lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

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