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lunedì 15 giugno 2026

Dai villaggi dello Shaanxi alla guida della Cina: i 73 anni di Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.

Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.

Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.

Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.

Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.

Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.

Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”

Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.

Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.

Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

giovedì 8 gennaio 2026

Il socialismo con caratteristiche cinesi. Una forma di socialismo democratico e pragmatico in continua evoluzione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo con caratteristiche cinesi, sviluppatosi a partire dalla fine degli Anni '70, nella Repubblica Popolare Cinese, non è altro che sistema politico-istituzionale e economico socialista di mercato, che ha sviluppato le forze produttive e posto il settore capitalistico e privato al servizio della comunità.

Ed è proprio il socialismo con caratteristiche cinesi che ha permesso alla Cina di raggiungere il suo pieno sviluppo, tanto da divenire quasi la prima potenza economica mondiale e ad aver permesso al mondo, grazie alla sua azione, stabilità economica e commerciale, di crescere sotto il profilo economico.

Tutto ciò è spiegato, nel dettaglio, dall'ottimo saggio del prof. Zhang Boying, edito in Italia da Marx Ventuno Edizioni e dal titolo, appunto, “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perché funziona?”.

Un saggio molto scorrevole e che permette, tanto al profano, quanto allo studioso, di addentrarsi nei meandri della Storia e dell'economia socialista cinese.

Tale modello, promosso dal leader cinese Dang Xiaoping, che ha avviato le prime riforme, si concentra sullo sviluppo economico, promuove riforma e apertura, sviluppa la democrazia socialista, una cultura socialista e una civiltà ecologica socialista e il suo scopo ultimo è porsi al servizio della comunità, attraverso una condotta improntata a pragmatismo, rettitudine e onestà.

L'approccio non ideologico e pragmatico, volto a unire il capitale e il lavoro e a sviluppare le forze produttive, conciliando economia socialista e proprietà privata, del resto, è sempre stato una peculiarità della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla sua fondazione, nel 1949.

Coniugando il marxismo allo sviluppo dell'iniziativa privata, alle riforme e allo stato di diritto, imparando tanto dai propri errori storici, quanto da quelli degli altri Paesi, ma integrando anche quanto di positivo hanno sviluppato gli altri Paesi.

La critica al capitalismo occidentale, in particolare statunitense, da parte del socialismo cinese, è dunque una critica costruttiva e scientifica. Un sistema fondato sul divario fra ricchi e poveri, ovvero sull'ineguaglianza, è deleterio per la stabilità e lo sviluppo economico.

Molto più sensato concentrarsi sullo sviluppo dell'economia, garantendo giustizia sociale, equità e stimolando l'attività produttiva e la cooperazione, sia interna e fra classi, che con gli altri Paesi del mondo.

Il prof. Boying spiega come, il fallimento dell'URSS, non possa essere attribuito al fallimento del socialismo, ma a una serie di fattori, fra i quali l'eccessiva centralizzazione e mancanza di democrazia, finendo per allontanare il Paese dalla strada del socialismo scientifico.

La Cina, che pur nella prima fase fu ampiamente sostenuta dai sovietici e la cui Storia è fatta di abusi e sfruttamento da parte delle potenze coloniali occidentali, seppe, diversamente, imparare dalla Storia e intraprendere una propria strada, in continuità con lo sviluppo del socialismo scientifico.

Essa seppe liberarsi dal feudalesimo, dall'imperialismo coloniale e dal giogo borghese, anche grazie a democratici quali Chen Duxiu, co-fondatore del Partito Comunista Cinese, nel 1921, che lottarono parimenti contro i Signori della Guerra; gli imperialisti occidentali; i nazionalisti e i feudatari interni, contribuendo a unificare il popolo, via via, sotto un'unica bandiera volta all'unificazione nazionale e alla pace.

I comunisti cinesi, a differenza dei nazionalisti, non soffocarono il capitalismo nazionale, ma, in continuità con i propositi di Sun Yat-sen, rivoluzionario repubblicano e primo Presidente della Cina moderna, promossero la costruzione di una repubblica democratica e antimperialista, ove la piccola proprietà privata fosse garantita e potesse svilupparsi.

L'antimperialismo dei comunisti cinesi, dunque, fu rivolto contro le potenze imperialiste straniere, al fine di riappropriarsi delle risorse nazionali e di permettere al popolo cinese di goderne i frutti.

Alla fine degli Anni '70, il rivoluzionario e leader Deng Xiaoping, non rigettò affatto il pensiero di Mao Tse-Tung, né il marxismo-leninismo, ma li rivalutò sotto il profilo scientifico.

Nelle sue analisi e teorie, integrò il pensiero di Mao e il marxismo-leninismo alle condizioni storiche cinesi, criticando ogni forma di dogmatismo e “deviazionismo di sinistra” e “di destra” e diede il via alle riforme economiche, che porteranno alla nascita delle Zone Economiche Speciali, al fine di attirare investimenti dall'estero e implementò riforme di apertura, che portarono a una sostanziale modernizzazione del Paese.

Mentre l'URSS, nel corso degli Anni '80, finirà per abbandonare il marxismo quale ideologia guida, la Repubblica Popolare Cinese, rafforzava la sua ideologia, riadattandola, pragmaticamente, alla nuova realtà economica.

Guidando, dunque, il sistema economico verso una nuova era e evitando tutte quelle deregolamentazioni che finiranno per fare implodere l'URSS.

La pianificazione economica cinese, dunque, aperta al mercato, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC), entità non burocratica (come poteva, diversamente, essere il Partito Comunista dell'Unione Sovietica), ma meritocratica e al servizio della comunità, permetterà al Paese di migliorare il tenore di vita della popolazione, aprirsi al mondo esterno e agli investimenti, migliorando, al contempo, le proprie tecnologie.

Il saggio del prof. Boying, che approfondisce il socialismo con caratteristiche cinesi fino all'attuale amministrazione del Presidente Xi Jinping, spiega come esso non sia affatto “capitalismo di Stato”, come molti erroneamente affermano, in Occidente.

Il socialismo con caratteristiche cinesi, infatti, si basa su principi quali l'”automiglioramento” e il “rafforzamento” del sistema socialista, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello istituzionale e del sistema di governance internazionale.

La Cina, in tal senso, non sviluppa solo una economia socialista di mercato, ma anche una civiltà spirituale, improntata alla rettitudine e all'onestà. Un modello molto diverso rispetto a quello conosciuto in Occidente.

Il capitalismo, in sostanza, viene utilizzato per raggiungere un obiettivo. Che non è l'arricchimento individuale, ma collettivo e sotto tutti i punti di vista.

Un approccio, dunque, profondamente pragmatico, razionale e non-ideologico, volto ad ottenere risultati anche a lungo termine.

Le parole d'ordine del socialismo con caratteristiche cinesi, non a caso, sono: “stabilità”; “armonia”; “giustizia”; “uguaglianza”; “libertà”; “democrazia”; “patriottismo”; “amicizia”; “dedizione”; “integrità” e ogni aspetto del sistema economico, sociale e istituzionale cinese, è coerente e volto alla realizzazione di tali concetti.

Altri concetti sono “riforma” e “apertura”, che sono i mezzi che permettono al Paese di svilupparsi e ai quali la Cina socialista non vuole affatto rinunciare, ma che intende, diversamente, implementare ulteriormente.

Uno dei concetti introdotti dal Presidente cinese Xi Jinping, in continuità con i suo predecessori, è “Solo chi ha indosso le scarpe, sa se calzano a pennello”. Con ciò egli ritiene che solo i cittadini di un Paese possano decidere se il percorso che hanno intrapreso possa adattarsi o meno al loro Paese.

Ed è anche per questo che la Repubblica Popolare Cinese non intende interferire nel percorso degli altri Paesi; è molto attenta al rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese e pretende rispetto per la propria sovranità nazionale e per il proprio sistema sociale, economico e istituzionale.

Il saggio del prof. Zhang Boying è molto interessante anche perché si addentra nello spiegare il sistema politico-istituzionale cinese.

Spiega come esso sia, pur molto diverso rispetto a quello occidentale (che , invece, spesso è basato sulla competizione fra partiti... e chi ha più danaro è anche chi ha più possibilità di vincere e governare), un sistema democratico e fondato sulla cooperazione multipartitica; sui congressi popolari; sul sistema dell'autonomia regionale etnica e su forme di democrazia diretta e di autogestione a livello di base.

Il sistema democratico cinese, ad ogni modo, come spiega il saggio, è in evoluzione continua, così come in evoluzione è la democrazia interna del PCC. Partito tutt'altro che monolitico, esso è volto al servizio della comunità e ha raggiunto oltre 100 milioni di iscritti (e pensare che, nel 1921, alla sua fondazione, contava appena 50 aderenti!).

Partito che pone forte attenzione alla lotta contro la corruzione e promuove la meritocrazia.

Come spiega il saggio del prof. Boying, la Cina, nel corso degli anni, è sostanzialmente riuscita a costruire una forma di socialismo democratico adatto al popolo cinese, ai tempi e alla realtà storica attuale.

Il viaggio alla ricerca e conoscenza del socialismo con caratteristiche cinesi è molto affascinante e appassionante. Soprattutto perché non scontato e con, alla base, delle solide fondamenta costruite sulla concretezza, oltre che sullo sviluppo storico, sociale e spirituale di un popolo che ha saputo coniugare confucianesimo e socialismo; sviluppo delle forze produttive, stato di diritto e marxismo.

Ottenendo risultati più che lusinghieri.

Non saprei dire se il 2026 sarà l'anno della Cina. Ma certamente lo saranno gli anni e i decenni a venire.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 3 dicembre 2025

Cos'è il socialismo? Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo è sinonimo di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E' sinonimo di autogoverno, autogestione e razionalità.

E' qualcosa che, pur nato in Europa, sviluppatosi in particolare grazie alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 (e grazie a Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Pierre Joseph-Proudhon, Michail Bakunin, Karl Marx e Friedrich Engels), in Europa abbiamo perduto da tempo, ma che altrove, dall'America Latina socialista, a molte realtà africane e panafricane e dell'estremo oriente, è ben presente e non ha mai smesso di svilupparsi, modernizzarsi ed evolversi, di pari passo con le esigenze della comunità.

Perché socialismo è sviluppo delle forze produttive della comunità a beneficio della comunità.

Non è ideologia stantia, dogmatica, settaria.

E finanche le varie divisioni storiche fra mazziniani, garibaldini, anarchici e marxisti (e aggiungerei anche bonapartisti, rimandando ad altri articoli che in merito ho scritto, anche su riviste storiche francesi, proprio sul socialismo bonapartista), hanno ben poco senso e sono state sanate proprio in gran parte delle realtà extraeuropee di cui sopra.

Sulla base del trinomio, tanto caro all'indimenticato Presidente argentino Juan Domingo Peron: giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E, fra i socialismi più seri e pragmatici, diffusi nel mondo, vi è quello con caratteristiche cinesi, la cui teoria fu elaborata dal comunista riformista Deng Xiaoping, il quale sviluppò il Pensiero di Mao Tse-Tung, adattandolo alla modernità, introducendo riforme e apertura e si è rafforzato grazie alle generazioni di socialisti successivi: Jiang Zemin, Hu Jintao, Xi Jinping.

Sostegno al socialismo con caratteristiche cinesi, quale baluardo di concretezza e lungimiranza, è giunto recentemente dal Presidente nazionale del Partito Comunista d'Australia (CPA), Vinnie Molina, il quale, in una intervista a Global Times, ha affermato cose molto interessanti, che meritano di essere riportate.

Molina afferma, fra le altre cose: “Il socialismo può essere raggiunto solo attraverso azioni concrete e di base per affrontare i problemi della gente e ottenendo il sostegno della popolazione” e che “I leader devono mantenere uno stretto contatto con la base. Chi ricopre posizioni di responsabilità deve impegnarsi a fondo per guadagnarsi la fiducia del popolo e non separarsi mai da esso”.

In particolare egli ha sostenuto che “Il Partito Comunista Cinese utilizza il metodo della critica e dell'autocritica nella costruzione del partito a tutti i livelli, dalla leadership alla base, per rafforzare l'unità dell'organizzazione e il suo posto nella società cinese. (…). Il Partito realizza ciò che è irraggiungibile in sistemi capitalistici disorganizzati, con istituzioni in rovina e partiti distaccati dal popolo. Infrange il mito secondo cui dimensioni maggiori significhino inevitabilmente maggiore disorganizzazione, dimostrando invece che la sua crescita ha alimentato maggiore coesione ed efficacia”.

Vinnie Molina ha altresì sottolineato come “Possiamo imparare dal PCC, un partito comunista al potere, che ha adattato la concezione ortodossa e classica del marxismo in modo flessibile alle complesse circostanze della società cinese. Comprendere la società cinese e il modo in cui la teoria è stata adattata a queste condizioni specifiche offre lezioni preziose. (…). Dobbiamo lavorare con le comunità, non contro di esse, guadagnandoci la fiducia della gente, anche di coloro che non sono politicamente impegnati, e affrontando sempre le questioni di base che contano davvero, come strade più sicure, infrastrutture più accessibili e trasporti migliori. Queste sono le preoccupazioni che contano per i comunisti. Non possiamo pensare in grande senza pensare anche alla base. Questo è stato l'approccio adottato dal PCC in passato e rimarrà il nostro obiettivo centrale negli anni a venire. In definitiva, noi comunisti dobbiamo cambiare in meglio la vita delle persone”.

Personalmente non sono comunista (non ho nemmeno simpatia per la storia del PCI e delle sue involuzioni successive, perché lo considero all'origine degli equivoci a sinistra e all'origine della fine del socialismo in Italia), ma ho una tradizione differente, ma affine. Una tradizione socialista mazziniana, risorgimentale, ma anche bonapartista e peronista. Non marxista, ma non per questo cieca nei confronti delle analisi marxiste e non per questo cieca nei confronti dell'evoluzione in senso lungimirante, pragmatico e riformista del socialismo cinese.

Da sempre e in particolare di questi tempi, vanno di moda le etichette e gli slogan.

Le etichette, gli slogan e le vuote ideologie lasciano il tempo che trovano e sono sempre dannose. Perché ottenebrano la mente, che invece dovrebbe abbeverarsi di conoscenza, virtù e approfondimento.

Ed è proprio attraverso questi aspetti che si possono sanare le vecchie divisioni e ricomporre ciò che è stato drammaticamente sparso.

Perché gli ideali di emancipazione civile e sociale della Prima Internazionale rimangono validi e lo possono essere se adattati, con concretezza, alla situazione odierna e declinati, ciascuno nel proprio contesto nazionale. Come fa il socialismo con caratteristiche cinesi, ad esempio.

Fra i promotori di questi ideali, nel nostro Paese, personalità spesso volutamente dimenticate e accantonate.

Mario Bergamo, antifascista, Segretario del Partito Repubblicano Italiano, promotore dell'unità fra repubblicani e socialisti. Roberto Tremelloni, già mazziniano e successivamente degno ministro dell'Economia e della Difesa, nelle fila del socialismo democratico.

Ma potremmo citare anche Gabriele d'Annunzio, Alceste De Ambris, Alfredo Bottai, Giulio Andrea Belloni e prima di loro i Padri Nobili, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Arcangelo Ghisleri.

Figure da recuperare, da onorare, ma soprattutto da studiare e le cui volontà si intrecciano con la spiritualità laica e teosofica, con gli ideali cagliostriani e massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, che hanno un significato spirituale, prima ancora che politico. E che non sono parole vuote e prive di significato. 

Esse non significano né livellamento verso il basso, né edonismo liberale, che ha fatto degenerare le società liberal capitaliste, in una spirale di consumismo sfrenato, violenza gratuita e indifferenza verso il prossimo.

Il socialismo, dunque, non è dogma, ma spirito. 

E' il sole dell'avvenire che illumina le menti. E' la falce che rappresenta l'Opera e il martello, che rappresenta la Volontà.

Il socialismo non è chiesa, ma tempio interiore.

Un tempio da edificare, incessantemente, nel corso delle ere, nel corso dei secoli, nel corso delle vite, seguendo e costruendo la Storia, che è poi la storia di ciascun componente della comunità umana, alla ricerca dell'emancipazione e della giustizia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 8 novembre 2025

La lunga marcia del Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito Comunista Cinese (PCC), ha oltre cent'anni di Storia e ha raggiunto recentemente oltre 100 milioni di iscritti.

Studiarne e approfondirne la Storia è indispensabile, per chiunque voglia comprendere il successo di una realtà come la Repubblica Popolare Cinese che, dalla sua fondazione, nel 1949, è diventata pressoché la principale potenza globale, imparando dai suoi errori, sviluppando un sistema socialista fondato su efficienza e meritocrazia e non smettendo mai di lottare contro l'egemonismo e la corruzione, a beneficio della comunità.

Un interessante e completo saggio, di circa 600 pagine, relativo alla Storia del PCC, è edito dalla MarxVentuno Edizioni, dal titolo “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, scritto dal Comitato editoriale incaricato dal PCC di redigerne la Storia.

Ottimamente tradotto in italiano e direi piuttosto scorrevole e piacevole, il saggio parte dal Movimento di Nuova Cultura, sviluppatosi in Cina, a Shanghai, nel 1915, grazie a Chen Duxiu.

E' anche grazie a questo saggio che mi appresto a riassumere l'articolata Storia del PCC, fino ai nostri giorni.

Chen Duxiu, intriso di ideali democratici e socialisti anti-autoritari, fu decano delle arti liberali presso l'Università di Pechino.

Le sue prospettive, diffuse grazie alla rivista “Gioventù Nuova”, erano fondate sulle parole d'ordine “democrazia” e “scienza” e il loro scopo era quello di attaccare frontalmente gli antichi precetti feudali e confuciani, oltre che i Signori della Guerra e l'imperialismo straniero.

Le idee marxiste-leniniste, che furono successivamente adottate dal Movimento di Nuova Cultura, arriveranno in Cina grazie alla Rivoluzione d'Ottobre, nel 1917 e influenzeranno il Movimento del 4 Maggio 1919, movimento studentesco anti-imperialista cinese anti-colonialista occidentale e anti-confuciano.

Accanto a Chen Duxiu, Li Dazhao, il quale contribuì a costituire le prime cellule del Partito Comunista Cinese, nel 1921, fondato sull'alleanza fra operai e contadini, oltre che intellettuali.

Il primo congresso del PCC si tenne nel luglio 1921, a Shanghai. Composto da circa 50 componenti e Chen Duxiu, pur non essendo presente a causa di impegni, come Li Dazhao, fu eletto Primo Segretario.

Inizialmente, il PCC, si alleò al Kuomintang (KMT) del rivoluzionario e riformatore Sun Yat-sen, padre della Cina moderna, la cui parola d'ordine fu “La terra ai contadini”.

PCC e KMT trovarono una sponda favorevole nella Russia bolscevica e iniziarono la loro collaborazione contro Signori della Guerra feudali e imperialisti occidentali, lavorando assieme per riunificare la Cina.

Dopo la morte di Sun Yat-sen, purtuttavia, l'alleanza fra KMT e PCC terminò.

Il KMT, guidato dal nazionalista conservatore Chiang Kai-shek, infatti, iniziò a perseguitare operai, contadini e comunisti e ne scaturì un'inevitabile guerra civile.

Nell'ambito di tale conflitto, nelle fila comuniste, iniziò a farsi strada un valente condottiero e rivoluzionario, ovvero Mao Tse-tung e, sotto la sua guida, l'Esercito Rivoluzionario degli Operai e dei Contadini (poi Esercito Popolare di Liberazione, nome che conserva tutt'ora l'esercito della Repubblica Popolare Cinese), iniziò a ottenere le prime vittorie sul nemico.

Altri valenti combattenti e successivamente valenti dirigenti del PCC, saranno Zhou Enlai e Deng Xiaoping, che coadiuveranno – assieme a molti altri come Chen Yun - ottimamente Mao, sia sul campo di battaglia, sia al governo del Paese una volta che, nel 1949, l'EPL avrà la meglio sull'esercito del KMT e sarà proclamata la Repubblica Popolare Cinese.

Nei territori conquistati dai comunisti, durante la guerra, Mao iniziò ad applicare il socialismo, restituendo le terre ai contadini e creando le basi per un'alleanza fra contadini, operai e ceto medio, contro i ricchi e più abbienti.

Nel saggio “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, sono descritte tutte le fasi della guerra civile – nel corso degli Anni '30 e '40 - che qui, per ragioni di brevità, preferisco non citare, ma sono molto interessanti, per comprendere sia il genio militare dei rivoluzionari comunisti cinesi, sia le immense difficoltà alle quali costoro dovettero andare incontro, prima di raggiungere la vittoria finale, molti anni dopo.

La famosa “Lunga marcia”, che è parte fondamentale di tale odissea compiuta dai rivoluzionari comunisti, ha infatti profondamente forgiato il popolo cinese e il PCC, che ha avuto modo di maturare, sia sotto il profilo teorico che politico.

Come se non bastasse, i comunisti cinesi e il popolo cinese, hanno dovuto contemporaneamente lottare anche contro l'aggressione imperialista giapponese, dal 1937 al 1945, che causò sofferenze immense al popolo cinese, che ancora oggi la ricorda.

Oggi in pochi ancora sanno o ricordano, in Occidente, che tale aggressione fu un vero e proprio genocidio contro il popolo cinese, che fu massacrato e torturato non meno di quanto accaduto a molti ebrei in Europa, sotto il dominio nazifascista.

E in pochi sanno che molti ebrei comunisti occidentali lottarono, a fianco dei comunisti cinese, contro gli aggressori giapponesi e sono oggi celebrati, in Cina, quali eroi nazionali.

Nel corso della lotta, Mao scrisse varie opere e presentò vari rapporti, adattando il marxismo-leninismo al contesto cinese, criticando il dogmatismo e gettando le basi per la nuova Repubblica che stava per nascere e che sarebbe stata autonoma, fin da subito, dall'URSS.

Il programma di Mao si sostanziava nella costituzione di una nuova Repubblica democratica sotto la dittatura del proletariato, antimperialista e antifeudale, nella quale le banche venivano nazionalizzate e così le grandi imprese industriali e commerciali.

Le terre dei possidenti terrieri venivano distribuite ai contadini, i quali venivano incoraggiati al cooperativismo. Nello stesso tempo, ad ogni modo, non veniva bandito il capitalismo, anzi, veniva incoraggiata un'alleanza fra operai, contadini e capitalisti, ma a beneficio dell'economia nazionale e della comunità nel suo insieme.

Il PCC, inoltre, stabilì un'alleanza e una collaborazione fra tutti i partiti democratici, anche non comunisti, fra tutti i settori della società e fra tutti i gruppi etnici presenti in Cina, sotto la direzione del PCC stesso.

Ciò segnò, nei fatti, una forma di riconciliazione nazionale, che mirava a unire tutto il popolo cinese, in modo pragmatico e senza sentimenti di rivalsa.

Le linee guida delineate da Mao nascevano, dunque, sotto il segno di un socialismo anti-feudale, anti-imperialista, anti-burocratico e anti-nazionalista.

Nel 1950, la neonata Repubblica Popolare Cinese, si impegnerà nel suo primo conflitto, inviando truppe volontarie (Esercito Popolare dei Volontari) in sostegno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, per opporsi all'imperialismo statunitense.

Sempre nel 1950, la Repubblica Popolare Cinese, abrogò il matrimonio feudale, caratterizzato da nozze combinate, sancì la parità fra donne e uomini e la monogamia. Furono inoltre introdotte norme che rendevano illegale la prostituzione, le droghe, l'adescamento e il gioco d'azzardo. Mali tipici della vecchia società feudale cinese.

Il PCC, inoltre, lavorò molto per estirpare la corruzione nelle sue fila e per sviluppare l'economia, anche collaborando con la borghesia nazionale e dunque con la classe imprenditoriale.

Anche in ambito scolastico si fecero progressi, eliminando le vecchie istituzioni culturali e introducendo, nei corsi di studio, le opere del marxismo-leninismo.

Si privilegiò, inoltre, il pensiero e la ricerca scientifica e iniziarono a svilupparsi le prime strutture sanitarie all'avanguardia, sia nelle aree urbane che rurali.

Nel 1955, grazie al Primo Ministro Zhou Enlai, fu avviata la Conferenza di Bandung, che getterà le basi per il Movimento dei Paesi Non Allineati rispetto agli imperialismi USA – URSS e dunque per la creazione di un nuovo ordine mondiale multilaterale, all'epoca ancora da venire.

Per tutti gli Anni '60, del resto, la Cina socialista, lavorò per mantenersi in una posizione indipendente, sia dal punto di vista geopolitico che economico, per sviluppare le proprie forze produttive e per opporsi all'egemonia di ogni imperialismo, sviluppando ottimi rapporti con Paesi asiatici, africani, e latinoamericani.

Una battuta d'arresto, la Repubblica Popolare Cinese, la ebbe fra il 1966 e il 1976, a causa della Rivoluzione Culturale, che il PCC ha, negli anni successivi, aspramente criticato, non considerandola né una rivoluzione, né un progresso.

Essa viene inquadrata dal PCC quale forma di “deviazionismo di sinistra”, con eccessi che portarono a disordini, morti e violenze, che solamente la fermezza di quei comunisti che le si opposero – Zhou Enlai in primis - riuscirono a fermare.

Ad ogni modo, sempre grazie alla lungimiranza di Zhou Enlai, l'economia della Repubblica Popolare Cinese, nel corso degli Anni '70, rimase florida e in quegli anni ci fu un avvicinamento dei rapporti con gli USA, durante l'Amministrazione Nixon.

In seguito a ciò, il 25 ottobre 1971, fu approvata, in sede ONU, la risoluzione 2758 che stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang a Taiwan e da allora la Cina entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Nel 1976, con l'arresto della cosiddetta Banda dei Quattro, ovvero di quegli esponenti che avevano monopolizzato il PCC “da sinistra”, la Repubblica Popolare Cinese iniziò il suo nuovo corso o, meglio, la sua nuova rinascita.

Grazie a esponenti del calibro di Hua Guofeng e Deng Xiaoping, il quale peraltro, estromesso dal Comitato Centrale Partito durante la cosiddetta Rivoluziona Culturale, fu reintegrato, nel 1977.

Sempre nel 1977 il PCC dichiarò, nel suo XI Congresso, la fine della Rivoluzione Culturale e si pose come obiettivo la costruzione di un socialismo moderno entro la fine del XX secolo.

Deng Xiaoping, nel 1978, porrà, per così dire “ordine al caos” lasciato dalla Rivoluzione Culturale, elaborando il punto di vista di Mao sulla ricerca della verità dei fatti, al fine di “liberarci dalle nostre catene mentali in modo da poter davvero emancipare le nostre menti”.

Ne scaturì una entusiastica discussione a livello di tutta la società cinese, che portò alla denuncia del cosiddetto “pensiero dell'ultra-sinistra” che aveva causato molti danni alla Cina e al Partito, il quale tornò ai principi marxisti originari.

Con Deng Xiaoping, inoltre, si arrivò all'elaborazione del cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi”, che fu un arricchimento sia del marxismo-leninismo che del Pensiero di Mao Tse-tung.

Con Deng si iniziò a parlare di riforme, di apertura, di modernizzazione, di rivoluzione tecnologica, anche grazie agli investimenti stranieri e all'ingresso della Cina nel mercato internazionale.

Durante il periodo dengista, inoltre, vennero riabilitati molti membri del Partito, etichettati erroneamente come “di destra” durante la Rivoluzione Culturale, solo perché promotori di riforme e apertura.

Il Partito, inoltre, iniziò ad accettare al suo interno, non solo operai, contadini e intellettuali, ma anche imprenditori, artigiani e piccoli commercianti.

La modernizzazione socialista cinese fu peraltro ampiamente sostenuta da un altro grande rivoluzionario come Chen Yun, che proprio di sviluppo delle forze produttive si occupò a lungo, anche in qualità di Ministro del Commercio. Nei primi Anni '80, si iniziarono a responsabilizzare maggiormente le famiglie di contadini, le quali potevano godere direttamente dei frutti del loro lavoro e la medesima cosa accadde per quanto riguarda le imprese industriali.

Furono, inoltre, aperte le cosiddette Zone Economiche Speciali, allo scopo di attrarre investimenti stranieri.

Il XII Congresso del PCC del 1982, sancì definitivamente le linee guida per una piena modernizzazione del Paese sotto il profilo industriale, agricolo, tecnologico, militare e della sicurezza. Tale Congresso sottolineò come democrazia socialista significasse progresso materiale, etico e culturale, andando così ad aggiungere un ulteriore tassello allo sviluppo del PCC e del Paese nel suo complesso.

Tale processo di riforma fu, inoltre, introdotto anche in ambito giuridico e si iniziò a parlare di Stato di diritto, sviluppando un sistema giuridico a protezione dei diritti dei cittadini, sensibilizzando anche la popolazione – attraverso apposite campagne pubblicitarie - sulla conoscenza della legge e dello Stato di diritto.

Nella Repubblica Popolare Cinese si iniziava dunque a parlare di stabilità sociale, oltre che di sviluppo economico.

Per quanto concerne la politica estera, la Repubblica Popolare Cinese, intensificò i rapporti con i partiti comunisti di tutto il mondo, rilanciando i principi di “indipendenza, piena uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza negli affari interni degli altri”.

Mentre l'URSS espresse la volontà di migliorare i rapporti con la Cina, quelli con gli USA si raffreddarono, in particolare a causa delle interferenze di questi ultimi relativamente a Taiwan.

Per quanto riguarda il resto del mondo, la Cina ribadiva che ogni Paese merita rispetto, grande o piccolo che fosse e che gli affari mondiali andrebbero gestiti consultando tutti quanti i Paesi e non da una o due superpotenze. Sottolineando il suo carattere anti-egemonico di lunga data.

Le relazioni con l'URSS saranno normalizzate solo nel 1989, con Michail Gorbaciov. E, sempre nel 1989, Repubblica Popolare Cinese si trovò alle prese con un nuovo tentativo di destabilizzazione controrivoluzionaria interna, che riuscì ad arginare, evitando ciò che accadrà, diversamente, in URSS e che portò alla sua dissoluzione e all'avvento del liberal capitalismo assoluto, oligarchico e selvaggio.

Nel 1989 fu nominato Segretario Generale del PCC Jiang Zemin, il quale proseguì degnamente l'opera riformatrice intrapresa da Deng Xiaoping.

Jiang Zemin spiegò molto bene come l'economia socialista di mercato cinese fosse diversa rispetto a quella praticata nei Paesi capitalisti, in quanto capace di trovare un equilibrio fra l'efficienza del mercato e le necessità della comunità nel suo insieme, attraverso una sapiente pianificazione e macroregolamentazione.

Grazie all'economia socialista di mercato, infatti, in quegli anni il reddito pro capite dei residenti urbani aumentò del 7,9% all'anno e il reddito pro capite dei residenti aumentò del 4,3%. Il tenore di vita della popolazione, dunque, aumentò considerevolmente e così ogni indicatore economico.

Il XV Congresso del PCC inserì, dunque, la Teoria di Deng Xiaoping nel suo Statuto, assieme al marxismo-leninismo e al Pensiero di Mao Tse-tung.

Durante la guida di Jiang Zemin, la Cina continuò ad innovare la sua tecnologia e a sviluppare la sua scienza, cercando di raggiungere l'obiettivo della completa indipendenza ed entrando, nel corso degli Anni 2000, a pieno titolo nell'era della globalizzazione.

Fu proprio la globalizzazione che, opportunamente governata attraverso l'economia pianificata socialista, permise alla Cina il suo massimo sviluppo economico.

Nel frattempo, negli Anni '90, torneranno alla Cina, Hong Kong e Macao, che saranno governate secondo il principio “un Paese due sistemi”, ovvero con la garanzia di ampia autonomia, anche sotto il profilo economico, oltre che amministrativo e legale.

Dopo il crollo dell'URSS, la Repubblica Popolare Cinese avviò ottimi rapporti con la Russia, stabilendo partnership fondate sul rispetto e l'uguaglianza, mentre i rapporti con gli USA rimasero piuttosto freddi e altalenanti. In particolare quando, nel 1999, la NATO, guidata dagli USA, bombardò Belgrado e l'Ambasciata cinese e quando, nel 2001, gli USA intrapresero provocazioni militari nel Mar Cinese Meridionale, che provocarono una collisione con un caccia cinese.

La Repubblica Popolare Cinese firmò, nei primi anni 2000, un accordo di libero scambio con l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e fu fra i fondatori dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), assieme a Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Negli Anni 2000, la Cina, rafforzò anche la cooperazione con i Paesi africani e latinoamericani e dei Caraibi.

Nel 2003 fu eletto Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario del PCC, Hu Jintao, il quale introdusse il concetto di “Prospettiva scientifica di sviluppo”, ovvero una dottrina che mirava a unire equilibrio, completezza e sostenibilità sotto il profilo scientifico e che poneva le persone al primo posto.

Tale dottrina fu introdotta nei documenti ufficiali del Partito e il suo mandato si svolse all'insegna del soddisfacimento delle necessità materiali e culturali dei cittadini, proteggere i loro diritti culturali, economici e politici e garantire uno sviluppo economico che potesse garantire prosperità collettiva.

Gli obiettivi fissati dal Partito durante il mandato di Hu Jintao, posero l'accento sulla costruzione di una società socialista armoniosa, fondata su democrazia, Stato di diritto, uguaglianza, giustizia, onestà e fratellanza e, fra le altre cose, fu abolita la tassazione agricola, che era in vigore da ben 2.600 anni.

Nonostante l'epidemia di SARS, che colpì la Cina, tra il 2001 e il 2005 il PIL cinese crebbe del 57,3% e il tenore di vita della popolazione migliorò nettamente. Inoltre, dal 2002 al 2011, dopo l'adesione cinese all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la Repubblica Popolare Cinese passò dal sesto posto al secondo, quale maggiore venditore di merci al mondo.

Fu in quegli anni che iniziò ad essere adottata dalla Cina la cosiddetta strategia win-win, ovvero di mutuo vantaggio per tutti, dando un forte impulso all'economia globale e apportando benefici a tutto il mondo.

Anche a livello interno, le riforme socialiste si fecero sentire, nel corso degli Anni 2000.

Lo Stato aumentò i fondi per l'istruzione, fornendo libri di testo per gli studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica e furono abolite le tasse scolastiche per gli abitanti delle zone rurali.

Tutto ciò migliorò l'accesso all'istruzione, sia obbligatoria che superiore e universitaria.

Lo Stato si occupò anche di promuovere l'occupazione e, in particolare, l'occupazione stabile, aiutando i giovani laureati a trovare in fretta un posto di lavoro e incentivando le start-up che creavano occupazione.

Alla fine del 2011 si ottennero ben 760 milioni di occupati in tutta la Cina.

Fu inoltre implementato il sistema sanitario, in particolare nelle zone rurali ed anche i sistemi di sicurezza sociale.

Negli Anni 2000 si stabilì anche una partnership fra Repubblica Popolare Cinese e Unione Europea, che fu rapidamente incrementata e rafforzata nel corso degli anni.

Il Presidente Hu Jintao si adoperò anche per recuperare e rafforzare i rapporti con il Giappone e per migliorare i rapporti con gli USA.

Gli Anni 2000 segnarono anche l'inizio di una seria lotta contro la corruzione all'interno del Partito, che proseguirà con forza durante il mandato del Presidente Xi Jinping, a partire dal 2012.

Xi Jinping rafforzò le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori. Parlò di promozione del progresso economico, politico, culturale, sociale e ecologico del Paese. Parlò “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un Sogno da ottenere grazie la riforma e l'apertura, rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà e per costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”.

Grazie a Xi Jinping vengono eliminati i monopoli e viene rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Fra il 2013 e il 2017 vengono creati oltre 13 milioni di posti di lavoro urbani all'anno, superando il numero di occupati rispetto alle aree rurali.

I servizi sociali e sanitari vengono gestiti a livello di comunità e dunque viene rafforzato il sistema di autogoverno. Attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie quali i big data e l'intelligenza artificiale vengono dunque ulteriormente perfezionati, unitamente al controllo e alla prevenzione della criminalità e di possibili attacchi terroristici. Al punto che la Repubblica Popolare Cinese è uno dei Paesi più sicuri e ordinati al mondo.

Il Presidente Xi Jinping si adopera molto, inoltre, per la promozione dell'ecologia attraverso il progetto “Bella Cina”, per la conservazione delle risorse e la protezione dell'ecosistema. L'obiettivo è quello di raggiungere una piena modernizzazione anche in tale ambito, in modo che l'essere umano e la natura possano convivere in modo armonioso.

In tal senso, fra il 2013 e il 2017, il Paese ha incrementato l'imboschimento, raggiungendo il 21,66% di copertura forestale e ha arginato la desertificazione.

Xi Jinping lancia, inoltre, anche a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera e economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Ottimi, infatti, sono i rapporti fra la Repubblica Popolare Cinese e l'UE, la Russia, i Paesi africani e latinoamericani, quelli Arabi, quelli del Sud-Est Asiatico e, ultimamente, anche con gli USA.

Con il recente XV Piano Quinquennale (2026 – 2030), approvato nell'ottobre scorso, la Repubblica Popolare Cinese mira, inoltre, a raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”. E non è affatto escluso che non ci riesca prima.

A oltre 100 anni dalla fondazione del PCC e a oltre 70 anni dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, direi che abbiamo molto da imparare, sia che siamo comunisti o socialisti o non lo siamo affatto.

Perché la Storia parla. I dati economici parlano. I risultati parlano.

Mentre i fondamentalismi e i “deviazionismi di destra e sinistra” Occidentali stanno a zero, c'è un Paese, il suo popolo e il suo sistema politico che avanzano e aiutano tutti noi ad avanzare. Consapevolmente o meno. Che lo vogliamo o meno.

Sarebbe il caso di iniziare a comprenderlo, a studiare e ad approfondire, pragmaticamente, senza pregiudizi.

Luca Bagatin

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venerdì 24 ottobre 2025

Si conclude il Plenum del Partito Comunista Cinese con l'obiettivo di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 ottobre scorso, a Pechino, si è concluso il Plenum del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), presieduto dal Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

I partecipanti hanno deliberato le raccomandazioni per la formulazione del XV Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico e Sociale.

Tali raccomandazioni hanno posto, quale priorità, la “costruzione di un sistema industriale modernizzato e il rafforzamento delle fondamenta dell'economia reale”, come dichiarato da Zheng Shanjie, Presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma.

Le raccomandazioni deliberate, invitano il Paese a sviluppare le industrie del futuro e accelerare i settori strategici industriali emergenti nei settori chiave, quali le nuove fonti di energia, i nuovi materiali e il settore aerospaziale. Oltre che a promuovere la tecnologia quantistica, la bio-manifattura e il 6G, al fine di gettare le basi per una nuova crescita dell'economia.

Crediamo che dopo altri cinque anni di impegno costante, la forza scientifica e tecnologica della Cina compirà un altro importante passo avanti. L'innovazione scientifica e tecnologica svolgerà un ruolo ancora più importante nel guidare lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità e nel promuovere la crescita di alta qualità della Cina”, ha affermato Yin Hejun, Ministro della Scienza e della Tecnologia della Repubblica Popolare Cinese, come riportato da Global Times, tabloid del PCC, che peraltro ha dato spesso spazio anche interventi dell'importante manager e analista italiano prof. Giancarlo Elia Valori, grande e storico amico della Cina.

Nell'ambito della quarta sessione plenaria del Comitato Centrale del PCC, i partecipanti hanno espresso una valutazione positiva dei risultati di sviluppo del Paese durante il Piano Quinquennale precedente (2021 – 2025) e hanno indicato il XV Piano Quinquennale (2026 – 2030) cruciale, al fine di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”.

Gli obiettivi fissati nell'ambito di tale Piano sono: progredire nello sviluppo di alta qualità in tutti i settori; migliorare l'autosufficienza e solidità scientifica e tecnologica; sviluppare nuove riforme e progredire sotto il profilo culturale e etico nell'ambito della società; migliorare la qualità della vita delle persone; guidare lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità; accelerare la transizione verde; progredire nel rafforzare la sicurezza nazionale.

L'obiettivo di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035” è, dunque, un nuovo tassello del Socialismo con caratteristiche cinesi che, negli scorsi decenni, si era posto l'obiettivo – pienamente raggiunto – di raggiungere una “società moderatamente prospera in tutti i suoi aspetti”.

Il Plenum del Comitato Centrale, peraltro, ha sottolineato come il Paese dovrebbe garantire la stabilità e prosperità a lungo termine di Hong Kong e Macao, promuovendo le relazioni pacifiche e la causa della riunificazione nazionale della Cina.

Altri obiettivi del XV Piano Quinquennale, quelli di contrastare l'abuso dei dazi da parte di alcuni Paesi occidentali, garantendo l'apertura e la condivisione con tutte le parti, sviluppando una crescita economica stabile, nonché promuovendo sempre il mutuo vantaggio, la cooperazione e la stabilità globale.

Luca Bagatin

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martedì 2 settembre 2025

La Repubblica Popolare Cinese e un nuovo ordine mondiale multilaterale, più equo, giusto e ordinato. Articolo di Luca Bagatin

 

L'equilibrio e la razionalità della Repubblica Popolare Cinese è sempre più evidente anche nell'ambito del 25esimo vertice del Consiglio dei Capi di Stato dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi nei giorni scorsi nella città di Tianjin, nella Cina settentrionale.

Il Presidente cinese Xi Jinping, che ha presieduto il vertice, ha sottolineato la necessità di una Global Governance Initiative, atta ad “aiutare la comunità internazionale a condividere opportunità di sviluppo, costruire un sistema di governance globale più giusto ed equo e procedere congiuntamente verso una comunità umana dal futuro condiviso”.

Una iniziativa, in sostanza, non già volta a contrapporsi a un Occidente ormai alla deriva, vista l'inadeguatezza della sua classe dirigente, come scritto da tanta grande stampa di casa nostra, ma impegnata a sostenere l'uguaglianza della sovranità dei vari Paesi, aderendo allo Stato di diritto internazionale, in modo da praticare un autentico multilateralismo e promuovere un approccio fondato sulle persone.

La Cina, del resto, è da tempo impegnata a dare voce e a cooperare con i Paesi del Sud del mondo; fin dall'inizio della crisi ucraina è impegnata a gettare acqua sul fuoco (già nel marzo 2022, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si era espresso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza nella ricerca di: “una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, sottolineando come “nessuno è al di sopra del diritto internazionale”. In particolare, relativamente all'Ucraina, aveva affermato – ammonendo tanto gli USA che la Russia e l'UE - che “L'Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”); è fermamente impegnata nella cooperazione internazionale (sempre nel marzo 2022, il Ministro Wang aveva ribadito due concetti fondamentali: il primo affermando: “si è tornati ad una mentalità da Guerra Fredda, ma è sbagliato riportare indietro le lancette della Storia. Per trasformare il mondo in un posto migliore, i Paesi devono lavorare insieme, in un clima fondato sulla cooperazione, non sulla competizione”. Il secondo facendo riferimento alla lotta mondiale contro una pandemia difficile: “Dopo la pandemia l'economia mondiale si sta riprendendo lentamente e, per avviarci verso un progresso sostenibile, ci appelliamo a tutti i Paesi per agire insieme”) ed anche per quanto riguarda la crisi in Medio Oriente, ha una posizione di lungimiranza e equilibrio senza equivoci ed è da sempre per il riconoscimento dello Stato della Palestina e ha sempre denunciato il regime di Netanyahu per i bombardamenti contro i civili.

In tal senso, la Repubblica Popolare Cinese, guidata da Xi Jinping, Segretario del Partito Comunista Cinese e grande leader socialista riformista, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, innalza la bandiera del multilateralismo e del sostegno alla pace mondiale, verso la costruzione di un ordine internazionale, che ponga al centro la sicurezza globale, la prosperità e il progresso a beneficio di tutta l'umanità.

Egli, nel suo discorso, fra le altre cose, ha affermato che: “Siamo stati i primi a istituire un meccanismo di rafforzamento della fiducia militare nelle regioni di confine, trasformando la vasta frontiera in un legame di amicizia, fiducia reciproca e cooperazione. Siamo stati pionieri nell'adottare misure multilaterali per combattere le 'tre forze del male', gestire adeguatamente conflitti e divergenze e opporci con fermezza alle interferenze esterne, mantenendo così la pace e la stabilità nella regione.

Abbiamo assunto un ruolo guida nel lancio della cooperazione nell'ambito dell'Iniziativa Belt and Road, la quale ha ulteriormente rafforzato l'impulso allo sviluppo e alla prosperità regionale. L'obiettivo di superare i 2,3 trilioni di dollari di scambi commerciali cumulativi tra la Cina e i Paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è stato raggiunto in anticipo rispetto al previsto. Sono stati aperti quasi 14.000 chilometri di linee internazionali di trasporto stradale tra gli Stati membri e con un totale di oltre 110.000 servizi ferroviari merci della China Railway Express.

Siamo stati i primi a stabilire un trattato a lungo termine di buon vicinato, amicizia e cooperazione, dichiarando amicizia e un impegno eterno alla non ostilità. L'istituzione e il pieno utilizzo di meccanismi come il Comitato di Buon Vicinato, Amicizia e Cooperazione della SCO hanno promosso l'amicizia e la comprensione reciproca tra i popoli degli Stati membri.

Siamo stati i primi a proporre il concetto di governance globale basato su ampie consultazioni, contributi congiunti e benefici condivisi, praticando un vero multilateralismo. L'approfondimento della cooperazione con le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali ha svolto un ruolo positivo nel promuovere la pace e lo sviluppo nel mondo”.

Il primo a credere nella Repubblica Popolare Cinese – che ha sempre giocato un ruolo importante, oltre i blocchi contrapposti USA-URSS - fu il nostro caro leader socialista Pietro Nenni, che nel 1955 incontrò Mao Tse-Tung ed ebbe lunghi rapporti di amicizia con Zhou Enlai, capo di governo della Cina socialista dal 1949 al 1976.

Grande importanza alla Cina socialista e alle sue riforme, la diede anche il già indimenticato Segretario e Presidente del Consiglio del PSI Bettino Craxi e il Ministro degli Esteri socialista Gianni De Michelis.

Ma non solo.

Pensiamo al Senatore della Democrazia Cristiana, Vittorino Colombo, più volte Ministro e Presidente del Senato.

Il Sen. Colombo, oltre ad essere stato fondatore della rivista “Mondo Cinese”, nel 1973, quale pubblicazione dell'Istituto Italo Cinese, fu in contatto diretto con Deng Xiaoping e Zhou Enlai e nel suo saggio fondamentale, ovvero “La Cina verso il 2000 – Il socialismo dal colori cinesi”, edito nel 1986 dalle Edizioni del Sole24 Ore, ci spiegò nel dettaglio il nuovo corso modernizzatore intrapreso dalla Cina socialista.

Una modernizzazione socialista – spiegava già il Sen. Colombo negli Anni '80 - fondata sull'armonia in ogni ambito; sul servizio della comunità; sulla non-egemonia e sulla non ingerenza negli affari interni dei singoli Stati e che coniuga confucianesimo e marxismo, aspetti che mirano a “distruggere l'egoismo”, cuore pulsante della concezione borghese del mondo, per far prevalere l'interesse comune.

E che permette la libertà religiosa, ma la considera un fatto privato.

E già allora il Sen. Colombo racconta di come Zhou Enlai, Primo Ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, parlava di “superamento di un mondo bipolare”, auspicando la fondazione di un nuovo ordine, fondato sull'amicizia fra le nazioni, sulla base del mutuo rispetto.

Il caro amico prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager e analista geopolitico, da moltissimi anni ci parla della Cina socialista, della necessità di studiarne il sistema e di cooperare con essa, promuovendo il sistema del BRICS.

In un suo importante articolo, il prof. Valori ha scritto: La modernizzazione cinese non è una visione che la Repubblica Popolare vuole imporre ad altri Paesi, come il caso dei tentativi d’occidentalizzazione che a tutti i costi quel sistema di produzione cerca d’imporre al mondo. Cercare la soddisfazione per il popolo cinese e il ringiovanimento della nazione è la missione base della modernizzazione cinese” (...) L’era del socialismo con caratteristiche cinesi fornisce una garanzia istituzionale più completa, una base materiale maggiormente solida, nonché una forza spirituale più attiva verso la modernizzazione nazionale. Si combinano i principi fondamentali del marxismo con caratteristiche cinesi attraverso la realtà specifica della Cina e con la sua cultura tradizionale. La spinta alla modernizzazione, l’approfondimento della sua comprensione teorica, la continua maturazione strategica e l’arricchimento della pratica, sono state avanzate in una serie di idee, nuovi punti di vista e lungimiranti conclusioni, che arricchiscono e sviluppano teorie modernizzatrici. Essa è una nuova analisi delle teorie che hanno promosso da anni le conquiste e i cambiamenti storici del Paese”.

E, nell'agosto del 2023, il prof. Valori scrisse, confermandosi ancora una volta profetico: “il gruppo BRICS è aperto ad aiutare i Paesi a svilupparsi, così come a promuovere gli investimenti e il commercio, e non impone mai precondizioni.

Ancora più importante, il gruppo BRICS difende la multipolarizzazione e il multilateralismo. Difendendo il multilateralismo, i Paesi BRICS lottano contro il concetto di Guerra Fredda ed aprono alla possibilità di costruire un ordine economico internazionale più giusto ed equo, da cui il mondo può trarre beneficio”.

Ed ha concluso il suo intervento sottolineando come Le economie emergenti, in particolare i Paesi BRICS, hanno sperimentato un’economia di vigorosa crescita e sono diventati importanti motori dello sviluppo economico globale. Tuttavia, di fronte a questi cambiamenti, i Paesi europei non hanno risposto attivamente. A parte le aspirazioni della Francia alla ricerca dell'autonomia strategica europea, esempi dall'Italia e altri Paesi parlano da soli: opportunità di sviluppo mancate, ostacoli terroristici, ignoranza e incompetenza politica”.

E siamo sempre lì.

Con una UE la cui classe dirigente non ne ha azzeccata una.

Una UE la cui classe dirigente sostiene una autocrazia di destra guidata da un comico che non vuole minimamente il dialogo; una UE che sostiene un riarmo inutile e costoso (mentre il comparto pubblico viene sempre più ridotto all'osso); una UE e una classe dirigente italiana che non fa nulla per arginare e colpire con forza il fenomeno delle baby gang e non fa nulla per combattere una violenza dilagante e gratuita che colpisce i settori più indifesi della società (dalle donne agli anziani) e non fa nulla per porre un argine a una società sempre più consumista, sempre meno moralizzata, sempre meno ordinata e civile.

E' facile sbandierare per anni, in campagna elettorale, lo slogan “sicurezza, sicurezza”. E parlare di “sicurezza internazionale”, ma in entrambi i casi senza sradicare le ragioni che portano all'instabilità e al caos.

La Repubblica Popolare Cinese, su questo, ha moltissimo da insegnare, ma occorre approfondire senza pregiudizio, con spirito pragmatico e da costruttori di ponti, come lo erano Nenni, Craxi, De Michelis, il Sen. Colombo e come lo è il prof. Valori.

Costruttori di ponti nel senso più serio del termine e non da boutade da fiction televisiva quale è quella del “ponte sullo Stretto di Messina”, intendiamoci.

A parlare, del resto, saranno i fatti, geopolitici ed economici, come sempre.

Spiace certo, che l'Italia, un tempo governata con serietà dal Centro-Sinistra (unico e autentico, quello formato da PSI – PSDI – PRI – DC - dal 1948 al 1993), sia finita molto male, con una classe dirigente di eredi del post PCI e del post MSI non adeguata alle necessità del Paese e della Storia.

Spiace altrettanto che l'UE, sognata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e Eugenio Colorni e sostenuta un tempo da ideali socialisti, repubblicani, democratici, sia finita ben presto nelle mani di euro-burocrati e di fondamentalisti di un atlantismo irresponsabile e fuori tempo massimo.

Molti di noi rimpiangono Silvio Berlusconi, certo. Nel bene o nel male, molte cose le aveva dette e comprese. Nemmeno i suoi, alla fine, lo hanno ascoltato.

Siamo al punto in cui siamo. Ma i fatti parlano.

Chi, come la Cina, ha saputo imparare dalla Storia e dai suoi errori, ha oggi molto da dire e anche molto da insegnare. Chi non ha imparato... presto o tardi finirà per imparare, purtroppo a spese di tutti noi.

Luca Bagatin

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venerdì 22 agosto 2025

Deng Xiaoping: il leader socialista che ha aperto la strada al sogno cinese e alla costruzione di una comunità dal futuro condiviso. Articolo di Luca Bagatin

  

Deng Xiaoping nacque il 22 agosto 1904 e fu il leader socialista cinese che, guidando la Repubblica Popolare Cinese dal 1978 al 1989, la seppe trasformare in una potenza mondiale, attraverso aperture al mercato, ma al contempo mantenendo il carattere socialista della Repubblica e adattandolo alla mentalità cinese.

Deng viene infatti ricordato come un grande modernizzatore.

Il prof. Giancarlo Elia Valori, fine analista geopolitico e Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France, in diversi suoi articoli ha ricordato le celebri “Quattro modernizzazioni” lanciate da Deng Xiaoping nel 1978: “agricoltura, scienza e tecnologia, industria e difesa nazionale”.

E ha altresì fatto presente come “La modernizzazione cinese non è una visione che la Repubblica Popolare vuole imporre ad altri Paesi, come il caso dei tentativi d’occidentalizzazione che a tutti i costi quel sistema di produzione cerca d’imporre al mondo. Cercare la soddisfazione per il popolo cinese e il ringiovanimento della nazione è la missione base della modernizzazione cinese” (…) L’era del socialismo con caratteristiche cinesi fornisce una garanzia istituzionale più completa, una base materiale maggiormente solida, nonché una forza spirituale più attiva verso la modernizzazione nazionale. Si combinano i principi fondamentali del marxismo con caratteristiche cinesi attraverso la realtà specifica della Cina e con la sua cultura tradizionale. La spinta alla modernizzazione, l’approfondimento della sua comprensione teorica, la continua maturazione strategica e l’arricchimento della pratica, sono state avanzate in una serie di idee, nuovi punti di vista e lungimiranti conclusioni, che arricchiscono e sviluppano teorie modernizzatrici. Essa è una nuova analisi delle teorie che hanno promosso da anni le conquiste e i cambiamenti storici del Paese.

E questo sin dal 1978, grazie a quel Deng Xiaoping apprezzato anche dall'allora nostro grande Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi, il quale lo incontrò in visita ufficiale in Cina nel 1986, ove fu ricevuto con tutti gli onori.

E dall'ex Ministro degli Esteri, il socialista Gianni De Michelis che, apprezzando molto il nuovo corso socialista riformista cinese, come ha ricordato recentemente Paolo Franchi nella sua biografia edita da Marsilio, un giorno – entrando in polemica con il fratello Cesare – gli disse “Mettiti in testa, caro Cesare, che i centomila libri della tua biblioteca puoi anche bruciarli, e sostituirli con l'opera omnia di Deng Xiaoping”.

A Deng Xiaoping è stato dedicato, il 22 agosto 2024, in occasione del 120esimo anniversario della sua nascita, un simposio organizzato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

In tale occasione, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha ricordato il prestigio di Deng, considerato “un grande marxista, un grande rivoluzionario proletario, statista, stratega militare, diplomatico e un combattente comunista di lunga data”.

Xi ha altresì ricordato Deng quale pioniere del socialismo con caratteristiche cinesi, dell'apertura, della modernizzazione e teorico della pace globale e dello sviluppo del mondo, aspetti che peraltro aveva appreso dai suoi studi di gioventù in Francia e in Russia, che lo portarono ad aderire al marxismo.

Il Presidente Xi Jinping ha, inoltre, sottolineato come Deng Xiaoping abbia contribuito a rafforzare il socialismo in Cina, entro la fine del suo mandato, proprio in un'epoca in cui tale idea di emancipazione sociale stava tragicamente tramontando, in Europa orientale.

Queste le parole di Xi, in merito: “Il compagno Deng Xiaoping ha difeso fermamente la gloriosa bandiera del socialismo. Nel processo di riforma e apertura, ha sempre preso una posizione netta contro la liberalizzazione borghese. Sullo sfondo del crollo dell'Unione Sovietica e dei drastici cambiamenti nell'Europa orientale, un grave tumulto politico si è verificato in Cina a cavallo tra la primavera e l'estate del 1989. Nel momento critico, il compagno Deng Xiaoping ha guidato il partito e il popolo a prendere una posizione netta contro i tumulti e a difendere risolutamente il potere dello Stato socialista, in modo che il partito e il Paese resistessero alla dura prova di venti e onde pericolose. Dopo di che, ha riassunto profondamente le lezioni nel processo di riforma e apertura e ha sottolineato la necessità di concentrarsi sulla costruzione del partito, rafforzare il lavoro ideologico e politico e l'educazione nelle belle tradizioni, migliorare il livello di leadership del partito e la capacità di governo e garantire la stabilità del Paese rosso. Ha ammonito il popolo con voce assordante: “Il socialismo in Cina non può essere cambiato. La Cina seguirà certamente la strada socialista che ha scelto fino in fondo. Nessuno può schiacciarci”.

Xi Jinping ha, inoltre, ricordato alcune profezie di Deng Xiaoping relative al futuro della Cina: “Entro la metà del prossimo secolo la Cina sarà in grado di avvicinarsi al livello dei Paesi sviluppati nel mondo, e questo sarà il grande cambiamento. A quel tempo, il peso e il ruolo della Cina socialista saranno diversi, e saremo in grado di dare maggiori contributi all'umanità”.

Oggi la Cina del socialista riformista Xi Jinping si muove seguendo questo stesso esempio oltre che quello dei successori di Deng Xiaoping, Jang Zemin e Hu Jintao, senza dimenticare gli insegnamenti di Mao Tse-Tung.

Non a caso, nel suo discorso commemorativo, Xi, ha fatto presente che “La Cina è una forza risoluta per la pace nel mondo. Dobbiamo sempre tenere alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e dei risultati win-win, promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità, promuovere i valori comuni di tutta l'umanità, implementare la Global Development Initiative, la Global Security Initiative e la Global Civilisation Initiative, partecipare attivamente alla riforma e alla costruzione del sistema di governance globale e continuare a fornire nuove opportunità per il mondo con nuovi progressi nella modernizzazione in stile cinese”.

In proposito mi ritorna alla mente un interessante passaggio di un articolo del prof. Giancarlo Elia Valori, che ho già citato all'inizio di questo mio pezzo:

Adesso è prematuro affermare se la modernizzazione cinese rappresenterà una nuova forma di civiltà umana, ma una cosa è certa. Essa – al contrario di altre modernizzazioni – non vuole imporsi al mondo con la violenza, ma cerca di migliorare il proprio Paese. Se poi sarà presa ad esempio anche da altri Popoli e Stati solo la Storia potrà dircelo.

Al contrario la modernizzazione portata avanti dall’occidentalizzazione non rappresenta il passato, ma è un’applicazione attuale di tragiche epoche condite da due guerre mondiali volute dall’imperialismo, e da sciagure immani, quali la Shoah, le bombe atomiche sul Giappone, e lo sterminio di interi popoli dell’emisfero occidentale, il saccheggio dell’Africa, ecc. solo per limitarmi a questi esempi emblematici”.

Non è un caso, del resto, se la Repubblica Popolare Cinese, negli attuali grandi conflitti internazionali, invita al dialogo e alla cooperazione.

Condannando con fermezza governi discutibili come quello di Netanyahu; criticando ogni forma di ingerenza negli affari interni degli altri Paesi (la Cina, ad esempio, sostiene i governi socialisti di Venezuela e Cuba, contro le ingerenze e gli embarghi imposti dal regime di Washington); sostiene gli sforzi per la pace nell'ambito della crisi ucraina ed è un importante pilastro dei BRICS e del Sud del Mondo, nella costruzione di un mondo più giusto e di una comunità dal futuro condiviso.

Insegnando - anche a chi ancora non vuole comprenderlo - che una economia governata dal settore pubblico, con un mercato aperto, ma regolato e funzionale alle esigenze della comunità (e non del profitto di pochi) ed una politica estera volta alla cooperazione e al dialogo con tutti, senza pregidizi, né ingerenze, è la chiave del successo.

Luca Bagatin

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lunedì 28 luglio 2025

Chen Duxiu (1879 – 1942), co-fondatore e primo Segretario del Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La democrazia e il socialismo sono complementari e non opposti. La democrazia non è indissolubilmente legata al capitalismo e alla borghesia. Se, nell'opporsi alla borghesia e al capitalismo, il partito politico del proletariato si oppone anche alla democrazia, allora anche se la cosiddetta “rivoluzione proletaria” dovesse emergere in una serie di Paesi, senza la democrazia a fungere come antitossina alla burocrazia, non si formerebbero altro che Stati burocratici sullo stile di Stalin, brutali, corrotti, ipocriti, fraudolenti, marci, degenerati e incapaci di mettere in atto qualunque forma di socialismo”.

Questo scriveva Chen Duxiu (1879 – 1942), co-fondatore e primo Segretario del Partito Comunista Cinese dal 1921 al 1927.

Ed ancora, nel maggio 1942 – quindici giorni prima di morire - egli scriveva, a proposito delle nazioni oppresse: “Le nazioni oppresse sono il prodotto dell'imperialismo capitalista. I lavoratori oppressi producono merci per l'imperialismo; i popoli oppressi delle nazioni arretrate comprano merci dagli imperialisti e producono materie prime per loro. Questi sono i due punti di appoggio dell'imperialismo capitalista”. (…) Un movimento realmente socialista desidera rovesciare l'imperialismo capitalista internazionale da cima a fondo. Ecco perché, sin dalla Prima Internazionale, “la liberazione della popolazione lavoratrice oppressa” e “la liberazione delle popolazioni oppresse” sono state le due bandiere di questo movimento”.

Chen Duxiu fu figura ingiustamente oscurata dalla storiografia ufficiale, per lungo tempo. Ancora oggi possiamo trovare i suoi scritti, almeno in Italia, unicamente raccolti in un piccolo libro edito nel 1999, da Prospettiva Edizioni.

Lo stesso Partito Comunista Cinese, a partire dal 1927 e per molto tempo, volle oscurarne l'opera e la figura, per il suo strenuo anti-stalinismo e il recupero di quell'umanesimo marxista che fu compreso, in Cina, da altre figure osteggiate, quali Zheng Chaolin, Peng Shuzi, Wang Fanxi. I cosiddetti trotzkisti cinesi.

Del resto anche in Italia abbiamo avuto i nostri trotzkisti, nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) di Giuseppe Saragat, Roberto Tremelloni e Angelica Balabanoff.

Ovvero umanisti marxisti che si opponevano a Stalin e alla sua revisione delle idee marxiste e guardavano non già a un vuoto “riformismo borghese”, ma alla socializzazione dell'economia e ad una democrazia compiuta e fondata sulla giustizia sociale e sul primato della comunità, rispetto agli interessi privati e particolaristici.

Chen Duxiu nacque e visse in un'epoca tumultuosa per la Cina.

Una Cina che vide crollare il suo impero e la nascita dell'epoca dei cosiddetti Signori della Guerra, nell'ambito di una Repubblica fragile e corrotta, ancora preda dell'imperialismo delle potenze europee, degli USA e del Giappone.

Chen Duxiu nasce come giovane attivista democratico e antimperialista, spesso arrestato per la sua attività politica. Nel 1915 è nominato rettore della Facoltà di Lettere di Pechino.

E' fondatore della rivista “La nuova gioventù”, che si batte per la democrazia, la rinascita nazionale, l'affermazione della scienza, che spazzi via le vecchie tradizioni confuciane.

Egli parla di rivoluzione della morale e dell'etica, della letteratura, delle arti, di amore universale, di lavoro dignitoso per tutti, di eguaglianza, di rivoluzione dello spirito e di felicità per l'intera società.

Diviene, dunque, leader del Movimento per la Nuova Cultura e, successivamente, dell'antimperialista e anti-tradizionalista Movimento del 4 Maggio 1919, che diede una spinta di modernità alla Cina. Fu proprio nell'ambito di tale Movimento che si formarono i principali leader di quello che diverrà il Partito Comunista Cinese.

Chen Duxiu è un democratico con influenze anarchiche e socialiste e ciò lo porterà, presto, ad abbracciare il marxismo, al quale, proprio nel 1919, aderirà.

E così, ispirato da anarchismo e socialismo, fonderà i primi Corpi della Gioventù Socialista, nel 1920 e, l'anno successivo, contribuirà all'edificazione del Partito Comunista Cinese (PCC), che nel luglio 1921 terrà il suo primo Congresso a Shanghai, con soli cinquanta aderenti, che diverranno migliaia nel corso degli Anni '20 (e che oggi ha superato i 100 milioni di iscritti).

E proprio del PCC viene eletto primo Segretario Generale, iniziando un'incessante attività di proselitismo fra i sindacati e le leghe contadine; combatte i Signori della Guerra e denuncia i Paesi imperialisti stranieri che soggiogano la Cina.

Il PCC riceve immediato aiuto da Mosca, ma Chen Duxiu non approva particolarmente le ingerenze sovietiche, che vorrebbero che il PCC lavorasse a stretto contatto con il Kuomintang, ovvero il partito della borghesia.

I desiderata di Stalin sono infatti quelli di assoggettare il PCC alla borghesia cinese, preparando così le basi per la sconfitta della rivoluzione comunista. Ciò, infatti, porterà al massacro di migliaia di militanti comunisti cinesi.

Fu così che, un PCC assoggettato a Stalin, finirà per costringere Chen Duxiu alle dimissioni, nel 1927 e, successivamente, egli finirà per esserne espulso.

Una espulsione che colpirà proprio colui il quale aveva contribuito a fondare il PCC e a lavorare per la rivoluzione proletaria, antimperialista, anti-autoritaria e anti-borghese.

In seguito sarà più volte arrestato dal Kuomintang e la sua salute inizierà ad indebolirsi.

Pur isolato da tutti, continuerà ad adoperarsi per denunciare, da marxista e leader dell'Opposizione di sinistra in Cina, l'autoritarismo di Stalin e la piega intrapresa dal PCC nel corso degli Anni '30 e '40.

Morirà povero, ma non domo, nel maggio 1942.

Solo a partire dagli Anni '80, con l'avvento del nuovo corso socialista riformista intrapreso da Deng Xiaoping, vi è stato un risveglio di interesse, in Cina, per le idee di Chen Duxiu, in particolare fra gli studenti.

Solamente a partire da allora, peraltro, si è riconosciuta la sua profonda influenza nella modernizzazione della Cina, del socialismo cinese e del PCC.

Un PCC che oggi conta oltre 100 milioni di aderenti, che è una scuola di meritocrazia al servizio della comunità e del quale non tutti possono farne parte.

Chen Duxiu è figura che, per la sua attività politica, la sua rettitudine e per i suoi anticipatori e profetici discorsi in favore delle nazioni oppresse, è di profondissima attualità, nell'ambito della Storia del Socialismo mondiale, oltre che, naturalmente, nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi.

Luca Bagatin

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martedì 1 luglio 2025

Il socialismo dai colori cinesi descritto dal Sen. Vittorino Colombo. Articolo di Luca Bagatin

 

Che “il socialismo dai colori cinesi”, come ebbe egli stesso a definirlo, fosse profondamente lungimirante e da ammirare e approfondire, se ne accorse già il Senatore della Democrazia Cristiana e già più volte Ministro, oltre che Presidente del Senato, Vittorino Colombo (1925 - 1996).

Egli del resto fondò la rivista “Mondo Cinese”, nel 1973, quale pubblicazione dell'Istituto Italo Cinese, per approfondire quella interessante realtà, che si stava evolvendo.

Ho avuto modo di leggere, in questo periodo, un suo interessante saggio, pubblicato nel 1986 dalle Edizioni del Sole24 Ore, dal titolo “La Cina verso il 2000 – Il socialismo dal colori cinesi”.

Tale saggio è particolarmente interessante, perché, parlandoci della nuovo corso riformista socialista cinese, impresso da Deng Xiaoping, ma già precedentemente da Zhou Enlai, ci sono tutte le basi della Repubblica Popolare Cinese odierna di Xi Jinping.

Una Cina che il Sen. Colombo visitò e approfondì a lungo e della quale rimase affascinato, non solo per la lungimirante gestione economica, votata al servizio della comunità, ma anche per una politica estera anti-egemonica, contraria all'ingerenza negli affari interni dei singoli Stati, volta al rispetto della sovranità di ogni Paese e votata al disarmo globale.

Nel suo saggio, il Sen. Colombo ci parla di una Cina che guardava alla modernizzazione e all'armonia, in ogni ambito. Che aveva imparato dal suo passato feudale, dalla sottomissione all'Occidente imperialista, da quella nei confronti del militarismo giapponese e dalle sue innumerevoli lotte intestine.

E che coniugava, come coniuga, confucianesimo e marxismo, aspetti che mirano a “distruggere l'egoismo”, cuore pulsante della concezione borghese del mondo, per far prevalere l'interesse comune.

In tutto ciò, il Sen. Colombo, intravede molto aspetti e punti in comune con il pensiero cristiano benedettino, pur lontano anni luce dalla Cina e da una Cina socialista che consente libertà religiosa, ma la considera un fatto privato.

La Cina socialista presentata dal Sen. Colombo, è votata allo sviluppo economico e delle forze produttive, alla ricerca di un “equilibrio delle relazioni” e in cui “il rispetto dei diritti e dei doveri è assoluto”.

Il Sen. Colombo descrive anche il suo incontro con i dirigenti socialisti cinesi dell'epoca.

Di Zhou Enlai ricorda il suo essere un intellettuale puro, che aveva partecipato alla rivoluzione sociale maoista, che aveva portato, nel 1949, alla nascita della Repubblica Popolare Cinese.

Grande mediatore, Zhou Enlai, dotato di profondo pragmatismo e logica, con il Sen. Colombo si intrattiene a parlare di politica italiana e europea, al punto da arrivare ad elogiare il ruolo di De Gasperi nella sua promozione dell'Europa unita.

L'unità europea, infatti, sembra essere molto sostenuta dalla Cina socialista. E lo è perché, come spiega Zhou Enlai al Sen. Colombo, essa può essere utile all'Europa per smarcarsi dalle due superpotenze imperialiste, gli USA e l'URSS.

E Zhou gli spiega come, infatti, ci sia necessità di multilateralismo e di “superamento di un mondo bipolare” e di come occorra lavorare per un mondo pacifico e fondato sui “cinque principi della coesistenza pacifica”, da egli stesso enunciati alla Conferenza di Bandung, fondati sull'amicizia fra le nazioni, sulla base del mutuo rispetto.

Il Sen. Colombo racconta poi dei suoi colloqui con il leader cinese Deng Xiaoping, il quale gli spiega come la Cina sia impegnata a lottare contro ogni forma di egemonia, da qualsiasi parte provenga e si sofferma a descrivere la nuova generazione di leader cinesi, fra i quali Zhao Zyang, sostenitore delle riforme tanto quanto Deng Xiaoping.

Quest'ultimo, del resto, gli spiega come il comunismo cinese non abbia modelli di riferimento precostituiti, ma venga costruito ogni giorno, imparando dai fallimenti e dai successi.

Un comunismo non ideologico, ma volto alla ricerca di una società giusta e armoniosa, oltre che al benessere globale.

Molto diverso rispetto a quello occidentale/europeo, che Zhou Enlai riferisce essere “revisionista”, in quanto subordinato all'URSS e per nulla autonomo, mentre ogni Partito Comunista, nel mondo, dovrebbe seguire la propria strada e la propria via al socialismo, senza essere subordinato a nessun altro partito.

E Deng Xiaoping non lesina frecciate anche al cosiddetto “eurocomunismo” elaborato dal PCI di Berlinguer, dal PCF di Marchais e dal PCE di Carrillo e che il leader cinese non ritiene affatto essere comunismo.

E critiche profonde del leader cinese vanno a movimenti come le Brigate Rosse, che considera organizzazioni terroristiche volte a destabilizzare l'Italia e l'Europa, completamente estranee al marxismo-leninismo e al maoismo, in quanto Marx, Lenin e Mao, mai avrebbero approvato modalità terroristiche.

“La Cina verso il 2000 – Il socialismo dal colori cinesi” del Sen. Vittorino Colombo è, poi, profondamente interessante perché analizza la Storia dell'edificazione del socialismo in Cina, sin dai tempi di Mao. E analizza il pensiero stesso di Mao, con grande lucidità e profondità e come esso abbia profondamente gettato le basi per l'edificazione della Cina moderna.

Certo, al netto delle esagerazioni e degli eccessi avvenuti durante la Rivoluzione Culturale, che peraltro ebbe a subire lo stesso Deng Xiaoping.

Nel saggio, inoltre, non mancano le analisi e l'approfondimento relativo all'economia socialista di mercato, introdotta da Deng Xiaoping, Chen Yun e dalla classe dirigente socialista riformista e che sarà la chiave del successo dell'economia cinese.

Pianificazione e mercato. Settori chiave dell'economia saldamente pubblici, pianificazione economica e, allo stesso tempo, promozione degli investimenti privati e liberazione delle forze produttive attraverso un'economia di mercato volta a favorire piccole e medie industrie e l'attività agricola.

Il saggio del Sen. Colombo, per chi avrà la pazienza di ricercarlo e leggerlo, è sicuramente strumento utile per approfondire il socialismo cinese di ieri e quello di oggi.

Senza sciocchi pregiudizi, senza sciocche ideologie e apprendendo lezioni dalla Storia e dall'esperienza.

Luca Bagatin

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