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giovedì 20 febbraio 2020

Anche in Grecia, come in Francia e in Russia, in piazza contro la riforma delle pensioni. Articolo di Luca Bagatin

Anche in Grecia, come in Russia e in Francia negli ultimi tempi, la popolazione scende in piazza contro la riforma delle pensioni, che sarà votata entro venerdì 21 febbraio, imposta dal nuovo governo liberal conservatore. Tale riforma è del resto in continuità con le misure di austerità del precedente governo di sinistra guidato da Tsipras.
Misure di austerità, del resto, imposte dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale e che in tutti questi anni hanno drammaticamente impoverito la popolazione (con peraltro numerosi casi di suicidio dal 2010 al 2015), aumentato la disoccupazione e devastato il sistema sanitario nazionale.
Diecimila persone in piazza ad Atene (con manifestazioni estese anche a Salonicco e ad altre città greche), molte delle quali con indosso un gilet giallo - simbolo del movimento popolare che in Francia si è mobilitato contro l'austerità in salsa liberale di Macron – contro la riforma che incoraggia i lavoratori a rimanere più a lungo al lavoro.
"Questo disegno di legge è praticamente la continuazione delle leggi di austerità introdotte nel 2010-2019", ha affermato in un comunicato il sindacato dei dipendenti pubblici ADEDY.
E il Segretario generale del Partito Comunista di Grecia (KKE), Dimitris Koutsoumbas ha affermato: "Il governo pagherà a caro prezzo l'ulteriore smantellamento delle assicurazioni sociali, come hanno fatto i governi che lo hanno preceduto. Il popolo greco non dimentica".
Annunciate, nelle prossime settimane, nuove mobilitazioni e scioperi.

Luca Bagatin

domenica 21 luglio 2019

"Alternativa al capitalismo". Conclusa a Roma la festa del Partito Comunista. Articolo di Luca Bagatin

In una Europa e in un'Italia nelle quali, a prevalere, sono le logiche del consumo, del profitto, del grande capitale, della conseguente solitudine e apatia umana, qualche isola felice ancora è rimasta.
E' rimasta, ad esempio, nel quartiere popolare Tiburtino III di Roma, animato dalla festa nazionale del Partito Comunista, che si è tenuta dal 12 al 20 luglio.
Una festa che ha visto protagonisti numerosi giovani del Fronte della Gioventù Comunista; l'attore Pierpaolo Capovilla che ha recitato brani tratti dalle opere di Pasolini; il gruppo musicale Contromano; le Radici nel Cemento; gli Skasso, Enrico Capuano e la Tammuriata Rock e molte altre band.
Una festa che purtroppo, quest'anno, ha subito un grave lutto, con la scomparsa, alcuni giorni fa, di Roberto Piergentili, il quale alla manifestazione ha sempre partecipato con il suo stand di oggettistica storica sovietica (Stalingrad43, Soviet Memorabilia), assieme all'amico Fabrizio. La perdita di Roberto è stata davvero improvvisa e ricordata con uno striscione commemorativo.
Marco Rizzo, Segretario nazionale del Partito, al termine della festa, ha tenuto il suo comizio conclusivo, ricordando, anche a chi scrive, nell'ambito di un successivo breve scambio di battute, che le priorità dei comunisti sono quelle del lavoro, di un'Italia socialista nella quale i lavoratori abbiano la possibilità di partecipare alla gestione delle imprese. L'obiettivo è dunque il superamento del capitalismo, considerato una vera e propria malattia.
Opposizione netta, da parte di Rizzo, a questo governo italiano, che giudica uguale a quello greco di Tsipras, ovvero piegato ai desiderata dell'austera Unione Europea e dei grandi poteri economico finanziari.
Rizzo ha peraltro denunciato il fenomeno dell'immigrazione forzata, causa del capitalismo, e la necessità di sostenere i movimenti panafricani, eredi di grandi leader quali Thomas Sankara e Nelson Mandela.
Oltre a ciò, ha rammentato come i comunisti si pongano in alternativa rispetto al centrodestra e al centrosinistra, i quali difendono l'attuale sistema capitalista, l'Unione Europea e la NATO. I comunisti, oggi, peraltro, rifiutano l'etichetta “di sinistra” e preferiscono prenderne le distanze, attraverso una frase attribuita a Lenin “Siamo comunisti, non siamo di sinistra”, spesso rimarcata da Rizzo in più occasioni.
Il Partito Comunista, come ricordato da Rizzo, fa parte dell'Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa, riafferma la sua amicizia e fratellanza al KKE, ovvero al Partito Comunista Greco, oltre che il suo sostegno alle lotte del Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.
Numerose feste del Partito sono previste in tutta Italia nel corso dell'estate.
Il socialismo, dunque, in Italia, sembra non essere scomparso, specie se pensiamo che il PC, alle ultime elezioni europee, è stato l'unico partito – in termini assoluti – ad aver guadagnato voti.

Luca Bagatin


venerdì 17 luglio 2015

Cuba: la democrazia dei Caraibi. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Questa storia di Fidel Castro dittatore e di Cuba quale ultimo avamposto del comunismo stalinista cominciava ad andarmi stretta.

La propaganda radical-liberal-edonista mi aveva stancato da tempo e francamente iniziavo a trovarla pretestuosa e presuntuosa.

Ora, io non sono comunista anche se non mi ripugnerebbe affatto esserlo. Ciascuno ha le sue idee ed io le rispetto quasi tutte. Solo che dei comunisti non ho mai accettato la visione materialistico-economicista, che peraltro è la medesima dei liberali.
Sono da sempre un ammiratore del Generale Juan Domingo Peron, ex Presidente dell'Argentina che disse un giorno che a lui non importava se Fidel Castro e Che Guevara fossero comunisti. Per lui erano dei giustizialisti, nel senso che avevano fatto del bene al popolo cubano.
Ecco, la penso esattamente come lui.
Senza Fidel Castro e Che Guevara Cuba sarebbe ancora sotto il tallone del dittatore e criminale Fulgencio Batista il cui unico scopo era intascarsi i danari degli yankee e della mafia e sfruttare il suo stesso popolo.
Fidel Castro a differenza di Che Guevara, che fu un marxista della prima ora, era un comunista utopista. La stessa “Revolucion cubana” del 1959 non fu una rivoluzione socialista, bensì una rivoluzione di popolo e per il popolo. Il socialismo arrivò dopo, ma spesso in forme piuttosto libertarie, autogestionarie, piuttosto che comuniste/collettiviste tout-court.
Soprattutto nessuno dei rivoluzionari si sognò mai di esportare la rivoluzione, ma nessuno di loro rinunciò a dare sostegno ai movimenti di emancipazione sociale e nazionale in giro per il mondo: dall'Angola sino al Sudafrica che subì – sino al benefico ed auspicato trionfo di Nelson Mandela – il regime dell'apartheid.
Sì, è vero, Cuba si alleò ai sovietici. Avrebbe potuto rimanere un Paese non allineato ed invece si alleò con i russi. Ma che avrebbero mai potuto fare Fidel ed il Che con un embargo economico e con un rischio d'invasione da parte degli yankee ? Perché mai rinunciare alla sovranità nazionale e rischiare, oltretutto, di morire completamente di fame ? Ricordo che la stessa Repubblica libertaria di Fiume di Gabriele d'Annunzio si fece riconoscere dai sovietici. Certo, i russi erano una dittatura e nemmeno delle migliori, ma dall'altra parte era davvero così rosea la situazione come ci hanno fatto credere per decenni di pubblicità commerciale edonista e rimbabimento politico ? Gente che bambarda altra gente inerme e che impone il proprio sistema economico “libero”, può dirsi una democrazia ? Un governo che fa pagare le cure mediche a chi non ha danaro è una democrazia ? Un sistema politico che prevede la concorrenza fra candidati che spendono milioni di dollari o di euro a caccia di voti...anziché spenderli in progetti sociali, culturali ecc...è una democrazia ?
Lo ripeto, non sono né sarò mai comunista, ma sicuramente non dirò mai che il sistema yankee o capitalista sia un sistema democratico e civile. Sono entrambi sistemi criminali e antiumanitari e ne ho già spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, oltre che nel mio ultimo saggio.
A Cuba la sanità è gratuita ed i medici sono all'avanguardia. Ed operano in tutto il mondo, senza egoismi. Ma questo quasi nessun giornale “libero” lo scrive.
A Cuba è riconosciuta la libertà di culto, anche se ho sentito assurde leggende metropolitane che vorrebbero che a Cuba il Natale non si fpotesse festeggiare sino al 1998, allorquando il papa dei cattolici incontrò il Lider maximo.
A Cuba peraltro i massoni – cosa strana...visto che persino nell'Italia degli Anni '90 sono stati perseguitati – sono liberi di riunirsi nelle loro Logge. Che sono peraltro molto numerose sull'isola caraibica, anche perché la gran parte dei rivoluzionari appartenevano alla Massoneria.
A Cuba l'istruzione è libera e gratuita e l'analfabetismo è praticamente debellato, come, nonostante l'embargo economico, la gente non muore più di fame.
Oltretutto i diritti umani sono rispettati...nonostante ciò che ci raccontano dalle nostre parti.
I diritti delle donne sono esattamente gli stessi rispetto a quelli degli uomini e l'Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento cubano, è composto da quasi il 50% di donne. Eh sì, perché anche Cuba ha un Parlamento regolarmente eletto a suffragio universale e Fidel Castro o, meglio, oggi suo fratello Raul, non ha affatto un potere illimitato.
E sui diritti degli omosessuali, la deputata Mariela Castro, figlia di Raul Castro, si sta battendo affinché possa essere riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
C'è un partito unico, il Partito Comunista Cubano (www.pcc.cu), che purtuttavia non si presenta alle elezioni, ma è un simbolo: il simbolo della Rivoluzione. E poi, visto il pluripartitismo elettoralistico dei Paesi cosiddetti “liberal-democratici”...possiamo davvero dire che ciò sia una pecca ? Fra l'altro a Cuba ogni candidato all'Assemblea Nazionale è uguale all'altro, visto che non esiste – come nei nostri Paesi “liberal-democratici” - alcun tipo di propaganda elettorale ove vengono spesi milioni di euro per ottenere voti...spesso frutto di “amicizie” interessate e clientele (sic !).
Oggi finalmente anche il Presidente degli USA Obama ha capito che l'embargo nei confronti di Cuba era una follìa. Per quanto chi scrive teme che Cuba – anche con il possibile arrivo di Dominique Strauss-Kahn (uno che dovrebbe andare a nascondersi visti i suoi trascorsi !) nell'isola quale consulente di Raul Castro...il futuro dei Caraibi sembra tingersi di grigio !
Raul non è Fidel. Così come in Venezuela Maduro non è Chavez. Ma al momento meglio loro che qualcun altro.
Confidiamo ad ogni modo nei popoli caraibici e latinoamericani. Che la Rivoluzione sia sempre nei loro cuori e nelle loro menti e che non finisca tutto come la Grecia di Tsipras: nella resa ai potenti ed agli sfruttatori criminali di turno.

Luca Bagatin

martedì 7 luglio 2015

Ripensare il Mondo: alla ricerca di uno sviluppo umanista alternativo alla crescita economica ed allo sfruttamento. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La questione greca è emblematica, così come lo è la questione Mediterranea, dell'immigrazionismo imposto “grazie” a quelle forze franco-anglo-statunitensi che hanno bombardato degli Stati sovrani...regalandoci Daesh (l'Isis).
Immigrazione peraltro egoisticamente bloccata a Ventimiglia da quel governo francese che prima produce il danno e poi...fingendo che l'Italia non sia membro dell'Unione Europea, lascia che ce la risolviamo da soli (sic !).
Così come la Germania e gli altri Paesi pretendono di soffocare ancor più la Grecia, che, con uno scatto d'orgoglio, ha scelto da che parte stare: dalla parte della sovranità nazionale, dalla parte della crescita interna, senza imposizioni da parte di Paesi globalisti al servizio del Fondo Monetario Internazionale.
Ad ogni modo ormai non è nemmeno più questione di stare o meno dentro il sistema euro, oppure dentro o meno il sistema del dollaro. La questione è molto più semplice, ma proprio per questo molto più radicale.
Bisogna avere il coraggio di scegliere, specie in questo momento di profonda crisi umanitaria – perché in Grecia la gente sta morendo di fame e così accadrà presto anche da noi - se seguitare a stare all'interno del sistema monetario internazionale, oppure tornare alle economie di sussistenza, rinunciando ad un benessere effimero e a inutili consumi che ci hanno resi degli imbecilli addormentati e degli sfruttatori egoisti nei confronti di chi ha poco o nulla.
Solo allora si riscoprirà l'economia del dono, tipica delle civiltà matriarcali, così lontane dalla società del piacere effimero di matrice occidentale, che ci sta portando all'autodistruzione.
Può sembrare ciò utopistico ? Certo, di fronte a quei mercati, specie finanziari, che non tengono conto delle persone, ciò è altamente utopistico.
Come ho già detto più volte, le ideologie del Novecento, figlie del positivismo e dunque del materialismo, non hanno mai tenuto conto dell'essere umano. Delle sue pulsioni, sentimenti e delle sue passioni. Del suo bisogno di vivere in armonia con il cosmo e con la natura, traendo insegnamento da essa.
Il liberalismo, in questo senso, è contiguo al comunismo ed al socialismo marxista. Entrambe le ideologie andrebbero rigettate, in nome dell'umanesimo e di una visione spirituale della realtà.
E proprio per non aver tenuto conto di questa realtà, marxisti da una parte e liberali dall'altra, hanno lasciato il campo libero alla speculazione finanziaria globale. Allo sradicamento di interi popoli, allo spopolamento delle campagne, ad un progresso tecnologico-industriale indiscriminato che, anziché garantirci un vero benessere e la possibilità di godere dei suoi frutti (sia in termini di tempo libero che di crescita intellettuale/spirituale), ci ha obbligati prima a lavorare dieci ore al giorno e successivamente a subire gli effetti della cosiddetta “crescita”...con conseguente disoccupazione endemica.
Occorre una soluzione alternativa che guardi all'essere umano, senza tante chiacchiere o discussioni inutili che nascondono solo la volontà dei ricchi di seguitare a sfruttare i poveri.
Occorre ripensare l'idea stessa di Mondo.

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

domenica 5 luglio 2015

No all'Unione Europea ! Sì all'Amore !

NO ALL'EUROPA DEI BANCHIERI E DELLE MULTINAZIONALI !

NO ALL'EUROPA DELLE FACCE DI MERKEL, DEI FIGLI DI PUTIN E DELLE TESTE DI KATAINEN !

NO ALL'EUROPA DELLO SFRUTTAMENTO DELL'UOMO SULL'UOMO !


SI ALL'USCITA DAL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE !

Sì ALL'AUTOGESTIONE ED ALL'ECONOMIA DEL DONO !
 
 
 
 
 

mercoledì 27 maggio 2015

"Podemos abolire il debito pubblico ! Instauriamo lo Stato di Felicità Permanente !": riflessioni d'Amore e Libertà by Luca Bagatin

La vittoria di Podemos in Spagna, unita a quella greca di Tsipras e forse anche quella della Le Pen in Francia, dimostra che la stragrande maggioranza dei cittadini si è resa conto che il debito pubblico è IMPAGABILE e che un'Unione Europea capital-nazista non è conveniente per nessuno.
Occorre abolire dunque al più presto il debito pubblico degli Stati, lanciando un'operazione che potrebbe chiamarsi pressappoco così: SCURDAMMOCE O PASSATO: CHI HA AVUTO HA AVUTO, CHI HA DATO HA DATO!
Dopodiché la BCE dovrebbe diventare un istituto di credito che regala - avete capito bene - REGALA danari agli Stati ed ai cittadini che ne hanno bisogno.
Life is God and good. Isn't goods !
"Amore e Libertà" è per l'abolizione dei Governi e per l'instaurazione dell'unica forma di Stato ancora non contemplata da nessuno: lo Stato di Felicità Permanente !"

martedì 27 gennaio 2015

Più che un Tsipras ci vorrebbe un Mujica. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Non sappiamo se esultare o meno per la vittoria di Alexis Tsipras alle elezioni politiche greche.
Tsipras non ci entusiasma granché e la sua amicizia e vicinanza con molti politici del conservatore Partito Democratico italiano certo non ce lo rendono troppo convincente.
Interessante, ad ogni modo e comunque, il fatto che la stragrande maggioranza del popolo greco abbia espresso il suo voto favorevole nei confronti di un leader anti-Fondo Monetario Internazionale ed anti-Banca Centrale Europea, che, peraltro, ha deciso di allearsi con il partito dei nazionalisti greci, altrettanto se non ancor più anti-Troika.
Non è un caso, dunque, se un leader anti-europeista ed anti-capital-globalista come Tsipras venga elogiato tanto dalla pasionaria Marine Le Pen quanto dai movimenti dell'ultra-sinistra, oltre ad essere stato votato dalla stragrande maggioranza dei liberali e moderati greci.
Ed è interessante anche un'astensionismo del 36%, che indica comunque una sfiducia importante nei confronti della politica e, forse, anche nei confronti di un sistema socio-economico che ha fatto il suo tempo. E che andrebbe superato.
Sistema politico e socio-economico purtuttavia non messo in discussione da Tsipras, così come non è messo in discussione da nessun politicante europeo. Purtuttavia i limiti della politica, ovvero di questa politica fondata sulla divisione fra fazioni, sulla ricerca del potere, del consenso a tutti i costi e dunque sul danaro e sulla società mediatica dei bisogni e consumi indotti, è proprio questo.
E' il limite di coloro i quali pretendono di rappresentare un popolo senza in realtà farlo. Poiché il popolo è e rimane soggiogato dal sistema monetario internazionale, da un debito pubblico impagabile e contratto dai politici attraverso le banche e dai cittadini attraverso l'accensione di mutui ed il tutto ad interessi altissimi e a tutto vantaggio del sistema bancario. Un sistema che, da tempo immemorabile, è peraltro non più legato alle riserve auree ed ai beni e servizi effettivamente prodotti, bensì fondato su regole materialistiche, consumistiche, egoistiche, illiberali, come denunciato da diverso tempo dal nostro movimento-pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelibertalblogspot.it).
Per questo, ben vengano le critiche e le prospettive anti-europeiste ed anti-Troika di Tsipras o della signora Le Pen, purtuttavia questa dovrebbe essere l'ora dei popoli sovrani, affratellati fra loro, alla ricerca di prospettive simili a quelle concretamente realizzate da José “Pepe” Mujica in Uruguay, da Chavez in Venezuela, da Evo Morales in Bolivia, dal peronismo dei Kirchner in Argentina. E' dunque l'ora dei popoli consapevoli che non è e non sarà questo sistema politico, economico, anti-sociale ed egoistico a poterli/poterci far uscire dalla crisi e dallo sfruttamento sociale.
La prospettiva dovrebbe essere dunque la ricerca di una Civiltà dell'Amore alternativa ad una società del piacere effimero e dello sfruttamento dei molti a scapito dei pochi.
La vera crescita dovrebbe essere dunque umana, spirituale, sociale. Lasciando la fredda economia e la fredda politica ai frustrati ed ai repressi di sempre.

Luca Bagatin

lunedì 24 marzo 2014

Cari liberali, o abbracciate la linea extraparlamentare oppure siete destinati all'oblìo. "Amore e Libertà" ve ne offrirebbe la possibilità...(articolo tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

 VERSUS
 

Non conoscevo questo Guy Verhofstadt, così come non conoscevo questo Tsipras di cui pur i media si occupano, in vista dello spettacolo pornocratico delle elezioni europee previste per fine maggio.

Uno spettacolo pornocratico, dicevamo, utile unicamente a spartire le poltrone di un Parlamento europeo senza alcun potere se non quello di determinare la...lunghezza delle zucchine o giù di lì (se non è pornocrazia questa !).

Uno spettacolo inutile se non fosse che 751 politicanti eletti a Bruxelles si spartiranno altrettanti stipendi loro lautamente pagati dai contribuenti europei ai quali, della lunghezza zucchine e del resto, francamente, interessa poco o nulla.
Ma torniamo a Guy Verhofstadt che, un po' come Tsipras per i comunisti italiani, sta diventando un'icona liberaldemocratica da utilizzare a mo' di feticcio di un'accozzaglia partitocratica utile solo a raccattare qualche voto e tentare di superare la fatidica soglia del 4%. Impresa, lo abbiamo sempre sostenuto, peraltro, impossibile.
Ora, qui non ci interessa tanto parlare di Guy Verhofstadt, sicuramente degnissimo politico liberale belga (che però di partiti italiani temiamo conosca poco o nulla), ma dell'alleanza-accozzaglia che vogliono mettere in piedi il Centro Democratico di Tabacci (che nel Parlamento italiano sta con i cattocomunisti) e quel che resta di Fare per Fermare il Declino di Michele Boldrin. Un'alleanza-accozzagli che vuole richiamarsi all'Alde - ovvero all'Alleanza Liberaldemocratica Europea - e dovrebbe chiamarsi “Scelta Europea con Guy Verhofstadt”.
Apprendiamo che anche ciò che resta del Partito Nucariano...ehm, del Partito Repubblicano Italiano (ben diverso dal partito che fu di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, intendiamoci) ha aderito a quest'alleanza e che sarebbero corteggiati anche il neo-partito di Giannino ALI; quel che resta del PLI del sempreverde De Luca e forse anche ciò che resta di Scelta Civica (partito peraltro inutile all'indomani dell'uscita del suo leader Mario Monti).
Ora, ci si chiede a chi giovi tutto ciò in casa liberale, ovvero quale programma comune di ispirazione liberale e magari libertaria possa scaturire da una tale accozzaglia che vede uniti democristian-cattocomunisti e pseudoliberali in salsa ammuffita.
Tanto più ci chiediamo a che cosa serva una lista liberale (ma anche una socialista, popolare o comunista o grillina o neofascista) in Europa, visto che l'Unione Europea è di fatto governata dalla Banca Centrale Europea e, per decidere della lunghezza delle zucchine, ripetiamo, non servono liberali, socialisti o popolari !
Diverso sarebbe se i liberali, quelli duri e puri però, contaminati da un sano liberlsocialismo e da un sano repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che conoscono le battaglie di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Ernesto Nathan e ancor prima quelle di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini per un'Europa affratellata, ove il Popolo governa sull'economia e sulle ruberie politico-bancarie, iniziassero una sana battaglia extraparlamentare.
E' ciò che da lungo tempo ho proposto loro, così come lo propongo a tutti i cittadini pensanti (magari anche ai dissidenti ex grillini, se non rimanessero sordi all'appello del loro stesso elettorato) allorquando ideai “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), che non è un partito elettoralistico, bensì è un Partito d'azione. D'azione extraparlamentare in primis, per la Civiltà dell'Amore, per un'Europa affratellata, per i diritti sociali e politici che possono essere ottenuti fornendo ai cittadini una sovranità che non è mai stata fornita loro. Attraverso l'autogestione e la libertà di scelta: del proprio corpo, delle attività economiche, della circolazione delle idee (attraverso lo sviluppo del copyleft e l'abolizione del copyright), dell'autogestione dei capitali attraverso l'unione fra capitale e lavoro di mazziniana memoria.
Tutto ciò è utipistico, forse. Ma è utile ed ha senso. Per uscire da una crisi che è prima di tutto umana. Da una crisi imposta dall'economia per mezzo della politica. Imposta da una cattiva politica fatta da persone che ritengono sia più utile il proprio posto assicurato nelle istituzioni-prostituzioni - pagato dal cittadino-contribuente - rispetto all'interesse del cittadino.
Temiamo di rimanere, purtuttavia, una volta di più inascoltati dai partiti tradizionali. Ma, ad ogni modo, ci auguriamo di non esserlo dalla gran parte degli elettori (o, meglio, degli ex elettori) che, a maggio, si rifiuteranno di partecipare allo spettacolo pornocratico delle elezioni europee. E preferiranno dare una chances all'amore ed alla libertà di crescere in un'Europa e in un mondo senza violenze e soprusi politico-economico-sociali.

Luca Bagatin