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mercoledì 5 agosto 2026

Lula unisce la sinistra brasiliana e rilancia il progetto socialista contro l'estrema destra liberal capitalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile ha nominato ufficialmente candidato alle elezioni del 4 ottobre prossimo, Luiz Inácio Lula da Silva, che sarà candidato al suo quarto mandato ed è attualmente favorito nei sondaggi con il 39% dei voti al primo turno contro il 30% dei voti del candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro.

Sette sono i partiti del fronte della sinistra che si sono uniti a sostegno di Lula.

Oltre al PT, sosterranno Lula: il Partito Comunista del Brasile (PCdoB); il Partito Verde (PV); il Partito Socialista Brasiliano (PSB); il Partito Democratico Laburista (PDT); il Partito Socialismo e Libertà (PSOL); REDE (Rete per la Sostenibilità).

Forze di sinistra, centro-sinistra, ecologiste, socialiste e comuniste sono dunque riuscite, per la prima volta da anni in Brasile, a presentare un unico candidato, al fine di rilanciare e rafforzare le politiche sociali, economiche, ecologiste e laburiste portate avanti da Lula in questi anni.

Le parole d'ordine della coalizione saranno dunque, come dichiarato dai suoi esponenti: “crescita economica inclusiva, sviluppo sociale, difesa della sovranità, dell'indipendenza e dell'autonomia del Brasile”.

Lula, nei giorni scorsi, ha dichiarato: “Finché vivrò, l'estrema destra non governerà mai più questo Paese” e ha condannato il sostegno di Trump e Milei a Bolsonaro Jr., condannando dunque ogni interferenza esterna nelle elezioni presidenziali brasiliane.

In tal senso, Lula ha dichiarato: “Non voglio aiuti esterni. L'unico aiuto che voglio è quello del popolo brasiliano, affinché possiamo preservare la democrazia di questo Paese”.

Lula, durante i suoi mandati, ha fatto scendere il tasso di disoccupazione; consolidato il ruolo strategico del Brasile nei BRICS; ha promosso la sovranità finanziaria del Paese; rafforzato il multilateralismo; rafforzato i legami commerciali con la Cina; si è scontrato con le politiche commerciali di Washington, fondate sui dazi imposti da Donald Trump e contro il suo regime che vede in ogni governo socialista un governo “terrorista” e una minaccia per gli USA.

Lo scorso 29 luglio, Lula aveva dichiarato in merito che “è del tutto irragionevole definire il Brasile una minaccia per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli storici legami diplomatici e dell'amicizia che uniscono i due popoli”.

Lula, ancora una volta, si presenta quale solido faro per un socialismo e una sinistra senza equivoci, che in Europa manca da moltissimi decenni. Un socialismo fondato su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, inclusività e multilateralismo.

Un socialismo destinato a vincere perché promuove ricette pragmatiche e lotta dalla parte giusta della Storia.

Luca Bagatin

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giovedì 25 giugno 2026

Doppio terremoto in Venezuela. Il governo socialista si mobilita. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata colpita da due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5.

164 persone morte e quasi 1000 i feriti, secondo quanto riferito dalla Presidente incaricata Delcy Rodriguez, la quale, inoltre, ha annunciato la creazione di un fondo di 200 milioni di dollari, utilizzando risorse del Fondo Monetario Internazionale, per la ricostruzione delle infrastrutture vitali. Verrà, inoltre, istituito un fondo al fine di fornire assistenza immediata alle vittime e saranno attivate linee di credito speciali attraverso banche pubbliche e private, per coloro i quali hanno perduto la loro principale fonte di reddito.

La Presidente Rodriguez ha affermato, inoltre, che vi sarà un ulteriore stanziamento di fondi attraverso il sistema pubblico “Patria per i lavoratori”, per coloro i quali hanno perduto il loro lavoro.

La Presidente incaricata ha altresì riferito che lo stato più colpito è La Guaira, con decine di edifici crollati ed ha sottolineato che sono in corso le operazioni di soccorso, aggiungendo che sono stati resi disponibili hotel e rifugi per le persone che hanno perduto le loro case o le cui abitazioni hanno subito danni strutturali.

La Presidente Rodriguez ha anche esortato i cittadini ad utilizzare l'applicazione VenApp, al fine di segnalare situazioni abitative pericolanti o la scomparsa dei loro parenti.

Delcy Rodriguez ha altresì ringraziato tutti i popoli e i governi del mondo, per la loro solidarietà e vicinanza.

Fra i primi Paesi a mobilitarsi in soccorso del Paese, fra gli altri, attraverso aiuti umanitari, il Brasile di Lula e la Repubblica Popolare Cinese, oltre a Cuba, che ha inviato personale medico.

Anche il Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro, dal carcere di New York nel quale è illegalmente detenuto dal regime statunitense, dal 3 gennaio scorso, assieme a sua moglie Cilia Rodriguez, ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza al suo Paese.

Attraverso i social, il Presidente Maduro ha scritto, fra le altre cose: “Di fronte al potente terremoto che ha colpito la nostra nazione, le nostre preghiere sono rivolte alle famiglie venezuelane colpite. In questo momento difficile, invochiamo l'unità nazionale, la serenità e l'amore. Il nostro cuore è con tutto il Venezuela! (…) Oggi la parola è una sola: massima unione, massima solidarietà e massima azione! (…) Che Dio benedica e protegga il Venezuela!”.

Luca Bagatin

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venerdì 29 maggio 2026

Da Craxi a Sanchez: quando politica e democrazia finiscono sotto assedio. Articolo di Luca Bagatin

 

Molto interessanti e condivisibili le parole di Angioletta Massimino su Pensalibero.it del 29 maggio scorso (https://www.pensalibero.it/lassedio-a-sanchez-e-leco-di-una-storia-gia-vista/), relativamente all'inchiesta che sta colpendo il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Pedro Sanchez e l'ex Primo Ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

Angioletta Massimino così esordisce e scrive: “Pedro Sánchez sta vivendo ciò che in Italia abbiamo già visto, già respirato, già pagato: un assedio che non nasce dalla politica ma da quel punto cieco dove giustizia, apparati e narrazione pubblica si muovono all’unisono senza bisogno di parlarsi.

È la stessa dinamica che trent’anni fa ha travolto un intero sistema: non per giudicare il passato, ma per capire il presente.

In Spagna la sequenza è chirurgica: prima l’indagine sulla moglie, poi quella sul fratello, poi gli inquirenti che entrano nella sede del PSOE proprio mentre Sánchez è a Roma a parlare di Pace con il Papa.

Non è una perquisizione, ripetono, ma l’immagine è quella: un Partito sotto accusa, un Premier accerchiato, un sistema che stringe la morsa come se avesse ricevuto un segnale.

E il parallelo con l’Italia degli anni Novanta diventa inevitabile: anche allora non serviva una regia occulta, bastava la convergenza di interessi, la convinzione che un ciclo politico fosse finito e che andasse demolito.

Anche allora la politica veniva spinta fuori dal campo, sostituita da un giudizio morale delegato ai tribunali.

Anche allora la narrazione era sempre la stessa: non importa se sei colpevole, importa che sei nel mirino.

E, più avanti nel testo, l'ottima Massimino aggiunge un ragionamento emblematico: “E mentre tutto questo accade, Sánchez è uno dei pochi leader europei che ha osato alzare la testa: ha criticato Netanyahu, ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha detto che la Pace non si costruisce “con i missili”, ha provato a ritagliarsi un margine di autonomia sulla guerra in Ucraina, ha parlato di migranti senza usare la grammatica della paura.

Non è un Premier allineato, e questo in Europa non passa mai indenne”.

L'Espresso” aveva, il giorno precedente, fatto presente come l'inchiesta contro Zapatero sia sostenuta, non a caso, dall'Homeland Security statunitense. L'articolo de “L'Espresso” si conclude, emblematicamente, con queste parole: “E il caso Zapatero-Sánchez viene ormai interpretato da molti diplomatici come il primo grande avvertimento continentale dell’era Trump 2.0.”.

Chi non si allinea al regime di Washington e dei suoi sodali, dunque, ieri come oggi, rischia grosso.

Del resto ne scrisse già Bettino Craxi – vittima illustre della falsa rivoluzione di Tangentopoli - nel suo romanzo-verità, uscito postumo, per Mondadori, “Parigi-Hammamet”, nel quale spiegò anche perché egli divenne il bersaglio dei poteri forti internazionali.

Di quel romanzo ho parlato in varie interviste e scritto sia nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, riedito dalla Mario Pascale Editore, che a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

Così come ho spesso scritto, in molti articoli e anche nel mio saggio, come tutto ciò sia già avvenuto e stia avvenendo, in particolar modo contro quei leader socialisti democratici che si sono opposti alle oligarchie liberal capitaliste: dal già citato Craxi, passando per i socialisti brasiliani Lula e Dilma Roussef; la peronista argentina Cristina Kirchner; i socialisti ecuadoriani Rafael Correa e Jorge Glas; il rapimento – da parte degli USA - del Presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, con accuse mai provate...

In un mio articolo aggiunsi anche: “E' una storia vista – anche se in forme diverse - anche ai tempi di Juan Domingo Peron e al golpe che lo colpì nel 1955; ai tempi della detronizzazione di Nicolae Ceausescu (primo in Europa a parlare di nuovo ordine multilaterale) e, in tempi più recenti, di Gheddafi e Assad. Entrambi laico-socialisti, contro ogni fondamentalismo e destabilizzazione”.

E, nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”, oltre che in un mio articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html), ricordai come anche Egor Ligaciov, numero due del PCUS, riformista leninista e fra i primi a promuovere la cosiddetta Perestrojka, fu coinvolto nella “tangentopoli sovietica”, lanciata dai giudici Gdlian e Ivanov.

Perché? Perché, pur essendo il primo a puntare il dito contro la corruzione politica in Uzbekistan e nonostante nel Politburo avesse iniziato a lanciare una campagna anti-corruzione, fu anche colui il quale voleva mettere i bastoni fra le ruote ai progetti di deregolamentazione promossi da Jakovlev e Gorbaciov, che avrebbero portato, con Eltsin, alla definitiva implosione e disgregazione dell'URSS e alla distruzione di ogni forma di socialismo ad Est, ovvero all'avvento del capitalismo assoluto, delle mafie e delle oligarchie nello spazio post-sovietico.

Tutti aspetti ampiamente graditi alle oligarchie liberal capitaliste occidentali. E che, peraltro, sono all'origine del conflitto russo-ucraino e di molte questioni irrisolte nelle ex Repubbliche sovietiche.

E siamo ancora lì e siamo sempre lì.

Il Re è Nudo da quel dì.

Ma, come fece presente Bettino Craxi: La storia di questi anni sarà riscritta bene. In tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi capitoli, in tutti i suoi personaggi, in tutti i suoi falsi eroi. E si farà l’operazione verità. La battaglia della storia non gliela faccio vincere”.

La verità, dunque, si farà, presto o tardi, strada.

Luca Bagatin

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sabato 7 febbraio 2026

Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.

Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.

Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.

Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.

Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.

Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.

Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.

Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.

Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.

Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.

Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.

Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.

Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.

Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.

Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.

Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.

Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.

Luca Bagatin

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mercoledì 28 gennaio 2026

Colloqui fruttuosi fra Xi Jinping e Lula per rafforzare gli accordi bilaterali e salvaguardare pace e stabilità latinoamericana e globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 gennaio scorso si è svolto un fruttuoso colloquio telefonico fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese - Xi Jinping - e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.

Perfetta unità di vedute fra i due leader socialisti, i quali, a partire dal 2024, come sottolineato da Xi, hanno elevato le relazioni bilaterali fra i due Paesi, trovandosi concordi sulla costruzione di un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

I due Paesi sono peraltro entrambi importanti membri del Sud del mondo e sono impegnati nel sostenere pace e stabilità globali, giustizia internazionale e equità, combattendo ogni forma di bullismo unilaterale e neo-colonialismo.

Il Presidente Lula si è detto concorde nel rafforzare, assieme alla Cina, il multilateralismo e il libero scambio e, data la preoccupante situazione internazionale, che vede sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti d'America, culminate con l'illegale rapimento del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores e le continue minacce alla sovranità di Cuba, Messico e Colombia, intende collaborare strettamente con la Repubblica Popolare Cinese per difendere l'autorità delle Nazioni Unite, rafforzare la cooperazione fra i Paesi BRICS e salvaguardare pace e stabilità nella regione dell'America Latina e a livello globale.

E, nel frattempo, anche la Gran Bretagna di Starmer, dopo Canada e Finlandia, riallaccia i rapporti con Pechino, dopo i continui atti di bullismo protezionistico e geopolitico di Trump.

Alla fine, chissà, anche in Europa, forse, prevarrà il buonsenso e il pragmatismo, fondati su cooperazione, sviluppo e dialogo, rispetto alle sciocche e ideologiche logiche da Guerra Fredda fuori tempo massimo e rincorse da sempre, purtroppo, dagli USA e da chi va loro irresponsabilmente dietro.

Luca Bagatin

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mercoledì 14 gennaio 2026

Commemorare Bettino Craxi per difendere e riaffermare un socialismo scomparso e distrutto in Europa e perseguitato in gran parte del mondo. Articolo di Luca Bagatin

 

A giorni ricorrerà il 26esimo anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, ovvero da quel triste 19 gennaio 2000.

L'ultimo grande statista italiano e l'ultimo socialista europeo, quel giorno, ci lasciò per sempre.

Ultimo grande statista, perché, dalla sua fine politica, avvenuta in quel tragico 1993, non abbiamo mai più avuto un Presidente del Consiglio valido, serio, lungimirante, preparato, in grado di dare dignità all'Italia, all'Europa e a tutto il mondo, cosiddetto, Occidentale.

Un Occidente che, da tempo, ha smarrito la strada per la democrazia e per l'emancipazione sociale e civile.

Bettino Craxi fu l'ultimo socialista europeo perché, salvo le rare eccezioni di politici lungimiranti e capaci di far rispettare la dignità, sovranità e i diritti sociali del proprio Paese, quali il premier socialista democratico slovacco Robert Fico, i socialisti britannici Jeremy Corbyn e George Galloway, il francese Jean-Luc Mélenchon, l'irlandese Mick Wallace e la tedesca Sahra Wagenknecht, in Europa il socialismo è pressoché totalmente scomparso e il cosiddetto PSE è ormai da tempo “occupato” da liberal-capitalisti e guerrafondai di ogni risma.

La liquidazione politica di Bettino Craxi, da parte dei poteri forti internazionali, finanziari, ma anche militari e politici, con sede negli USA e nelle stanze di Bruxelles, coincise – infatti - con la fine politica del Socialismo in Europa.

E a proposito della nascente Unione Europea, Bettino Craxi ebbe a dire:

Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia – pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. E disse anche: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.

Nel tragico 1993 implodevano l'URSS e i Paesi del Patto di Varsavia, contro la volontà dei rispettivi popoli, ma causate da golpe interni (pensiamo – fra gli altri - al golpe che defenestrò e uccise barbaramente Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena, in Romania, ordito dal KGB gorbacioviano, con il plauso degli USA) con il contributo esterno.

Avvenimenti golpistici e destabilizzatori del mondo socialista, che abbiamo visto anche nell'ambito della guerra che distrusse la Jugoslavia socialista; la guerra che distrusse l'Iraq socialista; la guerra che distrusse l'Afghanistan socialista e poi ancora, anni dopo, la guerra che distrusse la Libia socialista; il recente golpe islamista che ha distrutto la Siria socialista (con il beneplacito di Washington e Bruxelles) e l'ancora più recente invasione del Venezuela e il sequestro del Presidente socialista Nicolas Maduro, da parte del regime statunitense.

E, ancora, i tentativi di golpe anti-socialisti in America Latina, sempre in agguato nel già citato Venezuela e a Cuba, ma che colpirono la Bolivia di Morales e l'Ecuador di Correa e il tentativo di liquidazione, per via giudiziaria, del socialismo brasiliano di Lula e Dilma Rousseff e del peronismo argentino della Kirchner.

Fortunatamente, quantomeno nell'ottimo Brasile, il socialismo è ben saldo e dovrebbe, al pari di quello slovacco e del riformismo socialista cinese di Xi Jinping, rappresentare un faro per tutti gli autentici socialisti che vogliono un mondo pacifico, cooperante e socialmente giusto.

In UE, cosiddetti “socialdemocratici” come l'ex Premier finlandese Sanna Marin volevano innalzare muri anti-migranti al confine con la Russia e il già “socialdemocratico” ex Segretario Generale della NATO Stoltenberg – in gioventù contrario alla guerra in Vietnam – promosse un invio massiccio di armi a un Paese non NATO come l'Ucraina, con il beneplacito delle destre e degli pseudo “socialisti” europei.

Un tempo, i socialisti, quelli autentici e originari, si battevano – diversamente - contro ogni arma e contro ogni bomba. Per il pragmatismo e la diplomazia internazionale.

In questo senso, Bettino Craxi, nominato peraltro rappresentante del Segretario Generale dell'ONU Javier Pérez de Cuéllar per i problemi dell'indebitamento dei Paesi in via di Sviluppo e successivamente consigliere speciale per lo sviluppo e il consolidamento della pace e sicurezza, fu sempre in prima linea.

Con fermezza, pragmatismo, umanesimo socialista e democratico.

E lo fu persino nel suo esilio di Hammamet, quando, su “L'Avanti” del 18 dicembre 1998, scrisse un editoriale in prima pagina dal titolo “No alle bombe”, invitando ai negoziati fra USA e Iraq (mentre le destre e le pseudo sinistre italiane facevano l'opposto).

Bettino Craxi – erede politico del grande Pietro Nenni - ancorato alla cultura e tradizione occidentale, ma allo stesso tempo in dialogo con tutti, seppe guardare ai popoli laici e socialisti del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell'America Latina, dell'Est (pensiamo agli ottimi rapporti fra il PSI di Craxi e il Partito Comunista Rumeno di Ceausescu, oltre che con la Lega dei Comunisti di Jugoslavia), dell'Estremo Oriente e a quello panafricano. Pensiamo agli ottimi rapporti di amicizia fraterna fra Craxi e il Presidente socialista della Somalia Mohamed Siad Barre, leader del Partito Socialista Rivoluzionario Somalo, al punto che Craxi nominò Paolo Pillitteri, allora Sindaco di Milano, console onorario della Somalia a Milano e Siad Barre definì la Somalia la “Ventunesima Regione d'Italia”.

Bettino Craxi fu un sostenitore di quel socialismo che sapeva tenere a bada il capitalismo e i poteri forti finanziari, che dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli seppero come trarre vantaggio economico, sulle spalle del Paese e di una classe politica dell'unico e solo Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai avuto, che aveva, nel bene o nel male, saputo garantire stabilità e prosperità, dal dopoguerra sino al 1993.

Nel 1978, in particolare, Bettino Craxi, nell'ambito della promozione dell'eurosocialismo (contrapposto all'eurocomunismo berlingueriano, molto più confuso e velleitario), mirava ad abbracciare tutti i fratelli socialisti d'Europa (fra cui i partiti socialdemocratici in esilio all'estero, quali quello polacco e cecoslovacco). Fra questi, come dimostra la corrispondenza fra Craxi e Ceausescu di quegli anni, un rinnovato rapporto fra PSI e PCR e un incontro ufficiale a Bucarest, nell'ottobre '78, fra Craxi e il Presidente rumeno. Un Presidente rumeno, Ceausescu, apprezzato non solo dall'Italia dell'epoca, ma da tutti i Paesi europei e che – fin dagli Anni '70 - mirava a promuovere un ordine multipolare, esattamente come Bettino Craxi e i socialisti democratici guidati da Pietro Longo (e lo stesso Longo, già peraltro in gioventù capo della segreteria politica dell'allora Vicepresidente del Consiglio Pietro Nenni, entrerà, nel 1989, nel PSI di Craxi).

Da non dimenticare che Bettino Craxi – alla guida del PSI - ai tempi del sequestro di Aldo Moro da parte delle BR, si schierò contro il cosiddetto “fronte della fermezza” (composto tanto dalla DC quanto dal PCI), ovvero propose di avviare una trattativa per salvare l'ex Presidente del Consiglio democristiano (al pari dei radicali, di indipendenti di sinistra quali Raniero Valle e pochi altri), mostrando quella sensibilità umanitaria socialista che i clerico-comunisti, tanti finti laici e i missini, non ebbero.

Bettino Craxi, pur giustamente critico e diffidente nei confronti dei “comunisti” italiani e ancor più dei post-comunisti che finiranno per approdare al capitalismo assoluto (vedi le successive emanazioni dal PDS al PD a Italia Viva e Azione, spesso sostenute da ex comunisti), lanciò, negli Anni '90, quell'Unità Socialista che sarà invece proprio contrastata dal PDS, che gli preferirà Amato, Carlo Azeglio Ciampi e quel Mario Draghi, che già nel 1992 avrebbe voluto la privatizzazione del patrimonio pubblico italiano. Progetto da sempre contrastato fortemente da Bettino Craxi.

Da non dimenticare anche la sua visione socialista anticapitalista, che espresse nel 1966, nel suo rapporto ai quadri del partito, contenuta nel volume “Socialismo e realtà” (Sugarco Editore): “Il socialismo mantiene la sua fondamentale ed essenziale natura di movimento anticapitalistico. Esso nasce come reazione umana e razionale nei confronti delle ingiustizie delle ineguaglianze che il nascente capitalismo industriale portava con sé. Le contraddizioni e le crisi della società capitalistica costituirono oggetto delle analisi, della critica penetrante, delle previsioni dei teorici socialisti. I mutamenti intervenuti dopo le due guerre mondiali, la modificazione della natura e delle manifestazioni del capitalismo non hanno mutato la ragione fondamentale della lotta socialista e cioè quella di provocare un superamento del capitalismo con il passaggio ad un ordine economico, sociale e politico più evoluto, che arricchisca le libertà dell'uomo, le sue condizioni di vita materiale e spirituale”.

Craxi sarà – da Presidente del Consiglio - amico persino di quel Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo”, orfano, figlio di una prostituta, freak, beatnik, indiano metropolitano che primo fra tutti denunciò – per averli subiti sulla sua pelle – gli orfanotrofi “lager” gestiti dall'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che proprio grazie alle sue denunce saranno chiusi definitivamente.

Craxi sarà dunque amico dei potenti, ma anche dei più umili e, soprattutto, sarà amico dei Paesi e dei popoli liberi, dall'America Latina alla Palestina e lo sarà sempre in nome dell'Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, di cui fu appassionato studioso e collezionista di cimeli.

Bettino Craxi recupererà, nel panorama culturale e politico, figure allora marginalizzate dall'intellighenzia italiana e europea, ovvero l'anarchico conservatore Pierre-Joseph Proudhon e il socialista liberale Carlo Rosselli, unendo aspetti sino allora considerati ossimorici dal sinistrismo borghese imperante che, negli anni successivi alla morte fisica di Craxi, darà vita al partito delle élite antisocialiste, ovvero al PD.

E da non dimenticare come il socialismo di Craxi fosse contrastato dai post-fascisti del MSI (poi AN, poi Fratelli Meloni) e dalla Lega (prima Nord e poi non più Nord), per non parlare di Beppe Grillo, oggi partiti sostenitori del capitalismo assoluto e della politica atlantista fondamentalista e filo USA, tanto quanto il PD e che, non a caso, in questi ultimi anni, sostennero tutti assieme il Governo Draghi e ancora oggi ne seguono, drammaticamente, le linee guida, sia in politica interna che nell'ambito della politica internazionale.

In Europa, parimenti, dopo l'esempio del Partito Socialista Italiano di Craxi (il cui simbolo, da Craxi stesso voluto e disegnato dal compianto Filippo Panseca, fu quel Garofano Rosso, simbolo della Comune di Parigi del 1871), nessun partito che si richiamava – a parole – al socialismo, fu più davvero socialista, ma adottò l'ideologia della crescita economica illimitata, delle privatizzazioni selvagge, dell'esportazione della “democrazia”... ma unicamente contro Paesi laici e socialisti quali Iraq, Libia, Siria, Jugoslavia, Venezuela.... (sic!).

Nel gennaio 2020 uscì, postumo, un interessante romanzo-verità, scritto da Craxi e edito da Mondadori: “Parigi – Hammamet”, che sembra spiegare la triste realtà della nostra epoca.

In quarta di copertina, Craxi, scrisse: “Gli avvenimenti che sto per narrare sono assai singolari. Incredibili per eccesso di credibilità. Rientrano infatti nella categoria degli accadimenti comunemente ritenuti impossibili non perché inimmaginabili, ma proprio per il contrario. Chi non ha immaginato almeno una volta la possibilità che esistesse davvero la “Spectre”? E raffigurandosela, ognuno di noi l'ha disegnata ogni volta sempre più efferata e incontrollabile... Ogni tanto, però, quelle che abbiamo sempre considerato nostre fantasie estreme si rivelano, appunto, drammaticamente reali, come dimostrano gli eventi singolarissimi che mi accingo a raccontare”.

Nel romanzo. Bettino Craxi affida alla finzione letteraria, attraverso un romanzo di fantapolitica, il racconto della triste vicenda politico-giudiziaria che lo vide coinvolto negli ultimi anni della sua vita e parla, appunto, di una sorta di “Spectre”, ovvero di una potentissima organizzazione segreta transnazionale denominata “Koros”, “Il Mucchio”. Un'organizzazione infiltrata in tutti i centri del potere, finanziata e sostenuta da lobbies finanziarie promotrici della globalizzazione. Un'organizzazione i cui componenti “considerano l'identità e l'unità nazionale come ostacoli al mercato e si comportano come capi di uno Stato sovranazionale” e che utilizzano tecniche “terroristico-eversive”. Un'organizzazione gerarchica e con un intero esercito numeroso a disposizione, senza rapporti ufficiali con gli Stati, ma “non è escluso un coinvolgimento di settori istituzionali degli Stati Uniti e della Germania unificata” e che ha utilizzato la guerra nell'ex Jugoslavia come “il primo test da internazionalizzare”.

Nel romanzo-verità, Craxi, peraltro, scrive di come lui (nel romanzo con lo pseudonimo di Ghino), sia entrato nel mirino di “Koros” già ai tempi del caso Abu Abbas, ovvero ai tempi del suo no agli USA nella consegna di Abbas e il suo sostegno alla causa palestinese. Oltre a questo, il suo essere un “ostacolo al predominio incontrollato delle “grandi famiglie” italiane, agli affiliati della “trilateral”, ai potentati collegati ai gruppi avventuristici della finanza internazionale”. Oltre che, naturalmente, la sua ideologia “neogollista di sinistra”, che voleva un'Europa sovrana, indipendente dai due blocchi e amica del mondo arabo laico e socialista, oltre che alleata al Terzo Mondo.

Nel romanzo, Craxi, fa parlare così i suoi personaggi, rivelando le sue verità, anche nell'ambito della politica internazionale, condendole di una certa dose di finzione narrativa. Verità che sono, del resto, quelle che affidò, nei suoi ultimi anni di vita, alla stampa ed ai volumi che scrisse, nel triste esilio di Hammamet.

Nel romanzo, a dare una spallata a Koros, sarà il governo della Federazione Russa, d'intesa con le Nazioni Unite, “richiedendo ufficialmente al governo degli Stati Uniti di uscire dalle ambiguità e di perseguire i mandanti della destabilizzazione mondiale”.

Un Craxi che già oltre vent'anni fa, prima di morire, aveva visto molte cose e – pur inascoltato, persino da tanti sedicenti “socialisti” - non le aveva taciute.

Bettino Craxi rappresenta, ancora oggi, quei socialisti senza tessera e senza partito (perché l'unico vero Partito Socialista Italiano fu quello che iniziò nel 1892 con Filippo Turati e Anna Kuliscioff e finì purtroppo con Bettino Craxi nel 1992), come chi vi scrive, che, se sono profondamente delusi dalla politica – dal 1993 ad oggi – non hanno comunque mai smesso di analizzarla.

Di tutti questi aspetti e di molte figure del socialismo autentico, riformatore, autogestionario e non dogmatico, ancora oggi presente – a vario titolo – in molti Paesi latinoamericani (fra cui il Brasile di Lula in primis e la sua lungimirante politica estera e interna), nel mondo panafricano e nella Repubblica Popolare Cinese guidata dal riformista Xi Jinping – ho parlato diffusamente nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo), con prefazione di una delle nipoti di Bettino, Ananda Craxi e che conto di ripubblicare, in una nuova edizione ampliata e aggiornata, per la Mario Pascale Editore.

E molte sono ancora oggi le battaglie che attendono e attenderebbero i socialisti autentici in tutto il mondo, fra le quali:

1) nazionalizzazione delle società energetiche; delle telecomunicazioni (web e telefonia), dei trasporti; del settore bancario, siderurgico e militare;

2) investimenti massicci in sanità, istruzione, ricerca;

3) promozione di un mondo pacifico, multipolare, dialogante e volto alla collaborazione reciproca in ogni ambito, da quello sanitario a quello relativo alla sicurezza internazionale; promuovendo l'entrata nei BRICS dell'UE e un allargamento della NATO anche a Russia, Repubblica Popolare Cinese e a quanti più Paesi possibili, su un piano paritario, lavorando finalmente per combattere ogni forma di terrorismo e conflitto e facendo uscire dalle ambiguità destabilizzatorie gli USA, in primis;

4) messa al bando dell'intelligenza artificiale per uso civile, che è destinata a distruggere non solo posti di lavoro, ma a mettere a rischio la sicurezza dei cittadini stessi, oltre che la loro capacità di ragionare;

5) promozione dell'autogestione delle imprese – da affidare direttamente ai lavoratori/produttori – nell'ottica del superamento dello sfruttamento del lavoro salariato.

Altro che fantomatiche e pericolose agende Draghi e Von Der Leyen, che hanno sempre mirato alla liquidazione del socialismo!

E' il momento di recuperare ciò che è stato distrutto: un socialismo largo, popolare, democratico, pragmatico, adatto ai nostri tempi, oltre ogni fondamentalismo.

Luca Bagatin

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domenica 4 gennaio 2026

Critiche unanimi, dagli USA, all'America Latina, passando per la Cina, fino ai leader socialisti europei, all'attacco illegale di Trump al Venezuela. UE non pervenuta. Articolo di Luca Bagatin

 

Numerose le critiche all'attacco da parte del regime di Trump al Venezuela e al sequestro del Presidente socialista Nicolas Maduro e della moglie, Cilia Flores, sia da parte della stampa USA che di esponenti statunitensi, sia del Partito Democratico che del Partito Repubblicano USA.

In primis le critiche del Democratico Bernie Sanders, il quale ha affermato che “L'attacco di Trump al Venezuela renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri. Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsene delle risorse o cambiarne il governo.

Il Presidente Trump non ha l'autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. Quando il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, dovrebbe concentrarsi sulla crisi interna, porre fine al suo avventurismo militare illegale e smettere di cercare di "governare" il Venezuela per le grandi compagnie petrolifere”.

Dello stesso avviso anche il Democratico Paul D. Tonko, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale ha affermato che La decisione del Presidente Trump di attaccare il Venezuela e rapire il suo capo di Stato è sconsiderata e illegale. Queste azioni sono chiari atti di guerra contro una nazione sovrana, un potere riservato dalla nostra Costituzione esclusivamente al Congresso. Il Venezuela non rappresenta in alcun modo una minaccia imminente per la sicurezza degli Stati Uniti. Queste azioni unilaterali incoraggeranno gli autocrati di tutto il mondo e renderanno l'emisfero occidentale un luogo meno stabile. In nessun caso dovremmo mettere a rischio i militari americani in una guerra per un cambio di regime e per il petrolio. Ci abbiamo provato in Iraq, ed è stato un disastro totale che è costato migliaia di vite americane e migliaia di miliardi di dollari che avrebbero dovuto essere spesi qui negli Stati Uniti. Dovremmo concentrarci sul soddisfare i bisogni urgenti e pressanti del nostro Paese, non cercare di crearne un altro”.

Altre critiche sono giunte, fra gli altri, dal Repubblicano Thomas Massie, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale, su X, ha affermato, riferendosi all'azione di Trump, che “Se questa azione fosse costituzionalmente valida il procuratore generale non twitterebbe che hanno arrestato il Presidente di un Paese sovrano e sua moglie per possesso di armi da fuoco in violazione di una legge sulle armi da fuoco degli Stati Uniti del 1934” e anche da parte del Sen. Repubblicano Rand Paul, il quale ha scritto che “I nostri fondatori hanno limitato il potere esecutivo di andare in guerra senza l'autorizzazione del Congresso per una ragione: limitare l'orrore della guerra e limitare la guerra agli atti di difesa”.

La Vicepresidente del Venezuela e attuale Presidente ad interim Delcy Rodriguez, denunciando l'aggressione USA contro il suo Paese, ha affermato che “C'è un solo Presidente in questo Paese e il suo nome è Nicolas Maduro Moros”.

La Presidente Rodriguez ha sottolineato che il vero obiettivo è “un cambio di regime in Venezuela” al fine di “impossessarsi delle nostre risorse energetiche, minerarie e naturali” e ha richiesto l'immediata liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie Cilia, ricordando che il popolo venezuelano è già sceso in piazza a sostegno della liberazione del Presidente.

La Presidente, che ha invitato il popolo a mantenere la calma, ha citato il Libertador latinoamericano Simon Bolivar, ovvero il Giuseppe Garibaldi latinoamericano, affermando che Il velo è stato squarciato, abbiamo visto la luce e vogliono farci ricadere nell'oscurità. Le catene sono state spezzate, siamo stati liberi e i nostri nemici intendono renderci di nuovo schiavi”.

Ha inoltre ricordato come l'aggressione statunitense violi “palesemente gli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite” ed è avvenuta nonostante il Presidente Maduro avesse proposto un dialogo con l'amministrazione USA.

La Presidente Rodriguez ha inoltre rilanciato la “difesa della nostra sovranità e della nostra indipendenza”.

Pesanti critiche all'atto deliberato di Trump sono giunte dalla Repubblica Popolare Cinese che, attraverso le parole del Ministro degli Esteri Wang Yi ha chiesto la liberazione del Presidente Maduro, invitando gli USA a garantire la sua sicurezza personale.

Non crediamo che un Paese possa svolgere il ruolo di gendarme mondiale, né siamo d'accordo che un Paese possa affermare di essere un giudice internazionale”, ha aggiunto Wang.

Critiche all'azione di Trump da parte della società civile, in tutto il mondo, che è scesa in piazza e da parte di gran parte del mondo socialista, dal Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel al Brasile di Lula, passando per il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro (spesso minacciato da Trump), fino al socialista britannico Jeremy Corbyn e alla Francia, in cui, il leader dell'opposizione, il socialista Jean Luc-Mélenchon, è sceso in piazza e, fra le altre cose, ha dichiarato che “Negli Stati Uniti, la stampa è più esplicita contro l'aggressione venezuelana rispetto a molti europei, che le sono completamente subordinati. Ma anche in Francia sta emergendo un certo consenso trasversale contro la subordinazione incondizionata e irresponsabile di Macron”.

Egli ha altresì dichiarato che “L'intervento degli Stati Uniti in Venezuela apre una nuova, drammatica fase nella Storia del nostro mondo.
Gli Stati Uniti stanno tornando alle loro più detestabili abitudini imperialiste. Ancora una volta, il petrolio è la vera ragione di questo intervento. La lotta al narcotraffico è solo un pretesto.
Il diritto internazionale è l'unica garanzia di pace. Nessuna deviazione da esso dovrebbe essere accettata. Ci sono solo invasioni malvagie, in Venezuela come in Ucraina e a Gaza.
È deplorevole che la Francia rimanga in silenzio. Il Presidente della Repubblica francese ha delegato questo compito al suo Ministro degli Esteri. Ha fatto dichiarazioni confuse che non hanno identificato né i responsabili né i colpevoli, né ha affermato che si dovesse fornire sostegno.
Che il nostro Paese si inchini davanti all'impero è inaccettabile. Dobbiamo chiedere il rilascio e l'immediato ritorno in Venezuela di Nicolás Maduro e di sua moglie.
Il popolo francese non deve credere che tutto ciò non li riguardi direttamente. Nelle sue ultime dichiarazioni, Trump si considera padrone delle Americhe, sia del Nord che del Sud, e dell'Europa. Affermo la nostra piena e totale solidarietà al popolo venezuelano e al suo legittimo governo, nonché a tutti coloro attualmente minacciati dal signor Trump: i governi di Messico, Colombia e Brasile. Esorto i leader di ciascun Paese a considerare attentamente le minacce che il signor Trump ha già rivolto loro, inclusa la Francia”.

E sulla stessa linea anche il Primo Ministro socialista slovacco Robert Fico, il quale ha denunciato come il diritto internazionale venga messo da parte, mentre “il potere militare viene utilizzato senza il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e chiunque sia grande e forte fa ciò che vuole per promuovere i propri interessi”.

Egli ha sottolineato: “Respingo fermamente una simile violazione del diritto internazionale, come ho fatto nella guerra in Iraq, nella negazione del Kosovo come Stato sovrano o nell'uso della potenza militare russa in Ucraina”.

Egli ha, inoltre, criticato le risposte della dirigenza UE relativamente all'aggressione USA del Venezuela, accusandola di usare doppi standard. “O l'uso della forza militare americana in Venezuela sarà condannato e sarà coerente con gli atteggiamenti nei confronti della guerra in Ucraina, oppure, come al solito,” - riferendosi alla dirigenza UE - “rimarrà farisaica”.

Posizioni tutte coerenti e serie, a differenza di quelle aberranti dei governanti e politicanti di casa nostra e di gran parte dei governanti UE, che seguitano a rimanere a disposizione dei desiderata del Comandante in Capo degli USA di turno.

E ora? Trump invaderà la Groenlandia e il Canada? Cosa diranno Meloni, Von der Leyen e Kallas?

Luca Bagatin

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giovedì 18 dicembre 2025

Crescono le voci di protesta contro Trump per le minacce al Venezuela sovrano e socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

Da più parti si levano voci di protesta contro il regime di Trump, che ha minacciato il blocco navale delle petroliere venezuelane.

Numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA, hanno condannato l'amministrazione Trump relativamente alle minacce contro il Venezuela.

Costoro, hanno peraltro messo in dubbio la legalità delle azioni militari poste in essere da Trump contro le navi venezuelane, senza la certezza che queste rappresentino una minaccia per il popolo statunitense.

I deputati democratici hanno parlato di “grave abuso di potere” da parte di Trump ed hanno sottolineato che La nostra risoluzione sui poteri di guerra ha cercato di porre fine a questi attacchi extragiudiziali, ma la maggioranza dei repubblicani ha preferito la lealtà a Donald Trump rispetto al giuramento alla Costituzione”.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo venezuelano, Yván Gil, il quale lo ha informato sulla situazione in Venezuela, sottolineando come il governo e il popolo venezuelano intendono salvaguardare fermamente la sovranità e indipendenza del Paese, rifiutando qualsiasi minaccia esterna.

Il Ministro Wang ha ribadito la partnership strategica fra la Cina e il Venezuela e la posizione cinese, in merito, è molto chiara, ovvero si oppone a “ogni forma di intimidazione unilaterale e sostiene i Paesi nella salvaguardia della loro sovranità e dignità nazionale”, esortando la comunità internazionale a sostenere la posizione del Venezuela.

In una recente conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jakun, ha espresso il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla richiesta del Venezuela di una sessione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per risolvere la situazione.

Guo ha fatto presente che: “La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi. Crediamo che la comunità internazionale possa comprendere e sostenere la posizione del Venezuela volta a proteggere i propri legittimi diritti e interessi. La Cina sostiene la richiesta del Venezuela di tenere una sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Anche il Ministero degli Esteri russo, in un comunicato, ha espresso preoccupazione per le decisioni unilaterali del governo USA, che potrebbero rappresentare una minaccia per la navigazione internazionale.

Il Ministero degli Esteri russo ha invitato l'amministrazione di Trump ad adottare un “approccio razionale e pragmatico”, evitando un'escalation che potrebbe avere “conseguenze imprevedibili per l'intero emisfero occidentale” ed ha esortato al dialogo fra Washington e Caracas, fondato sul diritto internazionale. Il comunicato ha ribadito la posizione russa, volta al mantenimento della pace in America Latina e nei Caraibi.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente socialista del Brasile, Lula, il quale si è detto anch'egli “molto preoccupato” per la crisi fra Venezuela e USA.

Egli ha esortato Trump a dialogare con il governo venezuelano, al fine di trovare una soluzione.

Lula ha ribadito di voler offrire sia a Trump che al Presidente socialista Maduro l'aiuto del Brasile, al fine di “evitare un conflitto armato qui in America Latina”.

In merito vorrebbe parlare prima di Natale con Trump “in modo che possiamo raggiungere un accordo diplomatico e non una guerra fratricida”.

Il Presidente Lula ha altresì sottolineato che “Non può trattarsi solo di rovesciare Maduro. Quali sono gli altri interessi di cui non siamo ancora a conoscenza?” riferendosi di non sapere se in gioco, da parte degli USA, ci sia solo il petrolio venezuelano, altri minerali essenziali o le terre rare.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha lanciato un appello ai parlamentari venezuelani invitandoli a mobilitarsi, a fianco del popolo, al fine di difendere la pace del Paese, contro le “grottesche minacce” del governo USA che intende “rubare petrolio, minerali e terre venezuelane”.

Nel frattempo, il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha presentato una denuncia contro la Fondazione Nobel, per aver conferito il Nobel per la Pace all'esponente della destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha incoraggiato l'escalation militare USA contro il Venezuela.

Secondo Assange, il Premio Nobel per la Pace non può essere trasformato, giustamente, in uno “strumento di guerra”.

La Machado, peraltro, come denunciato da Assange, aveva peraltro sostenuto anche il criminale regime di Netanyahu.

Luca Bagatin

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giovedì 20 novembre 2025

Robert Fico, unico socialista al governo in UE e riflessioni sulla necessità di ricostruire un autentico Centro-Sinistra (quello vero, della Prima Repubblica). Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, Robert Fico, Presidente della Slovacchia e leader del partito socialista democratico SMER (Direzione Socialdemocrazia), si conferma l'unico leader autenticamente socialista in UE.

Egli, ancora una volta, critica le decisioni dei vertici dell'UE di isolarsi dall'approvvigionamento energetico russo a partire dal 2028, dichiarando di valutare la possibilità di citare in giudizio l'UE per tale irresponsabile decisione, che colpirà in particolare Slovacchia e Ungheria i cui governi, non a caso, a tale decisione si sono fermamente opposti.

Questa decisione è estremamente dannosa per noi. Sapete che non l'abbiamo votata”, ha sottolineato il Presidente Fico.

Il suo governo valuterà gli impegni presi dalla Commissione Europea nell'ambito del sostegno energetico alla Slovacchia ed in proposito ha aggiunto: “Tutto dipenderà molto da come la Commissione europea rispetterà i suoi impegni nei confronti della Slovacchia, assunti e firmati direttamente dal Presidente della Commissione Europea”.

Il Premier slovacco ha fatto presente che la decisione di isolarsi dall'approvvigionamento energetico russo, presa a maggioranza qualificata degli Stati membri, rappresenta una violazione della legislazione dell'UE.

Egli ha peraltro dichiarato che “Stiamo parlando di 140 miliardi di euro che la Commissione vuole letteralmente donare all'Ucraina, il che solleva un numero enorme di questioni legali e molta incertezza in Europa” ed ha manifestato preoccupazione relativamente alla confisca dei beni russi congelati, che potrebbe portare alla confisca di proprietà di Stati membri UE nel territorio della Federazione Russa.

Il socialdemocratico Fico, in più occasioni, ha manifestato dissensi nei confronti della politica dell'UE in merito.

Egli non ha sostenuto i pacchetti di sanzioni contro la Federazione Russa; ha preso le distanze nei confronti delle assurde dichiarazioni della rappresentante degli affari esteri dell'UE, nonché esponente della destra estone, Kaja Kallas, la quale avrebbe voluto impedirgli di partecipare alle celebrazioni a Mosca, del 9 maggio scorso, per ricordare le vittime della resistenza antifascista nella Seconda Guerra Mondiale; ha partecipato – unico leader dell'UE - all'80esimo anniversario della Vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista ed ha sempre dichiarato di voler lavorare, assieme alla Repubblica Popolare Cinese e al Brasile del socialista Lula, per un piano di pace che risolva la crisi russo-ucraina.

Per tutta risposta, il suo partito è stato estromesso dal Partito Socialista Europeo, che di socialista non ha più nulla da molti decenni.

A differenza di SMER (Direzione Socialdemocrazia), unico partito al governo in UE che, guarda un po', ha valori socialisti, patriottici e senza equivoci liberal-capitalisti e guerrafondai.

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere, ma probabilmente in pochi ci rifletteranno.

Come in pochi rifletteranno sulla seria politica estera di Silvio Berlusconi e, ancor più e ancor prima, di Bettino Craxi.

Una politica estera responsabile, multilaterale, volta a far dialogare Ovest e Est; a unire anziché dividere e ad andare a colpire chi davvero vuole destabilizzare il mondo. In primis gli estremisti, gli irresponsabili, i fondamentalisti di ogni colore e fede religiosa.

Aggiungerei una riflessione, da socialista e repubblicano mazziniano, orgogliosamente senza tessera da anni, che ho scritto anche ieri sui social, con un positivo riscontro di pubblico.

Se si volesse ricostruire un autentico Centro-Sinistra, come nella Prima Repubblica, riformatore, responsabile e democratico (nulla a che vedere con l'ulivismo, il PD, il renzismo e il calendismo, anzi!), occorrerebbe:

1) lavorare per dichiarare le leggi elettorali dal 1993 ad oggi incostituzionali, come giustamente dichiarato anche dall'amico ex Senatore socialista Giorgio Pizzol, in una recente intervista che gli ho fatto (facendo pertanto decadere anche l'attuale maggioranza e pseudo opposizione);

2) reintrodurre il sistema proporzionale puro (come previsto dalla Costituzione);

3) lavorare per la ricostituzione di un forte stato sociale e per una società ordinata e moralizzata (la sanità, la scuola, lo stato sociale e l'ordine pubblico sono allo sbando. Il fenomeno baby gang, invece, è sempre più diffuso e purtroppo non solo quello);

4) isolare fondamentalisti, estremisti e censori che oggi si dicono "riformisti" senza esserlo;

5) dialogare con tutti i Paesi del mondo, nel quadro di un nuovo ordine mondiale multilaterale, fondato su giustizia sociale e sovranità nazionale. Ovvero iniziando a fare ragionare gli attuali estremistici e irresponsabili (tutt'altro che “volenterosi”) vertici UE.

Ovviamente sono, come spesso mi accade, molto pessimista, ma già sarebbe molto iniziare a discuterne.

Luca Bagatin

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venerdì 10 ottobre 2025

Un Nobel per la Pace a chi sostiene i golpe contro il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Nobel per la Pace lo diedero anche a Kissinger. Nel 1973.

L'anno nel quale, anche “grazie” a lui, gli USA sostennero, in Cile, il sanguinoso golpe militare di matrice liberal capitalista guidato da Pinochet. Contro il legittimo governo socialista di Salvador Allende.

Bella roba, vero?

A Gandhi invece niente. Mai, nemmeno una medaglietta. Eh... troppo pacifico... troppo nemico dei colonialisti britannici, si vede!

E a Obama? Altro Nobel. A colui il quale farà bombardare la Libia laica e socialista di Gheddafi.

Adesso a chi lo danno?

Al Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, impegnato a parlare di giustizia sociale, pace e contro il regime bombardatore di Nethanyau? Macché, gli USA gli hanno persino tolto il visto!

A Roger Waters? Altro campione di lotta per i diritti umani e promozione della giustizia sociale nel mondo? Macché! Altro “comunistone”, per gli “amici” a Stelle e Strisce.

E quindi? A chi viene dato?

Alla venezuelana Maria Corina Machado (sic!).

Una che, nel 2002, sostenne il golpe contro il governo eletto, socialista e democratico, di Hugo Chavez. Golpe fortunatamente respinto dalla gran parte della popolazione venezuelana.

Una amica degli USA, impegnata contro i legittimi governi socialisti del Venezuela da decenni.

Una che sostiene la destra liberal capitalista peggiore e più estrema, come quella dell'argentino Javier Milei e del partito di estrema destra spagnolo Vox.

Una che sostiene le privatizzazioni selvagge del patrimonio pubblico del suo Paese. In primis l'industria petrolifera. Privatizzazioni che favorirebbero chi? Le multinazionali USA in primis, ovviamente.

Quegli USA che minacciano da sempre di invadere militarmente il Venezuela (e che da diverso tempo schierano navi da guerra al largo delle coste caraibiche, violando il diritto internazionale). E nel frattempo lo sanzionano.

Perché?

Perché è socialista. Perché il socialismo, in Venezuela, vince le elezioni (comprese le recenti Amministrative) fin dagli Anni '90, grazie al fatto che le risorse pubbliche sono tornate nelle mani dei cittadini venezuelani.

Perché, laddove governa il socialismo, arriverà sempre qualche estremista e fondamentalista liberal capitalista, meglio se sostenuto dagli USA, a volerlo distruggere.

Vi ricorda niente?

Vi ricordano niente i già citati golpe contro Allende e Gheddafi? E quello più recente contro il laico socialista Assad (per rimpiazzarlo con gli islamisti, sic!)? E nel passato? Ne citiamo alcuni.

Contro l'argentino Juan Domingo Peron; contro i governi socialdemocratici del Guatemala; l'ingiusta clava giudiziaria contro il leader socialista brasiliano Lula (tornato fortunatamente saldamente al governo); quella recente contro l'ex Presidentessa peronista Cristina Kirchner e... la falsa rivoluzione di “Mani Pulite” contro Bettino Craxi e i partiti socialisti e democratici della Prima Repubblica Italiana! Che avevano garantito stabilità, welfare, multilateralismo in politica estera.

Ma guarda un po'.

Siamo sempre lì.

Ogni falsa rivoluzione, del resto, necessita dei suoi Capopopolo che siano osannati dai grandi media di riferimento. Ad uso e consumo del sistema consumista. Ad uso e consumo degli esportatori di (pseudo) “democrazia”, ovvero di bombardamenti contro Paesi sovrani (la Jugoslavia... vi ricorda niente? E l'Iraq?). Ovvero di destabilizzazioni di governi legittimi, laici e socialisti.

Fatti passare dai media per governi di “ladri”, “corrotti”, “dittatori”.

Per depredare quei Paesi delle loro risorse e metterci, al governo, fantocci liberal capitalisti di riferimento.

In merito a tutto ciò, fra l'altro, consiglio vivamente la lettura del libro “Parigi-Hammamet”, di Bettino Craxi (qui la mia recensione in merito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html).

La storia è sempre la stessa. E la conosciamo. Solo che, il Re, è da tempo molto più che nudo.

Il mondo, nel frattempo, ad ogni modo e fortunatamente, è anche sempre più cambiato.

Negli USA governano degli anziani, peraltro sempre meno competenti. Che siano Biden o Trump. E la loro economia è un disastro.

L'UE non ha alcuna leadership seria e si appoggia ancora a degli USA rimasti fermi a una sciocca e controproducente mentalità da Guerra Fredda. E a un'economia fondata su sciocchi e controproducenti protezionismi in stile ottocentesco.

Il resto del mondo, in particolare il Sud del mondo, nel frattempo, rialza la testa. E' stanco di prendere ordini dai bianchi colonialisti di Washington, Bruxelles, Parigi o Bonn e dai loro “amichetti”.

E' il multilateralismo, bellezza. E' il riscatto dei popoli oppressi. E' il nuovo Sol dell'Avvenire.

E le bugie, le falsificazioni, le invettive contro il socialismo ormai, stanno a zero.

Luca Bagatin

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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

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martedì 9 settembre 2025

Il Presidente socialista brasiliano Lula al vertice virtuale BRICS: “L'unilateralismo non porterà mai pace, giustizia e prosperità". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha convocato, nei giorni scorsi, un vertice virtuale del gruppo dei BRICS (comprendente, oltre al Brasile, Cina, Russia, Sudafrica, India, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, Iran e Arabia Saudita).

Durante il vertice, egli ha promosso un sistema volto alla cooperazione, capace di superare ogni forma di rivalità e di difendere il multilateralismo.

Lula ha affermato che i fondamenti dell'ordine internazionale, costituito nel 1945, sono stati rapidamente e irresponsabilmente minacciati dall'unilateralismo (USA, anche se Lula, nel suo discorso, non li ha voluti nominare direttamente) e che l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è paralizzata da anni.

In poche settimane, misure unilaterali hanno trasformato in lettera morta i principi fondamentali del libero scambio come le clausole della nazione più favorita e del trattamento nazionale. Ora assistiamo alla sepoltura formale di questi principi. I nostri Paesi sono diventati vittime di pratiche commerciali ingiustificate e illegali”, ha sottolineato il Presidente Lula.

Dividere per conquistare è la strategia dell'unilateralismo”, ha affermato Lula, aggiungendo che “Il ricatto tariffario si sta normalizzando come strumento per conquistare i mercati e interferire con questioni interne. L'imposizione di misure extraterritoriali minaccia le nostre istituzioni”.

Il gruppo dei BRICS, il suo sistema di commercio e l'integrazione finanziaria dei vari Paesi che lo compongono, ad ogni modo, stanno attenuando gli effetti del protezionismo, ha ricordato il Presidente brasiliano.

Abbiamo la legittimità necessaria per guidare la rifondazione del sistema commerciale multilaterale su basi moderne, flessibili e orientate alle nostre esigenze di sviluppo. Per questo dobbiamo andare uniti alla 14a conferenza ministeriale dell'OMC, il prossimo anno in Camerun”, ha proseguito.

Egli, ha inoltre spiegato come l'impatto dell'unilateralismo sia grave anche in ambito ambientale, ricordando come i Paesi in via di sviluppo siano i più colpiti dal cambiamento climatico.

In merito ha sottolineato che “Oltre a lavorare per la decarbonizzazione pianificata dell'economia globale, possiamo utilizzare i combustibili fossili per finanziare la transizione ecologica. Abbiamo bisogno di una governance climatica più forte, in grado di esercitare una supervisione efficace”.

Egli, ha inoltre fatto presente come i Paesi del Sud del Mondo possano creare le condizioni per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo, volto ad arginare una nuova Guerra Fredda.

In tal senso, ha concluso affermando che: “L'unilateralismo non porterà mai alla realizzazione degli scopi di pace, giustizia e prosperità che i nostri antenati hanno delineato nel 1945 (... ). BRICS è già il nuovo nome della difesa del multilateralismo”.

Luca Bagatin

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giovedì 14 agosto 2025

Jeremy Corbyn a tutto campo per promuovere il nuovo partito socialista e democratico, alternativo al liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erano i primi di luglio scorso, quando l'ex leader laburista britannico e oggi deputato indipendente, Jeremy Corbyn e l'ex deputata laburista Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer, lanciavano il loro nuovo partito.

Socialista, senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Una forza che, in poche settimane, ha ricevuto l'adesione di ben 650.000 britannici, dopo l'apertura del sito web https://www.yourparty.uk.

Negli scorsi giorni, Jeremy Corbyn, è stato lungamente intervistato dal Tribune, ove ha espresso le prospettive di tale nuova forza politica, che si contrappone tanto al conservatorismo liberal capitalista dei Conservative, quanto al conservatorismo liberal capitalista degli pseudo “laburisti” di Starmer in salsa blairian-guerrafondaia.

Nell'intervista, Corbyn, ha spiegato che le massicce adesioni al suo nuovo soggetto politico, molto probabilmente, sono dovute al fatto che la gran parte dei britannici si sta sempre più impoverendo, mentre i ricchi si stanno ancora più arricchendo. E che la gran parte dei britannici si sente completamente esclusa dalle decisioni che influenzano la loro vita quotidiana.

Egli ha spiegato che, nel programma del nuovo partito, ci sarà spazio per il rafforzamento del settore pubblico; le imposte sui grandi patrimoni; gli investimenti per le case popolari; il sostegno alla Palestina; la ridistribuzione della ricchezza e del potere.

Corbyn ha inoltre spiegato come l'attuale leader “laburista” (sic!) Keir Starmer, gli abbia impedito, alle ultime elezioni, di candidarsi alla carica di deputato nelle fila laburiste e ciò lo ha costretto a candidarsi come indipendente, ottenendo peraltro un ottimo risultato in termini di voti.

E ha spiegato come sia stata proprio la sua campagna elettorale da indipendente a fargli capire quanta gente, oggi, si senta completamente senza una voce e senza rappresentanza politica, in Gran Bretagna. E ciò gli ha fatto sempre più prendere coscienza della necessità di costituire un nuovo, autentico partito socialista, denunciando il fatto che il Partito Laburista ha fallito completamente, in quanto non è riuscito a realizzare alcun cambiamento promesso.

Negando ogni forma di uguaglianza, inclusione e pace, che sono le basi per l'alternativa.

Nell'intervista al Tribune, Jeremy Corbyn, ha puntato il dito anche contro il sistema dei partiti britannici, che egli considera “verticistici, centralizzati e burocratici”. Quando invece occorrerebbe consentire alle comunità locali di organizzarsi autonomamente e radicare maggiormente i partiti nelle comunità, ascoltando i loro problemi.

Egli ha affermato che, oggi, il Partito Laburista sembra aver paura delle persone che vorrebbe rappresentare ed è diventato burocratico e centralizzato, giungendo a prendere decisioni completamente sbagliate, come “la privatizzazione dei servizi pubblici, l'invasione dell'Iraq e l'austerità”.

Egli immagina, diversamente, un partito di sinistra, autenticamente socialista fondato su emancipazione, apertura, inclusione e democrazia. E in tal senso intende riunirsi, entro fine anno, assieme ai nuovi aderenti a tale partito e organizzare una conferenza di inaugurazione.

Una conferenza che parta da una serie di “incontri deliberativi in tutto il Paese”, al fine di discutere, anche assieme alle comunità, ai movimenti sociali e ai sindacati, “le questioni chiave che attendono il futuro del nostro partito e del nostro Paese”.

Egli ha affermato di immaginare un partito “aperto, inclusivo e radicato nel territorio”, che rifletta la natura geografica degli aderenti e che fornisca alle comunità locali tutto il potere, al fine di apportare cambiamenti dal basso. Si tratta di milioni di persone che meritano una vita migliore. Si tratta dei bambini che vivono in povertà. Si tratta del popolo palestinese. Si tratta di loro, non di noi”, ha affermato Corbyn all'intervistatore del Tribune.

Egli immagina un partito che si occupi tanto di giustizia sociale, quanto di ambiente e di giustizia climatica e rimane aperto anche alla possibilità di collaborare con movimenti ambientalisti, non solo sulle questioni ambientali, ma anche sulla pace e i diritti umani.

Jeremy Corbyn, Zarah Sultana e i 650.000 primi aderenti al nuovo partito di ispirazione socialista democratica e di sinistra, sembrano avere le idee chiare.

Spiace che certa grande stampa provinciale di casa nostra lo avesse definito, qualche tempo fa, “partito islamo-marxista”, cercando, come spesso accade, di denigrare ogni serio progetto socialista e democratico, ma tant'è. Dalla grande stampa di casa nostra, cosa mai pretendiamo, ormai?

Il nuovo partito che nascerà in Gran Bretagna è destinato a far discutere, ma soprattutto a far tornare ciò che in Europa manca da tempo (salvo i socialisti democratici slovacchi, quelli moldavi e il partito di Sahra Wagenknecht in Germania e poco altro), ovvero il socialismo democratico, senza equivoci liberal capitalisti e guerrafondai, ovvero rettamente inteso, come ai tempi di Bettino Craxi e François Mitterrand.
E come oggi vi è nel mondo davvero progredito e civile: dalla Cina di Xi Jinping al Brasile del socialista autentico Lula da Silva, peraltro impegnati entrambi a sostenere l'indipendenza economica del Sud del mondo e a promuovere una comunità umana dal futuro condiviso.

Ovvero a promuovere ciò che, in un mondo folle e alla deriva, oggi è necessario, vincente e al servizio della comunità globale.

Luca Bagatin

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