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domenica 8 marzo 2026

La saggezza della Repubblica Popolare Cinese difronte all'instabilità globale. Articolo di Luca Bagatin

 

A margine della quarta sessione della 14esima Assemblea Nazionale del Popolo, tenutasi a Pechino, il Ministro degli Esteri cinese ha risposto, in conferenza stampa, alle domande relative alla posizione della Repubblica Popolare Cinese in questo momento di grande turbolenza internazionale.

Relativamente ai rapporti fra Cina e Stati Uniti, il Ministro Wang ha spiegato come nessuna delle due parti possa rimodellare l'altra, ma entrambe debbano cercare di interagire in modo costruttivo, eliminando inutili interruzioni dei rapporti.

Pur criticando fermamente le azioni militari statunitensi in Medio Oriente, in Ministro Wang intende stabilizzare i rapporti con Washington. 

Egli ha affermato che la Cina non condivide la logica della “co-governance tra le grandi potenze”, ma occorre tenere conto che sul pianeta vi sono oltre 190 Paesi e che la Storia mondiale debba essere scritta collettivamente da tutte le nazioni. Il futuro dell'umanità - secondo il Ministro Wang - deve dunque essere creato congiuntamente dai popoli di tutti i Paesi.

La posizione cinese si fonda su “diversità e coesistenza”, che sono i fondamenti della natura della comunità umana e ha sostenuto che la coesistenza multipolare sia la forma più appropriata per il panorama internazionale.

Il Ministro ha ricordato come la Storia ci insegni che la rivalità fra grandi potenze e lo scontro fra i blocchi porta unicamente a sofferenze e disastri per l'umanità.

Per questa ragione la Cina non intende seguire il principio secondo il quale “un Paese forte è destinato a cercare l'egemonia”.

Le linee guida della politica estera cinese rimarranno fondate sulla costruzione di un mondo “multipolare, equo e ordinato”. Laddove, ha spiegato il Ministro Wang, “equo” significa che i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e forza, vanno considerati parti paritarie della comunità internazionale. “Ordinato”, significa che tutti i Paesi devono rispettare le regole internazionali riconosciute, ovvero gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme che regolano le relazioni internazionali.

Secondo il Ministro Wang, per costruire un ordine multipolare, occorre che le grandi potenze, dotate di maggiori risorse, debbono a loro volta e pertanto assumersi maggiori responsabilità al fine di raggiungere tali obiettivi di equità e ordine.
Relativamente all'aggressione statunitense e israeliana all'Iran, il Ministro ha sottolineato, citando un antico proverbio cinese, che “Le armi sono strumenti minacciosi e non dovrebbero essere usate senza discrezione”.

E ha affermato che “questa è una guerra che non avrebbe dovuto accadere, è una guerra che non porta alcun beneficio a nessuno”, spiegando come la Storia del Medio Oriente insegni che la forza non abbia mai fornito soluzioni e che i conflitti armati hanno sempre fomentato odio e generato nuove crisi.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato come la Cina intenda continuare a sostenere e cooperare con i Paesi del Sud del Mondo; salvaguardare e rafforzare il ruolo dell'ONU e si opponga a qualsiasi egemonia. Promuovendo indipendenza, pace e sviluppo globali.

Relativamente alle tensioni con un Giappone sempre più bellicista e militarista, governato dall'estrema destra, il Ministro Wang ha affermato che la Cina non permetterà più a nessuno di giustificare il colonialismo e che “Il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipende dalla scelta del Giappone”.

Luca Bagatin

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sabato 7 marzo 2026

Luce, Vita, Amore e Libertà contrapposte all'ingiustizia. Vera Volontà contro Ego (paura, ignoranza, stupidità)

Mentre i pazzi invasati pregano un dio che non conoscono, nei loro sacrileghi studi ovali, invadono Stati e gettano bombe, seminando sofferenza e odio, animati dall'Ego (paura, ignoranza, stupidità), noi non smetteremo di combattere il loro totalitarismo e le loro menzogne.
V per Vittoria
V per Vera Volontà
Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge.
Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà.
93/93/93

L. B. 

Il simbolo "V per Vittoria", "V per Vera Volontà"

Luce, Vita, Amore e Libertà.
I principi della filosofia Thelema diffusi dal mago, esoterista e scrittore britannico Aleister Crowley, assieme al simbolo della “V per Vittoria", da egli utilizzato (suggerendone l'uso pubblico a Winston Churchill) per contrapporlo alla svastica nazista e al potere magico di tale simbolo, durante la Seconda Guerra Mondiale.

La “V” quale simbolo che si contrappone all'ingiustizia.

Come riportato dall'articolo del 10 ottobre 2018, pubblicato da “Thelemic Union” (al seguente link: https://thelemicunion.com/v-for-victory), “Il simbolo “V per Vittoria”, fa riferimento alla storia di Iside, Apophis e Osiride, come è illustrato nel Rituale Minore dell'Esagramma, pubblicato per la prima volta da Crowley in “The Equinox I, nr. 3, nel 1910. In questo rituale, la svastica è usata per rappresentare il lutto di Iside, e la “V” è usata per simboleggiare Apophis o Tifone il distruttore. Questo simbolismo spiega l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica, poiché Apophis uccide Osiride, causando il lutto di Iside”.

Questo simbolismo spiega dunque l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica. Ovvero la giustizia spirituale composta di LUCE – VITA – AMORE - LIBERTA' combatte l'ingiustizia nazista e ogni forma di ingiustizia e prevaricazione.

Secondo il principio: "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L'Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà".

L. B.


"Nell'oscurità di un futuro passato, il mago desidera vedere. Un uomo canta una canzone tra questo mondo e l'altro: Fuoco cammina con me"

(Mark Frost, "I segreti di Twin Peaks") 

venerdì 25 aprile 2025

Anche questo 25 Aprile ricordiamo loro, Randolfo Pacciardi e Mario Bergamo, antifascisti della prima ora, Eroi e rivoluzionari mazziniani e garibaldini. Articolo di Luca Bagatin

Randolfo Pacciardi (1899 – 1991) fu un combattente, un eroe, un antitotalitarista e proprio per questo la sua storia, fu, molto probabilmente, volutamente rimossa dalla memoria di quell'Italia che egli tentò, a rischio della vita, di edificare.

In nome di Mazzini e di Garibaldi fu audace eroe antifascista della Guerra di Spagna, al comando del Battaglione Garibaldi, nonché fu fiero anticomunista, specie dopo aver conosciuto i massacri contro i repubblicani, i socialisti e gli anarchici operati dai comunisti europei su ordine di Stalin.

Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953.

Estraneo alla cultura liberaldemocratica, si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi a Ugo La Malfa, che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.

Espulso dal PRI, Pacciardi fondò – nel 1964 - il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni nettamente presidenzialiste e solo per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo!) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo, che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel Paese.

Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo. Se solo parlassimo di una vera Repubblica, democratica e fondata su principi mazziniani e garibaldini.

L'idea pacciardiana di Repubbica presidenziale, ispirata a Charles De Gaulle, prefigurava un Presidente eletto e sganciato dal parlamento partitocratico, tendendo così verso una democrazia partecipativa, nel solco di Giuseppe Mazzini.

Così come nel solco di Mazzini saranno le sue idee politiche e sociali, costituite dall'unione fra capitale e lavoro nelle stesse mani, fondamento di una Repubblica che avrebbe dovuto essere contraria ad ogni mentalità parlamentaristica, fondata sugli interessi di retrobottega dei partiti e sulle lobby economiche che li sostengono.

Questi i fondamenti ideali di quella Unione Democratica per la Nuova Repubblica (il cui nome derivava dal partito gollista Unione per la Nuova Repubblica) che ispirò – nel 1969 - finanche il movimento giovanile di derivazione nazionalcomunista Lotta di Popolo, che ebbe, fra i suoi riferimenti ideali e culturali, oltre che Pacciardi, anche Che Guevara, Juan Domingo Peron, Jack Kerouac, Julius Evola e Pierre-Joseph Proudhon.

Quella pacciardiana fu un'idea e una prospettiva, sia istituzionale che sociale, ispirata a quello che potrebbe essere definito “socialismo mazziniano”, retto da tre pilastri: federalismo sociale, associazionismo volontario (o cooperativismo) e democrazia diretta.

Aspetti peraltro condivisi e portati avanti dall'altro contemporaneo compagno di partito, Mario Bergamo (1892 – 1963), la cui vicenda politica merita, parimenti, di essere ricordata e onorata, perché con Pacciardi ha innumerevoli punti in comune.

Trevigiano, antifascista, repubblicano della prima ora, anche Mario Bergamo subirà la medesima sorte di Pacciardi, ovvero l'oblio politico a causa delle sue idee saldamente mazziniane e garibaldine.

Mario Bergamo fu fondatore, nel 1912, a Bologna – a soli vent'anni – dell'Alleanza Universitaria Repubblicana. Successivamente fu capostipite della corrente di sinistra del PRI, denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.

Fervido sostenitore, anche negli organi di stampa, dell'impresa di Fiume di Gabriele D'Annunzio e Alceste De Ambriis, oltre che del cooperativismo, nel 1919, fonderà, assieme all'allora repubblicano Pietro Nenni, al fratello Guido e al socialista Arpinati, il Fascio di combattimento di Bologna, abbandonandolo poco dopo nel momento in cui le idee squadriste e violente di Mussolini presero il sopravvento. Egli stesso ricevette le percosse dei fascisti e il suo studio fu più volte devastato.

Fu eletto, nel 1924, nelle file del Partito Repubblicano Italiano e, dalle colonne de “La Voce Repubblicana”, divenne uno dei più acerrimi oppositori al fascismo mussoliniano e propose la costituzione di un partito repubblicano-socialista, in grado di raccogliere le migliori forze antifasciste.

Nel 1926, accusato dell'attentato contro Mussolini, fu costretto a fuggire, assieme a Nenni, prima a Lugano e successivamente a Parigi, contribuendo alla costituzione della Concentrazione antifascista, ponendo ad ogni modo come primo obiettivo l'abolizione della monarchia e la nascita della Repubblica.

Nel 1928 propugnò l'idea di costituire un'Internazionale Repubblicana e, in quell'anno, elaborò la sua teoria sul Nazionalcomunismo, che molti punti aveva in comune sia con l'esperienza dannunziana di Fiume che con il Nazionalbolscevismo promosso dall'ex socialdemocratico tedesco Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, i primi a combattere – in Germania – il nascente nazismo hitleriano e a subirne le persecuzioni.

Il Nazionalcomunismo, termine ideato dallo stesso Bergamo, non era altro che un recupero del repubblicanesimo mazziniano originario e degli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, fuso con il nascente Bolscevismo sovietico e gli ideali patriottici. Una fusione, in sostanza, fra il nazionale e l'internazionale, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una Repubblica Sociale.

Non sappiamo se Bergamo – che sempre si definì un “socialista mazziniano” - abbia avuto rapporti, anche epistolari, con Niekisch o avesse attinto alle sue pubblicazioni (al giornale Widerstand ad esempio), ad ogni modo, anche il Nazionalbolscevismo, negli stessi anni, voleva fondere gli ideali leninisti con quelli nazionali e patriottici, in opposizione al capitalismo, al liberalismo, all'antisemitismo dei regimi totalitari nazifascisti, proponendo un radicale rinnovamento sociale di stampo repubblicano.

Negli Anni '30, Mario Bergamo, editò la rivista “I nuovissimi annunci”, ove elaborò e diffuse le sue teorie socio-politiche e, nel 1935, a Parigi, diede alle stampe “Un italiano ribelle” (Un italien révolté), raccolta di epistole a personalità europee nelle quali egli condannava la politica coloniale fascista in Etiopia e l'ipocrisia della Società delle Nazioni.

Sul finire degli Anni '30, aderirà alla Lega dei combattenti per la pace e, allorquando i nazisti occuperanno la Francia, sarà attivo nell'aiuto ad ebrei e antifascisti.

Mussolini, comunque affascinato dai suoi ideali, gli proporrà più volte di tornare in patria, ma Bergamo sempre rifiuterà. Così come rifiuterà di partecipare alla redazione della costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943. Il suo rifiuto del fascismo e l'opposizione allo stesso furono sempre totali e intransigenti.

Mario Bergamo, peraltro, si rifiuterà di tornare in Italia anche alla fine della guerra, ritenendo che la nuova Repubblica non avesse imparato nulla dalle tristi vicende del fascismo e non rispecchiasse affatto l'idea di Repubblica popolare e socialista propugnata da Mazzini e Garibaldi.

Diverrà, successivamente, consigliere legale dell'editore socialista e garibaldino Cino Del Duca, il quale pubblicherà, nel 1965, postumo, il saggio “Nazionalcomunismo”, che raccoglierà gli ideali socialisti e repubblicani del Bergamo.

Mario Bergamo morirà a Parigi nel maggio 1963.

Il figlio di Mario Bergamo, Giorgio Mario, sarà peraltro e non a caso, uno dei collaboratori del giornale “Nuova Repubblica”, organo del partito di Pacciardi.

Decenni dopo la morte di Mario Bergamo e quella di Niekisch, in Russia – negli Anni ’90 – lo scrittore Eduard Limonov, il chitarrista Egor Letov ed il filosofo Aleksandr Dugin fonderanno il Partito NazionalBolscevico, propugnatore del ritorno del socialismo in Russia e oppositore del totalitarismo liberal-capitalista di Eltsin e Putin. E, per queste ragioni, il partito sarà messo fuorilegge nel 2007 dalla Corte Suprema russa e successivamente rifondato, con la denominazione “Altra Russia”, guidato dal solo Limonov e ancor oggi perseguitato.

L’Ideale Nazionalcomunista e Nazionalbolscevico, può essere per molti versi contiguo e finanche aver ispirato il Peronismo argentino, il Sandinismo del Nicaragua, il Socialismo arabo, jugoslavo, panafricano e quello cubano. Un ideale repubblicano e laico, che mette al primo posto l’autogestione e l’autogoverno dei lavoratori e dei cittadini.

Mario Bergamo e Randolfo Pacciardi si possono dunque definire, per la loro intransigenza, per la loro opera e storia politica, pur inascoltata e ingiustamente vilipesa, gli ultimi rivoluzionari italiani del mazzinianesimo e del garibaldinismo.

Rivoluzionari che hanno lottato, immaginato, sognato e prefigurato l'idea di una Repubblica autentica e diversa dall'attuale. Libera dal fascismo, dal malaffare, dal liberalismo, dal parlamentarismo intriso di lobbismo.

Non sappiamo se nasceranno ancora, in Italia, dei rivoluzionari come loro. Personalmente ne dubito, se penso che l'ultimo rivoluzionario degno di questo nome fu Bettino Craxi, che fu costretto all'esilio.

Sicuramente quelle idee, attualissime oggi più ancora che ieri, non moriranno mai.

Luca Bagatin

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martedì 31 ottobre 2023

Buon Samhain/Halloween!

Quella di questa notte è la festività che preferisco e che sento più vicina.
Perché Samhain rappresenta il passaggio dall'estate all'inverno (la mia stagione preferita, adatta alla meditazione) ed è un ponte di comunicazione fra i vivi e i morti.
La morte, in questa festa, non è vista come un aspetto negativo, ma come una nuova e più profonda forma di vita.
In realtà, senza la morte, che è Rinascita, non esiste alcuna vita.
Tale festa si contrappone peraltro alla superstizione, portatrice di menzogne, delle religioni abramitiche mediorientali (che non a caso si fanno la guerra fra loro da secoli e portano distruzione e putrefazione spirituale, lontane da qualsiasi forma di logica, buonsenso e amore per la Natura).
Buon Samhain a tutti coloro i quali, nell'Oscurità, sono capaci di vedere la Luce.

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 Luca Bagatin

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sabato 14 ottobre 2023

A prevalere sia il dialogo, non le bombe. Articolo di Luca Bagatin

Qualche giorno fa, in un articolo, rilevavo come, in questi tempi oscuri, fra incapacità politica, fondamentalismo (da ogni parte), mancanza di prospettive e di solide basi scientifico-culturali, si senta fortemente la mancanza di figure politiche della statura di Bettino Craxi e di Giulio Andreotti.

Figure capaci di comprendere le ragioni di tutti, di dialogare tanto con il mondo atlantista (aderendovi, ma in modo responsabile e tutt'altro che ideologico), che con il mondo sovietico e con quello arabo laico, in chiave anti-fondamentalista e anti-terrorista.

Quello spirito di dialogo, oggi, è del tutto assente a livello geopolitico.

Uno spirito di dialogo contro ogni rappresaglia, contro ogni bomba, contro ogni attacco che distrugga vite umane innocenti.

Oggi – come ieri tendevano a prevalere gli opposti estremismi di piazza – sembrano prevalere le opposte tifoserie. Tifoserie che, come gli opposti estremismi bombaroli degli Anni '70, non aiutano certo la comprensione e il dialogo.

Tifoserie che inondano non solo le piazze, ma finanche le redazioni dei giornali, i talk show, i parlamenti nazionali e dell'UE.

Tifoserie che sembrano sorte dopo l'”annus horribilis” 1993, dalle macerie dei partiti democratici e di governo, che sono stati volutamente annientati.

Dal 1993 ad oggi, non a caso, al governo, non abbiamo più il caro vecchio centro-sinistra (composto da DC, PSI, PSDI, PRI, PRI), guidato da personalità serie, responsabili, riformiste, che magari sono cresciute alla scuola politica di Saragat, Pacciardi, De Gasperi, Nenni ed altre eminenti personalità storiche.

Oggi abbiamo, purtroppo, tanto in Parlamento che al governo o nei talk show, gli eredi degli opposti estremismi, di destra e sinistra (provenienti tanto dal MSI, quando dal PCI o dalla militanza sessantottina), ormai tutti uniti dal fondamentalismo liberal-capitalista, dall'irresponsabilità in politica estera e dal taglio, non già ai privilegi della casta (che affermavano, demagogicamente, di voler abbattere), bensì a quello che rimane della sanità e dell'istruzione pubblica.

E così è nel resto dell'Unione Europea.

Socialisti e Popolari sostituiti da pseudo “socialisti” e pseudo “popolari”, che rispondono più alle logiche del business che alle reali necessità del cittadino, oltre che ai Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Presidenti degli USA, peraltro, giustamente spesso criticati dalla libera stampa statunitense, che da noi, purtroppo, viene scarsamente letta o raramente presa in considerazione.

A prevalere dovrebbe essere sempre la ragionevolezza e il dialogo e l'unica bandiera che dovrebbe essere innalzata dovrebbe essere quella della stabilità, della concordia fra i popoli, del mutuo aiuto e della cooperazione internazionale.

Aspetti che, giustamente, furono al centro dei governi dell'unico vero centro-sinistra che l'Italia conobbe (dal 1948 al 1992) e di un'Europa che ebbe quali esponenti personalità del calibro di Charles De Gaulle e Francois Mitterrand.

Non ci può, né ci deve mai essere il prevalere di una forza su un'altra. E bene lo compresero riformisti quali Shimon Peres e Yasser Arafat, che seppero dialogare e, nel 1993, giungere ad un accordo.

A livello internazionale, oggi, sembra che a incarnare quello spirito di responsabilità e riformismo tipico dei governi ante 1993, sia il Brasile socialista di Lula, lo Stato Città del Vaticano del Papa Francesco e la Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping.

Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, alcuni giorni fa ha fatto importanti dichiarazioni, facendo presente come sia “urgentemente necessario un intervento umanitario internazionale”. Proseguendo affermando che “È urgentemente necessario un cessate il fuoco in difesa dei bambini israeliani e palestinesi”. Affermando altresì che Hamas dovrebbe rilasciare i bambini israeliani “rapiti alle loro famiglie”. E, al contempo, ha invitato Israele a cessare i bombardamenti per permettere ai bambini palestinesi e alle loro madri di lasciare Gaza attraverso il confine con l'Egitto”. “Ci deve essere un minimo di umanità nella follia della guerra”, ha aggiunto il Presidente Lula, il quale ha altresì fatto presente come il Brasile intenda, in sede ONU, adoperarsi per la fine definitiva del conflitto, continuando a lavorare per la promozione della pace e la tutela dei diritti umani nel mondo”.

Anche il Vaticano si sta adoperando in tal senso, condannando i crimini commessi da Hamas, promuovendo la soluzione della creazione di due Stati, permettendo così a palestinesi e israeliani di convivere pacificamente.

Dello stesso avviso la Repubblica Popolare Cinese, che già il 13 settembre scorso, attraverso il suo Ministero degli Affari Esteri, aveva promosso una proposta di riforma della governance globale, con al centro la salvaguardia della pace e della stabilità mondiale.

Nel documento, la Cina, per quanto concerne la questione israelo-palestinese ha affermato che essa “condanna fermamente ogni forma di terrorismo ed estremismo. La Cina si oppone all’associazione del terrorismo e dell’estremismo con un particolare Paese, gruppo etnico o religione, si oppone ai doppi standard in materia di antiterrorismo e si oppone alla politicizzazione o alla strumentalizzazione della questione dell’antiterrorismo” e “sostiene fermamente la giusta causa del popolo palestinese volta a ripristinare i suoi legittimi diritti nazionali. La soluzione fondamentale alla questione palestinese è la creazione di uno Stato palestinese indipendente che goda di piena sovranità”.

In merito alla questione ucraina, la Cina ha ribadito la sua posizione, ovvero che “La sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettate. Tutti gli sforzi volti ad una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere sostenuti. Nessuno guadagna da conflitti e guerre. Imporre sanzioni, esercitare pressioni o aggiungere benzina sul fuoco non farà altro che aggravare la situazione. È importante mantenere il rispetto reciproco, abbandonare la mentalità della guerra fredda, smettere di allearsi per alimentare il confronto nei campi e lavorare per costruire un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile”.

Il documento cinese del settembre scorso, inoltre, mette al bando ogni utilizzo delle armi nucleari in guerra, sostiene la necessità di lottare contro il cambiamento climatico, stigmatizza ogni uso dell'energia nucleare “a scapito dell'ambiente e della salute umana” e “sostiene fermamente il ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali”.

Chissà se tale spirito riformista, che dovrebbe vedere nuovamente una seria alleanza fra spiriti laico-socialisti (autentici e non liberal-capitalisti) e moderati-cristiani (autentici e non fondamentalisti o clericali) potrà rinascere anche in Europa, dopo almeno trent'anni di assenza.

Personalmente sono molto pessimista, ma, ad ogni modo, già sarebbe qualcosa se le nuove generazioni evitassero gli errori delle generazioni dei propri padri (che volevano fare la “rivoluzione”, mentre in realtà hanno gettato le basi per la controrivoluzione) e ricominciassero ad imparare dalle generazioni precedenti. Quelle che – uscite dagli orrori della guerra - si sono rimboccate le maniche e hanno costruito un futuro in cui democrazia, giustizia sociale e libertà fossero al centro del progetto politico. Questo almeno dal 1945 al 1992. Dopo di allora...il diluvio!

Luca Bagatin

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venerdì 18 marzo 2022

DEA DELLE ACQUE. Poesia di Luca Bagatin

DEA DELLE ACQUE

Poesia di Luca Bagatin
Musa nelle foto: Vasilisa Semiletova
(la corona nelle foto è una sua creazione artigianale)

Dalla schiuma

Emergi

Dea dagli occhi profondi

Che cambiano colore.

Dalla schiuma emerge il tuo erotismo.

Emerge la tua saggezza e il tuo senso artistico.

Hai conquistato il mio cuore

E vorrei essere con te, ora

Per farti sentire il mio amore.

Accarezzando la tua pelle,

Che emerge dalla schiuma,

E baciando le tue labbra

Che tale schiuma profuma.

E poi nulla più.

Essere fuso con te,

Nelle acque profumate.

E vivere in eterno, nella Luce.

Dell'Amore.

Luca Bagatin

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#nowar #stopwar #stopsanzioni #nosanctions #givepeaceachance

mercoledì 2 marzo 2022

Comunisti greci e russi contro le guerre imperialiste. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli eurodeputati del Partito Comunsita di Grecia (KKE), hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo intitolata “Sull'aggressione russa all'Ucraina”, in quanto ritenuta pericolosa per i popoli e volta ad aggravare l'escalation del conflitto.

Il KKE si oppone, dunque, a nuove sanzioni dell'UE contro la Russia, che finiscono per danneggiare unicamente il popolo e i lavoratori. Si oppone, altresì, ad ogni possibile aumento delle spese militari e sostegno militare UE alla NATO, volta a dispiegare forze militari, con conseguenze imprevedibili per la popolazione europea.

Il KKE denuncia, dunque, ogni “guerra imperialista”, volta unicamente a rafforzare gruppi economici, a tutto svantaggio dei popoli, ucraino compreso.

La nostra condanna dell'invasione della Russia capitalista in Ucraina è unita alla condanna dei crimini seriali di guerra degli Stati Uniti, della NATO e dell'UE contro il popolo della Jugoslavia, dell'Afghanistan, dell'Iraq, della Siria e della Libia”, hanno affermato gli eurodeputati comunisti greci. “Le persone non devono scegliere con quale imperialismo stare. La solidarietà al popolo ucraino, messo alla prova dalle guerra degli imperialisti, significa un deciso rafforzamento della lotta indipendente del popolo per impedire ogni coinvolgimento e ogni partecipazione alla guerra”, continua il comunicato dei comunisti greci. “Significa nessun esercito fuori dai confini, smantellamento di tutte le basi straniere, disimpegno dell'UE e della NATO con i governi al potere”.

E anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, maggior partito d'opposizione al governo Putin, è intervenuto su Facebook sulla questione, facendo presente che da 8 anni i nazionalisti ucraini attaccano i cittadini del Donbass, nel silenzio della comunità internazionale.

E ha aggiunto: “Siamo per la pace e lottiamo sempre per la risoluzione pacifica di qualsiasi conflitto. Siamo contro lo spargimento di sangue. Auspichiamo sinceramente un cessate il fuoco immediato e una soluzione politica attraverso i negoziati. E contribuiamo a farlo il più possibile. Esortiamo la comunità internazionale a prevenire i tentativi di interrompere i negoziati”.

Luca Bagatin

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