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venerdì 10 luglio 2026

Oltre la Guerra Fredda: il dialogo tra Italia e Cina, una prospettiva geopolitica dal saggio di Daniela Caruso. Articolo di Luca Bagatin

 

Parlare di Cina, in quest'epoca turbolenta, percorsa da nuovi scenari geopolitici internazionali improntati all'instabilità, all'irresponsabilità delle nuove generazioni politiche occidentali, incapaci di anteporre la logica del dialogo e della Storia a sciocche e anti-storiche ideologie retaggio della Guerra Fredda, è la priorità.

E' la priorità, sia per conoscere una realtà solo apparentemente distante dalla nostra, sia per stare dalla parte giusta della Storia, che è fondata su comprensione, armonia, condivisione, cooperazione, pace.

E proprio questi sono stati i temi centrali del simposio tenutosi giovedì 9 luglio scorso, a Roma, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio.

Protagonista l'ultimo saggio della prof. Daniela Caruso “Tra Italia e Cina cinquantacinque anni di relazioni bilaterali” (Eurilink University Press), che ha visto presenti, oltre all'autrice, fra il pubblico l'ex Ministro degli Esteri Vincenzo Scotti e, fra i relatori, il Ministro Incaricato d'Affari ad Interim della Repubblica Popolare Cinese Li Xiaoyong; Paolo Giordani, Presidente dell'Istituto Diplomatico Internazionale; Antonio Virgili, Presidente del Centro Studi Internazionali e l'Ambasciatore Riccardo Sessa, Presidente della Società Italiana Organizzazione Internazionale.

Il convegno, moderato da Michele De Gasperis, Presidente dell'OBOR (One Belt One Road), è stato introdotto dai saluti della Presidente dell'Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, la quale ha spiegato come i rapporti bilaterali fra Italia e Cina contribuiscano a costruire ponti e ad abbattere muri, promuovendo scambi che arricchiscono e contribuiscono a rafforzare i legami fra queste due antiche civiltà.

L'Incaricato d'Affari della Repubblica Popolare Cinese, Li Xiaoyong, ha fatto presente come Cina e Italia siano i pilastri della civiltà globale e debbano fare tesoro delle rispettive saggezze, al fine di affrontare le sfide del presente.

Sfide che possono essere affrontate solamente attraverso il dialogo e il superamento delle divergenze, ha osservato Li Xiaoyong.

Egli ha altresì aggiunto che i 55 anni di relazioni bilaterali fra i due Paesi sono un traguardo importante, come lo è il recente anniversario dei 105 anni del Partito Comunista Cinese, che ha cambiato il destino del popolo cinese e contribuito a ringiovanirlo, edificando una realtà, la Repubblica Popolare Cinese, che ha deciso di intraprendere la via del progresso e della stabilità del mondo, ha sottolineato Li Xiaoyong.

Egli ha affermato come, nei conflitti geopolitici, la Cina si ponga sempre dalla parte della volontà dei popoli, ovvero dalla parte della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del mutuo vantaggio, per contribuire a garantire lo sviluppo globale.

Il prof. Michele De Gasperis ha sottolineato come la Via della Seta sia, nei fatti, la via della pace e che la conoscenza delle civiltà è alla base dell'abbattimento di ogni barriera.

Egli, nel presentare l'opera della prof. Caruso, ha voluto sottolineare che in essa sono raccontati i contributi di tre grandi uomini di Stato italiani: Pietro Nenni, Aldo Moro e Enrico Mattei, che per primi intuirono la necessità di costruire un ponte verso la Cina.

Egli ha precisato come le considerazioni del Presidente Aldo Moro e quelle del Presidente Xi Jinping, ovvero di un cattolico italiano e di un marxista cinese, relativamente alla pace e allo sviluppo delle civiltà, siano concordanti.

In particolare riferendosi alle parole del Presidente Xi, laddove egli sottolinea che occorre ricercare un'armonia senza uniformità, ovvero ricercare ciò che unisce, senza stravolgere le identità di ciascun popolo.

Il prof. Paolo Giordani ha spiegato che la diplomazia è l'arte della comprensione e che, laddove non c'è comprensione, c'è unicamente competizione.

Il diplomatico, dunque, è colui il quale, ha spiegato il prof. Giordani, ricerca una via d'uscita onorevole per l'avversario.

Egli ha ricordato l'allora Ministro degli Esteri socialista Pietro Nenni che, nel 1968, si adoperò per primo per il riconoscimento di Pechino, forte dei suoi buoni e solidi rapporti con Mao Tse-Tung e Zhou Enlai.

Egli ha ricordato come tale processo di riconoscimento ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, fu portato a termine il 5 novembre 1970 dal successore di Nenni, Aldo Moro, permettendo così a Pechino di uscire dall'isolamento internazionale, facendo seguito al riconoscimento francese della Repubblica Popolare Cinese voluto da De Gaulle, nel 1964.

Il prof. Giordani, in merito, ha sottolineato come ancora oggi ci sarebbe la necessità della lungimiranza di quei grandi statisti, al fine di prepararci alle sfide future.

La prof. Daniela Caruso ha spiegato come la cultura della pace trascenda le ideologie e si fondi sull'apertura mentale. Apertura mentale ampiamente dimostrata dalla Cina, della quale lei è studiosa da decenni. 

La prof. Caruso ha sottolineato come nel suo saggio si parli molto di comprensione e dialogo di civiltà, attraverso un inedito filo che collega il mondo cattolico e socialista italiano al mondo marxista cinese. Visioni di grande apertura che, ha spiegato Daniela Caruso, non esistono più nelle classi dirigenti odierne.

La prof. ha spiegato come la Cina fondi le sue relazioni internazionali attraverso la mediazione, senza entrare a gamba tesa nelle relazioni con gli altri Paesi, promuovendo pace e sviluppo. Lei ha altresì aggiunto come, tale carattere pacifico, quanto il carattere comunitario della Cina, abbia radici antichissime e sia tutt'altro che un retaggio moderno.

Molto interessanti anche gli interventi del prof. Antonio Virgili, il quale ha ricordato il carattere lungimirante del mondo politico cattolico della Prima Repubblica, relativamente allo sguardo aperto verso la Cina e quello dell'Ambasciatore Riccardo Sessa, già Ambasciatore d'Italia a Pechino.

Quello di Daniela Caruso è certamente il suo ennesimo saggio utile a porre un ulteriore tassello verso la comprensione di una realtà pragmatica, sociale, comunitaria e armoniosa, come quella cinese.

Personalmente sono un grande estimatore dei suoi saggi, che ho recensito e spesso citato nei miei articoli, oltre che nel mio ultimo saggio, “Ritratti del Socialismo”.

La Cina (ma anche i BRICS e il Sud del mondo, che essa sta guidando), come sottolineavo all'inizio dell'articolo, è la chiave di quel futuro che ancora non c'è, ma che potrà garantire una nuova luce a questo mondo piombato nelle tenebre dell'ignoranza, del razzismo, dell'ultra atlantismo (fuori tempo massimo) e di un nuovo oscurantismo geopolitico e culturale.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

Paolo Giordani, Michele De Gasperis e Daniela Caruso
 

  

Daniela Caruso e Luca Bagatin

Luca Bagatin e Li Xiaoyong

venerdì 5 aprile 2024

La Cina e la sua lotta per la pace e lo sviluppo, secondo lo studioso britannico Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin


Che la Repubblica Popolare Cinese sia oggetto spesso di pregiudizio da parte di coloro i quali poco hanno approfondito la sua Storia, cultura, politica e tradizione, è cosa nota.

Del resto ogni aspetto che non si conosce viene sempre osservato o con pregiudizio o con curiosità.

Coloro i quali hanno una mente aperta e preferiscono la curiosità al pregiudizio, hanno, a mio avviso, sempre una marcia in più.

E potrebbero scoprire ad esempio che la Cina coniuga socialismo classico, filosofia confuciana e apertura al mercato, mantenendo un equilibrio fra questi aspetti e, di fatto, promuove una forma di riformismo, certamente diverso da quello Occidentale (come è giusto che sia, visto che ogni Paese ha la sua propria Storia, mentalità e tradizione), ma che merita di essere conosciuto e approfondito.

E, per approfondire meglio la Storia, cultura, politica e tradizione, abbiamo a disposizione moltissimi saggi e documenti, in particolare di ottimi autori e studiosi italiani quali la prof.ssa Daniela Caruso, il prof. Fabio Massimo Parenti, Diego Angelo Bertozzi, il prof. Giancarlo Elia Valori e, negli USA, di personalità del calibro della professoressa Deborah Bräutigam.

Solo per citarne alcuni.

Altro studioso interessante in merito è Carlos Martinez, ricercatore britannico e attivista politico londinese. Autore, peraltro, del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press), oltre che studioso delle società socialiste passate e presenti e co-editore del sito Friends of Socialist China.

Carlos Martinez ha tenuto, recentemente, diverse conferenze sia a Manchester che a Brighton, proprio sul tema della strategia globale della Cina, partendo proprio dal fatto che spesso la Cina è oggetto di pregiudizio, sia da parte dei media mainstream che da parte di una certa parte della sinistra, che finisce per considerare la Cina un Paese “imperialista”, tanto quanto gli USA.

Il testo delle conferenze è riportato proprio nel sito dell'associazione Friends of Socialist China.

Martinez sottolinea, fra le altre cose, come la leadership cinese chieda semplicemente di “costruire una comunità globale di futuro condiviso, con l’obiettivo di creare un mondo aperto, inclusivo, pulito e bello, che goda di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune”. Promuovendo “costantemente il suo impegno a favore della multipolarità; alla pace; alla massima cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di sviluppo economico e di lotta al cambiamento climatico, alle pandemie e alla minaccia di una guerra nucleare; lavorare nel contesto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale a sostegno della coesistenza pacifica”.

Carlos Martinez in particolare sottolinea come già il leader socialista riformista cinese Deng Xiaoping, nel 1984, sostenesse che “L’ultima cosa che la Cina vuole è la guerra. La Cina vuole svilupparsi; non può farlo senza un ambiente pacifico”. E come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, sottolinei come “Senza pace, nulla è possibile. Il mantenimento della pace è il nostro più grande interesse comune e l’aspirazione più cara dei popoli di tutti i Paesi”.

Carlos Martinez, confrontando l'esperienza degli Stati Uniti con quella della Cina fa presente che: “Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra permanente: una guerra contro il multipolarismo, una guerra contro la sovranità, una guerra contro il socialismo. Una guerra per proteggere ed espandere il proprio dominio sui mercati mondiali, sulle risorse naturali, sulla terra e sul lavoro. La guerra di Corea, la guerra del Vietnam, i bombardamenti a tappeto di Laos e Cambogia, la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, le guerre per il cambio di regime in Jugoslavia, Libia e Siria. Fanno tutti parte dello stesso progetto di imperialismo, di dominio, di egemonismo”. (…). E prosegue nel descrivere i conflitti nei quali gli USA sono attualmente coinvolti.

La Cina, invece, non fa guerre da oltre quattro decenni. Le forze armate cinesi non hanno sganciato una sola bomba in tutto questo tempo. E il bilancio della Repubblica Popolare in generale è stato straordinariamente pacifico”.(...)

Come dobbiamo comprendere queste differenze? Perché la Cina costruisce dove gli Stati Uniti bombardano? Il problema non è semplicemente che i cinesi bevono più tè al gelsomino e praticano più qi gong. Il fatto è che il successo economico della Cina si fonda su un quadro di socialismo, di proprietà pubblica e di soddisfazione dei bisogni della gente, anziché essere diretto esclusivamente all'aumento dei margini di profitto delle grandi imprese”.

Ma, come mai l'approccio cinese è tanto diverso rispetto agli USA o ad altri Paesi europei (spesso ex colonialisti)?

Martinez risponde in questo modo: “L’ascesa della Cina non è stata costruita sulla base del colonialismo o dell’imperialismo, ma si basa sul duro lavoro del popolo cinese e su una politica economica straordinariamente lungimirante, essa stessa un prodotto della leadership comunista e del fatto che la classe capitalista non tiene le redini del potere in Cina”.

La Cina sembra dunque voler unire il Sud del mondo nella lotta contro l'imperialismo, che è peraltro aspetto che già la vide protagonista ai tempi della Guerra Fredda. Tempi in cui, pur non aderendo ufficialmente al Movimento dei Paesi non allineati, guardava a quei Paesi del Terzo Mondo alternativi rispetto all'imperialismo statunitense e a quello sovietico.

La Cina si oppone all’imperialismo perché ha sofferto sotto l’imperialismo” - sostiene Carlos Martinez - “La Cina non vuole la guerra e non ha nulla da guadagnare dalla guerra. La spesa militare pro capite della Cina è circa 20 volte inferiore a quella degli Stati Uniti. E sebbene la Cina sia anche una potenza nucleare, possiede circa 350 testate nucleari, rispetto alle cinquemila e mezzo degli Stati Uniti”.

La Cina ha peraltro incorporato “lo sviluppo pacifico nella sua Costituzione” e, come sottolineato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, è “l'unico Paese tra gli Stati dotati di armi nucleari a impegnarsi a non utilizzare per la prima volta le armi nucleari”.

La Cina è molto coerente nel sostenere la risoluzione pacifica delle controversie internazionali ed è molto attenta a non esacerbare i conflitti esistenti”, fa presente Carlos Martinez nel suo intervento. Aggiungendo come essa riconosca che “soprattutto i Paesi del Sud del mondo hanno un interesse comune ad opporsi all’imperialismo, difendere la sovranità e perseguire uno sviluppo pacifico”.

E, il modo migliore per difendere la sovranità è la multipolarità e, sottolinea Martinez, “la sovranità creerà spazio affinché i diversi popoli esplorino i propri percorsi verso il socialismo”.

Martinez conclude la sua relazione sottolineando come “Le classi politiche occidentali sono ancora sotto shock di fronte all'ascesa della Cina. Pensavano davvero che, con il crollo dell’Unione Sovietica, il cosiddetto capitalismo liberale avesse avuto la meglio, che fosse arrivata la “fine della storia”. Presupponevano che la Cina avrebbe seguito la traiettoria dell’Unione Sovietica, o avrebbe tranquillamente accettato una posizione di subordinazione permanente nel sistema imperialista guidato dagli Stati Uniti”.

Mentre oggi “la Cina è la più grande economia del mondo in base a qualsiasi misura sensata; è il principale partner commerciale di due terzi dei paesi del mondo; la sua gente vive sempre meglio; la sua aspettativa di vita ha superato quella degli Stati Uniti; ed è diventata una forza trainante verso la creazione di un sistema di relazioni internazionali più giusto, più equo e più democratico”.

Luca Bagatin

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domenica 11 dicembre 2022

L'ascesa della Cina socialista da Deng Xiaoping a Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

Il successo economico, politico e sociale della Cina contemporanea si deve, innegabilmente, a Deng Xiaoping (1904 - 1997), il quale, nel luglio 1977, assunse contemporaneamente la carica di Vicepresidente del Partito Comunista Cinese, Vice Primo Ministro e Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate.

Delle origini dell'ascesa cinese sino ai nostri giorni ci parla, diffusamente, in modo tanto approfondito quanto semplice, il saggio “Quarant'anni di Cina”, della prof.ssa Daniela Caruso, edito recentemente da Eurilink University Press.

Il saggio parte proprio dalla descrizione delle politiche riformiste di Deng Xiaoping, il quale ricoprì la carica di Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1978 al 1992, riformando profondamente la Cina maoista e aprendola a quello che egli stesso definì “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Un socialismo che permise al Paese di uscire dalla povertà, sviluppando scienza, tecnologia e aprendo il Paese a nuove idee, incoraggiando la classe dirigente ad espandere i propri orizzonti e orientando il sistema all'economia di mercato, ma mantenendola saldamente sotto il controllo della comunità, attraverso il Partito Comunista Cinese.

Uno dei cardini della politica estera di Deng fu il buon vicinato, ovvero lo sviluppo di una politica di dialogo e cooperazione con tutti i Paesi che volessero cooperare e dialogare con la Cina.

Incoraggiò, peraltro, i giovani cinesi a studiare all'estero, affinché riportassero, in Cina, il know-how imparato all'estero.

Il primo Paese con il quale la Cina socialista di Deng iniziò ad avere ottimi rapporti fu la Francia, la quale, peraltro, con il Presidente Charles De Gaulle, nel 1964, fu la prima in Europa occidentale a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese.

Come spiegato nel saggio della prof.ssa Caruso, Deng sviluppò la teoria della Quattro Modernizzazioni, già enunciato in Cina alla metà degli Anni '60, ovvero il raggiungimento – entro la fine del XX Secolo - della modernizzazione nel settore agricolo, industriale, militare e tecnologico.

Tutti gli sforzi dell'amministrazione di Deng, infatti, saranno volti in questo senso e, per fare ciò, Deng aprirà la Cina agli investimenti stranieri, oltre che distribuirà le terre ai nuclei famigliari, che ne divennero responsabili e proprietari. Egli riformò, inoltre, il sistema finanziario e quello delle imprese di proprietà statale.

In questo senso, introdusse le cosiddette Zone Economiche Speciali, le quali favorirono gli investimenti stranieri, i quali furono destinati al sistema del miglioramento delle infrastrutture e delle tecnologie.

Tale utilizzo del capitalismo per costruire un sistema di socialismo avanzato, sarà dunque il fondamento di quel “socialismo con caratteristiche cinesi”, che ha adattato il marxismo (fondendolo con il confucianesimo) alle condizioni storiche, economiche e sociali della Cina e che sarà successivamente seguito e implementato dai successori di Deng Xiaoping.

Il primo fra questi sarà il recentemente scomparso, all'età di 96 anni, Jiang Zemin (1926 - 1922).

Jiang Zemin, come riportato dalla prof.ssa Caruso, elaborò la teoria delle Tre Rappresentatività, che delineò il nuovo ruolo del Partito Comunista Cinese, rendendolo, sostanzialmente, un partito interclassista e aperto a tutte le categorie della società, comprese le forze produttive, culturali e artistiche.

Jiang, nel corso degli Anni '90, riformò il fisco e rafforzò la legislazione delle imprese, rafforzandone così lo spirito imprenditoriale.

Egli, inoltre, permise il riconoscimento del diritto alla proprietà privata, pur mantenendo l'assetto socialista della società e dell'economia cinese, frenandone le spinte all'individualismo selvaggio e correggendo gli aspetti più deleteri dell'economia capitalista occidentale, in primis la disoccupazione.

In questo senso, fu anche uno strenuo combattente contro l'immoralità e la corruzione, generate da quell'individualismo causato dall'eccessivo benessere economico che stava pervadendo la Cina di quel periodo.

In politica estera continuò la tradizione di Deng e parlò, per primo, di multipolarismo, ovvero la prospettiva di un mondo pacifico, che cooperasse al fine di mantenere equilibrio e prosperità nel mondo.

Jiang Zemin terminò il suo mandato nel 2002 e, alla guida del Partito e della Presidenza della Repubblica, sarà eletto Hu Jintao.

Molto più giovane rispetto ad altri leader cinesi, Hu Jintao – spiega la prof. Caruso - sostenne la politica delle Tre Rappresentanze del suo predecessore e elaborò la Teoria delle tre Vicinanze, ovvero “vicino alla realtà, vicino alla gente e vicino alla vita quotidiana”.

Ovvero cercare di rendere il Partito al servizio diretto della comunità, servendone gli interessi e i bisogni.

L'amministrazione di Hu fu quella che, per la prima volta, dovrà vedersela con l'epidemia della SARS e, a seguito di tale esperienza, il governo cinese rafforzò il comparto sanitario e investì 6,8 miliardi di yuan, ovvero circa 900 milioni di dollari, che servirono a creare una rete di controllo e prevenzione delle epidemie.

Hu Jintao introdusse, inoltre, il concetto di “società armoniosa” e di “civilità ecologica” che, secondo le sue parole, doveva essere: “Democratica e governata dalla legge, giusta, degna di fiducia, piena di vitalità, stabile e ordinata e in grado di mantenere l'armonia tra uomo e natura”.

Da allora si iniziò a parlare, in Cina, di sensibilità ambientale e di interventi a difesa dell'ambiente e del clima, oltre che si iniziò ad intervenire massicciamente per ridurre le diseguaglianze, che l'eccessivo benessere economico stava iniziando a fomentare.

Anche con Hu Jintao, la Cina, in politica estera, riaffermava il suo impegno per la pace e la cooperazione fra tutti i popoli e Paesi.

Infine, a succedere a Hu, fu, nel 2012, l'attuale Segretario del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica, Xi Jinping, il quale, come spiega la prof.ssa Daniela Caruso nel suo saggiò, lanciò il cosiddetto “Sogno cinese”.

Obiettivo di tale sogno, quello di rendere la Cina - entro il 2050 - una naziona prospera in ogni suo aspetto, continuando a costruire il socialismo con caratteristiche cinesi.

L'amministrazione di Xi si è immediatamente caratterizzata per la sua lotta senza quartiere alla corruzione, anche ai più alti vertici del Partito, in particolare contro tutti coloro i quali ostentavano il loro potere e la loro ricchezza, campando – per così dire - alle spalle della comunità cinese.

Altro aspetto dell'amministrazione Xi è il recupero dello studio del maoismo e del marxismo nelle scuole, oltre che il recupero dei valori nazionali e patriottici, contrapponendo tutto ciò ai valori decadenti, mercantili e materialisti dell'Occidente liberal capitalista.

Xi ha elaborato la Teoria dei Quattro Onnicomprensivi, ovvero: costruite una società moderatamente prospera; approfondire e completare le riforme; governare il Paese secondo la legge; abbracciare completamente la disciplina di partito.

Xi ha inoltre espresso più volte la necessità di coltivare lo stato di diritto, oltre che di migliorare il sistema scolastico e di accesso alla conoscenza, oltre che investire massicciamente in tecnologia, puntanto al cosiddetto “Made in Cina 2025”, ovvero portando le imprese ad alta tecnologia a livelli d'avanguardia nel mondo.

Fra gli aspetti approfonditi dal saggio della prof.ssa Caruso, oltre ai rapporti commerciali fra Cina e Europa, attraverso la Nuova Via della Seta, anche i rapporti fra Cina e Africa, che risalgono al Basso Medioevo e si sono intensificati con il sostegno di Mao Tse-Tung ai movimenti di liberazione nazionale panafricani anti-colonialisti e con le successive partnership fra Cina e continente africano.

La Cina, in tal senso, ha concesso a numerosi Paesi africani, sia l'alleggerimento del debito che interventi di natura umanitaria, oltre che investimenti in ambito infrastrutturale, industriale ed agricolo, promuovendo peraltro la pace e la sicurezza nel continente africano, anche attraverso il FOCAC, ovvero il Forum di Cooperazione fra Cina e Africa.

Il saggio della prof.ssa Caruso, si conclude accennando alle paure dell'Occidente liberal capitalista nei confronti dell'ascesa cinese.

In tal senso, la prof.ssa Caruso fa presente come l'approccio Occidentale di matrice liberale, fondato spesso sulla ricerca dell'egemonia e supremazia, sia diametralmente opposto rispetto a quello cinese, fondato su “politiche di cooperazione e di condivisione dei vantaggi, verso una comunità globale multipolare e verso la pace”.

Come sottolineato dalla prof.ssa Caruso nel suo saggio, la Cina socialista ha, in questo senso, un'immagine più riformista e equilibrata piuttosto che volta a voler rivoluzionare l'ordine internazionale.

Probabilmente, specialmente in questo particolare periodo storico, nel quale l'Occidente liberal capitalista sembra aver completamente perduto la bussola e ogni forma di ragionevolezza in ambito politico, sociale, economico e geopolitico, la Cina e la sua storia hanno molto, se non tutto da insegnare.

Luca Bagatin

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mercoledì 2 novembre 2022

La Cina tra identità nazionale e globalizzazione nel saggio della prof.ssa Daniela Caruso. Articolo di Luca Bagatin

In un'epoca di drammatiche quanto insensate divisioni, di nuove povertà e di diritti dei lavoratori sempre più minacciati, al XXesimo Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, tenutosi il 16 ottobre scorso, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, nonché rieletto Segretario Generale, ha sottolineato come “La Cina è un Paese socialista di democrazia popolare sotto la guida della classe operaia basata su un'alleanza di lavoratori e agricoltori; tutto il potere dello Stato in Cina appartiene al popolo. La democrazia popolare è la linfa vitale del socialismo ed è parte integrante dei nostri sforzi per costruire un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti. La democrazia popolare a tutto processo è la caratteristica distintiva della democrazia socialista; è la democrazia nella sua forma più ampia, genuina ed efficace”. Aggiungendo che “Faremo affidamento con tutto il cuore sulla classe operaia e miglioreremo il sistema di gestione democratica nelle imprese e nelle istituzioni pubbliche, che prende forma fondamentale nella forma di congressi dei lavoratori, in modo da proteggere i diritti e gli interessi legittimi dei lavoratori”.

Proprio di modernizzazione, impresa e di rapporti economici e di dialogo fra popoli differenti parla l'ultimo saggio della prof.ssa Daniela Caruso, docente di Studi sulla Cina presso l'Università Internazionale per la Pace delle Nazioni Unite con sede a Roma.

Nel suo “La Cina tra identità nazionale e globalizzazione”, edito da Eurilink University Press (casa editrice dell'Università non statale legalmente riconosciuta a vocazione internazionale, Link Campus University), la prof.ssa Caruso riannoda i fili dei rapporti economici e culturali fra Cina e Occidente, nonostante i tentativi anticinesi dell'amministazione Biden, che attualmente guida gli USA..

Proprio a partire dai rapporti bilaterali di amicizia fra Italia e Cina, il 2022 - pandemia permettendo – è l'anno della cultura e del turismo dei due Paesi.

Nel saggio della prof.ssa Caruso si sottolineano gli sforzi della Cina, a partire in particolare dal 2001, di investire massicciamente in cultura e ciò sia a rafforzamento della propria identità culturale e nazionale, che al fine di farsi meglio conoscere al resto del mondo, instaurando rapporti di mutuo scambio di relazioni fondate sulla cultura e l'arricchimento reciproco.

La Cina, dal 1912 in poi, è diventata una repubblica ed è riuscita a liberarsi dal governo autocratico della dinastia Quing, che durava dal 1644.

Come spiega la prof.ssa Caruso, la Cina ha sempre avuto una vocazione pacifica e rispettosa della legge e si è sempre e solo difesa, nel corso della sua Storia, fatta anche di dominazione coloniale europea, dalla quale riuscì faticosamente a liberarsi ed affrancarsi.

Sin dalla sua fondazione, la neonata repubblica cinese, non ancora comunista, si fondò sull'eguaglianza dei cinque gruppi etnici che la componevano e, dal 1919, sull'onda della leninista Rivoluzione d'Ottobre in Russia, iniziarono a svilupparsi correnti di liberazione e emancipazione nazionale, che miravano a liberare il Paese da tutte le forze imperialiste, al fine di raggiungere la piena indipendenza e unità nazionale del popolo cinese.

La prof.ssa Caruso sottolinea, infatti, come il primo a usare il termine “nazione cinese” sia stato Mao Tse-Tung proprio nel 1919 e questo fu il compito principale del Partito Comunista Cinese, da lui guidato e fondato nel 1921.

Il saggio della prof.ssa Daniela Caruso, prosegue nello spiegare come la Cina, profondamente influenzata dal pensiero del filosofo Confucio, abbia raggiunto la modernità molto prima rispetto all'Occidente.

La secolarizzazione, l'eguaglianza educativa, una burocrazia fondata sul merito, una società civile autonoma, una lingua unificata e il multiculturalismo, infatti, furono raggiunti dalla Cina molto prima rispetto ai Paesi occidentali. Al punto che, come spiega la prof.ssa Caruso, i primi ad ammirare le cultura cinese furono filosofi Illuministi europei quali Voltaire, Leibniz e molti altri.

Il socialismo cinese (o “socialismo con caratteristiche cinesi, come viene definito in Cina), dunque, oltre alle influenze marxiste-leniniste, deve moltissimo al pensiero confuciano e la Cina moderna è esattamente una fusione fra marxismo-leninismo e confucianesimo, orientati entrambi alla modernità e al dialogo verso tutte le altre culture, nella valorizzazione della propria identità e nel reciproco riconoscimento.

Non a caso, come spiega il saggio della prof.ssa Caruso, i moderni leader socialisti cinesi, da Jiang Zeming a Xi Jinping, hanno voluto coltivare e diffondere il socialismo prendendo come base la cultura tradizionale cinese.

Xi Jinping, da ultimo, ha voluto sottolineare nel 2014, presso il Quartier Generale dell'UNESCO, l'eguaglianza di tutte le civiltà, rifiutando fermamente il concetto di “scontro di civiltà”, che fu spesso un leitmotiv dei neocon statunitensi: “Tutte le civiltà umane hanno lo stesso valore, e tutte hanno i loro rispettivi punti di forza e di debolezza. Nessuna singola civiltà può essere giudicata superiore alle altre”.

La prof.ssa Caruso riporta inoltre un passo del discorso del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi del 2017 in cui egli scrive: “Fin dalla sua fondazione il nostro partito ha strettamente combinato sia il benessere del popolo cinese che il bene dei popoli del mondo, ed è stato consapevole dell'importanza dello spirito dell'internazionalismo. Questa è l'importante distinzione tra il nostro partito e i partiti politici di altre nazioni. Ha origine dal profondo patrimonio della cultura tradizionale cinese (...)”.

Il saggio approfondisce, inoltre, gli aspetti relativi agli investimenti attuati dalla Cina in questi ultimi anni in ambito culturale, dai musei al comparto radiotelevisivo, sino alle partnership economico-culturali e turistiche con altri Paesi del mondo, fra i quali, in particolare, l'Italia.

Sottolineando, in questo ultimo caso, come il turismo cinese in Italia sia fortemente trainante, in particolare nelle città d'arte quali Roma, Venezia e Firenze.

Si fa inoltre riferimento a come la cooperazione fra Italia e Cina sia stata lodata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Matteralla, in un'intervista del 2019, riportata dal saggio stesso, nel quale, il Presidente, sottolinea come “L'Italia è sinceramente votata ai valori della pace, del multilateralismo fondato su regole e i nostri due Paesi sono tra i maggiori contributori al sistema delle Nazioni Unite, sia in termini di risorse finanziarie sia nell'ampiezza della partecipazione e dell'impegno nelle operazioni di mantenimento della pace (…)”.

E, mai come oggi, è necessario rinnovare dialogo e multilateralismo, magari partendo proprio dallo studio delle culture del mondo e dagli investimenti in ambito culturale, come sottolineato dalla prof.ssa Daniela Caruso nel suo saggio.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it