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domenica 11 ottobre 2020

Covid 19. La necessità di un nuovo modello di sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Era prevedibile che, la cosiddetta Fase 2, in Italia e nel mondo, non avrebbe fatto altro che mettere al primo posto l'economia della crescita e non certo la salute e un nuovo modello di sviluppo.

Era prevedibile sin dal momento in cui l'Unione Europea avrebbe preferito che fosse attuato il Meccanismo Europeo di Stabilità (cosa che peraltro è stata in qualche modo fatta) e non, diversamente, emettere liquidità a fondo perduto, in favore di tutti i cittadini e di un sistema sociale e sanitario rafforzato.

E' stato evidente in Italia, con la nomina a capo della cosiddetta “task force” per la Fase 2, non già un medico o uno scienziato, ma un manager già alla guida di Vodafone e già frequentatore dei summit del Gruppo Bilderberg. Ovvero un esponente dell'economia capitalistica e della crescita economica illimitata.

E' oltremodo evidente che non si è colta e compresa la gravità della pandemia - che ha generato sofferenze e molte morti - e la necessità di modificare radicalmente ogni cosa.

Si è preferito tornare a una “normalità” che sta facendo crescere i contagi.

Una “normalità” tanto amata da Confindustria, da Conte, da Renzi, da Salvini, da Zingaretti, da Di Maio, dalla Meloni, dalla Merkel, da Macron, da Trump, come se la “normalità” fosse benefica e positiva per tutti.

Con le nuove riaperture stiamo assistendo al fatto che molti lavoratori rischiano nuovamente il contagio e non sono affatto realmente tutelati, anche perché non sappiamo se e come il Covid 19 tornerà a colpire e se in ogni luogo di lavoro sarà possibile garantire il distanziamento sociale.

Oltre a ciò, non si è minimamente pensato di bloccare il pagamento di mutui, bollette e affitti per coloro i quali hanno perduto il lavoro e non saranno quindi in grado di pagarli o, se saranno in grado di farlo, lo faranno con grosse difficoltà e forse per un periodo limitato (magari saranno costretti addirittura a indebitarsi !).

In compenso, però, si è aiutato le imprese, in modo indiscriminato. Un po' come quando si aiutarono le banche dal tracollo.

Con le nuove riaperture, si è peraltro assistito a una nuova crescita dei livelli di inquinamento atmosferico e ambientale. E se c'è un fattore che aumenta il rischio di contrarre il Covid 19 è proprio l'inquinamento, causa già di gravi infezioni respiratorie.

E' per questo che, la nuova ripartenza che ha messo al centro l'economia della crescita è quanto di peggio si potresse fare e dimostra, ancora una volta, i limiti e le criticità del sistema capitalista e fondato sulla modernità.

Come ricorda da tempo l'economista e filosofo francese Serge Latouche, occorre imparare a vivere del necessario e non del superfluo e proprio situazioni di emergenza (sia economica che sanitaria, ma anche politica) dovrebbero spingerci a modificare radicalmente modo di vivere e soprattutto di pensare. Evitando di sprecare le risorse, autoproducendo, evitando di trarre profitto dalle difficoltà altrui.

Un modo diverso di far andare avanti le cose, tornando ad esempio a forme di superamento dell'industrializzazione, a forme di cooperazione lavorativa e a forme di baratto, che superino il sistema monetario, il quale è fondato sul ricorso a prestiti con interessi, che genera schiavitù (del lavoro e del salario e indebita gli Stati, che mai potranno ripagare i loro interessi sui debiti, né i loro debiti stessi).

L'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.

Una economia fondata su un forte senso di libertà, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.

Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.

Una economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

Ad oggi solo intellettuali quali Latouche, Dugin, De Benoist, Michéa e politici quali Marco Rizzo e Gennady Zjuganov sembrano avanzare ipotesi in tal senso.

E molto interessante, in questo senso, è l'appello che uscì su “Le Monde”, firmato da scienziati e numerose celebrità, fra cui Robert De Niro, Monica Bellucci, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ricky Martin, Madonna, Penélope Cruz, Juliette Binoche (quest'ultima già sostenitrice delle istanze dei Gilet Gialli, fra le quali un radicale cambio dell'economia francese) e molti altri.

In tale appello – che punta il dito contro il sistema economico, l'inquinamento e i danni alla natura e all'ecosistema, si legge, fra l'altro, “Gli aggiustamenti non bastano più” “Il problema è sistemico”. “Ci vuole una riforma profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie. Il consumismo ci ha portati a negare la vita: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di umani”. “Il mondo va verso un punto di rottura e dunque tornare alla normalità è inconcepibile” “La trasformazione globale che si impone a tutti i livelli, esige audacia e coraggio. Non avrà luogo senza un impegno di massa e determinato. E' una questione di sopravvivenza, ma anche di dignità e di coerenza”.

Anche il mondo della scienza, oltre che del ricco jet set, sembra dunque aver compreso che non è possibile andare avanti con l'attuale sistema, ma occorra sovvertirlo e puntare a un nuovo modello di sviluppo.

La crescita economica “illimitata”, il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, sono solo alcuni degli aspetti nefasti della nostra società moderna e “benestante”, tipica del Primo Mondo industrializzato.

Aspetti messi certamente a nudo dall'emergenza sanitaria Covid 19, che dovrebbe spingerci a modificare radicalmente il nostro stile di vita, modo di pensare e di agire.

Sovvertendo le regole dell'economia capitalistica e liberale, superando il sistema del mercato, superando il sistema usuraio degli interessi sui prestiti e della moneta quale mezzo di scambio. Introducendo, appunto, forme di baratto equo, di cooperazione, di autogestione del lavoro. Mettendo al bando teconologie pericolose per la salute, mettendo al bando armi e armamenti, che sono costosi e generano violenze di ogni genere, di cui non abbiamo certamente bisogno.

Consumare meno, produrre il necessario e possibilmente a chilomentro zero.

Superare l'ideologia dell'arricchimento personale e lavorare non già per uno stipendio, ma per il benessere della collettività e dell'ecosistema.

Questi i fondamenti di una sana decrescita economica, che è l'unica possibile via d'uscita dalla sistematica distruzione del Pianeta e della Natura.

Pianeta e Natura che non sono nostri, ma che noi esseri umani occupiamo e che sono necessari alla nostra stessa sopravvivenza.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 19 maggio 2020

2 giugno: il Partito Comunista annuncia manifestazioni contro il governo Cinque Stelle - PD. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista di Marco Rizzo ha annunciato, per il prossimo 2 giugno, giornata della Festa della Repubblica, mobilitazioni in tutta Italia, contro il governo Cinque Stelle – Pd.
Manifestazioni annunciate ben prima del centrodestra, che terrà una manifestazione solamente nella Capitale. Centrodestra che Rizzo considera, peraltro, un'opposizione meramente di facciata.
Rizzo punta il dito in particolare contro la decisione del governo di garantire un prestito statale di 6,3 miliardi di euro in favore del grippo Fiat-Chrysler. Gruppo che ha sede legale e fiscale all'estero.
Oltre a ciò denuncia i contenuti del cosiddetto “Decreto Rilancio”, considerandolo “confuso e pasticciato”, che doveva essere chiuso per tempo e con regole più chiare e precise sotto l'aspetto organizzativo.
Nel merito, il PC di Rizzo, denuncia anche il fatto che centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione non abbiano mai visto un centesimo; che i lavoratori precari e stagionali non hanno ricevuto alcuna garanzia; che migliaia di piccoli negozianti non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico e rischiano di chiudere per sempre; che gli immigrati vengono “legalmente” sfruttati nel settore agroalimentare e che gli infermieri - che pur sono in prima linea nella lotta al Covid 19 - non hanno ricevuto alcuna gratifica e molti di costoro non sono stati nemmeno stabilizzati sul lavoro.
In un comunicato, i comunisti di Rizzo denunciano come la recente crisi sanitaria abbia messo a nudo il sistema capitalista, quello che – affermano - “ha prima distrutto la sanità pubblica e poi ha dimostrato che il profitto e gli interessi delle classi dominanti sono sempre più importanti della sicurezza delle masse popolari”. Pertanto i comunisti puntano il dito sul fatto che la cosiddetta Fase 2, avviata dal governo, vede il prevalere degli interessi economici privati rispetto alla salute pubblica.
Il PC di Rizzo, lungi dal credere in qualsiasi possibile alleanza a sinistra, si legge in un comunicato, “rilancia l’unità dei lavoratori tutti e l’alleanza con la piccola borghesia proletarizzata; un’alleanza politica e strategica che è al di sopra di ogni piano sindacale”.
Oltre a ciò, il PC rilancia l'uscita dall'Unione Europea, dall'euro e dalla NATO, ritenendo necessario “andare verso il socialismo” e “iniziare a cambiare seriamente i rapporti di forza in questo Paese”.
Di orientamento simile, peraltro, anche i comunisti russi di Zjuganov e il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, fondato da Eduard Limonov, che puntano il dito contro il governo di Putin, che è ancora in piena emergenza sanitaria
“Altra Russia”, fra le altre cose, propone un reddito di base per tutti attraverso la nazionalizzazione dei settori di estrazione e lavorazione delle risorse naturali; nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia ad iniziare dal settore energetico; riduzione del numero di dipendenti pubblici e delle forze dell'ordine; proibire l'esportazione di valuta estera, oro e gioielli; abolire l'IVA; introdurre un'imposta fiscale progressiva e una tassa sul lusso; ridurre le quote di immigrazione; cancellare gli interessi sui debiti dell'intera popolazione e calmierare i prezzi sui prodotti alimentari di base.

Luca Bagatin

giovedì 7 maggio 2020

Covid 19. Perché tornare alla normalità non è auspicabile, ma occorre cambiare modello di sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

Era prevedibile che, la cosiddetta Fase 2, in Italia e nel mondo, non avrebbe fatto altro che mettere al primo posto l'economia della crescita e non certo la salute e un nuovo modello di sviluppo.
Era prevedibile sin dal momento in cui l'Unione Europea avrebbe preferito che fosse attuato il Meccanismo Europeo di Staibilità (cosa che peraltro è stata in qualche modo fatta) e non, diversamente, emettere liquidità a fondo perduto, in favore di tutti i cittadini e di un sistema sociale e sanitario rafforzato.
E' stato evidente in Italia, con la nomina a capo della cosiddetta “task force” per la Fase 2, non già un medico o uno scienziato, ma un manager già alla guida di Vodafone e già frequentatore dei summit del Gruppo Bilderberg. Ovvero un esponente dell'economia capitalistica e della crescita economica illimitata.
E' oltremodo evidente che non si è colta e compresa la gravità della pandemia - che ha generato sofferenze e molte morti - e la necessità di modificare radicalmente ogni cosa.
Si sta preferendo tornare alla “normalità” tanto amata da Confindustria, da Renzi, da Salvini, da Zingaretti, da Di Maio, dalla Merkel, da Macron, da Trump, come se la “normalità” fosse o fosse stata benefica e positiva per tutti.
Con le nuove riaperture stiamo assistendo al fatto che molti lavoratori rischiano nuovamente il contagio e non sono affatto realmente tutelati, anche perché non sappiamo se e come il Covid 19 tornerà a colpire e se in ogni luogo di lavoro sarà possibile garantire il distanziamento sociale.
Oltre a ciò, non si è minimamente pensato di bloccare il pagamento di mutui, bollette e affitti per coloro i quali hanno perduto il lavoro e non saranno quindi in grado di pagarli o, se saranno in grado di farlo, lo faranno con grosse difficoltà e forse per un periodo limitato (magari saranno costretti addirittura a indebitarsi !).
In compenso, però, si aiutano le imprese, in modo indiscriminato. Un po' come quando si aiutarono le banche dal tracollo.
Con le nuove riaperture, stiamo peraltro assistendo a una nuova crescita dei livelli di inquinamento atmosferico e ambientale. Il fiume Sarno torna ad essere inquinato dai liquami industriali e così le nostre realtà, non solo italiane, ma di tutto il mondo, torneranno ad essere inquinate. E se c'è un fattore che aumenta il rischio di contrarre il Covid 19 è proprio l'inquinamento, causa già di gravi infezioni respiratorie.
E' per questo che, una nuova ripartenza che punti all'economia della crescita è quanto di peggio si possa e si potresse fare e dimostra, ancora una volta, i limiti e le criticità del sistema capitalista e fondato sulla modernità.
Come ricorda da tempo l'economista e filosofo francese Serge Latouche, occorre imparare a vivere del necessario e non del superfluo e proprio situazioni di emergenza (sia economica che sanitaria, ma anche politica) dovrebbero spingerci a modificare radicalmente modo di vivere e soprattutto di pensare. Evitando di sprecare le risorse, autoproducendo, evitando di trarre profitto dalle difficoltà altrui.
Un modo diverso di far andare avanti le cose, tornando ad esempio a forme di superamento dell'industrializzazione, a forme di cooperazione lavorativa e a forme di baratto, che superino il sistema monetario, il quale è fondato sul ricorso a prestiti con interessi, che genera schiavitù (del lavoro e del salario e indebita gli Stati, che mai potranno ripagare i loro interessi sui debiti, né i loro debiti stessi).
L'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.
Una economia fondata su un forte senso di libertà, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.
Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.
Una economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.
Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.
I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.
Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.
Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.
Ad oggi solo intellettuali quali Latouche, Dugin, De Benoist, Michéa e politici quali Marco Rizzo e Gennady Zjuganov sembrano avanzare ipotesi in tal senso.
E molto interessante, in questo senso, è anche il recente appello uscito pochi giorni fa su “Le Monde”, firmato da scienziati e numerose celebrità, fra cui Robert De Niro, Monica Bellucci, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ricky Martin, Madonna, Penélope Cruz, Juliette Binoche (quest'ultima già sostenitrice delle istanze dei Gilet Gialli, fra le quali un radicale cambio dell'economia francese) e molti altri.
In tale appello – che punta il dito contro il sistema economico, l'inquinamento e i danni alla natura e all'ecosistema, si legge, fra l'altro, “Gli aggiustamenti non bastano più” “Il problema è sistemico”. “Ci vuole una riforma profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie. Il consumismo ci ha portati a negare la vita: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di umani”. “Il mondo va verso un punto di rottura e dunque tornare alla normalità è inconcepibile” “La trasformazione globale che si impone a tutti i livelli, esige audacia e coraggio. Non avrà luogo senza un impegno di massa e determinato. E' una questione di sopravvivenza, ma anche di dignità e di coerenza”.
Anche il mondo della scienza, oltre che del ricco jet set, sembra dunque aver compreso che non è possibile andare avanti con l'attuale sistema, ma occorra sovvertirlo e puntare a un nuovo modello di sviluppo.
La crescita economica “illimitata”, il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, sono solo alcuni degli aspetti nefasti della nostra società moderna e “benestante”, tipica del Primo Mondo industrializzato.
Aspetti messi certamente a nudo dall'emergenza sanitaria Covid 19, che dovrebbe spingerci a modificare radicalmente il nostro stile di vita, modo di pensare e di agire.
Sovvertendo le regole dell'economia capitalistica e liberale, superando il sistema del mercato, superando il sistema usuraio degli interessi sui prestiti e della moneta quale mezzo di scambio. Introducendo, appunto, forme di baratto equo, di cooperazione, di autogestione del lavoro. Mettendo al bando teconologie pericolose per la salute (a iniziare dal 5G), mettendo al bando armi e armamenti, che sono costosi e generano violenze di ogni genere, di cui non abbiamo certamente bisogno.
Consumare meno, produrre il necessario e possibilmente a chilomentro zero.
Superare l'ideologia dell'arricchimento personale e lavorare non già per uno stipendio, ma per il benessere della collettività e dell'ecosistema.
Questi i fondamenti di una sana decrescita economica, che è l'unica possibile via d'uscita dalla sistematica distruzione del Pianeta e della Natura.
Pianeta e Natura che non sono nostri, ma che noi esseri umani occupiamo e che sono necessari alla nostra stessa sopravvivenza.

Luca Bagatin

sabato 18 aprile 2020

Emergenza Coronavirus. Rizzo (Partito Comunista): riappropriarsi della sovranità monetaria, tassare le grandi multinazionali, uscire dal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

Mentre, da destra a sinistra, si discute di Coronabond e di MES, ovvero di strumenti che legerebbero ancor di più mani e piedi dell'Italia ai potentati europei, attraverso nuovi prestiti, il Partito Comunista di Marco Rizzo – il quale ha anche di recente rilasciato di recente una intervista ad “Affaritaliani” - propone qualche cosa di molto diverso.
Rizzo propone di denunciare i Trattati europei, rompendo il vincolo di bilancio in Costituzione. Uscendo dalla “gabbia dell'euro” e riappropriandosi della propria sovranità monetaria.
Partendo da ciò, egli ritiene che occorra attuare una politica in favore dei lavoratori, ponendo la produzione sotto il loro diretto controllo. Evitando così la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi.
Il Partito Comunista si dice contrario ad ogni tipo di patrimoniale “a misura dei padroni”, ovvero si dice contrario ad ogni aumento dell'IVA, ad ogni prelievo forzoso nei conti correnti e contro ogni stangata a danno dei piccoli proprietari e dei lavoratori, i quali hanno lavorato una vita per mettere da parte qualche soldo.
La patrimoniale che vorrebbe il Partito Comunista andrebbe a colpire, invece, “le grandi multinazionali e i grandi monopoli, a cominciare da Amazon, Facebook, Google, per finire con Agnelli e Benetton”.
Oltre a ciò, in questi giorni, Rizzo ha puntato il dito contro quelle imprese italiane che hanno “trasferito la loro sede legale in Olanda (che in Europa viene definito “Paese virtuoso”) per approfittare del trattamento fiscale favorevole, a danno del fisco italiano”. Ovvero contro “Fca, Ferrari, Cementir del gruppo Caltagirone, Enel, ENI, Exor, Ferrero, Prysmian, Saipem, Telecom Italia e Luxottica Group”.
Rizzo ritiene dunque che, in questo periodo, occorrerebbe “stampare moneta” senza effetti collaterali, ovvero fare qualcosa purtroppo vietata dai “Trattati europei che hanno istituito la Banca Centrale Europea”. “Emettere moneta per sostenere il PIL, senza aggravare il debito”. Che è peraltro ciò che sta facendo la FED statuintense, la Banca del Giappone e quella d'Inghilterra.
Ovviamente, secondo Rizzo, a queste misure dovrebbe seguire un cambio di sistema economico, che nazionalizzi i settori chiave dell'economia e ci faccia uscire dal capitalismo.
Misure simili, peraltro, alcuni giorni fa, sono state richieste anche dal Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, il quale, oltre a richiedere la nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia e altre misure in favore di cittadini meno abbienti e dei lavoratori, ha richiesto una forte tassazione nei confronti dei ricchi oligarchi del suo Paese.
Rizzo, a nome del Partito Comunista, in sostanza, ritiene che questa emergenza sanitaria non deve essere fatta pagare, come sempre, ai più deboli e non deve essere l'ennesima occasione per concentrare il capitale nelle mani di pochi.
Deve invece essere l'occasione per una presa di coscienza da parte dei lavoratori e delle classi meno abbienti della necessità di uscire dal sistema capitalista e di guardare a un nuovo modello di società. Egualitaria, socialista, sovrana.

Luca Bagatin

sabato 4 aprile 2020

Riflessione breve ai tempi del Covid 19

Direi che il termine "democratura" calza molto bene alle cosiddette liberal democrazie europee e a stelle e strisce. Realtà nelle quali i popoli sono del tutto esclusi dalla reale partecipazione democratica.
Realtà che sanzionano ancora – anche in piena emergenza sanitaria - Paesi sovrani, solo perché socialisti, oppure perché diversi (pensiamo al Venezuela e a Cuba, ad esempio, oppure alla Russia).
Realtà liberal caapitaliste che non aiutano i rispettivi popoli, ma propongono prestiti con interessi e con vincoli che dovranno poi essere rispettati (pensiamo al MES). Che è come se chiedessimo aiuto a un amico e questo ci dicesse “sì, va bene, a patto che... E con gli interessi, eh !”. Ma allora, che amico è ? Un amico vero ti aiuta e non ti chiede nulla in cambio. Nulla. Soprattutto non ti chiede nessun interesse. Perché un amico vero ti aiuta disinteressatamente.
Mi dispiace che chi chiede l'uscita dell'Italia, o della Francia o della Spagna o della Grecia, dall'Unione Europea, non comprenda che tale ente non democratico va chiuso.
Il prima possibile.
Non è sufficiente uscirne. Bisogna impedirne ogni ulteriore atto nefasto in politica ed economia.
Mi dispiace che non si comprenda che occorre radicalmente sovvertire politica e economia.
Tornando al baratto, a forme di cooperazione di base fra le persone, all'autogestione nel lavoro e nelle decisioni e a forme di economia del dono. A forme di autoproduzione, di agricoltura a chilometro zero. Senza mai più inquinare. Senza più distruggere la Natura.
Mi dispiace, perché significa che non abbiamo capito che ciò che stiamo patendo può diventare una occasione di crescita interiore. Spirituale, morale, intellettuale, ecologica.
E mi dispiace perché, sia detto per inciso, siamo davvero nella merda. E la colpa è del nostro ego e della nostra bramosia di benessere materiale.

Luca Bagatin

sabato 7 dicembre 2019

La "Critica del liberalismo" di Alain De Benoist. Articolo di Luca Bagatin

L'epoca moderna nella quale viviamo, caratterizzata dall'ideologia dominante liberale, ha ormai privatizzato ogni cosa: dai rapporti sociali a quelli politici. Ha anteposto il primato dell'economia ad ogni altro aspetto. Ogni rapporto fra le persone è divenuto un rapporto concorrenziale e interessato; ogni essere umano è considerato alla stregua di “capitale umano” o di “consumatore”; ogni atto del vivere è divenuto misurabile in termini quantitativi; l'avere è privilegiato rispetto all'essere; tutti sono ormai divenuti sostituibili e non più indispensabili, esattamente come le merci e i vari beni di consumo.
L'ideologia del desiderio e del “diritto individuale” prevale sull'etica del dovere, sul senso di comunità e sullo scambio, gratuito, fra gli esseri umani, in comunione con l'ambiente naturale e sociale nel quale costoro si trovano a vivere.
Questa la critica fondamentale posta dal filosofo francese Alain De Benoist nel suo ultimo saggio, edito da Arianna Editrice, “Critica del liberalismo – La società non è un mercato”.
La società, appunto, non dovrebbe essere un mercato, ma lo è diventata. Il regno del liberal capitalismo, denunciato da decenni da De Benoist, è divenuto il regime dello sfruttamento del lavoro, del precariato lavorativo, sentimentale, amicale; il regime del narcisismo e della solitudine di massa, del condizionamento pubblicitario e mediatico; il regime del reality show, dell'utilitarismo, del primato del giusto sul bene comune; il regime del politicamente corretto in nome dell'ideologia dei “diritti dell'uomo” che, nei fatti, lungi dall'emancipare l'essere umano, vorrebbero uniformarlo al pensiero unico liberale, mediatico ed economicista.
Pensiero unico che, di fatto, de-politicizza ogni problema, delegandolo, di fatto, a fantomatici “esperti”: siano essi economisti, grandi magnati della finanza e così via, ovvero ai signori dell'austerità e del capitalismo assoluto. Il trionfo del sogno reaganiano e thatcheriano, che ormai dagli Anni '90 ad oggi, unisce tanto la destra quanto la sinistra liberali e borghesi, legate fra loro dal dogma della “crescita illimitata” e dalla disgregazione dei valori sociali.
E' la logica del capitalismo e del mercato, che non si autoregola affatto, ma che genera bisogni indotti, ricerca di un piacere effimero e di una altrettanta effimera ricchezza materiale. Una logica che si pone a difesa della sedicente “democrazia rappresentativa” in luogo della democrazia autentica, partecipativa e diretta. Una “democrazia rappresentativa” che, non a caso, negli ultimi decenni – nel cosiddetto Occidente liberaldemocratico” - sta generando disaffezione nei confronti dei partiti di matrice liberale e facendo nascere nuove istanze politiche e sociali di matrice populista, regionalista, ecologista, identitaria e sovranista, quale risposta a quello che potrebbe essere definito un vero e proprio “totalitarismo liberale”.
L'ideologia liberale criticata da De Benoist, la cui nascita va ricercata nella borghese Rivoluzione Francese del 1789, la quale escluse del tutto il Quarto Stato (e differenza delle rivoluzioni proletarie e socialiste quali la Comune di Parigi del 1871 e la Rivoluzione bolscevica del 1917, di ispirazione mutualista, patriottica e federalista), è infatti il fondamento dell'individualismo, rispetto ad ogni forma di ricerca del bene comune e collettivo. Forma di ricerca del bene comune e collettivo che, invece, trae il suo fondamento nelle società arcaiche, lontane da ogni influenza moderna, incentrata sull'egoismo, sul progresso materiale e sull'accumulo delle risorse, ovvero su una falsa idea di emancipazione. Sostituendosi alla classe sfruttatrice aristocratica, la classe sfruttatrice liberal borghese non ha fatto altro – dunque - che ingannare il popolo, al fine di sottometterlo.
Il liberalismo, secondo De Benoist, è quindi “l'ideologia che mette la libertà al servizio del solo individuo” e, dunque, non è affatto l'ideologia della libertà, ma solo la libertà di possedere (ovvero di avere e non di essere). Individuo, che, dunque, agirà unicamente secondo il suo proprio tornaconto e il suo interesse individuale, oltre e persino contro ogni forma di interesse collettivo e di bene comune.
Nella società liberale, dunque, afferma De Benoist, “l'uomo non è emancipato, né reso autonomo (come invece tentarono di fare i primi socialisti, opponendosi alla schiavitù del lavoro dipendente), bensì trasformato in monade. E' atomizzato”.
Il liberale, in nome dunque della massimizzazione del profitto individuale, è favorevole alla libera circolazione di capitali, merci e di esseri umani, permettendo così di esercitare una pressione al ribasso sui salari degli autoctoni. Per questo il liberale è uno strenuo sostenitore sia dell'immigrazione (vera e propria deportazione di massa e fini economici) e della delocalizzazione delle imprese.
Nel saggio, De Benoist, fa notare come, da tempo, i partiti cosiddetti “di sinistra”, in Europa, ormai abbandonata ogni forma di socialismo autentico e originario, abbiano abbracciato l'ideologia “progressista” e “liberal”, al fine di aderire in toto alla società del mercato, favorendo così i desideri individuali dei singoli, ma contrastando ogni forma di emancipazione sociale e di rivendicazione sociale.
Si noti, non a caso, come tutte le leggi di precarizzazione del lavoro siano state sostenute sì dalla destra liberale, ma favorite dalla sinistra al governo: Jobs Act, Loi Travail, abolizione dell'Articolo 18, misure di austerità, di privatizzazione selvaggia (si vedano ad esempio quelle, in Italia, varate dai vari governi Prodi, D'Alema, Letta, Monti, Renzi e quelle in Francia con Hollande e oggi Macron).
Per decenni, fa notare De Benoist, il capitalismo liberale è stato largamente accettato dalla popolazione europea per tre ragioni principali: favoriva la crescita, innalzava il livello di vita medio e alimentava i consumi ben oltre le necessità primarie dei cittadini. Salvo rendersi conto, oggi, che questi tre aspetti non sono più garantiti, né potrebbero esserlo. Il potere d''acquisto diminuisce, la classe media si sta declassando, la precarietà lavorativa e sociale è sempre più diffusa e, parimenti, gli Stati, avendo da tempo ceduto la loro sovranità politica ed economica, non possono più far fronte alla crisi dei mercati finanziari, ormai senza controllo. L'economia, peraltro, è ormai da tempo del tutto slegata dai beni e servizi effettivamente prodotti, ma è legata sempre più alle speculazioni borsistiche e finanziarie ed agli indebitamenti degli Stati e dei privati, favoriti proprio dal sistema dominante.
Il liberal capitalismo – fondato sull'ideologia individualista, del danaro e del valore materiale - ha dunque completamente fallito, oltre a non essere affatto riformabile e, pertanto, andrebbe, secondo De Benoist, del tutto superato e abbattuto.
Occorre, dunque, secondo il filosofo francese, riappropriarsi dei legami sociali, del senso di comunità, di appartenenza e di bene comune; del senso di reciprocità, di mutuo aiuto e di dono reciproco, libero da ogni interesse e da ogni forma di prostituzione, perché è questo, di fatto, ogni tipo di rapporto commerciale e di lavoro salariato, tanto decantato dalla società liberale, mercantile , ovvero capitalista. Prospettive che, peraltro, hanno fatto proprie da sempre anche diversi intellettuali conservatori “di sinistra”, fra i quali - ricorda De Benoist - George Orwell, Christopher Lasch, Jean-Claude Michéa, Ivan Illich, Gunther Anders e Pier Paolo Pasolini.

Luca Bagatin