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giovedì 15 ottobre 2020

Covid 19. Uscire dal modello produttivista e della crescita economica. Articolo di Luca Bagatin

 

I contagi da Covid 19 aumentano e il rischio di lockdown è concreto. Lo è già in numerosi Paesi europei e del mondo.

La Fase 2, in Italia, ha messo al primo posto l'economia. Quella che vorrebbe rilanciare anche Confindustria, con un pacchetto di proposte di macelleria sociale, presentato all'assemblea annuale.

Un pacchetto di proposte che parlano di flessibilità nei licenziamenti; meno controlli fiscali; contratti di lavoro ancora più flessibili; una scuola che formi non la persona ma una persona funzionale al lavoro; una sanità sempre più privata e meno pubblica.

Il modello statunitense, in sostanza, che negli USA ha ampiamente fallito e lo si è visto proprio in tempi di pandemia.

Con l'introduzione di misure peraltro meno drastiche, in Francia, i Gilet Gialli – sostenuti dalla maggioranza della popolazione - hanno messo a ferro e fuoco l'intero Paese per oltre un anno. In Russia, dopo le riforme liberali, attuate dal governo, Putin ha drasticamente perso consensi.

In Italia ancora siamo silenti. Addormentati. Si protesta solo per presunte “dittature sanitarie”.

La crescita economica non è e non può essere illimitata. Gli interessi sui debiti, poi, non sono nemmeno matematicamente pagabili e generano continui spirali di sfruttamento. Aspetti che i liberal capitalisti si ostinano a non voler comprendere o che se comprendono, si ostinano a non volerle ritenere delle patologie.

La sfida che abbiamo davanti, con una nuova ondata di contagi e con un futuro sempre più incerto sia in ambito sociale che economico, ci imporrà, diversamente, un cambio radicale di mentalità, sistema sociale e economico. Diametralmente opposto rispetto a quello prospettato da Confindustria.

Vivere del necessario; sostegno alla sanità pubblica; blocco del pagamento di mutui e bollette; servizi pubblici nazionalizzati e di diretta pertinenza della comunità; lavorare il necessario e per meno tempo (con conseguente risparmio di risorse, di emissioni inquinanti, consentendo alle persone di avere maggiore tempo libero); reddito universale garantito a tutti e progressivo superamento del sistema monetario (che genera spirali inflazionistiche, interessi sui debiti, schiavitù del lavoro stesso); introduzione di forme di baratto; autoproduzione e autogestione del lavoro; superamento dell'industrializzazione (aspetto che la pandemia stessa potrebbe accelerare, specie con fisiologici lockdown); uso intelligente delle tecnologie per permettere tutti questi aspetti.

E' chiaro che non esisteranno più ricchi, a questo punto. E nemmeno classe medio-alta. Ma non esisteranno nemmeno più poveri. Nessuno potrà né dovrà essere più ricco di qualcun altro, in quanto le risorse sono limitate e devono essere non già redistribuite, ma condivise e utilizzate dalla comunità nel suo insieme.

Aspetti peraltro già descritti nel secolo scorso dall'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), il quale scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.

Un'economia fondata su un forte senso di responsabilità, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.

Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.

Un'economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane peraltro l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini (per quanto esistano realtà socialiste che li hanno in parte già attuati) e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

Occorrerà, in sostanza, sovvertire tutto e molto probabilmente le stesse sfide che ci stanno vedendo protagonisti, ci obbligheranno a farlo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

15 ottobre 1987: viene ucciso Thomas Sankara, Presidente degli uomini integri. Articolo di Luca Bagatin

Era il 15 ottobre 1987, quando il Presidente del Burkina Faso – Thomas Sankara – fu ucciso, nell'ambito del colpo di Stato organizzato dal suo ex compagno d'armi Blaise Campaoré, con l'appoggio degli USA, della Francia e dei militari liberiani.

Sankara fu e rimane un simbolo per i popoli del Terzo Mondo africani. Un simbolo panafricano di riscatto e emancipazione.

Burkina Faso, significa, letteralmente, “paese degli uomini integri”. Così come integro fu sempre Sankara, salito al potere a soli 35 anni, attraverso una rivoluzione senza spargimento di sangue, esattamente come avvenne in Libia, con Mu'Ammar Gheddafi.

Sankara nacque il 21 dicembre 1949 da una famiglia povera burkinabé. Il suo sogno, sin da bambino, fu che il suo popolo potesse affrancarsi dal neocolonialismo e che tutti potessero vivere in pace, con due pasti al giorno.

Per potersi mantenere entrò nell'esercito partecipando ad un concorso per accedere alla Scuola militare Pryatanée di Kadiogo, superando il concorso nel 1966.

Nel 1978 conobbe colui il quale, tempo dopo, l'avrebbe assassinato, ovvero Blaise Campaoré e con lui costituì il Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti al fine di rovesciare il regime corrotto dell'Alto Volta.

Nel novembre 1980, senza alcun spargimento di sangue, prese il potere il colonnello Sayé Zerbo e Sankara, vista l'alta popolarità di cui godeva nell'esercito, fu nominato Segretario di Stato per l'Informazione. Purtuttavia, in aperto contrasto con il governo che egli scoprì essere corrotto tanto quanto i precedenti, si dimise dall'incarico nell'aprile 1982 e sarà arrestato assieme agli altri componenti del Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti.

Un successivo colpo di Stato porterà al potere Jean-Baptiste Ouédraogo che, oltre a liberare Sankara ed i suoi compagni, lo nominerà Primo Ministro.

Da quel momento Sankara inizierà ad applicare sanzioni contro i funzionari pubblici fannulloni, eliminando alcuni vantaggi dei dipendenti pubblici ed iniziando a viaggiare per i Paesi del Terzo Mondo intessendo sempre più fitte relazioni, in particolare con la Libia di Mu'Ammar Gheddafi.

Tornato in patria, Sankara trovò la sua abitazione circondata da carri armati condotti da uomini al soldo del governo francese, il quale temeva l'impulso rivoluzionario del governo da lui presieduto. Egli fu così arrestato e detenuto presso un campo militare.

Grazie ad una sollevazione popolare lui ed i suoi compagni saranno liberati il 30 maggio 1983 ed inizieranno a progettare il colpo di Stato dell'agosto successivo, che lo porterà finalmente alla Presidenza della Repubblica con un programma ambiziosissimo, che riuscirà purtroppo ad attuare solo in parte a causa del suo assassinio, nell'ottobre 1987.

Un programma che consistette in: una massiccia opera di vaccinazione che permise la riduzione di mortalità infantile in Burkina Faso; in una massiccia opera di rimboschimento al fine di far rivivere l'arido Sahel; nella riforma agraria che permise di ridistribuire le terre ai contadini; nella politica di soppressione delle imposte agricole; nelle importantissime politiche di liberazione femminile che proibirono la pratica barbarica dell'infibulazione, nell'abolizione della poligamia, nella partecipazione delle donne alla vita politica del Paese attraverso l'istituzione dell'Unione delle Donne del Burkina, nell'istituzione della giornata dei mariti al mercato; in un programma di riduzione delle spese e del processo di autarchia ribattezzato da Sankara “produciamo quello che consumiamo”, al fine di abolire progressivamente la dipendenza dalle importazioni con l'estero; la costruzione di apposite dighe, pozzi e bacini idrici che garantissero a tutti l'accesso all'acqua e la garanzia di due pasti al giorno per tutti i burkinabé; la costruzione di un campo sportivo per ogni villaggio al fine di garantire a tutti il diritto all'attività fisica e ricreativa; la lotta alla corruzione pubblica e la richiesta di Sankara ai Potenti della Terra di cancellare il debito ai Paesi del Terzo Mondo, in quanto frutto del colonialismo e del neocolonialismo e dunque all'origine del sottosviluppo di tali Paesi; la proposta di disarmo progressivo di tutti i Paesi africani in modo che questi non combattano più fra loro, ma lottino per l'unità e l'emancipazione dei popoli africani; lo sforzo di far partecipare tutti alla vita pubblica del Paese, attraverso appositi comitati rivoluzionari e una radio attraverso la quale chiunque potesse fare proposte o criticare l'operato del governo.

Programma ambizioso e in parte realizzato sino a quell'ottobre 1987 nel quale sarà ucciso - con un colpo di revolver - dal suo amico di lotte, il quale prenderà così il potere e annullerà molte delle riforme portate avanti da Sankara, facendo peraltro tornare il Burkina Faso preda della corruzione e dei potentati economici e politici stranieri.

Un sogno, quello della Rivoluzione burkinabé, dunque tragicamente interrotto. Un sogno che fu sostenuto peraltro anche dal Partito Radicale di Marco Pannella che lanciò in quegli anni una campagna contro lo sterminio per fame nei Paesi del Terzo Mondo e che porterà lo stesso Presidente Thomas Sakara ad iscriversi al loro partito.

L'esempio e la vita di Sankara ci spiegano, per moltissimi versi, le vere cause del fenomeno migratorio di oggi, che è frutto del capitalismo, del colonialismo e del neocolonialismo dei governi dei Paesi ricchi europei e statunitensi. I quali continiuano a invadere e destabilizzare Paesi sovrani, a sanzionarli, a vendere loro armi. E obbligano i Paesi poveri ad indebitarsi, attraverso le criminali politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, già ampiamente denunciate da Sankara stesso.

Sankara sembra essere sconosciuto, dai nostri popoli, ma rimane un simbolo per i popoli liberi.

Le sue lotte, che sono ancora oggi le lotte dei panafricani, meritano rispetto e concreta attuazione. Affinché il suo sacrificio eroico non sia stato vano.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 11 ottobre 2020

Covid 19. La necessità di un nuovo modello di sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Era prevedibile che, la cosiddetta Fase 2, in Italia e nel mondo, non avrebbe fatto altro che mettere al primo posto l'economia della crescita e non certo la salute e un nuovo modello di sviluppo.

Era prevedibile sin dal momento in cui l'Unione Europea avrebbe preferito che fosse attuato il Meccanismo Europeo di Stabilità (cosa che peraltro è stata in qualche modo fatta) e non, diversamente, emettere liquidità a fondo perduto, in favore di tutti i cittadini e di un sistema sociale e sanitario rafforzato.

E' stato evidente in Italia, con la nomina a capo della cosiddetta “task force” per la Fase 2, non già un medico o uno scienziato, ma un manager già alla guida di Vodafone e già frequentatore dei summit del Gruppo Bilderberg. Ovvero un esponente dell'economia capitalistica e della crescita economica illimitata.

E' oltremodo evidente che non si è colta e compresa la gravità della pandemia - che ha generato sofferenze e molte morti - e la necessità di modificare radicalmente ogni cosa.

Si è preferito tornare a una “normalità” che sta facendo crescere i contagi.

Una “normalità” tanto amata da Confindustria, da Conte, da Renzi, da Salvini, da Zingaretti, da Di Maio, dalla Meloni, dalla Merkel, da Macron, da Trump, come se la “normalità” fosse benefica e positiva per tutti.

Con le nuove riaperture stiamo assistendo al fatto che molti lavoratori rischiano nuovamente il contagio e non sono affatto realmente tutelati, anche perché non sappiamo se e come il Covid 19 tornerà a colpire e se in ogni luogo di lavoro sarà possibile garantire il distanziamento sociale.

Oltre a ciò, non si è minimamente pensato di bloccare il pagamento di mutui, bollette e affitti per coloro i quali hanno perduto il lavoro e non saranno quindi in grado di pagarli o, se saranno in grado di farlo, lo faranno con grosse difficoltà e forse per un periodo limitato (magari saranno costretti addirittura a indebitarsi !).

In compenso, però, si è aiutato le imprese, in modo indiscriminato. Un po' come quando si aiutarono le banche dal tracollo.

Con le nuove riaperture, si è peraltro assistito a una nuova crescita dei livelli di inquinamento atmosferico e ambientale. E se c'è un fattore che aumenta il rischio di contrarre il Covid 19 è proprio l'inquinamento, causa già di gravi infezioni respiratorie.

E' per questo che, la nuova ripartenza che ha messo al centro l'economia della crescita è quanto di peggio si potresse fare e dimostra, ancora una volta, i limiti e le criticità del sistema capitalista e fondato sulla modernità.

Come ricorda da tempo l'economista e filosofo francese Serge Latouche, occorre imparare a vivere del necessario e non del superfluo e proprio situazioni di emergenza (sia economica che sanitaria, ma anche politica) dovrebbero spingerci a modificare radicalmente modo di vivere e soprattutto di pensare. Evitando di sprecare le risorse, autoproducendo, evitando di trarre profitto dalle difficoltà altrui.

Un modo diverso di far andare avanti le cose, tornando ad esempio a forme di superamento dell'industrializzazione, a forme di cooperazione lavorativa e a forme di baratto, che superino il sistema monetario, il quale è fondato sul ricorso a prestiti con interessi, che genera schiavitù (del lavoro e del salario e indebita gli Stati, che mai potranno ripagare i loro interessi sui debiti, né i loro debiti stessi).

L'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.

Una economia fondata su un forte senso di libertà, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.

Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.

Una economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

Ad oggi solo intellettuali quali Latouche, Dugin, De Benoist, Michéa e politici quali Marco Rizzo e Gennady Zjuganov sembrano avanzare ipotesi in tal senso.

E molto interessante, in questo senso, è l'appello che uscì su “Le Monde”, firmato da scienziati e numerose celebrità, fra cui Robert De Niro, Monica Bellucci, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ricky Martin, Madonna, Penélope Cruz, Juliette Binoche (quest'ultima già sostenitrice delle istanze dei Gilet Gialli, fra le quali un radicale cambio dell'economia francese) e molti altri.

In tale appello – che punta il dito contro il sistema economico, l'inquinamento e i danni alla natura e all'ecosistema, si legge, fra l'altro, “Gli aggiustamenti non bastano più” “Il problema è sistemico”. “Ci vuole una riforma profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie. Il consumismo ci ha portati a negare la vita: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di umani”. “Il mondo va verso un punto di rottura e dunque tornare alla normalità è inconcepibile” “La trasformazione globale che si impone a tutti i livelli, esige audacia e coraggio. Non avrà luogo senza un impegno di massa e determinato. E' una questione di sopravvivenza, ma anche di dignità e di coerenza”.

Anche il mondo della scienza, oltre che del ricco jet set, sembra dunque aver compreso che non è possibile andare avanti con l'attuale sistema, ma occorra sovvertirlo e puntare a un nuovo modello di sviluppo.

La crescita economica “illimitata”, il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, sono solo alcuni degli aspetti nefasti della nostra società moderna e “benestante”, tipica del Primo Mondo industrializzato.

Aspetti messi certamente a nudo dall'emergenza sanitaria Covid 19, che dovrebbe spingerci a modificare radicalmente il nostro stile di vita, modo di pensare e di agire.

Sovvertendo le regole dell'economia capitalistica e liberale, superando il sistema del mercato, superando il sistema usuraio degli interessi sui prestiti e della moneta quale mezzo di scambio. Introducendo, appunto, forme di baratto equo, di cooperazione, di autogestione del lavoro. Mettendo al bando teconologie pericolose per la salute, mettendo al bando armi e armamenti, che sono costosi e generano violenze di ogni genere, di cui non abbiamo certamente bisogno.

Consumare meno, produrre il necessario e possibilmente a chilomentro zero.

Superare l'ideologia dell'arricchimento personale e lavorare non già per uno stipendio, ma per il benessere della collettività e dell'ecosistema.

Questi i fondamenti di una sana decrescita economica, che è l'unica possibile via d'uscita dalla sistematica distruzione del Pianeta e della Natura.

Pianeta e Natura che non sono nostri, ma che noi esseri umani occupiamo e che sono necessari alla nostra stessa sopravvivenza.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 17 aprile 2020

Superare la schiavitù del danaro. Sovvertire l'economia

Non nasco ideologicamente comunista. Dai comunisti mi divide l'ateismo, il materialismo e un certo dogmatismo.
Posso definirmi socialista dalla linea dura o nazionalbolscevico (ovvero socialista senza ateismo, materialismo e progressismo).
I comunisti, ad ogni modo, dicono cose di buonsenso, che si avvicinano molto al socialismo autentico e originario. Dicono cose che chiunque, dotato di un minimo di logica, dovrebbe condividere. Dicono "potere a chi lavora", ad esempio.
Non è giusto che chi lavora debba dipendere da qualcuno, ovvero sia salariato da qualcuno.
Chi lavora dovrebbe semplicemente lavorare per il benessere della comunità, della collettività nella quale vive.
Questo è buonsenso, è logica. Il resto, chiamatelo come volete, ma è una forma di schiavitù.
Forse nemmeno i cosiddetti imprenditori ne sono consapevoli. Va bene, allora diciamoglielo. Facciamoglielo notare.
Facciamo notare che il lavoro non deve produrre soldi, ma benessere collettivo. E questo non ha nulla a che vedere con il benessere che danno i soldi.
Il benessere collettivo è fare stare bene le persone che ci stanno attorno. In termini di salute e di socialità.
Non in termini di quantità di beni che possiedono.
Rifletteteci.
Il lavoro non deve essere schiavitù salariata, utile ad arricchire pochi, ma compartecipazione, autogestione, condivisione dei frutti del lavoro medesimo, fra tutti.
E, proprio per questo, il sistema degli interessi sui prestiti, deve essere abolito. Così come il sistema monetario e usuraio.
L'unico interesse possibile dovrebbe essere quello collettivo. L'unica moneta possibile dovrebbe essere quella dell'amore.

Luca Bagatin