sabato 27 maggio 2023

Viva la democrazia (autentica)! Articolo di Luca Bagatin

 
Più passano gli anni e più sono convinto che la democrazia sia l'unica forma di governo degna di questo nome.

Ma, intendiamoci.

In democrazia la sovranità dovrebbe spettare direttamente ai cittadini e non a qualche intermediario, magari eletto a suon di soldi per le campagne elettorali-slogan-promesse che il giorno dopo tradirà e che finirà per essere mantenuto dai cittadini stessi...magari (se non addirittura spesso) per fare l'opposto di ciò che costoro vogliono!

Questi intermediari, chiamati politici o anche governanti, a vario titolo, raramente sono in grado di concepire che cosa sia la vera democrazia.

Pensiamo ad esempio all'uso delle tecnologie. Magari quelle di settori chiave e sensibili come quello delle telecomunicazioni, con tutte le implicazioni assurde e persino pericolose che può generare la cosiddetta Intelligenza Artificiale (che sarà poi davvero così intelligente?).

Se scoppiasse e si diffondesse la democrazia vera, pura e autentica, i governi di tutto il mondo, anziché farsi la guerra (e investire in fottuti armamenti portatori di morte), dovrebbero stabilire che ogni tecnologia, in particolare quella delle telecomunicazioni, dovrebbe essere di proprietà dei cittadini stessi che la utilizzano.

Indipendente da chi ne sia il fondatore o l'azionista.

L'unica funzione di un governo dovrebbe essere quella di servire i cittadini, i quali dovrebbero essere gli unici detentori del potere e i proprietari autogestori di ogni forma di economia, tecnologia, politica.

Ogni cittadino dovrebbe essere sovrano e rispettare la sovranità degli altri cittadini.

Questa si chiama democrazia.

Democrazia socialista, se vogliamo, in quanto è volta non solo al superamento dei governi e dei mercati, ma anche dell'egoismo umano, che impedisce alle persone di comprendersi, autogestirsi, godere dei frutti della terra senza distruggerla e/o distruggere sé stessi o il prossimo.

Questi concetti sono antichi come il mondo, ma in quanti li hanno mai approfonditi o presi in considerazione?

In pochi, perché l'essere umano, evidentemente, preferisce rimanere legato al vecchio concetto: nasci-produci-consuma-crepa. Ovvero continua a farti sfruttare dal tuo ego, dal tuo prossimo, dal sistema economico-politico che il tuo ego e il tuo prossimo hanno costruito e muori, pensando che tutto ciò sia buono e giusto...ma ti accorgi che intanto sei rimasto infelice e hai reso infelici gli altri.

Pensare invece di prendere le redini in mano è meno immediato.

Perché presuppone: rispetto per sé stessi; rispetto per gli altri; sconfinato spirito di libertà; sconfinato spirito critico e apertura mentale; consapevolezza che il lavoro rende schiavi e rende liberi solo nel caso in cui – tale lavoro - non è sfruttato, non è salariato (come quello di una qualsiasi prostituta) ed è fatto ad esclusivo beneficio della comunità; consapevolezza che tu sei il pilota e che nessuno dovrebbe poter decidere al tuo posto. Nemmeno la maggioranza, perché non ci dovrebbe essere alcuna maggioranza o minoranza a prevalere, ma semplicemente cittadini liberi, sovrani, indipendenti ed eguali.

Ora, io non sono certo il primo folle stronzo che passa che sostiene o ha sostenuto questi concetti, o quantomeno gran parte di questi concetti.

L'elenco è lungo e vi faccio solo alcuni nomi, alla rinfusa (molti non li avrete mai sentiti nominare, ma sarà bene che andiate a cercarli...in rete...visto che mi rendo conto che, per taluni di voi, visitare una biblioteca “offline” possa essere una fatica immane): Paul Lafargue, Pierre Joseph-Proudhon, Mikhail Bakunin, Karl Marx, Friedrich Engels, Cornelius Castoriadis, Eduard Limonov, Timothy Leary, William S. Burroughs, Francis Dupuis-Déri, Murray Bookchin, Alain De Benoist, Hunter S. Thompson, Henry David Thoreau, Mark Twain, Aleksandr Herzen, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi...ma l'elenco è molto, molto più lungo.

Fra l'altro, volendo soffermarci su Mazzini e Garibaldi, direi che costoro, che hanno sognato un'Europa unita, libera, sovrana, pacifica, sociale e affratellata, oggi si rivolterebbero nella tomba se vedessero quel Moloch chiamato Unione Europea, così simile all'Impero Asburgico e alle potenze della vecchia Europa totalitaria, alla quale si sono sempre opposti e che hanno combattuto (pur rimanendone, alla fine, inevitabilmente sconfitti), perché portatrici di guerra, schiavitù, sottosviluppo umano, civile e sociale.

Mazzini e Garibaldi lottavano per la democrazia, l'autogestione economica la repubblica. Ovvero affinché le persone potessero decidere con la propria testa e unissero capitale e lavoro nelle stesse mani, costruendo una civiltà di popoli sovrani, pacifici, liberi ed eguali.

Mi rendo conto che per molti è più facile seguire le opposte tifoserie, le destre, le sinistre, le propagande, le mode, il proprio tornaconto personale, la propria voglia di arricchirsi e fottere il prossimo e tutti quegli aspetti che – in una sola parola – si riassumono nel concetto di “Potere”.

Ma se seguiamo e alimentiamo il “Potere”, che non è affatto concetto a noi estraneo, continueremo a rimanere schiavi del nostro ego e del motto: nasci-produci-consuma-crepa.

A questo schifo, personalmente, rinuncio e ho rinunciato a suo tempo volentieri.

Non so voi.

Viva la democrazia autentica!

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 
Bakunin abbraccia Garibaldi al Congresso della Lega per la pace e la libertà. Losanna 1867, dipinto di Tabet

sabato 20 maggio 2023

PROFUMO DI FEMMINILITA'. Poesia di Luca Bagatin

PROFUMO DI FEMMINILITA'

Poesia di Luca Bagatin

Occhi nella foto di María José Peón Márquez

Sento il profumo 

Della tua femminilità 

Selvaggia.

La tua anima misteriosa 

M'incanta.

Far l'amore con te 

E' come stare contemporaneamente 

In Paradiso e all'Inferno.

Le tue labbra 

Il tuo seno 

Il tuo ventre 

Le tue gambe 

I tuoi piedi 

Tutto mostra sensualità 

Passione 

Eleganza 

Amore

Sacralità 

Profumo di femminilità.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 PERFUME DE FEMINIDAD

Poesía de Luca Bagatin

Ojos en la foto de María José Peón Márquez


Siento el perfume

De tu feminidad

Salvaje.

Tu alma misteriosa

Me encanta.

Haciendo el amor contigo

Es como estar al mismo tiempo

En el Paraíso y el Infierno.

Tus labios

Tu pecho

Tu vientre

Tus piernas

Tus pies

Todo muestra sensualidad

Pasión

Elegancia

Amor

Santidad

Perfume de feminidad.

Luca Bagatin

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venerdì 19 maggio 2023

Riflessioni pre-estive sulla fine dei tempi by Luca Bagatin

 

In generale non penso che, in particolare sul web, sia possibile il dibattito e, infatti, me ne sottraggo sempre.

Invecchiando (maturando, si dirà, ma in realtà invecchiamo), ho imparato che il mondo è pieno di imbecilli e ancor più di ignoranti. E che questi hanno, nell'Occidente pseudo-democratico (ma realmente e fottutamente liberal-capitalista), drammaticamente vinto.

Il web li ha riuniti tutti.

Personalmente non penso che una persona intelligente dovrebbe abbassarsi al dibattito.

Convengo che questa è una posizione aristocratica, ma l'imbecille e l'ignorante - come ogni buon liberal-capitalista che si rispetti - non conoscono la democrazia e, comunque, la rifiuterebbero.

Per questo è preferibile, in merito, una posizione aristocratica.

(Luca Bagatin)

Sono convinto che l'Europa non abbia mai fatto i conti davvero con il colonialismo, il razzismo e il nazifascismo.

Così come gli USA non hanno mai fatto i conti con il genocidio dei Nativi e con il neocolonialismo.

L'ipocrisia buonista e il cosiddetto "inclusivismo' non mi piacciono, perché servono solo a inglobare e a annientare le differenze. Anziché celebrarle e riconoscere la diversità e sovranità di ogni popolo del mondo.

(Luca Bagatin)

L'inflazione, iniziata già con i lockdown e proseguita con la corsa all'approvvigionamento di materie prime e con la follia degli ecobonus (e di tutte le puttanate pseudo-ambientaliste che si inventano e inventeranno) e dintorni, può essere curata solo con la nazionalizzazione delle imprese chiave dell'economia (energia, banche, trasporti, telecomunicazioni) e una pianificazione dell'economia. Aspetti che andavano introdotti già in periodo di pandemia (lo scrissi già in quel periodo), ma sempre validi.

Altre misure, come l'aumento dei tassi d'interesse e la spesa improduttiva in armamenti, non faranno che portarci verso la recessione e il fallimento totale.

Come sta per avvenire negli USA e come potrebbe accadere presto anche in UE.

(Luca Bagatin)

La vera indipendenza è la consapevolezza che la vita è fatta di infinite dipendenze e legami.

Che questo sia giusto o sbagliato, chissenefrega.

E' così e basta.

Che poi tu, un giorno, possa capire da solo come, perché e se è per te opportuno liberarti da queste dipendenze, è un altro discorso.

Ho sempre trovato profondamente stupido, sciocco e ignorante (e tutta una serie infinita di aggettivi ben poco edificanti), chiunque si mettesse a denigrare o voler combattere qualsiasi tipo di dipendenza, fosse questa dal sesso, dal cibo, dal fumo o dalle droghe (e sicuramente per questo e molto altro, trovo "diversamente intelligenti" i sostenitori dei partiti di destra e i fottuti moralisti rompicoglioni del cazzo).

Ciascuno sa da solo ciò che è meglio per sé stesso.

(Luca Bagatin) 

sabato 13 maggio 2023

Hunter S. Thompson, giornalista e attivista politico "Freak" di cui avremmo assoluta necessità. Articolo di Luca Bagatin

Hunter S. Thompson è uno di quei personaggi che, almeno in Italia, non è sufficientemente conosciuto, probabilmente perché abbastanza estraneo alla storia e alla cultura di questo Paese.

Un Paese che non ha conosciuto quelle forme di controcultura che, diversamente, in Paesi come gli Stati Uniti d'America degli anni '50 – '60 e '70 e la Russia degli anni '80 e '90, hanno avuto modo di conoscere. Probabilmente perché entrambi Paesi paralizzati e ostaggio di governi polarizzati ideologicamente e in modo paranoide, al punto da farsi spesso la guerra.

Per questo, molti giovani (e meno giovani) di quelle realtà hanno trovato conforto nella letteratura, nella musica, nell'antimilitarismo, nell'anticapitalismo e nella protesta artistica e controculturale (oltre che nelle sostanze psicoattive).

Hunter S. Thompson, classe 1937, giornalista e scrittore, sigaretta penzolante fra le labbra sostenuta dall'immancabile bocchino, si inserisce a pieno titolo in questo filone di pensiero ed è parte integrante della controcultura statunitense e mondiale. E lo è stato almeno sino alla sua morte, sopravvenuta prematuramente nel 2005.

Hunter S. Thompson è noto per aver fondato il cosiddetto “giornalismo gonzo”, ovvero uno stile di giornalismo che si accosta alla letteratura, utilizzando una narrazione in prima persona, condita da opinioni personali, ironia, sarcasmo e, spessissimo, di linguaggio colorito, zeppo di espressioni gergali e volgarità.

Il giornalismo gonzo, tipico di Thompson, combinava la satira alla critica sociale e, secondo il suo fondatore, tale giornalismo è la forma più obiettiva e vicina alla realtà, ma, anziché essere fondato sulla “verità assoluta”, tale giornalismo diventa una forma di letteratura.

In proposito, Thompson, in un'intervista del 1973 su “Rolling Stone” disse: “Se avessi scritto la verità che sapevo negli ultimi dieci anni, circa 600 persone, incluso me, marcirebbero nelle celle di una prigione da Rio a Seattle. La verità assoluta è una merce molto rara e pericolosa nel contesto del giornalismo professionale”.

Hunter S. Thompson, appassionato di ogni tipo di sostanza psichedelica, scriveva spesso – e dichiaratamente - sotto l'effetto di droghe, come peraltro racconta nel suo più famoso romanzo “Paura e delirio a Las Vegas” del 1970.

“Paura e delirio a Las Vegas” è certamente il romanzo che più lo ha caratterizzato e reso famoso nel mondo, in cui racconta la vera storia dei suoi due pazzi e assurdi viaggi in automobile, a Las Vegas, in compagia del suo avvocato e attivista per i diritti civili degli indigeni, Oscar Zeta Acosta, nella primavera del 1971.

Viaggi e romanzo “lisergici” di denuncia del cosiddetto “sogno americano”, fondato più sulle bombe e sul razzismo, che sull'esagerata voglia di libertà e democrazia autentiche, promosse da Thompson e dallo stesso Acosta.

Tale romanzo è stato portato anche sul grande schermo, nel 1998, nell'omonimo film diretto da Terry Gillian e interpretato da Johnny Depp (grande e inseparabile amico dello stesso Thompson, che nel film lo interpreta) e da Benicio Del Toro, nei panni del suo avvocato.

Nel film, supervisionato dallo stesso Hunter S. Thompson, il giornalista-scrittore compare in un cameo e, dietro le quinte, si è occupato anche di rasare a zero, personalmente, l'amico Johnny Depp, per renderlo più somigliante a lui (la simpatica foto del taglio di capelli è reperibile ancora oggi sul web).

Johnny Depp, peraltro, ha voluto nuovamente rendere omaggio al suo amico nel 2011, interpetandolo nel film tratto dal romanzo autobiografico “Cronache del rum”.

Il film, uscito nelle sale con il titolo “The Rum Diary – Cronache di una passione”, narra le vicende avventurose e finanche romantiche di un giornalista freelance squattrinato e alcolizzato, che si trasferisce a Porto Rico per iniziare a scrivere per un giornale locale, prossimo al fallimento.

Hunter S. Thompson iniziò la sua carriera, infatti, da freelance come redattore sportivo, ma nel corso della sua vita scrisse spesso di politica e si interessò spesso alla politica, al punto di candidarsi alla carica di Sceriffo della contea di Pitkin, in Colorado, nel 1970, sostenuto e aiutato dal già citato avvocato Acosta e candidandosi con il coloratissimo partito del “Freak Power”, formato perlopiù da giovani hippie e il cui simbolo era un pugno chiuso che tiene in mano un peyote. A tale simbolo, in seguito, fu aggiunta una penna con al centro la scritta GONZO e fu usato da Thompson quale simbolo del giornalismo gonzo, appunto.

Tale candidatura alle elezioni, passata alla Storia (al punto che nel 2021 ne è stato tratto un film) come “The Battle of Aspen”, grazie anche a un articolo dello stesso Thompson, pubblicato da “Rolling Stone” il 1 ottobre 1970, merita di essere narrata, per comprendere meglio il ruolo e peso politico e controculturale di Thompson nella storia degli USA.

L'articolo di Thompson, in realtà, riguarda l'elezione del Sindaco di Aspen (Colorado) del 1969 e di come il Nostro abbia sostenuto e condotto la campagna elettorale della candidatura dell'avvocato hippie Joe Edwards, oltre che la scelta di candidare sé stesso – nel 1970 - alla carica di Sceriffo della contea di Pitkin (il cui capoluogo è, appunto, Aspen), candidandosi contro i ben più forti candidati del Partito Democratico e del Partito Repubblicano, che finirono pressoché per coalizzarsi.

La piattaforma del “Freak Power” di Thompson era scanzonata e ironica, ma fondata su tematiche serie e dichiaratamente socialiste libertarie, quali la smilitarizzazione della polizia; l'antiproibizionismo sulle droghe; la depenalizzazione dei reati connessi all'uso di droghe; la lotta alle disparità razziali, alle disparità economiche; la difesa dei diritti dei consumatori e quella dell''ambiente, lottando contro lo sviluppo capitalista e il conseguente inquinamento ambientale.

L'idea di Thompson – sin dalla campagna a Sindaco in favore di Edwards - era peraltro legata alla democrazia diretta e alla creazione di confederazioni di gruppi di quartiere ed egli riteneva che “Il potere (dello Sceriffo) portebbe essere usato con buoni risultati per aiutare a migliorare la qualità della vita, per aiutare a rallentare lo sviluppo, combattere l'inquinamento e le frodi nei confronti dei consumatori”.

Durante la campagna elettorale, peraltro, per provocazione nei confronti dei coservatori, Thompson si fece rasare la testa a zero e dichiarò che, se fosse stato eletto, durante tutto il suo mandato, non avrebbe fatto uso di mescalina.

Evidentemente Thompson faceva paura all'establishment, al punto che ricevette numerose minacce e repubblicani e democratici, pur contrapposti, evitarono di attaccarsi fra loro, preferendo attaccare Thompson, il quale, comunque, perse le elezioni per soli 31 voti, conquistati dal suo sfidante del Partito Democratico.

Sulla cosiddetta “Battaglia di Aspen”, in Gran Bretagna uscì, in contemporanea, un documentario dal titolo “Show Donw ad Aspen” e recentemente, negli USA, sono usciti un film documentario dal titolo “Freak Powes: The Ballot or the Bomb”, nel 2020 e, nel 2021, è uscito il film “Freak Powes: The Battle of Aspen”, diretto da Bobby Kennedy III.

Hunter S. Thompson e il “Freak Power” ricordano, per molti versi, lo scrittore e leader politico controculturale Eduard Limonov e il suo Partito NazionalBolscevico (PNB) degli Anni '90 (e il successivo “L'Altra Russia”, dopo la messa al bando del PNB).

E non è certamente un caso – infatti - se, fra le letture e le figure di ispirazione di Limonov e del suo partito ci fossero, assieme a David Bowie, Aleister Crowley e William S. Burroughs, anche Hunter S. Thompson e il giornalismo gonzo.

Controculture letterarie, giornalistiche, artistiche e politiche molto simili se non contigue, sorte in Paesi che di quelle controculture - a causa dell'eccessivo autoritarismo e bigottismo dei rispettivi governi - hanno avuto assoluto bisogno, come dicevo all'inizio di questo articolo.

Sia Thompson che Limonov, entrambi artisti e intellettuali, peraltro, nella loro lotta all'establishment, non intendevano affatto sovvertire l'ordine costituito, bensì – in primis - riaffermare i diritti costituzionali dei rispettivi Paesi, violati troppo spesso da politici corrotti, bigotti e bramosi di potere (Nixon, Bush, Clinton negli USA, ad esempio, per citarne solo alcuni e Gorbaciov, Eltsin e Putin in Russia). E lo hanno fatto anche attraverso le loro opere letterarie – inevitabilmente autobiografiche e scritte con uno stile narrativo sarcastico e diretto - e le loro incursioni nel mondo politico e televisivo.

Sia Thompson che Limonov detestavano e combattevano un governo oppressivo e autoritario e il capitalismo sfruttatore, in quanto entrambi questi aspetti erano un affronto alle libertà individuali e sociali, che difesero sempre a spada tratta, così come posero sempre al centro – nelle loro battaglie - la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema.

Hunter S. Thompson mi ricorda, peraltro, anche lo scrittore milanese Andrea G. Pinketts, che fu un mio caro amico.

Con Thompson, che amava come autore, aveva in comune diverse cose: il modo colorato di vestire; lo scrivere sotto effetto di sostanze inebrianti (Pinketts amava profondamente l'alcol e fumare il sigaro); l'amore per le donne e le armi da fuoco (pur essendo entrambi degli antimilitaristi) e lo stile di scrittura, pieno zeppo di giochi di parole e di ironia.

Sia Thompson che Pinketts, purtroppo, sono morti prematuramente, anche se per cause diverse.

Hunter S. Thompson ci ha lasciati, infatti, il 20 febbraio 2005, a 68 anni, a seguito di una ferita di arma da fuoco autoinflitta. Ufficialmente si trattò di suicidio.

C'è chi dice che, negli ultimi anni, fosse molto depresso. C'è chi dice che, al suicidio, aveva sempre pensato per evitare di sentirsi “in trappola”.

C'è invece chi, come lo scrittore Paul William Roberts, sostiene che sia stato ucciso in quanto in quel periodo stava lavorando a una storia sugli attacchi al World Trade Canter e si fosse imbattuto sulla prova che le torri fossero state fatte crollare da cariche esplosive poste alle fondamenta e che - egli stesso - gli avrebbe confessato di temere per la propria vita.

Hunter S. Thompson, per tutta la sua vita, si è sempre occupato di sbeffeggiare e smascherare il Potere, ovunque si annidasse. Facendolo con ironia e autoironia e con quel profondo spirito libertario e hippie che manca da tempo e che oggi incarnano unicamente rare personalità di quella grande e eterna generazione (nata a cavallo fra gli Anni '30 e '40), quali Roger Waters.

Uno come Hunter S. Thompson, che divenne così celebre che, negli Anni '70, il fumettista Garry Trudeau si ispirò a lui per creare il personaggio dello Zio Duke nelle sue striscie a fumetti, manca certamente in questa nostra triste, guerrafondaia, conservatrice, ultracapitalista epoca di politicanti pazzi, insensati e scriteriati, sicuramente non diversi da quelli che Hunter S. Thompson smascherò (un nome fra tutti quello di Richard Nixon), ma, forse, finanche peggiori.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 5 maggio 2023

Riflessioni sulla democrazia, ovvero sul socialismo e l'autogoverno by Luca Bagatin


Sebbene io mi possa definire di sinistra, in generale non ho mai amato né le destre né la sinistre, perché entrambe sono legate a idee ben poco democratiche, ovvero sono legate o al rafforzamento del mercato o dello Stato.

Stato e mercato, invece, sono i principali ostacoli alla democrazia autentica.

Che è autogestione delle persone e superamento e abbattimento delle sovrastrutture (Stato, mercato, danaro, famiglia, religione).

(Luca Bagatin)

I politici e gli amministratori non mi piacciono e questo perché ne ho e ne ho avuto sufficiente esperienza.

Costoro non si dicono mai al servizio del cittadino, ma, al massimo, "al servizio delle istituzioni e del Paese".

Ma, senza i cittadini, le istituzioni e i Paesi, non sono né valgono nulla.

Esattamente come politici e amministratori.

(Luca Bagatin)

Uno dei problemi maggiori dei liberal capitalisti è di vedere comunisti ovunque.
Questo perché non vogliono ammettere la loro natura profondamente totalitaria, autoritaria e antidemocratica.
Il liberal capitalismo è la peggiore peste che la modernità potesse diffondere. 

(Luca Bagatin) 

lunedì 1 maggio 2023

Buon Primo Maggio! Buona Festa dei lavoratori, nel segno del socialismo, ovvero del superamento del lavoro salariato e, dunque, sfruttato!

"l'assoluta autonomia della classe operaia da tutti i partiti e da tutte le ideologie politiche; l'azione diretta della classe produttiva, verso le altre classi ed i poteri pubblici, senza mediatori; la rappresentanza delle categorie economiche nei corpi elettivi; l'assoluta autonomia comunale, considerando il Comune come l'organismo della libertà popolare; l'autonomia politica e amministrativa della regione per tutti gli interessi che non richiedono provvedimenti di indole nazionale; l'eliminazione progressiva delle funzioni dello Stato centralistico con la soppressione della relativa burocrazia. Quest'ultimo principio può essere tradotto nei fatti con la Repubblica Sociale Federativa." "L'uomo emancipato dai vincoli della materia potrà liberare soprattutto il suo spirito, dedicarsi al lavoro dell'intelletto che è certo piacevole, come sa chiunque ne abbia gustato. L'uomo si farà superuomo: supererà se stesso ed annullerà la maledizione biblica di dover produrre dolorando." 
 
(Alceste De Ambris 'Il Manifesto dei sindacalisti e la Costituzione Fiumana' 1/9/'21)
  
Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera: sulla libera bandiera splende il Sol dell'Avvenir.

(Canto dei Lavoratori, Filippo Turati, 1886) 

Egor Letov e Eduard Limonov. Manifestazione del 1 Maggio, Mosca 1994

"La festa del Primo Maggio non ha perso la sua rilevanza.
Il Primo Maggio è il giorno dell'operaio, come lo chiamavamo negli anni '90, il giorno del quarto potere, che presta la sua oper per conto terzi.
I lavoratori sono la maggioranza delle persone sul pianeta, quindi questa festività appartiene a una specie di esercito di angeli dell'inferno, su cui tutto poggia"

(Eduard Limonov, 1 Maggio 2015)

"Compagne, compagni: Ancora una volta sono nella lotta, di nuovo sono con voi, come ieri, oggi e domani. Sono con te per essere un arcobaleno di amore tra la gente e Perón; Sono con voi per essere quel ponte di amore e felicità che ho sempre cercato di essere tra voi e il capo degli operai"

(Evita Peron, 1 maggio 1952. Suo ultimo discorso)



Superare l'ideologia del lavoro e lo sfruttamento del lavoro salariato. Articolo di Luca Bagatin del 21 novembre 2020

La vita non è fatta solo per lavorare, ma ha bisogno di tempo libero per l’esercizio della libertà. Non si può vivere oppressi dal mercato che ci obbliga a comprare, comprare, perché non paghi con i soldi, ma con il tempo della tua vita”.

Questo uno degli insegnamenti fondamentali che ci ha lasciato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay, José “Pepe” Mujica. Il Presidente povero e dei poveri, che ha governato il suo Paese dal 2010 al 2015 (e fu Ministro dell'Agricoltura e della Pesca dal 2005 al 2008). Risollevandone le sorti e attuando politiche sociali e socialiste, sul modello autogestionario e libertario.

Un modello che supera l'insana “ideologia del lavoro” ad ogni costo. E che supera il conseguente “sfruttamento dal salario”. Un modello che guarda, invece, a quello che Mujica stesso definì “un cammino di lotta al servizio e in solidarietà con gli altri esseri umani”. Ovvero “una politica permanente a favore di chi ha la volontà di lavorarla”, ad esempio organizzando “colonie di terra pubblica in cui si paga un affitto”.

Un modello non dissimile da quello della Jugoslavia di Tito, fondato sull'autogestione delle imprese e della Libia del Raìs Mu'Ammar Gheddafi, laico e socialista ideatore della Terza Teoria Universale, ovvero della “Repubbica delle masse” e della “democrazia diretta” (Jamahiriyya), che fu attuata nell'ambito di Congressi e Comitati popolari aperti a tutti i cittadini.

Gheddafi, nel suo “Libro Verde”, ovvero il suo saggio sociale e politico fondamentale, scrisse, in merito all'organizzazione sociale e del lavoro: “Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…). A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani”.

Egli ritenne, dunque, in concordia con il socialismo delle origini (da Saint-Simon, a Marx, sino a Pierre Leroux, Proudhon e così via), che i lavoratori dovessero essere considerati produttori, non più dei salariati, ovvero degli sfruttati. E dunque, ciò che loro producono, dovesse essere considerato di loro stessa proprietà.

Il salario, per Gheddafi (e in realtà per tutti i socialisti, sin dalla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864), è indice di sfruttamento e un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone. Sia esso un padrone privato o statale.

Oltre a ciò, il Raìs, ritenne che nessuno potesse possedere più di quanto gli fosse necessario per vivere. Ciò perché – non essendo le risorse illimitate - l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

I concetti fondamentali del socialismo originario o autogestionario, inveratosi sia nella Jugoslavia titina che nella Libia di Gheddafi, ma per molti versi anche nell'Argentina peronista; nella Cuba del Che e Fidel Castro; nell'Egitto nasseriano e via via nei modelli più recenti del Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (dal chavismo sino al modello uruguayano del Frente Amplio di Mujica, al modello del Buen Vivir ecuadoriano, sino, in parte, al socialismo boliviano di Evo Morales), propone dunque un nuovo modello di sviluppo.

Uno modello che supera da una parte il produttivismo e dall'altra il capitalismo. Poponendo che il cittadino/lavoratore viva del necessario e lavori a beneficio della società e dei bisognosi e non già per un salario. E che ciascuno sia proprietario del proprio lavoro, nell'ambito di attività economiche socialiste autogestite.

Moltissima strada vi è da fare. Soprattutto per “decolonizzare l'immaginario”, come direbbe l'economista Serge Latouche. Per creare un'alternativa all'assurdo modello di sviluppo occidentale, capitalista, fondato sul danaro e sullo sfruttamento del lavoro.

Lavoro che toglie tempo libero; che lega a un datore di lavoro (e ad eventuali ricatti); che è utile solo a generare profitto e conseguente sfruttamento delle risorse economiche, sociali, ambientali e non già per aiutare la comunità stessa e le sue necessità primarie e fondamentali. Necessità che saranno sempre maggiori e sempre più essenziali in periodi di pandemia.

Necessità che non sono legate al vil danaro, che è uno strumento per sua natura schiavista, in quanto rappresenta un debito nei confronti di qualcuno (ed è il maggiore e più perverso strumento di perdita di sovranità dei cittadini e dei Paesi).

Una società sana, socialista, autogestita, libera e libertaria, è una società che supera i vincoli imposti dall'egoismo umano. Che supera il sistema del danaro (e della conseguente usura o interessi sui debiti/prestiti). Che supera il sistema del lavoro salariato. Che supera il sistema del consumismo e della distruzione delle risorse e del Pianeta.

Per approdare a qualcosa di antico, ma allo stesso tempo di genuino, comunitario, umanitario, spirituale, ecologista e socialista al contempo.

Come ancora oggi avviene in alcune società matriarcali, che vivono su quella che l'antropologo Marcel Mauss definì “economia del dono”. Sullo scambio reciproco, alla pari. Sul baratto. Sul lavoro in comune e a beneficio del prossimo.

Per far uscire”, come ebbe a dire lo stesso Latouche, “l'umanità dalla miseria psichica e morale” nella quale vive da secoli. Semplicemente per aver adottato un modello che sdogana un'infezione della psiche umana chiamata egosimo e accumulo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it