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venerdì 29 maggio 2026

Da Craxi a Sanchez: quando politica e democrazia finiscono sotto assedio. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto interessanti e condivisibili le parole di Angioletta Massimino su Pensalibero.it del 29 maggio scorso (https://www.pensalibero.it/lassedio-a-sanchez-e-leco-di-una-storia-gia-vista/), relativamente all'inchiesta che sta colpendo il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Pedro Sanchez e l'ex Primo Ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

Angioletta Massimino così esordisce e scrive: “Pedro Sánchez sta vivendo ciò che in Italia abbiamo già visto, già respirato, già pagato: un assedio che non nasce dalla politica ma da quel punto cieco dove giustizia, apparati e narrazione pubblica si muovono all’unisono senza bisogno di parlarsi.

È la stessa dinamica che trent’anni fa ha travolto un intero sistema: non per giudicare il passato, ma per capire il presente.

In Spagna la sequenza è chirurgica: prima l’indagine sulla moglie, poi quella sul fratello, poi gli inquirenti che entrano nella sede del PSOE proprio mentre Sánchez è a Roma a parlare di Pace con il Papa.

Non è una perquisizione, ripetono, ma l’immagine è quella: un Partito sotto accusa, un Premier accerchiato, un sistema che stringe la morsa come se avesse ricevuto un segnale.

E il parallelo con l’Italia degli anni Novanta diventa inevitabile: anche allora non serviva una regia occulta, bastava la convergenza di interessi, la convinzione che un ciclo politico fosse finito e che andasse demolito.

Anche allora la politica veniva spinta fuori dal campo, sostituita da un giudizio morale delegato ai tribunali.

Anche allora la narrazione era sempre la stessa: non importa se sei colpevole, importa che sei nel mirino.

E, più avanti nel testo, l'ottima Massimino aggiunge un ragionamento emblematico: “E mentre tutto questo accade, Sánchez è uno dei pochi leader europei che ha osato alzare la testa: ha criticato Netanyahu, ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha detto che la Pace non si costruisce “con i missili”, ha provato a ritagliarsi un margine di autonomia sulla guerra in Ucraina, ha parlato di migranti senza usare la grammatica della paura.

Non è un Premier allineato, e questo in Europa non passa mai indenne”.

L'Espresso” aveva, il giorno precedente, fatto presente come l'inchiesta contro Zapatero sia sostenuta, non a caso, dall'Homeland Security statunitense. L'articolo de “L'Espresso” si conclude, emblematicamente, con queste parole: “E il caso Zapatero-Sánchez viene ormai interpretato da molti diplomatici come il primo grande avvertimento continentale dell’era Trump 2.0.”.

Chi non si allinea al regime di Washington e dei suoi sodali, dunque, ieri come oggi, rischia grosso.

Del resto ne scrisse già Bettino Craxi – vittima illustre della falsa rivoluzione di Tangentopoli - nel suo romanzo-verità, uscito postumo, per Mondadori, “Parigi-Hammamet”, nel quale spiegò anche perché egli divenne il bersaglio dei poteri forti internazionali.

Di quel romanzo ho parlato in varie interviste e scritto sia nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, riedito dalla Mario Pascale Editore, che a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

Così come ho spesso scritto, in molti articoli e anche nel mio saggio, come tutto ciò sia già avvenuto e stia avvenendo, in particolar modo contro quei leader socialisti democratici che si sono opposti alle oligarchie liberal capitaliste: dal già citato Craxi, passando per i socialisti brasiliani Lula e Dilma Roussef; la peronista argentina Cristina Kirchner; i socialisti ecuadoriani Rafael Correa e Jorge Glas; il rapimento – da parte degli USA - del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, con accuse mai provate...

In un mio articolo aggiunsi anche: “E' una storia vista – anche se in forme diverse - anche ai tempi di Juan Domingo Peron e al golpe che lo colpì nel 1955; ai tempi della detronizzazione di Nicolae Ceausescu (primo in Europa a parlare di nuovo ordine multilaterale) e, in tempi più recenti, di Gheddafi e Assad. Entrambi laico-socialisti, contro ogni fondamentalismo e destabilizzazione”.

E, nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, oltre che in un mio articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html), ricordai come anche Egor Ligaciov, numero due del PCUS, riformista leninista e fra i primi a promuovere la cosiddetta Perestrojka, fu coinvolto nella “tangentopoli sovietica”, lanciata dai giudici Gdlian e Ivanov.

Perché? Perché, pur essendo il primo a puntare il dito contro la corruzione politica in Uzbekistan e nonostante nel Politburo avesse iniziato a lanciare una campagna anti-corruzione, fu anche colui il quale voleva mettere i bastoni fra le ruote ai progetti di deregolamentazione promossi da Jakovlev e Gorbaciov, che avrebbero portato, con Eltsin, alla definitiva implosione e disgregazione dell'URSS e alla distruzione di ogni forma di socialismo ad Est, ovvero all'avvento del capitalismo assoluto, delle mafie e delle oligarchie nello spazio post-sovietico.

Tutti aspetti ampiamente graditi alle oligarchie liberal capitaliste occidentali. E che, peraltro, sono all'origine del conflitto russo-ucraino e di molte questioni irrisolte nelle ex Repubbliche sovietiche.

E siamo ancora lì e siamo sempre lì.

Il Re è Nudo da quel dì.

Ma, come fece presente Bettino Craxi: La storia di questi anni sarà riscritta bene. In tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi capitoli, in tutti i suoi personaggi, in tutti i suoi falsi eroi. E si farà l’operazione verità. La battaglia della storia non gliela faccio vincere”.

La verità, dunque, si farà, presto o tardi, strada.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

martedì 4 agosto 2020

L'Interpol si rifiuta di arrestare l'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa. Articolo di Luca Bagatin

Nell'aprile scorso, l'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa – rifugiato politico in Belgio dal 2017 - fu condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.

Secondo i giudici, Correa, dal 2012 al 2016, si sarebbe reso colpevole di finanziamento illecito al suo partito, in cambio di tangenti per agevolare imprenditori ecuadoriani.

Oltre a ciò, sarebbe stato impedito a Correa e ai suoi sostenitori, di partecipare alle elezioni politiche, per 25 anni.

E' di pochi giorni fa la notizia che l'Interpol, ovvero l'Organizzazione internazionale della polizia criminale, ha rifiutato la richiesta di arresto da parte dell'attuale governo liberale dell'Ecuador, disposta contro Correa.

L'Interpol riconosce che quella contro Correa è una persecuzione politica, che viola i diritti umani e, come tale, rifiuta ogni richiesta di arresto e estradizione pretese dal governo ecuadoriano, presieduto da Lenin Moreno. Quel Lenin Moreno, che, sino al suo definitivo voltafaccia e al suo abbraccio delle politiche neoliberali, militava nello stesso partito di Correa e ne fu peraltro vicepresidente dal 2006 al 2013.

Nei giorni scorsi, il Trubinale per le controversie elettorali, ha peraltro annullato la decisione del Consiglio elettorale nazionale di sospendere quattro formazioni politiche, fra cui quella a sostegno dell'ex Presidente Rafael Correa.

Il suo partito di ispirazione socialista, dunque, potrà concorrere regolarmente alle prossime elezioni.

La decisione è stata accolta con entusiasmo dall'ex Presidente Correa, il quale, su Twitter, ha esclamato: “Finalmente ! Un giudice elettorale fa ciò che è necessario”.

La vicenda dell'ex Presidente Correa, che ha governato l'Ecuador dal 2007 al 2016, con ottimi risultati economico-sociali, rientra nella strategia di liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico in America Latina. Vicenda che vide coinvolto l'ex Presidente socialista del Brasile Lula, l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Kirchner e vede coinvolto l'ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales. E, per molti versi, sembra avere delle assonanze con quanto accaduto in Italia nel periodo di quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”.

I nodi, ad ogni modo, sembrano comunque sempre venire al pettine.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 14 ottobre 2019

In Ecuador ritirato il decreto con le misure di austerità. Vittoria del popolo contro il governo liberal-autoritario !

A seguito dei numerosi giorni di protesta popolare in Ecuador e l'occupazione del Parlamento, il Presidente Lenin Moreno ha ritirato il decreto 883 contenente le misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale (che comprendevano: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni).
Nei prossimi giorni sarà creata una commissione composta di rappresentanti dei gruppi sociali e del governo, al fine di concordare nuove misure in materia di politica economica. 
Una vittoria popolare e democratica, che segna un primo passo per la cacciata del governo liberal-autoritario di Moreno, non dissimile da quello francese di Macron.

Luca Bagatin


mercoledì 6 settembre 2017

"Democrazia diretta e socialismo". Brevi riflessioni di Luca Bagatin

Ambisco ad una società nella quale si lavori per piacere, nella quale ciascuno possa scegliere il proprio lavoro, nella quale ciascuno abbia l'indispensabile di che vivere e poter gestire il proprio tempo per la cura dei propri cari e degli amici.
Una società autogestita ed ove il potere non esiste, perché tutti vivono in armonia fra loro.

Utopia ?
Certo, se si ragiona ancora con il vegongoso paradigma egoistico capitalista lo è .

Al liberale stato di diritto anteporrei il mazziniano stato di dovere.
Dovere verso la comunità innanzitutto.


Preferisco un liberale che diviene comunista piuttosto che, come spesso è accaduto, un comunista che diviene liberale.



Se in Libia tornasse il socialismo forse finirebbe anche lo scafismo.


Ogni popolo ha diritto allo sviluppo e al benessere nel proprio paese di origine.
Il cosmopolitismo è sfruttamento. Viva il panafricanismo e il terzomondismo laico e socialista!

mercoledì 5 aprile 2017

Intervista di Luca Bagatin alla militante del partito di governo Alianza Pais Gabriela Pereira sulle elezioni presidenziali in Ecuador vinte da Lenin Moreno

Le elezioni presidenziali in Ecuador, conclusesi il 2 aprile scorso, sono state vinte dal candidato del partito di governo Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana), il socialista Lenin Moreno e ciò assicura una piena conferma della Revolucion Ciudadana, ovvero della Rivoluzine Civica portata avanti dall'economista Rafael Correa, che ha governato il Paese dal 2007 ad oggi.
Lenin Moreno, sostenitore del proseguimento delle politiche sociali del suo predecessore, oltre che di un “piano per tutta la vita” che assicuri benessere sociale a tutti gli ecuadoriani, ha infatti raccolto il 51% dei voti, che purtuttavia è pesantemente contestato dal suo oppositore, il banchiere Guillermo Lasso - già in passato compromesso con i corrotti governi democristiani - che ha raccolto il 49% dei voti e ritiene ci siano stati dei brogli.
Ne parliamo in merito con la militante di Alianza Pais Gabriela Pereira, la quale risiede da diversi anni in Italia.
Gabriela Pereira e l'ex Presidente Rafael Correa


Luca Bagatin: Che ne pensi dell'attuale vittoria di Lenin Moreno in Ecuador e delle accuse di brogli lanciate da Lasso ?
Gabriela Pereira: Dopo questa campagna elettorale, che è stata una delle più sporche degli ultimi anni, il popolo ha deciso il suo destino politico, che è quello di continuare con le conquiste fatte con la Rivoluzione Cittadina, cioè inclusione sociale, riduzione della povertà, diritti per le donne, per i disabili, o meglio, diversamente abili. E' vero che ci sono cose che devono evolversi o cambiare, però il cambiamento che offriva il candidato delle destre, il banchiere Guillermo Lasso, era ritornare al passato neoliberista, che ci ha ridotto nella disugualianzza in un Paese con tante risorse.
E' accaduto che già prima di conoscere i resultati il 17 febbraio scorso, il violento Andrès Paez, candidato a Vicepresidente di Guillermo Lasso, in complicità con il Sindaco di Quito, Mauricio Rodas, anche lui rappresentante della destra oligarchica in Ecuador, abbiano invitato la popolazione a ribellarsi in maniera violenta contro i primi risultati, che avrebbero dato Lenin Moreno in vantaggio, credendo che non ci sarebbe stato il ballotaggio. Quindi il loro piano contempla pure le rivolte violente se i liberisti non ottengono il potere: è lo stesso stratagemma delle destre ovunque: in Venezuela, in Bolivia, in Paraguay, in Argentina, sempre la stessa violenza e proveniente dalle stesse formazioni politiche.

Luca Bagatin: Pensi che Lasso sarà disposto a tutto pur di ribaltare il risultato delle elezioni ? In questo senso quanto pesa, secondo te, l'affare “Julian Assange”, l'attivista libertario fondatore di Wikileaks attualmente protetto dall'ambasciata ecuadoriana a Londra ?
Gabriela Pereira: Guillermo Lasso è un uomo che non lo si può definire come un uomo politico, in quanto egli è il rappresentante dei ceti sociali più alti, oligarchici. Pensa che lui è direttamente coinvolto nella peggiore rapina fatta agli ecuadoregni nel marzo de 1999 col “Feriado Bancario”. Ai tempi lui ricopriva l'incarico di Superministro dell'Economía ed a sua volta era anche Presidente del Banco de Guayaquil e fu proprio in quel periodo che andarono in fallimento più di dieci banche, che trattennero i risparmi di milioni di persone. Fu così che tutta questa gente impoverita da un giorno all'altro fu costretta a lasciare il Paese per migrare al fine di cercare un futuro migliore per i propri figli. Le conseguenze di quella catastrofe finanziaria furono terribili: suicidi di bambini e adolescenti che rimasero senza i loro genitori; malati che non potevano pagare le cure e sono morti; gente che perse i suoi negozi e si uccise. Tre milioni di persone divenute mano d'opera precaria per i Paesi industrializzati...una situazione davvero terribile. Ed oggi questo tizio ha avuto la faccia tosta di ricandidarsi pur con tutto il male che ha causato !
Sul fatto di Julian Assange, è lui stesso che ha consigliato a Lasso - in caso di sconfitta alle elezioni presidenziali – che è meglio che se ne vada dal Paese.

Luca Bagatin: Pensi che le proteste di Lasso si inseriscano nell'ambito dei tentativi di destabilizzazione dei governi socialisti latinoamericani attuata dalle opposizioni oligarchiche e dalle multinazionali (pensiamo ai casi Brasile, Venezuela ed anche nel recente passato i tentativi di golpe contro l'Ecuador di Correa) ?
Gabriela Pereira: Da quando nel 1998 Hugo Chavez è diventato Presidente del Venezuela ed ha motivato ed invitato anche gli altri Paesi latinoamericani a ritrovare una piena sovranità politica ed economica, subito le oligarchie latinoamericane, con l'aiuto delle multinazionali e della CIA, hanno iniziato a riprendere l'operazione Condor. Quel Piano Condor che negli anni '70 e '80 in Argentina, Cile, Paraguay, Uruguay e Brasile, ha portato morte e desaparecidos. Ed è la stessa macchina oligarchica che ha combattuto, dal 1959 in poi, contro la Cuba di Fidel Castro. Coloro i quali hanno orchestrato il golpe contro il Presidente Correa nel 2010 sono sempre coloro i quali oggi cercano di diffondere l'idea che ci sia stata una frode elettorale al fine di destabilizzare la democrazia in Ecuador. Però la grande maggioranza del popolo ormai non si fa più trascinare dalle bugie dei media mainstream disinformatori, i quali sono stati anche loro i protagonisti diretti nelle destabilizzazioni dei Paesi con governi a guida socialista.

Luca Bagatin: Tu e tuo marito, Roberto Pazmino, da anni vi occupate di diffondere gli ideali della Revolucion Ciudadana e del Socialismo del XXI secolo in Italia, attraverso una vostra web radio. Puoi raccontarci meglio la vostra attività e come è nata ?
Gabriela Pereira: Sia mio marito che io apparteniamo alla classe proletaria. Non abbiamo studiato giornalismo, siamo diventati migranti per la grave crisi ecuadoregna del '99, quindi non abbiamo avuto l'opportunità che oggi hanno tanti giovani nel mio Paese di poter andare all'Università in modo gratuito, come un diritto. Noi siamo autodidatti ed abbiamo colto l'occasione che ci ha presentato un compagno cubano che vive in Canada, sulla base dell'idea del Professore Universitario e scrittore cubano Raul Capote, autore del libro “Il Nemico”. E' così che abbiamo deciso di fare contrainformazione attraverso una radio web - Revolucionarios al Poder - con un programma che noi abbiamo prodotto, ovvero Artilleria de la Palabra. Sappiamo che i grandi media sono guidati da multinazionali che devono difendere il capitalismo e quindi diffondono informazione distorte. Attualmente in America Latina essiste Telesur ed altri media che combattono contro la disinformazione. E così noi abbiamo pensato di contrastare l'informazione distorta e diffondere la verità usando un linguaggio semplice. E un programma fatto da gente del popolo come noi e per il popolo. Ed è cosí che ogni sabato si transmitte il nostro programma. Pensiamo che in questi tempi l'informazione sia un'arma molto potente in quanto la gente bene informata può essere così meno manipolabile.

Luca Bagatin: Come immagini il futuro dell'Ecuador e dell'America Latina ?
Gabriela Pereira: Il mio Paese è piccolo, ma è uno dei più variegati al mondo: ricco di resorse naturali, con paesaggi magici, ma purtroppo si trova anche nel continente nel quale le disuguagianze sono anche maggiori. La Storia ci racconta che i più emarginati e vulnerabili sono sempre stati gli indigeni, gli uomini di colore, contadini, operai, gente umile, mentre la classe dei borghesi ha sempre mantenuto il potere in ogni modo. Oggi finalmente il vento è cambiato e nel mio Paese tutti hanno gli stessi diritti, il diritto ad una educazione avanzata gratuita ed alla salute ed io voglio per il mio Paese la continuità di questa nuova era. La Rivoluzione Cittadina portata avanti da Correa ed oggi da Lenin Moreno è una realtà di giustizia sociale e pace per tutti, ma non quella pace che ci voleva imporre la Chiesa cattolica, quella quella che ci imponeva di obbedire ai padroni e ad abbassare la testa. La pace che ci ha insegnato Rafael Correa è quella racchiusa in questa frase: “La pace non è soltanto la mancanza di guerre. La pace è sopratutto presenza di giustizia, di salute, educazione, sicurezza sociale, reddito dignitoso, bisogni fondamentali soddisfatti. L'offensiva opulenza accanto a intollerabili livelli di povertà, anche questi diventano proiettili di tutti i giorni, contro la dignità umana”.

Luca Bagatin

lunedì 6 febbraio 2017

Lenin Moreno Presidente dell'Ecuador 2017 ! Per il proseguimento della Revolucion Ciudadana !



Un piano per tutta la vita.
Un governo responsabile e che garantisca i suoi cittadini per tutta la vita.
Una casa per tutti, soprattutto per i poveri.
Sostegno alla maternità.
Sostegno al lavoro giovanile.
Raddoppio delle pensioni degli anziani.
Libertà completa dalla povertà e investimenti nello sviluppo umano.


http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html

http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html