Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post

martedì 27 gennaio 2026

Giornata della Memoria. Per non dimenticare. Mai.

Profondamente sbagliato equiparare nazismo a comunismo (come vorrebbe la destra peggiore). Articolo di Luca Bagatin del 25 gennaio 2025  

In una UE sempre più censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo sovietico.

Peraltro a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della Memoria.

Si vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz?

Il Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917, guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi europei che si dicono “avanzati”!

Come se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni diplomatiche.

Equiparare il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.

Nel 2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).

Così scrivevo: “Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.

E continuavo:

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia”.

Da tener presente, poi, che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai sufficienti voti per governare.

Che differenza c'è, dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento europeo?

Mi piace poi ricordare che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città (Fiume) un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Il simbolo della falce e martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947, fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica Balabanoff).

Studiare la Storia, senza pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri) striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni '30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 29 settembre 2025

In Moldavia i socialisti e i comunisti perdono le elezioni, ma sono pronti a opporsi alla destra liberal capitalista al potere. Articolo di Luca Bagatin

 

Spiace che, elezioni legislative moldave del 28 settembre scorso, la coalizione di sinistra patriottica, socialista e comunista, impropriamente e banalmente definita dai grandi media nostrani “filo-russa” (solo perché promuove la normalizzazione dei rapporti con la Russia e un'apertura al dialogo), sia stata sconfitta dal partito liberal capitalista al potere.

Spiace, perché la Moldavia rinuncerà, ancora una volta, alla giustizia sociale e alla sovranità nazionale, in favore di liberalizzazioni e sudditanza all'oligarchia liberal capitalista.

Il “Blocco Elettorale Patriottico dei Socialisti e dei Comunisti della Moldavia” (BECS) ha ottenuto, infatti, il 24,17% contro il partito della destra liberal capitalista “Partito Azione e Solidarietà” (PAS) di Maia Sandu, che ha ottenuto il 50,2%.

Sia il partito della Sandu che la coalizione social-comunista, ad ogni modo, hanno perso rispettivamente 8 e 6 seggi.

Al terzo posto si è piazzata la coalizione socialdemocratica e democratico cristiana “Alternativa”, che ha ottenuto il 7,97% e conquistato 8 seggi, entrando così, per la prima volta, nel Parlamento moldavo. Tale coalizione è costituita da ex esponenti comunisti e socialisti, oltre che da centristi.

Chi ha conquistato seggi, rispetto alle scorse elezioni, è stato il “Partito Nostro”, di ispirazione populista di sinistra, euroscettico, antioligarchico e anticorruzione, che, ottenendo il 6,2% ha ottenuto 6 seggi. Alle scorse elezioni del 2021 aveva ottenuto il 4,1% e non aveva conquistato alcun seggio.

Infine, un altro partito che ha conquistato seggi rispetto alla scorsa tornata, è stato il “Partito della Democrazia in Casa” di ispirazione populista di destra, europeista e sostenitore dell'unificazione fra Moldavia e Romania, che, ottenendo il 5,62% ha conquistato 6 seggi.

Il leader del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia ed esponente delle coalizione social-comunista, Igor Dodon, su Facebook. ha dichiarato: “L'opposizione ha vinto le elezioni parlamentari del Paese. Tuttavia, il PAS si aggrappa ancora una volta al potere, solo grazie ai voti della diaspora.
Quattro anni fa, i cittadini hanno votato per il PAS con fiducia e speranza. Ieri, tuttavia, molti avevano semplicemente paura di andare alle urne, a causa del clima di paura e isteria diffuso dal governo. Ma è troppo presto per gioire: la società è insoddisfatta, la gente è stanca, e questa insoddisfazione non farà che aumentare.
Non cederemo. Ieri sono state registrate centinaia di violazioni: ponti e strade bloccati per i cittadini della Repubblica di Moldova sulla riva sinistra del fiume Nistru, messaggi di minacce di esplosioni in alcuni seggi elettorali in Paesi europei, dopo i quali il numero di coloro che avrebbero votato è improvvisamente aumentato, il lavoro di osservatori e giornalisti è stato ostacolato, la pressione sull'opposizione attraverso perquisizioni, l'esclusione di alcuni partiti e candidati. Tutto ciò mette seriamente in discussione la legittimità dei risultati elettorali. Abbiamo contestato tutte le violazioni alla CEC e faremo ogni sforzo per stabilire giustizia nel rispetto della legge.
Esortiamo tutti a mantenere la calma e a non lasciarsi provocare. Non cediamo, restiamo uniti. Questo è stato l'ultimo respiro dell'attuale governo. Più passa il tempo, meno legittimo sarà e più la gente vorrà liberarsene”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 10 settembre 2025

Il Blocco Patriottico dei socialisti e dei comunisti moldavi presenta il suo programma fondato su giustizia sociale e sovranità nazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

E, mentre nel resto d'Europa, le cosiddette sinistre (o, meglio, quelle che si dichiarano tali), ormai non più socialiste da tempo, arrancano e non si oppongono minimamente al liberal capitalismo che tutto mette in vendita (escludendo le ottime prospettive del britannico Jeremy Corbyn e Zarah Sultana e del suo “Your Party”; quelle del britannico George Galloway e del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna e quelle dei socialdemocratici slovacchi di Robert Fico e Peter Pellegrini), in Moldavia, il “Blocco Elettorale Patriottico dei Socialisti, dei Comunisti, del Cuore e del Futuro della Moldavia”, è pronto per sfidare il governo liberal capitalista di Maia Sandu, alle elezioni del 28 settembre prossimo.

E lo è con un programma socialista senza equivoci e che è recentemente stato presentato in conferenza stampa.

Fra i punti salienti, quelli incentrati in particolare sulla giustizia sociale e la sovranità nazionale, ovvero: ritorno dell'età pensionabile a 57 anni per le donne e 62 anni per gli uomini; ripristino del meccanismo di indicizzazione delle pensioni due volte l'anno; introduzione di un contributo finanziario agli anziani con pensioni basse, una tantum, nei giorni delle festività pasquali e della Giornata Internazionale degli Anziani; politica estera fondata sulla preservazione dell'autonomia della Moldavia e sulla neutralità geopolitica del Paese; ripristino del corso scolastico sulla “Storia della Moldavia”; istituzione di una banca pubblica; introduzione di una tariffa fissa del gas; cancellazione della celebrazione della Giornata dell'Europa del 9 maggio e celebrazione della stessa come Giorno della Vittoria contro il nazifascismo; utilizzo della lingua russa per comunicare all'estero; supporto alle famiglie e alla fertilità delle stesse, con anche età pensionabile ridotta di tre anni per le mamme con più di tre figli; investimenti nel settore sanitario, con anche ampliamento dell'elenco dei medicinali rimborsati dallo Stato; investimenti nel settore scolastico (con anche l'aumento delle borse di studio pubbliche) e degli asili pubblici; riduzione dell'IVA per i prodotti destinati all'infanzia; abolizione dell'imposta sul reddito per le madri con figli piccoli; aumento degli assegni sociali per i figli fino a 5 anni; alloggi gratuiti per i giovani che decideranno di lavorare nelle aree rurali; sviluppo dell'infrastruttura stradale nazionale; creazione di un Fondo Statale per lo Sviluppo Industriale per il periodo 2025-2029 e creazione di 18 piattaforme industriali multifunzionali nei centri distrettuali del Paese, in modo da industrializzare il Paese; controllo pubblico dei prezzi dei prodotti socialmente rilevanti; finanziamento pubblico di progetti di micro-imprese nelle zone rurali; riduzione del numero dei Ministeri; introduzione di un'aliquota zero dedicata agli operatori economici che investiranno in settori chiave determinati dallo Stato.

Questi alcuni dei punti del programma della coalizione della sinistra moldava, costituita da: Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), guidato dall'ex Presidente della Repubblica di Moldavia Igor Dodon; Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia (PCRM), guidato da Vladimir Voronin; Partito Repubblicano Cuore della Moldavia (o Inima Moldovei), guidato dall'ex governatrice comunista della Gagauzia, Irina Vlah e dal Futuro della Moldavia, guidato dall'ex Primo Ministro comunista Vasile Tarlev.

Una coalizione che ha per simbolo una stella rossa e bianca, che racchiude un cuore rosso e bianco, con al centro una falce e martello.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 22 luglio 2025

I socialisti e i comunisti moldavi si compattano in vista delle elezioni di settembre e lanciano la sfida al liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

L'opposizione di sinistra, socialista e comunista, in Moldavia, si compatta e costituisce una coalizione per le elezioni parlamentari del 28 settembre prossimo.

L'obiettivo è quello di porre fine al governo liberal capitalista e guerrafondaio di Maia Sandu.

La coalizione comprenderà il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), guidato dall'ex Presidente della Repubblica di Moldavia Igor Dodon; il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia (PCRM), guidato da Vladimir Voronin; il Partito Repubblicano Cuore della Moldavia (o Inima Moldovei), guidato dall'ex governatrice comunista della Gagauzia, Irina Vlah e il Futuro della Moldavia, guidato dall'ex Primo Ministro comunista Vasile Tarlev.

La coalizione, collocata nell'ambito della sinistra e del centrosinistra patriottico moldavo, ha una connotazione marcatamente sovranista, socialista originaria, fortemente impegnata sul fronte sociale e si propone di “risolvere i problemi economici e sociali interni, difendere la sovranità e l'indipendenza del Paese” e garantire la neutralità militare della Moldavia, ripristinando i rapporti con la Federazione Russa.

Vogliamo la pace, non la guerra, vogliamo amicizia e commercio con i nostri vicini e partner tradizionali”, è stato – fra le altre cose - dichiarato durante la conferenza stampa di presentazione della coalizione.

Tutte le azioni e gli orientamenti di politica estera della Repubblica moldava devono essere allineate agli interessi nazionali del Paese, affinché il popolo moldavo possa vivere in prosperità, in un mondo garantito, e rimanere padrone delle proprie case. Senza abusi nella giustizia, senza distinzioni sociali ed etniche, con crescita demografica positiva, con prezzi accessibili di gas ed elettricità, con esportazione di prodotti agricoli, con scuole operative, asili e ospedali di quartieri e villaggi, senza minaccia di chiusura”.

Ed è stato sottolineato che: “Da un lato ci sono i partiti unionisti europei centristi. D'altra parte c'è la nostra proposta sovranista, il movimento per salvare il futuro della Moldavia, che cerca di porre fine alla dittatura di Soros e dei globalisti nella Repubblica moldava”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 25 gennaio 2025

Profondamente sbagliato equiparare nazismo a comunismo (come vorrebbe la destra peggiore). Articolo di Luca Bagatin


In una UE sempre più censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo sovietico.

Peraltro a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della Memoria.

Si vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz?

Il Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917, guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi europei che si dicono “avanzati”!

Come se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni diplomatiche.

Equiparare il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.

Nel 2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).

Così scrivevo: “Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.

E continuavo:

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia”.

Da tener presente, poi, che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai sufficienti voti per governare.

Che differenza c'è, dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento europeo?

Mi piace poi ricordare che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città (Fiume) un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Il simbolo della falce e martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947, fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica Balabanoff).

Studiare la Storia, senza pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri) striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni '30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 29 settembre 2023

Ambroise Croizat, Ministro comunista di De Gaulle che promosse la sicurezza sociale. Articolo di Luca Bagatin

 

Morì, a soli 50 anni, nel 1951, per un cancro ai polmoni, forse uno degli ultimi rappresentanti francesi e europei delle lotte per le conquiste sociali, ovvero il Ministro Ambroise Croizat.

Vale la pena ricordarlo, in un'Unione Europea che aborrisce il socialismo praticamente ovunque, nel mondo; che sta distruggendo i diritti sociali conquistati negli anni delle lotte civili e democratiche e in cui i sedicenti “socialisti” europei sono diventati liberal-capitalisti, esattamente come i popolari, i verdi e le destre.

Un'UE che ha distrutto la sovranità degli Stati nazionali e una Francia odierna che ha preferito annientare ogni protesta, come quella dei Gilet Gialli, che ha chiesto per mesi unicamente più democrazia e meno austerità.

Ambroise Croizat nacque in Savoia nel 1901. Nel 1917 si iscrisse all'organizzazione dei giovani socialisti francesi e, l'anno successivo, aderì al Partito Socialista (quando era ancora un partito operaio e non il partitino liberal-capitalista di Hollande e successori). Fu operaio metallurgico, guidò i grandi scioperi di Lione e sostenne l'affiliazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) all'Internazionale Comunista.

Dal 1920 al 1928 guidò la Lega dei Giovani Comunisti, quando ancora il Partito Comunista Francese si definiva semplicemente comunista e non, indistintamente, “di sinistra”, in quanto non partito borghese, ma squisitamente partito operaio e socialista.

Nel 1936 divenne Segretario Generale della Federazione dei Metalmeccanici della CGT, ovvero della Confederazione Generale del Lavoro, maggiore sindacato francese e parteciperà alle lotte che porteranno alle ferie pagate, alla riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali e alla legge che introdurrà i contratti collettivi nazionali.

Negli Anni '40, nella Francia occupata dai nazisti, fu arrestato assieme a molti suoi compagni comunisti e condannato a 5 anni di carcere nella colonia d'Algeria.

Dopo la Liberazione, Croizat, sarà eletto all'Assemblea Costituente e, successivamente, all'Assemblea Nazionale.

Diventerà Ministro del Lavoro del Governo De Gaulle dal 21 novembre 1945 al 26 gennaio 1946; successivamente Ministro della Previdenza Sociale dal 26 gennaio al 16 dicembre 1946 nei governi Gouin e Bidault e, infine, dal 22 gennaio al 4 maggio 1947 nel governo Ramadier.

Nel pur breve periodo del suo mandato introdusse e attuò: il sistema di protezione sociale; l'assicurazione sanitaria; il sistema pensionistico; raddoppiò l'importo degli assegni famigliari e migliorò il diritto del lavoro introducendo i consigli di fabbrica, la medicina del lavoro, la regolamentazione degli straordinari; lo statuto dei minori; la legge sugli infortuni sul lavoro.

Tutti aspetti, negli anni, via via sempre più attaccati e smantellati dai governi successivi, tanto pseudo gollisti che pseudo socialisti, per non parlare del liberale Macron e dei suoi attacchi al sistema sociale francese e ad ogni richiesta di maggiore democrazia diretta.

Celebre la frase pronunciata da Ambroise Croizat all'Assemblea Nazionale nel suo ultimo discorso, nell'ottobre 1950: “Non tollereremo mai la negazione di uno dei vantaggi della sicurezza sociale. Difenderemo sino alla morte e con tutte le forze, questa legge umana e di progresso”.

In un Occidente e in una UE che sta mettendo in vendita ogni cosa e ogni valore interiore e ove la libertà e la democrazia sembrano sempre più esistenti unicamente sulla carta, le idee di Ambroise Croizat ci illuminano ancora, come un faro, a dare nuovamente vita a quel Sol dell'Avvenire di garibaldina e socialista memoria.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 29 dicembre 2022

Centenario dell'URSS e prospettive per il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Il 30 dicembre di quest'anno ricorre il Centenario della fondazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, guidate da Vladimir Lenin (30 dicembre 1922).

Edificata a seguito della Rivoluzione russa del 1917 e sorta dalle ceneri dell'Impero zarista, l'URSS comprendeva 15 repubbliche socialiste, sorelle fra loro.

L'URSS cessò di esistere il 26 dicembre 1991, con il concorso di Gorbaciov e Eltsin, i quali contribuirono a smantellare il socialismo nelle ormai ex Repubbliche e a svenderle alle oligarchie locali e al liberal capitalismo occidentale, nonostante il 17 marzo 1991 la stragrande maggioranza dei cittadini della Repubbliche sovietiche (77,8%) avesse espresso, con un referendum, la volontà di conservare l'URSS.

Da allora le cose andarono sempre peggio.

Nell'ottobre 1993 Eltsin fece bombardare il parlamento russo e le forze di sinistra, socialiste e comuniste, da allora – nelle ex Repubbliche sovietiche - saranno sempre o perseguitate o proibite, o – laddove non perseguitate - comunque rese minoritarie.

Non sarà infatti un caso che, nelle ex Repubbliche sovietiche, a prevalere, saranno forze di destra o estrema destra, che si imporranno anche grazie all'appoggio delle oligarchie di cui sopra e del liberal capitalismo occidentale.

Ad oggi, la ferita insanabile degli anni 1991 – 1993, è ancora aperta e possiamo vederlo nel conflitto russo-ucraino, così come, a suo tempo, lo vedemmo in Jugoslavia, a seguito dello smantellamento del socialismo. Un socialismo, quello del Maresciallo Tito, che aveva peraltro portato a unire “Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani”, come ricordò anche il recentemente scomparso calciatore e allenatore jugoslavo Sinisa Mihajlovic.

Il socialismo, ad Est, ha sempre permesso di unire – nella giustizia e nell'emancipazione sociale – popoli spesso differenti. I nazionalismi di destra e i capitalismi, diversamente, hanno sempre soffiato sulle discordie fra i popoli, con tutte le tragedie che i conflitti fra i popoli possono portare.

Vi è da dire che certamente in URSS l'eccesso di statalismo e burocraticismo e la corsa agli armamenti, hanno fortemente indebolito – negli anni - le Repubbliche sovietiche, causando spesso malcontenti.

Lontani erano i tempi dell'originaria idea sovietica di Lenin dei consigli operai e contadini, che pur si sarebbe potuta meglio organizzare e delineare se Lenin avesse ascoltato l'anarco-comunista Nestor Machno, anziché muovergli guerra.

Il socialismo, infatti, la Storia ci insegna che trionfa solo se è unito alla libertà e dunque all'autogestione dei lavoratori e dei cittadini.

Del resto ce lo spiegarono tanto Marx e Engels quanto Proudhon, Bakunin, Mazzini e Garibaldi che, grazie ai loro insegnamenti, elaborati nell'Associazione Internazionale dei Lavoratori del 1864, contribuiranno – nel 1871 – ad ispirare la Comune di Parigi, primo governo social-comunista della Storia.

E sarà quello spirito socialista originario a ispirare tanto Lenin nel 1917 quanto la Repubblica Bavarese dei Consigli del 1918 e la Reggenza del Carnaro di Gabriele d'Anninzio e Alceste de Ambris del 1920.

Esperienze spesso brevi, ma che permettono di ricordare come il socialismo rettamente inteso punta tanto all'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione (non certo della piccola proprietà privata, come taluni vorrebbero credere), quanto all'estinzione dello Stato, ovvero punta all'associazione fra tutti i lavoratori, i produttori, i cittadini.

Idee peraltro sviluppate successivamente - nel corso degli Anni '90 e con buon successo - nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo, delineata da Hugo Chavez, Fidel Castro, Lula, Evo Morales, Rafael Correa, José Mujica e i peronisti coniugi Cristina e Nestor Kirchner.

Prospettive, se vogliamo, diverse rispetto alla Cina socialista che, per sviluppare la propria economia ha, alla fine degli Anni '70, aperto al mercato, ma mantenendo saldo il controllo della comunità sull'economia, attraverso il Partito Comunista.

Ogni Paese, ad ogni modo, la Storia ci insegna, sviluppa la sua propria via al socialismo, a seconda delle condizioni storiche, sociali e culturali dei rispettivi popoli.

In conclusione, ciò che è certo, è che il socialismo – nella Storia – non è fallito, ma è fallita la sua revisione, ovvero l'abbandono della via socialista per svendere i propri popoli al liberal capitalismo assoluto (ovvero alla distruzione del controllo dell'economia da parte dei cittadini/produttori/lavoratori/fruitori), al punto che – in UE – non esistono più socialisti se non a parole. Con tutto ciò che ne consegue, ovvero con la perdita da parte dei lavoratori di molti dei loro diritti e la sottomissione dei cittadini alle regole dei mercati e del commercio.

E sono fallite quelle prospettive che a parole si sono dette socialiste, ma nei fatti hanno imposto burocraticismo e statalismo.

A fallire, più che il socialismo, è sicuramente stato il liberalismo. Come disse il grande giornalista e scrittore statunitense Hunter S. Thompson, in tal senso: “Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”.

E, lo stesso Thompson, che si candidò – con il partito “Freak Power” - alle elezioni per diventare sceriffo della città di Aspen nel 1970 (perdendo per pochissimi voti contro il candidato del Partito Democratico USA) lanciò un monito: “Se il capitalismo significa che pochi ricchi si nutrono di molti poveri, allora penso che debba essere riformato o peggio”.

Forse è dunque il caso di abbandonare un po' le frivolezze e di farsi un bel ripasso dei Classici del Socialismo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 2 dicembre 2022

Cuba e Cina: un esempio di cooperazione e solidarietà fra Paesi socialisti. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 novembre scorso, il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, si è recato presso la Repubblica Popolare Cinese per una visita di Stato.

La sua è stata la prima visita di Stato proveniente da un Paese dell'America Latina e dei Caraibi dopo il XXesimo Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, tenutosi il 16 ottobre scorso.

Il quotidiano cinese Global Times ha rilevato come “Le relazioni Cina-Cuba sono diventate un modello di Paesi socialisti che si uniscono e cooperano e di Paesi in via di sviluppo che si aiutano sinceramente a vicenda. Questo va oltre la comprensione delle élite statunitensi e occidentali arroganti e di mentalità ristretta”.

Anche il Presidente cinese Xi Jinping ha rilevato come le relazioni fra Cuba e Cina siano un esempio di cooperazione e solidarietà fra Paesi socialisti, sottolineando la volontà della Cina di “lavorare con Cuba per salvaguardare l'equità e la giustizia internazionale”.

Il Presidente cubano Díaz-Canel si è congratulato con la leadership cinese, dichiarando di apprezzare “i contributi teorici e pratici della leadership di Xi Jinping nella costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era, che noi cubani consideriamo un vero stimolo per tutte le forze progressiste”.

Cuba è stato peraltro il primo Paese dell'emisfero occidentale che stabilì relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese sin dalla vittoria della Rivoluzione cubana.

Nel 1960, infatti, una delegazione cubana, guidata da Ernesto Che Guevara, visitò il Paese asiatico, iniziando a sancire i primi accordi bilaterali in ambito economico, scientifico e tecnologico.

Tanto la delegazione cubana guidata dal Presidente Díaz-Canel, che quella cinese guidata da Xi Jinping, hanno ribadito la loro ferma opposizione ad ogni forma di embargo statunitense e ingerenza straniera che leda le rispettive sovranità nazionali, nonché l'opposizione ad ogni forma di sanzione unilaterale.

Le delegazioni hanno altresì ribadito di concordare sui valori di “pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà per tutta l'umanità”, e di lavorare per “salvaguardare il sistema internazionale con le Nazioni Unite come nucleo, l'ordine internazionale sulla base del diritto internazionale e degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, (…) contro ogni egemonia e politica di potere, contro ogni forma di unilateralismo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 28 ottobre 2022

Giornata per le vittime del capitalismo

C'è chi vorrebbe celebrare fantimatiche giornate per le "vittime del comunismo", dimenticando, forse, che il comunismo (sia nella sua forma marxista-leninista che anarchica) ha e continua a emancipare milioni di persone.

Forse c'è chi dimentica o ignora che andrebbe istituita una giornata per le vittime del capitalismo, visto che, negli incidenti sul lavoro, di vittime ne muoiono ogni giorno.

E, quando muore un lavoratore, la colpa è del padrone e di chi sostiene un sistema economico, politico e sociale non democratico e fondato sulla schiavitù del lavoro e del salario.

Finché le imprese non saranno di proprietà di chi lavora, non ci potrà mai essere autentica democrazia, libertà e emancipazione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 8 settembre 2022

I comunisti portoghesi festeggiano il giornale "Avante!" e la lotta contro l'oppressione. Articolo di Luca Bagatin

 
Il 2, 3 e 4 settembre scorsi, a Lisbona, si è tenuto l'”Avante! Festival”, dedicato allo storico giornale del Partito Comunista Portoghese (PCP) - “Avante!, appunto - fondato nel 1931, il cui nome riprende la storica testata del Partito Socialista Italiano, fondato a Imola, dall'anarco-socialista Andrea Costa, nel 1881.

I festeggiamenti di quest'anno – fra canti, balli, spettacoli e dibattiti - hanno previsto, peraltro, un concerto sinfonico dedicato al centenario della nascita dello scrittore portoghese José Saramago, nonché comunista libertario iscritto al PCP, clandestinamente, nel 1969, ai tempi della dittatura di Salazar.

L'ultimo giorno del Festival, è intervenuto il Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese, Jerónimo de Sousa, il quale ha dichiatato, fra le altre cose:

Un caro saluto a tutti voi, a tutti i costruttori, partecipanti e visitatori dell'”Avante! Festival”. Un Festival di un prestigioso giornale, organo centrale del Partito Comunista Portoghese!

Un Festival senza eguali costruito con l'opera e l'arte di un grande collettivo militante!

Un saluto speciale ai giovani e al JCP che, sia in termini di costruzione che di partecipazione, sono la prova di un Festival pieno di futuro. Un Festival che racchiude un sogno che perseguiremo: che il progetto del Portogallo per cui lottiamo avrà un giorno gran parte della bellezza, della solidarietà e dell'armonia del nostro “Avante! Festival”.

Salutiamo anche gli artisti che, con punti di vista molto diversi, qui hanno portato la loro arte nelle sfaccettate dimensioni culturali, qui hanno esercitato la loro attività professionale, qui hanno dato nuovamente espressione alla libertà che il popolo portoghese ha conquistato con il 25 di aprile, un saluto esteso agli atleti, ai tecnici, a tutti gli altri partecipanti al vasto programma del Festival.

Eccoci qua, con un'edizione sempre nuova e rinnovata del Festival che, ancora una volta, ha riscosso un enorme successo nonostante ripetute campagne di manipolazione e menzogna, pressioni e spregevoli ricatti.

Eccoci, in questo spazio di affermazione dei valori di fraternità, pace, solidarietà internazionalista, democrazia e socialismo.

Eccoci qui e qui c'erano migliaia e migliaia di partecipanti a questo Festival incomparabile e multiforme, il più grande evento politico e culturale del Paese.

Eccoci qui, con i nostri amici di tutti i continenti che accogliamo da qui, i partiti comunisti e le altre forze progressiste e antimperialiste che ci onorano con la loro presenza.

Eccoci ed eccoci qui questo Partito Comunista Portoghese, pronto e determinato a continuare la lotta in difesa degli interessi dei lavoratori, del nostro popolo, del Paese, e in solidarietà con la lotta dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo.

Un mondo in cui il capitalismo conferma e rivela le sue contraddizioni, la sua natura sfruttatrice, oppressiva, aggressiva e predatoria, la sua crisi strutturale. Questo non solo mostra l'incapacità di questo sistema di rispondere ai principali problemi dell'umanità, ma mostra anche che esso è insieme causa e fattore del loro peggioramento, che si riflette nel sempre maggiore sfruttamento, disuguaglianze e ingiustizie, nell'attacco alla democrazia, nel degrado ambientale.

Un mondo in cui l'acuirsi dell'aggressività dell'imperialismo porta nuovi pericoli, con crescenti esplosioni di conflitti e un'accelerazione della corsa agli armamenti, con l'aggravarsi della crisi e il relativo declino delle principali potenze imperialiste, vale a dire gli USA, di fronte allo sviluppo di un vasto processo di riallineamento delle forze a livello internazionale.

Questo è evidente nelle manovre e nelle provocazioni che si stanno verificando sempre più contro la Cina, nel passo dopo passo dell'assedio della Russia, così come nelle azioni di ingerenza e aggressione dell'imperialismo contro tanti altri Paesi.

Il Convegno Nazionale “Prendere l'iniziativa, rafforzare il Partito, rispondere alle nuove esigenze” è qui e da qui invitiamo tutti a partecipare con il proprio contributo al dibattito che seguirà.

Sì, con il contributo di tutti, daremo una prospettiva fiduciosa del futuro alla nostra lotta e alla lotta dei lavoratori e del nostro popolo, per una vita migliore e per lo sviluppo del Paese.

Sì, lavoriamo allo stesso tempo per assicurare i compiti di rafforzamento dell'organizzazione del Partito! Non ci arrendiamo, non ci conformiamo e non ci arrendiamo!

Vogliamo un Paese più sviluppato ed equo, un Portogallo con un futuro. Lo costruiremo!

Sappiamo cosa siamo e cosa vogliamo essere: siamo e vogliamo essere il Partito Comunista Portoghese, con la sua storia, la sua lotta, la sua identità, il suo progetto per il futuro.

Affermiamo la sua natura di classe di Partito della classe operaia e di tutti i lavoratori, quello che meglio sostiene gli interessi e le aspirazioni di tutte le classi e ceti antimonopolistici. Sottolineiamo il suo obiettivo supremo di costruire una nuova società socialista e comunista, libera dallo sfruttamento e dall'oppressione.

Siamo un Partito con un'identità inconfondibile, la ragione della sua esistenza, la sua forza e il suo ruolo insostituibile. Sempre con i lavoratori e il popolo, sempre con sovranità e indipendenza nazionale, sempre con principi internazionalisti, siamo e saremo il Partito Comunista Portoghese - il Partito a cui siamo orgogliosi di appartenere!

Viva l'Avante Festival!

Viva la Solidarietà Internazionalista!

Viva il JCP e la Gioventù!

Viva il PCP!”

Il PCP, fondato nel 1921 e registrato ufficialmente dal 1974 come partito politico, dopo la caduta del regime di Salazar, dal 1987 è federato al Partito Ecologista nella “Coalizione Democratica Unitaria”.

Alle ultime elezioni, tenutesi il 30 gennaio 2022, tale coalizione ha conquistato il 4,3% dei voti e 6 deputati all'Assemblea Legislativa portoghese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 31 marzo 2022

Aleksandra Kollontaj (31 marzo 1872 - 9 marzo 1952) su Amore, Eros e Rivoluzione

"L'ideale dell'amore nel matrimonio comincia ad apparire in seno alla classe borghese unicamente quando la famiglia, si trasforma da unità di produzione in unità di consumo, e nello stesso tempo si fa "custode" del capitale accumulato. [...]
Per millenni, una cultura fondata sull'istinto di proprietà ha inculcato negli uomini la convinzione che il sentimento d'amore aveva anch'esso come base il principio della proprietà.
L'ideologia borghese ha messo in testa alla gente l'idea che l'amore, compreso l'amore reciproco, dava il diritto di possedere interamente e senza spartizioni il cuore dell'essere amato.
Quest'ideale, questo esclusivismo nell'amore, derivava naturalmente dalla forma di unione coniugale stabilita e dell'ideale borghese di "amore totale ed esclusivo" degli sposi.
Ma può forse un simile ideale corrispondere agli interessi della classe operaia?
Non è al contrario, importante e auspicabile, dal punto di vista dell'ideologia proletaria, che i sentimenti delle persone divengano più ricchi, più diversificati?
[...]
Il riconoscimento, anche nell'amore, dei diritti reciproci, la capacità di tener conto della personalità dell'altro, un fermo e mutuo sostegno, una sollecitudine attenta e reale comprensione di ciascuno per i bisogni dell'altro, congiunti alla comunanza degli interessi o delle aspirazioni: ecco l'ideale dell'amore da compagni che l'ideologia proletaria sta forgiando per sostituire il caduco ideale d'amore coniugale "assorbente" ed "esclusivo" della cultura borghese.
[...]
La "forma dell'amore" sarà molto più grande e l'amore-solidarietà avrà un motore analogo a quello della concorrenza e dell'amor proprio nella società borghese.
Il collettivismo dello spirito e della volontà riporterà la sua vittoria sulla fatuità individualista.
La "fredda solitudine morale", alla quale le persone, nella società borghese, tentavano spesso di sfuggire attraverso l'amore e il matrimonio, sarà scomparsa; molteplici e svariati vincoli uniranno le persone in una vera comunanza spirituale e morale.
I sentimenti degli uomini s'indirizzeranno verso lo sviluppo della coscienza sociale, mentre l'ineguaglianza tra i sessi, affondata nella memoria dei secoli passati, e ogni forma di dipendenza della donna dall'uomo saranno scomparsi senza lasciar traccia"
 
Aleksandra Kollontaj - Largo all'Eros alato, dal libro "Amore e Rivoluzione, autobiografia di una comunista sessualmente emancipata"m 1923

lunedì 28 marzo 2022

Comunisti per la pace e contro i governi capitalisti guerrafondai. Articolo di Luca Bagatin

L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP o Solidnet), rete di solidarietà internazionale, alla quale aderiscono partiti comunisti e operai di tutto il mondo, ha esposto – già da alcune settimane - la sua posizione, in merito al conflitto russo-ucraino.

E lo ha fatto attraverso una dichiarazione congiunta – dal titolo “No alla guerra imperialista in Ucraina!” - pubblicata in varie lingue, sul suo sito ufficiale: http://solidnet.org/article/Urgent-Joint-Statement-of-Communist-and-Workers-Parties-No-to-the-imperialist-war-in-Ukraine.

I Partiti Comunisti e Operai” - si legge nel testo della dichiarazione - “si oppongono al conflitto imperialista in Ucraina, che costituisce una delle conseguenze della tragica situazione per i popoli formatisi dopo il rovesciamento del socialismo e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. (…) la restaurazione del capitalismo ha significato lo smantellamento delle conquiste storiche degli operai e del popolo e ha portato i popoli dell'URSS all'era dello sfruttamento di classe e delle guerre imperialiste”.

Gli sviluppi in Ucraina che hanno luogo nel quadro del capitalismo monopolistico” – prosegue la dichiarazione - “sono legati ai piani di USA, NATO e UE e al loro intervento nella regione nel contesto della loro feroce competizione con la Russia capitalista per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle reti di trasporto del Paese. Questi propositi sono nascosti dalle potenze imperialiste, che sono in conflitto promuovendo i propri pretesti come la “difesa della democrazia”, l'”autodifesa”, e il diritto di “scegliere le proprie alleanze”, il rispetto dei principi dell’ONU o dell’OSCE, o il presunto “fascismo”, mentre separano deliberatamente il fascismo dal sistema capitalista che lo genera e lo utilizza”.

Nella dichiarazione vengono altresì denunciate le persecuzioni contro i dissidenti, i cittadini di lingua russa e i comunisti, in Ucraina: “Denunciamo l’attività delle forze fasciste e nazionaliste in Ucraina, l’anticomunismo e la persecuzione dei comunisti, la discriminazione della popolazione di lingua russa, gli attacchi armati del governo ucraino contro la popolazione del Donbass. Condanniamo l’utilizzo delle forze politiche reazionarie dell’Ucraina, compresi i gruppi fascisti, da parte delle potenze euro-atlantiche per la realizzazione dei loro piani (…)”.

Nella dichiarazione comunista viene inoltre espressamente condannato il governo capitalista di Putin: “La decisione della Federazione Russa di riconoscere inizialmente l'”indipendenza” delle cosiddette “Repubbliche popolari” nel Donbass e poi di procedere a un intervento militare, che si sta svolgendo con il pretesto dell'”autodifesa” della Russia, della “smilitarizzazione” e della “defascistizzazione” dell’Ucraina, non è stata presa per proteggere il popolo della regione o la pace, ma per promuovere gli interessi dei monopoli russi nel territorio ucraino e la loro feroce concorrenza con i monopoli occidentali”.

Viene dunque espressa solidarietà sia ai comunisti che ai popoli fratelli di Russia e Ucraina, invitandoli a prendere le distanze dai rispettivi governi e ad allearsi in nome del socialismo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai comunisti e ai popoli della Russia e dell’Ucraina e siamo al loro fianco per rafforzare la lotta contro il nazionalismo, che è favorito da ogni borghesia. I popoli di entrambi i Paesi, che vivevano in pace e prosperavano insieme nel quadro dell’URSS, così come tutti gli altri popoli non hanno alcun interesse a schierarsi con l’uno o l’altro imperialista o alleanza che serve gli interessi dei monopoli”

Ferma condanna viene espressa anche contro UE e NATO: “(…) la verità è che la NATO e l’UE, come ogni unione transnazionale capitalista, sono alleanze predatorie di natura profondamente reazionaria che non possono diventare a favore dei popoli e continueranno ad agire contro i diritti dei lavoratori e dei popoli; e che il capitalismo va di pari passo con le guerre imperialiste”.

Un invito - a resistere alla propaganda capitalista - viene dunque posto ai popoli di tutti i Paesi: “Invitiamo i popoli dei Paesi i cui governi sono coinvolti negli sviluppi (…) a lottare contro la propaganda delle forze borghesi che attirano i popoli nel tritacarne della guerra imperialista usando vari falsi pretesti”.

E viene ribadita l'esigenza di “chiusura delle basi militari, il ritorno a casa delle truppe dalle missioni all’estero e a rafforzare la lotta per il disimpegno dei Paesi dai piani e dalle alleanze imperialiste come la NATO e l’UE”.

La dichiarazione congiunta si conclude come segue, ovvero con un invito agli strati popolari a non dividersi, ma a rafforzarsi, contro il capitalismo: “L’interesse della classe operaia e degli strati popolari ci impone di rafforzare il criterio di classe per analizzare gli sviluppi, per tracciare il nostro cammino indipendente contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo, che rimane più che mai attuale e necessari”.

Tale dichiarazione è stata firmata da oltre 60 partiti e movimenti comunisti e operai, dall'Europa all'Asia, passando per l'Africa, il Nordamerica e l'America Latina.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 26 febbraio 2022

Comunisti britannici e greci contro ogni guerra imperialista e ogni sanzione che danneggia i popoli. Articolo di Luca Bagatin

La Lega dei Giovani Comunisti della Gran Bretagna (YCL), movimento giovanile del Partito Comunista Britannico, ha espresso – in un comunicato – il suo rammarico per l'escalation bellica in Ucraina.

Mentre Vladimir Putin e il suo governo oligarca non sono amici dei lavoratori in Russia e a livello internazionale, la strategia e le priorità della NATO rimangono chiare. Nella sua rivalità inter-imperialista con la Russia, ha tentato di accerchiare e minare la Russia usando l'Ucraina come capro espiatorio e luogo di messa in scena per i suoi interessi” - si legge nel comunicato dei giovani comunisti britannici, che prosegue affermando che: “e ora è il popolo ucrano che ne paga il prezzo (…). Un intervento della NATO ora significherebbe una guerra mondiale, e condanniamo la NATO nel modo più forte possibile per aver posto i cittadini ucrani in questa situazione”.

Non vogliamo assistere a una presenza continua delle basi NATO nell'Europa orientale. Tali azioni cercheranno solo di provocare ulteriormente la Russia. Non vogliamo vedere le forze armate borghesi britanniche schierate nell'Europa orientale in un ruolo offensivo o difensivo, né vogliamo una presenza della NATO continua in Gran Bretagna, né una presenza britannica nella NATO”, prosegue il comunicato, che fa altresì presente come “Miliardi di sterline spesi per un arcaico patto di difesa anticomunista sarebbero meglio spesi a casa - pagando il costo della pandemia e risolvendo la crisi del costo della vita (…). Inoltre non dobbiamo dimenticare che i governi insediati in Ucraina dopo le proteste di Maidan contengono elementi apertamente fascisti e neonazisti - le affermazioni di Putin sulla “denazificazione” non sono completamente inventate. L'esercito ucraino è sostenuto da battaglioni paramilitari neonazisti che glorificano apertamente i collaboratori nell'olocausto. Truppe in prima linea in Ucraina sporgono apertamente svastiche e simboli delle SS”.

I giovani comunisti britannici si schierano dunque contro il militarismo, affermando che: “I veri vincitori dell'allarmismo e del militarismo sono i produttori di armi e i monopoli che fanno pressione sui governi con tanta forza a favore dell'espansione e dell'intervento militare, tutto per guadagnare miliardi. Le vittime, come sempre, sono le persone che lavorano”.

E sottolineano come “I giovani britannici e i giovani del mondo non hanno nulla da guadagnare dall’imperialismo che spinge per guerra. Una spinta alla guerra che priva le nostre comunità, divide il nostro pianeta e minaccia l’esistenza dell’umanità. I giovani comunisti britannici, mano nella mano con i nostri compagni in tutto il mondo, sono determinati ad opporsi ai guerrafondai e al militarismo”.

La Lega dei Giovani Comunisti britannici chiede, in conclusione del comunicato, dunque: “il ritiro immediato dalla NATO della Gran Bretagna”; “una politica estera basata sulla pace, la cooperazione e lo sviluppo internazionale, non sulla guerra e l'estorsione”; il “disarmo nucleare unilaterale da parte del Regno Unito”; il “ritiro di tutto il personale militare britannico dall'estero e chiusura di tutte le basi straniere” e “la riassegnazione del bilancio della difesa a fini pacifici tra cui sanità, istruzione, alloggi e creazione di posti di lavoro”.

Il Partito Comunista Britannico ha chiesto altresì “un cessate il fuoco immediato in Ucraina, l'interruzione di tutte le operazioni militari e l'inizio dei negoziati per giungere ad una giusta soluzione della questione ucraina” e ha aggiunto in un suo comunicato che “Le sanzioni contro la Russia non solo renderanno più difficile qualsiasi progresso. Danneggeranno anche il benessere dei popoli di Russia, Ucraina e del resto d'Europa, compresa la Gran Bretagna, rendendo l'Europa più dipendente dalle forniture energetiche delle società statunitensi e delle dittature del Medio Oriente”.

"L'obiettivo dovrebbe essere un'Ucraina smilitarizzata e neutrale i cui confini sovrani siano rispettati e garantiti internamente ed esternamente", afferma il comunicato del CPB.

Messaggio analogo lo hanno voluto dare gli attivisti del Partito Comunista di Grecia (KKE) e dalla sua ala giovanie, partecipando a una grande manifestazione antimperlialista e contro la guerra, tenutasi ad Atene, davanti alle ambasciate di USA e Russia.

Anche i comunisti greci ritengono che, l'unica lotta che valga la pena di intraprendere, sia quella popolare e che la Grecia non dovrebbe lasciarsi coinvolgere in un conflitto.

Il Segretario Generale del Partito Comunista di Grecia, Dimitris Koutsoumbas, ha affermato altresì che “Solo una strategia politica autonoma e indipendente, contro i piani borghesi e imperialisti, è l'alternativa per i lavoratori e i popoli”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 1 febbraio 2022

Maxim Suraykin ("Comunisti di Russia"): "Tornare al socialismo, contro lo sfruttamento". Articolo di Luca Bagatin

E' quasi impossibile, per una persona comune, avere successo se non ha genitori ricchi, un'istruzione seria o un capitale di base”, è quanto dichiarato dal leader del partito “Comunisti di Russia”, Maxim Suraykin, al giornale online russo NEWS.ru.

Il capitalismo è progettato per rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri”, ha aggiunto Suraykin, che ha ricordato come, nel saggio fondamentale di Marx ed Engels, “Il Manifesto del partito comunista”, del 1848, fosse chiaramente spiegato che – parole di Suraykin - “il capitale è organizzato in modo tale da cercare di rendere schiava la società”.

Nei Paesi socialisti, in cui la medicina, l'istruzione e gli alloggi sono gratuiti, la situazione è diversa”, ha affermato Suraykin. Aspetti fondamentali, secondo il leader dei “Comunisti di Russia”, per poter “migliorare la propria condizione sociale”.

Lavorare costantemente per rimanere in una condizione di sostanziale schiavitù, “incapaci di poter comprare un appartamento o ricevere adeguata istruzione”, è, secondo Suraykin, ciò che vuole la società capitalista.

Per queste ragioni, secondo il leader comunista, “Solo il ritorno del sistema socialista in Russia darà alla società russa uno sviluppo sostenibile e l'autorealizzazione per ogni persona”.

La Russia soffre da tempo di gravi problemi di disparità economica, aumento del tasso di criminalità e redditi sempre più bassi.

In linea, peraltro, con la situazione che sta dilagando da tempo anche in tutto il resto d'Europa.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


martedì 11 gennaio 2022

Proteste in Kazakistan. Il sostegno dei comunisti messicani, greci e russi. Articolo di Luca Bagatin

Solidarietà alla classe operaia e al popolo del Kazakistan è stata espressa dal Partito Comunista del Messico (PCM) e dal Partito Comunista di Grecia (KKE).

Il Partito Comunista del Messico” - si legge in una nota - “esprime la sua solidarietà alla classe operaia e al popolo del Kazakistan nella loro giusta lotta contro lo sfruttamento, l'oppressione e l'atroce miseria”.

Il PCM, oltre a condannare le “misure repressive del governo kazako”, chiede “l'immediato rilascio di tutti coloro i quali sono stati detenuti”. Oltre che – si legge nel comunicato dei comunisti messicani - “Chiediamo la fine delle misure anticomuniste e l'immediata fine del divieto alle attività del Partito Comunista del Kazakistan e del Movimento Socialista del Kazakistan”.

Anche il Partito Comunista di Grecia (KKE), è intervenuto sulla questione, attraverso un articolo apparso sull'organo del Comitato Centrale, “Rizospastis”.

Nell'articolo si punta il dito contro quella “pseudo sinistra” che difende il governo oligarchico kazako e, si fa presente, come la leadership del Kazakistan abbia consegnato il 75% della ricchezza mineraria del Paese all'Occidente liberal-capitalista, attraverso monopoli energetici come “Chevron”, “ExxonMobil”, “Total”, “Royal Dutch Shell” e “ArcelorMittal”. Imprese euro-statunitensi stabilitesi nel Kazakistan da anni.

Il KKE, inoltre, ha fatto presente come questa “pseudo sinistra” non si renda conto “del ruolo della Russia capitalista e delle sue alleanze nella loro rivalità intraimperialista con gli USA e la NATO”.

Solidarietà alle mobilitazioni popolari in Kazakistan è giunta anche dal Partito Comunista dei Lavoratori di Russia (RCWP) e dal Partito Socialista della Lettonia, oltre che dal Partito Comunista della Federazione Russa e dal partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Di quest'ultimo, si segnala che sono stati arrestati dalle forze di sicurezza – attraverso un raid nella sede di Mosca del partito di Limonov - alcuni attivisti che hanno partecipato ad azioni dimostrative nonviolente in sostegno dei diritti civili dei russi in Kazakistan.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 21 dicembre 2021

Fascismo e liberalismo, due facce della stessa (totalitaria) medaglia

I fascisti e i liberali non comprendono che la loro natura è la stessa.
I fascisti puntano a uno Stato forte, dove l'autorità statale governi, continuando non solo a permettere la proprietà privata, ma anche sostenendo i ricchi industriali.
I liberali puntano a uno Stato più debole, leggero, ma dove la proprietà privata e il ricco imprenditore, rimangono le figure centrali della società.
Considerare fascismo e liberalismo come due facce sfruttatrici della stessa medaglia è necessario.
Stato, mercato, proprietà privata imprenditoriale (oltre che sistema monetario e religione) sono le malattie della modernità.
Vanno abolite e distrutte.
Per dare TUTTO il potere ai popoli.
Nel segno del socialismo autogestito.
 

lunedì 29 novembre 2021

Friedrich Engels compie 201 anni. Articolo di Luca Bagatin

A 201 anni dalla morte, Friedrich Engels, filosofo che con Karl Marx pose le basi per il socialismo scientifico, viene ancora oggi ricordato e celebrato in tutto il mondo.

Nato a Barmen, in Germania, il 28 novembre 1920 in una benestante famiglia di imprenditori tessili, con stabilimenti sia in Prussia che in Inghilterra, Engels disconobbe presto le sue origini alto borghesi e entrò in rotta con il padre.

Nel 1845 scrisse uno dei suoi saggi più interessanti, ovvero “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, descrivendo le orribili condizioni nella quale vessava il proletariato britannico della sua epoca.

Egli stesso si fidanzerà con una operaia irlandese, Mary Burns e i due sceglieranno di non sposarsi mai, in quanto consideravano l'istituzione del matrimonio un mero contratto borghese.

Fra i fondatori, con Marx, ma anche con Mazzini, Garibaldi, Bakunin e Proudhon, dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, nel 1864, fu già autore, con lo stesso Marx, nel 1848, del “Manifesto del Partito Comunista”, testo che gettò le basi del primo movimento operaio internazionale della Storia e della successive rivoluzioni proletarie e socialiste.

In Italia fu fervente sostenitore delle imprese militari del nostro Giuseppe Garibaldi e ebbe rapporti epistolari con Filippo Turati, padre del socialismo italiano.

In questi giorni il compleanno di Elgens è stato celebrato dai Partiti Comunisti di tutto il mondo.

Il 28 novembre, in particolare, a Mosca, il partito “Comunisti di Russia”, il Partito Comunista della Repubblica del Kazakistan, il Partito Comunista Unito e numerosi altri partiti comunisti russi, hanno celebrato e deposto garofani rossi presso il monumento a lui dedicato.

I comunisti russi hanno ricordato come Engels e Marx abbiano gettato le basi per una teoria economica e filosofica che, in Russia, si è realizzata attraverso l'opera di Lenin e Stalin, portando al potere i proletari, liberando il Paese dalla fame, dallo sfruttamento, dall'analfabetismo prima e, successivamente, facendo crollare il nazifascismo nel 1945 e, successivamente, il sistema coloniale in gran parte del mondo.

I comunisti russi hanno ricordato come nella Russia capitalista di oggi molti non conoscono e non comprendono le conquiste socialiste ottenute dai loro antenati, le quali hanno vinto sulla povertà e sulla disoccupazione, garantendo il diritto al lavoro sindacalizzato, alla pensione, all'istruzione pubblica e ad una sanità di alta qualità.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 25 novembre 2021

Russia. Zjuganov, leader comunista dell'opposizione, denuncia il governo per la cattiva gestione della pandemia. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma, è intervenuto, nei giorni scorsi, in conferenza stampa, relativamente alla disastrosa situazione sanitaria in Russia.

Zjuganov, la cui formazione è scientifica, essendosi occupato di radiologia, chimica e biologia, oltre che militare, ha dichiarato innanzitutto di essere favorevole alla campagna di vaccinazioni per sconfiggere il Covid19.

Il leader comunista ha paragonato tale lotta ai sacrifici del Paese durante la Grande Guerra Patriottica, per combattere il nazifascismo.

Zjuganov si è detto, inoltre, profondamente rammaricato per aver perduto ben due deputati comunisti, deceduti a causa della pandemia e si è detto orgoglioso di essersi vaccinato tre volte.

Egli ha ricordato come l'Unione Sovietica avesse la migliore istruzione, scienza e sistema sanitario al mondo, ma come tutto questo sia stato distrutto con l'avvento, nel 1991, del capitalismo assoluto imposto da Eltsin.

E come oggi, con Putin, la situazione sia persino peggiorata.

Ora non c'è nessun ospedale regionale. Tutto è stato distrutto. È peggio che dopo l'attacco nucleare”, ha sottolineato Zjuganov.

Zjuganov ha dunque rilanciato il programma del Partito Comunista, intitolato “Dieci passi per una vita dignitosa”, fondato su nazionalizzazioni e restituzione dei settori chiave dell'economia al popolo; salario minimo di almeno 25 rubli; sistema fiscale e pensionistico equo e servizi pubblici e sanitari efficienti.

Relativamente al settore socio-sanitario, in particolare, Zjuganov ha puntato il dito contro il governo, che ha attuato tagli per ben 670 miliardi.

E proprio questo, sostiene Zjuganov, è la causa primaria delle morti da Covid19 in Russia (in particolare laddove manca persino l'ossigeno per i pazienti), che oggi si trova in “zona rossa”.

Zjuganov ha proposto, dunque, di spendere il 7% del budget pubblico in assistenza sanitaria, strutture mediche, nonché raddoppio degli stipendi del personale medico e ospedaliero.

Zjuganov ha concluso il suo discorso denunciando la corruzione politica del partito di governo - “Russia Unita” - e la pessima gestione economico-finanziaria del Paese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it