quella camicia rossa che i nipoti indegni hanno gettato nel fango fetido, la raccoglierà il popolo nostro, lavandola e ritingendola col suo sangue più generoso, per innalzarla ancora come una bandiera di riscossa”.

Ed aggiunge: “E se il giorno sperato verrà, vendicheremo il sacrilegio affogando l'Insozzatore nello sterco. Poiché la ghigliottina, il plotone d'esecuzione, la forca stessa dei ladri, sarebbero troppo insigne onore per lui”.

“Mussolini. La leggenda e l'uomo” è un documento prezioso, per troppo tempo rimasto dimenticato, che non solo getta luce su Mussolini e il fascismo, che non fu mai un'ideologia, ma un coacervo di mediocrità, incoerenza, opportunismo, menzogna, pavidità (aspetti che possiamo osservare bene anche nei suoi eredi storici di oggi), ma riporta in luce Alceste De Ambris, politico e intellettuale socialista, sindacalista rivoluzionario, mazziniano e garibaldino.

La cui tradizione rimane, ancora oggi, per quanto non riconoscibile in nessuno dei partiti italiani della Seconda Repubblica (nella Prima Repubblica essa fu presente unicamente nella corrente di sinistra del Partito Repubblicano Italiano, fino al 1957 e in parte in alcuni esponenti del PSI e del PSDI), un faro di luce per coloro i quali avranno il coraggio di approfondirla e portarla avanti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 5 settembre 2025

Il Socialismo della coerenza di Pietro Longo

  

"...il capitalismo presenta inadempienze clamorose nella ripartizione delle ricchezze e dei consumi, nella soddisfazione dei bisogni e nella politica sociale”

“...siamo ancora molto indietro nell'attuazione istituzionalizzata delle forme di democrazia diretta”

“La lotta che noi conduciamo attualmente in Italia è la lotta per reintrodurre nella società e nella realtà economica il momento della responsabilità, dopo che l'ipertrofia dell'assistenzialismo e l'esplosione del rivendicazionismo hanno portato all'attuale deresponsabilizzazione. Quando noi studiamo i possibili progetti di “autogestione”, di “cogestione”, sulla scia di sperimentazioni condotte in altri Paesi europei, non facciamo altro che cercare le vie di un disegno di responsabilizzazione di tutta la società civile, quindi anche a livello della classe lavoratrice, anche delle categorie del lavoro manuale. Noi ci battiamo, cioè, perché, in un quadro di libertà, tutte le componenti della società diventino in un certo senso “ceto medio”

“La relazione e l'opera di Willy Brandt si collocano sulla scia di questa grande tradizione che dal punto di vista dei principi discende dal socialismo riformista e democratico che si è sviluppato nei decenni passati soprattutto in alcune nazioni dell'Europa occidentale. (…). Un socialismo democratico e libertario che ha sempre denunciato e combattuto gli egoismi e gli avventurismi del sistema capitalistico, contro le dittature militari e fasciste, contro il colonialismo economico e contro il sistema internazionale fondato sullo sfruttamento di alcuni popoli a vantaggio di altri” .

(Pietro Longo, ex Segretario del Partito Socialista Democratico Italiano ed ex Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica)

Per approfondimenti:

Il socialismo della coerenza di Pietro Longo. Un ricordo di un'epoca che non esiste più. Articolo di Luca Bagatin

 https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/03/il-socialismo-della-coerenza-di-pietro.html

  

martedì 18 marzo 2025

Il 18 marzo 1871 fa nasceva la "Comune di Parigi", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberale, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 luglio 2024

Porre al centro la comunità democratica, contro ogni forma di sfruttamento e di criminalità. Articolo di Luca Bagatin


Fra baby gang, stupri in aumento, truffe e neo-caporalato, c'è da chiedersi cosa stia facendo o voglia fare un governo le cui forze politiche che lo compongono hanno sempre sbandierato il tema “sicurezza”.

Sbandierare temi - anche per decenni - e poi fare poco o nulla per risolvere i problemi, rimane la classica pratica delle vuote promesse elettorali, per ottenere voti facili.

La ricerca del facile consenso è pratica tipica della Seconda Repubblica, ove le forze politiche si sono tramutate in prodotti pressoché commerciali, con candidati la cui esperienza nel campo della politica rimane sempre tutta da dimostrare.

Porre al centro di un progetto politico la comunità, nel suo complesso, è cosa più difficile, ma fondamentale. Ben oltre le vuote promesse da campagna elettorale.

Porre al centro la comunità significa proteggerla. Introducendo, ad esempio, pene severe per chi delinque, con ricorso all'ergastolo (specialmente nei casi in cui si commettono truffe, raggiri, violenze e abusi contro i più deboli, anziani e bambini in primis); all'esproprio dei beni (ad esempio di chi sfrutta il lavoro); se serve anche alla perdita della cittadinanza italiana, anche per i cittadini italiani che delinquono e alla castrazione per chi stupra.

Occorre, in sostanza, pensare ai diritti umani delle vittime. E sarebbe molto utile iniziare a pensare a questo anche a livello europeo.

Una società allo sbando è spesso causata dall'eccessiva opulenza, dalla noia, dal fatto che ormai tutti hanno tutto o vogliono tutto, veicolati da un marketing e da una pubblicità commerciale sempre più accattivanti e edonisti.

Quando non ci si accontenta più, si vuole sempre superare il limite.

E questo crea e sta creando danni incalcolabili, specialmente per i più deboli. Perché modifica la percezione stessa della realtà nelle persone e, dunque, nella società intera.

Occorre riflettere attentamente su questi aspetti e non lasciar correre minimamente.

Una scuola pubblica distrutta, che promuove con facilità; un sistema pubblico sempre più ridotto all'osso (aspetto peraltro pericolosissimo in tempi in cui l'Intelligenza Artificiale andrebbe governata e presieduta proprio da enti pubblici autorevoli); un sistema di liberalizzazioni e deregolamentazioni del mercato, che hanno sdoganato spesso truffe ai danni dei cittadini/consumatori.

Tutto ciò, dalla metà degli Anni '90 ad oggi, ha portato a un benessere effimero, di cartone, fondato sul nulla. Ed alla sostanziale perdita di potere e di controllo dei cittadini stessi sui loro effettivi bisogni e necessità, oltre che la perdita della loro sicurezza (sia sociale che fisica).

Invertire la rotta significa innanzitutto riflettere, prendere consapevolezza di ciò.

Pensare a nazionalizzare, più che a liberalizzare. Dare in gestione le imprese a chi ci lavora e ai cittadini, più che a speculatori e azionisti privati in giro per il mondo.

Introdurre pene severe e esemplari per chi delinque e abusa dei più deboli e dei cittadini in generale.

Promuovere una scuola che formi davvero e che sia selettiva e meritocratica, ovvero che non assecondi i desiderata degli allievi e dei genitori, che non devono più essere considerati dei clienti/consumatori.

Promuovere una economia rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei cittadini onesti, recuperando i principi di un grande imprenditore e socialista fabiano quale fu Adriano Olivetti, che pose al centro la comunità, attraverso la pianificazione e l'umanesimo sociale.

Promuovere, in sostanza, la logica e il buonsenso, a beneficio di tutti e non solo di qualcuno.

Un po' l'opposto di quanto sembra avvenire da lungo tempo dalle nostre parti.

Luca Bagatin

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martedì 27 febbraio 2024

Riflessioni socialiste. Di Luca Bagatin

 

Il socialismo è un metodo che, fra le altre cose, permette all'essere umano di tenere a bada l' ego.

L'ego è quella patologia, purtroppo non ancora classificata come tale, con la quale l'essere umano viene al mondo.

E che genera tutti gli squilibri presenti nel mondo.

(Luca Bagatin)

Ormai persino l'intelligenza artificiale scrive libri.

Cosa pretendiamo, noi, che scriviamo per mestiere da quasi 25 anni?

Che ci documentiamo, che ci roviniamo la vista, la schiena e le dita per studiare e passare interi giorni al computer?

Cosa pretendiamo se macchine di merda, inventate da gente irresponsabile (perché chi promuove la tecnologia, senza porre limiti, è pericoloso e irresponsabile) ormai finiscono per sostituirci?

La tecnologia, l'automazione tecnologica, sono patologie. Sono il trionfo dell'ego umano e di come la mente umana sia perversa e controversa (lo studio non serve a nulla se non conosci e migliori prima te stesso).

Quando ce ne renderemo conto avremo smesso persino di vivere, oltre che di sognare.

(Luca Bagatin)

Accettare la vecchiaia e la fine di qualcosa è la cosa più difficile al mondo, in particolare per le civiltà occidentali e moderne.

Non ditelo a me, perché sono aspetti che non accetterò mai o mai completamente.

E che mi hanno scavato dentro.

Invidio molto quelle civilità che non sentono il passare del tempo. Che sono eternamente giovani, perché i loro componenti muoiono prematuramente e senza pena.

Penso che le civiltà arcaiche fossero più forti delle nostre, proprio per questo.

Penso che dovremmo completamente cambiare il nostro punto di vista, per stare psicologicamente meglio.

Accettare la fine, considerare la morte nostra compagna, smetterla di pensare di voler allungare eternamente la nostra vita e la nostra giovinezza.

 
(Luca Bagatin)

Il liberale si crede libero.

In realtà è un servo doppiamente.

Della sua miopia e della sua ideologia.

PS: non lo dico per pregiudizio, ma per aver studiato da liberale, essere cresciuto da liberale e, infine, aver aperto gli occhi da persona pensante con la propria testa.

 
(Luca Bagatin)

Socialismo non è statalismo, ma superamento dello Stato (sino alla sua completa estinzione) e del mercato.

È abolizione della dittatura dei politici e delle loro leggi e abolizione del dominio del danaro sui rapporti sociali e umani.

E' superamento dell'ego. E' trionfo dell'amore.

(Luca Bagatin)

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo/

venerdì 19 maggio 2023

Riflessioni pre-estive sulla fine dei tempi by Luca Bagatin

 

In generale non penso che, in particolare sul web, sia possibile il dibattito e, infatti, me ne sottraggo sempre.

Invecchiando (maturando, si dirà, ma in realtà invecchiamo), ho imparato che il mondo è pieno di imbecilli e ancor più di ignoranti. E che questi hanno, nell'Occidente pseudo-democratico (ma realmente e fottutamente liberal-capitalista), drammaticamente vinto.

Il web li ha riuniti tutti.

Personalmente non penso che una persona intelligente dovrebbe abbassarsi al dibattito.

Convengo che questa è una posizione aristocratica, ma l'imbecille e l'ignorante - come ogni buon liberal-capitalista che si rispetti - non conoscono la democrazia e, comunque, la rifiuterebbero.

Per questo è preferibile, in merito, una posizione aristocratica.

(Luca Bagatin)

Sono convinto che l'Europa non abbia mai fatto i conti davvero con il colonialismo, il razzismo e il nazifascismo.

Così come gli USA non hanno mai fatto i conti con il genocidio dei Nativi e con il neocolonialismo.

L'ipocrisia buonista e il cosiddetto "inclusivismo' non mi piacciono, perché servono solo a inglobare e a annientare le differenze. Anziché celebrarle e riconoscere la diversità e sovranità di ogni popolo del mondo.

(Luca Bagatin)

L'inflazione, iniziata già con i lockdown e proseguita con la corsa all'approvvigionamento di materie prime e con la follia degli ecobonus (e di tutte le puttanate pseudo-ambientaliste che si inventano e inventeranno) e dintorni, può essere curata solo con la nazionalizzazione delle imprese chiave dell'economia (energia, banche, trasporti, telecomunicazioni) e una pianificazione dell'economia. Aspetti che andavano introdotti già in periodo di pandemia (lo scrissi già in quel periodo), ma sempre validi.

Altre misure, come l'aumento dei tassi d'interesse e la spesa improduttiva in armamenti, non faranno che portarci verso la recessione e il fallimento totale.

Come sta per avvenire negli USA e come potrebbe accadere presto anche in UE.

(Luca Bagatin)

La vera indipendenza è la consapevolezza che la vita è fatta di infinite dipendenze e legami.

Che questo sia giusto o sbagliato, chissenefrega.

E' così e basta.

Che poi tu, un giorno, possa capire da solo come, perché e se è per te opportuno liberarti da queste dipendenze, è un altro discorso.

Ho sempre trovato profondamente stupido, sciocco e ignorante (e tutta una serie infinita di aggettivi ben poco edificanti), chiunque si mettesse a denigrare o voler combattere qualsiasi tipo di dipendenza, fosse questa dal sesso, dal cibo, dal fumo o dalle droghe (e sicuramente per questo e molto altro, trovo "diversamente intelligenti" i sostenitori dei partiti di destra e i fottuti moralisti rompicoglioni del cazzo).

Ciascuno sa da solo ciò che è meglio per sé stesso.

(Luca Bagatin) 

venerdì 5 maggio 2023

Riflessioni sulla democrazia, ovvero sul socialismo e l'autogoverno by Luca Bagatin


Sebbene io mi possa definire di sinistra, in generale non ho mai amato né le destre né la sinistre, perché entrambe sono legate a idee ben poco democratiche, ovvero sono legate o al rafforzamento del mercato o dello Stato.

Stato e mercato, invece, sono i principali ostacoli alla democrazia autentica.

Che è autogestione delle persone e superamento e abbattimento delle sovrastrutture (Stato, mercato, danaro, famiglia, religione).

(Luca Bagatin)

I politici e gli amministratori non mi piacciono e questo perché ne ho e ne ho avuto sufficiente esperienza.

Costoro non si dicono mai al servizio del cittadino, ma, al massimo, "al servizio delle istituzioni e del Paese".

Ma, senza i cittadini, le istituzioni e i Paesi, non sono né valgono nulla.

Esattamente come politici e amministratori.

(Luca Bagatin)

Uno dei problemi maggiori dei liberal capitalisti è di vedere comunisti ovunque.
Questo perché non vogliono ammettere la loro natura profondamente totalitaria, autoritaria e antidemocratica.
Il liberal capitalismo è la peggiore peste che la modernità potesse diffondere. 

(Luca Bagatin) 

domenica 18 dicembre 2022

Socialismo è democrazia diretta e autogestione. Riflessioni di Luca Bagatin


L'unico modo per fronteggiare ogni crisi economica è quello di nazionalizzare - ovvero portare sotto il controllo della comunità - i settori: bancario, energetico e delle telecomunicazioni.
Ovvero portando la comunità - non solo a fruire direttamente - ma anche ad autogestire tali settori, senza ingerenze private/individualistiche o esterne.
 
In generale non potrei mai essere di destra, perché essa è, storicamente, bigotta.
Purtroppo lo è anche la sinistra, anche se sotto altre forme, più settarie e subdole.
In generale amo tutto ciò che va ben oltre la morale e tutto ciò che vuole sovvertire la morale.
 
Da sempre sostengo che solo chi va a votare dovrebbe essere soggetto alle leggi votate, appunto, da chi ha "eletto" (o crede di avere eletto).
Chi non vota non dovrebbe essere soggetto ad alcuna legge votata da chi non ha scelto di eleggere.
Se siamo in democrazia, QUESTA è democrazia.

Quelle liberali non sono democrazie, ma dittature elettoralistiche.
Ovvero ti obbligano a fare ciò che vogliono loro, ma facendoti credere (trattandoti così da imbecille) che li hai eletti tu e che li hai legittimati, quindi, a fotterti.
 
La proprietà dei media e delle telecomunicazioni dovrebbe essere della comunità, ovvero di tutti. Perché, quando qualcosa è di tutti, non è di nessuno e quindi è COMPLETAMENTE libera e non soggetta a manipolazioni o censure.
 
Luca Bagatin

venerdì 28 ottobre 2022

Giornata per le vittime del capitalismo

C'è chi vorrebbe celebrare fantimatiche giornate per le "vittime del comunismo", dimenticando, forse, che il comunismo (sia nella sua forma marxista-leninista che anarchica) ha e continua a emancipare milioni di persone.

Forse c'è chi dimentica o ignora che andrebbe istituita una giornata per le vittime del capitalismo, visto che, negli incidenti sul lavoro, di vittime ne muoiono ogni giorno.

E, quando muore un lavoratore, la colpa è del padrone e di chi sostiene un sistema economico, politico e sociale non democratico e fondato sulla schiavitù del lavoro e del salario.

Finché le imprese non saranno di proprietà di chi lavora, non ci potrà mai essere autentica democrazia, libertà e emancipazione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 26 agosto 2022

"Addio alle urne", un saggio di Francis Dupuis-Déri. Articolo di Luca Bagatin

 

“L'ideologia elettoralista, confondendo volutamente la democrazia con il regime parlamentare, ci porta a credere che tracciando una semplice X su una scheda elettorale si possa davvero influenzare la politica di un paese. Che ingenuità! La funzione del voto è ormai quella di mantenere viva un'illusione, la sovranità popolare, e di nascondere un'ovvietà: il potere politico è detenuto da altri”.

Questa la sintesi - riportata in quarta di copertina - del saggio “Addio alle urne” - edito recentemente in Italia da Elèuthera - di Francis Dupuis-Déri, canadese, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell'Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Dupuis-Déri, ricorda come, sia negli USA che in Francia, uscite entrambe dalle rivoluzioni borghesi del XVIII, i rispettivi Padri fondatori, non abbiano mai preteso di fondare delle democrazie, in quanto non volevano affatto che i rispettivi popoli potessero governarsi direttamente, come invece avveniva nell'Antichità, ad Atene.

“Il loro modello non era Atene, ma Roma” - scrive Dupuis-Déri – “con il suo senato, le elezioni e l'assenza di assemblee popolari”.

Dupuis-Déri spiega, in particolare, come già ai tempi dell'Antica Roma, il politico Quinto Tullio Cicerone, facesse presente ai candidati – nel suo “Manualetto di campagna elettorale” - che l'elettorato preferisce “una menzogna da parte tua piuttosto che un rifiuto” e che “ciò che è indispensabile è conoscere i nomi degli elettori, saperli adulare, frequentarli, mostrarsi generosi, curare la propria reputazione, e suscitare forti speranze per il modo in cui sarà condotta la cosa pubblica”.

In tal senso, spiega Dupuis-Déri, “Il mito della rappresentanza del popolo o nazione è profondamente antidemocratico, in quanto serve a convalidare il potere esercitato dai parlamentari sui loro concittadini, facendo loro credere di agire in loro nome e a loro vantaggio”.

In realtà, secondo quanto affermato nel saggio di Dupuis-Déri “Il sistema elettorale favorisce l'ascesa al potere di individui ambiziosi e arrivisti, sia sul fronte dei partiti progressisti che su quello dei partiti conservatori e reazionari”.

Dupuis-Déri ricorda, fra gli altri, la figura del rivoluzionario e filosofo scozzese John Oswald (1730 - 1793), il quale servì nell'esercito britannico in India e, successivamente, si unì ai rivoluzionari in Francia, ove prese parte alla celebre presa della Bastiglia e morì a difesa della Rivoluzione, oltre ad essere stato amico di Thomas Paine, eroe della Rivoluzione americana.

Oswald, secondo quanto ci riferisce Dupuis-Déri in “Addio alle urne”, trovava ridicolo il principio della rappresentanza politica e riassunse il suo pensiero nel breve saggio “Le Gouvernement du peuple”.

In esso, Oswald, fra le altre cose scrisse: “Confesso che non ho mai potuto pensare al sistema rappresentativo senza restare sorpreso dalla credulità, direi quasi dalla stupidità, con cui la mente umana abbocca alle più patenti assurdità. Se un uomo dicesse seriamente che la nazione deve pisciare per delega, lo si bollerebbe come un mentecatto: eppure pensare per delega è un'idea che non solo viene accolta senza sorpresa, ma addirittura con entusiasmo”.

Oswald proponeva, dunque, “un sistema libero dal parlamentarismo e costituito da una molteplicità di luoghi decisionali a livello locale, dove la gente potesse riunirsi e deliberare nelle assemblee popolari”. E, l'Autore prosegue: “Per le decisioni che richiedono un coordinamento su larga scala, proponeva un sistema federale in base al quale le assemblee locali potevano inviare dei portavoce per offrire consigli e informazioni ad altri portavoce, che li avrebbero poi riferiti alle loro assemblee locali, e così via”.

In tal modo, in sostanza, i portavoce, non avrebbero avuto il potere di prendere decisioni al di sopra delle assemblee locali, che avrebbero, invece, mantenuto ogni potere, compreso quello di rimuovere i portavoce medesimi.

In particolare, il saggio di Dupuis-Déri, fa presente come le cosiddette “democrazie parlamentari” o “rappresentative” siano state create nel Medioevo e che a ideare i parlamenti siano stati i Re e non certo rappresentanti delle classi popolari.

Inizialmente, infatti, si trattava di raduni occasionali nei quali il Re radunava i “grandi del Regno”, per introdurre nuove tasse. Il parlamento, inizialmente, era una sorta di riunione dei nobili, alla Corte del Re. Nel corso dei secoli, tali raduni, divennero occasioni per i nobili per esporre lamentele al Sovrano e chiedere rivendicazioni.

Solo con la Rivoluzione francese si arriverà al sistema parlamentare come lo conosciamo, ma anche lì, a comandare, furono sempre delle élite ristrette, che peraltro escludevano del tutto le donne e i rappresentanti del cosiddetto Quarto Stato, ovvero i settori più poveri e proletari.

Il saggio di Francis Dupuis-Déri, che è un vero e proprio excursus storico relativo all'elettoralismo e alla necessità di superarlo, per approdare alla democrazia autentica e diretta, è molto interessante, anche perché è una critica a chi critica a prescindere l'astensionismo, spesso attivo, che molti cittadini, da tempo, mettono in atto. In quanto preferirebbero auto-rappresentarsi e auto-gestirsi, come vorrebbe l'essenza stessa della democrazia.

In questo senso è molto interessante anche la postfazione di Moreno Mancosu, ricercatore di sociologia politica presso l'Università degli Studi di Torino, analista, in particolare, di comportamento elettorale.

Mancosu, ad esempio, analizzando le elezioni politiche italiane del 2018, in cui hanno votato circa 34 milioni di cittadini, ravvisa come il peso di ogni singolo voto, ovvero la capacità di spostare le percentuali effettive dei partiti, corrisponda allo 0,0000029%. Praticamente nulla, in sostanza.

Francis Dupuis-Déri, conclude il suo saggio affermando come, piuttosto che sprecare energie incardinandole nei processi elettorali, sarebbe molto più utile e razionale incanalarle “verso le comunità, le mobilitazioni popolari e i movimenti sociali, per lavorare alla costruzione di società che incarnino davvero la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà e l'aiuto reciproco”. Attraverso un processo che guardi al “campo della democrazia (diretta) e dell'autogestione”.

Del resto, due propugnatori della democrazia popolare e del socialismo, nonché dei fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, ovvero Karl Marx e Michail Bakunin, pur essendo diversissimi fra loro, su questo campo la pensavano in modo assai simile.

Marx, infatti, affermava: “Agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”.

L'anarchico Bakunin, per contro, scriveva cose piuttosto simili, ovvero “Democrazia rappresentativa - forma di Stato, fondata sulla pretesa sovranità, di una pretesa volontà del popolo che si suppone espressa da sedicenti rappresentanti del popolo in assemblee definite popolari, riunisce in sé le due principali condizioni necessarie al loro progresso: la centralizzazione dello Stato e la reale sottomissione del popolo sovrano alla minoranza intellettuale che lo governa, che pretende di rappresentarlo e che infallibilmente lo sfrutta”.

Luca Bagatin

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sabato 26 marzo 2022

Il Potere (politico, economico, mediatico, religioso) è opposto alla democrazia (e all'amore). Articolo di Luca Bagatin

Nessun governo dovrebbe essere legittimato ad agire al posto dei cittadini. Sono convinto che i governi non siano affatto i rappresentanti dei cittadini, ma siano il primo ostacolo alla democrazia.

Sono i cittadini, liberi dall'ego, che possono fondare una democrazia e una civilità. Che sarà tale solo quando sarà fondata sui valori di Amore e Libertà, Giustizia e Bellezza, Emancipazione e LiberAzione.

La democrazia è volontà di un popolo. Decisione diretta di un popolo. Senza sovrastrutture.

Ma, senza autocritica e liberazione dall'ego, le sovrastrutture rimangono.

Per sovrastrutture intendo i sistemi politici, mediatici, religiosi e economici.

Che sono tali e sono presenti per alimentare l'ego, ovvero il senso di potere degli individui. E tale senso di potere genera oppressione (degli uni verso gli altri) e dentro sé stessi.

Penso che la politica, come l'economia, il sistema religioso e mediatico, vadano de-strutturati. E analizzati sotto il profilo sociologico e psicologico.

Tutto nasce dalla vita di tutti i giorni di noi comuni mortali. Ovvero dai nostri bisogni primari. E forse il principale dei bisogni primari è l'amore, inteso in tutte le sue forme. 

Le sovrastrutture nascono dall'ego.

Ego con il quale, purtroppo, veniamo al mondo. E con il conseguente desiderio di potere e di controllo (sugli altri e su noi stessi).

Le sovrastrutture esistono solo per proteggere l'ego e per alimentarlo. Diffondendo e propagando ulteriore discordia, ulteriore dipendenza (psicologica e sociale) e ulteriore potere (che genera, appunto, oppressione). E tutto ciò genera, appunto, odio e violenza.

Finché non sviscereremo questo nodi, non andremo lontano e ci troveremo a ripetere le stesse situazioni, le stesse tragedie, anche nelle nostre stesse vite (è così da sempre, nel corso della Storia)

Molte persone, nella vita, purtroppo, amano essere ingannate e sottomesse.

Il sistema politico, mediatico, religioso e economico, è cucito loro addosso e realizzato (o auto-realizzato) proprio sulla base del fatto che amano essere ingannate e sottomesse.

Personalmente non sono contro le ideologie, di per sé stesse. Ma le apprezzo solamente se sono libere dal dogma. Apprezzo molto il socialismo autogestionario (che poi non è così lontano da com'erano organizzate le società arcaiche e matriarcali). Ma le ideologie, come ogni altro aspetto, compresa la ricerca spirituale e interiore, sono utili solo se usate non come fine ultimo, ma come strumento per comprendere sé stessi e per trascenderle.

Arrivando alla liberazione dell'ego e al raggiungimento della vera emancipazione (dalle dipendenze, ovvero dalle sovrastrutture).

Purtroppo, chi è legato alle ideologie dogmatiche (di ogni colore), fatica ad andare oltre a queste.

Non penso che i dogmatismi ideologici (al pari di quelli religiosi o mediatici) abbiano nulla di intressante.

Chi ha delle verità in tasca, in realtà, ha solo delle enormi insicurezze, nella sua tasca.

La pigrizia mentale porta ad avere verità preconfezionate. La ricerca incessante, invece, porta all'esercizio della libertà interiore.

Luca Bagatin

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venerdì 18 marzo 2022

18 marzo 1871. A Parigi nasceva la "Comune", ovvero il primo governo socialista della Storia. Articolo di Luca Bagatin

Il 18 marzo 1871, i quartieri popolari di Parigi insorsero e istituirono, per la prima volta nella Storia, un governo socialista autogestionario. Ovvero il primo tentativo di istituire un autogoverno operaio, edificato direttamente dalla classe proletaria per la classe proletaria medesima.

Fu, in sostanza, il primo esempio di rivoluzione proletaria e operaia della Storia. Il primo governo comunista, potremmo dire.

Lontana dalla liberale Rivoluzione Francese del 1789, che pose al governo la classe borghese e liberal-capitalista, la Comune di Parigi anticipò la Rivoluzione Russa del 1905 e la grande Rivoluzione Sovietica del 1917.

Rivoluzione e rivoluzioni che, per la prima volta nella Storia, si contrapposero non solo all'oligarchia monarchica, ma anche alla borghesia sfruttatrice e al totalitarismo liberale, ancora oggi imperante in tutta Europa e nei Paesi capitalisti.

La Parigi del 1871, già provata dall'insensata guerra franco-prussiana che vide la sconfitta di Napoleone III, insorse e organizzò le prime barricate armate.

Per la prima volta nella Storia, i cittadini presero così il potere, scacciando il governo liberal-borghese di Adolphe Thiers, adottando il colore rosso quale propria bandiera e dichiarando costituita una Repubblica socialista. La Comune di Parigi, appunto, il cui Consiglio fu eletto il 28 marzo.

La Comune, fondata su principi di democrazia sociale e municipale, proclamò – fra le altre cose - la parità di salario fra uomini e donne; promosse l'istruzione femminile; garantì un alloggio per tutti; introdusse norme a tutela del lavoro; garantì libertà di stampa e di parola e la laicità assoluta dell'autogoverno costituitosi.

Purtroppo, come l'esperienza mazziniana della Repubblica Romana del 1849 e quella d'annunziana di Fiume del 1920, altri esempi di profonda democrazia diretta e socialismo autogestionario e laico, anche la Comune di Parigi ebbe vita breve e fu soppressa nel sangue nel maggio 1871, da parte del governo francese, causando un eccidio di almeno 20.000 comunardi in una settimana.

Fra gli eroi della Comune, merita un particolare ricordo l'anarchica e socialista Louise Michel (1830 – 1905). Insegnante e scrittrice, Louise Michel, fu infatti una delle più fervide combattenti fra le barricate.

Con l'accusa di istigazione alla guerra civile e al colpo di Stato, Loiuse fu successivamente condannata alla deportazione e incarcerata per vent'anni.

Tornò in Francia nel 1880 e non smise mai di fare politica, sostenendo l'ideale socialista autogestionario. Nel 1904, un anno prima di morire, sarà iniziata in Massoneria nella Loggia di Rito Scozzese Antico ed Accettato “La Philosophie Sociale”.

E' ancora oggi ricordata, come la Comune di Parigi stessa, da tutti i movimenti di ispirazione socialista, autogestionaria e anticapitalista del mondo.

Luca Bagatin

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martedì 26 ottobre 2021

Lo Spirito e la libertà (arcaismo, socialismo, autogestione) contro la materia e la schiavitù (modernità, liberal-capitalismo, egoismo)

Tutto ciò che non è conforme alla regola viene screditato.
Il liberalismo è anche questo. Ovvero manipolazione nei confronti di tutto ciò che non è conforme alla sedicente "democrazia" liberale (che non è democrazia, ma oligarchia del più ricco), allo stato di diritto (dittatura della legge, scritta dall' oligarchia di cui sopra) e alla modernità (dittatura della società tecnologico industriale e capitalista).
La libertà è l'esatto opposto.
È liberazione delle energie ancestrali, della Spiritualità e della Natura, selvaggia e primordiale.
E' superamento dell'attaccamento alla materia e alle illusioni della mente materiale.
È autogestione sociale e socialista delle comunità, piccole, indipendenti, arcaiche e primitive.
Libere da leggi scritte e sovrastrutture.
Permeate unicamente dalla volontà di fare ciò che vogliono nell'ambito di un'unica legge morale, fondata su: Amore (universale) e Libertà (interiore).
 
Luca Bagatin
 

lunedì 25 ottobre 2021

Il socialismo è democrazia popolare, non elettoralismo liberale

Nell'800 si diceva: "I socialisti lottano, non votano".
È stato quando settori socialisti si sono alleati con la borghesia e hanno accettato la "democrazia" liberale che hanno iniziato a mutare la loro natura.
Un "socialismo" annacquato non è più socialismo, ma becero liberalismo elettoralista e economicista, che fa l'interesse del grande capitale e dei padroni.
I socialisti non dovrebbero mai andare al governo se non mutando radicalmente i rapporti sociali, economici e di forza (come accaduto con le Rivoluzioni sovietiche, maioste, cubane...).
Ovvero proclamando l'avvento della società socialista e totalmente democratica. Mettendo al bando gli sfruttatori e quindi sollevando dallo stato di necessità gli sfruttati.
Senza mai più partiti borghesi né sovrastrutture.
 
(Luca Bagatin)

mercoledì 20 ottobre 2021

Democrazia è...

Democrazia è autogestione e autogoverno delle persone.

Senza Stati, politici, mercati, proprietà privata.

Senza dogmi, religioni, fanatismi.

Senza danaro, mercificazione, prostituzione delle menti e dei corpi.

Senza sovrastruttire, che, nei fatti, sono la base di ogni totalitarismo.

Democrazia è fare ciò che si vuole nel segno dell'amore, della libertà, della volontà, della Natura, della comunità e della decrescita.

(Luca Bagatin)

Vedi anche: http://amoreeliberta.blogspot.com/2021/10/aboliamo-il-comune-cosi-come-lo.html 

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

lunedì 13 settembre 2021

Democrazia è socialismo, non parlamentarismo

Democrazia non è eleggere politici nelle istituzioni, per essere mantenuti dalla collettività per vessare e danneggiare i cittadini.
Democrazia è abolizione dello Stato, delle istituzioni e della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Democrazia è socialismo.
 
(Luca Bagatin)

lunedì 9 agosto 2021

Superare Stato e mercato. Per approdare all'autogestione, al socialismo, alla libera coscienza interiore

 

Stato e economia di mercato, due mali non necessari, che impoveriscono e imbarbariscono i popoli.

Sovvertire questi due aspetti, abbattendoli e trasformandoli in autogestione e in economia socialista di non mercato, è l'unica soluzione per tornare all'ordine naturale e civile delle cose.

Ovvero piccole comunità indipendenti e autogestite. Grandi al massimo quanto un quartiere. Con un'economia fondata sull'autoproduzione e la soddisfazione dei bisogni primari di tutti.

Un'economia fondata sul baratto, il dono e il libero scambio, volto al benessere e all'efficienza della comunità.

Senza imposizioni dall'alto, ma solo esposizioni della libera coscienza interiore. Senza egoismo dettato dal mercato e dalla mercificazione dei corpi e delle menti.

Luca Bagatin

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martedì 25 maggio 2021

Presidenziali in Siria. Tre candidati socialisti per battere, ancora una volta, fondamentalismo e imperialismo. Articolo di Luca Bagatin

La Siria, ultimo avamposto di laicità e socialismo arabo in Medioriente, va al voto il 26 maggio prossimo, per eleggere il Presidente che rimarrà in carica sino al 2028.

I candidati sono tre socialisti: l'attuale Presidente Bashar al-Assad, sostenuto dal partito laico e socialista Ba'ath e dalla coalizione Fronte Nazionale Pogressista, comprendente anche il Partito Comunista Siriano; l'avvocato Mahmoud Ahmad Marei, leader dell'Organizzazione araba per i diritti umani e ex Segretario generale del Fronte Nazionale per la Liberazione della Siria, sostenuto dal partito Unione Socialista Democratica Araba e l'ex Ministro per i rapporti con il Parlamento Abdullah Sallum Abdullah, sostenuto dal Partito Socialista Unionista.

Tre candidati laici e socialisti in una realtà che, da dieci anni, sta resistendo al terrorismo fondamentalista islamico e alle sanzioni degli USA e dei suoi alleati.

Un Paese che, oggi, sostenuto storicamente dalla Russia, ha recuperato il controllo del 70% del Paese e vuole riaffermare la sua sovranità e indipendenza, anche da parte di coloro i quali, a torto, lo considerano una dittatura solo perché ultimo baluardo di socialismo nel mondo Mediorientale.

La Siria, da sempre crocevia di spiritualità cristiana e islamica, oltre che alawita e drusa, è diventata – grazie al partito di governo Ba'aht - anche esempio di laicità dello Stato e tutela delle minoranze.

Il Partito Ba'at, ovvero il Partito del Risorgimento Arabo e Socialista, fu fondato da due insegnanti, rispettivamente di religione cristiana ed islamica, ovvero Michel Aflaq (1910 – 1989) e Salah Al Bitar 1912 – 1980).

Studenti dell'Università della Sorbona a Parigi, Aflaq e Al Bitar, nella costituzione del Partito Ba'at, si ispirarono sia alle opere del nostro Giuseppe Mazzini che di Karl Marx, oltre che di Friedrich Nietzsche.

Un partito, dunque, dalle solide fondamenta risorgimentali, laiche, nazionali e socialiste non materialiste, bensì panarabe e che ispirerà per molti versi, tanto l'egiziano Nasser che il libico Gheddafi, i quali saranno successivamente, nel mondo arabo, i propugnatori di quello che viene definito Socialismo Arabo: laico e rispettoso della spiritualità, nazionale ed autogestionario.

Il Partito Ba'at è stato base e ispirazione per tutti i partiti socialisti oggi presenti in Siria.

Luca Bagatin

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