venerdì 28 aprile 2023

Se in Italia e UE la sinistra e il socialismo sono morti... Articolo di Luca Bagatin

Non sono affatto stupito, come non lo sono mai stato, della natura profondamente borghese, liberal-capitalista e radical-chic del PD e dei suoi alleati (o potenziali tali, come il polo di Renzi&Calenda e i Cinque Grilli), per cui non mi stupisce nemmeno un po' la svolta (se di svolta si può parlare) “glamour” della Schlein.

Che poi, svolta...

Il PD, non da oggi, è glamour e guerrafondaio-atlantista, borghese e liberal-capitalista al contempo.

E' un partito che, personalmente, ho sempre trovato profondamente anti-socialista e anti-popolare.

Non vedo differenze e non da oggi, fra il PD e i Fratelli Meloni.

Forse posso vederne fra il PD e Berlusconi, ma solo perché quest'ultimo ha avuto il coraggio, spesso, di quella trasgressione che ha mandato in bestia il Partito della Borghesia, ovvero, appunto, il PD.

Candidando intellettuali marxisti-eretici come Lucio Colletti; entrando a gamba tesa – nel 1994 – prendendo i voti degli elettori del vero centro-sinistra (ovvero quelli socialisti, cattolici, repubblicani, socialdemocratici e liberali); ponendosi contro una sindacatocrazia che da decenni non difende affatto i più deboli e criticando, spesso e volentieri, UE e USA per le loro sconsiderate politiche guerrafondaie e sanzionatorie.

Nel mondo, a differenza di Italia e UE (con l'esclusione del francese Jean-Luc Mélenchon), la sinistra guarda al socialismo, al superamento del capitalismo e al multipolarismo, ovvero alla cooperazione internazionale, alla pace e alla pari dignità fra i popoli.

Ovvero a un autentico anti-razzismo.

Lo fanno da decenni i socialisti latinoamericani, da Lula a Nicolas Maduro; lo fanno i socialisti dei Paesi africani, Sudafrica in testa; lo fanno i socialisti eurasiatici e asiatici, in primis la Cina, che guida una svolta epocale, sia in termini socio-economici che geopolitici, diventando baluardo di dialogo, pace e stabilità.

E ciò mentre in UE (in Italia ciò è evidente da molti decenni) e negli USA, con rarissime eccezioni, non esiste una sinistra di matrice socialista, populista e popolare e si va verso un rafforzamento dell'“apparire” più che dell'“essere”; verso un rafforzamento della dittatura del danaro e dell'uso delle armi, più che della cooperazione e della pace; verso la disgregazione sociale (che provoca ansia e depressione fra le persone, in particolare fra i più giovani), anziché verso la condivisione e la fratellanza; si tagliano investimenti alla scuola e alla sanità pubbliche, anziché rafforzarle, in nome della necessità di avere un futuro e un presente che poggi su solide basi scientifiche e culturali.

Quale futuro, senza il socialismo?

Nessuno.

Luca Bagatin

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domenica 23 aprile 2023

25 aprile. Con un'UE sempre più oligarchica, quale liberazione? Articolo di Luca Bagatin

Si celebra, giustamente, il 25 aprile in Italia, quale festa di liberazione del Paese dal nazifascismo.

Il 25 aprile 2015 scrissi e pubblicai un articolo nel quale mi chiedevo, ieri come oggi, se davvero ci siamo liberati, nell'UE, dal nazifascismo, oppure se in realtà siamo ancora al 1945, sotto altre spoglie.

Nel 2015 scrivevo, fra le altre cose, che eravamo preda di nuove forme di dittatura. Ovvero scrissi: “Il 25 aprile del 2015 (…) celebriamo l’avvento della dittatura del denaro, dell’egoismo” (…) “una nuova dittatura - più subdola - in quanto questa volta, settant’anni dopo, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere dalla Bce e dal Fondo Monetario Internazionale”.

E siamo ancora lì, anzi, ancora peggio del 2015.

Con un'UE che non ascolta i propri popoli; che nega i diritti sociali e aumenta l'età pensionabile; che sanziona Paesi non amati dal governo USA e invia armi a pseudo-democrazie, alimentando e fomentando guerre, anziché usare l'arma – nonviolenta e democratica – della dipolmazia; che insegue le politiche insensate degli USA, preda di nuove psicosi da Guerra Fredda; che non si scandalizza per la repressione della libertà di stampa e per il carcere al giornalista libertario Julian Assange; che alza i tassi d'interesse, anziché attuare politiche di cooperazione economica internazionale e di sostegno al reddito; che aumenta il comparto militare e taglia quello sanitario.

Cambiano i nomi (un tempo c'erano la Merkel, Junker, Van Rompuy, Renzi, l'immancabile Draghi, Obama e oggi la Von Der Layen, la Meloni, gli immancabili Lagarde & Draghi, Biden), ma le assurdità portate avanti dalle destre e dalle pseudo-sinistre europee (gli pseudo socialisti europei), rimangono le stesse.

E sono assurdità che dimostrano, peraltro, che la pandemia da Covid 19 non ha insegnato nulla.

Anziché unire si divide. Anziché investire in sanità (laddove medici e personale medico scarseggiano e addirittura vengono fisicamente aggrediti), si investe in armamenti. Anziché puntare verso un'economia condivisa e cooperativistica, si incentiva lo sfruttamento lavorativo e si riducono i diritti sociali. E gli USA, oltretutto, puntano a dividere il mondo e a una de-globalizzazione insensata e totalmente irrazionale, in un mondo interconnesso.

Quale futuro può avere un'UE così? Personalmente sono convinto nessuno.

Anche perché non vedo la capacità di ragionare in modo pragmatico e razionale, né personale politico in grado di farlo.

Per cui buon 25 aprile, ma senza una riflessione seria, non vi può essere alcuna autentica liberazione.

Luca Bagatin

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sabato 22 aprile 2023

Buon 153esimo compleanno Vladimir Lenin!

“Finché esiste lo Stato non vi è libertà; quando si avrà libertà non vi sarà più Stato”

“La borghesia liberale, porgendo con una mano le riforme, con l'altra mano le ritira sempre, le riduce a nulla, se ne serve per asservire gli operai, per dividerli in gruppi isolati, per perpetuare la schiavitù salariata dei lavoratori. Il riformismo, perfino quando è del tutto sincero, si trasforma quindi di fatto in uno strumento di corruzione borghese e di indebolimento degli operai. L'esperienza di tutti i paesi dimostra che prestando fede ai riformisti gli operai hanno sempre finito con l'essere gabbati”

“La società capitalista ci offre nella Repubblica una democrazia più o meno completa ma sempre limitata nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico.
Essa rimarrà sempre per la minoranza, per gli sfruttatori e per i ricchi contro la maggioranza dei salariati, soffocati dal bisogno e dalla miseria.
Così ché la maggioranza dunque è di fatto impedita alla reale partecipazione attiva, alla vita politica e sociale.

Democrazia per un’infima minoranza di ricchi, questa è la democrazia nelle società capitaliste !”

“In Italia c'è un rivoluzionario solo: Gabriele d'Annunzio”
 
(Vladimir Lenin)

"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia"

(Mahatma Morya, Maestro dell'Himalaya, dalla lettera consegnata a Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica)

 
QUANDO C'È LO STATO NON C'È LA LIBERTÀ.
CI SARÀ LIBERTÀ QUANDO SCOMPARIRÀ LO STATO (LENIN)

"Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono piú classi (non v'è cioè piú distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti coi mezzi sociali di produzione), soltanto allora «lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà». Soltanto allora diventa possibile e si attua una democrazia realmente completa, realmente senza alcuna eccezione. Soltanto allora la democrazia comincia a estinguersi, per la semplice ragione che, liberati dalla schiavitù capitalistica, dagli innumerevoli orrori, barbarie, assurdità, ignominie dello sfruttamento capitalistico, gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale, da tutti conosciute da secoli, ripetute da millenni in tutti i comandamenti, a osservarle senza violenza, senza costrizione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.
L'espressione: «lo Stato si estingue» è molto felice in quanto esprime al tempo stesso la gradualità del processo e la sua spontaneità. Soltanto l'abitudine può esercitare, ed eserciterà certamente, una tale azione, poiché noi osserviamo attorno a noi milioni di volte con quale facilità gli uomini si abituano a osservare le regole per loro indispensabili della convivenza sociale, quando non vi è sfruttamento e quando nulla provoca l'indignazione, la protesta, la rivolta e rende necessaria la repressione.
La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza, accanto alla repressione necessaria della minoranza, degli sfruttatori. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa: e quanto piú sarà completa, tanto piú presto diventerà superflua e si estinguerà da sé."

(Vladimir Lenin, da "Stato e Rivoluzione")
 
La cantante rock, modella, scrittrice e poetessa russa Natalia Medvedeva, già ex moglie dello scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, dedicò il brano che segue - inedito in Italia - all'eroe della Rivoluzione bolscevica Vladimir Lenin, nel 1994, ripercorrendone le gesta.  
2015. Il trio musicale russo "Silenzium" suona "La lotta continua ancora", dedicata a Lenin 
 

venerdì 21 aprile 2023

Sudafrica. Muore Chris Matlhako, leader comunista panafricano e internazionalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Chris Matlhako, Segretario per le Relazioni Internazionali del Partito Comunista Sudafricano, è deceduto giovedì 20 aprile scorso, all'età di 59 anni.

A comunicarlo il Partito Comunista Sudafricano (SACP) e numerose organizzazioni comuniste e socialiste nel mondo, che hanno espresso il loro cordoglio per la prematura scomparsa di Matlhako.

Chris Matlhako, componente del Comitato Centrale del SACP dal luglio 2022, fu Secondo Vice Segretario Generale del SACP; membro dell'African National Congress; attivista panafricano, internazionalista e antimperialista; leader della South African Peace Initiative (SAPI) e Segretario Generale della Società degli Amici di Cuba – Sud Africa (FOCUS-SA).

I suoi compagni di partito lo ricordano come attivista, sin da giovanissimo, del movimento studentesco per combattere il sistema razzista dell'apartheid in Sudafrica.

Fine studioso e intellettuale, scrisse numerosi articoli e pubblicazioni riguardanti la rivoluzione e la causa socialista e una raccolta dei suoi articoli è stata resa disponibile sulla rivista “Thinking Che”.

Sostenitore delle strette relazioni Cina-Africa, ha fatto parte del gruppo consultivo dell'associazione Friends of Socialist China, che ha voluto ricordarlo sul suo sito web, ricordando come egli, celebrando - nel 2021 – il concomitante centenario del Partito Comunista Sudafricano e del Partito Comunista Cinese, ha fatto presente come entrambi i partiti “a modo loro hanno contribuito enormemente alla teorizzazione e all'ulteriore elaborazione della teoria socialista”.

Luca Bagatin

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giovedì 20 aprile 2023

Roger Waters sfida il Consiglio Comunale di Francoforte in nome della libertà di parola e dei diritti umani. Articolo di Luca Bagatin

 

Roger Waters, musicista e attivista per i diritti umani e civili di fama internazionale, accusato ingiustamente di antisemitismo dal Consiglio Comunale di Francoforte, ha annunciato che – nonostante gli amministratori della città abbiano annullato il suo concerto previsto per il 28 maggio prossimo – sarà comunque presente in quella data.

E lo ha fatto con un messaggio sui suoi canali social, pubblicando la foto della tomba di Sophie Scholl (1921 – 1943), attivista antinazista di ispirazione cristiana, che fu gigliottinata a Monaco di Baviera il 22 febbraio 1943 – assieme ad altri suoi tre compagni - per aver distribuito volantini contro la guerra e a sostegno della Resistenza antinazista.

Nel suo messaggio Roger Waters scrive: “Aggiornamento sullo show di Roger Waters a Francoforte. Il Consiglio Comunale di Francoforte era obbligato per legge a rispondere all'ingiunzione provvisoria di Roger Waters entro la mezzanotte del 14 aprile. Lo ha fatto? Nessuno lo sa? Possiamo solo tirare a indovinare cosa sta succedendo a Francoforte? Giocano con il tempo? Chi lo sa? Non che importi molto. Noi comunque verremo. Perché i diritti umani contano! Perchè la libertà di parola è importante! Sì! Consiglio Comunale di Francoforte. Ricordiamo la notte dei cristalli. Come Sophie Scholl i nostri padri sono rimasti in piedi con quei tremila ebrei, oggi noi stiamo con i palestinesi! Noi stiamo arrivando a Francoforte il 28 maggio. Con Amore, Roger.”

Ancora una volta, Roger Waters, da una lezione d'amore e libertà a tutto il mondo liberal-capitalista, ovvero a tutte le destre autoritarie e a tutte le pseudo sinistre europee guerrafondaie e razziste camuffate.

In nome della libertà di parola. Della pace. Dei diritti anche di coloro i quali, come diceva Pier Paolo Pasolini, non sanno di avere diritti.

Luca Bagatin

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giovedì 13 aprile 2023

Il Presidente brasiliano Lula in Cina per rafforzare la cooperazione e promuovere la pace. Articolo di Luca Bagatin

  

Il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è in visita in Cina e conta di rafforzare i rapporti economici con quest'ultima.

Entrambi i Paesi, peraltro, sono componenti del gruppo dei BRICS, assieme a Russia, India e Sudafrica.

Il Brasile è il maggior esportatore in Cina di prodotti quali soia, carne bovina, ferro, pollame, canna da zucchero, cotone e petrolio e - in questi giorni - i due Paesi dovrebbero firmare almeno venti accordi bilaterali.

Lula parteciperà, inoltre, all'insediamento di Dilma Rousseff, ex Presidentessa socialista del Brasile, la quale assumerà la guida della Nuova Banca di Sviluppo, istituita dai BRICS nel 2014 quale alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

L'obiettivo che lo stesso Lula si è posto è quello di “Liberare le economie emergenti dalla sottomissione alle istituzioni finanziarie tradizionali” e, in proposito, il Presidente brasiliano si è posto il seguente quesito: “Mi chiedo ogni notte: perché tutti i Paesi sono obbligati ad utilizzare il dollaro per gli scambi commerciali? Perché non possiamo usare le nostre valute? Perché non ci impegnamo per innovare?”.

Lula si è posto, dunque, l'obiettivo di far tornare il Brasile protagonista della geopolitica internazionale e di uscire dall'isolamento nel quale il suo predecessore di estrema destra, Bolsonaro, aveva relegato il Paese.

Relativamente al conflitto russo-ucraino, anche Lula, come il Presidente cinese Xi Jinping ritiene necessaria la mediazione. In tal senso, anche il Brasile, ha evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia e ha suggerito a Kiev di rinunciare a rivendicare la Crimea, già annessa alla Russia nel 2014.

Il ruolo del Brasile socialista di Lula, come quello della Cina, è dunque volto alla ricerca del dialogo, della pace, della stabilità e della cooperazione internazionale.

Luca Bagatin

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martedì 11 aprile 2023

Silvio Berlusconi: leader alternativo alla pseudo-sinistra e critico verso la destra. Articolo di Luca Bagatin

Lo stato di salute di Berlusconi è in costante miglioramento e me ne rallegro.

Berlusconi è e rimane un protagonista della scena politica mondiale e per varie ragioni, che vanno elencate e sottolineate anche da chi, come me, non ha mai votato il suo schieramento politico, ma non ha nemmeno mai votato la pseudo-sinistra che gli si contrappone.

Quando Silvio Berlusconi, annunciò, quel 26 gennaio 1994, la sua cosiddetta “discesa in campo”, mettendo in piedi un nuovo partito di centro – Forza Italia – in pochi avrebbero probabilmente scommesso che avrebbe messo i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l'Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.

Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.

E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l'onda anti-democratica contro il Pentapartito.

Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.

Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l'ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.

Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull'abolizione dell'ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.

In realtà, il suo “anticomunismo” fu più di facciata che di sostanza.

Un “anticomunismo” che suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all'atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un'Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.

Ricordo che in un'intervista, Berlusconi, si definì un “liberale di sinistra”. E molto probabilmente lo era.

E questi aspetti furono compresi da quegli intellettuali marxisti come Lucio Colletti, già partigiano antifascista del Partito d'Azione e successivamente comunista revisionista, socialista autogestionario e, infine, deputato di Forza Italia dal 1996 al 2001.

Berlusconi, in sostanza, riuscendoci o meno sino in fondo, tentò di ricostituire una sorta di nuovo centro-sinistra, aperto alla destra perché opposta a una pseudo-sinistra radical-chic e in dialogo con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi e con il Partito Repubblicano Italiano, ovvero con quella parte di sinistra che non si era piegata al PDS-DS.

Silvio Berlusconi, inoltre, investì politicamente molto nelle relazioni internazionali. Forse più che in politica interna.

Questo lo portò ad avere ottimi rapporti personali con tutti i grandi leader del mondo. A dialogare amichevolmente con Hugo Chavez e Mu'Ammar Gheddafi e a mettere pace fra Bush e Putin.

Come peraltro ricorda Fabrizio Cicchitto nel suo “Storia di Forza Italia” (edito da Rubettino), Berlusconi, pur non riuscendoci, tentò persino di convincere Bush a evitare il suo secondo intervento in Iraq, dimostrandosi uomo di dialogo e di pace, come peraltro lo furono i Ministri degli Esteri della cosiddetta Prima Repubblica, come Andreotti e il già citato De Michelis, che ebbi l'onore di conoscere personalmente.

Tutto ciò non poteva che spiacere tanto ad alcuni suoi alleati quanto ai poteri forti di USA e UE, che faranno in ogni modo pressione affinché egli mollasse il colpo, agitando lo spauracchio dello “spread”, sino ad allora mai agitato da nessuno.

Con il governo Monti, del 2011, infatti, Berlusconi inizierà pian piano il suo declino.

Complice l'avanzare dell'età, l'uso politico della giustizia nei suoi confronti – mai mancato sin dalla sua discesa in campo - e anche il fatto che le sue promesse di governo non saranno sempre attuate nei fatti, negli ultimi anni Berlusconi finì un po' ai margini della politica.

Ma rimase sempre lucido e l'uomo di pace di un tempo, al punto di dire la verità sul conflitto russo-ucraino, comprendendo anche le ragioni dei russi in Donbass e affermando che, fosse stato per lui, a differenza della Meloni, non avrebbe incontrato Zelensky.

Egli affermò, nel febbraio 2023: "Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore".

A Berlusconi in molti devono molto o tutto della loro carriera politica. Senza di lui il partito della Meloni probabilmente sarebbe ancora ai margini e così quello di Salvini. E, vista l'inconsistenza delle proposte politiche e l'incoerenza di queste due forze, probabilmente sarebbe anche stato molto meglio.

Forse il vero problema di Berlusconi è stato proprio quello di lasciarsi prendere troppo la mano dalla destra e non prenderne abbastanza le distanze. E di fidarsi troppo di alcuni suoi sodali...che finiranno per tradirlo e per salire su altri carri politici, magari oggi più “vincenti”.

In generale penso che la storia politica di Berlusconi (al netto dei pregiudizi, che personalmente non ho mai avuto), abbia dimostrato due cose: che per essere potenti non occorre necessariamente essere ricchi; che, pur avendo avuto la maggioranza dei voti per molti anni, Berlusconi non ha mai avuto il coraggio di imporre davvero sino in fondo la sua visione delle cose.

Probabilmente temeva di fare la fine di Bettino Craxi, che fu un po' la fine di Napoleone esiliato all'Isola di Sant'Elena, sconfitto definitivamente da quella Santa Alleanza che poi sono i poteri forti di sempre, che vogliono un mantenimento di uno status quo che garantisca loro di permanere al potere.

Tornando al ragionamento precedente, vi è da dire che i veri potenti, da tempo, non sono certo i Berlusconi e quasi sempre non scendono in politica.

Pensiamo a Bill Gates, Elon Musk o Zukerberg (e tutte le società tecnologiche e delle telecomunicazioni). Sono potenti perché tutti noi abbiamo loro dato il potere di gestire non solo i nostri dati, ma anche l'intero settore delle telecomunicazioni.

Berlusconi, al loro confronto, ma anche un Trump, non contano praticamente nulla.

Così come costoro contavano ben poco quando erano al governo, a confronto con tutto l'apparato politico internazionale.

Chi conta davvero ha necessità di essere al governo per decenni – senza condizionamenti - e soprattutto deve avere il coraggio di imporre la sua visione.

A Berlusconi è mancata la prima occasione e non ha imposto la seconda.

Questi gli aspetti che, ahimè, gli andrebbero rimproverati.

Infine, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni...la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.

Silvio Berlusconi, ultimo politico di razza della sua generazione, se dovesse ritirarsi o scomparire dalla scena politica, mancherà ad ogni modo e sotto molti punti di vista.

Dovrebbe mancare in particolare a coloro i quali sono davvero di sinistra, socialisti o comunisti che siano, che da tempo hanno aperto gli occhi e compreso come il caravanserraglio PCI-PDS-DS-PD e associati (i vari Cinque Stelle, sedicenti ambientalisti, sedicenti socialisti, boniniani, calendiani, renziani...) non siano mai stati di sinistra, ma sempre dalla parte dei poteri forti eurocentrici e atlantici.

E dovrebbe mancare a tutti perché, senza di lui, si sono aperte le porte al melonismo, che è inconsistenza e incoerenza allo stato puro, mentre lo stesso Berlusconi ha più volte - e giustamente - criticato l'azione della Meloni e l'ha giudicata negativamente.

Luca Bagatin

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lunedì 3 aprile 2023

Dopo Lazio e Lombardia, anche in Friuli (stra)vince il Partito del Non Voto. Articolo di Luca Bagatin

E anche in Friuli Venezia Giulia, come alle regionali di Lazio e Lombardia di pochissimo tempo fa, a vincere sono gli astenuti, superando il 50% dei non-voti (esattamente i votanti sono stati il 45%).

Del resto, anche alle recenti regionali friulane del 2013 e del 2018, l'astensione o superava il 50%, oppure poco ci mancava, aprendo la strada a un fenomeno sempre più diffuso anche nel resto d'Italia.

E giustamente diremmo.

Perché?

Beh, dai, con i tagli alla sanità, l'aumento delle spese militari per compiacere gli USA, l'incoerenza totale di cosiddetti centrodestra e centrosinistra...ci sembra il minimo!

L'elettorato non è sciocco.

Okay, l'Italia non sarà come la Francia.

I francesi lottano per i loro diritti e lo hanno dimostrato da qualche secolo. E non sono ancorati tanto alle divisioni destra-sinistra, ma al senso di civiltà, democrazia e appartenenza a una nazione con la sua Storia, tradizione e cultura.

In Italia la maggioranza – purtroppo - non seguiva gli Eroi Mazzini e Garibaldi, ma stava alla finestra...per vedere chi sarebbe stato il vincitore. Qualcuno si è persino schierato con i Briganti (sic!).

Ad ogni modo non è che – nel 2023, con tutto quanto accade oggi - uno che si astiene sta necessariamente solo alla finestra, visto che alle elezioni amministrative italiane, solitamente, la partecipazione era maggiore rispetto alle politiche.

Mi ricordo i tempi in cui mi candidai anch'io alle amministrative (rigorosamente fuori da ogni schieramento e rigorosamente portando avanti idee e proposte socialiste libertarie e freakkettone): nel 1999, nel 2004, nel 2011 e nel 2013 (quando rilanciai in politica Ilona Staller Cicciolina, alle comunali di Roma).

In quegli anni la partecipazione era ben più alta e così anche un certo entusiasmo.

Ed era tutto dire, perché nemmeno ai tempi la classe politica era il massimo!

Ed è andata sempre peggio.

Al punto che, oggi, gli elettori di Lazio, Lombardia e Friuli hanno detto: “Ehy gente, sai che c'è? Che non ho più voglia di uscire di casa per andare ad apporre una croce sul partito della Meloni, della Schlein, di Conte, di Salvini, di Berlusconi, del duo Calenda&Renzi o di vattelapesca. Questi qui dicono una cosa e fanno l'opposto. E dovrei uscire di casa per apporre, ancora una volta, una croce? Ma lo sai quanto costa, oggi, andare al supermercato? Ma lo sai come funziona oggi la sanità regionale e quanto costa fare un mutuo anche grazie a Madame Lagarde? Ma dai! Siamo seri, non scherziamo!”

Per cui okay, ci sarà anche chi dirà che Tizio ha stravinto con il 60 o 70 percento di voti, ma sarà sempre un 60 o 70 percento del 45% di quelli che hanno votato! Per cui governerà con una fottuta minoranza di voti (un terzo dell'elettorato, se ho fatto bene i conti).

Diciamolo, perché è così.

Il vero problema non è il sacrosanto diritto al non-voto, che è comunque un'espressione democratica. Ma la mancata rappresentanza di quegli oltre 50% di cittadini che non si sente né vuole essere rappresentata da questa classe politica.

Diamo loro rappresentanza!

Il sottoscritto, anni fa, proponeva l'attribuzione di seggi – in proporzione – ai non votanti. Facendo occupare tali seggi a cittadini non-votanti estratti a sorte. E' un'idea.

E' un'idea anche per responsabilizzare – direttamente – i cittadini.

Come un'idea è quella che lanciò qualche tempo fa l'amico scrittore e ingegnere meccanico Riccardo Merendi, ovvero attribuire seggi vuoti in proporzione ai non-voti.

Del resto anche in caso di referendum, se il quorum non è raggiunto, la consultazione è dichiarata nulla.

Ora, non si tratta di dichiarare nulle le elezioni, ma di dare adeguata rappresentanza democratica a chi fa scelte diverse rispetto alla classe politica che non rappresenta ormai altro che una minoranza.

La democrazia è questa. E' dare rappresentanza a tutti. E' dare voce a tutti.

Non ci vuole un fottuto genio a capirlo.

E, del resto, dopo la tremenda pandemia, si sono fatte scelte opposte rispetto a quelle che andavano fatte.

Si è proseguito con misure di austerità; di tagli alla spesa sanitaria; di aumento alla spesa militare, incentivando sanzioni e controversie internazionali, anziché favorire pace, dialogo e commercio fra tutti; politiche fottute di aumento dell'età pensionabile (con la benedizione di Elon Musk che evidentemente ritiene che lavorare renda liberi e non schiavi del sistema economico di cui egli stesso è parte e promoter in pole position); di aumento dei tassi d'interesse, anziché nazionalizzare i settori chiave dell'economia: bancario, energetico, delle telecomunicazioni.

E nazionalizzare tali settori aprendoli alla compartecipazione diretta dei cittadini-utenti, come sarebbe giusto e democratico fare!

Figuriamoci!

Parole al vento!

Lo so, ne sono consapevole.

E poi magari c'è chi si stupisce se la pseudo-socialdemocratica Fidanzatina d'Europa Sanna Marin perde consensi e arriva terza alle parlamentarie finlandesi! Ma dai!

Se attui politiche di austerity, ma aumenti le spese militari; se dialoghi con Erdogan e ti dimentichi dei diritti dei curdi; se innalzi muri anti-migranti russi...allora apri le porte alla destra, perché stai attuando tu stessa politiche ancora più a destra!

Mi ricorda molto i Massimo D'Alema, i Blair e i Clinton dei vecchi tempi, quando bombardarono la Jugoslavia e lasciarono parlare le bombe. Senza fare nulla per i diritti sociali, in barba al loro pseudo-socialdemocraticismo.

Perché, diciamolo, il socialismo, in Europa, è morto nel 1992-1993.

E nessuno ha detto niente. Anzi. Tutti si sono lasciati turlupinare dal sedicente “nuovo che avanza”.

Sono lontani anni luce i tempi dei Bettino Craxi e di Gianni De Michelis (che ebbi l'onore di conoscere). Tempi in cui diritti sociali e diplomazia internazionale andavano di pari passo.

Non sarà stato il bengodi, ma era già molto, se pensiamo che i governi di cui facevano parte erano spesso preda del fuoco incrociato della DC, del PCI, del PRI e del PLI.

Ma sappiamo anche com'è finita e perché.

Perché al Potere, il socialismo autentico al governo, non faceva comodo. E faceva comodo sostituire una classe politica con un'altra che si fingeva “anti-sistema”.

Poi le abbiamo viste e le stiamo vedendo al governo... le pseudo sinistre e le pseudo destre italiane e dell'UE in salsa liberal-antidemocratica.

Ormai in crisi di consenso ovunque.

Dovrei dare una conclusione a questo articolo, ma la verità è che non ho nessuna conclusione da scrivere.

Scrivetela voi la conclusione.

Luca Bagatin

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