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mercoledì 18 marzo 2026

Cuba condanna le minacce del regime statunitense e riceve aiuti e solidarietà internazionale. Articolo di Luca Bagatin

Nonostante i tentativi di dialogo con il guerrafondaio regime statunitense, da parte di Cuba, Trump e i suoi sodali, Marco Rubio in testa, proseguono nelle loro folli dichiarazioni di voler conquistare l'Isola.

E da lungo tempo la soffocano, inasprendo un embargo che già i loro per nulla democratici predecessori – a partire da John F. Kennedy - le avevano imposto.

Fin dal 1962.

I governanti USA, si sa, attaccano chiunque non si allinei ai loro desiderata. Ma affermano di essere promotori della democrazia (sic!). Il re è nudo da tempo e l'imperialismo statunitense fu denunciato, in tempi non sospetti, da numerosi intellettuali e artisti, liberi e pensanti, fra i quali Mark Twain, John Lennon e Hunter S. Thompson.

E', dunque, storia nota, che solo i nostri politicanti fingono di ignorare. Risultando spesso complici, se non servi.

Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha apertamente condannato le minacce statunitensi, dichiarando: “Gli USA minacciano pubblicamente Cuba, quasi ogni giorno, di rovesciare l'ordine costituzionale con la forza. E usano un pretesto oltraggioso: i duri limiti dell'economia indebolita che hanno attaccato e cercato di isolare per più di sei decenni. Intendono e annunciano piani per conquistare il paese, le sue risorse, le sue proprietà e persino l’economia che cercano di strangolare per farci arrendere. Solo così si può spiegare la feroce guerra economica, che viene applicata come punizione collettiva contro l’intero popolo. Di fronte allo scenario peggiore, Cuba è accompagnata da una certezza: qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile”.

La gran parte dei cittadini statunitensi disapprova l'embargo USA contro Cuba. Lo ha rilevato anche un recente sondaggio di YouGov. Lo stesso sondaggio, peraltro, ha rilevato che solamente il 13% degli elettori statunitensi sosterrebbe un attacco contro Cuba e il 18% sosterrebbe l'uso della forza per rovesciare il governo del Paese.

Ennesimo segnale del totale e storico scollamento fra la popolazione statunitense e i suoi sconsiderati governanti.

La campagna di solidarietà e di aiuti umanitari a Cuba, nel frattempo, non si arresta e i primi aiuti sono arrivati da ogni parte del mondo, attraverso l'iniziativa Nuestra America Convoy (https://nuestraamericaconvoy.org), organizzata dall'Internazionale Progressista, fondata, fra gli altri, dal Senatore statunitense Bernie Sanders.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 28 febbraio 2026

Riflessioni contro la violenza e l'ipocrisia Occidentale. By Luca Bagatin

 

Non c'è peggior dittatura dell'ignoranza e della ristrettezza mentale. Ovvero della stupidità e dell'ipocrisia.

(Luca Bagatin)

Le "vittime", per l'Occidente liberal ipocritocratoco, sono sempre i bianchi, i ricchi, gli occidentalizzati. Tutti gli altri sono aggressori.

(Luca Bagatin) 

E alla fine Trump si rivelò un nuovo Biden, un nuovo Bush, un nuovo Obama, un nuovo Kennedy, un nuovo Reagan... L'ennesimo gangster con le mani sporche di sangue.

(Luca Bagatin)

Un giorno ero al telefono con un vecchio amico del Partito Repubblicano Italiano di quando, sedici anni fa, ero nel direttivo provinciale di quel partito. Lui mi dice che legge sempre i miei articoli e che secondo lui mi sono spostato all' "estrema sinistra". Gli faccio notare due cose. La prima che Mazzini e Garibaldi, padri nobili del PRI, sono sempre stati di estrema sinistra. E così il PRI, dal 1895 al 1957, specie nella sua corrente socialista mazziniana, alla quale mi sono sempre richiamato. La seconda che, se il mondo va all'estrema destra, per cercare equilibrio, occorre andare nella direzione opposta. In effetti non ha saputo che rispondermi.

(Luca Bagatin) 

Non è che io mi sia spostato all'estrema sinistra. È che il mondo Occidentale si è spostato all'estrema destra. E, personalmente, amo l'equilibrio.

(Luca Bagatin) 

Non ho mai creduto all'esistenza dei buoni e dei cattivi. Men che meno in politica. Credo nella logica e nell'approfondimento. Come scrivo spesso, sono socialista per logica e approfondimento, non per sciocca ideologia. L'ideologia è come la religione. Serve o ai pavidi per trovare conforto, o ai furbi per fottere il prossimo. E così non esiste una parte giusta e una sbagliata. Esiste una parte logica e una sciocca. E non sempre è dello stesso colore.

(Luca Bagatin) 

GLOSSARIO PER I TEMPI MODERNI

Europeista: suprematista bianco

Riformista: estremista di destra

Liberale: falsificatore della Storia

Fratello d'Italia: Incoerente

Piddino: falso oppositore

(Luca Bagatin) 

Il caso Epstein? Il marcio dell'Occidente ipocrita, violento, razzista, fascista, liberal merdo-cratico.

(Luca Bagatin) 

In Occidente, se potessero, darebbero ancora la caccia a Streghe e Maghi. In realtà lo fanno ancora, a vario titolo, ipocritamente e con la manipolazione della realtà a uso e consumo. Liberal capitalismo, religioni abramitiche, ipocrisia, ignoranza voluta o imposta, odio verso qualsiasi popolo considerato selvaggio, queste le parole d'ordine da queste parti. Camuffate ipocritamente da "democrazia".

(Luca Bagatin)

Non ho mai amato niente che fosse dogmatico. Il mio rifiuto per il cattolicesimo nasce quando avevo 10 anni. Poco dopo nasce la mia avversione per il fascismo e il comunismo totalitario. Negli ultimi quindici anni nasce la mia avversione per il liberal capitalismo. Negli anni ho sempre preferito tutto ciò che era in odore di "eresia", ovvero di scelta e libertà. Dal mazzinianesimo all'anarchismo, dal trotskismo al sindacalismo rivoluzionario, passando per il nazionalbloscvismo e il socialismo democratico. Il mio rifiuto più profondo è infatti e da sempre verso: chiese, Stati, padroni, ignoranza e ipocrisie varie.

(Luca Bagatin) 

Il melonismo ha inseguito il PD sulla politica estera. Tradendo Silvio Berlusconi. Il PD ha inseguito la destra sulla politica economica. Tradendo la classe operaia. A mio avviso, in questo Paese, esistono solo traditori. E, in entrambi i casi, si collocano dalla parte sbagliata di Storia, geografia e seria politica economica.

(Luca Bagatin) 

lunedì 26 gennaio 2026

Gli Stati Uniti d'America secondo Hunter S. Thompson

 

"Siamo diventati un mostro nazista agli occhi del mondo intero - bulli e bastardi che preferirebbero uccidere piuttosto che vivere in pace. Non siamo solo puttane per il potere e il petrolio, ma puttane assassine con odio e paura nel cuore"
(Hunter S. Thompson, da "Kingdom of Fear: Loathsome Secrets of a Star-Crossed Child negli ultimi giorni del secolo americano", 2003)

sabato 22 marzo 2025

Battersi contro un liberal fondamentalismo senza libertà. Che veicola distruzione sociale, tifoserie, ignoranza, paura e totalitarismo. Riflessioni di Luca Bagatin

In quest'epoca preda del totalitarismo liberale, ove il danaro e le armi parlano al posto del dialogo, dell'onore, della decenza comune e dell'intelligenza frutto della ricerca e dell'approfondimento libero da dogmi, il convegno “Terzo Millennio: valori e diritti negari”, tenutosi a Roma il 14 marzo 2025, è stata una ventata di aria buona e con interventi di altissimo livello e qualità. Da me riassunto a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/03/terzo-millennio-valori-e-diritti-negati.html

Antonio Foccillo ha denunciato la cosiddetta “libertà economica”, che ha generato paura nei confronti del domani, mentre le élite economiche hanno iniziato a diffondere informazioni insignificanti che fanno leva sulle emozioni e non sulla riflessione. E tutto ciò ha generato opposte tifoserie inconsapevoli.

Il Sen. Giorgio Benvenuto ha denunciato una UE che, dopo la caduta del Muro di Berlino, non ha costruito una Europa sociale. Anzi, ha utilizzato i Paesi dell'Est per aprire a un mercato sempre più deregolato, anziché tutelarli e rafforzarli sotto il profilo sociale.

L'Avv. Angelo Caliendo ha invitato a lavorare per la costruzione di un ordine mondiale multilaterale volto alla pace, affermando il primato della programmazione, che si può ottenere con una classe dirigente competente e pragmatica, la quale ponga al centro una politica autorevole e responsabile e riaffermi il senso di comunità, coesione sociale e partecipazione.

Tiziano Busca ha puntato il dito contro una società neoliberale che comunica paura e totale perdita del senso di comunità.

L'On. Valdo Spini ha denunciato una sinistra che ha rinunciato a sé stessa per sostenere deregulation economica e una società sempre meno sicura.

Il prof. Luigi Pruneti ha denunciato un sistema politico piatto, fatto di maggioranze e opposizioni grigie e piatte e invitato a battersi contro un “liberalismo senza più libertà”, che ha generato darwinismo sociale.

Tutte cose che condivido da anni e che sono sotto gli occhi di chi vuol vederle e ha voglia di modificare lo status quo.

(Luca Bagatin)

La dittatura, oggi, può arrivare solo per mano liberale, ovvero da parte di coloro i quali, riempiendosi la bocca delle parole "libertà" e "democrazia" non sanno affatto che cosa siano e, nei fatti, censurano o reprimono chiunque non la pensi come loro.

Così, come, nella Storia fecero i nazifascisti, i comunisti totalitari e gli invasati religiosi.

Chi conosce la libertà, ovvero chi l'ha interiorizzata, negli anni, non ha nulla da temere. Perché conosce il significato di Abrahadabra. 

Nessun totalitarismo, sia esso fascista, comunista totalitario, liberal capitalista, religioso fondamentalista potrà toccare colui il quale ha in sé Luce, Vita, Amore e Libertà. Perché nulla è più forte del Potere che tutto questo racchiude. 

Il resto, semplicemente, è illusione creata da menti deboli, ignoranti e folli.

(Luca Bagatin)

Il fondamentalismo (religioso/politico) va di pari passo con l'ignoranza.
Più sei ignorante (e conseguentemente stupido) più ti radicalizzi e finisci per credere nei simulacri e hai necessità di sicurezze esteriori.
Più sei ignorante e, quindi, più sei debole, più ricerchi certezze in qualcosa di esteriore.
Quella attuale è l'era del fondamentalismo, perché è l'era dell'ignoranza diffusa. Il confronto è stato sostituito dallo scontro.
Uno scontro di deboli e insicuri contro altri deboli e insicuri.
Uno scontro di gente, in ogni caso, pericolosa per sé stessa e gli altri.

(Luca Bagatin)

Scendere allo stesso livello dei tifosi e dei fondamentalisti di oggi equivale a perdere potere e controllo su di sé e su ciò che ci circonda.

Il tifoso e il fondamentalista, chiunque egli sia, è un soggetto debole e impaurito.

Che ricerca nei suoi dogmi quelle sicurezze che non ha.

Nessuno di noi ha sicurezze, nella vita. Ma c'è chi ha la consapevolezza che ciò sia del tutto naturale e che solo attraverso il controllo su di sé e sulla propria Volontà si possa superare ogni Abisso. Esplorandolo, senza paura.

Il soggetto debole non ha questa consapevolezza e è privo degli strumenti per raggiungerla.

Per cui crea dogmi e simulacri da adorare. E pretende che tutto ciò che lo circonda si muova attorno a questo.

Ho molta pena per i tifosi, i fondamentalisti e dunque per i deboli.

(Luca Bagatin)

 

sabato 27 maggio 2023

Viva la democrazia (autentica)! Articolo di Luca Bagatin

 
Più passano gli anni e più sono convinto che la democrazia sia l'unica forma di governo degna di questo nome.

Ma, intendiamoci.

In democrazia la sovranità dovrebbe spettare direttamente ai cittadini e non a qualche intermediario, magari eletto a suon di soldi per le campagne elettorali-slogan-promesse che il giorno dopo tradirà e che finirà per essere mantenuto dai cittadini stessi...magari (se non addirittura spesso) per fare l'opposto di ciò che costoro vogliono!

Questi intermediari, chiamati politici o anche governanti, a vario titolo, raramente sono in grado di concepire che cosa sia la vera democrazia.

Pensiamo ad esempio all'uso delle tecnologie. Magari quelle di settori chiave e sensibili come quello delle telecomunicazioni, con tutte le implicazioni assurde e persino pericolose che può generare la cosiddetta Intelligenza Artificiale (che sarà poi davvero così intelligente?).

Se scoppiasse e si diffondesse la democrazia vera, pura e autentica, i governi di tutto il mondo, anziché farsi la guerra (e investire in fottuti armamenti portatori di morte), dovrebbero stabilire che ogni tecnologia, in particolare quella delle telecomunicazioni, dovrebbe essere di proprietà dei cittadini stessi che la utilizzano.

Indipendente da chi ne sia il fondatore o l'azionista.

L'unica funzione di un governo dovrebbe essere quella di servire i cittadini, i quali dovrebbero essere gli unici detentori del potere e i proprietari autogestori di ogni forma di economia, tecnologia, politica.

Ogni cittadino dovrebbe essere sovrano e rispettare la sovranità degli altri cittadini.

Questa si chiama democrazia.

Democrazia socialista, se vogliamo, in quanto è volta non solo al superamento dei governi e dei mercati, ma anche dell'egoismo umano, che impedisce alle persone di comprendersi, autogestirsi, godere dei frutti della terra senza distruggerla e/o distruggere sé stessi o il prossimo.

Questi concetti sono antichi come il mondo, ma in quanti li hanno mai approfonditi o presi in considerazione?

In pochi, perché l'essere umano, evidentemente, preferisce rimanere legato al vecchio concetto: nasci-produci-consuma-crepa. Ovvero continua a farti sfruttare dal tuo ego, dal tuo prossimo, dal sistema economico-politico che il tuo ego e il tuo prossimo hanno costruito e muori, pensando che tutto ciò sia buono e giusto...ma ti accorgi che intanto sei rimasto infelice e hai reso infelici gli altri.

Pensare invece di prendere le redini in mano è meno immediato.

Perché presuppone: rispetto per sé stessi; rispetto per gli altri; sconfinato spirito di libertà; sconfinato spirito critico e apertura mentale; consapevolezza che il lavoro rende schiavi e rende liberi solo nel caso in cui – tale lavoro - non è sfruttato, non è salariato (come quello di una qualsiasi prostituta) ed è fatto ad esclusivo beneficio della comunità; consapevolezza che tu sei il pilota e che nessuno dovrebbe poter decidere al tuo posto. Nemmeno la maggioranza, perché non ci dovrebbe essere alcuna maggioranza o minoranza a prevalere, ma semplicemente cittadini liberi, sovrani, indipendenti ed eguali.

Ora, io non sono certo il primo folle stronzo che passa che sostiene o ha sostenuto questi concetti, o quantomeno gran parte di questi concetti.

L'elenco è lungo e vi faccio solo alcuni nomi, alla rinfusa (molti non li avrete mai sentiti nominare, ma sarà bene che andiate a cercarli...in rete...visto che mi rendo conto che, per taluni di voi, visitare una biblioteca “offline” possa essere una fatica immane): Paul Lafargue, Pierre Joseph-Proudhon, Mikhail Bakunin, Karl Marx, Friedrich Engels, Cornelius Castoriadis, Eduard Limonov, Timothy Leary, William S. Burroughs, Francis Dupuis-Déri, Murray Bookchin, Alain De Benoist, Hunter S. Thompson, Henry David Thoreau, Mark Twain, Aleksandr Herzen, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi...ma l'elenco è molto, molto più lungo.

Fra l'altro, volendo soffermarci su Mazzini e Garibaldi, direi che costoro, che hanno sognato un'Europa unita, libera, sovrana, pacifica, sociale e affratellata, oggi si rivolterebbero nella tomba se vedessero quel Moloch chiamato Unione Europea, così simile all'Impero Asburgico e alle potenze della vecchia Europa totalitaria, alla quale si sono sempre opposti e che hanno combattuto (pur rimanendone, alla fine, inevitabilmente sconfitti), perché portatrici di guerra, schiavitù, sottosviluppo umano, civile e sociale.

Mazzini e Garibaldi lottavano per la democrazia, l'autogestione economica la repubblica. Ovvero affinché le persone potessero decidere con la propria testa e unissero capitale e lavoro nelle stesse mani, costruendo una civiltà di popoli sovrani, pacifici, liberi ed eguali.

Mi rendo conto che per molti è più facile seguire le opposte tifoserie, le destre, le sinistre, le propagande, le mode, il proprio tornaconto personale, la propria voglia di arricchirsi e fottere il prossimo e tutti quegli aspetti che – in una sola parola – si riassumono nel concetto di “Potere”.

Ma se seguiamo e alimentiamo il “Potere”, che non è affatto concetto a noi estraneo, continueremo a rimanere schiavi del nostro ego e del motto: nasci-produci-consuma-crepa.

A questo schifo, personalmente, rinuncio e ho rinunciato a suo tempo volentieri.

Non so voi.

Viva la democrazia autentica!

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 
Bakunin abbraccia Garibaldi al Congresso della Lega per la pace e la libertà. Losanna 1867, dipinto di Tabet

venerdì 19 maggio 2023

Riflessioni pre-estive sulla fine dei tempi by Luca Bagatin

 

In generale non penso che, in particolare sul web, sia possibile il dibattito e, infatti, me ne sottraggo sempre.

Invecchiando (maturando, si dirà, ma in realtà invecchiamo), ho imparato che il mondo è pieno di imbecilli e ancor più di ignoranti. E che questi hanno, nell'Occidente pseudo-democratico (ma realmente e fottutamente liberal-capitalista), drammaticamente vinto.

Il web li ha riuniti tutti.

Personalmente non penso che una persona intelligente dovrebbe abbassarsi al dibattito.

Convengo che questa è una posizione aristocratica, ma l'imbecille e l'ignorante - come ogni buon liberal-capitalista che si rispetti - non conoscono la democrazia e, comunque, la rifiuterebbero.

Per questo è preferibile, in merito, una posizione aristocratica.

(Luca Bagatin)

Sono convinto che l'Europa non abbia mai fatto i conti davvero con il colonialismo, il razzismo e il nazifascismo.

Così come gli USA non hanno mai fatto i conti con il genocidio dei Nativi e con il neocolonialismo.

L'ipocrisia buonista e il cosiddetto "inclusivismo' non mi piacciono, perché servono solo a inglobare e a annientare le differenze. Anziché celebrarle e riconoscere la diversità e sovranità di ogni popolo del mondo.

(Luca Bagatin)

L'inflazione, iniziata già con i lockdown e proseguita con la corsa all'approvvigionamento di materie prime e con la follia degli ecobonus (e di tutte le puttanate pseudo-ambientaliste che si inventano e inventeranno) e dintorni, può essere curata solo con la nazionalizzazione delle imprese chiave dell'economia (energia, banche, trasporti, telecomunicazioni) e una pianificazione dell'economia. Aspetti che andavano introdotti già in periodo di pandemia (lo scrissi già in quel periodo), ma sempre validi.

Altre misure, come l'aumento dei tassi d'interesse e la spesa improduttiva in armamenti, non faranno che portarci verso la recessione e il fallimento totale.

Come sta per avvenire negli USA e come potrebbe accadere presto anche in UE.

(Luca Bagatin)

La vera indipendenza è la consapevolezza che la vita è fatta di infinite dipendenze e legami.

Che questo sia giusto o sbagliato, chissenefrega.

E' così e basta.

Che poi tu, un giorno, possa capire da solo come, perché e se è per te opportuno liberarti da queste dipendenze, è un altro discorso.

Ho sempre trovato profondamente stupido, sciocco e ignorante (e tutta una serie infinita di aggettivi ben poco edificanti), chiunque si mettesse a denigrare o voler combattere qualsiasi tipo di dipendenza, fosse questa dal sesso, dal cibo, dal fumo o dalle droghe (e sicuramente per questo e molto altro, trovo "diversamente intelligenti" i sostenitori dei partiti di destra e i fottuti moralisti rompicoglioni del cazzo).

Ciascuno sa da solo ciò che è meglio per sé stesso.

(Luca Bagatin) 

sabato 13 maggio 2023

Hunter S. Thompson, giornalista e attivista politico "Freak" di cui avremmo assoluta necessità. Articolo di Luca Bagatin

Hunter S. Thompson è uno di quei personaggi che, almeno in Italia, non è sufficientemente conosciuto, probabilmente perché abbastanza estraneo alla storia e alla cultura di questo Paese.

Un Paese che non ha conosciuto quelle forme di controcultura che, diversamente, in Paesi come gli Stati Uniti d'America degli anni '50 – '60 e '70 e la Russia degli anni '80 e '90, hanno avuto modo di conoscere. Probabilmente perché entrambi Paesi paralizzati e ostaggio di governi polarizzati ideologicamente e in modo paranoide, al punto da farsi spesso la guerra.

Per questo, molti giovani (e meno giovani) di quelle realtà hanno trovato conforto nella letteratura, nella musica, nell'antimilitarismo, nell'anticapitalismo e nella protesta artistica e controculturale (oltre che nelle sostanze psicoattive).

Hunter S. Thompson, classe 1937, giornalista e scrittore, sigaretta penzolante fra le labbra sostenuta dall'immancabile bocchino, si inserisce a pieno titolo in questo filone di pensiero ed è parte integrante della controcultura statunitense e mondiale. E lo è stato almeno sino alla sua morte, sopravvenuta prematuramente nel 2005.

Hunter S. Thompson è noto per aver fondato il cosiddetto “giornalismo gonzo”, ovvero uno stile di giornalismo che si accosta alla letteratura, utilizzando una narrazione in prima persona, condita da opinioni personali, ironia, sarcasmo e, spessissimo, di linguaggio colorito, zeppo di espressioni gergali e volgarità.

Il giornalismo gonzo, tipico di Thompson, combinava la satira alla critica sociale e, secondo il suo fondatore, tale giornalismo è la forma più obiettiva e vicina alla realtà, ma, anziché essere fondato sulla “verità assoluta”, tale giornalismo diventa una forma di letteratura.

In proposito, Thompson, in un'intervista del 1973 su “Rolling Stone” disse: “Se avessi scritto la verità che sapevo negli ultimi dieci anni, circa 600 persone, incluso me, marcirebbero nelle celle di una prigione da Rio a Seattle. La verità assoluta è una merce molto rara e pericolosa nel contesto del giornalismo professionale”.

Hunter S. Thompson, appassionato di ogni tipo di sostanza psichedelica, scriveva spesso – e dichiaratamente - sotto l'effetto di droghe, come peraltro racconta nel suo più famoso romanzo “Paura e delirio a Las Vegas” del 1970.

“Paura e delirio a Las Vegas” è certamente il romanzo che più lo ha caratterizzato e reso famoso nel mondo, in cui racconta la vera storia dei suoi due pazzi e assurdi viaggi in automobile, a Las Vegas, in compagia del suo avvocato e attivista per i diritti civili degli indigeni, Oscar Zeta Acosta, nella primavera del 1971.

Viaggi e romanzo “lisergici” di denuncia del cosiddetto “sogno americano”, fondato più sulle bombe e sul razzismo, che sull'esagerata voglia di libertà e democrazia autentiche, promosse da Thompson e dallo stesso Acosta.

Tale romanzo è stato portato anche sul grande schermo, nel 1998, nell'omonimo film diretto da Terry Gillian e interpretato da Johnny Depp (grande e inseparabile amico dello stesso Thompson, che nel film lo interpreta) e da Benicio Del Toro, nei panni del suo avvocato.

Nel film, supervisionato dallo stesso Hunter S. Thompson, il giornalista-scrittore compare in un cameo e, dietro le quinte, si è occupato anche di rasare a zero, personalmente, l'amico Johnny Depp, per renderlo più somigliante a lui (la simpatica foto del taglio di capelli è reperibile ancora oggi sul web).

Johnny Depp, peraltro, ha voluto nuovamente rendere omaggio al suo amico nel 2011, interpetandolo nel film tratto dal romanzo autobiografico “Cronache del rum”.

Il film, uscito nelle sale con il titolo “The Rum Diary – Cronache di una passione”, narra le vicende avventurose e finanche romantiche di un giornalista freelance squattrinato e alcolizzato, che si trasferisce a Porto Rico per iniziare a scrivere per un giornale locale, prossimo al fallimento.

Hunter S. Thompson iniziò la sua carriera, infatti, da freelance come redattore sportivo, ma nel corso della sua vita scrisse spesso di politica e si interessò spesso alla politica, al punto di candidarsi alla carica di Sceriffo della contea di Pitkin, in Colorado, nel 1970, sostenuto e aiutato dal già citato avvocato Acosta e candidandosi con il coloratissimo partito del “Freak Power”, formato perlopiù da giovani hippie e il cui simbolo era un pugno chiuso che tiene in mano un peyote. A tale simbolo, in seguito, fu aggiunta una penna con al centro la scritta GONZO e fu usato da Thompson quale simbolo del giornalismo gonzo, appunto.

Tale candidatura alle elezioni, passata alla Storia (al punto che nel 2021 ne è stato tratto un film) come “The Battle of Aspen”, grazie anche a un articolo dello stesso Thompson, pubblicato da “Rolling Stone” il 1 ottobre 1970, merita di essere narrata, per comprendere meglio il ruolo e peso politico e controculturale di Thompson nella storia degli USA.

L'articolo di Thompson, in realtà, riguarda l'elezione del Sindaco di Aspen (Colorado) del 1969 e di come il Nostro abbia sostenuto e condotto la campagna elettorale della candidatura dell'avvocato hippie Joe Edwards, oltre che la scelta di candidare sé stesso – nel 1970 - alla carica di Sceriffo della contea di Pitkin (il cui capoluogo è, appunto, Aspen), candidandosi contro i ben più forti candidati del Partito Democratico e del Partito Repubblicano, che finirono pressoché per coalizzarsi.

La piattaforma del “Freak Power” di Thompson era scanzonata e ironica, ma fondata su tematiche serie e dichiaratamente socialiste libertarie, quali la smilitarizzazione della polizia; l'antiproibizionismo sulle droghe; la depenalizzazione dei reati connessi all'uso di droghe; la lotta alle disparità razziali, alle disparità economiche; la difesa dei diritti dei consumatori e quella dell''ambiente, lottando contro lo sviluppo capitalista e il conseguente inquinamento ambientale.

L'idea di Thompson – sin dalla campagna a Sindaco in favore di Edwards - era peraltro legata alla democrazia diretta e alla creazione di confederazioni di gruppi di quartiere ed egli riteneva che “Il potere (dello Sceriffo) portebbe essere usato con buoni risultati per aiutare a migliorare la qualità della vita, per aiutare a rallentare lo sviluppo, combattere l'inquinamento e le frodi nei confronti dei consumatori”.

Durante la campagna elettorale, peraltro, per provocazione nei confronti dei coservatori, Thompson si fece rasare la testa a zero e dichiarò che, se fosse stato eletto, durante tutto il suo mandato, non avrebbe fatto uso di mescalina.

Evidentemente Thompson faceva paura all'establishment, al punto che ricevette numerose minacce e repubblicani e democratici, pur contrapposti, evitarono di attaccarsi fra loro, preferendo attaccare Thompson, il quale, comunque, perse le elezioni per soli 31 voti, conquistati dal suo sfidante del Partito Democratico.

Sulla cosiddetta “Battaglia di Aspen”, in Gran Bretagna uscì, in contemporanea, un documentario dal titolo “Show Donw ad Aspen” e recentemente, negli USA, sono usciti un film documentario dal titolo “Freak Powes: The Ballot or the Bomb”, nel 2020 e, nel 2021, è uscito il film “Freak Powes: The Battle of Aspen”, diretto da Bobby Kennedy III.

Hunter S. Thompson e il “Freak Power” ricordano, per molti versi, lo scrittore e leader politico controculturale Eduard Limonov e il suo Partito NazionalBolscevico (PNB) degli Anni '90 (e il successivo “L'Altra Russia”, dopo la messa al bando del PNB).

E non è certamente un caso – infatti - se, fra le letture e le figure di ispirazione di Limonov e del suo partito ci fossero, assieme a David Bowie, Aleister Crowley e William S. Burroughs, anche Hunter S. Thompson e il giornalismo gonzo.

Controculture letterarie, giornalistiche, artistiche e politiche molto simili se non contigue, sorte in Paesi che di quelle controculture - a causa dell'eccessivo autoritarismo e bigottismo dei rispettivi governi - hanno avuto assoluto bisogno, come dicevo all'inizio di questo articolo.

Sia Thompson che Limonov, entrambi artisti e intellettuali, peraltro, nella loro lotta all'establishment, non intendevano affatto sovvertire l'ordine costituito, bensì – in primis - riaffermare i diritti costituzionali dei rispettivi Paesi, violati troppo spesso da politici corrotti, bigotti e bramosi di potere (Nixon, Bush, Clinton negli USA, ad esempio, per citarne solo alcuni e Gorbaciov, Eltsin e Putin in Russia). E lo hanno fatto anche attraverso le loro opere letterarie – inevitabilmente autobiografiche e scritte con uno stile narrativo sarcastico e diretto - e le loro incursioni nel mondo politico e televisivo.

Sia Thompson che Limonov detestavano e combattevano un governo oppressivo e autoritario e il capitalismo sfruttatore, in quanto entrambi questi aspetti erano un affronto alle libertà individuali e sociali, che difesero sempre a spada tratta, così come posero sempre al centro – nelle loro battaglie - la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema.

Hunter S. Thompson mi ricorda, peraltro, anche lo scrittore milanese Andrea G. Pinketts, che fu un mio caro amico.

Con Thompson, che amava come autore, aveva in comune diverse cose: il modo colorato di vestire; lo scrivere sotto effetto di sostanze inebrianti (Pinketts amava profondamente l'alcol e fumare il sigaro); l'amore per le donne e le armi da fuoco (pur essendo entrambi degli antimilitaristi) e lo stile di scrittura, pieno zeppo di giochi di parole e di ironia.

Sia Thompson che Pinketts, purtroppo, sono morti prematuramente, anche se per cause diverse.

Hunter S. Thompson ci ha lasciati, infatti, il 20 febbraio 2005, a 68 anni, a seguito di una ferita di arma da fuoco autoinflitta. Ufficialmente si trattò di suicidio.

C'è chi dice che, negli ultimi anni, fosse molto depresso. C'è chi dice che, al suicidio, aveva sempre pensato per evitare di sentirsi “in trappola”.

C'è invece chi, come lo scrittore Paul William Roberts, sostiene che sia stato ucciso in quanto in quel periodo stava lavorando a una storia sugli attacchi al World Trade Canter e si fosse imbattuto sulla prova che le torri fossero state fatte crollare da cariche esplosive poste alle fondamenta e che - egli stesso - gli avrebbe confessato di temere per la propria vita.

Hunter S. Thompson, per tutta la sua vita, si è sempre occupato di sbeffeggiare e smascherare il Potere, ovunque si annidasse. Facendolo con ironia e autoironia e con quel profondo spirito libertario e hippie che manca da tempo e che oggi incarnano unicamente rare personalità di quella grande e eterna generazione (nata a cavallo fra gli Anni '30 e '40), quali Roger Waters.

Uno come Hunter S. Thompson, che divenne così celebre che, negli Anni '70, il fumettista Garry Trudeau si ispirò a lui per creare il personaggio dello Zio Duke nelle sue striscie a fumetti, manca certamente in questa nostra triste, guerrafondaia, conservatrice, ultracapitalista epoca di politicanti pazzi, insensati e scriteriati, sicuramente non diversi da quelli che Hunter S. Thompson smascherò (un nome fra tutti quello di Richard Nixon), ma, forse, finanche peggiori.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 3 marzo 2023

Pensiamoci liberi, ma non lo siamo. Quindi, illudiamoci di essere liberi. Riflessioni di Luca Bagatin

 

Tutti pensano di avere la soluzione a tutto. E ti chiedono la tua opinione (come se contasse qualcosa), quasi sempre con l'intento di provocarti.

Io non so nemmeno che cazzo mi cucinerò questa sera (e in generale prendo cose a caso dal frigorifero). Figurati se ho voglia di farmi provocare da qualcuno che pretende una mia opinione sui massimi sistemi.

In generale sono uno che ama studiare e approfondire, per conto suo. E non ho opinioni precostituite, perché:

a) avere delle opinioni non serve a niente;

b) le analisi possono portare a dei risultati, che spesso vanno a scontrarsi con qualsiasi tipo di opinione. E ogni persona razionale dovrebbe basarsi su fatti e non su opinioni;

c) qualsiasi idiota può avere un'opinione. Chi non è idiota, invece, dovrebbe studiare e approfondire, prima di prendere qualsiasi tipo di posizione, a cazzo.

 

Una volta al governo, destra e sinistra, in Italia e nei Paesi liberal capitalisti in generale, mostrano il loro vero volto: la sinistra finisce per essere guerrafondaia e liberale e la destra per essere fluida e buonista.

Nei fatti, insomma, non c'è nessuna differenza.


Il politicamente corretto va di pari passo con l'ignoranza.

Più studi e approfondisci e più capisci la complessità del mondo e il fatto che niente può essere politicamente corretto. Ma tutto può essere politicamente corrotto.

Più studi e approfondisci, poi, e meno hai modo di offenderti per ciò che il prossimo pensa di te.

Perché hai la consapevolezza che, il prossimo che ti offende, è semplicemente uno stupido.


I bulletti si muovono sempre in branco.

Personalmente non sono mai riuscito ad essere un bulletto, né mi sono mai mosso in branco.

Ho sempre preferito: a) pensare con la mia testa; b) stare da solo; c) diffidare dei gruppi e del branco.


La democrazia la fanno i cittadini.

Che studiano, approfondiscono, mantengono spirito critico e soprattutto che si uniscono fra loro, in spirito di fratellanza.

La dittatura la fanno i governi, che si fanno eleggere menando per il naso cittadini ignoranti e divisi fra loro.

 

Chi si offende per qualcosa lo fa perché, in cuor suo, sa che chi offende ha toccato qualche nervo scoperto e quindi vi è sempre un fondo di verità in quell'offesa.

Chi è sicuro di sé va avanti per la sua strada, se ne frega del giudizio altrui e trova coloro i quali giudicano o offendono, profondamente stupidi, inetti e indegni di considerazione.

 

Non amo il conformismo, soprattutto quando questo si traveste di presunte "libertà".

Gratta il liberal progressista, magari anche keynesiano e troverai il liberticida fascista.

Chi mi chiede perché, per tutta la vita, pur essendo un libertario assoluto e un anarco socialista, io abbia preferito di più gli schieramenti conservatori, può comprenderne la ragione.

 
 

Pensiamoci liberi.
Ma non lo siamo.
Quindi, illudiamoci di essere liberi.


In generale non ho mai avuto simpatia per il MSI e per il PCI e per le stesse ragioni.

Dogmatismo di fondo, ma altrettanta incoerenza di fondo.

L'incoerenza, in particolare, che portò entrambi i partiti e le loro emanazioni successive (Fratelli Meloni o "Incoerentoni" e PD) a diventare servi del capitale e degli USA la si deve già ad Almirante e a Berlinguer.

Leader che non ho mai stimato, nemmeno in po'.

Per tutta la vita e sin da quando ero ragazzino, ho invece preferito sia la storia che le prospettive del Partito Socialista Italiano, da Turati a Nenni e Craxi.

Per ben due ragioni: il PSI si è sempre battuto contro ogni dogmatismo e totalitarismo e non ha mai ceduto nemmeno un po' al capitalismo e agli USA. Pur ribadendo la necessità di rimanere ancorati alla democrazia.

Questa l'abissale differenza fra i fascio-comunisti (o sedicenti tali) italiani e i socialisti.

E i socialisti, purtroppo, li hanno fatti fuori nel 1993. Anche grazie agli USA.

 

Amo molto tutte le culture del mondo e i miei migliori amici vengono dall'estero.

Ma, proprio per questo, sono convinto che le culture non si possano fondere e, quindi confondere, ma ciascuna vada valorizzata e supportata, nel suo habitat originario.

Solo un popolo senza una cultura PROPRIA e ORIGINARIA, come quello statunitense, può pensare a omologare le culture e rendere tutta un'unica cultura (o incultura) indistinta.

Il vero razzismo è l'omologazione delle culture, non la valorizzazione delle differenze e la ricerca delle proprie radici e della conservazione del proprio habitat naturale.


Il problema secondo me è che oggi si è più insicuri rispetto al passato e ci si offende per niente.

Personalmente sono nano e grasso e sono il primo a dirlo. È la verità e la verità non mi rende insicuro, perché non ho motivo per non accettarmi per come sono.

Semmai trovo stupido chi considera negativamente chi è basso di statura e ha un giro vita prominente.

La verità non è né buona né cattiva, ma a molti, troppi, non piace.

Perché si tiene troppo in conto il giudizio altrui.

Che, in realtà, non conta niente.

E allora si deve trovare il capro espiatorio.

Ma questo è molto sciocco e evidenzia solo profonda insicurezza, perché ci si lascia condizionare dallo stupido giudizio altrui.

Luca Bagatin

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venerdì 3 febbraio 2023

Celebriamo la memoria di "Cavallo Pazzo" Mario Appignani, non il Festival di Sanremo. Articolo di Luca Bagatin

Più che un evento artistico e musicale, sembra essere sempre stato un evento mediatico di massa, di propaganda politica, peggio ancora se quest'anno fosse di guerra, in un'epoca in cui abbiamo bisogno di pace, ragionevolezza, lotta alla povertà, come ha recentemente sottolineato anche il Presidente socialista del Brasile Lula da Silva.

Il Festival di Sanremo merita di essere ricordato per un solo e unico evento, ovvero quando è stato messo a nudo, nel senso artistico e politico del termine, nel 1992, da Cavallo Pazzo, al secolo Mario Appignani.

La sua incursione fuori programma, volta a interrompere la kermesse mediatica baudiana, fu memorabile e, forse, compresa da pochi.

Con il suo “Sono Cavallo Pazzo, questo Festival è truccato”, Mario Appignani fu emblematico e mise a nudo il sistema televisivo-mediatico che è truccato in quanto lontano dalla realtà delle persone; volto a illudere il pubblico della bontà o meno di certe cose, in modo da far dimenticare i veri problemi che affliggono questo povero Paese, sempre più povero.

Cavallo Pazzo, personaggio pasoliniano sia per la sua amicizia con Pasolini che per il suo stile provocatorio, aveva già “smascherato”, goliardicamente, nel 1977, Gandalf il Viola, personaggio mascherato che si era autoproclamato leader degli Indiani Metropolitani, mentre faceva propaganda per il PCI (partito più conformista che comunista) - in una fantomatica conferenza stampa - accanto a un giovane Massimo d'Alema (ne possiamo ritrovare ancora traccia su YouTube a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=0B7Y9iUsJ9Y)

Cavallo Pazzo, lui sì vero leader anticonformista degli Indiani Metropolitani, aveva saputo – per tutta la sua pur breve vita – mettere alla berlina – in modo goliardico e scanzonato - il potere politico e mediatico, esattamente come fecero gli scrittori e attivisti Hunter S. Thompson e Eduard Limonov.

Per questo vorrei ricordarlo con un articolo che scrissi nel 2015, che fu pubblicato da diverse testate e finanche, recentemente, nel saggio “Sbatti il matto in prima pagina” (Donzelli Editore) del prof. Pier Maria Furlan, ordinario di psichiatria all'Università di Torino.

E vorrei farlo perché Cavallo Pazzo, dalla sua infanzia nei brefotrofi lager, nei quali ebbe a soffrire ciò che nessun bambino dovrebbe mai soffrire, sino alla sua maturità (nella quale divenne amico di Bettino Craxi, che peraltro lo sostenne – anche dal suo esilio di Hammamet - negli anni in cui fu colpito da AIDS), dimostrò sempre di essere un dissidente integrale, un artista poliedrico, un attivista politico come pochissimi ce ne sono stati ce ne saranno, nella Storia.

MARIO APPIGNANI: UN RAGAZZO ALL'INFERNO

articolo di Luca Bagatin dell'11 maggio 2015

Molti si ricorderanno di Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo” per le sue incursioni televisive al Festival di Sanremo o a quello di Venezia, tentando di arraffare il microfono ed interrompere un compassato Pippo Baudo. Oppure le sue incursioni allo stadio le domeniche pomeriggio degli Anni '90.

Mario è morto di AIDS nel 1996 ed allora Pippo Baudo, che non conosceva la storia di Appignani, disse che era affetto da “una complessa forma di esibizionismo” che “non aveva niente da dire”.

In realtà Mario Appignani, romano, classe 1954, sin dal 1975, ebbe molto da dire, forse anche più di quanto l'emblema della mediaticità nazional-popolare baudiana, intrisa, questa sì, di esibizionismo catodico, abbia mai avuto da dire dal dopoguerra sino ad oggi.

Quando aveva appena 19 anni, Mario Appignani, scrisse infatti un bellissimo libro autobiografico che non è più distribuito da tempo: “Un ragazzo all'inferno”. Il saggio è edito da Roberto Napoleone, con l'introduzione di Lamberto Antonelli e con prefazione di Marco Pannella, l'unico politico che diede voce a questo ragazzo emarginato, senza famiglia, che visse sin dall'età di 6 anni fra brefotrofi, orfanotrofi, manicomi, case di cura e di “rieducazione”.

Il piccolo Mario, infatti, è figlio di Tina, una prostituta - avviata a sua volta alla prostituzione dalla madre - che non lo può mantenere e così lo lascia sui gradini di una chiesa. E' così che passerà sotto la “tutela” dello Stato, con i suoi istituti che fanno parte dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), istituita dal fascismo e gestite materialmente dalla Chiesa cattolica, ricevendo sovvenzioni statali.

Istituti che, in realtà, sono dei veri e propri lager che, proprio grazie alle denunce di Mario Appignani ed all'intervento di Pannella e dei radicali, sono state chiuse definitivamente nel 1975.

“Un ragazzo all'inferno” è un libro toccante e brutale, a tratti tenero come tenero è il cuore di Mario, ragazzo che è diventato uno “scapestrato” (bisognerebbe poi capire se lo è stato per davvero però!) dopo anni di abusi e sevizie da parte delle suore, dei suoi compagni, dei direttori, delle forze di polizia e della politica dell'epoca - dalla clerico-fascista DC sino all'indifferente e connivente sinistra - sorda di fronte all'esistenza di bambini e ragazzi poveri e senza famiglia.

E' agghiacciante pensare che, quanto accaduto a Mario ed ai suoi compagni, accadeva nell'Italia “repubblicana” di solo quarant'anni fa ! E' agghiacciante pensare che anche l'Italia “repubblicana” e “antifascista” abbia avuto i suoi lager e che in essi ci finissero i “reietti” della società, ancorché bambini (sarebbe da chiedersi se questo i vari Pippo Baudo ed i vari Bruno Vespa, sostenitori strenui della DC lo sapessero!).

Mario ci racconta di quando entrò per la prima volta in un brefotrofio, all'età di soli sei anni. E' gestito da suore tutt'altro che buone cristiane, che fra le altre cose somministrano ai bambini dei pasti scarsissimi – al limite della denutrizione – e spesso pieni di insetti. Le punizioni, poi, sono da lager nazista: i bambini sono spesso costretti a rimanere sul balcone, all'esterno, in pieno inverno, con le sole mutandine addosso.

E' in una situazione come questa che Mario conosce Francesco, un bambino di 8 anni. Francesco e Mario si incontrano sul balcone dell'istituto e si riscaldano abbracciandosi vicendevolmente. La punizione di Mario termina prima di quella di Francesco e così quest'ultimo è costretto a rimanere da solo al freddo. Da allora di Francesco non se ne saprà più nulla sino a che, un anno dopo, il giardiniere ne troverà il cadavere nell'orto, putrefatto ed irriconoscibile. Un caso che sarà insabbiato per sempre anche dai carabinieri, per non far ricadere lo scandalo sull'intero istituto, sovvenzionato dall'OMNI (sic !).

Mario, sarà successivamente trasferito in un altro istituto, diretto da quella suor Diletta Pagliuca che finirà in carcere proprio grazie alle denunce di Mario, anni dopo. Qui i bambini sono spesso legati ai loro letti con dei lucchetti, costretti a defecarsi ed urinarsi addosso, privi di lenzuola e coperte.

Con il passare degli anni Mario, da un'istituto all'altro, da una punizione all'altra come le docce fredde ed i sassolini sotto alle ginocchia, impara a non fare la spia e spesso è costretto anche a soccombere agli appetiti sessuali dei suoi compagni, a mentire, a rubare gli indumenti degli altri come gli altri rubano i suoi: a prevalere è la legge del più forte, la legge della giungla.

E' così che tenterà il suicidio all'età di dodici anni e sarà trasferito alla Neuro, ovvero l'anticamera del manicomio.

Isolandosi sempre di più, Mario, ad ogni modo, scoprirà l'interesse per la lettura: dai fumetti passa a letture impegnate come Balzac, Kafka, Proust, Flaubert, Boudelaire, Dumas, Stevenson, Jack London, Palazzeschi, Moravia e Marinetti. E poi alla passione per l'ascolto della musica classica, in particolare di Beethoven.

Il suo è un modo per emanciparsi, per elevarsi da quella vita di dolore e vessazioni. Ma ci sarà spazio anche per l'amore. Amore omosessuale per un suo compagno, Cesare, che Mario descrive teneramente nel suo libro e che deve essere “nascosto” perché i costumi ipocriti dell'epoca – impregnati di bigotto cattolicesimo - impongono che sia così, sia per gli omosessuali, ma anche per gli eterosessuali.

Mario trova tutto ciò assurdo, così come è assurdo il comportamento delle suore e dei preti degli orfanotrofi. E' un comportamento che stride con il messaggio di Cristo, che Mario ama moltissimo ed infatti egli scrive: “L'idea del Cristo che è morto per noi, nella sua infinita bontà, mi esalta, mi affascina, mi turba. Ma tutto viene spazzato via (…) da questa cerimonia stucchevole, da questa finzione”. Ed ancora Mario ricorda che il Cristo diceva “Amatevi come fratelli”. Cosa che di rado accade negli orfanotrofi...

Mario ritiene poi – come sostenevano anche gli intellettuali omosessuali Dario Bellezza e Massimo Consoli - che l'omosessualità negli orfanotrofi sia spesso una conseguenza della natura sessuofoba della nostra società, che rende estremamente difficili i rapporti fra un ragazzo ed una ragazza. Aspetto appunto tipico delle comunità ristrette come gli orfanotrofi, che sono delle comunità omosessuali per eccellenza in quanto composte da persone dello stesso sesso.

Nel momento in cui avrà modo di prestare servizio volontario presso la Croce Rossa, Mario avrà quindi anche la possibilità di uscire dall'istituto nel quale è recluso. E si innamorerà di Katia, che purtuttavia scoprirà essere una prostituta e ciò lo deluderà moltissimo.

Nel frattempo finirà anche in galera, accusato di un furto che non aveva mai commesso in realtà e, una volta uscito, per mantenersi, assieme ad un suo ex compagno di collegio, inizierà a prostituirsi, ma finirà in galera ancora allorquando deciderà di tenersi una tessera appartenente ad un componente della Guardia di Finanza che aveva trovato a terra, solo per non pagare il cinema e che la polizia gli troverà addosso.

Curioso a dirsi, ma Mario scoprirà persino di avere un fratellastro, Giulio, il quale tenterà di metterlo in contatto con il patrigno, che purtuttavia lo rifiuterà e con la madre, Tina, che per la prima volta Mario incontrerà al Policlinico, al capezzale della sorellastra quattordicenne, la quale aveva appena tentato il suicidio. Ma, fondamentalmente, rimarrà deluso nell'apprendere che lei l'aveva abbandonato e che lo Stato italiano, anziché fornire un assegno mensile alla madre per il suo mantenimento, ha preferito affidarlo agli istituti dell'OMNI.

Solo l'incontro con Don Mario Picchi, che dirige il Centro Italiano di Solidarietà, gli permetterà di avere una sistemazione degna di questo nome e sarà proprio questo buon prete che lo esorterà a scrivere, appunto, la sua storia.

Mario, come scrive all'inizio ed alla fine di “Un ragazzo all'inferno”, è disilluso. Non pensa che il racconto della sua storia serva a qualcuno ed invece... Ed invece, grazie a Marco Pannella ed al Partito Radicale nel quale il giovane Mario militerà per alcuni anni, le cose inizieranno presto a cambiare, per quanto concerne gli istituti, gli orfanotrofi, i brefotrofi e parecchie persone saranno portate alla sbarra, fra cui la terribile suor Diletta Pagliuca.

Mario Appignani, nel corso degli Anni '70, grazie alla sua “cultura stramba”, come amava definirla, fu anche rappresentante degli Indiani Metropolitani, un gruppo libertario che, in Italia, si ispirò alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e la sua vicenda politica e controculturale è raccontata da un suo compagno di militanza – Marco Erler – nel saggio “Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo” edito da Memori alcuni anni fa (e riedito da Curcio nel 2018 n.d.A.).

Come Marco Erler, penso anch'io che la vicenda di Mario Appignani non vada dimenticata.

E penso che anche le sue scorribande televisive, negli Anni '90, pochi anni prima di morire, siano emblematiche. Era il suo modo goliardico ed irriverente per denunciare la società dello spettacolo e dei media, retti dall'uomo simbolo di una DC che pur stava tramontando per lasciare spazio alla sua continuità inculturale, ovvero al berlusconismo: Pippo Baudo.

Oggi i tempi sono per molti versi cambiati, ma penso che “Un ragazzo all'inferno”, di cui saranno anche scaduti i diritti editoriale da tempo, dovrebbe essere ripubblicato, a beneficio dei più e dei meno giovani. Affinché sappiano che cosa accadeva agli emarginati, appena quarant'anni fa in Italia. Affinché ciò non accada mai più, perché non c'è peggior olocausto, non c'è peggior genocidio di quello compiuto da uno Stato che si autoproclama “democratico” o “repubblicano” e nei fatti non lo è.

Uno Stato, quello italiano che, ad ogni modo, i poveri e gli emarginati – tanto cari a Pasolini ma non alle destre ed alle sinistre - non li ha mai potuti sopportare.

E che, grazie ad Appignani, intellettuale e politico autodidatta che sulla sua pelle e sulla sua anima ha pagato un prezzo altissimo, hanno avuto, per una volta, una pur timida voce.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 1 febbraio 2023

"Riflessioni sparse sulla vita, ma, soprattutto, sulla morte della coscienza" by Luca Bagatin

La differenza sostanziale fra una persona "libera" e una persona "liberal" è che la prima dice ciò che vuole, mentre la seconda dice sciocchezze politicamente corrette.

Non ci si può lamentare se si delega ad altri e, quindi, si è perduta la capacità/possibilità di decidere con la propria testa.

Deleghiamo ai politici, votandoli. 
Questi delegano ad altri organismi, che siano l'UE, la NATO, le società di telecomunicazione.  Per dire.
Noi stessi cediamo volontariamente i nostri dati alle società di telecomunicazione, ai social e così via. 
Se deleghi non puoi lamentarti se sei meno libero. 
Dovresti invece capire che nella vita puoi contare solo su te stesso e che delegare è profondamente sciocco. 
Pensare con la propria testa, giusto o sbagliato che possa essere, è naturale.
Ma che solo lo studio e l'approfondimento possono nutrire la mente.
Nessuno può risolvere i propri problemi. Per questo non si dovrebbe mai delegare a nessuno.
E bisognerebbe nutrire spesso la mente. 
Non lasciarla marcire, come si fa troppo spesso, nella Storia.

Il cospirazionismo, come la religione, si basa su false credenze generate dalla mente umana.

False credenze che potremmo definire "auto suggestioni". 
Non penso che esista peggiore porcheria per la mente delle auto suggestioni. 
Queste ti fanno vedere cose che non esistono solo perché la tua mente VUOLE a tutti i costi vederle. 
La miglior cura è il dubbio. 
Dubita di tutto. Persino di te stesso.
Studia e approfondisci sempre.  

Le imprese dovrebbero essere di proprietà di chi ci lavora, non di chi le possiede e sfrutta la forza lavoro. L'impresa privata dovrebbe essere data in gestione a chi vi lavora. Punto.

La giustizia non ha nulla a che vedere con le armi.

A meno che tu non viva nel Far West. 
E, anche se, come me, sei un appassionato di roba Western, sei un vero coglione se pensi che siano le armi che devono parlare. 
Le armi, sino a prova contraria, non parlano. 
A parlare sono spesso politici messi lì solo perché qualcuno, pensando di far bene (e invece fa male), va a votare. 
Quasi sempre, anzi, senza il quasi, i politici sparano cazzate. 
E ho detto sparano, perché, spesso, fanno parlare le armi.
Che, invece, dovrebbero sempre tacere. 

Il limite del liberalismo, che è poi l'ideologia del mondo occidentale, in particolare di ispirazione anglosassone, è il pretendere che esistano "valori universali".

In realtà ogni popolo, addirittura da regione nazionale a regione, ha valori completamente diversi rispetto agli altri popoli. 
La pretesa di "universalismo" si rifà semplicemente alla visione anglosassone, bianca e, a suo dire, "civilizzata". 
Un po' come non esiste il bene e il male, ma entrambi sono profondamente relativi, anche l'universalismo non esiste. Ma esistono tanti diversi particolarismi.
 
Studio, approfondimento, nessun giudizio (e, quindi, nessun pregiudizio), accettazione della diversità, valorizzazione delle proprie diversità. 
Questo dovrebbe bastare a una persona per poter vivere, se non meglio, almeno un po' più consapevolmente. 
 
Se non sei un grande stronzo, per scrivere usa, se puoi, lo stile Gonzo.

Luca Bagatin
 

giovedì 29 dicembre 2022

Centenario dell'URSS e prospettive per il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Il 30 dicembre di quest'anno ricorre il Centenario della fondazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, guidate da Vladimir Lenin (30 dicembre 1922).

Edificata a seguito della Rivoluzione russa del 1917 e sorta dalle ceneri dell'Impero zarista, l'URSS comprendeva 15 repubbliche socialiste, sorelle fra loro.

L'URSS cessò di esistere il 26 dicembre 1991, con il concorso di Gorbaciov e Eltsin, i quali contribuirono a smantellare il socialismo nelle ormai ex Repubbliche e a svenderle alle oligarchie locali e al liberal capitalismo occidentale, nonostante il 17 marzo 1991 la stragrande maggioranza dei cittadini della Repubbliche sovietiche (77,8%) avesse espresso, con un referendum, la volontà di conservare l'URSS.

Da allora le cose andarono sempre peggio.

Nell'ottobre 1993 Eltsin fece bombardare il parlamento russo e le forze di sinistra, socialiste e comuniste, da allora – nelle ex Repubbliche sovietiche - saranno sempre o perseguitate o proibite, o – laddove non perseguitate - comunque rese minoritarie.

Non sarà infatti un caso che, nelle ex Repubbliche sovietiche, a prevalere, saranno forze di destra o estrema destra, che si imporranno anche grazie all'appoggio delle oligarchie di cui sopra e del liberal capitalismo occidentale.

Ad oggi, la ferita insanabile degli anni 1991 – 1993, è ancora aperta e possiamo vederlo nel conflitto russo-ucraino, così come, a suo tempo, lo vedemmo in Jugoslavia, a seguito dello smantellamento del socialismo. Un socialismo, quello del Maresciallo Tito, che aveva peraltro portato a unire “Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani”, come ricordò anche il recentemente scomparso calciatore e allenatore jugoslavo Sinisa Mihajlovic.

Il socialismo, ad Est, ha sempre permesso di unire – nella giustizia e nell'emancipazione sociale – popoli spesso differenti. I nazionalismi di destra e i capitalismi, diversamente, hanno sempre soffiato sulle discordie fra i popoli, con tutte le tragedie che i conflitti fra i popoli possono portare.

Vi è da dire che certamente in URSS l'eccesso di statalismo e burocraticismo e la corsa agli armamenti, hanno fortemente indebolito – negli anni - le Repubbliche sovietiche, causando spesso malcontenti.

Lontani erano i tempi dell'originaria idea sovietica di Lenin dei consigli operai e contadini, che pur si sarebbe potuta meglio organizzare e delineare se Lenin avesse ascoltato l'anarco-comunista Nestor Machno, anziché muovergli guerra.

Il socialismo, infatti, la Storia ci insegna che trionfa solo se è unito alla libertà e dunque all'autogestione dei lavoratori e dei cittadini.

Del resto ce lo spiegarono tanto Marx e Engels quanto Proudhon, Bakunin, Mazzini e Garibaldi che, grazie ai loro insegnamenti, elaborati nell'Associazione Internazionale dei Lavoratori del 1864, contribuiranno – nel 1871 – ad ispirare la Comune di Parigi, primo governo social-comunista della Storia.

E sarà quello spirito socialista originario a ispirare tanto Lenin nel 1917 quanto la Repubblica Bavarese dei Consigli del 1918 e la Reggenza del Carnaro di Gabriele d'Anninzio e Alceste de Ambris del 1920.

Esperienze spesso brevi, ma che permettono di ricordare come il socialismo rettamente inteso punta tanto all'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione (non certo della piccola proprietà privata, come taluni vorrebbero credere), quanto all'estinzione dello Stato, ovvero punta all'associazione fra tutti i lavoratori, i produttori, i cittadini.

Idee peraltro sviluppate successivamente - nel corso degli Anni '90 e con buon successo - nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo, delineata da Hugo Chavez, Fidel Castro, Lula, Evo Morales, Rafael Correa, José Mujica e i peronisti coniugi Cristina e Nestor Kirchner.

Prospettive, se vogliamo, diverse rispetto alla Cina socialista che, per sviluppare la propria economia ha, alla fine degli Anni '70, aperto al mercato, ma mantenendo saldo il controllo della comunità sull'economia, attraverso il Partito Comunista.

Ogni Paese, ad ogni modo, la Storia ci insegna, sviluppa la sua propria via al socialismo, a seconda delle condizioni storiche, sociali e culturali dei rispettivi popoli.

In conclusione, ciò che è certo, è che il socialismo – nella Storia – non è fallito, ma è fallita la sua revisione, ovvero l'abbandono della via socialista per svendere i propri popoli al liberal capitalismo assoluto (ovvero alla distruzione del controllo dell'economia da parte dei cittadini/produttori/lavoratori/fruitori), al punto che – in UE – non esistono più socialisti se non a parole. Con tutto ciò che ne consegue, ovvero con la perdita da parte dei lavoratori di molti dei loro diritti e la sottomissione dei cittadini alle regole dei mercati e del commercio.

E sono fallite quelle prospettive che a parole si sono dette socialiste, ma nei fatti hanno imposto burocraticismo e statalismo.

A fallire, più che il socialismo, è sicuramente stato il liberalismo. Come disse il grande giornalista e scrittore statunitense Hunter S. Thompson, in tal senso: “Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”.

E, lo stesso Thompson, che si candidò – con il partito “Freak Power” - alle elezioni per diventare sceriffo della città di Aspen nel 1970 (perdendo per pochissimi voti contro il candidato del Partito Democratico USA) lanciò un monito: “Se il capitalismo significa che pochi ricchi si nutrono di molti poveri, allora penso che debba essere riformato o peggio”.

Forse è dunque il caso di abbandonare un po' le frivolezze e di farsi un bel ripasso dei Classici del Socialismo.

Luca Bagatin

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