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lunedì 31 ottobre 2022

Cuba. Terminati i lavori del 22esimo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 27 al 29 ottobre scorsi si è tenuto a Cuba, presso il Palazzo della Convenzione de L'Avana, il 22esimo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP).

Il titolo dell'incontro è stato “Uniti siamo più forti” e hanno partecipato ben 77 delegazioni dei partiti comunisti e operai, provenienti da 60 Paesi del mondo.

Tema dell'incontro: “Solidarietà con Cuba e tutti i popoli in difficoltà. Uniti siamo più forti nella lotta antimperialista, insieme ai movimenti sociali e popolari, di fronte al capitalismo e alle sue politiche, alla minaccia del fascismo e della guerra; in difesa della pace, dell'ambiente, dei diritti dei lavoratori”.

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, nonché Pesidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presieduto l'incontro e lo ha concluso facendo riferimento alle difficili e pericolose condizioni alle quali sono oggi sottoposti i lavoratori di tutto il mondo e che, per costoro e per tutti i popoli, vi può essere possibilità di riscatto solo attraverso “la via dell'emancipazione, della giustizia sociale e del socialismo”.

Egli ha fatto anche riferimento alle difficili condizioni economiche di Cuba a causa dell'“inaccettabile e criminale blocco imposto dall'imperialismo USA” ed ha osservato come il Partito Comunista di Cuba ritenga necessario ascoltare la società e battersi per l'unità del popolo, fondando tutto ciò sulla scienza e sullo studio, sia della propria Storia, che su quella degli altri popoli del mondo.

L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP), ha, in conclusione, approvato un documento nel quale, fra le varie cose, si sottolinea che: “I rappresentanti dei Partiti Comunisti e Operai (…) avvertono di un pericoloso momento storico in cui l'umanità è entrata” (…); “L'attuale predominio dell'imperialismo impone un ordine internazionale delle cose ingiusto e insostenibile, intensifica lo sfruttamento e peggiora la condizione della classe operaia e dei popoli, crea rivalità e guerre crescenti” (…); “I Paesi storicamente socialisti e Cuba oggi, con il suo sistema sanitario pubblico e lo sviluppo scientifico, hanno affrontato adeguatamente la pandemia, che mette in evidenza la superiorità del socialismo. Noi comunisti difendiamo un nuovo ordine mondiale, basato sull'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, con relazioni reciprocamente vantaggiose tra Stati e popoli, pace, sviluppo sostenibile per soddisfare i bisogni sociali, giustizia sociale e solidarietà”; “Il sistema politico borghese, che difende gli interessi dei monopoli e gestisce a proprio vantaggio la crisi del capitalismo, cerca di controllare, con pressioni e violenze, il crescente malcontento sociale dei lavoratori e del popolo.”

Nel documento viene altresì sottolineata la necessità di rispettare “i principi della libera autodeterminazione dei popoli, dell'indipendenza, della sovranità e della non interferenza negli affari interni degli Stati, nonché del diritto legale dei popoli alla pace e alla scelta del proprio percorso di sviluppo”; rifiutare “categoricamente le guerre imperialiste, le minacce di usare la forza nelle relazioni internazionali e promuovere la lotta per la pace”; “Combattere la rinascita di forze anticomuniste, reazionarie, nazionaliste e fasciste in varie regioni del mondo, che intensificano la violenza, la xenofobia, il razzismo e l'intolleranza politica, ideologica, sociale, razziale, religiosa e di genere e incitano a conflitti nazionali”; “Difendere e propagare il marxismo-leninismo e contrastare l'attacco ideologico e culturale dell'imperialismo, che mira a legittimare nella coscienza delle masse le ingiustizie del sistema capitalista, le calunnie del socialismo e del comunismo e la distruzione dell'identità culturale delle nostre nazioni”; “Rafforzare la condanna e combattere i modelli di sviluppo basati sul profitto capitalistico, che distruggono l'ambiente e mettono in pericolo la sopravvivenza degli ecosistemi e della specie umana”; “Mobilitare le masse per denunciare e respingere la corsa agli armamenti e i massicci tagli ai fondi sociali che crea”.

L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, fondato nel 1998 su iniziativa del Partito Comunista di Gracia (KKE), è il terzo che si è svolto in un Paese latinoamericano. Nel 2008, infatti, si svolse in Brasile e, nel 2016, in Ecuador.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 28 marzo 2022

Comunisti per la pace e contro i governi capitalisti guerrafondai. Articolo di Luca Bagatin

L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP o Solidnet), rete di solidarietà internazionale, alla quale aderiscono partiti comunisti e operai di tutto il mondo, ha esposto – già da alcune settimane - la sua posizione, in merito al conflitto russo-ucraino.

E lo ha fatto attraverso una dichiarazione congiunta – dal titolo “No alla guerra imperialista in Ucraina!” - pubblicata in varie lingue, sul suo sito ufficiale: http://solidnet.org/article/Urgent-Joint-Statement-of-Communist-and-Workers-Parties-No-to-the-imperialist-war-in-Ukraine.

I Partiti Comunisti e Operai” - si legge nel testo della dichiarazione - “si oppongono al conflitto imperialista in Ucraina, che costituisce una delle conseguenze della tragica situazione per i popoli formatisi dopo il rovesciamento del socialismo e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. (…) la restaurazione del capitalismo ha significato lo smantellamento delle conquiste storiche degli operai e del popolo e ha portato i popoli dell'URSS all'era dello sfruttamento di classe e delle guerre imperialiste”.

Gli sviluppi in Ucraina che hanno luogo nel quadro del capitalismo monopolistico” – prosegue la dichiarazione - “sono legati ai piani di USA, NATO e UE e al loro intervento nella regione nel contesto della loro feroce competizione con la Russia capitalista per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle reti di trasporto del Paese. Questi propositi sono nascosti dalle potenze imperialiste, che sono in conflitto promuovendo i propri pretesti come la “difesa della democrazia”, l'”autodifesa”, e il diritto di “scegliere le proprie alleanze”, il rispetto dei principi dell’ONU o dell’OSCE, o il presunto “fascismo”, mentre separano deliberatamente il fascismo dal sistema capitalista che lo genera e lo utilizza”.

Nella dichiarazione vengono altresì denunciate le persecuzioni contro i dissidenti, i cittadini di lingua russa e i comunisti, in Ucraina: “Denunciamo l’attività delle forze fasciste e nazionaliste in Ucraina, l’anticomunismo e la persecuzione dei comunisti, la discriminazione della popolazione di lingua russa, gli attacchi armati del governo ucraino contro la popolazione del Donbass. Condanniamo l’utilizzo delle forze politiche reazionarie dell’Ucraina, compresi i gruppi fascisti, da parte delle potenze euro-atlantiche per la realizzazione dei loro piani (…)”.

Nella dichiarazione comunista viene inoltre espressamente condannato il governo capitalista di Putin: “La decisione della Federazione Russa di riconoscere inizialmente l'”indipendenza” delle cosiddette “Repubbliche popolari” nel Donbass e poi di procedere a un intervento militare, che si sta svolgendo con il pretesto dell'”autodifesa” della Russia, della “smilitarizzazione” e della “defascistizzazione” dell’Ucraina, non è stata presa per proteggere il popolo della regione o la pace, ma per promuovere gli interessi dei monopoli russi nel territorio ucraino e la loro feroce concorrenza con i monopoli occidentali”.

Viene dunque espressa solidarietà sia ai comunisti che ai popoli fratelli di Russia e Ucraina, invitandoli a prendere le distanze dai rispettivi governi e ad allearsi in nome del socialismo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai comunisti e ai popoli della Russia e dell’Ucraina e siamo al loro fianco per rafforzare la lotta contro il nazionalismo, che è favorito da ogni borghesia. I popoli di entrambi i Paesi, che vivevano in pace e prosperavano insieme nel quadro dell’URSS, così come tutti gli altri popoli non hanno alcun interesse a schierarsi con l’uno o l’altro imperialista o alleanza che serve gli interessi dei monopoli”

Ferma condanna viene espressa anche contro UE e NATO: “(…) la verità è che la NATO e l’UE, come ogni unione transnazionale capitalista, sono alleanze predatorie di natura profondamente reazionaria che non possono diventare a favore dei popoli e continueranno ad agire contro i diritti dei lavoratori e dei popoli; e che il capitalismo va di pari passo con le guerre imperialiste”.

Un invito - a resistere alla propaganda capitalista - viene dunque posto ai popoli di tutti i Paesi: “Invitiamo i popoli dei Paesi i cui governi sono coinvolti negli sviluppi (…) a lottare contro la propaganda delle forze borghesi che attirano i popoli nel tritacarne della guerra imperialista usando vari falsi pretesti”.

E viene ribadita l'esigenza di “chiusura delle basi militari, il ritorno a casa delle truppe dalle missioni all’estero e a rafforzare la lotta per il disimpegno dei Paesi dai piani e dalle alleanze imperialiste come la NATO e l’UE”.

La dichiarazione congiunta si conclude come segue, ovvero con un invito agli strati popolari a non dividersi, ma a rafforzarsi, contro il capitalismo: “L’interesse della classe operaia e degli strati popolari ci impone di rafforzare il criterio di classe per analizzare gli sviluppi, per tracciare il nostro cammino indipendente contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo, che rimane più che mai attuale e necessari”.

Tale dichiarazione è stata firmata da oltre 60 partiti e movimenti comunisti e operai, dall'Europa all'Asia, passando per l'Africa, il Nordamerica e l'America Latina.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it