venerdì 29 settembre 2023

Ambroise Croizat, Ministro comunista di De Gaulle che promosse la sicurezza sociale. Articolo di Luca Bagatin

 

Morì, a soli 50 anni, nel 1951, per un cancro ai polmoni, forse uno degli ultimi rappresentanti francesi e europei delle lotte per le conquiste sociali, ovvero il Ministro Ambroise Croizat.

Vale la pena ricordarlo, in un'Unione Europea che aborrisce il socialismo praticamente ovunque, nel mondo; che sta distruggendo i diritti sociali conquistati negli anni delle lotte civili e democratiche e in cui i sedicenti “socialisti” europei sono diventati liberal-capitalisti, esattamente come i popolari, i verdi e le destre.

Un'UE che ha distrutto la sovranità degli Stati nazionali e una Francia odierna che ha preferito annientare ogni protesta, come quella dei Gilet Gialli, che ha chiesto per mesi unicamente più democrazia e meno austerità.

Ambroise Croizat nacque in Savoia nel 1901. Nel 1917 si iscrisse all'organizzazione dei giovani socialisti francesi e, l'anno successivo, aderì al Partito Socialista (quando era ancora un partito operaio e non il partitino liberal-capitalista di Hollande e successori). Fu operaio metallurgico, guidò i grandi scioperi di Lione e sostenne l'affiliazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) all'Internazionale Comunista.

Dal 1920 al 1928 guidò la Lega dei Giovani Comunisti, quando ancora il Partito Comunista Francese si definiva semplicemente comunista e non, indistintamente, “di sinistra”, in quanto non partito borghese, ma squisitamente partito operaio e socialista.

Nel 1936 divenne Segretario Generale della Federazione dei Metalmeccanici della CGT, ovvero della Confederazione Generale del Lavoro, maggiore sindacato francese e parteciperà alle lotte che porteranno alle ferie pagate, alla riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali e alla legge che introdurrà i contratti collettivi nazionali.

Negli Anni '40, nella Francia occupata dai nazisti, fu arrestato assieme a molti suoi compagni comunisti e condannato a 5 anni di carcere nella colonia d'Algeria.

Dopo la Liberazione, Croizat, sarà eletto all'Assemblea Costituente e, successivamente, all'Assemblea Nazionale.

Diventerà Ministro del Lavoro del Governo De Gaulle dal 21 novembre 1945 al 26 gennaio 1946; successivamente Ministro della Previdenza Sociale dal 26 gennaio al 16 dicembre 1946 nei governi Gouin e Bidault e, infine, dal 22 gennaio al 4 maggio 1947 nel governo Ramadier.

Nel pur breve periodo del suo mandato introdusse e attuò: il sistema di protezione sociale; l'assicurazione sanitaria; il sistema pensionistico; raddoppiò l'importo degli assegni famigliari e migliorò il diritto del lavoro introducendo i consigli di fabbrica, la medicina del lavoro, la regolamentazione degli straordinari; lo statuto dei minori; la legge sugli infortuni sul lavoro.

Tutti aspetti, negli anni, via via sempre più attaccati e smantellati dai governi successivi, tanto pseudo gollisti che pseudo socialisti, per non parlare del liberale Macron e dei suoi attacchi al sistema sociale francese e ad ogni richiesta di maggiore democrazia diretta.

Celebre la frase pronunciata da Ambroise Croizat all'Assemblea Nazionale nel suo ultimo discorso, nell'ottobre 1950: “Non tollereremo mai la negazione di uno dei vantaggi della sicurezza sociale. Difenderemo sino alla morte e con tutte le forze, questa legge umana e di progresso”.

In un Occidente e in una UE che sta mettendo in vendita ogni cosa e ogni valore interiore e ove la libertà e la democrazia sembrano sempre più esistenti unicamente sulla carta, le idee di Ambroise Croizat ci illuminano ancora, come un faro, a dare nuovamente vita a quel Sol dell'Avvenire di garibaldina e socialista memoria.

Luca Bagatin

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Si rafforza la cooperazione fra Brasile e Cina nel segno del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Si rafforza la cooperazione fra Brasile e Cina, già membri del gruppo dei BRICS.

Dal 18 al 22 settembre scorso, il brasiliano Partito dei Lavoratori (PT) - espressione del governo presieduto da Luiz Inácio Lula da Silva - ha invitato a visitare il Brasile Li Xi, membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Quest'ultimo ha affermato come Cina e Brasile siano i maggiori Paesi in via di sviluppo, rispettivamente nell'emisfero orientale e occidentale del pianeta.

Lula, da parte sua, ha affermato come Brasile e Cina siano ottimi amici e partner, i quali abbracciano entrambi una fruttuosa collaborazione in ambiti quali la politica, l'economia, il commercio e la visione multulaterale nell'ambito degli affari internazionali.

Sia Lula che Li Xi, hanno auspicato di rafforzare la cooperazione allo scopo da affrontere sfide globali quali povertà, diseguaglianza, cambiamento climatico e sviluppo di una cultura di pace, favorendo la prosperità nel mondo.

In questo senso, sia il PT che il PCC, hanno inteso approfondire le loro relazioni bilaterali e di amicizia fra i due popoli, fondate sulla comune adesione all'idea socialista e apprendere reciprocamente dalle rispettive esperienze di governo.

Luca Bagatin

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domenica 24 settembre 2023

Il Presidente colombiano Gustavo Petro, come quello brasiliano Lula, chiede a Biden di liberare Assange. Articolo di Luca Bagatin

 
Nell'ambito del suo soggiorno a New York per partecipare all'Assemblea dell'ONU, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha rilasciato un'intervista al network statunitense Democracy Now, redatta da Amy Goodman, chiedendo la libertà del giornalista libertario Julian Assange, detenuto da tempo negli USA.

Julián Assange è un giornalista, punto. Quello che faceva era lavoro giornalistico, punto. Ed è in carcere da molto tempo per il suo lavoro giornalistico”, ha dichiarato – fra le altre cose – il Presidente Petro.

Gustavo Petro si è unito alle richieste del suo omologo brasiliano, il Presidente socialista Luiz Inácio Lula da Silva, il quale, in sede ONU, aveva richiesto di preservare la libertà di stampa e, pertanto, la liberazione di Assange, il quale è in carcere dal 2010, dopo aver denunciato i possibili crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan.

Assange dovrebbe essere libero e noi lo abbiamo chiesto. L'ho chiesto. Lula ne ha fatto una bandiera. L’Ecuador, quando aveva un Presidente progressista, lo tutelava. I suoi avvocati vengono a trovarci a volte, disperati”, ha affermato, altresì, il Presidente colombiano.

E ha sottolineato come furono i Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America a fondare i principi del proprio Paese sulla libertà di stampa. In merito, il Presidente Petro, ha dichiarato: “È la più grande presa in giro della libertà di stampa, ed è stata messa in pratica dal Paese che ha costruito il concetto. Era durante il periodo della Rivoluzione Americana. Quelli che qui chiamano i Padri Fondatori, sono loro che hanno detto che ci deve essere una stampa indipendente dal potere, dai poteri costituiti. A quel tempo, questo era inteso come potere politico. Oggi parlerei anche dei poteri economici, perché la stampa ha ceduto agli interessi del potere economico. Ma se prendiamo questo concetto fondamentale degli Stati Uniti, ciò che stanno facendo con Assange lo contraddice, negando il loro stesso principio fondamentale. Lo stesso governo degli Stati Uniti lo sta facendo. E quindi è una contraddizione in termini. È una contraddizione, di per sé, come società”.

Gustavo Petro, eletto un anno fa in Colombia con il 50,42% dei voti al secondo turno, si è proposto quale leader socialista nel suo Paese per combattere disuguaglianza, povertà, espandere programmi sociali, aumentare le tasse ai più ricchi, combattere la dipendenza da combustibili fossili, lottare contro il narcotraffico, favorire i diritti delle donne e delle persone LGBT e riaprire le relazioni con il vicino Venezuela.

Luca Bagatin

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venerdì 22 settembre 2023

Cuba. Vertice G77+Cina per rilanciare equità, giustizia, inclusione e pace. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 e 16 settembre scorso si è tenuto, a L'Avana, il vertice G77+Cina.

Presenti 1300 delegati provenienti da 116 Paesi e da 12 organizzazioni e agenzie ONU.

Importante il risultato diplomatico ottenuto da Cuba, che ha incassato il sostegno contro l'assurdo e annoso embargo statunitense.

In rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese, Li Xi, membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Li Xi ha affermato come Cuba abbia contribuito, in modo significativo, a promuovere la solidarietà dei Paesi in via di sviluppo nell'affrontare le sfide globali, promuovendo il multilateralismo e la lotta a ogni forma di egemonia.

Ha affermato, inoltre, come la Cina sia pronta ad aprire un nuovo capitolo nella cooperazione “Sud-Sud”, dichiarando: “Siamo pronti a lavorare con Cuba e gli altri membri del G77 per aprire un nuovo capitolo nella cooperazione Sud-Sud alla ricerca di un maggiore sviluppo attraverso una solidarietà più forte, costruire una comunità del Sud del mondo con un futuro condiviso e inaugurare una nuova era di sviluppo comune”.

Egli ha inoltre sottolineato la necessità, per i Paesi del G77, di “unire le forze per mantenere la pace e la tranquillità nel mondo e promuovere un ambiente internazionale favorevole allo sviluppo. In secondo luogo, sostenere l’equità, la giustizia e l'inclusione”.

Il G77, nato circa 60 anni fa, grazie alle lotte di indipendenza nazionale dei suoi membri, è un'organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite composta da 134 Paesi, prevalentemente in via di sviluppo.

La Cina, pur non considerandosi parte del G77, lo sostiene sin dal 1994.

Il rappresentante cinese, Li Xi, in occasione di tale vertice, ha incontrato – oltre all'ex Presidente e eroe della rivoluzione socialista cubana, Raul Castro - anche il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba (PCC), oltre che Presidente cubano Miguel Diaz-Canel, rilanciando la collaborazione fra i due Paesi, anche nell'ambito delle rispettive cause socialiste.

Luca Bagatin

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martedì 19 settembre 2023

Riflessioni socialiste, libertarie, ovvero conservatrici di Luca Bagatin


In generale, fra progressisti e conservatori, ho sempre preferito questi ultimi.

Il progressista è legato al danaro e al cambiamento, anche di ciò che funziona.

Il progressista potrebbe, con estrema facilità, distruggere quanto di buono è stato costruito. Per ricostruire e distruggere ancora.

Il progressista è l'incarnazione della borghesia. Ovvero la classe della depravazione e dell'ipocrisia.

Il conservatore, invece, può rappresentare tanto il proletariato quanto l'aristocrazia.

Ovvero lo spirito selvaggio e originario della Natura.

(Luca Bagatin)

La Repubblica Popolare Cinese funziona ed è una potenza anche perché non c'è ricambio di potere se non all'interno del Partito Comunista Cinese.

Ciò evita al Paese di subire la sciocca propaganda, tipica dei Paesi liberali, fatta di partiti/politicanti contrapposti, che, anziché fare il bene del Paese stesso, seguono bassi istinti elettorali e perseguono il loro interesse personale.

(Luca Bagatin)

Finché la politica continuerà a ragionare in termini di costi/benefici (al politico e all'apparato che lo protegge), non ci sarà alcun servizio alla comunità, che dovrebbe essere l'unica ragione per la quale uno Stato o un ente pubblico dovrebbe esistere.

In assenza di tale aspetto, Stato ed enti pubblici potrebbero benissimo estinguersi (in quanto dannosi e gravosi per la comunità) e il sedicente "voto democratico" andarsi a fare benedire.

(Luca Bagatin)

Non si tratta di essere o meno negazionisti del clima, ma di comprendere che il clima cambia, indipendentemente dalla volontà dell'essere umano.

I cambiamenti climatici esistono da secoli e millenni (come le pandemie).

Avete mai sentito parlare dell'Era Glaciale?

Non era solamente un film di animazione.

Il punto è che l'essere umano, nella sua infinità stupidità, pretende di regolare e di conoscere ogni cosa.

Mettere le mutande alla Natura, non è come metterle al proprio figlio!

Per questo dico: i cambiamenti climatici esistono e continueranno ad esistere. Idem le pandemie.

Mettiamoci l'anima in pace.

Nel lungo periodo saremo tutti morti, come diceva Keynes.

Certo, potrebbe capitare anche prima, se la Natura fa i capricci.

(Luca Bagatin)

Il borghese rimane e rimarrà sempre un soggetto inutilmente ricco, molle, fiacco, ipocrita, moralmente depravato e privo di eroismo.

La classe borghese è spiritualmente inuitile, parassitaria e dannosa.

Il fallimento della Rivoluzione Francese fu di non aver spazzato via la borghesia, anziché l'aristocrazia.

Il fallimento dell'UE nasce proprio dal fatto che la maggioranza della popolazione è composta di merda borghese.

La Cina moderna, benché socialista e evoluta, sta rischiando di tornare indietro proprio a causa dell'ampliamento della classe borghese.

Occorrerà che inizino a rifletterci.

(Luca Bagatin)

La religione divide, la spiritualità unisce.

Esattamente come l'informazione divide, mentre la formazione unisce e permette la comprensione.

(Luca Bagatin)

domenica 17 settembre 2023

Psicoanalisi della guerra, ovvero elaborazione del lutto. Articolo di Luca Bagatin

 
Mancavo da Pordenonelegge da diversi anni.

Francamente nemmeno quest'anno avrei voluto andarci, ma poi, trovandomi a Pordenone in questo periodo mi sono detto: “Ma sì, dai, andiamoci e seguiamo qualche conferenza”.

Alla fine, complice il fatto che fisicamente sono un po' a pezzi e faccio non poca fatica a camminare, l'unica conferenza che ho seguito davvero – ma con grande interesse - è stata quella di Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista, il quale ha presentato la ripubblicazione – per Feltrinelli - di “Psicoanalisi della guerra”, di Franco Fornari.

Conferenza e saggio interessanti, in quanto di eterna attualità, vista l'impressionante sequela di guerre di cui è disseminata la Storia.

Franco Fornari (1921 – 1985), psicoanalista di lungo corso, fu professore di Recalcati, negli Anni '80.

E Recalcati ci ha parlato del perché ha deciso di far ripubblicare questo suo testo, curandone la prefazione. Ovvero il momento storico in cui viviamo.

Un momento storico di follia guerrafondaia da ogni parte e di rinascita – da una parte, quella filo statunitense - di una insana mentalità da Guerra Fredda.

Fornari, spiega Recalcati, essendo cresciuto in una famiglia numerosa, si è sempre occupato di problemi collettivi e sociali.

Il saggio “Psicoanalisi della guerra” - spiega Recalcati – viene pubblicato nel 1966, in piena Guerra Fredda, ma è concepito – da Fornari – due anni prima, nel '64.

Fornari è comprensibilmente preoccupato – come molti della sua generazione – della possibile escalation nucleare, innescata dalla contrapposizione fra due blocchi geopolitici e ideologici alternativi.

Pertanto, egli si interroga sulle origini psicologiche della guerra e ne trae le seguenti conclusioni: la guerra è una eleborazione paranoica del lutto.

La guerra sostiutisce l'eleborazione del lutto. E' – spiega Recalcati riferendosi al pensiero psicoanalitico di Fornari – una “proiezione aggressiva di tipo paranoico”. Un “lutto collettivo mancato”.

E qui, Recalcati, per spiegare le tesi di Fornari, ricorre a un saggio scritto da Freud nel 1915, di poche pagine, dal titolo “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte”.

Nel saggio, Freud ritiene che gli esseri umani siano degli “assassini”, degli esseri che non si amano e ciò lo si può evincere dai sogni che fanno, spesso violenti, che manifestano un inconscio non altruistico e volto all'interesse personale.

Freud ritiene che la Storia sia un'eterna guerra fra i popoli e che, nei confronti di chi amiamo, siamo mossi da una profonda “ambivalenza emotiva”. Ciò ci causa dipendenza emotiva e siamo portati a odiare profondamente chi amiamo, nel momento in cui perdiamo la persona amata.

In tale frangente, spiega Recalcati, siamo travolti dal senso di colpa, in quanto la persona amata non c'è più e noi rimaniamo soli, ma, intimamente, finiamo per essere felici di questo.

Il legame affettivo è dunque ambivaente. L'amato è, al contempo, odiato, anche se non ne siamo consapevoli a livello conscio.

Tale odio, spiega Recalcati, sorge quando ci guardiamo allo specchio e riflettiamo un'immagine ideale. Scopriamo, dunque, che non possiamo raggiungere chi amiamo e farlo nostro, ovvero farlo esattamente come vorremmo nella nostra immagine ideale.

L'amore, ovvero il superamento di tale odio, sarà possibile solo quando accetteremo che la persona che amiamo non è nostra. Elaborando così il lutto causato dalla pardita della persona che amiamo.

Ecco che la guerra, secondo la visione di Fornari spiegata da Recalcati, è, appunto, il rifiuto del lutto, la mancata elaborazione di un lutto.

E qui Fecalcati fa l'esempio delle antiche tribù africane che, quando moriva il figlio del capotribù, lo sciamano attribuiva tale morte a un maleficio scatenato dallo sciamano della tribù limitrofa.

In questo modo, proiettando la colpa su qualcun altro in modo paranoide, si pongono le basi per scatenare una guerra.

L'unico modo, dunque, secondo Fornari per liberarsi dalla mentalità guerrafondaia è quello di eleborare, metabolizzare il lutto (tenendo presente che un lutto è un avvenimento irreversibile), senza incolpare nessuno, accettando. In senso più ampio, possiamo dire che l'eleborazione del lutto è il fondamento della democrazia, la quale obbliga al confronto fra una pluralità di punti di vista.

Tale confronto, porta a una perdita (un lutto, appunto) delle nostre convinzioni originarie e a una eleborazione/confronto di punti di vista differenti.

Fornari, come spiega Recalcati, analizza anche due aspetti, ovvero il gioco d'azzardo e la tossicomania, ritenendo che tali modalità vengano utilizzate da molti per elaborare, in modo purtuttavia autodistruttivo, il lutto. Attraverso, appunto, queste modalità che portano all'auto-annientamento, esattamente come l'escalation nucleare.

L'escalation nucleare, infatti, da parte dei governi, sembra far credere loro di essere “padroni del mondo” (come credono di esserlo i giocatori d'azzardo patologici e i tossicomani), ma in realtà tale “padronanza” si ribalta nel suo contrario, in quanto destinata a provocare l'autoannientamento del pianeta.

Come se ne esce, dunque? Secondo Fornari, spiegato da Recalcati, “prendendo su di sé la morte e consentendo così la vita”. Accettando la morte naturale, la fine di ogni cosa, che è irreversibile.

Luca Bagatin

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venerdì 15 settembre 2023

Venezuela-Cina: partnership nel segno del socialismo, della pace, dello sviluppo, dell'equità e della democrazia. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, ha incontrato a Pechino, dall'8 al 14 settembre, il suo omologo Xi Jinping.

Quest'ultimo, nel corso degli incontri, ha affermato che “la creazione di un partenariato strategico per tutte le stagioni tra Cina e Venezuela soddisfa le aspettative comuni dei due popoli e è conforme alla tendenza generale dello sviluppo storico”.

Il Presidente Xi ha inoltre parlato delle riforme avviate in Cina, in particolare dello sviluppo delle cosiddette Zone Economiche Speciali, avviate da alcuni anni - peraltro - anche in Venezuela, al fine di attrarre investimenti.

Venezuela e Cina, dunque, inaugurano quella che Xi ha definito “una nuova era di relazioni bilaterali”, approfondendo la cooperazione nell'ambito degli investimenti, in campo agricolo, dell'istruzione, del turismo e in ambito spaziale.

La Cina, inoltre, sostiene la salvaguardia dell'indipendenza nazionale e della sovranità del Venezuela, minacciate dalle assurde e antidemocratiche sanzioni unilaterali da parte degli USA e dell'UE, oltre che incoraggia la stabilità socioeconomica e l'autodeterminazione del Paese, ottenuta sia grazie all'opera del Libertador Simon Bolivar – nel XIX secolo - che del Presidente Hugo Chavez.

Relativamente a tale rinnovata partnership, il Presidente Maduro ha affermato che: “Tra Cina e Venezuela esiste un rapporto modello. E' un modello di ciò che dovrebbe essere il rapporto tra una superpotenza come la Cina, la grande superpotenza del 21° secolo e un Paese emergente, eroico, rivoluzionario e socialista come il Venezuela. La Cina ha inaugurato una nuova era caratterizzata dall’emergere di superpotenze non colonialiste, non imperialiste e non egemoniche”.

E ha peraltro ringraziato l'intervento della Repubblica Popolare Cinese in campo sanitario ai tempi dell'emerganza Covid19: “Dobbiamo ringraziare moltissimo la Cina. Al tempo della pandemia, se non fosse stato per la Cina, con il blocco dell’imperialismo statunitense in Venezuela, non sarebbero arrivati né i medicinali, né le forniture sanitarie, né i vaccini. Grazie alla Cina, vaccini e medicinali sono arrivati non solo in Venezuela, ma in più di 160 Paesi nel mondo”.

Il Venezuela ha riaffermato, inoltre, il suo interesse ad entrare a far parte del gruppo dei BRICS, in qualità di fornitore di energia, grazie alle sue riserve di petrolio e gas naturale.

Relativamente al conflitto russo-ucraino, Venezuela e Cina ritengono che l'unica via praticabile per risolvere tale crisi sia il dialogo e il negoziato, evitando di gettare benzina sul fuoco, incoraggiando una soluzione pacifica del conflitto.

Venezuela e Cina, entrambe ispirate a valori socialisti e democratici, hanno pertanto sottoscritto una intesa in cui - oltre ad avviare un Piano di cooperazione socioeconomica “Belt and Road” - entrambe le parti si impegnano a “lavorare insieme per sostenere i valori comuni di pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà per tutta l’umanità, e si impegnano a continuare a lavorare insieme per sostenere l’ordine internazionale basato sul diritto internazionale e sulle norme fondamentali, ovvero le norme che regolano le relazioni internazionali, il sistema internazionale con le Nazioni Unite e la sua Carta, scopi e principi al suo centro e si oppongono a tutte le forme di egemonismo e politica di potere, si oppongono a tutte le forme di unilateralismo e si oppongono alla creazione di blocchi e circoli di esclusione mirati a Paesi specifici”.

La Repubblica Popolare Cinese, peraltro, nella prima settimana di settembre – attraverso il Ministro Liu Jianchao, del Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese - aveva rinnovato le relazioni con i Paesi del sud-est asiatico ad essa affini, ovvero Cambogia, Vietnam e Laos. Paesi ad essa legata dalle comuni lotte in difesa del socialismo e dell'indipendenza nazionale dall'egemonia statunitense.

Luca Bagatin

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giovedì 14 settembre 2023

Moana Pozzi, l'alternativa eretica, erotica, eroica al Potere. Articolo di Luca Bagatin

 

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero quasi trent'anni fa.

Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.

Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.

Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.

Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.

Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre (interpretato, nel film, dall'ottimo Novello Novelli) per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.

E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).

Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.

Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.

Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.

Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.

E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.

Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come trent'anni fa.

Luca Bagatin

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martedì 12 settembre 2023

Alberto Simonini, socialista democratico d'altri tempi. Articolo di Luca Bagatin

 

Ormai da trent'anni, i partiti storici e democratici, in Italia, sono scomparsi. Per lasciare spazio a gruppi parolai, di destra e sinistra, che, dalla “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, come ebbe a definirla il leader socialista Bettino Craxi, hanno ottenuto quella legittimazione che giustamente – dal 1945 – era stata loro negata.

Fra i difensori dell'ordine democratico costituzionale, nato dopo la caduta del fascismo e la nascita dell'Italia repubblicana, un esponente assai poco approfondito, ovvero quell'Alberto Simonini, socialista democratico, che – da operaio – divenne nel corso degli anni, Ministro della Repubblica.

E' a lui, emiliano doc, nato nel 1896, che è dedicato l'agile volume storico e commemorativo del prof. Michele Donno, edito da Rubbettino, con prefazione di Giuseppe Amadei, già collaboratore di Simonini e deputato socialdemocratico.

Avente per simbolo il Sole Nascente, di ispirazione garibaldina e turatiana, quello che diverrà il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), nel 1951, sarà partito di sinistra di ispirazione marxista democratica, che si porrà quale argine agli opposti estremismi, di destra e sinistra, nel corso della Prima Repubblica.

Alberto Simonini, figlio di un ferroviere e di una contadina, autodidatta, iniziò la sua carriera professionale come operaio meccanico a Reggio Emilia.

Negli Anni '10, affascinato dal socialismo umanitario del deputato del PSI, Camillo Prampolini (1859 – 1930), costituì un circolo giovanile socialista e divenne fervente antimilitarista e, per questo, fu spesso condannato.

Nel 1914 divenne collaboratore del giornale fondato da Prampolini, “La Giustizia” e, pur rimanendo affascinato dall'esperienza della rivoluzione russa degli anni successivi e collocandosi su posizioni “comuniste unitarie” all'interno del PSI, si schierò presto dalla parte dei riformisti di Filippo Turati, Giacomo Matteotti e dello stesso Prampolini, contro lo spirito violento dei massimalisti.

Secondo Simonini, come secondo Prampolini, Turati e gli altri riformisti, compito dei socialisti doveva essere quello di diffondere - fra contadini e operai – idee cooperativistiche e di emancipazione sociale, nel solco della democrazia. Senza cedere a illusioni massimalistiche e alla violenza.

Sarà questo aspetto che lo porterà, assieme anche a Giuseppe Saragat, a scegliere di rimanere nel PSI, quando nel 1921, una parte dei massimalisti, deciderà di abbandonare il partito per fondare il Partito Comunista d'Italia (PCd'I).

Nel 1922 aderirà al Partito Socialista Unitario (PSU), assieme a Turati, Prampolini, Matteotti, Buozzi e Treves.

Saranno quelli gli anni dell'intensa attività sindacale di Simonini, il quale – a differenza dei comunisti e dei massimalisti – riteneva che il sindacato dovesse essere indipendente da ogni influenza partitica ed accettare che vi aderissero lavoratori di ogni tendenza politica.

E, in qualità di socialista e sindacalista, fu attivo nel respongere - fisicamente - gli assalti dei fascisti contro le sedi politiche e sindacali nella città di Parma.

Quando il fascismo dissolverà i partiti socialisti, Simonini e gli altri entreranno nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Dopo la caduta del regime fascista si ripropose, in ambito socialista, la possibilità di riunificare le due anime, quella massimalista del PSI (più conciliante nei confronti del Partito Comunista), guidata da Pietro Nenni e quella riformista, comprendente – fra gli altri - Simonini, Saragat e Ludovico d'Aragona.

La prospettiva riformista guardava all'idea di una sorta di “terza forza”, centrista, secondo la quale l'Europa dovesse rimanere indipendente dai due blocchi, USA e URSS, promuovendo un socialismo democratico, che richiamasse l'esperienza originaria di Marx e l'idea dei primi Soviet, ovvero consigli democratici diretti, formati da operai e contadini, privi di quelle tendenze burocratiche e statolatriche degli anni successivi al 1917.

Fu così che, lungi dal riunificare le due anime socialiste, nel 1947, i riformisti – con Simonini Segretario nazionale e ormai deputato – daranno vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), al quale peraltro aderirà anche la già rivoluzionaria russa Angelica Balabanoff (1878 – 1965).

Fu così che, il PSLI, entrerà a far parte del Governo De Gasperi, dando vita al Quadripartito, assieme a repubblicani, liberali e democristiani, in modo da arginare – nella visione di Simonini e del suo partito – ogni pericolo totalitario, provenisse esso da destra o da sinistra.

Nel 1950, Alberto Simonini sarà nominato Ministro della Marina Mercantile e, l'anno successivo, il PSLI cambierà nome in Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e tale rimarrà il nome sino alla sua dissoluzione, in particolare a causa della già citata falsa rivoluzione di Tangentopoli, nel corso degli Anni '90.

Della storia del PSDI, ad ogni modo, il prof. Michele Donno ha scritto altri interessanti saggi, le cui recensioni vorrei rimandare ad altro articolo.

Alberto Simonini, divenuto nel 1958 Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni del governo Fanfani, morirà improvvisamente, di attacco cardiaco a Strasburgo, nel 1960, ove si trovava per prendere parte ai lavori dell'Assemblea parlamentare europea.

Fu promotore, a Reggo Emilia, dell'Opera benefica “Camillo Prampolini”, alla quale volle imprimere le sue idee sindacali di emancipazione dei lavoratori e dei loro figli e, ancora oggi, è attiva la Fondazione Alberto Simonini, con sede a Reggio Emilia, rivolta al mondo del lavoro ed alla formazione professionale.

Luca Bagatin

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lunedì 11 settembre 2023

Ricordando il socialista e massone Salvador Allende (26 giugno 1908 - 11 settembre 1973)

Parti del discorso pronunciato durante la tornata della Gran Loggia di Colombia a Bogotà il 28 agosto 1971 da Salvador Allende

Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia di Colombia, cari Fratelli del Supremo Consiglio, alti dignitari dell’Ordine, cari Fratelli tutti: guardando indietro, all’inizio della mia vita, ricordo che non ottenni con facilità il diritto a essere membro della Gran Loggia del Cile, perché ero stato uno studente ribelle. E se insistetti nel bussare alle porte della Rispettabile Loggia Progreso Nº4 di Valparaiso, lo feci con profonda convinzione e possedendo i principi massonici inculcati nella nostra famiglia da mio padre, il caro Fratello Ramon Allende Padilla Huelvo, che fu Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia del Cile e fondatore della Loggia le cui porte si aprirono per me in Valparaiso, essendo la stessa la seconda Loggia nel Paese.
Avevo piena coscienza che l’Ordine non è né una setta, né un partito, e che sgrossando la pietra grezza ci si prepara per agire nel mondo profano. E che è obbligo dei massoni agire nel mondo profano sulla base dei principi permanenti della Massoneria. Per questo, e non per ringraziare (dato che credo che questo termine sia improprio tra fratelli) ma piuttosto per testimoniare sul contenuto generoso delle parole del Sovrano Gran Commendatore e del Serenissimo Gran Maestro, che vorrei ricordare la notte della mia Iniziazione, quando per la prima volta, ascoltando il Rituale, udii che «gli uomini senza principi e senza idee ferme, sono come le imbarcazioni che, una volta rotto il timone, si sfasciano contro gli scogli».
Appresi anche che nel nostro Ordine non ci sono gerarchie di natura sociale né economica. Fin dal primo momento divenne dunque più forte in me la convinzione che i principi dell’Ordine, proiettati nel mondo profano, potevano e dovevano essere un contributo al gran processo rinnovatore che tutti i popoli del mondo cercano di effettuare, specialmente i popoli di questo Continente, la cui dipendenza politica ed economica accentua la tragedia dolorosa dei paesi in via di sviluppo.
Per questo, ed essendo sicuro che la tolleranza è una delle virtù più profonde e solide, in tutta la mia vita massonica, che è già arrivata ai 33 anni, nelle Tavole presentate alle diverse Logge della mia patria ho sempre insistito sulla sicurezza, per me certa, che potevo coesistere nei Templi con i miei Fratelli, anche se per molti era difficile immaginare che questo fosse possibile per un uomo che nella vita profana dice pubblicamente di essere marxista. Questa realtà compresa nelle Logge, fu incompresa molte volte nel mio partito. Più di una volta nei congressi del partito fondato nientemeno che da un Ex Serenissimo Gran Maestro dell’Ordine Massonico del Cile, Eugenio Matto Hurtado, fu discussa l’incompatibilità tra l’essere massone e socialista. 
È più dura l’intolleranza nei partiti politici. Sostenni il mio diritto a essere massone e socialista allo stesso tempo. In questi Congressi dissi pubblicamente che qualora si fosse accettata questa incompatibilità, avrei abbandonato il partito come militante, anche se non avrei mai smesso di essere socialista in quanto a idee e principi. Allo stesso tempo sostenni che il giorno che nell’Ordine si fosse accettata l’incompatibilità tra le mie idee e la mia dottrina marxista, e l’essere massone, avrei abbandonato le Officine, convinto che ivi la tolleranza non era una virtù praticata. Ho potuto vivere questa realtà (essere marxista e massone, n.d.t.), e credo di poter offrire ai Fratelli della Gran Loggia di Colombia solamente una vita leale ai principi dell’Ordine, dentro l’Ordine e nel mondo profano.  …“Così com’è fondamentale che l’uomo della mia terra perda il timore nei confronti della vita, rompa con la sottomissione, abbia diritto al lavoro, all’educazione, alla casa, alla salute e al divertimento. Pensiamo che l’uomo del Cile debba vivere il contenuto delle parole così significative, come quelle che costituiscono il trinomio fondamentale della Massoneria: FRATELLANZA, UGUAGLIANZA e LIBERTÀ. Abbiamo sostenuto che non può esistere l’uguaglianza quando pochi hanno tutto e molti non hanno niente. Pensiamo che non può esistere la fratellanza quando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è la caratteristica di un regime o di un sistema. Perché la libertà astratta deve cedere il passo alla libertà concreta. Per tutto ciò abbiamo lottato …  Ed è per questo che io penso e sogno. Sogno la notte dell’Iniziazione, quando ascoltai queste parole: «gli uomini senza principi ed idee ferme, sono come quelle imbarcazioni che, perso il timone, si incagliano sugli scogli». Voglio che i Fratelli di  Colombia sappiano che non perderò il timone costituito dai miei principi massonici. È difficile fare una rivoluzione senza un costo sociale, ed è duro scontrarsi con i poderosi interessi internazionali e nazionali.
L’unica cosa che desidero è che un domani, una volta compiuto il mio mandato, possa entrare a testa alta, nel mio Tempio, così  come sono entrato ora in qualità di Presidente del Cile”. 

 (Salvador Allende)



venerdì 8 settembre 2023

Meeting Maduro-Xi Jinping per rafforzare la cooperazione Venezuela-Cina nel solco del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 
Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, dall'8 al 14 settembre, su invito del Presidente cinese Xi Jinping, sarà in visita presso la Repubblica Popolare Cinese.

L'ultima visita di Maduro, in Cina, risale al 2018, quando implementò la cooperazione fra i due Paesi di ispirazione socialista.

Maduro ha affermato che, tale visita, tenderà a rafforzare i legami di cooperazione e di sviluppo di una nuova geopolitica a livello globale.

La Vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, aveva già incontrato precedentemente il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, al fine di promuovere la cooperazione economica, commerciale, scientifica e tecnologica fra i due Paesi.

Durante tale incontro, la Vicepresidente Rodríguez, aveva incontrato la Presidente della Nuova Banca di Sviluppo del gruppo BRICS, l'ex Presidente socialista brasiliana Dilma Rousseff, al fine di analizzare le opzioni di cooperazione economica.

Fra le questioni trattate dai Presidenti Maduro e Xi, quelle relativi agli investimenti in ambito energetico e al rimborso del debito, essendo la Cina il maggior creditore del Venezuela ed essendo il Venezuela uno dei maggiori esportatori di petrolio in Cina.

All'incontro fra i due leader socialisti, seguiranno gli incontri fra la delegazione venezuelana e i funzionari cinesi, fra cui il Ministro degli Esteri Wang Yi e il Vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Han Zheng.

In merito a tali incontri il Vicepresidente cinese Han, ha affermato che i due Paesi “si coordinano e cooperano strettamente negli affari internazionali e regionali, si sostengono fermamente a vicenda e si oppongono congiuntamente all'egemonismo e all'unilateralismo”.

Luca Bagatin

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mercoledì 6 settembre 2023

Buon 80esimo compleanno Roger Waters, musicista e attivista socialista sempre dalla parte giusta della Storia


 "Voglio essere nella trincea della vita. Io non voglio essere al quartier generale, io non voglio essere seduto in un albergo da qualche parte a guardare il mondo che cambia, voglio cambiarlo io. Voglio essere impegnato. Probabilmente, in un modo che mio padre forse approverebbe"

 (Roger Waters) 

CIAO UMBERTO ❤️

 
Umberto Siniscalchi era un amico, oltre che giornalista di lungo corso.
Ha corretto e approvato, in redazione, un sacco di miei articoli in questi anni ed era l'unica persona che metteva "mi piace" a praticamente tutte le mie foto, su Facebook e Instagram.
Con lui abbiamo spesso rievocato i tempi di Cavallo Pazzo Mario Appignani, da lui conosciuto personalmente e da me conosciuto grazie alle ricerche biografiche che ho fatto su di lui.
Da alcuni giorni, Umberto, non era più online, ma ero convinto fosse in vacanza.
Poi, oggi, la notizia della sua scomparsa, che mi ha lasciato interdetto, come a molti di noi che con lui avevano collaborato.
Lascia un vuoto nei nostri cuori. 
Ciao @usiniscalchi23, ci mancherai.❣️

Luca Bagatin

domenica 3 settembre 2023

ESSENZA e CUORI. Poesie di Luca Bagatin

ESSENZA

Poesia di Luca Bagatin 

Musa nella foto centrale: Vasilisa Semiletova

(il gioiello è una sua realizzazione)

Cosa mi trasmettono

I tuoi chiari

E profondi occhi

Che sono l'essenza

Che mi ha fatto

Di te innamorare?

La tua bianca

Morbida pelle

I tuoi lunghi

Capelli rossi

Il tuo ventre

Che bacerei

E accarezzerei.

Amo il tuo essere

Il tuo stile

La tua creatività

Che riempie il tuo animo

E che riempie il mio cuore.

Luca Bagatin

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CUORI

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto centrale: Vasilisa Semiletova  

(il gioiello è una sua realizzazione)

Con il trucco

O senza trucco

Con gli occhiali (rossi!)

O senza occhiali

In abito elegante

Oppure da contadinella

Sono ammirato

Dal tuo fascino

Profondo

Interiore

E

Esteriore

Che è un fascino

Quasi magico

Quasi mistico

Che è avvolto

Dai tuoi lunghi

Capelli rossi

Da Fata e da Strega

Allo stesso tempo

E' un fascino

Che mi ha stregato

Come il tuo profumo

Che percepisco

Anche a chilometri

Di distanza.

I tuoi occhi

Magici

Mi hanno reso tuo.

E vorrei baciarti

E accarezzarti

E stringerti a me

E sentire

Il battito del tuo cuore

Sul mio cuore.

Luca Bagatin

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