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lunedì 12 febbraio 2024

Ghali rompe gli schemi mediatici e viene criticato. Articolo di Luca Bagatin

 

C'è voluto un giovane rapper, Ghali, per rompere gli schemi di un Festival, come sempre, noioso e piatto.

Ghali – artista che nella mia ignoranza nell'ambito della musica moderna, non conoscevo - ha usato il mezzo televisivo, come faceva nei cari vecchi tempi Adriano Celentano. Per lanciare un messaggio sociale, politico, di pace e nonviolenza.

Ha fatto ciò che auspicavo in un mio recentissimo articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/02/il-web-e-la-comunicazione-televisiva-e.html). Usare il mezzo di comunicazione di massa e non esserne usati. Non esserne manipolati. Discostarsi dal caravanserraglio pubblicitario-commerciale-mediatico al servizio del Potere.

Il carrozzone Rai, ovviamente, si dissocia da tale messaggio. Il carrozzone Rai, che andava privatizzato decenni anni fa – magari, ancor meglio, dato in gestione direttamente a chi ci lavora, ovvero agli artisti, ai tecnici, agli autori, ai registi... – si dissocia, perché il Festival lo vuole per com'è: un evento mediatico-commerciale triste e noioso (“La noia”, ottimo brano di Angelina Mango, descrive benissimo, nel titolo, ciò che rappresenta il Festival di Sanremo, così come tutti i programmi pre-confezionati a iniziare dai talk show e dai tg, che non offrono alcuna formazione, ma vuota informazione ad uso e consumo del caravanserraglio mediatico).

Ghali, facendo parlare il suo simpatico alieno, ha detto semplicemente ciò che da mesi dice il Presidente socialista del Brasile Lula. Ciò che ha ribadito anche il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro, quello del Messico Obrador, ciò che afferma la Repubblica Popolare Cinese. Paesi che, tanto quanto la diplomazia Vaticana, si stanno adoperando per il cessate il fuoco in Medioriente.

Un messaggio di pace, contro governi sconsiderati che fanno parlare le bombe contro l'inerme popolazione civile.

Un messaggio che trasmette un'artista. Così come ha sempre fatto l'artista e musicista britannico Roger Waters. Come hanno fatto moltissimi artisti, nella Storia. Un nome fra tutti: John Lennon.

Usare l'arte e la propria popolarità per lanciare messaggi sociali. Non ideologici, ma pragmatici, civili, democratici.

Che è ciò che manca da tempo in una UE preda di una sorta di assurdo maccartismo mediatico, che uccide il libero pensiero e, dunque, la democrazia e l'arte.

Negli Anni '70, '80 e persino '90, usare i media per far passare messaggi sociali, era spesso la regola. Lo faceva persino, a modo suo, il grande Cavallo Pazzo Mario Appignani (la cui storia merita di essere ricordata, così come ho voluto fare in diversi articoli).

Poi tutto si è ammorbato.

Viviamo in tempi oscuri, cupi e tristi. In cui l'ideologia fondamentalista (di ogni colore); l'abbassamento del livello culturale, intellettuale e politico; la tecnologia, hanno soppiantato il dialogo, il confronto, l'elevazione intellettuale, l'approfondimento, la ricerca sui libri (e non attraverso strumenti meccanici).

Viviamo in tempi orrendi e irresponsabili, in cui si investe in armi, ma non in sanità (sempre più allo sbando, ed è gravissimo!), ricerca, formazione.

Questo dovrebbe scandalizzare e far rabbrividire.

Ma nessuno farà nulla, purtroppo. Soprattutto ai piani alti. A parte criticare un giovane rapper.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 6 settembre 2023

CIAO UMBERTO ❤️

 
Umberto Siniscalchi era un amico, oltre che giornalista di lungo corso.
Ha corretto e approvato, in redazione, un sacco di miei articoli in questi anni ed era l'unica persona che metteva "mi piace" a praticamente tutte le mie foto, su Facebook e Instagram.
Con lui abbiamo spesso rievocato i tempi di Cavallo Pazzo Mario Appignani, da lui conosciuto personalmente e da me conosciuto grazie alle ricerche biografiche che ho fatto su di lui.
Da alcuni giorni, Umberto, non era più online, ma ero convinto fosse in vacanza.
Poi, oggi, la notizia della sua scomparsa, che mi ha lasciato interdetto, come a molti di noi che con lui avevano collaborato.
Lascia un vuoto nei nostri cuori. 
Ciao @usiniscalchi23, ci mancherai.❣️

Luca Bagatin

martedì 6 luglio 2021

Raffaella Carrà, un omaggio a ruota libera. Articolo di Luca Bagatin

Raffaella Carrà mi ricorda la spensieratezza degli Anni '80.

Quelli in cui si faceva ancora una televisione scanzonata.

Criticata dai bacchettoni della sinistra e della destra, che altrimenti, se non dicevano quelle cose, non li avrebbe notati nessuno.

Quella dell'intrattenimento puro e che non guardava all'audience.

Spesso basata sull'improvvisazione.

La televisione di quel grandissimo genio di Gianni Boncompagni (oltre che di Renzo Arbore).

Raffaella Carrà ha affascinato molti di noi, che negli Anni '80 eravamo bambini e che, se – come me - avevamo la fissa per le bionde, eravamo innamorati o di lei, oppure di Cicciolina o di Gloria Guida.

Peraltro donne che non esistono più, perché quelle di oggi, nello spettacolo, sono tutte plastificate. Un po' come la televisione di oggi.

Una donna che cantava la libertà sessuale, come molte della sua generazione. Donne toste, mai bigotte e allo stesso tempo mai volgari.

Mi ricordo anche quando la Carrà ritornò nella TV italiana, dopo tanti anni, nel 1997, con una fiction simpatica - “Mamma per caso” - dove recitava anche un Maurizio Crozza alle prime armi (con la moglie, Carla Signoris) e alcune delle ragazze che avevano fatto “Non è la Rai” (del già citato Boncompagni).

Poi scopro due cose che non sapevo e che un po' mi hanno anche commosso.

La prima che Raffaella Carrà aveva dichiarato la sua fede comunista alla stampa spagnola. Cosa che non mi risulta essere mai trapelata in Italia, visto il monolitismo democristiano dei media nostrani. 

Lei così dichiarò, in una intervista nella Spagna che altrettanto l'aveva amata: “Mi considero una persona di sinistra a modo mio. Mi sono sempre sentita in colpa. Per tutta la vita sono stata dalla parte dei lavoratori, delle persone che lottano, perché io stessa ho lavorato tantissimo. Mi sono sempre preoccupata per i diritti del lavoro di chi mi sta accanto. Ma allo stesso tempo, il successo, ha fatto sì che abbia avuto una vita comoda. In teoria, dovrei stare dalla parte dei ricchi, di tutti i fortunati a cui non importa nulla degli altri. Questa è la destra. Ma no. Ho sempre creduto che fosse fondamentale pagare le tasse e sono felice di pagarle. Ho sempre votato comunista”.

E poi che fu cresciuta dalla madre e dalla nonna, dopo che, nel 1945, la madre aveva divorziato dal padre eccessivamente “playboy”. Una esperienza che un po' mi ricorda la mia. E che, come a lei, mi fa venire l'orticaria quando sento dire assurdità del tipo “un bambino ha necessità di un padre e di una madre”. Sì, vabé, lasciamo stare....

Sino alla fine Raffaella Carrà ha voluto essere ricordata per come era.

Non stravolta dalla malattia. Una malattia di cui non ha mai detto nulla al suo pubblico, né a chi la conosceva più a fondo.

Dovremmo sempre essere ricordati tutti così.

Sorridenti e spensierati.

Perché nessuno di noi è la sua malattia.

E, prima di morire, aveva chiesto solo una bara di legno grezzo e un'urna per le ceneri.

Estrema dignità di una persona semplice che rimarrà nel cuore.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 1 giugno 2016

Democrazia o dittatura mediatica ? Articolo di Luca Bagatin

C'è chi pensa che in Italia l'informazione sia democratica e/o pluralista.
Costui o costoro sbagliano.
Lo abbiamo visto per decenni con i Radicali, i quali hanno avuto visibilità mediatica solo quando il loro leader è defunto. Prima, nonostante le numerose denunce, solo poche righe e qualche rara ospitata di loro esponenti, magari a notte fonda.
Lo vediamo poi con i cosiddetti “piccoli partiti e movimenti” che spesso sono piccoli anche perché non è data loro la possibilità di affacciarsi sui media, nonostante una legge – quella sulla cosiddetta e sedicente “par condicio” - lo preveda.
E' storia risaputa e francamente non avevo nemmeno troppa voglia di dedicarvi un articolo, ben consapevole che la democrazia non è tanto quella attribuita alla rappresentanza politico-partitica, bensì la possibilità che tutti i cittadini, nessuno escluso, possano dire la loro ed incidere nelle decisioni politiche in ogni dove e ad ogni livello.
Se scrivo queste righe è perché vorrei rispondere all'appello dell'Avvocato Carlo Rienzi del Codacons, candidato a Sindaco di Roma per l'omonima lista, il quale ha denunciato a più riprese il mancato rispetto del pluralismo mediatico/informativo in questa competizione elettorale amministrativa (e, come ho sopra scritto, non è la prima volta e temo non sarà nemmeno l'ultima !).
C'è da chiedersi perché i media – ad esempio nel caso di Roma (ma la stessa cosa vale per tutte le realtà ove si vota) - dedichino unicamente attenzione ai candidati Raggi, Giachetti, Meloni, Fassina e Marchini e non agli altri candidati. C'è da chiedersi se ci siano motivazioni specifiche e, nel caso ci fossero, queste sarebbero ad ogni modo motivazioni in violazione della legge e della democrazia.
E' chiaro che ciò, ancora una volta, avrà delle ripercussioni sull'esito elettorale, anche perché ai cittadini è stato vietato di conoscere il programma degli altri candidati a Sindaco.
C'è da chiedersi, peraltro, come una siffatta informazione inquinata, parziale e faziosa, in totale violazione del diritto ad una corretta e plurale informazione dei cittadini, possa ancora avere credibilità nel nostro Paese, oltre che diritto di continuare a trasmettere/pubblicare/informare (se questo è davvero il suo compito).
Non esiste alcuna libertà senza trasparenza, pluralismo, conoscenza, informazione senza distorsioni.
Questo i mass media nostrani sembrano non comprenderlo.
Ed è davvero molto deprimente.

Luca Bagatin