venerdì 5 aprile 2024

La Cina e la sua lotta per la pace e lo sviluppo, secondo lo studioso britannico Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin


Che la Repubblica Popolare Cinese sia oggetto spesso di pregiudizio da parte di coloro i quali poco hanno approfondito la sua Storia, cultura, politica e tradizione, è cosa nota.

Del resto ogni aspetto che non si conosce viene sempre osservato o con pregiudizio o con curiosità.

Coloro i quali hanno una mente aperta e preferiscono la curiosità al pregiudizio, hanno, a mio avviso, sempre una marcia in più.

E potrebbero scoprire ad esempio che la Cina coniuga socialismo classico, filosofia confuciana e apertura al mercato, mantenendo un equilibrio fra questi aspetti e, di fatto, promuove una forma di riformismo, certamente diverso da quello Occidentale (come è giusto che sia, visto che ogni Paese ha la sua propria Storia, mentalità e tradizione), ma che merita di essere conosciuto e approfondito.

E, per approfondire meglio la Storia, cultura, politica e tradizione, abbiamo a disposizione moltissimi saggi e documenti, in particolare di ottimi autori e studiosi italiani quali la prof.ssa Daniela Caruso, il prof. Fabio Massimo Parenti, Diego Angelo Bertozzi, il prof. Giancarlo Elia Valori e, negli USA, di personalità del calibro della professoressa Deborah Bräutigam.

Solo per citarne alcuni.

Altro studioso interessante in merito è Carlos Martinez, ricercatore britannico e attivista politico londinese. Autore, peraltro, del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press), oltre che studioso delle società socialiste passate e presenti e co-editore del sito Friends of Socialist China.

Carlos Martinez ha tenuto, recentemente, diverse conferenze sia a Manchester che a Brighton, proprio sul tema della strategia globale della Cina, partendo proprio dal fatto che spesso la Cina è oggetto di pregiudizio, sia da parte dei media mainstream che da parte di una certa parte della sinistra, che finisce per considerare la Cina un Paese “imperialista”, tanto quanto gli USA.

Il testo delle conferenze è riportato proprio nel sito dell'associazione Friends of Socialist China.

Martinez sottolinea, fra le altre cose, come la leadership cinese chieda semplicemente di “costruire una comunità globale di futuro condiviso, con l’obiettivo di creare un mondo aperto, inclusivo, pulito e bello, che goda di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune”. Promuovendo “costantemente il suo impegno a favore della multipolarità; alla pace; alla massima cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di sviluppo economico e di lotta al cambiamento climatico, alle pandemie e alla minaccia di una guerra nucleare; lavorare nel contesto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale a sostegno della coesistenza pacifica”.

Carlos Martinez in particolare sottolinea come già il leader socialista riformista cinese Deng Xiaoping, nel 1984, sostenesse che “L’ultima cosa che la Cina vuole è la guerra. La Cina vuole svilupparsi; non può farlo senza un ambiente pacifico”. E come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, sottolinei come “Senza pace, nulla è possibile. Il mantenimento della pace è il nostro più grande interesse comune e l’aspirazione più cara dei popoli di tutti i Paesi”.

Carlos Martinez, confrontando l'esperienza degli Stati Uniti con quella della Cina fa presente che: “Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra permanente: una guerra contro il multipolarismo, una guerra contro la sovranità, una guerra contro il socialismo. Una guerra per proteggere ed espandere il proprio dominio sui mercati mondiali, sulle risorse naturali, sulla terra e sul lavoro. La guerra di Corea, la guerra del Vietnam, i bombardamenti a tappeto di Laos e Cambogia, la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, le guerre per il cambio di regime in Jugoslavia, Libia e Siria. Fanno tutti parte dello stesso progetto di imperialismo, di dominio, di egemonismo”. (…). E prosegue nel descrivere i conflitti nei quali gli USA sono attualmente coinvolti.

La Cina, invece, non fa guerre da oltre quattro decenni. Le forze armate cinesi non hanno sganciato una sola bomba in tutto questo tempo. E il bilancio della Repubblica Popolare in generale è stato straordinariamente pacifico”.(...)

Come dobbiamo comprendere queste differenze? Perché la Cina costruisce dove gli Stati Uniti bombardano? Il problema non è semplicemente che i cinesi bevono più tè al gelsomino e praticano più qi gong. Il fatto è che il successo economico della Cina si fonda su un quadro di socialismo, di proprietà pubblica e di soddisfazione dei bisogni della gente, anziché essere diretto esclusivamente all'aumento dei margini di profitto delle grandi imprese”.

Ma, come mai l'approccio cinese è tanto diverso rispetto agli USA o ad altri Paesi europei (spesso ex colonialisti)?

Martinez risponde in questo modo: “L’ascesa della Cina non è stata costruita sulla base del colonialismo o dell’imperialismo, ma si basa sul duro lavoro del popolo cinese e su una politica economica straordinariamente lungimirante, essa stessa un prodotto della leadership comunista e del fatto che la classe capitalista non tiene le redini del potere in Cina”.

La Cina sembra dunque voler unire il Sud del mondo nella lotta contro l'imperialismo, che è peraltro aspetto che già la vide protagonista ai tempi della Guerra Fredda. Tempi in cui, pur non aderendo ufficialmente al Movimento dei Paesi non allineati, guardava a quei Paesi del Terzo Mondo alternativi rispetto all'imperialismo statunitense e a quello sovietico.

La Cina si oppone all’imperialismo perché ha sofferto sotto l’imperialismo” - sostiene Carlos Martinez - “La Cina non vuole la guerra e non ha nulla da guadagnare dalla guerra. La spesa militare pro capite della Cina è circa 20 volte inferiore a quella degli Stati Uniti. E sebbene la Cina sia anche una potenza nucleare, possiede circa 350 testate nucleari, rispetto alle cinquemila e mezzo degli Stati Uniti”.

La Cina ha peraltro incorporato “lo sviluppo pacifico nella sua Costituzione” e, come sottolineato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, è “l'unico Paese tra gli Stati dotati di armi nucleari a impegnarsi a non utilizzare per la prima volta le armi nucleari”.

La Cina è molto coerente nel sostenere la risoluzione pacifica delle controversie internazionali ed è molto attenta a non esacerbare i conflitti esistenti”, fa presente Carlos Martinez nel suo intervento. Aggiungendo come essa riconosca che “soprattutto i Paesi del Sud del mondo hanno un interesse comune ad opporsi all’imperialismo, difendere la sovranità e perseguire uno sviluppo pacifico”.

E, il modo migliore per difendere la sovranità è la multipolarità e, sottolinea Martinez, “la sovranità creerà spazio affinché i diversi popoli esplorino i propri percorsi verso il socialismo”.

Martinez conclude la sua relazione sottolineando come “Le classi politiche occidentali sono ancora sotto shock di fronte all'ascesa della Cina. Pensavano davvero che, con il crollo dell’Unione Sovietica, il cosiddetto capitalismo liberale avesse avuto la meglio, che fosse arrivata la “fine della storia”. Presupponevano che la Cina avrebbe seguito la traiettoria dell’Unione Sovietica, o avrebbe tranquillamente accettato una posizione di subordinazione permanente nel sistema imperialista guidato dagli Stati Uniti”.

Mentre oggi “la Cina è la più grande economia del mondo in base a qualsiasi misura sensata; è il principale partner commerciale di due terzi dei paesi del mondo; la sua gente vive sempre meglio; la sua aspettativa di vita ha superato quella degli Stati Uniti; ed è diventata una forza trainante verso la creazione di un sistema di relazioni internazionali più giusto, più equo e più democratico”.

Luca Bagatin

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