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mercoledì 17 giugno 2026

VIAGGIO. Poesia di Luca Bagatin

Oro nei tuoi capelli 

Che emanano 

Un profumo ancestrale 

Al solo guardarli. 

Acume 

Non comune 

Rende 

Ancor di più 

Quel tuo fascino 

Da rivista patinata 

Qualcosa di unico. 

Non conoscerti 

 Eppure leggerti 

Fra dettagli 

E perdersi 

 In essi. 

Un viaggio 

Fra passato

 E presente.

 Un viaggio 

Interiore. 

Che nulla 

Vuol chiedere 

In cambio. 

Solo un viaggio 

Fra mille parole 

Fra mille immagini 

Fra mille pensieri 

E poesie. 

 Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com 

lunedì 2 marzo 2026

Il 13 marzo, a Roma, presentazione del saggio "Mussolini. La leggenda e l'uomo", dell'antifascista e sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris. Interventi di Luca Bagatin, Igor Camilli, Mario Michele Pascale, Riccardo Sbordoni

 

Venerdì 13 marzo prossimo, alle ore 17.00, presso la Sala Rossa del VII Municipio di Roma, in Piazza di Cinecittà 11, al IV piano, si terrà la presentazione del volume di Alceste De Ambris "Mussolini. La leggenda e l'uomo" (Mario Pascale Editore).

Al convegno di presentazione interverranno: Luca Bagatin, scrittore e editorialista; Igor Camilli, Segretario Nazionale di Patria Socialista; Mario Michele Pascale, editore e conduttore radio tv e Riccardo Sbordoni, Assessore alla Cultura del VII Municipio di Roma.

Esponente del mazzinianesimo novecentesco, del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario, già deputato socialista, Alceste De Ambris (1874 - 1934), celebre per aver dato vita, assieme al Vate Gabriele d'Annunzio, alla libertaria Carta del Carnaro dello Stato libero di Fiume, fu deputato del Partito Socialista Italiano dal 1913 al 1919. 

Esponente del primo e del più puro antifascismo, De Ambris, nel 1930, darà alle stampe il pamphlet “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, nel quale, attraverso una minuziosa descrizione, quasi in stile giornalistico, descrive i voltafaccia, i bluff, l'immenso opportunismo e l'immensa mediocrità di Benito Mussolini e della sua per nulla originale e assai confusa ideologia, che pretendeva di prendere a prestito idee socialiste, d'annunziane, mazziniane, pur svuotandole di significato e ponendo il tutto al servizio del grande capitale industriale e borghese.

martedì 25 marzo 2025

"Noonomia", l'evoluzione dell'economia - a beneficio della comunità - attraverso lo sviluppo della conoscenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Le tecnologie stanno portando l'umanità “oltre i confini della produzione materiale diretta”.

Ovvero la conoscenza umana è ormai la risorsa principale di tutto il processo produttivo.

Questa la tesi di fondo di “Noonomia”, saggio dell'economista russo Sergey Bodrunov, edito recentemente dalla Sandro Teti Editore.

La noonomia è un'evoluzione già per molti versi prevista da Karl Marx, come spiega l'Autore, nella seconda metà del XIX Secolo. 

Evoluzione che pone, appunto, al centro di tutto, la conoscenza umana, ovvero lo sviluppo della mente, che consente all'uomo di distaccarsi dalla produzione materiale.

Ciò genera, e ha generato, il superamento del cosiddetto “regno delle necessità”, ovvero del soddisfacimento dei bisogni, per approdare alla fusione fra istruzione-scienza-cultura-produzione.

La produzione meccanizzata – con tanto di utilizzo di relative materie prime - appare ormai un processo superato, secondo Bodrunov.

Le tecnologie hanno permesso tale superamento. Pensiamo ad esempio al fatto che, oggi, uno smartphone o un tablet sostituiscono più prodotti assieme (il vecchio telefono, il televisore, l'orologio, il navigatore satellitare e addirittura un negozio fisico!) e i relativi processi di produzione per realizzarli.

Ciò, ha determinato certamente un calo del PIL, ma, è davvero così importante il PIL, si chiede l'Autore? E' davvero così importante un parametro quantitativo, rispetto a una realtà qualitativamente più rilevante?

La capacità di acquisire nuove conoscenze e renderle disponibili alla comunità è, a parere dell'Autore, molto più importante e centrale rispetto al PIL di un Paese.

E' in questo modo che, i Paesi, si trasformano in realtà ad alta intensità di conoscenza e capaci di rispondere alle sfide del futuro. E saranno in grado di farlo riducendo enormemente, non solo lo sfruttamento del Pianeta e delle relative materie prime, ma inquinando molto meno e realizzando prodotti e producendo servizi a costi decisamente inferiori.

Sergey Bodrunov definisce tutto ciò “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”. Fondata, appunto, sullo sviluppo della conoscenza umana, la quale permette non solo di soddisfare bisogni, ma di dare risposte a un'infinità di altre possibilità, qualitativamente migliori.

L'aspetto qualitativo è, nella tesi dell'Autore, elemento fondante e centrale e ciò si può ottenere solamente attraverso la ricerca, frutto della conoscenza umana.

E tutto ciò permetterà all'essere umano di “oltrepassare i confini della produzione”, rivoluzionando l'intera struttura economica.

Affinché sempre più persone non si ritrovino, improvvisamente, senza lavoro, occorre una forma di pianificazione economica, secondo l'Autore, che permetta alle persone di essere reintegrate nella società, individuando fra queste nuove figure professionali, sempre più altamente formate.

L'approccio “nooeconomico” è, dunque, un approccio orientato alla cooperazione e allo sviluppo della società nel suo insieme. 

Un approccio razionale, che superi i bisogni indotti/simulati (come quelli veicolati dalla pubblicità commerciale) e il flusso del capitale finanziario, per soddisfare bisogni reali e volti allo sviluppo della società nel suo insieme, attraverso conoscenza e formazione continue.

Massimizzare i profitti, in sostanza, è ben poco razionale e ragionevole se la conseguenza è, ad esempio, la distruzione del patrimonio ambientale e di risorse vitali per il Pianeta e gli esseri viventi.

Attraverso la conoscenza, invece, si possono porre soluzioni e alternative a tutto ciò – mettendo finalmente fine alla crescita infinita dei consumi e dei bisogni simulati - e ciò grazie all'uso razionale delle tecnologie e di tecnologie ancora da ricercare e sviluppare.

Il tutto a beneficio della comunità nel suo insieme, preservando l'attuale civiltà e diffondendo ovunque una nuova forma di civiltà, più consapevole, evoluta e razionale.

“Noonomia” è un saggio economico su tematiche complesse, reso comprensibile a tutti da un linguaggio il più semplice possibile, usato da Sergey Bodrunov, classe 1958, professore universitario, membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Ideatore, appunto, della “nuova società industriale di seconda generazione”, ha all'attivo oltre 1000 pubblicazioni scientifiche, fra le quali più di 30 monografie.

Con la Sandro Teti Editore ha già pubblicato, assieme all'economista russo-statunitense, Vladimir Kvint, “Strategizzare le trasformazioni sociali: noonomia, sapere, tecnologia”. 

Saggio nel quale, gli Autori, propongono lo studio critico e l'incorporazione delle esperienze socio-economiche della Cina e dei Paesi del Nord Europa, promuovendo così un sistema fondato su una forma di pianificazione efficiente, che combini economia di mercato a sviluppo di un solido sistema di welfare.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 24 novembre 2023

L'amico prof. Giancarlo Elia Valori insignito del titolo di Professore Onorario dell'Università di Pechino, il 10 novembre scorso

 Il mio articolo, che riporta il discorso del prof. Valori durante la cerimonia, leggibile a questo link:

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/11/il-prof-giancarlo-elia-valori-la-cina.html 

Colgo l'occasione anche per ringraziare il prof. Valori per gli ottimi saggi che mi ha recentemente donato, con tanto di dedica. 

Preziosi contributi intellettuali in un'epoca di vuoto assoluto. 




sabato 25 marzo 2023

No copyright. Liberi dal diritto d'autore. Ovvero liberi di diffondere conoscenza, cultura, arte. Riflessioni e articolo di Luca Bagatin

 

Essere liberi dal diritto d'autore significa liberare la creatività, diffondere la conoscenza, permettere agli artisti, ai creatori delle opere dell'ingegno e al pubblico di CONDIVIDERE un'esperienza diretta e di DIFFONDERLA LIBERAMENTE, senza vincoli economici.

Personalmente sono da sempre per l'abolizione del copyright e per l'introduzione di uno stipendio pubblico da dare a tutti gli artisti, pagato dalla comunità e a beneficio della comunità, che permetta agli artisti e al pubblico di fruire liberamente delle opere dell'ingegno, magari favorendo l'editoria indipendente e l'autopubblicazione delle opere.

Nel 2018 e nel 2019, sull'argomento, scrissi in merito un paio di articoli, che vorrei - peraltro - qui riportare.

No alla normativa UE sul diritto d'autore. No al copyright. Per una civiltà ove le idee e le opere dell'ingegno circolino liberamente e siano a beneficio di tutti. 

Articolo di Luca Bagatin del 28 giugno 2018

Il 4 luglio prossimo sarà votata dal Parlamento europeo una proposta di direttiva sul diritto d'autore in internet, la quale sembrerebbe prevedere - a quanto si apprende dagli organi di informazione - una vera assurdità, ovvero che la pubblicazione di un link di un articolo di giornale online (cosa che peraltro attualmente fanno tutti ad esempio nei cosiddetti socialnetwork, oltre che su Wikipedia e in molti articoli ai fini di citare le fonti) rappresenterebbe una forma di utilizzo del diritto d'autore, con la conseguente necessità di una autorizzazione da parte dell'editore del giornale ed il conseguente pagamento dei diritti d'autore per chiunque intenda postare il suddetto link. Conseguentemente i soggetti che consentono la pubblicazione online dovrebbero dotarsi di appositi filtri automatici in grado di bloccare la pubblicazione di ogni contenuto coperto da diritto d'autore.

Una vera e propria limitazione alla diffusione delle idee, oltre che l'impossibilità di poter citare le fonti necessarie attraverso i relativi link, utili peraltro spesso anche a studenti universitari che desiderino utilizzarli nelle loro tesi di laurea.
C'è chi sostiene che tale normativa europea sia funzionale e fatta apposta per limitare la cosiddetta controinformazione, che ha permesso alle forze populiste di arrivare al governo ad esempio in Italia o in alcune parti del mondo e che pertanto l'establishment europeo voglia porre un freno alla libera circolazione delle idee. Personalmente su questo ho alcuni dubbi, in quanto ritengo che il potere mediatico del web sia ancora limitato e ritengo che coloro i quali hanno deciso di scegliere il campo populista lo abbiano fatto indipendentemente dal web (che veicola comunque i più vari contenuti), semplicemente in quanto ormai stanchi del pensiero unico liberale, che ha generato precarietà su ogni fronte.
Senza voler giungere a conclusioni affrettate, dunque, tale normativa - se passasse - sarebbe un vero danno per tutti coloro i quali utilizzano internet per diffondere idee, contenuti e soprattutto per gli stessi organi di informazione, in quanto vedrebbero diminuire i click ai loro stessi contenuti, veicolati oggi o da altri articoli, citati come fonte, oppure da Wikipedia, dai già citati socialnetwork, oppure dalle già summenzionate tesi di laurea.
Personalmente, oltre ad essere contrario a normative di questo tipo, sono da sempre contrario al sistema del diritto d'autore e su questo mi trovo concorde ad esempio con gli economisti Michele Boldrin e David K. Levine, che su detto argomento hanno molto scritto. Lo sono magari per ragioni un tantino diverse rispetto alle loro tesi, piuttosto liberiste in economia, semmai.
Sono per l'abolizione del copyright in quanto ritengo che la proprietà intellettuale debba essere una proprietà condivisa, così come lo è il sapere e lo scibile umano. Dunque per ragioni non economicistiche o liberiste, ma umaniste e di diffusione della cultura, della scienza, della tecnica.
L'Autore rimarrebbe dunque l'ideatore ed il proprietario di fatto dell'opera (l'importante è sempre citare la fonte!), è chiarò, ma lo scopo della sua opera dell'ingegno non dovrebbe essere il profitto, la commercializzazione, ma la diffusione libera, la condivisione, in grado di arricchire altre menti, che potrebbero ancor più svilupparla. Tale diffusione arricchirebbe dunque gli animi della comunità e dunque dell'umanità.
Solo così si produrrebbe ricchezza, ma non ricchezza monetizzabile, individuale ed egoistica, ma ricchezza collettiva.
Ricchezza in campo letterario, musicale, medico, scientifico, tecnologico. Una ricchezza libera dal commercio e dal danaro in una società che superi finalmente il capitalismo e si basi sulla condivisione. Una società o, meglio, una nuova civiltà umanistica ove la cooperazione, l'amicizia e l'amore, ovvero la vera libertà, sostituiscano le leggi del danaro, del potere, dell'ego e del diritto all'accumulo.
In nome del dovere nei confronti dell'umanità e dei suoi bisogni. In nome del sapere e della conoscenza, del libero scambio e del dibattito fra menti pensanti e libere.
 
Luca Bagatin

Superare il diritto d'autore. Superare ogni sfruttamento economico. Per un'economia del dono. 

Articolo di Luca Bagatin del 25 marzo 2019

L'abolizione del diritto d'autore può essere la base di una economia fondata sulla diffusione della cultura e sul dono.
Una economia fondata sullo scambio reciproco e sul dono - tanto cara ad antropologi quali Marcel Mauss - è l'esatto opposto rispetto allo sfruttamento del lavoro, tipico di una società capitalista, che antepone l'interesse economico rispetto all'opera realizzata dall'essere umano la quale, libera da ogni vincolo economico, è necessaria all'evoluzione della comunità intera. Comunità che è il nucleo principale dell'umanità tutta e che per evolvere in armonia necessiterebbe di cooperazione e di autogestione e non già di competizione, antagonismo, sfruttamento.
L'abolizione del diritto d'autore libera, nella fattispecie, l'opera dell'ingegno da ogni vincolo economicistico e la restituisce alla sua funzione artistica più pura, donandola alla comunità intera, la quale può trarne spirituale e morale beneficio.
Così come un lavoro autogestito e non salariato, ovvero nel quale il lavoratore è proprietario stesso del suo lavoro, in una società fondata sull'economia del dono, potrebbe essere funzionale all'elevazione del lavoratore stesso e della comunità nella quale vive. 
 

venerdì 3 marzo 2023

Pensiamoci liberi, ma non lo siamo. Quindi, illudiamoci di essere liberi. Riflessioni di Luca Bagatin

 

Tutti pensano di avere la soluzione a tutto. E ti chiedono la tua opinione (come se contasse qualcosa), quasi sempre con l'intento di provocarti.

Io non so nemmeno che cazzo mi cucinerò questa sera (e in generale prendo cose a caso dal frigorifero). Figurati se ho voglia di farmi provocare da qualcuno che pretende una mia opinione sui massimi sistemi.

In generale sono uno che ama studiare e approfondire, per conto suo. E non ho opinioni precostituite, perché:

a) avere delle opinioni non serve a niente;

b) le analisi possono portare a dei risultati, che spesso vanno a scontrarsi con qualsiasi tipo di opinione. E ogni persona razionale dovrebbe basarsi su fatti e non su opinioni;

c) qualsiasi idiota può avere un'opinione. Chi non è idiota, invece, dovrebbe studiare e approfondire, prima di prendere qualsiasi tipo di posizione, a cazzo.

 

Una volta al governo, destra e sinistra, in Italia e nei Paesi liberal capitalisti in generale, mostrano il loro vero volto: la sinistra finisce per essere guerrafondaia e liberale e la destra per essere fluida e buonista.

Nei fatti, insomma, non c'è nessuna differenza.


Il politicamente corretto va di pari passo con l'ignoranza.

Più studi e approfondisci e più capisci la complessità del mondo e il fatto che niente può essere politicamente corretto. Ma tutto può essere politicamente corrotto.

Più studi e approfondisci, poi, e meno hai modo di offenderti per ciò che il prossimo pensa di te.

Perché hai la consapevolezza che, il prossimo che ti offende, è semplicemente uno stupido.


I bulletti si muovono sempre in branco.

Personalmente non sono mai riuscito ad essere un bulletto, né mi sono mai mosso in branco.

Ho sempre preferito: a) pensare con la mia testa; b) stare da solo; c) diffidare dei gruppi e del branco.


La democrazia la fanno i cittadini.

Che studiano, approfondiscono, mantengono spirito critico e soprattutto che si uniscono fra loro, in spirito di fratellanza.

La dittatura la fanno i governi, che si fanno eleggere menando per il naso cittadini ignoranti e divisi fra loro.

 

Chi si offende per qualcosa lo fa perché, in cuor suo, sa che chi offende ha toccato qualche nervo scoperto e quindi vi è sempre un fondo di verità in quell'offesa.

Chi è sicuro di sé va avanti per la sua strada, se ne frega del giudizio altrui e trova coloro i quali giudicano o offendono, profondamente stupidi, inetti e indegni di considerazione.

 

Non amo il conformismo, soprattutto quando questo si traveste di presunte "libertà".

Gratta il liberal progressista, magari anche keynesiano e troverai il liberticida fascista.

Chi mi chiede perché, per tutta la vita, pur essendo un libertario assoluto e un anarco socialista, io abbia preferito di più gli schieramenti conservatori, può comprenderne la ragione.

 
 

Pensiamoci liberi.
Ma non lo siamo.
Quindi, illudiamoci di essere liberi.


In generale non ho mai avuto simpatia per il MSI e per il PCI e per le stesse ragioni.

Dogmatismo di fondo, ma altrettanta incoerenza di fondo.

L'incoerenza, in particolare, che portò entrambi i partiti e le loro emanazioni successive (Fratelli Meloni o "Incoerentoni" e PD) a diventare servi del capitale e degli USA la si deve già ad Almirante e a Berlinguer.

Leader che non ho mai stimato, nemmeno in po'.

Per tutta la vita e sin da quando ero ragazzino, ho invece preferito sia la storia che le prospettive del Partito Socialista Italiano, da Turati a Nenni e Craxi.

Per ben due ragioni: il PSI si è sempre battuto contro ogni dogmatismo e totalitarismo e non ha mai ceduto nemmeno un po' al capitalismo e agli USA. Pur ribadendo la necessità di rimanere ancorati alla democrazia.

Questa l'abissale differenza fra i fascio-comunisti (o sedicenti tali) italiani e i socialisti.

E i socialisti, purtroppo, li hanno fatti fuori nel 1993. Anche grazie agli USA.

 

Amo molto tutte le culture del mondo e i miei migliori amici vengono dall'estero.

Ma, proprio per questo, sono convinto che le culture non si possano fondere e, quindi confondere, ma ciascuna vada valorizzata e supportata, nel suo habitat originario.

Solo un popolo senza una cultura PROPRIA e ORIGINARIA, come quello statunitense, può pensare a omologare le culture e rendere tutta un'unica cultura (o incultura) indistinta.

Il vero razzismo è l'omologazione delle culture, non la valorizzazione delle differenze e la ricerca delle proprie radici e della conservazione del proprio habitat naturale.


Il problema secondo me è che oggi si è più insicuri rispetto al passato e ci si offende per niente.

Personalmente sono nano e grasso e sono il primo a dirlo. È la verità e la verità non mi rende insicuro, perché non ho motivo per non accettarmi per come sono.

Semmai trovo stupido chi considera negativamente chi è basso di statura e ha un giro vita prominente.

La verità non è né buona né cattiva, ma a molti, troppi, non piace.

Perché si tiene troppo in conto il giudizio altrui.

Che, in realtà, non conta niente.

E allora si deve trovare il capro espiatorio.

Ma questo è molto sciocco e evidenzia solo profonda insicurezza, perché ci si lascia condizionare dallo stupido giudizio altrui.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


sabato 29 maggio 2021

LIBERA E SELVAGGIA. Poesia di Luca Bagatin

Laetitia Casta, bellezza oltre il tempo

LIBERA E SELVAGGIA

Libera

Selvaggia

Al sole

Dell'estate

Appena sbocciata.

Il profumo dell'erba

Assolata

Appena tagliata

Si mescola

Alla tua fragranza

Femminile e selvatica.

Immaginare

Di far l'Amore

Con te.

In piena libertà

E senza inibizione.

L'Amore

Laddove

Due anime

Si incontrano

E si fondono

Con l'Universo

Che è Il Tutto.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 22 gennaio 2021

Doping-Pong, il gruppo artistico che fa rivivere il patrimonio culturale della Russia futurista. Intervista di Luca Bagatin

"Golden Salute! / Argynnis paphia", Art group Doping Pong, 2020

Doping-Pong è un collettivo artistico nato a San Pietroburgo nel 1997, grazie a Dima Mishenin, Postoronnim V e Anna Maugli (https://www.instagram.com/dopingram).

Sono famosissimi in Russia, in particolare per le loro opere d'arte digitali, per i progetti fotografici, giornalistici e creativi.

Il loro modo di fare arte è assolutamente insolito. I soggetti sono una miscela, di opera d'arte in opera d'arte, di archetipi sovietici, mistici, erotici, psichedelici. Richiami alla musica (come la raffigurazione di un David Bowie ragazzino, versione “Ziggy Stardust”, vestito con un abito stellare e con al collo un fazzoletto da pioniere sovietico), alla fotografia, al cinema, in chiave archetipica.

Attraverso una dei loro componenti, la talentuosa Magdalena (o Doping-Girl), appassionata dei ritratti di Milo Manara (che recentemente l'ha raffigurata in un bellissimo ritratto), ho avuto modo di intervistarne il fondatore, Dima Mishenin.

Da dove deriva il nome Doping-Pong ?

Il nome Doping Pong deriva dalla moderna cultura pop. È una sintesi del titolo più famoso della poesia di Eugen Gomringer “Ping Pong” e del titolo della raccolta breakbeat “Dope on plastic”. Negli anni '90 ascoltavo musica elettronica e leggevo poesie specifiche. È così che è nato Dope Pong, o meglio Doping-Pong.

Come è nato il gruppo artistico ?

Il gruppo si è formato a San Pietroburgo nel 1997. Il nostro è un team creativo composto da tre eremiti. Non ci piace molto comunicare con la società e ci piace creare a distanza e in isolamento. Possiamo dire che per noi tutta questa nuova storia del mondo, con la pandemia e il lockdown, è iniziata molto tempo fa e noi abbiamo sempre voluto vivere così.

Inizialmente, volevamo che il mondo conoscesse solo la nostra arte, i nostri personaggi di fantasia e il mondo disegnato, rispetto a quello reale. Come hanno fatto le band pop come i KISS o i Daft Punk.

Per i primi dieci anni della nostra carriera, ci siamo camuffati così bene che la maggior parte dei nostri fan e rappresentanti dei media pensavano che non ci fosse affatto un gruppo artistico, ma che ci fosse un solo artista che avesse inventato la leggenda dell'unificazione del gruppo sotto il nome di Doping-Pong. Ma, dopo vent'anni anni, abbiamo dovuto “strisciare fuori” dalla nostra tana molte volte, rilasciare molte interviste e siamo stati visti molto spesso insieme a conferenze e mostre.

Sì, siamo un gruppo. Ma preferiamo discutere delle nostre foto e non di chi siamo noi, quanti anni abbiamo e cosa mangiamo a colazione.

Quali tecniche stilistiche utilzzate principalmente ? 

Hanno scritto di noi in questo modo: “Doping Pong: mostri dell'arte digitale”. In effetti, siamo diventati noti come i pionieri dell'arte digitale in Russia.

Ma all'inizio degli anni '10, quando avevamo già raggiunto vette internazionali in questo genere, dopo aver creato dozzine di immagini che sono diventate iconiche, abbiamo fatto una svolta verso la pittura tradizionale. Siamo passati dall'arte digitale alla vera pittura su tela.

Ciò che trovo particolarmente interessante è questa miscela di archetipi sovietici, mistici, psichedelici ed erotici, usati come soggetto nelle vostre opere... Puoi parlarcene meglio ? A che cosa vi siete ispirati, principalmente ?

Ci ispiriamo al bagaglio culturale che siamo riusciti ad acquisire in decenni diversi.

Se parliamo di infanzia, questi sono, ovviamente, ricordi dell'Unione Sovietica durante gli Anni '70 e '80, e se parliamo di giovinezza, allora queste sono avventure psichedeliche degli Anni '90 e 2000. Tutto questo si compenetra e così nascono trame e opere completamente nuove.

Vediamo il misticismo nei rituali sovietici. Vediamo la partecipazione del misticismo alla nascita di un nuovo sistema socialista nell'Impero Russo, e non meno il misticismo nella caduta dell'Impero Sovietico.

Per quanto riguarda i motivi erotici del nostro lavoro, rientrano interamente nel quadro della famigerata censura sovietica, che, come comprendiamo solo oggi, era praticamente l'incarnazione della libertà e della democrazia, rispetto alla dittatura ipocrita e assurda dei social network come Facebook e Instagram.

Vorrei spiegarmi meglio. Immagina che ci fosse Atlantide. Atlantide sovietica. Nel secolo scorso è scomparsa nel profondo della Storia. C'erano aspetti terribili e altri molto belli, come in ogni civiltà antica. Ma la catastrofe globale che ha avuto luogo si è riconciliata con molte delle cose brutte (aver cancellato o appianato ricordi particolarmente dolorosi, ed esagerato il bene che era nella Storia e soprattutto nell'estetica dell'URSS). E miracolosamente è sopravvissuto un gruppo di artisti di questo mondo, che raccontano al resto del mondo la Storia idealizzata della loro Patria e della loro giovinezza, facendola passare attraverso il prisma dei decenni successivi e l'agenda della realtà moderna. Artisti che continuano a creare, come se questo mondo fosse ancora vivo, nella sua migliore incarnazione. La nostra è arte post-sovietica.

Doping-Pong è l'arte dell'URSS, come se non fosse mai crollata, ma avesse cominciato a comunicare in maniera civile con il mondo capitalista. Come se avesse iniziato a costruire un futuro comune con l'Europa e l'America.

Ciò fa rivivere il patrimonio culturale della Russia pre-rivoluzionaria. Pertanto, nelle nostre opere, stiamo collegando Disneyland e il Cremlino. Stiamo riportando la Russia ad essere un Paese in prima linea nella cultura mondiale, com'era all'inizio del XX secolo (grazie ai futuristi e ai suprematisti russi).

Per noi, ciò che disegniamo, è un mondo immaginario, come “Il Mago di Oz” o “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Ma è un mondo pieno di personaggi ed eventi in cui molte persone, che hanno un bagaglio simile alle nostre vite, si riconoscono facilmente: giocare su giostre retrò; salutare i piccoli pionieri sovietici; osservare gli aerei in partenza e in arrivo all'aeroporto: tutti questi sono archetipi comprensibili. Stiamo mostrando, attraverso la nostra arte, la memoria collettiva del nostro popolo.

E, naturalmente, non c'è più inimicizia politica in questo mondo, nessuna divisione in parti opposte. Non c'è opposizione tra sinistra e destra. L'erede al trono imperiale può apparire nel nostro dipinto sotto forma di un pattinatore e il ritratto del primo astronauta sulla Terra sembra un'icona secolare.

Quando le persone guardano i nostri dipinti retrò, non capiscono che non stiamo raffigurando il passato, ma raffiguriamo un lontano futuro alternativo.
Disegniamo una possibile versione dello sviluppo dell'arte e del mondo che ci circonda, che ci sembra più ragionevole e umana.

Questo è un universo alternativo della bellissima Russia, e Doping-Pong sono i suoi messaggeri.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

"Pioneer Stardust", Art group Doping Pong, 2016  
"The Eternal Bonfire of Stonehenge", Art group Doping Pong, 2020
"RED FILM", Art group Doping Pong, 2020


"Pink dream of a counselor or Ping Pong from Doping Pong." Art group Doping Pong, 2020

Soviet Atlantis Art group Doping Pong, 2018

mercoledì 2 dicembre 2020

Superare il liberal-capitalismo, la religione e l'antropocentrismo. Per un Socialismo conservatore, laico, ecologista. Riflessioni brevi

Sino a che la sinistra europea non comprenderà che il peggior fascismo moderno è il liberalismo, il cui retaggio dovrà imparare a scrollarsi di dosso, continuerà ad essere la migliore servitrice del capitalismo. 

Il liberalismo è la prostituta del capitalismo.

Ho iniziato ad allontanarmi dal cattolicesimo quando avevo 10 anni. Proprio perché ho frequentato spesso le lezioni di catechismo e ho capito che ciò che veniva detto erano invenzioni. Negli anni ho avuto modo di comprendere, anche, che erano cose totalmente estranee alla nostra cultura e appartenevano a una cultura a noi distante, sia per forma mentis, che geograficamente. La spiritualità è un'altra cosa.

Mi auguro che un giorno ci si renderà conto che l'unico animale guasto e fuori posto è l'essere umano. Che, con quella che (impropriamente) viene chiamata "intelligenza", cerca di piegare la Natura al suo volere. E' uno sciocco, che solo le calamità naturali possono contribuire, in parte, a rinsavire. La Natura è selvaggia e non ha alcun sentimento di bontà e cattiveria. E' al di là del bene e del male e per questo è naturale. L'essere umano, invece, è naturalmente guasto. E causa del suo e dell'altrui danno (anche alle specie animali). 

Nell'occidente opulento e moderno (per quanto vi lamentiate di "non essere ricchi", ma comunque di "amare il progresso") il nazionalbolscevismo non è compreso.
Lo si scambia, a torto, per una forma di fascismo. Quando invece fu il primo antifascismo (dal 1920).
Oppure lo si scambia per una forma di comunismo, il che è vero solo in parte, in quanto il nazionalbolscevismo è anti-materialista e anti-moderno.
Esso è una forma di socialismo arcaico, originario, selvaggio come le popolazioni che lo hanno ispirato: dall'Eurasia all'America Latina 

(Luca Bagatin) 


sabato 9 maggio 2020

Valeria "Manguito" Forero, modella italo colombiana con le idee molto chiare. Intervista di Luca Bagatin

Foto di Stefano Rabuffetti
Valeria Forero, nome d'arte “Tasty Manguito”, affascinante e erotica modella italiana di origine colombiana.
Affascinante oltre che intelligente, dotata di una coscienza politica e sociale non di poco conto e donna senza peli sulla lingua, che abbiamo voluto intervistare, per conoscere un po' meglio.

Raccontaci un po' di te. Delle tue origini e di quando hai iniziato a diventare una modella. Che cosa ti ha spinto e in che cosa consiste il tuo lavoro.
Allora, i miei genitori sono entrambi di Bogotà, capitale della Colombia, e si sono trasferiti a Cremona la città dei violini, in cui sono nata, per gli studi di mio padre che è liutaio.
Le mie origini sono sempre state importanti per me. Sin da piccola, alla solita domanda “ti senti più italiana o più colombiana ?”, ho sempre risposto fieramente e alzando le spalle come se fosse una cosa così ovvia: “Tutt'e due !”.
Ero un’adolescente e una ragazza abbastanza timida e con una bassa autostima, ma quando avevo 18 anni il mio ragazzo dell’epoca mi mise la pulce nell’orecchio, suggerendomi di iscrivermi a un sito chiamato “sickgirl.it”, che ora penso non esista più. Era simile a suicidegirls, ma all’inizio più soft e più in chiave ironica, quindi mi decisi e inviai delle foto fatte da un’amica. Mi accettarono e la botta di autostima ha cambiato effettivamente la prospettiva con cui mi guardavo !
Da lì ho proseguito quasi subito come freelancer, proponendo il mio portfolio su appositi forum di fotografia, lavorando e collaborando con fotografi professionisti e fotoamatori.
Ad ogni modo è sempre stata innanzitutto una passione, grazie alla quale ho acquisito autostima. Oltre al fatto che è anche un lavoro che ho scoperto di amare. E' un modo per esprimere la mia creatività attraverso il corpo. Per il resto ho sempre fatto principalmente lavori normali, come ad esempio la cameriera, aiuto pizzaiolo, commessa. Ho anche lavorato in un parco avventura per bambini, da un paio di anni come hostess nelle fiere e al momento lavoro in hotel.

Ah, hai iniziato con il sito “sickgirl.it” ! Me lo ricordo molto bene e ne scrissi, oltre dieci anni fa, diversi articoli entusiastici. In effetti in qualche modo ricordavo di averti notata già allora, ora che ci penso ! Come nasce il tuo nome d'arte, “Tasty Manguito” ?
Manguito” significa “piccolo mango” e l’ho scelto perché rimanda alle mie origini latinoamericane. L'aggettivo “tasty” l’ho aggiunto alla mia pagina instagram così, perché mi sembrava ci stesse bene !

Molte delle tue foto artistiche sono nudi integrali, altre sono più ironiche, quasi grottesche, e altre ancora sono più erotiche. In quali di queste foto ti senti più rappresentata ? Segui sempre le indicazioni del fotografo, oppure le pose sono spesso ispirate da te ?
Foto di Ale Di Blasio
Oddio, non riesco a scegliere !
Allora, il nudo sia erotico che soft o di puro studio di luci e ombre sul corpo - in cui non c’è assolutamente niente di erotico o almeno nessun intento in quel senso - per me rappresenta la libertà di esporre il mio amor proprio.
Oggi che ho 30 anni passati mi amo molto di più di quanto mi amassi 10 anni fa, anche grazie alla fotografia. E l’ironia fa parte di me, fa piacere che traspaia !
Il risultato, ovvero le foto, sono sempre frutto del lavoro di entrambi. Ci sono alcuni set più pianificati, magari rispetto ad altri che si sviluppano sul momento a seconda del modo di lavorare del fotografo o dalle esigenze di un particolare progetto. In ogni caso, mentre si scatta ciascuno dà il suo contributo e c’è sempre uno scambio di idee e opinioni. Alla fine è sempre un’improvvisazione !

Qual è la parte del tuo corpo che ami di più esibire e perché ?
La schiena e il viso, anche se non sono facili da fotografare, perché la schiena con delle ombre troppo dure può risultare un po’ mascolina. Mentre il viso ha dei lineamenti strani e un po’ spigolosi da alcune angolazioni, ma la particolarità è proprio la caratteristica per cui scelgo queste due parti.

E interiormente ? Che cosa vuoi trasmettere all'occhio di chi guarda ?
In generale che bisogna avere cura di sé stessi in tutti i sensi. Che bisogna volersi bene nel senso più profondo che si può immaginare, perché siamo di passaggio e non abbiamo un tempo infinito per vivere e il nostro corpo, oltre che la nostra mente, sono le uniche due cose sotto nostro quasi totale controllo. Ci permettono di esistere. Che poi nelle foto uno magari può anche vederci solo una tizia nuda...giustamente ah ah !
Foto di Fabio Bottiroli

Come ho scritto nell'incipit, pur lavorando nel mondo dell'immagine, hai una coscienza politica e sociale. Sul tuo profilo Facebook hai idee molto chiare e non temi mai di esprimerle. Ideologicamente, come ti definiresti ? Quali sono i tuoi riferimenti politico culturali e quali sono le tue prospettive in questo senso ?
Il mio riferimento è innanzitutto l’anti-imperialismo. Quindi tutte quelle figure che hanno osato e osano fronteggiare, anche a costo della propria vita, le superpotenze neocolonialiste come USA, Israele, di conseguenza anche l'Unione Europea e tutti i loro sostenitori. Amo molto le figure di Allende, Sankara, Gheddafi, Chavez, Assad, giusto per fare i nomi di alcuni miei riferimenti, ma sono molti di più.
Mi capita quindi di essere considerata troppo estrema per alcuni che si definiscono di sinistra, anche se penso che forse l’unica divisione che dovrebbe esistere ormai sia quella fra “oppressi e oppressori”.
Mi dicono anche di essere troppo complottista, ma non penso sia così semplice decifrare con certezza la realtà del presente che stiamo vivendo. Ci sono alcune cose che obiettivamente fanno pensare.
Per quanto mi riguarda mi pongo dei dubbi riguardo ciò che accade intorno a me e nel mondo e cerco di approfondire e informarmi tramite vie più indipendenti. Non credo ciecamente a tutto ciò che leggo, ma penso ci sia un fondo di verità e non mi stupirei fossero vere molte delle atrocità che si presume siano state insabbiate, manipolate, costruite ad arte e chissà qual è il futuro che ci aspetta. Non sono molto ottimista.

In questi ultimi anni, con l'avvento delle nuove mode e del web, abbiamo assistito all'avvento del fenomeno delle influencer o delle donne “imprenditrici di sé stesse”. Pensiamo già al fenomeno Paris Hilton alla metà degli Anni 2000 e oggi il fenomeno delle tante starlette e influencer più o meno conosciute del web. Da donna e da modella, peraltro piuttosto dissimile rispetto a questo tipo di donne, come giudichi questi fenomeni ? Pensi che questi fenomeni, in qualche modo, abbiano influenzato il nostro modo di vivere e di concepire il mondo ?
Foto di Andrea Mete
Beh certo che sì, almeno non il mio modo di concepire il mondo, ma quello della massa sicuramente sì.
Quando ho iniziato a usare Instagram come portfolio fotografico per propormi come modella (era inizio 2017, quindi abbastanza in ritardo a dimostrazione del mio essere non troppo social), ho iniziato a capire come la qualità di una modella (o di un fotografo o artista di qualsiasi tipo) venga ormai valutata in base al numero di followers. Il che è abbastanza riduttivo, perché innanzitutto i followers si possono comprare e in secondo luogo perché - per quanto riguarda noi modelle - far crescere i follows per una ragazza è logicamente facile ! Quindi capita di vedere profili di modelle professioniste meravigliose, magari che lavorano anche sulle passerelle con 2/3/4 mila followers e poi dei profili di ragazzine audaci che postano 800 selfie al giorno con 50/60/100 mila o più followers.
Quindi, anche se Instagram mi ha obiettivamente dato molte più possibilità di lavoro, allo stesso tempo trovo triste il fatto che questa logica quantitativa più che qualitativa abbia appiattito e omologato le ragazze, in generale. Infatti si vedono profili di ragazze con gusti, interessi, stili di vita e anche culture diversissimi, che però alla fine fanno tutte le stesse identiche cose.

Oltre al tuo lavoro di modella, ti occupi anche di altro ? Come immagini il tuo futuro, almeno quello dopo l'attuale emergenza sanitaria ?
Foto di Enrico Burani
Allora, sì come dicevo all’inizio, ho sempre fatto lavori normali. Il mio primissimo lavoro l’ho iniziato a 16 anni in una pizzeria d’asporto di quindicesima categoria...ah ah...facevo l’aiuto pizzaiolo !
Ora come ora lavoro, anzi, avrei dovuto lavorare in hotel come cameriera alle colazioni, ma a causa di questa pandemia non sappiamo se apriremo o meno per quest’anno.
Inoltre, visto che ho lavorato per circa sei anni in un growshop - uno dei primi aperti in italia - che è stata l’esperienza di lavoro migliore della mia vita, in cui ho imparato tantissime cose dal mio amico ed ex-datore di lavoro, ora collaboro con alcune aziende italiane e straniere del settore cannabico, come hostess nelle fiere, sponsorizzando vari brand su Instagram. Ah ah ah, alla fine sono diventata pure io una mezza influencer della canapa, però non per il numero di followers ma principalmente per la mia conoscenza dell’argomento a 360 gradi, grazie all’esperienza lavorativa e alla mia passione a riguardo, che fa parte di me da più di 15 anni !
Quindi nel mio futuro vedo un'esistenza normale fatta di lavoro, orto, animali, natura, viaggi, arte fotografica e piante di canapa !

Luca Bagatin

giovedì 25 aprile 2019

Argentina. Alla commemorazione del 70esimo anniversario del Primo Congresso Nazionale di Filosofia Dugin ricorda Peron. Articolo di Luca Bagatin

Nei giorni scorsi si è tenuta, in Argentina, a Buenos Aires, la settimana di commemorazione del 70esimo anniversario del Primo Congresso Nazionale di Filosofia, che si tenne per la prima volta a Mendoza, nella primavera del 1949, con la partecipazione dell'allora Presidente Juan Domingo Peron e di sua moglie Evita, oltre che dei ministri del suo governo e dei maggiori esponenti delle Università del Paese. Fu un evento importante, perché per la prima volta fu organizzato un convegno di filosofia a carattere nazionale, fortemente voluto e sostenuto dal governo.
Quest'anno, fra gli ospiti della settimana commemorativa, tenutasi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di di Lomas de Zamora, il filosofo russo Aleksandr Dugin, autore de “La Quarta Teoria Politica”, i cui fondamenti si basano sulla critica dei totalitarismi novecenteschi, sul superamento di ogni scontro di civiltà, sulla critica alla modernità e su un recupero del socialismo originario, privo di ateismo, progressismo e materialismo.
In questo senso Dugin è intervenuto ricordando la grande figura storica e politica di Peron, affermando: “Peron è grande, è il profeta ontologico. Solo Peron ha individuato nella sua visione il problema più importante: quello dell'essere. E solo l'umanità può essere una comunità”. E ha proseguito: “Le idee di Peron sono così universali, così grandi, sono così simili ai sogni dei patrioti russi che posso vedere la mia identità e i miei valori riflessi in essi (…), Juan Peron è l'esempio da seguire per tutti i capi di Stato”. Ricordando come sia stato “l'unico capo di Stato che ha convocato un Congresso di Filosofia” e che “non solo sapeva come ascoltare i filosofi, ma sapeva anche come fare la filosofia”.
Citando uno fra i testi fondamentali scritti da Peron, “La Comunità Organizzata”, i cui concetti furono introdotti dal Presidente stesso proprio alla fine del Congresso di Filosofia del 1949, Dugin ha fatto presente come: “La Comunità Organizzata è la risposta filosofica su ciò che l'Argentina è e dovrebbe essere, un'Argentina che è una comunità, o non è, ed è una comunità in Sud America, perché c'è una identità comune tra i popoli americani che si pensano ancora come comunità” ed ha concluso ricordando come il pensiero socialista di Peron sia stato volto a combattere i liberalismi di destra e sinistra, ovvero la modernità e l'ideologia capitalista.
Al convegno è intervenuto anche il politologo argentino Marcelo Gullo, il quale ha fatto presente come oggi l'oligarchia finanziaria abbia fondamentalmente due braccia: il neoliberismo e il progressismo e che per contrastarla sia necessario un ritorno al pensiero di Peron.
Pensiero di Peron che, ricordiamo, fu fortemente constrastato dalle dittature militari negli Anni '60 e da quelle successive con a capo Videla; fu infangato da finti peronisti come Menem – in realtà neo-liberali - e fu recuperato solamente negli ultimi decenni da Nestor e Cristina Kirchner, che hanno alleviato le sofferenze del Paese.
Non dimentichiamo che oggi l'Argentina, governata dal liberale Mauricio Macri, è tornata indietro di decenni in ambito sociale, civile ed economico e che purtroppo il fronte peronista che gli si contrappone è ancora oggi drammaticamente diviso. Fronte peronista che – per le elezioni presidenziali dell'ottobre prossimo - dovrà fare quadrato e decidere il suo candidato fra i nomi di Daniel Scioli e Cristina Kirchner: il primo sconfitto da Macri per una manciata di voti e la seconda, ex Presidentessa che ha governato il Paese risollevandolo da povertà e analfabetismo.
Se dovessero presentarsi questa volta con liste divise, il rischio di una nuova vittoria del fronte liberal-capitalista potrebbe essere davvero molto forte. E per l'Argentina sarebbero ancora tempi oscuri.

Luca Bagatin