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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

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venerdì 16 maggio 2025

Al via il Forum Cina-CELAC. Parole d'ordine: sviluppo, cooperazione, lotta al protezionismo e all'egemonia, per un Sud del mondo protagonista. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto a Pechino, lo scorso 13 maggio, il quarto incontro ministeriale del Forum Cina-CELAC, ovvero la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici.

28 i Paesi CELAC che hanno partecipato, oltre a sei organizzazioni regionali.

All'incontro hanno preso parte, fra gli altri, il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro, peraltro attuale presidente della CELAC; il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva; il Presidente socialista cileno Gabriel Boric; la Presidente della Nuova Banca di Sviluppo ed ex Presidente brasiliana socialista Dilma Rousseff; nonché il Rappresentante Speciale del Presidente socialista uruguaiano Yamandú Orsi, il quale presiederà la CELAC l'anno prossimo.

L'incontro è stato moderato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha introdotto i lavori.

Il Presidente Xi ha fatto presente che “Sebbene la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi siano geograficamente distanti, i legami della nostra amicizia risalgono a secoli fa. Già nel XVI secolo, le Nao de China , o "Navi della Cina", cariche di amicizia, solcavano il Pacifico, segnando l'alba delle interazioni e degli scambi tra la Cina e la regione dell'America Latina e dei Caraibi. Dagli anni '60 in poi, con l'avvio di relazioni diplomatiche tra la Nuova Cina e alcuni Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, gli scambi e la cooperazione tra le due parti si sono intensificati sempre di più. Dall'inizio del secolo, e in particolare negli ultimi anni, la Cina e i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi hanno inaugurato un'era storica di costruzione di un futuro condiviso”.

Egli ha inoltre sostenuto il lungo legame di solidarietà intercorso fra la Cina socialista e l'America Latina e i Caraibi, durante la Guerra Fredda, sottolineando come: “Negli anni '60, in tutta la Cina si sono svolte manifestazioni e raduni di massa a sostegno della legittima rivendicazione del popolo panamense alla sovranità sul Canale di Panama. Negli anni '70, durante la campagna latinoamericana per i diritti marittimi di 200 miglia nautiche, la Cina ha espresso il suo risoluto e inequivocabile sostegno alle legittime richieste dei Paesi in via di sviluppo. Per 32 volte consecutive dal 1992, la Cina ha costantemente votato a favore delle risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) che chiedevano la fine dell'embargo statunitense contro Cuba”.

Così come ha sottolineato la cooperazione fra Cina e America Latina e i Caraibi con l'avvento dell'era della globalizzazione economica, sottolineando come ci sia stata una cooperazione “in ambito commerciale, degli investimenti, finanziario, scientifico e tecnologico, infrastrutturale e in molti altri settori”.

Cooperazione che ha portato a “oltre 200 progetti infrastrutturali, creando oltre un milione di posti di lavoro” e che non è mai mancata nemmeno in ambito medico-sanitario, in particolare nell'ambito dei soccorsi relativi alle catastrofi naturali e al contrasto alla pandemia.

Il Presidente Xi ha osservato, in particolare, come Cina e Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, stiano promuovendo un autentico multilateralismo, fondato su “equità e giustizia internazionale”, volta a promuovere una “riforma della governance globale” e “una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali”.

In particolare, il Presidente Xi, ha fatto presente come Cina e Brasile siano fortemente impegnate nell'ambito della risoluzione della crisi ucraina, attraverso un'intesa in sei punti, approvata da oltre 110 Paesi.

Tali intesa, ricordiamolo, prevede i seguenti punti:

1) Le due parti invitano tutte le parti interessate a osservare tre principi per la de-escalation della situazione, vale a dire nessuna espansione del campo di battaglia, nessuna escalation dei combattimenti e nessuna provocazione da parte di nessuna delle parti.

2) Le due parti ritengono che il dialogo e la negoziazione siano le uniche soluzioni praticabili alla crisi ucraina. Tutte le parti dovrebbero creare le condizioni per la ripresa del dialogo diretto e spingere per la de-escalation della situazione fino alla realizzazione di un cessate il fuoco globale. Cina e Brasile sostengono una conferenza di pace internazionale tenutasi in un momento opportuno e riconosciuta sia dalla Russia che dall’Ucraina, con pari partecipazione di tutte le parti e una discussione equa di tutti i piani di pace.

3) Sono necessari sforzi per aumentare l’assistenza umanitaria alle regioni interessate e prevenire una crisi umanitaria su larga scala. Gli attacchi ai civili o alle strutture civili devono essere evitati e i civili, comprese donne e bambini e prigionieri di guerra (POW), devono essere protetti. Le due parti sostengono lo scambio di POW tra le parti in conflitto.

4) L’uso di armi di distruzione di massa, in particolare armi nucleari e armi chimiche e biologiche, deve essere contrastato. Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili per prevenire la proliferazione nucleare ed evitare una crisi nucleare.

5) Gli attacchi alle centrali nucleari e ad altre strutture nucleari pacifiche devono essere contrastati. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, inclusa la Convenzione sulla sicurezza nucleare, e prevenire risolutamente gli incidenti nucleari provocati dall’uomo.

6) La divisione del mondo in gruppi politici o economici isolati deve essere contrastata. Le due parti chiedono sforzi per migliorare la cooperazione internazionale in materia di energia, valuta, finanza, commercio, sicurezza alimentare e sicurezza delle infrastrutture critiche, tra cui oleodotti e gasdotti, cavi ottici sottomarini, impianti elettrici ed energetici e reti in fibra ottica, in modo da proteggere la stabilità delle catene industriali e di fornitura globali.

Il Presidente Xi ha invitato i rappresentanti della CELAC a proseguire nella cooperazione e nell'unità, volta non solo a salvaguardare la pace e stabilità globali, ma anche a contrastare ogni forma di prepotenza e egemonismo unilaterale e a battersi contro ogni misura protezionistica, che danneggia l'economia di tutti.

Egli ha, in tal senso, promosso un programma in cinque punti, qui sintetizzato:

  • Programma di solidarietà: la Cina collaborerà con i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi per sostenersi a vicenda su questioni che riguardano i nostri rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni. Nei prossimi tre anni, per facilitare il nostro scambio sulle migliori pratiche di governance nazionale, la Cina inviterà ogni anno 300 membri dei partiti politici degli stati membri della CELAC a visitare la Cina.

  • Programma di sviluppo: dovremmo espandere la cooperazione in settori emergenti come l'energia pulita, le telecomunicazioni 5G, l'economia digitale e l'intelligenza artificiale e realizzare il partenariato scientifico e tecnologico Cina-CELAC.

  • Programma Civiltà: Dovremmo approfondire gli scambi e la cooperazione culturale e artistica e organizzare la Stagione delle Arti Latinoamericane e Caraibiche. Dovremmo rafforzare gli scambi e la cooperazione nei settori del patrimonio culturale, come progetti archeologici congiunti, conservazione e restauro di siti antichi e storici e mostre museali. Dovremmo inoltre condurre studi collaborativi sulle civiltà antiche e rafforzare la cooperazione per contrastare il traffico illecito di beni culturali.

  • Programma di pace: la Cina sostiene la proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come zona di pace e la Dichiarazione degli Stati membri dell'Agenzia per la proibizione delle armi nucleari in America Latina e nei Caraibi.

  • Programma di connettività tra i popoli: nei prossimi tre anni, la Cina fornirà agli Stati membri della CELAC 3.500 borse di studio governative, 10.000 opportunità di formazione in Cina, 500 borse di studio per insegnanti di lingua cinese internazionali, 300 opportunità di formazione per professionisti della riduzione della povertà e 1.000 tirocini finanziati attraverso il programma Chinese Bridge. La Cina ospiterà il dialogo turistico Cina-CELAC con i paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Per facilitare gli scambi amichevoli, la Cina ha deciso di implementare un'esenzione dal visto per cinque paesi dell'America Latina e dei Caraibi come primo passo e amplierà la copertura di questa politica al momento opportuno.

Nello stesso giorno dell'incontro è peraltro deceduto un grande leader socialista dell'America Latina, ovvero José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, molto ricordato tanto dal suo amico fraterno Lula, quanto dagli altri leader socialisti latinoamericani e della CELAC.

Anche le istituzioni della Repubblica Popolare Cinese hanno voluto esprimere il loro cordoglio, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian, che lo ha ricordato come "un caro amico del popolo cinese".

Mentre l'attuale Presidente socialista uruguaiano, Yamandú Orsi, suo erede politico, sul social X ha scritto: “Grazie per tutto quello che ci hai dato e per il tuo profondo amore per il tuo popolo”.

Probabilmente, anche nel solco dell'insegnamento di “Pepe” Mujica, il Sud del mondo avrà il suo riscatto e diverrà protagonista di una nuova stagione di democratizzazione globale e di promozione di una vera era di stabilità, equità e pace.

Aspetti totalmente perduti da quell'Occidente liberal capitalista che, colonialista prima e guerrafondaio poi, sembra avere da tempo perduto anche la bussola. Oltre che il cuore.

Luca Bagatin

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sabato 18 gennaio 2025

José "Pepe" Mujica, il Presidente socialista dell'Amore e della Libertà. Articolo di Luca Bagatin


Fu in assoluto il miglior leader politico al mondo e lo possiamo dire senza esagerazioni.

José “Pepe” Mujica, 89 anni, un grande socialista. Il più grande di tutti.

Ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nella decadente, liberal capitalista e irresponsabile Europa, utopistici.

Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. 

Tutte riforme che nell'Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

I risultati della sua ottima amministrazione, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi.

In Uruguay l'indice di disoccupazione scese al 6%; i salari aumentarono; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%. 

Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.

Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.

Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che dall'interesse per la biologia e per l'agricoltura.

Nell'Uruguay militarista autoritario degli Anni '60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica e i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica. 

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri. 

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica.

Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik e alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica fu dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne uscì vincitore con il 52% dei consensi. 

A proposito delle sconsiderate e fallimentari politiche dell'UE, “Pepe” Mujica affermò: “La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Il Presidente Mujica affascinò anche il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli dedicò un film documentario dal titolo “Pepe Mujica - Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018. 

Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.

Mujica racconta che l'esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.

Nel novembre 2023, José “Pepe” Mujica incontrò un altro grande socialista, ovvero il musicista e attivista britannico Roger Waters, già co-fondatore dei Pink Floyd. Entrambi si sono sempre stimati reciprocamente e hanno sempre condiviso i comuni ideali di lotta contro ogni forma di autoritarismo, sostenendo sempre politiche umanitarie e anticapitaliste.

In UE, che ha sostanzialmente messo al bando il socialismo dal 1993 in poi, distruggendolo dall'interno e dall'esterno, si fa spesso fatica a comprendere come siano potuti esistere leader come “Pepe” Mujica.

Leader che dovrebbero farci riflettere sulla direzione che in mondo dovrebbe intraprendere, nel solco del Socialismo originario, sia esso latinoamericano, panafricano, panarabo laico, asiatico.

In Uruguay le prospettive di José “Pepe” Mujica, ad ogni modo, continueranno, anche grazie al neo-eletto Yamandù Orsi, anch'egli socialista del Frente Amplio e che, come primo atto da Presidente, nel novembre scorso, rese omaggio a Mujica, alla sua vita, alla sua Storia.

Che è la Storia di chi ha sempre lottato dalla parte giusta.

Luca Bagatin

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lunedì 25 novembre 2024

Il socialista Yamandù Orsi è il nuovo Presidente dell'Uruguay. Articolo di Luca Bagatin


Già al primo turno era in testa con il 43,9% dei consensi, superando ampiamente il candidato liberal-capitalista Alvaro Delgado, candidato del partito al governo dell'Uruguay, fermo al 26,7%.

Yamandù Orsi, 57 anni, socialista del Movimento di Partecipazione Popolare e candidato della coalizione di sinistra Frente Amplio – costituita da socialisti, socialisti democratici, socialisti libertari, marxisti e comunisti - al secondo turno è stato eletto Presidente dell'Uruguay con il 52% dei consensi.

Il socialismo torna, dunque, al governo del Paese latinoamericano e il primo atto del neo-eletto Presidente è stato quello di visitare il suo maestro politico, ovvero José “Pepe”Mujica, oggi 89enne , rivoluzionario e leader storico del Frente Amplio, nonché miglior Presidente del Paese dal 2010 al 2015, grazie alle numerose riforme in ambito sociale e civile da lui portate avanti, il quale vive in una piccola fattoria a 15 chilometri dalla capitale, Montevideo.

Orsi, presentatosi alle elezioni con la candidata Vicepresidente Carolina Cosse – già ex Ministra dell'Industria, dell'Energia e delle Miniere, dal 2015 al 2019 - intende portate avanti un programma improntato su innovazione, sviluppo tecnologico, efficienza nella gestione pubblica, sicurezza e protezione sociale per tutti.

Luca Bagatin

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mercoledì 30 ottobre 2024

Mentre in Italia (Liguria) vince l'astensione, in Uruguay vince il socialismo. Articolo di Luca Bagatin


Mentre alle elezioni regionali della Liguria stravincono gli astensionisti con il 54%, ovvero coloro i quali si oppongono ai due schieramenti di cosiddetto centrodestra e cosiddetto centrosinistra, entrambi uniti dall'omologazione, dall'incapacità e dall'irresponsabilità, sin dal 1994, nel civile Uruguay, vince al primo turno il Frente Amplio, ovvero la coalizione Socialista del XXI Secolo, che portò al governo José “Pepe” Mujica (la cui madre, peraltro, era originaria della Liguria), ovvero il miglior Presidente della Storia, che guidò l'Uruguay dal 2010 al 2015.

Al primo turno di domenica scorsa, infatti, il socialista Yamandù Orsi (già Sindaco di Canelones e aderente al Movimento di Partecipazione Popolare, di ispirazione socialista democratica e rivoluzionaria), con il 43,9% ha ampiamente superato il liberal-capitalista conservatore Alvaro Delgado, candidato dell'attuale partito di governo, il Partido Nacional, che si è fermato al 26,77%.

Al terzo posto Andres Ojeda, del liberal-moderato Partido Colorado, con il 16,85% e a seguire Gustavo Salle, del partito conservatore Identità Sovrana (2,83%); Guido Manini Rios, del partito nazional-conservatore di estrema destra Cabildo Abierto (2,58%) e Pablo Mires, del democristiano Partito Indipendente (1,8%).

Il ballottaggio si terrà il 24 novembre prossimo e il candidato socialista promette un programma fondato su: 1) promozione dell'apertura economica, dell'innovazione, dello sviluppo tecnologico e di efficienza nella gestione pubblica; 2) sicurezza, attuando politiche per rafforzare la convivenza pacifica e contrastare la criminalità organizzata; 3) riforma del sistema di protezione sociale, in modo che nessun cittadino rimanga senza protezione pubblica.

Il socialismo autentico, quello che l'Europa non conosce più dal 1993 ad oggi, dunque, sembra tornare anche in Uruguay, dopo le lezioni di Brasile, Venezuela, Colombia e la riconferma di leader socialisti in Nicaragua e Messico, oltre che in Bolivia e Cile.

Luca Bagatin

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mercoledì 22 novembre 2023

Roger Waters e José "Pepe" Mujica si incontrano. Due fari di luce in un mondo, quello Occidentale, oscurato dalla guerra e dalla follia. Articolo di Luca Bagatin

Mentre UE e USA sono tristemente impegnati a soffiare sul fuoco delle guerre - in Ucraina come in Medio Oriente – e sono ben lontani dallo scegliere la strada del negoziato e del cessate il fuoco, dei colossi dell'Amore e della Libertà mondiale come l'ex Presidente dell'Uruguay José Pepe Mujica, sua moglie Lucia e il musicista britannico Roger Waters, si sono incontrati, sabato 18 novembre scorso, nella cittadina uruguaiana di Maldonado.

Mujica, oggi 88enne, ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, leader socialista del Movimento di Partecipazione Popolare all'interno della coalizione di sinistra del Frente Amplio, durante il suo mandato si ridusse drasticamente lo stipendio; promosse l'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; legalizzò la marjiuana; triplicò gli investimenti nella scuola e nell'educazione; legalizzò il matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

Risultato del suo mandato fu una riduzione dell'indice di disoccupazione al 6%; un aumento dei salari; un PIL cresciuto del 6% e una riduzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
Insomma, l'esatto opposto di quanto accade da moltissimi anni in UE, guidata dalle irresponsabili Von Der Layen, Lagarde e dai vari leader subalterni e guerrafondai: Meloni, Scholz, Macron, Sanna Marin, Duda e compagnia triste.

Roger Waters, 80enne, già co-fondatore dei Pink Floyd e sempre in prima linea per i diritti umani e civili, dalla parte dei popoli oppressi, contro ogni nazifascismo, ogni guerra, contro un Occidente liberal anti-democratico che preferisce far parlare le bombe, piuttosto che le parole.

Roger Waters è giunto in Uruguay per il suo tour - venerdì scorso - e ha voluto incontrare Mujica e sua moglie, Lucia Topolansky (anche lei, come Mujica, ex combattente Tupamaros contro la dittatura in Uruguay negli Anni '60 e '70), spinto dalla reciproca ammirazione e affetto.

Roger Waters, infatti, ha sempre sostenuto la politica umanitaria, sociale e socialista di Mujica e, da parte sua, Mujica, ha sempre riconosciuto la militanza e attivismo di Waters in tutto il mondo.

Non c’è limite territoriale o linguistico che impedisca la possibilità di condividere un momento insieme”, ha affermato Roger Waters, entusiasta dell'incontro.

Mujica, nei giorni scorsi, si era peraltro scagliato contro il nuovo Presidente eletto in Argentina, il liberal-capitalista e complottista, Javier Milei, mettendo in guardia gli argentini dal rischio del ritorno di una dittatura e invitando loro a prendersi cura della democrazia.

Roger Waters e José “Pepe” Mujica sono, saranno e rimarranno sempre degli ottimi esempi della loro generazione. Forse l'ultima generazione ad avere un po' di sale nella zucca e ad avere a cuore il destino di un mondo, quello Occidentale e liberal-capitalista, sempre più preda della sconsideratezza dei propri politici (che si dicono “democratici”, senza esserlo nemmeno un po'), fatto di mostruosità, violenza, guerra e nuovi genocidi.

Luca Bagatin

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venerdì 11 dicembre 2020

Uruguay. Morto l'ex Presidente socialista Tabaré Vazquez. Articolo di Luca Bagatin

E' deceduto all'età di 80 anni, l'ex Presidente socialista dell'Uruguay Tabaré Vazquez, a seguito di un tumore al polmone destro, già diagnosticato nel 2019.

Tabaré Vazquez, oncologo, fu Sindaco di Montevideo dal 1990 al 1994 e guidò l'Uruguay dal 2005 al 2010 e, successivamente, dal marzo 2015 sino al marzo 2020.

Indimenticato Presidente alla guida del partito socialista Frente Amplio, tanto quanto l'ex Presidente José “Pepe” Mujica - suo compagno di partito - Vazquez va ricordato sia per il rafforzamento del sistema sociale uruguayano, che per la legalizzazione della cannabis e per il miglioramento del tenore di vita della popolazione.

L'attuale Presidente, Luis Lacalle Pou, pur avversario di Tabaré Vazquez e leader del partito conservatore Partido Nacional, ha decretato tre giorni di lutto cittadino.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 12 maggio 2020

Riflessioni sparse di José "Pepe" Mujica, ex Presidente socialista dell'Uruguay, sull'emergenza Covid 19

"Cari miei umili ascoltatori, non crediate mai che la soluzione alle conseguenze di ciò che sta accadendo sia dietro l’angolo”.
“Abbiamo dimenticato che non si può navigare senza timone: in questa cosiddetta globalizzazione abbiamo lasciato la leadership del mondo al mercato ed alla tecnologia, dimenticando la coscienza politica degli umani".
“Il vecchio liberalismo sta diventando così pragmatico e innamorato di se stesso che si è trasformato in liberticida, lasciando dietro di se, per la strada, una lunga striscia di umanità…
Se credessi in Dio, direi che questa pandemia è una specie di avvertimento per i sapiens, per gli umani. Stiamo subendo una massiccia distruzione di valore ovunque, ciò comporterà improvvisamente ed esplosivamente una moltiplicazione della povertà.
Chi pagherà il costo di tutto questo ? Saranno sicuramente i più deboli.
Ma qualcosa cambierà di sicuro. Mentre gli sciovinismi salteranno nel mondo ricco e lì diventeranno ferocemente protezionistici, ci saranno risposte da tutto il mondo sotto forma di mobilitazioni di lotta e tensioni sociali. Perché nessuno, nessuno può essere lasciato povero.
Queste mobilitazioni partiranno dal basso, soprattutto da coloro che in basso sono precipitati a seguito degli eventi, e metteranno in discussione tutti i governi, come già stanno facendo i giubbotti gialli in Francia.
Ci saranno contrapposizioni tra l’area ricca del mondo e quella più povera. Ci sarà da parte dell’Occidente e in particolare degli Stati Uniti un confronto contro la Cina. È un pericolo se l’umanità non si rende conto che la cooperazione deve essere imposta sulla concorrenza ad ogni costo, soprattutto in questi momenti di tragedia”.
"L’umanità sta raggiungendo i suoi limiti biologici?
Saremo in grado di comportarci come specie pensante e non solo come Paese e come classe ?
La politica sarà in grado di guardare lontano, unendosi alla scienza ?
Raccoglieremo il messaggio di questi giorni ?
In questo disastro vedremo che la natura sembra rianimarsi dappertutto, proprio perché noi umani non la stiamo schiacciamo ?
Continueremo, come oggi, a continuare a spendere 3 milioni di dollari al minuto in bilanci militari ?
Dal momento che l’umanità non spende “per la vita” ma “contro la vita", saremo in grado di reagire a tutto ciò ?"
“Il coronavirus metterà fine alla globalizzazione capitalista ?” “Non sarà il virus a decretare la fine del capitalismo. Questa deve venire dalla volontà organizzata degli uomini, che sono stati quelli che lo hanno creato: è l’uomo che deve distruggerlo. Il dio mercato è la religione fanatica del nostro tempo, governa tutto”.

(José "Pepe" Mujica, ex Presidente socialista dell'Uruguay)

martedì 15 ottobre 2019

José "Pepe" Mujica, il Presidente povero al quale Kusturica ha dedicato un film. Articolo di Luca Bagatin

José “Pepe” Mujica, un simbolo, un raro esempio di buongoverno socialista, democratico, inclusivo.
Ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nelle decadente, liberale e austera Europa, utopistici. Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Tutte riforme che nell'Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.
I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi. In Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.
Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.
Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.
Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkine e Marx, oltre che dall'interesse per la biologia e per l'agricoltura.
Nell'Uruguay militarista autoritario degli Anni '60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.
Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.
La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.
Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.
Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.
Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.
Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.
Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.
Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.
Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.
A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:
La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.
Concetti semplici, ma gli unici davvero, che hanno affascinato persino il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli ha dedicato un film documentario dal titolo “Pepe Mujica - Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 e nelle sale dal 13 al 16 ottobre.
Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.
Mujica racconta che l'esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.
In Europa si può stentare spesso a credere che Mujica possa essere un essere umano in carne ed ossa, probabilmente. Purtuttavia, nel solco del Socialismo latino e latinoamericano, rimane, assieme a Juan Peron, Che Guevara, Fidel Castro, Hugo Chavez, Evo Morales, Danuel Ortega, Nicolas Maduro e i coniugi Kirchner, un raro esempio di governante popolare e populista, ovvero al servizio della comunità.
Un esempio in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso l'esempio di queste figure storiche e contemporanee, per quanto rare possano essere o essere state.

Luca Bagatin

lunedì 5 novembre 2018

Contro il pensiero unico liberal-capitalista il Forum del Pensiero Critico, per una alternativa Socialista. Protagonisti: Cristina Kirchner, Dilma Roussef e José "Pepe" Mujica. Articolo di Luca Bagatin

Con la recente vittoria alle elezioni presidenziali brasiliane del liberal-capitalista Jair Bolsonaro, il sogno di una America Latina socialista, anticapitalista e sempre più unita e integrata sembra via via sfumare. Ciò fa il paio con le politiche globaliste del liberal-capitalista argentino Mauricio Macri - ormai sempre più legato al Fondo Monetario Internazionale ed alle sue politiche di deregolamentazione e austerità - e al voltafaccia del premier equadoriano Lenin Moreno il quale, pur eletto nelle file socialiste e correiste, sta attuando una politica di stampo capitalista e filo statunitense, tradendo il suo mandato elettorale.
A resistere solo Cuba, il cui nuovo Presidente Miguel-Diaz Canel ha riaffermato i valori fondanti della Rivoluzione socialista e la prosecuzione del processo sociale e di emencipazione del suo popolo; il Venezuela bolivariano e socialista di Maduro; il Nicaragua sandinista di Ortega; la Bolivia indigenista e socialista di Morales e l'Uruguay del socialista Tabaré Vasquez.
Di fronte all'avanzare del globalismo in America Latina e ormai in tutto il mondo - dagli USA all'Europa sino alla Russia putiniana capitalista - dal 19 al 23 novembre si terrà a Buenos Aires in Argentina il Primo Forum Mondiale del Pensiero Critico, ovvero una sorta di "anti- G20": un incontro anti-globalizzazione con la presenza di intellttuali e politici alternativi al liberal-capitalismo.
L'incontro, organizzato dal Consiglio Latinoamericano delle Scienza Sociali, vedrà protagoniste l'ex Presidentessa dell'Argentina, la peronista Cristina Kirchner e l'ex Presidentessa del Brasile, la socialista Dilma Roussef, oltre che l'ex Presidente dell'Uruguay - il presidente povero e dei poveri - José "Pepe" Mujica.
Oltre a costoro saranno presenti, quali relatori: la Presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo Estela Carlotto; il vocepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera; il leader spagnolo di Podemos Pablo Iglesias; la candidata alla vicepresidenza del Brasile per il Partito dei Lavoratori Manuela D'Avila; l'ex Presidente della Colombia Ernesto Samper; l'avvocato argentino e attivista per i diritti civili, ambientali, sociali e umani Juan Grabois; l'antropologa femminista Riga Segato; il giornalista Ignacio Ramonet; il candidato di sinistra alla presidenza della Colombia Gustavo Petro ed il fondatore di Podemos Juan Carlos Monedero.
Molte altre presenze prestigiose sono attese e sarà una occasione per discutere e elaborare proposte per una prospettiva alternativa rispetto all'ineguaglianza, all'ingiustizia ed alla perdita di democrazia fomentate dalla globalizzazione capitalista, ovvero proposte alternative rispetto ad una politica volta a garantire unicamente i ceti sociali più ricchi e oligarchici.

Luca Bagatin


lunedì 28 maggio 2018

Libertà autentica è libertà dalla materia, ovvero dal profitto, dalla crescita, dalla concorrenza

Oggi l'economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose perlopiù inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente.

(Tiziano Terzani) 

Abbiamo sacrificato i vecchi Dei immateriali, e ora stiamo occupando il tempio del Dio-Mercato. Lui organizza la nostra economia, la nostra politica, le nostre abitudini e ci fornisce mutui e carte di credito che ci danno un’apparente felicità

(José "Pepe" Mujica, ex Presidente socialista dell'Uruguay) 

lunedì 13 novembre 2017

José "Pepe" Mujica, ex Presidente dell'Uruguay, chiama a raccolta i militanti in difesa della democrazia, contro l'offensiva capitalista e neoliberale e contro la mercificazione della vita in America Latina

L’ex presidente dell’Uruguay, Jose "Pepe" Mujica, invita i «militanti delle organizzazioni sociali» di tutta l’America Latina a partecipare alla Conferenza Continentale per la Democrazia e Contro il Neoliberismo, con l’obiettivo di combattere la regressione politica diffusa.
L’incontro, previsto a Montevideo dal 16 al 18 di novembre, ha l’obiettivo di connettere fra loro le varie lotte contro l’offensiva dei capitalisti nell’intero Continente.


"Basta col neoliberismo in America Latina ! Il 16 e 17 novembre invito a Montevideo (Uruguay) tutte le organizzazioni sociali, partiti, sindacati per unirci e costruire un fronte che freni l'avanzata neoliberale che sta creando ingiustizia sociale, assenza di lavoro, distruzione ambientale" ha affermato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay Pepe Mujica.


fonte: https://www.telesurtv.net/english/news/Mujica-Militant-Latin-America-Must-Reject-Neoliberalism-20171110-0027.html

mercoledì 6 settembre 2017

"Democrazia diretta e socialismo". Brevi riflessioni di Luca Bagatin

Ambisco ad una società nella quale si lavori per piacere, nella quale ciascuno possa scegliere il proprio lavoro, nella quale ciascuno abbia l'indispensabile di che vivere e poter gestire il proprio tempo per la cura dei propri cari e degli amici.
Una società autogestita ed ove il potere non esiste, perché tutti vivono in armonia fra loro.

Utopia ?
Certo, se si ragiona ancora con il vegongoso paradigma egoistico capitalista lo è .

Al liberale stato di diritto anteporrei il mazziniano stato di dovere.
Dovere verso la comunità innanzitutto.


Preferisco un liberale che diviene comunista piuttosto che, come spesso è accaduto, un comunista che diviene liberale.



Se in Libia tornasse il socialismo forse finirebbe anche lo scafismo.


Ogni popolo ha diritto allo sviluppo e al benessere nel proprio paese di origine.
Il cosmopolitismo è sfruttamento. Viva il panafricanismo e il terzomondismo laico e socialista!

giovedì 16 marzo 2017

Il populismo è politica dal basso, così come il socialismo che ne è sinonimo. Articolo di Luca Bagatin

Da tempo si sente parlare a sproposito ed in termini spregiativi - in Europa e nella sola Europa - del termine “populista”.
Il termine populista deriva semplicemente dall'omonimo movimento politico ed intellettuale russo sorto alla metà del XIX secolo a tutela e per l'emancipazione dei contadini e dei servi della gleba sulla base di un programma socialista e comunitario.
Ispiratosi al populismo russo sorgerà, sul finire dell'800, negli Stati Uniti d'America, il Populist Party, ovvero il Partito del Popolo, a rappresentanza delle classi contadine, operaie e meno abbienti, che proponeva la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, l'elezione popolare diretta ed era in generale ostile alle élite ed al sistema bancario.
Ancora oggi, infatti, nelle Americhe, il termine populista è e rimane un termine ed un concetto positivo (pensiamo all'emancipazione sociale e civile portata avanti da Evita e Juan Domingo Peron e da Hugo Chavez, ingiustamente denigrati in Europa, senza che se ne conosca o approfondisca la vicenda umana e politica e così da José “Pepe” Mujica e dai tanti Presidenti latinoamericani di ispirazione populista democraticamente eletti in questo secolo), che solo i mezzi di comunicazione europei sembrano aver stravolto, accostandolo a fenomeni che nulla c'entrano con esso.
Ricordiamo - come peraltro già fatto in altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/02/la-differenza-abissale-fra-il.html) - che populisti furono i socialisti, gli anarchici ed i repubblicani dell'800 (Pierre Leroux, Michail Bakinun, Pierre-Joseph Proudhon, Karlo Marx, Friedrich Engels, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi) che daranno vita, nel 1864, alla Prima Internazionale dei Lavoratori, in quanto sostenitori di una politica di popolo ed in favore del popolo.
Oggi, a ricordarci la positività e l'esigenza di una politica populista, ovvero di una politica dal basso, intellettuali contemporanei quali il sociologo statunitense Christopher Lasch (1932 – 1994), il quale affermò in una intervista “Se proprio devo essere classificato con una etichetta, non usate le vecchie categorie, dato che non sono né di destra né di sinistra: chiamatemi populista”. Ed il prof. Lasch abbandonò il pensiero “liberal” negli Anni '70, in quanto rilevò come i programmi di emancipazione sessuale e femminile di quegli anni spostassero semplicemente l'autorità dalla famiglia ai mass-media, il cui scopo era semplicemente trasformare gli individui in consumatori. Ecco dunque la critica di Lasch alla destra ed alla sinistra, sostenitrici della crescita economica illimitata e dei consumi materiali in luogo dell'autentico senso di libertà, emancipazione e di comunità/fratellanza delle persone. La medesima critica la pongono peraltro filosofi quali Jean-Claude Michéa (di cui parlai già nei seguenti articoli http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.htmlhttp://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-vicolo-cieco-delleconomia-articolo.html), il quale pone una forte critica al liberalismo, reo di aver sostanzialmente messo in vendita ogni rapporto sociale, politico e umano in nome dell'incultura del piacere, del desiderio e del consumo e proponendo, quale alternativa, una società populista e socialista che superi capitalismo e modernismo, che guardi ad un'economia basata sul dono, il senso civico e l'aiuto reciproco. Infine Alain De Benoist, il quale sostiene che il populismo supera la vecchia contrapposizione orizzontale destra-sinistra e propone una contrapposizione verticale: il popolo contro le élite, ovvero le persone ordinarie che stanno in basso, contro i privilegiati che stanno in alto.
I media europei sembrano purtroppo lasciare poco spazio a queste riflessioni e ad intellettuali di questo calibro che, ad ogni modo, hanno fotogratato, molto meglio di altri, la situazione di profonda crisi politica, umana, economica e civile nella quale oggi ci troviamo ed hanno individuato possibili alternative dal basso. Così come peraltro già fecero, in tempi non sospetti, altri due intellettuali assai poco ascoltati: Michel Clouscard (1928 – 2009) e Pier Paolo Pasolini (1922 - 1975).

Luca Bagatin

giovedì 14 aprile 2016

Il paese dell'utopia: l'Uruguay di Garibaldi, Batlle y Ordonez e José "Pepe" Mujica. Articolo di Luca Bagatin

L'Uruguay, nello scacchiere geopolitico, appare Paese marginale. Purtuttavia, sotto il profilo umano e sociale è un Paese modello, al quale, non a caso, sono stati dedicati diversi saggi e reportage.
Ultimo ma non ultimo l'agile saggio di Leonardo Martinelli – giornalista de “Il Sole 24 Ore” - “Il paese dell'utopia – viaggio nell'Uruguay di Pepe Mujica”, edito da Laterza.
Il Paese dell'utopia è, appunto, l'Uruguay. Il Presidente che lo ha reso un Paese socialmente e umanamente progredito è José “Pepe” Mujica, di cui, peraltro, abbiamo già parlato in numerosi articoli.
Il saggio di Martinelli, ad ogni modo, ha il pregio di condurre il lettore all'interno del piccolo, ma vitalissimo Paese latinoamericano. Paese laico e anticlericale sin tai tempi del suo storico Presidente José Batlle y Ordonez (1856 - 1929), al quale Mujica si è ispirato. Paese tollerante, civile e democratico.
Ma, andiamo con ordine.
Martinelli esordisce raccontandoci il suo primo viaggio in Uruguay nel 2003 e racconta di un Paese ove il tasso di disoccupazione era del 16%, ovvero ben oltre quello italiano dell'epoca, che era del 9%. Nel 2015, invece, la tendenza si è radicalmente capovolta: il tasso di disoccupazione italiano è salito al 12%, mentre quello uruguayano è sceso al 6% ! Merito di politiche globaliste, keynesiane e/o di austerità ? Niente affatto: merito delle politiche socialiste e libertarie introdotte dal Frente Amplio guidato da Pepe Mujica. Politiche che hanno portato a legalizzare la marijuana (demonizzata in Occidente sin da quando il Presidente USA Franklin Delano Roosevelt, nel 1937, la mise fuori legge in quanto le fibre di canapa indiana risultavano non solo utili per produrre biocombustibile e ciò avrebbe messo in crisi il settore petrolifero, ma anche più economiche e resistenti di quelle prodotte dai grandi magnati della cellulosa, sostenitori di Roosevelt); riformato la sanità, finanziata attraverso i contributi dei lavoratori e delle imprese; puntato all'autogestione delle impese da parte dei lavoratori e ridotto i consumi interni. Lo stesso Mujica, amante della sobrietà, si è ridotto lo stipendio del 90%, arrivando a guadagnare circa mille euro mensili !
Tutto ciò, oltre a ridurre la disoccupazione, ha portato ad un aumento dei salari, ad una crescita del PIL del 6% e a una diminuzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
“Pepe” Mujica, che oggi ha lasciato la carica di Presidente per cederla al suo vice Tabaré Vazquez, fu peraltro eletto Presidente all'età di 74 anni, nel 2009, con alle spalle una vita da ex guerrigliero tupamaro contro la dittatura ed un lavoro da agricoltore e da fioraio. Tutt'altro, insomma, del giovinastro figlio di papà cresciuto in qualche collegio britannico.
Leonardo Martinelli, oltre ad analizzare gli effetti positivi delle riforme portate avanti dal Presidente Mujica, condensa nel suo saggio la storia dell'Uruguay a partire dalla definizione della scrittrice ed esploratrice Rosita Forbes che, sbarcata in Uruguay nel 1932, lo definì “paese dell'utopia” in quanto già allora vantava un'organizzazione sociale e civile all'avanguardia, anche sul piano dei diritti delle donne e ciò proprio grazie al già citato Presidente del Partito Colorado José Batlle y Ordonez, la cui formazione politica era repubblicana, anarchica e socialista-proudhoniana ed amava dire che “i poveri dovevano diventare meno poveri, mentre i ricchi più ricchi”.
Fu Batlle Ordonez, ad esempio, a proporre per primo che i dipendenti delle aziende pubbliche e private dovessero ricevere una quota dell'utile dell'impresa stessa, anticipando così il concetto di autogesione portato poi avanti nel secolo attuale da Mujica.
Capitolo degno di nota del saggio di Martinelli è quello dedicato al nostro Giuseppe Garibaldi, che proprio in Uruguay fu celebrato eroe nazionale. Fu proprio nella capitale, Montevideo, che Garibaldi aderì alla Massoneria, entrando nella Loggia “Les Amis de la Patrie” e fu in quella città che iniziò ad ispirarsi al socialismo umanitario. Allorquando scoppiò la guerra civile fra le fazioni “colorados” e “blancos” - che durò dal 1839 al 1851 – Garibaldi vi partecipò schiarandosi con i “colorados” - espressione di laicità ed emancipazione, essendo peraltro i primi a parlare di diritti civili e di abolizione della schiavitù – schierando con loro la Legione Italiana, composta da esuli mazziniani e repubblicani come lui.
Quelle lotte a fianco dei “colorados” lasciarono un segno profondo nell'immaginario degli uruguaiani, al punto che il “garibaldinismo”, in Uruguay, è considerato ancora oggi una vera e propria corrente politica e di pensiero, che inevitabilmente influenzò prima il Presidente Batlle Ordonez ed oggi José Mujica.
Il viaggio nel “paese dell'utopia” di Leonardo Martinelli, ad ogni modo, non si esaurisce qui. Prosegue nell'illustrare la pesenza di una nutrita comunità valdese in Uruguay – Colonia Valdense - approdata nel 1858 dal Piemonte a seguito delle presecuzioni in quelle terre. Colonia ottimamente integrata proprio grazie al fatto che la Chieda Valdese è una confessione aperta, tollerante e laica e dunque in totale sintonia con i valori del Paese che la ospita.
Degno di nota il capitolo dedicato alla visita di Che Guevara in Uruguay che, al pari di Garibaldi, influenzò molto la cultura politica degli uruguaiani. Che Guevara, giunto in visita nel 1961 a Punta del Este a rappresentare Cuba in seno all'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), puntò il dito contro la proposta del Presidente USA John Kennedy di creare quella che fu chiamata “Alleanza per il Progresso” allo scopo di rovesciare la Rivoluzione Cubana e favorire gli interessi delle multinazonali straniere - in particolare statunitensi - in America Latina, oltre che quelli del Fondo Monetario Internazionale. Parlando in tal senso, il “Che”, infiammò gli animi degli uruguaiani, fra cui quello del giovane Mujica.
José Mujica in un primo tempo si legò politicamente a Enrique Erro, deputato del Partido Blanco. Successivamente, nel momento in cui l'Uruguay si stava progressivmente avviando verso una deriva autoritaria e dittatoriale, aderì al Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros, fondato dal socialista proudhoniano Raul Sendic. Fu all'interno del movimento che, peraltro, conobbe la sua futura moglie, Lucia Topolansky.
I Tupamaros si trovarono dunque a lottare contro un governo dittatoriale supportato dal governo USA che, dal 1969, attraverso l'agente della CIA Dan Mitrione, torturò centinaia di prigionieri attraverso tecniche totalmente disumane. Alla faccia della più grande democrazia liberale d'Occidente !
Anche José “Pepe” Mujica finì in prigione, nel 1972, e fu torturato. Vi uscirà solo nel 1985, alla fine della dittatura militare, per iniziare a lavorare come agricoltore e fioraio.
Con i suoi vecchi compagni Tupamaros fonderà, poco tempo dopo, il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presenterà all'interno della coalizione del Frente Amplio, comprendente socialisti, democristiani e libertari. Mujica fu così eletto in Parlamento.
Nel 2005, il “Pepe”, sarà nominato Ministro dell'Agricoltura e, finalmente, nel 2009, sarà candidato alla Presidenza della Repubblica ed eletto con il 52% dei voti.
Il saggio di Leonardo Marinelli parla dunque di questo e di altro. Parla di un Paese fiero e laico, con le sue ferite, ma anche con la sua voglia di ricominciare, senza odio per gli avversari. Un Paese emblema del riscatto Latinoamericano e del Socialismo del XXIesimo secolo. Un socialismo libertario e anarchico, se vogliamo, che fonda le sue radici nell'amore per il prossimo.
“Non esiste alcuna dipendenza buona, a eccezione di quella dell'amore”, sostiene Mujica. Frase che, non a caso, viene riportata dall'autore del saggio “Il paese dell'utopia” in appendice del testo fra le “parole chiave” del “Pepe-pensiero”.
Un Paese da cui abbiamo molto da imparare noi europei e noi occidentali. Un Paese che ha compreso che, per vivere bene e liberi, occorre vivere di e con poco. Un Paese laico e a-confessionale, in cui, proprio per questo, sono rispettate le idee di tutti.
Uruguay: patria d'elezione di Giuseppe Garibaldi, Paese dell'utopia e del primo Presidente povero del mondo: José Mujica, il cui esempio di vita e la cui storia politica terremo sempre nel cuore.

Luca Bagatin