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mercoledì 3 giugno 2026

Elezioni Perù. Roger Waters dalla parte della sinistra di Roberto Sanchez, contro l'estrema destra della Fujimori. Articolo di Luca Bagatin

 

Alcuni giorni fa il compositore e cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per le sue posizioni socialiste libertarie e per la difesa dei diritti umani, nei suoi canali social ha invitato a votare, al secondo turno delle elezioni presidenziali del Perù, che si terranno il prossimo 7 giugno, per il candidato Roberto Sanchez, sostenuto dalla coalizione socialista democratica e indigenista Insieme per il Perù.

Sanchez, lo scorso 12 aprile, ha ottenuto il 12%, posizionandosi al secondo posto, dietro alla figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori, Keiko Fujimori, la quale, sostenuta dalla coalizione di estrema destra liberista, Forza Popolare, ha riportato il 17%.

Roger Waters ha dichiarato: “In Perù si sta combattendo una vera battaglia in questo momento. Ci sono due candidati. Una è Fujimori. È la figlia di uno strano fascista che dovrebbe essere completamente squalificata semplicemente per essere un fascista. E l'altro è un uomo di nome Roberto Sánchez, per il quale dovreste andare a votare”.

Waters denunciò, già a suo tempo, la defenestrazione e incarcerazione dell'ex Presidente Pedro Castillo, nel 2022, il quale, eletto democraticamente dalla coalizione socialista Perù Libero, nel 2021, subì un impeachment dopo aver attuato riforme in favore delle classi popolari e della comunità indigena.

Roger Waters ha sottolineato come la prima azione di Roberto Sanchez sarà quella di ordinare la scarcerazione dell'ex Presidente peruviano e ha messo in guardia relativamente alla possibile vittoria della Fujimori, che potrebbe far perdere al Paese ulteriore sovranità e aggraverebbe il saccheggio delle sue risorse nazionali.

Roger Waters ha sottolineato come occorra che, anche in Perù, venga posto fine al “dominio globale degli USA”, che mira a instaurare il regime del capitalismo neoliberale delle grandi multinazionali.

Mentre la Fujimori promuove la costruzione di nuovi carceri di massima sicurezza e il ritiro parziale del paese dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani, Roberto Sanchez, psicologo, cristiano sociale proveniente dal Partito Umanista Peruviano e ex Ministro del Commercio Estero del Presidente Castillo, propone di redigere una nuova Costituzione, dichiarare la plurinazionalità del Perù e recuperare la sovranità sulle risorse strategiche del Paese.

Luca Bagatin

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giovedì 26 marzo 2026

Seconda udienza per il Presidente Maduro e sua moglie. Migliaia di manifestanti chiedono la loro liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 marzo inizierà, a New York, la seconda udienza per il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e per sua moglie, Cilia Flores, rapiti, nella loro casa, lo scorso 3 gennaio – attraverso un'azione militare condotta in territorio venezuelano - da parte di un commando inviato dal regime degli Stati Uniti d'America, che li ha accusati, senza alcuna prova e violando il diritto internazionale, di narcotraffico.

Da 83 giorni, i coniugi Maduro, sono pertanto illegalmente detenuti negli USA.

Il Presidente Maduro si è dichiarato, nella prima udienza del 5 gennaio scorso, “prigioniero di guerra”, respingendo ogni accusa contro di lui.

Il Presidente, rapito nella sua casa, a Caracas, ha ribadito come l'azione militare statunitense abbia violato sia la sua immunità presidenziale che la sovranità del suo Paese.

Anche la first lady, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole, richiedendo anche una visita consolare per sé e per il marito.

Il Presidente Maduro, peraltro, aveva spiegato come durante l'udienza non fosse stato messo a conoscenza delle accuse a suo carico.

Migliaia di venezuelani si sono riuniti per una funzione religiosa, il 25 marzo, difronte al Palazzo di Giustizia a Caracas, per pregare e manifestare la richiesta di liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie.

Numerosi i manifestanti anche nella mattinata del 26 marzo, difronte al Tribunale federale del Distretto Meridionale di Manhattan, a New York, per esprimere il loro sostegno alla coppia presidenziale.

Fra i primi a manifestare il suo sostegno al Presidente Maduro e a sua moglie, fin dal loro rapimento, il cantautore britannico Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters, da sempre al fianco della Rivoluzione socialista bolivariana e che si oppone anche all'attacco illegale contro l'Iran, aveva definito il regime USA composto da “sciocchi bambini in un cortile di scuola”.

Nel frattempo, al Presidente Maduro e alla moglie, continuano ad essere negati i finanziamenti per l'assistenza legale, che dovrebbero arrivare dal governo del Venezuela, attualmente presieduto dalla Presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, la quale ha più volte richiesto la liberazione del Presidente costituzionalmente eletto Maduro e di sua moglie Cilia.

Il Presidente Maduro e la first lady sono difesi dall'avvocato Barry J. Pollack, già difensore del giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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lunedì 5 gennaio 2026

Trump, dopo l'aggressione al Venezuela, minaccia Colombia, Messico, Cuba e Danimarca. I Presidenti di questi Paesi (tutti socialisti) gli rispondono per le rime. Articolo di Luca Bagatin

 

Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.

Il Presidente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social: “Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar, rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.

Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.

La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.

La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.

Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.

La Premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su Facebook che Devo dirlo molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno, abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita”.

Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.

Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.

Luca Bagatin

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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

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sabato 18 gennaio 2025

José "Pepe" Mujica, il Presidente socialista dell'Amore e della Libertà. Articolo di Luca Bagatin


Fu in assoluto il miglior leader politico al mondo e lo possiamo dire senza esagerazioni.

José “Pepe” Mujica, 89 anni, un grande socialista. Il più grande di tutti.

Ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nella decadente, liberal capitalista e irresponsabile Europa, utopistici.

Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. 

Tutte riforme che nell'Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

I risultati della sua ottima amministrazione, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi.

In Uruguay l'indice di disoccupazione scese al 6%; i salari aumentarono; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%. 

Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.

Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.

Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che dall'interesse per la biologia e per l'agricoltura.

Nell'Uruguay militarista autoritario degli Anni '60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica e i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica. 

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri. 

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica.

Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik e alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica fu dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne uscì vincitore con il 52% dei consensi. 

A proposito delle sconsiderate e fallimentari politiche dell'UE, “Pepe” Mujica affermò: “La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Il Presidente Mujica affascinò anche il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli dedicò un film documentario dal titolo “Pepe Mujica - Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018. 

Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.

Mujica racconta che l'esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.

Nel novembre 2023, José “Pepe” Mujica incontrò un altro grande socialista, ovvero il musicista e attivista britannico Roger Waters, già co-fondatore dei Pink Floyd. Entrambi si sono sempre stimati reciprocamente e hanno sempre condiviso i comuni ideali di lotta contro ogni forma di autoritarismo, sostenendo sempre politiche umanitarie e anticapitaliste.

In UE, che ha sostanzialmente messo al bando il socialismo dal 1993 in poi, distruggendolo dall'interno e dall'esterno, si fa spesso fatica a comprendere come siano potuti esistere leader come “Pepe” Mujica.

Leader che dovrebbero farci riflettere sulla direzione che in mondo dovrebbe intraprendere, nel solco del Socialismo originario, sia esso latinoamericano, panafricano, panarabo laico, asiatico.

In Uruguay le prospettive di José “Pepe” Mujica, ad ogni modo, continueranno, anche grazie al neo-eletto Yamandù Orsi, anch'egli socialista del Frente Amplio e che, come primo atto da Presidente, nel novembre scorso, rese omaggio a Mujica, alla sua vita, alla sua Storia.

Che è la Storia di chi ha sempre lottato dalla parte giusta.

Luca Bagatin

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lunedì 12 febbraio 2024

Ghali rompe gli schemi mediatici e viene criticato. Articolo di Luca Bagatin

 

C'è voluto un giovane rapper, Ghali, per rompere gli schemi di un Festival, come sempre, noioso e piatto.

Ghali – artista che nella mia ignoranza nell'ambito della musica moderna, non conoscevo - ha usato il mezzo televisivo, come faceva nei cari vecchi tempi Adriano Celentano. Per lanciare un messaggio sociale, politico, di pace e nonviolenza.

Ha fatto ciò che auspicavo in un mio recentissimo articolo (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/02/il-web-e-la-comunicazione-televisiva-e.html). Usare il mezzo di comunicazione di massa e non esserne usati. Non esserne manipolati. Discostarsi dal caravanserraglio pubblicitario-commerciale-mediatico al servizio del Potere.

Il carrozzone Rai, ovviamente, si dissocia da tale messaggio. Il carrozzone Rai, che andava privatizzato decenni anni fa – magari, ancor meglio, dato in gestione direttamente a chi ci lavora, ovvero agli artisti, ai tecnici, agli autori, ai registi... – si dissocia, perché il Festival lo vuole per com'è: un evento mediatico-commerciale triste e noioso (“La noia”, ottimo brano di Angelina Mango, descrive benissimo, nel titolo, ciò che rappresenta il Festival di Sanremo, così come tutti i programmi pre-confezionati a iniziare dai talk show e dai tg, che non offrono alcuna formazione, ma vuota informazione ad uso e consumo del caravanserraglio mediatico).

Ghali, facendo parlare il suo simpatico alieno, ha detto semplicemente ciò che da mesi dice il Presidente socialista del Brasile Lula. Ciò che ha ribadito anche il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro, quello del Messico Obrador, ciò che afferma la Repubblica Popolare Cinese. Paesi che, tanto quanto la diplomazia Vaticana, si stanno adoperando per il cessate il fuoco in Medioriente.

Un messaggio di pace, contro governi sconsiderati che fanno parlare le bombe contro l'inerme popolazione civile.

Un messaggio che trasmette un'artista. Così come ha sempre fatto l'artista e musicista britannico Roger Waters. Come hanno fatto moltissimi artisti, nella Storia. Un nome fra tutti: John Lennon.

Usare l'arte e la propria popolarità per lanciare messaggi sociali. Non ideologici, ma pragmatici, civili, democratici.

Che è ciò che manca da tempo in una UE preda di una sorta di assurdo maccartismo mediatico, che uccide il libero pensiero e, dunque, la democrazia e l'arte.

Negli Anni '70, '80 e persino '90, usare i media per far passare messaggi sociali, era spesso la regola. Lo faceva persino, a modo suo, il grande Cavallo Pazzo Mario Appignani (la cui storia merita di essere ricordata, così come ho voluto fare in diversi articoli).

Poi tutto si è ammorbato.

Viviamo in tempi oscuri, cupi e tristi. In cui l'ideologia fondamentalista (di ogni colore); l'abbassamento del livello culturale, intellettuale e politico; la tecnologia, hanno soppiantato il dialogo, il confronto, l'elevazione intellettuale, l'approfondimento, la ricerca sui libri (e non attraverso strumenti meccanici).

Viviamo in tempi orrendi e irresponsabili, in cui si investe in armi, ma non in sanità (sempre più allo sbando, ed è gravissimo!), ricerca, formazione.

Questo dovrebbe scandalizzare e far rabbrividire.

Ma nessuno farà nulla, purtroppo. Soprattutto ai piani alti. A parte criticare un giovane rapper.

Luca Bagatin

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mercoledì 22 novembre 2023

Roger Waters e José "Pepe" Mujica si incontrano. Due fari di luce in un mondo, quello Occidentale, oscurato dalla guerra e dalla follia. Articolo di Luca Bagatin

Mentre UE e USA sono tristemente impegnati a soffiare sul fuoco delle guerre - in Ucraina come in Medio Oriente – e sono ben lontani dallo scegliere la strada del negoziato e del cessate il fuoco, dei colossi dell'Amore e della Libertà mondiale come l'ex Presidente dell'Uruguay José Pepe Mujica, sua moglie Lucia e il musicista britannico Roger Waters, si sono incontrati, sabato 18 novembre scorso, nella cittadina uruguaiana di Maldonado.

Mujica, oggi 88enne, ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, leader socialista del Movimento di Partecipazione Popolare all'interno della coalizione di sinistra del Frente Amplio, durante il suo mandato si ridusse drasticamente lo stipendio; promosse l'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; legalizzò la marjiuana; triplicò gli investimenti nella scuola e nell'educazione; legalizzò il matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

Risultato del suo mandato fu una riduzione dell'indice di disoccupazione al 6%; un aumento dei salari; un PIL cresciuto del 6% e una riduzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
Insomma, l'esatto opposto di quanto accade da moltissimi anni in UE, guidata dalle irresponsabili Von Der Layen, Lagarde e dai vari leader subalterni e guerrafondai: Meloni, Scholz, Macron, Sanna Marin, Duda e compagnia triste.

Roger Waters, 80enne, già co-fondatore dei Pink Floyd e sempre in prima linea per i diritti umani e civili, dalla parte dei popoli oppressi, contro ogni nazifascismo, ogni guerra, contro un Occidente liberal anti-democratico che preferisce far parlare le bombe, piuttosto che le parole.

Roger Waters è giunto in Uruguay per il suo tour - venerdì scorso - e ha voluto incontrare Mujica e sua moglie, Lucia Topolansky (anche lei, come Mujica, ex combattente Tupamaros contro la dittatura in Uruguay negli Anni '60 e '70), spinto dalla reciproca ammirazione e affetto.

Roger Waters, infatti, ha sempre sostenuto la politica umanitaria, sociale e socialista di Mujica e, da parte sua, Mujica, ha sempre riconosciuto la militanza e attivismo di Waters in tutto il mondo.

Non c’è limite territoriale o linguistico che impedisca la possibilità di condividere un momento insieme”, ha affermato Roger Waters, entusiasta dell'incontro.

Mujica, nei giorni scorsi, si era peraltro scagliato contro il nuovo Presidente eletto in Argentina, il liberal-capitalista e complottista, Javier Milei, mettendo in guardia gli argentini dal rischio del ritorno di una dittatura e invitando loro a prendersi cura della democrazia.

Roger Waters e José “Pepe” Mujica sono, saranno e rimarranno sempre degli ottimi esempi della loro generazione. Forse l'ultima generazione ad avere un po' di sale nella zucca e ad avere a cuore il destino di un mondo, quello Occidentale e liberal-capitalista, sempre più preda della sconsideratezza dei propri politici (che si dicono “democratici”, senza esserlo nemmeno un po'), fatto di mostruosità, violenza, guerra e nuovi genocidi.

Luca Bagatin

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mercoledì 6 settembre 2023

Buon 80esimo compleanno Roger Waters, musicista e attivista socialista sempre dalla parte giusta della Storia


 "Voglio essere nella trincea della vita. Io non voglio essere al quartier generale, io non voglio essere seduto in un albergo da qualche parte a guardare il mondo che cambia, voglio cambiarlo io. Voglio essere impegnato. Probabilmente, in un modo che mio padre forse approverebbe"

 (Roger Waters) 

giovedì 20 aprile 2023

Roger Waters sfida il Consiglio Comunale di Francoforte in nome della libertà di parola e dei diritti umani. Articolo di Luca Bagatin

 

Roger Waters, musicista e attivista per i diritti umani e civili di fama internazionale, accusato ingiustamente di antisemitismo dal Consiglio Comunale di Francoforte, ha annunciato che – nonostante gli amministratori della città abbiano annullato il suo concerto previsto per il 28 maggio prossimo – sarà comunque presente in quella data.

E lo ha fatto con un messaggio sui suoi canali social, pubblicando la foto della tomba di Sophie Scholl (1921 – 1943), attivista antinazista di ispirazione cristiana, che fu gigliottinata a Monaco di Baviera il 22 febbraio 1943 – assieme ad altri suoi tre compagni - per aver distribuito volantini contro la guerra e a sostegno della Resistenza antinazista.

Nel suo messaggio Roger Waters scrive: “Aggiornamento sullo show di Roger Waters a Francoforte. Il Consiglio Comunale di Francoforte era obbligato per legge a rispondere all'ingiunzione provvisoria di Roger Waters entro la mezzanotte del 14 aprile. Lo ha fatto? Nessuno lo sa? Possiamo solo tirare a indovinare cosa sta succedendo a Francoforte? Giocano con il tempo? Chi lo sa? Non che importi molto. Noi comunque verremo. Perché i diritti umani contano! Perchè la libertà di parola è importante! Sì! Consiglio Comunale di Francoforte. Ricordiamo la notte dei cristalli. Come Sophie Scholl i nostri padri sono rimasti in piedi con quei tremila ebrei, oggi noi stiamo con i palestinesi! Noi stiamo arrivando a Francoforte il 28 maggio. Con Amore, Roger.”

Ancora una volta, Roger Waters, da una lezione d'amore e libertà a tutto il mondo liberal-capitalista, ovvero a tutte le destre autoritarie e a tutte le pseudo sinistre europee guerrafondaie e razziste camuffate.

In nome della libertà di parola. Della pace. Dei diritti anche di coloro i quali, come diceva Pier Paolo Pasolini, non sanno di avere diritti.

Luca Bagatin

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martedì 9 agosto 2022

Siamo stanchi che la Storia si ripeta. Ma, almeno, quanche voce critica (ancora) c'è. Articolo di Luca Bagatin

Mentre in Italia si trascina una campagna elettorale estiva come non se ne erano mai viste (anche perché si svolge in estate e nella più calda estate mai vista!), ove da una parte si sbandierano e scodellano promesse e dall'altra si cercano di allargare i campi a più non posso e - entrambi gli schieramenti - misurano chi ce l'ha più lungo...l'atlantismo, nel resto del mondo si parla e si discute di cose serie.

E c'è chi ha un minimo di sale nella zucca e dice cose ragionevoli.

Nel resto del mondo, almeno, si sta comprendendo che viviamo in un clima (rovente in tutti i sensi!) nel quale – da un momento all'altro – oltre a una nuova pandemia e a una crisi alimentare e economica, può scoppiare anche una guerra nucleare.

Il primo a raccontarla giusta è il socialista Jean-Luc Mélenchon, leader dell'opposizione al governo di destra di Macron.

Sulla questione Taiwan dichiara infatti “provocatoria” la visita della speaker della Camera dei Rappresentanti USA Nancy Pelosi nell'isola cinese. E fa presente che “I cinesi risolveranno il problema fra loro. Non vi è altra via d’uscita possibile”.

Riferendosi alle tappe successive della Pelosi ha sottolineato, peraltro, “l’accoglienza estremamente fredda che la stessa speaker statunitense ha poi ricevuto a Tokyo e Seoul”.

E, Mélenchon, ha ricordato la linea della Francia sulla questione: “Io ho solo ripetuto la dottrina costante del nostro Paese riguardo alla Cina dal 1965. C’è una sola Cina. Facendo presente che, tale dottrina, è “regolata anche dagli accordi internazionali accettati dal nostro Paese e dai membri dell’Onu”, e che “Cina e USA si impegnano a rispettare reciprocamente”.

Sulla questione era intervenuto anche Tom Friedman del New York Times, scrivendo, di recente – relativamente al viaggio della Pelosi – che “Non ne verrà fuori nulla di buono”, sottolineando che persino l'amministrazione Biden si era opposta al viaggio. “Dubito seriamente che l'attuale leadership di Taiwan, nel profondo del suo cuore, voglia questa visita di Pelosi ora”, aveva scritto Friedman.

Di recente è intervenuto, in merito, il grande artista, difensore dei diritti civili e umani, nonché socialista libertario Roger Waters. Il quale ha affermato che Pechino “ha diritto a rivendicare la sovranità su Taiwan perché è parte della Cina”.

Inoltre, il buon Roger, non le ha mandate a dire a probabilmente il più imbarazzante Presidente degli USA dai tempi di Richard Nixon, ovvero sulla sua politica estera: “Beh, tanto per cominciare sta alimentando il fuoco in Ucraina. È un crimine enorme. Perché gli Stati Uniti d’America non incoraggiano Volodymyr Zelensky a negoziare, evitando la necessità di questa orribile, orrenda guerra?” E sulla questione ha proseguito, affermando: “Beh, per qualsiasi guerra si può dire…quando è iniziata? Bisogna guardare alla Storia e si può dire: ‘Beh, è iniziata in questo giorno’. Si può dire che è iniziata nel 2008… Questa guerra riguarda fondamentalmente l’azione e la reazione della NATO che si spinge fino al confine russo, cosa che aveva promesso di non fare quando Gorbaciov negoziò il ritiro dell’URSS dall’intera Europa orientale”.

Ora, pensatela come volete. Però io mi ricordo che, negli Anni '90, chi militava da una certa parte, manifestava contro le guerre e contro i conflitti.

Da anni non vedo più niente di tutto ciò.

Ai tempi, chi vi scrive, stava nel partito dei Verdi. Mantenevo la mia indipendenza ideale (non sono mai stato organico a nulla), ma ai tempi eravamo contro la guerra e contro ogni bomba. Per un sistema sociale e economico completamente diverso. Socialista e democratico. Ma non solo a parole.

Dal governo D'Alema in poi, la sinistra è diventata praticamente come la destra. O, forse, lo era anche prima, con Prodi.

A dire “No alle bombe” e a parlare di ricerca di negoziati (al posto delle bombe, appunto!) c'era Bettino Craxi, da Hammamet. E io mi ricordo la prima pagina del nuovo “L'Avanti”, del 18 dicembre 1998 (che conservo ancora e ne riporto qui la foto), che recava appunto quel titolo. Erano i tempi dei bombardamenti USA in Iraq.

La Storia si ripete.

Ma, francamente, siamo stanchi di vedere e di scrivere che la Storia si ripete. Dai tempi di Hiroshima e Nagasaki, da quelli del Vietnam e di tutti i fottuti conflitti che hanno reso questo mondo un posto ancor più merdoso per vivere.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 marzo 2022

Dissidenti di sinistra arrestati in Ucraina. Esattamente come in Russia. Articolo di Luca Bagatin

Il giornalista indipendente ucraino, residente in Cile, Oleg Yasinsky, ha scritto un articolo apparso su Pressenza.com il 21 marzo scorso (https://www.pressenza.com/it/2022/03/caccia-alle-streghe-in-ucraina-contro-giornalisti-attivisti-e-politici-di-sinistra).

Nell'articolo viene segnalato l'arresto del giornalista ucraino Yuriy Tkachev, caporedattore della rivista online “Timer Odessa.net”, da parte degli agenti del Servizio di Sicurezza (SBU) del suo Paese.

Nell'articolo, Yasinsky, spiega come Tkachev, sia sempre “stato molto critico nei confronti del precedente e anche dell’attuale governo ucraino per le sue politiche dopo le proteste della Maidan e dopo il “massacro di Odessa del 2 maggio 2014” a opera di estremisti di destra e i “cecchini della Maidan”; le indagini al riguardo sono state bloccate, rinviate per molti anni e non sono ancora concluse”.

Yasinsky denuncia – fra le altre cose - come “Dall’inizio della guerra in Ucraina, i rappresentanti della destra e del nazionalismo, tra cui diversi noti intellettuali, hanno iniziato a invocare la violenza e persino l’omicidio di coloro che sostenevano pubblicamente gli accordi di Minsk, coloro che protestavano contro la “de-comunistizzazione” (la politica ufficiale dello Stato ucraino per cancellare ogni traccia di ideologia comunista nel paese) e la soluzione politica del conflitto nel Donbass. I primi obiettivi degli attacchi sono stati i gruppi di sinistra”.

Il giornalista ucraino ricorda inoltre come “Il 27 febbraio sono stati arrestati i fratelli Mikhail e Aleksandr Kononovich, leader della Gioventù Comunista Ucraina, etnicamente bielorussi. Non si sa dove siano e di cosa siano accusati. Tutte le comunicazioni con loro sono state interrotte”.

E prosegue elencando i numerosi arresti nei confronti di attivisti di sinistra e pacifisti in Ucraina (il lungo elenco è presente nel suo articolo).

Come se non bastasse, fa presente Oleg Yasinsky, il 20 marzo scorso, il Presidente Volodymyr Zelensky ha bandito tutti i partiti politici di sinistra e di opposizione.

Violando la Costituzione, il 20 marzo il presidente Volodymyr Zelensky ha bandito tutti i partiti politici di sinistra e di opposizione, con l'accusa di “avere contatti con la Federazione Russa”. “Come se ci fosse qualcuno in Ucraina senza contatti in Russia!”, ha affermato il giornalista.

Sembra una situazione speculare a quella accaduta, da sempre, anche in Russia. Laddove il governo capitalista e autocratico di Putin ha spesso messo i bastoni fra le ruote all'opposizione di sinistra. Arrestando, peraltro diversi suoi esponenti (i deputati comunisti Nikolay Bondarenko e Yuri Yukhnevich e il leader di “Per un Nuovo Socialismo”, Nikolay Platoshkin, ad esempio) e impedendo ad alcuni partiti d'opposizione di essere presenti alle elezioni, fra cui il partito di sinistra “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (i cui attivisti vengono continuamente arrestati), il Partito Libertario e il partito di Aleksey Navalny.

Senza dimenticare il caso dell'uccisione della giornalista indipendente Anna Politkovskaya, nel 2006.

In tutto ciò, ad ogni modo, l'UE – anziché ricercare e invocare la pace fra i popoli fratelli russi e ucraini e schiararsi con loro - si schiera con uno dei due governi autocratici e fornisce addirittura armi.

E il Parlamento italiano ospita l'intervento di Zelenksy e aumenta le spese militari, in barba al dettato costituzionale che prevede che L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

In tutto ciò, in sostanza, totale mancanza di responsabilità e di senso critico.

Responsabilità e senso critico che, invece, stanno dimostrando la Cina; il Papa dei cattolici Francesco; i socialisti europei Belarra (Ministra spagnola), Corbyn e Melénchon; i deputati comunisti russi (Mikhail Metveyev, Oleg Smolin e Vyacheslav Markhaev) che immediatamente si sono opposti all'intervento militare in Ucraina; il libertarian statunitense Ron Paul; i comunisti britannici e greci e il musicista Roger Waters (che ha denunciato i “gangster capitalisti di Washington e Mosca”).

Tanto per citare solo alcuni fra coloro i quali hanno invocato la non ingerenza, il dialogo e inchiodato ogni attore alle proprie responsabilità. Gli USA per aver preteso l'allargamento ad Est della NATO; l'UE per continuare a fornire di armi all'Ucraina e la Russia per l'attacco all'Ucraina.

E tutti costoro hanno peraltro anche denunciato il sistema delle sanzioni, che danneggiano unicamente i popoli e i più deboli.

In tutto ciò, i potenti, gli autocrati, i guerrafondai e i capitalisti (di USA, UE, Ucraina e Russia), si tengono stretti i loro scranni e i grandi media proseguono la loro propaganda “con l'elmetto”.

Mentre i popoli muoiono sotto le bombe e le sanzioni e, tutti, rischiamo una guerra nucleare.

Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace”, cantavano John Lennon e Yoko Ono (assieme a Timothy Leary e a molti altri attivisti libertari dell'epoca), nel 1969.

Mai, come oggi, abbiamo bisogno dello spirito di questa canzone. Oltre che di “Imagine”.

Perché un mondo completamente diverso, non è poi così difficile da immaginare. Se solo vogliamo dare retta alla logica e alla razionalità.

Luca Bagatin

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giovedì 17 marzo 2022

Nasce un fronte socialista europeo per la pace e il disarmo. Articolo di Luca Bagatin

Pur nel silenzio dei grandi media, grazie al Segretario Generale del partito socialista spagnolo Podemos, nonché Ministra dei Diritti Sociali e dell'Agenda 2030, Ione Belarra, sta avanzando – da alcune settimane - un fronte socialista europeo per la pace e il disarmo.

Un appello colto immediatamente dall'ex leader laburista Jeremy Corbyn e dal candidato alle Presidenziali francesi – contro Macron – Jean-Luc Mélenchon, leader della coalizione socialista e comunista “La France Insoumise”.

Ione Belarra, smarcandosi dal suo stesso governo, ha infatti lanciato una campagna europea contro l'invio di armi in Ucraina, concordata nell'ambito UE.

Podemos sta infatti lavorando per promuovere un movimento per la pace, condannando l'aggressione di Putin all'Ucraina e allo stesso tempo promuovendo canali diplomatici di dialogo, rifiutando ogni invio di armi.

Si sono detti concordi, su tale tesi, sia Mélenchon che Corbyn. Il primo ha dichiarato, in un video, che “Il pianeta può essere completamente distrutto da una guerra, se la lasciamo diffondere” e che “L'invasione dell'Ucraina è responsabilità esclusiva del governo nazionalista di Vladimir Putin in Russia”. Aggiungendo che “Non c'è altro modo che la diplomazia per risolvere questo problema” - in quanto – afferma il leader socialista francese - “Nel continente europeo abbiamo già conosciuto due guerre mondiali, non ne vogliamo una terza”.

Dobbiamo raddoppiare, sostenere e accompagnare i colloqui che sono già in corso tra Russia e Ucraina”, ha affermato, peraltro, la Ministra Belarra.

L'ex leader laburista Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente del Parlamento britannico, da parte sua, ha sempre criticato sia l'allargamento NATO ad Est, che il governo capitalista autoritario di Putin e i suoi oligarchi, anche quando i governi britannici precedenti (Blair in testa), lo elogiavano.

In sintonia con tale appello, anche i comunisti britannici, che, attraverso le parole del Segretario Generale Robert Griffiths hanno dichiarato: “I comunisti britannici hanno espresso la loro solidarietà con gli attivisti per la pace in tutto il mondo, inclusa la Russia, e hanno riaffermato la loro opinione che la NATO è una forza per l'instabilità e il conflitto, piuttosto che per la sicurezza e la pace”.

E dello stesso avviso anche i comunisti greci del KKE, il cui Segretario Generale, Dimitris Koutsoumpas, ha dichiarato - fra le altre cose - che “Il KKE dedica tutte le sue forze al popolo greco e agli altri popoli per combattere il nazionalismo e le alleanze imperialiste borghesi, per rafforzare la lotta comune dei lavoratori, per liberarsi finalmente del sistema capitalista, che genera solo povertà, sfruttamento e guerra”.

Tutti aspetti, peraltro, molto in sintonia con quando aveva affermato, di recente, anche il musicista e co-fondatore dei Pink Floyd, nonché attivista socialista per i diritti civili e umani, Roger Waters.

Luca Bagatin

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giovedì 10 marzo 2022

Roger Waters (Pink Floyd) contro i "gangster capitalisti" che vogliono la guerra. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta, posizioni di buonsenso, oltre le logiche del potere politico, economico e mediatico, arrivano dal mondo dell’arte e della controcultura.

A parlare è Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters è intervenuto con un articolo pubblicato alcuni giorni fa sulla testata londinese “Brave New Europe”, che promuove da sempre il pensiero critico, rilanciando la giustizia sociale, alternativa al neoliberalismo.

Le parole di Roger Waters sono dure nei confronti dei governanti, che definisce “gangster capitalisti neoliberali”, di ogni Paese, sia Russia che Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e UE.

“La Russia è un paradiso per purosangue gangster capitalisti neoliberali; un paradiso modellato, durante il periodo della sua orribile ristrutturazione sotto Boris Eltsin (1991-1999), sugli Stati Uniti d’America”, scrive Waters e prosegue: “Non deve sorprendere che il suo leader autocratico e forse squilibrato, Vladimir Putin, non abbia più rispetto per la Carta delle Nazioni Unite e per il diritto internazionale di quanto ne abbiano avuto i recenti Presidenti degli Stati Uniti o i Primi Ministri d’Inghilterra (per esempio, ricordate George W. Bush e Tony Blair durante l’invasione dell’Iraq)

Roger Waters afferma poi che: “Vorrei che l’Assemblea Generale avesse un mandato di governo, ma purtroppo con ce l’ha e ciò significa che è ancora più in debito nei confronti di tutti noi attivisti contro la guerra che amiamo la libertà e rispettiamo la legge per stare spalla a spalla con tutti i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, indipendentemente da razza, religione o nazionalità, nel perseguire la sfuggente pace”. E sottolinea come sia importante stare dalla parte dei popoli e non da quella di chi li governa. In tal senso, infatti, afferma: “Naturalmente questo significa stare con il popolo russo e con il popolo ucraino, con il popolo palestinese, con il popolo siriano, con il popolo libanese, con i curdi, con gli afroamericani, con i messicani, con gli abitanti della foresta pluviale ecuadoriana, con i minatori sudafricani, con gli armeni, con i greci, con gli Inuit, con i Mapuche e con i miei vicini, gli Shinnecock, per citarne solo alcuni”.

Il cautautore britannico ha inoltre trovato “mostruoso sentire giornalisti bianchi occidentali (come Charlie D’Agata di CBS News) lamentarsi della situazione dei rifugiati ucraini sulla base del fatto che “ci assomigliano”, quando si rivolgono a quello che ritengono debba essere un pubblico bianco occidentale; e che il conflitto in Ucraina è eccezionale perché “questo non è l’Afghanistan o l’Iraq””.

E ha invitato tutti a evitare di soffiare sui venti di guerra, scrivendo: “In questi giorni difficili, dovremmo resistere alla tentazione di gettare benzina sul fuoco tra buoni e cattivi; dovremmo chiedere un cessate il fuoco in nome dell’umanità; dovremmo sostenere i nostri fratelli e sorelle che lottano per la pace a livello internazionale, a Mosca e Santiago e Parigi e San Paolo e New York, perché siamo ovunque; e smettere di riversare armi da guerra nell’Europa dell’Est, destabilizzando ulteriormente la regione solo per soddisfare l’insaziabile appetito dell’industria internazionale degli armamenti” aggiungendo: Forse dovremmo far sentire la nostra voce per incoraggiare l’idea di un’Ucraina neutrale, come è stato ripetutamente suggerito da sagge persone in buona fede per molti anni. Prima di tutto, naturalmente, gli ucraini devono chiedere un cessate il fuoco; ma dopo, forse gli ucraini accoglierebbero con favore un tale accordo. Forse qualcuno dovrebbe chiederlo a loro”. E conclude il suo intervento con un monito: “Una cosa è certa: non può essere lasciato spazio ai gangster. Se lasciati ai loro artifici, i gangster ci uccideranno tutti”.

Dello stesso tenore anche la lettera che Roger Waters ha scritto a una sua fan ucraina, di 19 anni, Alina Mitrofanova. Questo il testo della lettera, che merita di essere riportata interamente e che non lesina critiche ai potenti del mondo:

“Cara Alina,

ho letto la tua lettera, sento il tuo dolore, sono disgustato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin; secondo me è un errore criminale, l’atto di un gangster; ci deve essere un cessate il fuoco immediato.

Mi rammarico che i governi occidentali stiano alimentando il fuoco che distruggerà il vostro bel paese riversando armi in Ucraina, invece di impegnarsi nella diplomazia che sarà necessaria per fermare il massacro. Siate certi che se tutti i nostri leader non rifiutano la retorica e si impegnano in negoziati diplomatici, quando i combattimenti saranno finiti resterà ben poco dell’Ucraina.

Un’insurrezione in Ucraina sarebbe grandiosa per i falchi gangster di Washington; è ciò che sognano, “giocare” come fanno, “con il coraggio di stare fuori tiro”.

Spero disperatamente che il vostro Presidente non sia anche lui un gangster e che farà ciò che è meglio per la sua gente, e chiederà agli americani che si mettano al tavolo. Purtroppo, molti leader mondiali sono gangster e il mio disgusto per i gangster politici non è iniziato la scorsa settimana con Putin.

Ero disgustato dai gangster Bush e Blair quando hanno invaso l’Iraq nel 2003; ero e sono ancora disgustato dal governo gangster dell’invasione israeliana della Palestina nel 1967 e dalla sua successiva occupazione e dall’apartheid di quella terra che dura ormai da oltre 50 anni.

Ero disgustato dai gangster Obama e Clinton che ordinavano i bombardamenti illegali della NATO sia in Libia che in Serbia. Sono disgustato dalla distruzione totale della Siria iniziata, com’è stata, nel 2011 da ingerenze esterne nella vicenda del cambio di regime.

Sono stato disgustato dall’invasione del Libano nel 1982, quando il gangster Shimon Peres si è unito alle milizie cristiane falangiste nell’assassinio di profughi palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila nel sud del paese.

Ti sono vicino, Alina, e a tua madre e a tuo padre e ai tuoi zii e zie e fratelli e sorelle e cugini; ho perso sia mio padre Eric Fletcher Waters che mio nonno George Henry Waters nelle guerre che combattevano i tedeschi.

Per favore, credimi quando ti dico che credo nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata a Parigi nel 1948. Ho combattuto più forte che ho potuto per promuovere e sostenere i diritti umani per tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo e adesso sostengo te e i tuoi, con tutto il mio cuore.

A proposito di gangster, devo discutere con te su una cosa nella tua lettera; la tua convinzione al “200%” che non ci siano neonazisti nel tuo paese è quasi certamente sbagliata. I battaglioni Azov nel tuo esercito, la Milizia Nazionale e il C14 sono ben noti gruppi autoproclamati neonazisti. Anche loro sono gangster.

Inoltre, non ho taciuto sull’Ucraina; ho scritto un pezzo che è stato distribuito sei giorni fa da Globetrotter; lo allego a questo post: https://braveneweurope.com/roger-waters-the-war…

Che altro Alina? Bè, noi persone, tutti noi in ogni paese del mondo, comprese Ucraina e Russia, possiamo combattere i gangster; possiamo dire loro che non faremo parte delle loro guerre oscene e mortali per ottenere potere e ricchezza a spese di altri; possiamo dire loro che le nostre famiglie, in effetti tutte le famiglie in tutto il mondo, valgono per noi più di tutto il potere e il denaro del mondo.

Qui negli Stati Uniti, dove vivo, possiamo unirci a Black Lives Matter o Code Pink o BDS o Veterans For Peace o ad una miriade di altre organizzazioni contro la guerra, a favore della legge, per la libertà e per i diritti umani.

Farò tutto il possibile per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro Paese; qualunque cosa sia tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro. Questo è ciò che vogliono i gangster, vogliono che sventoliamo bandiere.

È così che ci dividono e ci controllano, incoraggiando lo sventolare delle bandiere, per creare una cortina fumogena di inimicizia per renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta.

Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare a riportare la pace a te, alla tua famiglia e al tuo bellissimo paese. La lunga guerra/insurrezione che Hillary Clinton, Condoleezza Rice e il resto dei falchi gangster di Washington stanno incoraggiando non è nel vostro interesse né dell’Ucraina.

Ti auguro ogni bene Alina.

Grazie della lettera e dell’eventuale risposta a questo post.

Stamperò la risposta.

Lo prometto.

Con amore,

R.

Parole toccanti e veritiere, quelle di Roger Waters che, chissà se riusciranno ad aprire i cuori e le menti di coloro i quali ancora non vogliono vedere l’intera vicenda nel suo complesso. Di quanti non vogliono vedere i drammi che, nel mondo, si consumano da sempre in nome del potere, del profitto e del capitalismo, ai danni di tutti i popoli, dei poveri, degli oppressi, dei cittadini comuni. Di quelli che non hanno mai avuto davvero voce nel grande scacchiere della politica e dell’economia globale.

Luca Bagatin

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lunedì 21 febbraio 2022

Mark Twain contro la guerra e l'imperialismo USA

"Dio ha creato la guerra affinché gli americani imparassero la geografia" 

(Mark Twain)

"Sono un antimperialista. Sono contrario al fatto che l'Aquila metta i suoi artigli su qualsiasi altra terra"

(Mark Twain)

"Gli statisti inventeranno menzogne ​​a buon mercato, incolpando la nazione che viene attaccata, e ogni uomo sarà lieto di quelle falsità che calmano la coscienza, le studieranno diligentemente e si rifiuteranno di esaminare qualsiasi confutazione di esse; e così a poco a poco si convincerà che la guerra è giusta, e ringrazierà Dio per il sonno migliore di cui gode dopo questo processo di grottesco autoinganno"

(Mark Twain, da "Cronache del giovane Satana")  

"E' stato meraviglioso scoprire l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso ignorarla"

 (Mark Twain)

"Abbiamo il miglior governo che il danaro può comprare"

(Mark Twain)

"L'uomo è l'unico animale che si occupa dell'atrocità delle atrocità: la Guerra. È l'unico che raccoglie i suoi fratelli intorno a sé e va avanti a sangue freddo e polso calmo per sterminare la sua specie. È l'unico animale che, per sordido compenso, marcerà fuori...e aiuterà a massacrare estranei della sua stessa specie che non gli hanno fatto del male e con i quali non ha litigi. E negli intervalli tra le campagne si lava il sangue dalle mani e lavora per "la fratellanza universale dell'uomo"...a parole"

(Mark Twain, da "Cos'è l'uomo?")

giovedì 15 luglio 2021

Cuba resiste. Solidarietà da Ganni Minà, Roger Waters e Comunisti di Russia. Articolo di Luca Bagatin

Cuba resiste ad ogni tentativo di destabilizzazione.

Del resto lo fa sin dagli Anni '50 e '60, da quando si liberò dalla dittatura corrotta di Batista, sostenuto dagli USA.

La Cuba rivoluzionaria scende in piazza per protestare contro le manifestazioni antigovernative violente.

Chiunque voglia vedere com'è Cuba, come viene vissuta a Cuba, come ogni giorno questo popolo costruisce pagine di eroismo, come questo popolo ha affrontato la pandemia (…), si vede quanto sia diverso il mondo su cui scommettiamo, il mondo che vogliamo costruire”. Queste le parole del Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel nei giorni scorsi.

E ha incalzato denunciando le campagne d'odio e di diffamazione diffuse nei social network contro Cuba: “L'altro obiettivo su cui punta il nemico è creade disordini sociali, incertezza. La campagna sui social network è una campagna irritante, totalmente bugiarda, diffamatoria. Gli appelli sui social network sono totalmente aggressivi, chiedendo l'omicidio, chiedendo il linciaggio, minacciando, chiedendo la distruzione delle strutture, chiedendo un attacco alle case delle persone e in particolare alle persone indicate come rivoluzionari”.

Diaz-Canel, che ha aperto comunque un dialogo con i manifestanti pacifici, ma mantenendo il pugno di ferro con i violenti, ha inoltre affermato che “La nostra società non è una società che genera odio e quelle persone hanno agito con odio. Il sentimento dei cubani è un sentimento di solidarietà e queste persone hanno compiuto questi atti armati, con atti di vandalismo, urlando per la morte, pianificando di razziare luoghi pubblici, rompendo, rubando, lanciando pietre. Questa situazione è stata sfruttata da coloro che non vogliono realmente che si sviluppi la rivoluzione cubana o un rapporto civile rispetto agli Stati Uniti”.

Il Presidente Diaz-Canel, aprendo al dialogo con i manifestanti pacifici, ha anche affermato che “Dobbiamo acquisire esperienza dai disordini. Dobbiamo anche fare un’analisi critica dei nostri problemi per agire e superare, ed evitare che si ripetano”

Solidarietà al governo cubano è arrivata anche da Roger Waters, storico leader dei Pink Floyd e da sempre in prima linea per i diritti umani, civili e per il socialismo.

Roger Waters punta il dito contro il blocco commerciale imposto dagli USA contro Cuba e come poi questo viene strumentalizzato dagli stessi USA per soffocare l'economia cubana.

Roger Waters ha spiegato, in merito a ciò, che: “Se sei interessato alla mia casa e non puoi comprarla da me, è perché non voglio vendertela, né voglio affittarla. Allora mi chiudete in casa, e non mi fate uscire per andare al supermercato, o in farmacia, o in banca, e non mi fate vendere o acquistare i pezzi di ricambio della macchina o della moto, e oltre a questo mi cancellate i conti e le carte di credito e i risparmi…

Dopo un pò i miei familiarii si dispereranno, alcuni scapperanno dalla finestra… e voi da fuori comincerete a gridare che sono incapace a provvedere a casa mia e che sono un dittatore, che faccio soffrire la mia famiglia… e poi cominceranno a dire che il governo di casa mia è in crisi e che i vicini avranno il permesso ed il dovere di intervenire e cacciarmi con lo scopo di occuparsi loro della “crisi umanitaria” della mia famiglia…

Non dirai mai la verità ossia che quello che ti interessa è stare a casa mia.

Ed è per questo che mi hai messo in questa situazione critica davanti alla mia famiglia.”

Dello stesso avviso anche il giornalista italiano Gianni Minà, storico amico di Cuba, che proprio per questa sua amicizia e solidarietà umana e civile, fu ingiustamente estromesso dal panorama mediatico italiano, molti anni fa.

Minà è intervenuto, fra l'altro, con queste parole: “Il 23 giugno scorso, l’Onu approva, quasi all’unanimità, la risoluzione per la fine dell’embargo a Cuba, che ha provocato da varie decadi, sofferenze e danni incalcolabili. Unici due astenuti: Stati Uniti e Israele. Obama, nel 2016, aveva scelto l’astensione, ma con Trump prima e ora con Biden, si è ritornati al voto contrario.

Oggi stiamo assistendo a un Golia che, non contento della sua violenza usata contro chi non può e non vuole rispondere alle provocazioni, blocca le braccia a Davide per colpirlo meglio e di più.

E’ una situazione inaccettabile e pericolosa: oggi tocca a Cuba, domani potrebbe toccare, per interessi di ogni tipo, a qualunque Paese si discosti dal pensiero corale.

E’ una situazione inaccettabile per un Paese come Cuba, che è portatore di un sistema unico nel panorama politico mondiale, a cui ha aderito il suo popolo.

E’ una situazione così inaccettabile che mi è impossibile voltare la faccia da un’altra parte, come uomo e come giornalista”.

Sostegno a Cuba è arrivato anche dal partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, il cui Comitato Centrale, in un comunicato, ha affermato che:

Le conseguenze socio-economiche della prolungata pandemia non hanno aggirato la Cuba socialista, orgoglio di tutte le persone libere del pianeta. Un numero significativo di cubani, insoddisfatti delle circostanze sia soggettive che oggettive della pandemia, è sceso nelle strade delle città cubane chiedendo di accelerare la vaccinazione, eliminare il deficit e criticare elementi della burocrazia. All'inizio, il potere popolare non ha interferito con le azioni dei cittadini, ma poi queste azioni hanno assunto un carattere ovviamente aggressivo e antisocialista. (…).

In queste condizioni, il Partito Comunista Cubano si è comportato con saggezza e decisione - non solo ha preso misure ragionevoli per ristabilire l'ordine, ma ha anche, soprattutto, fatto appello alla maggioranza socialista della società civile, esortando i comunisti a scendere in piazza e difendere la Rivoluzione . Anche il presidente di Cuba, il leader del Partito Comunista, Miguel Diaz-Canel, ha preso parte alle manifestazioni per il potere popolare.

Non c'è dubbio che, nonostante tutte le difficoltà e alcune mancanze ed errori, la maggioranza della popolazione cubana sostiene fermamente il Partito Comunista e il sistema socialista, che sono i garanti dell'indipendenza dello Stato. In queste condizioni, il partito “Comunisti di Russia” esprime piena solidarietà ai comunisti di Cuba, alla direzione di questo Paese fraterno e all'intero popolo cubano. (…).

È probabile che le recenti riforme economiche, compresi gli aumenti dei prezzi e le revisioni di alcuni aspetti della politica sociale, nonché le severe restrizioni sul coronavirus, abbiano effettivamente causato un aumento del malcontento pubblico. Siamo convinti che un partito così forte ed esperto come il PCC eliminerà tutte le carenze e le asperità e invierà quadri energici e di talento per risolvere i problemi. La fattibilità del socialismo cubano è chiara a tutti. (…). Gli Stati Uniti sono i principali responsabili di tutti i problemi del popolo cubano. Pertanto, facciamo appello a quella parte dei manifestanti che è caduta sotto l'influenza di manipolatori esterni e agenti del nemico: parlando contro il potere popolare, stai versando acqua sul mulino yankee!

Cuba ha tutti i meccanismi per la discussione pubblica dei problemi esistenti, per condurre discussioni, per sostituire i rappresentanti del popolo. Agite nel quadro della democrazia socialista!

Il partito “Comunisti di Russia” è convinto che in questo momento difficile la generazione storica dei combattenti rivoluzionari dovrebbe contribuire attivamente a stabilizzare la situazione nel Paese. Chiediamo alla leadership russa di fornire alla Repubblica di Cuba un'eventuale assistenza umanitaria per risolvere i problemi esistenti.

Siamo fiduciosi che la Cuba socialista, fedele alle idee di Martì, Lenin, Fidel, Raul e del Che, si alzerà e avanzerà!”

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it