giovedì 29 dicembre 2022

Centenario dell'URSS e prospettive per il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Il 30 dicembre di quest'anno ricorre il Centenario della fondazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, guidate da Vladimir Lenin (30 dicembre 1922).

Edificata a seguito della Rivoluzione russa del 1917 e sorta dalle ceneri dell'Impero zarista, l'URSS comprendeva 15 repubbliche socialiste, sorelle fra loro.

L'URSS cessò di esistere il 26 dicembre 1991, con il concorso di Gorbaciov e Eltsin, i quali contribuirono a smantellare il socialismo nelle ormai ex Repubbliche e a svenderle alle oligarchie locali e al liberal capitalismo occidentale, nonostante il 17 marzo 1991 la stragrande maggioranza dei cittadini della Repubbliche sovietiche (77,8%) avesse espresso, con un referendum, la volontà di conservare l'URSS.

Da allora le cose andarono sempre peggio.

Nell'ottobre 1993 Eltsin fece bombardare il parlamento russo e le forze di sinistra, socialiste e comuniste, da allora – nelle ex Repubbliche sovietiche - saranno sempre o perseguitate o proibite, o – laddove non perseguitate - comunque rese minoritarie.

Non sarà infatti un caso che, nelle ex Repubbliche sovietiche, a prevalere, saranno forze di destra o estrema destra, che si imporranno anche grazie all'appoggio delle oligarchie di cui sopra e del liberal capitalismo occidentale.

Ad oggi, la ferita insanabile degli anni 1991 – 1993, è ancora aperta e possiamo vederlo nel conflitto russo-ucraino, così come, a suo tempo, lo vedemmo in Jugoslavia, a seguito dello smantellamento del socialismo. Un socialismo, quello del Maresciallo Tito, che aveva peraltro portato a unire “Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani”, come ricordò anche il recentemente scomparso calciatore e allenatore jugoslavo Sinisa Mihajlovic.

Il socialismo, ad Est, ha sempre permesso di unire – nella giustizia e nell'emancipazione sociale – popoli spesso differenti. I nazionalismi di destra e i capitalismi, diversamente, hanno sempre soffiato sulle discordie fra i popoli, con tutte le tragedie che i conflitti fra i popoli possono portare.

Vi è da dire che certamente in URSS l'eccesso di statalismo e burocraticismo e la corsa agli armamenti, hanno fortemente indebolito – negli anni - le Repubbliche sovietiche, causando spesso malcontenti.

Lontani erano i tempi dell'originaria idea sovietica di Lenin dei consigli operai e contadini, che pur si sarebbe potuta meglio organizzare e delineare se Lenin avesse ascoltato l'anarco-comunista Nestor Machno, anziché muovergli guerra.

Il socialismo, infatti, la Storia ci insegna che trionfa solo se è unito alla libertà e dunque all'autogestione dei lavoratori e dei cittadini.

Del resto ce lo spiegarono tanto Marx e Engels quanto Proudhon, Bakunin, Mazzini e Garibaldi che, grazie ai loro insegnamenti, elaborati nell'Associazione Internazionale dei Lavoratori del 1864, contribuiranno – nel 1871 – ad ispirare la Comune di Parigi, primo governo social-comunista della Storia.

E sarà quello spirito socialista originario a ispirare tanto Lenin nel 1917 quanto la Repubblica Bavarese dei Consigli del 1918 e la Reggenza del Carnaro di Gabriele d'Anninzio e Alceste de Ambris del 1920.

Esperienze spesso brevi, ma che permettono di ricordare come il socialismo rettamente inteso punta tanto all'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione (non certo della piccola proprietà privata, come taluni vorrebbero credere), quanto all'estinzione dello Stato, ovvero punta all'associazione fra tutti i lavoratori, i produttori, i cittadini.

Idee peraltro sviluppate successivamente - nel corso degli Anni '90 e con buon successo - nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo, delineata da Hugo Chavez, Fidel Castro, Lula, Evo Morales, Rafael Correa, José Mujica e i peronisti coniugi Cristina e Nestor Kirchner.

Prospettive, se vogliamo, diverse rispetto alla Cina socialista che, per sviluppare la propria economia ha, alla fine degli Anni '70, aperto al mercato, ma mantenendo saldo il controllo della comunità sull'economia, attraverso il Partito Comunista.

Ogni Paese, ad ogni modo, la Storia ci insegna, sviluppa la sua propria via al socialismo, a seconda delle condizioni storiche, sociali e culturali dei rispettivi popoli.

In conclusione, ciò che è certo, è che il socialismo – nella Storia – non è fallito, ma è fallita la sua revisione, ovvero l'abbandono della via socialista per svendere i propri popoli al liberal capitalismo assoluto (ovvero alla distruzione del controllo dell'economia da parte dei cittadini/produttori/lavoratori/fruitori), al punto che – in UE – non esistono più socialisti se non a parole. Con tutto ciò che ne consegue, ovvero con la perdita da parte dei lavoratori di molti dei loro diritti e la sottomissione dei cittadini alle regole dei mercati e del commercio.

E sono fallite quelle prospettive che a parole si sono dette socialiste, ma nei fatti hanno imposto burocraticismo e statalismo.

A fallire, più che il socialismo, è sicuramente stato il liberalismo. Come disse il grande giornalista e scrittore statunitense Hunter S. Thompson, in tal senso: “Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”.

E, lo stesso Thompson, che si candidò – con il partito “Freak Power” - alle elezioni per diventare sceriffo della città di Aspen nel 1970 (perdendo per pochissimi voti contro il candidato del Partito Democratico USA) lanciò un monito: “Se il capitalismo significa che pochi ricchi si nutrono di molti poveri, allora penso che debba essere riformato o peggio”.

Forse è dunque il caso di abbandonare un po' le frivolezze e di farsi un bel ripasso dei Classici del Socialismo.

Luca Bagatin

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venerdì 23 dicembre 2022

mercoledì 21 dicembre 2022

REGALO SOLSTIZIALE. Poesia di Luca Bagatin

 REGALO SOLSTIZIALE 

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Vasilisa Semiletova


Il regalo più bello

Del mio Natale

E' l'averti incontrata.

Sono i tuoi luminosi occhi

I tuoi rossi capelli

La tua morbida pelle

Il tuo spirito selvaggio,

Sensuale,

Ma anche tenero.

E' il poter pensare

Di poter un giorno

Vivere con te

E un gatto nero

Sorseggiando assieme

The caldo o cioccolato

Davanti a un caminetto

Mentre fuori nevica.

E' il poter pensare

Di addentrarci assieme

Nella foresta

Per scattare fotografie

O semplicemente

Per goderci il panorama.

E' il poter pensare

Di poterci fondere

In un'unica cosa

E il poter, un giorno,

Ripensare

Assieme

A questi giorni felici.

Luca Bagatin

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domenica 18 dicembre 2022

Socialismo è democrazia diretta e autogestione. Riflessioni di Luca Bagatin


L'unico modo per fronteggiare ogni crisi economica è quello di nazionalizzare - ovvero portare sotto il controllo della comunità - i settori: bancario, energetico e delle telecomunicazioni.
Ovvero portando la comunità - non solo a fruire direttamente - ma anche ad autogestire tali settori, senza ingerenze private/individualistiche o esterne.
 
In generale non potrei mai essere di destra, perché essa è, storicamente, bigotta.
Purtroppo lo è anche la sinistra, anche se sotto altre forme, più settarie e subdole.
In generale amo tutto ciò che va ben oltre la morale e tutto ciò che vuole sovvertire la morale.
 
Da sempre sostengo che solo chi va a votare dovrebbe essere soggetto alle leggi votate, appunto, da chi ha "eletto" (o crede di avere eletto).
Chi non vota non dovrebbe essere soggetto ad alcuna legge votata da chi non ha scelto di eleggere.
Se siamo in democrazia, QUESTA è democrazia.

Quelle liberali non sono democrazie, ma dittature elettoralistiche.
Ovvero ti obbligano a fare ciò che vogliono loro, ma facendoti credere (trattandoti così da imbecille) che li hai eletti tu e che li hai legittimati, quindi, a fotterti.
 
La proprietà dei media e delle telecomunicazioni dovrebbe essere della comunità, ovvero di tutti. Perché, quando qualcosa è di tutti, non è di nessuno e quindi è COMPLETAMENTE libera e non soggetta a manipolazioni o censure.
 
Luca Bagatin

sabato 17 dicembre 2022

Ciao Compagno Sinisa!

"Ho vissuto con Tito, sono più comunista di tanti".
"Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il generale è riuscito a tenere tutti insieme.
Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo".
"Non sopporto gli americani. In Jugoslavia hanno lasciato solo morte e distruzione. Hanno bombardato il mio Paese, ci hanno ridotti a nulla. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano aiutato a ricostruire l’Europa, a noi invece non è arrivato niente: prima hanno devastato e poi ci hanno abbandonati. Bambini e animali per anni sono nati con malformazioni genetiche, tutto per le bombe e l’uranio che ci hanno buttato addosso".
"Oggi educare un bambino è un’impresa impossibile. Sotto Tito t’insegnavano a studiare, per migliorarti, magari per diventare un medico, un dottore e guadagnare bene per vivere bene, com’era giusto. Oggi lo sapete quanto prende un primario in Serbia? 300 euro al mese e non arriva a sfamare i suoi figli. I bimbi vedono che soldi, donne, benessere li hanno solo i mafiosi: è chiaro che il punto di riferimento diventa quello".
 
(Sinisa Mihajlovic)
 

domenica 11 dicembre 2022

L'ascesa della Cina socialista da Deng Xiaoping a Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

Il successo economico, politico e sociale della Cina contemporanea si deve, innegabilmente, a Deng Xiaoping (1904 - 1997), il quale, nel luglio 1977, assunse contemporaneamente la carica di Vicepresidente del Partito Comunista Cinese, Vice Primo Ministro e Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate.

Delle origini dell'ascesa cinese sino ai nostri giorni ci parla, diffusamente, in modo tanto approfondito quanto semplice, il saggio “Quarant'anni di Cina”, della prof.ssa Daniela Caruso, edito recentemente da Eurilink University Press.

Il saggio parte proprio dalla descrizione delle politiche riformiste di Deng Xiaoping, il quale ricoprì la carica di Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1978 al 1992, riformando profondamente la Cina maoista e aprendola a quello che egli stesso definì “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Un socialismo che permise al Paese di uscire dalla povertà, sviluppando scienza, tecnologia e aprendo il Paese a nuove idee, incoraggiando la classe dirigente ad espandere i propri orizzonti e orientando il sistema all'economia di mercato, ma mantenendola saldamente sotto il controllo della comunità, attraverso il Partito Comunista Cinese.

Uno dei cardini della politica estera di Deng fu il buon vicinato, ovvero lo sviluppo di una politica di dialogo e cooperazione con tutti i Paesi che volessero cooperare e dialogare con la Cina.

Incoraggiò, peraltro, i giovani cinesi a studiare all'estero, affinché riportassero, in Cina, il know-how imparato all'estero.

Il primo Paese con il quale la Cina socialista di Deng iniziò ad avere ottimi rapporti fu la Francia, la quale, peraltro, con il Presidente Charles De Gaulle, nel 1964, fu la prima in Europa occidentale a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese.

Come spiegato nel saggio della prof.ssa Caruso, Deng sviluppò la teoria della Quattro Modernizzazioni, già enunciato in Cina alla metà degli Anni '60, ovvero il raggiungimento – entro la fine del XX Secolo - della modernizzazione nel settore agricolo, industriale, militare e tecnologico.

Tutti gli sforzi dell'amministrazione di Deng, infatti, saranno volti in questo senso e, per fare ciò, Deng aprirà la Cina agli investimenti stranieri, oltre che distribuirà le terre ai nuclei famigliari, che ne divennero responsabili e proprietari. Egli riformò, inoltre, il sistema finanziario e quello delle imprese di proprietà statale.

In questo senso, introdusse le cosiddette Zone Economiche Speciali, le quali favorirono gli investimenti stranieri, i quali furono destinati al sistema del miglioramento delle infrastrutture e delle tecnologie.

Tale utilizzo del capitalismo per costruire un sistema di socialismo avanzato, sarà dunque il fondamento di quel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha adattato il marxismo (fondendolo con il confucianesimo) alle condizioni storiche, economiche e sociali della Cina e che sarà successivamente seguito e implementato dai successori di Deng Xiaoping.

Il primo fra questi sarà il recentemente scomparso, all'età di 96 anni, Jiang Zemin (1926 - 1922).

Jiang Zemin, come riportato dalla prof.ssa Caruso, elaborò la teoria delle Tre Rappresentatività, che delineò il nuovo ruolo del Partito Comunista Cinese, rendendolo, sostanzialmente, un partito interclassista e aperto a tutte le categorie della società, comprese le forze produttive, culturali e artistiche.

Jiang, nel corso degli Anni '90, riformò il fisco e rafforzò la legislazione delle imprese, rafforzandone così lo spirito imprenditoriale.

Egli, inoltre, permise il riconoscimento del diritto alla proprietà privata, pur mantenendo l'assetto socialista della società e dell'economia cinese, frenandone le spinte all'individualismo selvaggio e correggendo gli aspetti più deleteri dell'economia capitalista occidentale, in primis la disoccupazione.

In questo senso, fu anche uno strenuo combattente contro l'immoralità e la corruzione, generate da quell'individualismo causato dall'eccessivo benessere economico che stava pervadendo la Cina di quel periodo.

In politica estera continuò la tradizione di Deng e parlò, per primo, di multipolarismo, ovvero la prospettiva di un mondo pacifico, che cooperasse al fine di mantenere equilibrio e prosperità nel mondo.

Jiang Zemin terminò il suo mandato nel 2002 e, alla guida del Partito e della Presidenza della Repubblica, sarà eletto Hu Jintao.

Molto più giovane rispetto ad altri leader cinesi, Hu Jintao – spiega la prof. Caruso - sostenne la politica delle Tre Rappresentanze del suo predecessore e elaborò la Teoria delle tre Vicinanze, ovvero “vicino alla realtà, vicino alla gente e vicino alla vita quotidiana”.

Ovvero cercare di rendere il Partito al servizio diretto della comunità, servendone gli interessi e i bisogni.

L'amministrazione di Hu fu quella che, per la prima volta, dovrà vedersela con l'epidemia della SARS e, a seguito di tale esperienza, il governo cinese rafforzò il comparto sanitario e investì 6,8 miliardi di yuan, ovvero circa 900 milioni di dollari, che servirono a creare una rete di controllo e prevenzione delle epidemie.

Hu Jintao introdusse, inoltre, il concetto di “società armoniosa” e di “civilità ecologica” che, secondo le sue parole, doveva essere: “Democratica e governata dalla legge, giusta, degna di fiducia, piena di vitalità, stabile e ordinata e in grado di mantenere l'armonia tra uomo e natura”.

Da allora si iniziò a parlare, in Cina, di sensibilità ambientale e di interventi a difesa dell'ambiente e del clima, oltre che si iniziò ad intervenire massicciamente per ridurre le diseguaglianze, che l'eccessivo benessere economico stava iniziando a fomentare.

Anche con Hu Jintao, la Cina, in politica estera, riaffermava il suo impegno per la pace e la cooperazione fra tutti i popoli e Paesi.

Infine, a succedere a Hu, fu, nel 2012, l'attuale Segretario del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica, Xi Jinping, il quale, come spiega la prof.ssa Daniela Caruso nel suo saggiò, lanciò il cosiddetto “Sogno cinese”.

Obiettivo di tale sogno, quello di rendere la Cina - entro il 2050 - una naziona prospera in ogni suo aspetto, continuando a costruire il socialismo con caratteristiche cinesi.

L'amministrazione di Xi si è immediatamente caratterizzata per la sua lotta senza quartiere alla corruzione, anche ai più alti vertici del Partito, in particolare contro tutti coloro i quali ostentavano il loro potere e la loro ricchezza, campando – per così dire - alle spalle della comunità cinese.

Altro aspetto dell'amministrazione Xi è il recupero dello studio del maoismo e del marxismo nelle scuole, oltre che il recupero dei valori nazionali e patriottici, contrapponendo tutto ciò ai valori decadenti, mercantili e materialisti dell'Occidente liberal capitalista.

Xi ha elaborato la Teoria dei Quattro Onnicomprensivi, ovvero: costruite una società moderatamente prospera; approfondire e completare le riforme; governare il Paese secondo la legge; abbracciare completamente la disciplina di partito.

Xi ha inoltre espresso più volte la necessità di coltivare lo stato di diritto, oltre che di migliorare il sistema scolastico e di accesso alla conoscenza, oltre che investire massicciamente in tecnologia, puntanto al cosiddetto “Made in Cina 2025”, ovvero portando le imprese ad alta tecnologia a livelli d'avanguardia nel mondo.

Fra gli aspetti approfonditi dal saggio della prof.ssa Caruso, oltre ai rapporti commerciali fra Cina e Europa, attraverso la Nuova Via della Seta, anche i rapporti fra Cina e Africa, che risalgono al Basso Medioevo e si sono intensificati con il sostegno di Mao Tse-Tung ai movimenti di liberazione nazionale panafricani anti-colonialisti e con le successive partnership fra Cina e continente africano.

La Cina, in tal senso, ha concesso a numerosi Paesi africani, sia l'alleggerimento del debito che interventi di natura umanitaria, oltre che investimenti in ambito infrastrutturale, industriale ed agricolo, promuovendo peraltro la pace e la sicurezza nel continente africano, anche attraverso il FOCAC, ovvero il Forum di Cooperazione fra Cina e Africa.

Il saggio della prof.ssa Caruso, si conclude accennando alle paure dell'Occidente liberal capitalista nei confronti dell'ascesa cinese.

In tal senso, la prof.ssa Caruso fa presente come l'approccio Occidentale di matrice liberale, fondato spesso sulla ricerca dell'egemonia e supremazia, sia diametralmente opposto rispetto a quello cinese, fondato su “politiche di cooperazione e di condivisione dei vantaggi, verso una comunità globale multipolare e verso la pace”.

Come sottolineato dalla prof.ssa Caruso nel suo saggio, la Cina socialista ha, in questo senso, un'immagine più riformista e equilibrata piuttosto che volta a voler rivoluzionare l'ordine internazionale.

Probabilmente, specialmente in questo particolare periodo storico, nel quale l'Occidente liberal capitalista sembra aver completamente perduto la bussola e ogni forma di ragionevolezza in ambito politico, sociale, economico e geopolitico, la Cina e la sua storia hanno molto, se non tutto da insegnare.

Luca Bagatin

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sabato 10 dicembre 2022

Democrazia è socialismo. Socialismo è proprietà comune dei mezzi di produzione. Riflessioni di Luca Bagatin

 

La proprietà dei mezzi di produzione (comprese le opere dell'ingegno, le tecnologie e i servizi informatici, compreso internet) dovrebbe essere messa in comune.
Questa è democrazia autentica, diffusione e sviluppo della conoscenza.
La proprietà individuale di tali mezzi genera invece dittatura, sottosviluppo e ignoranza.
Per questo, mentre il socialismo è una società superiore, il capitalismo è una società inferiore e per esseri abietti e votati all'ignoranza.
 
(Luca Bagatin) 

Il liberalismo è l'ideologia degli arricchiti.
E gli arricchiti sono quei parvenu che non cancelleranno mai dalla loro personalità gli istinti più abietti della loro precedente condizione sociale.
Mai fidarsi di un arricchito. Mai fidarsi di un liberale.
Il loro spirito egoistico è infatti sempre lì, pronto a guidarli.
 
(Luca Bagatin) 
 
Il socialismo è una delle vie per la liberazione dall'ego. Il socialismo è dunque l'antitesi del liberalismo. L'ego è la parte peggiore della personalità umana, ovvero è una patologia che andrebbe sanata il prima possibile, perché portatrice di discordia, violenza, apatia.
 
(Luca Bagatin)

venerdì 2 dicembre 2022

Dieci anni fa usciva "Universo Massonico" di Luca Bagatin

Dieci anni fa, nel dicembre 2012, usciva il primo saggio di Luca Bagatin - "Universo Massonico" - edito da Bastogi, con prefazione dell'allora Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, prof. Luigi Pruneti (successivamente fondatore e guida dell'Ordine Massonico Tradizionale Italiano).

Quello che segue è un estratto della prefazione del prof. Pruneti.

Universo massonico di Luca Bagatin è un’opera interessante e avvincente che esplora il variegato della galassia liberomuratoria considerandone aspetti, personaggi, tradizione e storia.

“Nella parte iniziale del volume sono vagliati aspetti caratterizzanti della libera muratoria, fra i quali l’anelito di conoscenza, il “vento gnostico”, che pervade tutta la sua complessa articolazione; segue l’esame del processo iniziatico, analizzato come se si trattasse di un percorso all’interno di un evolversi rigenerante, di morte e rinascita […].
Dopo aver navigato nel vasto pelago del rito di passaggio il discorso si sposta su alcuni soggetti celebri del vissuto iniziatico ed ecco uscire dalla “gerla” Cagliostro, il Conte di San Germain, Helena Petrovna Blavatsky e alcuni personaggi chiave della massoneria: Albert Pike, Ernesto Nathan, Saverio Fera, Giordano Gamberini, Lino Salvini, Giovanni Ghinazzi, uomini che, pur fra vittorie e sconfitte, segnarono la storia di questa istituzione che sta per compiere tre secoli di vita.
La massoneria è stata ed è il pernio intorno al quale ruota una cultura d’ispirazione esoterica e simbolica che si è articolata anche in pagine notevoli di letteratura. Luca Bagatin ricorda vari narratori fra i quali Sir Edwuard Bulwer-Lytton, barone di Knebworth, pari d’Inghilterra e esponente di spicco dei circoli iniziati inglesi, fra i quali la Societas Rosacruciana in Anglia e la Fratres Lucis di cui fu fondatore […].
L’esame di Bagatin non s’interrompe con il XIX secolo ma prosegue fino ad oggi, approdando a Dan Brown e al suo best-seller d’ispirazione massonica, Il simbolo perduto, opera che sicuramente ha il pregio di offrire una visione positiva della massoneria: “tutta la filosofia massonica – egli scrive – si fonda sull’onestà e sull’integrità. I massoni sono tra gli uomini più degni di fiducia che uno possa sperare d’incontrare [… pur tuttavia] la massoneria [è] sempre stata una delle organizzazioni più ingiustamente diffamate e incomprese del mondo. Accusati di ogni nefandezza, dall’adorare il diavolo al cospirare per un unico governo mondiale, i massoni seguivano la politica di non reagire mai alle critiche, e questo faceva di loro un facile bersaglio”.
I giudizi dell’autore americano suonano in modo strano in Italia ove “l’ostilità nei confronti della massoneria è un macro-fenomeno, evidente e ricorrente, che l’autore affronta esaminando il caso della loggia “Propaganda massonica” del Grande Oriente d’Italia; per siffatta analisi egli si avvale dell’opera di uno dei più importanti storici contemporanei Aldo Alessandro Mola che sull’argomento ha scritto un importante saggio.

Dalle pagine di Universo massonico fuoriesce, di conseguenza, un’effigie della massoneria diversa da quella recepita dall’immaginario collettivo”, giacché vulnerata da “una campagna stampa tanto violenta quanto miope […].
Dopo il partecipato esame della persecuzione ricorrente nella Penisola, l’opera di Luca Bagatin si chiude con una serie d’interviste che l’autore, nel corso degli ultimi anni, ha ottenuto da studiosi della massoneria o da esponenti di spicco della stessa. Insomma “la gerla” riesce a garantire, fino in fondo, sorprese; svelando con un linguaggio semplice e piacevole d’impronta giornalistica, tanti aspetti poco conosciuti o del tutto ignorati del vasto e articolato universo massonico”.

Cuba e Cina: un esempio di cooperazione e solidarietà fra Paesi socialisti. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 novembre scorso, il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, si è recato presso la Repubblica Popolare Cinese per una visita di Stato.

La sua è stata la prima visita di Stato proveniente da un Paese dell'America Latina e dei Caraibi dopo il XXesimo Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, tenutosi il 16 ottobre scorso.

Il quotidiano cinese Global Times ha rilevato come “Le relazioni Cina-Cuba sono diventate un modello di Paesi socialisti che si uniscono e cooperano e di Paesi in via di sviluppo che si aiutano sinceramente a vicenda. Questo va oltre la comprensione delle élite statunitensi e occidentali arroganti e di mentalità ristretta”.

Anche il Presidente cinese Xi Jinping ha rilevato come le relazioni fra Cuba e Cina siano un esempio di cooperazione e solidarietà fra Paesi socialisti, sottolineando la volontà della Cina di “lavorare con Cuba per salvaguardare l'equità e la giustizia internazionale”.

Il Presidente cubano Díaz-Canel si è congratulato con la leadership cinese, dichiarando di apprezzare “i contributi teorici e pratici della leadership di Xi Jinping nella costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era, che noi cubani consideriamo un vero stimolo per tutte le forze progressiste”.

Cuba è stato peraltro il primo Paese dell'emisfero occidentale che stabilì relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese sin dalla vittoria della Rivoluzione cubana.

Nel 1960, infatti, una delegazione cubana, guidata da Ernesto Che Guevara, visitò il Paese asiatico, iniziando a sancire i primi accordi bilaterali in ambito economico, scientifico e tecnologico.

Tanto la delegazione cubana guidata dal Presidente Díaz-Canel, che quella cinese guidata da Xi Jinping, hanno ribadito la loro ferma opposizione ad ogni forma di embargo statunitense e ingerenza straniera che leda le rispettive sovranità nazionali, nonché l'opposizione ad ogni forma di sanzione unilaterale.

Le delegazioni hanno altresì ribadito di concordare sui valori di “pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà per tutta l'umanità”, e di lavorare per “salvaguardare il sistema internazionale con le Nazioni Unite come nucleo, l'ordine internazionale sulla base del diritto internazionale e degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, (…) contro ogni egemonia e politica di potere, contro ogni forma di unilateralismo”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it