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sabato 26 marzo 2022

Il Potere (politico, economico, mediatico, religioso) è opposto alla democrazia (e all'amore). Articolo di Luca Bagatin

Nessun governo dovrebbe essere legittimato ad agire al posto dei cittadini. Sono convinto che i governi non siano affatto i rappresentanti dei cittadini, ma siano il primo ostacolo alla democrazia.

Sono i cittadini, liberi dall'ego, che possono fondare una democrazia e una civilità. Che sarà tale solo quando sarà fondata sui valori di Amore e Libertà, Giustizia e Bellezza, Emancipazione e LiberAzione.

La democrazia è volontà di un popolo. Decisione diretta di un popolo. Senza sovrastrutture.

Ma, senza autocritica e liberazione dall'ego, le sovrastrutture rimangono.

Per sovrastrutture intendo i sistemi politici, mediatici, religiosi e economici.

Che sono tali e sono presenti per alimentare l'ego, ovvero il senso di potere degli individui. E tale senso di potere genera oppressione (degli uni verso gli altri) e dentro sé stessi.

Penso che la politica, come l'economia, il sistema religioso e mediatico, vadano de-strutturati. E analizzati sotto il profilo sociologico e psicologico.

Tutto nasce dalla vita di tutti i giorni di noi comuni mortali. Ovvero dai nostri bisogni primari. E forse il principale dei bisogni primari è l'amore, inteso in tutte le sue forme. 

Le sovrastrutture nascono dall'ego.

Ego con il quale, purtroppo, veniamo al mondo. E con il conseguente desiderio di potere e di controllo (sugli altri e su noi stessi).

Le sovrastrutture esistono solo per proteggere l'ego e per alimentarlo. Diffondendo e propagando ulteriore discordia, ulteriore dipendenza (psicologica e sociale) e ulteriore potere (che genera, appunto, oppressione). E tutto ciò genera, appunto, odio e violenza.

Finché non sviscereremo questo nodi, non andremo lontano e ci troveremo a ripetere le stesse situazioni, le stesse tragedie, anche nelle nostre stesse vite (è così da sempre, nel corso della Storia)

Molte persone, nella vita, purtroppo, amano essere ingannate e sottomesse.

Il sistema politico, mediatico, religioso e economico, è cucito loro addosso e realizzato (o auto-realizzato) proprio sulla base del fatto che amano essere ingannate e sottomesse.

Personalmente non sono contro le ideologie, di per sé stesse. Ma le apprezzo solamente se sono libere dal dogma. Apprezzo molto il socialismo autogestionario (che poi non è così lontano da com'erano organizzate le società arcaiche e matriarcali). Ma le ideologie, come ogni altro aspetto, compresa la ricerca spirituale e interiore, sono utili solo se usate non come fine ultimo, ma come strumento per comprendere sé stessi e per trascenderle.

Arrivando alla liberazione dell'ego e al raggiungimento della vera emancipazione (dalle dipendenze, ovvero dalle sovrastrutture).

Purtroppo, chi è legato alle ideologie dogmatiche (di ogni colore), fatica ad andare oltre a queste.

Non penso che i dogmatismi ideologici (al pari di quelli religiosi o mediatici) abbiano nulla di intressante.

Chi ha delle verità in tasca, in realtà, ha solo delle enormi insicurezze, nella sua tasca.

La pigrizia mentale porta ad avere verità preconfezionate. La ricerca incessante, invece, porta all'esercizio della libertà interiore.

Luca Bagatin

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domenica 20 marzo 2022

L'equilibrio e la razionalità della Cina di fronte al conflitto russo-ucraino. Articolo di Luca Bagatin

Già prima dello scoppio del recente conflitto russo-ucraino, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si era espresso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza nella ricerca di: “una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, sottolineando come “nessuno è al di sopra del diritto internazionale”.

In particolare, relativamente all'Ucraina, aveva affermato – ammonendo tanto gli USA che la Russia e l'UE - che “L'Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”.

E il governo socialista cinese, attraverso il suo Ministro degli Esteri, anche in quell'occasione, aveva ribadito due concetti fondamentali.

Il primo affermando: “si è tornati ad una mentalità da Guerra fredda, ma è sbagliato riportare indietro le lancette della Storia. Per trasformare il mondo in un posto migliore, i Paesi devono lavorare insieme, in un clima fondato sulla cooperazione, non sulla competizione”.

Il secondo facendo riferimento alla lotta mondiale contro una pandemia difficile, peraltro non ancora totalmente debellata: “Dopo la pandemia l'economia mondiale si sta riprendendo lentamente e, per avviarci verso un progresso sostenibule, ci appelliamo a tutti i Paesi per agire insieme”.

Pochi giorni fa, il Presidente cinese Xi Jinping, nei colloqui con Biden ha affermato, ancora una volta, cose di totale ragionevolezza: “Un conflitto non è nell'interesse di nessuno. Le relazioni tra Stati non possono arrivare alla fase dello scontro militare”, senza peraltro dimenticare le responsabilità dirette degli USA nell'alimentare il conflitto, tanto che il portavoce del Ministero degli Esteri, Zhao Lijian, aveva ricordato, poco prima dei colloqui che “la Cina fornisce all'Ucraina cibo, latte in polvere, sacchi a pelo, trapunte e materassini impermeabili, ma gli USA offrono armi letali. Non è difficile per le persone giudicare se cibo, sacchi a pelo o armi sono più essenziali per la popolazione ucraina”.

L'Ansa del 20 marzo, ha riportato le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri cinese Wang, che, ancora una volta, dimostrano equilibrio, razionalità e capacità diplomatica: “La Cina continuerà a formulare giudizi indipendenti basati sul merito della questione e in un atteggiamento obiettivo ed equo. Non accetteremo mai alcuna coercizione e pressione esterna e ci opponiamo anche a qualsiasi accusa e sospetto infondati contro il nostro Paese” Ribadendo che “la soluzione a lungo termine è abbandonare la mentalità della Guerra Fredda, astenersi dall'impegnarsi in scontri di gruppo e formare veramente un'architettura di sicurezza regionale equilibrata, efficace e sostenibile. Solo in questo modo si può raggiungere una stabilità a lungo termine nel continente europeo”. “Il tempo dimostrerà che la posizione della Cina è dalla parte giusta della Storia”, ha concluso Wang.

La Cina, guidata da Xi Jinping, ha ampiamente dimostrato, anche durante la pandemia (che non è finita, ma che anche la Cina si trova ancora, in questi giorni, a contrastare), di aver saputo adottare misure serie e pragmatiche (secondo il principio scientifico “tracciare, testare, trattare”). Fuori da ogni complottismo e da ogni tesi anti-scientifica o fantascientifica. Esattamente come ha fatto l'altrattanto socialista isola di Cuba, che per la Cina è un partner serio e importante.

Esattamente un anno fa, nel febbraio 2021, la Repubblica Popolare Cinese, aveva posto fine alla povertà assoluta, riportando il dato che ben 98,99 milioni di persone erano riuscite a migliorare le proprie condizioni di vita. E che le 832 aree rurali più svantaggiate del Paese, avevano subito profonde trasformazioni che avevano garantito loro alloggi più confortevoli, servizi pubblici, migliori opportunità di lavoro, di istruzione e migliori infrastrutture.

Risultati notevoli in un Paese passato storicamente dal feudalesimo al colonialismo, sino alla rivoluzione maoista prima e “socialista con caratteristiche cinesi” dagli Anni '70 in poi. Ovvero permettendo la proprietà privata, ma ponendola al servizio della comunità e sotto il controllo della comunità stessa e non del profitto.

La Cina è dunque rimasta un Paese socialista, ma non dogmatico e che non vuole imporre il suo sistema ad altri.

Dialoga e commercia con tutti i Paesi e non ha altro interesse a fare questo. Ha creato partnership alla pari in Africa e America Latina. Ha mantenuto il suo sistema socio-economico e politico, adattandolo alla mentalità cinese e dialoga con tutti i partiti comunisti del mondo, ma non volendo imporre la sua visione.

Nel maggio 2021, il governo cinese ha organizzato un convegno mondiale dei 58 partiti marxisti-leninisti del mondo, ciascuno con le proprie peculiarità e differenze.

Il Presidente Xi Jinping ricordò allora come il marxismo sia “pieno di vitalità nella Cina del XXI secolo” e come esso sia “teoria scientifica che rivela i modelli alla base dello sviluppo della società umana”, rappresentando “il formidabile strumento teorico che usiamo per capire il mondo ed effettuare il cambiamento”.

Ora, si può essere marxisti o meno. Si può essere socialisti oppure no. Ma qualsiasi persona dotata di logica, soprattutto se sfruttata, può rendersi conto di come i conflitti, le guerre, la mancanza di dialogo, cooperazione e lo sfruttamento (sia delle risorse naturali che della forza lavoro), non possano che essere uno svantaggio per tutti. Sempre e comunque. E la Storia lo ha ampiamente dimostrato in ogni e per ogni Paese al mondo.

La Cina del XXI secolo sembra essere fra i pochi Paesi al mondo ad aver imparato tale lezione e a trarne insegnamento.

Luca Bagatin

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lunedì 14 marzo 2022

Deputati comunisti russi contro la guerra. Attivisti comunisti e pacifisti ucraini arrestati in Ucraina. Articolo di Luca Bagatin

Nelle scorse settimane, ben tre deputati del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Mikhail Metveyev, Oleg Smolin e Vyacheslav Markhaev, hanno condannato l'attacco militare contro l'Ucraina.

Penso che la guerra dovrebbe essere fermata immediatamente” - ha dichiarato il deputato comunista Matveyev. Aggiungendo che “Votando per il riconoscimento delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, ho votato per la pace, non per la guerra. Affinché la Russia diventasse uno scudo, affinché nessuno bombardasse più il Donbass e non ci fossero più conflitti con Kiev”.

Il deputato Oleg Smolin ha dichiarato di essere rimasto “scioccato” al momento dell'attacco e rimane convinto che “la forza militare dovrebbe essere usata, in politica, solo come ultima risorsa”.

Anche il deputato comunista Markhaev ha condannato l'attacco militare russo all'Ucraina e ha dichiarato che il governo di Putin ha tenuto nascosti i suoi piani alla Duma, parlamento russo.

Con mio grande sgomento, l'intera campagna per il riconoscimento delle Repubbliche del Donbass è stata motivata da intenzioni e piani completamente diversi, che inizialmente erano tenuti nascosti. Ora, di conseguenza, abbiamo uno scontro militare su vasta scala e una guerra fra due Paesi”.

Il riconoscimento delle Repubbliche del Donbass, infatti, voluta da sempre dall'opposizione di sinistra al governo liberal capitalista di Putin, doveva servire a proteggere i russi in quei territori e a evitare ogni conflitto. Cosa che il governo Putin evidentemente non ha voluto fare, prendendola a pretesto per scatenare un conflitto utile solo alle autocrazie.

I deputati comunisti condannano altresì le strategie dell'Occidente nel voler soffiare sul conflitto, imponendo sanzioni - che danneggiano solamente i popoli - e seguitando ad armare l'Ucraina.

E, proprio in Ucraina, il 7 marzo scorso, secondo quanto denunciato dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY), organizzazione non governativa di sinistra, riconosciuta dall'ONU, sono stati arrestati gli attivisti dell'Unione della Gioventù Comunista Leninista dell'Ucraina, Mikhail e Aleksander Kononovich.

I due, contrari ad ogni conflitto, sono stati arrestati unicamente per aver partecipato a una manifestazione pacifica davanti all'Ambasciata degli USA a Kiev, chiedendo che gli USA fermassero il loro espansionismo militare in Europa.

Secondo quanto riferito dalla WFDY, i due sono stati picchiati più volte, ma sono ancora vivi.

Gli eurodeputati del Partito Comunista Greco (KKE), hanno presentato un'interrogazione all'alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, Josip Borrell, per denunciare la detenzione dei due attivisti comunisti pacifisti e per esprimere la propria posizione sulla questione delle persecuzioni anticomuniste in Ucraina.

Il Partito Comunista, in Ucraina, è infatti stato proibito sin dal 2015.

Richieste per la liberazione dei due attivisti sono giunte da tutti i partiti comunisti del mondo: dall'Europa all'America Latina, sino agli Stati Uniti d'America.

L'Unione della Gioventù Comunista Leninista dell'Ucraina, si era peraltro più volte espressa contro la privatizzazione dei terreni agricoli pubblici da parte del governo del Presidente Volodymyr Zelensky.

Politiche, quelle di Zelensky, peraltro non dissimili da quelle del governo russo di Putin che, in tutti questi anni, ha privatizzato il privatizzabile e ridotto all'osso lo stato sociale.

A rimetterci, in sostanza, dai confilitti e dall'irragionevolezza di certi governi, di matrice tanto capitalista quanto autoritaria, solamente e sempre i popoli. Che dovrebbero essere sempre uniti e fratelli.

Luca Bagatin

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venerdì 11 marzo 2022

Il potere è l'opposto della democrazia. Articolo di Luca Bagatin

Penso che mai come oggi dovremmo capire che non ci dovrebbero essere MAI PIÙ governi né Stati.

Che i politici (a qualsiasi livello) sono dannosi e sono pericolosi e che non dovremmo MAI PIÙ andare a votare e nessuno dovrebbe MAI PIÙ candidarsi ed essere eletto a cariche pubbliche.

Perché il Potere corrompe le menti ed è pericoloso.

Perché il Potere è l'opposto della democrazia. E la democrazia, nel senso più puro del termine, è autogestione diretta delle persone. Libere da ogni sovrastruttura.

Il Potere (politico, economico e mediatico) è unicamente al servizio dell'egoismo e del capitalismo.

Solo una realtà egualitaria, socialista, basata sul libero scambio, sul baratto, la condivisione, la democrazia diretta, la comunione con la Natura e i suoi esseri e la fratellanza può reggere.

E per costruire una realtà di questo tipo occorre sradicare l'egoismo e la violenza che infetta i nostri cuori. Sin da quando veniamo al mondo e veniamo (mal)educati dalla società. Perché egosimo e violenza sono aspetti che generano divisione, odio, paura. E rafforzano il Potere.

Personalmente lo sostengo da anni, ci ho scritto articoli e libri e mi sono ormai quasi stancato di ripeterlo.

Penso che mai come oggi, il testo della canzone scritta dal filosofo Manlio Sgalambro e da Franco Battiato, con la collaborazione di Nicola Piovani e cantata da Adriano Celentano, intitolata “Facciamo finta che sia vero” (ascoltatela e soprattutto portatela nella vostra coscienza), sia attuale.

E non è retorica e non è buonismo, ma è semmai buonsenso e razionalità.

Un buonsenso e una razionalità che sembrano essere assenti. Come se la Storia (letta o compresa solo a metà o a convenienza), che poi sono le storie di tutti i giorni, che viviamo e che purtroppo viviamo non sempre bene (siamo tutti sfruttati da un comune sistema economico capitalista iniquo; le violenze domestiche sono all'ordine del giorno; lo sballo facile e le baby gang dilagano e così via), non ci insegnassero niente.

Siamo sordi. Assenti. Tutti a pensare al proprio portafoglio. A odiare gli altri perché vengono da un Paese diverso o hanno una cultura diversa o un modo di pensare diverso.

Questa non è retorica, ma sono i fondamenti di una civiltà che è affondata. Ma non oggi.

Una civiltà che sembra nata affondata.

E che cosa ci resta?

Ormai non ci resta nemmeno più l'arte e la cultura, se oggi l'arte e la cultura vengono bandite o criticate (persino dall'alto) perché provengono da un Paese che certi potenti hanno deciso che è diventato “nemico”.

Tutti i popoli, tutte le arti, tutte le culture e le genti devono essere nostre sorelle e fratelli.

Sono i potenti che dovrebbero essere banditi. Perché sono dei banditi.

E nessun Paese dovrebbe essere sanzionato. Perché ogni popolo è nostro fratello. Sempre.

Questo è buonsenso, logica, crescita interiore e esteriore.

E' così difficile da capire?

Sembra di sì.

Prevale la logica del Potere. Politico, economico e mediatico.

E allora non ci rimane niente.

NIENTE.

Saremo pronti, un giorno (chissà se e quando), a sovvertire tutto, iniziando da noi stessi?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogpot.it

FACCIAMO FINTA CHE SIA VERO

Autori: Sgalambro/Battiato/Piovani

Cantata da Adriano Celentano

Facciamo finta che sia vero quello che vi dico
Ma è giusto essere per forza governati
Siamo nelle mani del peggiore stile di vita
Nelle mani di insensati governanti
Che si danno il turno
Mentre navighiamo senza più comando
In preda alla tempesta
Quando ero giovane ho visto altri mondi
Un'altra razza di esseri umani
Volavano corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Stavamo bene

Sveglia, svegliamoci
Dormienti in stato di sonno perenne
I servi del potere si vendono per quattro soldi
Pappagalli ammaestrati
Che ripetono ossessivamente
Sempre le stesse irresponsabili bugie
Dobbiamo risvegliare adesso le coscienze
Adesso forse è troppo tardi

Com'era bella negli anni sessanta
Milano sotto una luce dorata
Vedevo corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo

Milano sotto una luce
Volavano corpi di arcobaleni nel cielo


giovedì 10 marzo 2022

Roger Waters (Pink Floyd) contro i "gangster capitalisti" che vogliono la guerra. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta, posizioni di buonsenso, oltre le logiche del potere politico, economico e mediatico, arrivano dal mondo dell’arte e della controcultura.

A parlare è Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters è intervenuto con un articolo pubblicato alcuni giorni fa sulla testata londinese “Brave New Europe”, che promuove da sempre il pensiero critico, rilanciando la giustizia sociale, alternativa al neoliberalismo.

Le parole di Roger Waters sono dure nei confronti dei governanti, che definisce “gangster capitalisti neoliberali”, di ogni Paese, sia Russia che Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e UE.

“La Russia è un paradiso per purosangue gangster capitalisti neoliberali; un paradiso modellato, durante il periodo della sua orribile ristrutturazione sotto Boris Eltsin (1991-1999), sugli Stati Uniti d’America”, scrive Waters e prosegue: “Non deve sorprendere che il suo leader autocratico e forse squilibrato, Vladimir Putin, non abbia più rispetto per la Carta delle Nazioni Unite e per il diritto internazionale di quanto ne abbiano avuto i recenti Presidenti degli Stati Uniti o i Primi Ministri d’Inghilterra (per esempio, ricordate George W. Bush e Tony Blair durante l’invasione dell’Iraq)

Roger Waters afferma poi che: “Vorrei che l’Assemblea Generale avesse un mandato di governo, ma purtroppo con ce l’ha e ciò significa che è ancora più in debito nei confronti di tutti noi attivisti contro la guerra che amiamo la libertà e rispettiamo la legge per stare spalla a spalla con tutti i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, indipendentemente da razza, religione o nazionalità, nel perseguire la sfuggente pace”. E sottolinea come sia importante stare dalla parte dei popoli e non da quella di chi li governa. In tal senso, infatti, afferma: “Naturalmente questo significa stare con il popolo russo e con il popolo ucraino, con il popolo palestinese, con il popolo siriano, con il popolo libanese, con i curdi, con gli afroamericani, con i messicani, con gli abitanti della foresta pluviale ecuadoriana, con i minatori sudafricani, con gli armeni, con i greci, con gli Inuit, con i Mapuche e con i miei vicini, gli Shinnecock, per citarne solo alcuni”.

Il cautautore britannico ha inoltre trovato “mostruoso sentire giornalisti bianchi occidentali (come Charlie D’Agata di CBS News) lamentarsi della situazione dei rifugiati ucraini sulla base del fatto che “ci assomigliano”, quando si rivolgono a quello che ritengono debba essere un pubblico bianco occidentale; e che il conflitto in Ucraina è eccezionale perché “questo non è l’Afghanistan o l’Iraq””.

E ha invitato tutti a evitare di soffiare sui venti di guerra, scrivendo: “In questi giorni difficili, dovremmo resistere alla tentazione di gettare benzina sul fuoco tra buoni e cattivi; dovremmo chiedere un cessate il fuoco in nome dell’umanità; dovremmo sostenere i nostri fratelli e sorelle che lottano per la pace a livello internazionale, a Mosca e Santiago e Parigi e San Paolo e New York, perché siamo ovunque; e smettere di riversare armi da guerra nell’Europa dell’Est, destabilizzando ulteriormente la regione solo per soddisfare l’insaziabile appetito dell’industria internazionale degli armamenti” aggiungendo: Forse dovremmo far sentire la nostra voce per incoraggiare l’idea di un’Ucraina neutrale, come è stato ripetutamente suggerito da sagge persone in buona fede per molti anni. Prima di tutto, naturalmente, gli ucraini devono chiedere un cessate il fuoco; ma dopo, forse gli ucraini accoglierebbero con favore un tale accordo. Forse qualcuno dovrebbe chiederlo a loro”. E conclude il suo intervento con un monito: “Una cosa è certa: non può essere lasciato spazio ai gangster. Se lasciati ai loro artifici, i gangster ci uccideranno tutti”.

Dello stesso tenore anche la lettera che Roger Waters ha scritto a una sua fan ucraina, di 19 anni, Alina Mitrofanova. Questo il testo della lettera, che merita di essere riportata interamente e che non lesina critiche ai potenti del mondo:

“Cara Alina,

ho letto la tua lettera, sento il tuo dolore, sono disgustato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin; secondo me è un errore criminale, l’atto di un gangster; ci deve essere un cessate il fuoco immediato.

Mi rammarico che i governi occidentali stiano alimentando il fuoco che distruggerà il vostro bel paese riversando armi in Ucraina, invece di impegnarsi nella diplomazia che sarà necessaria per fermare il massacro. Siate certi che se tutti i nostri leader non rifiutano la retorica e si impegnano in negoziati diplomatici, quando i combattimenti saranno finiti resterà ben poco dell’Ucraina.

Un’insurrezione in Ucraina sarebbe grandiosa per i falchi gangster di Washington; è ciò che sognano, “giocare” come fanno, “con il coraggio di stare fuori tiro”.

Spero disperatamente che il vostro Presidente non sia anche lui un gangster e che farà ciò che è meglio per la sua gente, e chiederà agli americani che si mettano al tavolo. Purtroppo, molti leader mondiali sono gangster e il mio disgusto per i gangster politici non è iniziato la scorsa settimana con Putin.

Ero disgustato dai gangster Bush e Blair quando hanno invaso l’Iraq nel 2003; ero e sono ancora disgustato dal governo gangster dell’invasione israeliana della Palestina nel 1967 e dalla sua successiva occupazione e dall’apartheid di quella terra che dura ormai da oltre 50 anni.

Ero disgustato dai gangster Obama e Clinton che ordinavano i bombardamenti illegali della NATO sia in Libia che in Serbia. Sono disgustato dalla distruzione totale della Siria iniziata, com’è stata, nel 2011 da ingerenze esterne nella vicenda del cambio di regime.

Sono stato disgustato dall’invasione del Libano nel 1982, quando il gangster Shimon Peres si è unito alle milizie cristiane falangiste nell’assassinio di profughi palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila nel sud del paese.

Ti sono vicino, Alina, e a tua madre e a tuo padre e ai tuoi zii e zie e fratelli e sorelle e cugini; ho perso sia mio padre Eric Fletcher Waters che mio nonno George Henry Waters nelle guerre che combattevano i tedeschi.

Per favore, credimi quando ti dico che credo nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata a Parigi nel 1948. Ho combattuto più forte che ho potuto per promuovere e sostenere i diritti umani per tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo e adesso sostengo te e i tuoi, con tutto il mio cuore.

A proposito di gangster, devo discutere con te su una cosa nella tua lettera; la tua convinzione al “200%” che non ci siano neonazisti nel tuo paese è quasi certamente sbagliata. I battaglioni Azov nel tuo esercito, la Milizia Nazionale e il C14 sono ben noti gruppi autoproclamati neonazisti. Anche loro sono gangster.

Inoltre, non ho taciuto sull’Ucraina; ho scritto un pezzo che è stato distribuito sei giorni fa da Globetrotter; lo allego a questo post: https://braveneweurope.com/roger-waters-the-war…

Che altro Alina? Bè, noi persone, tutti noi in ogni paese del mondo, comprese Ucraina e Russia, possiamo combattere i gangster; possiamo dire loro che non faremo parte delle loro guerre oscene e mortali per ottenere potere e ricchezza a spese di altri; possiamo dire loro che le nostre famiglie, in effetti tutte le famiglie in tutto il mondo, valgono per noi più di tutto il potere e il denaro del mondo.

Qui negli Stati Uniti, dove vivo, possiamo unirci a Black Lives Matter o Code Pink o BDS o Veterans For Peace o ad una miriade di altre organizzazioni contro la guerra, a favore della legge, per la libertà e per i diritti umani.

Farò tutto il possibile per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro Paese; qualunque cosa sia tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro. Questo è ciò che vogliono i gangster, vogliono che sventoliamo bandiere.

È così che ci dividono e ci controllano, incoraggiando lo sventolare delle bandiere, per creare una cortina fumogena di inimicizia per renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta.

Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare a riportare la pace a te, alla tua famiglia e al tuo bellissimo paese. La lunga guerra/insurrezione che Hillary Clinton, Condoleezza Rice e il resto dei falchi gangster di Washington stanno incoraggiando non è nel vostro interesse né dell’Ucraina.

Ti auguro ogni bene Alina.

Grazie della lettera e dell’eventuale risposta a questo post.

Stamperò la risposta.

Lo prometto.

Con amore,

R.

Parole toccanti e veritiere, quelle di Roger Waters che, chissà se riusciranno ad aprire i cuori e le menti di coloro i quali ancora non vogliono vedere l’intera vicenda nel suo complesso. Di quanti non vogliono vedere i drammi che, nel mondo, si consumano da sempre in nome del potere, del profitto e del capitalismo, ai danni di tutti i popoli, dei poveri, degli oppressi, dei cittadini comuni. Di quelli che non hanno mai avuto davvero voce nel grande scacchiere della politica e dell’economia globale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 2 marzo 2022

No alle guerre e alle sanzioni! Sì all'Amore (alla Bellezza, alla Fratellanza) e alla Libertà!

"Le persone, i bambini, i vecchi, hanno ognuno una propria bellezza, ma credo che la mancanza del bello intorno a noi provochi imbruttimento in generale. Inseguo questi temi che per me sono diventati un'unica canzone, che continuo a riproporre"

(Adriano Celentano)

"Non è che danneggiando il popolo russo danneggiate Putin o difendete le ragioni della pace, eh!
Le sanzioni sono un atto antidemocratico e incivile.
Un atto barbarico, contro l'umanità.
Sempre.
La democrazia la fanno i popoli.
Liberi dalle guerre, dalle sanzioni e dai governi"
 
(Luca Bagatin) 

“I Governanti sono generalmente cattivi, perchè d’origine pessima e per lo più ladra. Essi, con poche eccezioni, hanno le radici del loro albero genealogico nel letamaio della violenza e del delitto”
 
(Giuseppe Garibaldi)

"Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, allora vi accorgerete che non potete mangiare denaro"
 
(Adriano Celentano)

Comunisti greci e russi contro le guerre imperialiste. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli eurodeputati del Partito Comunsita di Grecia (KKE), hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo intitolata “Sull'aggressione russa all'Ucraina”, in quanto ritenuta pericolosa per i popoli e volta ad aggravare l'escalation del conflitto.

Il KKE si oppone, dunque, a nuove sanzioni dell'UE contro la Russia, che finiscono per danneggiare unicamente il popolo e i lavoratori. Si oppone, altresì, ad ogni possibile aumento delle spese militari e sostegno militare UE alla NATO, volta a dispiegare forze militari, con conseguenze imprevedibili per la popolazione europea.

Il KKE denuncia, dunque, ogni “guerra imperialista”, volta unicamente a rafforzare gruppi economici, a tutto svantaggio dei popoli, ucraino compreso.

La nostra condanna dell'invasione della Russia capitalista in Ucraina è unita alla condanna dei crimini seriali di guerra degli Stati Uniti, della NATO e dell'UE contro il popolo della Jugoslavia, dell'Afghanistan, dell'Iraq, della Siria e della Libia”, hanno affermato gli eurodeputati comunisti greci. “Le persone non devono scegliere con quale imperialismo stare. La solidarietà al popolo ucraino, messo alla prova dalle guerra degli imperialisti, significa un deciso rafforzamento della lotta indipendente del popolo per impedire ogni coinvolgimento e ogni partecipazione alla guerra”, continua il comunicato dei comunisti greci. “Significa nessun esercito fuori dai confini, smantellamento di tutte le basi straniere, disimpegno dell'UE e della NATO con i governi al potere”.

E anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, maggior partito d'opposizione al governo Putin, è intervenuto su Facebook sulla questione, facendo presente che da 8 anni i nazionalisti ucraini attaccano i cittadini del Donbass, nel silenzio della comunità internazionale.

E ha aggiunto: “Siamo per la pace e lottiamo sempre per la risoluzione pacifica di qualsiasi conflitto. Siamo contro lo spargimento di sangue. Auspichiamo sinceramente un cessate il fuoco immediato e una soluzione politica attraverso i negoziati. E contribuiamo a farlo il più possibile. Esortiamo la comunità internazionale a prevenire i tentativi di interrompere i negoziati”.

Luca Bagatin

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lunedì 28 febbraio 2022

L'attualissimo discorso di Adriano Celentano tratto dal film "Joan Lui" (1985)

 

"Cercherò di esprimermi con parole semplici: il mondo è un un insieme di corporazioni, che formano tutt'intorno alla crosta terrestre come un... uno spessore di merda, stratificato su tutte le nazioni; e questa merda l'avete messa voi! Da principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? "Dobbiamo essere tutti uguali" dice qualcuno di questi partiti, "nessuno deve essere inferiore all'altro; solo così non ci saranno più poveri". Ma se nessuno è inferiore vuol dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti o con gli occhi castani.

In questo caso cosa dovremmo fare per ottenere la famosa uguaglianza? Tagliare le gambe al gigante e attaccarle al nano? (Rivolto ad un nano) Tu te la sentiresti di andare in giro con le sue gambe? No, non te la sentiresti perché ti deriderebbero e tutti direbbero: "Và quel gigante lì, che nano che è!!"
Perciò è una ipocrisia quella dei partiti quando dicono che vogliono eliminare i poveri; certo, loro vogliono eliminarli, e infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando, stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo.

Allora voi mi direte: "La colpa è tutta dei partiti"... No amici, la colpa è solo vostra! I partiti all'inizio sono tutti in buona fede, perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza, che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi del popolo e voi non li riconoscete, anzi vi confondete con loro perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti e non avete voglia di lavorare e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano pur sapendo che in loro si rispecchia la vostra criminalità e il vostro modo di essere! Il capo di un popolo è come il titolo di un libro nel quale è racchiuso il significato di tutte le sue pagine. Per cui se io ho un libro fatto di pagine bianche dove su ogni pagina non c'è scritto niente, il titolo giusto sarà "NIENTE", perché solo con un titolo del genere è possibile rappresentare il significato di quelle pagine, perché non c'è scritto niente! Quindi, se i vostri capi che vi governano saranno dei criminali non saranno altro che i rappresentanti di una espressione criminale radicata nel popolo!

Voi adesso siete lì, uno dopo l'altro, e dalle vostre case mi state ascoltando e mi guardate come uno che ha la fortuna di recitare davanti a tanta gente e, lo so, invidiate il posto che occupo, senza badare al senso delle parole che da questo posto vi sto dicendo. Ma sappiate che non me ne frega proprio niente della vostra ammirazione e dell'impalcatura che secondo voi mi avete costruito! Non me ne frega niente di avere dei seguaci i quali reputo disonesti! Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader, obbligandoli a pensare come voi, e quando non la pensavano come voi li avete uccisi come avete ucciso CRISTO!! E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari...." 
 

domenica 27 febbraio 2022

Combattere contro la sofferenza. Per l'Amore e la Fratellanza unversale

 

Solo chi non soffre può permettersi di dare giudizi avventati.
Io sento gente che soffre e soffro con loro. Da OGNI parte.
E, se c'è una cosa che odio, è la sofferenza (perché la conosco).
Ecco, io odio la sofferenza e, se c'è una cosa contro cui bisognerebbe combattere, è questa.
 
Luca Bagatin
 
#noguerra #nosanzioni #givepeaceachance

sabato 26 febbraio 2022

Comunisti britannici e greci contro ogni guerra imperialista e ogni sanzione che danneggia i popoli. Articolo di Luca Bagatin

La Lega dei Giovani Comunisti della Gran Bretagna (YCL), movimento giovanile del Partito Comunista Britannico, ha espresso – in un comunicato – il suo rammarico per l'escalation bellica in Ucraina.

Mentre Vladimir Putin e il suo governo oligarca non sono amici dei lavoratori in Russia e a livello internazionale, la strategia e le priorità della NATO rimangono chiare. Nella sua rivalità inter-imperialista con la Russia, ha tentato di accerchiare e minare la Russia usando l'Ucraina come capro espiatorio e luogo di messa in scena per i suoi interessi” - si legge nel comunicato dei giovani comunisti britannici, che prosegue affermando che: “e ora è il popolo ucrano che ne paga il prezzo (…). Un intervento della NATO ora significherebbe una guerra mondiale, e condanniamo la NATO nel modo più forte possibile per aver posto i cittadini ucrani in questa situazione”.

Non vogliamo assistere a una presenza continua delle basi NATO nell'Europa orientale. Tali azioni cercheranno solo di provocare ulteriormente la Russia. Non vogliamo vedere le forze armate borghesi britanniche schierate nell'Europa orientale in un ruolo offensivo o difensivo, né vogliamo una presenza della NATO continua in Gran Bretagna, né una presenza britannica nella NATO”, prosegue il comunicato, che fa altresì presente come “Miliardi di sterline spesi per un arcaico patto di difesa anticomunista sarebbero meglio spesi a casa - pagando il costo della pandemia e risolvendo la crisi del costo della vita (…). Inoltre non dobbiamo dimenticare che i governi insediati in Ucraina dopo le proteste di Maidan contengono elementi apertamente fascisti e neonazisti - le affermazioni di Putin sulla “denazificazione” non sono completamente inventate. L'esercito ucraino è sostenuto da battaglioni paramilitari neonazisti che glorificano apertamente i collaboratori nell'olocausto. Truppe in prima linea in Ucraina sporgono apertamente svastiche e simboli delle SS”.

I giovani comunisti britannici si schierano dunque contro il militarismo, affermando che: “I veri vincitori dell'allarmismo e del militarismo sono i produttori di armi e i monopoli che fanno pressione sui governi con tanta forza a favore dell'espansione e dell'intervento militare, tutto per guadagnare miliardi. Le vittime, come sempre, sono le persone che lavorano”.

E sottolineano come “I giovani britannici e i giovani del mondo non hanno nulla da guadagnare dall’imperialismo che spinge per guerra. Una spinta alla guerra che priva le nostre comunità, divide il nostro pianeta e minaccia l’esistenza dell’umanità. I giovani comunisti britannici, mano nella mano con i nostri compagni in tutto il mondo, sono determinati ad opporsi ai guerrafondai e al militarismo”.

La Lega dei Giovani Comunisti britannici chiede, in conclusione del comunicato, dunque: “il ritiro immediato dalla NATO della Gran Bretagna”; “una politica estera basata sulla pace, la cooperazione e lo sviluppo internazionale, non sulla guerra e l'estorsione”; il “disarmo nucleare unilaterale da parte del Regno Unito”; il “ritiro di tutto il personale militare britannico dall'estero e chiusura di tutte le basi straniere” e “la riassegnazione del bilancio della difesa a fini pacifici tra cui sanità, istruzione, alloggi e creazione di posti di lavoro”.

Il Partito Comunista Britannico ha chiesto altresì “un cessate il fuoco immediato in Ucraina, l'interruzione di tutte le operazioni militari e l'inizio dei negoziati per giungere ad una giusta soluzione della questione ucraina” e ha aggiunto in un suo comunicato che “Le sanzioni contro la Russia non solo renderanno più difficile qualsiasi progresso. Danneggeranno anche il benessere dei popoli di Russia, Ucraina e del resto d'Europa, compresa la Gran Bretagna, rendendo l'Europa più dipendente dalle forniture energetiche delle società statunitensi e delle dittature del Medio Oriente”.

"L'obiettivo dovrebbe essere un'Ucraina smilitarizzata e neutrale i cui confini sovrani siano rispettati e garantiti internamente ed esternamente", afferma il comunicato del CPB.

Messaggio analogo lo hanno voluto dare gli attivisti del Partito Comunista di Grecia (KKE) e dalla sua ala giovanie, partecipando a una grande manifestazione antimperlialista e contro la guerra, tenutasi ad Atene, davanti alle ambasciate di USA e Russia.

Anche i comunisti greci ritengono che, l'unica lotta che valga la pena di intraprendere, sia quella popolare e che la Grecia non dovrebbe lasciarsi coinvolgere in un conflitto.

Il Segretario Generale del Partito Comunista di Grecia, Dimitris Koutsoumbas, ha affermato altresì che “Solo una strategia politica autonoma e indipendente, contro i piani borghesi e imperialisti, è l'alternativa per i lavoratori e i popoli”.

Luca Bagatin

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giovedì 24 febbraio 2022

Buon compleanno Bettino Craxi, l'ultimo socialista italiano e europeo a non essersi piegato agli USA e ai poteri forti!


Buon compleanno Bettino!
L'unico Presidente dell'Italia che non si è MAI piegato agli USA e ai poteri forti europei.
E per questo è stato costretto all'esilio, in Tunisia.
Eterni onore e gloria a Bettino Craxi!
L'ultimo vero SOCIALISTA italiano e europeo!
 
Vedi anche il suo libro più profetico: 

martedì 22 febbraio 2022

La vittoria (postuma) di Eduard Limonov nel giorno del suo compleanno. Articolo di Luca Bagatin

Lo scrittore e leader politico Eduard Limonov, il 22 febbraio 2022, avrebbe compiuto 79 anni.

Limonov fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, nel suo saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto) sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove gli sciovinismi etnici sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

Rivoluzioni di matrice socialista popolare, sul modello leninista e machnovista.

Nel saggio sopra citato, Limonov, scrisse infatti, fra le altre cose: “Resta inteso che il conflitto tra la popolazione russa e le forze di occupazione ucraine non è fine a se stesso, ma solo il primo passo nell’inevitabile necessità di un rivolta armata per il cambio di potere a Mosca. Devono andare in Crimea tutti coloro che hanno combattuto in Transnistria, Serbia, Cecenia. Queste persone sono ormai decine di migliaia. La Crimea sia la nostra Sierra Maestra e noi arriveremo alla nostra Avana, Mosca”.

Limonov, dunque, secondo anche quanto spiegò il sociologo liberale Igor Eidman in un articolo del novembre 2014, prefigurò già nel 1997 quanto sarebbe accaduto nel 2014, alla nascita delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, indipendenti sia dall’Ucraina che dalla Russia.

Nel maggio 2014, alla costituzione delle Repubbliche Popolari del Donbass, Eduard Limonov, alla guida del partito dissidente e di sinistra patriottica “Altra Russia”, lanciò un appello sullo stile dell’appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, non a caso intitolato “No Pasaran!” (Non passeranno!).

Il testo dell’appello fu il seguente:

NO PASARAN!

Cerchiamo di aiutare tutti coloro che vengono da noi, con il desiderio di partecipare come volontari.

I membri del nostro gruppo sono già qui. Sono all’epicentro degli eventi a Donetsk, Slaviansk, Kramatorsk e nelle altre città del Donbass, per aiutare a difendere le conquiste della Primavera russa.

I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sostenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri.

Ora è sempre più urgente che il nostro slogan diventi, come in Spagna, nel 1936: NO PASARAN!

Non passeranno!”

Eduard Limonov

Non a caso, Limonov, fu il primo uomo politico a visitare le Repubbliche Popolari del Donbass, nel dicembre 2014 e a far visita ai combattenti e, con il suo partito, ad organizzare una rete di aiuti umanitari alla popolazione di quei territori. Cosa che, successivamente, farà anche il Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.

Paradossale che, proprio il giorno del suo 79 compleanno, il suo più acerrimo nemico, ovvero Vladimir Putin, ratificando di fatto una risoluzione del maggior partito di opposizione russo – il Partito Comunista della Federazione Russa – votata a maggioranza il 15 febbraio 2022, abbia deciso di riconoscere le Repubbliche Popolari del Donbass.

Ciò segna, infatti, una vittoria postuma di Limonov e del suo partito (dal 2020, dopo la morte di Limonov, denominato “L’Altra Russia di Eduard Limonov”) che, ad ogni modo, ancora oggi viene perseguitato dalle autorità russe per la sua dissidenza anti-governativa e per la tutela dei diritti civili dei russi anche nel nord del Kazakistan. Aspetto che, le autorità russe, non gradiscono affatto, in quanto alleate al regime kazako.

Quella del riconoscimento delle Repubbliche del Donbass, da parte della Russia è stata, dal 2014 ad oggi, principalmente una battaglia della sinistra russa, da sempre all’opposizione.

Non a caso a promuoverla alla Duma, il Parlamento russo, è stato il Partito Comunista della Federazione Russa (da non dimenticare che il Partito Comunista è stato messo al bando in Ucraina nel 2015, salvo nelle due Repubbliche Popolari, una volta staccatesi dall’Ucraina) e ha sempre avuto il sostegno di tutti i partiti della sinistra russa. Ma, per contro, l’opposizione dello stesso Putin e del suo partito liberal-conservatore che sceglie di riconoscerle solo oggi.

Lo scopo di tale riconoscimento, quello di proteggere 600.000 cittadini russi in quei territori e evitare possibili ritorsioni e ogni conflitto che possa colpire la popolazione.

Numerosi i festeggiamenti da parte dei residenti delle Repubbliche del Donbass e, i primi a riconoscerne la legittimità, i governi socialisti di Cuba, Venezuela e Nicaragua.

Luca Bagatin

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domenica 20 febbraio 2022

Crisi Ucraina. Cina propone mediazione pacifica. Comunisti russi vogliono proteggere la popolazione del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente alla crisi Ucraina, è intervenuto – alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza - il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Il Ministro ha fatto presente che la Cina vuole evitare ogni forma di conflitto in ucraina e ricerca “una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, ricordando anche che “nessuno è al di sopra del diritto internazionale”.

L'Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”, ha fatto presente il Ministro degli Esteri cinese.

Pechino, dunque, intende svolgere “un ruolo costruttivo per la pace”.

Il Ministro Wang Yi ha proseguito, affermando che “anche le preoccupazioni della Russia devono essere rispettate” e, all'Europa ha fatto presente che, “Se ci sarà un allargamento dell'Alleanza Atlantica ci sarà davvero garanzia della pace?” E' una domanda che i nostri amici in Europa si devono porre seriamente”.

Perché le parti non possono sedersi ad un tavolo, condurre colloqui dettagliati ed elaborare un piano per mettere in atto le intese di Minsk?”, si chiede il Ministro Wang Yi.

E, lanciando un monito alle parti: “Questo è quello che si dovrebbe fare, invece di aumentare le tensioni e provocare il panico. Ora tutti i Paesi dovrebbero assumersi responsabilità ed impegnarsi per una soluzione pacifica”.

Il Ministro degli Esteri cinese, ha ricordato come “si è tornati ad una mentalità da Guerra fredda, ma è sbagliato riportare indietro le lancette della Storia. Per trasformare il mondo in un posto migliore, i Paesi devono lavorare insieme, in un clima fondato sulla cooperazione, non sulla competizione”.

E, facendo presenti le sofferenze patite dal mondo intero durante la pendemia, anche in termini economici, il Ministro Wang ha aggiunto: “Dopo la pandemia l'economia mondiale si sta riprendendo lentamente e, per avviarci verso un progresso sostenibule, ci appelliamo a tutti i Paesi per agire insieme”.

Sulla questione è intervenuto, su Facebook, anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, maggior partito di opposizione presente nel Parlamento russo e promotore della risoluzione, votata a maggioranza il 15 febbraio scorso, di riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass.

Zjuganov ha scritto, fra le altre cose, che “Si intensificano i bombardamenti nei territori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, costringendo la popolazione a una evacuazione di massa. Si sta alimentando una guerra dell'informazione contro la Russia da parte dell'Occidente e dei media ucraini filo-occidentali e nazionalisti. Tutto ciò è la prova dello stretto coordinamento delle provocazioni militari e dell'aggressione informativa”.

Zjuganov ha inoltre fatto presente che, tutto ciò, è orchestrato dal governo degli USA e che “Washington sta iniziando a risolvere i suoi problemi a spese dell'economia dei suoi alleati della NATO”.

Secondo Zjuganov, dunque, una guerra “al centro dell'Europa e sanzioni forzate contro la Russia”, porteranno ad una “caduta dell'attività economica nell'UE e ciò garantirà l'aumento della competitività degli Stati Uniti d'America”.

In tutto ciò, a nome dei comunisti russi, Zjuganov rilancia la posizione di proteggere i civili del Donbass e invita le autorità russe a riconoscere le Repubbliche popolari.

I comunisti russi, come riportato dai social, stanno peraltro inviando aiuti umanitari alla popolazione del Donbass.

Luca Bagatin

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mercoledì 16 febbraio 2022

Ucraina - Russia. La Duma vota la risoluzione comunista di riconoscimento delle Repubbliche del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 febbraio scorso, la Duma, Parlamento russo, ha approvato a larga maggioranza, la risoluzione del maggior partito di opposizione, ovvero del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), rivolta al Presidente Vladimir Putin, affinché riconosca ufficialmente le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (dette anche Repubbliche popolari del Donbass).

Il leader del KPRF, Gennady Zjuganov, già nel gennaio scorso, riteneva infatti che, tale riconoscimento, sia l'unico strumento volto ad assicurare la protezione dei 600.000 cittadini russi presenti nel Donbass, attuale area dell'Ucraina, dichiaratasi indipendente nel 2014.

Tale risoluzione era stata presentata dai comunisti il 19 gennaio scorso.

Secondo gli autori della risolzione, infatti, ad oggi, l'Ucraina, sta compiendo un vero e proprio “genocidio” contro la popolazione russa di quei territori, attraverso sanzioni e blocchi economici, oltre che una guerra infinita, che sta causando vittime civili sin dal 2014.

Anche il leader del partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità” (al quale è peraltro iscritto anche l'attore e produttore cinematografico statunitense Steven Seagal), Sergey Mironov, ha espresso il suo sostegno alla risoluzione, dichiarando che “In condizioni in cui importanti forze armate dell'Ucraina sono concentrate al confine con la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk e minacciano la guerra, riteniamo che una tale misura – ovvero il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza di queste Repubbliche – raffredderà le teste calde”.

Secondo i deputati del Partito Comunista, “gli accordi di Minsk hanno contribuito a fermare il conflitto, ma l'Ucraina non li rispetta” e hanno osservato come “tale riconoscimento creerà le basi per garantire la sicurezza e la protezione dei popoli delle Repubbliche popolari dalle minacce esterne”.

Tale risoluzione, votata a maggioranza dal Parlamento russo, ad ogni modo, non impegna il governo presieduto da Putin e sarà comunque lui a prendere in esame il riconoscimento ufficiale delle Repubbliche popolari del Donbass e non è affatto scontato che avalli tale riconoscimento.

Il governo Putin, in tutti questi anni, infatti, si è sempre mantenuto morbido sulla questione e addirittura ha spesso evitato di riconoscere la cittadinanza russa ai cittadini delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Spesso, infatti, aiuti ai cittadini del Donbass, sia umanitari che di riconoscimento della cittadinanza, sono giunti dai deputati del Partito Comunista della Federazione Russa, in primis anche grazie all'attività del deputato Sergey Shargunov, scrittore e giornalista, con un passato nel Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov.

E proprio Eduard Limonov, nel 1997, deuniciò per primo la situazione umanitaria dei russi in Ucraina. Limonov, infatti, scrisse un appello – dal significativo titolo “NO PASARAN!” (“Non passeranno!”) sullo stile dell'appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, nel quale, fra le altra cose, scriveva: I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sonstenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri”.

Il partito nazionalbolscevico di Limonov, “L'Altra Russia”, fu infatti il primo a sostenere attivamente la popolazione delle Repubbliche popolari del Donbass e così tutta l'opposizione di sinistra al governo di Putin. Governo Putin che, invece, sulla questione si è sempre mostrato freddo.

Forse non un caso che, a votare contro la risoluzione dei comunisti, ovvero contro il riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass, ci sia stato, all'unanimità, il partito “New People”, partito liberale di centrodestra che sostiene la coalizione di governo putiniana.

Del resto, lo stesso governo Putin, si è sempre dimostrato freddo anche sul riconoscimento dei diritti dei russi abitanti nel nord del Kazakistan, preferendo sostenere l'attuale governo russofobo kazako.

Luca Bagatin

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domenica 2 maggio 2021

2 maggio 2014: la Strage di Odessa, nella quale perse la vita anche il giovane comunista Vadim Papura. Articolo di Luca Bagatin

Era il 2 maggio 2014, quando militanti di estrema destra e neonazisti ucraini, filo-europeisti, a Odessa, in Ucraina, aggredirono e massacrarono manifestanti comunisti e di sinistra, favorevoli all'indipendenza della regione del Donbass e contro l'entrata dell'Ucraina nell'UE.

Gli aggrediti trovarono rifugio nella Casa dei Sindacati, ma a questa venne dato fuoco dagli stessi estremisti di destra, che impedirono ogni soccorso ai vigili del fuoco.

Nell'incendio, trovarono la morte anche impiegati della struttura e, coloro i quali riuscirono a fuggire, furono massacrati dai neonazisti che circondavano il palazzo.

Nel palazzo furono successivamente trovati corpi carbonizzati, fra cui corpi di donne violentate e seviziate.

La stampa vicina al nuovo governo, filo-europeista e sostenuto dall'UE e dagli USA, minimizzò l'accaduto e diede la colpa ai militanti comunisti e filo-russi. Ipotesi successivamente smentita da testimoni e osservatori.

In quella che fu definita la “Strage di Odessa” perderà la vita anche il diciassettenne Vadim Papura, attivista del Komsomol ucraino (movimento giovanile comunista) e del Partito Comunista d'Ucraina (dal 2015 dichiarato fuorilegge). Anch'egli si rifugiò nella Casa dei Sindacati, assieme ai suoi compagni.

La madre, Fatima, così lo ricordò: "Mio figlio è morto in quella terribile notte. Non aveva ancora 18 anni. Era lì per il suo ideale e i suoi principi. E ora non c'è più. Quando hanno dato fuoco alla Casa dei Sindacati, lui era lì dentro. Provando a scappare dal fuoco è caduto dalla finestra. Il mio bambino era là steso a terra con la testa”.

Luca Bagatin

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venerdì 16 ottobre 2020

16 ottobre 2016: l'attentato al Comandante Motorola, eroe del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati quattro anni dall'uccisione del Comandante Arsen Pavlov, detto Comandante Motorola, colonnello dell'esercito della Repubblica Popolare di Donetsk e alla guida del battaglione “Sparta”, in guerra contro il governo autoritario ucraino, allora guidato da Petro Porosenko.

Il Comandante Motorola, classe 1983, era un cittadino russo della città di Uchta, nato nell'ex Unione Sovietica e convinto che l'esperienza dell'URSS fosse stata positiva per il popolo russo, come molti suoi connazionali che, nel referendum per la conservazione dell'URSS, indetto nel 1991 e il cui esito fu poi disatteso, votarono a maggioranza per il suo mantenimento (77,85% dei SI). Contro ogni smembramento, disgregazione e contro ogni cambiamento di regime politico-economico.

Motorola perse entrambi i genitori all'età di 15 anni e venne affidato alla nonna. A 19 anni si arruolò nell'esercito russo, prestando tre anni nella brigata di marina con il ruolo di radioperatore, dal quale gli derivò il soprannome “Motorola”. Combatté, successivamente, in operazioni anti-terrorismo in Cecenia, come diversi suoi connazionali, fra cui lo scrittore nazionalbolscevico Zakhar Prilepin, altro successivo combattente a sostegno della Repubblica Popolare di Donetsk (molti sono e sono stati i nazionalbolscevichi del partito di Eduard Limonov “Altra Russia” a sostenere la Repubblica di Donetsk).

Successivamente, Motorola, si specializzò in operazioni di soccorso quale Vigile del Fuoco e lavorò poi come operaio e marmista.

A seguito del colpo di Stato in Ucraina, nel 2014, dell'avvento di un governo autoritario anti-russo, sostenuto anche da elementi nazifascisti, i quali compirono veri e propri massacri contro le minoranze russe, Motorola prese la decisione di lasciare il lavoro e di recarsi nella città ucraina di Jasynuvata.

Qui creò un battaglione di volontari di 200 combattenti, di ispirazione antifascista e socialista e guidandolo nelle più importanti battaglie nel Donbass, invitando la popolazione a ribellarsi e riuscì a liberare numerose città dall'autoritarismo governativo e dando vita, assieme ai suoi compagni, alla Repubblica Popolare di Donetsk che, con la Repubblica Popolare di Lugansk, formarono le Repubbliche Popolari di Norovossjia, di ispirazione sovietica, antifascista e socialista.

Nel luglio 2014 sposò Elena Kolenkina, la quale gli diede una bambina, Miroslava, nel 2015 e, il 2 ottobre 2016 un bimbo, Makar, due settimane prima dell'attentato che gli toglierà per sempre la vita (attraverso un ordigno posto nell'ascensore della palazzina ove abitava con la famiglia che, fortunatamente, rimase illesa).

Il governo ucraino, infatti, lo aveva inserito nella lista nera quale terrorista e bandito e persino l'Unione Europea, sostenitrice dell'Ucraina autoritaria, dal 2015 gli aveva vietato l'ingresso nei Paesi aderenti all'Unione.

Stessa sorte toccò al Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zacharcenko nell'estate del 2018, colpito anch'egli da un'attentato con un'autobomba.

Il Comandante Motorola, sulla sua divisa, indossava sempre due spille: una verde della Jamahiriya Libica Popolare Socialista di Gheddafi e una della Repubblica socialista siriana di Assad. Ovvero le bandiere di due Paesi laico-socialisti che hanno contribuito a combattere il terrorismo fondamentalista islamico.

Nel febbraio 2015 fu insignito dell'onoreficenza di Eroe della Repubblica Popolare di Donetsk e, il 9 maggio 2015, in occasione del Giorno della Vittoria contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, fu stampato un francobollo commemorativo con la sua immagine, assieme a quella del Comandante Givi, altro eroe della Repubblica.

L'esempio di Motorola ricorda quello dei nostri eroi del Risorgimento. Di Garibaldi, di Pisacane e dei molti repubblicani, socialisti, democratici in lotta per l'indipendenza, la sovranità, contro ogni forma di autoritarismo. E spiace che ciò, l'Unione Europea, non lo abbia affatto capito, dimostrandosi, ancora una volta, lontana da quegli ideali storici di emancipazione.

Luca Bagatin

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giovedì 17 ottobre 2019

In ricordo del Comandante Motorola, eroe del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati tre anni dall'uccisione del Comandante Arsen Pavlov, detto Comandante Motorola, colonnello dell'esercito della Repubblica Popolare di Donetsk e alla guida del battaglione “Sparta”, in guerra contro il governo autoritario ucraino, allora guidato da Petro Porosenko.
Il Comandante Motorola, classe 1983, era un cittadino russo della città di Uchta, nato nell'ex Unione Sovietica e convinto che l'esperienza dell'URSS fosse stata positiva per il popolo russo, come molti suoi connazionali che, nel referendum per la conservazione dell'URSS, indetto nel 1991 e il cui esito fu poi disatteso, votarono a maggioranza per il suo mantenimento (77,85% dei SI). Contro ogni smembramento, disgregazione e contro ogni cambiamento di regime politico-economico.
Motorola perse entrambi i genitori all'età di 15 anni e venne affidato alla nonna. A 19 anni si arruolò nell'esercito russo, prestando tre anni nella brigata di marina con il ruolo di radioperatore, dal quale gli derivò il soprannome “Motorola”. Combatté, successivamente, in operazioni anti-terrorismo in Cecenia, come diversi suoi connazionali, fra cui lo scrittore nazionalbolscevico Zakhar Prilepin, altro successivo combattente a sostegno della Repubblica Popolare di Donetsk (molti sono e sono stati i nazionalbolscevichi del partito di Eduard Limonov “Altra Russia” a sostenere la Repubblica di Donetsk).
Successivamente, Motorola, si specializzò in operazioni di soccorso quale Vigile del Fuoco e lavorò poi come operaio e marmista.
A seguito del colpo di Stato in Ucraina, nel 2014, dell'avvento di un governo autoritario anti-russo, sostenuto anche da elementi nazifascisti, i quali compirono veri e propri massacri contro le minoranze russe, Motorola prese la decisione di lasciare il lavoro e di recarsi nella città ucraina di Jasynuvata.
Qui creò un battaglione di volontari di 200 combattenti, di ispirazione antifascista e socialista e guidandolo nelle più importanti battaglie nel Donbass, invitando la popolazione a ribellarsi e riuscì a liberare numerose città dall'autoritarismo governativo e dando vita, assieme ai suoi compagni, alla Repubblica Popolare di Donetsk che, con la Repubblica Popolare di Lugansk, formarono le Repubbliche Popolari di Norovossjia, di ispirazione sovietica, antifascista e socialista.
Nel luglio 2014 sposò Elena Kolenkina, la quale gli diede una bambina, Miroslava, nel 2015 e, il 2 ottobre 2016 un bimbo, Makar, due settimane prima dell'attentato che gli toglierà per sempre la vita (attraverso un ordigno posto nell'ascensore della palazzina ove abitava con la famiglia che, fortunatamente, rimase illesa).
Il governo ucraino, infatti, lo aveva inserito nella lista nera quale terrorista e bandito e persino l'Unione Europea, sostenitrice dell'Ucraina autoritaria, dal 2015 gli aveva vietato l'ingresso nei Paesi aderenti all'Unione.
Stessa sorte toccò al Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zacharcenko nell'estate del 2018, colpito anch'egli da un'attentato con un'autobomba.
Il Comandante Motorola, sulla sua divisa, indossava sempre due spille: una verde della Jamahiriya Libica Popolare Socialista di Gheddafi e una della Repubblica socialista siriana di Assad. Ovvero le bandiere di due Paesi laico-socialisti che hanno contribuito a combattere il terrorismo fondamentalista islamico.
Nel febbraio 2015 fu insignito dell'onoreficenza di Eroe della Repubblica Popolare di Donetsk e, il 9 maggio 2015, in occasione del Giorno della Vittoria contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, fu stampato un francobollo commemorativo con la sua immagine, assieme a quella del Comandante Givi, altro eroe della Repubblica.
L'esempio di Motorola ricorda quello dei nostri eroi del Risorgimento. Di Garibaldi, di Pisacane e dei molti repubblicani, socialisti, democratici in lotta per l'indipendenza, la sovranità, contro ogni forma di autoritarismo. E spiace che ciò, l'Unione Europea, non lo abbia affatto capito, dimostrandosi, ancora una volta, lontana da quegli ideali storici di emancipazione.
Con la recente elezione a Presidente dell'Ucraina di Volodymyr Zelensky, di ispirazione piuttosto diversa rispetto al suo predecessore Poroshenko, le speranze per un rinnovato dialogo fra Ucraina e Repubbliche Popolari di Novorossjia si sono riaccese e, ci si augura, si giunga alla fine del conflitto che permetta il riconoscimento delle Repubbliche, anche da parte della Comunità Internazionale.
Ad oggi, in Ucraina, non è ad ogni modo ancora permesso al Partito Comunista (unico partito di ispirazione socialista) di presentarsi alle elezioni e ciò sin dal 2015, anno nel quale fu messo al bando.

Luca Bagatin