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sabato 1 agosto 2026

Nell'ultimo viaggio da Presidente, Gustavo Petro al fianco di Cuba contro embargo e minacce. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, nel suo ultimo viaggio ufficiale all'estero, ha deciso di visitare Cuba.

Scopo del viaggio, quello di sostenere l'Isola, che sta subendo un'aggressione da parte del regime statunitense e promuovere un dialogo internazionale che scongiuri l'embargo e un intervento armato contro di essa.

“Cuba è sotto attacco ed è vitale garantirne la sovranità nazionale e sostenerne la lotta per la sopravvivenza nei Caraibi”, aveva dichiarato il Presidente socialista colombiano, prima di recarsi a L'Avana, nei giorni scorsi.

Egli ha aggiunto che Cuba – in questi anni - ha formato 2.000 medici colombiani e ha contribuito a salvare “centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo con il suo vaccino contro il COVID-19”.

Il Presidente Petro è stato accolto, venerdì 31 luglio scorso, dalla Vice Ministro degli Esteri cubano, Josefina Vidal, prima di recarsi in Plaza de la Revolución all'Avana per deporre una corona al Memoriale di José Martí e successivamente incontrare il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel.

Il Presidente colombiano, nel suo incontro con le autorità cubane, ha sottolineato come il suo mandato e la Costituzione colombiana del 1991 lo abbiano sempre obbligato a lavorare per la pace, sottolineando l'importante ruolo della Colombia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E ha dichiarato: “Sono venuto per chiedere all'umanità di mostrare solidarietà a Cuba, affinché non ci sia un'invasione né un lancio di missili, e per proporre come alternativa, anche all'attuale governo degli Stati Uniti, al signor Rubio e al signor Trump, che si instauri un dialogo tra civiltà che devono essere uguali pur essendo diverse.”
Egli, riferendosi a quanto sta accadendo a Gaza, ha altresì aggiunto che “È tempo di dialogo. Ciò che sta accadendo in Medio Oriente non è motivo di festa; potrebbe essere il preludio a un olocausto globale, a una barbarie diffusa, ed è preferibile che il popolo degli Stati Uniti e il suo attuale governo reagiscano”.
In particolare ha puntato il dito contro il governo israeliano spiegando che “abbiamo un uomo come Netanyahu che pensa solo a salvare se stesso, cercando di perpetuare il suo potere in Israele, conducendo guerre al di fuori di Israele, cercando di intensificare le guerre al di fuori di Israele per salvarsi da un processo internazionale che, come i nazisti al processo di Norimberga, merita per essere un genocida”.

Il Presidente Petro ha aggiunto che “il popolo degli Stati Uniti non può essere complice di tutto ciò, e nelle mie conversazioni da Capo di Stato con i funzionari statunitensi, incluso il Presidente Trump, ho sempre detto loro che non possono essere complici di un regime genocida se riconoscono la storia degli Stati Uniti nel XIX e XX secolo”.

Egli ha spiegato che questo è il momento del dialogo fra le civiltà e che occorre costruire un ponte “per l'umanità nella diversità, per la vita e per la libertà”, riferendosi anche alla necessità di costruire un dialogo fra gli USA e Cuba.

Il Presidente cubano, Diaz-Canel, nel ringraziare il Presidente Petro, ha aggiunto: “Abbiamo apprezzato la sua profonda solidarietà e il fermo sostegno al nostro Paese di fronte alle minacce di aggressione, al blocco energetico e all'intensificarsi dell'embargo economico statunitense. Ribadiamo l'incrollabile impegno del nostro Governo per la pace in Colombia”.

Nel frattempo, in Colombia, il Presidente eletto, Abelardo de la Espriella, rappresentante dell'estrema destra, ha affermato di voler chiudere l'Ambasciata colombiana all'Avana e di voler interrompere ogni rapporto con Cuba, secondo i desiderata del regime statunitense.

Luca Bagatin

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giovedì 23 luglio 2026

Colombia. Il Presidente uscente Gustavo Petro rilancia le accuse di frode e chiede l'annullamento delle elezioni. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato che è stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento delle elezioni presidenziali che hanno visto vincere, per soli 250.000 voti, il candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella.

Il Presidente Petro ha parlato di manipolazione algoritmica dei voti espressi all'estero, nell'ambito del ballottaggio tenutosi il 21 giugno scorso e ne ha richiesto il riconteggio.

Egli ha altresì denunciato che il sito web sul quale aveva presentato le prove della frode è stato oggetto di un attacco informatico.

Il Presidente Petro ha scritto su X che “Hanno appena rimosso la pagina dove si trovavano le prove che avevo presentato sulla frode elettorale algoritmica negli Stati Uniti. Non appena pubblicheremo nuovamente le prove, chiunque sia in possesso del materiale dovrebbe registrarlo, in modo che la rimozione della pagina diventi inutile. Questo dimostra che c'è stata effettivamente una frode elettorale”.

Egli ha insistito sul fatto che “l'insieme delle prove e la causa sono stati presentati ai tribunali, ma saranno presentati pubblicamente, attraverso i social media, a tutto il Paese” aggiungendo che “Il movimento dei testimoni digitali ha realizzato dei video in un linguaggio semplice, così che anche io possa capire come è stata commessa la frode elettorale dalla Registraduría Nacional e dai fratelli Bautista, che dovrebbero finire in carcere, se in Colombia esiste davvero la giustizia”.

Egli si riferisce a Felipe, Camilo e Fernando Bautista Palacio, amministratori del gruppo imprenditoriale Thomas Greg & Sons, azienda privata che, per conto dello Stato colombiano, lavora in settori particolarmente sensibili quali la stampa di sicurezza, la gestione dei documenti di identità e la logistica elettorale.

Petro ha puntato il dito in particolare contro Trump e Netanyahu, dichiarando, in merito: “Non credo che Trump ignori di aver fornito supporto: lo ha fatto e lo ha ammesso, e abbiamo scoperto come Netanyahu abbia appoggiato la manipolazione della legittima volontà della maggioranza del popolo colombiano”.

In merito ha sostenuto che il popolo colombiano avrebbe eletto, in realtà, Ivan Cepeda, leader della coalizione di sinistra, socialista democratica Pacto Historico, che, secondo i dati ufficiali, avrebbe ottenuto il 48,7%, ovvero solamente 250.000 voti in meno rispetto al candidato dell'estrema destra.

Petro ha sottolineato che, se fosse confermata la vittoria dell'estrema destra, il nuovo governo della Colombia avrebbe sede “a Miami e Washington”. E, in merito, ha dichiarato: “Siamo passati dallo status di repubblica a quello di vicereame, proprio come 216 anni fa… È tempo di alzare di nuovo la voce per l'indipendenza”.

Ivan Cepeda, nel ricordare la fine del mandato presidenziale di Gustavo Petro, ha voluto sottolineare come egli rimarrà sempre una figura importante del Pacto Historico e della sinistra colombiana. In tal senso ha dichiarato: “Con la conclusione del suo mandato presidenziale, salutiamo un capo di Stato, ma non il principale leader del progressismo in Colombia, che, fortunatamente per la nostra società, continuerà a servire il nostro popolo per molti altri anni.
Per tutte queste ragioni, oggi propongo che Gustavo Petro assuma la presidenza del Pacto Historico come nuovo partito politico.
Con questa decisione, che non dubito verrà accettata all'unanimità, continueremo a rafforzare il nostro progetto politico e invieremo un messaggio inequivocabile al Paese: continueremo a progredire nella trasformazione sociale affinché la Colombia diventi una potenza mondiale di vita, pace, equità e democrazia”.

Luca Bagatin

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martedì 7 luglio 2026

Il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro denuncia brogli, annuncia ricorso e convoca una mobilitazione il 20 luglio. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente uscente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, ha dichiarato di non riconoscere la legittimità del nuovo governo dell'estrema destra guidata da Abelardo Da la Espriella.

Il Presidente Petro ha scritto in merito, su X, che “Gli algoritmi che hanno falsato i risultati elettorali sono stati utilizzati con le liste elettorali di coloro che non votano mai, sostituendole con elettori che potevano votare più volte o con elettori assenti nei seggi con giurie omogenee”.

Egli ha spiegato che nei seggi elettorali all'estero, ove il candidato dell'estrema destra ha ottenuto 177.000 voti in più rispetto al candidato della sinistra, Ivan Cepeda, i giurati provenivano dalla Colombia e non erano residenti negli USA o in Spagna. Situazione che il Presidente Petro ha definito “illegale”.

Il Presidente uscente ha altresì aggiunto che alcuni elettori, trasferiti per i Mondiali di calcio, avrebbero votato fino a sette volte, utilizzando l'identità di cittadini assenti.

Egli ha poi indicato la società di intelligence privata israeliana BlackCube come fornitrice di algoritmi difettosi e ha accusato la società di lobbying Balart di aver ricevuto milioni di dollari per promuovere l'immagine di De la Espriella e convincere Trump a sostenerlo.

Su Facebook, il Presidente Petro ha affermato, fra le altre cose:

“Ciò che sta arrivando è il fascismo, e il fascismo non è qualcosa con cui si può trattare, ma qualcosa da sconfiggere.

Non stiamo esagerando quando diciamo che il governo di Abelardo è stato eletto dall'estero, con voti inesistenti, in una percentuale automaticamente aggiustata da algoritmi creati da società private israeliane con l'approvazione del loro governo genocida, e gestiti dalla società che io stesso ho pubblicamente denunciato, ma che il Consiglio di Stato aveva già ordinato di rimuovere con una sentenza definitiva nel 2018.
Oggi abbiamo illustrato ai rappresentanti eletti l'arsenale di prove raccolte e presenteremo ricorso per l'annullamento delle elezioni, come è nostro dovere.

L'umanità conoscerà i fatti perché ciò che è accaduto in Colombia è già accaduto in altri Paesi, anche europei, e continuerà ad accadere. Non stiamo solo affrontando l'imminenza del fascismo in Colombia, ma forse il più grande attacco alla democrazia globale dai tempi di Hitler”.

Gustavo Petro, prima di lasciare il suo incarico, ha indetto, per il prossimo 20 luglio, giornata dell'indipendenza della Colombia, una mobilitazione per difendere le riforme sociali del Paese. Alla manifestazione parteciperà anche il candidato dell'opposizione Ivan Cepeda, sostenuto da Petro alle elezioni presidenziali.

Luca Bagatin

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venerdì 26 giugno 2026

Colombia: la sinistra annuncia una ferma opposizione al governo di estrema destra e rilancia la difesa di riforme e diritti dei cittadini. Articolo di Luca Bagatin

 

Le elezioni presidenziali, in Colombia, si sono concluse con la vittoria per pochissimi punti percentuali, del candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella, che ha ottenuto il 49,66% contro il candidato della sinistra, Iván Cepeda, che – con la coalizione Alleanza per la Vita - ha ottenuto il 48,7%.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico, di cui fa parte Iván Cepeda, partito di ispirazione socialista democratica e bolivariana, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale ha annunciato la sua ferma opposizione al governo di de la Espriella.

Forte di 43 deputati e 26 senatori, la coalizione di sinistra intende riaffermare il suo impegno a difendere le riforme sociali e i diritti acquisiti dai cittadini attraverso il governo presieduto da Gustavo Petro.

La coalizione socialista intende dunque intraprendere un'opposizione “ferma, democratica e mobilitata”, al fine di bloccare qualsiasi azione legislativa o amministrativa volta a “smantellare i progressi compiuti dal popolo colombiano”.

In particolare, l'attuale opposizione socialista intende concentrarsi sulla tutela della riforma agraria, sui diritti dei lavoratori e dei pensionati, sull'istruzione pubblica, sulla promozione della pace e sul rispetto delle libertà democratiche.

Tutti aspetti messi a rischio dall'estrema destra – fortemente sostenuta dal regime statunitense - oggi al governo.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico ha espresso la sua gratitudine per i settori che si sono mobilitati in favore della giustizia sociale, dai giovani alle donne, dagli agricoltori ai popoli indigeni.

Il gruppo parlamentare della sinistra ha anche annunciato la costruzione – attraverso un Primo Congresso Nazionale - di un Fronte Ampio per la Vita, ovvero un'iniziativa volta a riunire forze progressiste e popolari, che avrà come scopo la difesa della dignità e delle conquiste democratiche del popolo colombiano.

Luca Bagatin

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martedì 2 giugno 2026

Colombia. Il candidato della sinistra, Cepeda, sfida l'estrema destra al ballottaggio difendendo le riforme sociali e denunciando possibili brogli. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 31 maggio scorso, in Colombia, si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali.

A prevalere, il candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella che, con la coalizione Difensori della Patria, ha ottenuto il 43,7%.

Al secondo posto il candidato della coalizione di sinistra e socialista democratica Alleanza per la Vita, Iván Cepeda, il quale ha ottenuto il 40,9%.

E proprio Iván Cepeda aveva denunciato gravi irregolarità elettorali, mettendo in guardia contro pressioni e interferenze provenienti dal regime di Washington, i cui interessi sarebbero minacciati da una nuova vittoria delle forze socialiste.

Dopo attente verifiche, Cepeda ha dichiarato, ad ogni modo, che non sono state riscontrate prove di dimensione tali da considerare invalido il voto del primo turno e che affronterà l'avversario al ballottaggio del 21 giugno prossimo.

Iván Cepeda, 64 anni, filosofo e attivista per i diritti umani, ha sottolineato come una vittoria dell'estrema destra distruggerebbe le conquiste sociali portate avanti dal Presidente socialista Gustavo Petro, in quanto verrebbe eliminato il salario minimo; il sostegno all'istruzione pubblica e la gratuità delle tasse universitarie; la riforma agraria; inoltre verrebbero favorite le oligarchie corrotte.

Egli ha ricordato come, il suo avversario, Abelardo de la Espriella, sia noto per le sue posizioni misogine e omofobe, oltre che anti-ambientaliste e che una sua vittoria riporterebbe la Colombia indietro, ai tempi dei governi di Alvaro Uribe, quando il narcotraffico la faceva da padrone.

La coalizione di sinistra, con Cepeda, ha comunque conquistato consensi rispetto al 2022, quando fu eletto Gustavo Petro, passando da 8.542.020 di voti (40,3%) a 9.688.361 (40,9%), considerando anche un aumento dell'affluenza, dimostrando un trend positivo per le forze socialiste al governo.

Iván Cepedaha, dunque, ha invitato i giovani colombiani e i partiti di area ambientalista e liberali (in Colombia i partiti liberali sono di orientamento socialista democratico) a consolidare l'Alleanza per la Vita, per fermare – al secondo turno elettorale - quelle che ha definito “pratiche criminali del fascismo”.

Il Presidente della Colombia, Gustavo Petro, sostenitore di Cepeda, ad ogni modo, su Facebook, ha denunciato la possibile presenza di irregolarità nel voto, dichiarando: “Presento le prove verificate della possibile frode, che posso consegnare all'autorità competente.

Ho dichiarato di non riconoscere i dati preliminari del conteggio dei voti provenienti dal software dei fratelli Bautista perché dispongo dei dati.

Il mio impegno verso il mio popolo e il mio amore per il mio Paese, per il quale ho combattuto tutta la vita, mi impongono di rischiare tutto trasmettendo queste informazioni, e lo farò ora.

Il responsabile dell'anagrafe si è costantemente rifiutato di consegnare il codice sorgente, requisito fondamentale per la trasparenza elettorale.

L'ho fatto perché, con una sentenza plenaria del Consiglio di Stato del 2018, questo software è stato dichiarato vulnerabile sia dall'interno che dall'esterno del sistema.

Quando ho segnalato che il software era stato modificato in giorni in cui, per legge, avrebbe dovuto rimanere inattivo, il responsabile dell'anagrafe ha affermato che era impossibile.

Questo dimostra solo che l'anagrafe nazionale non ha alcun controllo sul software, come già sapevamo.

Il software è stato effettivamente modificato, e per ben due volte il 26 maggio 2026. La prima modifica è avvenuta alle 13:21:35. La prima votazione si è svolta all'1:00 e la seconda alle 19:21:13.

La modifica consisteva nell'alterazione del censimento elettorale e del numero di seggi e tavoli di votazione. Il quotidiano El Tiempo è riuscito a scoprire solo la modifica dei tavoli.

L'entità della modifica è la seguente:
Censimento ufficiale: 41.421.973. Questa cifra è stata modificata in DIVIPOL, utilizzando il software dei fratelli Bautista, il 26 maggio 2026, cinque giorni prima delle elezioni, portandola a 42.307.373.

La differenza corrisponde a 885.409 nuove tessere elettorali che non si erano registrate entro i termini di legge.

Anche il numero dei seggi elettorali è stato modificato, aumentandolo come segue:

Da 13.742 seggi ufficiali a 14.438 in DIVIPOL, il software dei fratelli Bautista; differenza: 696 seggi. Questo modifica il numero totale:
I seggi ufficiali, già registrati, sono 120.527, ma in DIVIPOL, gestito dai fratelli Bautista, che hanno condotto lo spoglio, ce ne sono 122.020, con una differenza di 1.493 seggi aggiuntivi, che potrebbero non essere stati conteggiati.

Posso dimostrare questi fatti dinanzi all'autorità competente.

Nel conteggio dei voti dei fratelli Bautista, 5.300 seggi risultano con più di 300 voti il ​​giorno delle elezioni, il numero massimo consentito durante l'orario di votazione; molti raggiungono i 700 voti.

È in questi seggi che si concentra il vantaggio di 635.000 voti di Abelardo su Cepeda.

Fornisco i dati completi relativi ai 5.300 seggi elettorali”.

Luca Bagatin

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sabato 16 maggio 2026

Contro l’embargo USA, anche la Russia rilancia il sostegno a Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre il regime di Trump continua a voler soffocare Cuba, inasprendo l'ideologico embargo che dura dal 1962, imponendo dazi ai Paesi che le vendono petrolio e introducendo misure restrittive alle banche straniere che collaborano con essa, oltre che agli operatori economici che vorrebbero investire a Cuba, la Russia ribadisce la sua volontà di continuare ad assistere l'Isola caraibica.

Un sostegno che si aggiunge a quello già garantito da Cina, Brasile, Messico, Colombia e Spagna.

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, incontrando il suo omologo cubano Bruno Rodriguez, alla riunione dei Ministri degli Esteri del gruppo BRICS a Nuova Delhi, ha ribadito la disponibilità della Russia di fornire a L'Avana il “necessario sostegno politico, diplomatico e materiale in un contesto di escalation senza precedenti”, confermando inoltre la posizione russa favorevole alla cessazione immediata dell'embargo economico, commerciale e finanziario statunitense imposto a Cuba. Una posizione sostenuta da tempo anche da Repubblica Popolare Cinese, Brasile, Messico, Colombia e Spagna.

Durante la riunione dei Ministri degli Esteri dei Paesi BRICS, il Ministro Rodriguez ha denunciato il regime statunitense anche per la minaccia di attacco militare diretto contro il Paese.

Secondo il rapporto del Ministero degli Esteri cubano, i danni causati dall'embargo statunitense hanno superato i 170 miliardi di dollari.

Luca Bagatin

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sabato 25 aprile 2026

Storico incontro, a Caracas, fra i Presidenti socialisti di Colombia e Venezuela, Gustavo Petro e Delcy Rodriguez. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto, venerdì 24 aprile scorso, a Caracas, presso Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, un importante incontro fra il Presidente della Colombia, Gustavo Petro e la Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez.

Entrambi i Paesi, oltre ad essere vicini geograficamente, hanno in comune la medesima Storia di liberazione nazionale, guidata da Simon Bolivar, negli Anni '20 del XIX Secolo e i rispettivi governi sono attualmente guidati da leader socialisti democratici e di ispirazione, appunto, bolivariana.

Entrambi i governi hanno concordato una serie di misure relative all'interconnessione di energia elettrica e gas; la promozione del turismo e la lotta contro la criminalità organizzata e transnazionale.

La Presidente Rodriguez ha elogiato l'ascesa al governo del Presidente Petro, nel 2022, sottolineando come essa abbia riaperto i canali diplomatici fra i due Paesi e ciò abbia permesso di rafforzare i rapporti commerciali ed economici, prima impediti dai governi di destra e filo-statunitensi.

L'agenda politica dei due Paesi intende dare priorità all'integrazione energetica, turistica e alimentare e entrambe le parti hanno concordato, altresì, di elaborare piani militari e di intelligence per arginare le bande criminali che imperversano in entrambi i Paesi.

Il Presidente Gustavo Petro, che ha solidarizzato con il Venezuela e il suo governo per l'attacco illegale subito dal Paese il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, culminato con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro e della First Lady, Cilia Flores, ha sottolineato la necessità di sviluppare un progetto volto a promuovere pace globale e democrazia e che sia contrapposto ai modelli che sostengono autoritarismo e conflitti.

Oltre a ciò, ha rammentato la necessità di riprendere il progetto bolivariano della Grande Patria, che promuova unità, integrazione economica, sociale e politica fra Colombia e Venezuela, rispettando le relative autonomie nazionali.

Egli ha altresì sottolineato la necessità di adottare strategie volte alla lotta contro il narcotraffico, l'estrazione illegale di oro e minerali rari e la tratta di esseri umani.

Quella del Presidente Petro è la prima visita di un capo di Stato in Venezuela dopo il rapimento del Presidente Nicolas Maduro ed entrambe le parti si sono dette molto soddisfatte.

Nel frattempo, sempre venerdì 24 aprile scorso, il tribunale federale statunitense ha permesso al Presidente del Venezuela Maduro e a sua moglie, Cilia Flores, di utilizzare le risorse dello Stato venezuelano per potersi difendere nel procedimento che li vede coinvolti a New York, con l'infondata accusa di narcotraffico.

Il Presidente Maduro e la moglie sono attualmente reclusi in un carcere di New York, dopo il rapimento illegale del 3 gennaio scorso, che ha completamente violato il diritto internazionale e l'integrità territoriale del Venezuela.

Fra i maggiori sostenitori della loro liberazione, a livello internazionale, lo storico cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Luca Bagatin

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sabato 10 gennaio 2026

Aggressione al Venezuela. La Presidente Delcy Rodriguez ringrazia Brasile, Colombia e Spagna per il sostegno ricevuto. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente ad interim del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, ha avuto colloqui telefonici con i Presidenti socialisti di Brasile, Colombia e Spagna.

Tanto il Presidente brasiliano Lula, che quello colombiano Petro e lo spagnolo Sanchez, hanno condannato l'aggressione illegale e criminale contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores.

La Presidente Rodriguez ha espresso gratitudine nei confronti del Presidente Lula da Silva, anche per l'assistenza fornita al Venezuela nei giorni successivi all'aggressione.

Ella ha affermato, altresì, che “Colombia e Venezuela sono Paesi fratelli, impegnati ad andare avanti assieme per affrontare e risolvere i problemi che ci riguardano, sulla base del rispetto reciproco e della cooperazione regionale”.

La Presidente Rodriguez ha espresso apprezzamento anche nei confronti del governo spagnolo, che ha ringraziato per la “posizione coraggiosa nel condannare l'aggressione contro il Venezuela”, esprimendo l'interesse del Paese al fine di lavorare assieme alla Spagna per un “ampio programma bilaterale” vantaggioso per entrambi i popoli.

La Presidente, ha ribadito che intende proseguire nell'affrontare la crisi, seguita all'aggressione statunitense, attraverso mezzi diplomatoci volti a salvaguardare pace e sovranità nazionale, richiedendo il rilascio del Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores e rafforzando il sistema sociale, socialista e ponendo al centro dell'agenda politica il potere popolare e la comunità.

Delcy Rodriguez, sorella del Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela Jorge Rodriguez, è figlia del politico e rivoluzionario socialista Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Lega Socialista, il quale fu brutalmente ucciso e torturato, a soli 34 anni, dai servizi di intelligence del Venezuela corrotto dell'epoca, nel 1976.

Luca Bagatin

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lunedì 5 gennaio 2026

Trump, dopo l'aggressione al Venezuela, minaccia Colombia, Messico, Cuba e Danimarca. I Presidenti di questi Paesi (tutti socialisti) gli rispondono per le rime. Articolo di Luca Bagatin

 

Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.

Il Presidente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social: “Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar, rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.

Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.

La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.

La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.

Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.

La Premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su Facebook che “Devo dirlo molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno, abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita”.

Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.

Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.

Luca Bagatin

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lunedì 15 dicembre 2025

Con l'elezione dell'estremista di destra Kast a Presidente del Cile l'America Latina libertaria e socialista arretra ulteriormente. La denuncia del Presidente colombiano Gustavo Petro. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha commentato molto duramente l'esito del secondo turno delle elezioni presidenziali in Cile che, domenica 14 dicembre scorsa, hanno visto la vittoria dell'estremista di destra José Antonio Kast, il quale ha ottenuto il 58% dei voti, contro il 41,8% della candidata della coalizione socialista, comunista e democratico cristiana, Jeannette Jara.

Il Presidente Petro ha affermato che “Stanno arrivando venti di morte” e ha paragonato Kast a Pinochet, Hitler e altri dittatori. E, sui social, ha altresì affermato che “il fascismo avanza, non stringerò mai la mano a un nazista o al figlio di un nazista”, ricordando che Kast è figlio del nazista Michael Kast, emigrato dalla Germania in Cile per sfuggire alle forze Alleate che lo avevano arrestato e, in Cile, collaborò con la dittatura militare di Augusto Pinochet.

Il Presidente Petro ha affermato che “È triste che Pinochet abbia dovuto imporsi con la forza, ma è ancora più triste ora che le persone scelgono il loro Pinochet: eletti o no, sono figli di Hitler, e Hitler ha ucciso milioni di persone”.

Il Presidente colombiano Petro ha esortato la gioventù cilena a vegliare sulla tomba di Neruda. E a resistere al fascismo, invitando i giovani cileni a “abbracciare la vita e non unitevi mai alla morte”.

Il Presidente cileno eletto, José Antonio Kast, ha ricevuto il plauso dall'estrema destra internazionale, ovvero da Donald Trump passando per Bolsonaro, Milei, Fujimori, la Meloni e Salvini (sic!).

Decisamente un passo in dietro per l'America Latina libertaria e socialista, che si oppone anche fermamente alle recenti interferenze statunitensi in Colombia e in Venezuela, ree di essere governate da socialisti che hanno permesso ai rispettivi popoli di riappropriarsi delle risorse naturali.

In merito, peraltro, è intervenuto anche il Senatore indipendente statunitense Bernie Sanders, il quale ha affermato che Trump cerca di distogliere l'attenzione dai problemi interni degli USA, attraverso la sua campagna di aggressione contro il Venezuela.

Sanders, in merito, ha pubblicato un post su X, scrivendo che “I costi dell'assistenza sanitaria stanno salendo alle stelle. I costi degli alloggi stanno salendo alle stelle. I costi del cibo stanno salendo alle stelle. NO. Non abbiamo bisogno che Trump ci trascini in una guerra illegale e incostituzionale con il Venezuela per distogliere l'attenzione dalle crisi che il nostro Paese sta affrontando. Che fine ha fatto lo slogan "America First"?”.

Anche nell'ambito del 25esimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America - Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), tenutosi domenica 14 dicembre scorsa, vi è stata una condanna unanime relativamente agli atti di pirateria statunitensi al largo delle coste del Venezuela e contro ogni nuova colonialista “Dottrina Monroe”.

Stessa condanna era già stata espressa anche dalla Repubblica Popolare Cinese, il cui governo ha affermato l'impegno a difendere la sovranità del Venezuela e le sue risorse naturali e ha sostenuto la richiesta di Caracas di fare appello alle Nazioni Unite, per fermare le minacce militari statunitensi nella regione dei Caraibi.

La Repubblica Popolare Cinese è peraltro il principale acquirente del petrolio venezuelano. E' chiaro che i tentativi di Trump sono direttamente e/o indirettamente volti contro la Cina, in una ridicola quanto anti-storica riedizione della Guerra Fredda. Con la differenza che ad essere autocratici, autarchici e protezionisti sono gli USA, non certo la Cina.

La Repubblica Popolare Cinese, infatti, a differenza degli USA, promuove, pragmaticamente, dialogo, commercio e pace con tutti i popoli e i Paesi. E pensare che questo dovrebbe essere uno dei fondamenti della Costituzione degli Stati Uniti d'America (da sempre ampiamente tradita da tutti i Presidenti USA)!

Luca Bagatin

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lunedì 17 novembre 2025

In Ecuador confermata, dai referendum, la Costituzione introdotta dal socialista Correa. In Cile, alle presidenziali, vince al primo turno la comunista Jara. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador, che, con le elezioni dell'aprile scorso, sembrava aver virato verso la destra liberal capitalista filo statunitense, eleggendo al secondo turno Daniel Noboa, domenica 16 novembre scorso, votando 4 NO ai referendum, ha dato una spallata tanto a Noboa, quanto alle mire degli USA sul Paese e confermato la Costituzione vigente.

Una Costituzione fortemente voluta dal governo socialista di Rafael Correa (costretto da anni all'esilio in Belgio, per persecuzione politica nel suo Paese) nel 2008 e già allora votata a maggioranza dai cittadini.

Con un'affluenza di oltre l'80%, i cittadini ecuadoriani si sono espressi: contro l'istituzione di basi militari e strutture straniere nel Paese con il 60,58% dei NO; contro il finanziamento pubblico ai partiti con il 58,7% dei NO; contro la riduzione del numero dei componenti dell'Assemblea legislativa e la loro elezione secondo nuovi criteri con il 53,46% dei NO; contro la convocazione e l'insediamento di un'Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione con il 61,58% dei NO.

Fra i primi a complimentarsi con il risultato, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, in un post su X, ha affermato: “Un voto contrario del 60% alla proposta del governo dimostra qualcosa che ho detto personalmente a Noboa: in Ecuador può esserci un dialogo nazionale che ci permetta di difendere il Paese dalle mafie che lo stanno travolgendo”.

Ed ha aggiunto: “Il popolo ha votato No alle basi militari straniere sul territorio ecuadoriano, dovremmo cercare modi istituzionali migliori per coordinare le nostre forze militari e di polizia contro le mafie che oggi sono il nostro principale nemico”.

Concludendo: “Ora credo molto più fermamente che il potere costituente conferito ai popoli che facevano parte della Gran Colombia consentirebbe la formazione di una confederazione, la quael potrebbe risolvere problemi comuni e farci acquisire molta più forza come nazioni confederate”.

A complimentarsi per il risultato, anche il Ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, che ha parlato di “Grande vittoria per la dignità dell'Ecuador”. E, ricordando i rivoluzionari latinoamericani anti-imperialisti più celebri, ha aggiunto: “inviamo le nostre più sentite congratulazioni e i nostri migliori auguri al popolo ecuadoriano, erede della grande patriota e rivoluzionaria Manuela Sáenz e del generale Eloy Alfaro”, sottolineando come l'Ecuador si sia ribellato alle “politiche servili promosse da un governo corrotto legato al narcotraffico, ottenendo una vittoria politica storica”.

Risultato storico anche alle elezioni presidenziali in Cile, tenutesi lo stesso 16 novembre scorso, alle quali, al primo turno, ha vinto la candidata comunista della coalizione socialista, socialdemocratica, radicale, comunista e democratico cristiana “Unidad por Chile”, Jeannette Jara, ottenendo il 26,85% dei voti, contro il 23,92% del candidato dell'estrema destra pinochetista José Antonio Kast.

Luca Bagatin

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giovedì 6 novembre 2025

La Cina socialista per la stabilità e l'apertura globale, contro ogni protezionismo e egemonismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha partecipato, dal 30 ottobre al 1 novembre scorsi, al 32esimo incontro dei leader dell'Asia Pacific Economic Cooperation (APEC), in Corea del Sud.

Nel suo discorso, egli ha ribadito le posizioni della Cina socialista, volta alla stabilità globale, all'equità, alla pace e alla cooperazione internazionale.

In particolare, egli ha affermato: “La Storia attesta che l'umanità condivide un destino comune. Mentre l'egemonismo causa solo guerre e disastri, equità e giustizia garantiscono la pace e lo sviluppo globali. Mentre il confronto e l'antagonismo generano solo alienazione e turbolenza, la cooperazione win-win si rivela la strada giusta da seguire. Mentre l'unilateralismo precipita in divisione e regressione, il multilateralismo è l'opzione praticabile per affrontare le sfide globali”.

Ed ha aggiunto che: “La Cina sostiene sempre l'attuale ordine internazionale e pratica un autentico multilateralismo. Sosteniamo lo sviluppo pacifico e respingiamo l'affermazione secondo cui un Paese forte cercherà inevitabilmente l'egemonia. Sosteniamo la cooperazione win-win e denunciamo le pratiche del "chi vince prende tutto". Sosteniamo l'apprendimento reciproco tra le civiltà e non crediamo nello scontro di civiltà. Promuoviamo l'equità e la giustizia e ci opponiamo alle politiche di potenza. La Cina ha successivamente proposto la Belt and Road Initiative, nonché la Global Development Initiative, la Global Security Initiative, la Global Civilization Initiative e la Global Governance Initiative. Queste rappresentano le soluzioni della Cina alle questioni salienti in tutto il mondo, basate sulla saggezza cinese. Non vediamo l'ora di collaborare con tutte le parti per promuovere la prosperità comune e un futuro win-win per tutti, e costruire una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.

Egli, ha fatto inoltre presente come la Cina possa offrire opportunità di crescita alla comunità imprenditoriale asiatica e non solo, in quanto orientata all'innovazione e al mercato, regolato dalle leggi commerciali internazionali e di come stia compiendo “progressi coordinati nella decarbonizzazione, nella mitigazione dell'inquinamento, nell'espansione della transizione verde e nella promozione della crescita. Possiede il più grande sistema di energia rinnovabile e la più grande e completa filiera industriale di nuove energie al mondo”.

Rivolgendosi alla comunità imprenditoriale dell'Asia-Pacifico, il Presidente Xi ha fatto altresì presente che “Le comunità imprenditoriali dell'Asia-Pacifico sono precursori dei nostri tempi, pionieri del cambiamento e trendsetter a livello mondiale. Spero che porterete avanti lo spirito imprenditoriale, rimarrete pionieristici, aperti, innovativi e resilienti, lavorerete insieme per promuovere la crescita e la prosperità dell'Asia-Pacifico e forgerete una forza possente per inaugurare un grande futuro per l'Asia-Pacifico e per il mondo”.

Relativamente alle minacce USA al Venezuela e alla Colombia, il governo cinese, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, ha invece, nei giorni scorsi, affermato che la Cina “si oppone a qualsiasi tentativo di minare la pace e la stabilità in America Latina e nei Caraibi, nonché ad azioni coercitive unilaterali contro navi di altri Paesi che superino limiti ragionevoli e necessari”. Aggiungendo: “Ci auguriamo che gli Stati Uniti portino avanti la consueta cooperazione giudiziaria e di polizia attraverso quadri giuridici bilaterali e multilaterali”.

Secondo quanto annunciato dalla Ministra per il Commercio Estero del Venezuela, Coromoto Godoy, la Cina e il Venezuela starebbero negoziando un accordo commerciale che prevede l'eliminazione dei dazi su 400 prodotti, nell'ambito del rafforzamento della cooperazione bilaterale fra i due Paesi.

Il Ministero degli Esteri cinese, in merito, ha fatto presente che “la normale cooperazione della Cina con il Venezuela costituisce una cooperazione tra Stati sovrani non diretta contro terze parti”.

Luca Bagatin

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lunedì 20 ottobre 2025

Il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro risponde per le rime a Donald Trump e ai suoi tentativi di destabilizzazione dell'America Latina socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

I tentativi di destabilizzazione, da parte del governo USA, dei Paesi sovrani e socialisti, in America Latina, quali quello del Venezuela e della Colombia, sembrano non avere fine.

Alle ingiuste e pretestuose accuse di Trump rivolte al Presidente socialista colombiano, Gustavo Petro, di essere “leader del narcotraffico”, quest'ultimo ha risposto con fermezza.

Petro gli ha chiesto, innanzitutto, di rendere conto della morte di Alejandro Carranza, pescatore di Santa Marta, avvenuta attraverso un attacco USA alla sua imbarcazione.

“La barca del pescatore di Santa Marta non apparteneva all'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale); apparteneva a una famiglia umile che amava il mare, ed era lì che si procurava il cibo”. Rivolgendosi a Trump, il Presidente Petro ha insistito, chiedendogli: “Cosa dici a quella famiglia? Spiegami perché hai contribuito ad assassinare un umile pescatore di Santa Marta, la terra dove morì Bolívar e che dicono sia il cuore del mondo”. “Cosa dici alla famiglia del pescatore Alejandro Carranza ? Era un umile essere umano”.

Il Presidente Gustavo Petro ha proseguito, anche con un toccante post su Facebook, affermando: “Signor Trump, la Colombia non è mai stata scortese con gli Stati Uniti; al contrario, ne ha amato profondamente la cultura.
Ma lei è scortese e ignorante nei confronti della Colombia. Legga, come ha fatto il suo incaricato d'affari in Colombia, “Cent'anni di solitudine”, e le assicuro che imparerà qualcosa dalla solitudine.
Io non faccio affari, come lei. Sono un socialista. Credo negli aiuti e nel bene comune, e nei beni comuni dell'umanità, il più grande di tutti: la vita, messa in pericolo dal suo petrolio.
Se non sono un uomo d'affari, e tanto meno un narcotrafficante, non c'è avidità nel mio cuore.
Non potrei mai relazionarmi con l'avidità. Un mafioso è un essere umano che incarna il meglio del capitalismo: l'avidità. Io sono l'opposto, un amante della vita e quindi un guerriero millenario della vita. L'avidità ci sfugge, perché la vita è più potente”.

Trump, accusando senza alcuna prova la Colombia di narcotraffico, come sta facendo con il Venezuela, ove addirittura sta mobilitando la CIA, aveva affermato che “La Colombia promuove la coltivazione massiccia di droga e Petro non fa nulla per fermarla”, minacciando di sospendere i pagamenti e i sussidi che gli USA erogano alla Colombia.

Il Presidente Petro, su Facebook, ha a sua volta risposto, con un post che merita di essere integralmente pubblicato: “Le guerre che la Colombia sta vivendo da cinque decenni, prima nelle aree urbane fino al 1993 e poi nelle aree rurali, sono dovute al consumo di cocaina negli Stati Uniti. Sebbene i governi statunitensi abbiano contribuito alla pace in Colombia, negli ultimi anni sono stati scarsi e inesistenti.
Nella lotta contro i produttori e gli spacciatori di cocaina è emersa una sorta di divisione del lavoro: la Colombia fornisce i soldi e le morti nella lotta; gli Stati Uniti forniscono il consumo.
Il consumo negli Stati Uniti e il crescente consumo in Europa sono responsabili di 300.000 omicidi in Colombia e di un milione di morti in America Latina.
Durante la mia amministrazione, quando furono compiuti i maggiori sforzi contro i narcotrafficanti, bloccando l'espansione delle coltivazioni di foglie di coca, queste aumentarono solo del 3% entro il 2024. Metà delle coltivazioni, negli ultimi tre anni, è stata abbandonata nella giungla, come sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite. Abbiamo sequestrato, come mai prima nella Storia, più di 2.800 tonnellate di cocaina, con l'aiuto delle agenzie di intelligence europee e nordamericane, alle quali ho chiesto la massima collaborazione senza violare le leggi nazionali.
Questo elimina l'unico vantaggio che la Colombia aveva ottenuto in questa lotta impari: i vantaggi tariffari, che sono diventati nulli durante l'amministrazione Trump e ora sono ancora più minacciati. Questo distrugge qualsiasi possibile accordo sulla lotta contro i narcotrafficanti, le cui risorse finanziarie in tutto il mondo non vengono sfruttate.
Propongo a Trump l'opposto: rimuovere i dazi sulla produzione agricola e agroindustriale colombiana per rafforzare la produzione agricola legale; investire nella riforma agraria affinché gli agricoltori abbiano accesso a terreni fertili vicino alle città e non adottino la giungla come mezzo di sopravvivenza; stimolare le opportunità commerciali negli Stati Uniti per acquistare, attraverso contratti a lungo termine, prodotti agricoli provenienti da zone di sostituzione delle colture in Colombia; legalizzare l'esportazione di cannabis come qualsiasi altro bene, data la sua esclusione dalla lista delle sostanze pericolose delle Nazioni Unite; rafforzare la politica statunitense di prevenzione del consumo; studiare scientificamente se il proibizionismo sia necessario o, piuttosto, promuovere un consumo responsabile e regolamentato dallo Stato; e creare un trattato più efficace per perseguire i capitali e i beni dei trafficanti di droga in tutto il mondo.

Solidarietà al Presidente Petro sono giunte dall'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, il quale, su X, ha scritto: “Inviamo la nostra solidarietà al fratello Presidente Gustavo Petro di fronte agli attacchi e alle minacce del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”, aggiungendo: “Gustavo Petro è una delle voci meritevoli che chiedono la pace. Le minacce contro la nostra patria sorella, la Colombia, sono minacce contro l'intera Patria Grande”.

E un messaggio di sostegno è giunto anche dall'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa, già ingiustamente accusato di corruzione nel 2020 e rifugiato politico in Belgio: “Il fatto che l'uomo più potente del pianeta sia un pagliaccio irresponsabile dovrebbe preoccupare tutta l'umanità. Forza, Presidente Petro! Forza, Colombia! Forza, America Latina!”.

Luca Bagatin

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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

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mercoledì 24 settembre 2025

Il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro auspica un “esercito della salvezza dell'umanità” per difendere il popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, in occasione della sessione plenaria dell'80esima Assemblea Generale dell'ONU, ha pronunciato a New York, poco dopo il suo arrivo, un discorso nel quale ha affermato di voler sollecitare un intervento diretto della Repubblica Popolare Cinese nel caso in cui i continui bombardamenti contro i civili su Gaza, da parte del regime di Nethanyau, non dovessero cessare.

Egli ha sottolineato, riferendosi a ciò, che: “Nessuno perdonerà questo per generazioni. Le Nazioni Unite saranno finite se continuano su questa strada. Se lo bloccano nel Consiglio di Sicurezza, sarà votato dall'Assemblea Generale”. Ed ha aggiunto: "E ciò su cui si vota non è più una richiesta, ma la formazione di un esercito per la salvezza dell'umanità. E se devo dire alla Cina di fornire i distaccamenti, lo chiedo perché non può essere concesso un altro giorno e perché gli eserciti d'Europa si sono arresi a Hitler e perché l'esercito degli Stati Uniti si sta arrendendo a Hitler".

Egli ha sottolineato, altresì, che “È tutta l'umanità che deve rispondere, perché non si può permettere un altro giorno di genocidio, perché sarebbe un genocidio contro i nostri popoli, come è già iniziato nei Caraibi, e perché sarebbe uno spreco del tempo che abbiamo per salvare vite umane”.

Durante l'Assemblea Generale, il delegato della Repubblica Popolare Cinese, Geng Shuang, ha affermato, in merito, che “È necessario porre fine immediatamente alla tragedia di Gaza, alleviare le tensioni in Cisgiordania, correggere le ingiustizie storiche subite dai palestinesi e salvaguardare la pace e la stabilità nella regione del Medio Oriente”. Egli ha altresì espresso apprezzamento per il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di diversi governi occidentali, sottolineando come questi dovrebbero promuovere la “soluzione dei due Stati” e sostenere l'indipendenza della Palestina e la sua adesione all'ONU il prima possibile.

Il Presidente colombiano Petro, nell'ambito dell'Assemblea delle Nazioni Unite, ha inoltre puntato il dito contro l'Amministrazione USA di Donald Trump e la sua sedicente “politica antidroga”, sottolineando come “La politica antidroga non ha lo scopo di impedire alla cocaina di raggiungere gli Stati Uniti; lo scopo della politica antidroga è dominare la popolazione del Sud in generale”.

Egli ha peraltro affermato che, durante la sua amministrazione, in Colombia, nel 2023 e 2024, è stato sequestrato il maggior quantitativo di cocaina e che oltre 700 narcotrafficanti sono stati estradati in Europa e negli USA.

“Il mio governo ha sequestrato la cocaina e non abbiamo lanciato un solo missile, né ucciso alcun giovane”, ha affermato il Presidente Petro, riferendosi alle discutibili “politiche antidroga” del governo USA.

Luca Bagatin

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lunedì 1 settembre 2025

Venezuela e Colombia si oppongono allo spiegamento di forze militari USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Yván Gil, ha denunciato – nell'ambito della riunione straordinaria della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) - il crescente dispiegamento di forze militari USA nelle acque caraibiche.

Un dispiegamento che configura una violazione dello status di Zona di Pace, siglato dalla CELAC nel 2014 e del Trattato di Tlatelolco, del 1967.

Gil ha affermato che il Venezuela si trova di fronte a una situazione senza precedenti, sottolineando che “Stiamo parlando di otto navi militari, con oltre 1.200 missili a bordo e quasi 4.200 soldati addestrati e pronti a intervenire”.

Egli ha respinto al mittente la giustificazione USA relativa alla presenza militare al fine di combattere il narcotraffico.

Il Ministro Gil ha sottolineato come il Venezuela sia libero da coltivazioni di droga, anche grazie alle operazioni di eradicazione condotte dalle forze armate bolivariane.

“L'87% del traffico di cocaina in partenza dalla Colombia verso gli Stati Uniti utilizza la rotta del Pacifico”, ha sottolineato il Ministro – riportando dati dell'ONU - aggiungendo che solamente il 5% delle rotte del traffico tenta di attraversare il territorio venezuelano e che, di tale percentuale, “il 70% viene sequestrato dalle nostre forze”.

Il Ministro Yván Gil ha pertanto invitato il regime di Washington a ritirare le sue forze militari.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che nei giorni scorsi aveva fatto schierare 25mila soldati al confine con il Venezuela, per combattere il narcotraffico e rafforzare la sicurezza nella regione, ricevendo il plauso del Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro.

Gustavo Petro, nei giorni scorsi, relativamente all'azione statunitense, aveva ribadito il principio democratico di autodeterminazione dei popoli e l'opposizione a qualsiasi interferenza esterna.

Luca Bagatin

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giovedì 17 luglio 2025

Il Presidente socialista Gustavo Petro sostiene la costituzione di un esercito multilaterale contro la destabilizzazione globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Da parecchio tempo vado scrivendo e affermando che occorrerebbe un'alleanza militare globale, comprendente Paesi di tutto il mondo e volta all'affermazione della stabilità internazionale.

Nel leggere le dichiarazioni dell'ottimo Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro (leader di “Colombia Humana”, partito nel cui simbolo campeggia un cuore, simbolo universale dell'amore), durante la Conferenza internazionale di Bogotà su Gaza, non posso dunque che ritrovare quella lungimiranza tipica del socialismo rettamente inteso, pragmatico e tipico anche di quel Sud del mondo che guarda al multilateralismo. E lontano anni luce da un liberal capitalismo in salsa USA e UE, neo colonialista, che da diversi anni fomenta guerre, divisioni e contrapposizioni ideologiche e fondamentaliste, danneggiando peraltro la sua stessa economia.

Gustavo Petro, infatti, ha sottolineato che “Dobbiamo creare un esercito della Luce con tutti i popoli del mondo che lo desiderano e dobbiamo dire all'Europa che, se vuole stare con l'America Latina o con l'Africa, deve smettere di aiutare i nazisti, e dobbiamo dire al popolo americano che deve smettere di aiutare i nazisti”.

Un “esercito di Luce”, bellissima espressione che richiama una spiritualità antica, teosofico-massonica, che molto ha contribuito, assieme al socialismo, all'emancipazione dell'America Latina sin dai tempi di Simon Bolivar, José Martì, Giuseppe Garibaldi, Augusto César Sandino e moltissimi altri.

Una forza multilaterale e composta, dunque, da militari di tutto il mondo con il compito di intervenire nei conflitti internazionali, garantendo la protezione dei civili, il rispetto dei diritti umani e la promozione di un clima pacifico.

Questa la proposta del socialista Petro, intervenendo sul conflitto a Gaza e prendendo non le difese del gruppo terroristico Hamas, ma le difese del popolo palestinese, colpito dal regime di Netanyahu.

Ed in questo senso ha criticato le scelte dei dirigenti della NATO, che difendono i bombardamenti contro i civili a Gaza. A tal proposito, essendo la Colombia partner globale della NATO, ha affermato che “Dobbiamo lasciare la NATO; non c'è altra via. E il nostro rapporto con l'Europa non può più essere governato da governi europei che tradiscono il proprio popolo e contribuiscono a sganciare bombe sui bambini”.

Di qui la sua proposta di un esercito multilaterale volto alla risoluzione dei conflitti.

Ancora una volta, risposte di buonsenso, arrivano dal mondo socialista autentico, latinoamericano, che dalla Storia ha tratto quegli insegnamenti che noi abbiamo, drammaticamente, dimenticato o perduto. Così come abbiamo perduto il socialismo, da almeno trent'anni a questa parte.

Luca Bagatin

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venerdì 16 maggio 2025

Al via il Forum Cina-CELAC. Parole d'ordine: sviluppo, cooperazione, lotta al protezionismo e all'egemonia, per un Sud del mondo protagonista. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto a Pechino, lo scorso 13 maggio, il quarto incontro ministeriale del Forum Cina-CELAC, ovvero la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici.

28 i Paesi CELAC che hanno partecipato, oltre a sei organizzazioni regionali.

All'incontro hanno preso parte, fra gli altri, il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro, peraltro attuale presidente della CELAC; il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva; il Presidente socialista cileno Gabriel Boric; la Presidente della Nuova Banca di Sviluppo ed ex Presidente brasiliana socialista Dilma Rousseff; nonché il Rappresentante Speciale del Presidente socialista uruguaiano Yamandú Orsi, il quale presiederà la CELAC l'anno prossimo.

L'incontro è stato moderato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha introdotto i lavori.

Il Presidente Xi ha fatto presente che “Sebbene la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi siano geograficamente distanti, i legami della nostra amicizia risalgono a secoli fa. Già nel XVI secolo, le Nao de China , o "Navi della Cina", cariche di amicizia, solcavano il Pacifico, segnando l'alba delle interazioni e degli scambi tra la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi. Dagli anni '60 in poi, con l'avvio di relazioni diplomatiche tra la Nuova Cina e alcuni Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, gli scambi e la cooperazione tra le due parti si sono intensificati sempre di più. Dall'inizio del secolo, e in particolare negli ultimi anni, la Cina e i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi hanno inaugurato un'era storica di costruzione di un futuro condiviso”.

Egli ha inoltre sostenuto il lungo legame di solidarietà intercorso fra la Cina socialista e l'America Latina e i Caraibi, durante la Guerra Fredda, sottolineando come: “Negli anni '60, in tutta la Cina si sono svolte manifestazioni e raduni di massa a sostegno della legittima rivendicazione del popolo panamense alla sovranità sul Canale di Panama. Negli anni '70, durante la campagna latinoamericana per i diritti marittimi di 200 miglia nautiche, la Cina ha espresso il suo risoluto e inequivocabile sostegno alle legittime richieste dei Paesi in via di sviluppo. Per 32 volte consecutive dal 1992, la Cina ha costantemente votato a favore delle risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) che chiedevano la fine dell'embargo statunitense contro Cuba”.

Così come ha sottolineato la cooperazione fra Cina e America Latina e i Caraibi con l'avvento dell'era della globalizzazione economica, sottolineando come ci sia stata una cooperazione “in ambito commerciale, degli investimenti, finanziario, scientifico e tecnologico, infrastrutturale e in molti altri settori”.

Cooperazione che ha portato a “oltre 200 progetti infrastrutturali, creando oltre un milione di posti di lavoro” e che non è mai mancata nemmeno in ambito medico-sanitario, in particolare nell'ambito dei soccorsi relativi alle catastrofi naturali e al contrasto alla pandemia.

Il Presidente Xi ha osservato, in particolare, come Cina e Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, stiano promuovendo un autentico multilateralismo, fondato su “equità e giustizia internazionale”, volta a promuovere una “riforma della governance globale” e “una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali”.

In particolare, il Presidente Xi, ha fatto presente come Cina e Brasile siano fortemente impegnate nell'ambito della risoluzione della crisi ucraina, attraverso un'intesa in sei punti, approvata da oltre 110 Paesi.

Tali intesa, ricordiamolo, prevede i seguenti punti:

1) Le due parti invitano tutte le parti interessate a osservare tre principi per la de-escalation della situazione, vale a dire nessuna espansione del campo di battaglia, nessuna escalation dei combattimenti e nessuna provocazione da parte di nessuna delle parti.

2) Le due parti ritengono che il dialogo e la negoziazione siano le uniche soluzioni praticabili alla crisi ucraina. Tutte le parti dovrebbero creare le condizioni per la ripresa del dialogo diretto e spingere per la de-escalation della situazione fino alla realizzazione di un cessate il fuoco globale. Cina e Brasile sostengono una conferenza di pace internazionale tenutasi in un momento opportuno e riconosciuta sia dalla Russia che dall’Ucraina, con pari partecipazione di tutte le parti e una discussione equa di tutti i piani di pace.

3) Sono necessari sforzi per aumentare l’assistenza umanitaria alle regioni interessate e prevenire una crisi umanitaria su larga scala. Gli attacchi ai civili o alle strutture civili devono essere evitati e i civili, comprese donne e bambini e prigionieri di guerra (POW), devono essere protetti. Le due parti sostengono lo scambio di POW tra le parti in conflitto.

4) L’uso di armi di distruzione di massa, in particolare armi nucleari e armi chimiche e biologiche, deve essere contrastato. Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili per prevenire la proliferazione nucleare ed evitare una crisi nucleare.

5) Gli attacchi alle centrali nucleari e ad altre strutture nucleari pacifiche devono essere contrastati. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, inclusa la Convenzione sulla sicurezza nucleare, e prevenire risolutamente gli incidenti nucleari provocati dall’uomo.

6) La divisione del mondo in gruppi politici o economici isolati deve essere contrastata. Le due parti chiedono sforzi per migliorare la cooperazione internazionale in materia di energia, valuta, finanza, commercio, sicurezza alimentare e sicurezza delle infrastrutture critiche, tra cui oleodotti e gasdotti, cavi ottici sottomarini, impianti elettrici ed energetici e reti in fibra ottica, in modo da proteggere la stabilità delle catene industriali e di fornitura globali.

Il Presidente Xi ha invitato i rappresentanti della CELAC a proseguire nella cooperazione e nell'unità, volta non solo a salvaguardare la pace e stabilità globali, ma anche a contrastare ogni forma di prepotenza e egemonismo unilaterale e a battersi contro ogni misura protezionistica, che danneggia l'economia di tutti.

Egli ha, in tal senso, promosso un programma in cinque punti, qui sintetizzato:

  • Programma di solidarietà: la Cina collaborerà con i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi per sostenersi a vicenda su questioni che riguardano i nostri rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni. Nei prossimi tre anni, per facilitare il nostro scambio sulle migliori pratiche di governance nazionale, la Cina inviterà ogni anno 300 membri dei partiti politici degli stati membri della CELAC a visitare la Cina.

  • Programma di sviluppo: dovremmo espandere la cooperazione in settori emergenti come l'energia pulita, le telecomunicazioni 5G, l'economia digitale e l'intelligenza artificiale e realizzare il partenariato scientifico e tecnologico Cina-CELAC.

  • Programma Civiltà: Dovremmo approfondire gli scambi e la cooperazione culturale e artistica e organizzare la Stagione delle Arti Latinoamericane e Caraibiche. Dovremmo rafforzare gli scambi e la cooperazione nei settori del patrimonio culturale, come progetti archeologici congiunti, conservazione e restauro di siti antichi e storici e mostre museali. Dovremmo inoltre condurre studi collaborativi sulle civiltà antiche e rafforzare la cooperazione per contrastare il traffico illecito di beni culturali.

  • Programma di pace: la Cina sostiene la proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come zona di pace e la Dichiarazione degli Stati membri dell'Agenzia per la proibizione delle armi nucleari in America Latina e nei Caraibi.

  • Programma di connettività tra i popoli: nei prossimi tre anni, la Cina fornirà agli Stati membri della CELAC 3.500 borse di studio governative, 10.000 opportunità di formazione in Cina, 500 borse di studio per insegnanti di lingua cinese internazionali, 300 opportunità di formazione per professionisti della riduzione della povertà e 1.000 tirocini finanziati attraverso il programma Chinese Bridge. La Cina ospiterà il dialogo turistico Cina-CELAC con i paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Per facilitare gli scambi amichevoli, la Cina ha deciso di implementare un'esenzione dal visto per cinque paesi dell'America Latina e dei Caraibi come primo passo e amplierà la copertura di questa politica al momento opportuno.

Nello stesso giorno dell'incontro è peraltro deceduto un grande leader socialista dell'America Latina, ovvero José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, molto ricordato tanto dal suo amico fraterno Lula, quanto dagli altri leader socialisti latinoamericani e della CELAC.

Anche le istituzioni della Repubblica Popolare Cinese hanno voluto esprimere il loro cordoglio, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian, che lo ha ricordato come "un caro amico del popolo cinese".

Mentre l'attuale Presidente socialista uruguaiano, Yamandú Orsi, suo erede politico, sul social X ha scritto: “Grazie per tutto quello che ci hai dato e per il tuo profondo amore per il tuo popolo”.

Probabilmente, anche nel solco dell'insegnamento di “Pepe” Mujica, il Sud del mondo avrà il suo riscatto e diverrà protagonista di una nuova stagione di democratizzazione globale e di promozione di una vera era di stabilità, equità e pace.

Aspetti totalmente perduti da quell'Occidente liberal capitalista che, colonialista prima e guerrafondaio poi, sembra avere da tempo perduto anche la bussola. Oltre che il cuore.

Luca Bagatin

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