
Deng Xiaoping nacque il
22 agosto 1904 e fu il leader socialista cinese che, guidando la
Repubblica Popolare Cinese dal 1978 al 1989, la seppe trasformare in
una potenza mondiale, attraverso aperture al mercato, ma al contempo
mantenendo il carattere socialista della Repubblica e adattandolo
alla mentalità cinese.
Deng viene infatti
ricordato come un grande modernizzatore.
Il prof. Giancarlo Elia
Valori, fine analista geopolitico e Honorable
de l’Académie des Sciences de l’Institut de France,
in diversi suoi articoli ha ricordato le celebri “Quattro
modernizzazioni” lanciate da Deng Xiaoping nel 1978: “agricoltura,
scienza e tecnologia, industria e difesa nazionale”.
E ha altresì fatto
presente come “La modernizzazione cinese non è una visione che
la Repubblica Popolare vuole imporre ad altri Paesi, come il caso dei
tentativi d’occidentalizzazione che a tutti i costi quel sistema di
produzione cerca d’imporre al mondo. Cercare la soddisfazione per
il popolo cinese e il ringiovanimento della nazione è la missione
base della modernizzazione cinese” (…) L’era del socialismo
con caratteristiche cinesi fornisce una garanzia istituzionale più
completa, una base materiale maggiormente solida, nonché una forza
spirituale più attiva verso la modernizzazione nazionale. Si
combinano i principi fondamentali del marxismo con caratteristiche
cinesi attraverso la realtà specifica della Cina e con la sua
cultura tradizionale. La spinta alla modernizzazione,
l’approfondimento della sua comprensione teorica, la continua
maturazione strategica e l’arricchimento della pratica, sono state
avanzate in una serie di idee, nuovi punti di vista e lungimiranti
conclusioni, che arricchiscono e sviluppano teorie modernizzatrici.
Essa è una nuova analisi delle teorie che hanno promosso da anni le
conquiste e i cambiamenti storici del Paese.
E questo sin dal 1978,
grazie a quel Deng Xiaoping apprezzato anche dall'allora nostro
grande Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi, il quale lo
incontrò in visita ufficiale in Cina nel 1986, ove fu ricevuto con
tutti gli onori.
E dall'ex Ministro
degli Esteri, il socialista Gianni De Michelis che, apprezzando molto
il nuovo corso socialista riformista cinese, come ha ricordato
recentemente Paolo Franchi nella sua biografia edita da Marsilio, un
giorno – entrando in polemica con il fratello Cesare – gli disse
“Mettiti in testa, caro Cesare, che i centomila libri
della tua biblioteca puoi anche bruciarli, e sostituirli con l'opera
omnia di Deng Xiaoping”.
A Deng Xiaoping è stato dedicato, il 22 agosto
2024, in occasione del 120esimo anniversario della sua nascita, un
simposio organizzato dal Comitato Centrale del Partito Comunista
Cinese (PCC).
In tale occasione, il Presidente della Repubblica
Popolare Cinese, Xi Jinping, ha ricordato il prestigio di Deng,
considerato “un grande marxista, un grande rivoluzionario
proletario, statista, stratega militare, diplomatico e un combattente
comunista di lunga data”.
Xi ha altresì ricordato Deng quale pioniere del
socialismo con caratteristiche cinesi, dell'apertura, della
modernizzazione e teorico della pace globale e dello sviluppo del
mondo, aspetti che peraltro aveva appreso dai suoi studi di gioventù
in Francia e in Russia, che lo portarono ad aderire al marxismo.
Il Presidente Xi Jinping ha, inoltre, sottolineato
come Deng Xiaoping abbia contribuito a rafforzare il socialismo in
Cina, entro la fine del suo mandato, proprio in un'epoca in cui tale
idea di emancipazione sociale stava tragicamente tramontando, in
Europa orientale.
Queste le parole di Xi, in merito: “Il compagno
Deng Xiaoping ha difeso fermamente la gloriosa bandiera del
socialismo. Nel processo di riforma e apertura, ha sempre preso una
posizione netta contro la liberalizzazione borghese. Sullo sfondo del
crollo dell'Unione Sovietica e dei drastici cambiamenti nell'Europa
orientale, un grave tumulto politico si è verificato in Cina a
cavallo tra la primavera e l'estate del 1989. Nel momento critico, il
compagno Deng Xiaoping ha guidato il partito e il popolo a prendere
una posizione netta contro i tumulti e a difendere risolutamente il
potere dello Stato socialista, in modo che il partito e il Paese
resistessero alla dura prova di venti e onde pericolose. Dopo di che,
ha riassunto profondamente le lezioni nel processo di riforma e
apertura e ha sottolineato la necessità di concentrarsi sulla
costruzione del partito, rafforzare il lavoro ideologico e politico e
l'educazione nelle belle tradizioni, migliorare il livello di
leadership del partito e la capacità di governo e garantire la
stabilità del Paese rosso. Ha ammonito il popolo con voce
assordante: “Il socialismo in Cina non può essere cambiato. La
Cina seguirà certamente la strada socialista che ha scelto fino in
fondo. Nessuno può schiacciarci”.
Xi Jinping ha, inoltre, ricordato alcune profezie di
Deng Xiaoping relative al futuro della Cina: “Entro la metà del
prossimo secolo la Cina sarà in grado di avvicinarsi al livello dei
Paesi sviluppati nel mondo, e questo sarà il grande cambiamento. A
quel tempo, il peso e il ruolo della Cina socialista saranno diversi,
e saremo in grado di dare maggiori contributi all'umanità”.
Oggi la Cina del socialista riformista Xi Jinping si muove
seguendo questo stesso esempio oltre che quello dei successori di
Deng Xiaoping, Jang Zemin e Hu Jintao, senza dimenticare gli
insegnamenti di Mao Tse-Tung.
Non a caso, nel suo discorso commemorativo, Xi, ha
fatto presente che “La Cina è una forza risoluta per la pace
nel mondo. Dobbiamo sempre tenere alta la bandiera della pace, dello
sviluppo, della cooperazione e dei risultati win-win, promuovere la
costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità,
promuovere i valori comuni di tutta l'umanità, implementare la
Global Development Initiative, la Global Security Initiative e la
Global Civilisation Initiative, partecipare attivamente alla riforma
e alla costruzione del sistema di governance globale e continuare a
fornire nuove opportunità per il mondo con nuovi progressi nella
modernizzazione in stile cinese”.
In proposito mi ritorna
alla mente un interessante passaggio di un articolo del prof.
Giancarlo Elia Valori, che ho già citato all'inizio di questo mio
pezzo:
“Adesso è prematuro affermare se la
modernizzazione cinese rappresenterà una nuova forma di civiltà
umana, ma una cosa è certa. Essa – al contrario di altre
modernizzazioni – non vuole imporsi al mondo con la violenza, ma
cerca di migliorare il proprio Paese. Se poi sarà presa ad esempio
anche da altri Popoli e Stati solo la Storia potrà dircelo.
Al contrario la modernizzazione portata avanti
dall’occidentalizzazione non rappresenta il passato, ma è
un’applicazione attuale di tragiche epoche condite da due guerre
mondiali volute dall’imperialismo, e da sciagure immani, quali la
Shoah, le bombe atomiche sul Giappone, e lo sterminio di interi
popoli dell’emisfero occidentale, il saccheggio dell’Africa, ecc.
solo per limitarmi a questi esempi emblematici”.
Non è un caso, del
resto, se la Repubblica Popolare Cinese, negli attuali grandi
conflitti internazionali, invita al dialogo e alla cooperazione.
Condannando con fermezza
governi discutibili come quello di Netanyahu; criticando ogni forma
di ingerenza negli affari interni degli altri Paesi (la Cina, ad
esempio, sostiene i governi socialisti di Venezuela e Cuba, contro le
ingerenze e gli embarghi imposti dal regime di Washington); sostiene
gli sforzi per la pace nell'ambito della crisi ucraina ed è un
importante pilastro dei BRICS e del Sud del Mondo, nella costruzione
di un mondo più giusto e di una comunità dal futuro condiviso.
Insegnando - anche a chi
ancora non vuole comprenderlo - che una economia governata dal
settore pubblico, con un mercato aperto, ma regolato e funzionale
alle esigenze della comunità (e non del profitto di pochi) ed una
politica estera volta alla cooperazione e al dialogo con tutti, senza
pregidizi, né ingerenze, è la chiave del successo.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it