Visualizzazione post con etichetta merkel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta merkel. Mostra tutti i post

giovedì 22 ottobre 2026

Jeffrey Sachs e Dario Rivolta, due testimoni e analisti del nostro tempo per un'Europa autonoma e orientata alla pace. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 14 ottobre 2026, al Parlamento europeo, l'importante economista statunitense Jeffrey Sachs, presentato dal deputato indipendente cipriota Fidias Panayiotou e dal deputato del Movimento Cinque Stelle Danilo Della Valle, ha tenuto un discorso di estrema profondità, pragmatismo e attualità.

Un discorso che Sachs ha intitolato, significativamente, “Come fare la pace in un mondo folle” e che si può leggere integralmente anche sul suo sito ufficiale a questo link: https://www.jeffsachs.org/recorded-lectures/sfyp6ea3p6sb4996yhxha755ar4m5l.

Non posso, dunque, che riassumerne qui i punti salienti, perché meritano tutti attenta lettura e riflessione.

Sachs ha esordito facendo presente che, in quest'epoca “strana”, nella quale gli USA e l'Europa sono “in una profonda crisi politica”, “può succedere di tutto”.

Egli ha fatto presente che “La retorica bellica che ha travolto l'Europa è scioccante ed estremamente pericolosa” e “a questo si aggiunge una politica americana completamente fallimentare, in un Paese che dovrebbe essere un vostro alleato”.

Riferendosi a Trump, peraltro, ha sottolineato che “non abbiamo mai avuto un Presidente peggiore nella nostra storia, nessuno più incompetente, instabile, stupido e pericoloso dal punto di vista del carattere. È una figura patologica, oltre a tutti i suoi altri limiti”.

Sachs ha poi spiegato come, oggi, l'Asia sia diventata sempre più centrale, nella geopolitica ed economia globale.

In merito alla Repubblica Popolare Cinese e all'India, in particolare, ha affermato, fra le altre cose, che “Ho lavorato in Cina per oltre 40 anni e in India, a intermittenza, per più di 40 anni. Per me, assistere alla fine della povertà e all'affermarsi dello sviluppo economico è una grande storia di successo. Posso affermare con certezza, per esperienza diretta, che il popolo cinese ha lavorato senza sosta per 40 anni per raggiungere questo obiettivo”.

Si è detto scandalizzato del fatto che gli USA vedano questo come un aspetto negativo e che vorrebbero una guerra con la Cina.

“Perché?”, si è chiesto l'economista statunitense. “Perché la Cina è cresciuta ancora una volta. Anzi, ha avuto l'incredibile sfrontatezza di avere un'economia più grande di quella degli Stati Uniti. Riuscite a immaginarlo? Questa è l'insolenza della Cina. Certo, hanno quattro volte più abitanti, quindi l'unico modo in cui avrebbero potuto avere un'economia più piccola sarebbe stato quello di rimanere a meno di un quarto del nostro reddito pro capite. Hanno deciso di non farlo. Hanno deciso di voler vivere una vita normale. E guarda un po', se moltiplichiamo una vita normale per 1,4 miliardi di persone e la confrontiamo con gli Stati Uniti e i loro 340 milioni di abitanti, la Cina risulta essere più grande in termini assoluti”.

La crescita economica cinese viene spesso percepita, negli ambienti strategici statunitensi, come una sfida alla tradizionale posizione di preminenza americana. Sachs interpreta dunque tale dinamica come uno dei fattori alla base delle tensioni fra Washington e Pechino.

Egli ha poi aggiunto che gli USA considerano negativamente anche la Russia e, ironicamente, ha affermato che – per gli USA - “il crimine più grande della Russia è quello di avere 17 milioni di chilometri quadrati”. “Perché lo dico?”, si è chiesto Sachs, “Perché con 17 milioni di chilometri quadrati, la Russia è diventata nemica dell'Impero britannico già nel 1840, ed è diventata nemica degli Stati Uniti d'America quando gli Stati Uniti hanno preso il posto dell'Impero britannico nel 1945. Non importa cosa facciano la Russia o l'Unione Sovietica, rimangono sempre un nemico. E se ci si comporta in questo modo abbastanza a lungo, si finisce con la guerra in Ucraina”.

Sachs ha altresì affermato che “Quello che ho appena detto mi rende un apologeta di Putin, un vile portavoce della propaganda russa e ogni altro insulto che potrebbe essermi affibbiato. Ma lavoro lì in prima persona da 37 anni. Non sono l'apologeta di nessuno. Tra l'altro, non sono mai stato stipendiato da nessuno, nel caso qualcuno sentisse mai qualcosa di contrario. Ho adottato questa politica 40 anni fa, quando ho iniziato a fornire consulenza alla Bolivia e qualcuno mi ha attaccato politicamente per essere un consulente esterno. Ho deciso in quel preciso istante che non avrei mai accettato un centesimo da un governo e ho fornito consulenza a decine di governi senza altro che il mio stipendio accademico. Quindi, per essere assolutamente chiari, nulla di ciò che sto dicendo è dovuto al fatto che io sia un consulente o un dipendente retribuito di qualcuno. Non lo sono mai stato e non ho nemmeno bisogno di controllare i conti, perché questa è stata la mia politica per tutta la mia carriera”.

Sachs ha poi spiegato che Gorbaciov, di cui fu consigliere del team economico nel 1990, parlò per primo di “patria comune europea”.

Ricordando quegli anni, nei quali fu consigliere anche del governo polacco, nel 1989, Sachs ha affermato che “Avevamo la pace tra le mani per un secolo a venire, se l'avessimo voluta, perché i russi erano piuttosto esausti dopo settant'anni di bolscevismo. Non era certo il sistema economico più efficiente. Volevano uscirne. Volevano pace, cooperazione e amicizia”.

Sachs ricorda poi come in quegli anni propose vari pacchetti economici per risollevare le sorti economiche della Polonia e dell''Unione Sovietica ma... “Quando proposi la stessa cosa per l'Unione Sovietica, fu respinta senza mezzi termini”, ha affermato l'economista.

L'economista statunitense ha poi proseguito illustrando un passaggio fondamentale: “Il grande crimine della Russia è stato quello di essere grande, proprio come il grande crimine della Cina. Ho appena pubblicato un libro in tedesco, uscito ieri, sulla russofobia in Europa. Nel primo capitolo racconto uno splendido studio dello storico John Howes Gleason, pubblicato nel 1950, intitolato " La genesi della russofobia in Gran Bretagna" . Gleason pose una domanda toccante, di assoluta attualità. Gran Bretagna e Russia erano alleate nella Sesta Coalizione che sconfisse Napoleone nel 1813 e nel 1814. Circa venticinque anni dopo, erano nemiche. Cosa accadde? Perché gli inglesi arrivarono a odiare i russi? Così studiò gli atti parlamentari (Hansard) e ogni altro documento pubblicato. Lesse tutto ciò che fu detto alla Camera dei Comuni e ogni discorso. La sua conclusione in questo splendido libro è che la Russia non fece nulla. La Gran Bretagna si convinse semplicemente che la Russia fosse così grande da rappresentare una minaccia per l'India, per l'Impero britannico in India, e che avrebbe invaso l'India attraverso il Passo Khyber. Quello fu il Grande Gioco, qualcosa che, tra l'altro, non balenò mai nella mente dello Zar. Ma la Gran Bretagna si lasciò trasportare dall'entusiasmo, e nel 1840 la Russia era diventata il nemico. Nel 1854 la Gran Bretagna entrò in guerra in Crimea, con Palmerston, l'imperialista per eccellenza, come principale sostenitore del conflitto e, dal 1855, come Primo Ministro. Perché? È una lunga storia, ma in sostanza l'obiettivo era quello di schiacciare la Russia nel Mar Nero. Nel 1853 la Russia aveva accettato la Nota di Vienna, una soluzione diplomatica alla crisi di Valacchia e Moldavia, e non c'era motivo di entrare in guerra. Eppure la Gran Bretagna insistette, e Palmerston disse: "Andiamo avanti verso Sebastopoli". Il motivo era che voleva ridurre la Russia a un'entità insignificante, in modo che non potesse più minacciare l'Impero britannico. Questo, tra l'altro, si chiama valori occidentali. Seguì una sanguinosa guerra di tre anni, la guerra di Crimea”.

Tornando al presente, Jeffrey Sachs ha spiegato che “Questa non è la guerra di Putin. Questa è la nostra guerra, signore e signori. È nata in un modo leggermente diverso, ma molto simile. I nostri strateghi negli anni '90 si sono convinti che gli Stati Uniti fossero la principale potenza mondiale. Scegliete voi l'espressione: siamo l'unica superpotenza mondiale; siamo la nazione indispensabile; siamo, come disse una delle mie segretarie di Stato meno preferite, Madeleine Albright, il paese che vede più lontano di ogni altro. Cercate cosa dice l'America di se stessa. Tutto ciò a cui gli strateghi americani riuscivano a pensare era: quali sono le nostre minacce? Beh, in realtà nessuna. Siamo così potenti che nessuno può affrontarci. L'unica che riusciamo a vedere è la Russia. La Russia è grande, quindi dobbiamo solo assicurarci che rimanga una potenza di terzo livello, o che si disintegri, come voleva Brzezinski”.

Egli ha poi aggiunto come, nel gennaio e febbraio 1990 “si decise di circondare la Russia con la NATO e con i sistemi missilistici Aegis. (…) Nel 1994 Clinton aveva deciso che la NATO si sarebbe espansa. Persino il suo Segretario alla Difesa, William Perry, un vero gentiluomo, pensò di dimettersi perché considerava questa decisione terribile. Il nostro statista di spicco, George Kennan, scrisse nel 1997 che l'espansione della NATO sarebbe stato l'errore più fatale della politica americana in tutta l'era post-Guerra Fredda. Kissinger, che non era certo un uomo affabile, partecipò a un dibattito nel 1994 che dovreste assolutamente guardare, perché vi aiuterà a comprendere meglio la guerra. Discusse con Jack Matlock, il nostro ambasciatore in Unione Sovietica negli ultimi anni del conflitto. Un tempo, nei media americani, si parlava davvero di informazione; si poteva assistere a un dibattito serio, di mezz'ora, su una questione importante. Oggi non abbiamo più niente del genere. Nel 1994 Robert MacNeil intervistò Kissinger e Matlock sull'allargamento della NATO. MacNeil chiese a Matlock se la NATO dovesse espandersi, e Matlock rispose di no: stavamo costruendo relazioni migliori con la Russia, non c'era alcun rischio e non c'era motivo di provocare nulla. Poi si rivolge a Kissinger: "Signor Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi?" "Sì, la NATO dovrebbe allargarsi." "Perché? La Russia è una minaccia?" "No, no, la Russia non è una minaccia." "Beh, questi paesi che chiedono l'adesione alla NATO sono in pericolo?" "No, non sono affatto in pericolo." "Beh, signor Kissinger, questo non inimicherà la Russia?" "Sì, lo farà." "Allora perché, signor Kissinger, la NATO dovrebbe allargarsi, se inimicherebbe la Russia?" E Kissinger risponde: se non si può inimicarsi la Russia quando è debole, cosa si farà quando è forte? Questa è la logica”.

Sachs ha poi elencato i numerosi passaggi relativi all'allargamento ad Est della NATO, sostenuti da tutti i Presidenti statunitensi che si sono succeduti.

Egli si è poi soffermato a spiegare che “Nel 2008 si tenne il vertice NATO di Bucarest e il primo giorno Bush affermò la necessità di impegnarsi per l'allargamento della NATO a Ucraina e Georgia. La cancelliera Merkel replicò: "George, non credo sia una buona idea. È una linea rossa per la Russia. Non è affatto sicuro". "Angela, Angela, dai. Dobbiamo trovare un accordo. Siamo l'alleanza occidentale. Non trattenerti". Esercitarono pressione e il secondo giorno raggiunsero un compromesso. Annunciarono l'allargamento della NATO a Ucraina e Georgia, ma senza fissare una data. Leggendo le memorie della Merkel, pubblicate nel 2024, si evince che in Russia questo annuncio sarebbe stato percepito come una vera e propria dichiarazione di guerra”.

Relativamente a ciò, Sachs ha affermato che, arrivati a questo punto, “L'Europa avrebbe dovuto alzarsi e dire: questa è una sciocchezza, questa è una provocazione, questa è completamente inutile. L'Europa avrebbe dovuto fermarla di colpo. Invece la Merkel ha ceduto, i francesi hanno ceduto, e quella è stata l'ultima volta che abbiamo sentito parlare di politica estera europea”.

Ironicamente, l'economista statunitense ha aggiunto che, da allora, nessuno nell'UE ha più protestato contro gli USA, salvo per dire “"Per favore, papà, non invadere la Groenlandia. Ti daremo tutte le basi che vuoi. Puoi fare quello che vuoi. Puoi avere tutti i minerali. Basta che non invadi". E in secondo luogo: "Per favore, non concludere l'accordo sul diesel", l'accordo di Trump con Putin per revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo”

In merito a Trump, Sachs ha affermato che “è la persona più idiota e incompetente che abbia mai ricoperto la presidenza, semplicemente perché non riesce a sostenere un'idea coerente per un giorno intero”.

Il problema, ad ogni modo, è che l'UE non ha fatto nulla, in tutti questi anni, per arginare le politiche sconsiderate di Washington, ha affermato Sachs.

Egli ha poi spiegato quanto accaduto in Ucraina a partire dal 2014. Ha spiegato come l'allora Presidente Yanukovych “Sostenne che l'Ucraina dovesse rimanere neutrale, e aveva ragione, e l'opinione pubblica ucraina, con una maggioranza schiacciante (circa il 60% contro il 20%), si oppose all'ingresso della NATO nel Paese. Gli Stati Uniti dissero che dovevamo sbarazzarci di quest'uomo. Potete chiamarla Rivoluzione della Dignità di Maidan, se volete. Io la chiamo colpo di stato. Potreste chiamarla operazione di cambio di regime, o rivoluzione colorata; usate il nome che preferite. Ma la mia collega Victoria Nuland distribuì biscotti a Maidan, e gli Stati Uniti avevano speso circa 5 miliardi di dollari per contribuire a realizzarla. Dovevamo sbarazzarci di lui, perché l'allargamento della NATO ha bisogno di Paesi che chiedano l'alleanza occidentale, non di Paesi che chiedono la neutralità”.

Ed ha aggiunto che “Si arriva quindi a un colpo di stato, e naturalmente tutto il resto ne consegue. La Russia interviene in Crimea e nel Donbass. Certo che interviene; sa cosa l'aspetta. E propone, nel febbraio successivo, qualcosa che in realtà non era male, ovvero gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk sono molto interessanti, perché non si trattava di una rivendicazione territoriale russa. Non era il presidente Putin che si atteggiava a Pietro il Grande per ricostruire l'Impero russo, né nessuna delle altre assurde propaganda che si sentono a Bruxelles, a Berlino, a Washington e soprattutto a Londra. Non era niente del genere. Diceva: concedete l'autonomia alla regione a maggioranza russa. E sapete da dove è nata l'idea, in larga parte? È nata a Bolzano, in Alto Adige, perché la Merkel conosceva l'esperienza della minoranza germanofona in Alto Adige, che aveva avuto un grande successo ed era molto prospera. Abbiamo parlato con il sindaco di Bolzano, che ci ha detto che la Merkel veniva spesso e pensava che sarebbe stato un ottimo modello per Minsk II. E lo sarebbe stato, se non fosse che gli Stati Uniti hanno detto di no: l'Ucraina è uno stato unitario. Questo nonostante l'accordo di Minsk II fosse stato firmato e poi approvato all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno rifiutato, e l'Europa si è allineata. C'è stato il processo di Normandia, ricorderete, in cui Germania e Francia avrebbero dovuto essere garanti dell'accordo di Minsk II, e sono rimaste completamente in silenzio. La stessa Merkel ha poi affermato che si trattava solo di una fase transitoria e non di un vero accordo. Non credo, tra l'altro, che intendesse questo all'inizio. È una persona migliore di così. Ma questo è ciò che le è stato detto di dire a posteriori, e questo è ciò che è successo. Così l'accordo di Minsk II è scomparso”.

Jeffrey Sachs ha sottolineato, dunque, che la guerra in Ucraina si sarebbe assolutamente potuta evitare, anche perché “Nel dicembre 2021 il presidente Putin ha presentato delle bozze di accordi con la NATO e con gli Stati Uniti in materia di sicurezza. Il punto centrale era il divieto di un ulteriore allargamento della NATO. C'erano anche altre rivendicazioni che, a mio avviso, la NATO non avrebbe mai dovuto accettare, né avrebbe mai potuto accettare, ma il fulcro era: fermare l'allargamento della NATO. Così ho chiamato la Casa Bianca, la Casa Bianca di Biden. Pensavo che fossero miei amici. Ho parlato con Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale, e gli ho detto: "Jake, accetta l'accordo. Prendi la via d'uscita. Evita una guerra". Lui ha risposto: "No, Jeffrey. La NATO ha una politica di porte aperte. Non possiamo dichiarare che la NATO non si allargherà". Ho replicato: "Jake, stai scherzando? Davvero? Il Messico ha una politica di porte aperte per ospitare una base cinese? Il Canada ha una politica di porte aperte per ospitare una base russa a Windsor? Cos'è questa porta aperta?". Lui ha risposto: "Oh, Jeffrey, non preoccuparti. La NATO non si allargherà all'Ucraina". Ho detto: "Jake, è davvero interessante. Perché non lo dici pubblicamente?" "Oh, no, non possiamo dirlo pubblicamente, Jeffrey. Abbiamo una politica di porte aperte." Allora ho detto: "Jake, state per scatenare una guerra per qualcosa che non accadrà nemmeno." E lui ha risposto: "Jeff, non preoccuparti. Non ci sarà nessuna guerra." Click.”

Jeffrey Sachs ha dunque aggiunto che non c'è alcun motivo di una guerra, né contro la Russia, né contro la Cina, né contro l'Iran o altri Paesi. E, relativamente alla situazione a Gaza, ha affermato che “Gli Stati Uniti e Israele sono complici di un genocidio, perché gli Stati Uniti pongono il veto allo Stato di Palestina. Questo è tutto, e ha una sua storia. Il partito di Netanyahu afferma dal 1977 che tutto il territorio dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo sarà sotto la sovranità israeliana. Quindi lo slogan che sta causando l'arresto dei miei studenti, "dal fiume al mare", è lo slogan di Netanyahu, tra l'altro. È lo slogan del Likud, non quello palestinese”.

Relativamente all'UE, Sachs ha affermato di non comprendere né amare l'attuale leadership che la guida.

Ha sottolineato, in merito, che “L'Europa un tempo aveva una voce, pur nella sua dipendenza dagli Stati Uniti. C'erano leader che facevano la differenza: Willy Brandt, Helmut Schmidt, Helmut Kohl, Gerhard Schröder e, direi, Angela Merkel fino al primo giorno del vertice NATO di Bucarest. E Mitterrand; potrei continuare all'infinito. Erano persone reali. Pensavano, discutevano, dibattevano e difendevano i valori europei del dopoguerra. Non sono sempre stati i valori dell'Europa, ma erano i valori appresi e promossi dopo la Seconda Guerra Mondiale, attingendo al meglio della civiltà occidentale, aggiungerei. Quindi erano valori occidentali, semplicemente non quelli che erano sempre stati applicati. Erano persone straordinarie che si sono espresse apertamente, che si sono opposte alla guerra in Iraq, che hanno difeso l'Ostpolitik, che hanno sconsigliato questo o quello, che volevano l'Atto finale di Helsinki, l'OSCE e la sicurezza indivisibile”.

Ed ha auspicato un ritorno a quel tipo di leadership che probabilmente è anche nel desiderio fra i cittadini europei e il fatto che molti giovani stiano scendendo in piazza, in particolare in Francia, contro il governo Macron, lo sta a dimostrare.

Relativamente alla leadership tedesca ha affermato che “Merz dev'essere il cancelliere meno efficace e meno apprezzato della storia moderna tedesca, perché è un guerrafondaio. Perché lo sia, non lo capisco. Avrebbe dovuto prendere il telefono, chiamare il suo omologo a Mosca e dire: "Presidente Putin, è ora di parlare". Avrebbe dovuto fare la prima cosa il suo primo giorno di mandato. Forse sarebbe stato deludente, ma ci avrebbe provato. Non ci ha mai provato”.

Relativamente alla crisi ucraina e alle prese di posizione della leadership dell'UE, l'economista statunitense ha sottolineato che “L'Europa non sta difendendo l'Ucraina. L'Europa sta uccidendo l'Ucraina. Moriranno moltissime persone; non ci sarà acqua potabile. La Russia sta combattendo la guerra per vincere ora perché ogni giorno l'Europa dice di combattere anche lei la guerra per vincere. Questo tipo di retorica è pura follia nell'era nucleare, e follia viste le poste in gioco”.

Ed ha spiegato che “non si tratta di un cessate il fuoco. Si tratta di un politico europeo che si alza e dice: "Signor Putin, la NATO non si allargherà all'Ucraina o alla Georgia. Ora fermiamo la guerra". Questo è il punto, e la guerra finirà su questa base. Ci saranno disaccordi sui confini, perché non avremo una soluzione giuridica. Avremo una linea di armistizio e una linea di controllo amministrativo, come in molti altri luoghi del mondo, e questo potrebbe durare anni o addirittura decenni. Ma i combattimenti finiranno, la follia finirà e la marcia verso la guerra nucleare si fermerà. Questo non richiede di ripetere ogni giorno che dobbiamo avere un cessate il fuoco, ma piuttosto che dobbiamo avere la pace e una sicurezza indivisibile. E questo è facile da realizzare, perché la ragione di questa guerra è assolutamente chiara”

Il discorso di Jeffrey Sachs – al quale peraltro sono seguite svariate domande con risposte altrettanto interessanti e che si possono leggere al link sul suo sito personale e che ho riportato - è stato lucido, come solo il discorso di un esperto in materia, che ha affrontato in prima persona gli ultimi trent'anni della politica dell'Est europeo, potrebbe essere.

Un discorso di buonsenso, di logica, che stupisce non sia compreso dai vertici UE, che, o sono davvero molto sciocchi, oppure - potrebbe venire il sospetto - sembrano lavorare più per la disgregazione e la distruzione dell'UE e dell'Europa, che per un suo rafforzamento e per una politica estera, economica e sociale, comune e indipendente.

L'ho scritto tantissime volte e condivido, una volta di più, le posizioni dell'On. Dario Rivolta, già responsabile della politica estera di Forza Italia ai tempi di Silvio Berlusconi e che ho recentemente intervistato (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/08/dario-rivolta-serve-una-vera-europa.html). Egli, nell'intervista, ha riassunto molti dei concetti espressi da Sachs nel suo intervento, peraltro.

In particolare sono tre i passaggi dell'intervista che vorrei qui riportare, per meglio ricollegarli ai concetti espressi da Sachs e all'attualità geopolitica di questi giorni:

Luca Bagatin: Come si immagina il futuro del conflitto russo-ucraino?

Dario Rivolta: Non sono preveggente ma tutto mi porterebbe a pensare che, qualora Trump riuscisse a superare gli ostacoli che i vari elementi del deep-State gli frappongono, chiuderà un accordo con Mosca imponendo le dimissioni di Zelensky, il controllo russo sul Donbass e la garanzia che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO. È evidente che, qualora le cose andassero così, tale intesa sarà fatta sulle teste di noi europei e dobbiamo solo sperare che il risultato non sia che dovremo prenderci ciò che resta dell’Ucraina dentro l’Unione Europea. È il quadro peggiore per noi e capisco il perché a Bruxelles si cerchi di scongiurare l’intesa a due fingendo di voler davvero finanziare e nutrire la guerra “sino all’ultimo ucraino”. Nessuno crede davvero che la Russia possa essere sconfitta, ma Bruxelles sta cercando in questo modo di ritagliarsi un posto al tavolo della pace.

Luca Bagatin: E il futuro dell'UE? Ci potrebbe essere un rinnovato dialogo con la Russia?

Dario Rivolta: Ovviamente me lo auguro perché la Russia è un Paese culturalmente europeo ed economicamente converrebbe sia a noi che a loro. Tuttavia, il fatto che alla Commissione ci sia una Presidente molto moralmente discutibile, una responsabile dei rapporti internazionali che nessuno stima per l’intelligenza e uno pseudo- ministro della difesa che, come lei, proviene da Paesi totalmente marginali e noti solo per la loro russofobia non lascia sperare che i russi accettino alcuna trattativa con costoro. Purtroppo, se anche diventerà possibile, temo che non avvenga in un futuro molto vicino. Dal punto di vista politico molto dipenderà da chi saranno i politici che guideranno i Paesi europei nel prossimo futuro. Occorrono persone coraggiose e lungimiranti. Oggi non ne vedo agli alti livelli.

Luca Bagatin: Come mai, a suo avviso, mentre i politici della Prima Repubblica, quali ad esempio Bettino Craxi e Giulio Andreotti, avevano una visione multipolare e multilaterale, volta al dialogo e alla cooperazione con tutti i Paesi, pur mantenendo l'Italia nell'area Atlantica, quelli degli ultimi decenni (in particolare i post-comunisti, la sinistra DC e i post-missini) hanno finito per diventare una sorta di ultrà dell'Atlantismo, peraltro senza una visione pragmatica e lungimirante?

Dario Rivolta: Ricorda che fine hanno fatto Craxi e Andreotti? E Berlusconi? Noi europei siamo di fatto un “protettorato” americano. Distinguersi dai disegni politici di Washington è permesso solo per piccole cose e per breve tempo. Anche Meloni lo ha capito e così si spiegano i suoi comportamenti ben diversi da quelli annunciati ancor prima della campagna elettorale e, parzialmente, durante la stessa. Inoltre non va dimenticato che, Trump permettendo, gli USA sono il nostro secondo mercato di esportazione, subito dopo l’Unione Europea.

Penso che non ci sia null'altro da aggiungere, perché parlano, ancora una volta, i fatti. E i fatti parleranno ancora.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

sabato 30 ottobre 2021

Spirito contro materia. Libertà contro alienazione. Natura contro industrializzazione. Socialismo contro capitalismo

Il vincitore della partita non è chi sa manipolare la mente o la materia, ma chi governa e manipola le energie dello Spirito

(Luca Bagatin)

Il problema del cambiamento climatico sarà risolto solo quando il sistema teconolgico industriale sarà distrutto e bandito per sempre. Lo capirebbe anche un bambino. Ma il potente, l'economista, l'industriale, il politico, non è un bambino. Perché, ogni suo atto, non è mai innocente.

(Luca Bagatin) 

Stato e mercato sembrano essere dei mali moderni per nulla necessari. Utili a ingrassare gente che fa i propri interessi materiali e materialistici. Politici o economici che siano. Nelle società primitive e arcaiche il primato era dato alla comunità. Non a queste sovrastrutture moderne e ipocrite, che alimentano mentalità moderne e ipocrite. 

(Luca Bagatin)

La sinistra italiana e europea ha sdoganato il liberalismo e il capitalismo.
Ha così permesso alla destra di prendere il suo posto, oltre che si è confusa alla destra stessa.
Anziché sovvertire i rapporti economici e sociali, sottomettendo gli imprenditori privati e la classe abbiente, a beneficio della comunità, ha favorito imprese private e classi più ricche.
L'unica sinistra interessante sembra essere quella presente in Asia (Cina, Laos, Vietnam, Corea del Nord e la sinistra patriottica russa), America Centrale e Latina (Cuba in primis) e in altri Paesi in cui la sinistra è illiberale, proletaria e originaria.
Ovvero ha mantenuto il suo carattere popolare, selvaggio, anti-moderno e anti-padronale.
 
(Luca Bagatin)
 

venerdì 28 maggio 2021

Un'economia fondata sul profitto è malata e disumanizzante. Articolo di Luca Bagatin

Il caso della Funivia Mottarone, ma anche il caso della Pelletteria Serena di Poggio a Caiano, la cui titolare, posta agli arresti, sfruttava i lavoratori e li pagava tre euro l'ora, pongono una seria riflessione.

Può essere sostenibile e accettabile un sistema economico e sociale fondato sull'egoismo ? Su questa profonda patologia umana che genera infiniti problemi quotidiani ?

Il capitalismo non nasce altro che da questo.

Mentre l'impresa, l'attività economica, che fornisce beni, servizi e prodotti, dovrebbe essere unicamente al servizio della comunità. E non di quel profitto privato che genera, a monte, sfruttamento e mette in gioco la vita delle persone.

Le imprese dovrebbero essere di proprietà di chi ci lavora ed essere controllate dalla comunità nelle quali tali imprese operano. Ovvero i cittadini dovrebbero esserne gli unici azionisti.

Questo un sistema sano, che permetterebbe di lavorare il giusto, per il tempo che serve a soddisfare i bisogni essenziali della comunità. Senza sprechi, senza eccessi, senza distruzione dell'ecosistema o meccanismi che obbligano i lavoratori ad essere sfruttati o ad essere licenziati.

Nel periodo post-pandemia, una riflessione seria in questo senso, andrebbe fatta. Perché l'unica possibile per uscire da una crisi endemica, fondata su un'economia malata alla radice e basata sullo sfruttamento del lavoro salariato e sul sistema dei mutui, dei prestiti e relativi interessi bancari (oltre che sugli ingiusti debiti degli Stati) che, nei fatti, generano ulteriore sfruttamento del lavoro, in un circolo vizioso senza fine.

Un'economia fondata sul profitto è, non solo destinata a implodere, ma a generare l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica, a sfruttare le risorse, a ridurre all'osso i diritti di chi lavora.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane peraltro l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

E sarà il caso di iniziare a rimettere tutto ciò in discussione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 11 ottobre 2020

Covid 19. La necessità di un nuovo modello di sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Era prevedibile che, la cosiddetta Fase 2, in Italia e nel mondo, non avrebbe fatto altro che mettere al primo posto l'economia della crescita e non certo la salute e un nuovo modello di sviluppo.

Era prevedibile sin dal momento in cui l'Unione Europea avrebbe preferito che fosse attuato il Meccanismo Europeo di Stabilità (cosa che peraltro è stata in qualche modo fatta) e non, diversamente, emettere liquidità a fondo perduto, in favore di tutti i cittadini e di un sistema sociale e sanitario rafforzato.

E' stato evidente in Italia, con la nomina a capo della cosiddetta “task force” per la Fase 2, non già un medico o uno scienziato, ma un manager già alla guida di Vodafone e già frequentatore dei summit del Gruppo Bilderberg. Ovvero un esponente dell'economia capitalistica e della crescita economica illimitata.

E' oltremodo evidente che non si è colta e compresa la gravità della pandemia - che ha generato sofferenze e molte morti - e la necessità di modificare radicalmente ogni cosa.

Si è preferito tornare a una “normalità” che sta facendo crescere i contagi.

Una “normalità” tanto amata da Confindustria, da Conte, da Renzi, da Salvini, da Zingaretti, da Di Maio, dalla Meloni, dalla Merkel, da Macron, da Trump, come se la “normalità” fosse benefica e positiva per tutti.

Con le nuove riaperture stiamo assistendo al fatto che molti lavoratori rischiano nuovamente il contagio e non sono affatto realmente tutelati, anche perché non sappiamo se e come il Covid 19 tornerà a colpire e se in ogni luogo di lavoro sarà possibile garantire il distanziamento sociale.

Oltre a ciò, non si è minimamente pensato di bloccare il pagamento di mutui, bollette e affitti per coloro i quali hanno perduto il lavoro e non saranno quindi in grado di pagarli o, se saranno in grado di farlo, lo faranno con grosse difficoltà e forse per un periodo limitato (magari saranno costretti addirittura a indebitarsi !).

In compenso, però, si è aiutato le imprese, in modo indiscriminato. Un po' come quando si aiutarono le banche dal tracollo.

Con le nuove riaperture, si è peraltro assistito a una nuova crescita dei livelli di inquinamento atmosferico e ambientale. E se c'è un fattore che aumenta il rischio di contrarre il Covid 19 è proprio l'inquinamento, causa già di gravi infezioni respiratorie.

E' per questo che, la nuova ripartenza che ha messo al centro l'economia della crescita è quanto di peggio si potresse fare e dimostra, ancora una volta, i limiti e le criticità del sistema capitalista e fondato sulla modernità.

Come ricorda da tempo l'economista e filosofo francese Serge Latouche, occorre imparare a vivere del necessario e non del superfluo e proprio situazioni di emergenza (sia economica che sanitaria, ma anche politica) dovrebbero spingerci a modificare radicalmente modo di vivere e soprattutto di pensare. Evitando di sprecare le risorse, autoproducendo, evitando di trarre profitto dalle difficoltà altrui.

Un modo diverso di far andare avanti le cose, tornando ad esempio a forme di superamento dell'industrializzazione, a forme di cooperazione lavorativa e a forme di baratto, che superino il sistema monetario, il quale è fondato sul ricorso a prestiti con interessi, che genera schiavitù (del lavoro e del salario e indebita gli Stati, che mai potranno ripagare i loro interessi sui debiti, né i loro debiti stessi).

L'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.

Una economia fondata su un forte senso di libertà, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.

Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.

Una economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

Ad oggi solo intellettuali quali Latouche, Dugin, De Benoist, Michéa e politici quali Marco Rizzo e Gennady Zjuganov sembrano avanzare ipotesi in tal senso.

E molto interessante, in questo senso, è l'appello che uscì su “Le Monde”, firmato da scienziati e numerose celebrità, fra cui Robert De Niro, Monica Bellucci, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ricky Martin, Madonna, Penélope Cruz, Juliette Binoche (quest'ultima già sostenitrice delle istanze dei Gilet Gialli, fra le quali un radicale cambio dell'economia francese) e molti altri.

In tale appello – che punta il dito contro il sistema economico, l'inquinamento e i danni alla natura e all'ecosistema, si legge, fra l'altro, “Gli aggiustamenti non bastano più” “Il problema è sistemico”. “Ci vuole una riforma profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie. Il consumismo ci ha portati a negare la vita: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di umani”. “Il mondo va verso un punto di rottura e dunque tornare alla normalità è inconcepibile” “La trasformazione globale che si impone a tutti i livelli, esige audacia e coraggio. Non avrà luogo senza un impegno di massa e determinato. E' una questione di sopravvivenza, ma anche di dignità e di coerenza”.

Anche il mondo della scienza, oltre che del ricco jet set, sembra dunque aver compreso che non è possibile andare avanti con l'attuale sistema, ma occorra sovvertirlo e puntare a un nuovo modello di sviluppo.

La crescita economica “illimitata”, il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, sono solo alcuni degli aspetti nefasti della nostra società moderna e “benestante”, tipica del Primo Mondo industrializzato.

Aspetti messi certamente a nudo dall'emergenza sanitaria Covid 19, che dovrebbe spingerci a modificare radicalmente il nostro stile di vita, modo di pensare e di agire.

Sovvertendo le regole dell'economia capitalistica e liberale, superando il sistema del mercato, superando il sistema usuraio degli interessi sui prestiti e della moneta quale mezzo di scambio. Introducendo, appunto, forme di baratto equo, di cooperazione, di autogestione del lavoro. Mettendo al bando teconologie pericolose per la salute, mettendo al bando armi e armamenti, che sono costosi e generano violenze di ogni genere, di cui non abbiamo certamente bisogno.

Consumare meno, produrre il necessario e possibilmente a chilomentro zero.

Superare l'ideologia dell'arricchimento personale e lavorare non già per uno stipendio, ma per il benessere della collettività e dell'ecosistema.

Questi i fondamenti di una sana decrescita economica, che è l'unica possibile via d'uscita dalla sistematica distruzione del Pianeta e della Natura.

Pianeta e Natura che non sono nostri, ma che noi esseri umani occupiamo e che sono necessari alla nostra stessa sopravvivenza.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 10 giugno 2017

La necessità di superare i vecchi steccati ideologici in nome del popolo e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

Jeremy Corbyn, ovvero un socialista tutto d'un pezzo che sta facendo dimenticare il guerrafondaio Tony Blair, vergogna assoluta della politica e del laburismo britannico. Con il suo 40%, Corbyn, dimostra come l'amore (per l'ambiente, per i diritti dei lavoratori, per gli emarginati, per gli animali, per i popoli del mondo oppressi) vince sull'odio. E come il populismo - nel senso originario e più positivo del termine - sia quanto chiedono gli oppressi, i diseredati e gli sfruttati anche nel Regno Unito.
Populismo che è poi socialismo autentico ed originario, in opposizione alle politiche oligarchiche e d'austerità imposte dall'economia totalitaria della crescita e dal Fondo Monetario Internazionale, che hanno e stanno affamando i popoli del Pianeta.
Corbyn, peraltro, come il francese Jean-Luc Mélenchon, leader socialista de "La France Insoumise", è un amico dell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo, ovvero sovrana, bolivariana, libertaria e democratica, degno esempio di sviluppo oltre l'egoismo capitalista ed il liberalismo totalitario rappresentato tanto dalla destra conservatrice che dalla sinistra progressista anti-sociale in salsa Macron, Renzi, Julio Borges, Henrique Capriles e compagnia.
In Francia, qualunque sia o sarà il risultato delle elezioni legislative, le forze di popolo - ovvero la già citata France Insoumise ed il Front National di Marine Le Pen - rappresentano, assieme, almeno il 30% dell'elettorato, senza contare i partiti minori euroscettici e anti-globalizzazione e la gran parte degli astenuti che non si riconoscono nella politica attuale e tradizionale.
Ecco dunque, forse, la necessità di rompere i vecchi steccati ideologici destra/sinistra per iniziare un dialogo fra forze solo apparentemente contrapposte.
Marine Le Pen, come segnalato anche dal sito francese Contrepoints.org e da Formiche.net (http://formiche.net/2017/04/25/idee-socialista-marine-le-pen/), ha già da tempo abbandonato - non senza critiche e strappi interni - il vecchio liberismo del padre Jean-Marie ed anche certo conservatorismo, promuovendo diritti degli omosessuali e laicità e proponendo un programma autenticamente socialista. Programma socialista abbandonato da tempo dal Parti Socialiste, il quale, ormai in caduta libera, è diventato - con Hollande e Valls - un partito liberal-capitalista molto simile alla visione blairiana, macroniana e renziana, ovvero un partito in sintonia con le classi sociali progressiste medio-alte.
Jean-Luc Mélenchon, socialista mai pentito il cui merito fu proprio quello di aver abbandonato un PS liberal-capitalista, non ha poi un programma ed una visione così diversa dal Front National in ambito sociale, se non su alcuni punti.
Ecco che, forse, in nome del popolo sovrano, questi due partiti potrebbero tentare di trovare una sinergia, in quanto l'attuale Presidente Macron e l'attuale Unione Europea rappresentano, con le loro politiche globaliste, un serio pericolo per i popoli e per i poveri.
Come già segnalato in un altro articolo (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/05/il-popolo-contro-le-elite-di-destra-e.html), la destra economica e la sinistra progressista, sono unite da tempo, in Europa e non solo, nella conservazione dello status quo oligarchico di austerità ed ecco come sia necessario cambiare completamente il paradigma, rompere gli steccati ideologici e comprendere che ciò che chiedono i cittadini è sovranità, rappresentanza diretta e politiche sociali. Tutti aspetti che il liberalismo economico ha via via, attraverso la negazione della politica e della democrazia diretta in favore dell'economia di mercato senza regole e della delega elettoralistica, sempre più impedito.
Nonostante il sistema mediatico mainstream non favorisca la possibilità di ragionare in questi termini e la possibilità di diffondere gli ideali popolari, democratici, socialisti, autogestionari, populisti e sovranisti, oltre la destra e la sinistra, sembra che le generazioni più giovani e quelle più anziane - abbandonate ad un presente e ad un futuro economicamente e socialmente precario - abbiano iniziato da tempo a far sentire la propria voce.

Luca Bagatin

martedì 23 maggio 2017

Un vaccino contro l'odio !

Il vaccino di cui il mondo avrebbe bisogno è quello contro l'odio.
(Luca Bagatin)





Ogni lavoro che prevede un compenso è, metaforicamente, una forma di prostituzione.
Per liberarsi dalla prostituzione, nel senso più ampio del termine, occorre una economia fondata sul dono, libera dall'interesse e dalla schiavitù del salario.

Una economia fondata sull'amore fra le genti.
(Luca Bagatin)

venerdì 19 maggio 2017

Amore è libertà. Articolo di Luca Bagatin


Non capisco questa ideologia, tutta occidentale, del volere a tutti i costi che i giovani si facciano la loro vita lontani dai genitori.
La popolazione invecchia e i figli che dovrebbero fare ? Abbandonare i genitori per farsi i fatti loro, perché così vuole l'ideologia individualista e liberal fighetta senza amore per il prossimo ?
Sciocchezze !
Le famiglie si disgregano ed a soffrire sono sempre tutti. I figli in particolare, ma non solo. A soffrire sono anche i genitori abbandonati.
E per famiglie intendo tutte le persone che convivono e si amano. Indipendentemente dal sesso o dall'orientamento sessuale. Perché il sesso o l'orientamento sessuale contano poco: ciò che conta è l'amore. Eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali...poco importa: ciò che conta è la profondità e la stabilità dei legami d'amore.
I rapporti sociali, sentimentali, sessuali, in quest'epoca capitalistico-globalista - che ritiene che essere liberi significhi semplicemente fare ciò che ci pare e godere illimitatamente (sic !) - sono sempre più fluidi e hanno sempre meno radici profonde. Il vero dramma è questo, non certo il fatto che un figlio non voglia andarsene di casa. Anzi. Con quali prospettive economiche, poi, in quest'epoca che sfrutta sempre di più il prossimo e richiede - quando le richiede - mansioni a bassissima qualificazione professionale, così da sfruttare ancor di più la manodopera a basso costo ?
Figli, rimanete a casa con i vostri cari sino a che potete goderveli in vita. Perché loro sono il vostro bene/amore più prezioso e da loro avete tutto da imparare. E voi, genitori, siate orgogliosi dei vostri figli, così come lo siete e lo sarete sempre. Non siate oppressivi, lasciate i figli liberi di pensare con la propria testa. Insegnate in particolare loro il senso di responsabilità e del dovere nei confronti di tutte le persone e di tutti gli esseri viventi, perché tutti su questa terra - animali compresi - siamo fratelli.
Fidanzate, fidanzati, mogli, mariti, persone che amate: amatevi stabilmente. Oppure fatevi un esame di coscienza e cercate di capire che cos'è l'amore. Vivetelo nella vostra interiorità.
Perché l'unica libertà possibile ed alla quale anelare è il raggiungimento dell'amore e la morte dell'ego e del piacere effimero.

Luca Bagatin


mercoledì 17 maggio 2017

Il popolo contro le élite (di destra e sinistra). Articolo di Luca Bagatin

Emmanuel Macron, nuovo Presidente di Francia, nomina come Primo Ministro Edouard Philippe, già ex socialista sino al 2002 e successivamente gollista.
La mossa di Macron, l'uomo dei poteri forti, è vista da molti osservatori come una conferma del carattere "nè di destra nè di sinistra" del leader di "En Marche !", quando invece si tratta esattamente dell'opposto, ovvero di una mossa "e di destra e di sinistra", ovvero di unità fra le due componenti e ciò in linea con quando avviene da tempo in tutti i Paesi che hanno abbracciato la linea liberal-capitalista, ovvero oligarchica ed elitaria a spese dei popoli e dei poveri.
E' del resto la stessa versione di quanto avvenuto da tempo in Italia, ove di fatto centrodestra e centrosinistra hanno sempre finto di combattersi, ma in realtà hanno spesso stretto accordi al punto che non stupisce che da tempo al governo ci sia una stretta alleanza fra il Partito Democratico e le forze del cosiddetto "nuovo centrodestra" e che spesso le posizioni di Renzi siano e siano state sovrapponibili a quelle di Berlusconi.
E' la medesima versione di quanto avviene da tempo in Germania, ove la CDU di centrodestra governa con la SPD di sinistra.
E' la medesima versione di quanto avvenuto in Spagna ove governa il centrodestra anche in quanto il PSOE, pur non votando in favore del governo del Popolare Rajoy, si è astenuto e di fatto ne ha permesso la nomina.
E' la medesima versione di quanto avviene da sempre negli Stati Uniti d'America, ove i due partiti maggiori sono di fatto speculari, al punto che Trump - per quanto avesse promesso in campagna elettorale cose diverse - segue la stessa politica bellicosa dei suoi predecessori Democratici (e del resto fu Democratico egli stesso in tempi non sospetti).
E' la medesima versione di quanto avvenne in alcuni Paesi dell'America Latina, pensiamo al Venezuela ove i corrotti partiti di centrodestra (COPEI) e di centrosinistra (Accion Democratica) si spartirono il potere per anni, sino all'avvento del socialista autentico Hugo Chavez che ne sconvolse i piani, dando vita a diversi governi di rinnovamento sociale ed economico.
E lo stesso Venezuela socialista, oggi, è minacciato dai tentativi di golpe operati dalla MUD, ovvero dalla coalizione di forze di centrodestra e di centrosinistra anti-socialiste, anti-bolivariane e anti-chaviste.
Ecco che possiamo notare come in realtà, lungi dall'essere superate, le forze di destra (oligarchia ricca) e di sinistra (borghesia, classe medio alta progressista) sono vive più che mai e unite nell'opporsi ancora una volta alla volontà di riscatto dei popoli e dei poveri, che richiedono politiche sociali e di rinnovata sovranità nazionale e non a caso si rivolgono a partiti e movimenti populisti nel senso positivo del termine (ricordiamo che il termine populista deriva dall'omonimo movimento politico ed intellettuale russo sorto alla metà del XIX secolo a tutela e per l'emancipazione dei contadini e dei servi della gleba sulla base di un programma socialista e comunitario. Ispiratosi al populismo russo sorgerà, sul finire dell'800, negli Stati Uniti d'America, il Populist Party, ovvero il Partito del Popolo, a rappresentanza delle classi contadine, operaie e meno abbienti, che proponeva la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, l'elezione popolare diretta ed era in generale ostile alle élite ed al sistema bancario), come peraltro già scrivemmo in altri articoli, uno in particolare: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/03/il-populismo-e-politica-dal-basso-cosi.html).
Il connubio fra destra e sinistra, del resto, è una realtà storicamente già esistita nel passato, così come ricorda il filosofo Jean-Claude Michéa nel suo saggio "I misteri della sinistra" (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.html) e proprio il connubio fra la sinistra progressista ed i liberali alla Adam Smith ha fatto perdere al socialismo originario - che non era nè di destra nè di sinistra - ogni autentico connotato emancipatorio e le classi meno abbienti si sono via via rifugiate verso l'ala della destra più conservatrice e tradizionalista.
Occorre dunque tornare ai propositi della Prima Internazionale dei Lavoratori, ovvero ad una sinergia moderna fra intelligenze socialiste autogestionarie e rivoluzionarie, mazziniane, garibaldine, anarchiche, al fine di recuperare il contatto con i popoli ed i poveri che, in una democrazia partecipativa, diretta e compiuta, dovrebbero essere il motore pulsante dell'attività di governo (il Presidente argentino Juan Domingo Peron, non a caso, sosteneva che il politico dovesse fare esattamente ciò che il popolo chiedeva).
Il filosofo Jean-Claude Michéa rileva peraltro e infatti come, da tempo, a livello mondiale, stiano nascendo diversi movimenti critici nei confronti del capitalismo e tendenti a superarlo quali: il “Movimento dei cittadini” in Corea del Sud, gli “Indignati” in Europa (vedi il partito spagnolo Podemos, in particolare), il “Movimento del 99%” negli USA e, da tempo, l'America Latina è un laboratorio di movimenti per il superamento del capitalismo, i quali, negli ultimi quindici anni, hanno anche dato ottima prova di governo, come ad esempio il Bolivarismo, il Neo-Peronismo, il Sandinismo, che fanno peraltro riferimento a precise figure storiche e carismatiche dell'America del Sud.
Anche in Europa, non a caso, sempre più elettori si rivolgono a movimenti di matrice sovrana e sociale quali il già citato Podemos spagnolo, il Front National francese (che di fatto ha un programma socialista e gollista originario e affatto di destra o estrema destra), la France Insoumise di Mélenchon e in Italia persino i Cinque Stelle, anche se solo in parte, sembrano orientarsi verso una visione bolivariana, sociale e sovrana della politica (vedasi taluni elogi di Grillo alla politica sociale ed economica di alcuni Paesi del Socialismo del XXI secolo latinoamericani ed il tentativo, seppur maldestro, di teorizzare una politica dal basso).
Così come ha rilevato il filosofo Alain De Benoist più volte (http://blog.ilgiornale.it/scarabelli/2017/04/03/alain-de-benoist-il-populismo-oltre-destra-e-sinistra/), quello che viviamo sembra dunque profilarsi quale il momento populista, ovvero la crisi dell'ideologia liberal-capitalista (ormai percepita come totalitaria e totalizzante) e la crisi della democrazia cosiddetta rappresentativa (laddove i cittadini, che non si riconoscono più negli speculari partiti della destra e della sinistra, vorrebbero sempre più avere la possiblità di auto-rappresentarsi e di qui la richiesta di una democrazia sempre più diretta, partecipativa e referendaria).
Mentre, dunque, a livello parlamentare e di governo i rappresentanti della destra e della sinistra cercano di unirsi per innalzare un muro in difesa delle élite economiche e finanziarie seguitando a promuovere politiche di crescita economca illimitata, a perpetrare politiche di deregolamentazione dei mercati, precarieggianti, cosmopolitico-immigrazioniste e di sfruttamento della manodopera a basso costo e ciò attraverso privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro attraverso i vari Jobs Act e Loi Travail; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad), dall'altra parte il popolo - che in massa ha smesso di andare a votare da tempo - richiede più democrazia, politiche sociali e di sovranità nazionale, oltre che si evitino ulteriori spargimenti di sangue in Paesi stranieri, la cui sovranità va altrettanto rispettata.
La contrapposizione, come rileva De Benoist, è dunque sempre più verticale: il popolo contro le élite, ovvero ciò che sta in basso contro ciò che sta in alto. La destra e la sinistra, dunque, per quanto unite, non è detto che riescano ancora ad imporsi su coloro i quali criticano, giustamente, lo stato di cose presenti. Come afferma Alain De Benoist: "Se il populismo critica la democrazia liberale" - del resto - "è per richiedere più democrazia, non meno".

Luca Bagatin

sabato 11 febbraio 2017

Lenin Moreno alla Presidenza dell'Ecuador: per una nuova Rivoluzione Civica. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio prossimo si terranno, in Ecuador, le elezioni presidenziali ed il favorito è il candidato di Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana) Lenin Moreno, attuale Vicepresidente del governo presieduto da Rafael Correa.
Rafael Correa, di cui abbiamo peraltro già parlato in altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html), è l'economista leader della cosiddetta Revolucion Ciudadana, ovvero la rivoluzione civica che ha portato l'Ecuador, dal 2007 ad oggi, a rinegoziare il debito con l'estero; ridurre l'influenza straniera nel territorio (in particolare dei rapaci Stati Uniti d'America); ridurre il tasso di povertà ed analfabetismo e far approvare una Costituzione inclusivista e pienamente democratica che ha fra l'altro riconosciuto i diritti alle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali e superato l'individualismo neoliberista, includendo il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti e l'attuazione del modello socio-economico del Buen Vivir, ovvero la costruzione di un'economia popolare e solidale rispettosa dell'ecosistema e dei diritti dei lavoratori.
La Revolucion Ciudedana si inserisce a pieno titolo nel processo del cosiddetto Socialismo del XXI Secolo aperto da Hugo Chavez negli Anni '90 e proseguito con i successi economico-sociali portati avanti da Lula in Brasile, Evo Morales in Bolivia, José Mujica in Uruguay, Daniel Ortega in Nicaragua e nell'Argentina dei coniugi peronisti Nestor e Cristina Kirchner, che hanno gettato le basi – oggi purtroppo minate dall'avvento di governi neo-oligarchici come quello Macri in Argentina e le continue destabilizzazioni economiche ai danni del legittimo governo bolivariano del Venezuela – per un'America Latina libera dal neocolonialismo e dallo sfruttamento.
Rafael Correa, avendo esaurito il suo mandato, lascia il testimone al suo vice Lenin Moreno, ex imprenditore attento ai diritti dei disabili ed egli stesso costretto su una sedia a rotelle dal 1998 a seguito di un colpo di pistola a bruciapelo che lo ferì alle gambe in un tentativo di rapina ai suoi danni.
Lenin Moreno, oltre a presentarsi quale erede politico di Correa e dunque continuatore della Revolucion Ciudadana avviata dal partito di ispirazione socialista e civica Alianza Pais, propone un “piano per tutta la vita”, che garantisca ogni singolo cittadino per tutta la vita: una casa per tutti, soprattutto per i più poveri; un piano di sostegno alla maternità ed al lavoro giovanile attraverso prestiti agevolati; il raddoppio delle pensioni degli anziani; un Paese libero completamente dalla povertà ed investimenti nello sviluppo umano, migliorando ad esempio qualitativamente il servizio sanitario ed i servizi pubblici in generale e costruendo nuove università di studi tecnici, oltre che permettendo a tutti di poter sviluppare al meglio le proprie intrinseche capacità.
Un compito che certamente il candidato Lenin Moreno riuscirà a portare a termine, dimostrando ancora una volta al mondo che, l'Ecuador in particolare e l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo in generale, sono l'unico modello sociale e popolare vincente per un mondo più civile, democratico e libero da ogni forma di oppressione. Perché è un modello che segue il cuore ed il sentimento e non il freddo, egoistico e criminale interesse materiale.

Luca Bagatin


giovedì 2 febbraio 2017

Immigrazione = nuova deportazione

Ci hanno abituati a credere che l'immigrazione sia un fenomeno normale e da incoraggiare.
Invece è un dramma e una forma di deportazione di origine padronale e neo-schiavista generata dal totalitarismo capitalista.
Un fenomeno da arrestare.

(Luca Bagatin) 



giovedì 19 gennaio 2017

Un'alternativa all'Unione Europea globalista

Oggi c'è chi scopre l'acqua calda, ovvero che il problema dell'Unione Europea è l'Unione Europea stessa.
Noi lo dicevamo già in tempi non sospetti.
Riproponiano un articolo di Luca Bagatin del 16 giugno 2015 in proposito.

A&L

Un'alternativa latina, ellenica e terzomondista all'Unione Europea globalista. Articolo di Luca Bagatin

Lo abbiamo visto anche in quest'ultima occasione: l'Unione Europea semplicemente non c'è. O, meglio, c'è solo quando deve battere cassa e pretende che Stati sovrani come la Grecia o la nostra Italia, rispettino i patti di stabilità. Ma di quale stabilità stiamo parlando, visto che il debito degli Stati è comunque matematicamente impagabile ? Ma di quale stabilità stiamo parlando ? Forse di quella dei banchieri, delle grandi imprese e delle multinazionali che attraverso le misure di austerità e della flessibilità del lavoro possono continuare ad arricchirsi alle spalle del prossimo.
Così come è facile oggi per la Francia scaricare il peso dell'immigrazione sull'Italia. Proprio la Francia che decise per prima di bombardare l'ultimo baluardo contro il fondamentalismo islamico e contro gli sbarchi indisciminati, ovvero il Colonnello Gheddafi.
E' facile per le potenze globaliste d'Europa scaricare il peso sui Paesi Euromediterranei, già preda di una pesante crisi economico-finanziaria dalla quale possono uscire solo attraverso un comune sforzo di solidarietà, di abolizione del debito e di misure che vadano incontro alle esigenze dei poveri e dei diseredati.
Ecco, forse più che un'Unione Europea ci vorrebbe un'Unione dei Paesi Euromediterranei e del Sud del Mondo, in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latinoamericano, terzomondista, per sconfiggere fame, terrorismo, povertà, esclusione, che certo non sono risolvibili con l'accettazione supina alle regole del mercato capitalista, allo sradicamento dei popoli ed alla loro “democratica” deportazione, all'instaurazione di fantomatici grandi mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, gli interessi di Washingon al mondo intero.
Un'Unione latina, latinoamericana, ellenica, terzomondista, alternativa tanto al blocco Nordamericano che a quello Russo-putiniano che, nei fatti, rappresentano i due nuovi blocchi di una nuova Guerra Fredda nella quale a rimetterci sono e saranno i popoli, i poveri, gli oppressi di sempre.
Utiopia o forse l'unica autentica realtà possibile ?
Luca Bagatin 

martedì 20 dicembre 2016

Solstizio d'Inverno

 
...Il solstizio, in celtico Yule, rappresenta un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere ed interiorizzare. È il momento in cui la luce vince l'oscurità, il momento in cui la dea partorisce il bambino sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra...