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giovedì 23 luglio 2026

Colombia. Il Presidente uscente Gustavo Petro rilancia le accuse di frode e chiede l'annullamento delle elezioni. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato che è stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento delle elezioni presidenziali che hanno visto vincere, per soli 250.000 voti, il candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella.

Il Presidente Petro ha parlato di manipolazione algoritmica dei voti espressi all'estero, nell'ambito del ballottaggio tenutosi il 21 giugno scorso e ne ha richiesto il riconteggio.

Egli ha altresì denunciato che il sito web sul quale aveva presentato le prove della frode è stato oggetto di un attacco informatico.

Il Presidente Petro ha scritto su X che “Hanno appena rimosso la pagina dove si trovavano le prove che avevo presentato sulla frode elettorale algoritmica negli Stati Uniti. Non appena pubblicheremo nuovamente le prove, chiunque sia in possesso del materiale dovrebbe registrarlo, in modo che la rimozione della pagina diventi inutile. Questo dimostra che c'è stata effettivamente una frode elettorale”.

Egli ha insistito sul fatto che “l'insieme delle prove e la causa sono stati presentati ai tribunali, ma saranno presentati pubblicamente, attraverso i social media, a tutto il Paese” aggiungendo che “Il movimento dei testimoni digitali ha realizzato dei video in un linguaggio semplice, così che anche io possa capire come è stata commessa la frode elettorale dalla Registraduría Nacional e dai fratelli Bautista, che dovrebbero finire in carcere, se in Colombia esiste davvero la giustizia”.

Egli si riferisce a Felipe, Camilo e Fernando Bautista Palacio, amministratori del gruppo imprenditoriale Thomas Greg & Sons, azienda privata che, per conto dello Stato colombiano, lavora in settori particolarmente sensibili quali la stampa di sicurezza, la gestione dei documenti di identità e la logistica elettorale.

Petro ha puntato il dito in particolare contro Trump e Netanyahu, dichiarando, in merito: “Non credo che Trump ignori di aver fornito supporto: lo ha fatto e lo ha ammesso, e abbiamo scoperto come Netanyahu abbia appoggiato la manipolazione della legittima volontà della maggioranza del popolo colombiano”.

In merito ha sostenuto che il popolo colombiano avrebbe eletto, in realtà, Ivan Cepeda, leader della coalizione di sinistra, socialista democratica Pacto Historico, che, secondo i dati ufficiali, avrebbe ottenuto il 48,7%, ovvero solamente 250.000 voti in meno rispetto al candidato dell'estrema destra.

Petro ha sottolineato che, se fosse confermata la vittoria dell'estrema destra, il nuovo governo della Colombia avrebbe sede “a Miami e Washington”. E, in merito, ha dichiarato: “Siamo passati dallo status di repubblica a quello di vicereame, proprio come 216 anni fa… È tempo di alzare di nuovo la voce per l'indipendenza”.

Ivan Cepeda, nel ricordare la fine del mandato presidenziale di Gustavo Petro, ha voluto sottolineare come egli rimarrà sempre una figura importante del Pacto Historico e della sinistra colombiana. In tal senso ha dichiarato: “Con la conclusione del suo mandato presidenziale, salutiamo un capo di Stato, ma non il principale leader del progressismo in Colombia, che, fortunatamente per la nostra società, continuerà a servire il nostro popolo per molti altri anni.
Per tutte queste ragioni, oggi propongo che Gustavo Petro assuma la presidenza del Pacto Historico come nuovo partito politico.
Con questa decisione, che non dubito verrà accettata all'unanimità, continueremo a rafforzare il nostro progetto politico e invieremo un messaggio inequivocabile al Paese: continueremo a progredire nella trasformazione sociale affinché la Colombia diventi una potenza mondiale di vita, pace, equità e democrazia”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

mercoledì 29 maggio 2024

Riflessioni contro lo sfruttamento

 

La natura umana, purtroppo, ama l'inganno.
È così che il politico ottiene il vostro voto, il prete ottiene la vostra fede e il padrone sfrutta il vostro lavoro.
La verità non vi renderà affatto liberi, perché vi rifiutate di vederla nella vostra quotidianità.
 
(Luca Bagatin)
 
La prostutuzione (ogni forma di prostituzione, il che non implica necessariamente una prestazione sessuale, ma potrebbe anche trattarsi di una prestazione intellettuale o lavorativa) esiste perché esiste qualcuno più ricco che, attraverso il suo denaro, può comprare qualcun altro.
Abolisci la ricchezza, abolisci il danaro. Avrai abolito la prostituzione.
 
(Luca Bagatin)
 
Fra i crimini contro l'umanità andrebbero inseriti la distruzione della sanità e dell'istruzione pubblica, oltre che gli investimenti in armamenti.
Una civiltà non può, né potrà mai svilupparsi senza salute e conoscenza.
Una civiltà non può esistere in presenza di malattia, ignoranza e prevaricazione.
Una civiltà non può esistere in presenza di qualcuno più ricco che, a vario titolo, sfrutta qualcun altro, il suo lavoro, il suo corpo o il suo intelletto, per accrescere la sua ricchezza e la sua ignoranza.

(Luca Bagatin)

venerdì 10 maggio 2024

"Pace Terra Dignità", l'unica lista seria per la pace e la democrazia in Europa. Articolo di Luca Bagatin


La lista “Pace Terra Dignità”, promossa da Michele Santoro, dopo mille peripezie burocratiche, sarà presente alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno prossimi.

Ne sono lieto e mi sembrava già assurdo non permettere all'unica lista di buonsenso di essere presente alle consultazioni europee, in questo drammatico momento storico.

Già da anni è impedito a milioni di elettori italiani di far sentire la propria voce, a causa di una legge elettorale non democratica che impone un non democratico sbarramento al 4%.

Ci mancava anche una assurda raccolta di firme, che solamente le liste non attualmente presenti in Parlamento sono obbligate a presentare.

Superato, dunque, anche questo scoglio, ecco che l'unica lista che si contrappone alla guerra, allo sfacelo e all'indegnità proposta da tutte le altre forze politiche italiane, pseudo socialiste, pseudo ambientaliste, pseudo liberali, profondamente di estrema destra più o meno camuffata, sarà presente.

L'unica lista che propone il cessate il fuoco in Ucraina e in Medio Oriente e lo stop all'invio di armi. L'unica lista che propone pace e democrazia in una Europa che ha perso ogni logica e buonsenso. L'unica lista che si batte per i diritti dei curdi e delle minoranze in Europa. L'unica lista che promuove la sovranità degli Stati europei, contro ogni fondamentalismo union-europeista. L'unica lista che propone il rilancio del ruolo euro-mediterraneo del nostro Paese (così come peraltro proponeva Bettino Craxi) e promuove il rilancio dei rapporti con Africa e Asia, oltre che con i BRICS, importantissima alleanza socio-economica, che è destinata a diventare il perno di un Nuovo Ordine Mondiale Multipolare, inclusivo e cooperativo. L'unica lista che propone di sganciarci dal vassallaggio del Presidenti USA di turno e dei loro staff, sempre più irresponsabili e incompetenti sotto il profilo geopolitico. L'unica lista che propone il superamento della mentalità della Guerra Fredda e che promuove una Costituzione Mondiale “con la creazione di efficaci Istituzioni di garanzia per la pace e l’effettività dei diritti e dei valori riconosciuti come comuni all’intera umanità”, come scritto nel programma della lista stessa, leggibile integralmente a questo link: https://paceterradignita.it/programma/. L'unica lista che propone un mondo più giusto, nel quale le risorse vengano equamente distribuite, rilanciando settori strategici ed essenziali per i cittadini: sanità, scuola, ricerca, formazione.

La mia storia politica è molto differente rispetto a quella di Michele Santoro e di molti candidati della sua lista, ma il loro programma mi trova concorde e molti sono i punti in comune con quanto scrivo da tempo e in particolare nel mio ultimo recente articolo, leggibile a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/05/un-mondo-piu-giusto-un-nuovo-ordine.html

Da moltissimi anni ritengo che in Europa non esistano più i valori fondanti della democrazia e della civiltà. Non esistono più i valori del socialismo democratico e del repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che sono alla base della mia formazione politica. Ma non esistono più nemmeno i valori del liberalismo risorgimentale e del cristianesimo sociale.

Sono pochissimi gli esponenti politici veramente seri in Europa: Jeremy Corbin, Jean-Luc Mélenchon, Mick Wallace, George Galloway, i socialdemocratici slovacchi, i neo-bonapartisti francesi e pochi altri.

Esistono perlopiù esponenti politici che solamente a parole dicono di rifarsi a questi valori. Salvo rivelarsi dei fondamentalisti e degli estremisti della destra più oscura.

Come ho spesso scritto, occorre porre un argine a tali fondamentalismi, ovvero: fondamentalismo atlantista in luogo di pragmatismo; fondamentalismo parolaio e infarcito di slogan, anziché investimenti in settori chiave (sanità, ricerca, formazione, sicurezza interna e internazionale); fondamentalismo guerrafondaio, anziché ricerca del dialogo, della cooperazione e dello sviluppo; fondamentalismo europeista, senza avere un'idea di medio-lungo periodo sul presente e il futuro dell'Europa; fondamentalismo della promozione dello “sballo” e della “vita facile”, anziché promozione dell'inquadramento delle giovani generazioni al lavoro e al contributo nei confronti della società e delle persone più deboli.

Per questo non posso minimamente credere ai vari Fratelli Meloni, Cinque Grilli, PD, Lega Salvini e ai vari gruppi guidati da Tajani (uno dei peggiori Ministri degli Esteri, assieme a Di Maio, che l'Italia abbia mai avuto, esattamente opposto alla serietà e lungimiranza di Gianni De Michelis), Renzi, Bonino e Calenda. Né posso credere nemmeno alle varie listarelle complottiste, che non mancano mai in questo immenso Circo Barnum.

Il mondo di oggi non è più complesso rispetto a quello di ieri. Semplicemente oggi esistono politici che non sono all'altezza del ruolo che ricoprono o vogliono ricoprire. Non conoscono la Storia, non la studiano, non la approfondiscono. Snocciolano slogan e promuovono soluzioni ideologiche e fondamentaliste, probabilmente senza nemmeno rendersene conto.

Non è con le assurdità dei vari Biden, Macron, Von Der Layen, Draghi e con i loro fondamentalisti sostenitori che il mondo Occidentale potrà ricominciare a svilupparsi, ma con il buonsenso, la cooperazione e lo sviluppo, nell'ambito di quella che l'ottimo prof. Giancarlo Elia Valori definisce “comunità con un futuro condiviso”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 10 settembre 2022

Superare l'ego e l'ipocrisia ("Penso, quindi (non) sono")

L'ego è la più grande malattia congenita delle società liberal capitaliste, in particolare Occidentali.
Andrebbe identificata e trattata come tale, in quanto portatrice di violenza, propagazione del potere politico ed economico e della sottomissione dell'essere umano stesso e della sua psiche a tale patologia, di cui non è nemmeno consapevole.
Curando l'ego e annullandolo, si possono curare gran parte delle storture del mondo e delle sue sofferenze.
E superare la barriera della materia che imprigiona le società.
 
(Luca Bagatin) 

I conflitti nascono quando le persone non si spiegano.
Spesso non si spiegano perché hanno paura di offendere il prossimo. Oppure non lo fanno per orgoglio o per altre ragioni.
Se non ci si spiega, se non si parla chiaro, nascono conflitti o eventuali diffidenze. Entrambi aspetti a volte insanabili.
Quasi mai le persone si spiegano. Ciò rende spesso i rapporti fra le persone (persino fra gli Stati, se ragioniamo in termini geopolitici) molto difficili, specie sul lungo periodo.
Le uniche persone a dire sempre ciò che pensano e ad essere chiare sono spesso le persone con la sindrome di Asperger. E pensare che questa cosa viene, nella malata società attuale (fondata sull'ego e sulla "razionalità"), considerata una "malattia". E per questo le persone Asperger vengono evitate e isolate. O giudicate come inferiori (sic!).
Forse la vera malattia è l'ipocrisia, ma non viene diagnosticata come tale. Forse è la diffidenza la malattia e sicuramente lo è la paura e il giudizio altrui.
Paura e giudizio (inteso nel senso di "giudicare gli altri"), sono i cani da guardia dell'ego. Che, se non curato e superato, porta a conflitti insanabili.
 
(Luca Bagatin, agosto 2019)

venerdì 26 agosto 2022

"Addio alle urne", un saggio di Francis Dupuis-Déri. Articolo di Luca Bagatin

 

“L'ideologia elettoralista, confondendo volutamente la democrazia con il regime parlamentare, ci porta a credere che tracciando una semplice X su una scheda elettorale si possa davvero influenzare la politica di un paese. Che ingenuità! La funzione del voto è ormai quella di mantenere viva un'illusione, la sovranità popolare, e di nascondere un'ovvietà: il potere politico è detenuto da altri”.

Questa la sintesi - riportata in quarta di copertina - del saggio “Addio alle urne” - edito recentemente in Italia da Elèuthera - di Francis Dupuis-Déri, canadese, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell'Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Dupuis-Déri, ricorda come, sia negli USA che in Francia, uscite entrambe dalle rivoluzioni borghesi del XVIII, i rispettivi Padri fondatori, non abbiano mai preteso di fondare delle democrazie, in quanto non volevano affatto che i rispettivi popoli potessero governarsi direttamente, come invece avveniva nell'Antichità, ad Atene.

Il loro modello non era Atene, ma Roma” - scrive Dupuis-Déri – “con il suo senato, le elezioni e l'assenza di assemblee popolari”.

Dupuis-Déri spiega, in particolare, come già ai tempi dell'Antica Roma, il politico Quinto Tullio Cicerone, facesse presente ai candidati – nel suo “Manualetto di campagna elettorale” - che l'elettorato preferisce “una menzogna da parte tua piuttosto che un rifiuto” e che “ciò che è indispensabile è conoscere i nomi degli elettori, saperli adulare, frequentarli, mostrarsi generosi, curare la propria reputazione, e suscitare forti speranze per il modo in cui sarà condotta la cosa pubblica”.

In tal senso, spiega Dupuis-Déri, “Il mito della rappresentanza del popolo o nazione è profondamente antidemocratico, in quanto serve a convalidare il potere esercitato dai parlamentari sui loro concittadini, facendo loro credere di agire in loro nome e a loro vantaggio”.

In realtà, secondo quanto affermato nel saggio di Dupuis-Déri “Il sistema elettorale favorisce l'ascesa al potere di individui ambiziosi e arrivisti, sia sul fronte dei partiti progressisti che su quello dei partiti conservatori e reazionari”.

Dupuis-Déri ricorda, fra gli altri, la figura del rivoluzionario e filosofo scozzese John Oswald (1730 - 1793), il quale servì nell'esercito britannico in India e, successivamente, si unì ai rivoluzionari in Francia, ove prese parte alla celebre presa della Bastiglia e morì a difesa della Rivoluzione, oltre ad essere stato amico di Thomas Paine, eroe della Rivoluzione americana.

Oswald, secondo quanto ci riferisce Dupuis-Déri in “Addio alle urne”, trovava ridicolo il principio della rappresentanza politica e riassunse il suo pensiero nel breve saggio “Le Gouvernement du peuple”.

In esso, Oswald, fra le altre cose scrisse: “Confesso che non ho mai potuto pensare al sistema rappresentativo senza restare sorpreso dalla credulità, direi quasi dalla stupidità, con cui la mente umana abbocca alle più patenti assurdità. Se un uomo dicesse seriamente che la nazione deve pisciare per delega, lo si bollerebbe come un mentecatto: eppure pensare per delega è un'idea che non solo viene accolta senza sorpresa, ma addirittura con entusiasmo”.

Oswald proponeva, dunque, “un sistema libero dal parlamentarismo e costituito da una molteplicità di luoghi decisionali a livello locale, dove la gente potesse riunirsi e deliberare nelle assemblee popolari”. E, l'Autore prosegue: “Per le decisioni che richiedono un coordinamento su larga scala, proponeva un sistema federale in base al quale le assemblee locali potevano inviare dei portavoce per offrire consigli e informazioni ad altri portavoce, che li avrebbero poi riferiti alle loro assemblee locali, e così via”.

In tal modo, in sostanza, i portavoce, non avrebbero avuto il potere di prendere decisioni al di sopra delle assemblee locali, che avrebbero, invece, mantenuto ogni potere, compreso quello di rimuovere i portavoce medesimi.

In particolare, il saggio di Dupuis-Déri, fa presente come le cosiddette “democrazie parlamentari” o “rappresentative” siano state create nel Medioevo e che a ideare i parlamenti siano stati i Re e non certo rappresentanti delle classi popolari.

Inizialmente, infatti, si trattava di raduni occasionali nei quali il Re radunava i “grandi del Regno”, per introdurre nuove tasse. Il parlamento, inizialmente, era una sorta di riunione dei nobili, alla Corte del Re. Nel corso dei secoli, tali raduni, divennero occasioni per i nobili per esporre lamentele al Sovrano e chiedere rivendicazioni.

Solo con la Rivoluzione francese si arriverà al sistema parlamentare come lo conosciamo, ma anche lì, a comandare, furono sempre delle élite ristrette, che peraltro escludevano del tutto le donne e i rappresentanti del cosiddetto Quarto Stato, ovvero i settori più poveri e proletari.

Il saggio di Francis Dupuis-Déri, che è un vero e proprio excursus storico relativo all'elettoralismo e alla necessità di superarlo, per approdare alla democrazia autentica e diretta, è molto interessante, anche perché è una critica a chi critica a prescindere l'astensionismo, spesso attivo, che molti cittadini, da tempo, mettono in atto. In quanto preferirebbero auto-rappresentarsi e auto-gestirsi, come vorrebbe l'essenza stessa della democrazia.

In questo senso è molto interessante anche la postfazione di Moreno Mancosu, ricercatore di sociologia politica presso l'Università degli Studi di Torino, analista, in particolare, di comportamento elettorale.

Mancosu, ad esempio, analizzando le elezioni politiche italiane del 2018, in cui hanno votato circa 34 milioni di cittadini, ravvisa come il peso di ogni singolo voto, ovvero la capacità di spostare le percentuali effettive dei partiti, corrisponda allo 0,0000029%. Praticamente nulla, in sostanza.

Francis Dupuis-Déri, conclude il suo saggio affermando come, piuttosto che sprecare energie incardinandole nei processi elettorali, sarebbe molto più utile e razionale incanalarle “verso le comunità, le mobilitazioni popolari e i movimenti sociali, per lavorare alla costruzione di società che incarnino davvero la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà e l'aiuto reciproco”. Attraverso un processo che guardi al “campo della democrazia (diretta) e dell'autogestione”.

Del resto, due propugnatori della democrazia popolare e del socialismo, nonché dei fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, ovvero Karl Marx e Michail Bakunin, pur essendo diversissimi fra loro, su questo campo la pensavano in modo assai simile.

Marx, infatti, affermava: “Agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”.

L'anarchico Bakunin, per contro, scriveva cose piuttosto simili, ovvero “Democrazia rappresentativa - forma di Stato, fondata sulla pretesa sovranità, di una pretesa volontà del popolo che si suppone espressa da sedicenti rappresentanti del popolo in assemblee definite popolari, riunisce in sé le due principali condizioni necessarie al loro progresso: la centralizzazione dello Stato e la reale sottomissione del popolo sovrano alla minoranza intellettuale che lo governa, che pretende di rappresentarlo e che infallibilmente lo sfrutta”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 8 agosto 2022

Freak Power against Power: Hunter S. Thompson and Eduard Limonov

"Se il capitalismo significa che i pochi ricchi si nutrono di molti poveri, allora penso che debba essere riformato o peggio"
 
(Hunter S. Thompson, candidato del "Freak Power " nella campagna per diventare sceriffo di Aspen, 1970)
 
 
 
"...ho sognato di essere un ladro onesto e di principio, come Robin Hood"
 
(Eduard Limonov)


mercoledì 23 febbraio 2022

Movimento Seggio Vuoto...da un'idea (anti)politica di Riccardo Merendi

L'amico scrittore e ingegnere meccanico Riccardo Merendi ha lanciato, alcuni giorni fa, il Movimento Seggio Vuoto e mi ha proposto di collaborarvi.

Trovo la sua iniziativa interessante e abbastanza in linea con un'idea storica del nostro pensatoio "Amore e Libertà", se vista in un'ottica di democrazia diretta e alternativa all'oligarchia elettoralistico-politica. E su questo punto, in particolare, vorrei incalzare Riccardo.

Su questo aspetto, nel 2016, avevo scritto uno dei miei tanti articoli in merito, leggibile qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2016/06/hanno-vinto-i-non-votanti-quando-una_6.html?m=0

Vorrei postare, dunque, qui di seguito, alcune delle idee/proposte di Riccardo Merendi e segnalare, in particolare, il gruppo di discussione che ha aperto su Facebook - in merito - e che può diventare un utile strumento di dibattito e confronto fra tutti coloro quali - aldilà delle idee politiche personali - credono nella necessità di superare uno status quo fatto di politici che non rappresentano altro che i loro interessi e quelli di un Potere totalmente lontano, se non addirittura opposto, ai cittadini e, nel senso più ampio del termine, alla democrazia stessa.

Democrazia che, o è diretta e pertecipativa, o non è democrazia, ma oligarchia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

"Chi è contento della attuale situazione politica e/o crede che con questi politici se ne uscirà, in questo gruppo non troverà alcunché di suo interesse e/o gradimento.
Agli altri, invece, quelli che non ne possono più, vorrei chiedere se tra pandemia, bollette, guerre, cemento, clima, transizione energetica, inquinamento, mafia, scuola, giustizia, sanità (potrei anche continuare) c'è un argomento che pensano possa essere risolto da questo "governo dei migliori" o da un parlamento continuamente scavalcato da decreti.
Sono un ing. meccanico di 62 anni, ho partecipato a diverse attività e sfido chiunque a dimostrare che prima di silurare un incapace che fa danni bisogna avere trovato un sostituto!
Se quasi metà degli elettori non vota, un motivo ci sarà: voglio pensare, magari sbagliando, che sia perché ritiene inutile sprecare tempo per dare una preferenza a qualcuno che sa già non essere in grado di fare cose utili per lui.
Quindi non mi rivolgo a quelli che "credono" a ciò che raccontano i politici sulle soluzioni promesse (anche se mai attuate), perché loro hanno la fortuna di avere la "fede", e con la "fede" non si discute.
Ma quelli che non votano non hanno la stessa fortuna (se avessero "fede" voterebbero) e forse sono stanchi di sentirsi raccontare favole che, invece di conciliare il sonno, diventano incubi sempre più spaventosi.
E si arriva alla conclusione: non "credi" a quello che i politici raccontano + non "credi" che questi politici sappiano risolvere i problemi = mandiamoli a casa!
Prendendo spunto da un noto proverbio: per un seggio, meglio vuoto che male occupato"
 
Riccardo Merendi
 
Il gruppo Facebook del Movimento Seggio Vuoto è il seguente: https://www.facebook.com/groups/668180214331048

lunedì 25 ottobre 2021

Il socialismo è democrazia popolare, non elettoralismo liberale

Nell'800 si diceva: "I socialisti lottano, non votano".
È stato quando settori socialisti si sono alleati con la borghesia e hanno accettato la "democrazia" liberale che hanno iniziato a mutare la loro natura.
Un "socialismo" annacquato non è più socialismo, ma becero liberalismo elettoralista e economicista, che fa l'interesse del grande capitale e dei padroni.
I socialisti non dovrebbero mai andare al governo se non mutando radicalmente i rapporti sociali, economici e di forza (come accaduto con le Rivoluzioni sovietiche, maioste, cubane...).
Ovvero proclamando l'avvento della società socialista e totalmente democratica. Mettendo al bando gli sfruttatori e quindi sollevando dallo stato di necessità gli sfruttati.
Senza mai più partiti borghesi né sovrastrutture.
 
(Luca Bagatin)

venerdì 30 aprile 2021

La democrazia o è diretta, partecipativa e socialista o è altro

Per Sindaci e Assessori ogni loro atto, ordinanza, opera, è un'"opera di pubblica utilità".
Occorrerà poi vedere se i cittadini, nel loro insieme, la pensano allo stesso modo.
Certo, se i Sindaci e gli Assessori fossero obbligati - per legge - a pagare di tasca loro le loro cosiddette "opere di pubblica utilità", sarebbero meno sicuri di loro stessi.
E' facile fare le cose con i soldi altrui.
Per mia fortuna, sebbene mi sia candidato in elezioni amministrative (ma solo per tentare di sovvertire le regole del gioco), non ho MAI votato a nessuna elezione amministrativa.
Non accetterei MAI di votare qualcuno che prenda decisioni al posto mio (o dei cittadini, in generale) e che, PERALTRO, per farlo, venisse pagato dalla collettività!
Non sono così matto, né così stupido. 

(Luca Bagatin)
 
L'Italia, dopo il 1945, passò da un fascismo a un altro.
Passò dal mussolinismo alla DC, ovvero un partito che perpetrò il male sapendo di perpetrarlo.
Il resto è mera retorica.
Il problema è che, da quel nuovo fascismo, non siamo mai usciti.
 
(Luca Bagatin) 
 
Allo Stato di diritto individualistico preferisco lo Stato di dovere verso la comunità.
Per questo riconosco superiorità morale a Paesi come Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam e Laos e inferiorità a UE e USA (la cui molle mentalità, fondata sul danaro e il profitto, oltre ad avere distrutto ogni valore, non ha saputo gestire al meglio la pandemia).
 
(Luca Bagatin) 
 
La retorica dell'antifascismo, in Italia, mi ha sempre lasciato indifferente.
Questo perché vi è assenza di antifascisti autentici, ovvero che critichino e lottino per sovvertire: capitalismo, europeismo e liberalismo.
I totalitarismi di oggi, di cui il fascismo fu semplicemente una costola.
 
(Luca Bagatin)

lunedì 17 agosto 2020

Referendum sul taglio dei parlamentari, un falso problema. Ciò che occorre è una democrazia autentica. Articolo di Luca Bagatin

Il taglio dei parlamentari, che sarà o meno decretato in Italia con l'esito del referendum del mese prossimo, appare, invero, un falso problema.
In sé non è un attacco alla democrazia, come affermano molti, in quanto la democrazia è governo diretto del popolo e non ha nulla a che vedere con la cosiddetta “rappresentanza” che scaturisce dalle elezioni. Al massimo – il taglio dei parlamentari – può impedire ulteriormente ai partiti minori di avere spazi elettorali, ma ciò è semplicemente in linea con quanto proposto da decenni dai partiti maggiori, con i vari sbarramenti elettorali e sistemi maggioritari.
E' chiaro che ciò riduce spazi di discussione, ma sono comunque spazi che rientrano sempre nell'ambito partitico e non hanno nulla a che vedere con la volontà diretta dei cittadini.
La democrazia, invero, prevede che sia il popolo stesso a decidere per sé stesso, senza mediazioni di sorta, fatte di ideologismi, di lobbismi ed interessi particolari, come spesso rischia di accadere nell'ambito dei partiti e dei politici che li compongono.
La democrazia, dunque, o è partecipativa e diretta o è un'altra cosa.
E perché sia tale, si presuppone elevazione intellettuale e morale del popolo che, attualmente, si lascia guidare come un bambino da partiti, politici e lobby economiche di riferimento.
Un popolo non elevato intellettualmente o moralmente non può pensare né di governare, né di essere libero e quindi di pretendere democrazia.
Occorre, dunque, lavorare su questo.
Affinché la democrazia partecipativa sia possibile, sono dunque necessarie delle assemblee popolari pubbliche. Ove le persone tornino a parlarsi e a confrontarsi direttamente, guardandosi negli occhi. Venendo meno le sezioni di partito di un tempo, che erano anche palestre di formazione politica e di confronto, oggi, è più che mai auspicabile un sistema assemblearista aperto, su base federata il più possibile: a partire dai quartieri e via via sino ai livelli superiori. Ovvero dalla periferia sino al centro.
Il sistema della democrazia partecipativa sarebbe quanto di più democratico possibile, ma ciò presuppone che si investa fortemente nella scuola e nella formazione politica delle persone. I partiti stessi, le associazioni culturali, le fondazioni ecc... dovrebbero e potrebbero mutare la loro funzione in questo senso, ovvero tornare ad essere luoghi in cui formare le persone.
Nella scuola (oltre che nella sanità) si dovrebbe investire almeno il 50% del PIL, perché unico vero settore di crescita e di sviluppo umano, che è di gran lunga più importante della crescita economica, utile solo a chi vuole arricchirsi e accumulare beni materiali.
La democrazia partecipativa presuppone anche che ogni realtà locale torni ad essere una comunità di persone che vivono la medesima situazione e non un insieme di atomi separati, ciascuno arroccato nel proprio orticello e nel proprio particolaristico ed egoistico interesse.
In questo senso, la democrazia partecipativa si coniuga con un sistema economico e sociale che superi egoismo, interesse e capitalismo, ovvero introduca forme di autogestione socialista ove ogni cittadino sia responsabile nei confronti di sé stesso e dunque dell'intera comunità.
Un sistema sociale e economico radicalmente sovvertito e opposto a quello presente. Un sistema fondato ad esempio sul baratto, sull'economia del dono e di sussistenza, sul superamento del danaro quale mezzo di scambio, sul superamento del lavoro salariato (in favore del lavoro cooperativo e volto al benessere collettivo) e dell'interesse economicistico e egoistico.
Sistema di democrazia diretta e partecipativa fu quello dell'Agorà Greca, oltre che per molti versi quello profetizzato dal saggista David Van Reybrouck nel suo libro "Contro le elezioni - perchè votare non è più democratico", edito da Feltrinelli e nel quale egli propone una realtà ove il Parlamento sia composto da persone estratte a sorte.
Una proposta peraltro contenuta anche nel saggio "Semplicemente liberale" di Antonio Martino. Che è un sistema non lontano da quello cubano - ove i candidati all'Assemblea Nazionale sono scelti a partire da assemblee di quartiere, su vari livelli e i deputati svolgono il loro lavoro a titolo gratuito, quale servizio alla comunità - o da quello dei primi Soviet di Lenin e della Libia socialista di Gheddafi, nella quale – a dispetto delle fake news e della disinformazione in merito - vi erano congressi e comitati popolari aperti ai cittadini.
Un sistema auspicato da tempo anche in Francia, sia dai Gilet Gialli che dal filosofo Alain De Benoist, il quale è da sempre un fervente critico della cosiddetta “democrazia rappresentativa” tipica dei regimi liberali. Ovvero quella che delega ad altri, sottraendo così sovranità ai cittadini.
Ridurre il numero dei parlamentari è quindi un problema piuttosto fasullo e utile solo ai politici per alimentare un vuoto dibattito, che ancora una volta ha poco a che vedere con le necessità dei cittadini.
I quali dovrebbero iniziare da subito a formarsi, approfondire, studiare, eleversi moralmente e intellettualmente. Smetterla con inutili cicalecci mediatici, assurdi complottismi, inutili contrapposizioni o reciproci sospetti.
Il nemico è una realtà che rende le persone schiave dell'egoismo. Il nemico è una realtà che promuove la concorrenza fra le persone e l'accumulo di beni materiali. Il nemico è una realtà che distrugge l'ecosistema e che promuove il ricco borghese a scapito della comunità. Il nemico è una realtà che distrugge la sanità, la scuola, la ricerca e la formazione.
Occorre dunque più democrazia. Il che presuppone più intelligenza, meno ignoranza, meno egoismo. Più senso di comunità, di moralità (senza moralismo) e del dovere.

Luca Bagatin

mercoledì 25 aprile 2018

Sulle elezioni politiche italiane, la sconfitta delle élite e prospettive socialiste autogestionarie. Articolo di Luca Bagatin tratto da Pensalibero.it del 18 marzo 2018

Di fronte alla scomparsa ormai da tempo, in tutta Europa, della divisione storica risalente alla Rivoluzione Francese fra destra e sinistra, possiamo dire che alle elezioni politiche italiane, quelle sconfitte, sono state le forze dell'austerità, dell'europeismo tecnocratico, della visione liberal-capitalista a guida USA del mondo.
Ad essere sconfitte, in sostanza, volendo usare le categorie politiche care ai filosofi Christopher Lasch, Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, sono state le forze che rappresentano le élite.
Lungi dal pensare che le forze elettoralistiche maggioritarie uscite dalle urne, ovvero il Movimento Cinque Stelle e la Lega, rappresentino quel populismo originario caro sia a Lasch, Michéa e a De Benoist, ovvero rappresentante del Quarto Stato e del socialismo autentico, possiamo ad ogni modo dire che l'elettorato italiano si è espresso in massa - come in altri Paesi europei - in favore di forze alternative al modello unico liberal-europeista a tutela unicamente dei ceti medio alti.
Aspetto simile è peraltro accaduto anche alle elezioni Presidenziali francesi, ove la maggioranza dei voti, se sommati fra loro, sarebbe stata ottenuta dai partiti populisti Front National (21,3%) e dalla France Insoumise (19,58%) e solo una propaganda avversa ad un inesistente "fascismo" ha determinato la sconfitta - al secondo turno - di Marine Le Pen e l'incoronazione del rappresentante delle élite finanziarie Emmanuel Macron, continuatore delle politiche precarieggianti e di austerità intraprese dai suoi predecessori sedicenti socialisti, in realtà liberal-capitalisti.
La volontà degli elettori è dunque chiara: no alle politiche globaliste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Unione Europea. Che ciò possa essere recepito dai Cinque Stelle e da un centrodestra a guida leghista è tutto da vedere ad ogni modo. Del resto tali partiti e la medesima Le Pen, rispetto alle promesse originarie, hanno purtroppo ridimensionato molto i loro programmi relativi ad una uscita dall'Unione Europea e dalla Nato.
Interessante ad ogni modo sarebbe il dialogo fra la Lega ed il Presidente russo Putin, la cui Russia è attualmente l'unico vero argine al terrorismo islamico, come si è ben potuto vedere in Siria. Una Russia che da tempo guarda ad un mondo multipolare, alternativo rispetto al monolitismo statunitense volto a destabilizzare Stati sovrani, come già accaduto in Stati laici e socialisti quali Iraq, ex Jugoslavia, Libia e non ultima la Siria, a tutto vantaggio dei fondamentalisti dell'Isis.
Putin ad ogni modo, lungi dal rappresentare anch'egli il modello del socialista e del populista autentico è, infondo, il rappresentante dei ceti più ricchi della Russia postmoderna e domenica 18 marzo, alle elezioni Presidenziali, dovrà vedersela con un candidato autenticamente socialista e che potrebbe seriamente impensierirlo, ovvero il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa, dato in ascesa nei sondaggi, ovvero Pavel Grudinin, erroneamente definito da taluna stampa occidentale quale "comunista capitalista". Grudinin, in realtà, è un ingegnere ed imprenditore agricolo della cooperativa "State Farm Lenin", ovvero una vera e propria fattoria collettiva i cui profitti vengono in larga parte investiti nello sviluppo di programmi sociali per i lavoratori e le loro famiglie, i quali hanno a disposizione case, cure mediche, parchi giochi e istruzione scolastica completamente gratuiti. Un vero modello di azienda socialista nella Russia postmoderna.
Interessante, almeno a parole, anche la proposta lanciata da Beppe Grillo di una società senza lavoro e basata su un reddito di nascita. Interessante in quanto critica nei confronti del modello unico capitalista, della crescita economica (che non è certo infinita e che danneggia i più deboli e l'ambiente), del consumismo e del lavoro ad ogni costo in una società ormai iper tecnologica e di non-lavoro ed ove le merci sono in sovrabbondanza, almeno per quanto riguarda la parte più ricca del pianeta.
Ovviamente tale proposta non è affatto originale, ma già da tempo auspicata da economisti della decrescita quali Serge Latouche e, anticamente, dall'antropologo e sociologo socialista Marcel Mauss, autore di un saggio sull'economia del dono.
Forse un ritorno a forme economiche mutualistiche e autogestionarie, come nelle idee e nell'attuazione pratica del socialismo, dell'anarchismo e del repubblicanesimo europeo originario (Pierre Leroux, Proudhon, Bakunin, Garibaldi, Mazzini, per molti versi Marx ed Engels) e successivamente di quello arabo e latinoamericano, mutuato proprio da quello europeo, potrebbe essere una soluzione atta ad andare incontro a quel Quarto Stato ormai non più rappresentato autenticamente da nessuno in Europa, ma che rappresenta ormai la maggioranza della popolazione sfruttata.
Non più lavoratori e salariati, quindi, ma unicamente produttori e proprietari del proprio lavoro (come nell'esempio dell'azienda agricola socialista del candidato russo Grudinin).
Forse anche un superamento del sistema del danaro ed un ritorno a forme di scambio paritario e del dono sarebbero auspicabili, come peraltro scrivo da tempo. Occorre, in sostanza, un cambio radicale di mentalità. Passare dall'attuale sistema fondato sull'ego, sulla competizione e sull'accumulo, ad un sistrma fondato sul bene ed il progresso della comunità e quindi dell'umanità.
La costruzione, in sostanza, di una autentica Civiltà dell'Amore e della condivisione, che non ha nulla a che vedere con la pseudo "condivisione" dei post sui cosiddetti "social"network, ma può rappresentare davvero un nuovo modello di sviluppo. Finalmente umano, sociale ed ecosostenibile.

Luca Bagatin

sabato 3 marzo 2018

L'assurdità dell'elettoralismo nelle parole Henry David Thoreau

"Ogni votazione è una sorta di gioco d'azzardo, come la dama o il "backgammon", con una lieve sfumatura morale, un gioco con il giusto e l'ingiusto, con le questioni morali; e naturalmente le scommesse lo accompagnano. Il buon nome dei votanti non è in discussione. Può darsi che io dia il mio voto in base a ciò che considero giusto; ma non è per me vitale che il giusto prevalga. Sono disponibile a lasciare ciò alla maggioranza. L'impegno del voto, dunque, non va mai oltre quello della convenienza. Persino votare per il giusto è un non fare niente per esso. Significa solo manifestare debolmente agli uomini il desiderio che il giusto debba prevalere. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga mediante il potere della maggioranza"

(Henry David Thoreau)

sabato 25 febbraio 2017

Un NON VOTO (d'amore e libertà) contro il sistema (ringraziando gli amici di "Rébellion")

Ringrazio gli amici e compagni di militanza della rivista francese Socialista Rivoluzionaria "Rébellion" per aver riportato sul loro sito ufficiale la mia traduzione italiana al loro appello al NON VOTO per le elezioni presidenziali francesi 2017.

Luca Bagatin
Amore e Libertà


Nessun candidato del sistema merita il vostro voto ! Appello dell’Rébellion per le elezioni presidenziali francesi

Le elezioni presidenziali francesi sono imminenti. Il bimestrale « Rébellion » ha lanciato un appello al non voto che mi sento e ci sentiamo di condividere: in Francia come in Italia e in tutta Europa, per rilanciare l’idea di democrazia popolare diretta; rifiutando la globalizzazione liberale che garantisce solo i ricchi; riaffermando che – alla base di qualsiasi politica economica – ci devono essere il bene comune e la giustizia sociale.  Riportiamo pertanto qui di seguito il testo dell’appello, tradotto in italiano e in lingua originale.
Traduction de Luca Bagatin de Amore e Libertà
tratto da http://rebellion-sre.fr/candidat-systeme-ne-merite-voix/
Mentre i lavoratori stanno lottando per conservare il posto di lavoro in tutta la Francia, mentre la miseria si deposita nel nostro paese, i politici liberali di Destra e Sinistra hanno occultato i problemi reali attraverso una campagna presidenziale scarsamente politicizzata. Hamon, Fillon e Macron: i candidati del sistema ! Che cosa propongono i candidati del sistema ? Delle leggi per i più forti e lo sfruttamento per tutti gli altri. Il loro programma comune ? Precarietà del lavoro, privatizzazione dei servizi pubblici, smantellamento del sistema scolastico, tagli alle pensioni ed alle indennità di malattia ! Al di là delle elezioni: lotta autonoma e popolare ! Dobbiamo uscire da questa impasse, superare un orizzonte bloccato e proporre un’alternativa credibile a questa grande carnevalata. Sulla base della difesa degli interessi popolari un programma di difesa del Popolo e della Patria che si fondi su tre assi portanti:
Il rifiuto della globalizzazione liberale che garantisce solo i più ricchi. L’affermazione che è il bene comune e la giustizia sociale che devono essere alla base di qualsiasi politica economica.
Il rifiuto della confisca della sovranità popolare europea da parte di istituzioni tecnocratiche e internazionali. La necessità di restituire al popolo la possibilità di essere artefice del proprio destino e di garantire la possibilità affinché esso possa partecipare attivamente e direttamente alle decisioni fondamentali che lo riguardano.
Il rifiuto della supremazia globalista sul mondo. Fare di tutto per garantire l’indipendenza della Francia e dell’Europa, attraverso l’emancipazione dal dominio atlantista ed attraverso il sostegno a tutte le lotte anti-imperialiste. Il popolo lotta ! Il popolo non vota !
Ci appelliamo a coloro i quali non sostengono i partiti del sistema affinché partecipino alla costruzione – attraverso l’azione comune – di una alternativa popolare, patriottica e rivoluzionaria al sistema. Per questo noi indirizziamo tale appello a tutte le forze vive al fine di marginalizzare la campagna presidenziale e lavorare tutti assieme per il futuro che si prepara !

martedì 23 febbraio 2016

"The Race for the White House": un videogioco di simulazione elettorale USA. Articolo di Luca Bagatin

La data delle elezioni USA si avvicina inesorabile e intanto, fra un “caucus” e l'altro, fra un'elezionie primaria e l'altra, il pubblico mondiale inizia a conoscere i nuovi candidati in lizza, ma soprattutto si incuriosisce relativamente ad un sistema elettorale assai diverso rispetto a quello europeo.
La principale casa produttrice di serious game, ovvero di videogiochi ludici atti ad educare il pubblico, è certamente la francese Eversim (www.eversim.com), della quale peraltro vi parlammo già in un altro articolo.
La Eversim, infatti, oltre a realizzare interessantissimi simulatori geopolitici, ha realizzato, alcuni anni fa, un simpatico ed utile simulatore elettorale improntato proprio sulle elezioni statunitensi: “The Race for the White House” (www.theraceforthewhitehouse.com).
Un gioco che, sebbene pensato per le elezioni presidenziali del 2012, è comunque di stretta attualità ed interessante a comprendere i meccanismi di voto negli USA, divertendo il pubblico.
Il gioco è interamente in inglese, ma devo dire che è assolutamente giocabile anche da chi ha una conoscenza sufficientemente basica della lingua (come il sottoscritto !).
Il gioco è semplice, appassionante, ma presenta non poche difficoltà ed asperità, così come ci si potrebbe aspettare quando si aspira alla poltrona di Presidente degli Stati Uniti d'America.
Ci troviamo dunque, all'inizio del gioco, a dover scegliere il candidato che vogliamo rappresentare. I candidati, sebbene con nomi leggermente modificati, rappresentano candidati reali: abbiamo infatti in lizza Barack Obama e Mitt Romney. Ma non solo. Possiamo infatti decidere di scegliere un candidato “terzista” fra i numerosi proposti: dal candidato del Partito della Giustizia al candidato del Partito Socialista della Libertà, sino al Refoform Party ed al Partito Verde Statunitense. Tutti verosimili e la cui voce è doppiata alla perfezione dai candidati originali.
Una volta scelto il candidato, comparirà una mappa degli USA e dei singoli Stati (alcuni saranno già stati conquistati dai Democratici e saranno di colore blu, altri dai Repubblicani e saranno dunque di colore rosso) nei quali dovrete recarvi al fine di tenere comizi, oppure fare dichiarazioni in tv ed accrescere, dunque, il vostro consenso popolare. A seconda delle vostre dichiarazioni pubbliche e dunque delle vostre scelte e strategie, avrete la possibilità di attirarvi contemporaneamente i consensi dei delegati necessari a conquistare lo Stato, oppure eventuali critiche, ma anche la possibilità di ricevere generose donazioni da parte delle lobby ed organizzazioni più influenti (e sono numerosissime, come nella realtà !).
Le donazioni in danaro vi daranno dunque la possibilità di acquistare spazi pubblicitari televisivi (e voi avrete la possibilità di decidere lo slogan degli stessi), oppure di costruire nuovi quartier generali (che vi faranno peraltro raccogliere ulteriori fondi), lanciare campagne elettorali in internet, oppure attraverso comizi pubblici o cartelloni pubblicitari.
Parimenti avrete la possibilità di boicottare i comizi dei vostri avversari e vi troverete anche a dover affrontare eventuali boicottaggi ai vostri danni.
Ogni campagna elettorale virtuale dura all'incirca un'ora di gioco e posso assicurarvi che è molto emozionante. In particolare il momento nel quale dovrete partecipare ai celebri dibattiti televisivi...“all'americana”, ovvero vi confronterete con il vostro avversario in diretta tv attraverso le incalzanti domande di un giornalista. Riuscirete a vincere il dibattito televisivo, ad accrescere il vostro consenso e quindi a conquistare il numero di delegati necessari a vincere la partita ?
Davvero entusiasmante scegliere un terzo candidato alla corsa alla nostra Casa Bianca virtuale. E' difficilissimo conquistare Stati e dunque consensi (specie se sceglierete la “campagna realistica”, ovvero quella nella quale il candidato terzista non ha alcuno Stato che lo supporta) e proprio tale ardua sfida rende più accattivante il gioco.
Personalmente mi è capitato di conquistare, con un candidato terzista, una volta uno e un'altra volta un paio di Stati. Ma confesso di essere un principiante. La vera soddisfazione è iniziare nuove partite e provare a conquistarne sempre di più sino a....magari riuscire con un piccolo partito a strappare la poltrona di Presidente degli Stati Uniti d'America ai Democratici ed ai Repubblicani !
“The Race for the White House”, scaricabile sia nel sito che vi abbiamo indicato, sia sulla piattaforma ludica Steam, è peraltro personalizzabile. Potete infatti modificare i nomi dei candidati, i loro slogan, i simboli dei loro rispettivi partiti ed i loro connotati fisici.
Un videogioco adatto a tutti, anche se forse lo è più ad un pubblico adulto ed appassionato di politica internazionale.
Da non perdere !

Luca Bagatin

lunedì 15 febbraio 2016

Riflessioni sul liberalismo e sullo statalismo. Ovvero sulla necessità del loro superamento in nome della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 febbraio scorso sono stato, in veste di curioso, ad un convegno cosiddetto “liberale” in cui vi erano molti cosiddetti "conservatori liberali", alcuni dei quali hanno affermato che il liberalismo economico significa, in sostanza, essere liberi di fare ciò che si vuole e che i "diritti" sarebbero dei "privilegi".
Ora, da studioso e da osservatore, direi che ciò è completamente errato.
Innanzitutto nel mondo materiale è IMPOSSIBILE essere liberi al 100%. Vivendo nella società e dunque scontrandosi/incontrandosi continuamente con innumerevoli persone e sistemi mentali, economici, psicologici, politici ecc... diversi e/o diversissimi fra loro, è IMPOSSIBILE non dover scendere a compromessi e dunque essere obbligati a rinunciare ad una parte della propria libertà.
In secondo luogo, il liberalismo economico non può non essere identificato con l'egoismo umano. E l'egoismo è antitetico alla società ed al vivere in società.
Puoi essere dunque libero a questo mondo, volendo estremizzare, in due soli modi: ritirandoti completamente dalla società oppure suicidandoti.
Diversamente, ciò che sostengono i liberali economici, è la creazione di un nuovo regime che, lungi dal liberare la società, la schiavizza sempre di più e sdogana, conseguentemente all'egoismo: la schiavitù del lavoro e del salario, oltre che la schiavitù dei bisogni indotti (il cui canale massimo è la pubblicità commerciale, che schiavizza le menti, inducendole ad acquistare prodotti e servizi di cui nella stragrande maggioranza dei casi non hanno alcun bisogno).
Una visione non dissimile, in sostanza, allo statalismo che, lungi dal liberare l'individuo, lo rende dipendente del sistema politico ed economico, qualsiasi sia il sistema economico ed il sistema politico di turno.
Una sana Civiltà dell'Amore, antitetica alla visione capitalistico-borghese-liberale ed alla visione statalista-corporativa, diversamente, si fonda sull'economia del dono. Sul donare e donarsi reciprocamente agli altri, nel rispetto della propria individualità ed essenza. Ovvero su un sistema che privilegi la socializzazione dei rapporti umani che vadano a superare ad ogni livello i rapporti economico-politici.
Ne consegue una sana autogestione consapevole volta al rispetto del nostro simile e dell'ecosistema nel quale vive.
Ne consegue un superamento delle barriere mentali imposte dal sistema mediatico/informatico veicolato dai media trazionali (giornali e tv, sostenute per la stragrande maggioranza da imprenditori e/o politici interessati) e dai cosiddetti “social-network” che di sociale non hanno proprio nulla e che permettono solo ad un manipolo di soggetti di accrescere il loro patrimonio economico.
Ne consegue un nuovo modello di vita che punti alla ricerca della libertà (una ricerca infinita ed incessante) e che giunga infine all'amore universale senza distinzioni.

Luca Bagatin
Presidente e fondatore del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà”

lunedì 15 giugno 2015

Video-intervista di Luca Bagatin al giornalista Gabriele Maestri a proposito del suo saggio "Per un pugno di simboli" (Aracne editrice)

Nell'intervista, fra le altre cose, si anticipa la pubblicazione del mio imminente saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (Ipertesto Edizioni), con prefazione del principe Antonio Tiberio Dobrynia.
Il video è stato realizzato da Debdeashakti, al secolo Debora De Angelis, già autrice della prefazione al mio precedente saggio "Ritratti di Donna".

L. B.