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lunedì 10 agosto 2026

A L’Avana il XXIV Incontro dei Partiti Comunisti: Díaz-Canel rilancia la difesa di Cuba e l’eredità di Fidel. Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 7 al 9 agosto si è tenuto, presso il Palazzo dei Congressi de L'Avana, il XXIV Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (Solidnet).

Fondato ad Atene nel 1998, tale assise riunisce 118 partiti comunisti operai e, l'incontro dei giorni scorsi è stato presieduto dal Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel, alla presenza di oltre un centinaio di rappresentanti di 48 organizzazioni politiche provenienti da oltre 60 Paesi del mondo.

L'evento si è peraltro svolto nell'ambito del Centenario della nascita del leader cubano Fidel Castro e ha avuto come scopo non solo quello di difendere l'eredità della Rivoluzione cubana, ma anche di consolidare le azioni politiche volte alla lotta contro l'imperialismo e al rafforzamento della pace globale.

Il Presidente e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Miguel Diaz-Canel, nel suo discorso, ha sottolineato che attualmente “il mondo sta attraversando uno dei periodi più incerti e pericolosi della sua storia”. Ed ha aggiunto: “Stiamo vivendo un periodo di estrema intensificazione delle contraddizioni del capitalismo: eccessiva concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, disuguaglianze nella sua distribuzione, distruzione ambientale e guerre per i mercati, le risorse e le aree di influenza”.

Il Presidente Diaz-Canel ha spiegato che “Nazionalismo, egemonia, supremazia e discriminazione razziale; xenofobia, deportazione e sterminio di popolazioni; guerre di conquista di territori e risorse naturali; punizioni che si abbattono su milioni di esseri umani e la messa al bando di ideologie e libertà civili: questi sono tratti inequivocabili dell'attuale fascismo e del suo predecessore hitleriano. Non contenti del genocidio a Gaza e della sua vergognosa diffusione pubblica, stanno cercando di ripeterlo a Cuba, attraverso una politica aggressiva e criminale, che viene dichiarata e negata, confutata e intensificata senza veli”.

In tal senso ha puntato il dito contro il regime di Trump, che ha inasprito ulteriormente l'embargo contro Cuba, “che priva i bambini cubani della vita alla nascita, riduce l'aspettativa di vita dei malati di cancro e nega al nostro popolo l'accesso a medicine, cibo, elettricità, acqua, trasporti e molte altre risorse per una vita dignitosa”.

Il Presidente Diaz-Canel ha spiegato come l'inasprimento di tale embargo, in particolare nel settore energetico, stia causando problemi seri anche nel settore sanitario, considerato peraltro all'avanguardia in tutto il mondo, perché manca l'energia per alimentare le sale operatorie e garantire tutti quei servizi sanitari necessari per curare i malati oncologici, per le donne in gravidanza e per tutti coloro i quali necessitano di interventi chirurgici.

Pur essendo in grado di produrre tutti i medicinali di cui abbiamo bisogno, è disponibile solo il 30% dell'elenco di base. Il tasso di disponibilità tecnica delle ambulanze è solo del 22%. Il sistema di trasporto sanitario è sovraccarico. Si riscontra l'impossibilità di acquistare fonti di cobalto-60 per le terapie contro il cancro, e si verificano ritardi nel rilascio delle licenze per lo sbarco di materiale medico nei porti, anche a causa del rifiuto delle compagnie di navigazione internazionali, che hanno subito pressioni dall'imperialismo statunitense affinché non trasportino a Cuba i beni di cui abbiamo bisogno. E come se non bastasse, avevamo sempre mantenuto i tassi di mortalità infantile tra 4 e 5, che sono tassi da Paese sviluppato, tuttavia, negli ultimi anni il tasso è raddoppiato e attualmente supera i 9,8”, ha sottolineato il Presidente Diaz-Canel.

Egli ha parlato di vero e proprio “genocidio” contro il popolo cubano. Un “genocidio meticolosamente pianificato”.

Riferendosi al regime statunitense, il Presidente ha affermato che “I loro piani concepiscono il popolo cubano unicamente come uno strumento, una società morente, da usare contro il governo per raggiungere i loro sinistri obiettivi di rovesciare la Rivoluzione. Questa non è una nostra interpretazione; è stata scritta e concepita in questo modo dal Dipartimento di Stato per oltre sessant'anni. Tutto ciò che ho descritto costituisce una flagrante violazione delle norme internazionali e dei diritti umani, condannata dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, come è accaduto di recente alle Nazioni Unite, dove 136 nazioni hanno sostenuto Cuba nella sua giusta denuncia”.

In tal senso, egli ha spiegato come il mondo, un tempo fondato su “leggi e norme di coesistenza pacifica e civile fra gli Stati”, oggi sia totalmente scomparso “cedendo il passo alla volontà dei più forti e potenti, a scapito delle nazioni più povere”.

Egli ha spiegato, dunque, che “Il governo degli Stati Uniti ha intensificato le sue minacce militari e aggiornato la sua dottrina del "cambio di regime" , mantiene Cuba nella lista fasulla degli stati sponsor del terrorismo e, per finire, ha inventato la ridicola accusa di "potere di spionaggio" o focolaio di sovversione della cosiddetta sinistra terroristica radicale, di cui sembra che tutti noi qui facciamo parte, un nome patetico e fantasioso, credibile solo nelle loro menti psicotiche, ma che usano per confondere, giustificare ulteriori punizioni e legittimare le loro aggressioni.

Su questo tema, gli esperti delle Nazioni Unite hanno sottolineato che le misure coercitive unilaterali illegali adottate dagli Stati Uniti contro Cuba violano l'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e fanno parte di una più ampia strategia di cambio di regime che comprende decenni di embargo contro Cuba”.

Ed ha affermato che “Il blocco statunitense funziona solo grazie alla complicità di coloro che temono il potere di Washington più del giudizio della storia. Il mondo non può rendersi complice di un altro genocidio. Ogni volta che una parte del mondo rimane in silenzio di fronte all'aggressione contro Cuba, il diritto internazionale si indebolisce. Ogni volta che un governo accetta sanzioni illegittime da parte degli Stati Uniti, il principio di non intervento si erode. Ogni volta che un'azienda viene pressata ad abbandonare i propri investimenti a Cuba, e altre esitano a investire per timore di ritorsioni, la dittatura economica di una singola potenza si rafforza”.

Il Presidente di Cuba ha definito tutto ciò una nuova forma di fascismo, perché “solo il fascismo può vedere un tale pericolo nella sinistra, perché cerca di imporre con la forza un'ideologia e un sistema di valori completamente opposti; ecco perché nella sua attuale ascesa cerca disperatamente di criminalizzarla, neutralizzarla e metterla a tacere”.

Ed ha sottolineato come ciò possa essere visibile attraverso “Lo sterminio dei palestinesi a Gaza, il colpo di stato in Venezuela e la punizione collettiva inflitta al popolo cubano”.

Difronte a ciò, ad ogni modo, come spiegato dal Presidente, Cuba ha continuato a resistere attraverso la realizzazione dei suoi vaccini contro il Covid 19; “la produzione alimentare con tecniche agroecologiche in un contesto di scarsità, il progresso delle energie pulite, la partecipazione popolare nei quartieri e la difesa dell'intero territorio con un popolo trasformato in milizie, pronto a difendere la propria autodeterminazione, la propria indipendenza e la propria sovranità”.

Egli ha parlato anche delle trasformazioni economiche, recentemente introdotte dal Partito Comunista di Cuba, spiegando che si tratta di un processo di rivitalizzazione dell'economia, non di instaurazione del capitalismo; non ci saranno privatizzazioni indiscriminate, i mezzi di produzione fondamentali rimarranno nelle mani del popolo e, soprattutto, saranno preservate la sovranità e l'indipendenza nazionale”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha poi voluto ricordare il leader della Rivoluziona cubana, sottolineando che “Oggi, nel centenario della sua nascita, Fidel non è fisicamente presente, ma la sua presenza è più forte che mai. Cosa ci ha lasciato in eredità il Comandante in Capo? Ci ha lasciato la certezza che i sogni si realizzano difendendo gli ideali; ci ha insegnato che l'internazionalismo non è solo una frase, ma un atteggiamento che deve definirci; ci ha trasmesso la convinzione che il socialismo sia l'unica via per salvare l'umanità dall'abisso”. (...)

Ci ha insegnato che la lotta per la salvaguardia dell'ambiente e della specie umana è anche una battaglia socialista, che la scienza deve essere al servizio del popolo e che l'unità dei rivoluzionari è più importante di qualsiasi differenza tattica”.

Ed ha concluso il suo discorso affermando che “Aspiriamo a costruire insieme un mondo in cui la parola "solidarietà" non sia solo un ornamento, ma la forza trainante di ogni cosa. Un mondo in cui i bambini non muoiano di fame mentre il cibo viene gettato in mare. Un mondo in cui la scienza guarisca, non il profitto. Un mondo in cui la politica sia, come diceva Che Guevara, l'arte di servire gli altri”.

In questi giorni, a Cuba, inoltre, sempre nell'ambito del Centenario della nascita di Fidel Castro, si sta tenendo il simposio internazionale “Fidel: Eredità e Futuro”, che ha visto intervenire anche Liu Haixing, Capo del Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) che, a nome del Presidente cinese Xi Jinping, ha ribadito il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla Rivoluzione cubana e al popolo cubano, contro ogni aggressione esterna e contro l'embargo statunitense.

Luca Bagatin

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sabato 11 luglio 2026

Cuba rende omaggio al Partito Comunista Cinese: un fronte socialista contro l'embargo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Anche Cuba, l'Isola dei Caraibi assediata dall'egoista e imperialista regime statunitense, oggi ancor più di ieri, celebra i 105 anni del più grande partito socialista del mondo, ovvero il Partito Comunista Cinese, oltre al 90esimo anniversario della vittoria della Lunga Marcia, che gettò le basi per la costruzione della Repubblica Popolare Cinese.

Il 29 giugno scorso, a L'Avana, presso il Palazzo della Rivoluzione, si è tenuta infatti un'importante cerimonia, alla presenza del Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, oltre ai membri del Politburo e ai dirigenti del Partito, dello Stato e delle organizzazioni istituzionali e civili di Cuba.

Presente l'Ambasciatore cinese Hua Xin, studenti cinesi e rappresentanti di aziende cinesi che hanno sede nell'Isola.

Il Partito Comunista Cinese sarà sempre al fianco del Partito Comunista di Cuba”, ha affermato l'Ambasciatore cinese, aggiungendo: “Il 1° luglio celebreremo il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. A nome dell'Ambasciata cinese a Cuba, ringrazio il Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba per aver organizzato questo evento commemorativo ed esprimo i miei più sinceri saluti e la mia gratitudine al Partito, al Governo e agli amici di tutti i settori di Cuba che hanno costantemente sostenuto l'amicizia tra i nostri partiti e i nostri Paesi”.

Egli ha altresì ricordato la missione storica che il Partito Comunista Cinese si è assunto, aderendo ai principi di sacrificio, lealtà e impegno nei confronti del popolo cinese.

L'Ambasciatore ha sottolineato che – nell'edificazione del Partito - è stata realizzata una “profonda sintesi di oltre un secolo di esperienze, integrando idee, approcci e strategie innovative”, alle quali ha contribuito, ultimo, ma non ultimo, il Pensiero di Xi Jinping, inserito a pieno titolo nell'eredità ideale spirituale del PCC e del socialismo con caratteristiche cinesi.

L'Ambasciatore Hua Xin ha voluto denunciare con fermezza le ingerenze e minacce statunitensi contro Cuba, affermando: “Oggi, di fronte all’escalation del blocco imposto dagli Stati Uniti, nonché alle sue minacce militari, il Partito, il Governo e il popolo cubano restano saldi nelle loro convinzioni, non cederanno alle pressioni e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e la causa socialista”. Ed ha aggiunto: “Ci opponiamo categoricamente alle sanzioni unilaterali illegali e a qualsiasi forma di intervento militare; chiediamo che gli Stati Uniti pongano immediatamente fine al blocco e a ogni forma di coercizione, e che cessino di violare il diritto del popolo cubano alla sopravvivenza e allo sviluppo. Sosteniamo fermamente Cuba nell'esplorazione di un percorso di sviluppo socialista, in accordo con le sue condizioni nazionali; e apprezziamo molto la decisione del Partito Comunista di Cuba di promuovere con coraggio misure di trasformazione economica e sociale. Siamo fiduciosi che, sotto la guida del Partito Comunista di Cuba, l'eroico popolo cubano supererà le difficoltà attuali e conseguirà nuove vittorie nella costruzione del socialismo”.

Emilio Lozada Garcia, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, nel suo discorso di commemorazione del Partito Comunista Cinese, ha ricordato: “Quei 50 coraggiosi militanti comunisti si sono moltiplicati e oggi contano più di cento milioni di membri, rendendoli il più grande Partito Comunista del mondo”. Egli ha altresì sottolineato come “nell'arena internazionale, i comunisti cinesi hanno promosso la pace, il multilateralismo, la difesa del diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite”. E aggiunto che “Le iniziative promosse negli ultimi anni dal Segretario Generale del Partito, il compagno Xi Jinping, riguardanti la Nuova Via della Seta, la costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità, nonché le iniziative in materia di sicurezza globale, sviluppo, civiltà e governance, sono state particolarmente rilevanti”.

Emilio Lozada, nel ringraziare il sostegno del Partito Comunista Cinese e della Repubblica Popolare Cinese nel denunciare l'illegale e ideologico embargo statunitense, in ambito economico, commerciale, finanziario e energetico contro Cuba, ha dichiarato: “Il Partito Comunista Cinese è oggi un punto di riferimento indispensabile nel processo di costruzione del socialismo e ha dimostrato che il sistema socialista è una valida alternativa al capitalismo selvaggio che stanno cercando di imporci dal Nord. Il suo impegno per la realizzazione di un ordine internazionale più giusto, democratico ed equo ribadisce che un mondo migliore è possibile”.

Luca Bagatin

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martedì 23 giugno 2026

Addio a Ramiro Valdés Menéndez, storico Eroe della Rivoluzione cubana. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba piange la scomparsa di uno dei più valenti Eroi della Rivoluzione ancora in vita.

Ramiro Valdes Menendez (1932 – 2026) è scomparso domenica 21 giugno scorso.

Fra i principali collaboratori di Ernesto Che Guevara durante la Rivoluzione Cubana, fu promosso a Comandante dal Lider maximo Fidel Castro, che lo nominò, alla fine della Rivoluzione, Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Successivamente fu nominato anche Ministro dell'Informatica e delle Comunicazioni.

Ramiro Valdes Menendez, oggi celebrato e ricordato dal popolo e dalle istituzioni cubane, fu, sin da giovane, impegnato nella lotta per la giustizia sociale, l'indipendenza e la sovranità di Cuba, contro la dittatura filo-statunitense di Fulgencio Batista, negli Anni '50.

Egli viene in particolare ricordato per la partecipazione diretta all'assalto alla caserma Moncada, il 26 luglio 1953 e la successiva spedizione a bordo dell'imbarcazione Granma, nel 1956.

Eventi chiave ed eroici della storica Rivoluzione, che ebbe il sostegno anche delle logge massoniche locali, come ricordò anche l'allora giovane rivoluzionario e massone cubano Ramón Pez Ferro, ai tempi Guida Perfetta (leader) dell'Asociación de Jóvenes Esperanza de la Fraternità.

Ramiro Valdes Menendez, peraltro, fu protagonista anche della celebre battaglia di Santa Clara, a fianco del Comandante Ernesto Che Guevara.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso il suo profondo dolore per la scomparsa di Menendez, sottolineando la sua disciplina militare e i suoi saggi consigli, elargiti al popolo cubano.

Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, ha altresì espresso il suo cordoglio e ricordato la profonda fedeltà di Ramiro Valdes Menendez a Fidel e Raul Castro e agli ideali del socialismo.

Luca Bagatin

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venerdì 19 giugno 2026

Cuba sfida l'embargo: Díaz-Canel presenta il piano per il rilancio dell'Isola. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – a cento anni dalla nascita dell'Eroe della Rivoluzione Fidel Castro - sta vivendo i suoi giorni più terribili, a causa dell'inasprimento dell'embargo imposto dal regime di Washington, per ragioni totalmente ideologiche, pretestuose e fuori da ogni rispetto del diritto internazionale.

Il Presidente della Repubblica di Cuba e Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Miguel Díaz-Canel, ha tenuto, il 18 giugno 2026, un importante discorso di chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento dell'Isola.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato come il popolo cubano abbia la responsabilità storica di salvare l'Isola e, per fare ciò, occorre “cambiare tutto ciò che deve essere cambiato”.

Il Presidente ha sottolineato che “Si tratta di affrontare le conseguenze dell'enorme caos generato in tutto il mondo da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e del diritto internazionale, e dalla manipolazione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica”.

Egli ha spiegato come la realtà imposta dagli Stati Uniti d'America derivi “da una vera e propria persecuzione finanziaria quotidiana che ostacola e rende il più costoso possibile ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni pezzo di ricambio e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno”.

Lo scopo della Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, infatti, nasce proprio dall'esigenza di introdurre quei cambiamenti “urgenti e necessari” per permettere a Cuba di sopravvivere e resistere.

Tali cambiamenti, il Presidente Díaz-Canel li aveva spiegati alcuni giorni fa alla stampa (vedi articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/06/cuba-cerca-il-rilancio-investimenti.html).

Cambiamenti che prevedono lo stimolo degli investimenti esteri e interni; lo snellimento della burocrazia; l'autogestione delle imprese pubbliche; lo sviluppo del settore agricolo in modo da poter raggiungere l'autosufficienza alimentare; l'eliminazione delle restrizioni all'importazione di apparecchi che producono energia e veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Cambiamenti che, ha spiegato il Presidente, sono stati il frutto di analisi, dibattiti, accordi, linee guida, elaborazioni concettuali, congressi di partito e programmi di governo”.

Egli ha altresì sottolineato come “Nessuno, nemmeno il più informato, ignora il piano soffocante ideato per Cuba, attuato regolarmente e spietatamente dai nemici storici della Rivoluzione per far implodere il Paese dall'interno. Questo va ribadito ogni volta che si parla di blackout, perché dietro la produzione di energia elettrica, sempre insufficiente e senza l'arrivo di alcun carico di carburante nel Paese, si cela lo sforzo colossale, il contributo eroico dei dirigenti e degli operai del settore elettrico”.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel, nell'illustrare le misure che saranno presto introdotte, ha altresì aggiunto che Saranno attuate misure per prevenire l'aumento delle disuguaglianze, attraverso l'applicazione di politiche sociali che promuovano l'equità e sostengano le persone in situazioni di vulnerabilità, con una giusta distribuzione delle imposte per lo sviluppo di programmi sociali”.

Egli ha spiegato che “Abbiamo autorizzato la vendita di carburanti da parte di enti di gestione non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, e con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Sono già in corso i primi progetti pilota con punti vendita di gas liquefatto e carburanti e piattaforme di pagamento digitali, che valuteremo ed estenderemo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione”.

Ed ha aggiunto che “L'obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico , ma aumentare la capacità, snellire la distribuzione e migliorare l'accesso. E voglio essere chiaro: questa decisione risponde a un'esigenza specifica del Paese in questo momento, ma chi investe, lavora con impegno e rispetta le regole avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese riacquisterà maggiore capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si sono dimostrati vantaggiosi per Cuba e il suo popolo”.

Il Presidente cubano ha inoltre insistito relativamente alla difesa dei diritti delle donne, ricordando che In un giorno come questo, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la nostra amata Vilma, donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnera innovatrice e fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel mondo, su richiesta della nostra compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che ci hanno richiamato sulla necessità di proteggere e promuovere il loro progresso, a nome del Partito e del Governo, ribadisco il nostro impegno a garantire che non vi sia mai alcun passo indietro sulle politiche a favore delle donne cubane nell'attuazione delle nuove misure economiche e sociali. Infatti, contiamo su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità in modo del tutto speciale”.

Nel suo lungo discorso, il Presidente Diaz-Canel, ha puntato il dito contro gli “odiatori online”, coloro i quali - “servi entusiasti dell'impero” - mentono, manipolano, demonizzano e insultano senza la minima etica , senza verificare fonti o dati”.

Ed ha affermato cheCuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di maggiore partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno” e in merito ha aggiunto che “La critica e l'onesta autocritica non sono una novità per il governo cubano; sono sempre state inseparabili dalla pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando; stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato in eredità: "emanciparci da soli e attraverso i nostri sforzi"”.

Il Capo dello Stato ha altresì ribadito che “Cuba rimane disposta a impegnarsi in un dialogo rispettoso con il governo degli Stati Uniti su tutte le questioni possibili, e questa disponibilità non è solo espressa, ma anche storicamente dimostrata”. Ed ha aggiunto, riferendosi al regime di Washington, che “Non si può parlare di libertà mentre si spinge deliberatamente un intero popolo verso la disperazione a causa della mancanza di risorse vitali per la sopravvivenza. Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se volete davvero aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba commerci; lasciate che Cuba acquisti le sue medicine; lasciate che Cuba importi il suo carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, prestiti, finanziamenti e mantenga normali relazioni con i suoi emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al mondo di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi di emancipazione!”.

Il Presidente Miguel Diaz-Canel ha concluso il suo discorso affermando che: “Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e agricoltori; intellettuali e atleti di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono mai; donne coraggiose; giovani con un talento che stupisce il mondo; una popolazione immigrata che vuole dare il proprio contributo; e un popolo che ha sofferto molto e che, soprattutto, merita di vivere meglio. Non ci limiteremo a chiedere a questo popolo di resistere; gli chiediamo di creare, di produrre, di decidere, di trasformare, di sovrintendere, di prosperare. Cuba sta cambiando per risollevarsi! Cuba sta cambiando per vivere meglio! Cuba sta cambiando per rimanere libera! La Storia ci ha insegnato a resistere. Questo tempo esige una trasformazione. E noi ci trasformeremo: con il popolo, dal popolo e per il popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha guidato Raúl”.

Luca Bagatin

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venerdì 12 giugno 2026

Cuba cerca il rilancio: investimenti, sovranità alimentare e decentramento nel piano del Presidente Miguel Díaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha presentato alla stampa cubana un insieme di proposte pragmatiche per resistere all'inasprimento delle sanzioni illegali imposte dal regime statunitense all'Isola socialista.

Sanzioni che hanno ulteriormente aggravato la situazione di Cuba, già compromessa dall'ideologico embargo statunitense imposto prima nel 1960 dal regime allora retto da Eisenhower e successivamente ampliato da Kennedy.

Il Presidente Díaz-Canel ha spiegato che, secondo gli insegnamenti di Fidel Castro, “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita”.

Egli ha altresì spiegato che intende porre al centro la necessità di dare impulso produttivo al Paese, al fine di distribuirne i proventi, attraverso il sistema della giustizia sociale, sviluppando i programmi sociali e affrontando il problema delle diseguaglianze.

Relevitamente al modello economico, egli ha parlato della necessità di decentramento, conferendo maggiori poteri “ad altri livelli, affinché possano svolgere attività proprie che promuovano anche il potenziale endogeno”.

In tal senso, il Presidente Díaz-Canel, ha spiegato la necessità di rendere i municipi autonomi e con la capacità di gestire le entrate in valuta estera sulla base delle capacità di “stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri”, oltre che abbia la capacità di “approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba”.

Relativamente alle imprese pubbliche socialiste, ha spiegato che dovrebbero operare senza intermediari e gestirsi autonomamente ed ha espresso la necessità di ridurre significativamente la burocrazia ad ogni livello.

La terra dovrebbe poi essere assegnata a coloro i quali sono in grado di lavorarla, evitando così i terreni incolti e raggiungendo i massimi livelli di produttività.

L'obiettivo, ha spiegato il Presidente, dovrebbe essere quello di sviluppare modelli che consentano di raggiungere la sovranità alimentare, ovvero l'autosufficienza nel settore agro-alimentare.

Relativamente al commercio con l'estero, egli intende promuoverlo evitando ogni intermediario, sia nell'ambito dell'esportazione che dell'importazione ed eliminare le restrizione all'importazione di veicoli, in particolare elettrici e ricaricabili con energia solare.

Inoltre, egli ha spiegato che mira a promuovere e incentivare rapporti di partnership fra gli enti pubblici e privati dell'isola e favorire gli investimenti nazionali ed esteri, e favorire il settore turistico e immobiliare.

Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha infine spiegato la necessità di lottare uniti, contro l'aggressione statunitense che vorrebbe soffocare l'Isola e minaccia di invaderla.

“Non si rendono conto che esiste un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”, ha spiegato il Presidente di Cuba, aggiungendo: “Dobbiamo raggiungere questo miglioramento tra di noi, con il nostro impegno e il nostro talento”.

Ed ha concluso sottolineando come “Molte di queste idee, queste proposte, mostrano un livello di maturità significativo”, ed ha aggiunto che “sono in fase di finalizzazione per l’approvazione da parte del Politburo e dell’Assemblea Nazionale; subito dopo, inizierà un processo di informazione e spiegazione per il pubblico, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficienza”.

Luca Bagatin

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sabato 2 maggio 2026

Venezuela e Cuba, Primo Maggio segnato dalle tensioni con il regime di Trump. Articolo di Luca Bagatin

 

In occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori del 1 maggio, il Presidente del Venezuela, il socialista Nicolas Maduro, dal carcere di New York, nel quale è detenuto a seguito del sequestro avvenuto il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, ha voluto inviare, attraverso il suo canale Telegram, un messaggio alla classe lavoratrice del suo Paese e al suo popolo.

Egli ha invitato il popolo venezuelano ad “Andare avanti con fede nonostante le limitazioni, confidando nelle nostre forze e con lo sforzo congiunto della classe lavoratrice e dell'intero Paese”, aggiungendo che è necessario “consolidare il processo di rinnovamento e crescita delle forze lavoratrici iniziato lo scorso anno”.

Il Presidente Maduro ha altresì sottolineato la necessità di “garantire, in quanto classe lavoratrice, il processo di pace, riconciliazione e unità nazionale quale esercizio di sovranità e riconciliazione nazionale”.

Egli, ricordando il suo passato di autista presso la metropolitana di Caracas, nonché ex sindacalista, si è dichiarato “orgoglioso di far parte della potente classe operaia venezuelana, che deve essere protagonista della nuova storia che il nostro Paese sta costruendo”.

Il Presidente Maduro ha altresì espresso la sua gratitudine, anche a nome della moglie, Cilia Flores, per la solidarietà dimostrata, sia da parte del popolo venezuelano che da parte di quella di tutto il mondo, per la sua ingiusta detenzione.

Uniti vinceremo!”, ha concluso il Presidente nel suo messaggio.

E, sempre nella giornata del 1 maggio, a Cuba, Paese fratello del Venezuela, al quale lo unisce la comune matrice socialista e la comune lotta contro l'aggressione statunitense, il Presidente Miguel Diaz-Canel, ha condannato le ennesime misure coercitive unilaterali statunitensi contro l'Isola.

“Oggi il governo degli Stati Uniti ha annunciato nuove misure coercitive che rafforzano il brutale blocco genocida, a dimostrazione della sua povertà morale e del suo disprezzo per la sensibilità e il buon senso degli americani e dell'intera comunità internazionale”, ha scritto su Facebook il Presidente Diaz-Canel, spiegando come “nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba rappresenti una minaccia per quel Paese”.

“Il blocco e il suo rafforzamento causano danni enormi, a causa del comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso il Presidente cubano.

Attualmente Cuba, oltre a subire un embargo dal 1962 da parte del regime statunitense, esso è stato ulteriormente rafforzato da Trump, il quale ha imposto dazi doganali ai Paesi che vendono petrolio a Cuba e ha introdotto misure restrittive alle banche straniere che collaborano con essa, oltre a misure coercitive nei confronti di coloro i quali vorrebbero operare con Cuba nel settore energetico, minerario, della difesa e della sicurezza.

Come se ciò non fosse sufficiente, il regime di Trump ha peraltro minacciato di invadere l'Isola. In barba, come nel suo aberrante stile, ad ogni rispetto per i popoli sovrani e al diritto internazionale.

Luca Bagatin

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martedì 10 febbraio 2026

La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, dalla parte del popolo cubano contro l'embargo USA. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, lunedì 9 febbraio scorso, ha ribadito il suo sostegno all'invio di aiuti umanitari a Cuba, pesantemente minacciata dal regime statunitense.

La Presidente, ha sottolineato come il popolo messicano si sia sempre distinto per il valore della fraternità, affermando che il suo governo non può rimanere indifferente difronte alle difficoltà che il popolo cubano si trova ad affrontare, a causa dell'inasprimento dell'embargo statunitense contro l'Isola, che prevede, peraltro, un inasprimento dei dazi per quei Paesi che venderanno petrolio a Cuba.

Agli aiuti umanitari messicani si sono aggiunti, recentemente, anche quelli cinesi.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso la sua profonda gratitudine alla Presidente Sheinbaum per il sostegno del Messico, in particolare in questo momento in cui gli USA stanno cercando di soffocare l'economia dell'Isola con ogni mezzo possibile.

La Presidente Sheinbaum, ha affermato che le politiche di Trump colpiscono direttamente il popolo cubano, ostacolando, fra le altre cose, servizi essenziali come il comparto sanitario e scolastico.

La Presidente del Messico, in particolare, ha sottolineato che Gli unici che possono decidere come governare sono i cittadini stessi; questo è molto importante. Non si può danneggiare il popolo, anche se non si è d'accordo con il governo; non si può far soffrire un popolo”.

E ha, inoltre, lanciato un appello internazionale per denunciare l'imposizione di dazi punitivi USA per chiunque venda petrolio a Cuba.

Si è detta, inoltre, disposta a fungere da mediatore fra Washington e L'Avana, per risolvere le controversie fra i due Paesi.

Infine, ha sottolineato come la politica estera messicana darà sempre priorità alla cooperazione e al benessere delle popolazioni latinoamericane, contro ogni imperialismo esterno.

Mentre in Italia e UE continuiamo a servire Washington e a inviare armi a autocrazie corrotte, né facenti parte dell'UE, né della NATO (che peraltro non sono nemmeno riconoscenti nei nostri confronti), Washington soffoca il popolo cubano.

I cui medici, durante la pandemia da Covid19, hanno fornito all'Italia e a diversi Paesi europei, un contributo fondamentale.

Evidentemente o lo abbiamo dimenticato o... ipocritamente facciamo orecchie da mercante.

Grave, in entrambi i casi.

Ma, da queste parti, funziona così.

Luca Bagatin

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sabato 31 gennaio 2026

Nuovi atti di coercizione e aggressione da parte degli USA contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato la nuova escalation di aggressione da parte del regime statunitense contro l'Isola caraibica.

Gli USA hanno infatti imposto dazi punitivi a qualsiasi Paese venda petrolio a Cuba.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che, tale ennesima misura contro Cuba, è volta a strangolare l'economia dell'Isola attraverso falsi pretesti e unicamente a beneficio di interessi politici e economici della “cricca” che si è arricchita facendo politica contro il popolo cubano.

Su X, in particolare, il Presidente Diaz-Canel ha scritto: “Il Segretario di Stato e i suoi compari non hanno forse affermato che il blocco non esisteva? Dove sono quelli che ci annoiano con le loro false storie sul fatto che si tratti di un semplice 'embargo commerciale bilaterale'?”.

Trump ha giustificato l'ennesimo atto di coercizione contro Cuba parlando di “influenza maligna” de L'Avana e di rischio per la “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti d'America.

Stesso ridicolo pretesto che Trump ha usato per attaccare il Venezuela e rapire, illegalmente, il suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro, assieme alla moglie, Cilia Flores, accusandolo ingiustamente di narcotraffico.

Sono peraltro sei decenni che, gli USA, hanno imposto a Cuba un embargo di natura economica, commerciale e finanziaria, i cui effetti hanno avuto ripercussioni devastanti sulla popolazione.

E anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha parlato di “brutale atto di aggressione contro il popolo cubano”, che rivela la “vera natura delle vessazioni imperialiste”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha affermato che la Cina “sostiene fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale” e “si oppone fermamente a qualsiasi azione e pratica disumana che privi il popolo cubano del suo diritto alla sussistenza e allo sviluppo”.

La Repubblica Popolare Cinese, peraltro, in tutti questi anni ha inviato, anche di recente, aiuti umanitari a Cuba e ha mantenuto con essa rapporti di cooperazione commerciale e finanziaria.

Luca Bagatin

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lunedì 5 gennaio 2026

Trump, dopo l'aggressione al Venezuela, minaccia Colombia, Messico, Cuba e Danimarca. I Presidenti di questi Paesi (tutti socialisti) gli rispondono per le rime. Articolo di Luca Bagatin

 

Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.

Il Presidente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social: “Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar, rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.

Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.

La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.

La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.

Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.

La Premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su Facebook che Devo dirlo molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno, abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita”.

Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.

Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.

Luca Bagatin

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lunedì 15 dicembre 2025

La Repubblica Popolare Cinese dalla parte dei popoli oppressi. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, oltre che volta allo sviluppo delle forze produttive, nell'ambito della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, a livello interno e per la promozione della pace e stabilità, a livello globale, si conferma impegnata in prima linea dalla parte dei popoli oppressi.

Il Presidente cinese Xi Jinping, ha infatti annunciato, lo scorso 4 dicembre, nell'ambito della conferenza stampa congiunta con il Presidente francese Macron, in visita in Cina, che fornirà alla Palestina 100 milioni di dollari, al fine di alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la ricostruzione del Paese.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha altresì dichiarato che la Cina continuerà a sostenere la causa del popolo palestinese, per quanto riguarda i suoi legittimi diritti nazionali e a lavorare per il completo cessate il fuoco a Gaza

E, sempre il 4 dicembre scorso, a Pechino, si è tenuto un seminario teorico – sull'esperienza della modernizzazione socialista attraverso la pianificazione e lo sviluppo scientifico - che ha visto la comune partecipazione del Partito Comunista Cinese e del Partito Comunista di Cuba.

Nell'ambito del seminario, sono intervenuti Li Shulei, membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC e Gladys Martinez Verdecia, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Quest'ultima ha sottolineato il ruolo degli scambi fra i due partiti comunisti fratelli, volti a rafforzare la cooperazione bilaterale, nella costruzione di una comunità dal futuro condiviso.

Ella ha denunciato l'inasprimento dell'embargo statunitense contro Cuba, sia in ambito economico, commerciale e finanziario, oltre all'arbitraria e assurda inclusione di Cuba fra i Paesi “sponsor del terrorismo”, da parte degli USA.

Aspetti peraltro sempre denunciati dalla Repubblica Popolare Cinese, che Gladys Martinez Verdecia ha ringraziato, anche per il sostegno della Cina in settori chiave quali l'agroalimentare, l'energia e la sicurezza informatica.

Tale seminario è il terzo effettuato di recente, assieme a quelli tenutisi fra il PCC e il Partito Rivoluzionario Popolare del Laos e il Partito Comunista del Vietnam.

Li Shulei, da parte sua, ha ricordato che quest'anno ricorrono i 65 anni di relazioni diplomatiche fra Cina e Cuba e sottolineato la necessità di far progredire gli scambi bilaterali fra questi due Paesi, oltre alla necessità di elaborare piani a medio e lungo termine, volti al reciproco sviluppo socioeconomico.

Il seminario ha riguardato gli aspetti ideologici, economici e anticorruzione e i partecipanti hanno approfondito tali tematiche.

Luca Bagatin

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venerdì 12 dicembre 2025

Anche con Trump la musica non cambia. L'obiettivo è sempre quello di distruggere il socialismo, a iniziare da quello latinoamericano. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli USA di Trump, per quanto riguarda l'America Latina, sembrano non aver rinunciato all'idea di distruggere e/o destabilizzare i governi socialisti, come nel desiderata di tutti i precedenti Presidenti USA, che del resto hanno da sempre storicamente operato per fare in modo di distruggere il socialismo, ovvero la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, tanto in America Latina quanto in Europa, Libia, Siria e via discorrendo.

E continuano a farlo, con il pretesto, questa volta, della cosiddetta “lotta al narcotraffico”, puntando il dito contro i governi socialisti di Colombia e Venezuela.

In merito, nei giorni scorsi, oltre al Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, al deputato peronista argentino Jorge Taiana e alla portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, era già intervenuto il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro, il quale è tornato sull'argomento.

Il Presidente Petro, sui social, ha affermato che: “Trump è molto disinformato sulla Colombia. È un peccato, perché sta liquidando il Paese che più di tutti sa del traffico di cocaina.
Durante la mia amministrazione, la Colombia ha condotto 1.446 scontri armati e 13 attentati contro i cartelli della droga, sequestrando 2.700 tonnellate di cocaina, la quantità più alta mai registrata al mondo, equivalente a 32 miliardi di dosi che non hanno mai raggiunto i Paesi consumatori.
18.000 laboratori rudimentali sono stati distrutti senza un solo morto e 30.000 ettari di coca sono già stati registrati dagli agricoltori per la sostituzione delle colture, con il supporto di aziende private statunitensi.
Questa terribile disinformazione da parte del Presidente degli Stati Uniti lo porta a rilasciare dichiarazioni e ad adottare misure che non possono essere dirette contro un presidente democraticamente eletto dalla maggioranza della società colombiana. È così che la Colombia viene mancata di rispetto.
Invito gli Stati Uniti a sostenere il controllo delle grandi spedizioni di cocaina attraverso le acque territoriali colombiane. Insieme accelereremo la costruzione di navi della nostra marina: motoscafi ad alta velocità, fregate porta-elicotteri e altro ancora.
La Colombia non ha bisogno che la sua sovranità venga violata: siamo i più interessati a fermare le mafie che hanno causato 300.000 vittime in mezzo secolo, e questo Stato ha affrontato questa violenza con decisione.
Non sono mai stato ostile agli Stati Uniti, ma non accetto imposizioni basate sulla disinformazione alimentata da politici colombiani alleati con le mafie o da ex ufficiali militari accusati di gravi violazioni dei diritti umani e di loschi affari”.

Egli ha anche denunciato il sequestro della petroliera venezuelana da parte degli USA, al largo delle coste del Venezuela. Il Presidente Petro ha parlato di atto di pirateria volto a sequestrare il petrolio venezuelano.

E anche il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, aveva espresso la sua solidarietà e appoggio al governo socialista venezuelano sulla vicenda.

Cuba esprime il suo pieno appoggio alla dichiarazione di denuncia del governo venezuelano e condanna fermamente l'assalto a una petroliera nel Mar dei Caraibi, perpetrato dalle Forze Armate degli Stati Uniti” aveva affermato Diaz-Canel su X.

Anch'egli ha parlato di “atto di pirateria”, di “violazione del diritto internazionale” e di “escalation di aggressione contro un Paese fratello”.

Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, in merito, ha affermato che “è stato smascherato il vero obiettivo dell'offensiva imperiale: il desiderio ossessivo di impossessarsi delle sue risorse naturali”.

Egli ha spiegato come la petroliera trasportasse petrolio greggio venezuelano verso i mercati internazionali nei Caraibi e che l'atto delle forze militari USA va considerato come atto di pirateria navale.

Egli ha anche fatto presente che “Se il Venezuela non avesse le maggiori riserve petrolifere del mondo, il Venezuela non esisterebbe per i miliardari e i suprematisti degli Stati Uniti. Vogliono rubare il petrolio del Venezuela e non pagarlo”, e ha concluso affermando che “fin dai tempi di Bolívar, per decreto presidenziale, tutto ciò che si trova sottoterra – oro, minerali, petrolio e gas – appartiene al popolo sovrano del Venezuela per mandato costituzionale, e nessuno e niente può rubare le risorse naturali e la ricchezza del popolo”.

Anche la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha ribadito di opporsi fermamente alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Luca Bagatin

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sabato 16 agosto 2025

Cuba celebra la vittoria della Cina contro il militarismo giapponese e festeggia i 100 anni del Partito Comunista Cubano. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli scorsi giorni, a Cuba, è stato commemorato l'80esimo anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l'aggressione giapponese, nell'ambito della guerra mondiale antifascista.

Nell'ambito delle celebrazioni, il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha affermato che “Cina e Cuba sono unite in un cammino comune di lotta rivoluzionaria per raggiungere la piena indipendenza e sovranità, affrontando aggressioni di ogni tipo”.

Il Ministro Parrilla ha sottolineato come il popolo cinese si sia opposto all'avanzata delle truppe nipponiche sul suo territorio e abbia loro impedito di raggiungere l'allora URSS, nel momento in cui la Germania nazifascista la stava invadendo.

Egli ha sottolineato come, tale vittoria, “Ha anche segnato la prima vittoria completa della Cina dopo quasi un secolo di aggressioni esterne. Questo grande trionfo ha anche aperto la strada alla rinascita nazionale”.

Una rinascita che ha avuto, come sottolineato dal Ministro Parrilla, il suo coronamento attraverso la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, guidata da Mao e dai rivoluzionari cinesi, che le hanno garantito indipendenza e sovranità popolare.

Egli ha sottolineato come sia, da allora “stato forgiato un gigante”, “anche per la saggia decisione di costruire un futuro prospero, con il sostegno collettivo degli uomini e delle donne del popolo”.

Sviluppo, pace e giustizia” dovrebbero essere, a parere del Ministro degli Esteri cubano, i punti cardine che oggi - un mondo ancora drammaticamente preda di “interessi guerrafondai” e “tendenze neofasciste” - dovrebbe seguire.

Sebbene le sfide e le difficoltà incontrate lungo il cammino del suo sviluppo siano state notevoli, il gigante asiatico ha perseverato nel difendere un modello socialista con caratteristiche uniche, che promuove la pace, il rispetto e la solidarietà come valori fondamentali”, ha sottolineato il Ministro cubano, facendo presente come Cuba sia stata il primo Paese dell'emisfero occidentale a riconoscere il governo della Repubblica Popolare Cinese.

Ed ha fatto presente come, da 65 anni, i legami diplomatici fra Cuba e Cina siano ininterrotti e come quest'ultima avrà sempre il sostegno della Rivoluzione cubana, nella costruzione di “un futuro più giusto ed equo per tutte le nazioni”.

Il Ministro ha peraltro ringraziato la Cina per la sua ferma opposizione al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA, oltre all'assurda decisione del regime di Washington di aver inserito Cuba nella lista dei sedicenti “sponsor del terrorismo”.

L'Ambasciatore cinese Hua Xin, da parte sua, ha ricordato il sacrificio di oltre 35 milioni di cinesi contro gli invasori del Giappone militarista ed ha sottolineato come, oggi, la Storia dovrebbe andare avanti e non tornare indietro. Ovvero, il mondo dovrebbe unirsi, anziché dividersi e ha esortato la comunità internazionale ad imparare dalla Storia e ad opporsi con fermezza ad ogni forma di egemonia, aderendo al vero multilateralismo, promuovendo una comunità con un futuro condiviso per l'umanità, secondo il principio enunciato dal Presidente Xi Jinping.

Egli ha concluso affermando che Cina e Cuba sono forze importanti del Sud del mondo e che “resteremo fermi dalla parte giusta della Storia, rafforzando l'unità e la cooperazione, per dare insieme maggiori contributi alla pace e allo sviluppo globali e alla difesa dell'equità e della giustizia internazionale”.

Il Partito Comunista Cubano, attualmente guidato dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, peraltro, proprio in questi giorni, festeggia i suoi primi 100 anni.

Fu infatti fondato clandestinamente, da meno di 20 partecipanti, fra il 15 e il 17 agosto 1925.

Il suo primo Segretario fu José Miguel Pérez (1896 – 1936) e fu ispirato alle lotte del rivoluzionario e massone cubano José Martí (1853 – 1995).

Luca Bagatin

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sabato 9 agosto 2025

Cuba e il Venezuela rispondono alle solite inopportune interferenze USA. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta, il regime di Washington, che sia retto dalla cricca “democratica” o “repubblicana”, tenta di interferire negli affari interni di altri Paesi, guarda caso governati da socialisti.

Ancora una volta viene puntato il dito contro il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, rieletto nel luglio 2024 con il 51,95% dei voti e la cui coalizione elettorale, socialista e bolivariana, il Gran Polo Patriottico, ha recentemente vinto le elezioni amministrative.

Il governo di Trump, infatti, ha aumentato a 50 milioni di dollari la ricompensa per l'arresto del Presidente Maduro. Accusato ingiustamente di narcotraffico.

Immediata la reazione del governo socialista cubano, altro governo storicamente nel mirino del regime a Stelle e Strisce.

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, su X, ha pubblicato un messaggio condannando le azioni di Washington, scrivendo che il governo USA “si presenta come un “giudice globale” per giustificare le sue misure illegali e unilaterali”.

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Yván Gil, ha da parte sua definito “patetica” la cosiddetta “taglia” di 50 milioni di dollari sul Presidente Maduro e ha definito, tale misura, un “circo mediatico” atto a compiacere l'estrema destra che governa gli USA e che ciò dimostra che la recente vittoria socialista e bolivariana alle elezioni amministrative in Venezuela, ha infastidito ulteriormente l'amministrazione Trump.

Luca Bagatin

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martedì 15 luglio 2025

Nuove sanzioni USA contro Cuba, la Repubblica Popolare Cinese risponde. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jan, ha dichiarato di opporsi “fermamente all'imposizione indiscriminata di sanzioni unilaterali” del governo USA contro Cuba.

Sanzioni che, negli scorsi giorni, il Dipartimento di Stato USA ha intensificato contro i leader cubani e i loro famigliari. Pensiamo alle sanzioni contro il Presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, nonché al Ministro delle Forze Armate Rivoluzionarie Álvaro López Miera e al Ministro degli Interni Lázaro Alberto Álvarez Casas

Lin ha denunciato i danni che l'embargo statunitense sta causando da oltre 60 anni al popolo cubano e ha espresso sostegno all'Isola caraibica socialista, nella salvaguardia della sua sovranità e dignità.

Invitando il governo statunitense a rimuovere Cuba dalla fantomatica lista dai Paesi che sponsorizzerebbero il terrorismo, ha dichiarato che “Se gli Stati Uniti avessero davvero a cuore i diritti umani, dovrebbero riflettere sulle violazioni dei diritti umani commesse a Guantanamo e in tutto il mondo nel corso degli anni”.

Il Presidente cubano Díaz-Canel, relativamente alle nuove sanzioni, ha affermato che “Ciò che infastidisce gli Stati Uniti di Cuba è la sua vera indipendenza, che qui non governano le multinazionali, che abbiamo assistenza sanitaria e istruzione gratuite, che non chiediamo il permesso per condannare crimini come quelli commessi da Israele e dagli Stati Uniti contro i palestinesi”.

Luca Bagatin

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giovedì 26 giugno 2025

Incontro, a Roma, con il Deputato cubano Gerardo Hernandez Nordelo e l'Ambasciatrice Mirta Granda Averhoff. Articolo di Luca Bagatin

Presso l'Aula Magna del Rettorato dell'Università degli Studi Roma Tre, si è tenuto, lo scorso 25 giugno, un incontro con Gerardo Hernandez Nordelo, Deputato dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, ovvero il parlamento cubano.

Introdotto dal Consigliere politico dell'Ambasciata di Cuba, Damian Delgado Vasquez, l'incontro ha visto la partecipazione dell'Ambasciatrice di Cuba, Mirta Granda Averhoff, la quale ha consegnato la Medaglia dell'Amicizia a Lanfranco Lancione, Presidente dell'associazione SocialCuba e da oltre vent'anni impegnato in attività sociali di fratellanza e solidarietà nei confronti del popolo cubano, sostenendo progetti socio-sanitari e sociali, anche in favore dei bambini senza famiglia a Pinar del Rio.

L'Ambasciatrice ha sottolineato come, la sua generazione e quella del Deputato Nordelo, sia nata nei primi anni della Rivoluzione socialista cubana e come i padri di quella generazione abbiano orgogliosamente seguito Fidel Castro e la sua leadership, per la costruzione di una società più giusta rispetto a quella proposta dal capitalismo.

L'Ambasciatrice ha altresì spiegato come Cuba, negli anni, sia stata oggetto di numerosissimi attentati terroristici preparati a Miami e sostenuti dagli USA, al fine di destabilizzare le conquiste ottenute dal socialismo nell'Isola e minare la credibilità del governo.

Ben 3.478 sono state le vittime innocenti di quegli attentati, fra i quali l'imprenditore italiano Fabio Di Celmo, nel 1997, il quale avrebbe voluto investire nell'Isola. Egli fu ucciso da una bomba il cui mandante fu il terrorista antisocialista Luis Posada Carriles, ex agente della CIA e mai condannato per questo crimine, protetto dal governo statunitense.

Fu così, ha spiegato l'Ambasciatrice, che Cuba decise di inviare un'unità anti-terrorismo negli USA, per infiltrarsi nelle organizzazioni terroristiche di Miami e smantellarle. Uno dei suoi cinque componenti, poi arrestati dal governo USA con l'ingiusta accusa di spionaggio, fu proprio il Deputato Gerardo Hernandez Nordelo.

Nordelo, assieme agli altri cinque, ovvero a Ramòn Labanino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzàles Llort e Renè Gonzàles, fu liberato dopo sedici anni di prigione e grazie al sostegno della comunità internazionale e di numerosi Premi Nobel, giuristi e intellettuali di tutto il mondo, i quali si opposero a tale “processo politico”.

Gerardo Hernandez Nordelo ha infatti raccontato la sua vicenda e spiegato come, ancora oggi, a causa dell'embargo imposto dagli USA a Cuba, per ragioni puramente ideologiche, il popolo cubano sia duramente colpito sotto ogni punto di vista (gli USA, durante la pandemia, impedirono a Cuba persino di ricevere ossigeno e medicinali), ma ha anche spiegato come anche gli stessi cittadini statunitensi ne siano indirettamente colpiti, in quanto a ciascuno di loro è impedito sia acquistare prodotti cubani (come sigari e rum di ottima qualità), che di visitare Cuba come turisti o per motivi di lavoro.

Egli ha inoltre ricordato come, per contro, Cuba abbia inviato, durante la pandemia, numerose brigate mediche in tutto il mondo, Italia compresa, per salvare vite.

Come disse Fidel Castro, leader che anche chi non è comunista o socialista dovrebbe studiare e approfondire: “Il nostro Paese non lancia bombe contro altri popoli, né manda migliaia di aerei a bombardare città; il nostro Paese non possiede armi nucleari, né armi chimiche, né armi biologiche. Le decine di migliaia di scienziati e di medici su cui conta il nostro Paese sono stati educati nell’idea di salvare vite”.

In un mondo alla deriva è di questo che avremmo bisogno. Di un messaggio che arriva da lontano, al contempo socialista, democratico e profondamente umanista, oltre ogni sciocco pregiudizio ideologico.

Luca Bagatin

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Luca Bagatin, Gerardo Hernandez Nordelo e Amelia Scrocco

giovedì 8 maggio 2025

Al via le celebrazioni, a Mosca, per gli 80 anni della vittoria sovietica contro il nazifascismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Sono passati 80 anni da quel 9 maggio 1945 che segnò la vittoria dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche contro il nazifascismo hitleriano.

80 anni da quella che i popoli sovietici ricordano come Giornata della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, nella quale morirono circa 27 milioni di persone sovietiche, fra civili e soldati.

Data storica, celebrata in URSS (e successivamente nei Paesi post-sovietici) quale festa nazionale dal 1965 e che va ricordata, assieme al 27 gennaio 1945, giornata nella quale i soldati sovietici liberarono il campo di sterminio nazifascista di Auschwitz.

Date che non possono essere né dimenticate, né oscurate da questioni geopolitiche e che tutti i popoli post-sovietici e europei dovrebbero celebrare, senza polemica alcuna e, anzi, cogliendo l'occasione di tale ricorrenza per edificare ponti, anziché per innalzare nuovi muri.

In particolare in un'epoca nella quale nazifascismi e antisemitismi sembrano rialzare, drammaticamente, la testa.

A Mosca, per le celebrazioni ufficiali, sono giunti numerosi leader mondiali, non solo provenienti da Paesi post-sovietici, fra i quali – tra gli altri - il Presidente cinese Xi Jinping; quello slovacco Robert Fico; quello serbo Aleksandar Vučić; il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva; quello vietnamita To Lam; il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez e quello venezuelano Nicolas Maduro.

Il Presidente Xi Jinping, nei giorni scorsi, aveva ricordato che quest'anno ricorre anche l'80esimo anniversario non solo della vittoria dell'URSS contro il nazifascismo, ma anche la Guerra di Resistenza cinese contro il Giappone, alleato alla Germania nazista e all'Italia fascista.

Egli ha altresì sottolineato come tale lezione storica di lotta antifascista, debba insegnare a Russia e Cina ad opporsi a ogni forma di egemonia e prepotenza politica, creando un futuro migliore per l'umanità.

Il Presidente Xi ha ribadito che, mai come oggi, occorra difendere “equità e giustizia a livello internazionale”, rilanciando il suo progetto di “costruzione di una comunità globale dal futuro condiviso”, volta a superare gli attuali deficit di pace, sviluppo, sicurezza e governance internazionale.

Anche il Presidente socialista brasiliano Lula ha affermato, sui social, come il suo arrivo in Russia “riafferma il nostro impegno per il multilateralismo. Firmeremo accordi di cooperazione in scienza e tecnologia e cercheremo di ampliare i nostri partenariati commerciali”.

Anche il Presidente socialista Robert Fico, che già aveva recentemente polemizzato con l'esponente della destra estone, Kaja Kallas, rappresentante per gli affari esteri dell'UE, la quale aveva messo in guardia i leader dell'UE dal partecipare al Giorno della Vittoria, è volato a Mosca.

Prima di partire, alla presenza dei rappresentanti istituzionali della Repubblica slovacca, il Presidente Fico ha deposto – presso l'aeroporto di Piešťany - corone di fiori al monumento dedicato ai soldati rumeni caduti contro il nazifascismo. Ricordando come, durante la liberazione della Slovacchia, morirono 60.000 soldati dell'Armata Rossa e 10.000 soldati rumeni.

Il Presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, giunto anch'egli a Mosca il 7 maggio scorso, ha colto l'occasione per incontrare il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa – maggior partito d'opposizione – Gennady Zjuganov.

Attribuiamo grande importanza a questa celebrazione, alla portata che sta assumendo, al significato che porta con sé”, ha affermato Díaz-Canel, il quale ha sottolineato come, ai tempi d'oggi, si cerchi di minimizzare in contributo dell'URSS nella lotta contro il nazifascismo, mentre proprio in quest'epoca, in cui l'ideologia nazifascista appare in ascesa, occorre riaffermarlo.

Una vittoria, quella sovietica, che è stata anche una vittoria per tutta l'umanità e per la liberazione dei popoli oppressi, ha sottolineato il Presidente cubano.

Zjuganov si è detto concorde, ricordando come il militarismo e il capitalismo, insiti nel nazifascismo, causarono l'Olocausto e milioni di vittime, anche tra il popolo sovietico.

Luca Bagatin

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lunedì 6 gennaio 2025

Cuba festeggia i suoi 66 anni di Rivoluzione socialista entrando nei BRICS. Articolo di Luca Bagatin


Cuba, nel 66esimo anniversario del trionfo della Rivoluzione socialista, che la liberò da oppressione e corruzione, entra a far parte dei BRICS, ovvero l'alleanza economica guidata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

Alleanza che comprende, dal 2024, anche Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Iran e che, dal 1 gennaio 2025, si allarga, oltre che a Cuba, anche a Bolivia, Bielorussia, Indonesia, Kazakistan, Malesia, Thailandia, Uganda e Uzbekistan.

Soddisfazione da parte del Presidente Miguel Diaz-Canel, il quale ha dichiarato che tale alleanza offre “una grande speranza per i Paesi del Sud nella loro lotta per un ordine internazionale più giusto e democratico”, rappresentando anche un modo per aggirare l'assurdo e ingiusto embargo statunitense, che da decenni causa problemi economici all'Isola caraibica.

In tal modo, Cuba, potrà aprirsi a nuovi mercati e ridurre la sua dipendenza dal dollaro USA.

Recentemente, peraltro, Cuba ha ricevuto in dono dalla Repubblica Popolare Cinese quasi 70 tonnellate di componenti e accessori per i generatori di energia dell'Isola, che si trova spesso ad affrontare gravi crisi energetiche causate anche dall'embargo statunitense.

La Cina sta infatti collaborando con Cuba, aiutandola a modernizzare la propria infrastruttura energetica, sviluppando fonti energetiche rinnovabili, come il fotovoltaico, che la porteranno a risparmiare fino a sette milioni di dollari USA.

Certo, sarebbe interessante e auspicabile se anche i Paesi UE valutassero la possibile entrata nei BRICS, uscendo da ambiguità neocoloniali e irresponsabilità geopolitiche, che li attanagliano da troppo tempo.

Di tutto ciò e da molti anni, ne parla solo il prof. Giancarlo Elia Valori, autorevole manager e analista geopolitico di lunghissimo corso.

Egli propone, peraltro, la creazione di un tavolo/organismo di confronto europeo fondato proprio sullo studio e l'applicazione delle prospettive dei BRICS.

Prospettive fondate su pace, sicurezza, sviluppo, cooperazione, prosperità, modernizzazione e collaborazione con un Sud del mondo in crescita e che rappresenta il futuro di un Pianeta che non può più essere governato da un unilateralismo protezionista, sanzionatorio e omologato alle vecchie logiche della Guerra Fredda.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 2 gennaio 2024

65 anni di Rivoluzione cubana nel segno dei diritti sociali, dei diritti civili e del diritto alla salute per tutti. Articolo di Luca Bagatin


Il 1 gennaio 1959, al termine della Rivoluzione cubana che portò alla nascita della Repubblica Socialista di Cuba, il leader Fidel Castro affermò: "Questa volta, fortunatamente per Cuba la Rivoluzione arriverà davvero al potere. Non sarà come nel 1895 quando gli americani sono venuti e hanno preso questo. Sono intervenuti all'ultimo minuto e poi non hanno nemmeno fatto entrare Calixto Garcia che aveva combattuto per 30 anni, non hanno voluto che entrasse a Santiago de Cuba. Non sarà come nel 1933 quando il popolo ha iniziato a credere che si stesse facendo una rivoluzione, è arrivato il signor Batista, ha tradito la Rivoluzione, ha preso il potere e ha instaurato una dittatura per 11 anni. Non sarà come nel 1944, anno in cui la folla si infuocò credendo che finalmente il popolo fosse arrivato al potere, e quelli che sono saliti al potere furono i ladri. Né ladri, né traditori, né interventisti. Questa volta sì che è la Rivoluzione”.

E così fu, tanto che, nella Cuba di oggi, con un socialismo rinnovato, che promuove fortemente diritti sociali al fianco di quelli civili, si celebra il 65esimo anniversario di quella storica Rivoluzione, che solo un insensato, ideologico, razzista e crudele embargo imposto dagli USA e dal loro spirito guerrafondaio, ha continuato a osteggiare in tutti questi anni.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, nel suo discorso di fine anno, infatti, ha affermato: “Il 2023 finisce ed è come se fossimo arrivati in cima ad una montagna altissima, lungo sentieri tortuosi. Come tante volte in 65 anni, la salita è stata ardua e a volte siamo dovuti tornare indietro. Ma siamo arrivati.

Sulla via dell'ideale socialista, come ci hanno insegnato Fidel e Raúl, arrivare è vincere, consapevoli che ogni traguardo è un nuovo punto di partenza (…). Oggi tutto sembra più difficile che mai a causa dei lunghi anni trascorsi a sostenere il peso criminale di una politica di recinzioni e sanzioni che sembra infinita nella sua crudeltà. Ma noi rivoluzionari non siamo arrivati prima di questo 65° anniversario per arrenderci e consegnare le bandiere. (...) il segreto della Rivoluzione per sostenersi di fronte a tutte le avversità è stato la partecipazione popolare a una storia unica di resistenza e creatività, con una leadership ferma e un insieme di principi come base. (…) La Rivoluzione non è l’opera di un giorno, di un anno e nemmeno di 65 anni. È un'idea, una volontà.

Questa è la Rivoluzione. Non siamo soli. Siamo tutti noi insieme, a conquistare cose impossibili. E lo faremo”.

A guidare le celebrazioni per il 65esimo anniversario della Rivoluzione, nella parte orientale di Santiago de Cuba, oltre al Presidente Diaz-Canel, anche l'ex Presidente e leader rivoluzionario Raul Castro, 92 anni.

Raul Castro, nel suo discorso, rinnovando il sostegno al suo successore Diaz-Canel, ha affermato, fra le altre cose: “So che esprimo i sentimenti della generazione storica ratificando la fiducia in coloro che oggi ricoprono la responsabilità della leadership del nostro partito e del nostro governo”.

Il Presidente Diaz-Canel, nel suo discorso in occasione della celebrazione, ha affermato, fra le altre cose: “Questa Rivoluzione è, innanzitutto, un atto libertario di proiezione continentale che non solo ha liberato il Paese da una dittatura servile, repressiva e corrotta, ma ha anche sciolto ben presto i nodi della dipendenza economica dalle multinazionali yankee e liquidato le espressioni più crudeli della condizione umana. Sfruttamento, che si era naturalizzato nella società cubana, come il lavoro minorile, la prostituzione o la semi-schiavitù degli immigrati haitiani”. Ed ha ricordato – oltre alle riforme economiche e sociali portate avanti dalla Rivoluzione – anche il forte contributo sanitario dato da Cuba al mondo, in tutti questi decenni.

Questa è la Rivoluzione che, dopo aver perso 3.000 medici a causa di un esodo politicamente indotto negli anni ’60 – ha affermato Diaz-Canel - ha costruito uno dei sistemi sanitari più formidabili e prestigiosi del nostro tempo e che oggi conta mezzo milione di lavoratori a tutti i livelli, che garantiscono una copertura universale e assistenza gratuita per tutti gli uomini e le donne cubane.

Allo stesso tempo, durante questi sei decenni, hanno collaborato 600.000 professionisti della salute cubani in 165 paesi. E più recentemente, durante il periodo della pandemia di COVID-19, circa 3.000 membri del contingente Henry Reeve hanno fornito servizi in 40 di essi”.

Cuba e la sua Rivoluzione socialista, in sostanza, salvano.

Gli irresponsabili governanti di USA e UE, invece, riducono i bilanci alla sanità e all'istruzione pubbliche e diffondono – nel mondo - una cultura fondata sulle armi, il neo-colonialismo e insensate sanzioni a tutti i Paesi che la pensano diversamente da loro.

Da una parte, in sostanza, la razionalità e il pragmatismo del socialismo. Dall'altra la follia e ignoranza del liberal-capitalismo, insana e insensata ideologia che si è diffusa, purtroppo e drammaticamente, in particolare, dal 1993 ad oggi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it